sabato 27 febbraio 2010

Il sonno del curato

E' passato quasi un anno dall'elezione a presidente della Lega Calcio di Maurizio Beretta: se non è giusto fare un bilancio, ci pare comunque necessario ragguagliare sui risultati raggiunti e sui progetti impostati. Del resto, chi è stato osannato come grande manager, in grado di ridare slancio alla Lega Calcio non può non essere giudicato, anche in rapporto a quanto prodotto dai diretti concorrenti, come per esempio la FA inglese.

La prima cosa da valutare è se vi siano stati cambiamenti nel comportamento degli associati rispetto agli altri interlocutori istituzionali. In altri termini, la conflittualità delle società associate è diminuita in rapporto alla Figc o all'Aia?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I conflitti, soprattutto contro l'Aia, sono ai massimi livelli di sempre. E addirittura lo spettro di una nuova Calciopoli viene continuamente evocato da chi si ritiene vittima di torti arbitrali. E' questo, signor Beretta, il modo di valorizzare (anche commercialmente) il prodotto? Non ritiene che le continue recriminazioni, che hanno eco anche internazionale, danneggino l'immagine del nostro calcio e ne minino la credibilità? Lei queste cose le ha spiegate ai suoi associati?

Per quanto riguarda il fronte stadi non si vedono miglioramenti. La legge che dovrebbe consentire il credito agevolato per chi si vuole dotare di un nuovo impianto, è ancora impantanata in Parlamento. Inoltre le società non sono state finora in grado, esclusa la Juventus, di implementare progetti concreti. Spieghiamoci meglio: aldilà delle presentazioni in stile Walt Disney fatte ai tifosi e alla stampa, non si sono visti quest'anno progetti concreti e facilmente realizzabili. Per esempio, Roma e Lazio con la scusa del nuovo stadio hanno proposto di fatto enormi speculazioni immobiliari che hanno messo in imbarazzo anche l'amministrazione cittadina, che pure era ben disposta. Anche per quanto riguarda le altre società si è di fatto in alto mare. Ancora si tratta con costruttori, banche e con i Comuni. Signor Beretta, c'è stato un coordinamento della Lega Calcio? Si è spiegato agli associati che non si doveva tirare troppo la corda con le speculazioni così da evitare di impantanare i progetti degli stadi, fondamentali per tutto il movimento?

Non basta dunque, signor Beretta, aver condotto con astuzia le trattative legate alla cessione dei diritti televisivi, per quello bastava una vecchia volpe come Matarrese.
Il deficit strutturale (stadi e credibilità) con gli altri campionati si sta sempre più allargando, come dimostra anche la nuova iniziativa della FA inglese, che dall'anno prossimo lancerà un suo canale televisivo visibile in tutto il mondo sulla falsariga di quello della NBA.
Tutto questo senza considerare l'impoverimento tecnico del nostro campionato, che si riscontra anche nel rischio concreto di perdere la quarta squadra in Champions. Un'ipotesi che fino a quattro anni fa poteva essere considerata, nella migliore delle ipotesi, fantascientifica.

Per tutto questo, prima che sia troppo tardi, e da buona volpe democristiana, signor Beretta, dia le dimissioni. Eviti di affondare con una barca che non è in grado di governare. Magari dia le dimissioni il giorno dell'inaugurazione del nuovo stadio della Juve, naturalmente dichiarando vittoria. E se vuole fare un buon servizio al mondo del pallone (sempre che Le interessi), in quell'occasione convinca i presidenti che sarebbe il caso di fare una telefonata a Londra per convincere "il grande appestato" a rientrare in Italia.
Dia retta a noi, se vuole bene al calcio italiano, svolga questo semplice ma essenziale servizio. Il suo amico Montezemolo se ne farà una ragione!

Etichette: , , , , , , , ,

giovedì 21 gennaio 2010

Giraudo il profeta

Sette, il settimanale del Corsera, dedica oggi un'intervista di quattro pagine a Fabio Caressa. Lo spessore delle risposte è, come immaginerete, forse più degno di un Cioè o di un Tv Sorrisi e Canzoni, una serie di amenità del genere di quelle che si sentono dal barbiere.
Un esempio? La Roma ha un brand sottovalutato perché la Capitale è Caput Mundi. Strano che il brand più forte del mondo, quello del Man U, sia espressione di una città che, senza il calcio, il 99% della popolazione mondiale non conoscerebbe. Amenità, cose dette così, per riempire 4 pagine.
Poi, puntuale, arriva la domanda su Calciopoli. E Caressa dice che non era Moggi il dominatore, bensì Giraudo. E perché? Perché, dice, una volta chiamò Tom Mockridge, AD di Sky Italia, per chiedergli di togliere lui e Bergomi dalle partite della Juve. Mockridge, secondo Caressa, rispose che, siccome era Sky a pagare la Juve, al massimo sceglievano loro il nostro allenatore, e non viceversa.
Risposta talmente demenziale che avremmo qualche dubbio non provenga direttamente da Caressa, anziché dal più scaltro Mockridge, che sa cosa significa un contratto: che quello che si compra viene retribuito il giusto ammontare di denaro, secondo ambo le parti.
Cosa vogliamo dire? In tantissimi ci avete scritto perché si facesse pressione sulla Newventus per chiedere ufficialmente a Sky che la smettesse di abbinare alla Juve Caressa e Bergomi, ritenuti faziosi antijuventini.
Giraudo lo aveva già fatto. E cosa dimostra questo?
Per Caressa, che si voleva mettere il bagaglio alla stampa libera (cioè lui: quanti giornalisti hanno come concezione di stampa libera il proprio tornaconto personale?) per mascherare le magagne di Calciopoli.
Per noi, che continuiamo a sorbirci le loro telecronache, che probabilmente si volevano delle telecronache veramente imparziali.
Insomma, ancora una volta un personaggio che pretende che il teorema Calciopoli si dimostri attraverso una tautologia.
Noi, invece, ci affidiamo all'infallibile senno di poi.

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 14 dicembre 2009

Champagne per tutti!

Champagne per tutti!
E' arrivata la condanna, anzi, è arrivata la condannona per Giraudo. Ma non una condanna come un'altra, visto che è stata confermata l'ipotesi di associazione a delinquere.
Sia dato fiato alle trombe: i soloni e i farisei del pallone sparino pure le loro contumelie.
Hanno ragione su tutto, e hanno stravinto.
Questa è la sensazione, a leggere sommariamente il dispositivo, e senza avere modo di leggere la motivazione della condanna.
Però qualcosa ci lascia pensare che il sapientissimo giudice De Gregorio dovrà ricorrere a tutta la sua arguzia, perspicacia e arte giuridica per dare una parvenza logica a questa decisione, che si regge come un elefante sul filo di una ragnatela.

Per esempio, dando retta alle prime indiscrezioni, come si può condannare Giraudo per le presunte ammonizioni mirate in un Udinese-Brescia del 2004? Ci poniamo questa domanda perchè ad essere incriminata è l'espulsione di Jankulovski, che subì la sanzione disciplinare perché coinvolto in una rissa. Ora, la cosa può essere una e una sola: se l'espulsione era mirata, ovvio che coloro che scatenarono la rissa lo fecero volontariamente al fine di arrivare ai cartellini. Altre ipotesi plausibili non ve ne sono. Dite voi se tutto ciò è credibile.

Ma ci sarà modo, sul sito, di scandagliare i fondali logici di una sentenza che ci pare si regga sul ciglio di un baratro.
Quello di cui ci interessa parlare è però un altro aspetto: la strategia processuale e comunicativa tenuta da Giraudo e dal suo difensore.

Senza voler apparire presuntuosi ci pare che, processualmente, l'idea di affidarsi ad un giudizio breve sia stata catastrofica. Non sono state messe in luce le assurde contraddizioni dell'accusa in un pubblico dibattimento. Il giudice ha dovuto giudicare basandosi sui documenti presentati dall'accusa. Non ha pagato né per Giraudo, né per la Juventus (per la nuova gestione è stato un trionfo invece, complimenti), né per chiunque intenda il processo come quel procedimento necessario alla ricostruzione della Verità.

Dal punto di vista comunicativo poi, il cocciuto silenzio di Giraudo è stato semplicemente mortale. Viviamo nell'epoca della comunicazione, nell'epoca dell'apparire. Tutti noi, giudici compresi, siamo bombardati da informazioni. Non l'informazione dell'epoca industriale, che può essere vista come la narrazione dei fatti, ma quella dell'epoca post industriale, dove l'informazione viene usata come arma (soft power) da scagliare come arma contro il nemico.
Come si può lasciare campo libero a chi ha interesse a veder comminata una condanna?
Un suicidio. Soprattutto se si pensa che coloro che hanno un interesse alla condanna sono spesso proprietari di televisioni o di giornali.
Protestare la propria innocenza è sacrosanto, sempre e comunque. Nella società attuale diventa strategico, se si vuole avere qualche speranza di vittoria.
Spiace che un manager del livello di Giraudo non lo abbia capito, e in questi tre anni abbia accettato di farsi suonare (mediaticamente) come un sacco da boxe, confidando in un sistema giudiziario che si immagina ancora uguale a quello dell'epoca sabauda. Dottor Giraudo, quell'epoca è finita. Se vuole avere qualche speranza di ottenere giustizia deve far conoscere la sua verità.
In caso contrario eviti anche di fare appello, sarebbe una perdita di tempo e denaro. Denaro che può essere meglio impiegato, ad esempio per opere di bene. Almeno se non avrà giustizia in questo mondo riuscirà ad ottenere un occhio di riguardo nell'altro.

Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 2 dicembre 2009

Nuova Calciopoli o vecchi incendiari?

