martedì 23 febbraio 2010

Un Candido abbraccio

S'interessa poco di calcio l'ingegner Elkann, e così le poche volte che ne parla verrebbe voglia di ragionare su quello che dice; certo è un esercizio difficile, ma in fondo è lui che che dà le direttive sulla Juve, con le parole e con i fatti è lui che ha preso il posto che fu di Gianni e Umberto Agnelli.

Ieri era a Milano (si ricordava Candido Cannavò in una sala gremita di bella gente, come ricorda il premuroso Monti sul Corsera), e i giornalisti gli hanno posto domande sull'attualità del calcio e della Juve. Sull'attualità del calcio, e le manette di Mourinho in particolare, niente da dire: giusto il suo invito a stemperare i toni e ad essere costruttivi. Sull'attualità della Juve, se ascoltate l'intervista, sentirete la frase: "La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo". La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo... e qui da dire ci sarebbe tanto: stemperare i toni va bene, ma ci aspettavamo un richiamo alle vittorie, quella frase sembra detta non dal presidente della Juventus vera, ma da quello di una società che lotta per non retrocedere.

Al di là delle parole, comunque, sono i fatti quelli che contano, specie in questo periodo in cui si gettano le fondamenta del prossimo campionato, e per la Juve ci sarebbe tanto da fare: il nuovo sponsor sulle maglie, nuovi acquisti per i ruoli dove la squadra, a detta di tutti, è debole, rosa da svecchiare, budget a disposizione degli operativi e chi più ne ha più ne metta.

Fatti, appunto, e non parole; ci vorrebbero dei fatti, come quelli che si vedevano ai vecchi tempi. Per esempio, sullo sponsor: la Fiat e i suoi amministratori hanno contatti con mezzo mondo, se non col mondo intero; è di pochi giorni fa la notizia che il Milan ha portato a casa un accordo importante: cosa si sta facendo alla Juve?

Oppure sul più che probabile deficit di bilancio: senza ispirarsi a quelle società che per anni hanno inventato plusvalenze e fatto debiti bruciando centinaia di milioni per ogni esercizio, si sta valutando come fronteggiare qualche anno di vacche magre? La Exor, per accennare la prima cosa che viene in mente, non potrebbe finanziare temporaneamente la Juve?

Da tifosi aspettiamo di veder quali fatti matureranno, però una cosa ci sembra chiara: se l'obiettivo che l'ingegnere ha in mente per la Juve fosse di non perdere, allora si può lasciare tutto com'è e interessarsi di pallone una volta ogni tanto (magari per farsi abbracciare da Moratti, si veda la foto); per vincere però, come dovrebbero aver insegnato Gianni e Umberto Agnelli, ci vuol ben altro.

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lunedì 18 gennaio 2010

La Juve è un mobile

Nell'ascesa al Golgota del tifoso juventino mancava la voce di Lapo Elkann, per fortuna qualche buon giornalista ha pensato bene di porgli una domanda. Ecco la sua opinione sulla crisi della Juventus: "Non sono io a prendere decisioni e non me ne occupo. Sto invece preparando interessanti novità per il prossimo Salone del Mobile".
Anche da simili dichiarazioni si nota la triste situazione della Juventus, finita nelle mani sbagliate. Il rampollo (un po' in disgrazia in verità) non si occupa della Juventus (per fortuna, aggiungiamo noi), e quindi non gliene frega niente, infatti non si degna di dire manco una frase di circostanza. Ma la cosa più triste è l'accostamento con le sue idee per un non meglio specificato Salone del Mobile.
Il rampollo si occupa di mobili, ma non di Juventus. Alla faccia delle dichiarazioni di amore eterno, e alla faccia di quello stemma tatuato sull'avambraccio. Forse l'amore per la Juventus andava dichiarato e sbandierato nella speranza di riuscire, grazie alla popolarità che può regalare, a riconquistare un posto al sole nell'universo Exor?
Ma la cosa che dà l'idea della caratura dell'uomo è anche la capacità di essere sferzante o indifferente senza cadere nel ridicolo. Non a caso, il rampollo ha sbagliato l'accostamento.
I tifosi lo sanno bene che la Juve è accostabile ad un mobile, e precisamente ad un tavolino da consegnare ai Moratti.
Premiato Mobilificio Elkann, solo pezzi artigianali. E' come se vedessimo i falegnami all'opera: hanno tutti la faccia di Zaccone.

