lunedì 1 marzo 2010

Disinformatia bianconera


Ormai lo schema è chiaro, e chi ancora non riesce a vederlo è un ingenuo irredimibile. Quando la Juventus ricade nell'ennesima sconfitta qualcuno, per tenere buoni e calmi i tifosi, inventa trattative eclatanti e del tutto incredibili.
Ora, dopo l'ennesima sconfitta in casa contro il Palermo, ecco che viene fatto il nome di Capello come possibile sostituto di Zaccheroni per la prossima stagione. Non basta, si inventano anche trattative strampalate per portare in bianconero uomini del calibro di Ribery.
Questi proclami privi di fondamento ci hanno francamente stancato, e ci viene da pensare male: sono inventati di sana pianta al fine di tenere buona una piazza sempre più scandalizzata e sempre più consapevole dell'immensa schifezza perpetrata con il finto scandalo di Calciopoli?
Si può ipotizzare tranquillamente che questa strategia fatta di proclami roboanti, tipica di chi vende molti sogni e pochi fatti, sia dunque una sottile opera di disinformatia.
Quali sarebbero, infatti, le prove o gli indizi che sostengono la tesi di un possibile approdo a Torino di Capello?
Nessuno. Al contrario, i dati di fatto che attestano il fatto che potrebbe trattarsi di bufala sono molteplici:

1) Primo fatto: Capello andò via sbattendo la porta quando prese visione del fantomatico progetto Montelkaniano. E' credibile che ora lo riabbracci?
2) Secondo fatto: Capello è l'allenatore, apprezzato da tutti, della nazionale del più importante campionato del mondo. Perché dovrebbe ritornare ad allenare in un campionato aziendale in piena decadenza?
3) Terzo fatto: in Inghilterra, e anche in Spagna, ci sarebbero decine di club pronti a fare ponti d'oro all'allenatore goriziano. Perché accettare l'offerta di un club decaduto di un campionato in decadenza?
4) Quarto fatto: Capello, meno di un mese fa, ha dichiarato di voler continuare con l'Inghilterra fino al 2012. Cos'è accaduto per fargli cambiare idea repentinamente?

Potremmo continuare a lungo, ma crediamo che quanto detto sia sufficiente.

Medesimo discorso per Ribery: perché dovrebbe venire a giocare in un club eliminato in malo modo dalla Champions solo pochi mesi fa? Perché accettare di giocare nella Juve, invece di andare a giocare nelle migliori squadre dei migliori campionati del mondo (Barcellona, Real, Chelsea, Manchester)?
Non si capisce. E soprattutto, nessuno porta a supporto di simili ipotesi uno straccio di indizio.

Da tutto questo possiamo tranquillamente ipotizzare che, per l'ennesima volta, qualcuno sta tirando fuori improbabili campagne acquisti stellari per rabbonire la piazza.
Del resto, la società Newventus ha come cifra del proprio essere l'inganno. Essendo nata da un inganno (Calciopoli), ed essendosi affermata su un altro inganno (il mancato ricorso al Tar), viene abbastanza normale credere che si voglia continuare sulla stessa falsa riga.
Ma gli inganni non durano mai in eterno, lo dice la storia.

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Sorteggio integrale!

mercoledì 24 febbraio 2010

Castagnini e i tromboni sfiatati

Nel viaggio di Castagnini in Brasile, a detta della stampa, non vi sarebbe solo l'interesse per alcuni giovani talenti, ma anche la cupidigia nei confronti di un cavallo di ritorno: Adriano.
Non sappiamo se credere alla notizia, certo c'è da sperare che si tratti di una bufala di organi d'informazione in cerca di notizie sensazionalistiche.
Il discorso è che il duo Secco - Castagnini ci ha abituato ad ogni sorta di orrore, avallato tra l'altro dal trino presidente savoiardo. Pertanto c'è da aspettarsi il peggio.
Continuerebbe la tradizione inaugurata nella scorsa campagna acquisti: l'ingaggio di tromboni sfiatati a fine carriera. Sebbene il brasiliano per motivi anagrafici non sia alla fine della sua carriera, in Italia per lungo tempo si è comportato da ex giocatore. Ostracizzato da un Mancini che non sapeva più che pesci pigliare, finì in un vortice fatto di notti brave, di escort, di paparazzi e di comportamenti non compatibili con quelli di un atleta. Da notare che da questa drammatica situazione non riuscì a salvarlo neanche Mourinho, che pure molto si adoperò per raggiungere l'obiettivo. Ed infatti, alla fine, fu rispedito in Brasile dopo aver rescisso il contratto con la sua squadra.
Ora, a quanto pare, nella missione impossibile si vuole cimentare la Newventus. Se l'operazione sarà coronata da successo chissà che anche per il mitico Gazza Gascoigne non ci sia una speranza di indossare la maglia bianconera e di liberarsi dai suoi problemi!
Newventus centro recupero ex atleti, fu (tanto tempo fa) Juventus FC.

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giovedì 4 febbraio 2010

Buone notizie... ogni tanto

Difficile in questo periodo trovare notizie anche solo parzialmente positive sulla Juventus. Facciamo dunque un regalo al depresso tifoso bianconero: pare che qualcosa di buono ci sia.
Roberto Bettega sembra aver dato un impulso positivo e di prospettiva al mercato bianconero.
Non è poco, dopo anni di bidoni acquistati a peso d'oro.
Pare che Bobby sia in partenza per Barcellona, con l'obiettivo di intavolare una trattativa per l'acquisto a titolo definitivo di Martin Caceres. Una delle poche note liete della stagione.

Il fatto curioso è che Bettega ha intenzione di limare la cifra di dodici milioni già pattuita quest'estate per il riscatto.
Secondo fonti giornalistiche, addirittura Bettega sarebbe intenzionato a riscattare il gagliardissimo Martin per otto milioni di euro.
Sembra passato un secolo da quando qualcuno sborsò la cifra pretesa da Corvino per Melo senza battere ciglio. Sembra che qualcosa stia cambiando in meglio.

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martedì 12 gennaio 2010

Carnevale torinese


A Torino impazza il carnevale. Vittime degli scherzi dei soliti buontemponi sono i tifosi della Juve. Poveretti, ormai ridotti alla stregua dei tifosi interisti.
Senza dubbio quelli maggiormente colpiti dalla tragicomica situazione dovrebbero essere tutti coloro che hanno creduto alle fantasmagorie del progetto Montelkanniano.
Purtroppo tutti quelli che non hanno creduto al projetò vivono la loro (amarissima) rivincita: ormai è chiaro il ridimensionamento, anzi la distruzione della Juventus.
Più di 100 milioni di euro bruciati in acquisti quantomeno incauti: Boumsong, Tiago, Almiron, Poulsen, Amauri, Melo, Diego, Cannavaro, Grosso. E chi più ne ha ne metta.
Tristissimo vedere la Juventus in ginocchio davanti ai dirigenti del Parma nella speranza di riprendere uno dei suoi giovani ceduti per fare spazio ad acquisti rivelatisi fallimentari.
Qualcuno penserà che in fondo la situazione è recuperabile. Sbagliato. Al peggio non c'è mai fine.
Infatti, proprio in queste ore stiamo assistendo alla comica finale: la possibile conferma di Ferrara. Conferma a tempo ovviamente.
Il risultato sarebbe evidente, ovvero la totale delegittimazione dello staff tecnico. Peggio, ne uscirebbe delegittimata anche la dirigenza (Bettega compreso), che darebbe per l'ennesima volta l'impressione di non sapere quale pesci prendere.
E' possibile che uomini di enorme esperienza come Roberto Bettega non capiscano un concetto così elementare? Certo che no! Dunque bisogna provare a fare delle ipotesi per comprendere questo incredibile stallo decisionale.
Per esempio, potrebbe essere che Ferrara, rifiutando di dare le sacrosante dimissioni, leghi le mani ad una società con le casse dissanguate da anni di sperperi e errori.
Altra ipotesi potrebbe essere quella che il tecnico papabile (Guus Hiddink) abbia chiesto, oltre a un lauto ingaggio, forti interventi sul mercato e l'autorizzazione ad accantonare i giocatori, costati un occhio della testa, che non stanno rendendo al meglio.

Nel caso in cui fossero vere le ipotesi fatte, come vedete, il problema è lo stesso: le ristrettezze economiche. Ecco gli amari frutti di una gestione dissennata.
E non ci venite a dire che quando arrivò la Triade la Juventus bonipertiana era nelle stesse condizioni. Falso.
Boniperti aveva lasciato un inestimabile patrimonio di fuoriclasse: Vialli, Kohler, Baggio, Del Piero, Moeller. La Triade si limitò ad inserire quei due-tre tasselli che proiettarono al vertice un organico comunque eccellente: Sousa, Ferrara e Lippi. Per ricostruire partendo dall'immane scempio attuale occorreranno invece nuove ingenti risorse, oltre ad uomini competenti in grado di utilizzarle al meglio.

Ingegner Elkann, lasci stare il calcio. Non fa per lei. Se le piace il carnevale vada a fare scherzi a Venezia o a Rio. Se non lo fa per noi, poveri tifosi, lo faccia almeno per il suo portafoglio.

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sabato 2 gennaio 2010

Riprende la fiera dei sogni

Con l'anno nuovo riparte il mercato dei sogni. La Juventus è senza dubbio la società che dovrebbe risolvere le forti contraddizioni di una campagna acquisti estiva senza capo né coda. Compito alquanto arduo quello di Bettega, visto che sarà necessario trovare la quadratura con gli investimenti estivi. Ulteriori errori potrebbero rivelarsi fatali, compromettendo sia la stagione sportiva che il prossimo mercato, visto che non crediamo che l'azionista di riferimento conferirà risorse fresche in caso di ulteriore depauperamento del valore dei propri atleti. Dunque bisognerà acquistare tentando di rivitalizzare i pezzi pregiati acquistati a luglio da Secco.
Si parla di un regista, Ledesma, del sempreverde D'Agostino e del galactico (sic) Gago. Poi, forse, anche di un terzino sinistro. A proposito di terzini sinistri: per fortuna si parla di cessione in prestito di Molinaro in Spagna, altrimenti con l'arrivo del possibile nuovo acquisto saremmo a quota quattro in organico, roba da Inter dei tempi d'oro. Infine, parte il giovane Ariaudo per Cagliari. In bocca al lupo.

