domenica 15 novembre 2009

Porcherie

Pareri autorevoli hanno definito una porcheria il disegno di legge sulla durata dei processi; è roba politica, nel merito non entriamo (lasciamo che ci sguazzino i politici), rileviamo solo che sull'argomento oggi scrive Marco Mensurati su Repubblica, quello che aveva fatto il presunto scoop sugli incroci delle schede svizzere segrete, e poi era scomparso dalla circolazione (evidentemente passato ad altri incarichi redazionali, non sappiamo se più o meno importanti).

Mensurati scrive che "la nuova legge cancella anche Calciopoli", e ci sembra un giudizio frettoloso, mentre a Roma si azzuffano; dice anche qualcosa sul processo, e poi dà spazio all'ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara. Sul processo, in particolare, scrive che "nel giro di tre anni, tra polemiche, indulti, ricusazioni, stralci e riforme si è trasformato in una sorta di zombie giudiziario", e su questa conclusione, guarda caso, siamo d'accordo anche noi.

Con una differenza. Con i nostri articoli, a fronte del silenzio di Repubblica da un anno a questa parte, noi abbiamo dimostrato che il processo di Napoli (dopo quello di Roma sulla Gea) mezzo zombie lo era fin dall'inizio, con Paparesta che doveva essere il pentito, e invece è stato prosciolto, poi s'è aggiunta la ricusazione del giudice da parte dei pm (particolare che Mensurati fa finta di dimenticare), s'è aggiunto anche Manfredi Martino che avrebbe ipotizzato (almeno secondo la Gazzetta) che i giornalisti potessero essere corrotti (e quindi, teoricamente, anche Mensurati), alla fine è arrivato il maresciallo a dire che gli specchietti delle celle (per le allodole?) sono solo "verosimili", perché sicuri non possono esserlo, e così lo zombie è fatto e finito.

Per Mensurati, invece, l'unica preoccupazione è il processo breve perché adesso, secondo lui, Calciopoli sarà cancellata, sarà sufficiente che Moggi, Bergamo e Pairetto "lavorino per smontare l'accusa di associazione a delinquere", a quel punto la durata del processo con la nuova legge sarebbe ridotta a due anni e andrebbe tutto in prescrizione. Una porcheria, per dirla come gli onorevoli che si stanno azzuffando, ma a noi sembra una porcata anche tutto il ragionamento di Mensurati, perché smontare l'accusa di associazione a delinquere vorrebbe dire che tutto il processo sportivo è stato costruito sul nulla. Se questo dovesse succedere, indipendentemente da quello che decideranno a Roma sulla durata dei processi, la conclusione sarebbe che il più grave scandalo della storia del calcio sarebbe esistito solo nella mente di quelli come Mensurati.

Un'altra porcata è nello spazio concesso a Gazzoni Frascara, che sproloquia anche lui sui danni che farebbe l'eventuale legge su processi come quello di Napoli, a fronte della drammaticità della vicenda che lui ha vissuto col Bologna in termini, dice lui, non solo economici ma sentimentali. Mensurati trascura un dettaglio su Gazzoni Frascara, e cioè che è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel maggio 2009 dalla Procura di Bologna. Non ci interessa cosa succederà con una nuova legge a questo processo, prendendo però spunto da Mensurati e Gazzoni Frascara e ragionando su indulti vari, depenalizzazioni e durata dei processi, ci sarebbe da ricordare la frase di Ricucci sul "vogliono fare i froci col culo degli altri".

Ricucci, all'epoca, pensava a quelli del salotto buono; a noi vien da pensare a tutte le "maschere" che abbiamo incontrato nel mondo del calcio scrivendo di Farsopoli, ai tanti giornalisti e presidenti e alle loro porcate.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 1 luglio 2009

