domenica 7 marzo 2010

A futura memoria

Preziosi in diretta ora su Sky: "Non abbiamo nessuna velleità, vogliamo solo fare bella figura, nel nostro casellario (tabella punti, ndr) ho messo "0", se riusciamo a prenderne meno dei 5 dell'andata sarebbe già un successo".
Come vedete questo è il modo di motivare la propria squadra prima della partita nell'era del nuovo calcio pulito. Vedremo (e commenteremo) tra due ore...

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lunedì 22 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, parte II


Citiamo testualmente da un nostro articolo pubblicato settimana scorsa:
"Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.
A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono."

Oggi è arrivata la decisione del Giudice Sportivo:
Il Giudice Sportivo, sciogliendo la riserva contenuta nel comunicato ufficiale della settimana scorsa, "letta la relazione del Procuratore federale del 19 febbraio e le allegate note della Questura di Torni e dell'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni Sportive" ha deliberato come segue in merito agli incidenti occorsi in occasione della gara Juventus-Genoa: "Rilevato che sostenitori della Soc. Genoa, tra il 15' e il 30' del primo tempo. a) dal settore loro riservato, effettuavano un fitto lancio di petardi, nonché di pezzi di sedili divelti, nel contiguo settore denominato 'Curva Nord', occupato dai sostenitori della squadra avversaria; b) entrati nel settore denominato 'Intercinta', tentavano di abbattere i cancelli divisori con la 'Curva nord', scardinandone uno e non conseguendo l'intento per l'immmediato intervento delle Forze dell'ordine; c) in quest'ultimo contesto, colpivano con un artifizio pirotecnico (presumibilmente un 'fumogeno') un agente di Polizia, cagionandogli ustioni di II e III grado in zona toracica, giudicate guaribili in quaranta giorni; rilevato altresì che sostenitori della Soc. Juventus, nelle medesime circostanze, facevano esplodere alcuni petardi, lanciandone altri nel settore occupato dalla tifoseria avversaria", ha inflitto al Genoa un'ammenda di 40.000 euro con diffida e alla Juventus un'ammenda di 15.000 euro.

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martedì 16 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, non le curve!


La strategia è la stessa usata per i cori idioti contro Balotelli: se c'è di mezzo la Juve, tra Milano e Roma, in una specie di gioco concordato a tavolino, c'è la gara a chi fa il più moralista e a chi pretende le pene più esemplari. Con Balotelli il gioco è riuscito, domenica ci hanno riprovato con gli incidenti di Juve-Genoa e le bombe carta.

Di bombe carta a Roma stanno facendo collezione dall'inizio del campionato: ci sono state quelle idealmente indirizzate alla Sensi, quando la Roma non vinceva, quelle indirizzate a Lotito quando perdeva le partite e anche ai giocatori, e nel mezzo quelle bipartisan del derby, con i tifosi che se le scambiavano tra di loro. Nessun giornalista ha osato fiatare, gli ispettori di Palazzi hanno approfittato per derubricare le bombe carta a petardi, e così ancora l'altra domenica i tifosi della Roma sono stati autorizzati ad andare in trasferta a Firenze, dove hanno logicamente inscenato la solita zuffa pre-partita.

Domenica, invece, c'era di mezzo la Juventus e così è scattato il moralismo a senso unico, il famoso fare il frocio col culo degli altri: a Novantesimo Minuto hanno fatto sentire l'arrabbiatura del capo della Polizia; Repubblica e Corsera hanno commissionato i soliti pistolotti sulle pene esemplari, per cui ieri i due giornali parlavano di prossima partita della Juve a porte chiuse, e di quella col Genoa che era da sospendere.

Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.

A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono.

Aspettiamo ora le decisoni della Giustizia Sportiva, e intanto ci sentiamo di dare un modesto suggerimento al Viminale: sperando di ridurre la violenza negli stadi, valutate di chiudere semmai le redazioni sportive, e non le curve; valutate bene se le bombe di carta sparate sui giornali e in televisione non siano le mamme di tutte quelle che poi scoppiano negli stadi.

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lunedì 15 febbraio 2010

Amarcord selettivo


Il calcio cambia, ma è sempre uguale a se stesso.
Ferlaino, intervistato da il Giornale, racconta un curioso episodio avvenuto nel 1971: "Io vado ancora più indietro. Eravamo in vantaggio a San Siro, nell'intervallo Mazzola entrò nello spogliatoio di Gonella, la partita nel secondo tempo cambiò. Chissà cosa disse il capitano dell'Inter all'arbitro, perdemmo la partita e lo scudetto, io vomitai per due giorni. Dalla rabbia andai un po' all'estero."
Per la cronaca, nel secondo tempo l'Inter riuscì a ribaltare il risultato grazie ad un rigore dubbio.
Ciò che deve stupire, però, non è il fatto in sé, che a nostro avviso è irrilevante e soprattutto privo di riscontri che ne attestino la veridicità.
La curiosità sta nel fatto che, nel mondo del calcio, tutti sono prodighi di ricordi quando questi servono a glorificare la propria onestà e a mettere in luce l'eventuale disonestà altrui. I fatti sfavorevoli, invece, sono dimenticati da tutti.
Anche Ferlaino cade nell'errore. Infatti, sull'arbitraggio di Lo Bello in Verona-Milan dell'anno del secondo scudetto napoletano non ha nulla da dichiarare. Siamo certi però che Van Basten, debitamente stuzzicato, magari qualcosa da dire la avrebbe!

