venerdì 26 febbraio 2010

Se la Cupola esiste...

... Bisogna capire però di che Cupola si parli. Le ipotesi sono due: o esiste la cupola di cui indirettamente parlano Mourinho e l'Inter, oppure ne esiste un'altra che agisce in direzione esattamente opposta.
Andiamo con ordine. Il giudice sportivo ha condannato a due giornate di squalifica Cambiasso per un'aggressione al sampdoriano Padalino. Dagli atti risulta che ad aver visto il fatto siano stati uno o più ispettori della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Dunque non siamo di fronte ad una situazione nella quale vengono riferiti fatti visti da terzi: i testimoni sono dei funzionari della Figc. Qualcosa di simile ad un arresto di rapinatori colti con le mani nel sacco direttamente dai Carabinieri.
E qui sorge il problema secondo la stampa: "La società blucerchiata, infatti, si sarebbe premurata di inviare una lettera ai giudici, nella quale sosteneva l’innocenza del centrocampista dell’Inter nel corso della rissa avvenuta nel sottopassaggio di San Siro, al termine della gara tra Inter e Sampdoria: secondo l’accusa mossa da Tosel, infatti, si faceva riferimento ad un pugno, con il quale l’argentino avrebbe cercato di colpire il doriano Padalino."
Ci pare ci sia poco da aggiungere, di fatto la Sampdoria dei petrolieri genovesi Garrone scagiona Cambiasso, perché il fatto non si è mai verificato.
Dunque, secondo la società dei Garrone e al di là di tutte le formule diplomatiche riportate nella lettera, i funzionari della Figc avrebbero dichiarato il falso.
Se fosse vero, secondo noi si sarebbe di fronte ad una situazione gravissima, in cui i funzionari della Federazione avrebbero falsamente accusato un giocatore di un club, distorcendo così la regolarità del campionato.
Oggi abbiamo avuto una prima risposta dagli organi giudiziari d'appello della Figc: la squalifica a Cambiasso è stata confermata. E allora secondo la corte la Samp ha spudoratamente mentito in relazione a quanto affermato nella lettera. Ma perché la Samp avrebbe mentito? forse per fare un favore all'Inter e a Cambiasso?
Secondo la Corte di Giustizia Federale, di fatto, siamo di fronte ad un caso di falsa testimonianza, visto che la lettera della Sampdoria sarebbe inattendibile. Appare evidente che in questo modo si sarebbe alterato il campionato a favore dell'Inter, non facendo scontare a Cambiasso la sacrosanta squalifica. Senza contare il fatto che, incidentalmente, si sarebbe attentato alla credibilità degli ispettori della Federazione e della giustizia sportiva.
Ripetiamo, non lo diciamo noi, lo dice la Corte d'Appello Federale che ha ritenuto non credibile la letterina della Sampdoria.

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lunedì 22 febbraio 2010

Tre passi nel delirio

Lo sprofondo. Il calcio italiano ha perso quel poco di credibilità rimasta, precisiamo, non per colpa degli arbitri. Ma a causa della partigianeria dei suoi protagonisti, di giornalisti tromboni sempre pronti a rilanciare anche le peggiori stupidaggini, e di una Figc ormai suonata, bollita, sclerotizzata.

Primo passo nel delirio. Ecco Buscè che accusa Del Piero per un presunto tocco di mano in occasione dell'assist a Candreva: "Il rammarico è questo. Tra l'altro, la sconfitta è arrivata su un episodio dubbio: dal campo ho visto che Del Piero ha controllato il pallone con le mani prima di lanciarlo, e come me l'hanno visto un po' tutti; tra l'altro, arbitro e guardalinee erano anche vicini e lo stesso Del Piero ha lanciato un cenno a Portanova come per dire che avevamo ragione noi, ma se l'arbitro ha lasciato correre non poteva farci niente...", e ancora: "Secondo me era proprio lampante, plateale, praticamente Del Piero ha fatto un bagher pallavolistico, e a parti inverse l'arbitro avrebbe fermato l'azione".
Come definire se non delirante la dichiarazione di un signore che parla di evidente fallo, quando in realtà nessuna moviola, debitamente equipaggiata per l'occasione anche di lente d'ingrandimento, è riuscita a dimostrare l'irregolarità? Come può dire questo signore che hanno visto tutti, quando le immagini dimostrano che nessun giocatore del Bologna ha protestato per il fallo? Anzi, per la verità ha protestato uno solo, quello alle spalle di Del Piero e dunque proprio quello impossibilitato, per i naturali limiti fisici, a vedere. Eppure, come in una gabbia di matti, ognuno può dire quello che gli pare: ci sarà sempre qualcuno che per interesse sarà disposto a dar credito a qualsiasi cosa.

Secondo passo nel delirio. Apprendiamo che Sua Santità l'Onestissimo ha telefonato ad Abete per lagnarsi della prestazione dell'arbitro Tagliavento. E qui il fatto è grave. Se giocatori e tecnico dell'Inter possono essere umanamente giustificabili (o quantomeno compresi), visto che le loro reazioni sono comunque in parte da addebitare alla trance agonistica, il presidente no. Lui ha parlato a freddo, dopo aver visto e rivisto le cose, supponiamo, e dopo aver letto anche i buoni voti dati all'arbitro anche da giornalisti come Fabio Monti, che di certo nemici dell'Inter non sono.
Cosa vuole Moratti dalla Figc? Pretende che gli arbitri non facciano le cose secondo regolamento, ma secondo l'interesse della sua squadra? Pretende forse l'impunità per i suoi giocatori?
Eppure si dà ancora credito a questo personaggio, manco la sua parola fosse quella di una vittima. Forse in troppi hanno dimenticato che la sua società ha al suo interno un dirigente pregiudicato (per giunta per reati commessi nell'ambito dell'attività calcistica). E di tanto altro si potrebbe parlare, a partire dalle frequentazioni tra Facchetti e un arbitro in attività. Sia chiaro, non lo diciamo noi, lo ha ammesso Nucini medesimo di fronte ad un Tribunale della Repubblica Italiana. E scusateci se non ha la stessa autorevolezza della Gazzetta dello Sport. Ma forse proprio lì sta il punto: l'Inter vorrebbe arbitri come Nucini.

Terzo passo nel delirio. Apprendiamo che nel Processo che vede imputato Preziosi per frode sportiva, approdato ormai in Cassazione, l'avvocato difende il suo assistito dando un'altra interpretazione: Preziosi non si è comprato la partita, il suo era un "premio a perdere", e per giunta per legittima difesa, visto che al Genoa avevano capito che il Torino aveva promesso un premio a vincere. Una dichiarazione aberrante e pericolosissima. Le squadre dovrebbero sempre giocare per vincere, come la regola dello sport impone. Dunque, se passasse l'interpretazione che si può pagare una squadra affinché perda, sarebbe la fine dello sport. E la Figc che cosa fa? Ritira la sua costituzione come parte civile.

C'era una volta il campionato di Maradona, Platini e Zico. Ora c'è solo il teatrino di Moratti, Mourinho, Preziosi e Abete. Notate qualche differenza?

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mercoledì 17 febbraio 2010

Frecce avvelenate

Interessante presa di posizione dell'Associazione dei piccoli azionisti della Telecom Italia (Asati).
Asati richiede una relazione al CdA della Telecom sulla brutta storia dello spionaggio perpetrato da alcuni settori deviati della società, relazione da presentare alla prossima Assemblea degli Azionisti. La motivazione è semplice, e crediamo condivisibile: secondo i piccoli azionisti, non potrà essere scritta la parola fine su questa pagina nera fino a quando non verrà fatta piena luce dalla società stessa.
Ma nel comunicato viene sussurrata un'ipotesi ancora più inquietante. Un'ipotesi che, se fossimo in un paese civile e in una democrazia con dei giornalisti liberi da ogni condizionamento, avrebbe fatto molto rumore. Ecco di cosa stiamo parlando: "... società che, tra l'altro, non ha nulla da temere da eventuali pubblicazioni di stralci di dossier eventualmente sfuggiti al sequestro della magistratura".
Pur tra mille cautele Asati pone un dubbio sul fatto che possano esistere dossier sconosciuti alla Magistratura. Ci vuole poco a capire che le vittime di questi eventuali dossier sarebbero sotto schiaffo da parte di eventuali malintenzionati che ne siano venuti in possesso.
Una vera emergenza democratica se la cosa corrispondesse al vero, anche perché tra i dossierati già identificati vi è l'intero Gotha politico ed economico nazionale.
Dal nostro punto di vista la cosa non è da meno interessante. Sappiamo che tra i dossierati vi erano altissimi esponenti della Figc, esponenti del mondo arbitrale e esponenti di alcune società di serie A.
In questi anni di veleni ne sono usciti parecchi, e alcuni sembrerebbero proprio quei tipici veleni che interessano agli spioni. Per esempio, qualche mese fa, il quotidiano Italia Oggi scrisse dell'esistenza a Prato di un Palazzo degli Affari degli arbitri. Chi ha passato l'informazione ai bravissimi redattori del quotidiano? Perché la questione non è stata mai veramente chiarita da chi di dovere? Perché su questo fatto è calato un silenzio assordante?
E proprio questo silenzio è la cosa più grave. E se avesse ragione Asati, e qualcuno avesse ancora frecce avvelenate nella propria faretra?