Un signore e tanti pistola

Com'era prevedibile l'eventuale rientro di Moggi nel mondo del calcio ha fatto scandalo, scatenando sui giornali ipocrisia e moralismo a fiumi. Nessuno ha parlato di Preziosi che, da inibito, gestisce il Genoa, incontra chi vuole, va da Moratti per la cessione di Milito e Motta, partecipa a riunioni informali in Lega; tutti invece, a cominciare da Abete, a parlare a vanvera di giustizia sportiva da rispettare, tutti a fare i moralisti (a pagamento), tutti col pollice verso.
Ci piace allora segnalare Riccardo Signori che sul Giornale si schiera a favore. A favore intanto perché Moggi capisce di calcio, ma a favore anche perché il mondo del calcio è "turpe e deturpato" e allora, si chiede Signori, "perché mai tutti devono farla franca e Moggi restare il re degli sporcaccioni?" Da mosca bianca e voce fuori dal coro il giornalista ricorda gli altri casini del calcio: bilanci in rosso, passaporti taroccati, stipendi milionari, procuratori ingordi, doping, presidenti che spendono a vanvera.
Può essere condivisibile oppure no, ma almeno il punto di vista di Signori prende a pretesto Moggi per riferirsi, più in generale, al calcio e ai suoi problemi e questo, rispetto alla stupidità di quintali di inchiostro che si legge in giro, finisce per essere un ragionare da signore. Che fa risaltare ancora di più il finto perbenismo e l'ipocrisia di quelli che non sanno di Preziosi, non leggono i bilanci dell'Inter, dimenticano il passaporto di Recoba e si riempiono la bocca di giustizia sportiva solo quando parlano di Moggi.
Se, oltre a questo, scrivono anche dei pistolotti con l'intenzione di redimere il mondo del calcio turpe e deturpato, allora finiscono per fare la figura dei pistola e a leggere i giornali di oggi sono tanti a farla.
Prendiamo, per dire, il Corriere della Sera, che a Moggi dedica più di mezza pagina e fa fare il pistolotto a Daniele Dallera. Sapete cosa scrive Dallera per dimostrare che Moggi è un mostro? Scrive che Moggi ha cercato nientepopodimeno che di infangare la figura di Facchetti "attribuendogli vizi e comportamenti suoi ". Scrivendo robe del genere, a nostro avviso, qualunque giornalista la figura del pistola la fa doppia: fa finta di non sapere quello che sta succedendo al processo di Napoli: finisce così per scambiare Nucini e Gazzoni Frascara (sono loro che a Napoli hanno dovuto parlare dei vizi di Facchetti) con Moggi, due gentiluomini scambiati con un mostro.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 29 giugno 2009

Un processo ai fantasmi

Abbiamo riletto le deposizioni dei primi testimoni dell'accusa al processo di Napoli, e ci sono rimasti in mente dei passaggi che vogliamo riportare estraendoli liberamente, ma in un modo che non dovrebbe alterarne il senso; chiunque è libero comunque di verificare negli originali.

Dalla deposizione in tribunale di Dal Cin:
"...vede, vede lei mi sta chiedendo delle cose che sono difficilissime da da illustrare e da affermare... perché lei può avere la sensazione... lei... il comportamento di un arbitro non è in grado neanche dalla registrazione di dimostrare che lei era in malafede, perché magari ti ha dato il rigore contro ma era coperto e quindi poteva non vederlo... eeeh il fuorigioco è stato un momento, aveva la posizione, non poteva vederlo... quindi questo che lei mi chiede io non sono mai stato in grado di affermarlo, perché nessuno di noi addetti ai lavori lo poteva fare... mi pare che sia stato dimostrato dopo, dalle intercettazioni telefoniche, dalle altre cose che ha di fatto ricostruito quello che noi pensavamo e dubitavamo con qualcosa di concreto. Io di concreto non avevo niente... neanche i miei colleghi non avevano niente in quel momento .... cioè il nostro pensiero era che il Messina calcio era una società amica di Luciano Moggi e della Juventus, e che quindi usufruiva di questi vantaggi. Ecco, questo era il nostro pensiero, il nostro convincimento, le nostre sensazioni come le ho detto prima, nessuno di noi era in grado di dimostrare che questo fosse vero... eravamo solo convinti che fosse così. Adesso è imbarazzante voler dire delle cose perché sono venuto conoscenza di altre cose dopo, no a seguire dei tempi ovvio ho letto tutte le cose che sono state intercettate, quindi quelle convinzioni, quei pensieri hanno trovato conforto su altri fatti, ma noi fatti veri li avevamo solo in campo che vedevamo un arbitro arbitrare in una certa maniera, e come le ho detto prima la valutazione del comportamento dell’arbitro è soggettiva e quindi quando le dico che il Messina faceva parte di un gruppo di amici era un nostro pensiero..."

