martedì 16 marzo 2010

Cercasi disegnatore

Le parole di Mario Sconcerti, sul Corriere, in seguito alla eliminazione dalla Champions di Fiorentina e Milan, hanno avuto una certa eco.
Sentir dire, da chi ha attivamente partecipato (assieme ad altri suoi colleghi) alla liquefazione della Juventus della Triade, che una delle cause dello scadimento del calcio italiano è senz'altro avere cancellato la stessa Juventus in quella maledetta estate del 2006, ha creato una certa sensazione.
Perché ne parliamo ora, a distanza di giorni? Perché l'analisi di Sconcerti, per quanto azzeccata, è incompleta.
E alla vigilia di una possibile ulteriore umiliazione del calcio italiano in quel di Londra (speriamo di no, per l'Italia calcistica e per i posti Champions, quindi sentiti e sinceri auguri all'Inter), ci sembrava giusto completare, dal nostro punto di vista, lo Sconcerti pensiero.
Perché se è vero che la cancellazione della Juve è stato un crimine sportivo, altrettanto imperdonabile, ci pare, è stato da parte della nuova proprietà (nella persona del nuovo presidente della società azionista di riferimento) non essersi attivati con tutti i mezzi per ridisegnare quello che era stato cancellato.
Dopo avere accettato la cancellazione per colpe non commesse, il minimo che i tifosi juventini potessero aspettarsi (e anche il calcio italiano, come ora ammette Sconcerti) era una ricostruzione veloce, profonda e competente, per riportare la Juventus ad essere quello che era stata per oltre 100 anni della sua storia: la squadra da battere, un riferimento e un obiettivo per tutti. Ecco, ci sembra che Sconcerti, con le sue parole, prenda atto che questa ricostruzione non sia mai avvenuta.
Chissà cosa ne pensa John Elkann...

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lunedì 15 marzo 2010

Dottor Zeman

E' sfuggita (?) a tutti in Italia una singolare dichiarazione fatta dal tecnico dell'Inter, José Mourinho, ai media inglesi, dopo la partita d'andata contro il Chelsea a San Siro. E' sfuggita anche a noi, che non facciamo i giornalisti, ma abbiamo potuto aggiornarci leggendo il Daily Mail.
Interrogato sulla possibile assenza di Cech al ritorno a Stamford Bridge, Mourinho così ha risposto: "Of course I think Cech could play, I don't listen to those reports that he's out for a month or more. Dr Needles can get him healthy enough to play — and play well."
Tradotto: "Certo che penso che Cech potrebbe giocare. Non ascolto queste notizie che sarà fuori per un mese o più. "Dottor Aghi" può guarirlo abbastanza da giocare, e giocare bene."
Un volgare riferimento alle iniezioni, la solita mezza accusa, un'accusa che noi chiameremmo à la Zeman: nessuna prova, e letame nel ventilatore.
E l'Italia magari ti celebra anche come coraggioso, fuori dagli schemi.
Ma almeno Zeman con il nostro dottor Agricola non ci aveva mai lavorato. Mentre il capo dello staff medico del Chelsea, Bryan English, è lo stesso di quando c'era Mourinho. Di più, scrive Martin Samuel del Daily Mail, lo ha proprio nominato lui.
Insomma, a dare ulteriore prova della credibilità di Mourinho quando discetta di prostituzione intellettuale: quando c'era lui tutto bene, oggi che c'è Carletto allude subdolo.
Leggendo l'articolo, non possiamo che trovarci d'accordo con la critica mossagli dai suoi detrattori britannici: vede il peggio negli altri, per quello che sa di se stesso.

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mercoledì 10 marzo 2010

Sorpasso tedesco?

Karl Heinz RummeniggeDopo essere stati surclassati da Inghilterra e Spagna, nella classifica Uefa si fa sotto anche la Germania. Così dal 2012 si rischia di avere tre sole squadre in Champions. Un vero disastro economico e finanziario, oltre che sportivo. Sarebbe, in sostanza, la canonizzazione di un fatto evidente: il declassamento di quello che fu il campionato più bello al mondo.
Sono lontani i tempi in cui i nostri club avevano la prima scelta in ambito europeo, e semmai sbolognavano all'estero i giocatori che non riuscivano a mantenere le promesse. I risultati di ciò si vedono, infatti i migliori talenti giocano ormai in Spagna e in Inghilterra.
Ad ulteriore riprova del declino in atto, in Italia vengono considerati campionissimi giocatori che hanno fatto benino ma non benissimo nei campionati esteri, solo a titolo di esempio facciamo i nomi di Cambiasso e Milito. Oppure sono ancora trattati come campioni uomini considerati, nei campionati di provenienza, come bolliti o invecchiati. Sempre a titolo esemplificativo citiamo Thiago Motta, Beckham e Ronaldinho.
Sia chiaro, abbiamo fatto questi esempi per un motivo ben preciso, ossia nell'intento di dare una differente chiave interpretativa della decadenza del nostro campionato di calcio.
Fate memoria: chi sono gli ultimi due fuoriclasse di livello internazionale importati nel nostro campionato?
Non è difficile, se ci pensate: Ibrahimovic e Vieira.
A questo punto, è facile ipotizzare come parte del decadimento del nostro calcio sia dovuto alla distruzione di quella società, che aveva ancora capacità e forza economica per competere nel calcio internazionale.
L'aver distrutto l'unica società competitiva (e ridimensionato l'unica sua concorrente, il Milan) ha quindi avuto le sue pesanti controindicazioni: decadimento tecnico, scarso peso politico internazionale, impoverimento economico. E alla fine, sommando le varia cause, si ha il declassamento sostanziale (e presto anche formale) del nostro campionato.
Non vi abbiamo convinto?
Proviamo a cambiare prospettiva allora. All'evidente dominio dell'Inter post Calciopoli nel campionato italiano è corrisposto un miglioramento di risultati a livello europeo?
No, nessun miglioramento. Fino ad ora l'Inter ha continuato ad uscire dalla Champions negli ottavi di finale. A rigor di logica, se ad un miglioramento evidentissimo in Italia non è corrisposto un passo avanti a livello europeo, questo significa che vi è stata una svalutazione del campionato nazionale.
Non vi è nulla da fare, le classifiche dell'Uefa rispecchiano fedelmente ciò che i fatti storici legati al calciomercato e i risultati europei della (ex) migliore squadra italiana suggeriscono.
Valeva la pena, alla luce anche dei risultati europei, organizzare o assecondare Farsopoli?

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sabato 27 febbraio 2010

Il sonno del curato

E' passato quasi un anno dall'elezione a presidente della Lega Calcio di Maurizio Beretta: se non è giusto fare un bilancio, ci pare comunque necessario ragguagliare sui risultati raggiunti e sui progetti impostati. Del resto, chi è stato osannato come grande manager, in grado di ridare slancio alla Lega Calcio non può non essere giudicato, anche in rapporto a quanto prodotto dai diretti concorrenti, come per esempio la FA inglese.

La prima cosa da valutare è se vi siano stati cambiamenti nel comportamento degli associati rispetto agli altri interlocutori istituzionali. In altri termini, la conflittualità delle società associate è diminuita in rapporto alla Figc o all'Aia?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I conflitti, soprattutto contro l'Aia, sono ai massimi livelli di sempre. E addirittura lo spettro di una nuova Calciopoli viene continuamente evocato da chi si ritiene vittima di torti arbitrali. E' questo, signor Beretta, il modo di valorizzare (anche commercialmente) il prodotto? Non ritiene che le continue recriminazioni, che hanno eco anche internazionale, danneggino l'immagine del nostro calcio e ne minino la credibilità? Lei queste cose le ha spiegate ai suoi associati?

Per quanto riguarda il fronte stadi non si vedono miglioramenti. La legge che dovrebbe consentire il credito agevolato per chi si vuole dotare di un nuovo impianto, è ancora impantanata in Parlamento. Inoltre le società non sono state finora in grado, esclusa la Juventus, di implementare progetti concreti. Spieghiamoci meglio: aldilà delle presentazioni in stile Walt Disney fatte ai tifosi e alla stampa, non si sono visti quest'anno progetti concreti e facilmente realizzabili. Per esempio, Roma e Lazio con la scusa del nuovo stadio hanno proposto di fatto enormi speculazioni immobiliari che hanno messo in imbarazzo anche l'amministrazione cittadina, che pure era ben disposta. Anche per quanto riguarda le altre società si è di fatto in alto mare. Ancora si tratta con costruttori, banche e con i Comuni. Signor Beretta, c'è stato un coordinamento della Lega Calcio? Si è spiegato agli associati che non si doveva tirare troppo la corda con le speculazioni così da evitare di impantanare i progetti degli stadi, fondamentali per tutto il movimento?

Non basta dunque, signor Beretta, aver condotto con astuzia le trattative legate alla cessione dei diritti televisivi, per quello bastava una vecchia volpe come Matarrese.
Il deficit strutturale (stadi e credibilità) con gli altri campionati si sta sempre più allargando, come dimostra anche la nuova iniziativa della FA inglese, che dall'anno prossimo lancerà un suo canale televisivo visibile in tutto il mondo sulla falsariga di quello della NBA.
Tutto questo senza considerare l'impoverimento tecnico del nostro campionato, che si riscontra anche nel rischio concreto di perdere la quarta squadra in Champions. Un'ipotesi che fino a quattro anni fa poteva essere considerata, nella migliore delle ipotesi, fantascientifica.

