martedì 19 gennaio 2010

La parola fatata (che ora vi dirò)

Che non è Oba ba luba, la parola fatata era "Guardiamo avanti"!
Quante volte i tifosi bianconeri l'hanno sentita?

Dapprima associata al finto scandalo di Calciopoli, successivamente usata per tornare in serie A, e soprattutto ripetuta appena approdati nuovamente nella massima serie. Usata subito dopo i proclami e le disastrose sessioni di mercato da Alessio Secco, usata fino alla nausea dal traghettatore Cobolli Gigli, ripetuta con la variabile della erre moscia da Jean Claude "Tricarico" Blanc, tra un sorriso e l'altro.
"Guardiamo avanti", ripresa da ogni addetto ai lavori, da giornalisti accasati e da presentatori periferici in cerca di un contratto migliore, da qualche giocatore miracolato che tirava acqua al proprio mulino, dai rappresentanti della Federazione e della Lega, talmente sdoganata da imperversare finanche sui forum bianconeri, ad uso e consumo di utenti convinti e convincenti. "Guardiamo avanti", pronunciata anche dalla bocca di Bettega, che ha fatto appena in tempo a rimangiarsi la parola "progetto", mentre l'altra forse gli è scappata.

E' sparita anche la parola fatata, abusata, oramai inflazionata e divenuta un tormentone fino alla presa in giro. Dopo aver terminato la Juventus, avete finito anche le parole, le avete bruciate tutte: lavoro, gruppo, squadra, unità, impegno, campo e così via. Son tre anni che NOI guardiamo avanti, sarebbe ora cominciaste anche voi. Noi guardiamo voi invece, e continueremo a farlo fino a quando vi allontanerete a testa bassa e chiedendo scusa. Non basterebbe, ma almeno ci darebbe speranza.

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giovedì 14 gennaio 2010

Come se la Juve fosse granata

Qualche volta mi è capitato di guardare dei programmi televisivi granata.
O meglio, mi è capitato di notare determinati programmi facendo zapping.
Il fatto è che, se riconosci un amico in televisione, ti viene spontaneo soffermarti un attimo su una rete, anche se del programma non te ne frega niente.
Ed è andata proprio così nel mio caso.
“Hey! Guarda chi c’è!”
Dopo dieci minuti di commenti e di lagnanze varie dei tifosi e degli opinionisti presenti in studio, prima di cambiare canale, ho avuto un attimo di disagio.
Quel senso di disagio che si ha quando ti accorgi di qualcosa che non avresti mai potuto nemmeno ipotizzare…
Le lamentele erano molto orientate verso un soggetto specifico: la proprietà.
E, nel giro di pochi secondi, dopo aver notato questo specifico aspetto, il mio cervello ha cominciato a lavorare per i fatti suoi.
E logicamente l’associazione di idee tra Juve e Toro mi è sembrata logica e graffiante.
Una spontanea, strana, spiazzante, acida, deprimente e umiliante sensazione che, oltre a graffiarmi, si è permessa il lusso di bere il sangue amaro uscito dalla ferita.
Brrrrrrr. Roba da matti.
Con tutto il rispetto per il Torino calcio, s’intende.
Spiazzato come un demente, davo pienamente ragione a tutti coloro (tifosi e opinionisti) che si lamentavano e apprezzavo la verve educatamente polemica del conduttore.
Brrrrrrr. Roba da pazzi.
Un Torino che è stato acquistato da Urbano Cairo, che poteva dare una solidità economica e, forse, poteva anche dare qualche soddisfazione ai granata.
Piccola soddisfazione, ovvio, stiamo pur sempre parlando del Toro mica…
La solidità economica bene o male è arrivata, ma di risultati decenti in questi anni neanche l’ombra.
In più si sono beccati anche la retrocessione senza l’aiuto di Guido Rossi, Giovanni Cobolli e l’avvocato Zaccone.
Dunque, esattamente come per la Juventus, la proprietà non è all’altezza di porre rimedio ai disastri messi in cantiere.
La differenza tra le due situazioni è che Cairo ci mette la faccia, ci prova, infatti è il presidente, John Elkann invece no.
O meglio, non lo fa nel modo giusto, e inoltre è spesso silente.
Leggo dal sito del Toro:

Presidente: Urbano Cairo
Vice Presidente: Giuseppe Cairo
Consiglieri: Maria Castelli Cairo, Ugo Carenini, ecc

Non sono a conoscenza delle eventuali parentele, e non mi interessa; però noto che il cognome Cairo nel Torino calcio è ben presente.
La faccia, decisionalmente parlando, il proprietario la mette eccome.
John forse anche, ma da distante.
Come diceva sempre la mia professoressa d’italiano ai colloqui coi genitori ai tempi della scuola, “Si deve applicare di più, perché è molto discontinuo”.
Ed è così per il presidente di Exor…
Quando c’è da fare la rimpatriata a Villar Perosa, oppure a Pinzolo, a firmare autografi, con la maglia della Juve col suo cognome piazzato sulla schiena, lui, John, c’è; se le cose invece vanno male e, dunque, sarebbe necessario far sentire la propria presenza (decisionale e non solo chiacchierifica), lui non c’è.
Ma dove è finito “Mr. Ripartiremo dal basso?”
Qualcuno lo ha visto da qualche parte?
O forse si è confuso ed è andato ad assistere alle partite e agli allenamenti della Juve Stabia?
Oppure la colpa è sempre e solo di Ferrara, o al massimo, ma proprio al massimo, ma proprio al massimo del massimo, di Blanc?
La nave viaggia senza una rotta, non si sa bene chi fa che cosa, regna la confusione, regna anche un po’ l’autogestione, e l’ingegnere non dice nulla?
No dai, non voglio pensare che uno come Cairo forse è molto meglio di Johnnino nostro.
No, non può essere.
Brrrrrrr. Roba da sfigati.
L’incubo continua.

Crazeology

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lunedì 11 gennaio 2010

E' tornato il Salvatore!

Manca oramai soltanto il sorpasso della Roma sulla Juve per individuare nella cacciata di Ranieri e nella chiamata di Ferrara la causa del tracollo bianconero.
Di questa infelice evenienza sembra preoccuparsi uno che è già uscito dalla stanza dei bottoni, ma che, almeno formalmente, condivise la paternità di quella scelta. Oppure tra le righe vuol far sentire il peso della sua assenza sull'attuale crisi societaria?
Ecco come è tornato a farsi sentire:

Cobolli Gigli: "I dirigenti devono prendere con calma le loro decisioni, ma sono convinto che Ferrara sia un ragazzo che ha tutte le possibilità di rimettere in moto la squadra. E' chiaro che adesso la situazione è complicata e che bisogna prendere in mano le cose con determinazione". "Che ci debba essere un processo critico da mettere in atto per rimettere a posto la situazione è fuori discussione però il primo che innesta il processo critico è Ferrara. Certo è che bisogna cercare di non esagerare perché poi arriva anche un po' di tensione nervosa: mi sembra infatti che ieri intorno allo stadio ci siano state un po' di manifestazioni, ho visto gli spalti in parte dati alle fiamme, insomma cose che non fanno parte di quello che è il normale tifo". "All'inizio della partita con il Milan, la Juventus era ben schierata in campo poi il primo gol è nato su un incidente della difesa e ha condizionato il resto della partita. Da tifoso sono dispiaciuto adesso bisogna che dirigenti e tecnici si concentrino e cerchino di salvare il salvabile di quest'anno".

Anche per Cobolli Gigli, comunque, la linea è chiara sui contenuti del progetto: salvare il salvabile, ossia salvare tutti quanti.

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sabato 26 dicembre 2009

Operazione Simpatia



Jean Claude Blanc a Le Monde, 23/12/2009:

"Pour nous, la serie B a été une extraordinaire aventure. Cette aventure victorieuse nous a rendus en une saison le capital de sympathie que nous avions perdu. Nous en sommes ressortis avec plus d'humanité."

"Per noi la serie B è stata un’avventura straordinaria. Quest’avventura vittoriosa ci ha restituito in una stagione il capitale di simpatia che avevamo perso. Siamo resuscitati più umani".

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giovedì 17 dicembre 2009

L'astio di Cobolli


Evidenziamo una perla tratta dall'intervista rilasciata da Giovanni Cobolli Gigli a Fabio Ravezzani (minuto 1.54):
Si era scatenato nei confronti della Juventus (...) un astio che probabilmente covava nel cuore e nell'animo di tutte le persone che non erano state juventine.
Siamo stati anche in parte salvati dal fatto che la Nazionale ha vinto i Mondiali (...) perché sennò veramente l'astio nei confronti della Juventus era veramente molto forte.

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lunedì 30 novembre 2009

Nessuno mette Bobbygol in un angolo

Avendo la Juve a suo tempo proposto il patteggiamento di una ammenda, nel corso del processo sul falso in bilancio e infedeltà patrimoniale, riteniamo che nell'ultimo bilancio, recentemente approvato, sia stata accantonata la relativa cifra (70000 euro); adesso che il processo s'è chiuso con la piena assoluzione di Giraudo, Moggi e Bettega perché il fatto non costituisce reato c'è un problema, anzi due.

C'è il problema contabile dei 70000 euro eventualmente da rimettere in circolo, e questo è il meno, perché non abbiamo mai dubitato sulla correttezza e completezza del bilancio della Juve, anche di quella attuale. Era un esempio di correttezza e completezza con Giraudo, Moggi e Bettega, e l'hanno accertato i giudici dopo che la Procura ha passato ai raggi X tutte le voci di bilancio dal 2001 in poi, e tale sarà sicuramente rimasto anche negli ultimi anni, mentre altre società facevano finta di vendere il marchio, oppure contabilizzavano fantasiose plusvalenze patrimoniali (sulle quali non è ancora scattata la prescrizione in termini di giustizia sportiva).