E dalle risposte dell'arbitro Nucini:
Su Facchetti: "... io non gli ho mai accennato di quello che stavo facendo se non raccontargli di fronte ad un caffè in un bar pubblico le mie sensazioni e il mio dispiacere di quello che stava accadendo, e poi alla fine di quella stagione sportiva io l’ho incontrato nel suo ufficio in via Verdi a Bergamo... l’unica cosa che c’era da stabilire è di capire, di capire se tutto nasce per caso o se ci fosse dietro, se ci fosse stato qualcosa che determinava... io voglio essere molto chiaro, cerchiamo di distanziare le cose... quando io sono arrivato alla CAN i sospetti che avevo non sono di quelli che sono emersi tuttora ok? Però è evidente, capivo, capivo che c’era una situazione che se ti rendevi amico del gruppo forte o ti confacevi avevi la possibilità... in pratica, la possiamo racchiudere in un’affermazione totale... non c’era meritocrazia..."
A domanda dell'avvocato se lui nutrisse sfiducia verso tutte le persone dell'ufficio indagini risponde: "Non tutte... ehh diciamo io credo che... io credo, io credo che quello che è emerso in questa indagine che è stata fatta e per il motivo che ci troviamo qui credo che molte persone a chi ti rivolgevi forse non trovavi aiuto", e più avanti: "Ma tutto quello che è emerso, tutto quello che è emerso secondo Lei... soprattutto quello che è emerso, secondo Lei è credibile o non è credibile? Mi risponda Lei!"

Inoltre ecco altre parole di Gazzoni Frascara:
"... Infatti, la domenica successiva ci fu Bologna-Juventus, io avevo ospite da me, anche se la differenza di età è molto cospicua, il giovane Lapo, il quale venne a vedere la partita con me e... noi resistemmo, il Bologna senza la difesa titolare resistette quasi tutta la partita, poi l’arbitro Pieri, mi ricordo bene, su un fallo inesistente, il fallo lo fece uno juventino su un nostro difensore, ha dato una punizione contro di noi e Nedved tirò molto bene la punizione e fece gol. Una punizione che non c’era e Lapo, mi ricordo, si rivolse verso di me: guarda, mi dispiace vincere in questo modo. Questa è l’esperienza diretta che ho. Poi sa, rileggendo le cose, rileggendo quello che han pubblicato di qua, di sopra, di sotto…"

Infine vale la pena di citare le parole di Aliberti a proposito di Bergamo:
"Qualche volta gli ho telefonato. Gli ho telefonato anche... per lamentarmi degli arbitraggi... Se era una consuetudine, non lo so. Io so che... mi era stato detto che se c'era una lamentela da parte della Federazione, potevo telefonare, lamentarmi tranquillamente."

Ora, sarebbe il caso di far presente a questi signori che tutto quello che è "emerso", quello che è stato "pubblicato di qua, di sopra, di sotto" si basava su una informativa ricca di congetture, redatta dai carabinieri sulla base di poche telefonate interpretate ad arte ed estrapolate tra decine di migliaia ottenute in anni di intercettazioni, le quali sono state autorizzate sulla base delle deposizioni e dichiarazioni loro, oltre che di quel Carbone su cui stendiamo un velo pietoso, e di quel Baldini che non abbiamo ancora avuto il piacere di ascoltare.
Questo modo di giustificarsi l'uno con le parole dell'altro ha affinità con altri due atteggiamenti, il primo più noto a tutti è quello dei bambini che (sorpresi nell'atto di compiere una marachella) cercano di addossarsi le colpe l'un l'altro (per altro fenomeno ben diffuso anche tra gli adulti sorpresi nel compiere reati, ma tralasciamo) e l'altro fenomeno, sempre ben noto anche se forse non così frequente nell'esperienza dei singoli, è quello dell'autosuggestione collettiva, che porta le persone ad incoraggiarsi l'un l'altro fino ad autoconvincersi di qualcosa pur senza alcun fondamento. Vale la pena di ricordare che all'autosuggestione è dovuta la quasi totalità degli avvistamenti di fantasmi.
Viene da pensare che quelli ascoltati finora siano stati testimoni di secondo piano, e che i Pubblici Ministeri si preparino a presentare alla corte qualcuno di più incisivo, magari in grado di giustificare in modo credibile la nascita di ciò che tre anni fa la stampa ha battezzato Calciopoli. In caso contrario dovremo ritenere che anche i PM siano stati vittima di autosuggestione, e che in questi mesi si stia celebrando un processo ai fantasmi.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