Pare evidente, comunque, che dopo la catastrofe della gestione Secco-Castagnini, a Bettega siano rimaste poche risorse sia in termini di danaro che di atleti da vendere. Nessuno pare disposto a prendere Tiago, mentre il procuratore di Giovinco continua a pestare i piedi contro il prestito del suo assistito. Sembra che Pasqualin preferisca la cessione (con buonuscita?) o al limite far attendere a Sebastian tempi migliori in casa bianconera. Anche in questo caso, l'impressione è che a Torino sia lacunosa la gestione dei calciatori (e dei loro procuratori), sulla falsariga di quanto avveniva in casa neroazzurra fino a qualche anno fa. Troppi preferiscono rimanere alla Juve se non vengono soddisfatti nelle loro richieste, sia in termini di destinazione che in termini di "liquidazione", basti pensare ai vari Tiago e Poulsen.

In casa Inter solo movimenti minori, almeno fino ad ora: Suazo al Genoa. Però dal punto di vista delle alleanze sembra di capire che il Genoa sia diventato un feudo di Moratti. Infatti già si parla di un accordo con Preziosi per il giovane talento, in comproprietà con il Bari, Ranocchia.
La possibile bomba per questa estate proviene sempre da Milano: Maicon al Manchester City e rilancio di Moratti che reinveste quanto ottenuto dallo sceicco per portare a Milano il talentuosissimo spagnolo Fabregas. Ora, sicuramente la bomba è più un desiderio degli interisti che un affare intavolato e, se è probabile che lo sceicco non batta ciglio di fronte alle richieste di Moratti per Maicon, è tutto da dimostrare che a Londra siano disposti a cedere Fabregas. Senza contare poi la concorrenza delle spagnole, sempre munifiche economicamente e con un parco giocatori da inserire nella trattativa tale da far ingolosire i Gunners.
Sia come sia, due cose sembrano chiare:
1) L'Inter vuole finanziare le sue operazioni vendendo i migliori giocatori, così come fatto con Ibrahimovic. Le spese folli sembrano finite anche a Milano.
2) Moratti è entrato a pieno titolo nel "grande gioco" tra le migliori società europee. Finalmente può trattare da pari a pari (o quasi) con i migliori d'Europa. Vedremo se ha "il manico".

Sotto questo aspetto, ritornando alla Juve, Bettega ha un altro duro compito: quello di riguadagnare posizioni nell'Olimpo del calcio europeo. Non abbiamo più giocatori da scambiare con le grandi società, e tanto meno abbiamo i soldi per competere con esse.
Un'altra delle mille sfaccettature del disastro del trio Blanc-Secco-Castagnini.

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domenica 27 dicembre 2009

Lippi? No, grazie!

Certo, dell'operato della strana coppia Blanc-Secco (vista all'opera in questi anni amari) c'è davvero poco da salvare.
Troppo facile fare l'elenco dei giocatori non da Juve arrivati a vestire la maglia bianconera.
In entrata: giocatori scarsi acquistati pagandoli per buoni, giocatori appena decenti spacciati per campioni e costati (e pagati) come tali.
In uscita: alcuni campioni svenduti inspiegabilmente come giocatori qualsiasi, diversi buoni giocatori praticamente regalati alle avversarie.
Un bilancio desolante, al quale non è difficile aggiungere la pessima gestione del patrimonio esistente: l'affare Nedved, le cessioni (fortunatamente evitate) di Trezeguet e Chiellini, la mortificazione di molti interessanti giovani del vivaio (Criscito, Giovinco, Palladino), solo per citare i casi più eclatanti.

Ma c'è qualcuno che, pur non essendo ancora ufficialmente tornato alla Juve, sta provando a fare di meglio.
C'è qualcuno che vorrebbe far diventare italiano Amauri per portarlo in Nazionale, quell'Amauri che nell'anno 2009 è rimasto a digiuno di goal in partite ufficiali per circa 9 mesi.
C'è qualcuno che ha salutato positivamente il ritorno del trentaseienne (senza contratto) Cannavaro alla Juventus, quella stessa Juve che il capitano della Nazionale aveva abbandonato nel momento più difficile della sua storia.
C'è qualcuno che ha sicuramente visto con favore l'arrivo alla Juve di Grosso, più che mai terzino sinistro della Nazionale: l'unica squadra nella quale si è sempre espresso a buoni livelli.
C'è qualcuno che ha gradito ed appoggiato la candidatura di Ciro Ferrara (secondo di Lippi in Nazionale) ad allenatore della Juventus... e, per un allenatore esordiente, non è certo poca cosa!
Lasciamo che siano i lettori ad esprimere le proprie valutazioni sull'opportunità e sui risultati delle ultime operazioni citate.
Ci limitiamo ad aggiungere che... alla Juve, di problemi ne abbiamo già tanti!

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giovedì 24 dicembre 2009

E' Natale anche per noi

E' festa quasi in tutto il mondo e dalle parti di Barcellona, dopo i 6 trofei, si festeggia il Natale con il cordero, dalle parti di Torino, invece, si passa un bianco Natale in bianco. Forse attratto dalle luminarie, un timido agnello ha finalmente deciso di far capolino a Vinovo, ma anche da noi continua ad imperversare il Cordero, quello senza trofei, almeno per ora.

Gli argentini hanno messo una pulce nell'orecchio di Maradona, offesi dalla "pettata" (Bergomi docet) di Messi che festeggia contro i suoi compaesani dell'Estudiantes la ciliegina sulla torta blaugrana. Profeta all'estero e desaparecido in patria, sarà colpa della "mano de Dios" che non riesce a plasmarlo in Nazionale? Mah, noi sappiamo solo che in Piemonte "a man 'e budin" plasma eccome Felipe Melo, stella cometa che illumina il presepe di Dunga e Orso Maggiore sotto la Mole, uno Yogi senza Bubu ma più pasticcione! Quando avremo finito di rovinare lui, saremo pronti per Diego; secondo Carlos li stiamo rovinando entrambi, senza contare che, per comprarli, prima ci siamo già rovinati noi.

Il problema sta allora negli allenatori?? Ma no, è colpa della crisi, e quest'anno il Natale sarà più povero: "Un capitone, c'è solo un capitone", questa è la verita, ma uno solo non basta, e allora quest'anno si cucinerà la renna, e l'ultimo bambino che vedrà arrivare uno stanco ed appiedato Babbo Natale rimarrà deluso dal numero di pettorale dell'anziano podista. Un 27 asteriscato non giustifica di certo il ritardo, son tre anni che aspettiamo, e nonostante i numerosi pacchi, nemmeno un regalino.

Anzi sì, sotto l'albero di Natale, colorato solo dalle palle della Juventus che fu, ci ritroviamo un goal, un Bobby Goal che inizierà il nuovo anno con noi, ma purtroppo anche con loro. Un Natale incompleto, come può essere incompleto un presepe con un solo Re Magio, senza oro e senza mirra, e speriamo anche senza incenso, c'è veramente poco da incensare. Perciò auguri Roberto, e ricordati che, se anche stai iniziando il nuovo anno, le vecchie abitudini non sono da buttare dalla finestra, c'è tanta altra roba da gettare, basta entrare in campo, sentire il profumo dell'erba bagnata ed alzare gli occhi e, se senti qualcuno che usa la parola compro...messi, tu rispondi di sì e poi ci mettiamo a guardare se Secco ce la fa a comprarne finalmente uno buono!

Tanti auguri Roberto, ne hai davvero bisogno!

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sabato 19 dicembre 2009

Tutti pazzi per Tiago?

Tiago alla Fiorentina? "Non sono mica pazzo", è la risposta istintiva sibilata dal direttore generale della squadra viola, Pantaleo Corvino, durante la conferenza stampa del prepartita contro il Milan.
Infatti i pazzi sono altri, lui è un drittone che da qualche estate fa i colpi grazie alle pazzie altrui. Nell'estate di Calciopoli acquistò Mutu al prezzo di saldo di 7,5 milioni di euro, sbolognando in prestito alla Juventus Bojinov (!) con diritto di riscatto per la metà (!). Un affare da grande squadra per la Fiorentina, che riuscì a trattare la Juventus come una qualsiasi società satellite.
La scorsa estate Corvino si è ritrovato sull'uscio di casa Felipe Melo, scovato solo un anno prima e pagato circa 8 milioni di euro agli spagnoli dell'Almeria. Corvino, che non è un pazzo, né un incapace, per farlo andare via gli ha fatto firmare un nuovo contratto con clausola rescissoria fissata a 25 milioni di euro. "Se lo vuole qualcuno deve pagare l'intera clausola" tuonò ipnotico il dirigente viola, quasi come fosse una concessione. Sappiamo tutti com'è andata. La concessione, quella vera, la fecero gli altri cedendogli a prezzi da outlet sia Marchionni che Zanetti.
E adesso radio calciomercato vorrebbe far passare da pazzo Corvino, rifilandogli Tiago seppur a prezzo di saldo? Suvvia, casomai fosse pazzia, quella alberga altrove.

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domenica 6 dicembre 2009

Dai Secco, facci un colpo!

Il rispetto e la considerazione che una dirigenza gode da parte dei suoi pari lo si vede anche dalle offerte e dai possibili scambi paventati in sede di calciomercato. Per esempio, quando ai tempi della Triade il Real decise di dare l'assalto a Zidane non si sognò nemmeno di offrire un trentacinquenne e un conguaglio in danaro. Il Real accettò di pagare sull'unghia centoquaranta miliardi di lire. Con la Triade non si scherzava. E questo lo sapevano tutti.
Ai tempi la figura dei dilettanti era riservata agli attuali "padroni" del campionato: memorabili gli scambi a perdere con la Juve (Cannavaro), ma anche con il Milan (Seedorf e Pirlo).