Venendo ai giorni nostri, nulla è cambiato. Il presidente del Genoa si permette di infangare l'immagine di Del Piero, accusandolo di slealtà.
Accidenti, parla lui, che sulla lealtà ha poco da dare lezioni. E non ci riferiamo di certo a rigori, più o meno inventati, ma direttamente a valigette piene di denaro che secondo i giudici (sia penali che sportivi, 5 anni di squalifica con proposta di radiazione più 4 mesi di reclusione per frode sportiva) dovevano prendere vie proibite, o al fallimento di società come il Como (altri 23 mesi di reclusione patteggiati) ed il Saronno.
Ma anche Mourinho, immancabile, ha voluto dire la sua sul rigore dato alla Juve, argomento che, per la verità, non lo dovrebbe riguardare. Il Profeta, infatti, ha voluto sottolineare che certe cose accadono solo in Italia.
Forse la squadra implicata nello scandalo "Fischietti d'oro" era italiana? E magari il suo allenatore era anch'esso italiano?

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domenica 14 febbraio 2010

Ladri si nasce

Siamo tornati!
No, non è un'esaltazione per una vittoria immeritata quanto scarsamente significativa, e non è nemmeno un'apologia dell'operato di Blanc.
Anzi, è proprio il contrario!
Siamo tornati vergognosi ladri, nella maniera più congeniale, con un rigore inesistente, ma proprio inesistente, di Alex Del Piero!
Roba da far invidia persino a quel cattivone di Moggi!
Già sembra di vederli e di sentirli, i paladini del calcio pulito, uscire con i loro titoloni sui loro giornali e nei loro tg.
"Juve non così", forse è ora di rispolverarlo. Come tutte le grandi opere è sempre di attualità.
E aveva ragione Mourinho quando gridava al complotto. In fin dei conti è vero, il calcio è stato mondato da quei demoni di Moggi e Giraudo, ma la Juve c'è sempre, e questi sono ladri nel DNA, non c'è niente da fare.
Forse si comincerà a parlare di Blancopoli?
E pazienza se basterebbe solo ricordarsi la condotta arbitrale della partita d'andata per capire che ci troviamo di fronte ad un episodio tutto sommato trascurabile, nel complesso dei torti subiti in questi ultimi 4 anni.
Il titolone è già lì, bello e pronto, a che pro sforzare oltremodo la memoria? O chiamare in causa una fantomatica obiettività?
No, la realtà è molto più semplice, la Juventus è nata ladra e resta ladra, Moggi o non Moggi.
La Juve perde il pelo ma non il vizio.
D'altra parte lo si era detto che la B era anche poco, molto più appropriata sarebbe stata la radiazione, non fosse stato per quella vecchia volpe di Zaccone.
Che poi magari sentire parlare di Blancopoli potrebbe riportare indietro nel tempo molti rancorosi, regalando loro un attimo di effimera illusione in cui la figura di Blanc prende una fisionomia un po' più nota, una cadenza un po' meno francese, un po' più toscana.
Un sigaro in bocca.
Sembrava così corretto, quel signore d'oltralpe, così candidamente poco adatto a lavorare in un mondo di squali come quello del calcio italiano.
Ci eravamo tutti illusi, ora diranno che è un ladro pure lui. Magari userà schede francesi per non farsi intercettare.
Chissà, magari è davvero così... Magari no.
Nel frattempo, resta il fatto che i ladri della serie A son tornati!

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lunedì 26 ottobre 2009

Gasperini interista vero

Forti lamentele di Gasperini ieri a Cagliari, dopo la terza sconfitta rimediata dalla "squadra dei sogni" in una settimana. Oggi, addirittura, si mormora di "dossier arbitrali" pronti. Insomma, piano piano, sta tornando il peggio del peggio: ovvero ciò che avevamo visto ai tempi dell'Inter vittima sacrificale della cupola inesistente.
Ma gli arbitri ora non sbagliano in buona fede? Sembrerebbe di no, viste le minacce di dossier (Genoa), e le ricusazioni (Sensi), per non parlare di De Laurentiis che già mette le mani avanti e parla di "campionato truccato" (testuale), qualora il suo tecnico venisse squalificato dopo l'espulsione di ieri!

Però, in tutto questo caos il posto d'onore per l'antisportività lo merita Gasperini. Piazzamento meritato, visto che ieri ha perso il buonumore e l'allegria sfoggiata dopo la batosta in casa contro l'Inter, e si è lamentato degli arbitri non considerando, per esempio, che in altre circostanze è stato fortemente agevolato (involontariamente, s'intende), come per esempio contro la Juve, alla quale vennero annullati due gol (uno dei quali assolutamente regolare).

