martedì 16 marzo 2010

Cercasi disegnatore

Le parole di Mario Sconcerti, sul Corriere, in seguito alla eliminazione dalla Champions di Fiorentina e Milan, hanno avuto una certa eco.
Sentir dire, da chi ha attivamente partecipato (assieme ad altri suoi colleghi) alla liquefazione della Juventus della Triade, che una delle cause dello scadimento del calcio italiano è senz'altro avere cancellato la stessa Juventus in quella maledetta estate del 2006, ha creato una certa sensazione.
Perché ne parliamo ora, a distanza di giorni? Perché l'analisi di Sconcerti, per quanto azzeccata, è incompleta.
E alla vigilia di una possibile ulteriore umiliazione del calcio italiano in quel di Londra (speriamo di no, per l'Italia calcistica e per i posti Champions, quindi sentiti e sinceri auguri all'Inter), ci sembrava giusto completare, dal nostro punto di vista, lo Sconcerti pensiero.
Perché se è vero che la cancellazione della Juve è stato un crimine sportivo, altrettanto imperdonabile, ci pare, è stato da parte della nuova proprietà (nella persona del nuovo presidente della società azionista di riferimento) non essersi attivati con tutti i mezzi per ridisegnare quello che era stato cancellato.
Dopo avere accettato la cancellazione per colpe non commesse, il minimo che i tifosi juventini potessero aspettarsi (e anche il calcio italiano, come ora ammette Sconcerti) era una ricostruzione veloce, profonda e competente, per riportare la Juventus ad essere quello che era stata per oltre 100 anni della sua storia: la squadra da battere, un riferimento e un obiettivo per tutti. Ecco, ci sembra che Sconcerti, con le sue parole, prenda atto che questa ricostruzione non sia mai avvenuta.
Chissà cosa ne pensa John Elkann...

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venerdì 12 marzo 2010

Dissenteria alla Pinetina

Raiola nuovo procuratore di BalotelliA leggere le polemiche che hanno fatto da contorno alla dissenteria che ha colpito Balotelli sabato sera si direbbe che i mal di pancia alla Pinetina sono più di uno. C'è stata infatti la polemica dell'allenatore, che ci ha tenuto a far capire che smentiva Branca, e poi c'è stata quella del fratello del calciatore, che ha chiesto che Balotelli sia lasciato fuori da beghe di condominio (!); sarà un caso, ma ieri alla Pinetina c'era Moratti in persona che, evidentemente, ha voluto rendersi conto di persona di chi, per dirla terra terra, l'aveva fatta fuori dal vaso.
I soliti casini da Inter, beghe di condominio potrebbe persino risultare un complimento, se non fosse che nel frattempo s'è saputo che il procuratore di Balotelli è Raiola (quello dell'affarone Ibra), e che il calciatore ha una clausola rescissoria di 70 milioni; non solo, come abbiamo tempestivamente segnalato il Corsera già da tempo ha suggerito a Balotelli di trasferirsi in Inghilterra, guarda caso lì c'è Mancini con la squadra dello sceicco (ricco), e gli inglesi non sono razzisti come i tifosi juventini.

A prima vista possono sembrare tessere che non si incastrano (Raiola con lo sceicco, Moratti con la dissenteria, il Corsera con l'Inter), non dimentichiamoci però che il bilancio dell'Inter anche quest'anno andrà risanato, che ci vorranno un centinaio di milioni e che la Saras quest'anno non ha dato dividendo. Ecco, se consideriamo tutto si ricava che questa estate Moratti potrebbe essere costretto a fare un'altra cessione tipo quella di Ibra, e che l'indiziato è proprio Balotelli (l'altro è Maicon, ma si sa che i difensori quotano meno degli attaccanti).

C'è di mezzo l'allenatore portoghese, che a furia di incazzarsi con tutti rischia di far saltare il progetto, e forse è proprio per questo che Moratti è andato a verificare di persona. Perché se il progetto, a furia di farla fuori dal vaso, dovesse davvero saltare allora il mal di pancia potrebbe averlo proprio lui, che deve in qualche modo coprire il buco di bilancio.

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martedì 9 marzo 2010

Un po' ispettori, un po' scimmiette


In tutte le partite, dai professionisti fino ai dilettanti, la Federazione manda gli ispettori, che poi sarebbero i collaboratori della Procura Federale; gli ispettori di Palazzi guardano, sentono e verbalizzano, e chi sbaglia paga. Nei dilettanti arrivano a fare multe se negli spogliatoi c'è gente non autorizzata; alla Juve proprio gli ispettori di Palazzi hanno fatto chiudere la curva per comportamento razzista; tutto annotato per filo e per segno nei loro terribili verbali.

Due settimane fa proprio loro, gli ispettori, hanno visto che il tecnico della Cremonese, in tribuna perché squalificato, dava indicazioni a mezzo cellulare al suo vice in panchina, l'hanno giustamente verbalizzato ed è arrivata un'altra giornata di squalifica. Questo perché il Codice di Giustizia Sportiva vieta all'allenatore che sconta la squalifica di dirigere "con ogni mezzo" la sua squadra (articolo 22, comma 7) .

Domenica l'allenatore dell'Inter era squalificato, e chi seguiva la partita in diretta (quasi due milioni di telespettatori tra Sky e Mediaset) ha visto che nel secondo tempo Mourinho ha abbandonato il box dove si trovava, è sceso giù su una balaustra a ridosso della panchina e da lì ha, a modo suo, diretto la sua squadra. Sul sito del la Stampa c'è ancora il servizio fotografico, in diretta i telecronisti hanno fatto notare quando richiamava questo e quello, tanto che stamattina sul Corsera anche Fabio Monti è stato costretto a scrivere che forse poteva essere squalificato un'altra volta.

E invece niente. A quanto pare gli ispettori di Palazzi, i terribili vice del grande sceriffo della Superprocura, hanno fatto come le tre scimmiette: non hanno visto, non hanno sentito e non hanno parlato con i loro verbali. Potrebbero smentirli due milioni di persone, ma si vede che questo non li ha fatti vergognare neppure un po'.

Un dettaglio aiuta forse a capire come mai questi collaboratori della Federazione un po' facciano gli ispettori e un po', invece, le scimmiette: quando, tre domeniche fa, hanno fatto gli ispettori e riferito sulla ignobile gazzarra inscenata da giocatori, tecnici e dirigenti dell'Inter nella partita con la Sampdoria, tutti i giornali, con in testa il Corriere della Sera e Fabio Monti, si sono fatti portavoce delle rimostranze dell'Inter a cui non era per niente piaciuto quello che gli ispettori (ma anche i telespettatori) avevano osato vedere, sentire e addirittura verbalizzare.

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giovedì 4 marzo 2010

Viva il Battitore Libero!


Sette, il settimanale del Corsera, è da oggi in edicola, e in tutti i bar sport, con una copertina dedicata a Mourinho. All'interno articolo di una mezza dozzina di pagine sul Cuntabal di Setubal, una specie di delirio pseudo-intellettuale firmato da Antonio D'Orrico, uno che recensisce romanzieri come fossero calciatori, e viceversa. D'Orrico da sempre si presenta come un giornalista raffinato, sensibile e ovviamente interista, che altrimenti non avrebbe scritto di calcio sul Corriere. Come se, poi, di Severgnini, non ne bastasse uno.
Divertente, per cominciare, il box a fondo pagina, in cui a una ventina circa di intervistati "famosi" viene chiesto un sibillino parere sull'allenatore portoghese: c'è la soubrettina che tiene al Napoli, c'è l'architetto Fuksas, c'è persino la deliziosa Elena Santarelli che risponde che da quando è nato il suo bimbo, non segue più il calcio, nemmeno l'Udinese, squadra del marito Corradi, figurarsi l'Inter. Imprescindibile, no? Su una ventina circa di vips chiamati a dare il loro parere, a sorpresa, non c'è nemmeno uno juventino, che pure non siamo pochi.
Pazienza, per carità.
Il contenuto dell'articolo è, altra sorpresa, imbarazzante nella sua boriosa pochezza: l'ennesima pretenziosa riflessione sul valore "politico" e "culturale" di un personaggio che ha dimostrato di poter dire tutto, il contrario di tutto e l'equivalente di niente. Un po' come interrogarsi sul contributo di Enzo Gambaro al dibattito globale sulla cultura postmoderna.
D'Orrico, per la verità, arriva assai vicino, che proprio stupido non è, a comprendere il valore politico portato in Italia da Mourinho: un culto della personalità, alimentato dalla più cieca partigianeria, abilmente attizzata da un ufficio stampa, quello accampato nella sua redazione, davvero niente male. Nondimeno, D'Orrico svicola abilmente fino a giungere a cantare, come naturale, l'elogio della celebre dichiarazione murignana su Calciopoli, e a descriverlo come il più bell'esempio di AntiItaliano, un uomo da cui dovrebbe imparare la Nazionale e la Nazione.
Ora, a parte il fatto che prima o poi qualcuno dovrà pur scrivere, anche su Corriere e Gazzetta che, dopo tutto, la Nazionale di Marcello Lippi ha vinto l'ultima Coppa del Mondo, a noi sembra invece che il culto della personalità, la cieca partigianeria, le panzane del Corriere a proprio favore, siano proprio questi gli ingredienti base di ogni italianità che si rispetti.
Insomma, come ha detto il nostro Battitore Libero, che voi cari lettori avete imparato ad odiare: stiamo parlando in realtà di Giuseppe Murino, l'ArciItaliano. Uno che, come ogni italiano che si rispetti, è saltato sul carro del vincitore e avrà anche la furbizia di saltar giù al momento buono. Non si affezioni, D'Orrico.