Il presidente del Napoli è furente dopo gli ennesimi torti arbitrali che, a suo dire, il Napoli avrebbe subito a Parma. Dal dubbio rigore fischiato da Trefoloni a favore del Parma per trattenuta di Aronica su Lanzafame (identico ad un intervento subìto da Quagliarella poco prima in area parmense, ma non sanzionato dal direttore di gara), fino all'espulsione di Contini avvenuta qualche istante dopo per proteste, il presidente partenopeo è un fiume in piena che si scaglia contro il settore arbitrale: "Cari arbitri, ora basta. La piazza di Napoli esige rispetto e il campionato ita­liano è una cosa seria. Non ero a Parma - continua il produttore specialista in "cinepanettoni"- ma nel secondo tempo in televisione si è notata una certa sudditanza da parte dell'arbitro. Ho visto quanto si agitava la panchina del Parma. Non so cosa sia accaduto nello spogliatoio durante l'intervallo, ma un direttore di gara dovrebbe essere sempre autorevole e tranquillo".
Ma il De Laurentiis furioso non finisce qui, anzi: "Mi chiedo perché dovrei mettere tanti milioni di euro nel calcio per vedere un arbitro che si lascia condizionare, la piazza di Napoli esige rispetto. Il campionato italiano è un campionato serio. Se deve diventare non serio per colpa degli arbitri, bisogna che Collina dia una spiegazione. A tutto c'è un limite. Io non ammetto che un arbitro si lasci condizionare, altrimenti dovrò correre ai ripari". Talmente minaccioso il presidente della Filmauro da evocare il fantasma di Calciopoli: "La classe arbitrale va rivista. Non vorrei che si verificasse all'orizzonte una nuova Calciopoli. Non serve né la moviola in campo né la prova tv. La Fifa deve capire che ogni Paese è diverso...".
Bello lo sfogo del presidente del Napoli Calcio, uno sfogo che, essendo datato 1 dicembre 2009, dimostra come le cose nel calcio italiano non siano affatto cambiate dopo il 2006, anno in cui il figlio del grande Dino riportava il Napoli in serie B dopo il fallimento societario di due anni prima, fallimento che aveva peraltro agevolato l'acquisto del club da parte dell'imprenditore cinematografico.
Anzi, il timore di De Laurentiis, uno che dalla cosiddetta Calciopoli non ha ricevuto alcun tipo di danno, tutt'altro, è sintomatico di un'atmosfera piena di sfiducia e sospetti nei confronti di un mondo, quello calcistico, che si è dato frettolosamente da fare per cancellare "qualcuno" con un processo farsesco basato su accuse farlocche, ma che ha lasciato il 99,9% dei personaggi che gravitavano attorno al settore ben saldi al loro posto.
Ma gli scontenti e i polemici per partito preso sono rimasti, che abbiano ragione o torto poco importa.
Quello che importa è il clima, che resta esasperato come e più rispetto all'epoca precedente Calciopoli, nonostante i paladini della farsa continuino a prodigarsi per difendere le ragioni di quella caccia alle (poche) streghe responsabili (a loro dire) del Male Assoluto.
Qualcuno, appena uscite le prime intercettazioni strumentalizzate a dovere per rovinarlo, se ne uscì con una frase sibillina ma che oggi possiamo definire come minimo profetica: "Come sarà il calcio senza Moggi? potrebbe pure essere peggio".
Un altro, che da tre anni non parla e che a giorni attende il giudizio del rito abbreviato sulla sua posizione al processo napoletano, lasciò con una frase ancora più chiara: "Togliamo il disturbo, ma vedrete che banditi verranno dopo di noi".
Noi di tutto questo c'eravamo accorti sin da subito, piano piano ci stanno arrivando tutti.
De Laurentiis, che non è nuovo a questi sfoghi, e da uomo abituato a programmare si deve trovare un po' a disagio in un mondo approssimativo e legato all'imponderabile (in tutti i sensi...), abbia però il coraggio e l'onestà di riconoscere anche quando gli arbitri sbagliano a suo favore.

Etichette: , , , , , , , ,

martedì 24 novembre 2009

La colpevolezza degli accusatori

Eccoci qui, dopo tre anni, a commentare l'assoluzione della Triade per i "fatti" relativi al bilancio della Juve. Per la verità ,sarebbe giusto dire che siamo qui a commentare i "non fatti" del bilancio: la Triade si è comportata con specchiata correttezza. I bilanci della Juve erano (e sono) tutt'altra cosa rispetto ai bilanci di tante altre società della Serie A di calcio.
Tutto bene quel che finisce bene? No, manco per nulla.
Come ha detto, infatti, l'avvocato Andrea Galasso, si è chiuso non un normale episodio giudiziario, ma un episodio doloroso. Per noi tifosi una inutile, cattiva e sadica tribolazione.

Tribolazione, va detto, dovuta allo zelo della nuova Juventus (quella Montelkaniana), che per consentire alla Procura di procedere ha presentato una bella querela contro ignoti per infedeltà patrimoniale. Suona beffardo, oggi, il comunicato stampa con il quale si rallegrano per l'assoluzione, quando tutti i giornali avevano già scritto che erano pronti a patteggiare per un reato inesistente. Cosa non si fa per un'altra vagonata di letame alla Triade!
Che credibilità hanno, dopo questa assoluzione, questi signori? Secondo noi nessuna, visto che già in occasione del processo sportivo vi fu l'incredibile e invereconda (per chi non conosce i retroscena) calata di braghe zacconiana di fronte a Ruperto.
E' evidente che qualcosa non torna, è evidente che i primi a voler la condanna della Juventus, di quella Juventus, sono i signori di Corso Galileo Ferraris e i loro azionisti principali.

Ma non basta. Tra i colpevoli impliciti indicati da questa assoluzione vi è buona parte del circuito della stampa mainstream. Chi ha dimenticato l'appiattimento sulle debolissime tesi accusatorie di Stampa, Corriere, Repubblica e Gazzetta? Pur di dare man forte ai PM arrivarono anche a dar voce a persone domiciliate nelle galere svizzere, che accusarono Moggi (senza uno straccio di prova) di aver intascato soldi sul trasferimento di Zidane. Questo è informare il lettore, o spargere letame?
Suona ridicolo, oggi, il sito della Repubblica che ricorda come il PM avesse chiesto tre anni per Moggi. Fatevene una ragione, il PM poteva chiederne anche trentamila di anni, ma il risultato non cambia: assolti perché il fatto non sussiste; in altri termini, assolti perché qualcuno si è inventato un sacco di balle!

Ma i colpevoli impliciti non finiscono mica qui. Che dire di una Figc che si premura (dopo che per anni ha consegnato alla Juve della Triade l'Oscar sul bilancio) di costituirsi parte civile? Sì, quella Figc che continua a non vedere situazioni fallimentari vere, conclamate, evidenti a tutti. Certo, ci rendiamo conto di quanto sia vitale una condannina, purché sia alla Triade. Anche loro hanno partecipato alla gogna di tre anni fa, poter dire "li hanno condannati", per qualsiasi cosa, serve a scacciare i fantasmi che si addensano sul loro operato.

Ecco perché con la sentenza di oggi sul banco degli imputati finiscono i Torquemada, che fino a ieri sedevano sul banco degli accusatori.

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 27 ottobre 2009

Scoop sul processo di Napoli!

La giornata di ieri al processo di Napoli contro Giraudo è stata molto importante; è intervenuto il suo avvocato, ed ha parlato anche Giraudo che poi, all'uscita, ha anche rilasciato delle dichiarazioni. Tuttosport è stato l'unico giornale che ha dato rilievo all'accaduto, annunciando in prima pagina (tra un articolo su Diego e un altro su Iaquinta) che "Giraudo va all'attacco e smonta il teorema di Calciopoli".

Leggendo la mezza pagina che il giornale dedica al processo risaltano questi punti: Giraudo s'è messo a disposizione della pubblica accusa, ma Narducci non gli ha posto nessuna domanda; il suo difensore ha osservato che tutto il processo si basa sulle schede svizzere, e che Giraudo con queste schede non c'entra niente, tant'è che nella requisitoria del pm Beatrice il suo nome non compare; a conclusione di un intervento di due ore l'avvocato ha sostenuto che, per come è impostata l'accusa, l'ipotesi dell'associazione a delinquere riferita a Giraudo non ha fondamento.

Si tratta di spunti molto importanti anche perché, dovesse cadere l'accusa di associazione a delinquere per Giraudo, potrebbe crollare anche l'intera impalcatura di Calciopoli, visto che (per citare il professor Sandulli) la stessa non era basata su illeciti o partite truccate, ma proprio sull'associazione con fini delinquenziali (e infatti nel nuovo Codice di Giustizia Sportiva è stato introdotto un articolo ad hoc).

A parte Tuttosport, gli altri giornali non si sono scervellati a scrivere per incuriosire i lettori; il Corriere della Sera, anzi, ha completamente bucato la notizia sull'udienza del rito abbreviato di Giraudo ma, in compenso, sul processo di Napoli ha fatto un altro scoop.

Il fido Fabio Monti, infatti, ci informa che Moratti è sul chi vive e che vuole capire meglio "al di là di qualche problema tecnico del Tribunale"; per spiegarsi meglio, Monti aggiunge che Calciopoli è un'esperienza che il presidente "non dimentica", e sulla quale, anzi, "mantiene alta la soglia di attenzione". E questo è appunto lo scoop: Palombo già lo scorso anno assicurava dalla Gazzetta che Calciopoli era da considerarsi felicemente chiusa, adesso invece scopriamo che Moratti (o meglio: Fabio Monti per conto di Moratti) sta in guardia.

Avendo il giornale bucato la notizia sul processo e su quanto accaduto ieri, i lettori del Corsera potrebbero non capire perché Moratti sia preoccupato; se poi dovesse trattarsi di lettori che al bar sport si bevono i titoli della Gazzetta, lo stupore sarebbe ancora più grande.