Per tutto questo, prima che sia troppo tardi, e da buona volpe democristiana, signor Beretta, dia le dimissioni. Eviti di affondare con una barca che non è in grado di governare. Magari dia le dimissioni il giorno dell'inaugurazione del nuovo stadio della Juve, naturalmente dichiarando vittoria. E se vuole fare un buon servizio al mondo del pallone (sempre che Le interessi), in quell'occasione convinca i presidenti che sarebbe il caso di fare una telefonata a Londra per convincere "il grande appestato" a rientrare in Italia.
Dia retta a noi, se vuole bene al calcio italiano, svolga questo semplice ma essenziale servizio. Il suo amico Montezemolo se ne farà una ragione!

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martedì 9 febbraio 2010

Blanc? no grazie!


Tuttosport racconta oggi le indiscrezioni sulla ipotizzata (e auspicata) rivoluzione societaria in casa Juve. Colpisce, a leggere quanto scrive il direttore De Paola, il giudizio sulla Trimurti francese: "La carica di amministratore delegato rimarrebbe nelle mani di Blanc. Indipendentemente dallo sci­volone di questa stagione, al manager francese vie­ne riconosciuta competenza nella gestione econo­mica e capacità nel portare avanti il progetto del fu­turo: lo stadio".
Francamente non siamo d'accordo con il giudizio su Blanc. Non basta implementare il progetto dello stadio per ottenere un salvacondotto che lo immunizzi dalle enormi responsabilità sull'attuale gravissima situazione.
De Paola, per descrivere la situazione, parla di scivolone. Niente di più sbagliato: la mancata qualificazione alla Champions League equivarrebbe ad una nuova retrocessione. Un enorme danno finanziario, d'immagine e sportivo.
Il danno finanziario sarebbe classificabile sotto almeno tre differenti voci: mancati introiti dalla competizione, svalutazione del parco giocatori, e minor appeal nei confronti degli sponsor.
E quest'anno, lo diciamo chiaro, la questione sponsor ha un'importanza cruciale, infatti scade il contratto di sponsorizzazione con la New Holland. Compito di Blanc trovarne uno nuovo, possibilmente munifico e all'altezza della tradizione bianconera.
Impresa ardua, se la Juve non si qualificherà per la competizione più importante.
Ma la risposta arriverà a breve. Se la Juventus non comunicherà allo sponsor tecnico il nome del nuovo sponsor entro il 31 Marzo (al fine di preparare le maglie per la nuova stagione), dovrà pagare a quest'ultima una penale.
Dunque le possibilità sono due: o Blanc si accontenta di uno sponsor in tono minore così da comunicarlo alla Nike in tempo e senza penali, oppure azzarda e aspetta che la squadra riagguanti una posizione da Champions per poter contrattare con le aziende candidate da una posizione di forza.
A noi pare che questo risvolto della situazione chiarisca più di tutto le responsabilità di Blanc. Responsabilità a cui non si può sfuggire.

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venerdì 18 dicembre 2009

Sorteggio sgradevole

La squadra di Moratti non è sicuramente fortunata con i sorteggi, questo va ammesso. Però, come rispondere ai suoi tifosi che sul principale forum dedicato alla beneamata avanzano pesanti dubbi sulla regolarità delle estrazioni, leggendo l'accoppiamento con il Chelsea come l'ennesimo colpo di mano del sistema che li tiene lontani dalla vittoria europea tanto cercata?

La redazione di ju29ro.com, calandosi nei panni del tifoso interista, ha provato a fornire una risposta analizzando il filmato del sorteggio di Nyon.

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giovedì 10 dicembre 2009

Abracadabra! Ecco i milioni!

Abbiamo più volte toccato l'argomento del bilancio dell'Internazionale FC, raccontando come il bilancio finisca ogni anno puntualmente in rosso per svariati milioni di euro, e di come puntualmente il buon Moratti sottoscriva l'aumento di capitale necessario a coprire il deficit. Abbiamo anche ricordato che nel bilancio consolidato figurano anche altri debiti per circa 300 milioni di euro che, grazie ad una giusta dose di cosmesi contabile, non vanno invece a macchiare il bilancio della società. Negli ultimi anni, per ripianare i bilanci dell'Inter, è bastato provvedere a far staccare congrui dividendi dalla zecca personale del patron nerazzurro: quella Saras di cui anche abbiamo parlato, che in effetti produce utili sostanziosi grazie alla componente Cip6 della bolletta energetica di tutte le nostre case.
Per chi non lo sapesse, rammentiamo brevemente che il Cip6 è un sovrapprezzo sull'energia elettrica che va ad incentivare la produzione di energia da fonti alternative rinnovabili o assimilate; nella migliore tradizione italiana, tra le assimilate vengono comprese un sacco di fonti che non sono assolutamente rinnovabili, per esempio i bruciatori, i termovalorizzatori, e gli impianti che bruciano gli scarti della lavorazione del petrolio (la Saras appunto) i quali, oltre a non essere rinnovabili, sono piuttosto inquinanti, e sull'argomento varrebbe la pena di vedere il documentario "Oil", girato a proprie spese dal regista Massimo Mazzotta.
A mettere in dubbio l'opportunità del Cip6 non siamo soltanto noi: già a Febbraio il presidente dell'Antitrust Catricalà aveva osservato come l'acquisto da parte del Gse di energia prodotta da fonti "assimilate" assorbisse la maggior parte degli incentivi finalizzati invece alle fonti rinnovabili, e costituisse un fattore di distorsione del mercato.
Il problema principale risiedeva nella durata delle convenzioni Cip6 stipulate con i produttori di energia, che sarebbero durate ancora 7-10 anni; e d'altra parte, se consideriamo che nel bilancio della Saras la maggior parte delle entrate è dovuta proprio all'incentivo statale, si può ben capire come la società Sarlux sia nata probabilmente con lo scopo specifico di sfruttare la legge sulle energie rinnovabili a scopo di lucro per la durata della convenzione.
Se da un lato gli incentivi statali dureranno ancora anni, sull'altro fronte il tempo però stringe, e all'Inter lo sanno benissimo: a fronte della disparità di potere economico tra i vari club europei, l'Uefa ha dato il via ad una campagna di fair play finanziario, che prevede di escludere dalle competizioni europee quelle società che, nell'arco di un paio di stagioni, non regolarizzeranno la loro posizione presentando una gestione economicamente sostenibile: in poche parole, o l'Inter trova i soldi per sanare il suo bilancio consolidato, o non potrà più accedere alla beneamata Champions League. Certo che al patron nerazzurro con il pallino della coppa orecchiuta devono essere roteati parecchio gli attributi: con quel che paga ogni anno per ripianare i bilanci, non solo si sente ancora dire da Tizio e da Caio che la sua Inter è piena di debiti, ma adesso vogliono anche tagliarlo fuori dalla Champion's!
Come fare?
Perché si tratta di sborsare ancora più del solito se si vuole veramente risolvere il problema: la via maestra, quella della riduzione delle spese, pare abbastanza ostica da praticare, visto che per ridurre gli ingaggi milionari dei giocatori occorrerebbe un loro improbabile gesto masochista, oppure l'intervento di qualche squadra disposta a comprarli facendosi carico dei loro stipendi. E d'altra parte il porcellino per quest'anno è stato rotto: per quanto fiorente sia il bilancio della Saras, non lo si può spremere troppo in poco tempo!
Sebbene Moratti disponga di tante amicizie altolocate, pare improbabile che qualche amicone del presidente sia in grado di estrarre dal portafoglio i 300 milioni necessari: chi si farebbe carico di una spesa del genere per entrare nella società più sperperona del vecchio stivale? E poi e poi! Ce lo vedete il Massimo azionista dell'Inter a dividere il suo potere decisionale con un nuovo socio investitore? Ci vorrebbe piuttosto un bel salvataggio di stato, che so: un versamento una tantum a fondo perduto, direttamente a nome del popolo italiano, in segno di gratitudine per quanto l'Inter rappresenta in termini di valori etici e sportivi!
Possibile? Forse.

Il 2 Dicembre scorso il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha firmato un decreto che promuove "la risoluzione anticipata delle convenzioni Cip6 aventi ad oggetto impianti di produzione di energia elettrica alimentati da combustibili di processo o residui o recuperi di energia nonché impianti assimilati alimentati da combustibili fossili..." Riassumendo i termini del decreto e senza avventurarci in calcoli discretamente complicati, possiamo paragonarlo alla rescissione del contratto tra l'Inter e Mancini: "Anziché pagarti ancora lo stipendio per tre anni, te lo pago subito per due e rescindiamo il contratto", solo che in questo caso diventa: "Anziché pagarti ancora il Cip6 per dieci anni, te lo pago subito per X anni, e rescindiamo la convenzione". Vale solo la pena di notare che non si menziona la possibilità di rimuovere la componente relativa dalle bollette delle nostre case.

