giovedì 2 luglio 2009

It's a criminal world

Il mondo del calcio è vulnerabile alle infiltrazioni criminali e al riciclaggio di denaro sporco. Fondi neri, evasione fiscale e bilanci truccati sono, se non la regola, una abitudine diffusa. Per non parlare di altri reati come le scommesse clandestine, la corruzione, il doping, addirittura il traffico di esseri umani. La trasparenza è pressoché sconosciuta.
Beh, chiederete, dov’è la novità? E avete ragione, sono cose che più o meno sappiamo o sospettiamo tutti.
Fa effetto però che a dire queste cose, a metterci il timbro sopra, sia l’Ocse, l’organizzazione dei paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista economico.
Il rapporto del Fatf (il braccio operativo finanziario dell’Ocse) si intitola "Il riciclaggio di denaro attraverso il settore del Football". E' per la verità una ricognizione a volo d’uccello sui guasti più macroscopici del pianeta calcio mondiale. Anche l’Italia è citata, con una riconoscibilissima descrizione del tentativo della cordata Chinaglia di mettere le mani sulla Lazio attraverso minacce e capitali di provenienza criminale.
Un rapporto di questo tipo per forza di cose non può entrare nei dettagli di ogni singolo Paese. Non basterebbero certo una quarantina di pagine.
Interessanti sono però le cause indicate dall’Ocse: azionariato nebuloso, regole vaghe, mancanza di professionalità del management, somme "irrazionali" per finanziare maxi-acquisizioni di calciatori.
Non vi ricorda nulla? Non sentite odore di casa?
Intendiamoci, non è che il calcio italiano sia in mano alle mafie. Però anche da noi vale quello che scrive l’Ocse, ovvero che "Il football ha uno status a cui molte persone vorrebbero essere associate", e che si tratta di uno sport "con forti benefici non materiali per chi ci investe. I club sono profondamente radicati nella società".
Chiunque abbia un po’ di soldi, insomma, ha interesse a partecipare alla giostra, alla faccia del luogo comune secondo il quale "con il calcio non si guadagna". Ci si guadagna eccome, invece, solo che si guadagna altrove. Grazie al calcio e ai "benefici non materiali" che assicura, ma non dentro al calcio.
Non c’è da sorprendersi che gli imprenditori nostrani riescano a dare, quando entrano in contatto con il pallone, il peggio di sé. Seguendo criteri che tutto sono tranne che imprenditoriali. Perché tanto il football è solo una vetrina per incrementare i propri affari, e per di più è un mondo con scarsi controlli e con "regole vaghe". E poi vi meravigliate quando sentite parlare di bilanci truccati, di spionaggio, di valigette piene di soldi o di tifosi infuriati sotto la sede di una banca. Ma in che mondo vivete?

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sabato 20 giugno 2009

Le allusioni di Lotito

Continua ad andare avanti la tarantella della vendita della Roma. Le novità sulla questione sono ormai diverse al giorno: la mattina sembra che l'affare sia concluso, la sera è tutto in alto mare, la notte sembrerebbe questione di ore. E' così ormai da giorni.
Inutile ricordare che le oscillazioni del titolo in Borsa sono ormai da vertigine; chi acquista azioni della società di fatto gioca al Lotto. Inutili anche le pressioni della Consob per fare chiarezza. Ormai, ci viene il sospetto che l'ente preposto alla vigilanza della Borsa faccia le domande sbagliate ai suoi interlocutori.

Invece, ci sembra di capire che la domanda giusta se la sia posta Lotito, il presidente della Lazio: "Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Già. Chi sono i soci della società di diritto svizzero che vuole acquistare la Roma? Secondo noi (e secondo Lotito) la domanda è di cruciale importanza. E visto che la Roma è società quotata in Borsa la risposta dovrebbe essere pubblica. Noi pensiamo che sia questa la giusta domanda che dovrebbe fare la Consob.
Ma qui viene il bello, Lotito non solo si fa questa domanda, aggiunge un'ulteriore considerazione: "Quando alcuni provarono la scalata alla Lazio, emettemmo un comunicato che diceva proprio questo, non vendo a chi non conosco fisicamente". Sacrosanta affermazione quella di Lotito. Noi siamo perfettamente d'accordo.

Ricordiamo anche che tra le persone alle quali si riferisce Lotito vi era Giorgio Chinaglia, che ricevette un mandato di cattura da parte della magistratura italiana.
Secondo i giudici le persone che si facevano rappresentare dal mitico Long John erano in realtà interessate a riciclare soldi per conto del clan dei Casalesi.
Lotito vede analogie? O siamo noi che facciamo una malevola interpretazione?

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