giovedì 18 giugno 2009

Orrori di stampa


Al caso Paparesta abbiamo già dedicato sul sito lo spazio che meritava; volevamo qui far notare che nella sentenza Sandulli ben due pagine (72-73) sono dedicate proprio a questo caso. In particolare segnaliamo che secondo la commissione Sandulli la ricostruzione dell'episodio fatta dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Roma (pagine 25-26 dell'informativa del 19 aprile 2005) è precisa e incontestabile.

Quanto è precisa ogni lettore lo può capire leggendo i nostri articoli, gli interventi degli avvocati difensori, le lagnanze del pm Narducci sulla loro aggressività. Quanto alla incontestabilità vale la pena rifletterci un po' a fondo.

Riflettere sul fatto che gli assunti della sentenza dell'estate 2006 (uno era, appunto, il caso Paparesta) non solo sono contestati, ma non reggono alla prova del contraddittorio tra accusa e difesa; è stato così per Nucini, lo è stato per Gazzoni Frascara, lo è per l'interrogatorio di Paparesta junior e la sua presunta chiusura a chiave nello spogliotaio a suo tempo spiata dalla Gazzetta dal buco della serratura.

In attesa che la pubblica accusa porti prove più attendibili sulla delinquenza di Moggi, in un paese normale i giornali dovrebbero chiedersi, prendendo spunto dalla farsa del caso Paparesta, se il processo sportivo dell'estate 2006 non si è basato su carte "truccate", non nel senso di prove artatamente false ma su ipotesi di accusa che in un normale dibattimento (quello che nel 2006 non c'è stato) stentano a reggere, anzi in qualche caso si ritorcono contro gli accusatori.

I giornali non se lo chiedono, venendo così meno al loro dovere: nel 2006 invece di informare hanno dato in pasto ai lettori il mostro Moggi; oggi, ed è un orrore ancora maggiore, dei dubbi suscitati dal processo non ne parlano proprio.

Vedremo i prossimi sviluppi e intanto ricordiamoci dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva (sulla revocazione di sentenze "irrevocabili") e della raccomandazione che il professor Caianiello aveva a suo tempo fatto alla Figc di essere prudente nei processi perché le sentenze potevano essere sconfessate in sede di giustizia ordinaria.

Etichette: , , , , , , , , ,

martedì 9 giugno 2009

Giornali in appalto?