Sempre secondo i termini del decreto, i titolari di convenzioni Cip6 che vorranno usufruire di questa possibilità dovranno dichiararlo entro il 21 Dicembre 2009. Non sappiamo se l'eventuale adesione della Saras sarà un fatto di pubblico dominio ma, se andrà così, sapremo per certe due cose: che l'Inter è salva ed il re è nudo.

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mercoledì 9 dicembre 2009

Il silenzio degli innocenti

Dopo le dichiarazioni di circostanza del dopo partita di Juve-Inter, rilasciate dal capitano Zanetti e dal portiere Julio Cesar, chinatosi due volte a raccogliere la palla in fondo al sacco, l'Inter è tornata a Milano tra i silenzi imbarazzanti ed imbarazzati del suo comunicatore maximo, Josè Mourinho. Come tutta la dirigenza nerazzurra, si è chiuso in un rigoroso silenzio stampa che, probabilmente, perdurerà fino a stasera, vero crocevia della stagione nerazzurra.
Se non riusciamo a sentire le voci degli sconfitti di sabato, rimbombano invece le parole di un'icona interista come Sandro Mazzola, che esordisce dichiarando: "Se l'Inter perde, Mourinho se ne va", e poi conclude con una frase rivelatrice dell'umore in casa Inter: "Se il tecnico dell'Inter non vince la Champions uscendo in questo modo lui stesso chiederebbe la risoluzione consensuale del contratto. Sarebbe diverso invece non vincere la Champions perdendo una finale con il Manchester United o il Barcellona".
Voci di corridoio, rumors che però lasciano intendere il clima tutt'altro che rilassato alla vigilia della madre di tutte le partite contro il Rubin Kazan, mica pizza e fichi: "Non vedo crisi tra Mourinho e la dirigenza, cioè con il presidente. Conoscendolo, e dalle notizie che ho, non credo ci sia stata una lite o un diverbio. Credo che l'Inter debba fare quadrato perché è un momento che non sta andando molto bene".
Poco altro esce dalla bocca di Mazzola e, per sentire altre voci, tocca riguardarsi la partita ed ascoltare Bergomi mentre sentenzia che la Juve fa fatica a ripartire e che l'Inter è padrona del campo. Per chi non si accontenta, c'è da attendere stasera, ci sarà qualcuno che darà le indicazioni all'Inter, come è già successo nel ritorno da Torino: "Rallentare... Tra 500 mentri svoltare a destra, uscita San Siro!".

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Missione compiuta


08.12.2009 - Ferrara: "Contro il Bayern sarà una finale". Dunque, vediamo un po'.

Belgrado 1973: Juve discreta, ma quell'Ajax era un concentrato di marziani. Partimmo sfavoriti, e perdemmo.

Atene 1983: Juve tra le più forti della storia, sei campioni del mondo più Bettega, Platini e Boniek. Partimmo stra-favoriti, e perdemmo.

Bruxelles 1985: Juve ottima, Liverpool campione uscente. Partimmo alla pari, persero tutti.

Roma 1996:
Juve ottima, Ajax campione uscente. Partimmo alla pari, dopo 120 interminabili minuti il destino si assentò per andare a pisciare. Vincemmo ai rigori.

Monaco 1997: Juve campione d'Europa e del Mondo in carica, Borussia Dortmund formato da nostri scarti in età pensionabile. Partimmo stra-favoriti, e perdemmo.

Amsterdam 1998: Juve alla terza finale consecutiva, Real Madrid alla prima finale dopo 17 anni (1981, sconfitta contro il Liverpool; l'ultima vittoria risaliva a trentadue anni prima, 1966). Partimmo favoriti, e perdemmo.

Manchester 2003: Juve ottima, Milan con maggiore tradizione in Coppa dei Campioni ma, seppure all'inizio del ciclo Ancelotti, non irresistibile. Partimmo alla pari, e perdemmo.

Nulla da eccepire, Ciro. Sei stato di parola.

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martedì 8 dicembre 2009

Juventus - Bayern, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6.5
Pochi interventi, sempre sicuri, a parte un'uscita avventurosa

Martin Caceres: voto 5
Imperdonabile l'errore sul rigore, regalato con un intervento sciagurato. Per il resto, uno dei pochi che tenta di salvarsi

Fabio Grosso: voto 5
Tra i meno peggio: se la cava in difesa, prova qualche discesa in avanti, ma senza troppo costrutto

Fabio Cannavaro: voto 4.5
Frana insieme a tutto il reparto e al ridicolo centrocampo, difficile separare le sue colpe da quelle degli sciagurati compagni

Nicola Legrottaglie: voto 4.5
Vedi Cannavaro

Felipe Melo: voto 3
90 minuti da autentico bidone. Purtroppo ha preso solo una giornata di squalifica in campionato. Esce tra bordate di fischi

Mauro Camoranesi: voto 4.5
Fa poco o nulla, completamente fuori ruolo e fuori fase

Claudio Marchisio: voto 5.5
Assist per il gol di Trezeguet, e poco altro

Diego: voto 3.5
La parodia di un fantasista. Esce tra bordate di fischi

Alex Del Piero: voto 4
Dà tutto quello che può dare al momento: niente

David Trezeguet: voto 6+
Segna un gran gol, fa gran movimento. Discreta prova
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Christian Poulsen: voto 5
Non si può certo chiedere a lui di invertire la tendenza. Giochicchia

Amauri: voto 5
Gioca uno spezzone nel finale, irritante come sempre da un anno a questa parte

Sebastian Giovinco: senza voto
Purtroppo per lui entra negli ultimi minuti, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 0
Mette la sua firma sulla peggiore Juventus della storia della Champions League. Formazione e schieramento improponibili all'inizio, modulo ad minchiam, preparazione completamente sbagliata. Dimissioni doverose, domani stesso

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mercoledì 25 novembre 2009

Bordeaux - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 5.5
Due grandi parate, ma non è impeccabile su entrambi i gol

Martin Caceres: voto 5.5
Se la cavicchia in fase difensiva, prova a fare qualcosa anche in avanti, ma è colpevole sul secondo gol, e in generale si permette qualche sbavatura di troppo

Fabio Grosso: voto 5
Non fa nulla in avanti, si barcamena come può (male, soprattutto nel primo tempo) quando si tratta di difendere

Nicola Legrottaglie: voto 5.5
Anche per lui troppe sbavature: un fuorigioco sbagliato, troppa libertà ai saltatori sui calci piazzati, e l'impressione che abbia perso la sicurezza degli anni passati

Giorgio Chiellini: voto 6
In difesa, al solito, si salva solo lui. Difficile capire cosa avrebbe potuto fare con dei compagni meno sciagurati

Mauro Camoranesi: voto 3
Nessuno provi a difenderlo nei commenti. Infantile e non professionale, si salva dalla meritata espulsione solo per gentile concessione dell'arbitro. Quando gioca la palla è un fuoriclasse, ma questo si sa

Felipe Melo: voto 4.5
Se prova a giocare la palla, sbaglia troppo. Se prova ad essere più continuo, finisce per non fare nulla. In terribile ed inesorabile involuzione

Momo Sissoko: voto 5.5
Lontano dalla migliore condizione, ci mette grande impegno, ma non basta: è falloso e impreciso, certo non aiutato dallo sciagurato Melo al suo fianco

Diego: voto 6
Decente, il meno peggio tra tutti. Si segnala per qualche buono spunto, qualche assist, ma sbaglia un gol a 2 metri dalla porta

Alex Del Piero: voto 4.5
Confermiamo quanto scritto domenica: al momento non è presentabile a questo livello, è troppo lento e macchinoso. Bello l'assist da fermo per Diego, che sbaglia in modo clamoroso

Amauri: voto 4
Non una sola azione degna di nota in 90 minuti
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Ciro Immobile: senza voto
Entra al posto di Del Piero (!!!), ingiudicabile

Sebastian Giovinco: senza voto
Entra al posto di Amauri (!!!), ingiudicabile

Claudio Marchisio: senza voto
Entra al minuto 88 (!!!) al posto di Sissoko, ingiudicabile
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Laurent Blanc: voto 8
Preferiamo, per carità di patria, dare il voto a lui. Il Blanc vero, quello che capisce di pallone, impartisce a Ferrara una vera e propria lezione di calcio. Mette in campo una squadra solida, compatta, che gioca un calcio moderno pur senza avere a disposizione grandi campioni. Volete il giudizio su Ferrara? prendete tutto quanto detto su Blanc e volgetelo al negativo

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Brindiamo con un buon Bordeaux?