Nella nostra redazione, invece, non ci stupiamo affatto e non ci sorprende che a Milano mantengano alta la soglia di attenzione, specie Fabio Monti per conto di Moratti.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

sabato 17 ottobre 2009

La primavera violata

E' proprio vero, non è tutto necessariamente bianco o nero, bisogna dirlo, ci sono le mezze tonalità, i grigi sfumati, e il nero Balotelli. Poi c'è il viola che, insieme al nero, si usava in passato per ornare le dimore di chi ci salutava per sempre. Si sta spegnendo, pian piano, una Vecchia Signora e, visto che il nero Balotelli non c'è ancora, ci accontentiamo di un paio di strisce nero casacca accostando il Viola Bruni. Sì, Bruni, il nuovo allenatore della Signorina, appena arrivato per far proseguire sul campo il progetto giovani Juventus dopo 8 anni di fedele militanza nella Fiorentina, la squadra che lo ha lanciato come giocatore all'esordio, e la stessa squadra che lo ha lanciato come allenatore delle giovanili.

Gli Juventini più indulgenti arrivano a pensare che vale tutto, basta saper fare bene il proprio lavoro; sono quasi d'accordo, in fondo dimostrazioni ne abbiamo avute parecchie nella storia della Juventus, Ferrara non è forse tifoso del Napoli? Anche Giraudo non era proprio bianconero nell'anima. Però, e ci tengo a sottolinearlo, queste persone si sono guadagnate colori e rispetto e hanno tutto il diritto, ancora oggi, di rivendicare tutti i risultati conseguiti e i trofei alzati al cielo con la Juventus.

La situazione odierna sembra leggermente differente. Dopo il bailamme scatenato da ju29ro.com con il filmato della sciarpa nerazzurra, un altro colore crea imbarazzo in casa Juventus. Le dichiarazioni di Luciano Bruni alla vigilia della partita con la Fiorentina rimbombano come una bestemmia sul sagrato di una chiesa: "Domani spero non perdano né Fiorentina, né Juventus". Certo c'è un bel po' di differenza tra queste dichiarazioni e le urla di Chiarenza alla squadra anche se si stava vincendo 3 a 0.

Dopo il tonfo del marketing bianconero con la storia delle rimanenze dei gadgets, ora anche il settore comunicazione della ricostituita Juventus segna il passo. Ma è possibile permettere ad un allenatore in organico di non auspicare la vittoria della prima squadra? E quando incontreremo la Fiorentina Primavera allora? Cosa succederà? Schiera i ragazzi bendati?

E' proprio vero, non ci sono più le mezze stagioni, e una addirittura manca del tutto. Continuiamo pure a dare fiducia a questa dirigenza, o sarebbe meglio dire, a questo dirigente, che ha accettato di ricoprire tutte le possibili cariche immaginabili, ma non sembra sia ben cosciente né di chi ha intorno, né di quello che lo staff dichiara.

Forse stanno, o sta ancora imparando, che per fare una buona squadra di calcio, non basta fare mercato, ci vuole organizzazione, a tutti i livelli: nei rapporti con la stampa, nei rapporti con i tifosi, con i Club, con gli ultras, con la federazione, con la Lega, con gli avversari, con le società "amiche", con la Uefa, con la Fifa, e si potrebbe andare avanti. Si saranno accorti che non è così semplice? Si saranno accorti che bisogna essere Juventini per piacere agli Juventini? L'alternativa è una sola, se non si è Juventini, bisogna almeno essere vincenti.

Etichette: , , , , , , ,

venerdì 16 ottobre 2009

Farsa istituzionale

Il Corsera ha informato oggi i lettori che De Santis ha chiesto scusa ai Facchetti; aveva dichiarato a suo tempo che si sentivano al telefono e qualche volta "si è andato oltre il lecito", adesso ha rettificato e spiega che con Facchetti "aveva solo ed esclusivamente rapporti istituzionali ai quali eravamo tenuti dai rispettivi ruoli".

Questa dei rapporti istituzionali ci sembra una bella "via di fuga" per tanti protagonisti, grandi e piccoli, di Calciopoli, perché rimanda alle istituzioni e al loro funzionamento, ai centri di comando nel mondo del calcio (Federazione, Coni, Associazione Arbitri, Can) e allo loro trasparenza, agli interessi che li vincolavano e ai referenti a Milano, Torino, Roma.

Rapporti istituzionali ce li aveva De Santis, ma anche Nucini con Facchetti, ce li aveva Meani con Collina, ce li aveva Carraro con i designatori prima e dopo le partite; avevano tutti rapporti istituzionali, ce li avevano anche Moggi e Giraudo, fermo restando che le istituzioni non si sa bene come funzionavano. Funzionavano come funzionano in un paese civile, oppure erano teatro di una guerra tra bande con Carraro che, tra bilanci, arbitraggi, extracomunitari e passaporti, cercava di evitare che ci fossero morti e feriti gravi? In questo teatro c'erano anche telefonate tra dirigenti ed arbitri?

Su questi spunti ci sarebbe da scrivere un libro (e chissà che un giorno Carraro non lo scriva), ci limitiamo adesso a fare due osservazioni:
- come mai la Figc non si è costituita parte civile nel processo di Milano sullo spionaggio Telecom (eppure è stata spiata), e si è invece costituita a Torino nel processo contro Giraudo e Moggi che da falso in bilancio s'è allargato alla infedeltà patrimoniale (con la quale la Figc non c'entra un tubo)?
- e perché neanche la Juve s'è costituita parte civile nel processo di Milano e, invece, ha promosso la denuncia per l'allargamento del processo di Torino?

Su interrogativi come questi (ma non sono i soli) abbiamo ragionato a lungo come associazione Ju29ro Team, e in tutto quello che abbiamo scritto sul sito chi vuole può trovare spunti per ragionarci da solo.

Notiamo, intanto, che sul Corsera qualcuno che si sigla "f.mo." (e vuoi vedere che è Fabio Monti, il tifoso di Magath?) chiude l'articolo nascondendosi dietro le parole di Blatter, per cui Calciopoli è stato "il più grave scandalo della storia del calcio". A parte il fatto che prima di Blatter questa frase l'aveva detta qualcun'altro, e probabilmente Blatter l'ha letta su un giornale di Milano, noi chiudiamo queste righe con parole nostre e della nostra Associazione, continuiamo cioè a chiederci se Calciopoli non sia stata, comunque, una farsa scritta a più mani tra Milano, Torino e Roma, con dentro anche il Corriere della Sera (evidentemente non f.mo., ma chi nella RCS conta veramente).

Verrebbe a questo punto nuovamente da chiedersi, cioè, se non sia stata una farsa che ha coinvolto tante istituzioni (non solo quelle con la i maiuscola), una farsa istituzionale.

Etichette: , , , , , , , , ,

giovedì 1 ottobre 2009

Parti incivili

Al processo in corso a Torino contro Giraudo-Moggi-Bettega con l'accusa di falso in bilancio, infedeltà patrimoniale, ostacolo agli organismi di controllo e truffa ai danni della Figc risultano costituite parti civili la stessa Figc e il Coni.

E' un processo strano, in origine riguardante eventuali plusvalenze finte e poi, evidentemente per gli scarsi risultati d'indagine, tracimato nel filone dell'infedeltà patrimoniale: l'attuale dirigenza ha fatto denuncia di possibili "ruberie" a danno della società, e così la pubblica accusa ha potuto passare ai raggi X tutte le fatture in uscita della gestione precedente, per vedere se erano spese vere e giustificate oppure finte, per portare via dei soldi.

Seguiremo nei prossimi giorni gli interventi delle difese, ma intanto fa inorridire il comportamento dell'attuale dirigenza con l'accusa infamante che dicevamo, specie se si ricorda che presidente nella precedente gestione era l'avvocato Grande Stevens per cui adesso, a leggere le richieste di oggi dell'accusa, dovremmo pensare che Bettega rubasse i soldi alla Juve e Grande Stevens, che firmava il bilancio, non se ne accorgesse. Difficilmente credibile, anzi doppiamente incredibile.
Fa ancora più specie leggere che Figc e Coni si sono costituite parti civili. Per riconoscimento unanime la Juve aveva il bilancio più regolare tra tutte le società, non ha fatto ricorso alla legge spalma-perdite, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto nessuna delle belinate che leggiamo nei bilanci delle altre società, e adesso come ringraziamento Figc e Coni (che sono quelli che dovrebbero garantire che i bilanci delle società sono sani e corretti) pare che vogliano chiedere anche i danni. Pazzesco.

Noi di Ju29ro Team abbiamo sempre considerato quello dei bilanci come come uno dei filoni d'indagine utili per capire a fondo Calciopoli, perché c'erano società praticamente sull'orlo del fallimento che, grazie a Calciopoli, hanno avuto una boccata d'ossigeno (vedi la Roma), e altre super-indebitate e bisognose di vincere ad ogni costo per non cadere nel ridicolo (vedi l'Inter).
Il processo in corso a Torino, con i riferimenti che abbiamo sintetizzato, ricorda una volta di più quale parte hanno recitato e stanno recitando nella rappresentazione di Calciopoli l'attuale dirigenza della Juve, la Figc e il Coni.
Altro che parti civili!

Etichette: , , , , , , , , , ,

venerdì 25 settembre 2009

Don Chisciotte vero

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
Francesco Guccini

Dopo la partita di ieri sera ci passa la voglia di parlar di calcio. Soprattutto per chi da tre anni dedica molto del suo tempo libero per smascherare una delle pagine più tristi e miserabili del calcio italiano, è veramente dura continuare a occuparsi di questo sport.

Aveva ragione Giraudo nel suo commiato al mondo del pallone italiano, di fronte a quella corte (si fa per dire!) presieduta da quel Ruperto che, secondo Cossiga, per prestarsi allo scempio era stato pagato bene: leviamo il disturbo ma vedrete che banditi verranno dopo di noi, disse.

Ieri a Genova si son viste cose invereconde. S'era capita fin dal pomeriggio l'aria che tirava; quando un arbitro o un guardalinee dà forfait per un problema di salute, in genere qualcosa succede.