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giovedì 4 febbraio 2010

Calcio a due velocità

David Stern, commissioner dell'NBA, ha concesso un intervista a Tuttosport. Ha dichiarato tra l'altro: "Qui s’è capito che occorre una struttura a parte per controllare un affare ed espanderlo. Una delle questioni interessanti del calcio è la totale assenza di regole economiche. I team spendono quanto vogliono, ma solo uno può diventare campione. Poi alcuni club hanno l’obiettivo Champions, un livello superiore. Si crea un sistema di autoprotezione: spendi di più, compri i migliori, guadagni di più. E presto hai una Lega a due velocità. Inter, Milan e Juventus da voi giocano un campionato a parte".
Stern ragiona da manager, lui ha portato la NBA ad essere uno dei prodotti sportivi più visti del pianeta.
Il sito dell'NBA, che ingloba tutte le informazioni sul basket professionistico made in USA, registra una media di 3.800.000 visite giornaliere!
La somma delle visite dei siti di Fifa, Uefa, Figc, Lega Calcio arriva a stento ad un terzo di quelle di nba.com.
Eppure è molto strano, lo stesso Stern ammette che il calcio è lo sport più seguito al mondo: come si spiega questa differente visibilità?
La chiave di lettura la fornisce lo stesso Stern: l'NBA è governata da una struttura assolutamente terza rispetto alle squadre, fa l'interesse esclusivo della NBA senza privilegiare gli interessi particolari.
Cosa del tutto sconosciuta in Italia e nel calcio in genere, dove gli interessi di parte hanno il sopravvento sull'interesse collettivo: il consiglio di Lega, ad esempio, viene eletto dalle società, ed i consiglieri sono quasi sempre dei presidenti delle società di calcio. Pensare che una Lega così costituita possa realizzare una rivoluzione stile NBA è pura fantasia.

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sabato 16 gennaio 2010

L'ultima frontiera (della stupidità)

Voi credete che gli insulti razzisti nei confronti dei giocatori di colore siano l'ultima frontiera della stupidità?
Preparatevi, al peggio non c'è mai fine e l'Italia, essendo un paese di immigrazione da soli venti anni, di strada ne dovrà fare parecchia.
Vi segnaliamo a questo proposito che il sindaco di Marsiglia protesta contro i tifosi musulmani algerini, perché festeggiano la vittoria della loro nazionale d'origine con lo sventolio di bandiere con la mezza luna.
Bene, essendo la Francia una nazione di immigrazione più antica rispetto all'Italia possiamo capire come fenomeni sociali come questi vi avvengano in anticipo. Del resto, ormai vi sono milioni di francesi che hanno le proprie radici in paesi extracomunitari, e che festeggiano anche le vittorie della loro nazionale d'origine.
Questo, statene certi, avverrà anche in Italia. Ci piaccia o no.
E, consentiteci di dirlo, è anche bello e giusto che sia così. La diversità è un patrimonio da tutelare.
Riflettiamo sulla questione, e prepariamoci a vedere italiani che festeggiano per la vittoria dell'Algeria o del Ghana.
Così non ci saranno strumentalizzazioni di natura politica (da qualunque parte esse vengano!), ed eviteremo che il calcio finisca ancora di più vittima di una spirale di incomprensione, odio e rancore.
Non sarebbe male che, per una volta, Figc e Coni ponessero in essere una campagna preventiva, in modo da evitare situazioni incresciose come quella di Marsiglia.
Prevenire è meglio che curare. Squalifiche e chiusura delle curve servono a poco quando l'intolleranza ha attecchito nelle anime.

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lunedì 28 dicembre 2009

Scudetti che abbiamo vinto...


Chissà perché, leggendo le news del sito della Juventus, ci è tornata in mente la celebre e inconsapevole battuta rilasciataci da John Elkann la scorsa estate, in risposta a chi gli chiedeva lumi riguardo al numero degli scudetti della Juventus. Ma questa è un'altra storia.

Il sito della Juventus ricorda il 27 dicembre 1959, giorno in cui si disputò l'ultima gara dell'anno, in cui la Juventus rifilò un 4-0 alla Roma grazie a una doppietta di Sivori e alle reti di Stacchini e Boniperti. Fin qui tutto bene, ma perché mai aggiungere due righe come "L’ennesimo momento da ricordare di un anno, quel 1959, caratterizzato dalla vittoria dello Scudetto della prima stella..."

Peccato che nel 1959 la Juventus non vinse alcuno scudetto, ma si classificò quarta alle spalle di Milan, Fiorentina e Inter. E' vero invece che la stella arrivò nel 1959, e fu istituita sotto la presidenza FIGC di Umberto Agnelli, ma il decimo scudetto era arrivato l'anno prima, nel 1957-58, al primo campionato italiano di John Charles e Omar Sivori. Quest'ultimo, raffigurato nella foto nel sito della società, alza il Pallone d'oro assegnatogli solo nel 1961!

Ahi, ahi, ahi, siamo sempre più simpatici in Corso Galfer, ma pure le basi della storia della società stiamo perdendo!

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lunedì 21 dicembre 2009

Carraro: teoremi e corollari


I giornali si sono ben guardati dal sottolinearlo, ma la testimonianza di Carraro contiene spunti di estrema importanza riguardo i condizionamenti degli arbitri, i desiderata della Federazione ed eventuali teoremi e cupole. Li svilupperemo con calma sul sito, qui intanto invitiamo a ragionare in particolare su un passaggio, quello dove Carraro richiama il comune sentire del 2004 in nome del quale lui spiega perchè era meno pericoloso sbagliare a favore dell'Inter piuttosto che della Juventus (il primo passaggio del nostro audio-video, tutto da ascoltare).

Stiamo parlando di Carraro, cioè del capo riconosciuto del sistema calcio, e non solo quello; basti ricordare che era anche presidente del Mediocredito Centrale, cioè del braccio operativo di Capitalia, ex Banca di Roma. Stiamo quindi parlando di un vero capo in tutti i sensi, e la sua testimonianza a Napoli non riguarda teoremi da dimostrare, ma comportamenti effettivamente tenuti sul campo: infatti le verità esposte da Carraro non hanno suscitato perplessità, quasi il suo teorema fosse da tutti accettato come dimostrato. Proprio per questo sono importanti i corollari che ne derivano, ne segnaliamo quello più significativo.

Ci era stato raccontato, visto che era stato prosciolto, che le sue telefonate non condizionavano gli arbitri, che lui non era dentro il sistema Moggi, ma adesso sappiamo qualcosa in più, sappiamo che era contro quel sistema, nel dubbio lui raccomandava di non favorire la Juve. Non solo, quindi, la telefonata di Giraudo dopo Udinese-Brescia è sintomatica di frode e quella di Carraro prima della partita della Lazio non lo è, come ha sentenziato il giudice De Gregorio; adesso possiamo anche concludere che Bergamo e Pairetto non si limitavano a prendere ordini da Moggi, ma addirittura disubbidivano a Carraro.

Come a dire che Moggi aveva messo su un'associazione (con chi non è ancora chiaro) più potente della stessa Federazione e dei suoi apparati; un ex-capo stazione sarebbe diventato, secondo il teorema della Procura di Napoli, più potente del capo riconosciuto del sistema calcio.

E' importante ribadire che Carraro era stato indagato, e la pubblica accusa ne aveva chiesto il rinvio a giudizio, cioè secondo l'accoppiata Auricchio-Narducci anche lui s'era dato da fare in maniera fraudolenta. Se era difficile mettere insieme la frode sportiva ipotizzata per Carraro con il teorema dell'associazione di Moggi, dopo il suo proscioglimento e dopo che a Napoli ha esposto il suo di teorema, la faccenda sembra farsi ancora più complicata, interessante e da approfondire.

Forse è per questo che i giornali continuano a guardarsi bene dal ragionare sulla sua testimonianza.

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mercoledì 16 dicembre 2009

E lo chiamano ordine pubblico

Ieri, chiamato a testimoniare nel processo su Calciopoli, l'ex presidente della Figc Carraro ha, tra l'altro, spiegato perché fosse a suo tempo intervenuto con i designatori a favore della Lazio: non l'aveva fatto da tifoso, ma per la carica istituzionale che ricopriva (?); spiegandosi ancora meglio, ha aggiunto di essere intervenuto per ragioni di ordine pubblico (??).

