mercoledì 10 marzo 2010

Sorpasso tedesco?

Karl Heinz RummeniggeDopo essere stati surclassati da Inghilterra e Spagna, nella classifica Uefa si fa sotto anche la Germania. Così dal 2012 si rischia di avere tre sole squadre in Champions. Un vero disastro economico e finanziario, oltre che sportivo. Sarebbe, in sostanza, la canonizzazione di un fatto evidente: il declassamento di quello che fu il campionato più bello al mondo.
Sono lontani i tempi in cui i nostri club avevano la prima scelta in ambito europeo, e semmai sbolognavano all'estero i giocatori che non riuscivano a mantenere le promesse. I risultati di ciò si vedono, infatti i migliori talenti giocano ormai in Spagna e in Inghilterra.
Ad ulteriore riprova del declino in atto, in Italia vengono considerati campionissimi giocatori che hanno fatto benino ma non benissimo nei campionati esteri, solo a titolo di esempio facciamo i nomi di Cambiasso e Milito. Oppure sono ancora trattati come campioni uomini considerati, nei campionati di provenienza, come bolliti o invecchiati. Sempre a titolo esemplificativo citiamo Thiago Motta, Beckham e Ronaldinho.
Sia chiaro, abbiamo fatto questi esempi per un motivo ben preciso, ossia nell'intento di dare una differente chiave interpretativa della decadenza del nostro campionato di calcio.
Fate memoria: chi sono gli ultimi due fuoriclasse di livello internazionale importati nel nostro campionato?
Non è difficile, se ci pensate: Ibrahimovic e Vieira.
A questo punto, è facile ipotizzare come parte del decadimento del nostro calcio sia dovuto alla distruzione di quella società, che aveva ancora capacità e forza economica per competere nel calcio internazionale.
L'aver distrutto l'unica società competitiva (e ridimensionato l'unica sua concorrente, il Milan) ha quindi avuto le sue pesanti controindicazioni: decadimento tecnico, scarso peso politico internazionale, impoverimento economico. E alla fine, sommando le varia cause, si ha il declassamento sostanziale (e presto anche formale) del nostro campionato.
Non vi abbiamo convinto?
Proviamo a cambiare prospettiva allora. All'evidente dominio dell'Inter post Calciopoli nel campionato italiano è corrisposto un miglioramento di risultati a livello europeo?
No, nessun miglioramento. Fino ad ora l'Inter ha continuato ad uscire dalla Champions negli ottavi di finale. A rigor di logica, se ad un miglioramento evidentissimo in Italia non è corrisposto un passo avanti a livello europeo, questo significa che vi è stata una svalutazione del campionato nazionale.
Non vi è nulla da fare, le classifiche dell'Uefa rispecchiano fedelmente ciò che i fatti storici legati al calciomercato e i risultati europei della (ex) migliore squadra italiana suggeriscono.
Valeva la pena, alla luce anche dei risultati europei, organizzare o assecondare Farsopoli?

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lunedì 8 marzo 2010

I, Honest

Quel titolo, "Io Onesto", chissà perché m'ha fatto venire in mente "Io, Robot" ("I, Robot") del grande Isaac Asimov.
Per chi non lo sapesse, "Io, Robot" è un'antologia di nove racconti (scritti fra il 1940 e il 1950) con protagonisti i robot e le famose Tre Leggi della Robotica, le cui contraddizioni e le cui falle vengono magistralmente evidenziate da Asimov nel contesto particolare di ogni singolo racconto.
Il tema fondamentale di "Io, Robot" è quello dell'interazione fra il genere umano ed i robot (umanoidi) divenuti, nella futuristica società immaginata da Asimov, diffusissimi in ogni ambito e pratica sociale.
Le Tre Leggi della Robotica, impresse indelebilmente nella memoria positronica di ogni automa al momento della sua fabbricazione, dovrebbero avere lo scopo di garantire gli umani contro la "sindrome di Frankenstein", l'eventualità che la creatura possa rivoltarsi contro il suo creatore.

Ecco cosa sentenziano le Tre Leggi della Robotica:
Prima Legge: "Un robot non può recar danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno."
Seconda Legge: "Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge."
Terza Legge: "Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge."

Bene, interessante. Ma che diavolo c'entrano i robot e le tre leggi della robotica di Asimov con l'Inter e l'onestà interista? C'entrano, c'entrano...
Penso sia fuori discussione che, da maggio 2006, il calcio italiano del dopo Farsopoli (altra categoria, questa, ricomprendibile a pieno titolo nella fantascienza pura, anche se di serie B) risulti rigidamente irreggimentato.
Ogni evento sembra realizzarsi nell'osservanza di un codice segreto di leggi.
Fino ad oggi, quale fosse questo codice non si era capito.
L'unica cosa chiara è che ogni evento del nuovo calcio post-calciopolesco deve essere marchiato con il sigillo dell'onestà interista, anzi, siccome gli interisti più che onesti sono "onestoni" (cfr. Crazeology), con il sigillo dell'onestonità interistica, che possiamo sintetizzare nel neologismo "Onestonica".
E con l'opinione pubblica continuamente sotto pressione per farle dimenticare la tanto temuta (dagli onestoni) "sindrome nerazzurra", quella dell'incapacità/inettitudine cronica (degli onestoni) al successo, quel titolo, "Io Onesto"... bam!, è stata un'intuizione folgorante.... ecco scoperto l'arcano...

Le Tre Leggi per l'Onestonica:
Prima Legge: "Un arbitro (o guardalinee, o designatore, o giudice sportivo o magistrato-inquirente sportivo) non deve recar danno agli onesti, né deve permettere che, a causa del proprio mancato intervento, gli onesti possano ricevere un qualsiasi danno."
Seconda Legge: "Qualunque altro soggetto (del mondo calcistico italiano) è obbligato a compiacere la volontà degli onesti integrando in tal modo gli onestissimi effetti della Prima Legge."
Terza Legge: "Ognuno può fare esercizio di estrema onestà a proprio vantaggio, purché questa pratica non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge."

Ahimè, il "buon dottore" (così veniva affettuosamente chiamato dai suoi lettori il grande Isaac Asimov) si starà certamente rivoltando nella sua tomba, ma è andata proprio così: gli architetti/creatori di questo nuovo calcio italico pulito e onesto, l'hanno certamente programmato con le tre Leggi per l'Onestonica...
... che più che un programma, sembra un virus.... un gran trojan!
(ma sta per arrivare il No-Oneston Antivirus...)

Alf24

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giovedì 4 marzo 2010

Viva il Battitore Libero!


Sette, il settimanale del Corsera, è da oggi in edicola, e in tutti i bar sport, con una copertina dedicata a Mourinho. All'interno articolo di una mezza dozzina di pagine sul Cuntabal di Setubal, una specie di delirio pseudo-intellettuale firmato da Antonio D'Orrico, uno che recensisce romanzieri come fossero calciatori, e viceversa. D'Orrico da sempre si presenta come un giornalista raffinato, sensibile e ovviamente interista, che altrimenti non avrebbe scritto di calcio sul Corriere. Come se, poi, di Severgnini, non ne bastasse uno.
Divertente, per cominciare, il box a fondo pagina, in cui a una ventina circa di intervistati "famosi" viene chiesto un sibillino parere sull'allenatore portoghese: c'è la soubrettina che tiene al Napoli, c'è l'architetto Fuksas, c'è persino la deliziosa Elena Santarelli che risponde che da quando è nato il suo bimbo, non segue più il calcio, nemmeno l'Udinese, squadra del marito Corradi, figurarsi l'Inter. Imprescindibile, no? Su una ventina circa di vips chiamati a dare il loro parere, a sorpresa, non c'è nemmeno uno juventino, che pure non siamo pochi.
Pazienza, per carità.
Il contenuto dell'articolo è, altra sorpresa, imbarazzante nella sua boriosa pochezza: l'ennesima pretenziosa riflessione sul valore "politico" e "culturale" di un personaggio che ha dimostrato di poter dire tutto, il contrario di tutto e l'equivalente di niente. Un po' come interrogarsi sul contributo di Enzo Gambaro al dibattito globale sulla cultura postmoderna.
D'Orrico, per la verità, arriva assai vicino, che proprio stupido non è, a comprendere il valore politico portato in Italia da Mourinho: un culto della personalità, alimentato dalla più cieca partigianeria, abilmente attizzata da un ufficio stampa, quello accampato nella sua redazione, davvero niente male. Nondimeno, D'Orrico svicola abilmente fino a giungere a cantare, come naturale, l'elogio della celebre dichiarazione murignana su Calciopoli, e a descriverlo come il più bell'esempio di AntiItaliano, un uomo da cui dovrebbe imparare la Nazionale e la Nazione.
Ora, a parte il fatto che prima o poi qualcuno dovrà pur scrivere, anche su Corriere e Gazzetta che, dopo tutto, la Nazionale di Marcello Lippi ha vinto l'ultima Coppa del Mondo, a noi sembra invece che il culto della personalità, la cieca partigianeria, le panzane del Corriere a proprio favore, siano proprio questi gli ingredienti base di ogni italianità che si rispetti.
Insomma, come ha detto il nostro Battitore Libero, che voi cari lettori avete imparato ad odiare: stiamo parlando in realtà di Giuseppe Murino, l'ArciItaliano. Uno che, come ogni italiano che si rispetti, è saltato sul carro del vincitore e avrà anche la furbizia di saltar giù al momento buono. Non si affezioni, D'Orrico.

