martedì 23 febbraio 2010

Un Candido abbraccio

S'interessa poco di calcio l'ingegner Elkann, e così le poche volte che ne parla verrebbe voglia di ragionare su quello che dice; certo è un esercizio difficile, ma in fondo è lui che che dà le direttive sulla Juve, con le parole e con i fatti è lui che ha preso il posto che fu di Gianni e Umberto Agnelli.

Ieri era a Milano (si ricordava Candido Cannavò in una sala gremita di bella gente, come ricorda il premuroso Monti sul Corsera), e i giornalisti gli hanno posto domande sull'attualità del calcio e della Juve. Sull'attualità del calcio, e le manette di Mourinho in particolare, niente da dire: giusto il suo invito a stemperare i toni e ad essere costruttivi. Sull'attualità della Juve, se ascoltate l'intervista, sentirete la frase: "La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo". La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo... e qui da dire ci sarebbe tanto: stemperare i toni va bene, ma ci aspettavamo un richiamo alle vittorie, quella frase sembra detta non dal presidente della Juventus vera, ma da quello di una società che lotta per non retrocedere.

Al di là delle parole, comunque, sono i fatti quelli che contano, specie in questo periodo in cui si gettano le fondamenta del prossimo campionato, e per la Juve ci sarebbe tanto da fare: il nuovo sponsor sulle maglie, nuovi acquisti per i ruoli dove la squadra, a detta di tutti, è debole, rosa da svecchiare, budget a disposizione degli operativi e chi più ne ha più ne metta.

Fatti, appunto, e non parole; ci vorrebbero dei fatti, come quelli che si vedevano ai vecchi tempi. Per esempio, sullo sponsor: la Fiat e i suoi amministratori hanno contatti con mezzo mondo, se non col mondo intero; è di pochi giorni fa la notizia che il Milan ha portato a casa un accordo importante: cosa si sta facendo alla Juve?

Oppure sul più che probabile deficit di bilancio: senza ispirarsi a quelle società che per anni hanno inventato plusvalenze e fatto debiti bruciando centinaia di milioni per ogni esercizio, si sta valutando come fronteggiare qualche anno di vacche magre? La Exor, per accennare la prima cosa che viene in mente, non potrebbe finanziare temporaneamente la Juve?

Da tifosi aspettiamo di veder quali fatti matureranno, però una cosa ci sembra chiara: se l'obiettivo che l'ingegnere ha in mente per la Juve fosse di non perdere, allora si può lasciare tutto com'è e interessarsi di pallone una volta ogni tanto (magari per farsi abbracciare da Moratti, si veda la foto); per vincere però, come dovrebbero aver insegnato Gianni e Umberto Agnelli, ci vuol ben altro.

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lunedì 21 settembre 2009

Quel ladro di Ferguson!


Ieri, molti di noi hanno rinunciato a vedere la serie A e a "controllare" le nostre nemiche, per godersi finalmente una partita di calcio vera e ben giocata: il derby di Manchester, che quest'anno vedeva opposto al solito fantastico United, il City dei milioni, finalmente competitivo e di livello, grazie agli acquisti estivi.
Una partita bellissima, giocata su ritmi alti, con belle giocate individuali, pochissimi errori nei passaggi, gran gioco di squadra da parte di entrambe.
E' finita 4-3, e come in tutte le partite davvero belle, il destino gioca la sua beffa: a far vincere la partita allo United è stato Owen, ovverosia l'ex idolo dei nemici del Liverpool, e per di più dopo 7 minuti di recupero, di cui l'ultimo addizionato dall'arbitro nel corso dell' extra-time.
Questo ha fatto arrabbiare Mark Hughes, il tecnico gallese dei Blue Moons, e divertire assai Alex Ferguson, assai seccato da mesi con i rivali cittadini per la loro gestione dell'acquisto di Tevez. Un Ferguson rabbioso, come un Lippi d'altri tempi.
Oggi sulla Gazzetta, tale Pisapia gli concede l'onore: la supremazia cittadina, dice, è sua perché ha vinto 33 titoli in 20 anni, ma "anche perché continua a esercitare quel fascino discreto a cui certi arbitri proprio non sanno resistere".
Benvenuto nel mondo dei ladri, Sir Alex. In Sua compagnia, da oggi, tutto sarà più bello e divertente.

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martedì 8 settembre 2009

La Vergogna dello Sport


Scrive la Gazzetta dello Sport che in Consiglio Federale ieri si è parlato del nuovo regolamento degli Agenti dei calciatori che, incredibilmente, esclude incompatibilità a motivo di parentela; l'Agente che ha un parente che fa il dirigente o l'allenatore basta solo che lo dica al suo assistito. Sembra incredibile ma è così.

Incredibile perché all'epoca dello scandalo Gea i moralisti a comando e gli sparacazzate per vocazione dicevano che era immorale che Alessandro Moggi facesse l'Agente, mentre suo padre era il Direttore Generale della Juve; durante il processo Gea il PM Palamara aveva sostenuto che la Gea era stata addirittura concepita come cupola, era una creatura di Moggi padre e figlio che, da delinquenti, progettavano di sfruttare la parentela e il lavoro che facevano per sgominare illecitamente la concorrenza.

Oggi, mentre la Figc autorizza i figli dei padri dirigenti/allenatori a fare da procuratori, moralisti e sparacazzate stanno muti come i pesci, Palombo non fa pistolotti e la Gazzetta dà la notizia con dieci righe morte dal sonno. Non solo ma, vergogna nella vergogna, prendendo spunto dal fatto che l'Agente deve avvisare il possibile assistito se ha un parente nel calcio (tipo "Ciao Diego, sono il figlio di Marcello volevo parlarti"), il piccolo giornale rosa ha il coraggio di titolare l'articoletto "Regolamento agenti, resta il rischio incompatibilità". Quasi che, per il finto perbenismo della Gazzetta e di Palombo, a quell'ipotetico approccio di prima, Diego fosse in dovere di rispondere "Mi dispiace, ma se sei il figlio di Marcello, io da te non mi faccio assistere".

Roba che dovrebbe far vergognare la Federazione e i moralisti a comando, i giornali e tutti i loro sparapalle per vocazione. Roba che se ci fosse un Garante a proteggere i lettori inermi, non diciamo che la Gazzetta la farebbe chiudere (ci costa fatica, ma restiamo liberali fini in fondo), ma dovrebbe obbligarla a cambiare il nome della testata (liberali sì ma, prim'ancora, rispettosi della verità).

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sabato 5 settembre 2009

Parla il Maestro

Signori, tutti in piedi. Parla il Maestro.

Ecco cosa dice sir Alex Ferguson sul nostro Ciro Ferrara: "Per me non è una scoperta. E neppure una novità. Conosco Ciro per averlo incontrato tante volte da avversario e vi posso garantire che è uno tosto. Farà bene, molto bene. Per due motivi: il primo è che un campione come lui sa come prendere i giocatori. Il secondo è che guida una grande squadra come la Juve che lui conosce benissimo. Non ci sono segreti, può percepire anche le più piccole sfumature. In questo meeting ha ascoltato molto e le poche volte che ha parlato ha dimostrato di avere le idee chiare. Mi è piaciuto, mi piace, prevedo per lui un futuro ricco di soddisfazioni".

Non è la prima volta che il tecnico scozzese è prodigo di complimenti verso la Juventus: già in passato ha dichiarato di essersi ispirato alla Juventus di Marcello Lippi, con la quale il suo Manchester ebbe epici scontri in Europa.
Per fortuna esistono ancora persone che capiscono di calcio: qui in Italia, cosa del resto tipica della nostra storia, c'è chi vorrebbe far credere che quella Juve fosse il simbolo del male; ma, evidentemente, in Europa la barzelletta farsopolara ha il credito che merita. Zero.

Per chi capisce di calcio è il campo che parla. Con buona pace delle gazzette, di Sandulli e di Guido Rossi.
Loro ancora non lo sanno, ma uno sbadiglio li ha già seppelliti.

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venerdì 21 agosto 2009

Calcio flop?

L'inchiesta di copertina dell'Espresso di oggi è dedicata al calcio; sei pagine sul "calcio flop", sui debiti, sui campioni che se ne vanno all'estero, sugli stadi che allontanano le famiglie e chi più ne ha più ne metta.

Ma è davvero così? La crisi del nostro calcio è di oggi?

A nostro avviso non è così, il nostro calcio era più in crisi gli scorsi anni, quando i furbetti finti-mecenati drogavano i bilanci e pensavano di tenere in piedi con lo sputo situazioni contabili disastrose. La situazione era critica ma veniva sottaciuta, grazie alle connivenza di gazzette ed espressi; la novità di oggi è che questo disastro, mai ammesso da nessuno e sul quale pochi visionari della nostra Associazione hanno cercato di far luce, stava per arrivare al punto di non ritorno e qualcosa sta cominciando a cambiare.
A Milano i finti super-mecenati hanno cambiato registro, uno in maniera definitiva per amore (dei figli), l'altro, non si capisce ancora bene, ma probabilmente dovrà adattarsi anche lui, magari per forza (la forza dei numeri). Ma questo non è il flop del calcio, semmai è il flop del finto mecenatismo. Di sicuro i comportamenti stanno cambiando, e non è detto che non diventino in generale più virtuosi.

Intanto prendiamo atto che ci sono società con bilanci in ordine e in attivo, come Udinese e Chievo; società con presidenti che vogliono investire nel calcio spettacolo, come il Napoli di De Laurentiis; società come il Genoa, con modelli di business da studiare attentamente; in più dovrebbe arrivare la legge sugli stadi. Come se il sistema stesse digerendo e smaltendo tutte le porcherie del passato, e nel frattempo si preparasse ad una nuova stagione.

In questo ragionamento l'esempio della Juventus ci sta come il cacio sui maccheroni. La Juve oggi, per i problemi cui accennavamo, sta davanti a tutti per il semplice motivo che, quando gli altri si ingrassavano di porcate, la gestione Giraudo, invidiata da tutta l'Europa, si ispirava alla correttezza e alla trasparenza. Non c'erano sostanze tossiche da smaltire e, nonostante abbiano fatto di tutto per abbatterla, non ci sono riusciti.

Non c'è nessun calcio flop; sta semplicemente venendo fuori la verità, che fa piazza pulita dei finti mecenati, prepara una fase nuova tutta da scoprire e premia i dirigenti più in gamba. Che tra questi quello probabilmente più in gamba sia stato costretto ad abbandonare il calcio è la constatazione più amara.