Finora la testimonianza più istruttiva di Carraro a noi era parsa una sua intervista alla Gazzetta (nel 2004), nella quale diceva che i bilanci di molte società erano irregolari, ma che la Figc non le penalizzava, come da regolamento, per non far incazzare i tifosi: ieri però ci sembra che si sia superato. Premesso che stiamo parlando del più autorevole personaggio del calcio italiano, premesso anche che dallo scandalo di Calciopoli è uscito immacolato sia per la giustizia sportiva che per quella ordinaria, a noi sembra davvero inquietante che un tale personaggio, in un'aula di Tribunale abbia detto, in parole povere, che la Figc non opera per far rispettare i regolamenti, ma si muove per evitare il rischio di incazzature e movimenti di piazza.

A parte l'amara considerazione che se nell'estate 2006 ci fossimo ritrovati in diecimila a Roma a bruciare i cassonetti della spazzatura davanti alla Figc la recita di Calciopoli avrebbe preso un'altra piega, l'autorevole parere di Carraro dimostra in maniera incontrovertibile che le tifoserie più violente e i comportamenti più minacciosi sono quelli che meglio tutelano le società. Ci chiedevamo, per fare un esempio, come mai le bombe carta che fanno spesso da sfondo sonoro alle partite dell'Olimpico di Roma diventino petardi nelle sanzioni della giustizia sportiva, ci chiedevamo anche come mai non vengano aperti fascicoli sulle irregolarità dei bilanci dell'Inter: adesso Carraro ci ha risposto.

Non ha risposto solo a noi, perché da oggi tutti i tifosi sanno ufficialmente (si sapeva anche prima, ma non stava bene dirlo) che basta bruciare un po' di cassonetti e si ottiene un rigore, e bloccando i traghetti si può evitare la serie C; se tanto mi dà tanto è facile immaginare, poi, cosa si può ottenere preparando magari dei dossier di spionaggio su giocatori, società, dirigenti e la stessa Federazione.

Al Tribunale di Napoli ieri nessuno si è scandalizzato, su lastampa.it Beccantini esprime delle riserve di ordine etico; noi ci limitiamo a osservare che, in nome di un fantomatico ordine pubblico, ieri si è dato un autorevole riconoscimento alle minacce e ai comportamenti violenti nel mondo del calcio.

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mercoledì 25 novembre 2009

Non vi leggo più: addio!

Come tutte le mattine sono andato in edicola a comprare "la Repubblica". Una vecchia e mai abbandonata abitudine la mia, risalente ai tempi in cui sedevo nei banchi di scuola. In fondo è un omaggio alla benemerita e amatissima professoressa di italiano, che mi ha fatto conoscere questo giornale.
Non nego l'eccitazione, ero curioso di leggere come era stata commentata l'Assoluzione (con la A maiuscola!!) della Juventus della Triade per i fatti del bilancio dibattuti al Tribunale di Torino.
Certo gli spunti non mancavano: dall'assoluzione perché "il fatto non sussiste" dei "mostri" della triade, fino alla ignominiosa figura della Montelkaniana che voleva patteggiare un reato mai commesso, pur di continuare a spalar letame sulla vecchia Juve.

Apro il giornale, e con mia somma sorpresa scopro che la notizia era data a pagina 69, la penultima, su una sola mezza colonna. L'articolino, dalle dimensioni di tre necrologi, era a firma Sarah Martinenghi, giornalista a me sconosciuta, probabilmente una giovane assunta con uno di quegli odiosi contratti a cottimo che tutti, a parole, dicono di combattere.
I caporioni della redazione sportiva, da Gamba a Crosetti fino a Mensurati, avevano altro da fare, probabilmente.
Una cosa tristissima e miserabile, ma non sapevo che il peggio delle pagine sportive doveva ancora arrivare. Infatti, a pagina 67 ecco un grosso articolo di Fulvio Bianchi che dà conto di come Moratti sia "sempre più seccato" per i comportamenti della Figc. In particolare, all'onestissimo ex consigliere della Telecom dà fastidio la mancata squalifica del campo della Juventus per i cori a Balotelli, e la doppia giornata di squalifica a Maicon per i fatti di Bologna. Ovviamente a nessuno passa manco per la testa di dire chiaro e tondo che la squalifica del campo della Juve era una pretesa abnorme, visto che i deprecabili insulti a Balotelli non avevano nessuna connotazione razziale (come certificato anche da uno che il razzismo lo ha sempre combattuto, Clarence Seedorf).
Nessun commento neanche in relazione alla pretesa di uno sconto per la squalifica per Maicon. Perbacco, eppure il codice e le precedenti decisioni del Giudice Sportivo parlano chiaro: insulti a un componente arbitrale uguale due giornate di squalifica, MA-TE-MA-TI-CO!!
Pure Fulvio Bianchi mi ha deluso clamorosamente, la mia incavolatura non può che aumentare.
Decido, a questo punto, di leggere il pezzo di Emanuele Gamba. Caspita, almeno sul pezzo di presentazione alla partita ci sarà un po' di obiettività, o no? Sbagliato, lo schizzo di veleno non può mancare. E per di più, siamo di fronte ad un inedito. Infatti Emanuele Gamba, ricordando la partita di ritorno tra Bordeaux e Juve del 1985, riesce a scovare presunti aiuti arbitrali alla Juventus. Sì, è vero, il sottoscritto nel 1985 aveva i calzoni corti e quindi non ricorda questi presunti aiuti, però bisogna dire che non ne ho mai sentito parlare, sebbene sia circondato da antijuventini abituati a rastrellare qualunque cosa nelle fogne dell'invidia.

A questo punto non mi è rimasto che buttare il giornale nel cestino della spazzatura. Non vi comprerò mai più. Non vi leggerò mai più. Non mi mancherete. Di una cosa però sono sicuro: a voi, i miei soldi, mancheranno. Oh, se vi mancheranno.

Drago di Cheb

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martedì 24 novembre 2009

Il cielo è azzurro sopra (quasi tutta) Torino

Perdonate la pessima citazione, ma oggi è un grandissimo giorno.
Il Tribunale di Torino ha assolto Giraudo, Moggi e Bettega dalle accuse di falso in bilancio, infedeltà patrimoniale, ostacolo agli organi di controllo e truffa ai danni della FIGC.
L'assoluzione è con formula piena. Anzi, che dico piena? Pienissima.
Il fatto non sussiste.
E' stata assolta anche la società Juventus, che invece aveva richiesto di patteggiare una sanzione di 70.000 euro per le eventuali violazioni amministrative ex legge sulla responsabilità delle persone giuridiche.
Il cielo è quindi azzurro sopra Torino.
Beh, non proprio su tutta Torino.
E' azzurro quasi ovunque.
Ma è nero plumbeo su Fermo Ferraris, Corso Matteotti, Via del Carmine.
La denuncia contro ignoti si è rivelata un flop. Anzi, una cagata pazzesca. Peggio della corazzata Potemkin.
La richiesta di patteggiamento è stata respinta. E la società Juventus è stata anch'essa assolta.
Che Caporetto per gli indegni occupatori di scrivanie altrui, e per i loro numi tutelari.
Il comunicato ufficiale pubblicato sul sito che ride, a distanza di ore dalla notizia, rappresenta l'ennesima pagina vergognosa del regime ridentino che siamo costretti a subire da metà 2006.
La chiosa finale di quel comunicato ("la Ridentus precisa che non si è mai dissociata dall’attività difensiva comune a tutti gli imputati, ma si era limitata a definire con la Procura della Repubblica di Torino un congruo ammontare per le violazioni amministrative che fossero eventualmente state riconosciute a suo carico") rivela una coda di paglia lunga da Fermo Ferraris (Ridentonia) a Via Bigli (Onestonia).

Il Mago di Ios

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martedì 17 novembre 2009

Assedio a Lippi

La deontologia professionale, da che mondo è mondo, prevede di non contestare, almeno pubblicamente, le decisioni dei propri colleghi.
Mancini, l'allenatore più cartonato d'Italia, evidentemente determinate norme minime di educazione le conosce poco. Infatti si è lanciato nell'elencazione della "sua" Nazionale che, manco a farlo apposta, è una contestazione assoluta delle scelte di Lippi. Oltre che, naturalmente, la Nazionale dei sogni di tutti gli antijuventini.

Vediamo le scelte dell'ex allenatore interista. Chiellini e Cannavaro fuori, dentro Nesta (che ha rifiutato più volte la Nazionale) e Barzagli (indiscutibilmente più forte di Chiellini). A centrocampo si nota la riesumazione dello spompato Gattuso, che ha perso il posto da titolare anche al Milan (Marchisio, ad esempio, prima di aspirare a qualcosa deve invecchiare, ovviamente). Il meglio, il Mancio, lo dà però annunciando quale sarebbe il suo attacco. Naturalmente Totti, e chi se ne frega se ha rifiutato la Nazionale ben quattro anni fa. Poi, inutile dirlo, ecco l'ex gordito madridista Cassano, ora alla Samp. Come centravanti, "allegriiaaaa", si riesuma un attaccante che in Nazionale ha sempre segnato pochissimo, un Guivarc'h in pratica, solo un po' più alto. Avete capito a chi ci riferiamo? Naturalmente quel Luca Toni che ormai non segna neanche nella terza serie tedesca.

