sabato 9 gennaio 2010

10, 100, 1000 Casoria

La Corte d’Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta di ricusazione del giudice Casoria al Processo di Napoli.
L’accusa poggiava la sua istanza su alcuni atteggiamenti del Presidente che potevano far presupporre una "indebita anticipazione di un esito assolutorio del dibattimento". Specificamente quando (citiamo testualmente):
- ribattendo alle proteste in aula di chi si lamenta per gli appuntamenti fissati a cavallo delle feste natalizie dice: "Ci sono anche delle cause serie che devono essere rinviate per dare spazio... più serie, dove ci sono gli imputati detenuti".
- interrompe il controesame da parte di Maurilio Prioreschi di un teste dell’accusa in difficoltà, Armando Carbone, dicendo: "Va bene avvocato, più o meno abbiamo inquadrato il personaggio".
- dice al PM: "Pubblico ministero senza che ci dilunghiamo troppo... è inutile che perdiamo tempo" durante l’esposizione della posizione della procura sulla estromissione delle parti civili dal processo da Lei decisa.
- commenta l'annullamento del suo provvedimento e l’imposizione del reintegro delle parti civili dicendo: "Non possiamo non rispettare, obtorto collo, la sentenza della Cassazione".

La Corte di Appello, presieduta dal dottor De Falco, ha motivato il rigetto dell’istanza valutandola intempestiva, in quanto presentata oltre i termini previsti dalla legge, pari a non oltre 3 giorni da una delle udienze di riferimento, ed inconsistente: per la commissione giudicante nelle affermazioni di Teresa Casoria non vi è "alcuna indebita valutazione negativa sulla rilevanza penale dei fatti", ma sono da ritenersi "una mera valutazione in ordine allo spazio da dare al processo in rapporto alle esigenze di ruolo del collegio", sottolineando ovvia l’opportunità di trattare altri processi che hanno carattere di priorità per la gravità dei reati contestati, e perché a carico di imputati detenuti.

Ora, supponendo immaginabile che gli inquisitori conoscessero già prima di questa sentenza la norma che fissa nel limite massimo di tre giorni dall’udienza la possibilità di presentare un'istanza di ricusazione del giudice, si può scorgere in questa mossa un tentativo di chi si rende conto che sta perdendo la partita, e prova qualsiasi espediente per tentare di allungare i tempi, sullo stile dell'ostruzionismo di un calciatore che rantola a terra dopo un falletto subito.
E' sconcertante, inoltre, l’atteggiamento dell’accusa che, dopo vari interrogatori e due ore di esame in aula, non ha ancora inquadrato un personaggio come Armando Carbone e persevera nel giudicare negativamente chi invece è riuscito a capire di che pasta sia fatto dopo poche ore di deposizione.

In conclusione, guardando coscientemente questa vicenda dall’esterno, traspare solo l'atteggiamento di un giudice preoccupato di uno degli aspetti tragici della giustizia italiana: i tempi processuali.
Ed allora 10, 100, 1000 Casoria.

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sabato 19 dicembre 2009

L'Italia sottosopra

Tutti noi siamo abituati a considerare il nord Italia come il cuore produttivo della nazione e in molti pensano, addirittura, che Milano sia la "capitale morale".
Allo stesso tempo, chi non ha sentito parlare della presunta indolenza napoletana e, più in generale, della disorganizzazione meridionale?

A volte però ci si rende conto che certe affermazioni sono solo dei banalissimi luoghi comuni.
Stupisce, per esempio, l'efficienza teutonico-napoletana con cui l'integerrima dottoressa Casoria affronta il processo su Calciopoli: udienze serrate per arrivare a sentenza il prima possibile, e nessun privilegio per imputati e testimoni multimilionari e un po' viziati (chiedete a Cellino, per esempio).

Dall'altro lato, a Milano, accadono cose turche (napoletane, direbbero i vecchi cumenda lombardi).
Ci riferiamo al processo per lo spionaggio della Telecom. Dopo lo strano rinvio a giudizio che ha messo sul banco degli imputati le società Pirelli e Telecom, ma non chi materialmente ne reggeva le sorti (come se le due società potessero avere una propria volontà), assistiamo ad uno svolgimento del processo a ritmi "napoletani". Ora è slittato pure il patteggiamento del signor Tavaroli. Gli eccellentissimi giudici milanesi ne riparleranno, con comodo, il 29 di Marzo. Altro che ritmi napoletani, i cumenda milanesi, in questo caso, parlerebbero di ritmi sudamericani.