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martedì 23 febbraio 2010

Un Candido abbraccio

S'interessa poco di calcio l'ingegner Elkann, e così le poche volte che ne parla verrebbe voglia di ragionare su quello che dice; certo è un esercizio difficile, ma in fondo è lui che che dà le direttive sulla Juve, con le parole e con i fatti è lui che ha preso il posto che fu di Gianni e Umberto Agnelli.

Ieri era a Milano (si ricordava Candido Cannavò in una sala gremita di bella gente, come ricorda il premuroso Monti sul Corsera), e i giornalisti gli hanno posto domande sull'attualità del calcio e della Juve. Sull'attualità del calcio, e le manette di Mourinho in particolare, niente da dire: giusto il suo invito a stemperare i toni e ad essere costruttivi. Sull'attualità della Juve, se ascoltate l'intervista, sentirete la frase: "La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo". La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo... e qui da dire ci sarebbe tanto: stemperare i toni va bene, ma ci aspettavamo un richiamo alle vittorie, quella frase sembra detta non dal presidente della Juventus vera, ma da quello di una società che lotta per non retrocedere.

Al di là delle parole, comunque, sono i fatti quelli che contano, specie in questo periodo in cui si gettano le fondamenta del prossimo campionato, e per la Juve ci sarebbe tanto da fare: il nuovo sponsor sulle maglie, nuovi acquisti per i ruoli dove la squadra, a detta di tutti, è debole, rosa da svecchiare, budget a disposizione degli operativi e chi più ne ha più ne metta.

Fatti, appunto, e non parole; ci vorrebbero dei fatti, come quelli che si vedevano ai vecchi tempi. Per esempio, sullo sponsor: la Fiat e i suoi amministratori hanno contatti con mezzo mondo, se non col mondo intero; è di pochi giorni fa la notizia che il Milan ha portato a casa un accordo importante: cosa si sta facendo alla Juve?

Oppure sul più che probabile deficit di bilancio: senza ispirarsi a quelle società che per anni hanno inventato plusvalenze e fatto debiti bruciando centinaia di milioni per ogni esercizio, si sta valutando come fronteggiare qualche anno di vacche magre? La Exor, per accennare la prima cosa che viene in mente, non potrebbe finanziare temporaneamente la Juve?

Da tifosi aspettiamo di veder quali fatti matureranno, però una cosa ci sembra chiara: se l'obiettivo che l'ingegnere ha in mente per la Juve fosse di non perdere, allora si può lasciare tutto com'è e interessarsi di pallone una volta ogni tanto (magari per farsi abbracciare da Moratti, si veda la foto); per vincere però, come dovrebbero aver insegnato Gianni e Umberto Agnelli, ci vuol ben altro.

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sabato 20 febbraio 2010

La Caporetto dei giornali


Continua la crisi nera della carta stampata.
Sono stati infatti divulgati i dati relativi alle vendite dei giornali nel mese di Gennaio, dai quali si evince un netto calo, fino ad un picco negativo del -19,9% delle copie vendute rispetto alle vendite del 2009. Per la verità, non tutti i giornali perdono copie allo stesso modo; i più colpiti appaiono, appunto, il Sole 24 Ore (-19,9%), ma anche il Corriere della Sera (-19,1%) e la Gazzetta dello Sport (-7,3%). Un vero e proprio disastro, soprattutto se si considera che i dati sulla base dei quali vengono calcolate le percentuali sono riferiti al 2009, che è stato anch'esso un anno sanguinoso per le vendite.
Ciò che lascia stupiti è però il commento del gruppo RCS (Corriere e Gazzetta): il calo sarebbe compensato dall'aumento del prezzo del Corriere, e comunque è dovuto anche alla diminuzione delle copie distribuite gratuitamente.
Nessuna autocritica dunque, la colpa è evidentemente dei lettori che sono degli asini incalliti e non hanno voglia di leggere (e di pagare), le redazioni sono ritenute esenti, supponiamo, dalle partigianerie che distruggono l'autorevolezza dei giornali stessi e tolgono ai lettori la voglia di leggere.
Noi, ovviamente, non siamo d'accordo. Innanzitutto diciamo che dal nostro piccolo osservatorio sembrerebbe che la voglia dei cittadini di informarsi non manchi, infatti i nostri lettori sono in costante ed esponenziale crescita da due anni, e per di più solo grazie al semplice e umile passaparola, visto che il nostro sito non ha solidi gruppi finanziari e industriali alle spalle, e vive del lavoro gratuito e delle piccole donazioni dei suoi redattori.
Il problema del gruppo RCS sta, secondo noi e senza offesa, nella scarsa qualità del prodotto offerto, spesso troppo funzionale agli interessi degli azionisti (anche se, bisogna dirlo, Ferruccio De Bortoli si è dimostrato migliore rispetto al suo predecessore Paolo Mieli). Di questa scarsa qualità i lettori si sono accorti, e quindi attuano lo sciopero delle edicole, indipendentemente dall'aumento del prezzo di venti centesimi.
Ecco, per esempio, si provi a ragionare sulle pagine sportive del Corriere, e sul loro appiattimento sulle posizioni milanesi (mentre il Corriere dovrebbe essere il giornale di tutti gli italiani, almeno nelle intenzioni), e interiste in particolare. Se qualche giornalista del prestigioso giornale legge queste nostre umili righe e non crede alle cose che scriviamo lo invitiamo a rileggere l'intervista concessaci dal loro prestigioso collaboratore, Piero Ostellino. Le parole di critica contro l'uso strumentale delle intercettazioni e sul clima, creato ad arte, da rivoluzione culturale maoista sono rivolte anche al giornale per il quale scrive.
Così almeno ci è parso di capire.

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martedì 16 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, non le curve!


La strategia è la stessa usata per i cori idioti contro Balotelli: se c'è di mezzo la Juve, tra Milano e Roma, in una specie di gioco concordato a tavolino, c'è la gara a chi fa il più moralista e a chi pretende le pene più esemplari. Con Balotelli il gioco è riuscito, domenica ci hanno riprovato con gli incidenti di Juve-Genoa e le bombe carta.

Di bombe carta a Roma stanno facendo collezione dall'inizio del campionato: ci sono state quelle idealmente indirizzate alla Sensi, quando la Roma non vinceva, quelle indirizzate a Lotito quando perdeva le partite e anche ai giocatori, e nel mezzo quelle bipartisan del derby, con i tifosi che se le scambiavano tra di loro. Nessun giornalista ha osato fiatare, gli ispettori di Palazzi hanno approfittato per derubricare le bombe carta a petardi, e così ancora l'altra domenica i tifosi della Roma sono stati autorizzati ad andare in trasferta a Firenze, dove hanno logicamente inscenato la solita zuffa pre-partita.

Domenica, invece, c'era di mezzo la Juventus e così è scattato il moralismo a senso unico, il famoso fare il frocio col culo degli altri: a Novantesimo Minuto hanno fatto sentire l'arrabbiatura del capo della Polizia; Repubblica e Corsera hanno commissionato i soliti pistolotti sulle pene esemplari, per cui ieri i due giornali parlavano di prossima partita della Juve a porte chiuse, e di quella col Genoa che era da sospendere.

Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.

A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono.

Aspettiamo ora le decisoni della Giustizia Sportiva, e intanto ci sentiamo di dare un modesto suggerimento al Viminale: sperando di ridurre la violenza negli stadi, valutate di chiudere semmai le redazioni sportive, e non le curve; valutate bene se le bombe di carta sparate sui giornali e in televisione non siano le mamme di tutte quelle che poi scoppiano negli stadi.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Tutti sul carro!


Ammetto il mio morboso interesse per la rubrica Italians di Severgnini sul Corriere, ma solo il lunedì, quando parla di calcio.
Il resto della settimana è piatto, più piatto del Mar dei Sargassi in bonaccia.
Ma il lunedì dà il suo meglio, frizzante e pungente come solo un interista convinto della superiorità genetica degli interista sa essere!
Ovviamente il bersaglio favorito è la Juve prima del 2006, la genesi di tutti i mali.
Lunedì 8 febbraio Severgnini ironizza sul fatto che la nazionale degli juventini vinse nel 2006 con uno scatto d'orgoglio, e che difficilmente ce ne sarà un altro (di moto d'orgoglio). Mai dire mai, caro Severgnini, potrebbe sempre venir fuori una nuova ondata di intercettazioni (provi a sentire gli azionisti RCS), poi per far montare il sentimento popolare basta incaricare i suoi dirimpettai della rosea. Nel 2006 son bastati un paio di mesi, c'è ancora tempo!
E poi a vittoria conquistata, tutti a saltare sul carro dei vincitori, tanto non c'è nessun rischio di perdere la faccia.

Pinobici

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martedì 26 gennaio 2010

Cosa Loro

Saranno stati gli articoli del Corriere, o le rimostranze contro il razzismo di Moratti (quello che, ripreso in mondovisione, manda affanculo l'arbitro Rocchi e nel dopo-partita manco si scusa), fatto sta che il Prefetto di Milano (Gian Valerio Lombardi), interpretando da par suo le indicazioni arrivate dal Viminale, ha stabilito che giovedì alla partita di Coppa Italia a San Siro avranno accesso solo gli abbonati dell'Inter, i possessori di tessera del tifoso interista e i singoli iscritti agli Inter Club riconoscibili. Loro e solo loro: giovedì a San Siro l'ingresso è vietato agli juventini, la partita possono vederla solo quelli che hanno la faccia da interisti.