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mercoledì 3 marzo 2010

Ecco il ribaltone!

lunedì 1 marzo 2010

Disinformatia bianconera


Ormai lo schema è chiaro, e chi ancora non riesce a vederlo è un ingenuo irredimibile. Quando la Juventus ricade nell'ennesima sconfitta qualcuno, per tenere buoni e calmi i tifosi, inventa trattative eclatanti e del tutto incredibili.
Ora, dopo l'ennesima sconfitta in casa contro il Palermo, ecco che viene fatto il nome di Capello come possibile sostituto di Zaccheroni per la prossima stagione. Non basta, si inventano anche trattative strampalate per portare in bianconero uomini del calibro di Ribery.
Questi proclami privi di fondamento ci hanno francamente stancato, e ci viene da pensare male: sono inventati di sana pianta al fine di tenere buona una piazza sempre più scandalizzata e sempre più consapevole dell'immensa schifezza perpetrata con il finto scandalo di Calciopoli?
Si può ipotizzare tranquillamente che questa strategia fatta di proclami roboanti, tipica di chi vende molti sogni e pochi fatti, sia dunque una sottile opera di disinformatia.
Quali sarebbero, infatti, le prove o gli indizi che sostengono la tesi di un possibile approdo a Torino di Capello?
Nessuno. Al contrario, i dati di fatto che attestano il fatto che potrebbe trattarsi di bufala sono molteplici:

1) Primo fatto: Capello andò via sbattendo la porta quando prese visione del fantomatico progetto Montelkaniano. E' credibile che ora lo riabbracci?
2) Secondo fatto: Capello è l'allenatore, apprezzato da tutti, della nazionale del più importante campionato del mondo. Perché dovrebbe ritornare ad allenare in un campionato aziendale in piena decadenza?
3) Terzo fatto: in Inghilterra, e anche in Spagna, ci sarebbero decine di club pronti a fare ponti d'oro all'allenatore goriziano. Perché accettare l'offerta di un club decaduto di un campionato in decadenza?
4) Quarto fatto: Capello, meno di un mese fa, ha dichiarato di voler continuare con l'Inghilterra fino al 2012. Cos'è accaduto per fargli cambiare idea repentinamente?

Potremmo continuare a lungo, ma crediamo che quanto detto sia sufficiente.

Medesimo discorso per Ribery: perché dovrebbe venire a giocare in un club eliminato in malo modo dalla Champions solo pochi mesi fa? Perché accettare di giocare nella Juve, invece di andare a giocare nelle migliori squadre dei migliori campionati del mondo (Barcellona, Real, Chelsea, Manchester)?
Non si capisce. E soprattutto, nessuno porta a supporto di simili ipotesi uno straccio di indizio.

Da tutto questo possiamo tranquillamente ipotizzare che, per l'ennesima volta, qualcuno sta tirando fuori improbabili campagne acquisti stellari per rabbonire la piazza.
Del resto, la società Newventus ha come cifra del proprio essere l'inganno. Essendo nata da un inganno (Calciopoli), ed essendosi affermata su un altro inganno (il mancato ricorso al Tar), viene abbastanza normale credere che si voglia continuare sulla stessa falsa riga.
Ma gli inganni non durano mai in eterno, lo dice la storia.

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venerdì 26 febbraio 2010

I migliori del mondo


Ringraziamo Andrea Della Valle per la sua appassionata difesa della Fiorentina, di Firenze e dell'area urbana limitrofa: non proprio un capolavoro di sincerità, ma in certi casi non è poi il caso di andar troppo per il sottile.
Nella sua ricusazione pubblica di Roberto Rosetti, aka L'Arbitro Più Bravo Del Mondo, Andreino rammenta il brutto passato del torinese con i viola: evidente il riferimento a quella partita con la Lazio del campionato 2004/2005 in cui Rosetti non vide il fallo di mano di Zauri, condannando la Forentina a giocarsi la salvezza all'ultima giornata. Si scorda però che nell'intercettazione tra Bergamo e Mazzini susseguente alla partita, Bergamo rivelò che l'arbitro di Torino l'anno prima fu "decisivo per il passaggio". Dei viola in A, nello spareggio dell'anno precedente contro il Perugia, hanno inteso i più. Insomma, ricordi brutti e ricordi belli. Ma non è il punto.
Il punto è che Della Valle ricorda che la Roma ha ricusato Rosetti e non lo vede più da 4 mesi, e i viola vorrebbero lo stesso. Anche qui crolla un caposaldo di Calciopoli.
Ma come? La Juve è stata accusata di aver ricusato Collina, e siccome questi era l'arbitro migliore del mondo, il motivo non poteva che essere la fraudolenta volontà di non avere arbitraggi imparziali.
Oggi ben due squadre ricusano l'arbitro che ha arbitrato la finale degli Europei, ritenuto il migliore al mondo da molti addetti ai lavori, ed è normale? E' normale non fidarsi dell'arbitro migliore al mondo?
Se lo è per Fiorentina e Roma, lo era anche per la Juve, che con Collina vantava un precedente come la piscina di Perugia. Lo stesso Collina che abbiamo poi scoperto chiaccherare amabilmente con Meani.
Anche l'arbitro migliore al mondo può essere infido, fidatevi.
Un altro argomento in meno per l'accusa di Calciopoli.

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giovedì 25 febbraio 2010

Interistavero

Lo svergognato di Setubal

Poteva mancare Calciopoli nelle recite settimanali di Mourinho? Chiaramente no, ieri lo SpaccOne di Setubal Calciopoli l'ha chiamata in causa: verosimilmente imbeccato dall'ufficio stampa, ha detto che lui per quello scandalo ha provato vergogna, s'è vergognato di guadagnare i soldi col calcio.

Qualche giornalista coraggioso gli ha già risposto ricordando lo scandalo dei "Fischietti d'oro" che, guarda caso, ha riguardato il Porto proprio l'anno in cui l'allenatore era Mourinho; quanto a noi, su quello scandalo eravamo già intervenuti, la vergognosa uscita dello spaccone ci consente ora di aggiungere qualche osservazione.

Data la precisione e la sofisticatezza delle recite di Mourinho, e visto che lui da sempre è maniaco dei dettagli dentro e fuori dal campo, non è pensabile che lui dei fischietti d'oro non abbia memoria; dobbiamo dedurre che di quello scandalo non se n'è vergognato, e non si vergogna. Ci auguriamo solo che non arrivi a vantarsi; vista la caratura del personaggio ne sarebbe anche capace.

In Portogallo la giustizia sportiva s'è mossa dopo che la giustizia ordinaria aveva ultimato le sue indagini, trovando testimoni e pistole fumanti (soldi e donne), e formulando le sue richieste di condanna. Forse i suoi collaboratori si sono dimenticati di dirglielo, ma in Italia le cose sono andate diversamente. Provi lo spaccone a farsi spiegare meglio la questione da Oriali; lui, dirigente e pregiudicato, è oltretutto esperto di come si possa trattare con la giustizia sportiva e poi patteggiare in Tribunale, riconoscendosi colpevole e finendo come premio in panchina.

La storia di Calciopoli è ancora lontana dalla conclusione, e quando sarà scritta la parola fine si vedrà più chiaramente chi deve vergognarsi e chi no. Quanto allo spaccone di Setubal, invece, lui va di corsa, magari pensa già al prossimo ingaggio multi milionario e non gliene frega di restare svergognato per quello che dice; verrebbe da dire, anzi, che più sbarella nelle sue recite e più l'ingaggio sarà milionario.

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sabato 20 febbraio 2010

Manette per chi?


Nella foto, Mourinho fa il gesto delle "manette" dopo l'espulsione di Samuel (a cui seguirà quella di Cordoba) durante la sfida con la Sampdoria.
Con chi ce l'ha lo Specialone? Pensiamo che a Palazzi spetti il compito di porre questa domanda all'allenatore dell'Inter.
C'è ancora del malaffare nel calcio, anche dopo Calciopoli?
E chi sarebbero questi malfattori?
Per chi lavorano, e perché danneggiano proprio l'Inter?
Vogliamo risposte!