Aldilà delle facili battute da cittadini, viene da pensare che forse l'efficienza dei tribunali è inversamente proporzionale al potere e al prestigio degli imputati (siano essi reali o morali): a Napoli della Juventus non frega nulla a nessuno (e forse tutti la vorrebbero vedere condannata) e quindi, miracolosamente, il Tribunale funziona con efficienza teutonica, mentre a Milano la Pirelli e la Telecom contano tantissimo, e quindi il tribunale sonnecchia un po'.

Forse queste sono considerazioni amare di cittadini un po' delusi dal funzionamento della Giustizia. Però, converrete, il dubbio è quantomeno legittimo.

Ci permettiamo di fare una proposta per migliorare il nostro sistema giudiziario: passare dal giudice naturale a quello occasionale. Ovvero estraiamo a sorte la città e i giudici che devono giudicare gli imputati. In questo modo il processo agli spioni milanesi potrebbe svolgersi, per esempio, a Lecce.
Sebbene la nostra proposta appaia provocatoria, siamo certi che la Giustizia in Italia ne trarrebbe giovamento.

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sabato 21 novembre 2009

Invito in panchina con delitto

Il piano era ben congegnato.
D'accordo col Presidente del Napoli, che mette due miliardi e mezzo al lordo delle multe, Moggi procura a Zeman la panchina dei partenopei. Lo scopo, come riferisce anni dopo Ferlaino a Zeman, è di rovinare l'odiato allenatore. Il Napoli non può dire di no a Moggi, pena chissà quali ritorsioni arbitrali, e l'affare va in porto.
La cattiveria della volpe di Monticiano aveva pianificato tutto: aveva previsto che il boemo, nonostante fosse il miglior allenatore d'Europa, non sarebbe stato adatto per quella piazza e per quella squadra. Un punto in sette-otto partite fu, come previsto, il bottino raccolto da Zeman, e quindi l'esonero programmato non trovò alcuna opposizione nella tifoseria napoletana. Che, anzi, così ben raggirata, fu felice di mostrare la sua gioia con spettacoli pirotecnici.
E tutti avremmo continuato a pensare essersi trattato di un esonero per scarso rendimento, se il processo a Calciopoli non ci avesse rivelato, dalla stessa voce della vittima, illuminata dalle confidenze avute da Ferlaino, la trama del sottile complotto ai suoi danni. Non fu un esonero, ma un licenziamento preventivo a mezzo assunzione.
Nessuno in Tribunale ha chiesto a Zeman "Ma lei che ci è andato a fare in quella piazza e in quella squadra?".
Sicuramente avrebbe risposto: "Come avrei potuto immaginare che sarebbero stati capaci di buttare due miliardi e mezzo di lire e danneggiare la propria squadra per fare un favore a Moggi?"
Non se lo sarebbe immaginato nessuno. Te possino, Lucià ...