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domenica 16 agosto 2009

Gresko santo subito

Da segnalare, in settimana, una strepitosa intervista della Gazzetta (come dubitarne) ad uno dei massimi idoli della tifoseria juventina: Vratislav Gresko.
Il mitico interista del 5 Maggio spiega che si sente ancora in gran forma, e che addirittura ha ricevuto un'offerta dall'Italia. Della cosa non siamo per nulla stupiti, è logico che un calcio in assoluto decadimento sia dal punto di vista tecnico che finanziario punti solo su mediocrissimi giocatori dalla carriera non certo brillante.

Immancabile il riferimento a Calciopoli, la Gazzetta non poteva certo perdere l'occasione. Ecco qui cosa dice lo slovacco: "Sì, lo ricordo con tanta amarezza, perdemmo tutto in una partita, venimmo criticati, io più degli altri, ma voglio ricordare che 4 anni più tardi si capì perché l'Inter non vinse quel campionato, lo scandalo del 2006 ha fatto luce su molte cose...". Ogni commento appare superfluo, almeno per chi ricorda il livello di broccaggine del soggetto. Spiace però che giovani appassionati di calcio possano anche lontanamente sospettare che Gresko fosse un fuoriclasse al quale la mefistofelica Juventus abbia tarpato le ali (ma se fosse stato così, perché negli anni successivi a quelli interisti se n'è persa ogni traccia?).

Per fortuna esistono le videoteche, che testimoniano meglio di qualunque parola il livello dei numerosi bidoni che vestirono in quegli anni la maglia interista. Purtroppo gli unici che non se ne accorgono (o fanno finta) sono i giornalisti della Gazzetta: aspettiamoci a breve analoga intervista a Pistone, Centofanti e Vampeta.
Invece, per provare a convincere le masse che Recoba (pupillo di quel grande intenditore di calcio che è Moratti) era più forte di Zidane, alla Gazzetta dovranno aspettare un'invasione degli alieni. Nella speranza che questi ultimi, al loro passaggio, decidano di distruggere tutti gli archivi audiovisivi del mondo.

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domenica 9 agosto 2009

Il Re è nudo

Da subito abbiamo pensato che, con la dipartita di Ibra, l'Inter si sarebbe indebolita notevolmente. Comodo avere un giocatore che prende palla a trequarti campo, fa a sportellate con il mediano avversario e magari, arrivato al limite dell'area, fulmina il portiere con un pallonetto sopraffino, prima che il difensore centrale riesca ad intervenire.
In sostanza due giocatori in uno, e forse anche tre. Ora, con l'arrivo del bravissimo Eto'o, le cose sono cambiate: all'Inter serve un giocatore che inneschi le due punte le quali, va detto, sono senza dubbio di ottimo livello, come dimostrato dalla partita di Supercoppa.
Questo giocatore non c'è, almeno per il momento. Con buona pace dei cantori di Moratti e delle sue stratosferiche capacità di fare affari.
Altro piccolo problema, a nostro modesto avviso, è che se arriva questo genere di calciatore qualcuno dovrà fargli posto. Almeno fino a quando la Fifa non concederà ai neocrociati milanesi di giocare in dodici (la cosa è difficile, ma per chi vince uno scudetto arrivando terzo in graduatoria non impossibile).
Ad avvalorare questa nostra idea, è intervenuto nientepopodimeno che lo Specialone, che infatti ha dichiarato: "A noi adesso serve un play vero, perchè Stankovic l'anno scorso si è adattato ma non è il suo ruolo".
Vedremo se nei prossimi giorni una pensosa articolessa di qualche penna della Gazzetta lo taccerà di vigliaccheria, catastrofismo e disfattismo. A quel punto il passo per arrivare all'accusa di "alto tradimento" sarà breve, in particolare dopo aver fallito il primo obiettivo stagionale.
Non per nulla lo Specialone già ha dichiarato di rimpiangere l'Inghilterra.

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martedì 21 luglio 2009

Juve regina del mercato?

L'altro giorno la Gazzetta ha provato a solleticare i tifosi scrivendo di voglia di Juve, oggi ci riprova con i dirigenti scrivendo di Juve regina del mercato, e facendo i complimenti per il bilancio sostenibile. Forse i dirigenti non ne hanno bisogno, noi comunque ripetiamo l'invito a diffidare dei complimenti della Gazzetta (il famoso "Timeo Danaos et dona ferentes"), intanto perché sappiamo che ha un preciso interesse a fare il tifo per una squadra che non è la Juve, e poi perché nell'estate 2006 fu proprio la Gazzetta l'organo ufficiale del golpe che in meno di due mesi cercò di distruggere definitivamente la nostra società.

Se quel tentativo non è perfettamente riuscito, nonostante l'impegno di tanti pezzi grossi (e ormai se n'è accorto anche il piccolo giornale di Milano), certo è per merito di chi nel 2006 fu chiamato a gestire la società; ma un merito ancora maggiore va riconosciuto a chi l'ha gestita prima, per il semplice motivo che ne aveva fatto una delle società più forti e sane d'Europa.

E' appena il caso di ricordare che durante la gestione Giraudo-Moggi-Bettega la Juve non ha mai chiesto un euro alla proprietà, non ha fatto ricorso alla legge salvacalcio, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto niente di quanto ogni anno faceva e fa la squadra per cui tifa la Gazzetta. Era sana quella Juve ed anche forte, non solo nel campionato, ma anche quanto a settore giovanile; quella Juve s'era anche già portata avanti col progetto dello stadio di proprietà.

Nel diffidare dei complimenti non disinteressati, aggiungiamo che non è vero che la Juve è oggi regina del mercato; la Juve è una società sana, questa è la verità e i meriti li abbiamo succintamente richiamati. Al contrario della Gazzetta, però, noi la vogliamo anche forte e per questo ci batteremo criticando, se del caso, la società.

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venerdì 17 luglio 2009

Voglia di Juve


Se n'è accorta anche la Gazzetta, che apre la prima pagina titolando "Voglia di Juve".
Prima Diego, poi a sorpresa Felipe Melo, poi i tanti tifosi a Pinzolo, mettiamoci Ferrara che fa discorsi molto diversi rispetto a Ranieri ed ecco la voglia di Juve, ecco i tifosi juventini (in Italia siamo circa un terzo di tutti quelli che seguono il calcio) che fanno sentire la loro voce e la loro voglia arriva anche nelle redazioni più vicine agli uffici stampa milanesi che alle valli del Trentino.

Questa voglia di Juve coinvolge anche la redazione di ju29ro.com?

Certo che ci coinvolge. Abbiamo sempre pensato e scritto che non c'è contraddizione tra essere vicini alla squadra e prendere le distanze da chi nell'estate 2006 non l'ha difesa; siamo sempre più convinti che un vero juventino possa (e debba!) battersi per difendere la storia della Juve (tutta la sua storia) da ladri e sciacalli e, contemporaneamente, urlare allo stadio il suo "Forza Juve" rivolto a Del Piero e Molinaro, Marchisio e Iaquinta.

Il fatto che adesso arrivi il giornaletto rosa a cercare di fare il solletico ci insospettisce e ci fa stare in guardia. Diciamo allora ai nostri lettori: teniamoci stretta la nostra voglia di Juve, anzi di vera Juve, e condividiamola insieme sul nostro sito senza farci ingannare dai "Greci che portano doni". Uno dei nostri redattori è stato accreditato come inviato a Pinzolo, e ci sta raccontando i momenti importanti del ritiro; abbiamo anche noi un bell'archivio e redattori svegli per scrivere di calcio internazionale; giornali importanti ci leggono e tengono conto di quello che scriviamo; vi racconteremo le partite della Juve con la stessa passione e competenza che ci avete riconosciuto durante lo scorso campionato; continueremo a rompere le palle a chi pretenderebbe di fare opinione, senza che nessuno lo abbia delegato, seguendo i processi, parlando delle magagne dei bilanci e della giustizia sportiva; troveremo anche momenti per gli articoli "leggeri" e per l'ironia.

Sì, la sentiamo anche noi la voglia di Juve, la voglia di Juve vera; è molto diversa da quella delle gazzette grandi e piccole e la porteremo non solo allo stadio e al bar sport, ma anche sul nostro sito e sul blog.

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sabato 11 luglio 2009

Il Vaticano contro il calcio degli eccessi

Credevamo di essere i soli interessati alla sostenibilità finanziaria della gestione delle società di calcio. Ci sbagliavamo, prima l'Ocse ha avvertito che il calcio rischia di trasformarsi, anche in Italia, in una lavanderia di danaro sporco, successivamente anche il procuratore Antimafia Grasso fa propria questa preoccupazione. Ora anche il Vaticano decide di intervenire. Infatti l'Osservatore Romano in un articolo di oggi, a proposito della faraonica campagna acquisti del Real Madrid, scrive: "Il pericolo è di dar vita ad una spirale di crescita dei prezzi, che aumenti i rischi di fallimento per le squadre, e di organizzazioni criminali pronte a investire i loro proventi illegali proprio nel calcio".
Noi abbiamo detto la nostra riguardo al Real: pensiamo che la facilità con cui Florentino Perez ha accesso al credito sia dovuta alla sicurezza, come già avvenuto in passato con l'operazione immobiliare "Ciudad Deportiva", di riuscire a concludere operazioni, magari con lo Stato spagnolo, che rimettano in sesto i conti.
E qui ha ragione l'Osservatore: chi non ha dietro le spalle uno Stato pur di competere potrebbe rivolgersi alle organizzazioni criminali sparse per il mondo e desiderose di riciclare del danaro sporco.
Ma la cosa strana è che, in questo crescendo di allarmi, solo il presidente della Uefa si sia esposto per porre un freno a questa spirale che potrebbe distruggere il calcio. Tutti gli altri, dalla Figc di Petrucci, alla Procura federale di Palazzi, fino ai giornali, specialmente quelli sportivi, continuano a brillare per il loro assordante silenzio. Tutti ancora a dare la caccia al fantasma di Moggi, qualcuno addirittura a chiedere la ricusazione della giudice Casoria rea di non accettare Palombo nelle veste di giureconsulto supremo e di non confondere la Gazzetta Ufficiale con quella dello sport.
Una situazione ridicola e penosa.