La giornata di ieri, 24 novembre 2009, potrà essere ricordata per alcune buone nuove, o sarebbe meglio dire conferme, arrivate sia dal foro che dal campo.
Dal lato giuridico c’è stata la fine del processo per le plusvalenze, che visto assolvere la Triade perché il fatto non sussiste.
Il campo ha invece sentenziato che la squallida Inter vista ieri al Camp Nou sarà costretta a vincere a Milano contro il Rubin Kazan per avere la certezza del passaggio alla seconda fase della Champions League.
Intanto Moratti, se il 7 dicembre dovesse vedere la sua amata riuscire a superare la fase a gironi, dovrebbe pensare ad un bel cesto natalizio per il vero artefice dell’impresa: Bogush, portiere della Dinamo Kiev. Infatti, se oggi non abbiamo assistito all’ennesimo fiasco internazionale dell’Internazionale è soprattutto grazie alle sue due papere che hanno permesso alla squadra vincitrice degli ultimi tre tornei aziendali di ottenere gli insperati tre punti, e ai suoi due grandi interventi ieri che non hanno permesso al team di Kazan di scavalcare in classifica i milanesi.
Comunque la nota positiva che rileviamo non sta solo nella perfida soddisfazione per la sconfitta dei nostri rivali, ma anche nella possibile mancata qualificazione.
Manca sono una ciliegina. La vittoria di oggi.
Vincere oggi potrebbe essere fondamentale, non solo per il passaggio del turno con una giornata in anticipo, ma anche (e secondo Blanc soprattutto) per lo scudetto.
Proprio così, oggi bisogna vincere per lo scudetto!
Perché getterebbe le basi per arrivare al big match Juventus-Inter senza i patemi che avranno loro per la qualificazione ancora da conquistare, ci permetterebbe di affrontare la gara, a ridosso dell’ultima giornata del girone di qualificazione di Champions, con il morale e la concentrazione ideali per riuscire a prevalere e riaprire davvero il campionato.
Un pareggio non sarebbe drammatico, ma certamente inutile, praticamente equivalente ad una sconfitta (dando per scontata la vittoria del Bayern Monaco sul Maccabi), e rimanderebbe tutto alla gara dell’8 dicembre contro i tedeschi al Comunale, dove comunque avremo due risultati utili per superare il turno. Cogliamo quindi l'occasione per far vedere allo Specialone come si interpreta una partita quando non c'è niente da perdere.
I presupposti ci sono tutti, maggiore caratura tecnica e motivazioni per ottenere l’unico risultato utile nella partita di oggi contro il Bordeaux: la vittoria.
Allora, forza ragazzi! Fatelo per voi, fatelo per noi, juventini veri!

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giovedì 12 novembre 2009

Juve: un bilancio da Champions

Qualche giorno fa il Sole 24 Ore aveva illustrato la grave situazione del bilancio dell'Inter (sul sito abbiamo titolato su "Moratti in mutande"), ieri è arrivato il comunicato del CdA della Juve sul rendiconto trimestrale (luglio-settembre 2009), ed è come passare dalla notte al giorno. Intanto perché i conti sono in miglioramento rispetto a quelli già buoni dell'anno prima, nonostante gli investimenti di questa estate, e segnano un utile netto di 5,6 milioni, ma soprattutto per una indicazione di fondo.

L'articolo del Sole metteva in guardia dicendo che un'azienda "si considera solida se i debiti finanziari netti non eccedono il patrimonio", e sottolineando che l'Inter aveva un totale di debiti netti vicino ai 400 milioni e un patrimonio netto negativo (per questo abbiamo parlato di Moratti in mutande); dal comunicato sulla trimestrale della Juve, invece, si ricava che la posizione finanziaria netta è positiva (più crediti che debiti), e il patrimonio netto è aumentato arrivando a 107 milioni (senza stadio di proprietà pensiamo che sia un piccolo record). Una società quindi, la Juve, più che solida, un bilancio davvero da campioni.

A proposito di campioni, il CdA della Juve stima che l'intero esercizio 2009-10 possa chiudere in pareggio (e questo sarebbe già un successo), e che dipenderà dal cammino che la società riuscirà a fare nella Champions dove, come sappiamo, girano milionate di euro per ogni turno superato.

E così si arriva al punto centrale della gestione della Juve, che i redattori di questo blog hanno sottolineato tante volte: il bilancio è così a posto che la società potrebbe fare altri investimenti, li potrebbe fare anche a gennaio; con la conseguenza, non da poco, che se fossero investimenti azzeccati avrebbero subito un ritorno, magari un turno in più superato nella Champions e quindi i milioni di euro che ne deriverebbero.

Stando ai giornali, il presidente Blanc dice che la Juve è a posto con questa rosa, e noi siamo d'accordo con questa dichiarazione anche perché, come ha insegnato la gestione precedente, gli acquisti si fanno senza preannunciarli sui giornali o dibattendoli in comitati societari. Speriamo però che, nel frattempo, in casa Juve si ragioni a fondo sulla questione; si ragioni sì di bilancio, com'è giusto, ma si ragioni anche di rosa e di risultati.

Nel campionato dei bilanci siamo anni luce davanti a tutti, adesso tutti i tifosi bianconeri vogliono giustamente non solo un bilancio, ma una Juventus da Champions.

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martedì 3 novembre 2009

Maccabi - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 7
La sua parata sullo 0-0 vale come un gol

Martin Caceres: voto 6.5
Ottimo primo tempo: protagonista nell'azione del gol, e incisivo in fase di chiusura. Meno bene nel secondo, quando il Maccabi scende un paio di volte dalle sue parti

Fabio Grosso: voto 5
Brutto momento: nullo in fase offensiva, qualche svarione di troppo in difesa

Nicola Legrottaglie: voto 6.5
Gli avversari sono scarsi, ma lui è attento e non si concede distrazioni

Giorgio Chiellini: voto 6.5
Vedi Legrottaglie

Felipe Melo: voto 6
Solita prestazione controversa. Alterna ottime palle recuperate ad amnesie ingiustificabili, buoni tocchi di palla a raptus di follia senza senso. Da disciplinare

Christian Poulsen: voto 6+
Meglio del solito, anche se si tratta sempre di ordinaria amministrazione, ma svolta oggi con un minimo di qualità

Tiago Mendes: voto 4.5
Primo tempo da vergognarsi, sempre anticipato dagli israeliani che correvano il doppio, contribuendo in modo determinante allo sfacelo della fascia sinistra. Parte meglio nel secondo, ma viene sostituito

Diego: voto 7+
Finalmente si rivede a livelli più consoni alla sua fama. Gioca un'infinità di palloni, sbaglia qualcosa di troppo ma crea gioco a getto continuo. In ripresa

Mauro Camoranesi: voto 7
Più qualità e meno quantità rispetto a Diego, spettacolare e decisivo il gol nel recupero del primo tempo

Amauri: voto 5
Abbandonato dalla squadra al suo destino, sembra sempre troppo nervoso (e senza un motivo). Combina poco o nulla, e si arrabbia per il cambio nel finale
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Paolo De Ceglie: voto 5
Entra al posto di Tiago, e continua sulla sciagurata rotta tracciata dal portoghese. Non ha la più pallida idea di come si interpreti il ruolo di esterno, e fa disperare Ferrara

David Trezeguet: senza voto
Entra nel finale al posto di Amauri, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 6
Missione compiuta, ma che fatica! San Buffon salva il risultato nel primo tempo, quindi Camoranesi rompe il ghiaccio e la squadra porta a casa il risultato, controllando la partita. C'è molto da lavorare, giudizio sospeso in attesa di avversari più temibili (vedi Atalanta)



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venerdì 30 ottobre 2009

Moratti e l'uva (della Champions)

Di fronte alle difficoltà che anche quest'anno l'Inter sta incontrando nella Champions, a Milano hanno fatto le ipotesi più strane: prima che Mourinho doveva conoscere meglio i giocatori nuovi, poi che nelle competizioni internazionali il gioco è diverso rispetto al campionato, poi ancora che nella Champions gli errori si pagano, e infine l'aspetto psicologico, una specie di complesso d'inferiorità.

Diciamo strane, perché l'ultimo dei nuovi giocatori, Sneijder, neanche aveva finito le visite mediche che già risultava il migliore in campo; quanto al gioco, Mourinho dice che è diverso, ma forse vuole dire che tutto è più difficile per la bravura degli altri; resterebbero il complesso d'inferiorità, che non è una bella cosa, e gli errori che si pagano, che è ancora peggio, perché potrebbe voler dire che nel campionato agli errori dell'Inter viene fatto lo sconto.

Qualcosa, insomma, non quadrava e così, a leggere il Corriere della Sera del 27 ottobre, a chiarire la faccenda è intervenuto Moratti, che un po' si è sbilanciato. Nell'assemblea che approvava il bilancio, alla richiesta di un azionista che invitava la squadra a vincere lo scudetto piuttosto che la Champions, Moratti ha risposto che è d'accordo, che anche lui sogna di vincere il quinto (?) scudetto consecutivo.

Di quello che si è detto di preciso nell'assemblea non siamo sicuri, dubitiamo che qualcuno abbia parlato di bilancio sostenibile, ma per l'argomento Champions ci fidiamo di Fabio Monti che, in genere, sembra sintonizzato non solo su quello che Moratti deve dire, ma anche su quello che può pensare. Nello specifico, il nostro corrierista ci ha ricavato un bell'articolo a sei colonne, il cui contenuto è ben riassunto nel titolo che è questo: Moratti si sbilancia: "Forse è meglio vincere il quinto scudetto. Ma se passiamo a Kiev, cambia tutto".