E' la prima volta che succede una roba del genere in una partita in Italia. Hanno distrutto treni e lanciato razzi da una curva all'altra, assaltato il Coni e lanciato bombe carta e tutto è passato più o meno in cavalleria; sul razzismo e i cori contro Balotelli si sono mossi in tanti, con in testa il Corriere e Moratti, e il Prefetto si vede che ha cercato di accontentarli tutti. Col risultato che adesso a Milano, sponda nerazzurra, possono dire che la Coppa Italia è giustamente Cosa Loro, magari in attesa di capire se nel campionato c'è qualche altra organizzazione forte come la loro in grado di opporsi.

I tifosi organizzati della Juve avranno ora su che riflettere. Si potrebbe discutere a lungo se la decisione sia giusta oppure esagerata, oppure ancora troppo ispirata al sentimento popolare e poco alla normativa, quanto a noi preferiamo guardare in casa nostra, e cioè all'atteggiamento della società.

Per ricordare che la Juve sull'argomento razzismo ha assunto una posizione netta e intransigente (fino all'autolesionismo, viste le misure di oggi, del razzismo anti-juventino), ma per ricordare anche che ci sono magagne ancora più grandi nel nostro calcio di cui nessuno parla, e sulle quali la società farebbe bene a richiedere che ci sia la stessa intransigenza nel rispetto di regole e normative.

Su ju29ro.com di quelle magagne parliamo tutti i giorni. Quelli che la Coppa Italia e il campionato è Cosa Loro magari ci leggono, ma non ci considerano neppure e quindi non se ne preoccupano; forse a Torino farebbero bene a riflettere sui cori a Balotelli e su quello che è successo, a preoccuparsi e a considerarci un po' di più.

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venerdì 8 gennaio 2010

Il razzismo secondo il Corriere


Ieri il Corsera, per l'ennesima volta, ha messo in prima pagina Balotelli e il razzismo. Abbiamo già scritto tante volte sul sito e sul blog che spesso il pubblico fischia Balotelli solo per il suo comportamento indisponente e anti-sportivo; e non sarebbe il caso di tornare sull'argomento, se non fosse che il Corriere ha riempito due paginate con Gad Lerner a spiegare che Balotelli è odiato perché è "il nuovo italiano", e con Beppe Severgnini a fare il suo pistolotto in difesa di Balotelli e a ripetere che secondo lui per fermare il razzismo bisogna sospendere le partite. Lerner e Severgnini hanno parlato di quanto successo a Verona, ma c'è un piccolo dettaglio: a Verona non c'erano, hanno commentato dei fischi, hanno fatto la morale sui presunti cori, hanno preso tranquillamenti fischi per fiaschi: e il più importante giornale italiano ha inventato una finta notizia con due predicatori a fare la predica al vento.

A Verona c'erano l'arbitro, gli assistenti, il quarto uomo e gli ispettori di Palazzi e nessuno di loro ha avuto niente da contestare al Chievo circa il presunto razzismo dei suoi tifosi; anzi, il Giudice Sportivo, in base ai rapporti, ha sanzionato l'Inter per i cori razzisti di alcuni suoi tifosi nei confronti di Luciano che, dovremmo dedurre, non interessa al Corsera e ai finti moralisti come Lerner e Severgnini.

Ci sarebbe a questo punto da fare la morale sul razzismo del Corriere nei confronti del giocatore del Chievo, ma questi metodi non ci piacciono, preferiamo stare sui fatti. Preferiamo solo far riflettere su come sia facile per un giornale gonfiare o sgonfiare a proprio piacimento le notizie che riguardano il calcio (e non solo), inventandosene anche di sana pianta. E' un'osservazione che abbiamo già fatto tante volte, ma vale la pena sottolinearla una volta di più, quando si pensa che a Napoli c'è un processo in cui è capitato spesso che i testimoni dell'accusa non abbiano portato prove, ma si siano limitati a dire che si trattava di accuse che leggevano sui giornali: un processo nel quale l'informativa dell'Autorità inquirente si è basata anche sugli articoli della Gazzetta dello Sport e su quanto c'era scritto nei siti dei tifosi.

Sempre per stare sui fatti, segnaliamo che oggi sul Corsera Fabio Monti scrive che "a Balotelli converrebbe chiedere la cessione ad una squadra inglese"; ricordando che la scorsa estate il Corriere (sempre con Fabio Monti) aveva un po' anticipato gli eventi circa la futura cessione di Ibrahimovic, quasi facendo da sponda alle attese dell'Inter e di Moratti, teniamo a mente il suggerimento di oggi. Che è molto più "espressivo" dei pistolotti sul razzismo a corrente alternata di Lerner e Severgnini.

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mercoledì 30 dicembre 2009

Bettega, il Corriere e noi


Il ritorno di Bettega potrebbe risultare indigesto al Corriere della Sera. Fino a quando a Torino dicevano peste e corna di Giraudo-Moggi-Bettega (a cominciare dal loro allontanamento del 2006, fino alla denuncia per infedeltà patrimoniale), per la redazione sportiva del Corsera Calciopoli era una goduria, bastava gettare in pasto ai lettori saccate di letame contro la Juve di Moggi e il redattore poteva immaginare di aver fatto contenti contemporaneamente due dei suoi più importanti "comproprietari" (Tronchetti Provera e John Elkann); il ritorno di un ex-appestato cambia le carte in tavola, dovrebbe sottintendere una situazione più ingarbugliata.
Verificheremo gli sviluppi, e intanto segnaliamo che ieri, accanto alla cronaca sulla conferenza stampa di Bobby Gol, è comparso un corsivo a firma Roberto De Ponti (fede granata e autore di un libro sul guerriero Materazzi, queste le referenze) in cui si stigmatizza il richiamo di Bettega ai campionati 2005 e 2006 "vinti sul campo". Il corrierista di turno sembra non avere dubbi: ci sono state le sentenze sportive e sono definitive, a Torino farebbero bene ad ammettere di aver sbagliato e di aver pagato, bisogna solo guardare avanti. Con il tono anche seccato di chi sembra dire: basta, non rompeteci più.
Al contrario del Corriere, noi pensiamo che Bettega abbia fatto bene a richiamare l'attenzione su quei campionati, abbia fatto bene a dire che non rinnega nulla del suo passato, abbia fatto bene a sottolineare che bisogna ancora aspettare per scrivere la parola fine sulla storia di Calciopoli. Queste, come sanno i nostri lettori, sono proprio le indicazioni che ci guidano nel lavoro di ricerca e informazione che portiamo avanti come Associazione e come Testata giornalistica: per questo noi diciamo che il ritorno di Bettega, verosimilmente indigesto per i collaboratori delle pagine sportive del Corriere, è per noi una piccola vittoria.
Non solo perché nei quadri dirigenziali c'è finalmente uno juventino dalla testa ai piedi (colpi di tacco compresi), ma anche perché quel ritorno può significare delle novità nei rapporti tra John Elkann e Andrea Agnelli; infine perché, da come si è presentato dando fastidio a De Ponti, Bettega sembra proprio uno che sullo scandalo del 2006 potrebbe aver ancora tanta voglia di "rompere".
Di sicuro questa voglia anima tutti noi nella prospettiva di un anno, il 2010, che sarà decisivo per le questioni ancora aperte di Calciopoli, a cominciare dalle sentenze su Moggi e la fantomatica cupola. Per questo continueremo a seguire con la dovuta attenzione il processo di Napoli, ed a fare contro-informazione rispetto ad un comportamento dei giornali che ha ormai superato ogni limite di decenza.
A cominciare proprio dal Corriere della Sera che il 15 dicembre, commentando la condanna di Giraudo, aveva avuto la spudoratezza di scrivere che in Udinese-Brescia l'arbitro Dattilo "tra ammonizioni di diffidati ed espulsioni decimò l'Udinese che la settimana successiva avrebbe ospitato la Juventus". Una volgare menzogna tra le tante con le quali al Corriere (e alla Gazzetta) fin dall'estate 2006 potevano pensare di far felici, come si diceva prima, non uno ma due padroni.
Prospettiva, questa, che ora potrebbe essere saltata: chissà che il ritorno di Bettega, con tutto quello che gli ha fatto da premessa e può fargli da contorno, non obblighi i redattori del gruppo RCS a pensarci due volte prima di scrivere i prossimi corsivi sulla Juve e su Calciopoli.

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sabato 21 novembre 2009

Zeman o Zelig?

La straordinaria vignetta dipinta nel nostro pezzo "Invito in panchina con delitto" fa capire ai nostri lettori che ieri a Napoli più che una udienza del processo "per il più grave scandalo della storia del calcio nostrano" (copyright Ruggiero Palombo della Gazzetta dello Sport) c'è stata una recita da cabaret. Non Zeman, come dicevano ieri i siti dei giornali che fanno opinione, ma Zelig.

Invitiamo i lettori a gustarsi a fondo la nostra vignetta e intanto per chi volesse, scherzando seriamente, ragionare sul processo-cabaret suggeriamo due spunti.