Per fortuna la Juventus non lo ha preso come allenatore. E chi se ne frega se è più esperto di Ciro, alla Juve di uno che ride e si sollazza con i giornalisti dopo una batosta per 5 a 0 in casa non sappiamo che farcene. Anche se fosse il nuovo Alex Ferguson.

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martedì 29 settembre 2009

Come lupi famelici

Diamo la parola alla presidentessa del Bologna: "Gli arbitri continuano a essere in confusione e condizionati dalla squadra, dai tifosi, dallo stadio e dalla piazza di Torino".
La signora si riferisce ovviamente al rigore non concesso per fallo di "mano" (tricipite, veramente) di Molinaro in area di rigore. L'azione era alquanto confusa, per dire la verità, e il bianconero era piuttosto scoordinato. A nostro avviso, mancando la volontarietà, il rigore si poteva dare, stiracchiando il concetto di "danno procurato", come non dare. Ma non ci pare di certo nulla di scandaloso.
La cosa scandalosa è che la signora Menarini si guarda bene dal parlare dell'abbraccio, volontarissimo e prolungato, dei suoi difensori a Chiellini in area di rigore. Tanto meno parla della genesi del gol (meritato, nell'economia complessiva della partita) del suo Bologna: l'arbitro condizionato dall'impero del male sabaudo, cosa più unica che rara, passa la palla al Bologna sorprendendo una difesa bianconera ancora non schierata, e Mingazzini batte la punizione con palla in movimento. Mica male per un arbitro casalingo, nevvero signora Menarini?
Ma non è questo che dà fastidio al tifoso Juventino, certamente abituato a gente che spala letame sulla sua squadra. Ciò che dà fastidio è l'assoluta inerzia della società che accetta di essere presa a capro espiatorio da chiunque voglia nascondere le proprie magagne dietro un "Beh, ma la Juve ci ha scippato, altrimenti vincevamo lo scudetto!". Brutta piega questa. Come la storia sentita ieri sera in alcune trasmissioni sportive, dove si è addirittura parlato di un episodio che se vero, sarebbe allucinante, avvenuto dopo lo scempio di Genoa-Juventus: un guardalinee avrebbe risposto alle contestazioni di un dirigente bianconero con un bel: "Zitti voi che venite da Calciopoli".
Espiazione eterna, dunque, per la Juventus. E chi se ne frega se Calciopoli è un'emerita fesseria. La Juve ruvva e chiunque si sente in diritto di rivendicare mancati scudetti e chissà cos'altro. Ormai all'appello manca solo il Foggia di Casillo. Tutto questo grazie anche ad una società che non ha capito la lezione.
Menarini e Morattini d'Italia unitevi!
Fra un anno ci rimandate in B. Il sentimento popolare di sandulliana memoria lo pretende.

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venerdì 25 settembre 2009

Acca' nisciuno è fesso

Ha fatto bene Ferrara a polemizzare sul gol annullato a Iaquinta, aggiungendo "E adesso aspettiamo un errore per noi". Ha fatto bene perché, se non avesse detto niente, alla Ranieri dell'anno scorso, qualcuno avrebbe scritto che era un signore, ma tutti avrebbero pensato che fosse un fesso, ha fatto bene perché si è messo in sintonia con i tifosi bianconeri che di fare la figura dei fessi sono tutti arcistufi.

La palla adesso passa alla società, che sugli errori degli arbitri e il contemporaneo vomitevole comportamento dei media è abituata a non intervenire: i moviolisti fanno vedere da tutte le angolazioni gli episodi favorevoli (o presunti tali) alla Juve, i registi veri e occulti, invece, cercano di nascondere i replay su quelli che ci danneggiano. E la società, da signora, non si fa sentire.

Speriamo che adesso che c'è Ferrara, che le canta diversamente da Ranieri, Blanc e gli altri dirigenti si sveglino, ci pensino su e prendano qualche decisione, invece di rispondere acciughe a chi fa finta di parlare di calamari.

Sicuramente non è il caso di preparare una sceneggiata televisiva settimanale per minacciare e offendere, quella poteva farla solo una società al mondo: e infatti la fanno all'Inter. Ma probabilmente è il caso di attrezzarsi con un addetto stampa all'altezza dei tempi, che ogni tanto sappia fare un bel comunicato, magari con qualche congiuntivo e delle parole da laureato, che faccia capire a Roma e a Milano, ai grandi capi e ai moviolisti, che a Torino sono stufi di passare per fessi.

Ci pensi, Blanc, un bel comunicato ogni tanto, quando serve e scritto per bene. Poi magari ci penseremo noi dei forum e dei blog a tradurlo in linguaggio più semplice; e a dare, quando è il caso, del farabutto a chi se lo merita, a Roma e a Milano.

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Don Chisciotte vero

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
Francesco Guccini

Dopo la partita di ieri sera ci passa la voglia di parlar di calcio. Soprattutto per chi da tre anni dedica molto del suo tempo libero per smascherare una delle pagine più tristi e miserabili del calcio italiano, è veramente dura continuare a occuparsi di questo sport.