C'è, però, un problema molto più grande, ed è il trattamento riservato a Roberto Bettega che, ancora nel 2006, era un consulente della società e per i tifosi bianconeri è, da sempre, un esempio di juventinità. Nel 2007 la società, per bocca del presidente Cobolli Gigli, si era detta costretta ad accantonare Bettega in attesa degli sviluppi e delle decisioni finali di competenza del tribunale di Torino, ora la decisione c'è stata e quell'accantonamento non può più passare sotto silenzio.

Roberto Bettega è patrimonio della storia della Juve, un patrimonio che si potrebbe oggi mettere a frutto visti i tanti fronti sui quali la società è chiamata giornalmente a combattere, dando spesso a tutti gli osservatori l'impressione di non avere un'anima, di non essere presente proprio perché, aggiungiamo noi, ha completamente accantonato il suo passato e così abbiamo un bel bilancio, ma sotto non c'è niente.

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mercoledì 18 novembre 2009

La stella promessa

Accusato di non voler rispettare le sentenze della giustizia sportiva perché qualche giorno fa aveva parlato della possibile terza stella, il presidente Blanc ha scelto la Gazzetta per precisare che "sì, vogliamo la terza stella", aggiungendo che lui rispetta le sentenze (di Calciopoli) ma non le condivide, che i giocatori sentono come loro gli scudetti vinti sul campo, e che il prossimo scudetto vorrà dire appunto la terza stella.

Aspettando di leggere cosa risponderanno adesso i moralisti della domenica, a noi sembra importante sottolineare che il presidente Blanc non condivide le sentenze dell'estate 2006. Può sembrare acqua fresca, ma forse non lo è, se ricordiamo che una delle sue prime interviste (Repubblica del 17 gennaio 2009) era stata riassunta da Maurizio Crosetti col titolo a tutta pagina "ma quei due scudetti sono della Juve", precisato con questo sottotitolo: "li abbiamo vinti sul campo. Ne riparleremo dopo il processo"; insomma, una specie di manifesto elettorale.

Anche noi di Ju29ro Team non condividiamo le sentenze del 2006, e sul sito abbiamo avuto modo di spiegare il perché e il per come, anche noi aspettiamo le sentenze del processo di Napoli, e abbiamo già avanzato al riguardo un’ipotesi operativa: se al processo cade l'accusa di associazione a delinquere, ci sarebbero i presupposti per richiedere alla Figc la revisione delle sentenze del processo sportivo. Non solo, quindi, ci troviamo d'accordo col presidente Blanc, ma abbiamo indicato la strada lungo la quale la promessa della terza stella non è più acqua fresca, ma diventa un percorso preciso, certo difficile e per ora solo ipotetico, ma praticabile.

Domani pubblicheremo sul sito un'intervista all'avvocato Paco D'Onofrio, il primo che ha parlato di articolo 39 del Codice di Giustizia Sportivo e di possibile revisione delle sentenze, il primo che ha ricordato il parere del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, professor Caianiello, per cui le sentenze della giustizia sportiva si sarebbero dovute ispirare a prudenza, perché passibili di essere successivamente smentite nelle aule dei Tribunali. E' l'intervista ad un tecnico e riguarda aspetti tecnici ma, ancora prima, sarà fondamentale non solo quello che verrà fuori dalle sentenze di Napoli, ma lo spirito che animerà gli organi amministrativi della società, in particolare il Consiglio di Amministrazione, presieduto non più da Cobolli Gigli, ma da Blanc.

E Blanc, al contrario di Cobolli Gigli, non ha cambiato idea né a distanza di pochi giorni, né dopo parecchi mesi, ma ha ripetuto la stessa promessa: quella della terza stella.

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martedì 20 ottobre 2009

Verso l'Assemblea

Nella lettera agli azionisti, inclusa nel progetto di bilancio al 30 giugno 2009 che l'assemblea è chiamata ad approvare il prossimo 27 ottobre, Cobolli e Blòn si compiacciono di come la Nuova Juventus 2006, nei tre anni del loro mandato, abbia "rispettato un’idea di calcio sostenibile che mette insieme competitività sportiva ed equilibrio economico".
Leggendo il testo, sembra che la Nuova Juventus 2006, dopo anni di spese folli e di gestione dissennata alla Moratti, abbia virato rotta a fine giugno 2006, imboccando la retta via del fair play finanziario.
Evidentemente, non è così. Il cambio di rotta c’è stato, ma nel 1994 quando, su felice intuizione di Umberto Agnelli, dopo nove anni di risultati sportivi insoddisfacenti (con la parziale eccezione del biennio di Dino Zoff) e di risultati economici pesantemente negativi, la Juventus fu affidata alle cure di Antonio Giraudo, Roberto Bettega e Luciano Moggi. In poco tempo, infatti, la società divenne un modello per il mondo del calcio dal punto di vista sportivo, economico ed organizzativo. Sono stati loro, non certo i dirigenti insediati nel 2006, ad introdurre e rispettare un concetto di calcio sostenibile, riportando in equilibrio i conti economici, raggiungendo risultati sportivi incredibili, e moltiplicando di conseguenza il valore della società.
Non a caso, l'UEFA, nel proprio magazine dedicato alla Champions, ha definito quella Juventus "rivoluzionaria in tutto e per tutto. Nelle scelte societarie, nei bilanci, nella mentalità e nel gioco. Un mix di innovazioni che ha fatto scuola in Italia, in Europa, nel mondo". E, in tutta sincerità, stupisce (anche se non più di tanto) e dispiace che questo riconoscimento non sia stato menzionato nel bilancio (così come non se ne è mai fatto cenno sul sito ufficiale).
Bisogna poi anche intendersi sul concetto di competitività sportiva. La gestione precedente aveva saputo coniugare equilibrio economico ed una competitività sportiva ai massimi livelli, vincendo l’impossibile (ad esclusione, lo ammettiamo, della Coppa Zaccone). La nuova gestione, invece, pur potendo ancora contare su una forte ossatura di squadra, nonostante le svendite dell’estate 2006, non ha conseguito alcun risultato sportivo degno di nota (seru tituli, ad eccezione sempre della famigerata Coppa Zaccone) e, cosa ancora più grave, non è stata in grado, nonostante investimenti per decine di milioni di euro, di rinforzare adeguatamente la prima squadra e di ridurre il gap dai collezionisti di cartoni.

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domenica 11 ottobre 2009

Il paradosso del fax

Quante volte vi è capitato, sul lavoro, di ricevere una telefonata (di un cliente, un fornitore o un dipendente) che immancabilmente si concludeva con questa frase: "Va bene, tra dieci minuti ti mando un fax"? Se non vi è mai capitato alzate la mano.

In relazione all'affaire Cannavaro, ci dicono le cronache che le cose, tra Coni e Juventus, non funzionano esattamente in questo modo: pare che a Roma si siano molto lamentati del fatto che a Torino tengano i fax spenti, fatto che impedisce la trasmissione di documenti tra le due parti in causa.
Eppure la cosa si sarebbe potuta risolvere in modo piuttosto semplice, sarebbe bastato fare una telefonata per avvertire la Juventus che dal Coni avevano l'urgenza di inviare la documentazione per risolvere la vexata quaestio.

Per noi juventini poco male, il fatto che tra Corso Galfer e il Coni non vi siano comunicazioni telefoniche ci dà la certezza che non vi siano orecchi indiscreti (legali o meno) all'ascolto. E se vi sono, esse non potranno imbastire gogne a mezzo stampa ricamando su presunti favoritismi del Coni.
Bene per noi. E il Coni non si arrabbi, pazienza se la Juventus non apre le raccomandate, non chiama al telefono e spegne il fax.

Forse Cobolli si avvale di un sistema di piccioni viaggiatori, peccato che Gigli si sia dimenticato di comunicarlo. Ma come doveva avvenire la comunicazione?

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mercoledì 7 ottobre 2009

Cosa vuol capire Verdelli?


Il direttore della Gazzetta dello Sport, Carlo Verdelli, scrive oggi che non ha capito come mai Cobolli Gigli non sia stato confermato alla presidenza della Juve, e lo scrive in prima pagina con la dicitura colorata "editoriale": così tutti, non solo gli avventori del bar sport, si rendono conto che è una cosa molto importante.

Il fatto strano è che John Elkann, che non ha confermato Cobolli, è uno dei proprietari della Gazzetta: e allora verrebbe da dire che Verdelli faceva prima a prendere il telefono e a chiederglielo di persona.

Ancora più strano è che nel giornale c'è l'intervista ad Elkann che spiega: "Non è una novità, è un progresso", col giornalista che specifica che la parola giusta è progression (in francese), che vuol dire "volontà di fare un passo avanti".

A questo punto, visto che la Juve l'anno scorso è arrivata seconda, anche il direttore della Gazzetta di Roccella Jonica capirebbe che a Torino stanno dicendo che vogliono vincere il campionato, e che contano di farlo con un presidente diverso da Cobolli Gigli. Intendiamoci: dire che si vuol vincere è facile, vincere per davvero è molto difficile, di sicuro a Torino lo stanno dicendo.

L'imbarazzo di Verdelli che chiede altre spiegazioni è quindi davvero singolare, a meno che uno non pensi che tra gli altri comproprietari della Gazzetta c'è anche Tronchetti Provera, che magari nel giornale conta più di John Elkann, e di sicuro sta con l'Inter e col suo amico Moratti. Ecco, se uno pensa questo e si mette nei panni di Verdelli, allora il suo editoriale di oggi, che non a caso è titolato "Fateci capire", diventa più comprensibile.

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martedì 6 ottobre 2009

Grazie, Giovanni!