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giovedì 14 gennaio 2010

Come se la Juve fosse granata

Qualche volta mi è capitato di guardare dei programmi televisivi granata.
O meglio, mi è capitato di notare determinati programmi facendo zapping.
Il fatto è che, se riconosci un amico in televisione, ti viene spontaneo soffermarti un attimo su una rete, anche se del programma non te ne frega niente.
Ed è andata proprio così nel mio caso.
“Hey! Guarda chi c’è!”
Dopo dieci minuti di commenti e di lagnanze varie dei tifosi e degli opinionisti presenti in studio, prima di cambiare canale, ho avuto un attimo di disagio.
Quel senso di disagio che si ha quando ti accorgi di qualcosa che non avresti mai potuto nemmeno ipotizzare…
Le lamentele erano molto orientate verso un soggetto specifico: la proprietà.
E, nel giro di pochi secondi, dopo aver notato questo specifico aspetto, il mio cervello ha cominciato a lavorare per i fatti suoi.
E logicamente l’associazione di idee tra Juve e Toro mi è sembrata logica e graffiante.
Una spontanea, strana, spiazzante, acida, deprimente e umiliante sensazione che, oltre a graffiarmi, si è permessa il lusso di bere il sangue amaro uscito dalla ferita.
Brrrrrrr. Roba da matti.
Con tutto il rispetto per il Torino calcio, s’intende.
Spiazzato come un demente, davo pienamente ragione a tutti coloro (tifosi e opinionisti) che si lamentavano e apprezzavo la verve educatamente polemica del conduttore.
Brrrrrrr. Roba da pazzi.
Un Torino che è stato acquistato da Urbano Cairo, che poteva dare una solidità economica e, forse, poteva anche dare qualche soddisfazione ai granata.
Piccola soddisfazione, ovvio, stiamo pur sempre parlando del Toro mica…
La solidità economica bene o male è arrivata, ma di risultati decenti in questi anni neanche l’ombra.
In più si sono beccati anche la retrocessione senza l’aiuto di Guido Rossi, Giovanni Cobolli e l’avvocato Zaccone.
Dunque, esattamente come per la Juventus, la proprietà non è all’altezza di porre rimedio ai disastri messi in cantiere.
La differenza tra le due situazioni è che Cairo ci mette la faccia, ci prova, infatti è il presidente, John Elkann invece no.
O meglio, non lo fa nel modo giusto, e inoltre è spesso silente.
Leggo dal sito del Toro:

Presidente: Urbano Cairo
Vice Presidente: Giuseppe Cairo
Consiglieri: Maria Castelli Cairo, Ugo Carenini, ecc

Non sono a conoscenza delle eventuali parentele, e non mi interessa; però noto che il cognome Cairo nel Torino calcio è ben presente.
La faccia, decisionalmente parlando, il proprietario la mette eccome.
John forse anche, ma da distante.
Come diceva sempre la mia professoressa d’italiano ai colloqui coi genitori ai tempi della scuola, “Si deve applicare di più, perché è molto discontinuo”.
Ed è così per il presidente di Exor…
Quando c’è da fare la rimpatriata a Villar Perosa, oppure a Pinzolo, a firmare autografi, con la maglia della Juve col suo cognome piazzato sulla schiena, lui, John, c’è; se le cose invece vanno male e, dunque, sarebbe necessario far sentire la propria presenza (decisionale e non solo chiacchierifica), lui non c’è.
Ma dove è finito “Mr. Ripartiremo dal basso?”
Qualcuno lo ha visto da qualche parte?
O forse si è confuso ed è andato ad assistere alle partite e agli allenamenti della Juve Stabia?
Oppure la colpa è sempre e solo di Ferrara, o al massimo, ma proprio al massimo, ma proprio al massimo del massimo, di Blanc?
La nave viaggia senza una rotta, non si sa bene chi fa che cosa, regna la confusione, regna anche un po’ l’autogestione, e l’ingegnere non dice nulla?
No dai, non voglio pensare che uno come Cairo forse è molto meglio di Johnnino nostro.
No, non può essere.
Brrrrrrr. Roba da sfigati.
L’incubo continua.