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La Caporetto dei giornali


Continua la crisi nera della carta stampata.
Sono stati infatti divulgati i dati relativi alle vendite dei giornali nel mese di Gennaio, dai quali si evince un netto calo, fino ad un picco negativo del -19,9% delle copie vendute rispetto alle vendite del 2009. Per la verità, non tutti i giornali perdono copie allo stesso modo; i più colpiti appaiono, appunto, il Sole 24 Ore (-19,9%), ma anche il Corriere della Sera (-19,1%) e la Gazzetta dello Sport (-7,3%). Un vero e proprio disastro, soprattutto se si considera che i dati sulla base dei quali vengono calcolate le percentuali sono riferiti al 2009, che è stato anch'esso un anno sanguinoso per le vendite.
Ciò che lascia stupiti è però il commento del gruppo RCS (Corriere e Gazzetta): il calo sarebbe compensato dall'aumento del prezzo del Corriere, e comunque è dovuto anche alla diminuzione delle copie distribuite gratuitamente.
Nessuna autocritica dunque, la colpa è evidentemente dei lettori che sono degli asini incalliti e non hanno voglia di leggere (e di pagare), le redazioni sono ritenute esenti, supponiamo, dalle partigianerie che distruggono l'autorevolezza dei giornali stessi e tolgono ai lettori la voglia di leggere.
Noi, ovviamente, non siamo d'accordo. Innanzitutto diciamo che dal nostro piccolo osservatorio sembrerebbe che la voglia dei cittadini di informarsi non manchi, infatti i nostri lettori sono in costante ed esponenziale crescita da due anni, e per di più solo grazie al semplice e umile passaparola, visto che il nostro sito non ha solidi gruppi finanziari e industriali alle spalle, e vive del lavoro gratuito e delle piccole donazioni dei suoi redattori.
Il problema del gruppo RCS sta, secondo noi e senza offesa, nella scarsa qualità del prodotto offerto, spesso troppo funzionale agli interessi degli azionisti (anche se, bisogna dirlo, Ferruccio De Bortoli si è dimostrato migliore rispetto al suo predecessore Paolo Mieli). Di questa scarsa qualità i lettori si sono accorti, e quindi attuano lo sciopero delle edicole, indipendentemente dall'aumento del prezzo di venti centesimi.
Ecco, per esempio, si provi a ragionare sulle pagine sportive del Corriere, e sul loro appiattimento sulle posizioni milanesi (mentre il Corriere dovrebbe essere il giornale di tutti gli italiani, almeno nelle intenzioni), e interiste in particolare. Se qualche giornalista del prestigioso giornale legge queste nostre umili righe e non crede alle cose che scriviamo lo invitiamo a rileggere l'intervista concessaci dal loro prestigioso collaboratore, Piero Ostellino. Le parole di critica contro l'uso strumentale delle intercettazioni e sul clima, creato ad arte, da rivoluzione culturale maoista sono rivolte anche al giornale per il quale scrive.
Così almeno ci è parso di capire.

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venerdì 19 febbraio 2010

Intercettazioni, prove e sentenze


Se ci voleva la prova tv adesso l'abbiamo avuta: il direttore del TG 1, davanti a otto-nove milioni di telespettatori, ha detto che le intercettazioni non sono prove e che spesso gli intercettati vengono scagionati nei processi, ma intanto sono smerdati sui giornali.

Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.

La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.

La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).

La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.

L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".

Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.

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lunedì 15 febbraio 2010

Ancora Moggiopoli?

sabato 13 febbraio 2010

Ah beh, se lo dice Laporta...


Un'altra tappa della nostra indagine sull'evoluzione della forma mentis interista-buonista-politicamente-correttissima dall'era Moggi ai giorni nostri. Oggi per voi "Come uno strumento di estorsione mafiosa diventa ad un tratto un'opinione più che legittima".
I diritti tv. Fino a ieri, il modello individuale era una sordida imposizione di Milan e Juve, che ricattavano le società minori, privandole del giusto riconoscimento economico, distribuendo selettivamente prebende attraverso i contratti Mediaset i primi, e il favore degli arbitri, quei mafiosi della Juve. Altro che Inghilterra, dove c'è il modello collettivo.
A parte il fatto che a sopravvivere grazie ai contratti individuali sono state soprattutto Inter e Roma, altrimenti conciate da sbatter via, l'argomento, che non era un'opinione discutibile ma l'indiscussa verità, non teneva conto della struttura del tifo inglese, così diversa da quella spagnola e italiana, assai più, anche se storicamente è un colmo, campanilista.
Degli scorsi giorni è l'uscita di Laporta sui diritti tv in Spagna. Il Barca, squadra bella onesta bailada bonita terzomondista amica dei bambini dei panda e dei profughi, non ci pensa neanche ad abbandonare il modello individuale. "Il nostro mercato interno è la metà di quello inglese" si traduce con "se lo lasciamo Real e Barca vedono la Champions con il binocolo, altrochè doble e triple". Opinione legittima. La struttura del tifo spagnolo è più simile a quella italiana, infatti. Ma Real e Barca non sono un duopolio mafioso, per nessuno.

Il sorteggio integrale degli arbitri, parte seconda. La Lega lo ripropone. Prima era la via luminosa alla verità divina. E Milan e Juve lo osteggiavano per poter controllare bla bla bla.
Ora la risolutissima opposizione arriva da Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, squadra dalla maglia a strisce nerassurre che qualche favoruccio arbitrale nell'ultimo quadriennio l'ha pur avuto con certa frequenza. Avete sentito qualcuno che protestasse contro un sistema Inter che impedisce il progresso buono e giusto? No, oggi è una legittima opinione.

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giovedì 11 febbraio 2010

Moggi vs. Auricchio

mercoledì 10 febbraio 2010

Le regole sono fatte per...


... essere in qualche misura aggirate. Si sa come vanno queste cose.
Ruggero Palombo, 3 febbraio 2010, Radio Radio.

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martedì 9 febbraio 2010

Leggende mediatiche

Quanti soloni gridano che adesso, dopo la cernita di Calciopoli, gli arbitri sono al di sopra di ogni sospetto. Ed invece ad ogni errore si assiste al solito squallido teatrino, alle solite accuse, nemmeno tanto velate, di favorire questa o quella squadra.
Ma adesso molti presidenti hanno sfoderato l'arma finale: il sorteggio integrale degli arbitri. Come se il sorteggio integrale "purificasse" gli arbitri da un'eventuale sudditanza, li mondasse da ogni sospetto.
"Con il sorteggio integrale vinse il Verona", si è sentito su Sky Sport 24, affermazione che oltre ad essere un falso clamoroso, come già documentato su ju29ro.com, è ingenerosa verso una squadra fortissima. Quel Verona si era classificato al sesto ed al quarto posto nei due anni precedenti (82/83 e 83/84), quando le avversarie erano il Napoli di Maradona, la Juve di Platini, e l'Udinese di Zico, aveva tra le sue fila gente come Fanna, Galderisi, Di Gennaro, e soprattutto Briegel e Elkjaer che disputarono un campionato d'eccellenza. Il merito maggiore va però ascritto senza dubbio a Bagnoli, l'allenatore di quella squadra.
Purtroppo, pensiamo che ci sia un subdolo sottinteso nella richiesta dei presidenti: vogliono far credere ai propri tifosi che con il sorteggio integrale si spalanca la strada verso l'agognata e meritata (?) vittoria.

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domenica 7 febbraio 2010

Commissione d'inchiesta?

Una volta si diceva: "Se vuoi insabbiare un caso scottante, fai una bella commissione parlamentare d'inchiesta". Naturalmente noi non la pensiamo così, e appoggiamo la proposta del parlamentare democratico Beltrandi, formulata nel corso della trasmissione "La Juve è sempre la Juve".
Ecco come il parlamentare giustifica la sua proposta: "Su una vicenda di questo rilievo, anche la politica, non sovrapponendosi ai processi, deve chiarire cosa è successo". Perfettamente d'accordo, senza sovrapporsi al processo in corso, bisogna rendersi conto che vi sono troppi punti oscuri e incomprensibili, a partire dal motivo per cui il Governo allora in carica scelse Guido Rossi come commissario, per finire sulle reali motivazioni della folle rinuncia al Tar da parte di quel simulacro di Juventus presieduta da Cobolli Gigli.
Troppi misteri, troppi comportamenti che, sebbene non siano penalmente rilevanti, sono da considerare non cristallini.
Ecco perché appoggiamo la proposta di Beltrandi. Bisogna fare piena luce. E forse, vista la polemica in corso tra il Governo attuale e la Fiat, "qualcuno" avrà anche poca forza per intervenire e fare pressioni.
Noi juventiniveri, se la commissione vedrà la luce, ci faremo sentire, eccome se ci faremo sentire. Potete giurarci!

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Finiamola qui!


Facciamo così: finiamola qui.
Anzi... Finiamola tre anni e mezzo fa.
Non ne possiamo più di vedere la Juventus presa a stracci in ogni parte d'Italia.
"Ridateci la Juventus", recitano i forum bianconeri.
Illusi. Anche noi ci eravamo illusi tre anni fa che, scontate pene mai commesse, si potesse tornare, magari piano piano, magari in cinque anni (il fantomatico projettò di monsieur Baguette) ad un livello di eccellenza, se non vincente. Ma sarebbe stato un miracolo, con questi personaggi che dirigono la squadra più amata dagli Italiani. E i miracoli non esistono. Esistono solo la voglia di lavorare, la passione, la competenza, la professionalità, la personalità e la voglia di vincere.
Tutte qualità che mancano vistosamente ai proprietari e ai dirigenti della Juventus.
E allora?
E allora finiamola qui. Facciamo così: voi ci ridate i due scudetti sottratti tre anni fa, e noi togliamo il disturbo.
Chiudiamo. Come ha sempre desiderato mezza Italia antijuventina.
Riponiamo le bandiere, i gagliardetti nel cassetto, con il 29 bello in vista, e non ci pensiamo più. Cancelliamo questi ultimi, umilianti tre anni, e conserviamo il ricordo di una cosa bella che però non esiste più. Vivremo tutti più felici.