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venerdì 3 luglio 2009

Zamparini ha capito

Abbiamo l'impressione che il presidente del Palermo Zamparini abbia capito tutto su cosa è effettivamente successo nell'estate del 2006. E abbia anche capito dove sta tirando il vento, ora, al processo di Napoli.
In un'intervista a Radio Kiss Kiss dichiara di parlare con Moggi tutti i santi giorni. E non solo, dichiara di aver passato una bella giornata ad Ischia con lui la settimana scorsa.
Su questo punto Zamparini ha ragione: è libero di parlare di quello che gli pare, con chi gli pare. E se gli pare può anche passare una giornata ad Ischia con Moggi. Con buona pace di Palazzi, di Abete e della Gazzetta dello Sport. Questo perché ognuno di noi può parlare con chiunque, con l'unico limite che può essere posto dalla magistratura, unico organo deputato dalla Costituzione Italiana a limitare le libertà personali dell'individuo. La giustizia sportiva può solo squalificare soggetti reputati colpevoli di una trasgressione al codice interno dell'associazione sportiva di riferimento. Palazzi, Abete e il soviet della Gazzetta se ne facciano una ragione. Ma fino a quando la Costituzione è in vigore loro non ci possono fare nulla. Per fortuna.

Ma nell'intervista di cui vi stiamo raccontando, Zamparini si è lasciato sfuggire una verità che secondo noi tutti hanno capito su Calciopoli. Verità che nessuno ha il coraggio di dire, forse per omertà, forse per paura: "Quando Moggi è stato condannato, se avesse avuto me come presidente non gli sarebbe mai successo nulla".

Bingo!

Esatto, se Moggi e Giraudo avessero avuto un presidente e una proprietà che li avesse difesi dalla fuffa farsopolara, non sarebbe accaduto nulla. Semplicemente perché Moggi, Giraudo e la Juve non hanno fatto nulla. Tutti lo sanno, nessuno lo dice e a Zamparini l'arcano è sfuggito.
Speriamo presto che gli sfugga, magari, qualche altra verità forse origliata nei capannelli tra i presidenti durante le noiose riunioni in Lega; per esempio, cosa pensa lo Zampa sulla proprietà della Juve che, anzichè difendere la sua società, aizza il fuoco antijuventino da Bar dello Sport, con i suoi giornali di proprietà o partecipati (La Stampa, Corriere, Gazzetta)?
Bella domanda.
Il fatto esilarante è che il povero Zamparini, accortosi che l'aveva sparata grossa (ma vera), dicendo che con lui a Moggi non sarebbe successo nulla, prova a correggere il tiro: "Io Moggi l'ho sempre combattuto", esclama. Noi diciamo, ma se l'ha combattuto come mai ora dice di sentirlo tutti i giorni e di andarci in gita assieme? Evidente, che questa frase è solo un miserrimo tentativo di depotenziare quanto detto un minuto prima. Ma a volte, si sa, le toppe sono peggio del buco.

Caro Zamparini, si faccia coraggio, dica tutto quello che sa, senza paura. Intanto ormai appare evidente che tutta la cricca che ha organizzato l'ignobile farsa sarà travolta dalla verità che sta venedo a galla! Rifletta, se anche un umile impiegato della Can ha avuto il coraggio di dire di fronte al giudice di sapere che l'Inter commissionava dossier sugli gli arbitri, vuol dire che la commedia è veramente agli sgoccioli!

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venerdì 26 giugno 2009

Piovano le querele

Si fa un gran parlare di puttane. Roba che ormai i quotidiani li leggiamo dalla prima pagina, senza più passare direttamente allo sport.
Va da sè che, specularmente al discorso sulle puttane, in base a qualche interesse di parte, si riesce ancora a trovare qualche notizia succosa anche nelle sezioni sportive.
Ieri, su Il Giornale, ad esempio, si speculava su un possibile divorzio tra Ibrahimovic e il suo procuratore Raiola, ritenuto dalla dirigenza interista il vero guastatore dei rapporti tra lo svedese e i nerazzurri. Si aggiungeva che lo stesso Mourinho avrebbe più volte consigliato all'asso di Malmoe di cambiare agente, suggerendogli, in totale buona fede, di far gestire i suoi affari, al suo di procuratore: Jorge Mendes.
Prostituctione intellettuale?
Se non è vero, li quereli.
La Gazzetta oggi invece riporta indiscrezioni sulla trattativa per portare in bianconero il centrocampista maliano del Madrid, Mahamadou Diarra.
E' con candore e innocenza, e senza adombrare alcun imbarazzo, che si riporta il nome del personaggio che starebbe conducendo la trattativa: Davide Lippi.
Ricapitolando: i Lippi sono in conflitto d'interesse solo se esistono i Moggi.
Se no fanno come gli pare, col placito della Gazzetta.
E se non è vero, che querelino.
Su La Repubblica, seguiamo gli sviluppi del caso, approdato in Tribunale, che oppone l'ex pilota della Ferrari Eddie Irvine e il giovane rampollo Moratti, il figlio del sindaco. Il pilota irlandese sostiene di essere stato aggredito con violenza alle spalle dal Morattino, per una questione di gelosia.
Quando il Moggino invitava a cena a Parigi Ilaria D'Amico (una cosa che in molti avremmo fatto) veniva additato come simbolo di corruzione morale e protervia. Adesso che è tempo di puttane, sono tutti pronti a usare la doppia morale.
Ma tra un fedifrago e un violento, noi prendiamo sempre il primo.

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venerdì 12 giugno 2009

Gazzetta, non così


Riassumendo l'umore dei milanesi e tanto per animare le discussioni al bar sport oggi la Gazzetta dello Sport se n'è uscita con un "Cosi' non vale", sparato su tutta la prima pagina; oggetto del titolo era la campagna acquisti megagalattica di Perez, l'umore molto probabilmente quello di Moratti e Galliani.

Fin quando i rossonerazzurri si scambiavano quattro primavera per 50 milioni alla Gazzetta andava bene, nel 2005 hanno fatto il giochetto del marchio e la Gazzetta ha candidamente continuato a vantare il loro mecenatismo, nel 2006 i maghi di Moratti hanno tirato fuori dal cilindro altri 150 milioni di plusvalenze patrimoniali e Verdelli ha continuato con gli osanna al grande mecenate, adesso che a Madrid è arrivato un mecenate che è più grande di Moratti alla Gazzetta non sta bene.

Cosa sta combinando il presidente del Real Madrid sinceramente non lo sappiamo, sarà anche giusto scandalizzarsi ma a quello dovrebbero pensarci le gazzette spagnole; sappiamo bene, invece, cosa ha combinato il signor Moratti nell'assoluto silenzio della gazzette nostrane, ne abbiamo parlato a lungo nella nostra sezione Bilanciopoli e ricordiamo solo due cifre della sua presidenza: 700 milioni di aumenti di capitale e 800-900 di finte plusvalenze.

Antonio Giraudo, a suo tempo, di fronte al mecenatismo alla milanese aveva parlato di immoralità; da parte nostra aggiungiamo oggi che non si fa giornalismo come lo fanno alla Gazzetta. Se vogliamo affrontare il tema del calcio gonfiato, dei bilanci drogati e dei presidenti megalomani dovremmo cominciare da casa nostra, altrimenti si corre il rischio di fare la figura del bue che dà del cornuto all'asino.

E ci sarebbe tanto da scrivere. Per esempio, su cosa ha, a suo tempo, comportato nel calcio la discesa in campo di Berlusconi (anche se ormai sembra passato un secolo); oppure sui bilanci dell'Inter e sul fatto che hanno finito per condizionare il campionato già da parecchi anni. Ci sarebbe tanto da scrivere, ma la Gazzetta non ne ha mai scritto forse perché interessata solo al rosa della vita e quando c'è di mezzo del rosso-nero-azzurro si vede che agiscono i freni inibitori.

Certo è facile fare da megafono alle doglianze della grande Milano, e adesso nei bar sport saranno tutti scandalizzati perché Perez è un megalomane e non si sa dove può prendere tutti quei soldi; c'è però uno scandalo ancora maggiore e riguarda il fatto che il vero giornalismo sarebbe tutta un'altra cosa.

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giovedì 21 maggio 2009

La Tsushima di RCS


Pessime notizie dal fronte economico finanziario per la flotta Rizzoli - Corriere della Sera. Per porre rimedio alle gravi perdite il management del gruppo ha presentato un piano lacrime e sangue, che prevede parecchi esuberi del personale e anche una riduzione delle copie distribuite in omaggio dei suoi due più importanti giornali: la corazzata Corriere della Sera e l'incrociatore rosa che noi ben conosciamo.
Risulta che le copie omaggio della Gazzetta saranno ridotte di circa 120.000 unità. Molto probabilmente questo porterà la tiratura del giornale sportivo del gruppo a non più di 300.000 copie al giorno. Se si pensa che solo 5 anni fa venivano distribuite oltre 420.000 copie, possiamo affermare, senza paura di smentita, che siamo di fronte ad una vera catastrofe.
Ma quali sono i mali che hanno colpito i giornali del gruppo? Aldilà delle giustificazioni di maniera, che tendono a vedere nella crescita di Internet la causa della debacle della carta stampata, noi vediamo una motivazione molto più seria: la crescente sfiducia dei lettori in un'informazione che a volte dà l'impressione di essere più megafono del "potere" che strumento di informazione imparziale e obiettiva dei lettori.
Vediamo un paio di esempi che possono rendere chiara la nostra posizione. Ieri il Corriere ha proposto ai suoi lettori una cronaca assolutamente fuorviante dell'udienza napoletana sul processo Farsopoli. Addirittura, il giornalista è arrivato a dire che Moggi si arrabbiò con Paparesta dopo la famosa partita di Reggio Calabria perché l'arbitro non aveva voluto favorire la Juve. Bene, nulla di più falso, e la cosa è facilmente riscontrabile ascoltando per esempio le registrazioni dell'udienza di Radio Radicale: Moggi si è arrabbiato, come tutti i dirigenti italiani di squadre di calcio, quando le proprie compagini vengono platealmente danneggiate. Paparesta danneggiò gravemente la Juve e Moggi, come da costume consolidato, andò fuori dai gangheri. Evidente nella ricostruzione del Corriere l'intento di far passare nel lettore l'idea che Moggi si arrabbiasse quando la squadra non veniva aiutata. Quindi che era persona che pretendeva l'aiuto. Cari lettori, dite voi se questo è giornalismo.
La Gazzetta, se possibile, è riuscita a fare di peggio. Diventando megafono delle parti civili estromesse dal processo, che addirittura teorizzano la ricusazione del magistrato a capo del collegio giudicante. Veniamo ai fatti. Il giudice avrebbe detto che bisogna procedere a tappe forzate perché ci sono "processi più importanti". Apriti cielo, per le parti civili (e per la Gazzetta) questo può essere motivo di ricusazione, visto che attesta la prevenzione del giudice che considera ben poca cosa lo scandalo del secolo. Noi invece saremmo d'accordo: in un paese serio un simile processo non avrebbe mai visto la luce, data l'assoluta insussistenza delle accuse. Ma il nostro parere non importa.
Quello che conta è che la Gazzetta non ha riportato correttamente il pensiero del magistrato, che in realtà ha detto di avere processi con detenuti, quindi più importanti di quello su Farsopoli, che grazie a Dio non vede nessuno privato della libertà personale. Chi non può essere d'accordo con il pensiero del giudice, che considera più importanti processi nei quali persone innocenti fino a prova contraria sono private della libertà? Valutate voi, cari lettori, se questo è buon giornalismo.
Quello che si intuisce, e si può a buona ragione sospettare, è che i giornali RCS tirino sempre l'acqua al proprio mulino. Eh sì. Mai dimenticare infatti che tra gli azionisti del gruppo RCS vi è Tronchetti Provera, socio e sponsor di quell'Inter che vedrebbe totalmente delegittimate le proprie vittorie qualora la Triade juventina venisse assolta dalle accuse di Calciopoli. E mai dimenticare che anche il ramo Elkann della famiglia Agnelli è presente tra i soci RCS. Ramo della famiglia, sia detto chiaro e tondo, che ha potuto strappare dalle mani del ramo umbertiano della famiglia Agnelli il controllo della Juve, grazie proprio allo scandalo del 2006.