Ovvio che un (ex) allenatore che si presta a simili giochini, e per di più propone una simile Nazionale fatta apposta per solleticare i sentimenti antijuventini dei tifosi, lo fa probabilmente per dare una mano a chi sta organizzando per Lippi quella pubblica gogna che quattro anni fa non si è riusciti a mettere in campo.
Vogliamo sperare che Abete difenda il suo commissario tecnico, e stigmatizzi il comportamento di Mancini che, rendendo pubblica la sua (assurda) Nazionale, butta ad arte benzina sul fuoco della polemica sulle convocazioni.
In caso contrario, Lippi si trinceri dietro un silenzio stampa in stile bearzottiano. Prima del silenzio, però, dica chiaro e tondo all'allenatore cartonato che potrà fare le sue scelte solo quando sarà nominato c.t.
Scelte libere e indipendenti, ovvio. Anche in tema di fornitori ufficiali di stampelle e scatoloni per la Nazionale.

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venerdì 13 novembre 2009

Ridateci Gentile!

Ancora oggi le scorie radioattive di Farsopoli fanno sentire il loro effetto sull'atmosfera già irrespirabile del calcio italiano.
Ci riferiamo in questo momento all'ennesima sconfitta della Under 21. Squadra che, fino all'arrivo di Casiraghi, era il vero fiore all'occhiello delle nazionali della Figc.
Le vittorie non si contavano, i giocatori transitati nella Nazionale A erano innumerevoli.
Ecco, per interrompere quanto di buono costruito nei decenni da Vicini, Maldini e Gentile è bastato imporre Pierluigi Casiraghi.
Scelta questa di cui è responsabile Demetrio Albertini, con l'avallo del commissario Guido Rossi.

Ora, inutile stare a discutere. Visto che nessuno ha mai spiegato quale fu il motivo che spinse a sostituire il vincente e preparatissimo Claudio Gentile con un allenatore privo di esperienza e forse di capacità come Casiraghi, si ponga fine a questo supplizio mandando a casa quest'ultimo. E magari riportando in panca il suo predecessore.

Ci domandiamo infine come mai questa Nazionale si sia ridotta a ricettacolo di presunti fenomeni come il quindicenne dell'Inter convocato qualche mese fa, non si sa bene per quali meriti.
Per carità di patria poi, preferiamo glissare sulle prestazioni di quelli che qualcuno vestito di rosanerazzurro vuole far passar per fenomeni di livello mondiale. Una pernacchia ha seppellito tutti.
Ora si levino di torno e facciano ritornare chi di calcio capisce.

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venerdì 16 ottobre 2009

Farsa istituzionale

Il Corsera ha informato oggi i lettori che De Santis ha chiesto scusa ai Facchetti; aveva dichiarato a suo tempo che si sentivano al telefono e qualche volta "si è andato oltre il lecito", adesso ha rettificato e spiega che con Facchetti "aveva solo ed esclusivamente rapporti istituzionali ai quali eravamo tenuti dai rispettivi ruoli".

Questa dei rapporti istituzionali ci sembra una bella "via di fuga" per tanti protagonisti, grandi e piccoli, di Calciopoli, perché rimanda alle istituzioni e al loro funzionamento, ai centri di comando nel mondo del calcio (Federazione, Coni, Associazione Arbitri, Can) e allo loro trasparenza, agli interessi che li vincolavano e ai referenti a Milano, Torino, Roma.

Rapporti istituzionali ce li aveva De Santis, ma anche Nucini con Facchetti, ce li aveva Meani con Collina, ce li aveva Carraro con i designatori prima e dopo le partite; avevano tutti rapporti istituzionali, ce li avevano anche Moggi e Giraudo, fermo restando che le istituzioni non si sa bene come funzionavano. Funzionavano come funzionano in un paese civile, oppure erano teatro di una guerra tra bande con Carraro che, tra bilanci, arbitraggi, extracomunitari e passaporti, cercava di evitare che ci fossero morti e feriti gravi? In questo teatro c'erano anche telefonate tra dirigenti ed arbitri?

Su questi spunti ci sarebbe da scrivere un libro (e chissà che un giorno Carraro non lo scriva), ci limitiamo adesso a fare due osservazioni:
- come mai la Figc non si è costituita parte civile nel processo di Milano sullo spionaggio Telecom (eppure è stata spiata), e si è invece costituita a Torino nel processo contro Giraudo e Moggi che da falso in bilancio s'è allargato alla infedeltà patrimoniale (con la quale la Figc non c'entra un tubo)?
- e perché neanche la Juve s'è costituita parte civile nel processo di Milano e, invece, ha promosso la denuncia per l'allargamento del processo di Torino?

Su interrogativi come questi (ma non sono i soli) abbiamo ragionato a lungo come associazione Ju29ro Team, e in tutto quello che abbiamo scritto sul sito chi vuole può trovare spunti per ragionarci da solo.

Notiamo, intanto, che sul Corsera qualcuno che si sigla "f.mo." (e vuoi vedere che è Fabio Monti, il tifoso di Magath?) chiude l'articolo nascondendosi dietro le parole di Blatter, per cui Calciopoli è stato "il più grave scandalo della storia del calcio". A parte il fatto che prima di Blatter questa frase l'aveva detta qualcun'altro, e probabilmente Blatter l'ha letta su un giornale di Milano, noi chiudiamo queste righe con parole nostre e della nostra Associazione, continuiamo cioè a chiederci se Calciopoli non sia stata, comunque, una farsa scritta a più mani tra Milano, Torino e Roma, con dentro anche il Corriere della Sera (evidentemente non f.mo., ma chi nella RCS conta veramente).

Verrebbe a questo punto nuovamente da chiedersi, cioè, se non sia stata una farsa che ha coinvolto tante istituzioni (non solo quelle con la i maiuscola), una farsa istituzionale.

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giovedì 15 ottobre 2009

Il sapore del ricatto

Franco Bechis su Libero ci regala un bel pezzo sui retroscena della querelle Sensi-Unicredit. Ultima puntata della saga è, a detta di Bechis, il tentativo da parte di Rosella Sensi di convocare una nuova assemblea degli azionisti di Italpetroli, al fine di nominare un nuovo CdA che escluda il "mastino" di Unicredit: Roberto Cappelli.
Pare che alla banca milanese non abbiano per nulla gradito la manovra, e hanno risposto con la richiesta di pignoramento degli immobili di Italpetroli e di altra società collegata al gruppo.
Non c'è che dire, un bell'ambientino, dove la leale collaborazione tra soci viene prima di tutto.

Ma la cosa che più ci ha colpito dell'articolo non è la narrazione di queste scene di guerriglia societaria, bensì il racconto del Bechis relativo alla mancata vendita delle attività petrolifere del gruppo. Pare che sul tavolo ci fossero tre offerte rifiutate dalla famiglia Sensi. Alle rimostranze del socio-creditore per la mancata vendita, esponenti legati alla famiglia Sensi, secondo l'articolo, hanno così risposto: "Volete mettere in difficoltà la Roma? Bisogna andarci con i piedi di piombo, perché la piazza dei tifosi della capitale è molto sensibile".
L'affermazione, se vera, ha il sapore, indubbiamente, di un ricatto. Evocare e sottointendere a possibili scontri di bande di scalmanati non è una bella cosa (per tenerci sul moderato).

Appare sempre più evidente che Unicredit sia impelagata in un buco nero dove si intrecciano, in un groviglio inestricabile, (s)ragioni di ordine politico e di ordine pubblico, che impediscono il raggiungimento del sacrosanto fine del creditore: il recupero delle somme prestate.

Ci viene un po' da pensare al famoso sentimento popolare di Sandulliana memoria: cosa sarebbe successo qualora la Covisoc, negli anni passati, avesse bloccato Sensi padre impedendogli lo sperpero che ha originato il buco nero?
Cosa sarebbe successo se si fossero prese le giuste e previste (dal codice) decisioni sullo scandalo dei passaporti falsi che coinvolse anche la Roma?
Cosa sarebbe successo qualora la Juventus fosse stata assolta (come giusto, per Bacco!) nello scandalo di Calciopoli?
C'è qualcuno che soffia sul sentimento popolare?

Noi, nel dubbio sposteremmo la sede della FIGC via da Roma. Non è manco originale come cosa. Già gli imperatori, quando l'aria diventò mefitica, se ne andarono a Ravenna.

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lunedì 12 ottobre 2009

Revocazione e revisione

Contrariamente a quanto hanno scritto e continuano a scrivere in tanti, le decisioni della giustizia sportiva "inappellabili e divenute irrevocabili" possono essere modificate per revocazione o revisione, lo dice l'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, specificando che la revocazione viene chiesta da chi può dimostrare di essere stato condannato ingiustamente, mentre la revisione deve essere richiesta dalla Corte di Giustizia Federale in presenza, per esempio, di una "acclarata falsità" nel precedente procedimento.