A Monaco di Baviera, a seguire le indiscrezioni di stampa, devono essersi accorti che le gerarchie in Italia sono cambiate. Pare che abbiano offerto Toni e venti milioni di euro per Diego. Certo, un dirigente che mostrasse rispetto dei propri interlocutori avrebbe intuito, dopo aver studiato la rosa della Juventus, che di un attaccante tipo Toni la Juve se ne fa poco, vista la presenza di Iaquinta, Amauri e Trezeguet. Anche se si trattasse del Toni giovane, e non di quello attuale.
Sarebbe compito della Juve non solo fare un sorriso (interpretato da "fessi", probabilmente), ma magari iniziare a rispondere per le rime, un po' alla Moggi per esempio. Cioè ribattere, tra il serio e lo scherzoso, che la Juve sarebbe interessata ad uno scambio tra Grygera e venti milioni per Ribéry.
Giusto per far capire che "accà nisciuno è fesso". Senza contare, poi, quanto sarebbero importanti per i tifosi simili dichiarazioni. Non si vivrebbe con il terrore del nuovo colpo di Secco.

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lunedì 2 novembre 2009

La Juve e Caceres. Quali obiettivi?

La botta con il Napoli, inutile negarlo, è stata devastante per l'animo sfibrato del tifoso juventino. Forse perché era inaspettata, dopo la squillante vittoria con la Sampdoria.
Quando si deve ricostruire una squadra (e una società) nella speranza di aprire un ciclo, poi difficilmente viene perdonato qualcosa. A maggior ragione se il ciclo precedente non è finito per morte naturale, ma è stato prematuramente ucciso per mano "telefonica".

A maggior ragione, vista la cupezza delle aspettative, ci pare giusto dare risalto a questa notizia: secondo ilsussidiario.net la Juventus starebbe pensando di confermare il centrale uruguagio Martin Caceres, in prestito dal Barcellona. Io sono contento, il ragazzo ha dimostrato di avere potenzialità: scatto, colpo di testa, ottime doti da marcatore.
Naturalmente nel ruolo posticcio di terzino destro lascia a desiderare, non conosce il mestiere e si vede. Ma come centrale potrebbe riservarci grandi soddisfazioni.
Giusto prenderlo a titolo definitivo, anche perché i centrali giovani sono merce rarissima nel calcio mondiale.
Se, come spero, verrà fatto il grande passo di acquistarlo c'è da augurarsi che diventi la prima alternativa ai due centrali titolari. Il meglio dagli uomini si ottiene anche dando loro fiducia, e ponendo loro degli obiettivi da raggiungere. Lippi insegna.

Drago di Cheb

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mercoledì 14 ottobre 2009

Donna, è arrivato l'arrotino!

E' recente la notizia, riportata anche su News Week, che la Juventus stia cercando un terzino destro abile nell'inserimento e nella spinta laterale. Gli attuali titolari del ruolo non sembrano garantire adattabilità a nuovi schemi, quindi i nomi ventilati dagli addetti ai lavori sono Rafinha, Sagna, Beck fino ad arrivare a Mesto, forse il preferito. Ancora una volta la convergenza economica legata alle comproprietà sembra prevalere rispetto alle reali esigenze tecnico/tattiche della squadra, così Criscito e Palladino rientrerebbero nel mesto affare.

Il buco lasciato da Blanc tra le cariche societarie (non ci risulta faccia anche mercato) induce altri DS ad elargire consigli gratuiti per gli acquisti. Corvino ha recentemente dichiarato: "Melo? Nel ruolo ha pochi eguali al mondo Ora è stanco, ma può decidere la corsa al titolo. Secco cerca un terzino? Con Boateng va sul sicuro. Consiglio pure Parshivlyuk". Fa praticamente follow up alla vendita, oltre a consigliare i rinforzi per una rivale. Epperò, che competenza!

Quando la matassa verrà sbrogliata capiremo chi fa davvero il mercato della Juventus; Lippi è chiacchierato sin dai tempi di Iaquinta, si mormora di Marotta come possibile nuovo arrivo, mentre il Direttore Sportivo della Fiorentina dà indicazioni. E Secco? Sarà andato a controllare perché si è spento il fax?

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venerdì 9 ottobre 2009

Mascherano e mascariate

"Sogno o son desto?".
Chissà quanti juventini lo hanno pensato leggendo la notizia che la Juventus avrebbe posato i propri occhi sul centrocampista del Liverpool Mascherano. Pensate un po' che centrocampo: Sissoko, Melo, Mascherano, Marchisio. Roba da far rizzare i capelli in testa agli amanti della "Old Lady" torinese: crediamo, senza dubbio, che in Italia un centrocampo del genere non avrebbe nessun rivale.

Poi, certo, scorrendo le pagine dei giornali (in particolare la Repubblica, con un articolo a firma E. Capodacqua), si torna al solito vecchio tran tran: Cannavaro pizzicato positivo all'antidoping.
Contrordine! Niente doping, solo una cura per un possibile choc anafilattico, con annesso equivoco causato dalla negligenza di un impiegato che non si è degnato di aprire una raccomandata proveniente dal Coni.
Ovvio che la cosa abbia dato la stura al peggiore antijuventinismo, ben rappresentato dall'articolo di Capodacqua, che naturalmente ha visto anomalie e stranezze. Il giornalista si domanda, per esempio, come mai dalla data della somministrazione del farmaco all'arrivo dei risultati dell'antidoping siano passati 40 giorni. Però immediatamente si dà la risposta: "Ma, ovviamente, c'è da fare i conti con gli impegni (spesso onerosi) del laboratorio antidoping". Eh già Capodacqua, ci facciamo le domande e ci diamo le risposte: l'importante è instillare il dubbio che ci sia qualcosa che non va. Del resto parliamo della Juve!
Non basta, c'è anche la perla delle perle; "Secondo quanto trapelato, la data del test sarebbe quella del 30 agosto, quando si è giocato il match fra Roma e Juve". Ovvio, se la Roma è stata umiliata, qualcosa di male deve esserci per forza, vero Capodacqua?

Però noi non ce la prendiamo con i giornalisti. La colpa è della società Juventus, che evidentemente ha al proprio interno dei dilettanti allo sbaraglio. Peggio, degli irresponsabili. Ovvio che chi ci odia, e passa la vita con la bava alla bocca appena sente la parola Juventus, approfitti della situazione per montare la solita "mascariata" antijuventina.
In questa situazione, cara dirigenza, a che serve costruire il miglior centrocampo d'Italia, acquistando magari Mascherano, quando poi non si è in grado di difendere, anzi, tutelare, i propri calciatori?

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domenica 6 settembre 2009

Il Mourinismo è contagioso

Sono piovute copiose, dalla stampa spagnola, le critiche su Platini, il quale ha osato dire che il Real Madrid ha letteralmente drogato il mercato calciatori europeo. Perfidamente e sottilmente, Michel ha anche messo il dito nella piaga, affermando che non basta fare collezione di figurine a suon di centinaia di milioni di euro: il calcio è una strana alchimia dove non basta la sommatoria della bravura dei singoli per rendere una squadra invincibile.
Come potete vedere, le parole sono sottoscrivibili da chiunque capisca un minimo di calcio. Concetti vecchi come il cucco, ma sempre validi.

Ma alla stampa spagnola, particolarmente a quella castigliana, queste dichiarazioni non sono piaciute. Apriti cielo: ecco, per esempio, come commenta Marca "L'atteggiamento di Platini è strano, lui è a capo del calcio europeo e dovrebbe essere più imparziale nei confronti delle sue squadre".

A noi questo modo di ragionare ricorda quanto dichiarato da Mourinho quando Lippi osò vaticinare che la Juventus, a suo avviso, avrebbe vinto il campionato. Anche in quel caso, ricorderete, il portoghese accusò Lippi di "fare il tifo", di "non essere imparziale" e via discorrendo.

Secondo noi, a questo punto, è necessario chiarire che non bisogna confondere l'imparzialità (doverosa da parte di chi ha una carica pubblica) con quello che comunemente viene chiamato "terzismo", o anche spregiativamente "cerchiobottismo". Essere imparziale significa guardare i fatti senza pregiudizi, e poi serenamente giudicare secondo coscienza. Attuare una tattica "terzista", ovvero dare un giudizio che si pone sulla mediana tra le due tesi contrapposte, significa l'esatto contrario: negare il principio di imparzialità con l'unico fine ipocrita di non scontentare nessuno.
Immaginate cosa sarebbe l'amministrazione della giustizia se un giudice decidesse di accontentare un po' l'accusa e un po' la difesa, in modo da far contenti tutti.

Dunque, Platini si è limitato a dare dei giudizi (anche abbastanza ovvi) analizzando i fatti secondo la propria coscienza. Come è giusto che sia. Mentre Lippi si è limitato a esprimere una propria opinione, come tutti hanno il diritto di fare.

Noi siamo però convinti di un fatto: la confusione tra imparzialità e terzismo, che d'ora in poi chiameremo "Mourinismo", è frutto solo della "coda di paglia" di chi si lamenta degli altrui giudizi.

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venerdì 28 agosto 2009

Meglio i BOT o due terzini?

Ieri Platini ha fatto i complimenti alla Juve per il suo "bilancio esemplare" (la Repubblica). Ne abbiamo a lungo parlato anche noi, oggi torniamo sull'argomento per sottolineare che, in base all'ultima trimestrale, la Juve ha depositi bancari per più di 40 milioni e affidamenti per più di 140 praticamente inutilizzati. Rispetto alla piaga dei debiti e dei bilanci drogati una specie di mosca bianca, una società risparmiosa che magari, come racconta un vecchio aneddoto su qualche industriale genovese, investe nei Buoni del Tesoro piuttosto che nel rinnovo dello stabilimento.