Ieri Zeman-Zelig ha detto che i suoi non erano esoneri, ma illeciti; e l'ha anche ripetuto più volte: illeciti. Noi farsopoliani ci siamo spesso interrogati in questi tre anni su dove fossero gli illeciti da serie C, dove fossero le pistole fumanti, e finalmente il pm Narducci le ha fatte vedere. Zeman, infatti, come anche Varriale di Studio Sprint, non era al processo così per caso, era al processo (cabaret) come teste dell'accusa, la sua deposizione doveva servire al collegio giudicante per verificare la veridicità, "oltre ogni ragionevole dubbio", dell'accusa secondo la quale Moggi e Giraudo avevano messo in piedi un'associazione a delinquere. Ieri abbiamo capito che per il pm Narducci, che non ha ancora trovato illeciti nelle partite, sarebbero atti delinquenziali gli esoneri di Zeman, voluti da chi? Appunto da quei delinquenti di Moggi e Giraudo.

Il secondo spunto su Zeman-Zelig va riferito ai giornali. Ieri pomeriggio i siti di Corsera e Repubblica (i due più prestigiosi) hanno messo in primo piano fino a sera le accuse di Zeman con le sue pistole (ad acqua) fumanti; sono arrivate le smentite di Ferlaino e Zamparini, ci saranno stati centinaia di migliaia di visitatori, c'è la Carta dei Doveri del Giornalista (che all'apparenza non ha niente di comico) ma non è successo niente, la recita di Zeman era talmente ben riuscita che Repubblica ha lasciato le sue battute senza contraddittorio. Abbiamo oggi voluto verificare sul cartaceo: il Corsera nasconde la notizia dentro lo scandalo internazionale del calcio scoppiato in Germania con 17 arresti e 200 partite truccate (l'effetto comico è all'altezza di una vignetta del miglior Forattini e delle pennellate del nostro Clodoveo), Repubblica dedica alla notizia 5 (cinque!) righe.

Come se anche i giornali più prestigiosi sull'udienza da cabaret di ieri e su Zeman-Zelig avessero, tragicomicamente, scherzato.

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venerdì 6 novembre 2009

Le forche di Guido Rossi

Guido Rossi oggi sdottoreggia sul Corriere della Sera. Al centro dei pensieri del Professore vi è, manco a dirlo, la crisi finanziaria.
Naturalmente non tutto ciò che dice è sbagliato. Anzi, molte delle sue idee sono condivisibili.
Per esempio, ritiene che sia stato un suicidio quello di abrogare la Glass Steagall Act, legge che separava nettamente le banche d'investimento dalle banche commerciali.
Sono soprattutto d'accordo con lui quando punta il dito contro grande equivoco, ovvero la confusione tra democrazia e il cosiddetto libero mercato. Bravo professore, lei non manca di sagacia!

Rimango un po' stupito, invece, quando spiega che nessuno, tranne Richard Posner, si è accorto della follia dell'attuale sistema capitalistico. Rimanendo nell'ortodossia, posso consigliare al Chiarissimo autori quali Sylos Labini o Susan Strange, o anche il premio Nobel George Akerlof.
Comunque pazienza se il professor Rossi non è molto aggiornato, ciò che conta è l'impegno.

L'avvocato filosofo è invece imbattibile, noi lo sappiamo benissimo, in teoria e pratica dell'innalzamento di patiboli su pubblica piazza.
Ecco cosa dice a proposito dell'argomento: "Quando arriva Roosevelt nel 1933, di gente in galera ne era fini­ta parecchia. Qui si rischia che a paga­re sia solo Madoff. Lo stesso che peral­tro ha costretto la Sec a confessare di aver seguito con assoluta incompeten­za il caso e ad ammettere di non esse­re stata in grado di intercettare il ma­­laffare".
Come vedete, più forche per tutti.
Non importa se i banchieri americani non hanno trasgredito alla Glass Steagall Act, precedentemente abolita. Alla forca!
Non importa se le agenzie di rating non hanno trasgredito a nessuna legge sul conflitto di interessi, visto che la materia non è sostanzialmente regolata. Alla forca!

Ciò che conta per il professore, legge o non legge, è dare una dura lezione. Giustamente, mica possono pagare solo coloro che come Madoff hanno trasgredito la legge. Deve pagare anche chi ha tenuto comportamenti sbagliati, sebbene non sanzionati dalla legge.
Visto il disastro, presumibilmente, Guido Rossi ritiene sia giusto fare un eccezione allo stato di diritto. Un perfetto discepolo di Carl Schmitt.

Ma per comprendere pienamente il personaggio, a fine intervista ecco la perla: "Anche se mi preme dire che sulle autorità interna­zionali sono ben lontano dalle tesi di Benedetto XVI che mi pare riprenda invece le convinzioni del giurista tede­sco Carl Schmitt e quindi di un Impe­ro cristiano dei re Germanici".
Insomma, lui che poche righe prima chiede più forche e manette per tutti, in eccezione allo stato di diritto, accusa Sua Santità di essere un allievo di Carl Schmitt!

Verrebbe da pensare che l'Argonauta Guido Rossi abbia rielaborato un idea di Leo Strauss: dalla scrittura reticente all'intervista reticente.

Drago di Cheb

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venerdì 30 ottobre 2009

Moratti e l'uva (della Champions)

Di fronte alle difficoltà che anche quest'anno l'Inter sta incontrando nella Champions, a Milano hanno fatto le ipotesi più strane: prima che Mourinho doveva conoscere meglio i giocatori nuovi, poi che nelle competizioni internazionali il gioco è diverso rispetto al campionato, poi ancora che nella Champions gli errori si pagano, e infine l'aspetto psicologico, una specie di complesso d'inferiorità.

Diciamo strane, perché l'ultimo dei nuovi giocatori, Sneijder, neanche aveva finito le visite mediche che già risultava il migliore in campo; quanto al gioco, Mourinho dice che è diverso, ma forse vuole dire che tutto è più difficile per la bravura degli altri; resterebbero il complesso d'inferiorità, che non è una bella cosa, e gli errori che si pagano, che è ancora peggio, perché potrebbe voler dire che nel campionato agli errori dell'Inter viene fatto lo sconto.

Qualcosa, insomma, non quadrava e così, a leggere il Corriere della Sera del 27 ottobre, a chiarire la faccenda è intervenuto Moratti, che un po' si è sbilanciato. Nell'assemblea che approvava il bilancio, alla richiesta di un azionista che invitava la squadra a vincere lo scudetto piuttosto che la Champions, Moratti ha risposto che è d'accordo, che anche lui sogna di vincere il quinto (?) scudetto consecutivo.

Di quello che si è detto di preciso nell'assemblea non siamo sicuri, dubitiamo che qualcuno abbia parlato di bilancio sostenibile, ma per l'argomento Champions ci fidiamo di Fabio Monti che, in genere, sembra sintonizzato non solo su quello che Moratti deve dire, ma anche su quello che può pensare. Nello specifico, il nostro corrierista ci ha ricavato un bell'articolo a sei colonne, il cui contenuto è ben riassunto nel titolo che è questo: Moratti si sbilancia: "Forse è meglio vincere il quinto scudetto. Ma se passiamo a Kiev, cambia tutto".

Senza la pretesa di fare i super-tecnici, a noi questa storia di Moratti e della Champions, per come la racconta il Corriere, fa venire in mente quella dei tempi del liceo, della volpe e dell'uva: la volpe cercava di acchiapparla ma, dato che non ci riusciva, alla fine si consolava dicendo che tanto l'uva era acerba. Perché è sicuro che anche Moratti muore dalla voglia di acchiapparla (la Coppa), che ha preso Mourinho proprio perché era uno specialista, l'ha preso anche a costo di dover pagare due allenatori; ma non c'è riuscito l'anno scorso, non ci riesce da una vita e potrebbe non riuscirci neanche quest'anno.

E allora il fido Fabio Monti è come se stesse preparando la via di fuga in attesa della partita di Kiev. Dovesse andare bene, Moratti proverà, come la volpe dei tempi del liceo, a saltare un'altra volta, sperando di acchiappare l'uva che tanto gli piace; se invece andrà male, ci penserà Fabio Monti a ricordare ai lettori del Corsera che Moratti l'aveva già detto agli azionisti: quell'uva è ancora acerba ed è meglio vincere un altro scudetto. Anche perché, aggiungiamo noi, nel campionato si gioca in un modo diverso e gli errori non si pagano.

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martedì 27 ottobre 2009

Scoop sul processo di Napoli!

La giornata di ieri al processo di Napoli contro Giraudo è stata molto importante; è intervenuto il suo avvocato, ed ha parlato anche Giraudo che poi, all'uscita, ha anche rilasciato delle dichiarazioni. Tuttosport è stato l'unico giornale che ha dato rilievo all'accaduto, annunciando in prima pagina (tra un articolo su Diego e un altro su Iaquinta) che "Giraudo va all'attacco e smonta il teorema di Calciopoli".

Leggendo la mezza pagina che il giornale dedica al processo risaltano questi punti: Giraudo s'è messo a disposizione della pubblica accusa, ma Narducci non gli ha posto nessuna domanda; il suo difensore ha osservato che tutto il processo si basa sulle schede svizzere, e che Giraudo con queste schede non c'entra niente, tant'è che nella requisitoria del pm Beatrice il suo nome non compare; a conclusione di un intervento di due ore l'avvocato ha sostenuto che, per come è impostata l'accusa, l'ipotesi dell'associazione a delinquere riferita a Giraudo non ha fondamento.

Si tratta di spunti molto importanti anche perché, dovesse cadere l'accusa di associazione a delinquere per Giraudo, potrebbe crollare anche l'intera impalcatura di Calciopoli, visto che (per citare il professor Sandulli) la stessa non era basata su illeciti o partite truccate, ma proprio sull'associazione con fini delinquenziali (e infatti nel nuovo Codice di Giustizia Sportiva è stato introdotto un articolo ad hoc).