Come esempio di revocazione abbiamo a suo tempo illustrato qui sul blog il caso Guardiola, condannato per doping: concluso l'iter della giustizia ordinaria che l'ha scagionato, Guardiola ha chiesto l'annullamento della sentenza sportiva, nominalmente inappellabile; la Federazione ha fatto resistenza, ma in secondo grado ha dovuto cedere e la sentenza è stata annullata.

Leggendo oggi la polemica tra Bergamo e l'Inter sullo spionaggio, viene da pensare all'altra possibilità di modificare una sentenza passata in giudicato, e cioè alla revisione. Bergamo ha accusato l'Inter di averlo spiato e intercettato, la società di Moratti ha minacciato querela, ma Bergamo non solo ha ribadito l'accusa, ma ha anche aggiunto che i committenti dello spionaggio sono stati Facchetti e Moratti.

Si dà il caso che sullo spionaggio dell'Inter la giustizia sportiva abbia emesso una sentenza di improcedibilità collegata al fatto che Facchetti nel frattempo era deceduto; gli atti di quel procedimento ce li ha Palazzi, e li conosce solo lui: di sicuro sullo spionaggio è stato sentito Moratti, di sicuro Moratti non è stato ritenuto da Palazzi colpevole, perché altrimenti il processo sarebbe andato avanti; evidentemente Moratti s'è chiamato fuori da quella attività illecita, evidentemente la stessa finiva per dover essere addebitata solo a Facchetti e di qui la decisione di improcedibilità.

Adesso c'è l'accusa di Bergamo, che sarà passata al vaglio nel processo di Milano sullo spionaggio di Tavaroli; secondo Bergamo committente dell'attività di spionaggio e intercettazione era proprio Moratti e questo siamo certi che non è quanto risulta nelle carte del procedimento portato a termine da Palazzi.

Domanda: se a Milano Tavaroli dovesse confermare che lo spionaggio nel calcio (non solo Bergamo, ma Moggi, la Juve, la Figc) è stato commissionato dal signor Moratti, secondo voi la Corte di Giustizia Federale chiederà la revisione della sentenza di improcedibilità?

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domenica 13 settembre 2009

Stadiopoli romana

Continua la saga delle società romane: in questi giorni verrà presentato il progetto per il nuovo stadio della Roma. Non si capisce come una società in grandi difficoltà economiche possa fare un investimento così importante. Dove prenderanno i soldi?
Alcune indiscrezioni non confermate ipotizzano una realizzazione in "project financing". Ovvero qualcuno ci mette i soldi, però per un numero congruo di anni avrà modo di sfruttare gli spazi commerciali dell'impianto, così da poter rientrare dell'investimento.
Da notare che la società che si accollerà le spese di realizzazione molto probabilmente dovrà ricorrere alle banche per reperire la liquidità necessaria. E qui forse vi è qualche problema, visto che Unicredit da un lato continua a trattare con l'imprenditore Angelini la cessione della società, e dall'altro non parrebbe intenzionata a concedere ai Sensi la ristrutturazione del debito necessaria per imbarcarsi in un progetto così impegnativo.
Forse, chissà, hanno paura di ritrovarsi esposti in maniera ancora più pesante verso la Roma, o forse ritengono, in questa epoca, troppo rischioso impegnarsi in un progetto nel settore commercial real estate.
Sul versante Lazio, la situazione appare addirittura ancora più ingarbugliata: Lotito vorrebbe costruire più che uno stadio una città satellite, per un costo complessivo di ottocento milioni di euro. Una cifra mostruosa. Pare, secondo la stampa, che il sindaco da un anno non dia risposta, forse spaventato da quella che sembrerebbe un'enorme speculazione edilizia.

Insomma, più che due stadi (a proposito, l'Olimpico che fine farà?) a Roma rischia di nascere un caso che forse verrà chiamato Stadiopoli.
Noi non diamo nessuna colpa all'imprenditore Sensi e all'imprenditore Lotito che, legittimamente, tentano di tirare l'acqua al loro mulino. Ma riteniamo che tutta questa storia non sarebbe mai nata qualora la Figc avesse fatto il suo lavoro: punire chi non rispetta le norme sui bilanci.
Una brutta storia dalle radici antiche, con troppi responsabili che ora fanno finta di nulla!

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martedì 8 settembre 2009

La Vergogna dello Sport


Scrive la Gazzetta dello Sport che in Consiglio Federale ieri si è parlato del nuovo regolamento degli Agenti dei calciatori che, incredibilmente, esclude incompatibilità a motivo di parentela; l'Agente che ha un parente che fa il dirigente o l'allenatore basta solo che lo dica al suo assistito. Sembra incredibile ma è così.

Incredibile perché all'epoca dello scandalo Gea i moralisti a comando e gli sparacazzate per vocazione dicevano che era immorale che Alessandro Moggi facesse l'Agente, mentre suo padre era il Direttore Generale della Juve; durante il processo Gea il PM Palamara aveva sostenuto che la Gea era stata addirittura concepita come cupola, era una creatura di Moggi padre e figlio che, da delinquenti, progettavano di sfruttare la parentela e il lavoro che facevano per sgominare illecitamente la concorrenza.

Oggi, mentre la Figc autorizza i figli dei padri dirigenti/allenatori a fare da procuratori, moralisti e sparacazzate stanno muti come i pesci, Palombo non fa pistolotti e la Gazzetta dà la notizia con dieci righe morte dal sonno. Non solo ma, vergogna nella vergogna, prendendo spunto dal fatto che l'Agente deve avvisare il possibile assistito se ha un parente nel calcio (tipo "Ciao Diego, sono il figlio di Marcello volevo parlarti"), il piccolo giornale rosa ha il coraggio di titolare l'articoletto "Regolamento agenti, resta il rischio incompatibilità". Quasi che, per il finto perbenismo della Gazzetta e di Palombo, a quell'ipotetico approccio di prima, Diego fosse in dovere di rispondere "Mi dispiace, ma se sei il figlio di Marcello, io da te non mi faccio assistere".

Roba che dovrebbe far vergognare la Federazione e i moralisti a comando, i giornali e tutti i loro sparapalle per vocazione. Roba che se ci fosse un Garante a proteggere i lettori inermi, non diciamo che la Gazzetta la farebbe chiudere (ci costa fatica, ma restiamo liberali fini in fondo), ma dovrebbe obbligarla a cambiare il nome della testata (liberali sì ma, prim'ancora, rispettosi della verità).

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lunedì 7 settembre 2009

Sant'Albano, pensaci tu!

L'articolo pubblicato sul sito relativo al fair play finanziario accenna ad un possibile scenario del 2012-2013, con una ristretta élite del calcio europeo nettamente staccata, conteggiando squadra, organizzazione societaria e fatturato, rispetto alle altre. In quella élite ci saranno sicuramente parecchie squadre inglesi, ci saranno il Real Madrid e il Barcellona, chiediamoci: ci sarà la Juventus?

In questa fase sarebbe facile per la società imbrodarsi negli elogi che arrivano da tutte le parti, facile e pericoloso. Tornare ai vertici del calcio nazionale non era una sfida ciclopica, visto anche come sono ridotti tanti concorrenti, la vera sfida da vincere è l'altra, è quella europea. La Juve di Giraudo-Bettega- Moggi se la stava giocando, verrebbe da dire che stava per vincerla, e col nuovo stadio l'avrebbe vinta sicuramente; la Juve di oggi ha la grinta per completare l'opera (e non solo lo stadio)?

Come juventini veri non solo siamo impegnati in difesa della nostra storia, ma guardiamo a testa alta anche a quella sfida; e siamo convinti che la Juve possa e anzi debba vincerla, perché la prima grande risorsa di una società di calcio è la passione dei suoi tifosi, e quella dei tifosi bianconeri è tanta (dicono le indagini campionarie che milanisti e interisti non riuscirebbero a pareggiarla neppure mettendosi insieme).

La richiesta che ci sentiamo di fare alla proprietà, anche a nome dei tanti amici che condividono il nostro impegno, è allora quella di non crogiolarsi negli elogi, ma di programmare nel medio periodo un piano aggressivo per vincere quella partita.

Ci sono risorse di bilancio per fare altri investimenti importanti. Manca un direttore generale? Occorre prendere sul mercato il migliore in circolazione. In Lega e Figc bisogna pretendere il rispetto delle regole in tema di bilancio e di giustizia sportiva, e fare anche del casino quando il caso lo richiede. C'è stato un tempo in cui dicevano che la Juve era arrogante, mentre adesso saremmo diventati simpatici: ma è una polemica sterile e senza senso; dovesse la Juve tornare a vincere, i battuti ci daranno di nuovo degli arroganti, tanto che Mourinho s'è già portato avanti, a modo suo, forse perché quest'anno un po' di paura ce l'ha pure lui.