Arriva la conferma, addirittura parla John Elkann: Blanc sarà il dittatore della Juventus, infatti assommerà le cariche di presidente esecutivo, amministratore delegato e direttore generale. Crediamo che una simile investitura, nel gruppo Fiat, non l'abbia avuta manco il mitico professor Valletta. Ma c'è sempre una prima volta. Che Dio ci aiuti.

Parole non di circostanza, da parte di Yaki, per l'ormai ex presidente Cobolli Gigli: "Voglio ringraziare Cobolli Gigli per questi tre anni molto difficili, in cui ha dato tanto. Grazie al suo lavoro, potrà assumere altri incarichi in futuro".
Ovvi ringraziamenti, e una impegnativa promessa di nuovi incarichi: già si segnala panico tra gli operai e gli impiegati del gruppo.

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martedì 8 settembre 2009

Zacconare

Oggi è l'otto Settembre. Data funesta nella storia italiana. Sono d'accordo tutti, storici, politici, filosofi e chi più ne ha più ne metta. Nel 1943 il Maresciallo Badoglio annunciò l'armistizio, il gran ribaltone: passammo armi (poche) e bagagli (tanti, quelli di lor signori) dalla parte del nemico. Quello che fino al giorno prima era il nemico, precisiamo.
Ovviamente Badoglio e il suo codazzo non ritennero opportuno avvisare preventivamente il nostro esercito che fu preso, tragicamente, tra due fuochi. Una vergogna (la loro) nazionale.

Addirittura gli Inglesi, come forma di massimo disprezzo, coniarono un neologismo che stava ad indicare l'atto del tradimento: to badogliate (vocabolario Webster).

Anche la Juve ha vissuto tre anni fa il suo terribile otto Settembre, quando fu ritirato il ricorso al Tar contro le sentenze pazzesche dei processi sportivi di Farsopoli. Ora, grosso modo, sappiamo anche il perché: infatti non ci stupiamo per nulla nel vedere a braccetto John Elkann e Marco Tronchetti Provera, Guido Rossi che difende la memoria dell'Avvocato e Cobolli in lieta compagnia di Moratti.
Va notato che nessuno, su questa triste storia, ha coniato neologismi, né in inglese né in italiano, forse perché c'è l'imbarazzo della scelta.
Si potrebbe usare un bel "Zacconare" per indicare un avvocato che accusa anziché difendere, un "Cobollare" per indicare uno che si arrende di fronte al nemico, oppure un bel "Elkanare" per indicare... beh... lasciamo l'interpretazione del verbo alla vostra fantasia.

L'unica cosa che ci piace aggiungere è che noi non abbiamo nessuna voglia di dimenticare. "Siamo vicini (solo) alla squadra e al suo allenatore".

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sabato 5 settembre 2009

Il rumore dei nemici

L'espressione "il rumore dei nemici" l'ha adoperata Mourinho quando Cobolli Gigli ha dichiarato che sperava nella vittoria del Milan nel derby. Certo fa sorridere pensare che le parole di un presidente (!?) come Cobolli Gigli possano rappresentare il rumore di un nemico, e non sarebbe stato il caso di tornarci sopra, se non fosse che oggi sul Corsera Sconcerti scrive "Attento Mou, stai finendo tutti i nemici", rimproverando al portoghese l'arroganza delle risposte (l'ultima a Cannavaro), e notando che contengono "una forza quasi minacciosa, sproporzionata all'evento".

L'intervento di Sconcerti merita una riflessione, perché secondo noi è giusto parlare di arroganza e di forza minacciosa, ma queste accuse vanno rivolte all'Inter prima ancora che al suo allenatore. Quando lo scorso campionato l'arroganza era arrivata fino alla prostituzione intellettuale, Blanc aveva chiesto, invano, a Moratti di dissociarsi; la risposta era stata che l'Inter tutta si riconosceva nelle parole dell'allenatore. Di fronte alla barzelletta del rumore dei nemici il signor Moratti al TG1 ha avuto l'improntitudine di dire che si trattava di una definizione bellissima, e oggi Tuttosport titola "Josè, lo scudo di Moratti". Le risposte arroganti di Mourinho a Lippi, a Cobolli Gigli e a Cannavaro arrivano subitanee da Inter Channel e dal sito societario, come se a Milano ci fosse un reparto (comprenderà Scarpini? sarà capitanato da Oriali?) che controlla ventiquattr'ore su ventiquattro il "nemico", quasi spiandolo.

Il fatto è che la cultura del sospetto, con l'avversario più forte presentato come un nemico, ha preso man mano campo in via Durini, con l'obiettivo di nascondere fallimenti a ripetizione e centinaia di milioni buttati nel cesso comprando terzini sinistri in tutto il mondo, fino ad arrivare al dossier preparato da Nucini (arbitro all'epoca in attività), e infine allo spionaggio di Tavaroli che, misteriosamente, precede Calciopoli. Mourinho, che non è un pirla, ha capito che il sistema ha funzionato, tanto che erano arrivati tre scudetti in regalo prima del suo sbarco in Italia, e lo sta cavalcando alla sua maniera.

Sconcerti scrive anche di forza minacciosa nelle risposte nerazzurre, ed è singolare che il presidente Abete parli invece di battute, come quelle che i tifosi si scambiano al bar sport. Singolare ed inquietante, perché quello di Abete sembra un messaggio cifrato rispetto a tutti i dubbi lasciati in sospeso dall'attività di Tavaroli (in attesa dei pronunciamenti della Procura di Milano), e potrebbe essere interpretato come un invito a nozze per l'attività del reparto nerazzurro (quello che potrebbe comprendere Scarpini e Oriali) che sta ad ascoltare tutto il giorno il rumore dei nemici, facendo sfoggio di una forza "minacciosa, sproporzionata all'evento".

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giovedì 3 settembre 2009

GiggiSaltaConNOI

Goal, e partivano le danze, Tacchinardi, Del Piero e l'invisibile radiolina, musica per le nostre orecchie. Efficaci, lievemente strafottenti in campo, poco loquaci ed equilibrati davanti alle telecamere. Parole misurate e soppesate, rispetto per tutti gli avversari, ma mai un passo indietro, mai una frase fuori posto. Niente corazzate, nessun incrociatore, men che meno portaerei. Al primo minuto tutti alla pari, con gli avversari un po' intimoriti dalle maglie bianconere sfiorate nel tunnel, a fine primo tempo con due bordate nella fiancata e al novantesimo, un natante qualsiasi, affondato nella prima baia che passava! Ecco chi erano i nostri avversari, prima e dopo la cura.

I giocatori, tutto quello che ci rimane dopo il golpe nella stanza dei bottoni scuciti, oggi, si divertono a citare refrains coniati dal Presidente metaforico. Ma quali corazzate Buffon? Quali scudetti levati Buffon? Quale speranza tolta... BUFFON? Siamo rassegnati a sorbirci la battaglia navale di Cobolli Gigli, ci siamo rassegnati anche a sentir dire: "Scudetti che abbiamo vinto noi sappiamo quelli che abbiamo vinto, è quella che è la cosa importante". I giocatori, tutto quello che ci rimane. Fa' il giocatore, anzi, fa' lo juventino.

I giocatori juventini, tutto ciò che resta, li vogliamo rivedere correre sotto la curva ricordandoci quante palle abbiamo e quanto sono grosse. I giocatori bianconeri, tutto ciò che resta, insieme ad un manipolo di tifosi, raccolti in un fortino, o sparpagliati, indecisi e confusi su come guardare davanti ed indietro contemporaneamente.

Troppe parole, troppi sorrisi, alla ricerca dell'orgoglio dimenticato sui campi dal 2006 ad oggi, sempre un po' di meno, sempre meno incazzato. Aiutateci anche Voi a ricordare come eravamo, ritornando ad esserlo, sul campo e con le intenzioni. I gol si possono prendere, ci mancherebbe altro, non ti preoccupare più del necessario, ma se arriva una palla da 30 metri, perché qualcuno, distratto, o sorridente, e senza radiolina perde l'avversario, ci sei tu, ci devi essere tu.

Salta un po' con chi vuoi Gigi, ma parla con noi e per noi!

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sabato 29 agosto 2009

Cobolli, taccia per piacere!

Il presidente binario sembrava essersi scrollato di dosso quel timore reverenziale che dal suo insediamento aveva sempre manifestato nei confronti dell'Inter.
Lo ricordiamo tutti: dall'"ispiriamoci ai valori di Facchetti" alle foto in Gazzetta a braccetto con Moratti, passando attraverso gli elogi alla "corazzata" nerazzurra e la signorilità mostrata in ogni occasione in cui da Milano arrivavano, per dirla con un vecchio tormentone firmato Enzo Braschi ("il paninaro" di "Drive In"), "compilations di schiaffazzi", c'è sempre stato spazio per qualche gentile omaggio verbale (e non) al mondo-Inter.
In vista del derby Mourinho aveva lanciato l'amo come al solito, e Cobolli vi ha abboccato senza nemmeno lasciar stabilizzare il galleggiante.
Ebbene, una volta tanto l'ex signor Auchan si era schierato con il futuro avversario interista con sorprendente determinazione: "Ho la mia opinione e posso esprimerla liberamente: domenica sarei felice di un successo del Milan".
Complimenti Cobolli, se come comunicatore non è il massimo, dato che dobbiamo registrare regolarmente le sue dichiarazioni e le altrettanto repentine smentite, come veggente vale ancora meno.
Un consiglio spassionato a Cobolli: presidente si (e ci) faccia un favore; taccia!