Le pagine del Corriere della Sera, agli occhi dei propri lettori più svegli, sembrano sempre di più date in appalto ai potentati che formano il patto di sindacato controllante il gruppo editoriale di cui fa parte.
Negli anni si son viste interviste con relativo giornalista azzerbinato a Bazoli, Montezemolo, Tronchetti e tutto il resto della compagnia. Ma non basta: sul caso dello spionaggio Telecom-Pirelli il giornale ha sempre avallato la linea difensiva del "pattista" Tronchetti, ovvero Tavaroli & C erano dei cattivoni che spiavano mezza Italia "motu proprio". I vertici aziendali naturalmente sono vittime di questo gruppo di criminali.
Tanti altri esempi si potrebbero fare, ma stendiamo un velo pietoso.
Ciò che ci preme far notare è che le pagine sportive del prestigioso (sic) giornale si differenziano su un punto. Sembrano in appalto non all'insieme dei pattisti che lo controllano, ma ad un pattista specifico: la Pirelli.
Pirelli, inutile ricordarlo, sponsor dell'Inter e di proprietà di quel Tronchetti socio e consigliere dell'Inter medesima.
Per esempio oggi abbiamo letto l'anatema del figlio di Facchetti contro Cannavaro, reo di aver rivendicato 29 scudetti per la Juventus e di non rispettare le sentenze della giustizia sportiva in quella immonda farsa verificatasi nel 2006.
Ipotizziamo che l'incomodo di vergare il pistolotto contro Cannavaro sia stato lasciato al figlio di Facchetti in quanto erede del massimo esempio di sportività targato Inter.
Noi, anche su questo punto abbiamo da che ridire. La storia di Facchetti va riscritta alla luce di ciò che le testimonianze del processo di Napoli su Calciopoli stanno facendo emergere. Nucini ha dovuto ammettere, incalzato dagli avvocati difensori degli imputati, di essere stato, anche quando era in attività, in ottimi rapporti con Facchetti, tanto da scrivere per lui dossier su eventuali abusi dei suoi colleghi arbitri.
Non basta, Gazzoni Frascara ha dovuto ammettere, a denti stretti, che secondo le informazioni in suo possesso Facchetti probabilmente era l'agente intermediario per la fidejussione falsa che ha permesso alla Reggina di iscriversi al campionato.

Inutile dire che i pistolotti del figlio di Facchetti, in nome della superiorità morale del padre, lasciano il tempo che trovano.
Con buona pace di quel Corriere che è sempre posizionato "dalla parte della ragione".

P.S. Il signor Gianfelice Facchetti potrebbe cortesemente spiegarci se dopo aver querelato Moggi (che è stato pure rinviato a giudizio!) intende ora perseguire anche Gazzoni che ha confermato, seppur a denti stretti, la circostanza di fronte ai giudici del tribunale di Napoli?

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

sabato 30 maggio 2009

Gazzoni il fustigatore

Già in passato vi abbiamo raccontato di come uno dei massimi fustigatori del mal costume del doping amministrativo nel calcio, nonchè vittima della crudeltà di Moggi fosse indagato a Bologna per la bancarotta da 35 milioni della Victoria 2000.
Quindi, ci pare giusto tenervi informati sulla situazione: i giudici bolognesi hanno chiesto il rinvio a giudizio per sua onestà Gazzoni Frascara.
Mica male per uno che si erge a difensore degli onesti e vittima dell'altrui disonestà, non vi pare?

Naturalmente di tutto questo difficilmente troverete traccia in tutti quei giornali che nell'estate del 2006 suonavano la gran cassa contro la Juventus e la Triade. Sapete, i lettori non vanno informati, non è giusto (secondo i farisei della carta stampata) porre loro troppi problemi raccontando la complessità della realtà nella quale viviamo. Molto meglio dare in pasto un mostro. Possibilmente quest'ultimo deve essere qualcuno che i signori proprietari di giornali vogliono far fuori.
Tutto questo, ricordatevelo, i giornalisti la definiscono "libertà di stampa". Così siamo ridotti.

Etichette: , , , , ,

venerdì 29 maggio 2009

Fogne a cielo aperto

Qualche mese fa ti chiedevo un po' scherzando un po' sul serio come mai non riuscivamo ad avere un arbitro amico, tanto da sentirci almeno una volta protetti, e tu, con uno sguardo fra il dolce e il severo, mi rispondesti che questa cosa non potevo chiedertela, non ne eri capace.
Fantastico.
Non ne era capace la tua grande dignità, non ne era capace la tua naturale onestà, la sportività intatta dal primo giorno che entrasti nell'Inter.


I tanti lettori (sempre di più ogni giorno) che ci seguono si saranno resi conto che al processo di Napoli con gli interrogatori di Dal Cin, Nucini e Gazzoni Frascara è venuto fuori il campionario dell'assurdo.

Dal Cin ha detto che della combriccola romana non aveva nessuna prova, ma lui ha solo riferito cose che sentiva dire; a Napoli quindi, nel luglio 2004, qualcuno ha autorizzato le intercettazioni di Calciopoli per sfizio, non lo diceva la legge ma lo volevano al bar sport.

Nucini ha dovuto ammettere che lavorava ad un dossier per il suo caro amico Facchetti; detto terra terra: un arbitro in attività, che ha fatto anche il commentatore in tv, lavorava per l'Inter.