Crazeology

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sabato 14 novembre 2009

Il garantismo della Exor


A pochi giorni dal "discorsone" di presentazione della sua fondazione (ormai in Italia o ne hai una o non sei un c...), dove descriveva l'Italia dei suoi desideri, fatta di giustizia, libertà, equità e bla bla bla, ecco che il nostro Montezemolo cade sulla solita buccia di banana. Gli hanno infatti sequestrato la villa a Capri (o parte di essa, le cronache non chiariscono). Per di più i fatti contestati, ci perdonerà il Montezemolo per la franchezza, sanno tanto di plebe. Roba da ex ferrovieri arricchiti: una storiaccia di abusivismo e presunti favori da parte di vigili urbani compiacenti.

Si capisce, Montezemolo non ne sapeva nulla. Se non abbiamo capito male non è manco garantito da un avviso della Procura competente.
Però, anche se ci fosse il minimo dubbio sulla sua personale condotta (parliamo per ipotesi, sia chiaro) siamo certi che la Exor non avrebbe nulla da obiettare. Così come non ha avuto da ridire per l'operazione equity swap di Gabetti & C.

Si sa, certe condotte sono tipiche di chi non è stato dotato da madre natura di charme, oltre che di doppio cognome. Roba da ex ferrovieri arricchiti, per l'appunto!

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martedì 13 ottobre 2009

Scampato pericolo

Ieri sono state presentate le liste per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Ridentus.
L'Exor, azionista di maggioranza assoluta della società di Fermo Ferraris, ha indicato sei consiglieri (tutti già attualmente in carica): Marzio Saà, Carlo Barel di Sant’Albano, Jean-Claude Blanc, Aldo Mazzia, Riccardo Montanaro e Camillo Venesio.
I libici della Lafico hanno presentato la documentazione relativa al proprio candidato per il rinnovo del CDA: trattasi di tale Khaled Fareg Zentuti, che entrerà in consiglio, il prossimo 27 ottobre (giorno dell'assemblea degli azionisti), in qualità di amministratore indipendente.
Scampato pericolo, quindi.
Nessun figlio di papà in CDA.
Nessun piccolo Stevens (basta già, e avanza ampiamente, quello grande come presidente onorario).
Nessuna (ex) favorita di corte.

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martedì 6 ottobre 2009

Grazie, Giovanni!


Arriva la conferma, addirittura parla John Elkann: Blanc sarà il dittatore della Juventus, infatti assommerà le cariche di presidente esecutivo, amministratore delegato e direttore generale. Crediamo che una simile investitura, nel gruppo Fiat, non l'abbia avuta manco il mitico professor Valletta. Ma c'è sempre una prima volta. Che Dio ci aiuti.

Parole non di circostanza, da parte di Yaki, per l'ormai ex presidente Cobolli Gigli: "Voglio ringraziare Cobolli Gigli per questi tre anni molto difficili, in cui ha dato tanto. Grazie al suo lavoro, potrà assumere altri incarichi in futuro".
Ovvi ringraziamenti, e una impegnativa promessa di nuovi incarichi: già si segnala panico tra gli operai e gli impiegati del gruppo.

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lunedì 27 luglio 2009

Errori Sconcertanti

Interessante articolo di Sconcerti sul Corriere della Sera. In buona sostanza l'editorialista principe della sezione sportiva del quotidiano milanese canta il de profundis su quello che noi da sempre definiamo "mecenatismo alla milanese": il calcio in cui un mecenate ripiana le perdite della gestione è finito, bisogna andare verso un calcio finanziariamente sostenibile. Parole sante, ma sarebbe più corretto parlare di finto mecenatismo. Finto perché in realtà, tra vendite fittizie del marchio ed altre diavolerie, il mecenate ripiana molto meno di quanto è dovuto. Però riconosciamo a Sconcerti il merito di avvicinarsi alla verità. Pertanto, fra dieci anni (o al prossimo scandalo) forse sarà d'accordo con noi.

Il fatto che suona strano è che l'articolo continui spiegando che la Juve è l'unica società che non fa affidamento da parecchi anni al "mecenatismo". Pertanto va ritenuta un esempio. Va notato che il giornalista non esclude dai meriti la vituperata gestione della Triade; sembrerebbe quasi un cambiamento di rotta del quotidiano milanese, che tanto si è distinto nella caccia alle streghe del 2006. Però, analizzando bene il pezzo, balzano agli occhi un paio di errori (ad essere buoni) che ci fanno cambiare idea sulle intenzioni dell'articolo.