A parte Tuttosport, gli altri giornali non si sono scervellati a scrivere per incuriosire i lettori; il Corriere della Sera, anzi, ha completamente bucato la notizia sull'udienza del rito abbreviato di Giraudo ma, in compenso, sul processo di Napoli ha fatto un altro scoop.

Il fido Fabio Monti, infatti, ci informa che Moratti è sul chi vive e che vuole capire meglio "al di là di qualche problema tecnico del Tribunale"; per spiegarsi meglio, Monti aggiunge che Calciopoli è un'esperienza che il presidente "non dimentica", e sulla quale, anzi, "mantiene alta la soglia di attenzione". E questo è appunto lo scoop: Palombo già lo scorso anno assicurava dalla Gazzetta che Calciopoli era da considerarsi felicemente chiusa, adesso invece scopriamo che Moratti (o meglio: Fabio Monti per conto di Moratti) sta in guardia.

Avendo il giornale bucato la notizia sul processo e su quanto accaduto ieri, i lettori del Corsera potrebbero non capire perché Moratti sia preoccupato; se poi dovesse trattarsi di lettori che al bar sport si bevono i titoli della Gazzetta, lo stupore sarebbe ancora più grande.

Nella nostra redazione, invece, non ci stupiamo affatto e non ci sorprende che a Milano mantengano alta la soglia di attenzione, specie Fabio Monti per conto di Moratti.

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domenica 25 ottobre 2009

La Casoria e i valori di Facchetti

Articolo pazzesco del Corriere della Sera, che appoggia le tesi dei due PM del processo di Napoli, sulla richiesta di ricusazione della presidentessa del collegio giudicante. Addirittura si ritiene normale e giusto che la giudice venga ricusata perché donna, e quindi non in grado di capire di cose di calcio. Robe da matti.
Ma la Casoria non è in grado di capire perché donna o perché inesperta di calcio? Se è vera la prima ipotesi, le donne giudice possono, per caso, giudicare solo su controversie legate al cucito e ai ricami? Se è vera la seconda i giudici, oltre a possedere una laurea in giurisprudenza, devono possederne un'altra sulla materia oggetto del contendere? Per esempio, se si tratta di un incidente aereo devono possedere anche una laurea in ingegneria aeronautica o, se si tratta di un fallimento aziendale, devono possederne una in economia?

Ma basta, abbiamo parlato ad nauseam di questa faccenda kafkiana della ricusazione della Casoria. Abbiamo deciso anche noi di rifarci ai valori di Facchetti.

Vorremmo una Juventus che offrisse un posto in CdA a Gabriele Galateri di Genola, così magari ci mette in contatto con l'attuale manager della security Telecom, e magari quest'ultimo, di sua spontanea iniziativa, metterà in piedi una "macchina spropositata" contro i nostri avversari.
Vorremmo una Juventus che acquistasse Cristiano Ronaldo, tanto poi ci pensa Genola a farci pagare il 30% dell'ingaggio dalla Telecom.
Vorremmo che Blanc diventasse amico di un arbitro di Torino, così magari prepara un dossier contro gli arbitri che ci fischiano contro.
Vorremmo che la Juventus ingaggiasse degli investigatori privati per sapere cosa fa di notte Poulsen, magari riusciremmo a capire perché gioca da fermo.
Vorremmo avere in squadra tutti stranieri, e se magari le regole non lo permettono, ci penserà qualcuno a trovarci qualche patente e passaporto farlocco.

Una volta fatto tutto questo, anche noi saremo simbolo di "onestà e giustizia". E sicuramente otterremo anche l'ammirazione del Corriere della Sera.

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sabato 10 ottobre 2009

Ritardi e omissioni

In una trasmissione televisiva l'ex-designatore Paolo Bergamo ha detto di essere stato spiato e intercettato dall'Inter, e che si è costituito parte civile nel processo di Milano sull'attività di dossieraggio della security Telecom (Tavaroli e compagnia cantante). Qualche giornale oggi dà rilievo alla notizia, lo fa anche il Corriere della Sera che nel titolo, tanto per dare una dritta ai lettori, scrive "Bergamo accusa con tre anni di ritardo", e nel commento aggiunge che si tratta di un ritardo sospetto.

Possiamo capire l'imbarazzo del Corsera a trattare lo spionaggio di Tavaroli, non ci saremmo sorpresi se l'accusa di Bergamo non avesse trovato spazio sul giornale, ci sembra però che pubblicarla per sottolineare il ritardo sia un'offesa a tanti lettori.

Lo è per tanti motivi e principalmente, visto che il nostro è un sito di informazione sportiva, perché sullo spionaggio dell'Inter nel mondo del calcio è stata emessa dalla Procura Federale una sentenza di improcedibilità che grida ancora vendetta, e che adesso sarà messa a dura prova dai processi di Milano (non solo quello Telecom, ma anche la causa intentata da Vieri).

Il Corsera su quella improcedibilità non si è mai pronunciato, ed oggi omette di ricordarla, proprio oggi che sullo stesso giornale Piero Ostellino ricorda il conflitto d'interessi dei giornali "di proprietà dei poteri economico, industriale e finanziario".

Il buon Ostellino ribadisce oggi nel suo articolo un'accusa che da sempre muove ai giornali, "compreso il mio giornale", compreso il Corsera; l'accusa di "non offrire all'opinione pubblica un quadro esauriente dell'ordine socio-politico-economico e di non fornirle gli strumenti concettuali per reagirvi e, se necessario, cambiarlo".

Qui parliamo di pallone, di Bergamo, di Calciopoli, dello spionaggio di Tavaroli, dei committenti e di Palazzi che non procede, mentre Piero Ostellino ragiona in grande sui problemi generali dell'informazione e del paese: ma la sua amara conclusione sulle omissioni della carta stampata, che non offre all'opinione pubblica una corretta informazione, vale in generale e vale anche per il piccolo mondo del pallone.

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martedì 11 agosto 2009

The truth times


Bella storia estiva (vagamente consolatoria) che ci viene raccontata dai giornali: il Seattle Times riesce a ritornare in utile, puntando sul giornalismo investigativo e sulle cronache locali.
Sembra quasi che i giornalisti, visti gli orrendi conti delle società editoriali, vogliano farsi coraggio dicendo: "il nostro lavoro può, ancora oggi, essere economicamente sostenibile, nonostante Internet".

Noi veramente questo lo pensiamo da tempo. Certamente le società contemporanee hanno bisogno di informazione di qualità. Anzi, ora più che mai.

Certo, non bisogna fermarsi ai racconti consolatori, un po' per farsi coraggio. I giornalisti, se vogliono continuare a fare il loro lavoro, devono pretendere che i giornali non siano un collage di veline favorevoli ai propri editori, oppure armi di distruzione di massa da usare contro i nemici dei propri editori. Semplice.

Fermandoci al giornalismo sportivo, proviamo a dare una mano noi, suggerendo alcune possibili tracce di giornalismo investigativo.

Per esempio, la Repubblica potrebbe chiedere al suo prestigioso collaboratore, il professor Penati, di analizzare i bilanci dell'Inter (tutto l'ambaradan, Inter brand compresa). Siamo certi che, una volta letta l'analisi del professore, difficilmente continueranno a sostenere l'idea che Moratti sia un mecenate. Oppure, il Corriere della Sera potrebbe scatenare i suoi cronisti giudiziari per capire per quale motivo Moggi fosse spiato dai tigrotti Telecom di Tavaroli, magari domandandosi se sia un caso che Tronchetti, Buora e Moratti fossero legati sia all'Inter che alla Telecom.

Insomma, se si stamperanno giornali dove si tenti di dare risposte a domande scomode, i lettori saranno ben felici di spendere qualche euro nelle edicole. Altrimenti, ai giornalisti italiani non rimarrà che raccontare (a parole) quanto erano bravi i giornalisti di Seattle. Non rendendosi conto che, in fondo, hanno scoperto l'acqua calda.

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mercoledì 5 agosto 2009

Derby a parole

In attesa del prossimo derby giocato, Milan e Inter hanno, intanto, disputato quello a parole. In un'intervista al Corsera Fedele Confalonieri ha accusato Moratti di essere uno spendaccione, visto che ha sotto contratto i due allenatori più pagati al mondo, ed ha ricordato che dei quattro scudetti vinti dall'Inter due sono stati regalati. Non sembravano battute al vetriolo, ma Moratti ha voluto rispondergli, dicendosi meravigliato per il tono un po' arrogante (?) e dicendosi sicuro che "lo stesso Berlusconi sappia rispettare di più chi rischia personalmente per passione o per dovere".

Non si tratta, a ben vedere, di un derby a parole che passerà alla storia, piuttosto la risposta di Moratti fa venire un grosso dubbio. Ammesso che abbia detto veramente qualcosa che voleva dire, il dubbio riguarda il fatto che Moratti rischierebbe personalmente; è vero, e l'abbiamo fatto notare nei nostri articoli sul sito che, mentre il Milan è dentro la Fininvest e la Juve è un asset della Exor, l'Inter fa capo direttamente a Moratti, ma è il discorso del rischio che non quadra. Da come ce l'hanno sempre raccontata Fabio Monti sul Corsera e la buon'anima di Cannavò sulla Gazzetta, infatti, Moratti doveva essere un benefattore che a fine anno chiedeva quanto c'era da pagare e staccava l'assegno, cioè faceva beneficenza per il godimento dei tifosi dell'Inter (Monti e Cannavò compresi), i soldi li regalava, il bilancio era a posto e chi s'è visto s'è visto. Se si parla di rischi, la faccenda allora è diversa: o ci sono dei gran debiti perché l'assegno non bastava (ma questo Corriere e Gazzetta l'hanno sempre negato), oppure Moratti era un finto benefattore che sperava di riavere indietro quei soldi e adesso pensa che sia difficile.