Sarà un caso, ma il pensiero esposto sui giornali del gruppo RCS è sempre coincidente con gli interessi dei propri azionisti. Sarà un caso, ma i lettori che pagano quando vanno in edicola, comprano sempre meno i giornali del gruppo. Forse i lettori si stanno stancando di pagare per leggere dei quotidiani che hanno una posizione sempre allineata agli interessi degli azionisti? Noi pensiamo stia andando proprio così. Ed è per questo che la flotta RCS, da flotta invincibile si sta sempre più trasformando in un'accozzaglia di bagnarole, come quelle che i russi mandarono, agli inizi del XX secolo, dall'Europa in Estremo Oriente, per combattere i giapponesi. Ovvio e scontato che per noi il gruppo RCS sarà destinato a fare la stessa fine delle navi russe nella battaglia di Tsushima.

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mercoledì 20 maggio 2009

Ladri di cavalli e puttanieri di professione

E così Ranieri vuole lo stipendio pagato fino al 2010 ed essere libero di trovarsi subito un'altra squadra; proprio quel Ranieri che tutta la stampa ha dipinto come un gentiluomo all'inglese. Anzi, pare che lui abbia detto che in Inghilterra si fa così, e da gentleman qual è lui vuole fare all'inglese anche se ha firmato un contratto in Italia, che Blanc vuole gestire all''italiana.

A Torino, scrivono i giornali, c'è stupore e imbarazzo; immaginiamo Blanc amareggiato ed è a lui che vorremmo dedicare questa riflessione, prescindendo dal caso Ranieri; una riflessione d'ordine generale.

Diciamo allora che nel calcio nazionale di gentleman è da quel dì che non vediamo neppure l'ombra. Quando l'avvocato Agnelli era ancora in vita, era di moda l'aneddoto della sua risposta su Moggi che era stata questa: "Lo stalliere del re deve conoscere i ladri di cavalli".

Nessuna amarezza o meraviglia quindi, caro signor Blanc, di ladri di cavalli si trovano tracce nel nostro calcio fin dagli albori del campionato. Piuttosto la considerazione da fare è un'altra, perché nel frattempo quest'anno è arrivato Mourinho che, con l'assistenza del suo ufficio stampa, ha sputtanato tutto il calcio nostrano (arbitri, giornalisti e allenatori, evidentemente con dentro anche Ranieri) parlando di prostituzione, cioé, per dirla come mangiamo, di puttanieri di professione che è peggio del ladri di cavalli.

Se ci riflettiamo bene dobbiamo osservare che Blanc di fronte a quello sputtanamento si era incazzato e aveva chiesto all'Inter di dissociarsi; ma l'Inter del signor Massimo Moratti non solo non si era dissociata, ma aveva risposto che era in sintonia col suo allenatore e il suo ufficio stampa (a dir la verità noi pensiamo che l'ufficio stampa sia proprio quello dell'Inter ma questo è un dettaglio).

Possiamo allora dire che siamo ufficialmente passati dalla fase dei ladri di cavalli a quella dei puttanieri di professione; ed è questa la conclusione della riflessione che offriamo al signor Blanc affinché faccia tesoro dell'amarezza di oggi per trarre forza e juventinità per il domani.

Tragga forza, caro signor Blanc, e rifletta con noi sulla capintesta del campionato dei puttanieri di professione: l'Inter mette in distinta e manda a parlare in televisione per suo conto un pregiudicato, una persona che ha patteggiato con la giustizia ordinaria una condanna di otto mesi; l'Inter è chiamata direttamente in causa in un processo per pedinamento e indirettamente in uno per spionaggio sul mondo del calcio; l'Inter ha patteggiato con la giustizia sportiva per irregolarità dei bilanci fino al 2004-05 e ha continuato sulla stessa strada a partire dal 2005-06; l'Inter compra terzini e centravanti mentre secondo la normativa dovrebbe prima vendere.

Potremmo continuare con altre società o con le amenità dei giornalisti (oggi quelle di Gazzetta e Corriere sul processo di Napoli), ma possiamo fermarci qui per concludere che il caso Ranieri è una piccola cosa e il nostro ex mister è una brava persona che semplicemente è andata nel pallone; fa venire in mente il tempo dei ladri di cavalli, mentre oggi primeggiano i puttanieri di professione.

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sabato 9 maggio 2009

Revisione di Farsopoli, i gazzettari e noi

Informa oggi Tuttosport (in un piccolo articolo a pagina 17) che la Corte di Giustizia Federale ha accolto il ricorso di Guardiola ed ha cancellato la squalifica di quattro mesi inflitta per doping nel 2001, quando giocava nel Brescia. Quella squalifica era passata al vaglio di tutti i gradi della giustizia sportiva ed era quindi irrevocabile eppure è stata rivista e revocata. Come mai?

Il fatto è che Guardiola ha subito anche un procedimento penale che, dopo i vari gradi di giudizio, è finito con l'assoluzione e forte di questa novità ha chiesto, in base all'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, che la sentenza fosse rivista e la Corte di Giustizia di Federale gli ha dovuto dare ragione.

Stiamo parlando di doping, che è un'accusa diversa da quella che ci è costata la serie B, ma il ragionamento porta proprio lì, a Calciopoli e alla pretesa di tutti i gazzettari per cui le sentenze su Moggi, Giraudo e la Juve avendo superato tutti i gradi di giudizio sono irrevocabili e nessuno le può più toccare. Questa è una gazzettata, anzi una cazzata, perché l'articolo 39 del C.G.S. tratta di "revisione e revocazione", e prevede proprio i casi in cui le sentenze (irrevocabili per i gazzettari) possono essere revocate e il caso Guardiola lo dimostra.

Sul sito ne abbiamo già parlato e adesso c'è appunto l'esempio di Guardiola, legato evidentemente alla sentenza emessa dalla giustizia ordinaria; ricordavamo sul sito il parere del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Prof. Caianiello che, interpellato dalla Figc sul caso Recoba, aveva raccomandato prudenza (e la Figc allora era stata prudente, anche perché l'Inter di Moratti aveva minacciato di andare per tribunali) proprio perché ci poteva essere un pronunciamento della giustizia ordinaria in contrasto con la sentenza della giustizia sportiva, col conseguente incasinamento, aggiungiamo noi, che ognuno può immaginare.

L'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, quindi, c'è e per Guardiola è stato applicato; è un articolo che ai gazzettari non piace, ma noi faremo da cani da guardia per verificare se possa essere applicato anche in altri casi e casini; uno in particolare.

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mercoledì 29 aprile 2009

Predicare bene e razzolare male

Prendendo spunto dall'intervento di John Elkann ("La Juve punta sul calcio sostenibile, bisogna conciliare bilancio e vittorie") la Gazzetta di oggi fa una specie di predica. Scrive Umberto Zapelloni che la "fiera dei sogni è finita" e che il calcio deve darsi una regolata: bilancio sostenibile e stadi di proprietà; politica dei giovani e niente più assegni dei presidenti.

Una bella predica, niente da dire, con la raccomandazione ai tifosi di "contare fino a dieci" prima di contestare quando non si vince, e con l'aggiunta che ci vorranno pene più severe per chi si macchierà di doping finanziario.

E qui sta il punto: da come scrive Zapelloni sembra che attualmente queste pene non siano previste, come se alla fiera dei sogni ognuno era libero di andare a comprare tutti i terzini sinistri che voleva, e magari pagare anche due allenatori per la stessa stagione; da come scrive la Gazzetta sembra che i bilanci siano dopati perché la legge lo permetteva, sembra che prima dell'arrivo di John Elkann il bilancio della Juve non era sostenibile.

Ma non è così. La legge c'è, il Codice di Giustizia Sportiva prevede anche la serie B per chi dopa il bilancio, solo che questo la Gazzetta non l'ha mai detto e i bilanci non li ha mai guardati; quando il Milan ha fatto la finta compravendita del marchio la Gazzetta non ha scritto che dopava il bilancio. ma ha riportato i ringraziamenti dei tifosi a Berlusconi che sanava il passivo; quando l'Inter, insieme con la finta compravendita del marchio, ha fatto l'operazione Inter Capital creando plusvalenze patrimoniali "di carta" per centinaia di milioni di euro la Gazzetta non ha scritto che rischiava la serie B, ma ha riportato il comunicato stampa con cui l'Inter rendeva omaggio al mecenatismo di Moratti (leggete il dossier Bilanciopoli sul nostro sito).
La Gazzetta non ha mai scritto a quanto ammontano i debiti delle nostre società e che non possono superare certi limiti rispetto al fatturato, solo un giornale straniere ha "osato" scrivere che Inter, Milan e Roma fanno insieme un miliardo di euro di debiti.