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sabato 7 novembre 2009

Colpo di teatro? No, colpo di tosse

E venne il giorno della testimonianza di Manfredi Martino, segretario alla CAN ai tempi di Pairetto e Bergamo.
I padri nobili di Calciopoli erano ormai all'ultimo stadio della crisi di astinenza, quello che fa ripetere in coro "Il processo di Napoli è ininfluente sulle condanne della giustizia sportiva", quando la performance di Martino, non proprio stupefacente, ma pur sempre dotata di massiccio effetto placebo, li ringalluzziva come ai tempi belli del mitico anno 2006.
Non sappiamo quanto sia durato l'effetto benefico, ma certamente è stato intenso e inebriante, facendo rivivere sensazioni diffuse che sembravano ormai irrecuperabili.
Il teste Martino ha portato le sue, di sensazioni, e come per incanto i roseabondi cronisti hanno raccontato del colpo di teatro consumatosi dinanzi alla Casoria ricusata, che, con perfida e sicuramente incompresa ironia, ha ammesso la deposizione con un "Bene, ascoltiamo le sue sensazioni ...", frase che riecheggia i titoli dei compiti in classe di italiano, sui quali tutti in giovane età ci siamo chinati e spremuti: "Tema: Calciopoli è stato il più grande scandalo della Storia del Calcio, la Juventus e la sua Cupola i loro artefici. Esponi le sensazioni che hai provato".
E Martino, da bravo scolaretto, ce le ha raccontate tutte.
La partita era Milan-Juve, quella dell'Ibra azzoppato da prova pistocchia.
L'arbitro era Collina, conoscente culinario di Meani.
Non si sa se le bandierine andarono su e giù.
Si sa invece che l'estrazione del nome di Collina fu preceduto o forse seguito da un colpo di tosse di Bergamo, che la pallina col nome dell'arbitro venne dal giornalista estratta dopo, o forse prima, dell'estrazione della pallina con l'indicazione della partita da parte di Pairetto.
Resta il dubbio, anche nelle sensazioni di Martino, se il trucco dovesse servire per estrarre Collina o, più probabilmente, se il colpo di tosse esprimesse il rammarico di Bergamo per essere stato estratto l'arbitro indesiderato (dalla Juve soltanto, ovviamente).
Le palline giocano un ruolo fondamentale: si dice che fossero riconoscibili e, se così è stato, la conclusione dovrebbe essere che il giornalista le abbia riconosciute e che abbia preferito Collina ad altro arbitro. Trucco a fin di bene, si dirà, ma trucco comunque.
Saranno corrispondenti a verità le sensazioni di Martino?
L'unico elemento difficilmente smentibile da Bergamo è quel colpo di tosse. Come potrebbe ricordare se tossì per Milan-Juve? Sarebbe come confessare l'inghippo.
Si era verso la fine della stagione, fuori dai rigori invernali e dalle facili bronchiti, periodo fortemente sospetto per una tosse suscitatrice di sensazioni a dirigenti arbitrali.
A meno che non si trattasse di una maledetta primavera.
Si consiglia alla difesa di chiamare al banco dei testimoni Loretta Goggi.

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domenica 25 ottobre 2009

La Casoria e i valori di Facchetti

Articolo pazzesco del Corriere della Sera, che appoggia le tesi dei due PM del processo di Napoli, sulla richiesta di ricusazione della presidentessa del collegio giudicante. Addirittura si ritiene normale e giusto che la giudice venga ricusata perché donna, e quindi non in grado di capire di cose di calcio. Robe da matti.
Ma la Casoria non è in grado di capire perché donna o perché inesperta di calcio? Se è vera la prima ipotesi, le donne giudice possono, per caso, giudicare solo su controversie legate al cucito e ai ricami? Se è vera la seconda i giudici, oltre a possedere una laurea in giurisprudenza, devono possederne un'altra sulla materia oggetto del contendere? Per esempio, se si tratta di un incidente aereo devono possedere anche una laurea in ingegneria aeronautica o, se si tratta di un fallimento aziendale, devono possederne una in economia?

Ma basta, abbiamo parlato ad nauseam di questa faccenda kafkiana della ricusazione della Casoria. Abbiamo deciso anche noi di rifarci ai valori di Facchetti.

Vorremmo una Juventus che offrisse un posto in CdA a Gabriele Galateri di Genola, così magari ci mette in contatto con l'attuale manager della security Telecom, e magari quest'ultimo, di sua spontanea iniziativa, metterà in piedi una "macchina spropositata" contro i nostri avversari.
Vorremmo una Juventus che acquistasse Cristiano Ronaldo, tanto poi ci pensa Genola a farci pagare il 30% dell'ingaggio dalla Telecom.
Vorremmo che Blanc diventasse amico di un arbitro di Torino, così magari prepara un dossier contro gli arbitri che ci fischiano contro.
Vorremmo che la Juventus ingaggiasse degli investigatori privati per sapere cosa fa di notte Poulsen, magari riusciremmo a capire perché gioca da fermo.
Vorremmo avere in squadra tutti stranieri, e se magari le regole non lo permettono, ci penserà qualcuno a trovarci qualche patente e passaporto farlocco.

Una volta fatto tutto questo, anche noi saremo simbolo di "onestà e giustizia". E sicuramente otterremo anche l'ammirazione del Corriere della Sera.