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giovedì 13 agosto 2009

Il Portaraglio

Quando venne ceduto Kakà appoggiammo la mossa del Milan: scoprimmo, in quelle convulse giornate, che il brasiliano aveva un portavoce. Un mondo alla rovescia, pensammo. A cosa può servire un portavoce ad un calciatore? Non ci risulta che abbia dichiarazioni di tale importanza, per le quali sia giustificabile la presenza di questa figura professionale. Oltre all'evidente comicità della cosa, pensammo che un calciatore, quando inizia a circondarsi di una corte dei miracoli fatta di nani, ballerine e portavoce, evidentemente, il meglio di sé dal punto di vista sportivo lo abbia dato. Dunque giusto cedere Kakà.

Dobbiamo però ritornare sulla faccenda. E questa volta, per noi juventini la cosa si fa preoccupante: pare che anche Diego abbia un portavoce. Tale Leo Scheinkman.

Non ci resta che sperare che la società vigili sulla corte del brasiliano, appena sbarcato a Torino. La Juve, quella vera, è diventata un mito attraverso un secolo di gloria e di tragedie. E' stata, ed è, amata, detestata e addirittura odiata. Mai derisa e spernacchiata.

Pertanto, evitare di cadere nel ridicolo è imperativo inderogabile. A sentire certe dichiarazioni di Cobolli, sembra che ora non ci sia coscienza di questa semplice realtà. Dunque per mettere al suo posto Diego, non potendo contare sulla Triade, dobbiamo sperare in un intervento di Boniperti.
Non vorremmo che si iniziasse con i portavoce, e si finisse con qualcuno che pretende corazzieri e stendardo come il Presidente della Repubblica. A quel punto, tanto varrebbe tifare Inter.

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venerdì 7 agosto 2009

La Juve non muore mai

Siamo rimasti sorpresi dal titolo di Tuttosport di oggi: "Calciopoli cancellata", addirittura. Tutto questo in virtù della presentazione di un bilancio in attivo che vede la crescita dei ricavi fin quasi ai livelli di quelli pre-calciopoli. Sinceramente il titolo ci pare esagerato e fuori luogo. L'onore non si misura con il fatturato, l'amore tradito dei tifosi non si paragona all'utile d'esercizio.
Potremmo fare alcune osservazioni sul bilancio presentato da monsieur Blanc e dal presidente Cobolli, per esempio ricordando che il bilancio ha beneficiato di circa 10 milioni di revenues relative alla stagione 2005/2006, e che si riferivano all'opzione Mediaset sui diritti TV che è stata esercitata successivamente. Un'opzione pagata e incassata a fine 2005, e quindi materialmente merito di Giraudo, ma i cui effetti economici sono stati trasferiti sugli esercizi successivi in applicazione dei criteri IAS.
Ma chi se ne frega. Mere questioni contabili: noi diciamo bravi a Blanc e a Cobolli per aver comunque mantenuto la rotta della vecchia gestione, ed essere riusciti a riportare la Juventus a buoni livelli dopo la sciagura di Farsopoli.

I tifosi della Juventus possono, da sempre, andare fieri del bilancio della loro squadra: la Juve ha sempre vinto nel più rigoroso rispetto delle norme scritte nel Codice Civile e nelle norme federali, tant'è vero che la Juve è una delle poche società (forse l'unica) che non ha fatto ricorso alla legge spalmadebiti, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha scorporato e rivalutato nessun ramo d'azienda, ha sempre avuto un patrimonio netto positivo, non ha debiti col fisco e l'unica pendenza con l'erario è stata risolta il 17 luglio con l'Agenzia delle Entrate, che ha riconosciuto alla Juve il diritto ad un rimborso di 1,4 milioni per somme pagate e non dovute.

Visto tutto questo possiamo dire, a ragione, che la Juve ha vinto correttamente sia avanti ieri (gestione Boniperti), sia ieri (gestione Giraudo), e speriamo domani (gestione Cobolli-Blanc).
Ciò che andrebbe specificato è che con il ritorno ai livelli che alla Juve competono non è stata cancellata Calciopoli, bensì si è sancito il principio per cui la Juventus non muore mai, nonostante le ingiustizie, nonostante sporchi complotti, nonostante le ingiurie continue da quasi un secolo.
La Juventus è un simbolo di onestà, probità e serietà. Altri casi appaiono di diverso spessore. Se non ci credete, andate a leggere il bilancio che ha presentato la Telecom, in passato diretta da quel Tronchetti che, anche dalle colonne del Financial Times, parlava come un capo di stato (scimmiottando l'Avvocato) di tutto lo scibile umano, e che richiedeva all'allora suo amico Guido Rossi l'assegnazione dello scudetto a tavolino (o a tavaroli?) in ossequio ad un non bene identificato "spirito olimpico". Volendo potremmo ripagare, restituendo con gli interessi quello che ci è stato fatto.

Ma ciò che conta è sapere che la Juventus rappresenta al meglio l'Italia migliore. La Juventus siamo noi, e nessuno si senta offeso. E per il resto c'è la riva del fiume: basta avere pazienza e sulla riva di presunti "onesti" ne passeranno tanti.

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martedì 28 luglio 2009

Mela, melinda, melo

E' ora di dire basta.
Basta con la disinformazione sulla Ridentus FC.
Basta con le prese in giro dei cirigenti.
Basta con quelli che il tennista non capisce nulla di calcio.
Basta con quelli che i gemelli un giorno dicono una cosa ed il giorno dopo esattamente l'opposto.
Basta con quelli che Secco è meglio che vada a fare il motociclista.
Basta con quelli che Castagnini fa vendere i Fiorini.
La Ridentus FC è strutturata come una società di calcio organizzata bene (cit).
La Ridentus FC è organizzata come una società seria, fatta di professionisti a tutti i livelli (ri-cit).
La Ridentus FC sta portando avanti un Progetto.
Ed il Progetto c'è proprio, poche balle.
Non si fanno le cose ad minchiam in Fermo Ferraris.
C'è un filo logico che collega le singole decisioni prese dai dirigenti ridentini.
Prendete ad esempio l'ultimo acquisto, Felipe Melo.
Non è un'operazione nata per caso.
I dirigenti hanno infatti tessuto la trama dell'operazione Melo fin dallo scorso ottobre. E hanno poi raccolto il frutto (anzi, tutta la pianta) della loro lungimiranza.
Ad ottobre dell'anno scorso, Monsieur Blòn con l'accento sulla B ha stipulato un nuovo contratto di partnership con la Regione Trentino, volto tra le altre cose a valorizzare e promuovere i prodotti tipici del territorio attraverso i campioni ridentini (gli Andrade, i Tiago, gli Almiron, i Poulsen, i Knezevic, etc etc).
I più tipici dei prodotti tipici del Trentino sono le mele Melinda della Val di Non.
Pochi giorni dopo la firma dell'accordo, Buffon, Zebina e Pessotto hanno partecipato al Salone del Gusto di Torino ad una specie di prova del cuoco, preparando piatti a base di mele, con l'aiuto di uno chef.
Con questi due colpi da maestro (la stipula del contratto per la valorizzazione delle mele Melinda ed l'invio al Salone del Gusto di professionisti specializzati nella sbucciatura delle mele) Monsieur Blòn ha accumulato un patrimonio di conoscenze nel settore delle mele, che ha rappresentato un indubbio vantaggio competitivo sulla concorrenza.
Vantaggio competitivo che si è poi concretizzato pochi mesi dopo nell'acquisto di MELO, a condizioni decisamente vantaggiose.

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martedì 21 luglio 2009

Juve regina del mercato?

L'altro giorno la Gazzetta ha provato a solleticare i tifosi scrivendo di voglia di Juve, oggi ci riprova con i dirigenti scrivendo di Juve regina del mercato, e facendo i complimenti per il bilancio sostenibile. Forse i dirigenti non ne hanno bisogno, noi comunque ripetiamo l'invito a diffidare dei complimenti della Gazzetta (il famoso "Timeo Danaos et dona ferentes"), intanto perché sappiamo che ha un preciso interesse a fare il tifo per una squadra che non è la Juve, e poi perché nell'estate 2006 fu proprio la Gazzetta l'organo ufficiale del golpe che in meno di due mesi cercò di distruggere definitivamente la nostra società.

Se quel tentativo non è perfettamente riuscito, nonostante l'impegno di tanti pezzi grossi (e ormai se n'è accorto anche il piccolo giornale di Milano), certo è per merito di chi nel 2006 fu chiamato a gestire la società; ma un merito ancora maggiore va riconosciuto a chi l'ha gestita prima, per il semplice motivo che ne aveva fatto una delle società più forti e sane d'Europa.

E' appena il caso di ricordare che durante la gestione Giraudo-Moggi-Bettega la Juve non ha mai chiesto un euro alla proprietà, non ha fatto ricorso alla legge salvacalcio, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto niente di quanto ogni anno faceva e fa la squadra per cui tifa la Gazzetta. Era sana quella Juve ed anche forte, non solo nel campionato, ma anche quanto a settore giovanile; quella Juve s'era anche già portata avanti col progetto dello stadio di proprietà.

Nel diffidare dei complimenti non disinteressati, aggiungiamo che non è vero che la Juve è oggi regina del mercato; la Juve è una società sana, questa è la verità e i meriti li abbiamo succintamente richiamati. Al contrario della Gazzetta, però, noi la vogliamo anche forte e per questo ci batteremo criticando, se del caso, la società.

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lunedì 20 luglio 2009

John Elkann e i 6 secondi



Nel video postato in queste ore nei forum bianconeri, ma soprattutto su questo sito, è apparso un John Elkann decisamente a disagio nel dare una risposta sul numero degli scudetti.
Sarà l'aria buona e ubriacante di Pinzolo che rende le persone un po' meno lucide?
Non si sa.
Ma in realtà la domanda era più complicata dal punto di vista della sostanza.
La domanda, piovuta dal cielo, era basata sulla possibilità che un giorno la Juventus si riprenda gli scudetti che le sono stati scippati.
L’ingegnere è andato in difficoltà, ci ha messo quasi 6 secondi per rispondere, ma alla fine ci è riuscito:
"Noi sappiamo quanti ne abbiamo vinti…"
Le critiche piovute su tutti i forum bianconeri, riguardo a questo tempo troppo lungo per dare una risposta così semplice, non mi trovano affatto d’accordo.
E’ stato troppo lento?
No.
E' stato molto veloce e preciso secondo me.
Lui è un ingegnere.