Non è così perché nella Juve di Giraudo (e Moggi e Bettega) il bilancio era sostenibile visto che, dopo la quotazione in Borsa, non c'era stato nessun aumento di capitale, non si era fatto ricorso alla legge spalma-perdite del 2003 (varata da Berlusconi e sfruttata da Inter e Milan per 550 milioni) e non si era fatto finta di vendere il marchio.

Non è, insomma, come vorrebbe far capire la Gazzetta; il guaio, secondo noi, è che non solo i bilanci delle società di calcio erano e sono dopati, il vero guaio è che non c'è nessuna gazzetta che lo scriva; il guaio è che Zapelloni predica bene ma il suo giornale, come la stampa sportiva in generale, razzola male.

Diciamo allora ai nostri lettori che non c'è da aspettarsi nessun inasprimento di pena (semmai le novità potrebbero arrivare dall'Uefa di Platini); ci sarebbe semmai da verificare se i redattori di qualche gazzetta andranno a leggersi i prossimi bilanci (del Milan, dell'Inter e compagnia cantante) per far capire ai lettori se sono dopati oppure no.

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lunedì 30 marzo 2009

Primavera dell'anno

Simpatica iniziativa della Lega Calcio, che dà la possibilità a tutti gli appassionati di votare settimanalmente il miglior calciatore di giornata per ogni squadra del campionato Primavera.
Il calciatore che avrà raccolto più preferenze tenendo in considerazione quanto espresso dai tifosi, ma anche in base a una giuria della Gazzetta e a una di Sky, vincerà il titolo di "Primavera dell'anno".

Noi vi invitiamo a partecipare e a votare uno dei tanti bravissimi ragazzi in bianconero. Sarà un impresa difficile, viste le giurie prescelte per il giudizio tecnico. Sappiamo tutti che alla magggica redazione di Sky e quella onestissima della Gazzetta il bianconero non sta simpaticissimo, ma mettere tutti in difficoltà sarà un piacere.

Link per votare

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venerdì 13 marzo 2009

Ma Palazzi legge La Stampa?

Sicuramente il superprocuratore Palazzi legge la Gazzetta (ce ne siamo resi conto nell'estate 2006 quando proprio quel giornale che ha tra i proprietari Tronchetti Provera e John Elkann ha fatto scoppiare lo scandalo di Calciopoli ed ha "indovinato" la previsione della Juve retrocessa in B); ci chiedevamo se legge altri giornali e in particolare La Stampa.

La Stampa di oggi, infatti, nel parlare di guai che la Roma sembra avere col fisco, ricorda una indagine della Procura di Torino sui compensi a Capello quando allenava nella capitale; questa indagine era stata segnalata proprio dalla Stampa già nell'estate 2008, recentemente è stata passata per competenza alla Procura di Roma ed è basata sull'ipotesi di pagamenti in nero e all'estero per parecchi milioni di euro.

Roba assai pesante in termini di giustizia sportiva, pesante perché ballerebbero dei punti di penalità che potrebbero far sballare la classifica di quest'anno per i posti in Champions; usiamo il condizionale perché non si è avuta notizia di indagini da parte del superprocuratore che leggerà probabilmente tanti giornali, sicuramente legge la Gazzetta ma fa venire il dubbio che non legga La Stampa.

Con un rischio, anzi due: che possa scattare la prescrizione quanto a giustzia sportiva, quella che ci hanno sempre detto che è veloce come il vento, arriva prima di quella ordinaria e colpisce pure più duramente; che, peggio ancora, possa scattare una denuncia da parte di qualche Associazione di consumatori o per iniziativa di qualche società che per quei posti in Champions si sta sbattendo.

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mercoledì 25 febbraio 2009

Rispettare la verità

Candido Cannavò (pace all'anima sua) era molto amico di Giacinto Facchetti; lo dicono tutti i giornali, il Corsera specifica che non solo era amico ma "lo portava sempre ad esempio dello sport pulito e leale", quel tipo di sport di cui Cannavò viene celebrato come un cantore.

Questa celebrazione offende le menti libere perché se parliamo di Facchetti (pace anche a lui) non possiamo dimenticare che è finito nelle indagini di Palazzi sullo spionaggio dell'Inter; una cosa grave e bruttissima, altro che lealtà e pulizia, non sanzionata solo perché Giacinto Facchetti nel frattempo era morto.

Anche sulla Gazzetta di Cannavò grava un'ombra ancora più sporca dello spionaggio: quella di aver fatto non solo lo scoop su Calciopoli (che per Cannavò era Moggiopoli), ma di esserne stata il centro motore con intercettazioni riportate ad arte e sanzioni anticipate, quasi suggerite; una scelta editoriale all'apparenza (ma spesso le apparenze ingannano...) azzardata, visto che tra i proprietari del giornale figura John Elkann che è anche il principale azionista della Juve, però vincente, tanto che i giudici di Calciopoli hanno detto di essersi fatti guidare dal sentimento popolare e cioè di aver letto proprio la Gazzetta di Cannavò per farsi un'idea di come venirne a capo.

Visto che le cose stanno così e visto che per Facchetti Palazzi non ha potuto procedere perché era morto sarebbe meglio, molto meglio stare cauti con le celebrazioni che inneggiano allo "sport pulito e leale".

I morti meritano rispetto, ma la verità ne merita molto di più.

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venerdì 13 febbraio 2009

Gussoni forever

Il 6 marzo l'Associazione Italiana Arbitri eleggerà il presidente e finora ci sono due candidature, l'ex arbitro Nicchi e l'attuale designatore della serie D, Matteo Apricena; si vede che alla Gazzetta la faccenda non va giù, perché qualche giorno fa è intervenuto Ruggiero Palombo a ricordare l'impegno di Matarrese per la riconferma di Gussoni e a sottolineare che secondo osservatori neutrali (?) sia Nicchi che Apricena avrebbero degli "scheletri negli armadi".

Già era poco elegante riferire misfatti osservati da altri (come succede certe volte nei fatti di mafia), ma stamattina, per completare l'opera, a rimorchio della Gazzetta interviene il fratello maggiore e così Fabio Monti dà il cambio a Palombo e scrive sul Corriere che in un paese normale quelle candidature non ci sarebbero, che gli arbitri stanno facendo una pessima figura mentre Gussoni ha confermato di "essere una persona capace e al di sopra di tutto e di tutti"; insomma "o Gussoni o morte", perché secondo Monti se il presidente deve essere un altro allora l'Aia finirà commissariata (?).

Dal canto suo Gussoni, che tanto insensibile al fascino della carica non deve essere, l'altro giorno ha detto che lui non si presenta per combattere contro uno o contro l'altro, che lui è stato chiamato nel 2006 come presidente di garanzia e tale continua a sentirsi; se lo vogliono, evidentemente per continuare a garantire come fatto finora, devono chiamarlo.

La Gazzetta e il Corriere a quanto pare lo stanno chiamando. Si vede che a loro è piaciuto quello che Gussoni, insieme con Collina, ha garantito dal 2006 ad oggi e forse temono che Nicchi e Apricena quella garanzia non possano darla...

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sabato 31 gennaio 2009

La Leggenda del Sequestro Paparesta


L'Italia che legge il giornale rosa e segue i tiggì di mamma Rai e zio Mediaset l'ha saputo questa sera. L'ex arbitro Paparesta ha ammesso che giammai era stato chiuso nello spogliatoio da Luciano Moggi.
Succede al termine di un infausto arbitraggio, Reggina - Juventus del 6 novembre 2004. Paparesta e il fido guardalinee Copelli ne combinano di tutti i colori, tanto che Moggi e Giraudo scendono negli spogliatoi a fine partita a lamentarsi e non poco con lo sfortunato fischietto barese. Nel giugno 2006 scoppia la bomba: Moggi aveva rinchiuso nello spogliatoio Paparesta e aveva buttato via la chiave! Parte l'inchiesta e i giornali, tutti come quello rosa per l'occasione, e i tiggì, tutti come quello di mamma e zio, a dire che Moggi aveva sequestrato Paparesta! Oltre a dipingere Moggi come un delinquente, evidentemente ci voleva anche un profilo degno dell'anonima sarda, quelli che i sequestri li facevano davvero. Per chi voleva conoscere la verità senza divorarsi quella del giornale rosa, bastava aspettare quello che avrebbe detto Paparesta all'Ufficio Indagini della FIGC. Il 7 giugno del 2006 davanti al dottor De Feo e ai suoi collaboratori, Paparesta raccontò i momenti concitati di quel dopopartita con Moggi e Giraudo che entrarono nello spogliatoio, uscirono e poi rientrarono con il presidente della Reggina Lillo Foti per uscirne nuovamente tutti insieme. "Sono stato chiuso negli spogliatoi dopo la partita circa un'ora - disse Paparesta - Non ho avuto alcuna percezione di essere stato chiuso. Ho appreso questo fatto dai giornali".
Le chiavi, come accade in tutti i campi in cui si giocano partite del calcio, dalla serie A alla terza categoria, erano in possesso del dirigente assistente all'arbitro della squadra di casa. Il racconto fu confermato da Paparesta anche successivamente, il 12 giugno 2006 in una nuova audizione davanti all'Ufficio Indagini FIGC. Bastava fare i giornalisti e spiegare realmente, documenti alla mano, come erano andate le cose.
Invece viviamo evidentemente in un sistema talmente marcio che le accuse si inventano interpretando intercettazioni telefoniche. C'è anche l'aggravante! In tre intercettazioni in cui Moggi parla dell'episodio, solamente in uno dice di essere uscito "buttando via la chiave", versione non combaciante con quella delle altre due telefonate. Naturalmente cosa hanno fatto i nostri media? Hanno pompato la versione che faceva notizia ed era sinergica a un quadro accusatorio ai danni di Moggi che lo identificava come il maggiore responsabile di tutti i mali del calcio. Da qui la grande idea del giornale rosa di battezzare il presunto scandalo "Moggiopoli". Stasera è stata un'intervista di Paparesta a rivelare in TV la verità mediatica, mentre quella processuale si era chiusa da tempo con l'archiviazione. Solo un sistema malato e asservito come il nostro poteva accorgersi stasera della verità con un ritardo di due anni e mezzo. Bastava scaricarle da Internet certe dichiarazioni! Invece la stampa, sportiva e non, se ne accorge stasera. Nel sito di Tuttosport la notizia è in bella evidenza, come sul Corriere dello Sport, mentre sul giornale rosa, chissà come mai, per trovare la notizia devi scorrere giù giù giù con il mouse fino a quando trovi il titolo: "La verità di Paparesta: mai chiuso in spogliatoio". Sottile scrivere "la verità di Paparesta", perché sembra quasi voler dire che potrebbe anche non corrispondere alla verità dei fatti, perché evidentemente la verità può essere solo quella scritta da Candido Cannavò e colleghi. Il guaio, il grosso guaio, è che tanta gente ci ha creduto e magari ci crede ancora. Per rendersene conto basta leggere come viene commentata la notizia sempre nella versione on line della Gazzetta da chi sembra sconcertato dalla dichiarazione di Paparesta e si meraviglia che sia arrivata solo adesso. La verità è, come visto, che Paparesta certe cose le aveva già dette nelle sedi opportune. Si sgretola quindi stasera, di fatto, un altro mattoncino di quel processo mediatico che un po' alla volta sembra prendere le sembianze di un boomerang che tornerà indietro a chi l'ha lanciato, pubblicando intercettazioni che dovevano essere coperte da segreto istruttorio e pubblicando sentenze prima che certi tribunali emettessero le sentenze farsa del più sconcertante processo della storia del calcio.

