sabato 16 gennaio 2010

L'ultima frontiera (della stupidità)

Voi credete che gli insulti razzisti nei confronti dei giocatori di colore siano l'ultima frontiera della stupidità?
Preparatevi, al peggio non c'è mai fine e l'Italia, essendo un paese di immigrazione da soli venti anni, di strada ne dovrà fare parecchia.
Vi segnaliamo a questo proposito che il sindaco di Marsiglia protesta contro i tifosi musulmani algerini, perché festeggiano la vittoria della loro nazionale d'origine con lo sventolio di bandiere con la mezza luna.
Bene, essendo la Francia una nazione di immigrazione più antica rispetto all'Italia possiamo capire come fenomeni sociali come questi vi avvengano in anticipo. Del resto, ormai vi sono milioni di francesi che hanno le proprie radici in paesi extracomunitari, e che festeggiano anche le vittorie della loro nazionale d'origine.
Questo, statene certi, avverrà anche in Italia. Ci piaccia o no.
E, consentiteci di dirlo, è anche bello e giusto che sia così. La diversità è un patrimonio da tutelare.
Riflettiamo sulla questione, e prepariamoci a vedere italiani che festeggiano per la vittoria dell'Algeria o del Ghana.
Così non ci saranno strumentalizzazioni di natura politica (da qualunque parte esse vengano!), ed eviteremo che il calcio finisca ancora di più vittima di una spirale di incomprensione, odio e rancore.
Non sarebbe male che, per una volta, Figc e Coni ponessero in essere una campagna preventiva, in modo da evitare situazioni incresciose come quella di Marsiglia.
Prevenire è meglio che curare. Squalifiche e chiusura delle curve servono a poco quando l'intolleranza ha attecchito nelle anime.

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lunedì 28 settembre 2009

L'articolo che non t'aspetti

Sei uno studente appassionato di calcio ma alle prese con la prima interrogazione di filosofia?
Sei un filosofo che si interroga sulle regioni ultime della regola del fuorigioco?
O se, più semplicemente, sei stufo dei soliti articoli sul calcio...
Ecco, per tutti voi cosa scrive il Foglio (che non è la Gazzetta dello Sport):

Dio, palla e famiglia. Perché il fuorigioco è la prova dell’esistenza di Dio.

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lunedì 24 agosto 2009

Più calcio per tutti

Il campionato è ripreso, moviole e moviolisti sono di nuovo all'opera. I romani nei tempi andati parlavano di panem et circenses e avevano i gladiatori; oggi con la crisi la pagnotta non è sicura, ma in compenso i giochi da circo non ce li toglie nessuno e gli stadi sono i nuovi colossei.

A luglio un'indagine campionaria ha evidenziato che gli italiani seguiranno la serie A di più rispetto all'anno scorso; si vede che non è possibile fare a meno del calcio, quasi fosse una droga (ci sarebbe da parlare anche degli spacciatori ma non è il caso).

Un calcio sempre più televisivo. Secondo un'inchiesta riportata sul Sole 24 Ore del 21 agosto, il 40% di quanti seguono il calcio lo fa tramite le telecronache di Sky; quelle di Mediaset in tre anni sono arrivate al 22%; sempre negli ultimi tre anni sono invece diminuiti dall'80 al 45% gli italiani interessati alle trasmissioni di calcio parlato.

Verrebbe quindi da dire più calcio per tutti, ma solo per le partite; i commenti e le moviole i tifosi se li vogliono fare da soli, sui forum o con i loro commenti sui siti dei giornali; si è sempre detto che siamo cinquanta milioni di commissari tecnici, oggi dovremmo aggiungere che siamo milioni di sosia di Biscardi.

A proposito, il Biscardi, quello autentico, festeggia i trent'anni di Processo. Faceva notare la Stampa che in America sulla CBS David Letterman ha fatto il suo show per 26 anni, da noi non c'è la CBS e non c'è la BBC ma, passando da un canale all'altro, sono addirittura trent'anni che ci propinano scoop e processi. Il guaio è che Biscardi sembra aver fatto scuola più di Letterman, col rischio che al bar sport facciamo anche noi gli scoop e i processi da lunedì a venerdì.