Il Real Madrid annuncia intanto altri piani faraonici, il Barça viaggia a vele spiegate, in Inghilterra e in Germania le squadre più importanti hanno lo stadio pieno tutte le domeniche. Sono quelli i termini di raffronto in vista del 2012: speriamo che la proprietà, e segnatamente Sant'Albano che la rappresenta nel CdA della Juve, ci pensi in vista della prossima Assemblea.

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Jamayria pallonara

Le voci su una possibile cessione del Milan si rincorrono da tempo. Nella scorsa primavera si parlò di un interessamento da parte dell'emiro del Dubai, tramite il suo fondo sovrano, ora si rincorrono le voci di un possibile interessamento da parte di un fondo libico. Ma non un fondo come un altro, bensì un fondo statale.
I dubbi che ci poniamo sono molteplici, fatto salvo il benvenuto a qualsiasi investitore privato nel nostro mondo del calcio, ormai finanziariamente asfittico.
Quello che ci chiediamo è se sia etico che una squadra di calcio venga acquistata da uno stato estero attraverso uno dei suoi strumenti d'investimento.
L'altro aspetto che ci lascia qualche dubbio è la presenza (in posizione minoritaria) del fondo statale libico Lafico nella Juventus. Sarebbe quanto meno opportuno che venisse ceduto il pacchetto azionario nella squadra sabauda se si volesse acquistare il Milan: questo per evitare evitare voci velenose al primo pareggio tra le due squadre. Ci mancherebbe solo questo per completare un quadro già preoccupante.

Un'ultima considerazione: in tutta questa ridda di voci che ipotizzano lo sbarco di emiri, fondi sovrani, petrolieri albanesi e chi più ne ha più ne metta fa rumore il silenzio di chi questo processo dovrebbe governare: la Figc.
E' troppo impegnativo varare un regolamento che governi fenomeni di questo tipo?

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martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

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mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

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domenica 12 luglio 2009

Beretta alla riscossa

Lo confessiamo, ci siamo illusi. Abbiamo sperato, in questi mesi, che il silenzio del neo Presidente della nascente Lega A fosse dovuto a qualche operazione di marca neodemocristiana (nel senso più alto e nobile del termine), che avesse l'obiettivo di insabbiare la folle e inutile idea di separare la Lega Calcio in due diverse entità, una per la Serie A e una per la Serie B.
Ottimisti. Ci siamo sbagliati, la scissione sta andando avanti.
Infatti oggi Beretta ha consegnato al Presidente della Figc Abete la bozza di statuto (con tanto di firme di tutti i presidenti della Serie A) dell'entità che andrà a presiedere.
Il nostro pessimismo, sia chiaro, non è dovuto né a "razzismo" né a motivi di antipatia personale verso il "curato di campagnia" (Dagospia dixit), infatti basta che questi apra bocca e abbiamo chiare le rotte che il mondo del pallone ha deciso di navigare. Per esempio, dopo la consegna della bozza il manager ha così dichiarato alla stampa: "Si è concordato sulla necessità di un progetto di sviluppo del calcio di interesse generale che il Governo è disponibile a sostenere". Frase ambigua (come si conviene a un curato) incentrata su tre paroline: "progetto di interesse generale".
Ecco, come potrà essere un progetto legato al calcio (noto per gli enormi sprechi) di interesse generale, in un paese che nella migliore delle ipotesi viaggia verso un -5% di Pil, la disoccupazione verso il 10%, il debito pubblico verso il 120% e vista l'urgenza assoluta e improcrastinabile di levare decine di migliaia di suoi cittadini dall'inferno delle tende?
Siamo proprio curiosi di vederlo, questo progetto. Nel frattempo, con rammarico, constatiamo che quello che la stampa mainstream ha definito come "grande manager" (manco fosse Jobs o Marchionne) non ha, per il calcio, nulla di meglio da proporre che provare ad attaccarsi alla mammella aggrinzita e inaridita dello Stato.

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lunedì 6 luglio 2009

Fantasmi svizzeri e spettri in Figc

Più di una volta, sia sul blog che sul sito, abbiamo parlato del poco chiaro tentativo di acquisto della Roma da parte dell'agente Fifa Fioranelli. Senza dimenticare il potenziale conflitto di interessi che si verrebbe a creare nel momento in cui un agente acquistasse (da solo o in società) una squadra di calcio, ci siamo chiesti, a più riprese, chi fossero i soci del Fioranelli e non solo se avessero effettivamente i soldi, ma anche da dove questi provenissero. Oggi una nota firma del Sole 24 ore, in un'intervista, oltre a rilanciare ciò che noi diciamo, adombra la seguente, inquietante ipotesi:

"Per quanto riguarda Flick, credo sia stato usato un cognome molto generico per non rendere raggiungibile il suo portatore. Se Volker Flick esiste, chi sia e che lavoro faccia, a noi è ignoto e ho il dubbio quasi sia un nome di fantasia. Si è anche detto che la famiglia Flick siano quelle persone che abbiano venduto la Mercedes ma non mi sembra sia stato dimostrato che si tratti di queste persone. E' come se dicessi che c'è un italiano che si chiama Signor Rossi o Signor Bianchi. E' la stessa cosa. Mi sembra fatto tutto quanto ad arte per lasciare nell'indeterminatezza l'operazione"

Insomma, per Dragoni, questo avvocato Volker Flick potrebbe essere addirittura un nome di fantasia, paravento di chissachì e chissacosa. Un fantasma. Rilanciamo dunque quanto proposto nel pezzo "Quer pasticciaccio brutto de via di Trigoria": la Figc si deve occupare della questione e possibilmente deve adottare un regolamento con delle disposizioni sulla trasparenza di coloro che acquistano società di calcio in Italia. Facendo proprio anche l'allarme lanciato dall'Ocse sul riciclaggio di danaro sporco nel settore. Se tutto questo non sarà fatto, saremmo autorizzati a pensare che nel calcio italiano oltre a rischiare di avere fantasmi svizzeri, si hanno di certo degli spettri a guidare la Figc.

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venerdì 3 luglio 2009

Zamparini ha capito

Abbiamo l'impressione che il presidente del Palermo Zamparini abbia capito tutto su cosa è effettivamente successo nell'estate del 2006. E abbia anche capito dove sta tirando il vento, ora, al processo di Napoli.
In un'intervista a Radio Kiss Kiss dichiara di parlare con Moggi tutti i santi giorni. E non solo, dichiara di aver passato una bella giornata ad Ischia con lui la settimana scorsa.
Su questo punto Zamparini ha ragione: è libero di parlare di quello che gli pare, con chi gli pare. E se gli pare può anche passare una giornata ad Ischia con Moggi. Con buona pace di Palazzi, di Abete e della Gazzetta dello Sport. Questo perché ognuno di noi può parlare con chiunque, con l'unico limite che può essere posto dalla magistratura, unico organo deputato dalla Costituzione Italiana a limitare le libertà personali dell'individuo. La giustizia sportiva può solo squalificare soggetti reputati colpevoli di una trasgressione al codice interno dell'associazione sportiva di riferimento. Palazzi, Abete e il soviet della Gazzetta se ne facciano una ragione. Ma fino a quando la Costituzione è in vigore loro non ci possono fare nulla. Per fortuna.

Ma nell'intervista di cui vi stiamo raccontando, Zamparini si è lasciato sfuggire una verità che secondo noi tutti hanno capito su Calciopoli. Verità che nessuno ha il coraggio di dire, forse per omertà, forse per paura: "Quando Moggi è stato condannato, se avesse avuto me come presidente non gli sarebbe mai successo nulla".

Bingo!

Esatto, se Moggi e Giraudo avessero avuto un presidente e una proprietà che li avesse difesi dalla fuffa farsopolara, non sarebbe accaduto nulla. Semplicemente perché Moggi, Giraudo e la Juve non hanno fatto nulla. Tutti lo sanno, nessuno lo dice e a Zamparini l'arcano è sfuggito.
Speriamo presto che gli sfugga, magari, qualche altra verità forse origliata nei capannelli tra i presidenti durante le noiose riunioni in Lega; per esempio, cosa pensa lo Zampa sulla proprietà della Juve che, anzichè difendere la sua società, aizza il fuoco antijuventino da Bar dello Sport, con i suoi giornali di proprietà o partecipati (La Stampa, Corriere, Gazzetta)?
Bella domanda.
Il fatto esilarante è che il povero Zamparini, accortosi che l'aveva sparata grossa (ma vera), dicendo che con lui a Moggi non sarebbe successo nulla, prova a correggere il tiro: "Io Moggi l'ho sempre combattuto", esclama. Noi diciamo, ma se l'ha combattuto come mai ora dice di sentirlo tutti i giorni e di andarci in gita assieme? Evidente, che questa frase è solo un miserrimo tentativo di depotenziare quanto detto un minuto prima. Ma a volte, si sa, le toppe sono peggio del buco.