Già, lo stabilimento, l'incompiuta, come sul nostro sito abbiamo definito la squadra messa a disposizione di Ferrara: una bella squadra, niente da dire, ma secondo il giudizio generalizzato ancora debole sulle fasce difensive. Se quella sui BOT voleva essere una battuta (sulla Juve, sia chiaro, perché sull'industriale genovese è la verità), la bassa qualità dei nostri terzini è una certezza, tutti bravi professionisti ma tecnicamente non da società di prima fascia.

La campagna acquisti dura fino al 31, e a leggere i giornali trattative sono ancora in corso e non ballano neppure cifre astronomiche, tanto che con dieci milioni sembra che la Juve di terzini potrebbe comprarne addirittura due, rinnovando così lo stabilimento per tutta la parte che non sembra competitiva. Dieci milioni che non intaccherebbero più di tanto l'esemplarità del bilancio bianconero; basterebbe arrivare ai quarti nella Champions e si rientrerebbe dall'investimento (con gli interessi), se non ci si arriva e il bilancio va in rosso ci sono le riserve patrimoniali per farvi fronte.

Tutto in regola come vorrebbe Platini, e come non fanno tante altre società, l'Inter ormai dalla notte dei tempi (a proposito, siamo curiosi di vedere come Paolillo ha sistemato il passivo di quest'anno; ne parleremo a tempo debito, ma non escludiamo qualche gioco di prestigio tipo quello che abbiamo raccontato facendo vedere quanto vale Moratti in mutande).

A proposito di Buoni del Tesoro e industriali genovesi, l'aneddoto si riferiva agli anni settanta, quando inflazione e tassi di rendimento erano a doppia cifra mentre oggi, neanche a farlo apposta, sono vicini allo zero. Un motivo in più, certo non il solo o il più importante, per dire che tutto sommato sarebbe meglio investire nello stabilimento, comprando i due terzini.

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mercoledì 19 agosto 2009

Chiacchiere e distintivo


Cosa? Che cosa?
Non sento.
Che stai dicendo?
Il campionato lo vince la Juve? Ma vattene, tu non sei nessuno, sei chiacchiere e distintivo, non sei nessuno, chiacchiere e distintivo!

Ci riprova Mourinho, ci riprova l'Inter tutta, proprio attraverso il suo megafono portoghese, ad abbaiare alla luna, a cercare disperatamente una dichiarazione da confutare, una cipolla schiacciata su cui piangere. Il comunicatore inizia presto a fare baccano quest'anno, sfortunatamente è il suo secondo da strillone, quasi allenatore, ed i bisticci con Ranieri non sono più sufficienti: oggi c'è molto più da coprire, c'è molto di più da non far notare, bisogna alzare un gran polverone, un polverone nazionale!

Così ha passato tutto il precampionato con il muso, i capelli arruffati e senza rilasciare nemmeno una dichiarazione, perché gli hanno portato via il paravento; se n'è andato l'unico giocatore in grado di esaltare il suo gioco, palla avanti e ci pensa Ibra. Quest'anno il signor Mourinho deve iniziare a lavorare, e si è subito dato da fare, vuole far giocare l'Inter a pallone ed indica la via: palla a terra. Che rivoluzionario!

Però ha ragione, non ha alternative, mancano muscoli, centimetri e soldi e si deve adeguare. Dopo le sorridenti dichiarazioni fatte l'anno scorso dal capo, che intende far rientrare i conti della società in 3 anni, o magari anche prima, l'immensa plusvalenza ricavata dal sacrificio dello svedese non è servita a rimpolpare una squadra datata, che si appresta a sfruttare l'ultima occasione per vincere la Champions League, l'unico vero motivo per cui il portoghese ha sostituito Mancini.

E' vero, sono arrivati Milito, Lucio, e Thiago Motta, ma è altrettanto vero che i competitors europei hanno fatto i botti: Ibra va ad aggiungersi agli attuali campioni d'Europa, mentre Kakà, Benzema, Cristiano Ronaldo e frattaglie entrano al Bernabeu, il Manchester City ha fatto una campagna acquisti faraonica senza contare che Liverpool, Manchester United, e Chelsea rimangono super competitive; dulcis in fundo, la Juventus che ha rinforzato difesa e centrocampo. O magari, anche quest'anno, dovremo gioire per mano (o cazzotto) di un'altra outsider. Perché no?

E l'Inter che fa? Urla, piange e punta il dito verso il c.t. campione del mondo, quando invece ci sono cose più importanti da risolvere. Ci sarebbe da parlare delle difficoltà del mercato in uscita, con le società amiche che dovrebbero riuscire ad alleggerire l'Inter di qualche ingaggio sovradimensionato. Voci di corridoio sussurrano interesse della Lazio per Materazzi, interesse della Roma per Burdisso e Mancini, ma fanno per davvero? Ci sarebbe da parlare anche di quello in entrata: la Roma sarebbe pronta, dopo aver perso Aquilani e consegnato un vitalizio a Totti, a svendere anche Baptista, guarda un po', proprio all'Inter. Ed il rifinitore tanto ambito da Mourinho? Lo vogliamo comprare oppure serve un prestito? Che fine hanno fatto i soldi dell'affaire Ibrahimovic?

Non serve né sfogarsi con altri, né spostare l'attenzione dei titoli da prima pagina. Il nervoso portoghese ha paura, paura di fallire la missione imposta. Sai che soddisfazione sarebbe vincere la Champions senza Ibra, sì, perché, come dice lui, vincerla con il Barcellona è troppo facile; fallire personalmente per la seconda volta con l'Inter però, lo è molto di più.

Quindi, prima vinca la Champions League, e poi si ripresenti per essere ammesso a dialogare con un allenatore, italiano d'Italia, che ha già vinto Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e Coppa del Mondo!

Finita la lezione.

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mercoledì 12 agosto 2009

Juve su eBay

Dopo aver battuto, senza fortuna, le tradizionali strade delle trattative a tu per tu, i cirigenti della Ridentus, sempre più all'avanguardia sotto tutti i profili, hanno deciso di provare nuove strade per completare le operazioni in uscita del calciomercato di quest'anno.
Da domani, e fino al 31 agosto, sul nuovo sito web juve.ebay.it verranno messi in vendita i modelli Tiago, Almiron e Poulsen.
Il nuovo sito permetterà ai potenziali acquirenti di confrontare i prezzi dei modelli, di trattare sul prezzo e di mettersi d'accordo su finanziamenti e pagamenti.
Saranno disponibili due modalità, le due tipiche del sito d'aste: "Buy it Now", con cui gli acquirenti compreranno i modelli al prezzo di listino stabilito dai cirigenti, e "Best Offer", dove invece si svolgeranno delle aste e i modelli andranno al miglior offerente.

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lunedì 3 agosto 2009

Il Paradosso di Florentino

Il calcio è la più inesatta delle scienze (dopo l'economia). Se ne ha riprova leggendo Tuttosport di oggi.
Secondo il giornale, il Real starebbe preparando una proposta monstre per acquistare Maicon dall'Inter: quindici milioni di euro più il cartellino di Sneijder, pagato ventotto milioni solo un anno fa.
Pare che a convincere Perez della necessità di questa nuova avventura sia stata, oltre la necessità di aumentare il numero di magliette da vendere (sic), la figura barbina fatta dai galacticos nella coppa organizzata dalla setta del reverendo Moon.
Chi ha visto la partita con la Juve non ha notato particolari problemi del Real sulla fascia destra, bensì una totale assenza di gioco, anzi, una totale incapacità di dimostrarsi squadra.
Ma il Real risponde nell'unico modo che conosce: acquistando (o provando ad acquistare) una nuova figurina.
Così i tifosi del Manchester, del Chelsea, della Juve e del Barcellona si godono un fenomeno tipico del calcio: un acquisto insensato può portare all'indebolimento della squadra che vende il calciatore, ma anche di quella che lo acquista.
Forse,un giorno, oltre che della "zona Cesarini" si parlerà comunemente anche di questo fenomeno, che potremmo definire "Il paradosso di Florentino".

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martedì 28 luglio 2009

Mela, melinda, melo

E' ora di dire basta.
Basta con la disinformazione sulla Ridentus FC.
Basta con le prese in giro dei cirigenti.
Basta con quelli che il tennista non capisce nulla di calcio.
Basta con quelli che i gemelli un giorno dicono una cosa ed il giorno dopo esattamente l'opposto.
Basta con quelli che Secco è meglio che vada a fare il motociclista.
Basta con quelli che Castagnini fa vendere i Fiorini.
La Ridentus FC è strutturata come una società di calcio organizzata bene (cit).
La Ridentus FC è organizzata come una società seria, fatta di professionisti a tutti i livelli (ri-cit).
La Ridentus FC sta portando avanti un Progetto.
Ed il Progetto c'è proprio, poche balle.
Non si fanno le cose ad minchiam in Fermo Ferraris.
C'è un filo logico che collega le singole decisioni prese dai dirigenti ridentini.
Prendete ad esempio l'ultimo acquisto, Felipe Melo.
Non è un'operazione nata per caso.
I dirigenti hanno infatti tessuto la trama dell'operazione Melo fin dallo scorso ottobre. E hanno poi raccolto il frutto (anzi, tutta la pianta) della loro lungimiranza.
Ad ottobre dell'anno scorso, Monsieur Blòn con l'accento sulla B ha stipulato un nuovo contratto di partnership con la Regione Trentino, volto tra le altre cose a valorizzare e promuovere i prodotti tipici del territorio attraverso i campioni ridentini (gli Andrade, i Tiago, gli Almiron, i Poulsen, i Knezevic, etc etc).
I più tipici dei prodotti tipici del Trentino sono le mele Melinda della Val di Non.
Pochi giorni dopo la firma dell'accordo, Buffon, Zebina e Pessotto hanno partecipato al Salone del Gusto di Torino ad una specie di prova del cuoco, preparando piatti a base di mele, con l'aiuto di uno chef.
Con questi due colpi da maestro (la stipula del contratto per la valorizzazione delle mele Melinda ed l'invio al Salone del Gusto di professionisti specializzati nella sbucciatura delle mele) Monsieur Blòn ha accumulato un patrimonio di conoscenze nel settore delle mele, che ha rappresentato un indubbio vantaggio competitivo sulla concorrenza.
Vantaggio competitivo che si è poi concretizzato pochi mesi dopo nell'acquisto di MELO, a condizioni decisamente vantaggiose.