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mercoledì 21 ottobre 2009

Sceneggiata napoletana

Fulvio Bianchi e Claudio Zunino ci informano su una novità clamorosa in relazione al processo di Napoli.
I Pubblici Ministeri chiedono infatti la ricusazione del presidente, la Dottoressa Casoria. Molto inusuale la cosa, per due ordini di motivi:

1) Non ci è mai capitato di sentire parlare di PM che chiedono la ricusazione del giudice. In genere sono gli avvocati difensori che compiono questa mossa, sia per guadagnar tempo sia perché vi è una cinghia di trasmissione (l'ordinamento prevede la carriera unica per giudici e PM) tra accusa e collegio giudicante, e come si può capire ciò favorisce generalmente i PM stessi.

2) La motivazione addotta per la ricusazione sarebbe il fatto che la dottoressa Casoria avrebbe fornito anticipazioni sulla sentenza. I PM, a detta dei due giornalisti di Repubblica, si attaccherebbero alla famosa frase "abbiamo cose più importanti da fare", pronunciata dalla Casoria.

Se così stanno le cose, possiamo dire che la richiesta oltre che inusuale è pretestuosa. Già abbiamo spiegato in un nostro articolo che, in realtà, la frase incriminata è falsa. Falsa per omissione, come può essere facilmente dimostrato dalle registrazioni di Radio Radicale (anzi, speriamo che la prossima mossa dei PM non sia la richiesta di espulsione dall'aula della benemerita fonte d'informazione). Falsa dicevamo, perché la continuazione della frase della Casoria chiariva immediatamente che erano da considerare più importanti i processi con detenuti in attesa di giudizio. Considerazione ineccepibile per chiunque abbia un minimo di raziocinio, e un minimo di buonafede. E' ovvio che un processo dove ci sono persone private della libertà, e ancora innocenti fino a prova contraria, è più importante. Non lo diciamo noi, non lo dice neanche la Casoria, lo dice innanzitutto la Costituzione della Repubblica Italiana. Poi, sarebbe da considerare anche l'incongruenza logica nel ragionamento dei PM, se fosse vero ciò che anticipano i giornalisti: un giudizio sull'importanza del processo non equivale ad un giudizio di innocenza degli imputati; è ovvio che, per esempio, un processo per "violenza privata" è meno importante di un processo per strage. Ciò non implica che, se il giudice del processo per violenza privata esternasse questo banale giudizio, successivamente questi assolverebbe gli imputati del suo processo!

Verrebbe quasi da pensare che i PM vogliano guadagnar tempo. Arrivare a prescrizione. E chi segue il processo può immaginare anche il perché (rileggetevi, per esempio, il nostro pezzo sulla deposizione di Nucini, viene da pensare che sul banco degli imputati vi siano le persone sbagliate).
Altrimenti, si può pensare che i PM vogliano premere sul collegio giudicante, che non pare composto da persone che considerano Ruggiero Palombo fonte di una dottrina abbastanza autorevole da esser presa in considerazione.

Altre spiegazioni noi non riusciamo a ipotizzarle. Sappiamo solo che i PM non stanno facendo una grande figura. Per rimanere molto, molto sul leggero.

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mercoledì 29 luglio 2009

Il calcio specchio del Paese?

Come da noi ampiamente previsto, sono arrivate le richieste di ricusazione del collegio giudicante al processo di Napoli. A presentare la domanda sono stati i legali del Brescia e dell'Atalanta, secondo i quali la Casoria, che aveva escluso le due società come parti civili, con le sue esternazioni sulla serietà del processo avrebbe dimostrato di nutrire pregiudizio verso le tesi accusatorie.
Già vi abbiamo spiegato come la maggior parte dei giornali abbia manipolato il pensiero della giudice, tagliando un pezzo della frase incriminata. Una operazione sporca, l'ennesima di questa incredibile farsa.

L'impressione è che per qualcuno questo processo non s'ha da fare. Deve risolversi con una bella prescrizione. Così i gazzettari potranno urlare che "Moggi si è salvato grazie alla prescrizione", ovvero l'esatto contrario di ciò che si potrebbe verificare arrivando a sentenza.