Non è un dubbio da poco, e diventa ancora più pesante se riflettiamo sul fatto che il benefattore Moratti dice di rischiare "per passione o per dovere". Per passione si capisce cosa vuol dire, anche perché il nostro calcio, secondo Corriere e Gazzetta, è pieno di presidenti (anche loro mecenati come Moratti) che rischiano appunto per passione. Non si capisce, invece, perché Moratti dica di rischiare "per dovere"; non solo non si capisce, ma non vorremmo che alla fine lui voglia dire che, essendo stato obbligato a rischiare, allora il rischio non riguarda solo lui e dobbiamo farcene carico tutti (se ci pensiamo bene è quanto sta avvenendo con i debiti della Roma per i quali si stanno dando da fare Alemanno e D'Alema, Carraro e Petrucci).

Questo è il dubbio che ci fa concludere che sarebbe stato meglio se Moratti non avesse aperto bocca; magari adesso Fabio Monti dirà che è stato un bel derby a parole finito in parità, ma a noi è sembrata una partita noiosa, finita uno a zero perché decisa da un'autorete.

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lunedì 3 agosto 2009

Il Corriere interista


Quando apri il Corriere della Sera alle pagine sportive hai la certezza che almeno la metà degli articoli riguarda l'Inter. A volte è come se il Moratti pensiero si materializzasse come per incanto in quelle pagine, altre volte, quando si parla magari di calcio internazionale, c'è sempre tanta Inter lo stesso da rischiare di farne un'indigestione.
Oggi per esempio tale Luca Valdiserri mette a confronto i tornei europei dando pure le istruzioni per l'uso: "è un gioco, nessuno si senta offeso se non c'è." Vai a vedere la squadra che ti ha costruito sul campionato italiano, e chi ci mette? 6 giocatori su 11 interisti. Nemmeno per il Barcellona pluridecorato arriva a tanto: per la Spagna di giocatori del Barça ce ne sono 3 su 11. Naturalmente la stella della serie A è Eto'o, ci mancherebbe con lo stipendio che gli assicura Moratti, qualcuno sta iniziando già a fare confusione e dire che è meglio di Ibra! Ma vediamola la formazione della serie A schierata per gioco: Julio Cesar in porta, linea difensiva con Maicon, Lucio, Mexès, Chivu; in mediana De Rossi e Cambiasso; sulla tre quarti Hamsik, Diego e Pato; unica punta Eto'o. Per fortuna che la Juventus è riuscita ad assicurarsi Diego, perché altrimenti nel Dream Team del Corriere non ce ne sarebbe uno di bianconero. O forse sì, qualche panchinaro magari: perché c'è pure la panchina, dove Valdiserri fa sedere Buffon, Chiellini, Felipe Melo, Pirlo, Cassano, Zarate, Milito. Basta così? Macchè, perchéi l buon giornalista aggiunge che "la panchina non è esattamente da sogno". E va bene, il Corriere della Sera e il Valdiserri saranno anche liberi di vedere il calcio come vogliono, ma ci vuole un po' di equilibrio anche nei giochi quando si fanno sulle pagine di un giornale come il Corriere della Sera. Preferire Mexés a Chiellini è molto più di opinabile, tralasciando altri protagonisti di una panchina "scarsa". Parliamo giusto della scelta di Mexés, gli interisti non ve li tocchiamo, per carità!

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lunedì 27 luglio 2009

Errori Sconcertanti

Interessante articolo di Sconcerti sul Corriere della Sera. In buona sostanza l'editorialista principe della sezione sportiva del quotidiano milanese canta il de profundis su quello che noi da sempre definiamo "mecenatismo alla milanese": il calcio in cui un mecenate ripiana le perdite della gestione è finito, bisogna andare verso un calcio finanziariamente sostenibile. Parole sante, ma sarebbe più corretto parlare di finto mecenatismo. Finto perché in realtà, tra vendite fittizie del marchio ed altre diavolerie, il mecenate ripiana molto meno di quanto è dovuto. Però riconosciamo a Sconcerti il merito di avvicinarsi alla verità. Pertanto, fra dieci anni (o al prossimo scandalo) forse sarà d'accordo con noi.

Il fatto che suona strano è che l'articolo continui spiegando che la Juve è l'unica società che non fa affidamento da parecchi anni al "mecenatismo". Pertanto va ritenuta un esempio. Va notato che il giornalista non esclude dai meriti la vituperata gestione della Triade; sembrerebbe quasi un cambiamento di rotta del quotidiano milanese, che tanto si è distinto nella caccia alle streghe del 2006. Però, analizzando bene il pezzo, balzano agli occhi un paio di errori (ad essere buoni) che ci fanno cambiare idea sulle intenzioni dell'articolo.

Innazitutto quando si dice che "I soldi che vanno nella Juve sono di una finan­ziaria che fa capo alla Fiat, non de­gli Agnelli". No, caro Sconcerti, semmai è la Fiat che fa capo alla Exor, come la Juventus, pertanto l'unico legame tra Fiat e Juve è che hanno lo stesso padrone (Exor). Quindi la verità è esattamente il contrario di quella illustrata nell'articolo: alla Juve non va manco un euro proveniente dalla Fiat.
Semmai potrebbero andare soldi della Fiat proprio al gruppo RCS per il quale lavora Sconcerti, visto che la casa automobilistica ne è uno dei grandi azionisti.
Preferiamo chiarire la questione, non sia mai che fra un anno, se la Juve vincesse qualcosa, qualcuno dalle colonne del Corriere (o della Gazzetta) abbia l'alzata di ingegno di scrivere che "Fiat con i soldi che ha speso per la Juve poteva tenere aperta la fabbrica di Termini Imerese". Ripetiamo e specifichiamo ancora meglio: Juventus e Fiat viaggiano su due linee parallele e non vi è nessun travaso di denaro tra le due entità, fatto salvo l'attuale contratto di sponsorizzazione che comunque è altra cosa, e se proprio la si deve dir tutta, probabilmente è più quello che dà la Juve (in termini di immagine) che non ciò che restituisce la Fiat (in termini economici).

Infine, ecco lo schizzo di veleno. Secondo l'articolo la Juve non potendo contare sul mecenatismo e quindi "Avendo meno forza, compensava cercando in ogni modo più potere". Chiara l'allusione a Farsopoli. Falso, signor Sconcerti. Tutti cercavano più potere, compresi i mecenati (finti) alla milanese, come è ampiamente dimostrato dalle telefonate di Meani, dal passaporto di Recoba e dai rapporti di Nucini con Facchetti.
Anche qui Sconcerti ha padellato, ma ci rendiamo conto questa è la condizione di chi deve difendere la linea di un giornale, a costo di scrivere inesattezze.

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giovedì 23 luglio 2009

Mou(to)

Non s'è più fatto sentire il Mou; la penultima volta che ha parlato aveva detto che la società non l'aveva accontentato; il giorno dopo ha precisato che lui non aveva criticato la società, da allora più niente. Quando hanno presentato le nuove maglie il Corsera ha scritto che era in un palco a godersi lo spettacolo dall'alto, mentre Repubblica l'ha visto nell'ultima fila e incazzato; adesso scrivono tutti che sarà in ritardo con gli schemi a causa del viavai di giocatori di questi giorni, ma si dimenticano che lo scorso anno Quaresma (che doveva essere il cacio sui maccheroni per il 4-3-3) è arrivato l'ultimo giorno di mercato.

Ci dev'essere quindi dell'altro se il grande comunicatore non comunica, e ci manda prima il vice e poi gli aiutanti, non saluta Ancelotti e litiga con l'arbitro che ha fatto ripetere il rigore di una partita amichevole. Verrebbe da dire che non ha gradito al cento per cento la campagna acquisti-cessioni: fa pensare il fatto che lui preferisca quasi esclusivamente giocatori della scuderia del suo stesso procuratore (si chiama Mendes, e ci sarebbe da aprire un fascicolo, in tutti i sensi, sulla sua attività), e l'Inter non gliene ha comprato neppure uno; forse ci sarà rimasto male per il fatto che il pallino in mano lo tiene Moratti che, a quanto pare, si fida più di Branca e Oriali (non solo per i passaporti, ma anche per i giocatori) che di lui e di Mendes.

Qualcosa ci dev'essere, e magari si capirà nei prossimi giorni quando alla comitiva si aggiungerà Eto'o che, a leggere Pastorella su Tuttosport, ha già avuto modo di mandare Mourinho a quel paese quando allenava il Chelsea. Per capirlo sarà il caso di non dare retta al Corriere della Sera perché, stranamente, problemi nell'Inter il Corriere non ne vede mai: anzi, adesso ha lanciato la campagna secondo cui l'Inter è più forte senza Ibra (ha cominciato Severgnini, ma siamo certi che ci proveranno altri "intellettuali" come lui).

Intanto fa pensare il fatto che Mou aveva detto di invidiare il futuro allenatore del Real Madrid prima ancora che Perez aprisse la campagna acquisti megagalattica, così come c'è da riflettere sul fatto che l'Inter abbia ancora a libro-paga Mancini, nonostante i numerosi annunci di composizione amichevole della vertenza ormai prossima.

Insomma, un mutismo che potrebbe diventare molto espressivo nelle prossime conferenze stampa, specie se i giornalisti (non certo quelli del Corsera) avessero voglia di fare domande impertinenti.