Senza la pretesa di fare i super-tecnici, a noi questa storia di Moratti e della Champions, per come la racconta il Corriere, fa venire in mente quella dei tempi del liceo, della volpe e dell'uva: la volpe cercava di acchiapparla ma, dato che non ci riusciva, alla fine si consolava dicendo che tanto l'uva era acerba. Perché è sicuro che anche Moratti muore dalla voglia di acchiapparla (la Coppa), che ha preso Mourinho proprio perché era uno specialista, l'ha preso anche a costo di dover pagare due allenatori; ma non c'è riuscito l'anno scorso, non ci riesce da una vita e potrebbe non riuscirci neanche quest'anno.

E allora il fido Fabio Monti è come se stesse preparando la via di fuga in attesa della partita di Kiev. Dovesse andare bene, Moratti proverà, come la volpe dei tempi del liceo, a saltare un'altra volta, sperando di acchiappare l'uva che tanto gli piace; se invece andrà male, ci penserà Fabio Monti a ricordare ai lettori del Corsera che Moratti l'aveva già detto agli azionisti: quell'uva è ancora acerba ed è meglio vincere un altro scudetto. Anche perché, aggiungiamo noi, nel campionato si gioca in un modo diverso e gli errori non si pagano.

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venerdì 23 ottobre 2009

E' caduto 'o Banco 'e Spagna!

Chi è appassionato di storia del calcio sicuramente lo sa: nel 1952 il Napoli acquistò, per la cifra all'epoca spropositata di 105 milioni di lire, Hasse Jeppson. La leggenda racconta che, durante una partita, all'ennesima caduta del giocatore, dalla tribuna si levò questa esclamazione di un tifoso napoletano: "E' caduto 'o Banco 'e Napule!". Una battuta fantastica!

Questo episodio, letto da qualche parte chissà dove, ci è ritornato in mente guardando la sintesi della partita Real-Milan. Tutto sommato si potrebbe dire: "E' caduto 'o Banco 'e Spagna"! vista la faraonica campagna acquisti (a debito) dei madridisti.
Se si considera, inoltre, il modo in cui è maturata, cioè nella più assoluta assenza di gioco, con una condizione atletica da dilettanti e con una difesa imbarazzante, si può immaginare che non sarà né la prima né l'ultima.
Ma al Real Pereziano evidentemente non importa: oggi infatti il Corriere dello Sport riporta di una guerra di mercato tra Barcellona e Real per l'acquisto di Ribery.
L'ennesima stella in organico, se la spuntasse il Real. Inutile dire che il giocatore, visti i problemi evidenziatisi, serve a poco. Molto più utile sistemare difesa e centrocampo con qualcuno che, magari incidentalmente, si ricordasse che in questo gioco è necessario rincorrere anche l'avversario.
Tant'è, a Perez evidentemente la cosa interessa poco: l'importante per lui è primeggiare nella graduatoria delle magliette vendute. Poi ci pensa la stampa a inculcare nei creduloni l'idea che la vendita delle magliette sia sufficiente a compensare tutto questo sperpero di risorse.
Tutto questo, almeno fino a quando "'o Banco 'e Spagna" terrà aperti i cordoni della borsa.

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mercoledì 21 ottobre 2009

Juventus - Maccabi, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 8
Salva il risultato con un paio di parate che valgono come gol

Jonathan Zebina: voto 6
Discreta prova, prima di uscire per l'ennesimo infortunio. Purtroppo l'unico terzino destro affidabile ha i muscoli di cristallo

Fabio Grosso: voto 6+
Senza grossi problemi in difesa, è libero di spingersi avanti con continuità, piazzando un bel cross e un paio di incursioni pericolose. Cala nel secondo tempo

Fabio Cannavaro: voto 5.5
Attraversa pure lui un periodo di involuzione. Non è sicuro come a settembre, e l'intero reparto ne soffre

Giorgio Chiellini: voto 6
E' l'autore del gol vittoria, per il resto vedi Cannavaro

Momo Sissoko: voto 6
Gioca 90 minuti, e questa è la buona notizia. Alterna buone palle recuperate a palloni persi senza senso, pregi e difetti di Momo sono sempre lì

Felipe Melo: voto 5.5
Come tutti i nuovi acquisti, è in difficoltà. Condizionato dagli ultimi errori, appare molto timido e nervoso. Anche oggi si avventura in un paio di sconcertanti dribbling al limite della sua area

Mauro Camoranesi: voto 6.5
Discreta prestazione del Camo, che scorrazza abbastanza liberamente sulla fascia destra, e ripiega bene in fase difensiva. Prende pure un palo

Diego: voto 6
Partenza molto timida, sempre alla ricerca della giocata ad effetto che non gli riesce mai. Molto meglio nel secondo tempo, dopo l'assist per il gol di Chiellini. Sembra in ripresa

Sebastian Giovinco: voto 7
Finalmente tira fuori le palle, e chiamato a giocarsela da titolare sfodera una prestazione di livello, caricando di gialli gli avversari e sfiorando più volte il gol

David Trezeguet: voto 6
Servito poco e male, sfiora il gol in un paio di occasioni
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Martin Caceres: voto 5
Entra al posto di Zebina, e calano le tenebre su quella fascia. Assurdo il contropiede finale 11 contro 9 sventato da Buffon, con lui immobile che osserva

Christian Poulsen: voto 6
Entra al posto di Melo infortunato, e fa il solito compitino da sufficienza stiracchiata

Amauri: senza voto
Entra nel finale al posto di Trezeguet, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 6
La squadra prende un brodino. Passa al 4-2-3-1, che certo non convince più di tanto in questa prima uscita, soprattutto se si pensa alla prestazione dei due mediani bassi e alla difesa. Da rivedere in campionato.


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Meno siamo, peggio è


Nonostante gli appelli di Zanetti e Mourinho ieri a San Siro i paganti erano meno di 30.000, e qualcuno ha anche esposto uno striscione contro il caro-biglietti; se Moratti piange (non solo per il risultato, contava anche su un bell'incasso), Galliani non ride, perché domenica scorsa per Milan-Roma gli spettatori erano meno di 50.000, meno cioè di quanti il Milan faceva abitualmente con i soli abbonati.

Il messaggio che arriva dalla capitale economica sembra chiaro: i tifosi non apprezzano lo spettacolo che viene inscenato sul campo. Diranno che è colpa della crisi, ma noi continuiamo a dire che è anche colpa dello spettacolo che è scadente; c'entrerà pure la cassa integrazione, ma il fatto è che si chiedono più di 20 euro per ammirare le prodezze di Muntari e la velocità di Ronaldinho: e tanti tifosi preferiscono risparmiarseli.

Lo spettacolo è peggiorato, questo è il punto: e non riguarda solo l'Inter o il Milan, riguarda la media del nostro campionato, anche se la Federazione fa finta di non accorgersene. Dopo cinque giornate il Centro Studi della Lega ha fatto un comunicato per dire che gli spettatori erano in aumento rispetto al 2008, sottovalutando che c'erano state delle partite (il derby di Milano e Roma-Juve) che di solito arrivavano più avanti. Giocano peggio, e i tifosi sono di meno; ci sono delle eccezioni, ma in generale è così.

Anche i consumi collaterali non stanno andando per niente bene: secondo gli ultimi dati di Prima Comunicazione, la diffusione di Gazzetta e Corriere dello Sport in un anno è diminuita del 10%: e, intanto, nelle trasmissioni serali di approfondimento, come la DS e Controcampo, si è scesi ad uno share del 7%. Fare soldi con il calcio sta diventando sempre più difficile.

Se poi uno si chiede se la crisi è passeggera, la faccenda si complica, perché le indicazioni sono contrastanti. Per i diritti TV si incasserà di più, ma saranno distribuiti in maniera diversa e le grandi società verranno un po' penalizzate; sui nuovi stadi si presentano progetti faraonici, ma si vorrebbe realizzarli senza metterci un euro; vorremmo organizzare gli Europei del 2016 ma, mentre l'Uefa dice che negli stadi non devono esserci neppure i tornelli, da noi il Ministero degli Interni vuole che il tifoso vada a vedere la partita con la tessera di buona condotta.

Un bel guazzabuglio: intanto, di questo passo perderemo un posto nella Champions, ed è facile immaginare i casini che succederanno verso la fine del campionato, con le lamentele per i rigori che gli arbitri fischiano contro, e quelli che non fischiano a favore.

Speriamo che lo stellone ci dia, come è successo spesso, una mano; e intanto notiamo che oggi tanti siti dei giornali hanno messo in primo piano la notizia dello sfottò del tifoso juventino (dovremmo anzi dire tifoso ju29ro) a Moratti con la Coppa di carta. La situazione è seria, ma non drammatizziamo.

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mercoledì 30 settembre 2009

Bayern - Juventus: pagella istantanea


Buffon, voto 6
Per lui solo ordinaria amministrazione. Graziato in alcune circostanze dalla cattiva mira dei bavaresi.