Ma non è questo ciò che offende profondamente. La cosa peggiore è la pervicace volontà di nascondere la realtà da parte dei mass media: a Genova, bontà loro, non è successo nulla di grave. A Mediaset Premium, per esempio, sempre così prodighi nel far vedere replay da ogni angolazione delle azioni dubbie, ieri chissà perché la cosa non interessava.

Per la verità questa sorta di manipolazione (provata, ma non riuscita per Bacco!) ha già fatto capolino in altre partite di questo campionato, che evidentemente deve essere il quarto di cartone con destinazione Milano. Per esempio, nulla da obiettare da parte dei giornalisti sulla sonante vittoria degli eterni onesti a Cagliari.

Ci rimane tanta amarezza. Voglia di non guardare più uno sport ormai ridotto a wrestling. Gli juventini, che continuano a seguire questo pseudocalcio, dovrebbero porsi solo una domanda: giusto continuare ad essere juventini, soprattutto veri, con il risultato di trasformarsi in dei Don Chisciotte dell'era moderna?
Ma chi ce lo fa fare?

Drago di Cheb

Etichette: , , , , , , , ,

venerdì 21 agosto 2009

Calcio flop?

L'inchiesta di copertina dell'Espresso di oggi è dedicata al calcio; sei pagine sul "calcio flop", sui debiti, sui campioni che se ne vanno all'estero, sugli stadi che allontanano le famiglie e chi più ne ha più ne metta.

Ma è davvero così? La crisi del nostro calcio è di oggi?

A nostro avviso non è così, il nostro calcio era più in crisi gli scorsi anni, quando i furbetti finti-mecenati drogavano i bilanci e pensavano di tenere in piedi con lo sputo situazioni contabili disastrose. La situazione era critica ma veniva sottaciuta, grazie alle connivenza di gazzette ed espressi; la novità di oggi è che questo disastro, mai ammesso da nessuno e sul quale pochi visionari della nostra Associazione hanno cercato di far luce, stava per arrivare al punto di non ritorno e qualcosa sta cominciando a cambiare.
A Milano i finti super-mecenati hanno cambiato registro, uno in maniera definitiva per amore (dei figli), l'altro, non si capisce ancora bene, ma probabilmente dovrà adattarsi anche lui, magari per forza (la forza dei numeri). Ma questo non è il flop del calcio, semmai è il flop del finto mecenatismo. Di sicuro i comportamenti stanno cambiando, e non è detto che non diventino in generale più virtuosi.

Intanto prendiamo atto che ci sono società con bilanci in ordine e in attivo, come Udinese e Chievo; società con presidenti che vogliono investire nel calcio spettacolo, come il Napoli di De Laurentiis; società come il Genoa, con modelli di business da studiare attentamente; in più dovrebbe arrivare la legge sugli stadi. Come se il sistema stesse digerendo e smaltendo tutte le porcherie del passato, e nel frattempo si preparasse ad una nuova stagione.

In questo ragionamento l'esempio della Juventus ci sta come il cacio sui maccheroni. La Juve oggi, per i problemi cui accennavamo, sta davanti a tutti per il semplice motivo che, quando gli altri si ingrassavano di porcate, la gestione Giraudo, invidiata da tutta l'Europa, si ispirava alla correttezza e alla trasparenza. Non c'erano sostanze tossiche da smaltire e, nonostante abbiano fatto di tutto per abbatterla, non ci sono riusciti.

Non c'è nessun calcio flop; sta semplicemente venendo fuori la verità, che fa piazza pulita dei finti mecenati, prepara una fase nuova tutta da scoprire e premia i dirigenti più in gamba. Che tra questi quello probabilmente più in gamba sia stato costretto ad abbandonare il calcio è la constatazione più amara.

Etichette: , , , , , , ,

venerdì 7 agosto 2009

La Juve non muore mai

Siamo rimasti sorpresi dal titolo di Tuttosport di oggi: "Calciopoli cancellata", addirittura. Tutto questo in virtù della presentazione di un bilancio in attivo che vede la crescita dei ricavi fin quasi ai livelli di quelli pre-calciopoli. Sinceramente il titolo ci pare esagerato e fuori luogo. L'onore non si misura con il fatturato, l'amore tradito dei tifosi non si paragona all'utile d'esercizio.
Potremmo fare alcune osservazioni sul bilancio presentato da monsieur Blanc e dal presidente Cobolli, per esempio ricordando che il bilancio ha beneficiato di circa 10 milioni di revenues relative alla stagione 2005/2006, e che si riferivano all'opzione Mediaset sui diritti TV che è stata esercitata successivamente. Un'opzione pagata e incassata a fine 2005, e quindi materialmente merito di Giraudo, ma i cui effetti economici sono stati trasferiti sugli esercizi successivi in applicazione dei criteri IAS.
Ma chi se ne frega. Mere questioni contabili: noi diciamo bravi a Blanc e a Cobolli per aver comunque mantenuto la rotta della vecchia gestione, ed essere riusciti a riportare la Juventus a buoni livelli dopo la sciagura di Farsopoli.

I tifosi della Juventus possono, da sempre, andare fieri del bilancio della loro squadra: la Juve ha sempre vinto nel più rigoroso rispetto delle norme scritte nel Codice Civile e nelle norme federali, tant'è vero che la Juve è una delle poche società (forse l'unica) che non ha fatto ricorso alla legge spalmadebiti, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha scorporato e rivalutato nessun ramo d'azienda, ha sempre avuto un patrimonio netto positivo, non ha debiti col fisco e l'unica pendenza con l'erario è stata risolta il 17 luglio con l'Agenzia delle Entrate, che ha riconosciuto alla Juve il diritto ad un rimborso di 1,4 milioni per somme pagate e non dovute.

Visto tutto questo possiamo dire, a ragione, che la Juve ha vinto correttamente sia avanti ieri (gestione Boniperti), sia ieri (gestione Giraudo), e speriamo domani (gestione Cobolli-Blanc).
Ciò che andrebbe specificato è che con il ritorno ai livelli che alla Juve competono non è stata cancellata Calciopoli, bensì si è sancito il principio per cui la Juventus non muore mai, nonostante le ingiustizie, nonostante sporchi complotti, nonostante le ingiurie continue da quasi un secolo.
La Juventus è un simbolo di onestà, probità e serietà. Altri casi appaiono di diverso spessore. Se non ci credete, andate a leggere il bilancio che ha presentato la Telecom, in passato diretta da quel Tronchetti che, anche dalle colonne del Financial Times, parlava come un capo di stato (scimmiottando l'Avvocato) di tutto lo scibile umano, e che richiedeva all'allora suo amico Guido Rossi l'assegnazione dello scudetto a tavolino (o a tavaroli?) in ossequio ad un non bene identificato "spirito olimpico". Volendo potremmo ripagare, restituendo con gli interessi quello che ci è stato fatto.

Ma ciò che conta è sapere che la Juventus rappresenta al meglio l'Italia migliore. La Juventus siamo noi, e nessuno si senta offeso. E per il resto c'è la riva del fiume: basta avere pazienza e sulla riva di presunti "onesti" ne passeranno tanti.

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 29 luglio 2009

Il calcio specchio del Paese?

Come da noi ampiamente previsto, sono arrivate le richieste di ricusazione del collegio giudicante al processo di Napoli. A presentare la domanda sono stati i legali del Brescia e dell'Atalanta, secondo i quali la Casoria, che aveva escluso le due società come parti civili, con le sue esternazioni sulla serietà del processo avrebbe dimostrato di nutrire pregiudizio verso le tesi accusatorie.
Già vi abbiamo spiegato come la maggior parte dei giornali abbia manipolato il pensiero della giudice, tagliando un pezzo della frase incriminata. Una operazione sporca, l'ennesima di questa incredibile farsa.

L'impressione è che per qualcuno questo processo non s'ha da fare. Deve risolversi con una bella prescrizione. Così i gazzettari potranno urlare che "Moggi si è salvato grazie alla prescrizione", ovvero l'esatto contrario di ciò che si potrebbe verificare arrivando a sentenza.

Non ci stupiamo più di nulla. Questo perché, da quando abbiamo iniziato questa modesta impresa editoriale, abbiamo avuto modo di capire che lo scandalo di Calciopoli va ben aldilà del calcio. E' un qualcosa di molto più grande. Basti pensare che in quel periodo vi furono altre operazioni similari (nelle tecniche, ma anche nei beneficiari) di "character assassination". Il primo a subodorare qualcosa fu il grande Enzo Biagi in un'intervista al Tirreno. Noi, essendo dei dilettanti, ci arrivammo con un po' di ritardo.

Successivamente si è capito che si è mossa contro la Juve una banda (non possiamo dire su ordine di chi, sebbene lo abbiano capito anche i sassi), annidata all'interno della Telecom, che passava il tempo a spiare mezza Italia che conta.

Tutto questo, a nostro avviso, sta a dimostrare che qualcuno è preoccupato dallo svolgimento del processo di Calciopoli, perché da esso potrebbero emergere anche verità sconvenienti su tutto ciò che è accaduto nella torrida estate degli scandali italiani sul filo del telefono. Estate degli scandali che ha modificato gli assetti del potere in questa nazione.

Una ragione in più per andare avanti. Una ragione in più per combattere questa battaglia di civiltà. Combattere per la verità e la giustizia nello scandalo di Calciopoli vuol dire anche combattere per un paese migliore. Dove non sono dei ristretti inner circle (o salotti più o meno buoni) a decidere chi governa, chi controlla i giornali, chi amministra le banche e chi vince il campionato di calcio.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 21 luglio 2009

Juve regina del mercato?

L'altro giorno la Gazzetta ha provato a solleticare i tifosi scrivendo di voglia di Juve, oggi ci riprova con i dirigenti scrivendo di Juve regina del mercato, e facendo i complimenti per il bilancio sostenibile. Forse i dirigenti non ne hanno bisogno, noi comunque ripetiamo l'invito a diffidare dei complimenti della Gazzetta (il famoso "Timeo Danaos et dona ferentes"), intanto perché sappiamo che ha un preciso interesse a fare il tifo per una squadra che non è la Juve, e poi perché nell'estate 2006 fu proprio la Gazzetta l'organo ufficiale del golpe che in meno di due mesi cercò di distruggere definitivamente la nostra società.

