
Abbiamo più volte toccato
l'argomento del bilancio dell'Internazionale FC, raccontando come il bilancio finisca ogni anno puntualmente in rosso per svariati milioni di euro, e di come puntualmente il buon Moratti sottoscriva l'aumento di capitale necessario a coprire il deficit. Abbiamo anche ricordato che nel bilancio consolidato figurano anche altri debiti per circa 300 milioni di euro che,
grazie ad una giusta dose di cosmesi contabile, non vanno invece a macchiare il bilancio della società. Negli ultimi anni, per ripianare i bilanci dell'Inter, è bastato provvedere a far staccare congrui dividendi dalla zecca personale del patron nerazzurro: quella Saras di cui anche abbiamo parlato, che in effetti
produce utili sostanziosi grazie alla componente Cip6 della bolletta energetica di tutte le nostre case.Per chi non lo sapesse, rammentiamo brevemente che il Cip6 è un sovrapprezzo sull'energia elettrica che va ad incentivare la produzione di energia da fonti alternative rinnovabili o assimilate; nella migliore tradizione italiana, tra le assimilate vengono comprese
un sacco di fonti che non sono assolutamente rinnovabili, per esempio i bruciatori, i termovalorizzatori, e gli impianti che bruciano gli scarti della lavorazione del petrolio (la Saras appunto) i quali, oltre a non essere rinnovabili, sono piuttosto inquinanti, e sull'argomento varrebbe la pena di vedere il documentario "Oil", girato a proprie spese dal regista Massimo Mazzotta.
A mettere in dubbio l'opportunità del Cip6 non siamo soltanto noi: già a Febbraio il presidente dell'Antitrust Catricalà aveva osservato come l'acquisto da parte del Gse di energia prodotta da fonti "assimilate" assorbisse la maggior parte degli incentivi finalizzati invece alle fonti rinnovabili, e costituisse un fattore di distorsione del mercato.
Il problema principale risiedeva nella durata delle convenzioni Cip6 stipulate con i produttori di energia, che sarebbero durate ancora 7-10 anni; e d'altra parte, se consideriamo che nel bilancio della Saras la maggior parte delle entrate è dovuta proprio all'incentivo statale, si può ben capire come la società Sarlux sia nata probabilmente
con lo scopo specifico di sfruttare la legge sulle energie rinnovabili a scopo di lucro per la durata della convenzione.
Se da un lato gli incentivi statali dureranno ancora anni, sull'altro fronte il tempo però stringe, e all'Inter lo sanno benissimo: a fronte della disparità di potere economico tra i vari club europei, l'Uefa ha dato il via ad una campagna di fair play finanziario, che prevede di escludere dalle competizioni europee quelle società che, nell'arco di un paio di stagioni, non regolarizzeranno la loro posizione presentando una gestione economicamente sostenibile: in poche parole,
o l'Inter trova i soldi per sanare il suo bilancio consolidato, o non potrà più accedere alla beneamata Champions League. Certo che al patron nerazzurro con il pallino della coppa orecchiuta devono essere roteati parecchio gli attributi: con quel che paga ogni anno per ripianare i bilanci, non solo
si sente ancora dire da Tizio e da Caio che la sua Inter è piena di debiti, ma adesso vogliono anche tagliarlo fuori dalla Champion's!
Come fare?
Perché si tratta di sborsare ancora più del solito se si vuole veramente risolvere il problema: la via maestra, quella della riduzione delle spese, pare abbastanza ostica da praticare, visto che per ridurre gli ingaggi milionari dei giocatori occorrerebbe un loro improbabile gesto masochista, oppure l'intervento di qualche squadra disposta a comprarli facendosi carico dei loro stipendi. E d'altra parte il porcellino per quest'anno è stato rotto:
per quanto fiorente sia il bilancio della Saras, non lo si può spremere troppo in poco tempo!Sebbene Moratti disponga di tante amicizie altolocate, pare improbabile che qualche amicone del presidente sia in grado di estrarre dal portafoglio i 300 milioni necessari: chi si farebbe carico di una spesa del genere per entrare nella società più sperperona del vecchio stivale? E poi e poi! Ce lo vedete il Massimo azionista dell'Inter a dividere il suo potere decisionale con un nuovo socio investitore? Ci vorrebbe piuttosto un bel salvataggio di stato, che so:
un versamento una tantum a fondo perduto, direttamente a nome del popolo italiano, in segno di gratitudine per quanto l'Inter rappresenta in termini di valori etici e sportivi!
Possibile? Forse.
Il 2 Dicembre scorso il ministro dello Sviluppo Economico
Claudio Scajola ha firmato un decreto che promuove
"la risoluzione anticipata delle convenzioni Cip6 aventi ad oggetto impianti di produzione di energia elettrica alimentati da combustibili di processo o residui o recuperi di energia nonché impianti assimilati alimentati da combustibili fossili..." Riassumendo i termini del decreto e senza avventurarci in calcoli discretamente complicati,
possiamo paragonarlo alla rescissione del contratto tra l'Inter e Mancini:
"Anziché pagarti ancora lo stipendio per tre anni, te lo pago subito per due e rescindiamo il contratto", solo che in questo caso diventa:
"Anziché pagarti ancora il Cip6 per dieci anni, te lo pago subito per X anni, e rescindiamo la convenzione". Vale solo la pena di notare che
non si menziona la possibilità di rimuovere la componente relativa dalle bollette delle nostre case.Sempre secondo i termini del decreto, i titolari di convenzioni Cip6 che vorranno usufruire di questa possibilità dovranno dichiararlo entro il 21 Dicembre 2009. Non sappiamo se l'eventuale adesione della Saras sarà un fatto di pubblico dominio ma, se andrà così, sapremo per certe due cose:
che l'Inter è salva ed il re è nudo.