Grygera, voto 6-
In enorme difficoltà nel primo tempo contro il genio Ribery. Ordinato ma poco propositivo, nel secondo tempo, quando il francese entra in debito d'ossigeno.

Legrottaglie, voto 6-
Primo tempo in apnea sulle percussioni del folletto Muller. Diligente nel secondo tempo.

Chiellini, voto 6,5
Fa gli straordinari sulle folate offensive dei tedeschi. Propositivo nel secondo tempo.

Fabio Grosso, voto 6
Buona prestazione, nel complesso, in fase difensiva. Non troppo preciso in fase offensiva dove si nota per un paio di tiri sparacchiati precipitosamente.

Camoranesi, voto 6,5
Ottimo in fase offensiva. Sua la più nitida occasione da gol su un tiro da fuori area che costringe il portiere bavarese ad un difficile intervento.

Felipe Melo, voto 7,5
Partita completamente votata al sacrificio. E' stato l'ancora che, nel primo tempo, ha evitato il naufragio al brigantino bianconero. Quando il Bayern esaurisce le energie riesce a proporsi anche in fase offensiva. Si notano due aperture di pregevole fattura e una percussione straripante nei minuti finali.

Marchisio, voto 6
Solita prestazione di sostanza. Ma nessuna perla in fase offensiva.

Diego, voto 7-
Partita di cuore e sostanza. Con le sue geometrie rende fluida la manovra. Si nota per uno straordinario ripiegamento in fase difensiva che nega il gol a Muller nel primo tempo.

Iaquinta, voto 6,5
Grandissimo impegno. Ruba un pallone d'oro a Trezeguet che poteva portare in vantaggio la Juve, ma si crea anche anche un'altra straordinaria palla gol che tira alta sopra la traversa.

Trezeguet, voto 6,5
Si sacrifica per la squadra, e questa è una novità per lui. Abbiamo rivisto il miglior David quando inventa una splendida girata dentro l'area di rigore.
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Poulsen, voto 6
Pressa e chiude gli spazi. In fase offensiva è spesso impreciso. Merita comunque la sufficienza.

Amauri, senza voto
Vorrebbe spaccare il mondo. Ma entra a partita sostanzialmente chiusa.

Tiago, senza voto
Non giudicabile.
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All. Ferrara, voto 6,5
In difficoltà nel primo tempo quando il Bayern poteva contare sull'apporto del duo Robben-Ribery. Comunque non ha impostato la squadra in maniera ultradifensiva, infatti, in più di una circostanza potevamo passare in vantaggio.

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Parole, parole, parole

Abbiamo capito perché Mourinho studia le lingue, ed anche perché inizia imparando come prima cosa le parolacce. Di certo non gli serve per comunicare con i suoi giocatori, visto che l'Inter sembra la torre di Babele, più plausibile, invece, che cerchi di impararle per comunicare con la terna arbitrale, soprattutto con il quarto uomo.
Nella migliore tradizione nerazzurra, Pianginho reclama, protesta e invoca ammonizioni, quando sarebbe stato molto più utile spiegare ai propri giocatori che l'Italia è sì in Europa, ma che gli arbitri vengono da altri paesi. Il risultato è che non possono scalciare come gnu ad un guado pensando di non venir sanzionati.
Mr. Balotelli è il primo a risentire di un arbitraggio europeo, e viene giustamente mandato in doccia prima del tempo. "Non l'ho toccato", "Non l'ho toccato" sosteneva Balotelli, forse in omaggio a Materazzi che si è specializzato a leggere i labiali, in realtà cercando di convincere l'arbitro con una bugia. Calcione a palla lontana, giallo sacrosanto. Per una strana coincidenza cromatica, giallo + giallo = Rosso.
Forse sarebbe ora che Pianginho pensasse a varare due Inter; una standard, da Torneo aziendale, dove può sbizzarrirsi schierando "el trivela" e Mancini, tanto cambia poco, e l'altra, più seria, per le competizioni internazionali, dove gli arbitri non parlano tutte le lingue, ma fischiano quando serve.
Non sarà certo colpa sua se l'Inter non vince da 50 anni in Europa, come ha dichiarato, però sta decisamente fornendo il suo contributo.

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mercoledì 23 settembre 2009

Un tavolino indigesto

Ecco cosa dice Moratti sulla Juventus capolista: "Si era visto che era una squadra buona, e lo ha confermato con un inizio positivo. Questo è un bene per il campionato".
Per quale motivo il petroliere considera un bene "per il campionato" l'avvio positivo della Juve?
Che differenza avrebbe fatto se prima fosse stata la sua Inter, magari con sei punti di distacco su quella Juve simbolo di disonestà e ingiustizia?
Non è l'Inter una "corazzata", tra le migliori del calcio europeo?

Tra le righe, secondo noi, nell'affermazione di Moratti vi è un bisogno di legittimazione.
Proviamo a spiegarci meglio. L'Inter ha iniziato la sua cavalcata dopo il famoso scandalo, questo è innegabile. Anche gli interisti sono d'accordo.
Il primo anno vinse uno scudetto dallo scarsissimo o nullo peso specifico: la Juve campione d'Italia in B, Fiorentina, Lazio e Milan fortemente penalizzate.
Non basta, la dea Eupalla di Gianni Brera si accanì ferocemente, infatti il Milan si laureò campione d'Europa. L'Inter, senza l'intervento sandullesco, in Europa fece la solita figura da case study da seminario per psicologi.
L'anno successivo, altro scudetto. La Juve, certo tornò in A: ma, visto il depauperamento della rosa, ormai era un felino sdentato. Nonostante tutto nessun riconoscimento di superiorità da parte degli avversari anzi, da Roma arrivarono infinite (e non infondate) lamentele sui favoritismi arbitrali per la sua corazzata. In Europa ennesimo boccone amaro.
E qui la rivoluzione: Moratti stesso dimostra di non credere agli osanna televisivi per la sua Inter, infatti licenzia Mancini e chiama il mago portoghese.
Ennesimo scudetto grazie, soprattutto, alle magie dell'uomo di Malmoe sottratto alla Juve ai tempi di Calciopoli. In Europa per l'ennesimo anno "nada de nada". Eliminato da quel sir Alex Ferguson che non perde mai occasione per cantare le lodi della Juve condannata.
Ecco che quest'anno lascia andare via Ibra. E fa arrivare un plotone intero della Legione Straniera: Moratti vuole vincere con una squadra costruita da lui? Il trascinatore dovrà essere un uomo scoperto dal suo staff? Possibile, anzi probabile, considerato che, addirittura, valuta positivamente il ritorno della Juve. Finalmente un'avversaria da battere sul campo.
L'ennesima dimostrazione che lui stesso non dà grande valore a quanto vinto negli ultimi anni.
Mai tavolino fu più indigesto.

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sabato 19 settembre 2009

Disorganizzati o scarsi?

I numeri sono davvero impietosi; a parte vittorie e sconfitte, nel turno di Champions le nostre quattro squadre hanno complessivamente registrato un possesso palla di 100 minuti rispetto a 136 delle inglesi e 166 delle spagnole; Tuttosport ha riportato i tocchi di palla di Inter-Barcellona, e il risultato è di 580 a 917. Adesso tutti si interrogano sulla scarsa qualità del nostro campionato, e sono tutti preoccupati.

Sacchi, in particolare, ce l'ha con la nostra cultura calcistica. Siamo quelli che pensano solo a vincere e non a giocare bene, non consentiamo ai giovani di maturare, sappiamo correre all'indietro per difenderci e non sappiamo fare pressing per impedire agli avversari di giocare e rubar loro palla. Tutti a dire che le squadre straniere sono meglio organizzate.

A parte il fatto che la cultura viene inculcata da giornali e televisioni (e Sacchi è uno che scrive e parla), quello che lascia perplessi è che i nostri allenatori sono sempre stati ritenuti bravi per la tattica, gli esperti hanno sempre detto che le nostre squadre sono mediamente quelle meglio organizzate e che il nostro campionato, proprio per questo, è più difficile degli altri.

Viene il dubbio, cioè, che il nostro calcio non sia all'altezza in Europa non perché manchino gli organizzatori, i direttori d'orchestra alla Guardiola, ma perché la qualità media dei calciatori è inferiore; verrebbe da dire che mancano i musicisti. Sui motivi si potrebbe scrivere un libro: di sicuro una squadra come la Fiorentina, con un allenatore tra i più considerati e un proprietario pieno di soldi, per rinforzarsi in vista della Champions ha preso Zanetti e Marchionni e ceduto Melo, la Juve si gioca il girone con Tiago e Caceres, grandi giocatori sembra averli l'Inter, che però come allenatore non ha Zenga o Gasperini, ma ha un portoghese che non si è ancora capito bene se è speciale oppure solo abusivo.

A proposito di Gasperini, l'organizzazione del Genoa funziona anche quest'anno, e tra i migliori in campo ci sono ogni domenica Sculli, Moretti e Rossi, col dubbio che se la qualità dei giocatori fosse più elevata (non diciamo come il Barcellona, magari come l'Inter), allora Sacchi dovrebbe cambiare il suo pistolotto.