Se quel tentativo non è perfettamente riuscito, nonostante l'impegno di tanti pezzi grossi (e ormai se n'è accorto anche il piccolo giornale di Milano), certo è per merito di chi nel 2006 fu chiamato a gestire la società; ma un merito ancora maggiore va riconosciuto a chi l'ha gestita prima, per il semplice motivo che ne aveva fatto una delle società più forti e sane d'Europa.

E' appena il caso di ricordare che durante la gestione Giraudo-Moggi-Bettega la Juve non ha mai chiesto un euro alla proprietà, non ha fatto ricorso alla legge salvacalcio, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto niente di quanto ogni anno faceva e fa la squadra per cui tifa la Gazzetta. Era sana quella Juve ed anche forte, non solo nel campionato, ma anche quanto a settore giovanile; quella Juve s'era anche già portata avanti col progetto dello stadio di proprietà.

Nel diffidare dei complimenti non disinteressati, aggiungiamo che non è vero che la Juve è oggi regina del mercato; la Juve è una società sana, questa è la verità e i meriti li abbiamo succintamente richiamati. Al contrario della Gazzetta, però, noi la vogliamo anche forte e per questo ci batteremo criticando, se del caso, la società.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

martedì 14 luglio 2009

Incrocio pericoloso

Mentre a Napoli il giudice e lo svolgimento del processo stanno deludendo le attese dei colpevolisti a prescindere, a Milano va avanti l'impianto del processo per il dossieraggio della "banda Tavaroli", e Luciano Moggi è stato ammesso tra i danneggiati dello spionaggio sul calcio (la famosa "Pratica Como").
Già nell'autunno del 2006 c'era stato qualcuno che aveva colto dei collegamenti tra Calciopoli e lo spionaggio di Tavaroli, ma s'era beccato le accuse più svariate (visionario, squadrista, rancoroso per ricordarne alcune); sono passati tre anni, ma sembrano tre secoli: quelle accuse, come dei boomerang, hanno finito per squalificare chi le aveva fatte e adesso i due processi potrebbero procedere in parallelo, e magari finire per incrociarsi.
A Milano, infatti, potrebbe venir fuori chi ha ordinato a Tavaroli il dossieraggio sul mondo del calcio che, non dimentichiamolo, ha riguardato gli stessi personaggi (da Moggi al segnalinee Ceniccola, passando per Giraudo e De Santis) che poi Dal Cin ha messo dentro la sua "deposizione spontanea" del giugno 2004 da cui è nata l'indagine della procura di Napoli.
La Telecom si è chiamata fuori da alcuni dossieraggi, e quello sul calcio è uno di questi; anzi, ha dichiarato ufficialmente che dovrà risponderne chi li ha commissionati. Già, chi ha commissionato a Tavaroli la Pratica Como, e perché?
Potremmo saperlo se, appunto i due processi, come dice la logica e ipotizzava qualche visionario-squadrista-rancoroso, dovessero incrociarsi, se a Milano Tavaroli farà luce su quella pratica che finora ha chiamato in causa solo il defunto Adamo Bove che, comunque, non poteva essere di certo l'utilizzatore finale.

Per qualcuno questo eventuale incrocio potrebbe allora risultare molto, molto pericoloso.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 3 luglio 2009

Zamparini ha capito

Abbiamo l'impressione che il presidente del Palermo Zamparini abbia capito tutto su cosa è effettivamente successo nell'estate del 2006. E abbia anche capito dove sta tirando il vento, ora, al processo di Napoli.
In un'intervista a Radio Kiss Kiss dichiara di parlare con Moggi tutti i santi giorni. E non solo, dichiara di aver passato una bella giornata ad Ischia con lui la settimana scorsa.
Su questo punto Zamparini ha ragione: è libero di parlare di quello che gli pare, con chi gli pare. E se gli pare può anche passare una giornata ad Ischia con Moggi. Con buona pace di Palazzi, di Abete e della Gazzetta dello Sport. Questo perché ognuno di noi può parlare con chiunque, con l'unico limite che può essere posto dalla magistratura, unico organo deputato dalla Costituzione Italiana a limitare le libertà personali dell'individuo. La giustizia sportiva può solo squalificare soggetti reputati colpevoli di una trasgressione al codice interno dell'associazione sportiva di riferimento. Palazzi, Abete e il soviet della Gazzetta se ne facciano una ragione. Ma fino a quando la Costituzione è in vigore loro non ci possono fare nulla. Per fortuna.

Ma nell'intervista di cui vi stiamo raccontando, Zamparini si è lasciato sfuggire una verità che secondo noi tutti hanno capito su Calciopoli. Verità che nessuno ha il coraggio di dire, forse per omertà, forse per paura: "Quando Moggi è stato condannato, se avesse avuto me come presidente non gli sarebbe mai successo nulla".

Bingo!

Esatto, se Moggi e Giraudo avessero avuto un presidente e una proprietà che li avesse difesi dalla fuffa farsopolara, non sarebbe accaduto nulla. Semplicemente perché Moggi, Giraudo e la Juve non hanno fatto nulla. Tutti lo sanno, nessuno lo dice e a Zamparini l'arcano è sfuggito.
Speriamo presto che gli sfugga, magari, qualche altra verità forse origliata nei capannelli tra i presidenti durante le noiose riunioni in Lega; per esempio, cosa pensa lo Zampa sulla proprietà della Juve che, anzichè difendere la sua società, aizza il fuoco antijuventino da Bar dello Sport, con i suoi giornali di proprietà o partecipati (La Stampa, Corriere, Gazzetta)?
Bella domanda.
Il fatto esilarante è che il povero Zamparini, accortosi che l'aveva sparata grossa (ma vera), dicendo che con lui a Moggi non sarebbe successo nulla, prova a correggere il tiro: "Io Moggi l'ho sempre combattuto", esclama. Noi diciamo, ma se l'ha combattuto come mai ora dice di sentirlo tutti i giorni e di andarci in gita assieme? Evidente, che questa frase è solo un miserrimo tentativo di depotenziare quanto detto un minuto prima. Ma a volte, si sa, le toppe sono peggio del buco.

Caro Zamparini, si faccia coraggio, dica tutto quello che sa, senza paura. Intanto ormai appare evidente che tutta la cricca che ha organizzato l'ignobile farsa sarà travolta dalla verità che sta venedo a galla! Rifletta, se anche un umile impiegato della Can ha avuto il coraggio di dire di fronte al giudice di sapere che l'Inter commissionava dossier sugli gli arbitri, vuol dire che la commedia è veramente agli sgoccioli!

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 13 maggio 2009

Per Giraudo

Ci vorranno 4 - 5 mesi per la prima sentenza su Giraudo e magari 4 - 5 anni per quella definitiva, e in questi casi si usa dire che la giustizia deve fare il suo corso e che i giudizi vanno sospesi. Si usa dire ma ci sono delle eccezioni: l'avvocato Agnelli, per esempio, ha sempre difeso i suoi dirigenti quando c'erano problemi tipo questi che ha avuto Giraudo; Gabetti e Grande Stevens sono stati difesi dagli eredi di Gianni Agnelli dall'accusa di aver "manipolato il mercato" riguardo le vicende della Fiat; per non parlare del caso macroscopico di Geronzi, che anche dopo una sentenza di condanna in primo grado si è difeso da solo e ha continuato a fare il presidente di Capitalia, anzi è stato promosso numero uno di Mediobanca.

Facciamo allora un'eccezione anche noi; e la facciamo proprio per il dottor Antonio Giraudo. Siamo sicuri che, come ha dichiarato il suo avvocato Massimo Krogh, "ha esercitato il suo ruolo sempre con dignità e trasparenza" (da La Stampa); siamo sicuri che alla fine verrà riconosciuta l'infondatezza delle accuse che gli sono mosse.

Non siamo i suoi avvocati, ma osserviamo solo che per i PM la prova principale, la pistola fumante, starebbe nelle intercettazioni e per la Figc (parte in causa) nelle schede segrete; noi quelle intercettazioni le abbiamo sentite, ci abbiamo ragionato sopra, ad una ad una, e ne abbiamo riferito sul sito mettendo in guardia i lettori che la faccenda poteva essere molto diversa da come la raccontavano le gazzette e i corrieri, con i loro palombi e fabiomonti; quanto alle schede svizzere non è un segreto che il dottor Giraudo non sia chiamato direttamente in causa.

Ribadiamo quindi la nostra immutata stima nei confronti di un dirigente che, voluto da Umberto Agnelli, aveva portato stabilmente la Juve nell'elite del calcio europeo, e che molto ancora poteva fare per la Juve e per il calcio italiano. Ci piace ricordare, poi, le recenti parole di Andrea Agnelli ( "per me è come un secondo padre"), e un vecchio intervento di Giraudo nelquale si parlava di immoralità con riferimento a quanti nel calcio sperperavano centinaia di milioni di euro (in parte a debito, aggiungiamo noi).

Quanto ad Andrea Agnelli, noi ci auguriamo che col tempo possa tornare ad occuparsi, almeno lui, della Juve; per quanto riguarda l' immoralità nel calcio ricordiamo solo che la Juve di Antonio Giraudo (e di Moggi e Bettega; con l'avvocato Franzo Grande Stevens a fare da Presidente) fu una delle pochissime società a non far ricorso a quell'autentica porcata che è stata la legge spalma-perdite e che Michel Platini di fronte ai bilanci e ai debiti di alcune grandi società di petrolieri e finanzieri ha parlato di "vergogna".

