10, 100, 1000 Casoria
La Corte d’Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta di ricusazione del giudice Casoria al Processo di Napoli.- ribattendo alle proteste in aula di chi si lamenta per gli appuntamenti fissati a cavallo delle feste natalizie dice: "Ci sono anche delle cause serie che devono essere rinviate per dare spazio... più serie, dove ci sono gli imputati detenuti".
- interrompe il controesame da parte di Maurilio Prioreschi di un teste dell’accusa in difficoltà, Armando Carbone, dicendo: "Va bene avvocato, più o meno abbiamo inquadrato il personaggio".
- dice al PM: "Pubblico ministero senza che ci dilunghiamo troppo... è inutile che perdiamo tempo" durante l’esposizione della posizione della procura sulla estromissione delle parti civili dal processo da Lei decisa.
- commenta l'annullamento del suo provvedimento e l’imposizione del reintegro delle parti civili dicendo: "Non possiamo non rispettare, obtorto collo, la sentenza della Cassazione".
La Corte di Appello, presieduta dal dottor De Falco, ha motivato il rigetto dell’istanza valutandola intempestiva, in quanto presentata oltre i termini previsti dalla legge, pari a non oltre 3 giorni da una delle udienze di riferimento, ed inconsistente: per la commissione giudicante nelle affermazioni di Teresa Casoria non vi è "alcuna indebita valutazione negativa sulla rilevanza penale dei fatti", ma sono da ritenersi "una mera valutazione in ordine allo spazio da dare al processo in rapporto alle esigenze di ruolo del collegio", sottolineando ovvia l’opportunità di trattare altri processi che hanno carattere di priorità per la gravità dei reati contestati, e perché a carico di imputati detenuti.
Ora, supponendo immaginabile che gli inquisitori conoscessero già prima di questa sentenza la norma che fissa nel limite massimo di tre giorni dall’udienza la possibilità di presentare un'istanza di ricusazione del giudice, si può scorgere in questa mossa un tentativo di chi si rende conto che sta perdendo la partita, e prova qualsiasi espediente per tentare di allungare i tempi, sullo stile dell'ostruzionismo di un calciatore che rantola a terra dopo un falletto subito.
E' sconcertante, inoltre, l’atteggiamento dell’accusa che, dopo vari interrogatori e due ore di esame in aula, non ha ancora inquadrato un personaggio come Armando Carbone e persevera nel giudicare negativamente chi invece è riuscito a capire di che pasta sia fatto dopo poche ore di deposizione.
In conclusione, guardando coscientemente questa vicenda dall’esterno, traspare solo l'atteggiamento di un giudice preoccupato di uno degli aspetti tragici della giustizia italiana: i tempi processuali.
Ed allora 10, 100, 1000 Casoria.
Etichette: Carbone, Casoria, PM di Napoli, Prioreschi, processo di Napoli, ricusazione