Speriamo che non accada. Sognare sotto l'ombrellone non costa niente, e allora ci auguriamo un bel campionato con meno polemiche e più gesti tecnici, meno moviole e più discorsi di tattica, meno furbate nelle interviste settimanali e più rispetto per gli avversari, meno risse agli autogrill e più tifosi allo stadio.

Rincorreremo quel sogno anche con i nostri commenti sul blog, criticando i furbi e gli "spacciatori"; e intanto urliamo "Vinca il migliore!".

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martedì 21 luglio 2009

Un calcio alla borsa?

Cari lettori, oggi mi tocca aggiornare il museo degli orrori sul mondo del calcio. Infatti sono state rese pubbliche le motivazioni che hanno portato alla condanna (due anni di carcere) del presidente della Lazio per "aggiotaggio informativo e manipolativo e ostacolo agli organi di vigilanza". Secondo i giudici Lotito, grazie alla collaborazione del cognato Mezzaroma, avrebbe fatto carte false per evitare che le azioni della Lazio, detenute da Capitalia, andassero a soggetti non controllati da lui. Tutto questo senza avere la disponibilità economica, e quindi ponendo in essere tutta una serie di comportamenti illegali.
Molti grazie a questa sentenza riprenderanno a suonare la grancassa contro la quotazione in Borsa delle società di calcio. Secondo me a torto, e vi spiego il perché.
Innanzitutto simili comportamenti nei mercati finanziari possono accadere a prescindere dal settore di attività della società quotata. Non importa che lavoro fai, in sostanza, ciò che conta è la tua onestà.
In secondo luogo, certi comportamenti vengono alla luce proprio grazie al maggior grado di controlli previsti per chi è quotato. Pertanto l'uscita dalla Borsa non risolverebbe i problemi relativi alla trasparenza delle società, ma probabilmente li aggraverebbe, grazie proprio ai minori controlli previsti dal legislatore per chi non è quotato.
Certo, mi rendo conto che coloro che sono contrari al calcio in Borsa si appelleranno al sacrosanto diritto di una maggior tutela dei risparmiatori. Ma io sommessamente ricordo che la bancarotta fraudolenta di una società non quotata è evento altrettanto socialmente pericoloso di quella di una società quotata, cambiano solo le vittime: non più i piccoli risparmiatori che si affidano ai mercati finanziari ma, per esempio, i creditori che apportano comunque capitale alla società.

Dunque la sostanza, a pensarci bene, è sempre la stessa. Bisogna evitare che persone disoneste entrino nel circuito del calcio, aldilà del fatto che la società sia quotata o meno. Ecco perché servono una Covisoc forte, e una regola che vieti a chi si è macchiato di reati specifici di acquistare (anche per interposta persona) una società.
Infine un inciso: naturalmente ho approfittato della condanna in primo grado di Lotito per esporre la mia posizione, senza voler alludere al fatto che il presidente della Lazio sia un delinquente. Tutti (eccetto Moggi e Giraudo, ovviamente) sono innocenti fino a condanna passata in giudicato.