NdR: leggete cosa scriveva a proposito di questo caso il nostro Dr. Zoidberg su questo sito, in data 14 maggio 2007 (Link). Speriamo che i giornalisti professionisti provino vergogna, ammesso che ne siano capaci.


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martedì 27 gennaio 2009

Pugni e pugnette



Com'era prevedibile al Processo è andata in scena la recita sul pugno di Adriano: quindici minuti di teatrino con gli interisti a dire che allora era meglio l'allontanamento dal campo, i romanisti a ricordare che in quel caso l'Inter poteva anche non vincere la partita, Corno e Scarpini che allora ripiegavano sul pugno dell'anno scorso di Totti a Manninger sanzionato col giallo, e Martino e Taormina a dire che c'è pugno e pugno. Quindici minuti di masturbazione mentale che alla fine hanno chiamato in causa gli addominali (più OK quelli di Manninger rimasto in piedi rispetto a quelli di Gastaldello che è andato KO).

Per veder come si erano trastullati nelle altre redazioni abbiamo stamattina controllato i due più importanti giornali di Milano, quello che fa opinione e la "sorella" che vede rosa e fa le sentenze per conto della Figc. Questa scrive che "se l'Inter dimostra che atto violento non è, la prova tv sarebbe inapplicabile"; Verdelli e Cannavò, quindi, provano a mandare in estasi i loro lettori, per la maggior parte "veri" interisti come loro, mettendogli davanti il rosa dell'annullamento della squalifica.

Il Corsera, invece, da fratello maggiore e più assennato, intervista Francesco Damiani, ex-olimpionico pesi massimi che, dopo aver disquisito sul montante ("è un colpo da KO se ti prende al fegato o alla punta del mento"), osserva che Adriano l'ha mollato sulla parte sbagliata ("zona bassa della cassa toracica") per cui si è trattato sì di un "bel colpo", ma Gastaldello ha fatto anche della scena. Pare quindi di capire che Fabio Monti e i suoi colleghi godrebbero anche per una riduzione della squalifica, visto che Gastaldello non ha avuto bisogno dei sali.

A questo punto aspettiamo le decisioni della Disciplinare: se annulla la squalifica vorrebbe dire che un montante nella parte bassa della cassa toracica, anche se ben dato, non è un atto violento; pensiamo che a quel punto ne terranno conto gli allenatori nell'insegnare i trucchi del mestiere ai loro giocatori.

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lunedì 19 gennaio 2009

L'odore dei soldi

Cercando di capire qualcosa sul possibile trasferimento di Kakà oggi Cannavò, da anima candida qual'è, è costretto a parlare di soldi e così ci fa la morale da "un tanto al chilo": scrive che la vicenda è una "storiaccia di denaro", nel titolo ci mette un bel "vile denaro" e concludendo la sua paternale da strapazzo dice che se Kakà andrà al City l'unico a vincere sarà il "bieco, inutile, irresistibile denaro".

Sull'inutilità ci sarebbe da discutere a lungo, in particolare con i tempi che corrono, ma non è su questo che invitiamo a riflettere, lo facciamo sul tema della coerenza perché ci sembra che nel rispetto dei lettori Cannavò, e tutti i giornalisti candidi come lui, su un argomento come quello del vil denaro (che è diverso dal parlare di tattiche e centravanti) debbano essere coerenti. Vale a dire che se puzza di viltà quello dello sceicco bisogna stare molto attenti anche all'odore dei soldi che Moratti e Berlusconi ci mettono nell'Inter e nel Milan altrimenti si tratta, appunto, di una morale da un tanto al chilo e di una paternale da strapazzo.

Ci soffermiamo in particolare su Moratti anche perché, come lo sceicco, ha a che fare col petrolio (quello lo vende e lui lo raffina), quindi i soldi di tutte e due sanno di oro "nero" e potrebbero, letteralmente, avere la stessa puzza; Moratti di cui Cannavò si è sempre dichiarato amico ed estimatore; Moratti che grazie alla stima di quelli come Cannavò ci viene presentato da tutti i giornali come un "mecenate" per quello che fa nell'Inter. Già, cosa ha fatto e fa nell'Inter? Ci ha messo quasi un miliardo di euro in aumenti di capitale e, per completare l'opera, ci ha aggiunto più di mezzo miliardo di pluvalenze finte; quest'anno paga due allenatori per decine di milioni e ventinove giocatori per qualche centinaio; nel bilancio dell'Inter risultano più di 400 milioni di debiti e intanto Branca tratta altri 29 calciatori tanto è sicuro che Moratti, come scrive in fondo ai bilanci tutti gli anni, in qualche modo pagherà; Moratti, cioè, ha già fatto nell'Inter sotto lo sguardo attento e amorevole di Cannavò quello che lo sceicco pare abbia in mente di fare nel Manchester City.

Tutto questo grazie all'oro "nero", proprio come lo sceicco, anzi utilizzando ancor di più il "bieco, inutile, inarrestabile denaro" ma con una grande differenza: che lo sceicco ci viene presentato come un puzzone mentre Moratti sarebbe un benefattore. E allora diciamo che qui non c'è coerenza e non c'è rispetto per l'intelligenza dei lettori, anzi c'è molto di peggio; c'è, riprendendo un tema che era tanto caro ad Indro Montanelli, che in un certo tipo di moralismo si sente lontano un miglio una gran puzza; che non sa di petrolio ma di falsità e di tornaconto.

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giovedì 15 gennaio 2009

Subdola come solo lei sa esserlo

Oggi la Pravda Rosa le canta a quel mostro di Moggi.
Infatti i legali di Lucianone hanno convocato come teste a Napoli il presidente dell'Atalanta Ivan Ruggeri, che è in coma.
E gli va anche bene, dicono, che se Ruggeri stava bene lo diceva lui, che ha sempre combattuto per un calcio pulito, che razza di mostro era Moggi.
I legali di Moggi hanno convocato tutti i presidenti delle squadre di serie A di quella stagione. Una svista può ben capitare, e non pensiamo sia una notizia.
Facciamo gli auguri di pronta guarigione ad Ivan Ruggeri, speranzosi che possa dire la sua verità al processo, qualsiasi essa sia.
Va da sè che non è affatto detto che un testimone che voglia attaccare Moggi non finisca poi con lo scagionarlo con le sue dichiarazioni. Anzi spesso va così. Vallo a dire a quelli della Pravda.

Nelle letterine al direttore, Antonio Di Rosa invita a smetterla col parlare di errori arbitrali (quelli a favore dell'Inter, ovvio). Che sennò non se ne esce più.
Sottoscriviamo. Avete cominciato voi e, adesso, di fronte a fatti contrari, non sapete come uscirne.
Se non dandogli all'untore.

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martedì 13 gennaio 2009

Galeone affonda il Mou

Visto che, almeno finora, nessun addetto ai lavori aveva "osato" criticare Mourinho ci piace segnalare che Giovanni Galeone, fuori dalla mischia ma sempre battagliero, va controcorrente e picchia duro definendo oggi l'Inter, sulla Gazzetta,"una squadra che è piena di campioni ma non si sa da che parte comincia e da che parte finisce". Niente male , si direbbe, visto che ad allenarla c'è uno che guadagna 9 milioni all'anno, che al suo arrivo in Italia si è presentato dicendo "non sono un pirla, io sono il numero uno" e che solo dopo le prime partite, in una specie di soprassalto di umiltà, si era sì autoridimensionato ma solo per dire "Non mi sento secondo a nessuno".

Domenica Galeone era a San Siro perché voleva vedere come se la cavava il suo pupillo Massimiliano Allegri sulla panchina del Cagliari ("tatticamente Max ha distrutto Mourinho", questo il suo commento) ma se n'è andato quando il Mou ha messo in campo i cinque attaccanti. "quello è anticalcio" ha detto al giornalista Galeone e lo deve aver detto davvero ai suoi vicini in tribuna perché ne fa cenno anche Gianni Mura su Repubblica.

Vista l'aria che tirava oggi alla Gazzetta, abbiamo voluto controllare cosa diceva il fratello maggiore (che se la porta dietro a gratis). In effetti sul Corsera il giorno prima Fabio Monti, dimenticandosi che dopo la partita con la Juve la sua redazione aveva osannato "l'orchestra Mourinho" con una sviolinata degna della Scala, si era fatto scappare un "Inter, soffia il vento freddo della crisi", specificando che "i giocatori sono tanti ma gli equivoci di più" che pensiamo non sia piaciuto poi tanto al patron Moratti. Anzi potrebbe non essergli piaciuto proprio per niente anche perché i giocatori dell'Inter sono una trentina e a questo punto per capirci qualcosa potrebbero non bastargli neppure le spiegazioni del suo amico Cannavò.

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domenica 11 gennaio 2009

Un cannolo per Candido

Rispondendo ad un lettore che chiede come interpretare la sentenza Gea e l'euforia di quelli che rimpiangono la Triade, Cannavò stamattina sostiene che processo Gea e scandalo del calcio sono cose diverse e sull'onda dell'euforia scrive "abbiamo visto di peggio. Si ricordi dei famosi cannoli dopo la condanna a 5 anni del Presidente della Regione Siciliana Cuffaro, oggi beatamente senatore".