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domenica 19 luglio 2009

La luna nel Pozzo

Questa volta il mercante friulano sembra aver sbagliato i suoi conti.
Prima ha tentato di cedere il pur bravissimo D'Agostino alla Juventus per la cifra spropositata di 25 milioni di euro. Si noti bene, la cifra era a geometria variabile, nel senso che una parte doveva essere corrisposta in danaro, e un'altra con la comproprietà di Giovinco e Marchisio. Chiunque è in grado di comprendere che nel caso i due giovani (o anche solo uno) si fossero definitivamente consacrati, la Juventus si sarebbe dovuta svenare per riacquistare la totalità dei cartellini. Se i torinesi avessero abboccato sarebbe stato un capolavoro di cui si sarebbe parlato per decenni. Per fortuna Secco quest'anno pare in ottima forma.

Ma l'Udinese non si è arresa, ha infatti proposto il suo centrocampista al Real Madrid per la modica cifra di 25 milioni in contanti. Pare che anche a Madrid abbiano subodorato qualcosa. Infatti della trattativa non si parla più.
Ora ai friulani non rimane che ricostruire psicologicamente il calciatore, che dopo aver sognato Torino e Madrid rimarrà ancora a Udine.
Mentre al cassiere, che già sognava di vedere un bel pacco di milioni con un'enorme plusvalenza, non rimane che riflettere sull'eccessiva avidità del presidente. Avidità che ha trasformato un affare certo in una illusione.
Già, un illusione come la luna nel Pozzo.

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sabato 18 luglio 2009

Hollywood e l'officina


Avete fatto caso alla presentazione delle divise per la nuova stagione? La Juve l'ha fatta nei locali delle Officine Grandi Riparazioni, mentre l'Inter ha scelto come location un teatro ad Hollywood; può darsi che la scelta cinematografica sia opera della Nike, fatto sta che la presentazione dei bianconeri dava l'idea del rimettersi al lavoro di una squadra operaia, mentre con riferimento agli uomini di Mourinho l'idea che si è ricavata è quella dello spettacolo e della recita.

Neanche a farlo apposta la cerimonia hollywoodiana s'è incrociata con la trattativa di Laporta con Moratti, con la conseguenza che Ibrahimovic ha dovuto recitare, nel senso vero della parola, di indossare la maglia dell'Inter, perché contemporaneamente si stava convincendo del fatto che il prossimo campionato lo giocherà nel Barcellona. Non sappiamo come l'abbia presa Mourinho, fatto sta che il Corsera di oggi lo descrive in un palco a godersi lo spettacolo, mentre l'inviato di Repubblica scrive di averlo visto incazzato nell'ultima fila (così, a naso, pensiamo che ci abbia preso l'inviato di Repubblica).

Due mondi, due squadre, due società proprio agli antipodi, e non solo per aver scelto la Juve un'officina e l'Inter un teatro. Prendete le seconde maglie: a Torino hanno deciso per una maglia color acciaio, e chissà che non c'entri il fatto che c'è la Fiat che fa automobili ed è impegnata in una specie di lotta per la sopravvivenza a livello mondiale; a Milano con la seconda maglia hanno voluto ricordare il centenario del primo scudetto, quello del 1910 dopo lo spareggio con la Pro Vercelli che, secondo le cronache dell'epoca e le ripetute di questi giorni, fu un autentico furto.

Tra un mese riprende il campionato e all'officina e al teatro non ci penseremo più, anzi gli esperti della nostra redazione prevedono che, Ibra o Eto'o, l'Inter sulla carta sia ancora superiore alla Juve. Il calcio, comunque, mantiene ancora un po' di mistero e non è detto che alla fine vinca la squadra che sulla carta ha più campioni, o comunque giocatori pagati meglio; per ora diciamo che la Juve ha cominciato da Juve, con i dirigenti e i tecnici che fanno affidamento sull'etica del lavoro per costruire in officina una squadra resistente come l'acciaio, mentre nell'Inter hanno recitato la prima sceneggiata, Ibra e Materazzi, Mourinho e Moratti, e quanto all'etica sperano con la seconda maglia di festeggiare nel 2010 il centenario di un "furto".

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venerdì 17 luglio 2009

Voglia di Juve


Se n'è accorta anche la Gazzetta, che apre la prima pagina titolando "Voglia di Juve".
Prima Diego, poi a sorpresa Felipe Melo, poi i tanti tifosi a Pinzolo, mettiamoci Ferrara che fa discorsi molto diversi rispetto a Ranieri ed ecco la voglia di Juve, ecco i tifosi juventini (in Italia siamo circa un terzo di tutti quelli che seguono il calcio) che fanno sentire la loro voce e la loro voglia arriva anche nelle redazioni più vicine agli uffici stampa milanesi che alle valli del Trentino.

Questa voglia di Juve coinvolge anche la redazione di ju29ro.com?

Certo che ci coinvolge. Abbiamo sempre pensato e scritto che non c'è contraddizione tra essere vicini alla squadra e prendere le distanze da chi nell'estate 2006 non l'ha difesa; siamo sempre più convinti che un vero juventino possa (e debba!) battersi per difendere la storia della Juve (tutta la sua storia) da ladri e sciacalli e, contemporaneamente, urlare allo stadio il suo "Forza Juve" rivolto a Del Piero e Molinaro, Marchisio e Iaquinta.

Il fatto che adesso arrivi il giornaletto rosa a cercare di fare il solletico ci insospettisce e ci fa stare in guardia. Diciamo allora ai nostri lettori: teniamoci stretta la nostra voglia di Juve, anzi di vera Juve, e condividiamola insieme sul nostro sito senza farci ingannare dai "Greci che portano doni". Uno dei nostri redattori è stato accreditato come inviato a Pinzolo, e ci sta raccontando i momenti importanti del ritiro; abbiamo anche noi un bell'archivio e redattori svegli per scrivere di calcio internazionale; giornali importanti ci leggono e tengono conto di quello che scriviamo; vi racconteremo le partite della Juve con la stessa passione e competenza che ci avete riconosciuto durante lo scorso campionato; continueremo a rompere le palle a chi pretenderebbe di fare opinione, senza che nessuno lo abbia delegato, seguendo i processi, parlando delle magagne dei bilanci e della giustizia sportiva; troveremo anche momenti per gli articoli "leggeri" e per l'ironia.

Sì, la sentiamo anche noi la voglia di Juve, la voglia di Juve vera; è molto diversa da quella delle gazzette grandi e piccole e la porteremo non solo allo stadio e al bar sport, ma anche sul nostro sito e sul blog.

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Speak the truth

Una notizia che ci ha molto divertito questa settimana viene dal calcio francese, dove si stanno spendendo parecchi soldi quest'estate. Protagonisti del mercato il solito Lione, ma anche il Marsiglia del nostro amato Didier Deschamps.
L'OM ha puntato il difensore del Lilla, tale Adil Rami, 23enne difensore di origini marocchine, di cui si dice un gran bene Oltralpe.
Il Lille però ha sparato altissimo, un po' come l'Udinese di Pozzo con D'Agostino, e ha rifiutato una mega-offerta di 11 milioni di euro per questo gigante nato in Corsica.
Beh, sentite che ha detto Rami: "Il Marsiglia offre 11 milioni di euro per un difensore, è eccezionale. Tutti sanno che io non li valgo!".
Il giocatore, rilevato a 10.000 euro dal Lille, insomma, ritiene che il presidente si possa accontentare di questa maxiplusvalenza, senza nicchiare troppo.
E per una volta, senza giri di parole, senza farsi imbeccare dal procuratore, un giocatore ha detto le cose come stanno.
Non sono mica Beckenbauer.
Per una volta il nostro Trillo non deve sfottere la solita dichiarazione da calciatore.
Ci ha pensato Rami a farci fare una risata, alla faccia del calcio degli uffici stampa.

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giovedì 16 luglio 2009

Trasparenza e conflitto di interessi

E' notizia di ieri che la FA introdurrà una nuova regolamentazione per l'attività degli agenti in relazione alla vendita dei calciatori.
L'accordo tra la FA e la Premier League è stato raggiunto dopo lunghe mediazioni e le principali novità sono due.
La prima, molto positiva, a nostro modo di vedere, riguarda la trasparenza degli affari: i club saranno obbligati a rendere pubblico l'ammontare delle commissioni pagate agli agenti. Per la prima volta, quindi, le cifre legate alle commissioni, oggetto di grandi speculazioni da parte della stampa, soprattutto in Inghilterra, dovranno essere pubblicizzate, e i personaggi che gravitano attorno a questo mondo saranno sotto la lente di ingrandimento dei mezzi di informazione.
Well done. Anche se forse non piacerà a tanta gente che fino ad oggi ha lavorato nell'ombra, senza dover rendere conto a nessuno.
Un buon esempio è Kia Joorabchian, l'uomo che rappresenta la società che deteneva fino a ieri il cartellino di Tevez, singolare (ma mica poi tanto in Sud America) caso di giocatore non appartenente a società di calcio.
The Guardian si chiedeva a chi fossero finiti in realtà quei 25 milioni di sterline pagate dal Manchester City.
La curiosità forse non verrà soddisfatta per intero, ma qualcosa in più si potrà sapere, dato che il regolamento si applicherà, molto probabilmente, a tutti i trasferimenti operati sin dalla sessione in corso.