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mercoledì 1 luglio 2009

Un signore e tanti pistola

Com'era prevedibile l'eventuale rientro di Moggi nel mondo del calcio ha fatto scandalo, scatenando sui giornali ipocrisia e moralismo a fiumi. Nessuno ha parlato di Preziosi che, da inibito, gestisce il Genoa, incontra chi vuole, va da Moratti per la cessione di Milito e Motta, partecipa a riunioni informali in Lega; tutti invece, a cominciare da Abete, a parlare a vanvera di giustizia sportiva da rispettare, tutti a fare i moralisti (a pagamento), tutti col pollice verso.
Ci piace allora segnalare Riccardo Signori che sul Giornale si schiera a favore. A favore intanto perché Moggi capisce di calcio, ma a favore anche perché il mondo del calcio è "turpe e deturpato" e allora, si chiede Signori, "perché mai tutti devono farla franca e Moggi restare il re degli sporcaccioni?" Da mosca bianca e voce fuori dal coro il giornalista ricorda gli altri casini del calcio: bilanci in rosso, passaporti taroccati, stipendi milionari, procuratori ingordi, doping, presidenti che spendono a vanvera.
Può essere condivisibile oppure no, ma almeno il punto di vista di Signori prende a pretesto Moggi per riferirsi, più in generale, al calcio e ai suoi problemi e questo, rispetto alla stupidità di quintali di inchiostro che si legge in giro, finisce per essere un ragionare da signore. Che fa risaltare ancora di più il finto perbenismo e l'ipocrisia di quelli che non sanno di Preziosi, non leggono i bilanci dell'Inter, dimenticano il passaporto di Recoba e si riempiono la bocca di giustizia sportiva solo quando parlano di Moggi.
Se, oltre a questo, scrivono anche dei pistolotti con l'intenzione di redimere il mondo del calcio turpe e deturpato, allora finiscono per fare la figura dei pistola e a leggere i giornali di oggi sono tanti a farla.
Prendiamo, per dire, il Corriere della Sera, che a Moggi dedica più di mezza pagina e fa fare il pistolotto a Daniele Dallera. Sapete cosa scrive Dallera per dimostrare che Moggi è un mostro? Scrive che Moggi ha cercato nientepopodimeno che di infangare la figura di Facchetti "attribuendogli vizi e comportamenti suoi ". Scrivendo robe del genere, a nostro avviso, qualunque giornalista la figura del pistola la fa doppia: fa finta di non sapere quello che sta succedendo al processo di Napoli: finisce così per scambiare Nucini e Gazzoni Frascara (sono loro che a Napoli hanno dovuto parlare dei vizi di Facchetti) con Moggi, due gentiluomini scambiati con un mostro.

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martedì 9 giugno 2009

Giornali in appalto?


Le pagine del Corriere della Sera, agli occhi dei propri lettori più svegli, sembrano sempre di più date in appalto ai potentati che formano il patto di sindacato controllante il gruppo editoriale di cui fa parte.
Negli anni si son viste interviste con relativo giornalista azzerbinato a Bazoli, Montezemolo, Tronchetti e tutto il resto della compagnia. Ma non basta: sul caso dello spionaggio Telecom-Pirelli il giornale ha sempre avallato la linea difensiva del "pattista" Tronchetti, ovvero Tavaroli & C erano dei cattivoni che spiavano mezza Italia "motu proprio". I vertici aziendali naturalmente sono vittime di questo gruppo di criminali.
Tanti altri esempi si potrebbero fare, ma stendiamo un velo pietoso.
Ciò che ci preme far notare è che le pagine sportive del prestigioso (sic) giornale si differenziano su un punto. Sembrano in appalto non all'insieme dei pattisti che lo controllano, ma ad un pattista specifico: la Pirelli.
Pirelli, inutile ricordarlo, sponsor dell'Inter e di proprietà di quel Tronchetti socio e consigliere dell'Inter medesima.
Per esempio oggi abbiamo letto l'anatema del figlio di Facchetti contro Cannavaro, reo di aver rivendicato 29 scudetti per la Juventus e di non rispettare le sentenze della giustizia sportiva in quella immonda farsa verificatasi nel 2006.
Ipotizziamo che l'incomodo di vergare il pistolotto contro Cannavaro sia stato lasciato al figlio di Facchetti in quanto erede del massimo esempio di sportività targato Inter.
Noi, anche su questo punto abbiamo da che ridire. La storia di Facchetti va riscritta alla luce di ciò che le testimonianze del processo di Napoli su Calciopoli stanno facendo emergere. Nucini ha dovuto ammettere, incalzato dagli avvocati difensori degli imputati, di essere stato, anche quando era in attività, in ottimi rapporti con Facchetti, tanto da scrivere per lui dossier su eventuali abusi dei suoi colleghi arbitri.
Non basta, Gazzoni Frascara ha dovuto ammettere, a denti stretti, che secondo le informazioni in suo possesso Facchetti probabilmente era l'agente intermediario per la fidejussione falsa che ha permesso alla Reggina di iscriversi al campionato.

Inutile dire che i pistolotti del figlio di Facchetti, in nome della superiorità morale del padre, lasciano il tempo che trovano.
Con buona pace di quel Corriere che è sempre posizionato "dalla parte della ragione".

P.S. Il signor Gianfelice Facchetti potrebbe cortesemente spiegarci se dopo aver querelato Moggi (che è stato pure rinviato a giudizio!) intende ora perseguire anche Gazzoni che ha confermato, seppur a denti stretti, la circostanza di fronte ai giudici del tribunale di Napoli?

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sabato 23 maggio 2009

Anarchici o autorevoli?

Dagospia ci racconta del convegno tenutosi in provincia di Siena sulla crisi della carta stampata, ormai soppiantata in autorevolezza (e chiarezza) dalla blogosfera. Ragazzi, ci guardano allibiti. Non riescono, poveretti, a farsene una ragione.
Ecco qui due perle.

Paolino Mieli, l'ex direttore del Corriere ai tempi in cui il giornale aveva accesso a intercettazioni coperte dal segreto istruttorio che venivano sparate in prima pagina, dice che Internet "E' un mondo anarchico. I giornali con la loro serietà hanno il compito di mettere ordine".
Eh già, Internet è anarchica, ma non nel senso che intende lui. Bensì nel senso che non ha interessi padronali da difendere. Sulla serietà dei giornali meglio sorvolare.
L'attuale direttore del Corriere conclude, sempre secondo Dagospia, con una perla... di spudoratezza: "Perché lo Stato sostiene il bisogno di sanità dei cittadini e non quello di informazione? Il governo deve pensarci".
Lasciamo a voi il giudizio su un personaggio che fino a pochi giorni fa era un maître a penser del liberismo, e che ora vuole gli aiuti di Stato solo perché la gente si è stufata di pagare per leggere dei giornali che, anziché porre al centro la notizia, spesso la distorcono per accontentare i desiderata dei loro azionisti di controllo.
Noi, sommessamente, rilanciamo la nostra battaglia per il boicottaggio intransigente dei prodotti del gruppo Rizzoli - Corriere della Sera. Cacciatorpediniere rosa in particolare.

Ragazzi, gli stiamo facendo male. E tutto nel modo più civile e responsabile possibile, ovvero esercitando il sacrosanto diritto a non acquistare ciò che non piace.

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venerdì 22 maggio 2009

Compro, vendo, affitto, scambio. Forse

Alla fiera dei sogni del campionato che verrà c'è il solito affollamento di stagione: procuratori e procacciatori (d'affari loro) hanno già i pre-accordi e magari qualche milione in tasca, e tra un po' si possono firmare i contratti. I giornali giocano d'anticipo ed a leggerli è una sarabanda di trattative: c'è chi compra e chi vende, in tanti fanno scambi e poi c'è Lotito con l'affitto e il leasing (con super-maxi riscatto finale).

Tutto dovrebbe avvenire nel rispetto della normativa (i famosi parametri Covisoc), ma di questo nessuno parla; non ne parla neppure la Federazione, che ai vecchi tempi comunicava chi aveva i parametri sballati e quindi per comprare doveva prima vendere oppure far vedere i soldi (veri).

Intanto da qui al 30 giugno le società devono mandare a Roma un primo consuntivo della stagione che finisce, e il budget di quella che viene, documentando chi e come mette i soldi a fronte di eventuali passivi di bilancio (quest'anno per l'intera serie A il passivo dovrebbe essere di 300 milioni, ma di soldi freschi non si è avuta finora notizia), e al riguardo i casi più esemplari sono sempre quelli di Juve e Inter.

Sulla base degli ultimi anni dovrebbe andare così: la Juve chiude in pareggio sia il bilancio 2008-09 che il 2009-10, e qui c'e' lo zampino di John Elkann; l'Inter di Moratti in due stagioni è buona a fare un passivo di 150-200 milioni e dovrebbe dire adesso, entro giugno, chi e come li mette. Dal 2006, però, l'Inter non lo dice più, cioé che li mette Moratti si dà per scontato ma sul come, se sono veri o finte plusvalenze, nessuno si preoccupa; all'Inter il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale si limitano a mettere a verbale (l'hanno fatto anche lo scorso novembre) che Moratti ha assicurato che ci penserà comunque lui; stando alla normativa non è regolare, ma la seria A è andata avanti lo stesso come se anche il campionato si disputasse per finta.