Gazzoni Frascara ha dovuto ammettere (pure lui) che le fidejussioni false della Reggina probabilmente, ma proprio molto probabilmente, le ha procurate Facchetti; detto anche qua terra terra: la Figc dedica il campionato Primavera alla memoria di un dirigente che potrebbe averne combinate di cotte e di crude.

Dicevamo campionario dell'assurdo ma forse, per gli odori che provengono da questi interrogatori, è più giusto parlare di fogne a cielo aperto, perché si tratta singolarmente di vere e proprie porcate che finiscono anche per intrecciarsi tutte insieme, rimandano alla genesi di Calciopoli (in Nucini e Dal Cin si sente la puzza dello spionaggio Tavaroli), al sua farsesco svolgimento (con l'arrivo da Milano, come commissario Figc, di un ex-consigliere dell'Inter che però era molto stimato anche a Torino), fino all'assegnazione dello scudetto di cartone nel nome dell'onestà (di Facchetti???). Una fogna lunga cinque anni: dalla puzza di Tavaroli allo scudetto in segreteria.

Era stato proprio il professor Guido Rossi a parlare di topi di fogna, vi ricordate? Adesso, mentre siamo in attesa che i pubblici ministeri portino le prove della combriccola romana e ci svelino i misteri delle sim segrete di Moggi, si può tranquillamente aggiungere che in quelle fogne a cielo aperto i topi continuano a sguazzare indisturbati; basta riflettere sullo svolgimento degli ultimi campionati, su quanto è successo al Coni, in Figc e alla Lega, sul funzionamento della giustizia sportiva, sui racconti della stampa circa il nuovo calcio pulito che profuma del rosa della vita.

A proposito di stampa, nessun giornale tra quelli importanti, a parte Tuttosport, si è scandalizzato per le deposizioni di Napoli: nessuna voce stupita, verosimilmente per non disturbare i topi che sguazzano a piacimento, ma stanno anche allerta sospettosi; nessun accenno di vergogna, forse perché molte loro pagine in quelle fogne devono inzupparci il pane.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

lunedì 26 gennaio 2009

Le coincidenze


Tragicomico articolo de la Stampa di Torino su una diatriba familiare riguardante Gazzoni Frascara.

La parte comica sta nel fatto che a Gazzoni è stato venduto un tavolino pieghevole con l'assicurazione che fosse risalente al 1600. La cifra sborsata, ai tempi dell'acquisto, è stata di circa 60 mila euro. Ora invece i periti attestano che vale dieci volte di meno. Moggi deve ritenersi fortunato, che Gazzoni non l'abbia accusato anche di avergli venduto questa autentica "sola".

La parte tragica sta invece nella scoperta che Gazzoni era azionista e consigliere d'amministrazione delle società Pirelli e Camfin di Tronchetti Provera. Sì, avete capito bene, non solo Gazzoni ha interessi economici (vedi Vittoria 2000) che lo spingono a accusare Moggi e la Juventus. Era anche socio di quel Tronchetti che aveva, nelle sue società, soggetti impegnati nello spionaggio illegale della Juventus e della sua dirigenza. Senza dimenticare naturalmente il fatto che la Pirelli è azionista e sponsor della squadra maggiore beneficiaria dello scandalo di Calciopoli.

Ma Gazzoni è senza dubbio un galantuomo, dunque queste circostanze sono solo tragiche coincidenze che in nessun modo possono metterne in dubbio l'onestà intellettuale.

E vada al diavolo anche Einstein che, per confutare l'esistenza delle coincidenze, diceva che "Dio non gioca a dadi"!

Etichette: , , , , , , ,

sabato 17 gennaio 2009

Abete si indigna?

Abete dichiara alla solita Gazzetta dello Sport di essere "Indignato da Moggi in TV". Come se non bastasse rassicura l'house organ nerazzurro sul fatto che "Non si possono correlare i processi penali con quelli sportivi. Non ci saranno revisioni delle sentenze che sono basate su fatti incontrovertibili che si sono verificati".