Una vittoria dell'FA quindi, che probabilmente piacerà a Platini.
Ma, data la forza della Premier League, il patto non ha certo potuto essere unilaterale.
La FA ha infatti dovuto cedere su un punto focale, che aveva rigettato più volte.
Gli agenti infatti potranno ora rappresentare più di una parte in causa, nei trasferimenti. Potranno curare gli interessi del giocatore e anche di una delle due società coinvolte nel trasferimento, a patto ovviamente che il giocatore acconsenta.

Il calcio inglese quindi guadagna trasparenza, ma perde sul piano del conflitto di interessi.
Un conflitto di interesse, quello tra procuratori e dirigenti, che è stata la base del processo Gea, e delle accuse ai Moggi.
Niente di illegale, ha statuito un Tribunale della Repubblica.
Oggi, da Oltremanica, addirittura ottiene legittimazione, a sottolineare che il vero problema nel calciomercato sono i soldi in nero e il riciclaggio di denaro sporco. Non certo il Moggi di turno.

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martedì 14 luglio 2009

Cogli la prima Mela

Ecco le prime dichiarazioni della signora Melo: "... E' contentissimo della Juve. Era il suo sogno? Credo proprio di sì...". Parole di circostanza, si dirà.
Però, secondo noi bisogna abituarsi al fatto che le parole delle consorti dei calciatori sono importantissime. Soprattutto quello che non dicono in pubblico può influenzare pesantemente il destino delle società.
Pertanto, se come tutti noi ci auguriamo, Felipe farà una grandissima stagione, non è da escludere che la signora si stufi di vivere a Torino, e pretenda che il marito vada a giocare a Madrid, così lei potrà ammirarne lo splendido mare. La signora Zidane, ricorderete, lo trovava splendido.
Se invece le cose andranno male (facciamo i debiti scongiuri), sarà sempre lei a sconsigliare al marito di andare a giocare da qualche altra parte. Così come ha fatto quest'anno la signora Poulsen.
Questo è il calcio (ed anche il mondo!) moderno. Facciamocene una ragione.

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lunedì 13 luglio 2009

Il Padrino parte IV

Alzi la mano chi non ha visto la saga del Padrino!
Bene... è arrivata la quarta parte della serie: protagonista, al posto della famiglia Corleone, il Real Madrid.
Spieghiamoci meglio: il più grande rivenditore di magliette spagnolo, in questa fase del calciomercato, pare abbia cambiato strategia. Prima se un giocatore aveva un prezzo loro, per accaparrarselo, offrivano esattamente il doppio alla società di provenienza e il triplo al giocatore. Evidentemente hanno fatto un po' di conti e si sono accorti che non quadrano. Non basta vendere magliette, per recuperare le spese.
Ora, per riuscire a convincere il Liverpool a cedere Xabi Alonso hanno abbassato la cifra della loro seconda offerta.
Un po' come Don Vito Corleone che, per liberare il suo figlioccio, Johnny Fontane, dal "malvagio" direttore d'orchestra ad una prima offerta ne fece seguire una seconda più bassa. La terza, ovvio era "quella che non si può rifiutare"...
Chissà se a Liverpool hanno pensato a Don Vito.

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mercoledì 8 luglio 2009

MELO sentivo che li avrebbero spennati

MELO sentivo che anche quest'anno si sarebbero fatti spennare.
Due anni fa, si sono fatti spennare dal Presidente del Lione, quando hanno comprato quel pippone di Tiago.
Due anni fa, si sono fatti spennare dal Presidente del Deportivo, quando hanno comprato quel marcione di Andrade.
Due anni fa, si sono fatti spennare dal Presidente dell'Empoli, quando hanno comprato quel pippone di Almiron.
L'anno scorso, si sono fatti spennare dal Presidente del Siviglia, quando hanno comprato quel pippone di Poulsen.
Ma MELO sentivo che gli spennamenti sarebbero continuati.
Ed infatti sembra che si siano fatti spennare anche da Pantaleo Corvino, direttore sportivo della Fiorentina.
Sembra che abbiano comprato Felipe Melo per 25 milioni di euro (per un importo cioè pari all'intera clausola rescissoria prevista da Corvino, senza un centesimo di sconto).
Sembra che abbiano venduto alla Fiorentina metà Marchionni per 2,3 milioni di euro o, forse, tutto Marchionni per 5 milioni.
Sembra quindi che Felipe Melo sia stato valutato cinque volte Marchionni (e che Marchionni sia stato valutato un quinto di Felipe Melo).
Sembra quindi che si siano fatti spennare sia sulla vendita di Marchionni sia sull'acquisto di Felipe Melo.
Complimenti vivissimi.
E a proposito di Felipe Melo, ecco quel che dichiarava il brasiliano sei mesi fa alla vigilia della partita con la Ridentus: "Se l'arbitro farà bene il suo lavoro, possiamo vincere. Al mio arrivo mi hanno detto che ci sono due campionati. Quello con la Juve e uno a parte, e lo so io come lo sanno i miei compagni".
Uno Stankovic, in pratica, solo un po' più "abbronzato" (cit).

Il Mago di Ios

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Inchiodali alla tribuna, Claudio!

Claudio Lotito questa volta non le ha mandate a dire. Pandev e Ledesma vogliono lasciare la Lazio? Qualcuno li vuole comprare? "Vanno portate alla Lazio le somme concordate, altrimenti restano alla Lazio. Ho già preparato i chiodi per inchiodarli alla panchina della tribuna. Vanno rispettate le regole, non accetto coercizioni o pressioni da parte di procuratori e da parte di nessun altro". Aggiunge poi un'altra frase, altrettanto pesante: "Le estorsioni le andassero a fare altrove".

Guai della Lazio a parte, Lotito sottolinea le patologie di un sistema che, nel corso degli anni, ha progressivamente spostato verso i giocatori (e i loro procuratori) i rapporti di forza nel mondo del calcio. E che ha aperto la strada a prevaricazioni e eccessi.

I contratti non valgono più. Basta che un terzino infili quattro o cinque partite buone di fila per vedere il suo procuratore (che ovviamente lavora a percentuale) presentarsi in società e richiedere un "ritocco" del contratto, altrimenti il suo protetto si guarderà intorno perché "non avverte più gli stimoli giusti", "non si sente valorizzato", "pensa di essere vittima di un’ingiustizia".

Naturalmente il ritocco del contratto è sempre e soltanto in una direzione sola, al rialzo. Non c’è mai nessuno che va dal suo presidente a dire: "Siccome quest’anno ho fatto schifo dimezzatemi l’ingaggio". Oppure: "Visto che non ho reso secondo le attese, cedetemi a chi volete". Nemmeno questo è possibile, perché la frase generalmente è: "Cedetemi alla squadra di una città di gradimento di mia moglie".

I club naturalmente sono terrorizzati, perché in genere questi comportamenti preludono a una perdita economica. Sia che lo stipendio venga "ritoccato", sia che l’eventuale cessione del giocatore si trasformi in una svendita. Sia che, infine, un patrimonio della società (come in effetti i calciatori sono) rimanga inutilizzato e veda il proprio valore precipitare a zero in due o tre anni.

Però forse l’unica strada per spezzare questa spirale folle è proprio quest'ultima: fermare quei giocatori che si rendono colpevoli di comportamenti scorretti. Non farli giocare.

Certo, un'azione coordinata tra presidenti sarebbe l’ideale. Un patto che li impegni a non avvalersi delle prestazioni dei calciatori "ribelli". Ma un accordo del genere è un'utopia in un mondo in cui c'è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo di tutti gli altri messi insieme.

E allora forse c'è bisogno di qualcuno che dia il buon esempio e che dica: o la piantate o perdete un anno di carriera e vediamo se vi conviene. Lotito è il tipo di presidente capace di farlo.

E allora forza Claudio, inchiodali alla tribuna. E vediamo chi vince.

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lunedì 6 luglio 2009

Sic transit gloria mundi

Il raduno del Milan oggi è stato rovinato da una violenta contestazione da parte dei tifosi. Le doglianze, come è facile immaginare, vertono sulla scadente campagna acquisti del Milan, oltre che, naturalmente, sulla cessione di Kakà.
Certo, ci vien da pensare quanto debba essere stato traumatizzante per i tifosi tornare con i piedi per terra, dopo i venti anni di gestione Berlusconi in cui spesso si spendevano miliardi per l'acquisto di giocatori, al solo scopo di levarli alla concorrenza (ci vengono in mente De Napoli e Borghi, per esempio).
Ora le cose son cambiate, forse perché Berlusconi ha raggiunto i suoi scopi, o forse per il pressing della famiglia poco interessata al calcio. Ma una cosa ci sentiamo di dire: altre società e altri tifosi, in Italia e all'estero, passeranno guai ben peggiori. In fondo, il Milan dovrà solo imparare a fare con le proprie forze, come la Juve fa da più di quindici anni, ma difficilmente rischierà il baratro del fallimento.
Forse la soluzione migliore, anche in questo caso, sarà quella di affiancare a Galliani un manager che capisca di calcio. Ma Berlusconi, basta pensare al famoso incontro con Moggi di tre anni fa, questo probabilmente lo pensa da parecchio. Chissà se ogni volta che in questi anni ripianava i deficit della gestione Galliani pensava ad alcuni noti aforismi del mitico palazzinaro Ricucci. Troppo facile fare il grande manager (o anche il grande tifoso) con il portafoglio degli altri!