Aveva ragione Giraudo nel suo commiato al mondo del pallone italiano, di fronte a quella corte (si fa per dire!) presieduta da quel Ruperto che, secondo Cossiga, per prestarsi allo scempio era stato pagato bene: leviamo il disturbo ma vedrete che banditi verranno dopo di noi, disse.

Ieri a Genova si son viste cose invereconde. S'era capita fin dal pomeriggio l'aria che tirava; quando un arbitro o un guardalinee dà forfait per un problema di salute, in genere qualcosa succede.

Ma non è questo ciò che offende profondamente. La cosa peggiore è la pervicace volontà di nascondere la realtà da parte dei mass media: a Genova, bontà loro, non è successo nulla di grave. A Mediaset Premium, per esempio, sempre così prodighi nel far vedere replay da ogni angolazione delle azioni dubbie, ieri chissà perché la cosa non interessava.

Per la verità questa sorta di manipolazione (provata, ma non riuscita per Bacco!) ha già fatto capolino in altre partite di questo campionato, che evidentemente deve essere il quarto di cartone con destinazione Milano. Per esempio, nulla da obiettare da parte dei giornalisti sulla sonante vittoria degli eterni onesti a Cagliari.

Ci rimane tanta amarezza. Voglia di non guardare più uno sport ormai ridotto a wrestling. Gli juventini, che continuano a seguire questo pseudocalcio, dovrebbero porsi solo una domanda: giusto continuare ad essere juventini, soprattutto veri, con il risultato di trasformarsi in dei Don Chisciotte dell'era moderna?
Ma chi ce lo fa fare?

Drago di Cheb

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lunedì 14 settembre 2009

Direzioni perverse

In una giornata mediaticamente indirizzata verso la nuova caccia alle streghe contro la Juventus (buono o cattivo segno, lo scopriremo solo vivendo) è interessante notare come il trionfo della difformità di giudizio sia ormai completo, e assomigli sempre più ad un gioco perverso.
Esempio semplicissimo: la Roma vince a Siena, complice l'espulsione (eccessiva) di Codrea, reo di essere intervenuto su un Totti che ormai vola ad ogni refolo di vento più di una libellula. A fine gara il tecnico dei toscani si lamenta dell'atteggiamento intimidatorio tenuto dai giocatori di Ranieri, i quali avrebbero insultato l'arbitro Damato per tutta la gara senza che il fischietto barlettano adottasse alcun provvedimento in merito. Abbiamo notato la reazione finale di De Rossi, lasciatosi pesantemente andare al turpiloquio (forse contro una frangia di tifosi giallorossi contestatori), e subito frenato dai compagni che ne hanno limitato la furia agonistica. Sintomo di un clima che in campo non era dei più sereni. Ma il bello arriva dalle dichiarazioni di un solitamente misurato Giampaolo, furioso come mai prima d'ora: "Certi grandi giocatori ci marciano: i Totti, i De Rossi. Da parte della Roma ci sono stati insulti all'arbitro per 90 minuti. Non meritavamo di perdere, abbiamo giocato al meglio delle nostre possibilità contro una squadra forte e che doveva vincere per forza oggi".
Insulti all'arbitro da parte dei giocatori romanisti? Ma perché, caro Giampaolo, dove sarebbe la novità? Totti è da sempre abituato a trattare gli arbitri come suoi subalterni, almeno all'interno dei confini dello Stivale (all'interno del G.R.A., poi, non parliamone neppure...), si ricordi per tutti l'episodio plateale di Udine di due stagioni fa, quando il capitano "daàmaggica" mandò reiteratamente affanculo uno dei fischietti di punta della combriccola colliniana, il severo Rizzoli.
Evidentemente a certi arbitri farsi insultare da certi giocatori piace, e parecchio. Ancora Giampaolo sull'espulsione di Codrea: "Il Siena è una squadra corretta, non cattiva. E' stata un'espulsione che non ci stava e ci ha penalizzati, anche se si può sbagliare. Però l'arbitro deve arbitrare senza condizionamenti, va lasciato in pace. È un malcostume, se lo fa un mio calciatore va buttato fuori, questo non va bene".
Eh sì, caro Giampaolo, le auguriamo solamente di essersi divertito con la famiglia stasera, perché se le fosse capitato di buttare un occhio a Genoa-Napoli, siamo certi che la salute del suo fegato ne avrebbe risentito vedendo l'espulsione di Criscito, colpevole di avere sfanculato Tagliavento con quel fisichino minuto e il visino da bambino, e come tale punito dall'arbitro per aver detto una parolaccia. Come all'asilo.
Grande il signor "fischio tre rigori contro la Juve così sembro figo" (Cagliari-Juve 2-3, settembre 2007, tre rigori accordati ai sardi di cui uno tramutato in calcio d'angolo su corretta segnalazione dell'assistente), addirittura straordinario poco più tardi nel compensare concedendo un dubbio rigore al Genoa che causa anche l'espulsione di Campagnaro. Non vedeva l'ora, Tagliavento, di ristabilire la parità numerica e farne di ogni per deturpare la partita. Evidentemente un sottile piacere lo pervade, non c'è altra spiegazione. A maggior ragione visti i precedenti.