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venerdì 5 febbraio 2010

Baldini e il ribaltone

mercoledì 3 febbraio 2010

Azionariato popolare a Roma?


E' di oggi un articolo del Sole 24 Ore che illustra (in modo un po' confusionario, a dire il vero) un presunto progetto di azionariato popolare per la AS Roma in forte crisi finanziaria.
Pare che degli studi professionali stiano selezionando 83 (come gli anni della società) tifosi Vip disposti ad entrare nella compagine azionaria. Questi azionisti, non si sa bene come, sarebbero una specie di testa di ponte in attesa delle sottoscrizioni dei tifosi. Quegli stessi tifosi che, fino a qualche mese fa, invitavano rumorosamente, con massiccio (e non sanzionato) utilizzo di bombe carta, la Sensi ad andarsene e adesso dovrebbero mettere dei soldi per consentirle di pagare i debiti e prendersi lo "stipendio" di più di un milione all'anno.
Non pare chiarissimo come la cosa si coniughi con gli interessi della famiglia Sensi, con quelli del creditore Unicredit e con le ambizioni dell'imprenditore Angelini, che vorrebbe rilevare la società.
La famiglia Sensi darà mai il proprio nulla osta ad un eventuale aumento di capitale per far entrare gli ingombranti 83 tifosi Vip?
Oppure questi devono acquistare le azioni sul mercato e fare successivamente pressione sui Sensi per arrivare a quell'aumento di capitale che, sottoscritto dai tifosi, trasformerebbe la Roma in una public company? Insomma, grazie al loro potere porrebbero in essere l'eterna regola italiana per la quale "le azioni si pesano e non si contano"?
Ci auguriamo che non sia così.
Anche perché tra i tifosi Vip in questione l'occhio ci è caduto su un tifoso veramente particolare. Non un industriale, un cantante o un ricchissimo ex dirigente aziendale in pensione, ma un politico.
Ma mica un peone del Parlamento. Si tratta di un nome eccellentissimo. Ex Presidente del Consiglio, ed ex Ministro degli Esteri, nonché leader maximo di uno dei partiti numericamente più importanti in Parlamento. Sì, proprio quel Massimo D'Alema eccellentissimo Ministro del Governo in carica all'epoca di Farsopoli. Governo che, ricorderete, scelse come Commissario della Figc quel Guido Rossi in palese conflitto d'interesse visti i suoi trascorsi interisti.
Caro D'Alema, usi il potere conferitole dal popolo che l'ha votata per cercare di risolvere i problemi degli italiani. Non si occupi di calcio, e non prenda le parti di una squadra, magari a discapito di altri.
E' molto meglio, si fidi.

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martedì 2 febbraio 2010

I poeti e gli industriali


Clamorosa protesta di Casapound contro la Fiat. Un po' in tutta Italia sono stati esposti striscioni contro la casa automobilistica, che vivrebbe solo "di aiuti pubblici e, nonostante ciò, ha tradito il nostro Paese e la nostra gente, licenziando e chiudendo le fabbriche per produrre all’estero."
Non c'è che dire, una bella botta all'immagine della casa automobilistica. Hai voglia a studiare campagne pubblicitarie glamourfashiontrendy. Le lapate lasciano il tempo che trovano, e il controllo incrociato di giornali e tv conta poco se il "sentimento popolare" è questo.
Eh già, il sentimento popolare. Proprio quello che ha condannato la Juventus, e che la Fiat ha accettato benevolmente (parola dell'allora manager Fiat Luca De Meo) perché faceva simpatia e si sarebbero vendute più macchine. Smile! Ora sorridete nei vostri consigli d'amministrazione: chi di sentimento popolare ferisce, di sentimento popolare perisce.
Provate a spiegare che in Polonia 9000 operai producono quanto in Italia producono quasi 30000 persone. Provate a spiegare che è solo una questione di break even point, e che queste sono le fredde regole di mercato usate in tutto il mondo da tutte le multinazionali. Vi hanno dato dei parassiti e dei traditori, e il popolo ha bisogno di un capro espiatorio!
Regole belluine? Certo che sì. Ma proprio voi avete accettato queste regole, non difendendo la Juventus da accuse infamanti e assolutamente false. Forse lo avete fatto per convenienza. Ma ora avete imparato una regola che nei vostri master di cartone di Harvard non vi hanno insegnato: chi cavalca il sentimento popolare presto o tardi ne viene cavalcato. Lo dice la storia.
Ora, mentre studiate una campagna per porre una pezza al danno d'immagine, sorridete. Smile per tutti voi.
E non provate ad immaginare il sorriso sadico dei tifosi juventini mentre leggono gli striscioni: potrebbe venirvi un colpo!

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sabato 30 gennaio 2010

Cucù, la Mafia non c'è più

Ai tempi in cui si parlò di un approccio della Juventus della Triade nei confronti del giocatore del Bayern Sagnol le polemiche furono roventi. Addirittura il Presidente della società bavarese, l'ex interista Rummenigge, dichiarò al giornale scandalistico tedesco Bild che: "Non sono gentiluomini, questa è mafia".
Ovviamente i mafiosi erano i vecchi amministratori juventini.
Nonostante le pesanti accuse la cosa finì lì, in realtà non vi era alcuna prova di un comportamento scorretto della Juventus ma, nonostante questo, i giornali furono ben lieti di rilanciare l'accusa e di creare polemica. Del resto il sentimento popolare si crea anche così. Calunnia, calunnia qualcosa rimarrà.
Ora, invece, ad essere sotto accusa per comportamenti scorretti ai danni della Lazio è l'Inter. Pare che i contatti con Pandev siano cominciati in periodi non permessi dalle normative. Va ricordato che, sebbene tutti siano innocenti fino all'ultimo grado di giudizio, questa inchiesta non si basi su sensazioni e su dicerie anonime: lo stesso commissario tecnico della Macedonia ha dichiarato pubblicamente che i contatti illegali ci furono.
Nonostante tutto questo, nessuno in questo caso lancia accuse sanguinose o offensive.
Ora la Mafia nel calcio non c'è più. Ora non c'è un sentimento popolare da rinfocolare.
Gli articoli di giornale sono uguali per tutti, ma per alcuni sono ancora più uguali che per gli altri.

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giovedì 28 gennaio 2010

Una nuova Inter per Mancini

Dopo 34 anni senza vittorie per il Manchester City, aspettavano tutti Mancini il Salvatore che aveva promesso di "fare" la storia del Club andando a vincere almeno la Carling Cup. Dopo aver vinto l'andata in casa 2 a 1, il Ciuffo d'Inghilterra si è sentito di sbilanciarsi promettendo fuoco e fiamme ai tifosi della seconda squadra di Manchester (Toh, un'altra seconda).
E invece, a tempo scaduto, il signor Rooney ha decretato l'eliminazione dalla competizione del promettente neo-allenatore segnando il 3 a 1 definitivo. Dopo essersi accaparrato l'appellativo di Mister Coppa Italia in patria, l'ex-tecnico nerazzurro avrà il suo bel da fare prima di diventare Mr. Carling Cup, di certo prima vincere e poi parlare non è mai stata una sua caratteristica, nemmeno quando anticipò che Moggi avrebbe dovuto rispondere nelle sedi competenti prima ancora che Calciopoli scoppiasse.
Chissà se i tavolini montati e vinti in Italia hanno ingannato gli inglesi, comunque il Mancio al di là della Manica è solo soletto in un luogo dove per vincere bisogna vincere, e non parlare o ascoltare. Prima lo capisce, prima si adatta, almeno non ritorna!

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Era meglio anche per l'Inter!