Drago di Cheb

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giovedì 2 luglio 2009

It's a criminal world

Il mondo del calcio è vulnerabile alle infiltrazioni criminali e al riciclaggio di denaro sporco. Fondi neri, evasione fiscale e bilanci truccati sono, se non la regola, una abitudine diffusa. Per non parlare di altri reati come le scommesse clandestine, la corruzione, il doping, addirittura il traffico di esseri umani. La trasparenza è pressoché sconosciuta.
Beh, chiederete, dov’è la novità? E avete ragione, sono cose che più o meno sappiamo o sospettiamo tutti.
Fa effetto però che a dire queste cose, a metterci il timbro sopra, sia l’Ocse, l’organizzazione dei paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista economico.
Il rapporto del Fatf (il braccio operativo finanziario dell’Ocse) si intitola "Il riciclaggio di denaro attraverso il settore del Football". E' per la verità una ricognizione a volo d’uccello sui guasti più macroscopici del pianeta calcio mondiale. Anche l’Italia è citata, con una riconoscibilissima descrizione del tentativo della cordata Chinaglia di mettere le mani sulla Lazio attraverso minacce e capitali di provenienza criminale.
Un rapporto di questo tipo per forza di cose non può entrare nei dettagli di ogni singolo Paese. Non basterebbero certo una quarantina di pagine.
Interessanti sono però le cause indicate dall’Ocse: azionariato nebuloso, regole vaghe, mancanza di professionalità del management, somme "irrazionali" per finanziare maxi-acquisizioni di calciatori.
Non vi ricorda nulla? Non sentite odore di casa?
Intendiamoci, non è che il calcio italiano sia in mano alle mafie. Però anche da noi vale quello che scrive l’Ocse, ovvero che "Il football ha uno status a cui molte persone vorrebbero essere associate", e che si tratta di uno sport "con forti benefici non materiali per chi ci investe. I club sono profondamente radicati nella società".
Chiunque abbia un po’ di soldi, insomma, ha interesse a partecipare alla giostra, alla faccia del luogo comune secondo il quale "con il calcio non si guadagna". Ci si guadagna eccome, invece, solo che si guadagna altrove. Grazie al calcio e ai "benefici non materiali" che assicura, ma non dentro al calcio.
Non c’è da sorprendersi che gli imprenditori nostrani riescano a dare, quando entrano in contatto con il pallone, il peggio di sé. Seguendo criteri che tutto sono tranne che imprenditoriali. Perché tanto il football è solo una vetrina per incrementare i propri affari, e per di più è un mondo con scarsi controlli e con "regole vaghe". E poi vi meravigliate quando sentite parlare di bilanci truccati, di spionaggio, di valigette piene di soldi o di tifosi infuriati sotto la sede di una banca. Ma in che mondo vivete?

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lunedì 15 giugno 2009

Un modello IKEA per il calcio

Nel retrobottega del calcio business, fatto di superstar, di milioni di euro di ingaggi e di trasferimenti a cifre astronomiche spesso si nasconde una realtà non troppo edificante.
La Repubblica rilancia un servizio del quotidiano ultra popolare News of the World, edizione della domenica del Sun, nel quale si raccontano le condizioni di lavoro delle donne indonesiane che per conto della Umbro producono le magliette della nazionale inglese che chiunque di noi può comprare nei negozi scintillanti delle città occidentali.
Una realtà sconvolgente, al limite dello schiavismo. Duemila donne che lavorano dodici ore al giorno, senza nessun diritto, per l'equivalente, in valuta locale, di due euro. Non basta, per avere un'idea ancora più corretta della situazione nella quale si trovano, il servizio spiega che lo stabilimento è delimitato da filo spinato e controllato da guardie armate.

La federazione inglese ha immediatamente messo le mani avanti, dichiarando di "non avere alcun ruolo nel processo di produzione della divisa dell'Inghilterra".
Troppo semplice. Non funziona. La federazione, naturalmente, dalla Umbro ottiene lauti corrispettivi per lo sfruttamento del marchio della Nazionale. Ovvio che la società di produzione di articoli sportivi per rientrare dei costi e ottenere un profitto deve comprimere i costi di produzione. Nel caso specifico il costo del lavoro.
Crediamo che per evitare simili sconci urga fare qualcosa. Per esempio, le federazioni (e le squadre di club) all'atto della vendita dei diritti, potrebbero obbligare i concessionari del marchio ad attenersi a regole minime in materia di diritto e sicurezza del lavoro. E se le federazioni e i club per ottenere ciò devono rinunciare a parte dei proventi, pazienza. Nulla di grave. In fondo basta pagare un pochino di meno i calciatori.
Noi crediamo che se Ronaldo rinuncia a spendere ventimila dollari per una serata con Paris Hilton, non casca il mondo. "Meglio cambiare, no?!"