Manca gente di qualità, i nuovi arrivi nel nostro campionato non sono in generale all'altezza di quelli arrivati nei campionati spagnolo, inglese e forse neppure tedesco. Questa potrebbe essere la causa principale dello scadimento del nostro calcio; corriamo avanti e indietro, facciamo il pressing e la diagonale, ma li facciamo con Muntari e Tiago, con Caceres e Oddo e non con Xavi e Alves.

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martedì 15 settembre 2009

Juventus - Bordeaux, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 7.5
Anche stasera salva il risultato più volte, sembra ritornato al top

Martin Caceres: voto 4.5
Male a destra, malissimo come centrale, il suo ruolo naturale. Al momento non sembra presentabile, forse anche per problemi di condizione e affiatamento coi compagni

Fabio Cannavaro: voto 8
Un muro. Finchè c'è lui in campo si soffre pochissimo, e mai per colpa sua. Si inventa pure l'assist da cui nasce il gol, esce per infortunio e crolla tutto

Nicola Legrottaglie: voto 6
Partita senza infamia e senza lode, al traino del partner: bene con Cannavaro, in difficoltà al fianco di Caceres

Fabio Grosso: voto 6
Qualche errore di troppo, ma anche tanto impegno e qualità in entrambe le fasi. Il piede c'è, la condizione un po' meno

Tiago Mendes: voto 5.5
Gioca un primo tempo disastroso, si riprende e si fa notare per una ventina di minuti a buon livello, quindi ripiomba nell'anonimato. Quando gioca non dà mai l'impressione di fare nulla oltre la sufficienza

Felipe Melo: voto 6
Anche per lui un brutto primo tempo infarcito di errori, sale nella ripresa con grande personalità e si segnala per un buon numero di palloni recuperati e qualche buon lancio

Claudio Marchisio: voto 6-
Molto meno brillante rispetto a sabato, ma si mantiene su livelli decorosi, più quantità che qualità. Sfortunato nell'azione in cui colpisce la traversa

Sebastian Giovinco: voto 6-
Difficile dare un giudizio su Seba. Si impegna molto, azzecca qualche buona giocata, ma sbaglia anche molto e soffre il fisico degli avversari. Il paragone con Diego è impietoso

Vincenzo Iaquinta: voto 7
Segna il gol del momentaneo vantaggio, e come al solito corre come un indemoniato per 90 minuti. Sbaglia qualcosa per mancanza di lucidità, ma al momento è il nostro migliore attaccante

Amauri: voto 5.5
Tanto fumo e niente arrosto. Fa movimento come Iaquinta, ma senza particolare costrutto. Molti errori in fase di sponda, cosa che non è da lui
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Jonathan Zebina: voto 6+
Entra al posto di Cannavaro, gioca decisamente meglio rispetto a Caceres, sicuro dietro e intraprendente. Ribadiamo l'appello affinché sia lui il titolare nel ruolo

Mauro Camoranesi: senza voto
Entra al posto di Giovinco, non combina granché

Christian Poulsen: voto 6
Entra al posto di Tiago, se la cava
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Ciro Ferrara: voto 5.5
Contro la prima squadra vera che affrontiamo, emergono molti problemi. La difesa è Cannavaro dipendente, e a destra nessuno dà completo affidamento. A centrocampo Tiago delude, e Giovinco è lontano anni luce dai livelli di Diego

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sabato 12 settembre 2009

Largo ai giovani!

Dal 2011 partirà la Champions League dedicata alle squadre Primavera, così ha deciso l'Associazione Europea dei club. Un'ottima iniziativa veramente, che spingerà le società a tenere sempre in maggior considerazione il calcio giovanile. Anche perché, ne siamo certi, il gradimento da parte degli appassionati sarà veramente alto. L'unica controindicazione sarà quella che le grosse società saranno tentate dall'idea di rafforzare le loro squadre Primavera in ogni modo, prelevando e razziando i piccoli club dei loro migliori talenti, ma siamo certi che Platini troverà il modo per evitare che questa piaga sia ancora più virulenta di quanto non sia già oggi.

In generale, possiamo dire che, da quando Platini ha preso il timone del calcio europeo, si nota una maggior dinamicità dell'Uefa rispetto al passato: nuove regole per i bilanci, nuova formula per la Champions, e ora questa "Coppa Europea della Gioventù".
Eh già, gioventù come Juventus... e Michel sembra proprio non aver dimenticato il significato del nome della società che lo portò al successo!

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mercoledì 9 settembre 2009

Pòrtali a Roma

L'anno scorso gli ultras bianconeri hanno cantato per qualche mese "portaci, portaci, portaci a Roma, o Ranieri, portaci a Roma".
Ma come scriveva quel tale, l'ultrà è mobile, qual piuma al vento.
Ed ecco che pochi mesi dopo, quel "Ranieri portaci a Roma" è diventato un "Ranieri vattene", condito con insulti vari (e con dito medio inequivocabile)
Alla fine della fiera, Ranieri se n'è davvero andato, per nostra fortuna (con i fidi scudieri, Capanna e Damiano con l'accento sulla "o").
Ed è poi andato proprio a Roma, anche se non certo per giocare la finale di Champions e senza la compagnia degli ultras bianconeri.
L'approdo finale del Camaleonte Canterino nella città eterna ci consente di riproporre anche quest'anno il coro della scorsa stagione, seppur con qualche piccola modifica.
"Portali, portali, portali a Roma, i bidoni, portali a Roma".
Ed in effetti sembra che Tiago, uno dei bidoni di Ranieri, sia nuovamente nel mirino del proprio pigmalione. Secondo il sito tedesco 4-4-2.com, infatti, la Lavatrice potrebbe traslocare a Roma nel prossimo mercato di gennaio.
Non sarebbe certamente carino da parte di Ranieri, comunque, dimenticarsi di Poulsen ed Almiron.
"Portali, portali, portali a Roma, i bidoni, portali a Roma".

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mercoledì 19 agosto 2009

Chiacchiere e distintivo


Cosa? Che cosa?
Non sento.
Che stai dicendo?
Il campionato lo vince la Juve? Ma vattene, tu non sei nessuno, sei chiacchiere e distintivo, non sei nessuno, chiacchiere e distintivo!

Ci riprova Mourinho, ci riprova l'Inter tutta, proprio attraverso il suo megafono portoghese, ad abbaiare alla luna, a cercare disperatamente una dichiarazione da confutare, una cipolla schiacciata su cui piangere. Il comunicatore inizia presto a fare baccano quest'anno, sfortunatamente è il suo secondo da strillone, quasi allenatore, ed i bisticci con Ranieri non sono più sufficienti: oggi c'è molto più da coprire, c'è molto di più da non far notare, bisogna alzare un gran polverone, un polverone nazionale!

Così ha passato tutto il precampionato con il muso, i capelli arruffati e senza rilasciare nemmeno una dichiarazione, perché gli hanno portato via il paravento; se n'è andato l'unico giocatore in grado di esaltare il suo gioco, palla avanti e ci pensa Ibra. Quest'anno il signor Mourinho deve iniziare a lavorare, e si è subito dato da fare, vuole far giocare l'Inter a pallone ed indica la via: palla a terra. Che rivoluzionario!

Però ha ragione, non ha alternative, mancano muscoli, centimetri e soldi e si deve adeguare. Dopo le sorridenti dichiarazioni fatte l'anno scorso dal capo, che intende far rientrare i conti della società in 3 anni, o magari anche prima, l'immensa plusvalenza ricavata dal sacrificio dello svedese non è servita a rimpolpare una squadra datata, che si appresta a sfruttare l'ultima occasione per vincere la Champions League, l'unico vero motivo per cui il portoghese ha sostituito Mancini.

E' vero, sono arrivati Milito, Lucio, e Thiago Motta, ma è altrettanto vero che i competitors europei hanno fatto i botti: Ibra va ad aggiungersi agli attuali campioni d'Europa, mentre Kakà, Benzema, Cristiano Ronaldo e frattaglie entrano al Bernabeu, il Manchester City ha fatto una campagna acquisti faraonica senza contare che Liverpool, Manchester United, e Chelsea rimangono super competitive; dulcis in fundo, la Juventus che ha rinforzato difesa e centrocampo. O magari, anche quest'anno, dovremo gioire per mano (o cazzotto) di un'altra outsider. Perché no?

E l'Inter che fa? Urla, piange e punta il dito verso il c.t. campione del mondo, quando invece ci sono cose più importanti da risolvere. Ci sarebbe da parlare delle difficoltà del mercato in uscita, con le società amiche che dovrebbero riuscire ad alleggerire l'Inter di qualche ingaggio sovradimensionato. Voci di corridoio sussurrano interesse della Lazio per Materazzi, interesse della Roma per Burdisso e Mancini, ma fanno per davvero? Ci sarebbe da parlare anche di quello in entrata: la Roma sarebbe pronta, dopo aver perso Aquilani e consegnato un vitalizio a Totti, a svendere anche Baptista, guarda un po', proprio all'Inter. Ed il rifinitore tanto ambito da Mourinho? Lo vogliamo comprare oppure serve un prestito? Che fine hanno fatto i soldi dell'affaire Ibrahimovic?