Caro Zamparini, si faccia coraggio, dica tutto quello che sa, senza paura. Intanto ormai appare evidente che tutta la cricca che ha organizzato l'ignobile farsa sarà travolta dalla verità che sta venedo a galla! Rifletta, se anche un umile impiegato della Can ha avuto il coraggio di dire di fronte al giudice di sapere che l'Inter commissionava dossier sugli gli arbitri, vuol dire che la commedia è veramente agli sgoccioli!

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venerdì 22 maggio 2009

Compro, vendo, affitto, scambio. Forse

Alla fiera dei sogni del campionato che verrà c'è il solito affollamento di stagione: procuratori e procacciatori (d'affari loro) hanno già i pre-accordi e magari qualche milione in tasca, e tra un po' si possono firmare i contratti. I giornali giocano d'anticipo ed a leggerli è una sarabanda di trattative: c'è chi compra e chi vende, in tanti fanno scambi e poi c'è Lotito con l'affitto e il leasing (con super-maxi riscatto finale).

Tutto dovrebbe avvenire nel rispetto della normativa (i famosi parametri Covisoc), ma di questo nessuno parla; non ne parla neppure la Federazione, che ai vecchi tempi comunicava chi aveva i parametri sballati e quindi per comprare doveva prima vendere oppure far vedere i soldi (veri).

Intanto da qui al 30 giugno le società devono mandare a Roma un primo consuntivo della stagione che finisce, e il budget di quella che viene, documentando chi e come mette i soldi a fronte di eventuali passivi di bilancio (quest'anno per l'intera serie A il passivo dovrebbe essere di 300 milioni, ma di soldi freschi non si è avuta finora notizia), e al riguardo i casi più esemplari sono sempre quelli di Juve e Inter.

Sulla base degli ultimi anni dovrebbe andare così: la Juve chiude in pareggio sia il bilancio 2008-09 che il 2009-10, e qui c'e' lo zampino di John Elkann; l'Inter di Moratti in due stagioni è buona a fare un passivo di 150-200 milioni e dovrebbe dire adesso, entro giugno, chi e come li mette. Dal 2006, però, l'Inter non lo dice più, cioé che li mette Moratti si dà per scontato ma sul come, se sono veri o finte plusvalenze, nessuno si preoccupa; all'Inter il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale si limitano a mettere a verbale (l'hanno fatto anche lo scorso novembre) che Moratti ha assicurato che ci penserà comunque lui; stando alla normativa non è regolare, ma la seria A è andata avanti lo stesso come se anche il campionato si disputasse per finta.

La novità è che quest'anno l'Uefa ha preannunciato che verificherà i bilanci con una sua commissione con l'intenzione di valutare direttamente la licenza per le competizioni internazionali, e non più tramite gli organismi nazionali tipo Covisoc. Sui giornali di questo argomento non parla nessuno però potrebbe anche succedere che i commercialisti che fanno da consulenti alla Figc per i bilanci abbiano un sussulto di dignità, se non il timore di fare la figura dei pirla, e i controlli siano diversi rispetto al passato; lo vedremo a giugno.

Per la Juventus, comunque, non cambia niente, pareggio di bilancio era e pareggio resta anche con controlli più severi (per le vittorie bisogna ancora aspettare), mentre sembra interessante seguire cosa succede all'Inter. Sarà un caso ma sul Corsera c'è Fabio Monti che un giorno sì e l'altro pure dice che Ibra potrebbe essere ceduto per 70 milioni, e oggi si parla pure di Maicon per 40. Potrebbe essere cioé che quest'anno con il budget ci sia più cautela anche da parte dei registi finanziari dell'Inter.

E' tutto da verificare, ma comunque, visto che parliamo di fiera dei sogni, tanto vale "sognare", prima ancora di un regista come i cristiani e due terzini come Dio comanda per la Juve, che ci siano in futuro bilanci più regolari. Molte trattative della sarabanda che c'è sui giornali salterebbero, ma il carrozzone del calcio si allontanerebbe dal burrone.

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mercoledì 13 maggio 2009

Forti con i deboli

Il collegio arbitrale del Coni ha confermato i due punti di penalizzazione alla Juve Stabia inflitti dagli organi giudicanti della Figc per scorrettezze amministrative. Non sappiamo come sono andate le cose, e non abbiamo idea se "l'orrendo crimine" commesso da questa Juve minore sia solo di natura burocratica o anche di natura più sostanziale, come per esempio il mancato pagamento delle imposte.
Tuttavia non possiamo non notare che coloro che sono preposti a giudicare i comportamenti delle società consociate sono, in genere, molto deboli con i forti e molto forti con i deboli.
Nessuno infatti ha comminato sanzioni pesanti (come i punti di penalizzazione) all'Inter per la faccenda del passaporto falso di Recoba. Eppure era una cosa gravissima.
Allo stesso modo nessuno ha fatto niente contro la Lazio, che pure per anni e anni (durante la gestione Cragnotti) non ha pagato i contributi previdenziali ai tesserati.
E infine nessuno ha avuto nulla da ridire sulle strane operazioni intercorrenti tra Roma 2000 e AS Roma S.p.A, oppure tra Inter Brand srl e Internazionale S.P.A.
Visto tutto questo, non possiamo non dare la nostra solidarietà alla Juve Stabia. Chissà se i giudici hanno considerato il nome un aggravante.

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mercoledì 6 maggio 2009

Sensi di colpa

I tifosi della Roma contestano Rosella Sensi e la invitano ad andarsene; una specie di leggenda metropolitana vuole che la Roma abbia i conti a posto e addirittura sia in utile (sembra così se uno guarda solo il bilancio della A.S. Roma), e la contestazione forse nasce da qui. Come se il tifoso che si informa al bar sport rimproverasse alla famiglia Sensi di guadagnare grazie alla squadra, mentre in campionato la squadra è un mezzo disastro.

Le cose, però, stanno diversamente, anzi molto diversamente: la A.S. Roma è controllata da Roma 2000, che fa capo ad Italpetroli, che per il 51% è delle sorelle Sensi e per il 49% di Unicredit, e per capire come stanno veramente le cose è nella Italpetroli che bisogna guardare. Un tifoso della Roma ci ha guardato, scoprendo che alla fine del 2007 la situazione era disastrosa (peggio di quella della squadra adesso), e purtroppo nel 2008, va aggiunto, le cose sono peggiorate con tutta l'economia che è andata a ramengo.

Ragionando, allora, sulla situazione di oggi e ripensando a quanto è avvenuto con la gestione della Roma da parte di Franco Sensi (i debiti e la cessione forzata di mezza Italpetroli alle banche nascono da lì) verrebbe da dire che la famiglia Sensi per stare dietro ad un pallone rischia di giocarsi non solo mezzo, ma l'intero patrimonio: oggi le sorelle Sensi hanno più di 300 milioni di debiti e ormai solo il 51% di Italpetroli, che produce perdite e 300 milioni non li vale di sicuro.

Tra Figc, Lega, Coni, banche e gazzette sportive in tanti dovrebbero avere dei sensi di colpa; i nomi ogni lettore è in grado di metterli e qualcuno (Carraro su tutti) potrebbe benissimo figurare più volte. Perché questo è il risultato di tutto il grandissimo casino che hanno combinato con i bilanci delle società di calcio, i loro maneggi e i loro camuffamenti, le loro falsità e tutte le gazzettate a cui hanno abituato i lettori da bar sport.

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Dilettanti allo sbaraglio

L'organizzazione della finale di Champions sta diventando più comica di una puntata della Corrida di Corrado.
Da un paio di settimane, infatti, si registra una polemica accesa tra intellettuali ed archeologi da una parte, e Comune di Roma dall'altra. Motivo del contendere è il sito dove si dovrebbe svolgere una manifestazione collaterale alla finale, nella quale i tifosi possano fotografarsi con la coppa. All'inizio il Comune aveva concesso come sito uno spazio davanti al Colosseo, ma dopo l'alzata di scudi di vari intellettuali, l'amministrazione Alemanno ha proposto all'Uefa di trasferire l'iniziativa al Circo Massimo. Ieri però Platinì dalle colonne de la Repubblica ha preteso il rispetto degli impegni inizialmente presi: la manifestazione deve svolgersi al Colosseo. Bel pasticcio e bella figura.
Come se non bastasse è ormai di dominio pubblico un'altra magagna: l'Uefa pretende di avere a disposizione lo stadio Olimpico con una settimana di anticipo. Peccato che in quella settimana la Lazio dovrebbe giocare la penultima giornata di campionato in casa. Scusate, ma a noi vien da ridere: che si doveva organizzare la finale di Champions si sa da oltre un anno, e da una decina di mesi si conosce il calendario del campionato di serie A. Inutile dire che la Figc non sta dando prova di saper programmare e organizzare un evento così importante. Ricordiamo però che l'Italia si è candidata per organizzare i campionati europei successivi a quelli polacchi. All'Uefa qualcuno avrà le palpitazioni!
Invece, in Figc sono senz'altro tranquilli, nel caso in cui l'organizzazione non ci sarà concessa non sarà difficile dare la colpa all'avverso destino. Anzi, ancora meglio, troveranno un bel capro espiatorio.
Nell'organizzare certe cose, noi italiani, non abbiamo rivali. Al mondo.