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mercoledì 12 agosto 2009

Beni di famiglia

Forse è un caso o forse no, fatto sta che in una società su quattro della serie A essere proprietari del club vuol dire anche piazzarci dentro qualche famigliare in posti di responsabilità e ben retribuiti; quasi a proteggere un bene di famiglia.
Nel Genoa il figlio di Preziosi, Fabrizio, fa il direttore generale e quando c'è da chiudere una trattativa in giro per il mondo, in particolare in Sud America, si muove solo lui; a Firenze proprietario è Diego Della Valle, ma il presidente lo fa il fratello Andrea; quando lo scorso anno l'industrale Menarini rilevò il Bologna, ci mise come presidente la figlia Francesca, "imitando la Roma" come scrissero i giornali.

La Roma è un caso speciale, perché qui i famigliari sono le tre sorelle Sensi (Rosella, Maria Cristina e Silvia), e tutte e tre siedono su poltrone presidenziali: Rosella su quella della Roma (con un compenso di un milione di euro), Maria Cristina su quella della controllata che ha fatto finta di comprare il marchio, e Silvia su quella di un'altra controllata che gestisce il patrimonio immobiliare della Roma. Così per colpa della Roma la Italpetroli s'è ridotta in braghe di tela e non sa come pagare i debiti a Unicredit; ma, grazie alla Roma, le sorelle Sensi portano a casa uno stipendio annuale non inferiore ai due milioni (grazie Roma!).

A proposito di marchio, Massimo Moratti ha fatto da pioniere, e già a fine 2005 ha costituito la Inter Brand, che ha fatto finta di comprare quello dell'Inter: e a capo chi ci ha messo? Ci ha messo il figlio Angelo Mario (detto Mao) che, secondo alcune voci (e gli articoli di Fabio Monti sul Corsera), sarebbe l'erede designato a succedergli; in questo caso, quindi, ci sarebbe una poltrona di passaggio tanto per fare esperienza, in attesa di quella più importante.

Fino a quando le società di calcio erano senza fini di lucro chi metteva i soldi faceva anche, in generale, il presidente; e la cosa era normale, tant'è che succede anche nei dilettanti. Oggi dovrebbe essere diverso, perché le società sportive possono lucrare, cioè distribuire l'eventuale profitto, e quindi nei ruoli chiave dovrebbero mettere dei manager del settore; utili, invece, non se ne vedono (tranne rarissime eccezioni), ma in compenso si vedono i famigliari, anche tre in un colpo solo, a proteggere i beni di famiglia e magari, nel frattempo, portando a casa un bello stipendio.

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lunedì 3 agosto 2009

Inversione di rotta

Non è tempo di fare bilanci, naturalmente. Però si possono fare alcune considerazioni sulle tendenze in atto nel calcio italiano, e sulla Juve in particolare.
Ci sembra che il calcio italiano si sia impoverito, soprattutto di piedi buoni (la scoperta dell'acqua calda, lo sappiamo); via Ibra e Kakà, e si parla insistentemente di un addio di Pirlo e di Aquilani. Ciò che colpisce non è solo che esportiamo stelle all'estero, ma soprattutto che perdiamo giocatori di personalità e dai piedi buoni. Il lato forse peggiore è che il campionato italiano è ingolfato di 30/35enni che non hanno alcuna intenzione di farsi da parte, e che per questioni di ingaggio e di gerarchie tarperanno le ali a possibili nuovi talenti. Pertanto, ahinoi, il gap con le inglesi e le spagnole rischia di allargarsi.
Questo è il fenomeno che rischia di essere più drammatico, ancora peggiore dell'asfissia finanziaria che attanaglia i club.

In questo clima di decadenza da basso impero, si segnalano un paio di eccezioni. Da un lato la Juventus di Ferrara, non solo per gli innesti di Diego e Melo, ma anche per il tentativo di invertire la rotta che sta seguendo il calcio italiano, valorizzando i giocatori dai piedi buoni (vedi Tiago e Camoranesi).
L'altra eccezione ci sembra il Genoa di Gasperini, che continua a puntare su giocatori stranieri da valorizzare e su giovani italiani da coltivare.

Non ci resta che sperare in un calcio italiano che prenda esempio da questi due tecnici e da queste due società. Se non si hanno soldi, la fantasia (non quella contabile) al potere è l'unica arma contro la decadenza.