- Prima li ha ricontati mentalmente.
- Poi ha sottratto quelli che sono stati sottratti anche nella realtà.
- Poi, capito che il risultato era 27, si è chiesto se avrebbe potuto rispondere che sono 29.
- Poi si è ricordato che è stato proprio lui a buttarli nel cesso.
- Poi si è reso conto che non avrebbe mai potuto rispondere 29, per non dare disturbo al sistema calcio.
- Poi si è reso conto che, vacca boia, non poteva nemmeno dire che sono 27, perché la gente poi s'incazza.
- Poi ha fatto una piccola analisi su altre eventuali risposte: 28? 17? 13? 44gattiinfilaper6colrestodi2?
- E poi l'illuminazione:
"Quasi quasi confesso di essere tifoso dell'Inter e non se ne parla più. Massì, che cacchio! Sono sempre sotto tiro, non ce la faccio più... sono stanco... almeno se le cose stanno alla luce del sole... che poi il sole sono io dunque..."
- Poi la controilluminazione:
"Anzi no. Sennò poi la gente chi la sente... Vabbè, dico una delle sciocchezze che dice Cobolli di solito, e non se ne parla più!"

Fateli voi, cari lettori criticoni, tutti 'sti ragionamenti in 6 secondi scarsi.
Non è mica facile.
Cobolli avrebbe risposto prima della fine della domanda, ma Cobolli è un dono del cielo.
Cobolli It's magic-One!
Johnny invece è solo un B-Good qualunque.
Capito gobbacci?


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domenica 5 luglio 2009

Interismi (in bianconero)

Indimenticabile Taribo West, giocatore che vestì la maglia dell'Inter e che si fece notare, più che per le gesta in campo, per essere un pastore Pentecostale fondatore a Milano della Chiesa "Shelter in the Storm". Vi ricordate quando disse a Lippi: "Mister, Dio mi ha detto che oggi devo giocare!", a cui il Marcello rispose "Strano, a me Dio non mi ha detto niente!"?
Tutto questo ci è ritornato in mente ascoltando questa dichiarazione di Nicola Legrottaglie: "Se pregare Dio è sbagliato, vorrei capire quali sono i gesti condivisibili. La Fifa si preoccupi di comportamenti più violenti. Anche gli egiziani hanno ringraziato Allah, ma non sono stati ammoniti: questo mi fa riflettere". Tutto questo in risposta alle rimostranze della Fifa contro l'abitudine di pregare in campo (solo dopo le vittorie, tra l'altro).
Che belli i tempi in cui sghignazzavamo per i comportamenti naïf alla Taribo West. Ora in ossequio ai valori di Facchetti (Cobolli dixit) gli interismi ce li godiamo in casa. Così va la vita.

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venerdì 3 luglio 2009

A Kind Of Magic!

E’ una specie di magia.
No, guardate, davvero.
E’ proprio così, è una specie di magia.
Una specie di magia che ti travolge quando meno te lo aspetti.
Anche se te lo aspetti proprio in quel momento… ti colpisce nell’unico modo in cui non ti aspetti.
Un sogno, un’anima, un premio, uno scopo, un cenno dorato di ciò che dovrebbe essere il più grande di tutti i tempi.
E’ una specie di magia, rassegniamoci, non c’è niente da fare.
Un raggio di luce che mostra la via della grandezza.
Nessun mortale può vincere un uomo così.
E’ una specie di magia.
La campana che suona dentro, perché ti sia sempre ben chiaro che sei di fronte alla genialità che tu non avrai mai.
La tua mente sta sfidando le porte del tempo per capire se ce ne sarà mai un altro grande così.
No, non ci sarà senza un intervento del cielo.
E’ una specie di magia.
L’attesa sembra eternità ogni volta che vedi che sta per sparare un colpo dei suoi.
Il giorno darà la via alla normalità gigliata.
E questa è una specie di magia, non ci sono dubbi.
E’ una specie di magia che colpirà tutto e tutti.
Ne rimarrà uno solo, e di sicuro sarà lui.
Quest’odio che dura da tre anni, presto scomparirà.
Questa fiamma che mi brucia dentro brucerà anche dentro di voi molto presto.
Capto armonie segrete nell’aria intorno a noi.
E’ una specie di magia.
Se il President-ONE, very very very ONE, dice:

"Avrei piacere a essere confermato come presidente.
Ho avuto grandi soddisfazioni in questi tre anni.
Credo che questi tre anni mi abbiano insegnato delle cose che potrei anche mettere a buon frutto nei prossimi tre anni”. (Cobolli Gigli, talk show "Partita doppia" di Class Cnbc)

Chi è che ha ancora dei dubbi?
Tic-tac-tic-tac-tic-tac-tic-tac....
BOOOOOOOOOOOM!
It’s Magic-ONE!

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Notizie agrodolci

Alcune notizie possono essere agrodolci.
Possono cioè essere contemporaneamente positive (ecco il dolce) e negative(ecco l'agro).
Tanto per chiarirci, se Giò&Van si dimettessero e fossero sostituiti da uno Stevens (grande o piccolo, non importa), la notizia sarebbe sia dolce (Giò&Van fuori dai coglioni) sia agra (uno Stevens al loro posto).
Una di queste notizie dal carattere ambivalente è l'aumento dal 5,5% al 6,5% della cosiddetta Robin Hood tax.
La Robin Hood tax è l'addizionale IRES (imposta sul reddito delle società), che si applica, tra gli altri, a petrolieri e produttori/distributori di energia (con ricavi dell'esercizio precedente superiori a 25 milioni di euro).
L'aumento dal 5,5% al 6,5% di questa addizionale è contenuto nel disegno di legge su sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia approvato in terza lettura dalla Camera dei Deputati ed ora in attesa del via libera definitivo dal Senato.
La notizia è dolce, perché la Saras è soggetta alla Robin Hood Tax.
Ma la notizia ha anche un lato agro, perché l'incremento della Robin Hood Tax serve a coprire il ripristino dei fondi per l'editoria (140 milioni per il periodo 2009/2010), previsto dal medesimo disegno di legge.

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martedì 30 giugno 2009

Juve, budget e patrimonio

Ieri alla Juve hanno discusso di budget e campagna acquisti, ma i giornali non sono riusciti a dare una sensazione precisa di quanto successo e deciso. Scrivono, infatti, che la Juve continuerà a puntare sul bilancio sostenibile (un "motivo d'orgoglio", dice Montali), ma anche che vuole comunque comprare un centrocampista di qualità. Sembra una contraddizione e ci si chiede se sarà possibile; in più proprio qui sul blog qualcuno sosteneva che sarebbe meglio spendere quanto accumulato a riserve patrimoniali.
L'argomento è complesso, fissiamo solo due punti avendo come riferimento la normativa Figc. Entro il 30 giugno le società devono documentare alla Covisoc com'è andata la stagione appena finita (garantendo che non ci sono buchi che resteranno scoperti) e prevedere il budget della stagione nuova facendo più ipotesi in base ai risultati sportivi (per la Juve molto dipenderà dalla Champions e dai relativi incassi).
E' allora assai probabile che ieri il CdA abbia previsto comunque di chiudere la campagna acquisti con un passivo anche rilevante (comprando un forte centrocampista); nella documentazione da mandare a Roma allora si dirà: se le cose vanno bene in campionato e Champions (tocchiamo ferro!) chiuderemo in pareggio; dovessimo chiudere in passivo abbiamo riserve per farvi fronte.
E questo è il primo punto: la Juve, quanto a bilancio, può affermare a voce alta che era sano, tale è rimasto a giugno 2009 e non sarà comunque malato neppure a giugno 2010. Il secondo punto riguarda i 120 milioni di riserve patrimoniali e la provocazione di dire: spendiamoli e facciamo lo squadrone.
Dal punto di vista della normativa questo sarebbe possibile, bisogna anche considerare, però, che il patrimonio, come succede nelle famiglie più assennate, serve per le difficoltà ed è rischioso "giocarselo" tutto in un colpo. Noi, come dicevano i latini, pensiamo che la virtù stia nel mezzo: va bene la solidità patrimoniale, ma senza restarne prigionieri; Juventus vuol dire voglia di vincere e di migliorarsi e per questo qualche rischio bisogna correrlo.
Forse ieri, questa è la nostra impressione, alla Juve qualche rischio hanno deciso di correrlo.

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Que viva la revòlucion!