Passeranno insomma i mesi, e forse gli anni, e noi ci terremo stretta la nostra convinzione: il dottor Antonio Giraudo è stato un grande dirigente della Juventus, non era un tifoso della Juve come lo erano Gianni e Umberto Agnelli e come lo sono oggi Andrea Agnelli e Lapo Elkann, non era uno ju29ro, sarà stato pure arrogante ma era un vero, grande dirigente.

Etichette: , , , , , , , , ,

martedì 5 maggio 2009

La vera Juve

mercoledì 29 aprile 2009

Predicare bene e razzolare male

Prendendo spunto dall'intervento di John Elkann ("La Juve punta sul calcio sostenibile, bisogna conciliare bilancio e vittorie") la Gazzetta di oggi fa una specie di predica. Scrive Umberto Zapelloni che la "fiera dei sogni è finita" e che il calcio deve darsi una regolata: bilancio sostenibile e stadi di proprietà; politica dei giovani e niente più assegni dei presidenti.

Una bella predica, niente da dire, con la raccomandazione ai tifosi di "contare fino a dieci" prima di contestare quando non si vince, e con l'aggiunta che ci vorranno pene più severe per chi si macchierà di doping finanziario.

E qui sta il punto: da come scrive Zapelloni sembra che attualmente queste pene non siano previste, come se alla fiera dei sogni ognuno era libero di andare a comprare tutti i terzini sinistri che voleva, e magari pagare anche due allenatori per la stessa stagione; da come scrive la Gazzetta sembra che i bilanci siano dopati perché la legge lo permetteva, sembra che prima dell'arrivo di John Elkann il bilancio della Juve non era sostenibile.

Ma non è così. La legge c'è, il Codice di Giustizia Sportiva prevede anche la serie B per chi dopa il bilancio, solo che questo la Gazzetta non l'ha mai detto e i bilanci non li ha mai guardati; quando il Milan ha fatto la finta compravendita del marchio la Gazzetta non ha scritto che dopava il bilancio. ma ha riportato i ringraziamenti dei tifosi a Berlusconi che sanava il passivo; quando l'Inter, insieme con la finta compravendita del marchio, ha fatto l'operazione Inter Capital creando plusvalenze patrimoniali "di carta" per centinaia di milioni di euro la Gazzetta non ha scritto che rischiava la serie B, ma ha riportato il comunicato stampa con cui l'Inter rendeva omaggio al mecenatismo di Moratti (leggete il dossier Bilanciopoli sul nostro sito).
La Gazzetta non ha mai scritto a quanto ammontano i debiti delle nostre società e che non possono superare certi limiti rispetto al fatturato, solo un giornale straniere ha "osato" scrivere che Inter, Milan e Roma fanno insieme un miliardo di euro di debiti.

Non è così perché nella Juve di Giraudo (e Moggi e Bettega) il bilancio era sostenibile visto che, dopo la quotazione in Borsa, non c'era stato nessun aumento di capitale, non si era fatto ricorso alla legge spalma-perdite del 2003 (varata da Berlusconi e sfruttata da Inter e Milan per 550 milioni) e non si era fatto finta di vendere il marchio.

Non è, insomma, come vorrebbe far capire la Gazzetta; il guaio, secondo noi, è che non solo i bilanci delle società di calcio erano e sono dopati, il vero guaio è che non c'è nessuna gazzetta che lo scriva; il guaio è che Zapelloni predica bene ma il suo giornale, come la stampa sportiva in generale, razzola male.

Diciamo allora ai nostri lettori che non c'è da aspettarsi nessun inasprimento di pena (semmai le novità potrebbero arrivare dall'Uefa di Platini); ci sarebbe semmai da verificare se i redattori di qualche gazzetta andranno a leggersi i prossimi bilanci (del Milan, dell'Inter e compagnia cantante) per far capire ai lettori se sono dopati oppure no.

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 27 aprile 2009

Parole e macigni

"Senza presunzione, sto sopra la tabella che la società ha fissato", ha detto così Claudio Ranieri dopo Reggina-Juventus aggiungendo "Quello che mi era stato detto è che la Juve doveva cercare di lottare per lo scudetto entro cinque anni".

Aspettando il 2011 per vedere un centrocampo un po' da cristiani, vorremmo invitarvi a riflettere sulla singolarità del messaggio che i dirigenti della Juve devono aver trasmesso al mister, sul perché e sul per come, a riflettere sulle parole di Ranieri perché le parole qualche volta, magari involontariamente, possono essere pesanti come macigni. Per quanto ci riguarda la riflessione porta all'estate 2006, alla farsa di Calciopoli, al comportamento di chi all'epoca reggeva le sorti del mondo Fiat e quindi anche della Juventus (Gabetti, Montezemolo, Grande Stevens).

Col nostro lavoro di ricerca e informazione abbiamo illustrato molti aspetti di quella farsa, oggi con le parole sfuggite a Ranieri ci viene da osservare che verosimilmente a Torino non c'è stata solo una compartecipazione per indirizzarne l'esito finale riferito a Giraudo (e Moggi), ma anche un possibile accordo tra salottisti buoni, un accordo come se ne fanno tanti in nome della convenienza, una specie di via libera da Torino a Milano per gli scudetti fino al 2010.

Guarda caso gli scudetti dal 2006 al 2010 sono quelli che si contano per assegnare il 15% dei ricavi dei diritti TV se scatterà la vendita collettiva, guarda caso per quegli anni la Gazzetta s'è comprata in anticipo dall'Inter, pagandoli profumatamente, i diritti per produrre materiale celebrativo dei futuri successi neroazzurri, guarda caso la situazione di bilancio dell'Inter nel 2006 era assai critica tanto da doversi inventare la farsa di Inter Capital. E guarda caso rispetto alla tabella fatta a Torino per quei cinque anni Ranieri dice di stare un po' avanti, come se il terzo posto davanti alla Fiorentina sia qualcosa che i salottisti non avevano concordato.

Provate, cari lettori, a pensarci e magari metteteci dentro anche i 10 milioni in più che la Juve non poteva (!?) spendere per comprare Xabi Alonso invece di Poulsen; per quanto ci riguarda, e rispetto al lavoro di ricerca e informazione che portiamo avanti, pensiamo che Ranieri abbia avuto un piccolo sfogo a ruota libera e che sulle parole non ci abbia riflettuto tanto; ma se ci pensiamo bene quelle parole possono diventare pesanti come macigni.

Clicca e vota OK su oknotizie OKNOtizie.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

giovedì 29 gennaio 2009

Secondo padre o ladro infedele?

Scrive Tuttosport che il 3 marzo si decide per il processo sui bilanci della Juve: il gup sentirà gli avvocati difensori e poi dovrà decidere se fissare il processo non tanto per finte plusvalenze (per questi "reati" ce ne sono stati altri, come quelli a Inter e Milan, finiti a "tarallucci e vino"), ma per la registrazione di pagamenti a intermediari e procuratori che per l'accusa non erano dovuti. Per i pm, ed è questa la sostanza dell'eventuale processo, gli accusati (Giraudo, Moggi e Bettega) mettevano quelle spese per farci loro "la cresta", l'accusa è di infedeltà patrimoniale per cui secondo i pm Antonio Giraudo, che era amministratore delegato, in parole povere rubava dei soldi alla Juve.

Un'ipotesi che lascia sbalorditi, specie se si pensa che la denuncia di Giraudo possibile "ladro infedele" l'ha fatta l'attuale dirigenza, cioè Cobolli Gigli. Lascia ancor più sbalorditi perché recentemente, in una intervista a Tuttosport, Andrea Agnelli nei confronti di Antonio Giraudo aveva ribadito parole di grande stima, l'aveva anzi definito "un secondo padre". Senza entrare nel merito del processo, che è roba da avvocati, non possiamo non notare che qualcosa non quadra, vengono fuori due immagini di Giraudo troppo distanti tra loro: una delle due è per forza di cose sballata e inattendibile.

Viene allora fuori il dubbio che Cobolli Gigli, visto come la proprietà si era comportata con Giraudo-Moggi-Bettega per Calciopoli, abbia fatto un calcolo da "ragioniere", per cui quella denuncia veniva bene per ingraziarsela, per prendersi gli applausi degli "eredi degli Agnelli" e meritarsi per questa via lo stipendio da presidente. Se è così si è trattato di un calcolo fatto male, intanto perché la storia di Calciopoli sembra lontana dall'essere tutta scritta e non è ancora facile da capire con la mentalità del ragioniere e poi perché almeno uno degli eredi non l'ha affatto applaudito, anzi l'avrà mandato a quel paese.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 6 settembre 2008

Chi si ricorda di Antonio Giraudo?

Ha lasciato l'Italia subito dopo le sentenze di Farsopoli ed è andato a lavorare a Londra; da allora i giornali si sono ricordati del dottor Antonio Giraudo solo in occasione di deposizioni e testimonianze in processi che lo chiamano incredibilmente in causa, a Napoli addirittura con l'accusa di associazione a delinquere.

Per il resto un silenzio prolungato e rumoroso, quasi fosse vietato ricordarne i meriti di manager e la vicinanza al compianto Umberto Agnelli, come se il silenzio potesse piano piano ricoprire di polvere la generale incredulità circa il suo presunto coinvolgimento in potentissime mafie e cupole.

Ci piace allora segnalare una "voce nel deserto", quella di Romy Gai, per 14 anni al servizio della Juventus, da ultimo con l'incarico di assistente proprio del dottor Giraudo. Intervistato da Tuttosport (5 settembre) ad Abu Dhabi dove è stato chiamato quale amministratore delegato della Lega Calcio degli Emirati Arabi Uniti, quando l'intervistatore ha fatto il nome di Giraudo la risposta di Romy Gai è stata questa: "Il mio maestro, se mi hanno chiamato a svolgere questo compito il merito è dei suoi insegnamenti".

Il maestro adesso è a Londra e l'allievo ad Abu Dhabi con, aggiunge Tuttosport, "poca nostalgia dell'Italia e pochissima della Juve".

Etichette: , , ,

venerdì 1 agosto 2008

L'altro Avvocato.