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mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

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mercoledì 1 luglio 2009

Un signore e tanti pistola

Com'era prevedibile l'eventuale rientro di Moggi nel mondo del calcio ha fatto scandalo, scatenando sui giornali ipocrisia e moralismo a fiumi. Nessuno ha parlato di Preziosi che, da inibito, gestisce il Genoa, incontra chi vuole, va da Moratti per la cessione di Milito e Motta, partecipa a riunioni informali in Lega; tutti invece, a cominciare da Abete, a parlare a vanvera di giustizia sportiva da rispettare, tutti a fare i moralisti (a pagamento), tutti col pollice verso.
Ci piace allora segnalare Riccardo Signori che sul Giornale si schiera a favore. A favore intanto perché Moggi capisce di calcio, ma a favore anche perché il mondo del calcio è "turpe e deturpato" e allora, si chiede Signori, "perché mai tutti devono farla franca e Moggi restare il re degli sporcaccioni?" Da mosca bianca e voce fuori dal coro il giornalista ricorda gli altri casini del calcio: bilanci in rosso, passaporti taroccati, stipendi milionari, procuratori ingordi, doping, presidenti che spendono a vanvera.
Può essere condivisibile oppure no, ma almeno il punto di vista di Signori prende a pretesto Moggi per riferirsi, più in generale, al calcio e ai suoi problemi e questo, rispetto alla stupidità di quintali di inchiostro che si legge in giro, finisce per essere un ragionare da signore. Che fa risaltare ancora di più il finto perbenismo e l'ipocrisia di quelli che non sanno di Preziosi, non leggono i bilanci dell'Inter, dimenticano il passaporto di Recoba e si riempiono la bocca di giustizia sportiva solo quando parlano di Moggi.
Se, oltre a questo, scrivono anche dei pistolotti con l'intenzione di redimere il mondo del calcio turpe e deturpato, allora finiscono per fare la figura dei pistola e a leggere i giornali di oggi sono tanti a farla.
Prendiamo, per dire, il Corriere della Sera, che a Moggi dedica più di mezza pagina e fa fare il pistolotto a Daniele Dallera. Sapete cosa scrive Dallera per dimostrare che Moggi è un mostro? Scrive che Moggi ha cercato nientepopodimeno che di infangare la figura di Facchetti "attribuendogli vizi e comportamenti suoi ". Scrivendo robe del genere, a nostro avviso, qualunque giornalista la figura del pistola la fa doppia: fa finta di non sapere quello che sta succedendo al processo di Napoli: finisce così per scambiare Nucini e Gazzoni Frascara (sono loro che a Napoli hanno dovuto parlare dei vizi di Facchetti) con Moggi, due gentiluomini scambiati con un mostro.

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domenica 28 giugno 2009

Il pane della Juve e i denti di Moratti


Spiegavamo l'altro giorno perché la Juve, volendo, potrebbe spendere molto di più; se proviamo a fare lo stesso tipo di ragionamento (basato sulle norme federali e i dati di bilancio) sull'Inter si arriva a risultati diametralmente opposti, perché la società di Moratti ha troppi debiti (più di 400 milioni) e non ha patrimonio (lo brucia tutti gli anni col passivo di gestione); l'Inter quindi non potrebbe comprare nessuno se prima il signor Moratti non mette dei nuovi soldi per coprire il passivo 2008-09 (dovrebbe essere di 150 milioni).

Prima che gli amici lettori si meraviglino come è successo per l'intervento sulla Juve, li invitiamo a riflettere sull'acquisto di Milito e Motta che a prima vista sembra dimostrare che Moratti può fare quello che vuole.

Gli acquisti non sono stati ancora formalizzati in Lega e ieri il Corsera diceva che lo saranno dopo il primo luglio (così, aggiungiamo noi, andranno sul prossimo bilancio) e nel frattempo è successo questo: quando Quaresma ha rifiutato di andare al Genoa (lui vuole i gran soldi di Moratti) l'Inter ha dato alla squadra di Preziosi quattro suoi giovani e tra questi la metà di Meggiorini che, giocando nel Cittadella, è stato quest'anno capocannoniere in B. Meggiorini era in comproprietà tra Inter e Cittadella, per cui ieri la società di Moratti ha dovuto forzatamente riscattarlo (pagando 2,5 milioni); oggi, però, il Corriere Mercantile di Genova svela che i 2,5 milioni li ha messi Preziosi, non Moratti, per cui alla fine della favola Meggiorini è tutto del Genoa (lui ed Acquafresca in un colpo solo).

Tutto questo è successo perché, come dicevamo, Moratti attualmente non può comprare nessuno se prima non sana il bilancio e i 150 milioni di deficit. Non considerando le cazzate delle gazzette, e ragionando con le nostre teste, dovremmo dire che Blanc potrebbe ma non vuole mentre Moratti smania dalla voglia ma non può.

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lunedì 1 giugno 2009

Santo o delinquente?


Davvero singolare la figura di Enrico Preziosi: come presidente del Genoa ieri notte ventimila tifosi lo hanno beatificato in piazza (della Vittoria), mentre per la giustizia sportiva è delinquente e recidivo (non solo la valigetta ma anche il fallimento del Como e altri reati minori).

All'epoca del processo per la valigetta è venuto fuori che la sentenza era stata scritta dal Sandulli di turno al mare, prima ancora che deponessero i testimoni; lui, in compenso, ad una cena alla quale aveva invitato Galliani si è presentato con un registratore nascosto addosso sperando di fare scoperte importanti (una specie di Tavaroli in sedicesimo).