Dopo Farsopoli, un po' in sordina, alla Juve c'è stata un'altra rivoluzione: quella dei giocatori.
Le cronache ci hanno raccontato dei boicottaggi di alcuni contro il tecnico (non entriamo nel merito, anche noi consideravamo Ranieri una sciagura), ma non basta, il bello viene l'estate in sede di campagna trasferimenti.
Ha iniziato il portoghese Tiago che ha rifiutato tutte le destinazioni propostegli, quest'anno sembra una moda dilagante: prima De Ceglie rifiuta Udine e Napoli, il procuratore di Paolucci intima alla Juve di non cedere il proprio assistito in prestito, Raiola ha detto che si farà sentire qualora Grygera venga spedito in Grecia, Poulsen rifiuta i ponti d'oro turchi e via discorrendo.
Un vero e proprio ammutinamento, o se preferite una rivoluzione in stile Pancho Villa. Solo che i rivoluzionari non sono dei proletari descamisados, ma dei giocatori che hanno fallito alla prova della Juve, e giustamente la società li vorrebbe cedere per monetizzare.
Ma a cosa è dovuto questo sconfinato amore per la Juventus?
Un po', ipotizziamo noi, è dovuto ad amor proprio: quando mai gente come Tiago vestirà di nuovo una maglia carica di gloria come quella della Juve? Noi pensiamo ben difficilmente. Ma il fenomeno probabilmente non è legato solo a ragioni romantiche, ma anche ad altre ben più prosaiche. Vestire la maglia della Juve vuol dire essere un calciatore riconoscibile e riconosciuto da milioni di tifosi del mondo, tifosi che sono anche consumatori, si dà il caso. Ecco quindi che per esempio un De Ceglie mai e poi mai, se va a Udine, verrà riutilizzato dalla Costa Crociere per uno spot televisivo.
Insomma, riteniamo che questa strana rivoluzione sia il frutto di un mix esplosivo. Solo che la vittima è la Juve, che di questo passo dovrà tenere in squadra gente che non si è dimostrata all'altezza, e ne tarpa le ambizioni.
Speriamo che questa rivoluzione dei brocchi serva alla dirigenza come lezione; quindi in futuro non ci "regalino" più giocatori che in caso di fallimento sono difficili da piazzare, insomma gli ingaggi alti si diano solo a chi li merita. Per quanto riguarda il presente, visto che i giocatori juventini (solo quelli) non possono essere minacciati di finire in tribuna, provi il Cobolli a denunciarli per violenza e ricatto. Ci sarà, forse, un giudice a Berlino?

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venerdì 26 giugno 2009

Provaci ancora Giovà!

Ascoltate dal minuto 0.55

Io lo amo perdutamente.
Il più grande regalo che Calciopoli ha fatto al mondo intero è Giovanni Cobolli Gigli.
Ma che scherziamo?
Vogliamo davvero davvero davvero scherzare?
Qualcuno dice che il genio del calcio Italiano, per ciò che riguarda gli aspetti mediatici, è Mou, l'allenatore della squadra di Milano esperta in telefonia.
Quel qualcuno sbaglia.
Ieri, 25 giugno 2009, a Studio Sport delle ore 19.00, l'ennesima perla del president-ONE.
Cobolli Gigli intervistato sul calciomercato fa il nome di Eraudo.
In realtà intendeva Ariaudo.
Un genio in senso assoluto.
Per quello che riguarda le sparate, Mou da 0 a 100 vale 100.
Cobolli da 0 a 100 vale 100000000.
Credo sia l'incarnazione fisica di qualche essere celeste o trascendente.
Ormai non ci sono più dubbi.
E' il più grande di tutti i tempi.
E' un dono del cielo.
Ad ogni domanda risponde regalandoci un giglio.
Io sono già in attesa della prossima magia.

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giovedì 25 giugno 2009

Volere e potere

Secondo tutti i giornali la Juve farà qualche altro acquisto importante, ma prima deve vendere, come se dovesse mettere da parte dei soldi altrimenti non potrebbe comprare nessuno. Ma è veramente così? Siamo sicuri che, regolamenti alla mano, Perez può comprare Kakà e Cristiano Ronaldo facendosi dare i soldi dalle banche, mentre Blanc per D'Agostino deve vendere sei giocatori come Mellberg?

In effetti non è così. Non sappiamo a quali magheggi abbia fatto ricorso Perez (avrà magari copiato da Moratti?), sappiamo però che la Juve, se vuole, può comprare quattro o cinque giocatori come D'Agostino senza cedere nessuno e rispettando le Norme Federali.

Se si guarda l'ultima trimestrale, infatti, si vede che la Juve non ha praticamente debiti e contabilizza un patrimonio netto di 120 milioni; questo vuol dire che la società può far fronte ad un bilancio in passivo senza chiedere il permesso alla Covisoc e neppure altri soldi agli azionisti, farebbe solo dei debiti per problemi di cassa (l'Inter ne ha per più di 400 milioni), mentre dal punto di vista patrimoniale il passivo sarebbe sanato con quei 120 milioni messi già da parte (l'Inter, per continuare il confronto, ha un patrimonio netto negativo e non potrebbe comprare proprio nessuno).

La Juve, quindi, se vuole può spendere di più e non avrebbero da ridire né la Covisoc né Platini; potrebbe spendere, esemplificando, fino a 120 milioni di più, certo sarebbe un rischio ma, se fossero spesi bene, si rischierebbe anche di vincere e di vincere subito. Se non lo fa è per scelta societaria, non perché obbligata; più correttamente i giornali dovrebbero allora scrivere che Blanc può spendere, ma non vuole.

Se questo sia giusto o sbagliato, se con questa scelta si potrebbe tornare a vincere in Italia e in Europa, se la Juve saprebbe spendersi questo comportamento in tema di bilancio e se lo stesso sarebbe apprezzato dalla stampa e dai tifosi, questo è tutto un altro discorso.

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martedì 12 maggio 2009

Amici e nemici

Cosa hanno in comune Antonio Paolino di Juve Channel e Giacomo Crosa di Mediaset? Semplice: entrambi sostengono spudoratamente il pallido ingegnere sotto tutela, l'Ispettore Clouseau Blanc e il Forrest Gump del calcio italiano Cobolli Gigli. Paolino è arrivato persino a dire "che questi signori ci hanno fatto vincere un campionato di Serie B".
Cosa hanno in comune Sergio Brio e Bruno Longhi di Mediaset, noto tifoso interista? Semplice: entrambi appoggiano vigorosamente il nuovo corso juventino, puntando l'indice contro coloro che "osano" contestare Ranieri.
E cosa hanno in comune i "normalizzati" juventini (per fortuna sempre meno) e i tifosi di tutte le altre squadre? Semplice: per loro, il pallido ingegnere sotto tutela, l'Ispettore Clouseau e il Forrest Gump del calcio italiano e magari anche Gianni Calone dovrebbero rimanere a vita alla Juventus.
Lasciamo perdere quelli che devono difendere l'indifendibile per doveri d'ufficio (e di stipendio). Lasciamo perdere quelli che al posto del cervello hanno una canzone di Gigi D'Alessio. Concentriamoci invece su un preciso indicatore: John Elkann, Blanc, Cobolli, Secco e Ranieri piacciono da matti agli antijuventini di professione e per vocazione. Più o meno come a noi juventini, prima di Calciopoli, piaceva il Moratti che vendeva Pirlo, Roberto Carlos e Seedorf, per acquistare Sorondo, Gresko, Vampeta e Caio. Più o meno come a noi juventini piacevano Cuper, Hodgson, Lucescu e Zaccheroni. Perché sapevamo già in partenza che, con quella gente impresentabile, l'Inter sarebbe arrivata sempre dietro alla Juve.
Oggi la situazione si è capovolta. Ecco perché, più che dei "nemici" bisogna preoccuparsi dei finti amici.

- Renato La Monica (tratto da Magazine Bianconero)

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lunedì 11 maggio 2009

Fabrizio ju29ro

Ormai molti giocatori che hanno fatto la storia degli ultimi anni stanno uscendo allo scoperto, rendendo pubbliche tutte le loro perplessità sul comportamenteo della dirigenza juventina. Oggi infatti leggiamo un'intervista a Ravanelli che, sull'attuale crisi della Juve, dice: "molti infortuni senza dubbio sono stati determinanti. Il fatto più importante è che, però, l’allenatore ha perso via via la possibilità di essere una guida credibile dello spogliatoio... Le responsabilità maggiori sono della società: con il suo comportamento ha screditato il tecnico fin dall’incontro tra Blanc e Lippi".
In sostanza, Fabrizio è sulle nostre posizioni: Ranieri è sì inadeguato per essere l'allenatore della Juventus, ma chi gestisce la società sta dimostrando di esserlo ancora di più, come dimostra la gestione dilettantesca in relazione al suo esonero dal posto di allenatore.
Siamo contenti che si sentano voci importanti che criticano l'operato della dirigenza. Può darsi che si stia preparando il terreno per qualche cambio anche nelle alte sfere.

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domenica 3 maggio 2009

La riunione d'emergenza


Secondo l'emittente televisiva 7 Gold, Cobolli, Blanc e Secco si sarebbero riuniti per analizzare la grave crisi nella nella quale è precipitata la squadra e la sua gestione tecnica.
Si chiami Moggi. Per murarli dentro la sala riunioni sono sufficienti cinque minuti.

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giovedì 23 aprile 2009

Fine corsa

Altro che stelletta d'argento. La Juve contro la Lazio perde anche in casa ed è notte fonda. "Abbiamo perso? Pazienza!" Questo l'incredibile commento di Ranieri, un professionista che vede fallito l'ultimo traguardo stagionale. Un commento di chi è abituato a perdere, di chi in 23 anni di carriera da allenatore ha vinto due coppe del nonno e una supercoppa europea solo perché ha avuto la fortuna di trovarsi a disputare la partita per un titolo che altri avevano conquistato.
Sui siti di Tuttosport, Vecchia Signora, J1897, i sondaggi si sprecano. Percentuali bulgare prossime al 96% chiedono che Ranieri concluda al massimo la stagione e se ne vada. Anche allo stadio questa sera c'è stata finalmente la contestazione nei confronti non solo dell'allenatore, ma anche di una dirigenza sorda con un amministratore delegato che, solo pochi giorni fa, ha trovato il coraggio per dire che Ranieri rimarrà anche l'anno prossimo in qualsiasi caso.
Ora che un allenatore rimanga senza tener conto dei risultati sportivi è veramente un'assurdità degna di una società gestita in modo incompetente. Che senso avrebbe poi tenere un altro anno Ranieri così profondamente indigesto alla stragrande maggioranza di chi segue la Juventus e con l'ombra di un nuovo allenatore a fare capolino dal 2010? Quale autorità avrebbe su uno spogliatoio che già adesso sembra in buona parte insofferente?
Il benservito va dato subito, ma non solo all'allenatore, anche a un comitato sportivo che nulla sembra saperne di calcio, e soprattutto a un presidente che ci ha fatto vergognare per le tante parole inutili dette al vento in questi tre anni di profonde umiliazioni subite. Non tanto in campo, dove la squadra ha sempre fatto quello che poteva ma giusto laddove serviva affermare il proprio peso, quello che dovrebbe avere la Juventus, la squadra con più titoli e più tifosi in Italia.
Invece questi ci fanno sentire un'altra cosa. Chi dissente si prende del tifoso di serie C da Cobolli, mentre Ranieri, per chi lo contestava sabato, ha addirittura ventilato la possibilità che si trattasse di gente "esaltata dal vino". Ci ha dato degli ubriachi insomma. Vabbè, ubriachi lo eravamo di una Juve antipatica, vincente e che si faceva rispettare dove serviva. Lui è un astemio, di titoli soprattutto, uno "zeru tituli" che nulla ha mai avuto a che spartire con la Juventus. Fine corsa per Ranieri, e magari anche per tutti quei cobolli che con la Juve non c'entrano nulla.
Ridateci la Juve, quella vera!