La cosa che più infastidisce è il fatto che Abete si dica indignato per una comparsata sulla Rai. A che titolo parla? Egli è forse anche presidente della Commissione di Vigilanza Rai? Egli non sa che Moggi è un libero cittadino tutt'ora innocente?
Non si è, per caso, accorto che tra gli ospiti vi era il solo Mughini dalla parte del "Grande Satana", senza voler contare il fatto che ha potuto esprimere il suo parere anche il grande accusatore, a sua volta accusato di bancarotta, Gazzoni?
Certo, ci rendiamo conto, la trasmissione nonostante la quantità di accusatori presente in studio e nonostante l'incapacità di Moggi a comunicare, è andata male, dal punto di vista di chi da anni ci assilla con una Moggiopoli che non esiste. Ma questo è successo solo perchè la forza dei fatti va dalla parte degli accusati.

Per quanto riguarda le sentenze sportive che sarebbero immodificabili, invece, lasciamo la risposta nel merito all'articolo pubblicato ieri sul nostro sito. In ogni caso, se Moggi e gli altri imputati verranno assolti chi pagherà gli enormi risarcimenti nei confronti degli indagati ingiustamente condannati in sede sportiva?
Ne valeva la pena, signor Abete, solo per dare il contentino a due (Tronchetti e Moratti) augusti patrizi milanesi, un po' in disgrazia?

Etichette: , , , , , ,

venerdì 16 gennaio 2009

Gazzoni Frascara in bonis

Siamo costretti a ritornare su Gazzoni Frascara dopo la sua performance nel "Porta a Porta" dell'altro giorno.
Lo confessiamo, ci siamo presi qualche giorno di tempo per rifletterci su. Ci pareva un po' come sparare sulla Croce Rossa, commentare questa apparizione.

Però c'è un punto che ci piace raccontare, e se possibile, dare una nostra spiegazione. Verso la fine della trasmissione, Gazzoni ha costretto il sempre ossequioso Vespa a ricordare che "Lei è indagato per bancarotta", con "distrazione" aggiungiamo noi.
Al punto, l'ex patron felsineo lascia intendere che se Moggi venisse condannato la sua società in bancarotta (la Vittoria 2000) "ritornerebbe in bonis".

Benissimo, almeno è chiaro che gli accusatori di Moggi non sono dei novelli Don Chisciotte assetati di giustizia, ma uomini che hanno interessi molto concreti da difendere.

Etichette: , , , ,

venerdì 9 gennaio 2009

Gazzoni e i pescatori

Strabiliante commento dell'ex presidente del Bologna e amico di vecchia data di Moratti, sulle sentenze del Processo GEA: "La vera 'pesca' deve ancora essere fatta. E saranno i giudici di Napoli a vestire i panni dei pescatori in occasione del processo che parte il prossimo 20 gennaio. Ho conosciuto i PM di Napoli e, se fossi in un pesce, non mi sentirei per nulla tranquillo. Non c'è nessun pesce grosso trascurato dalla vicenda giudiziaria che ha riguardato la Gea. Certo, resta un po' l'amaro in bocca per una sentenza così edulcorata, ma c'era d'aspettarselo, considerato che tutti i testi coinvolti erano persone appartenenti al mondo del calcio, e, per dirla tutta, credo che nessuno volesse precludersi un posto di lavoro per il futuro: da allenatore, massaggiatore, arbitro".

L'intimo amico di Massimo Moratti si astiene dallo spiegare al giornalista a cosa possano essere paragonati i PM della Procura della Repubblica di Bologna che lo hanno indagato per un reato particolarmente odioso: bancarotta fraudolenta per distrazione.
L'infortunio giudiziario di Gazzoni è relativo al crack di Victoria 2000, società che controllava il Bologna qualche anno fa. Il crack non è manco questione di bruscolini, circa 50 milioni di euro di debiti complessivi.

Ovviamente Gazzoni ai tempi della chiusura delle indagini dichiarava che sarebbe stato in grado di dimostrare la sua innocenza e la sua buona fede. Noi gli crediamo, tutti i cittadini sono innocenti fino a sentenza definitiva ed hanno soprattutto il diritto di difendersi.