Innazitutto quando si dice che "I soldi che vanno nella Juve sono di una finan­ziaria che fa capo alla Fiat, non de­gli Agnelli". No, caro Sconcerti, semmai è la Fiat che fa capo alla Exor, come la Juventus, pertanto l'unico legame tra Fiat e Juve è che hanno lo stesso padrone (Exor). Quindi la verità è esattamente il contrario di quella illustrata nell'articolo: alla Juve non va manco un euro proveniente dalla Fiat.
Semmai potrebbero andare soldi della Fiat proprio al gruppo RCS per il quale lavora Sconcerti, visto che la casa automobilistica ne è uno dei grandi azionisti.
Preferiamo chiarire la questione, non sia mai che fra un anno, se la Juve vincesse qualcosa, qualcuno dalle colonne del Corriere (o della Gazzetta) abbia l'alzata di ingegno di scrivere che "Fiat con i soldi che ha speso per la Juve poteva tenere aperta la fabbrica di Termini Imerese". Ripetiamo e specifichiamo ancora meglio: Juventus e Fiat viaggiano su due linee parallele e non vi è nessun travaso di denaro tra le due entità, fatto salvo l'attuale contratto di sponsorizzazione che comunque è altra cosa, e se proprio la si deve dir tutta, probabilmente è più quello che dà la Juve (in termini di immagine) che non ciò che restituisce la Fiat (in termini economici).

Infine, ecco lo schizzo di veleno. Secondo l'articolo la Juve non potendo contare sul mecenatismo e quindi "Avendo meno forza, compensava cercando in ogni modo più potere". Chiara l'allusione a Farsopoli. Falso, signor Sconcerti. Tutti cercavano più potere, compresi i mecenati (finti) alla milanese, come è ampiamente dimostrato dalle telefonate di Meani, dal passaporto di Recoba e dai rapporti di Nucini con Facchetti.
Anche qui Sconcerti ha padellato, ma ci rendiamo conto questa è la condizione di chi deve difendere la linea di un giornale, a costo di scrivere inesattezze.

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mercoledì 22 luglio 2009

Ambra senza tette

A soli 16 anni, Ambra Angiolini conduceva la trasmissione televisiva Non è la Rai.
Munita di auricolare, veniva teleguidata da Boncompagni, che le suggeriva cosa dire.
A soli 33 anni, John Elkann conduce l'Exor, holding che controlla Fiat e Juventus.
Munito di tutore, viene teleguidato da Gabetti, che gli suggerisce cosa dire.
Un Ambra Angiolini, in pratica. Senza tette.
E con Gabetti al posto di Boncompagni.

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martedì 28 aprile 2009

Milan d'Arabia, Juve di rabbia

Si rincorrono le voci di un possibile ingresso della Famiglia Reale del Dubai nel capitale azionario del Milan.
Per ora nulla di ufficiale, ma Domenica è stato segnalato a San Siro il figlio dell'emiro al Maktoum.
I bene informati dicono che poi vi è stato un incontro con Galliani nel quale si è parlato di sponsorizzazione della compagnia aerea del Dubai a partire dal 2010, invece la partecipazione azionaria nel Milan non è data per certa, comunque appare come una possibilità concreta.
Lo stesso Kakà si è lasciato sfuggire, su questa "bomba", la seguente dichiarazione: "Lo sceicco? Lo abbiamo conquistato".
Come si vede la cosa pare molto seria, e naturalmente a leggere la dichiarazione dell'asso brasiliano a Milanello, evidentemente, si respira un'aria di ottimismo e di fiducia nel futuro. Ottimismo e fiducia più che giustificati visto che l'apporto degli sceicchi sarebbe fondamentale per riportare in alto il Milan, dato che appare sempre più evidente una certa disaffezione della famiglia Berlusconi, probabilmente stufa di saldare a piè di lista gli annuali deficit della società di via Turati.