Oggi 31 luglio 2008 e' il quinto anniversario della morte del compianto ex presidente della Juventus, Avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano.

Molti di noi fanno coincidere l'inizio della "farsa" di Calciopoli con la morte del Dott. Umberto nel maggio del 2004.

Senza dubbio. Ma il primo tassello, uno dei piu' importanti, e' stata la scomparsa del nostro Avv. Chiusano; con lui in vita le cose avrebbero probabilmente preso una piega diversa...
Zaccone sarebbe rimasto solo un ottimo penalista...

Vediamo come i giornali dell'epoca dettero la notizia:

"Ieri a Torino si è spento l'avvocato Vittorio Chiusano, presidente della Juventus dal 1990. Aveva 75 anni e soffriva da tempo di problemi cardiaci

Ieri è deceduto l'Avvocato Chiusano, 75 anni, che ricopriva la carica di presidente della Juventus dal 1990. Chiusano che era ricoverato da alcuni giorni per accertamenti, soffriva da alcuni anni di disturbi cardiaci. La sua presenza nell'organigramma della Juventus è durata ben 43 anni alla causa bianconera. E' entrato nel consiglio d'amministrazione della Juventus nel 1960, con la la presidenza di Umberto Agnelli, diventando vicepresidente agli inizi degli anni Settanta, con l'arrivo di Giampiero Boniperti. Il 5 febbraio 1990 fu nominato presidente nel momento in cui lo stesso Boniperti lasciò l'incarico. Ricchissimo il palmares di vittorie con la Juventus: cinque scudetti (1995-1995, 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002 e 2002-2003), due Coppa Italia (1989-1990 e 1994-1995), due Supercoppa Italiana (1995 e 1997), una Champions League (1995-1996), due Coppa Uefa (1989-1990 e 1992-1993), una Supercoppa Europea (1996), una Coppa Intercontinentale (1996).

Vittorio Chiusano "era per noi una presenza costante, nei momenti di gioia e anche e soprattutto in quelli difficili". Lo ha detto Luciano Moggi ricordando la figura dell'avvocato. "Sono molto addolorato per la scomparsa del nostro presidente. Ci mancherà molto, perché‚ in questi anni oltre ad essere un ottimo presidente è stato per noi anche un grande amico".
Il presidente della Juventus Vittorio Chiusano viene ricordato da Umberto Agnelli, presidente del Gruppo Fiat: "La scomparsa di Vittorio Chiusano, da sempre amico della mia famiglia e mio personale, mi rattrista profondamente. È stato un grande presidente della Juventus".


Addio Avvocato Chiusano.
Aiutaci a resistere.
Arma la nostra pazienza.
Tieni svegli i nostri cuori.
Guidaci verso la verita'.

Ju29ro Team.

Etichette: , , , ,

mercoledì 4 giugno 2008

Trova le differenze...

Corriere della Sera, 4 giugno 2008
Link alla Notizia

http://www.ju29ro.com/4 giugno 2008

Cancellati dal sito i manager che vincevano troppo
Ma il taglio digitale è riuscito male: alcuni scudetti e coppe sono rimaste in bacheca. Proteste di Merdatti

TORINO — Le vecchie abitudini sono dure a morire. In un famoso libro, «Il commissario svanisce», sono state raccolte centinaia di fotografie che durante l’epoca staliniana venivano ritoccate per correggere il passato e adeguarlo all’ortodossia del momento, come nella fantasia faceva con i giornali il protagonista di «1984» di George Orwell. Cancellato Trotskij, caduto in disgrazia e fuggito all’estero; cancellato Ezhov, capo della polizia segreta fucilato a sua volta. Oggi la Juventus di john elkann si limiterebbe il più delle volte a raccomandare di non dare il minimo spazio in televisione ai personaggi sgraditi in Corso Galileo Ferraris ma, ogni tanto, va oltre, forse per il solito eccessivo zelo dei «volenterosi esecutori» degli ordini che arrivano dall'alto. Così è successo che due ex dirigenti «sgraditi», protagonisti di oltre due lustri di indimenticabili vittorie, sono stati veramente cancellati dalla base elettronica che è sul web. Come facevano gli esperti ritoccatori di Stalin con le foto: via la sua voce, via le domande che gli erano state rivolte, via la sua immagine dalla poltrona che rimane vuota. Solo che i tecnici hanno commesso un errore e le coppe e gli scudetti dei poveri manager spariti hanno continuato a vivere di vita propria, rimanendo nella bacheca e nella storia della Juventus e dei tifosi. L’episodio è di qualche tempo fa e ha coinvolto Luciano Moggi e Antonio Giraudo, due grandi manager che da tempo erano finiti all’indice di tutto il mondo del calcio per illeciti mai provati e semplicemente perchè troppo bravi. La storia non avrebbe fatto troppo scalpore se non fosse stato per il grottesco particolare dei trofei rimasti in bella vista nella bacheca della Sede e del sito Internet. Ma che sulla rete televisiva e sui media controllati da Corso Matteotti non appaiano personaggi troppo vicini al ramo di Umberto Agnelli viene visto come cosa normale. E nessuno tenta di nascondere il fatto che dall’alto (se non da Gabetti o da Montezemolo, dagli attuali dirigenti della Juventus) arriverebbero disposizioni precise. Gigi Moncalvo, conduttore di un talk show “Confronti” in cui recentemente aveva partecipato uno dei “fantasmi”, si è detto imbarazzato e avrebbe confessato che «oggi è difficile lavorare in tv: i capi esagerano sempre perché hanno paura di perdere il posto». Così su tutti i canali sono spariti personaggi che prima ogni tanto parlavano. Emilio Cambiaghi, autore del libro “Manuale di autodifesa del tifoso Juventino” che iniziò a far aprire gli occhi alla gente, è apparso 5 volte nel 2006, 2 nel 2007 e zero nel 2008. Salvatore Cozzolino, lo squadrista sobillatore che chiese a Moratti di intercettarlo ha avuto stessa sorte. Ostracismo completo. Di fronte alle critiche sui media «schierati», il nuovo presidente Cobolli Gigli si è tolto d'impaccio affermando recentemente che i media italiani ed in particolare un certo giornale rosa «sono tra i migliori del mondo per quanto riguarda la qualità e la tecnologia usata». Il direttore del canale Juve Channel, Giuseppe Gattino, che ospita «Il popolo vuole sapere», avrebbe ammesso candidamente che lui esegue semplicemente gli ordini: «Se il proprietario della compagnia dice che non dobbiamo mostrare una persona, io non posso che adeguarmi». Gattino sembra dimenticare che la sua rete sarebbe, formalmente, di proprietà della società Juventus e quindi di tutti gli azionisti. Ma così vanno le cose, se non si vuole perdere il posto. Nessuna meraviglia dunque che Giampiero Boniperti e Cesare Zaccone abbiano rilasciato certe dichiarazioni nel corso delle Assemblee degli azionisti a cui “probabilmente senza averne titolo” hanno partecipato recentemente, allorchè si resero conto che le domande dei piccoli azionisti sull’inspiegabile atteggiamento dell’estate 2006 erano sgradite a Cobolli Gigli e ai suoi sostenitori.

Etichette: , , , , , , , ,

giovedì 8 maggio 2008

Pro memoria

Corriere della Sera, 3 luglio 2007

Dichiarazioni rilasciate da John Elkann durante un'intervista rilasciata a Dario Di Vico.

(omissis)
E la Juve? Molti tifosi non hanno mai digerito l' ammissione di colpa visto che nessun tribunale si è ancora pronunciato su Moggi e Giraudo. Nel frattempo il Milan ha potuto vincere la Champions League e sono spuntate accuse di falso in bilancio per l' Inter. «Le penalità che la Juve ha subito non le ha avute per niente, c'erano stati comportamenti giudicati inaccettabili e come tali sono stati puniti dalle autorità sportive. La differenza con il Milan si spiega semplicemente con il fatto che per i rossoneri la responsabilità di quei comportamenti è ricaduta su consulenti esterni. Ora siamo tornati in serie A con la coscienza a posto e soprattutto con una forte squadra, in campo e fuori». Un bagno in serie B per riconquistare immagine? «La B è stata durissima, era meglio evitarla e una stagione in Purgatorio non è piaciuta a nessuno. Aggiungo che ci è costata un sacco di soldi». In A che modello di business adotterete? La Juve inseguirà sempre e comunque le spese degli altri? «Credo in un modello sostenibile: il costo del lavoro non può essere l' 80% del fatturato. Il Manchester United è al 55%. Si tratta quindi di sviluppare meglio i ricavi, in Italia si paga poco per il piacere del calcio, dobbiamo prezzarlo meglio. Non solo con i biglietti ma in tanti altri modi. Non è vero poi che spendendo tanti soldi si vincono tanti scudetti. L' Inter non è il miglior modello, lo sono invece il Manchester e il Lione. Faccio questi ragionamenti non per dire che avremo ambizioni limitate ma che faremo le cose seriamente. Se ci offrono Toni a un prezzo non correlato all' età del giocatore sappiamo dire no». Ma le campagne acquisti di Moggi e Giraudo erano abili. «Le spese di Moggi e Giraudo erano insostenibili, avevano supplito con le plusvalenze ma non si poteva continuare così. Noi puntiamo ad avere un funzionamento sano dell' attività sportiva e nello stesso tempo a tornare in Champions League. Per l' ambizione e per rendere sostenibile il business».
(omissis)


Questo è John Elkann.