Questo per dare un'idea del mondo del calcio; da allora, in ogni caso, è stata una serie di mosse azzeccate sia nel calcio che nel suo lavoro: il Genoa l'anno prossimo gioca in Europa e i suoi giocattoli vanno forte anche in America; lo scorso anno il bilancio del Genoa ha chiuso in attivo ed anche quest'anno con l'operazione realizzata con l'Inter ha portato a casa un grosso utile (vero, non per finta), oltre al fatto che il Genoa di Gasperini, per riconoscimento generale, ha espresso il calcio più spettacolare.

Resta il dubbio iniziale che rimanda, più in generale, al funzionamento e alla valenza della giustizia sportiva. Abbiamo segnalato sul nostro blog, tanto per dire, che per effetto dei colloqui che ha avuto direttamente con Moratti per parlare di Milito e Motta (e magari anche di qualcos'altro...) Palazzi doveva aprire un fascicolo sul presidente dell'Inter, ma non si è saputo niente; in compenso oggi il Giudice Sportivo ha inibito Preziosi per altri venti giorni perché ieri è andato in campo a salutare pubblico e giocatori (da inibito non poteva farlo).

Abbiamo, cioè, la conferma che la giustizia sportiva fa e non fa in base ad una logica che con i regolamenti e il Codice non c'azzecca proprio niente, come se Palazzi fosse una specie di variabile impazzita (oppure estremamente lucida, di qui non si scappa) nel mondo del calcio già incasinato di suo; così i tifosi del Genoa festeggiano e beatificano Preziosi, e di Palazzi e dei suoi fascicoli a loro non frega un cazzo.

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martedì 26 maggio 2009

Ma che bel gemellaggio

Molto probabilmente la sconfitta di domenica significherà per il Torino la serie B, sicuramente ha significato (scrive la Gazzetta del Lunedì di Genova) la fine del gemellaggio tra le tifoserie di Genoa e Torino, che durava da trent'anni.

Una brutta fine, con Cairo e Gasperini che si accusano ancora oggi, ma anche un gemellaggio davvero singolare se si pensa alla famosa valigetta con i 250.000 euro di quattro anni fa della partita Genoa-Venezia.

Sulla frode sportiva contenuta in quella valigetta, infatti, c'è stato nel frattempo il processo in tribunale, ed è venuta fuori un'altra bella disputa tra Genoa e Torino: è venuto fuori che il Torino voleva condizionare quella partita dando al Venezia di Dal Cin un premio a vincere e il Genoa di Preziosi, per difendersi, aveva risposto con un premio a perdere. Come tutti sanno l'asta di Dal Cin (il grande accusatore di Moggi chiamato oggi a testimoniare al processo di Napoli) era finita con l'aggiudicazione alla squadra di Preziosi, verosimilmente perché offriva di più.

Sembra un gioco del destino e forse non c'entra solo lui: la prima disputa di quattro anni fa era costata cara al Genoa, retrocesso in serie C; quella di domenica scorsa potrebbe costare ugualmente cara al Torino, perché retrocedere in B oggi (con la A che si è staccata dalla Lega e la possibile nuova vendita dei diritti tv tra un anno) sarebbe veramente una mazzata capace di mettere KO pure un Toro.

Proprio un brutto gemellaggio, insomma: che ha vacillato per una valigetta piena di soldi ed è sfumato del tutto domenica con una rissa da Far West.

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sabato 23 maggio 2009

Una denuncia per Palazzi

Questa è la decisione della giustizia sportiva che, nella scorsa estate, sanzionava Secco e Bettega: "La commissione disciplinare della Federcalcio ha inibito per un mese Alessio Secco, direttore sportivo della Juventus, e l'ex vicepresidente del club, Roberto Bettega, per la trattativa per la cessione dei calciatori Criscito e Masiello del Genoa, perché avevano partecipato a una trattativa con un soggetto inibito, Enrico Preziosi".

E questa è la notizia riportata da tutti i giornali di ieri, compresa la Gazzetta che in Figc viene sicuramente letta: "Abbiamo parlato dei due trasferimenti e abbiamo gettato le basi per una intesa. Dobbiamo però vederci ancora per definire ogni aspetto di questo passaggio". Il presidente del Genoa Enrico Preziosi conferma di aver incontrato ieri il patron dell'Inter Massimo Moratti.

Essendo Enrico Preziosi tuttora inibito, questa è quindi una denuncia: il superprocuratore Palazzi deve aprire un fascicolo contro Moratti; in caso contrario è una denuncia contro il dottor Palazzi; a meno che non sia stato lui stesso ad autorizzare il signor Moratti a trattare con un inibito, cosa espressamente vietata dal Codice di Giustizia Sportiva (articolo 10, comma1).

Fatto salvo il fatto che il campionato di calcio sia una cosa da prendere sul serio e non una farsa, recitata male.

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martedì 14 aprile 2009

Ma che avranno da ridere?