Ciò che a noi fa specie è che il Gazzoni usi questo metro solo nel suo caso. Gli altri sono colpevoli "a prescindere". Galantuomo!

Etichette: , , ,

giovedì 31 luglio 2008

Il Moralizzatore

Interessante notizia scovata da amici juventini proprio oggi. Siamo scettici, non ci possiamo credere. Non possiamo credere che si tratti davvero del signor Gazzoni Frascara, lo stesso personaggio che ha esternato più volte il suo malumore per gli intrallazzi dei farabutti della Triade. Lo stesso Gazzoni Frascara che proprio poche settimane fa ha nuovamente esternato contestando la richiesta di rito abbreviato di Giraudo al processo di Napoli. Se fosse vero (ma noi non ci crediamo), sarebbe il caso di dire che il bue dava del cornuto all'asino.
Nonostante il nostro scetticismo, riportiamo la notizia così come è stata lanciata dal sito de l'Espresso:


Crac Bologna, Gazzoni verso il processo

"Operazioni dolose dei vertici del club per continuare a giocare in serie A"

La procura chiude l'indagine sul crac milionario del Bologna-Calcio, il procuratore Di Nicola viene apposta a Bologna per firmare il decreto prima di andare in pensione, e la Guardia di Finanza, quando si arriverà in aula, è pronta a dimostrare che il patron e i vertici della squadra "truccarono" le carte per poter continuare a giocare. E' il fallimento di Victoria 2000, la "cassa" del Bologna-Calcio, e l'indagine per bancarotta fraudolenta potrebbe portare alla richiesta di rinvio a giudizio per l´ex dominus Giuseppe Gazzoni Frascara, per il suo ex socio Mario Bandiera, il commercialista Matteo Tamburini e per uno dei tre componenti del collegio sindacale, Massimo Garuti. Altri quattro, di cui non si conoscono i nomi, sono indagati, ma escono dall'indagine gli altri due sindaci Mario Ravaccia e Mauro Venceslai. Bancarotta fraudolenta, dunque, per un "buco" da 35 milioni di euro creato da "Victoria", la finanziaria fallita nel marzo 2006 alla quale il Bologna faceva capo prima della vendita a Cazzola. I capitoli dell'indagine sono tre: la ricapitalizzazione della società, i diritti televisivi e la cessione del marchio.
Scrivono, i finanzieri, che gli indagati «posero in essere operazioni dolose, indotte dall'esigenza di occultare la grave crisi finanziaria della controllata Bologna football club 1909 Spa e consentirle l'iscrizione ai campionati nazionali di calcio, secondo i parametri di bilancio prescritti dalla Figc e vigilati dalla Commissione di vigilanza sulle società di calcio, ente che, già nel marzo 2002, aveva disposto verso il Bologna Fc la sospensione dell'erogazione dei contributi federali e la diffida a sanare il pesante indebitamento entro il termine perentorio di giorni 90». Intercettazioni e perquisizioni hanno permesso ai pm Cieri e Lazzarini di fare luce in primo luogo sul conferimento della partecipazione del Bfc nel Bologna football club 1909 Holding Spa (Bfch) e sulla cessione della licenza d'uso dei diritti televisivi e di immagine dall´una all'altra, operazioni che avrebbero permesso di sistemare il bilancio Bfc e i relativi indici funzionali all'iscrizione al campionato di calcio 2002-2003. Sotto la lente d'ingrandimento, poi, la cessione del marchio "Mondobologna" da Bfc a Bfch, collegata al rientro anticipato dei diritti televisivi e d'immagine da Bfch a Bfc, per aumentare i flussi di cassa e avere le carte in regola per l'iscrizione al campionato 2004-2005, e la copertura delle perdite e la ricostruzione del capitale di Victoria 2000 «con cessioni di partecipazioni interne al gruppo a valori sproporzionati».

P.S. Leggete con attenzione le accuse rivolte all'ex patron del Bologna. Sembrano identiche a quelle per cui è quasi finita sotto processo un'altra squadra del Nord Italia, con maglia a strisce. E guarda caso, Gazzoni ha sempre difeso il presidente di questa squadra dalle accuse di aver manipolato i bilanci. Solo coincidenze, ovviamente.

Etichette: ,