"Il rispetto si guadagna, non si eredita". (John Elkann)
Precisazioni:

1. Siamo andati in B per niente.
2. La B non è costata un sacco di soldi, i soldi sono rientrati grazie allo smantellamento della squadra: tra cessioni e ricapitalizzazione da parte dei piccoli azionisti sono entrati 150 milioni di euro circa. Tim è diventata sponsor Ferrari, e altri sponsor come Gazzetta dello sport, hanno intensificato la presenza. Solo Tamoil dei vecchi sponsor si è tirata indietro. Il monte stipendi è diminuito di oltre 35 milioni. Al 30 giugno 2007 il passivo di Juventus F.c. non raggiungeva il milione di euro, con disponibilità finanziarie nell'ordine dei 100 milioni di euro, tra cassa e crediti provenienti da cessioni. I tifosi hanno perso molto. Ifil nulla.
3. Moggi e Giraudo hanno garantito un bilancio sempre in pareggio o quasi. Lo scorso anno la campagna acquisti ha visto investimenti netti per 27 milioni di euro circa, su un totale di oltre 60 milioni di euro di investimenti. Nessuno dei giocatori acquistati è titolare inamovibile nella squadra che quest'anno giungerà terza. La gestione delle risorse è tranquillamente definibile come inefficiente.

Etichette: , , ,

mercoledì 30 aprile 2008

L'avvocato di Giraudo: "Mafia e P2? Veramente eccessivo"

È ripresa a Napoli l'udienza preliminare davanti al gup Eduardo De Gregorio che dovrà pronunciarsi sulle richieste di rinvio a giudizio nei confronti di 29 imputati dell'inchiesta calciopoli. Il legale di Giraudo, avvocato Massimo Krogh, ha stigmatizzato l'accostamento fatto dal pm durante la requisitoria tra la cosiddetta "cupola" che avrebbe condizionato il mondo del calcio e la mafia e la P2. «A me pare che il pm - ha detto Krogh - si sia lasciato un pò prendere la mano dalla passione che pone nel suo lavoro e nel suo ruolo, perchè in qualche modo è uscito dalla realtà della vicenda. Paragonare l'associazione contestata nel presente procedimento alla mafia e alla P2, mi sembra veramente eccessivo. Qui non si tratta di traffico di droga nè di omicidi o di colpi di stato; soltanto di partite di pallone».

«L'associazione per delinquere - ha aggiunto il penalista - è un gravissimo reato contro l'ordine pubblico e che compromette la sicurezza dei cittadini; cosa c'entra con l'arbitraggio delle partite di calcio? Si ha l'impressione che i toni siano stati volutamente forti anche per coprire la debolezza dell'impianto. Giraudo è entrato in questa vicenda nella sua veste di amministratore delegato di una squadra messa nell'occhio del ciclone da una violenta quant'ingiustificata campagna mediatica; nella confusione fra i ruoli e i comportamenti, non si è portato nemmeno un principio di prova sui fatti»

Come aveva scritto il nostro buon Drago, in questo articolo, qualcuno ha perso il senso della misura.

Etichette: , , ,

mercoledì 20 febbraio 2008

Il Mago degli sponsor ha dimenticato la bacchetta a casa......

In merito al pezzo di oggi che e' apparso su LA STAMPA a firma Massimiliano Nerozzi vorrei segnalare all'estensore della filippica a favore di "Monsieur Rien ne va plus" che il MAGO degli sponsor Blanc finora non e’ stato capace, in quasi due anni, di portare un euro sotto forma di sponsorizzazioni.
Quando c’era Romy Gai c’era la fila in Corso Galfer per sponsorizzare la Juventus.
Adesso ci siamo ridotti a sponsorizzare il FIAT FIORINO, roba che l’Avvocato avrebbe mandato a pascolare il settore marketing dalle parti della tenuta della Mandria dove appunto il nome ricorda piu' una massa di caproni che delle menti operative.
Per lo stadio il sig. Blanc dovrebbe dire la verita’ anziche’ raccontare frottole.
Le multinazionali c’erano e con una di esse in particolare nella primavera del 2006 , Giraudo stava chiudendo la cessione dei naming rights per costruire il nuovo stadio.
Appena questi hanno conosciuto la credibilita’ del nuovo management se la sono dati a gambe declinando l'invito a continuare la discussione....
D’altronde sulla reputazione di Blanc come manager basta chiedere in Francia per avere la reale dimensione delle sue capacita’........
Vedremo adesso cosa accadra’. Ma sappiamo bene che non dobbiamo aspettarci nulla di geniale.......... al massimo una gazzetta sui sedili dello stadio....
Ecco l’idea .... fare uno stadio nuovo tutto rosa e chiamarlo GAZZETTA ARENA......................
Sarebbe in linea con quanto accade da 2 anni a questa parte..........

Etichette: , , , ,

mercoledì 30 gennaio 2008

L'ultimo regalo di Giraudo.

Dopo Cristiano Zanetti, ultimo regalo di Luciano Moggi ai tifosi juventini, che ad oggi e' il miglior centrocampista italiano, anche Antonio Giraudo ha fatto l'ultimo regalo agli azionisti e ai tifosi della Juventus.
Leggiamo il comunicato ufficiale della Reuters:

09:55 30Jan08 RTRS-Juventus, Mediaset esercita diritti opzione per campionato MILANO, 30 gennaio (Reuters) - Mediaset ha esercitato i suoi diritti di opzione relativi alla trasmissione delle partite di campionato e di un trofeo amichevole, dice in una nota la Juventus . "A seguito dell'esercizio dei diritti di opzione i contratti in essere si estenderanno alla stagione sportiva 2009/2010 con un corrispettivo a favore di Juventus per tale stagione di 112 milioni, che sarà corrisposto in rate mensili secondo competenza economica". I diritti di opzione erano stati acquistati il 23 dicembre 2005.

Il grande lavoro della migliore dirigenza di tutti i tempi continua a far sentire i suoi effetti.
La lungimiranza e la bravura con cui portavano avanti i loro progetti avevano evidentemente spaventato qualcuno.....

A loro andra' la nostra riconoscenza, che restera' viva nel tempo, insieme alla speranza di rivederli di nuovo tutti e tre insieme sul ponte di comando.

Etichette: , ,

martedì 3 luglio 2007

Parla John Elkann... noi ascoltiamo... e giudichiamo

In un'intervista al Corriere della Sera John Elkann ha affrontato molti argomenti, tra cui anche il suo rapporto con la Juventus. Posto solo lo spezzone dell'intervista che ci riguarda da vicino. Ho evidenziato in grassetto i passaggi secondo me fondamentali.

E la Juve? Molti tifosi non hanno mai digerito l'ammissione di colpa visto che nessun tribunale si è ancora pronunciato su Moggi e Giraudo. Nel frattempo il Milan ha potuto vincere la Champions League e sono spuntate accuse di falso in bilancio per l'Inter.
«Le penalità che la Juve ha subito non le ha avute per niente, c'erano stati comportamenti giudicati inaccettabili e come tali sono stati puniti dalle autorità sportive. La differenza con il Milan si spiega semplicemente con il fatto che per i rossoneri la responsabilità di quei comportamenti è ricaduta su consulenti esterni. Ora siamo tornati in serie A con la coscienza a posto e soprattutto con una forte squadra, in campo e fuori».
Un bagno in serie B per riconquistare immagine?
«La B è stata durissima, era meglio evitarla e una stagione in Purgatorio non è piaciuta a nessuno. Aggiungo che ci è costata un sacco di soldi».
In A che modello di business adotterete? La Juve inseguirà sempre e comunque le spese degli altri?
«Credo in un modello sostenibile: il costo del lavoro non può essere l'80% del fatturato. Il Manchester United è al 55%. Si tratta quindi di sviluppare meglio i ricavi, in Italia si paga poco per il piacere del calcio, dobbiamo prezzarlo meglio. Non solo con i biglietti ma in tanti altri modi. Non è vero poi che spendendo tanti soldi si vincono tanti scudetti. L'Inter non è il miglior modello, lo sono invece il Manchester e il Lione. Faccio questi ragionamenti non per dire che avremo ambizioni limitate ma che faremo le cose seriamente. Se ci offrono Toni a un prezzo non correlato all' età del giocatore sappiamo dire no».
Ma le campagne acquisti di Moggi e Giraudo erano abili.
«Le spese di Moggi e Giraudo erano insostenibili, avevano supplito con le plusvalenze ma non si poteva continuare così. Noi puntiamo ad avere un funzionamento sano dell'attività sportiva e nello stesso tempo a tornare in Champions League. Per l'ambizione e per rendere sostenibile il business».

Commento: l'ingegner Elkann alterna affermazioni giuste, con altre sconcertanti, ed altre semplicemente vergognose, al limite della presa per i fondelli del lettore.
Partiamo dall'affermazione giusta: l'Inter non è un modello da seguire. Per fortuna la pensa in questo modo, ci mancherebbe pure che una squadra che rappresenta da sola la metà dei debiti dell'intera serie A diventi il nostro modello di riferimento.
Passiamo ora all'affermazione sconcertante, la prima: anche John Elkann pensa che siamo stati puniti in modo giusto, probabilmente equo, anche se non lo dice esplicitamente. Tutto quadra, la condotta processuale di Zaccone, il licenziamento della Triade, il ritiro del ricorso al TAR. Non so se sia meglio pensare che Elkann pensi davvero quello che dice o stia recitando una parte. Lascio al lettore il giudizio.
Concludo con l'affermazione vergognosa, l'ultima. Jaki afferma che il modello di business portato avanti dalla Triade fosse ormai insostenibile. A questo punto dovrebbe però spiegare per quale motivo fosse stato rinnovato il contratto alla dirigenza prima di Farsopoli. Non è comprensibile il motivo per cui siano stati riconfermati dei dirigenti che, parole sue, stavano portando avanti spese insostenibili. Dirigenti scelti personalmente da Umberto Agnelli con l'avallo di Gianni.
C'è una sola spiegazione possibile, a mio avviso: al momento della riconferma, la famiglia Agnelli/Elkann sapeva che sarebbe successo qualcosa in seguito che avrebbe spazzato via la dirigenza appena confermata.
Pare che noi dello Ju29ro Team non fossimo né pazzi né visionari, onestamente avrei preferito avere torto piuttosto che trovare conferme in questo senso.

Etichette: , , , , ,