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martedì 30 giugno 2009

Juve, budget e patrimonio

Ieri alla Juve hanno discusso di budget e campagna acquisti, ma i giornali non sono riusciti a dare una sensazione precisa di quanto successo e deciso. Scrivono, infatti, che la Juve continuerà a puntare sul bilancio sostenibile (un "motivo d'orgoglio", dice Montali), ma anche che vuole comunque comprare un centrocampista di qualità. Sembra una contraddizione e ci si chiede se sarà possibile; in più proprio qui sul blog qualcuno sosteneva che sarebbe meglio spendere quanto accumulato a riserve patrimoniali.
L'argomento è complesso, fissiamo solo due punti avendo come riferimento la normativa Figc. Entro il 30 giugno le società devono documentare alla Covisoc com'è andata la stagione appena finita (garantendo che non ci sono buchi che resteranno scoperti) e prevedere il budget della stagione nuova facendo più ipotesi in base ai risultati sportivi (per la Juve molto dipenderà dalla Champions e dai relativi incassi).
E' allora assai probabile che ieri il CdA abbia previsto comunque di chiudere la campagna acquisti con un passivo anche rilevante (comprando un forte centrocampista); nella documentazione da mandare a Roma allora si dirà: se le cose vanno bene in campionato e Champions (tocchiamo ferro!) chiuderemo in pareggio; dovessimo chiudere in passivo abbiamo riserve per farvi fronte.
E questo è il primo punto: la Juve, quanto a bilancio, può affermare a voce alta che era sano, tale è rimasto a giugno 2009 e non sarà comunque malato neppure a giugno 2010. Il secondo punto riguarda i 120 milioni di riserve patrimoniali e la provocazione di dire: spendiamoli e facciamo lo squadrone.
Dal punto di vista della normativa questo sarebbe possibile, bisogna anche considerare, però, che il patrimonio, come succede nelle famiglie più assennate, serve per le difficoltà ed è rischioso "giocarselo" tutto in un colpo. Noi, come dicevano i latini, pensiamo che la virtù stia nel mezzo: va bene la solidità patrimoniale, ma senza restarne prigionieri; Juventus vuol dire voglia di vincere e di migliorarsi e per questo qualche rischio bisogna correrlo.
Forse ieri, questa è la nostra impressione, alla Juve qualche rischio hanno deciso di correrlo.

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Que viva la revòlucion!

Dopo Farsopoli, un po' in sordina, alla Juve c'è stata un'altra rivoluzione: quella dei giocatori.
Le cronache ci hanno raccontato dei boicottaggi di alcuni contro il tecnico (non entriamo nel merito, anche noi consideravamo Ranieri una sciagura), ma non basta, il bello viene l'estate in sede di campagna trasferimenti.
Ha iniziato il portoghese Tiago che ha rifiutato tutte le destinazioni propostegli, quest'anno sembra una moda dilagante: prima De Ceglie rifiuta Udine e Napoli, il procuratore di Paolucci intima alla Juve di non cedere il proprio assistito in prestito, Raiola ha detto che si farà sentire qualora Grygera venga spedito in Grecia, Poulsen rifiuta i ponti d'oro turchi e via discorrendo.
Un vero e proprio ammutinamento, o se preferite una rivoluzione in stile Pancho Villa. Solo che i rivoluzionari non sono dei proletari descamisados, ma dei giocatori che hanno fallito alla prova della Juve, e giustamente la società li vorrebbe cedere per monetizzare.
Ma a cosa è dovuto questo sconfinato amore per la Juventus?
Un po', ipotizziamo noi, è dovuto ad amor proprio: quando mai gente come Tiago vestirà di nuovo una maglia carica di gloria come quella della Juve? Noi pensiamo ben difficilmente. Ma il fenomeno probabilmente non è legato solo a ragioni romantiche, ma anche ad altre ben più prosaiche. Vestire la maglia della Juve vuol dire essere un calciatore riconoscibile e riconosciuto da milioni di tifosi del mondo, tifosi che sono anche consumatori, si dà il caso. Ecco quindi che per esempio un De Ceglie mai e poi mai, se va a Udine, verrà riutilizzato dalla Costa Crociere per uno spot televisivo.
Insomma, riteniamo che questa strana rivoluzione sia il frutto di un mix esplosivo. Solo che la vittima è la Juve, che di questo passo dovrà tenere in squadra gente che non si è dimostrata all'altezza, e ne tarpa le ambizioni.
Speriamo che questa rivoluzione dei brocchi serva alla dirigenza come lezione; quindi in futuro non ci "regalino" più giocatori che in caso di fallimento sono difficili da piazzare, insomma gli ingaggi alti si diano solo a chi li merita. Per quanto riguarda il presente, visto che i giocatori juventini (solo quelli) non possono essere minacciati di finire in tribuna, provi il Cobolli a denunciarli per violenza e ricatto. Ci sarà, forse, un giudice a Berlino?

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domenica 28 giugno 2009

Il pane della Juve e i denti di Moratti


Spiegavamo l'altro giorno perché la Juve, volendo, potrebbe spendere molto di più; se proviamo a fare lo stesso tipo di ragionamento (basato sulle norme federali e i dati di bilancio) sull'Inter si arriva a risultati diametralmente opposti, perché la società di Moratti ha troppi debiti (più di 400 milioni) e non ha patrimonio (lo brucia tutti gli anni col passivo di gestione); l'Inter quindi non potrebbe comprare nessuno se prima il signor Moratti non mette dei nuovi soldi per coprire il passivo 2008-09 (dovrebbe essere di 150 milioni).

Prima che gli amici lettori si meraviglino come è successo per l'intervento sulla Juve, li invitiamo a riflettere sull'acquisto di Milito e Motta che a prima vista sembra dimostrare che Moratti può fare quello che vuole.

Gli acquisti non sono stati ancora formalizzati in Lega e ieri il Corsera diceva che lo saranno dopo il primo luglio (così, aggiungiamo noi, andranno sul prossimo bilancio) e nel frattempo è successo questo: quando Quaresma ha rifiutato di andare al Genoa (lui vuole i gran soldi di Moratti) l'Inter ha dato alla squadra di Preziosi quattro suoi giovani e tra questi la metà di Meggiorini che, giocando nel Cittadella, è stato quest'anno capocannoniere in B. Meggiorini era in comproprietà tra Inter e Cittadella, per cui ieri la società di Moratti ha dovuto forzatamente riscattarlo (pagando 2,5 milioni); oggi, però, il Corriere Mercantile di Genova svela che i 2,5 milioni li ha messi Preziosi, non Moratti, per cui alla fine della favola Meggiorini è tutto del Genoa (lui ed Acquafresca in un colpo solo).

Tutto questo è successo perché, come dicevamo, Moratti attualmente non può comprare nessuno se prima non sana il bilancio e i 150 milioni di deficit. Non considerando le cazzate delle gazzette, e ragionando con le nostre teste, dovremmo dire che Blanc potrebbe ma non vuole mentre Moratti smania dalla voglia ma non può.

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Cliniche di riabilitazione

Le società di calcio italiano quest'anno non sono tanto prodighe di colpi ad effetto, ma in compenso sembra abbiano lanciato una nuova moda: riciclarsi come cliniche riabilitative per giocatori reduci da infortuni più o meno gravi.
Ha iniziato il Milan con il terzino Cissokho. Prima lo acquista per 15 milioni dal Porto, poi si rimangia la parola adducendo problemi alla dentatura del giocatore, infine si offre per prenderlo in prestito per valutarlo e semmai acquistarlo l'anno prossimo. Ovviamente il presidente dei Dragoni ha perso la pazienza (chissà perché?) e si è tirato fuori da questo giochino.
Però il Milan ha trovato subito proseliti; infatti l'Inter prima acquista Arnautovic dal Twente, poi causa infortunio al piede del giocatore chiede il solito sconto, ora invece dopo ulteriori visite si offre per prendere il giovane talento in prestito, e semmai lo acquisterà l'anno prossimo.
Anche la Juve pare ci abbia provato con il Real. Ha proposto, infatti, di prendere in prestito dal Real il centrocampista Diarra reduce da un devastante infortunio (rottura del perone, della tibia e del crociato).
Le cose son due: o le squadre italiane sono diventate delle cliniche riabilitative per lungodegenti, oppure puntano su giocatori con qualche acciacco ma di sicuro talento e sperano di recuperarli facendo, dunque, un affarone.

Comunque sia le società italiane, che un tempo facevano tremare il mondo con acquisti roboanti a suon di milioni ora, finite in bolletta, non hanno che da fare il gioco delle tre carte... pardon, delle tre cartelle (cliniche)!

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giovedì 25 giugno 2009

El cobrador del frac

Sapete cos'è un Cobrador del Frac? E' un mestiere particolarmente in voga negli ultimi anni in Spagna. Una specie di persecutore a pagamento dei debitori morosi che viene assoldato dal creditore desideroso di riavere le somme prestate.
Il Cobrador segue dappertutto la sua vittima. E informa chiunque si avvicini al debitore che l'interlocutore è, appunto, un cattivo pagatore.

Notizia appresa da Panorama: un creditore del Real Madrid si è issato sulla cima di una gru, nei pressi del campo di allenamento, per protestare contro la società che non gli vuole pagare alcune forniture.
Ora siete informati. Se tra qualche mese dietro Don Florentino Perez verrà inquadrato un compunto signore vestito con un frac e con l'aria da impresario delle pompe funebri, capirete subito di cosa si tratta.

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domenica 21 giugno 2009

Mercenario?

Notizia bomba!
Secondo i giornali spagnoli Ibrahimovic è disposto a ridursi l'ingaggio di ben 3 milioni di euro pur di andar via dall'Inter e dal campionato di calcio italiano. Se fosse vera la cosa, verrebbero liquidate tutte le illazioni dei corifei e dei cantori delle glorie (sic) morattiane.
Ibrahimovic non è un mercenario, il suo procuratore non è un faccendiere assetato di danari. Molto più semplicemente lo svedese si è reso conto che il campionato italiano non ha più nulla da dargli. E' un campionato di seconda fascia. Punto.
Qualcuno dovrebbe chiedergli umilmente scusa, soprattutto dalle sacre colonne del Corriere della Sera.