Per la fortunata serie "La Nemesi", ecco l'ennesima divertente puntata che mostra che quando stavano peggio (l'Inter, i cirigenti e tutti i proci del mondo) si stava decisamente meglio. I sassi lanciati dai nemici si rivelano infatti, per l'ennesima volta, portentosi boomerang.
Con attenzione, abbiamo dato un'occhiata alla più recente ricerca di mercato della tedesca Sport + Markt sulla riconoscibilità dei marchi all'interno del calcio. Una ricerca che intende misurare la popolarità dei brand all'interno del mondo del pallone, per verificare l'efficacia degli strumenti e dei canali utilizzati per promuovere il proprio marchio. La ricerca ha riguardato i cinque maggiori paesi europei, tenendo conto solamente di quei marchi che fossero riconosciuti nella maggioranza di questi paesi. Potete leggere i risultati come sempre nella nostra attenta rubrica News Week.
Ma veniamo alle cose divertenti. La stessa ricerca era stata fatta cinque anni fa. Era pre-Calciopoli.
Ai tempi, il main sponsor dell'Inter, Pirelli, che troviamo anche oggi sulla maglietta dei nerazzurri, si piazzava al dodicesimo posto. Oggi è uscito dalla classifica. Ma come? L'Inter, cinque anni fa, arrivava terza in campionato, lontana lontana dalla vetta ed era un buon veicolo pubblicitario e oggi che stravince i campionati il suo potenziale è tragicamente diminuito? E com'è possibile?
In Europa in fondo va allo stesso modo. Male, grazie.
Ma in Italia tutto è cambiato in meglio. E allora?
E allora la Serie A Tim, parliamoci chiaro, non interessa più a nessuno, nessuno la guarda, nessuno pensa sia importante. Mentre cinque anni fa stava nei pensieri di tutti, e anche la squadra che arrivava terza e in Europa falliva regolarmente, non riuscendo a battere neanche la più scarsa delle spagnole o delle inglesi, aveva un ottimo potenziale pubblicitario. Cinque anni fa la Serie A aveva credibilità, autorevolezza, valori sportivi riconosciuti in Europa, oggi il nulla.
Insomma, lo dice anche questa ricerca: prima c'era un campionato vero, oggi un torneo aziendale.

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mercoledì 27 gennaio 2010

Dite a Moggi che....

Moggi è una brava persona. Alle volte può apparire cinico, alle volte può apparire machiavellico, e altre volte ancora appare ingenuo. Sì, avete capito bene, abbiamo detto ingenuo.
Naturalmente quando parla da Direttore sportivo è tutt'altro che un ingenuo. Ha un intuito formidabile, e si accorge dei movimenti tellurici, anche minimi, del mondo del calcio.
Per esempio, ieri nel programma di Chiambretti ha difeso l'Inter e Mourinho dicendo che anche lui combatteva contro i poteri forti. Per poteri forti, naturalmente, si intende il potere politico del Milan di Galliani e Berlusconi.
Certo, è vero che la sua Juventus combatteva contro il Milan che ha senza dubbio un enorme potere sia mediatico che politico. Però è anche vero che la Juventus con quel Milan ha avuto in dialogo costruttivo. Poi, non dimentichiamolo, non risulta che il Milan abbia avuto a che fare con i pedinatori e i telefonisti che hanno contribuito a sbattere la Juventus in serie B, anzi, sebbene in misura minore, anche esso è stato coinvolto in quel pasticciaccio brutto di Farsopoli.
Sull'Inter, invece, non ci sentiamo di mettere la mano sul fuoco. E forse anche il collegio difensivo di Moggi la mano sul fuoco non la mette, infatti hanno richiesto la testimonianza di Moratti, Tronchetti e Tavaroli al processo napoletano. Chissà perché?
Certo, ci rendiamo conto che l'idea del Direttore (con la D maiuscola) sia quella di provare ad allargare la crepa formatasi tra Inter e Milan. Un modo di ragionare da perfetto politico dello sport. Peccato che Moggi non sia più il Direttore della Juventus. Purtroppo è un imputato per associazione a delinquere. Accuse risibili direte voi, ma di fronte ai Tribunali non si scherza. E di certo non si può sperare che Moratti, Tronchetti e Tavaroli, quando testimonieranno, scagionino Moggi grazie al suo intervento al Chiambretti Night. I signori interisti hanno tutto l'interesse che Moggi sia condannato, pena lo svilimento di questi anni di vittorie o presunte tali.
Dunque, diciamo a Moggi, con tutto l'affetto e la gratitudine che merita, di evitare dichiarazioni autolesioniste a favore di chi ha probabilmente un'ampia responsabilità nelle sue sfortune (lui stesso lo ha dichiarato in innumerevoli circostanze).
Caro Direttore, lei lo sa meglio di noi, chi tace campa cent'anni.

Drago di Cheb

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lunedì 25 gennaio 2010

Prima e dopo Calciopoli


Prima di Calciopoli Moratti si lamentava perché non gli facevano vincere gli scudetti nelle ultime giornate del girone di ritorno.
Poi arrivarono lo scudetto a tavolino festeggiato con la colf filippina, ed altri titoli senza lamentele da parte sua: le lamentele altrui venivano zittite al grido di "se sbagliano (in suo favore ), ora lo fanno in buona fede".
Ieri si è lamentato che non gli fanno vincere lo scudetto alla fine del girone di andata.
Le seghe della falegnameria di Corso Vittorio Emanuele (ex Via Durini) hanno ripreso l'attività a pieno regime.

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giovedì 21 gennaio 2010

Giraudo il profeta

Sette, il settimanale del Corsera, dedica oggi un'intervista di quattro pagine a Fabio Caressa. Lo spessore delle risposte è, come immaginerete, forse più degno di un Cioè o di un Tv Sorrisi e Canzoni, una serie di amenità del genere di quelle che si sentono dal barbiere.
Un esempio? La Roma ha un brand sottovalutato perché la Capitale è Caput Mundi. Strano che il brand più forte del mondo, quello del Man U, sia espressione di una città che, senza il calcio, il 99% della popolazione mondiale non conoscerebbe. Amenità, cose dette così, per riempire 4 pagine.
Poi, puntuale, arriva la domanda su Calciopoli. E Caressa dice che non era Moggi il dominatore, bensì Giraudo. E perché? Perché, dice, una volta chiamò Tom Mockridge, AD di Sky Italia, per chiedergli di togliere lui e Bergomi dalle partite della Juve. Mockridge, secondo Caressa, rispose che, siccome era Sky a pagare la Juve, al massimo sceglievano loro il nostro allenatore, e non viceversa.
Risposta talmente demenziale che avremmo qualche dubbio non provenga direttamente da Caressa, anziché dal più scaltro Mockridge, che sa cosa significa un contratto: che quello che si compra viene retribuito il giusto ammontare di denaro, secondo ambo le parti.
Cosa vogliamo dire? In tantissimi ci avete scritto perché si facesse pressione sulla Newventus per chiedere ufficialmente a Sky che la smettesse di abbinare alla Juve Caressa e Bergomi, ritenuti faziosi antijuventini.
Giraudo lo aveva già fatto. E cosa dimostra questo?
Per Caressa, che si voleva mettere il bagaglio alla stampa libera (cioè lui: quanti giornalisti hanno come concezione di stampa libera il proprio tornaconto personale?) per mascherare le magagne di Calciopoli.
Per noi, che continuiamo a sorbirci le loro telecronache, che probabilmente si volevano delle telecronache veramente imparziali.
Insomma, ancora una volta un personaggio che pretende che il teorema Calciopoli si dimostri attraverso una tautologia.
Noi, invece, ci affidiamo all'infallibile senno di poi.

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martedì 19 gennaio 2010

La parola fatata (che ora vi dirò)

Che non è Oba ba luba, la parola fatata era "Guardiamo avanti"!
Quante volte i tifosi bianconeri l'hanno sentita?

Dapprima associata al finto scandalo di Calciopoli, successivamente usata per tornare in serie A, e soprattutto ripetuta appena approdati nuovamente nella massima serie. Usata subito dopo i proclami e le disastrose sessioni di mercato da Alessio Secco, usata fino alla nausea dal traghettatore Cobolli Gigli, ripetuta con la variabile della erre moscia da Jean Claude "Tricarico" Blanc, tra un sorriso e l'altro.
"Guardiamo avanti", ripresa da ogni addetto ai lavori, da giornalisti accasati e da presentatori periferici in cerca di un contratto migliore, da qualche giocatore miracolato che tirava acqua al proprio mulino, dai rappresentanti della Federazione e della Lega, talmente sdoganata da imperversare finanche sui forum bianconeri, ad uso e consumo di utenti convinti e convincenti. "Guardiamo avanti", pronunciata anche dalla bocca di Bettega, che ha fatto appena in tempo a rimangiarsi la parola "progetto", mentre l'altra forse gli è scappata.

E' sparita anche la parola fatata, abusata, oramai inflazionata e divenuta un tormentone fino alla presa in giro. Dopo aver terminato la Juventus, avete finito anche le parole, le avete bruciate tutte: lavoro, gruppo, squadra, unità, impegno, campo e così via. Son tre anni che NOI guardiamo avanti, sarebbe ora cominciaste anche voi. Noi guardiamo voi invece, e continueremo a farlo fino a quando vi allontanerete a testa bassa e chiedendo scusa. Non basterebbe, ma almeno ci darebbe speranza.

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giovedì 14 gennaio 2010

Juve delenda est!