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sabato 2 maggio 2009

Razzismo e porte girevoli

Abbiamo ampiamente trattato sul sito l'odiosità del razzismo e il casino successo con Juve-Inter in termini di giustizia sportiva. Mettiamo ora in guardia i lettori su cosa sta succedendo circa il ricorso: per ora non si è vinto e non si è perso, l'Alta Corte del Coni si pronuncerà il 14. Mettiamo in guardia anche perché basta leggere il Codice di Giustizia Sportiva (artt.11-13) per rendersi conto che ci hanno messo dentro tutto e il contrario di tutto, ed è difficile capire come finirà. Più che porte aperte o chiuse a noi sembrano delle porte girevoli.

Senza essere esperti di leggi e codici, alla Juve, infatti, potrebbero dare anche partita persa perché così c'è scritto per i casi gravi (quali sono? nessuno lo sa, speriamo che non conti l'articolo della Gazzetta sui fatti di quella sera o le dichiarazioni di Moratti; lui in effetti è stato il primo a dire che erano successe "cose gravi", come se da Roma gli avessero data l'imbeccata, come se lui avesse pensato di nuovo di vincere a tavolino); potrebbero anche annullare tutto, perché c'è un articolo che dice in quali casi la società non ne risponde (il 13) e la Juve, secondo noi, rientra in quell'articolo e potrebbe non risponderne. Porte girevoli, appunto.

Inutile fare previsioni, noi ripetiamo che il ricorso era meglio non farlo, anzi non si capisce a chi possa essere venuta in mente un'idea del genere, a meno che anche a Torino abbiano pensato che Moratti ha provato a fare troppo il furbo. Di sicuro è stato messo in azione addirittura l'avvocato Grande Stevens (l'idea sarà sua?) per un danno che sul piano economico corrisponde all'incasso della partita, che potrà essere di 100.000 euro, cioé un piatto di lenticchie rispetto al danno dell'estate 2006 (centinaia di milioni), quando il grande avvocato non si mise all'opera, anzi qualcuno si intromise per non farci andare al Tar.

Gli interrogativi, quindi, sono tre e da qui al 14 animeranno le discussioni del bar sport:

1) era giusto fare ricorso o la Juve faceva più bella figura a non farlo?

2) visto che nel 2006 hanno tentato di radere al suolo la società che non si difendeva, adesso che è difesa da un grande avvocato (!) la giustizia sportiva sarà più benevola, le porte resteranno aperte e Moratti farà la figura del pirla?

3) confermeranno le porte chiuse, nonostante l'avvocato Grande Stevens, come se qualcuno a Roma o a Milano ce l'avesse anche con la Juve di adesso?

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giovedì 16 aprile 2009

Lobbycontinua

In più di una circostanza abbiamo ripreso da Dagospia l'idea che esista una cosiddetta "lobbycontinua" romana molto interessata allo sport.
Oggi vogliamo provare a chiarire il concetto. Secondo Dagospia esiste un network di persone amiche di vecchia data che si aiutano tra loro per occupare posizioni di potere, anche nello sport. Della lobby farebbero parte, per esempio, uomini come Montezemolo, Luigi Abete (presidente BNL e guarda caso fratello del Presidente della Figc), Della Valle (presidente della Fiorentina) e Giovanni Malagò. Quest'ultimo si è appena candidato ad un ruolo dirigenziale al Coni, ed attualmente è impegnato come presidente del comitato organizzatore dei mondiali di nuoto a Roma.
Mondiali di nuoto che, a leggere la Repubblica di oggi, sono avviati ad essere il solito disastro fatto di opere incompiute e di sprechi di danaro pubblico.

Se consideriamo che si ventila l'arrivo del montezemoliano Beretta alla presidenza di quella Lega Calcio che dovrà spartirsi la torta (più o meno grossa) dei diritti televisivi del calcio, notiamo che questo gruppo di persone in effetti nello sport conta moltissimo e vorrebbe contare ancora di più. Sia chiaro, nulla di illegale, tutto legittimo e ci mancherebbe altro. Però se si guardano per esempio gli insuccessi di Montezemolo nell'organizzazione di Italia 90, l'organizzazione (al momento) deficitaria dei mondiali di nuoto da parte Malagò, e il periodo non brillante (eufemismo) che vive il calcio dall'avvento di Abete jr, non è difficile immaginare che il calcio e lo sport in generale rischiano un periodo di grande decadimento.
Ci vorrebbero idee nuove e persone nuove, possibilmente estranee a lobby e giochi di potere.

Infine, ritornando al calcio si nota che in Lega la Juventus Montelkaniana con la Fiorentina di Della Valle e con l'Inter di Moratti-Tronchetti appoggia l'idea di Beretta alla presidenza della Lega. Sarà un caso, ma tutti questi personaggi sono in qualche modo legati proprio a "lobbycontinua". Invece la vecchia Juve aveva un patto d'acciaio con quel Galliani che oggi contrasta proprio Beretta.

Certo che Farsopoli ne ha cambiato di cose. Per caso?

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mercoledì 15 aprile 2009

Moratti il benefattore. Degli avvocati?

Riguardo il caso Adriano oggi Massimo Moratti ha detto che se ne occuperanno gli avvocati; in effetti si tratta di un caso complicato, si potrebbe arrivare alla rescissione del contratto e quindi che debbano intervenire gli avvocati non stupisce affatto.

Quello che stupisce, però, è che riguardo al calcio la stampa ha sempre presentato Moratti come un mecenate e un benefattore, uno che si affeziona ai giocatori, uno che non bada al portafogli ma ai sentimenti e continua a presentarlo così anche adesso che i casi di cui devono occuparsi gli avvocati sono più di uno e anche spinosi (specie per un mecenate-benefattore).

C'è stato, infatti, prima il caso Vieri che quando ha scoperto di essere stato spiato per conto della società del mecenate s'è incazzato di brutto ed ha portato l'Inter in tribunale con una richiesta di risarcimento multimilionaria, e logicamente Moratti ha dovuto affidarsi a dei bravi difensori (nel senso di avvocati).
L'anno scorso è scoppiato il casino di Mancini con l'Inter che diceva che s'era dimesso prima delle trattative con Mourinho, il procuratore di Mancini che invece diceva il contrario e forse aveva anche ragione lui perché anche qui si è andati per avvocati, intanto Mancini quest'anno ha preso regolarmente lo stipendio (e non si tratta di bruscolini), e adesso forse si arriverà alla buonuscita finale, magari multimilionaria come il risarcimento di Vieri.
Oggi poi, come dicevamo, i difensori di Moratti (più impegnati di quelli di Mourinho, verrebbe da dire) hanno affrontato il caso Adriano.

A proposito di avvocati e casi spinosi ricordiamoci poi che sullo sfondo resta lo spionaggio Telecom sul mondo del calcio, lo spionaggio di Tavaroli, quello che ha preceduto (casualmente?) lo scandalo di Calciopoli. Qui all'apparenza l'Inter non c'entra, però la nuova Telecom di adesso, che secondo le previsioni sarà condannata a risarcire i dossierati, ha fatto presente che solo una parte dello spionaggio è stata fatta per gli interessi della vecchia Telecom (di Tronchetti Provera), mentre c'erano molti casi di spionaggio a favore della Pirelli (di Tronchetti Provera) e altri ancora che non riguardavano né la Telecom né la Pirelli ma semmai quei dirigenti (Tronchetti Provera?) che li avevano ordinati per interessi loro, extra-aziendali. E secondo la Telecom ognuno dovrà farsi carico dei suoi risarcimenti con l'aiuto dei suoi avvocati.

Tra questi casi che non hanno ancora un padrino e un movente c'è appunto lo spionaggio sul calcio (dossier riguardante Moggi, la Juve, la Figc), per il quale in Tribunale si dovrebbe arrivare a stabilire chi ha avuto interesse a ordinarlo e perché. Sicuramente qui un buon difensore dovrà schierarlo proprio Tronchetti Provera, che però, quando non era impegnato con la vecchia Telecom e la Pirelli faceva compagnia proprio al benefattore-mecenate visto che era azionista dell'Inter; e allora chissà che anche in questo caso non debba scendere in campo proprio un difensore dell'Inter, magari il più bravo di tutti (non Maicon, chiaro; semmai un professore che di Calciopoli si è già occupato...).
A quel punto chi continua ancora oggi a parlare di mecenate-benefattore dovrebbe sorprendersi, noi non ci sorprenderemmo di certo.

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