Invece a Torino, sponda Juve, l'aria è un misto di rassegnazione e rabbia. Ne abbiamo avuto una ulteriore dimostrazione oggi, leggendo qualche agenzia dall'assemblea della Exor, la finanziaria che controlla la Juventus.
Elkann ha infatti, in quella sede, dichiarato che la Juventus dopo il suo celeberrimo e funesto "ripartiremo dal basso" sta cercando una nuova quadratura del cerchio: provare a vincere ma solo riducendo i costi. Inutile dire che è una pia illusione. Si vince, mantenendo i conti in ordine, solo se si aumentano i ricavi (e non se si riducono i costi).
La cosa l'aveva capita bene la vecchia Triade, che partendo dalla necessità dell'aumento dei ricavi aveva avviato un progetto credibile.
Ma queste cose le sa anche John Elkann, evidentemente il suo progetto è un altro: abbattere i costi, stabilizzare (e non accrescere) i ricavi e accontentarsi di risultati sportivi non all'altezza della storia della Juventus.
Speriamo che la mossa del Milan suggerisca alla Exor una onorevole exit strategy, ovvero la vendita della Juventus a qualcuno disposto a investire seguendo la via maestra dell'aumento dei ricavi suggerita dal piano della Triade. Solo così si potrà tornare a vincere.
In caso contrario ai tifosi della Juve non resterà che ammirare, provando rabbia per ciò che poteva essere e non è stato, le future vittorie del Milan "d'Arabia".

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lunedì 30 marzo 2009

Un piatto indigesto


Nei giorni scorsi si è tenuta la prima udienza del processo Ifil/Exor per la vicenda equity swap.
Il difensore di Gabetti, avvocato Marco Ferrero, ha chiesto di poter produrre un parere pro-veritate di un illustre professore.
Questo illustre professore, famoso per le parcelle milionarie (uno Zaccone, in pratica, ma dai compensi molto più congrui) è pappa&ciccia con Gabetti, l'Ifil, John e compagnia cantante (no, Ranieri, almeno qui non c'entra, pur avendo beneficiato ampiamente di questa squallida vicenda) dalla primavera 2006.
L'illustre professore ha assistito la combriccola torinese su molti dossier.
La vicenda dell'equity swap.
La riorganizzazione Ifil/Ifi.
Gli equilibri tra i vari rami della famiglia.
E Farsopoli...
La combriccola torinese e l'illustre professore hanno preparato un piatto particolarmente indigesto per i tifosi bianconeri.
In pratica, una cassoeula affogata nella bagna caoda.
Provate ad assaggiare una simile delizia.
Vi ritroverete con lo stomaco in fiamme.
Ed in Serie B.

Il Mago di Ios

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giovedì 26 marzo 2009

Silenzi, menzogne e mezze verità


Il dottor Gabetti, attualmente presidente onorario della Exor, oggi ha dichiarato di non aver mai mentito. Tale dichiarazione è stata fatta in relazione al processo inerente l'equity swap IFIL-FIAT.

Ma è veramente interessante tutta la sua accorata difesa: "Non si arriva alla mia età diventando un mentitore, ma questo è il paese di Macchiavelli, per cui si pensa che se tu raggiungi un fine buono con tutta probabilità hai adoperato i mezzi sbagliati. C'è gente che mi assolve pensando che se anche avessi mentito non importerebbe perché l'avrei fatto per il bene supremo, ma io per il bene supremo non mento perché allora non è più un bene supremo".
Sarete sicuramente d'accordo, lo diciamo senza nessuna ironia, che la filosofia di Gabetti sarebbe da insegnare ai bambini fin dai primi anni di scuola: non si mente neanche quando lo si fa per difendere un presunto "bene supremo", perché se un "bene" ha bisogno della menzogna per affermarsi evidentemente non può essere considerato tale.

Per fortuna Gabetti non ha mai spiegato il motivo per cui la Juventus (società partecipata dall'allora Ifil presieduta dalla stesso Gabetti) non ricorse al TAR contro le sentenze sportive che la videro scaraventata in B senza possibilità di difendersi e senza prove certe portate dall'accusa.
Infatti appare sempre più evidente, dopo l'ultimo provvedimento del Tribunale di Napoli che ha sancito l'estraneità ai fatti della Juve come società, che se si fosse ricorso al Tribunale Amministrativo la Juve mai sarebbe andata in B.

Chissà se Gabetti avrebbe potuto rilasciare (senza essere smentito) le dichiarazioni di oggi se avesse spiegato quel mancato ricorso al TAR!

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