Al minuto 0.31 l'errore tecnico di Rocchi

Prima di Calciopoli i moviolisti ci facevano le prediche e i giornali pure, adesso che i tempi sono cambiati prediche non ne fa più nessuno, come se peccatori non ce ne fossero in giro, anzi nelle trasmissioni più seguite i moviolisti quando fanno vedere errori macroscopici a danno della Juve la prendono a ridere.

L'errore di Rocchi a Genova (un errore tecnico grande come una casa) l'hanno visto e commentato tutti: Pistocchi l'ha fatto vedere nell'intervallo della partita, alla sera su Rai2 l'hanno riproposto quattro-cinque volte, Casarin l'ha commentato a Controcampo e sul Corsera.

Tutti, però, col sorriso sulla bocca, nessuno scandalo e nessuna predica, nessun peccatore e nessuna cupola: sorrisetto di commiserazione di Pistocchi nei confronti di Marocchino; Tombolini che rideva ad ogni replay (per non dire di Teocoli, ma lui fa il comico e si può capire); Casarin che scrive che si è trattato di una leggerezza (Casarin non ride quasi mai ma un ex-grande arbitro che parla di leggerezza di fronte ad un simile errore è come se una risata l'abbia fatta pure lui).

Lasciando stare le squadre e i valori tecnici, verrebbe da chiedere a questa gente se quello a cui stiamo assistendo è ancora un campionato di calcio con norme e regolamenti da rispettare oppure un reality o, peggio ancora, una farsa in cui anche loro hanno una parte scritta da recitare.

Verrebbe da chiedergli che calcio hanno in testa e cosa avranno mai da ridere.


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domenica 12 aprile 2009

Ladri, ladri!

Questo gridava lo stadio di Genova dopo il rigore dubbio concesso alla Juve.
Sapete solo rubare: questo recitavano gli sms inviati dagli “amici” tifosi di altre squadre.
Dopo che, mezz’ora prima, era stato fermato Iaquinta (in gol) per un fuorigioco inesistente.
Dopo che, qualche minuto dopo, Bocchetti aveva fatto fallo da ultimo uomo su Nedved lanciato a rete. Espulso? ammonito? calcio di punizione? no, proseguire.
Intendiamoci, il rigore è generoso: Del Piero e Ferrari toccano entrambi la palla, il tocco del genoano, in ritardo, si vede meglio e Del Piero gli frana addosso.
Rigore dubbio ma, vista la dinamica, non certo scandaloso.
Rigore solare su Camoranesi pochi minuti dopo: niente da segnalare.
Ed inoltre, gol di Thiago Motta a gioco fermo, dopo il fischio dell’arbitro: tutto ok.
Seguirà, nel secondo tempo, l'espulsione di Camoranesi, che permetterà al simpatico allenatore di dare sfoggio del suo proverbiale fair play, con conseguenti complimenti dei media.
Il fallaccio non sembra così scandaloso, soprattutto per chi ancora avesse in mente le mosse di kung fu di alcuni esagitati in maglia nerazzurra contro la Fiorentina, ma tant’è… e a poco serve rilevare che nel pomeriggio agli stessi sia stato concesso un rigore molto più dubbio di quello su Del Piero.
Intendiamoci, la pochezza della Nuova Juve è imbarazzante, e l’arbitro c’entra poco: la lezione di calcio impartita dal Genoa (soprattutto nel primo tempo) è di quelle da non dimenticare.
E soprattutto, non bisogna dimenticare che… i ladri stanno a Torino, e gli onesti a Milano.

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venerdì 10 aprile 2009

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Gasperini, nostro prossimo avversario, così considera l'appartenenza alla famiglia juventina: "Ha ragione Conte: l’etichetta Juve può essere molto scomoda, perfino dannosa".
Finalmente una notizia confortante. Essere juventini vuole ancora dire attirare l'invidia, l'acredine, l'odio di chi sa di essere inferiore, e per sfogare la sua frustrazione non rimane che l'arma dei mediocri: la maldicenza, lo sputare veleno addosso a chi gli è superiore in tutto e per tutto.

Evidentemente, nonostante Cobolli e Blanc cento anni di storia non si possono cancellare così facilmente.
Ringraziamo Gasperini per le belle parole.

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venerdì 23 gennaio 2009

La legge è legge



Il presidente del Genoa patteggia quattro mesi di inibizione e 100 mila euro di multa (da devolvere alla lotta contro la SLA) con la giustizia sportiva per il fallimento del Como Calcio.
E siamo a due. Il Preziosi infatti fu già squalificato per aver comprato una partita in Serie B. Eppure continuerà a far parte del luccicante e splendente mondo del pallone. La Giustizia Sportiva anche stavolta ha ritenuto giusto dargli un semplice buffetto come ai bimbi un po' vivaci.

Evidentemente, dopo Farsopoli, il motto "dura lex, sed lex" è stato dimenticato dai giureconsulti della FIGC.
Magari è colpa di Guido Rossi, che dimessosi dalla FIGC s'è portato a casa il vocabolario di latino.

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