Pare che il senatore romano Catone, ambasciatore a Cartagine nel 153 a.c., ogni volta che pronunciava un suo discorso in Senato, qualunque fosse l'argomento trattato, concludeva il suo intervento pronunciando una frase passata alla storia: “ceterum censeo Carthaginem esse delendam”, ovvero “del resto penso che sia necessario distruggere Cartagine”.
L'aneddoto è adattabile a molti giornalisti sportivi italiani, qualunque sia l'argomento affrontato trovano sempre il modo di affermare: "del resto la Juve ha fatto quello che ha fatto". Solo negli ultimi giorni abbiamo letto numerosi articoli che dipingevano la Juve "come il nulla", o "come il male assoluto", o "truffatrice perché invece di finire in C è stata spedita in B".
Ci sono cori razzisti negli stadi? "E ma la Juve ha fatto quel che ha fatto". Gli arbitri sbagliano tutto lo sbagliabile: "E ma del resto la Juve, etc...". Forse al pari di Catone, che alla fine vide realizzarsi il suo sogno, molti giornalisti sportivi vorrebbero vedere realizzato il loro, di sogno: "Juventus delenda est!".

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domenica 10 gennaio 2010

Una nuova combriccola?

Nei forum juventini impazza un'ipotesi suggestiva: nel calcio esiste forse una combriccola di arbitri che favorisce l'Inter? Tutto parte dall'analisi delle prestazioni di Gervasoni.
Nella stagione 2007/2008 fu l'arbitro che condannò il Parma alla serie B concedendo l'assurdo rigore di Couto contro l'Inter. Gervasoni è nuovamente nell'occhio del ciclone perché ha ammonito Donati ed espulso Almiron nella partita di oggi contro la Fiorentina. Il punto pare sia questo: il Bari la prossima giornata incontrerà l'Inter, e i due giocatori del Bari saranno squalificati.
Altri ingredienti utilizzati dai tifosi sono il mancato rigore per il mani di Quaresma contro il Chievo, e la punizione inesistente che ha consentito il pareggio all'Inter ieri contro il Siena.
Bene, come potete vedere per i tifosi è tutto semplice: Gervasoni farebbe parte di una combriccola che si diletta nel concedere rigori inesistenti e nelle ammonizioni preventive pro Inter. Naturalmente questo arbitro sarebbe coadiuvato da un numero di colleghi ascari che favoriscono l'Inter nel momento del bisogno.

E' del tutto evidente che una teoria del genere è infondata e calunniosa. Il povero Gervasoni è stato vittima di una serie di circostanze sfortunate che lo pongono nell'occhio del ciclone. Stesso discorso per gli altri arbitri vittime di errori pro Inter.
Il problema è però un altro. Un'altra squadra, sulla base di simili ragionamenti deliranti, è stata spedita in B, si è vista togliere due scudetti e distruggere la rosa. Per non parlare dei suoi dirigenti, attualmente alla sbarra in un processo in quel di Napoli.
Curioso ora che ad essere accusata di ottenere favori a ripetizione sia la squadra maggior beneficiaria della distruzione della società di cui dicevamo prima.
Questa è l'Italia: un paese profondamente immaturo.
Se avete dubbi, attendete le prossime dichiarazioni di qualche interista su Calciopoli, ovviamente dirà che la Juve barava. Tutto questo senza pensare che al bar dello sport ora gli imputati sono loro.

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Chiacchiere da pub

Schifato dal rigore osceno concesso alla Roma (Toni è tornato e si vede: le piscine sono riaperte), e poi sbagliato da Pizarro, ho cambiato canale decidendo di seguire l'ultima mezz'ora di Birmingham City-Manchester United. Sul risultato di 1-1, il direttore di gara assegna un recupero di 6 minuti che suscita il mugugno del pubblico locale, e il telecronista di Sky Nicola Roggero precisa: "Sinceramente non si capisce il perché di un simile recupero, non ci sono stati fattori particolari per giustificarlo. E la regìa inglese inquadra Ferguson, accusato di influenzare gli arbitri e i recuperi in base alla necessità della sua squadra a tal punto che sui giornali britannici sono usciti foto-montaggi di Ferguson e dell'addetto alla segnalazione del recupero con lavagnetta alzata e la scritta "Match ends when ManU. scores" invece del numero dei minuti...".
Per la cronaca il Manchester United, in 10 contro 11 per l'espulsione di Darren Fletcher, avrebbe volentieri fatto a meno di un simile recupero, visti i rischi corsi dal portiere Kuszczak.
Quella dei minuti di recupero dilatati o ristretti a seconda delle necessità fu un cavallo di battaglia (uno dei tanti, peraltro ingiustificato) degli antijuventini che si appigliavano a qualsiasi stupida scusa per gettare fango sulla Juventus e fomentare il cosiddetto sentimento popolare.
Chissà se Sir Alex è a conoscenza di queste cose, anche se dubitiamo fortemente che in una Nazione seria come l'Inghilterra possa scoppiare uno scandalo come Farsopoli sulla base di chiacchiere da pub e spazzatura da tabloid.

Clau71

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martedì 5 gennaio 2010

Cosa insegna la vittoria di Briatore

Contrariamente a quello che è successo con la Juve e i suoi dirigenti, Flavio Briatore ha intentato causa civile contro la squalifica inflittagli dalla FIA, e il Tribunale di Parigi gli ha dato oggi ragione: Briatore è stato riabilitato, e la sentenza annullata perché irregolare.

Sarà interessante vedere adesso gli esercizi di equilibrismo dei super-esperti di giustizia sportiva, quelli che hanno sempre detto che lo sport ha le sue leggi e la sua giustizia, e chi è condannato deve accettarle, punto e basta. Notiamo intanto, dalle prime agenzie, che la difesa di Briatore ha chiamato in causa il personale desiderio di rivincita di Mosley che avrebbe condizionato lo svolgimento del processo, alterato le procedure d'indagine in sfregio alle leggi, indirizzato l'esito finale (chissà se a qualche esimio professore a Milano e Roma saranno fischiate le orecchie).

Adesso in tanti diranno che Calciopoli era un'altra cosa, e che non si possono fare confronti. Non intendiamo farli neppure noi, ma c'è un'indicazione comunque difficile da negare: la pretesa del mondo dello sport di far tutto a modo proprio in nome della specificità (ivi compresi processi che possono comportare danni per centinaia di milioni) è assurda, la sentenza di oggi mostra che questa pretesa non sta né in cielo né in terra, non c'è Mosley o Guido Rossi che tenga.

Briatore ha esercitato i suoi diritti rivolgendosi ad un Tribunale, allo stesso modo la Juve poteva e doveva rivolgersi al TAR; appare singolare come anche nel processo sportivo del 2006 ci fosse voglia di rivincita di qualcuno (anzi di tanti), si sono alterate le procedure d'indagine (Borrelli che va a Napoli da privato cittadino a ritirare il materiale), s'è agito in sfregio alle leggi (riduzione dei gradi di giudizio e giudici cambiati in corsa) e si è indirizzato l'esito finale, che è stato addirittura anticipato dalla Gazzetta, quasi a significare che stava bene ai suoi importanti proprietari (e il giudice Serio ha candidamente dichiarato che la commissione Sandulli aveva interpretato il sentimento popolare).

E non si tratta solo di accademia. Noi continuiamo a pensare che, se dal Tribunale di Napoli venissero fuori fatti nuovi, allora noi tifosi avremmo tutto il diritto di dire la nostra nei confronti della società e della Figc, rivolgendoci anche noi come Briatore, dovesse occorrere, ad un Tribunale.

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mercoledì 30 dicembre 2009

Bettega, il Corriere e noi


Il ritorno di Bettega potrebbe risultare indigesto al Corriere della Sera. Fino a quando a Torino dicevano peste e corna di Giraudo-Moggi-Bettega (a cominciare dal loro allontanamento del 2006, fino alla denuncia per infedeltà patrimoniale), per la redazione sportiva del Corsera Calciopoli era una goduria, bastava gettare in pasto ai lettori saccate di letame contro la Juve di Moggi e il redattore poteva immaginare di aver fatto contenti contemporaneamente due dei suoi più importanti "comproprietari" (Tronchetti Provera e John Elkann); il ritorno di un ex-appestato cambia le carte in tavola, dovrebbe sottintendere una situazione più ingarbugliata.
Verificheremo gli sviluppi, e intanto segnaliamo che ieri, accanto alla cronaca sulla conferenza stampa di Bobby Gol, è comparso un corsivo a firma Roberto De Ponti (fede granata e autore di un libro sul guerriero Materazzi, queste le referenze) in cui si stigmatizza il richiamo di Bettega ai campionati 2005 e 2006 "vinti sul campo". Il corrierista di turno sembra non avere dubbi: ci sono state le sentenze sportive e sono definitive, a Torino farebbero bene ad ammettere di aver sbagliato e di aver pagato, bisogna solo guardare avanti. Con il tono anche seccato di chi sembra dire: basta, non rompeteci più.
Al contrario del Corriere, noi pensiamo che Bettega abbia fatto bene a richiamare l'attenzione su quei campionati, abbia fatto bene a dire che non rinnega nulla del suo passato, abbia fatto bene a sottolineare che bisogna ancora aspettare per scrivere la parola fine sulla storia di Calciopoli. Queste, come sanno i nostri lettori, sono proprio le indicazioni che ci guidano nel lavoro di ricerca e informazione che portiamo avanti come Associazione e come Testata giornalistica: per questo noi diciamo che il ritorno di Bettega, verosimilmente indigesto per i collaboratori delle pagine sportive del Corriere, è per noi una piccola vittoria.
Non solo perché nei quadri dirigenziali c'è finalmente uno juventino dalla testa ai piedi (colpi di tacco compresi), ma anche perché quel ritorno può significare delle novità nei rapporti tra John Elkann e Andrea Agnelli; infine perché, da come si è presentato dando fastidio a De Ponti, Bettega sembra proprio uno che sullo scandalo del 2006 potrebbe aver ancora tanta voglia di "rompere".
Di sicuro questa voglia anima tutti noi nella prospettiva di un anno, il 2010, che sarà decisivo per le questioni ancora aperte di Calciopoli, a cominciare dalle sentenze su Moggi e la fantomatica cupola. Per questo continueremo a seguire con la dovuta attenzione il processo di Napoli, ed a fare contro-informazione rispetto ad un comportamento dei giornali che ha ormai superato ogni limite di decenza.
A cominciare proprio dal Corriere della Sera che il 15 dicembre, commentando la condanna di Giraudo, aveva avuto la spudoratezza di scrivere che in Udinese-Brescia l'arbitro Dattilo "tra ammonizioni di diffidati ed espulsioni decimò l'Udinese che la settimana successiva avrebbe ospitato la Juventus". Una volgare menzogna tra le tante con le quali al Corriere (e alla Gazzetta) fin dall'estate 2006 potevano pensare di far felici, come si diceva prima, non uno ma due padroni.
Prospettiva, questa, che ora potrebbe essere saltata: chissà che il ritorno di Bettega, con tutto quello che gli ha fatto da premessa e può fargli da contorno, non obblighi i redattori del gruppo RCS a pensarci due volte prima di scrivere i prossimi corsivi sulla Juve e su Calciopoli.