Dato che il giornale dal piccolo formato sul quale scrive Cannavò si può dire che venga ormai venduto in allegato ai DVD dei comici di Zelig, prendiamo atto della candida battuta sull'interpretazione del processo Gea e passiamo, anche noi ironicamente, ai cannoli per un modesto suggerimento.
Caro Cannavò, non stia a preoccuparsi e non cerchi di capire, si infili in bocca un bel cannolo e non stia a pensare al calcio, a Moratti e Mourinho; e se per problemi di colesterolo o di diabete l'operazione fosse pericolosa non si preoccupi lo stesso, non stia a guardare le partite dell'Inter altrimenti potrebbero essere guai ma pensi a tutto il rosa della vita; pensi al cannolo che è meglio e vedrà che così troverà la forza, comunque, di infilarselo (in bocca, ovviamente).
E le piacerà anche!

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sabato 10 gennaio 2009

Avanti. C'è posto!

Oggi a leggere La Stampa e Tuttosport si avvertiva come un senso di aria pulita: tanti articoli dopo la sentenza Gea, due pagine addirittura sulla Stampa che finora, per tanti motivi (più uno), si era tenuta alla larga e più di due su Tuttosport; ci hanno presentato il parere di D'Onofrio contrapposto all'intervista a Sandulli; hanno scritto di "spiraglio aperto in Figc"; hanno titolato "giusto provare a riavere i due scudetti". Niente di sensazionale, sia chiaro, solo che il lettore ha avuto modo di informarsi, pensare, maturare una sua idea; ci son voluti due anni e più, quasi mille giorni in cui la stampa, tutta la stampa, non ha informato e aiutato a pensare ma ha "risparmiato la fatica" al lettore inculcando la sua "verità", ma alla fine l'aria si vede che è cambiata.

Sulla Stampa, in particolare, Marco Ansaldo ha richiamato anche il nostro sito, scrivendo "La prima cupola è stata smantellata, adesso si distruggerano le altre" si legge sul sito bianconero Ju29ro, il più attento alle questioni legali. Nell'articolo che ha per titolo "Juve ferita riaperta". Senso di aria pulita e il nostro sito preso ad esempio in un importante articolo della Stampa; senza falsa modestia pensiamo che l'accostamento ha un fondamento di verità e non possiamo che rallegrarcene.

A proposito, su Corsera, Repubblica e Gazzetta tira, invece, sempre la stessa aria. La prima notizia della prima pagina del piccolo giornale di Milano è dedicata al DVD di GazZelig mentre sul dopo sentenza non c'è niente; nessun "fatemi capire", col dubbio che Cannavò abbia capito tutto o forse niente; nessun intervento di Palombo come se debba ancora riaversi dall'ultima capriola giuridica (sul giornale di ieri) . Niente neppure sul Corsera come se Fabio Monti abbia radunato la redazione e alla fine sia venuto fuori solo un "e adesso cosa diciamo?".

Repubblica, infine, per far ragionare il lettore sul dopo-Gea ha pensato bene di sguinzagliare Marco Mensurati (!) che ha pensato ancora meglio di intervistare Sandulli (!!). Con un effetto davvero comico: Sandulli ha dovuto dire che l'illecito strutturato non era previsto dal vecchio Codice di Giustizia Sportiva (è riportato su Tuttosport e chiunque può constatare che è vero confrontando il vecchio e il nuovo Codice riportati sul nostro sito)), ma questo Mensurati s'è dimenticato di chiederlo o, peggio, di scriverlo; in compenso ha riportato le lagnanze di Sandulli su un "sacco di pressione mediatica" e sul fatto che "dentro faceva un caldo da morire". Con la conferma, quindi, che la Juve è stata mandata in B perché così voleva il piccolo giornale di Milano (all'epoca ancora nel formato lenzuolo) che oggi non dice niente e Sandulli non l'ha intervistato e col rimpianto che se ci fosse stata l'aria condizionata la Juve restava in A, si teneva Ibra e disputava la Champions.

A proposito di caldo e di aria malsana, di pressione mediatica e di voglia di ragionare con la propria testa preferiamo tornare al nostro sito e all'aria pulita che dicevamo all'inizio; ci stiamo bene con i nostri affezionati lettori e con i nuovi ospiti che si vanno aggiungendo. Anzi, ci permettiamo di invitare i colleghi romano-milanesi a venire anche loro a prendersi una boccata d'aria nuova e pulita: avanti, c'è posto!

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martedì 6 gennaio 2009

Gazzelig


Nella nostra redazione in tanti lo dicevano da tempo, per essere più precisi dall'estate 2006: il campionato di calcio non è più una cosa seria ma un baraccone da circo. Adesso è arrivata, per così dire, una conferma "autorevole" perché in allegato alla Gazzetta dello Sport, che a quel baraccone fa da megafono e ufficio stampa, vengono offerti i DVD con "Il meglio del meglio dei comici di Zelig", come recita la pubblicità sul Corsera.

Pensateci: la Gazzetta che ha tra i proprietari John Elkann (la nuova Juventus), Tronchetti Provera (la solita Inter) e Della Valle (la Fiorentina) per completare l'informazione del lettore che già si è "gustato" Verdelli e Cannavò e magari anche Palombo e Severgnini gli offre lo spettacolo di Checco Zalone, di Bertolino e compagnia bella; così uno prima si legge le battute di Petrucci e Matarrese sul nuovo calcio pulito, si fa due risate a mò di allenamento e poi si gode le altre battute, quelle dei Fichi d'India o di Ale e Franz.

Un'idea veramente geniale rivolta, evidentemente, non ai lettori frettolosi e distratti, quelli che si accontentano dei titoli sbirciati mentre si beve un caffè al bar, ma a quelli che il marketing classifica come "fidelizzati"; verificato, in parole povere, che c'erano dei lettori che continuavano a restare fedeli e a divertirsi con le recite del baraccone del calcio, i proprietari del piccolo giornale di Milano hanno pensato bene di completare l'opera col meglio del meglio della comicità.

A proposito, sapete come l'hanno chiamata la collana dei DVD? L'hanno chiamata "Gazzelig - I comici dalla A allo Zelig". Appunto: "dalla A" del vecchio campionato di calcio della nostra Juventus, la solita Inter e la Fiorentina, "allo Zelig" del baraccone di oggi con Petrucci e Checco Zalone, Matarrese e i Fichi d'India.

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lunedì 10 novembre 2008

La Pravda, ma per davvero


Quel giornale rosa, quello che moraleggia su Moggi che non dovrebbe essere ospitato in televisione, quello che mette alla berlina imbroglioni e truffatori, ospita nel settimanale magazine un'intervista, senza alcun tipo di contraddittorio, a Vitaly Mutko, ex senatore putiniano e presidente dello Zenit, oggi ministro dello sport e capo della federazione calcistica della Federazione Russa.
Una Federazione, quella calcistica, pulitissima e trasparentissima, seppure interessata, nell'ultimo quindicennio, dalla singolare piaga dei tesserati morti ammazzati. Una Federazione, quella calcistica, interessata da episodi di riciclaggio di denaro sporco, le cui squadre sono alternativamente guidate da oligarchi del petrolio o amministrazioni statali non proprio ispirati al modello occidentale di democrazia. L'inserto della Pravda, corredato da fotografie idilliache di bambini che giocano spensierati per strada a Mosca e San Pietroburgo, elenca senza vergogna presidenti come Ramzan Kadyrov, soggetto dal pedigree non proprio specchiato, satrapo nominato da Mosca per normalizzare la Cecenia, e amministrazioni statali come quelle degli Urali, del Tatarstan, della Kabardino-Balkaria, non proprio famose per la loro trasparenza, come si può leggere in un qualsiasi libro di Anna Politkovskaya.
Per tacere della Federazione, quella statale.
Questo il ritratto della situazione in Russia oggi, secondo le parole di Mutko, che non vengono in nessun modo commentate:

"Dal 2000 il Paese si è stabilizzato con un nuovo capo di Stato". Cui segue nota di redazione che specifica che si tratta di Putin. Risate.
"Un programma di governo serio è iniziato con un rinascimento economico, si sono risolti molti problemi a proposito di mercati e proprietà privata. Sono mutate in meglio le condizioni per il mondo degli affari, e si è creata una classe media, grandi società e corporation."
L'intervistatore, molto critico, pone domande scomode come: "Ed è stato inviato un segnale politico: lo sport deve contare."
Risposta sottolineata in giallo : "Lo sport è una delle priorità della politica e gli investimenti per lo sport sono ben visti. Poi si sono aperte tante scuole per bambini (...)"
Un ritorno di fiamma alle origini: "Dobbiamo pensar anche allo sport non professionistico, a un sistema nazionale di cultura fisica popolare, per la società, programmi a beneficio della gente."Se m'avessero chiesto se fosse meglio partire costruendo nuovi stadi o impianti per le scuole, avrei risposto che i ragazzi sono più importanti."
E anche in quest'ultima pagina troviamo immagini di bambini, questa volta nella fredda provincia, sorridenti e sportivi. A far capire che il sistema funziona ovunque. A completare le foto, didascalia con citazione di Mutko: "In 3 anni abbiamo costruito circa 400 impianti e altrettanti ne faremo entro il 2015."

Che stupendo paese la Russia.
Peccato il loro calcio sia popolato da gente più adatta a L'Aia che alla Champions League.
Ma va così: ode al nuovo calcio pulito. Basta con Moggi, arriva la brigata Izmaloyvskaya.
Chi sarà il prossimo sulla Pravda? Il grande tifoso del Como Larjani?

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mercoledì 29 ottobre 2008

La mosca bianconera

In tema di bilanci della serie A, quasi tutti ricchi di plusvalenze finte e vere perdite per decine e centinaia di milioni, c'è una "mosca bianca" ed è l'Udinese. Lo segnala la Gazzetta dello Sport (del 20 ottobre) che di solito ai bilanci dedica poco spazio e pochissima attenzione, scrivendo che in quello 2007-08 la società di proprietà di Gianpaolo Pozzo ha realizzato un utile di circa 8 milioni.

Il segreto per guadagnare dei gran soldi (riuscendo a fare anche tanti punti in classifica) è l'abilità dei dirigenti nel comprare giocatori ancora sconosciuti al grande pubblico, spendendo quindi poco sia di cartellino che di ingaggio, valorizzarli e, se capita l'occasione giusta, venderli. Nella scorsa stagione, per esempio, l'Udinese ha ceduto Iaquinta alla Juve per 10 milioni e Muntari al Portsmouth per 12, realizzando così una plusvalenza (vera) che è bastata praticamente da sola per pagare lo stipendio di tutta la rosa. Gli ingaggi pagati in un anno sono stati infatti pari a 18 milioni e 50 mila euro (tasse incluse) cioè meno, scrive la Gazzetta, dei 12 milioni netti adesso guadagnati all'Inter da Ibrahimovic e degli 11 pagati dal Milan per Kakà.