Non ci stupiamo più di nulla. Questo perché, da quando abbiamo iniziato questa modesta impresa editoriale, abbiamo avuto modo di capire che lo scandalo di Calciopoli va ben aldilà del calcio. E' un qualcosa di molto più grande. Basti pensare che in quel periodo vi furono altre operazioni similari (nelle tecniche, ma anche nei beneficiari) di "character assassination". Il primo a subodorare qualcosa fu il grande Enzo Biagi in un'intervista al Tirreno. Noi, essendo dei dilettanti, ci arrivammo con un po' di ritardo.

Successivamente si è capito che si è mossa contro la Juve una banda (non possiamo dire su ordine di chi, sebbene lo abbiano capito anche i sassi), annidata all'interno della Telecom, che passava il tempo a spiare mezza Italia che conta.

Tutto questo, a nostro avviso, sta a dimostrare che qualcuno è preoccupato dallo svolgimento del processo di Calciopoli, perché da esso potrebbero emergere anche verità sconvenienti su tutto ciò che è accaduto nella torrida estate degli scandali italiani sul filo del telefono. Estate degli scandali che ha modificato gli assetti del potere in questa nazione.

Una ragione in più per andare avanti. Una ragione in più per combattere questa battaglia di civiltà. Combattere per la verità e la giustizia nello scandalo di Calciopoli vuol dire anche combattere per un paese migliore. Dove non sono dei ristretti inner circle (o salotti più o meno buoni) a decidere chi governa, chi controlla i giornali, chi amministra le banche e chi vince il campionato di calcio.

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sabato 4 luglio 2009

Silenzio, o faccio sgomberare l'aula!

Il dibattimento a Napoli è cominciato con l'audizione dei primi testimoni e non si può dire che abbiano portato fieno alla cascina dell'accusa.
E' però presto per festeggiare. Per ora basta registrare che questi testimoni non erano un granchè, probabilmente avevano una valenza marginale ed oltretutto non pare che abbiano fatto una grande figura.
Forse pensavano che davanti ad un tribunale penale le loro parole avrebbero suscitato lo stesso interesse e lo stesso rilievo riservati loro dalla stampa e dalla giustizia sportiva qualche anno fa e così la loro importanza marginale ha finito per influenzare anche la loro performance, riducendoli in almeno un caso a parodia del testimone.
Questo primo spezzone del processo è però interessante per riscontrare l'impatto che ha avuto nella platea dei giornalisti sportivi.
Alcuni hanno da queste testimonianze elaborato una proiezione sui successivi testimoni, prevedendo che saranno della stessa qualità dei primi e conseguentemente hanno scelto di non parlarne, almeno per ora, unendosi ai colleghi divenuti dubbiosi, oppure (vedi il caso Beha) ipotizzare fin d'ora che Calciopoli è stata una grande farsa e che alla fine le vittime dovranno ricevere delle scuse.
Tra tanti silenzi brillano invece quei giornalisti, ai quali la pochezza processuale del narrato di quei testi è totalmente sfuggita, chè anzi, ritenendoli importanti e rilevanti per la propria impostazione accusatoria, finiscono per male interpretare l'ironia o l'insofferenza del presidente del tribunale, la dottoressa Casoria.
Forse il punto è proprio qui, non riescono a sorridere o a spazientirsi anch'essi perché quello che sentono testimoniare ora a Napoli ricorda quello che riempì le colonne dei loro giornali negli anni passati e che all'epoca sembrò loro così scandalosamente importante.
Alla dottoressa Casoria, invece, probabilmente avrà qua e là richiamato alla mente qualche scena dei famosi processi in cui si cimentarono Totò e Peppino De Filippo, suoi concittadini illustri.

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mercoledì 1 luglio 2009

Cronache aziendali - Tour aziendale


A Napoli sfilano i primi testimoni: molte chiacchiere e poca sostanza... testi di poco conto... insomma, testicoli.
La stampa tace, ma Gilioli non si dà pace e allora su L'Espresso punta l'indice contro Casoria.
Ma Noemi tace. E Papi fa acquisti a Bari.
Massimo il Raffinato non ci sta, rilancia e vuole arrivare alla quinta consecutiva.
A Torino cercano di accontentarlo: Lapo progetta la Fiat Pecora 5 marce e gliene fa trovare una bianca e nera in via Durini.
Gilioli ci fa un giro e si rasserena.
Tutto è bene quel che finisce bene.

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