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lunedì 20 aprile 2009

Cobolli, non lo faccia!

La Juventus presenterà ricorso contro la sentenza del giudice sportivo che ha condannato la società bianconera a disputare una partita a porte chiuse a causa dei cori razzisti di sabato scorso nei confronti dell'interista Balotelli. Lo rende noto il sito internet del club torinese.
"Il giudice sportivo ha condannato la Juventus a disputare la partita di campionato contro il Lecce del 3 maggio a porte chiuse - è scritto nella nota della Juve - a causa dei cori razzisti nei confronti del giocatore dell'Inter Mario Balotelli. La società, preso atto della sentenza, ha deciso di presentare ricorso". (20/04/2009)

Presidente,
non lo faccia, faccia invece come l'altra volta: ritiri il ricorso!
E' vero che i cori razzisti si sono verificati anche a San Siro e altrove senza conseguenze, e che anche altri fecero ricorso quando la sanzione fu la chiusura di un solo settore dello stadio.
E' vero che Balotelli in campo si comporta in modo scorretto e provocatorio e gli arbitri lo lasciano fare.
Ma tutto ciò non giustifica quei cori.
Una partita a porte chiuse è sanzione addirittura lieve, ce ne meritavamo almeno 3 o 4.
Siamo la Juve e, una volta che la Figc può fare quello che deve senza timori reverenziali, dimostriamoci all'altezza della situazione, accettando la pena meno che congrua.
Prenda le distanze da quel pubblico incivile e dai loro cori.

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venerdì 17 aprile 2009

Senza rimpianti?

Pur con tutta la buona volontà, pur armati della pazienza di Giobbe siamo costretti per l'ennesima volta a commentare le dichiarazioni rilasciate oggi dal "nostro" Claudio Ranieri.

Secondo lui la Juventus non deve nutrire rimpianti per come è andato il campionato. A noi pare esattamente il contrario, di rimpianti ce ne sono fin troppi.
C'è il rimpianto dell'ennesimo calcio mercato con spreco di risorse per l'acquisto di giocatori non da Juve, ci riferiamo in particolare a quel giocatore che, secondo il tecnico romano, avrebbe dovuto surclassare Sissoko. Senza contare il fatto che, a sparger sale sulla ferita, ci ha pensato il Genoa di Gasperini guidato da quel Motta arrivato dalla Spagna a parametro zero.
Ma c'è anche il rimpianto di aver visto per tutta la stagione la squadra falcidiata da infortuni muscolari di ogni genere, dimostrazione evidente di una preparazione atletica sbagliata.
C'è il rimpianto di aver visto una squadra buttar via punti in casa in maniera insulsa con delle provinciali, basti pensare al Chievo di Pellissier.
C'è il rimpianto che la squadra, forse non adeguatamente motivata, ogni volta che si avvicinava all'Inter ha avuto paura di vincere o addirittura di giocare, basti pensare alla penosa prestazione contro la Lazio all'Olimpico. Lazio, sia chiaro, in evidente crisi di gioco e manco lontana parente di quella della stagione scorsa.
C'è infine il rimpianto di una società ormai annichilita e dal peso politico pari a zero. Si veda come è stata sbeffeggiata dall'arbitro proprio nella partita di Genova.
Infine c'è il rimpianto di aver perso lo scudetto contro una squadra come l'Inter. Si lasci perdere la retorica dei giornali che la definiscono una grande squadra. Chiunque, basta vedere le meschine comparsate in Europa, capisce che il livello è veramente mediocre.

Naturalmente Ranieri di tutto ciò non si cura. Probabilmente di tutto ciò non si rende conto, forse perché è convinto di allenare l'Udinese.
Peccato che a Udine con i soldi spesi in questi tre anni avrebbero portato a casa almeno una semifinale in Europa e uno scudetto.
Per una volta però invitiamo a guardare al futuro, così come Cobolli vorrebbe, sperando che non ci regalino l'ennesimo sicuro rimpianto: la riconferma di Ranieri.

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mercoledì 15 aprile 2009

Il ritorno di Sony



La Juventus oggi ha annunciato un nuovo sponsor: si tratta della Sony-Ericsson.
Bisogna dire che sotto l'aspetto delle sponsorizzazioni, dopo la tragedia di Farsopoli, le cose non vanno così male per la Juventus. Evidentemente i pubblicitari ritengono che la Vecchia Signora sia un veicolo straordinario di comunicazione commerciale, e sotto questo aspetto la Nuova Juventus 2006 ha la possibilità di sfruttare e monetizzare questo straordinario fascino.
Tra tante notizie orrende, ci sembrava giusto sottolineare questa, che è senza dubbio buona.

Un ultima cosa: speriamo che la Sony, azienda straordinaria già in passato sponsor di una Juventus vincente (si veda il video), possa portarci un po' di fortuna.
Speriamo bene.

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venerdì 10 aprile 2009

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Gasperini, nostro prossimo avversario, così considera l'appartenenza alla famiglia juventina: "Ha ragione Conte: l’etichetta Juve può essere molto scomoda, perfino dannosa".
Finalmente una notizia confortante. Essere juventini vuole ancora dire attirare l'invidia, l'acredine, l'odio di chi sa di essere inferiore, e per sfogare la sua frustrazione non rimane che l'arma dei mediocri: la maldicenza, lo sputare veleno addosso a chi gli è superiore in tutto e per tutto.

Evidentemente, nonostante Cobolli e Blanc cento anni di storia non si possono cancellare così facilmente.
Ringraziamo Gasperini per le belle parole.

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sabato 4 aprile 2009

L'ermetismo di Della Valle

Anche Della Valle inizia a scoprire qualche carta sul suo progetto: ci spiega che affinché la Fiorentina possa competere con le big deve puntare sul nuovo stadio, su un parco a tema e un polo commerciale ad esso correlato. Fin qui tutto bene e tutto bello.
Poi, però il discorso di Della Valle perde di chiarezza e diventa molto ermetico. Infatti ci dice che "la Fiorentina non fa politica, ma guarderemo con attenzione i programmi dei candidati" e che la Fiorentina ha "bisogno di energie che ci arrivino dalla fondazione viola".
Viene subito da domandarsi che c'entra la politica e soprattutto che cos'è questa fondazione viola?
A rigor di logica, la politica c'entra per dare le necessarie autorizzazioni edilizie previste dalla legge. E tutto finisce lì.
In questo caso però, si parla di fondazione senza spiegare chi dovrebbero essere i fondatori della Fondazione (leggi quelli che mettono le risorse finanziarie per il raggiungimento degli scopi statutari) e soprattutto non si capisce chiaramente quali dovrebbero essere gli scopi.
Si vuole forse che il Comune sia tra coloro che compartecipano all'istituzione della fondazione?
La fondazione deve sostenere finanziariamente la realizzazione dello stadio e delle opere ad esso connesse?
Lo si dica chiaramente, senza troppi giri di parole.

Noi rimaniamo convinti che chiedere soldi allo Stato, anche attraverso gli enti locali, sia moralmente ingiusto in questo momento. Da un'ottica juventina, inoltre, abbiamo l'impressione che la società Juventus rischi di subire una concorrenza sleale visto che lo stadio se lo costruisce di tasca sua, se si esclude l'aiuto del mutuo agevolato che comunque il Credito Sportivo darà a tutti visto che è il suo fine istituzionale.
Dopo Farsopoli rischiamo di subire la fregatura di Stadiopoli: sveglia Cobolli!

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giovedì 2 aprile 2009

Dal tramonto all'Alba

A grande richiesta riportiamo i video relativi alla presentazione del libro di Massimo Zampini (meglio noto ai forumisti come Er gò de Turone).
L'evento si è tenuto ad Alba venerdì scorso, con la partecipazione del presidente della Juventus Cobolli Gigli. Proprio la partecipazione di Cobolli, ed in particolare i toni del suo intervento, hanno scatenato un vivace dibattito tra i tifosi bianconeri.
Purtroppo non è disponibile il video relativo all'intervento del presidente bianconero, tuttavia pensiamo che questi filmati, che vi invitiamo a guardare con attenzione, siano sufficienti a farsi un'idea precisa sul clima che ha caratterizzato la serata.
Erano presenti all'avvenimento anche alcuni membri del Team, che hanno riportato in un articolo per il sito una ricostruzione della serata che è stata contestata da alcuni, ma di fatto è stata confermata dallo stesso autore del libro.
Attendiamo i vostri commenti in proposito!