Per fare i complimenti ai bianconeri di Udine il giornalista della Gazzetta scrive che la società è in controtendenza in "tempi di recessione, di società oppresse dai debiti e di ricconi costretti a ricapitalizzare i club a colpi di milioni per evitare che i libri contabili finiscano in tribunale".

Peccato, aggiungiamo noi, che sui debiti e i libri in tribunale la Gazzetta non si sforza mai di far capire i suoi lettori; sarà forse che i suoi editori vogliono che si parli solo di "tutto il rosa della vita", fatto sta che della mosca bianconera il piccolo giornale sportivo di Milano ci ha fatto capire i segreti di bilancio ma di tutto il "nero" che c'è in quelli delle società dei proprietari ricconi (perdite a bulacchi, debiti nascosti, plusvalenze finte a gogò) i segreti non vengono spiegati mai.

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martedì 21 ottobre 2008

Ed è record!

Franco Arturi, dalla Gazzetta dello Sport di sabato. Articolo un po' datato, ma riletto oggi sembra ancora più grottesco.

Dici crisi e nelle ultime due settimane non ti viene subito in mente la Juve: il mondo si sta misurando con ben altre difficoltà. E' vero tuttavia che la «Borsa» bianconera, che sta a cuore a molti milioni di appassionati, ha indici in forte ribasso. Le ragioni? Per tre quarti hanno origini nella volubile psicologia di massa e solo al 25% si rispecchiano nei risultati insoddisfacenti delle ultime quattro partite e in una classifica che però vede la squadra lontana appena quattro punti dal vertice. Dalla sconfitta col Palermo ad oggi, il tecnico Ranieri ha potuto più riflettere che lavorare: gran parte dei suoi effettivi sono volati via da Torino per aggregarsi alle varie nazionali, riunendosi solo a poche ore dal delicato confronto di Napoli. Attorno a sè, l' allenatore vede una tifoseria ostile, almeno per quello che riguarda la minoranza rumorosa, la cui sfiducia trova molte sponde per esprimersi in modo quasi ossessivo. Diciamolo: non è certo il miglior modo per affrontare compatti qualche passaggio a vuoto. La società, al contrario, sembra far scudo al suo allenatore, l' uomo cui si era aggrappata dopo il rientro in serie A e che è stata ripagata con il reingresso (per niente scontato) nell' area nobile del calcio italiano ed europeo. Non è servito a convincere gli scettici: in questo campo i giudizi prevenuti sono inscalfibili. La verità è che l' ambiente non ha ancora digerito la mutazione genetica di un club che per decenni vinceva per diritto divino e che ora si deve misurare con la propria umanità e con bilanci intelligentemente limitati da manager che sanno fare il loro mestiere. Gli appelli alla razionalità sono utili, ma di fronte ai risultati negativi vengono superati come gli argini troppo bassi durante una piena rovinosa. Ranieri per primo lo sa. Questa sera a Napoli c' è da affrontare l' entusiasmo di una squadra che ha ripreso a pensarsi grande e che produce fiammate di bel gioco. Sarebbe stato un esame comunque rognoso, lo diventa ancor di più senza Buffon, Trezeguet, Sissoko, Camoranesi, un' altra mezza dozzina di indisponibili, e soprattutto senza lo scudo termico di una solidità ambientale che la Juve dovrebbe regalare a se stessa. Specie alla vigilia di un ciclo tosto che in poco più di due settimane comprende, oltre alla partita di Napoli, due sfide con il Real, il derby, il Bologna e la Roma. Senza respiro. Sei giornate non possono essere sufficienti ad emettere giudizi trancianti su nessuno, ma questo è il calcio italiano con le sue schizofrenie (e i suoi ingaggi): la storia della nuova Juve si sta scrivendo qui e ora. Anche la «vecchia guardia», chiamata a rompere l' accerchiamento, è stata decimata dagli infortuni prima ancora della battaglia decisiva. Resta Del Piero, con Nedved. Ale è uno specialista in resurrezioni e vero esperto nella resistenza a critiche negative: se il suo spirito si salda con quello del tecnico, la tendenza al ribasso sarà arrestata. I «fondamentali», come dicono gli economisti e curiosamente anche gli allenatori, ci sono, eccome.

Il Team: in un periodo di tre righe il signor Franco Arturi ha battuto il record di stronzate nella stessa frase:
La Juve vinceva per diritto divino.
I bilanci sono intelligentemente limitati.
I manager sanno fare il loro mestiere.

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venerdì 3 ottobre 2008

Semi

L'unico quotidiano italiano che ancora attizza gli italiani con una tristissima e vuotissima retorica antifrancese, manco fossimo ancora ai tempi del Duce, è, cosa ve lo dico a fare, la Gazzetta dello Sport.
Dai Mondiali alle Olimpiadi, l'editto-editoriale antifrancese del Cannavò è ormai un puntuale appuntamento a suon di ragionamenti brillanti come "rosicate perchè abbiam vinto più medaglie", "la Pellegrini è più buona della Manaudou" e sciocchezzario vario.
Oggi riparte la polemica sull'annoso caso Zidane-Materazzi.
Jerome Rothen, ex promessa del calcio francese, avrebbe scritto nella sua autobiografia, che Zizou, una volta, a seguito di una sua auto-rivelata simulazione, gli avrebbe dato del figlio di puttana.
E allora hai visto Zidane che predica bene e razzola male.
E i francesi che lo considerano a torto un semidio. Parola di Gazzetta.
Questa volta un po' meno Pravda e un po' più Il Popolo d'Italia.
Ora: Zizou ha anche un brutto carattere, ci mancherebbe, quell'attimo istintivo. A considerarlo un semidio erano più che altro i compagni di squadra che ne ammiravano quella sua qualità, sconosciuta ai celebrati idoli della Rosa Nazionale Figo, Ronaldo e compagnia bella, di farsi un mazzo così, oltre ad essere un giocatore dai colpi leggendari. Non è nemmeno uno da piagnistei à la Maradona, da posto politico à la Pelè o Platini, da rompimento di maroni a oltranza come Cruijff. Tanto per citare gli unici che sono stati alla sua altezza. Perciò lasciatelo un po' in pace.
La differenza tra lui e Materazzi, se non l'avete ancora capita, è che le testate (o le mazzate, dato che Matrix la testa non la usa neanche in questo caso) le tirano tutti e due, ma Zizou mai ha simulato, mai si è accasciato al suolo esanime come capita ogni domenica all'interista, mai ha ingannato o fatto la vittima.
Gli hanno rotto le palle abbastanza per farlo, ma non lo ha fatto.
Zidane è un duro. Non è Florence Nightingale. Ma è un duro.
Materazzi no.
E se la stragrande maggioranza dei francesi ancora lo ama, e nonostante tutto, si permetta un luogo comune anche a me. Se un francese singolo di cazzate ne può dire tante, e Jean-Claude Blanc è lì a dimostrarlo, cinquanta milioni di francesi non si possono sbagliare.
E anche quei cinquanta milioni di italiani che, nonostante tutto, di Materazzi pensano sempre la stessa cosa: non un semidio, ma un semianalfabeta.

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sabato 27 settembre 2008

I Tre Tenori


Oggi al centro della prima pagina della Gazzetta dello Sport appare la foto che riportiamo qui sopra. Ogni commento è superfluo.
Vietata la visione ai minori di 14 anni, consigliata vivamente la visione lontano dai pasti.

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domenica 14 settembre 2008

Troppo grande il Mou per la piccola Gazzetta

Il nuovo formato tabloid della Gazzetta un risultato pratico l'ha sicuramente raggiunto: sul tavolo dei bar il giornale può essere aperto e sfogliato comodamente mentre prima l'operazione era più difficoltosa causa il formato-lenzuolo; tempo di una veloce colazione e adesso, col formato piccolo, il lettore ha già visto tutto il rosa della vita e può affrontare felice e contento la nuova giornata. C' è, però, anche una controindicazione che forse l'editore non ha valutato: adesso quando la Gazzetta le spara grosse la faccenda, a causa delle dimensioni ridotte, risalta di più; per dirla alla genovese adesso capita più spesso che la Gazzetta la fa "fuori dal bulacco".

Prendiamo ad esempio Mourinho di cui la Gazzetta si è innamorata (come tanti altri giornali) tanto da mandare un inviato a Villa d'Este per raccontarci il suo exploit al seminario con i Giovani Industriali. L'inviato le ha sparate davvero grosse; tipo: c'era il vice-presidente americano Cheney ma "gli occhi del gotha dell'industria e della finanza internazionale sono tutti per Josè Mourinho" (avrà distratto anche le guardie del corpo?); oppure: in una sala discutono i leader politici europei ma "la guest star è di là tra i giovani imprenditori prima incuriositi e poi sedotti dalla personalità di Mou" (colpo di fulmine pure con loro, si vede proprio che il Mou seduce tutti); e ancora: sull'arrivo degli sceicchi nel calcio il portoghese, scrive la Gazzetta, dà il benvenuto "a patto che dietro questi investimenti non ci siano solo i soldi ma anche la passione (è infatti noto a tutti che lui si dà per passione prima ancora che per soldi).

Fosse stata la vecchia Gazzetta con la pagina a lenzuolo magari pochi ci facevano caso ma col nuovo formato è diverso perchè bastano quattro scemenze come queste e si riempie mezza pagina, mettiamoci un bel titolo e tu mentre fai colazione non puoi fare a meno di notare che il giornalista ha esagerato: ha fatto tanto grande Mourinho che nella piccola pagina della Gazzetta rischia di non starci più.

Ancora peggio se, come in questo caso, oltre al resoconto della performance a Cernobbio la rosea dentro l'articolo ci mette un riquadrato per segnalare che il mister portoghese nel pagare una fattura ha scoperto che c'era un errore (e già, lui non è un pirla), ha preteso la correzione e ha voluto pure lo sconto; per farla breve per un allacciamento tv volevano fregargli 18.600 euro e lui è riuscito a cavarsela con 5.678. Messa lì, nel resoconto di un seminario in cui politici e imprenditori avevano discusso dei guai della finanza mondiale sembra quasi che l'inviato voglia informare il lettore che Mourinho è bravo non solo nel 4-3-3 ma anche nel 2+2=4, e quindi è un grande intenditore pure di finanza.

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