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martedì 22 dicembre 2009

La Juve è morta. Viva la Juve

Non fatevi illusioni. Abbandonate i sogni e i desideri. La Juventus è morta.
Il tempio è stato distrutto nel 2006. E noi ora come dei pii ebrei a piangere sulle vestigia del tempio: il muro del pianto.

Abbiamo perso una battaglia all'ultimo sangue. I nemici si sono impossessati del tempio e lo hanno razziato di parte dei suoi tesori. Non contenti, hanno devastato la legittimità di quelli che hanno dovuto lasciare nel sancta sanctorum.

Inutile rimestare per l'ennesima volta su chi siano i nemici. Inutile ripetere chi, per bieca e infame invidia, ha aperto, a tradimento, le mura di cinta della città sotto assedio. Sappiamo tutto. Tutti sono inchiodati alle loro storiche responsabilità. E stiano tranquilli tutti quanti, noi tramanderemo (siamo qui per questo) la memoria dell'infamia. Noi custodiremo la storia. Di ciò che diranno i media al servizio del padrone francamente non ci interessa un baffo.
In futuro saranno valutati per ciò che sono: pura propaganda di regime al servizio del soviet di competenza.

Ora è però inutile invocare il ritorno di uno dei vecchi architetti, o aspettare la venuta di un nuovo profeta. Nulla sarà come prima. Soprattutto perché noi abbiamo perso la nostra innocenza, e sappiamo che la nostra squadra del cuore è asset sacrificabile ad interessi superiori. Anzi, addirittura è asset da mettere nelle mani di famigli servizievoli e ossequiosi. Del resto dovevamo capirlo, il signor padrone voleva gente sorridente e che sapesse blaterare di progetti di fronte alle telecamere. Pazienza se poi la messa in pratica lascia a desiderare.
Poco male, vero, dottor Elkann? Un suo manager, non troppo sveglio, ha avuto addirittura la faccia di bronzo di dichiararlo ufficialmente: la Juventus in B aveva rilanciato l'immagine della Fiat. Per non parlare del più elegante tra i suoi lord protettori, che ieri ha dichiarato che Calciopoli è ormai lontana. Sbagliato, dottor Montezemolo. Calciopoli è tra noi, e ormai si chiama Italiopoli: una nazione alla sbando, massacrata da mercenari al soldo delle varie signorie.

Affinché ci sia uno sprazzo di luce, tra le tenebre di Italiopoli, cari amici, l'unica speranza non è l'arrivo di un nuovo giovin signore che restauri il tempio. Il tempio dobbiamo ricostruirlo noi. Ma per favore non chiamiamolo Juventus.
Almeno fino a quando non potremo chiamare la nostra nazione Italia, anziché Italiopoli.

Drago di Cheb

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lunedì 21 dicembre 2009

Carraro: teoremi e corollari


I giornali si sono ben guardati dal sottolinearlo, ma la testimonianza di Carraro contiene spunti di estrema importanza riguardo i condizionamenti degli arbitri, i desiderata della Federazione ed eventuali teoremi e cupole. Li svilupperemo con calma sul sito, qui intanto invitiamo a ragionare in particolare su un passaggio, quello dove Carraro richiama il comune sentire del 2004 in nome del quale lui spiega perchè era meno pericoloso sbagliare a favore dell'Inter piuttosto che della Juventus (il primo passaggio del nostro audio-video, tutto da ascoltare).

Stiamo parlando di Carraro, cioè del capo riconosciuto del sistema calcio, e non solo quello; basti ricordare che era anche presidente del Mediocredito Centrale, cioè del braccio operativo di Capitalia, ex Banca di Roma. Stiamo quindi parlando di un vero capo in tutti i sensi, e la sua testimonianza a Napoli non riguarda teoremi da dimostrare, ma comportamenti effettivamente tenuti sul campo: infatti le verità esposte da Carraro non hanno suscitato perplessità, quasi il suo teorema fosse da tutti accettato come dimostrato. Proprio per questo sono importanti i corollari che ne derivano, ne segnaliamo quello più significativo.

Ci era stato raccontato, visto che era stato prosciolto, che le sue telefonate non condizionavano gli arbitri, che lui non era dentro il sistema Moggi, ma adesso sappiamo qualcosa in più, sappiamo che era contro quel sistema, nel dubbio lui raccomandava di non favorire la Juve. Non solo, quindi, la telefonata di Giraudo dopo Udinese-Brescia è sintomatica di frode e quella di Carraro prima della partita della Lazio non lo è, come ha sentenziato il giudice De Gregorio; adesso possiamo anche concludere che Bergamo e Pairetto non si limitavano a prendere ordini da Moggi, ma addirittura disubbidivano a Carraro.

Come a dire che Moggi aveva messo su un'associazione (con chi non è ancora chiaro) più potente della stessa Federazione e dei suoi apparati; un ex-capo stazione sarebbe diventato, secondo il teorema della Procura di Napoli, più potente del capo riconosciuto del sistema calcio.

E' importante ribadire che Carraro era stato indagato, e la pubblica accusa ne aveva chiesto il rinvio a giudizio, cioè secondo l'accoppiata Auricchio-Narducci anche lui s'era dato da fare in maniera fraudolenta. Se era difficile mettere insieme la frode sportiva ipotizzata per Carraro con il teorema dell'associazione di Moggi, dopo il suo proscioglimento e dopo che a Napoli ha esposto il suo di teorema, la faccenda sembra farsi ancora più complicata, interessante e da approfondire.

Forse è per questo che i giornali continuano a guardarsi bene dal ragionare sulla sua testimonianza.

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Blòn, portati via anche la sedia

Carissimo Jean Claude,
ti scrivo pubblicamente per invitarti a mollare.
Sei entrato l’11 maggio 2005, non sei stato toccato da Calciopoli (pura casualità?), non sei stato toccato dall'epurazione dirigenziale bianconera 2006, eppure sono stati tre anni deliranti.
Siamo alla frutta caro.
Non c’è più niente da fare.
9 gradi sotto zero temperatura odierna, 9 punti dalla prima posizione della Juventus in classifica.
In Francia, a casa tua, ti aspettano tutti.
I tuoi migliori amici chiedono di te, i tuoi parenti chiedono di te, i tuoi conoscenti e i tuoi concittadini chiedono di te…
Appena ti sarai dimesso, a casa tua organizzeranno qualcosa di grande per il tuo ritorno.
C’è una festa che ti aspetta.
Le campane suoneranno festanti (blòn-blòn-blòn), e la tua città sarà adornata di striscioni appesi ovunque:

“Non facciamo scherzi…”
“Chiudiamo le frontiere”
“Se provi a tornare, non rispondo di me stesso”
“Ma chi ti conosce…”
“Hey John, lo hai voluto? Ora te lo tieni!”
“Porca pupazza, mica ce lo rimandate indietro?!?!”
“Jean Claude, abbiamo anche noi un progetto: non tornare.”
“Toc-toc… Occupato!”
“No grazie. Preferisco un forte purgante.”

Dunque, tutti ti aspettano a braccia aperte.
Babbo Natale ci farà questo regalo?
Vai vai, non preoccuparti, lo stadio lo finiamo noi.
Caro Jean Claude, quando hai preso questo impegno, il buon John ha cosparso la tua seggiola con della super resina adesiva.
Tu ti ci sei seduto sopra, ed ora non riesci più a staccarti.
Noi importa, vai pure, e portati via anche la poltroncina.
Non prenderla male se ti invito a dare le dimissioni, il progetto ci piace, sia ben chiaro, è solo che noi abbiamo finito la vasellina…
Ciao Blòn.
Quando vai via chiudi bene la porta, perché qui a Torino fa un freddo bestia!