Non serve né sfogarsi con altri, né spostare l'attenzione dei titoli da prima pagina. Il nervoso portoghese ha paura, paura di fallire la missione imposta. Sai che soddisfazione sarebbe vincere la Champions senza Ibra, sì, perché, come dice lui, vincerla con il Barcellona è troppo facile; fallire personalmente per la seconda volta con l'Inter però, lo è molto di più.

Quindi, prima vinca la Champions League, e poi si ripresenti per essere ammesso a dialogare con un allenatore, italiano d'Italia, che ha già vinto Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e Coppa del Mondo!

Finita la lezione.

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martedì 18 agosto 2009

Cosa può fare Platini

Tutti si aspettano che l'Uefa di Platini faccia qualcosa per "moralizzare" il calcio, e ognuno propone la sua ricetta; oggi lo fa anche Berlusconi che (senti chi parla...) gli chiede di fissare in tutta Europa un tetto agli ingaggi dei calciatori, che attualmente sarebbero appunto immorali.

Non sappiamo quanto sia praticabile un'idea del genere, ed è difficile immaginare un modo per impedire ad uno che voglia spendere nel calcio di poterlo fare; noi continuiamo a pensare che i soldi debbano essere veri, e non finti o presi a prestito. Sembra l'uovo di Colombo, eppure tutti dicono che ci sono troppi debiti (qui da noi come in Spagna e in Inghilterra), ma nessuno ricorda che la normativa pone dei vincoli alle società di calcio in tema di indebitamento e patrimonio e che, quindi, quei debiti non dovrebbero esserci.

Lo dice l'Uefa e lo ribadiscono le normative nazionali: solo che poi succede che ognuno si inventa il trucco che fa al caso suo e la normativa non viene rispettata. Col risultato che il Chelsea ha debiti con Abramovich, tante società inglesi hanno debiti per la costruzione dello stadio, da noi hanno fatto il mutuo per la finta compravendita del marchio, a Madrid s'indebitano sfruttando le proprietà immobiliari della società. Gli organismi di controllo nazionali chiudono un occhio (da noi tutti e due, tanto Palazzi ha da fare con i fascicoli su Moggi e suo figlio) e buonanotte ai suonatori.

Platini l'ha già detto: l'Uefa si doterà di un panel di esperti e i controlli saranno centralizzati; chi non rispetta i parametri sui debiti e sul patrimonio non potrà partecipare alle competizioni internazionali; magari si iscriverà al campionato, dovesse continuare il finto controllo che c'è adesso, ma non potrà disputare la Champions.

Piuttosto che chiedere il varo di misure straordinarie come quella sugli ingaggi, da parte nostra ci sentiamo allora di chiedere all'Uefa di Platini di rendere operativi i nuovi controlli al più presto possibile. Le gazzette nostrane hanno fatto finta di non vederlo, ma un articolo del Sole 24 Ore qualche giorno fa sottolineava che parecchie società di serie A (Inter in testa) in base ai dati dell'ultimo bilancio non avrebbero potuto iscriversi neanche al campionato di Lega Pro.

Ecco perché diciamo che sembra l'uovo di Colombo, ma sarebbe una misura veramente "rivoluzionaria": fissare a livello europeo dei parametri riferiti ai debiti e al patrimonio, mettendo tutti i distinguo del caso, perché un conto sono i debiti col proprietario e un altro il mutuo per lo stadio, un conto l'aumento vero di capitale e un altro la rivalutazione di un ramo d'azienda; fare dei controlli rigorosi in sede europea, fuori dai casini degli organismi nazionali e senza guardare in faccia nessuno.

Quando entreranno in vigore misure del genere il monte ingaggi dei calciatori piano piano scenderà; oppure i presidenti dovranno mettere ogni anno tanti soldi veri; tanti da mettere in difficoltà anche i berlusconi, i moratti e tutti quelli che prima hanno dissestato i bilanci e adesso arrivano a fare anche moralisti.

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domenica 26 luglio 2009

Ridategli la Champions


E' uno scandalo. Oggi si viene a sapere, lo dice un pubblico magistrato, quindi è vero, che il Villareal nelle stagioni 2004 e 2005 avrebbe commesso frodi fiscali, irregolarità amministrative e falso in bilancio.
La squadra, costruita su queste basi, ha poi eliminato l'Inter dalla Champions League.
Banda di maledetti truffatori!
D'altronde con quel gobbo di Tacchinardi in mediana, cosa ti potevi aspettare?
Ridate la Champions League all'Inter, squadra specchiata e che si può pregiare di non aver mai commesso nulla di neanche lontanamente simile a tutto questo!
Passati i quarti, l'avrebbe sicuramente vinta!
O almeno quest'anno hanno detto così.

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giovedì 16 luglio 2009

Meno Leone, più Branca

L'ex armata Brancaleone si sta dando una sistemata, e per come sta conducendo il mercato sembra più vicina ai metodi di Moggi di quanto lo sia Secco, che pur ci ha lavorato al fianco per parecchi anni.

L'ultimo colpo di Branca, rapido e silenzioso, dovrebbe aggiungere Lucio alla difesa nerazzurra che si è privata dell'esterno sinistro Maxwell e, da quando c'è Mourinho in regia, mancava di un'ombra lunga nell'area, visto che Materazzi è sdraiato in panchina o sul divano di casa.

Cinque milioni al Bayern Monaco e, nonostante le caute dichiarazioni di Oriali e Moratti, l'allenatore portoghese incasserebbe un centrale di livello, veloce e con una spiccata propensione ad accompagnare l'azione, oltre a far valere i centimetri in area avversaria.

E' evidente l'azione dell'Inter nel reclutare giocatori con esperienza da Champions League, quanto è evidente la voglia dei maturi tifosi dell'inter di vincerla, d'altronde la desiderano sin dall'adolescenza. Purtroppo, non essendo mai arrivati terzi in Europa e non potendo vincerla in nessun tribunale sportivo, non rimane che giocarsela sul campo, sportivamente.
Se quest'anno riescono a superare gli ottavi di finale, rimangono solo 5 partite alla meta. Tanti, ma tanti auguri all'Inter.

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venerdì 15 maggio 2009

L'allenatore che piace

Non è l'unico, nella Juve attuale... è proprio l’intero pacchetto di questa Juve, nella sua globalità, a piacere, soprattutto ai media e ai tifosi, quelli delle altre squadre.
Ma Ranieri se ne va… no, resta… lo cacciano… lo confermano… dà le dimissioni…
La sensazione è che lo manderanno via a fine stagione, che abbiano già deciso di farlo (a parte, forse le modalità), e con chi sostituirlo. Mica possono venire a dircelo prima: sarebbe troppo da sprovveduti, perfino per loro, che hanno già dato in più occasioni prova di essere tali.
Noi non lo avremmo confermato già l'anno scorso, anzi, non l'avremmo proprio preso due anni fa… ma per noi è più facile: essendo Juventini, come tali vogliamo vincere!
"Prenderanno uno che si sappia accontentare" disse qualcuno andandosene, due anni fa.
Ecco, noi non avremmo preso Ranieri: la sua storia professionale già parlava per lui.
Certo, dal suo punto di vista, l’opportunità era unica e, probabilmente, irripetibile: dopo vent'anni di carriera senza vittorie significative, si è trovato ad allenare la Juve, ad aver a che fare con numerosi campioni del modo, un Pallone d'Oro, dei giovani promettenti, ad essere ben pagato per farlo... e soprattutto, a non avere la necessità di vincere!
Quando mai è successo, ad un allenatore della Juve, che non gli venisse chiesto di vincere?
Quando mai è capitato, alla Juventus, di non dover vincere?
Anzi, in questi due anni, c'è sempre stato qualcuno pronto a ricordare che "venivamo dalla B", che "dobbiamo ricordarci dove eravamo 2 anni fa"… e noi, invece, qui a ricordare dove eravamo 3 anni fa: a dominare il campionato e vincere il 29° scudetto.
Ranieri non è da Juve. E non solo lui.
Non vorremmo che il suo non essere da Juve venisse usato per trasformare il mister del Testaccio in un troppo comodo capro espiatorio, soprattutto per chi non è da Juve almeno quanto lui.
Diciamoci la verità: Ranieri si è trovato in una condizione ideale.
Bastava, a seconda dei momenti, centrare la qualificazione in Champions, raggiungere i preliminari, dar fastidio alle grandi, ottenere il piazzamento Uefa, migliorare la posizione dell'anno precedente, etc... Compito invidiabile, per uno che allena la Juve, no?
E lui l'ha svolto fino in fondo, l'ha svolto bene (dal punto di vista suo e di chi gliel'ha chiesto). Gli obiettivi li ha raggiunti, quel che gli è stato chiesto l’ha fatto.
Perché mai, ora, dovrebbe decidere autonomamente di rinunciare, e andarsene?
Se gli obiettivi di chi l'ha scelto sono cambiati, lo dimostrassero, cacciandolo loro.
Se invece dovessero confermarlo, vorrebbe dire che gli obiettivi sono ancora quelli.

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