Primo intervento, prima parte

Primo intervento, seconda parte

Secondo intervento, dopo le parole di Cobolli

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mercoledì 1 aprile 2009

La benedizione di Cobolli

Cobolli dice di benedire continuamente il giorno in cui "qualcuno" decise di comprare Buffon. Naturalmente non cita gli Innominabili che decisero l'acquisto, evidentemente qualcuno potrebbe prenderla a male.
A voler essere sinceri, Cobolli dovrebbe benedire i Satana Innominabili anche per aver lasciato un settore giovanile eccellente. Oppure per aver acquistato lo stadio Delle Alpi, oppure ancora per aver costruito il centro di Vinovo.
Ma anche per aver portato alla Juventus campioni di prima grandezza (in qualche caso svenduti alla peggior concorrenza per un piatto di lenticchie dal Cobolli medesimo) a getto continuo e lasciando il bilancio in ordine.
Insomma, benedica la Triade tutti i giorni, i motivi non mancano. Poi, magari, non si limiti alle benedizioni: provi ad imitarli!

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sabato 28 marzo 2009

Al mercato della dignità

Anche per il 27 marzo i gemelli Cobolli e Gigli non hanno voluto farci mancare pillole sospese fra saggezza e speranza.
Cobolli si è soffermato sul recente passato macchiato da Calciopoli: "Lo juventino non pianga il passato, ma guardi con fierezza al futuro, per rispetto della storia della Juve, perché è lo stile Juve che lo impone".
Gigli si è invece concentrato sul calciomercato: "Compreremo più di un giocatore, ma gli sforzi saranno concentrati per il vice Nedved. Abbiamo tanti campioni che hanno dato tanto, altri da cui ci aspettiamo di più come Camoranesi e Trezeguet, giovani forti e di belle speranze e altri elementi già affermati come Chiellini e Molinaro".

E' veramente il momento di dire basta a uscite vuote e senza senso. Le parole di Cobolli Gigli sono nel suo solito stile aziendal-padronale. Certo che l'impiegato Cobolli Gigli non può chiedere la restituzione degli scudetti con una proprietà che nell'estate 2006 ha accettato senza battere ciglio di essere calpestata a più non posso da chi da sempre voleva ridurci a brandelli. Quelle di questo non idoneo successore di una grande tradizione di presidenti (interrotta dalla morte di Chiusano) sono parole non all'altezza.
Ci vuole rispetto per la storia! Chi non difende la propria storia non ha alcuna legittimità per parlare di fierezza nel futuro. La fierezza non si compra al mercato. La Juve merita ben altro che questa mediocrità.

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venerdì 27 marzo 2009

La stessa cosa

I presidenti di Serie A hanno deciso. I loro rappresentanti in Consiglio Federale saranno Lotito, uno a cui tutto sommato, senza nemmeno fare la vittima del (ex?) sistema, Calciopoli è stata perdonata, e un secondo presidente a scelta tra Moratti e Cobolli Gigli.
Chi dei due? Se la vedano loro, dicono i presidenti, per noi è lo stesso.
Così andrà: uno dei due in Consiglio Federale, l'altro in Lega. Vale la proprietà commutativa.
Anche i presidenti, come noi, tra i due non vedono la benchè minima differenza.

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giovedì 26 marzo 2009

Ci vuole equilibrio

Giò&Van non si sono astenuti neppure oggi dal regalarci le loro solite perle quotidiane (nel novissimo dizionario della lingua maghese, perle sta per cazzate immani).
"Tutte le società devono guardare all'equilibrio tra ricavi e costi. Faccio un piccolo esempio: mi avete mai visto venire con un autista? Io guido la macchina per i fatti miei. È solo un segnale dello stile che vogliamo tenere".
Capisco che pretendere un po' più di equilibrio da Giò&Van è un po' come pretendere da Andrade di andare a correre i 400 metri ad ostacoli.
Ma a tutto c'è un limite.
Può anche essere che la rinuncia di Giò&Van all'autista abbia un minimo effetto positivo sull'equilibrio dei conti della Smileville FC.
Ma sono ben altri i costi che mettono in pericolo questo equilibrio.
Ad esempio, l'acquisto di bidoni che si svalutano.
Oppure, l'acquisto di bidoni marci che si rompono definitivamente.
Ed infatti gli ultimi conti annuali della Smileville FC non erano in particolare equilibrio (grazie anche, ma non solo, all'operazione Andrade).
E a ben vedere, ci sono anche altri costi che minano l'equilibrio dei conti.
Ad esempio, quel pedaggio annuale di circa 700.000 euro da corrispondere proprio a Giò&Van come congruo compenso per le loro perle (sempre nella medesima accezione di cui sopra).
Per non parlare del pedaggio annuale ancor più (in)congruo da devolversi a Monsieur Blòn, con il suo duplice cappello di amministratore delegato e direttore generale.
Il costo dell'autista di Giò&Van mi sembra proprio l'ultimo dei problemi.

Il Mago di Ios

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venerdì 20 marzo 2009

Una buona notizia



Jean Claude Blanc dichiara che "a maggio finiranno i lavori di demolizione del vecchio Delle Alpi e da giugno partiranno i lavori di costruzione del nuovo stadio". Stadio che sembrerebbe finalmente fatto su misura per il calcio.
Anche Cobolli su Tuttosport ci ha tranquillizzato, spiegando che il finanziamento ottenuto dal Credito Sportivo per 50 milioni di euro non avrà ripercussioni sulla gestione sportiva. Dunque si potrà costruire una squadra degna di indossare la maglia della Juve.
Ovviamente speriamo che le parole di Cobolli siano corrispondenti ai fatti, e su questo è legittimo nutrire qualche dubbio. Comunque è giusto fare un apertura di credito e non giudicare sulla base di un possibile pregiudizio.

Ci preme però ricordare che vi è il rischio che le altre società, partite in ritardo sulla Juve, ottengano per la costruzione dei propri stadi delle agevolazioni che la Juventus non ha avuto quali, per esempio, concessione a titolo gratuito del terreno sul quale verrà costruito lo stadio, ma anche variazione del piano regolatore ad hoc sul terreno dove avverrà la costruzione, per non parlare di eventuali contributi statali qualora venisse assegnata all'Italia l'organizzazione degli Europei.
Nel caso in cui queste cose si verificassero la Juventus subirebbe un danno, visto che le altre società libererebbero risorse altrimenti non disponibili, dunque Cobolli si dovrà far sentire.
Il tempo dell'espiazione (ma di che?) deve finire!

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giovedì 19 marzo 2009

Anche i Cobolli si incazzano

La Lega Calcio ha deciso di stravolgere il calendario delle partite originariamente in programma tra sabato 4 e domenica 5 aprile, concentrando tutti i match nella giornata di domenica.
Pare che Cobolli non l'abbia presa bene, non essendo stato informato in anticipo della decisione: "Noi non ne sapevamo niente. Non eravamo assolutamente informati. In un momento in cui stiamo cercando di riformare lo statuto della Lega, nel senso di una maggiore collegialità di decisioni, quando bisogna prendere delle decisioni parteciparvi di più poteva essere utile. Dopodiché ci saranno delle ragioni, io non contesto. Ma avremmo avuto piacere di essere informati".
E' proprio vero che anche i Cobolli si incazzano! Eravamo abituati ad un presidente passivo, capace di non reagire davanti ai peggiori torti (la chiamano signorilità, noi useremmo altri termini), invece una semplice modifica del calendario ha fatto tirare fuori a Cobolli tutta la rabbia repressa in questi quasi tre anni di presidenza.
Come non ricordare l'ultima volta che lo abbiamo visto incazzato, in maniche di camicia e con la voce tremante dopo la sentenza che condannava la Juve alla serie B con 30 punti di penalizzazione! E come non ricordare la determinazione con cui si è battuto per ottenere una cospicua riduzione della pena (!), fino ad ottenere una "semplice" serie B con pochi punti di penalizzazione!
Forti di questi precedenti, ci sentiamo di dire che in Lega Calcio possono dormire sonni tranquilli: le scuse di Cobolli per il male procurato al calcio italiano da questa vigorosa protesta stanno per arrivare, speriamo che la pena sia congrua.

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martedì 17 marzo 2009

Quanto vale Jean Claude Cobollì?


Qualche giorno fa Mino Raiola disse che Ibrahimovic sarebbe andato via dalla Juventus anche se non ci fosse stata Farsopoli.
Inoltre ha aggiunto che la Juventus doveva essere felice di aver preso una ventina di milioni di euro dall'Inter, perché secondo lui, nel caso in cui il fenomeno slavo fosse finito al Real, la Juve non avrebbe preso una lira, visto che a Madrid erano intenzionati ad impugnare il contratto e quindi si sarebbero portati via il giocatore gratis.

A dir la verità la rivelazione di Raiola ci è sembrata da subito un sottile depistaggio, visto che il Real prese dal supermercato torinese del 2006 Cannavaro e Emerson, pagandoli sull'unghia. Senza tirare colpi bassi.
E' stridente dunque la contraddizione tra quanto verificatosi realmente con Cannavaro e Emerson e ciò che suppone Raiola.

Forse oggi, però, si è capito il motivo della excusatio non petita di Raiola.
Infatti dichiara, chiaro e tondo, che Ibrahimovic vale cento milioni di euro. Inutile sottolineare quanto sia stato enorme il regalo fatto dalla Juventus a Moratti. Dunque forse è svelato il motivo per cui il procuratore si sia inventato la balla dell'impugnazione del contratto da parte del Real. Non voleva probabilmente mettere in eccessivo imbarazzo Cobolli, rimasto comunque suo buon cliente per la gestione di Nedved e Grygera.

Non si preoccupi Raiola, tifosi e piccoli azionisti della Juventus sanno a prescindere qual è il valore di Jean Claude Cobollì!

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