Crazeology

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sabato 19 dicembre 2009

L'Italia sottosopra

Tutti noi siamo abituati a considerare il nord Italia come il cuore produttivo della nazione e in molti pensano, addirittura, che Milano sia la "capitale morale".
Allo stesso tempo, chi non ha sentito parlare della presunta indolenza napoletana e, più in generale, della disorganizzazione meridionale?

A volte però ci si rende conto che certe affermazioni sono solo dei banalissimi luoghi comuni.
Stupisce, per esempio, l'efficienza teutonico-napoletana con cui l'integerrima dottoressa Casoria affronta il processo su Calciopoli: udienze serrate per arrivare a sentenza il prima possibile, e nessun privilegio per imputati e testimoni multimilionari e un po' viziati (chiedete a Cellino, per esempio).

Dall'altro lato, a Milano, accadono cose turche (napoletane, direbbero i vecchi cumenda lombardi).
Ci riferiamo al processo per lo spionaggio della Telecom. Dopo lo strano rinvio a giudizio che ha messo sul banco degli imputati le società Pirelli e Telecom, ma non chi materialmente ne reggeva le sorti (come se le due società potessero avere una propria volontà), assistiamo ad uno svolgimento del processo a ritmi "napoletani". Ora è slittato pure il patteggiamento del signor Tavaroli. Gli eccellentissimi giudici milanesi ne riparleranno, con comodo, il 29 di Marzo. Altro che ritmi napoletani, i cumenda milanesi, in questo caso, parlerebbero di ritmi sudamericani.

Aldilà delle facili battute da cittadini, viene da pensare che forse l'efficienza dei tribunali è inversamente proporzionale al potere e al prestigio degli imputati (siano essi reali o morali): a Napoli della Juventus non frega nulla a nessuno (e forse tutti la vorrebbero vedere condannata) e quindi, miracolosamente, il Tribunale funziona con efficienza teutonica, mentre a Milano la Pirelli e la Telecom contano tantissimo, e quindi il tribunale sonnecchia un po'.

Forse queste sono considerazioni amare di cittadini un po' delusi dal funzionamento della Giustizia. Però, converrete, il dubbio è quantomeno legittimo.

Ci permettiamo di fare una proposta per migliorare il nostro sistema giudiziario: passare dal giudice naturale a quello occasionale. Ovvero estraiamo a sorte la città e i giudici che devono giudicare gli imputati. In questo modo il processo agli spioni milanesi potrebbe svolgersi, per esempio, a Lecce.
Sebbene la nostra proposta appaia provocatoria, siamo certi che la Giustizia in Italia ne trarrebbe giovamento.

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giovedì 17 dicembre 2009

L'astio di Cobolli


Evidenziamo una perla tratta dall'intervista rilasciata da Giovanni Cobolli Gigli a Fabio Ravezzani (minuto 1.54):
Si era scatenato nei confronti della Juventus (...) un astio che probabilmente covava nel cuore e nell'animo di tutte le persone che non erano state juventine.
Siamo stati anche in parte salvati dal fatto che la Nazionale ha vinto i Mondiali (...) perché sennò veramente l'astio nei confronti della Juventus era veramente molto forte.

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mercoledì 16 dicembre 2009

E lo chiamano ordine pubblico

Ieri, chiamato a testimoniare nel processo su Calciopoli, l'ex presidente della Figc Carraro ha, tra l'altro, spiegato perché fosse a suo tempo intervenuto con i designatori a favore della Lazio: non l'aveva fatto da tifoso, ma per la carica istituzionale che ricopriva (?); spiegandosi ancora meglio, ha aggiunto di essere intervenuto per ragioni di ordine pubblico (??).

Finora la testimonianza più istruttiva di Carraro a noi era parsa una sua intervista alla Gazzetta (nel 2004), nella quale diceva che i bilanci di molte società erano irregolari, ma che la Figc non le penalizzava, come da regolamento, per non far incazzare i tifosi: ieri però ci sembra che si sia superato. Premesso che stiamo parlando del più autorevole personaggio del calcio italiano, premesso anche che dallo scandalo di Calciopoli è uscito immacolato sia per la giustizia sportiva che per quella ordinaria, a noi sembra davvero inquietante che un tale personaggio, in un'aula di Tribunale abbia detto, in parole povere, che la Figc non opera per far rispettare i regolamenti, ma si muove per evitare il rischio di incazzature e movimenti di piazza.

A parte l'amara considerazione che se nell'estate 2006 ci fossimo ritrovati in diecimila a Roma a bruciare i cassonetti della spazzatura davanti alla Figc la recita di Calciopoli avrebbe preso un'altra piega, l'autorevole parere di Carraro dimostra in maniera incontrovertibile che le tifoserie più violente e i comportamenti più minacciosi sono quelli che meglio tutelano le società. Ci chiedevamo, per fare un esempio, come mai le bombe carta che fanno spesso da sfondo sonoro alle partite dell'Olimpico di Roma diventino petardi nelle sanzioni della giustizia sportiva, ci chiedevamo anche come mai non vengano aperti fascicoli sulle irregolarità dei bilanci dell'Inter: adesso Carraro ci ha risposto.

Non ha risposto solo a noi, perché da oggi tutti i tifosi sanno ufficialmente (si sapeva anche prima, ma non stava bene dirlo) che basta bruciare un po' di cassonetti e si ottiene un rigore, e bloccando i traghetti si può evitare la serie C; se tanto mi dà tanto è facile immaginare, poi, cosa si può ottenere preparando magari dei dossier di spionaggio su giocatori, società, dirigenti e la stessa Federazione.

Al Tribunale di Napoli ieri nessuno si è scandalizzato, su lastampa.it Beccantini esprime delle riserve di ordine etico; noi ci limitiamo a osservare che, in nome di un fantomatico ordine pubblico, ieri si è dato un autorevole riconoscimento alle minacce e ai comportamenti violenti nel mondo del calcio.

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martedì 15 dicembre 2009

La Macelleria

C'è un giornale che dovrebbe cambiare nome, vista l'immensa carica di violenza verbale che emana dalle sue righe. Non più La Repubblica, ma La Macelleria.
Dopo che il destino ha riservato loro un immensa figuraccia in relazione ai fatti che hanno riguardato il Presidente del Consiglio, hanno deciso di rifarsi contro Giraudo e Moggi.

Ecco come attacca Fabrizio Bocca: "Avevano trasformato il calcio in un'associazione a delinquere. Delinquenti, dunque. E anche truffatori, visto che la frode sportiva era la loro specialità. Delinquenti e truffatori, allora: possiamo dirlo tranquillamente dopo una sentenza così."
Naturalmente al valente redattore dell'integerrimo giornale non è manco passato per la mente che l'articolo 27 della Costituzione proclami che "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva."
Eppure si tratta della medesima Costituzione che la premiata Macelleria vorrebbe difendere dalle mire del nuovo Dittatore.
Ma evidentemente le geometrie della Repubblica sono variabili. Gli articoli della Costituzione si difendono, si applicano, si dimenticano a seconda di chi ne sia il beneficiario.
Non ci pare infatti che nessuno in questo giornale si sia mai permesso di chiamare delinquente e truffatore il dottor Carlo De Benedetti che per la gravissima storia (quella sì) relativa al crack del Banco Ambrosiano è stato condannato sia in primo grado che in appello (scusateci, ma non ci siamo presi la briga di andare a verificare cosa abbia deciso la Cassazione: non ce ne frega nulla).
I giudizi variano a seconda di chi commette il reato, evidentemente.
La Costituzione si difende quando conviene.
Così come è senza ritegno la pubblicità concessa alla docufiction (traducibile anche con "messa in scena") su Calciopoli. Ecco cosa dice la Repubblica: "Mai come in questa ricostruzione la trama criminale di Calciopoli è stata così chiara, definitiva, dimostrata": roba da non perdere, a detta loro.
Poi certo si sono dimenticati di dire che la società proprietaria di La7 è alla sbarra per gravi reati a Milano, dove vi è tra le parti lese proprio quel Moggi che con la docufiction si vorrebbe inchiodare.
Un inno a quel conflitto di interesse che i giornalisti di Repubblica vorrebbero combattere, però in un solo caso.

Fatto curioso è che solo tre anni fa la Repubblica fu in prima fila nel denunciare le strane vicende legate a Telecom Italia. Ora evidentemente i rapporti sono migliorati, o forse in nome dell'antijuventinismo si mette un pietrone sopra a tutte le inimicizie. Ci viene inoltre in mente una strana coincidenza in relazione all'interesse di Repubblica sullo scandalo Telecom-Tavaroli: ad un certo punto arrivarono sul giornale paginate di pubblicità sia di Pirelli che di Telecom, e proprio nello stesso periodo l'interesse di D'Avanzo per il caso si affievolì notevolmente.

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