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martedì 19 agosto 2008

Brasile-Argentina: vergogna Rai

Pubblichiamo il giusto sfogo di Francesco Letizia riportato da TMW.
Siamo tra quei telespettatori che oggi si sono seduti in poltrona verso le 15, aspettando inutilmente di godersi l'evento annunciato, e sono rimasti per l'ennesima volta delusi dall'insipienza di Raisport.
Rai, di tutto di meno.

Sarà la vendetta feroce di qualche dirigente Rai che forse sotto sotto odia lo sport più bello del Mondo, quello per cui in tanti, per non dire tutti, in Italia impazziscono, ma anche oggi siamo alle solite: la Rete di Stato ignora totalmente la semifinale del Torneo Olimpico tra Brasile ed Argentina, un match che può essere definita la madre di tutte le partite per squadre nazionali in questo 2008, alla faccia anche dell'Europeo appena trasmesso in pompa magna proprio dalla Rai. Il redivivo Ronaldinho contro il suo grande amico Messi, Riquelme contro Diego, Pato (ad onor del vero in panchina ad inizio partita) contro Aguero? Meglio il popolarissimo salto in alto, spalmato su ben due canali Rai (ma qual è l'utilità di averne due, se trasmettono la stessa cosa?): che poi almeno ci fosse uno straccio di italiano nelle gare trasmesse! Evviva le scelte che piacciono alla gente, che proprio oggi desiderava fortemente apprezzare la centesima gara d'atletica degli ultimi tre giorni anzichè ritrovarsi la sfida tra due scarse nazionali dell'impopolare calcio. Per la cronaca, al 25' la gara è sullo 0-0 e ben equilibrata: e dove vederla, ve lo diciamo noi... Su "Al Masriya", canale 568 di Sky: e che nel 2008 il popolo campione del Mondo dovesse ricorrere ad un'emittente araba per vedere Brasile-Argentina, non ce lo saremmo mai aspettati.

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lunedì 25 febbraio 2008

Solo "2" occhi


Lui ha visto solamente il fallo di Sissoko, che peraltro non c'era, anzi, il fallo lo ha commesso Amoruso, impedendo di colpire un pallone crossato dalla destra in area di rigore, a Sissoko che, era davanti allo stesso.Sugli altri episodi invece, Dondarini, dichiara, non si sa a chi, di avere "solamente" 2 occhi, in pratica ammette di avere lo stesso numero di occhi che abbiamo tutti noi che, guardando il match di sabato sera, abbiamo visto la partita con una grande differenza; noi, che abbiamo come lui 2 occhi, abbiamo visto 4 calci di rigore solari non fischiati e uno, inesistente, fischiato, lui, che ha sempre 2 occhi, anche se dichiara che ne ha "solo" 2, come se gli altri avessero avuto in dono da madre natura chissà quale privilegio, non ha visto i 4 rigori solari sopraccitati ma ha visto il rigore inesistente.
Io quando ero piccino, avevo problemi nel guardare la televisione, causa miopia e astigmatismo, mi consigliarono un buon optometrista-oculista, e da quel giorno ho cominciato a mettere a fuoco ciò che prima non vedevo, senza avere bisogno di 50 occhi, mi bastarono i miei 2 più un'aiutino.
Ma in questo caso non credo che ci sia bisogno di una montatura con annesse 2 lenti per mettere a fuoco 4 calci di rigore solari, perchè il "rogo" (Santa Inquisizione) è già stato consumato 2 anni orsono e la "montatura" del campionato più falsato di ogni epoca è sotto le "lenti", artificiali e non, di tutti.

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lunedì 18 febbraio 2008

Non è più domenica

AUGURI ROBERTO

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