A voler essere precisi molti dovrebbero chiedere scusa anche ai tifosi juventini che hanno visto affossare la propria squadra, per il solo motivo che si doveva far vincere qualcosa ad un gruppo di patrizi milanesi ricchissimi ma poco svegli negli affari del calcio. Missione compiuta, certo.
Danno collaterale: il calcio italiano ha perso ogni tipo di credibilità in Europa (e anche Ibra ha capito).
O qualcuno ritiene che in Europa, quando vedono i fuorigioco di massa di Siena-Inter, creda alle giustificazioni dei Tombolini, dei Casarin e dei Pistocchi?
In compenso, sulle colpe della famigerata Juventus dei ladri e farabutti molti hanno dei dubbi, se non ci credete leggete le dichiarazioni di Sir Alex Ferguson.

Tornando a noi, naturale che giocatori come Ibrahimovic preferiscano ridursi lo stipendio pur di non giocare un altro campionato dell'onestà. Meglio rischiar di perdere uno scudetto (e 3 milioni di euro) piuttosto che vincere il quarto titolo di cartone privo di una qualsiasi credibilità in Europa!

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venerdì 19 giugno 2009

Il mercato in tempo di crisi

Ricordate i fantastici tempi in cui il mercato per il trasferimento dei calciatori era fatto di aste per l'acquisto di campioni indimenticabili e altrettanto indimenticabili bidoni? Bei tempi ormai passati.
Abbiamo la sensazione che le società adesso abbiano ben altre priorità: vendere, vendere... e possibilmente vendere bene.

Pensate alla Juventus che non ha nessunissimo problema a convincere Pozzo per prendere D'Agostino o il Villareal per Giuseppe Rossi: basta pagare la cifra corretta e senza fare tanto i difficili sia da Udine che dalla Spagna sono dispostissimi a stendere i tappeti rossi per lasciar partire i due giocatori.
Il problema, semmai sta da un'altra parte, ed è tutto in casa. Ovvero riuscire a trovar dei compratori per piazzare i vari Tiago, Almiron e Poulsen.
Difficile per la Juventus trovare una società disposta ad acquisire le prestazioni dei tre ad un prezzo che permetta di non iscrivere a bilancio forti minusvalenze. Da tutto questo facile trarre una lezione: evitare di comprare giocatori che non siano una sicurezza e ancor di più evitare di concedere ingaggi troppo elevati.
Se si vogliono fare degli azzardi, molto meglio puntare su giovani che costano poco e che non chiedono ingaggi da Sultanato del Brunei.

Questo è il mercato del futuro: pagare bene giocatori affermati e dal rendimento certo e puntare sui giovani low cost. Parametri zero che pretendono super ingaggi perchèéil cartellino è gratis o giocatori con una sola buona stagione alle spalle sono da evitare come la peste.

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mercoledì 17 giugno 2009

Terno Secco

Alessio Secco è volato in Spagna per accapparrarsi un pezzo pregiato tra quelli che verranno dismessi dal Real Madrid di Florentino Perez.
L'interesse del giovane DS è per il maliano Mahamadou Diarra, gran bel giocatore, che quando militava nel Lione ha fatto faville, tanto da convincere il sempre prodigo Real a investire ventisei milioni di euro. Purtroppo in Castiglia le cose non sono andate per il verso giusto, causa un grave infortunio. Nell'ultimo anno ha disputato solo nove partite in campionato (di cui sette da titolare) e tre in Champions (di cui due da titolare).
Speriamo, qualora che arrivi alla Juve, le visite mediche si svolgano in maniera estremamente rigorosa. Evitiamo alla Juventus, dopo Andrade e Knezevic, di fare un poco onorevole terno... secco!

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giovedì 11 giugno 2009

Ronaldo + Kakà. Incomprensibile?

Il Real Madrid si conferma superpotenza finanziaria del calcio mondiale, visto che nel giro di una settimana ha sbaragliato la concorrenza acquistando prima Kakà e dopo nientemeno che sua maestà Ronaldo.
Costo complessivo dell'operazione circa 160 milioni di euro, esclusi gli ingaggi alle due star.
I corifei spagnoli immediatamente hanno iniziato a cantare le lodi di Florentino Perez e a rassicurare che, per esempio, si rientrerà dalle spese per l'acquisto di Kakà in un solo anno. Immaginiamo che entro un paio di giorni la stampa spagnola replicherà l'opera di (dis)informazione rassicurando che si rientrerà delle spese per l'acquisto di Ronaldo nel giro di pochi mesi.

In Italia sembra che qualcuno si ponga il problema che la cosa è poco o nulla credibile. Fabrizio Bocca de la Repubblica, per esempio si domanda: "Ma quanti miliardi di magliette bisognerà vendere dalla Cina al Sudafrica per recuperare cifre del genere, e soprattutto per pagare gli ingaggi folli di queste star?". Noi siamo d'accordo con lui e aggiungiamo che il calcio spagnolo è sull'orlo della catastrofe finanziaria con 3,4 miliardi di debito (di cui 562 proprio a carico del Real Madrid) a fronte di soli 1,4 miliardi di fatturato. Ovvio che la cosa non regge.

A questo punto, ci domandiamo, sarà mica l'economia spagnola quella meno colpita dalla terribile recessione tuttora in atto? Manco per idea, la disoccupazione supera il 18% della forza lavoro, il settore immobiliare (sul quale ha campato la Spagna negli ultimi dieci anni) è letteralmente al collasso tanto è vero che sta trascinando con sè le casse di risparmio spagnole, e infatti per evitare la catastrofe il governo ha in cantiere un piano di salvataggio da parecchi miliardi di euro.
Rimane una possibilità: Florentino Perez è il solito magnate appassionato di calcio e pieno di soldi che ha deciso di entrare nella storia del calcio. Falso anche questo, Florentino è un costruttore e come tutti i costruttori spagnoli è in crisi negli affari.

A questo punto per spiegare le spese folli del Real non ci rimane che appellarci al solito detto romano del "panem et circenses".
Sarà pure una congettura, ma la storia dello sport ci insegna, dall'Argentina dei generali al Milan berlusconiano, che spesso i potenti per distrarre le masse dalle angustie di tutti i giorni si affidano proprio agli eroi del circo. Insomma l'establishment ha deciso di sottoporre il popolo spagnolo ad una dose massiccia di morfina calcistica.

E se il Real non vince?
E se l'economia nel 2010 non riparte?

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mercoledì 10 giugno 2009

Salutami il pizzettaro!

Si susseguono le indiscrezioni sul passaggio di Ibrahimovic al Barcellona: ora si dice che Ibra e Maxwell andrebbero in Catalogna, in cambio si sposterebbero sotto la Madonnina Yaya Tourè e Samuel Eto'o. Da notare che Moratti potrebbe contare su dieci milioni di euro a suo favore a titolo di conguaglio.
Premesso che Ibra, a nostro modestissimo parere, è insostituibile, l'operazione ci pare ben congegnata. Questo perché se il "leone indomabile" del Camerun è meno forte del "figlio del vento", allo stesso tempo Yaya Tourè potrebbe consentire al centrocampo interista di fare quel salto di qualità che Muntari non potrà mai garantire.
Però, a voler essere maliziosi, nella mossa di Moratti si intravede un obiettivo che, sebbene nascosto, non è secondario: far sparire Mino Raiola dall'orbita della Pinetina. Infatti sia Maxwell che Ibra sono assistiti da questo professionista.

Niente da dire, l'operazione pare eccellente.
Per il futuro bisognerà capire se Calimero Moratti sia diventato un cigno... o se, come pensiamo noi, è finito in realtà nelle grinfie di un altro bucaniere dei sette mari: Jorge Mendes.

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lunedì 8 giugno 2009

Il bluff (?) di Secco

Secondo Alessio Secco, Palladino potrebbe tornare alla Juve ed essere il "sostituto di Trezeguet".

Avete smesso di ridere? Vi siete riseduti sulla vostra sedia?

Va bene, ora fate un bel respiro e provate a seguirci nel ragionamento.
Le cose sono due, o Secco bluffava, e in tal caso abbiamo la certezza che è un allievo degenere di Moggi, non avendo imparato la sottile arte della dissimulazione. In tal caso non può fare il direttore sportivo della Juventus, visto che in un mondo di "ladri di cavalli" bisogna saper bene come comportarsi.
Oppure, Secco è veramente convinto che Palladino può essere l'erede del più grande attaccante della Juventus degli ultimi trenta anni. In questo caso non può fare il direttore sportivo della Juve per il semplice fatto che di calcio non capisce un tubo.

Il cerchio si è chiuso. Ecco spiegato perché la Juve sta facendo di tutto per fregare il direttore generale ad una società amica in piena campagna acquisti, arrecando dunque agli (ex) amici un danno non da poco.
Ma quelli del CdA non potevano accorgersene prima?
Forse è necessario sostituire anche loro. Elementare Watson!

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domenica 7 giugno 2009

L'assedio

I giornali raccontano che continua l'assedio juventino all'Udinese per riuscire a portare D'Agostino a Torino. Ecco cosa dichiara il presidente friulano a tale proposito "La sua valutazione? Sui 30 milioni di euro. Ma noi non vogliamo cash. Se dovessimo decidere di privarci di D'Agostino, infatti, dovremmo avere dalla Juventus in cambio adeguate contropartite tecniche per mantenere la squadra su grandi livelli. Abbiamo chiesto Giovinco, è vero, ma ci piacciono anche un esterno (De Ceglie) e un centrocampista centrale forte e giovane (Marchisio)".
Insomma volendo quantificare, Pozzo per cedere D'Agostino vorrebbe circa 8 milioni più le comproprietà di due a scelta tra Giovinco, De Ceglie e Marchisio.
Pare evidente che stando così le cose i giornalisti farebbero bene a parlare di assedio dell'Udinese alla Juventus e non viceversa.
Inutile dire che farebbe bene la Juve a rispedire al mittente l'insana proposta. Sempre che non si voglia emulare l'astuto Moratti, che cedette per un piatto di lenticchie Pirlo, Seedorf e Cannavaro.
Il Moratti, ricordiamo, poteva però giustificarsi accusando i suoi competitori di corrompere gli arbitri. Noi che dobbiamo espiare non avremmo neanche quello sfogo!

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