La novità è che quest'anno l'Uefa ha preannunciato che verificherà i bilanci con una sua commissione con l'intenzione di valutare direttamente la licenza per le competizioni internazionali, e non più tramite gli organismi nazionali tipo Covisoc. Sui giornali di questo argomento non parla nessuno però potrebbe anche succedere che i commercialisti che fanno da consulenti alla Figc per i bilanci abbiano un sussulto di dignità, se non il timore di fare la figura dei pirla, e i controlli siano diversi rispetto al passato; lo vedremo a giugno.

Per la Juventus, comunque, non cambia niente, pareggio di bilancio era e pareggio resta anche con controlli più severi (per le vittorie bisogna ancora aspettare), mentre sembra interessante seguire cosa succede all'Inter. Sarà un caso ma sul Corsera c'è Fabio Monti che un giorno sì e l'altro pure dice che Ibra potrebbe essere ceduto per 70 milioni, e oggi si parla pure di Maicon per 40. Potrebbe essere cioé che quest'anno con il budget ci sia più cautela anche da parte dei registi finanziari dell'Inter.

E' tutto da verificare, ma comunque, visto che parliamo di fiera dei sogni, tanto vale "sognare", prima ancora di un regista come i cristiani e due terzini come Dio comanda per la Juve, che ci siano in futuro bilanci più regolari. Molte trattative della sarabanda che c'è sui giornali salterebbero, ma il carrozzone del calcio si allontanerebbe dal burrone.

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giovedì 21 maggio 2009

La Tsushima di RCS


Pessime notizie dal fronte economico finanziario per la flotta Rizzoli - Corriere della Sera. Per porre rimedio alle gravi perdite il management del gruppo ha presentato un piano lacrime e sangue, che prevede parecchi esuberi del personale e anche una riduzione delle copie distribuite in omaggio dei suoi due più importanti giornali: la corazzata Corriere della Sera e l'incrociatore rosa che noi ben conosciamo.
Risulta che le copie omaggio della Gazzetta saranno ridotte di circa 120.000 unità. Molto probabilmente questo porterà la tiratura del giornale sportivo del gruppo a non più di 300.000 copie al giorno. Se si pensa che solo 5 anni fa venivano distribuite oltre 420.000 copie, possiamo affermare, senza paura di smentita, che siamo di fronte ad una vera catastrofe.
Ma quali sono i mali che hanno colpito i giornali del gruppo? Aldilà delle giustificazioni di maniera, che tendono a vedere nella crescita di Internet la causa della debacle della carta stampata, noi vediamo una motivazione molto più seria: la crescente sfiducia dei lettori in un'informazione che a volte dà l'impressione di essere più megafono del "potere" che strumento di informazione imparziale e obiettiva dei lettori.
Vediamo un paio di esempi che possono rendere chiara la nostra posizione. Ieri il Corriere ha proposto ai suoi lettori una cronaca assolutamente fuorviante dell'udienza napoletana sul processo Farsopoli. Addirittura, il giornalista è arrivato a dire che Moggi si arrabbiò con Paparesta dopo la famosa partita di Reggio Calabria perché l'arbitro non aveva voluto favorire la Juve. Bene, nulla di più falso, e la cosa è facilmente riscontrabile ascoltando per esempio le registrazioni dell'udienza di Radio Radicale: Moggi si è arrabbiato, come tutti i dirigenti italiani di squadre di calcio, quando le proprie compagini vengono platealmente danneggiate. Paparesta danneggiò gravemente la Juve e Moggi, come da costume consolidato, andò fuori dai gangheri. Evidente nella ricostruzione del Corriere l'intento di far passare nel lettore l'idea che Moggi si arrabbiasse quando la squadra non veniva aiutata. Quindi che era persona che pretendeva l'aiuto. Cari lettori, dite voi se questo è giornalismo.
La Gazzetta, se possibile, è riuscita a fare di peggio. Diventando megafono delle parti civili estromesse dal processo, che addirittura teorizzano la ricusazione del magistrato a capo del collegio giudicante. Veniamo ai fatti. Il giudice avrebbe detto che bisogna procedere a tappe forzate perché ci sono "processi più importanti". Apriti cielo, per le parti civili (e per la Gazzetta) questo può essere motivo di ricusazione, visto che attesta la prevenzione del giudice che considera ben poca cosa lo scandalo del secolo. Noi invece saremmo d'accordo: in un paese serio un simile processo non avrebbe mai visto la luce, data l'assoluta insussistenza delle accuse. Ma il nostro parere non importa.
Quello che conta è che la Gazzetta non ha riportato correttamente il pensiero del magistrato, che in realtà ha detto di avere processi con detenuti, quindi più importanti di quello su Farsopoli, che grazie a Dio non vede nessuno privato della libertà personale. Chi non può essere d'accordo con il pensiero del giudice, che considera più importanti processi nei quali persone innocenti fino a prova contraria sono private della libertà? Valutate voi, cari lettori, se questo è buon giornalismo.
Quello che si intuisce, e si può a buona ragione sospettare, è che i giornali RCS tirino sempre l'acqua al proprio mulino. Eh sì. Mai dimenticare infatti che tra gli azionisti del gruppo RCS vi è Tronchetti Provera, socio e sponsor di quell'Inter che vedrebbe totalmente delegittimate le proprie vittorie qualora la Triade juventina venisse assolta dalle accuse di Calciopoli. E mai dimenticare che anche il ramo Elkann della famiglia Agnelli è presente tra i soci RCS. Ramo della famiglia, sia detto chiaro e tondo, che ha potuto strappare dalle mani del ramo umbertiano della famiglia Agnelli il controllo della Juve, grazie proprio allo scandalo del 2006.

Sarà un caso, ma il pensiero esposto sui giornali del gruppo RCS è sempre coincidente con gli interessi dei propri azionisti. Sarà un caso, ma i lettori che pagano quando vanno in edicola, comprano sempre meno i giornali del gruppo. Forse i lettori si stanno stancando di pagare per leggere dei quotidiani che hanno una posizione sempre allineata agli interessi degli azionisti? Noi pensiamo stia andando proprio così. Ed è per questo che la flotta RCS, da flotta invincibile si sta sempre più trasformando in un'accozzaglia di bagnarole, come quelle che i russi mandarono, agli inizi del XX secolo, dall'Europa in Estremo Oriente, per combattere i giapponesi. Ovvio e scontato che per noi il gruppo RCS sarà destinato a fare la stessa fine delle navi russe nella battaglia di Tsushima.

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mercoledì 22 aprile 2009

Lapo ju29ro?


Sul caso Balotelli e sul casino dei rapporti Juve-Inter il Corsera, dopo aver dedicato intere paginate alla posizione di Moratti (senza nessuna critica al suo falso moralismo), ieri ha intervistato Lapo Elkann. L'intervista è interessante perché, lasciando da parte il caso Balotelli sul quale tanto abbiamo sentito e scritto, intanto conferma che Lapo è un tifoso appassionato, che è juventino e che lo ribadisce ad ogni occasione (verrebbe da dire: tutto il contario del fratello).

La frase più interessante dell'intervista è quella sui rapporti Juve-Inter dove Lapo, premesso che parla come tifoso e non come azionista, dice che "tra Juve e Inter non può esserci amore. Tutti sanno perché. E noi bianconeri lo sappiamo meglio di loro perché siamo andati in B".

E' interessante già la premessa, perché la distinzione tra tifoso e azionista fa pensare che da juventino e basta Lapo Elkann possa ipotizzare (e magari dire?) tranquillamente delle cose che invece come comproprietario della società lo metterebbero in difficoltà. Sarà anche esagerato stare dietro ad ogni frase che leggiamo sui giornali, di sicuro questa sottigliezza potrebbe avere a che fare col comportamento che la proprietà ha tenuto nell'estate 2006 riguardo Calciopoli, come se Lapo con quel comportamento non solo non abbia avuto niente a che fare ma non vi si riconoscesse (forse lo disapprova?).

Ancora più interessante è che Lapo dica che, come i tifosi bianconeri, anche lui sa bene perché la Juve è andata in B. Il fatto è che noi del team Ju29ro su questo perché abbiamo per tempo avanzato una ipotesi molto diversa dalla versione ufficiale che la stampa ha cercato di inculcare, senza riuscirci, in tutti gli juventini.

Saremmo allora davanti ad un bell'interrogativo: quando Lapo parla da tifoso bianconero, e non da azionista Exor, fratello di John Elkann, penserà le cose che alcuni juventini veri hanno pensato già nell'estate 2006 e che oggi pensano in tanti?
Oltre ad essere appassionato, tifoso e juventino sarà anche uno ju29ro?

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venerdì 20 marzo 2009

Il fantasma telefonino

L'edizione web del Corriere, dopo l'acqua calda ci rivela la scoperta delle parole al vento. Vuoi vedere che nel prossimo scoop parleranno delle caselle di posta elettronica farlocche? Sorprendenti!

Solo Luciano Moggi, ma a dirla tutta anche molti altri, sono riusciti a farsi intercettare nonostante gli accorgimenti presi, forse perché piuttosto che nascondere trame cupolare intendeva semplicemente far rispettare la privacy.

Ad essere volutamente maliziosi, nonostante il Grande Fratello (quello che ascolta, non quello che si fa guardare) di metodi veramente sicuri per parlare liberamente ce ne sono a bizzeffe. Così ci insegnarono gli Americani durante la Seconda Guerra Mondiale nell'area del Pacifico, quando i trasmettitori erano rigorosamente i "Windtalkers" (Pellerossa), e i Giapponesi annaspavano!

Altro che schede svizzere, bastava l'alfabeto farfallino di adolescenziale memoria per criptarsi, con tanti saluti alle orecchie stagionate!

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