venerdì 5 marzo 2010

Blanc, il fair play, la baguette


In settimana vi abbiamo informato sulla partenza del fair play finanziario varato dall'Uefa, che è stata posticipata al 2015. Vi abbiamo mostrato come il sito juventus.com abbia riportato la notizia in modo errato, sbagliando (?) clamorosamente la data di inizio del nuovo regime.
Ora lo scoop, guardate con attenzione la vignetta: ecco come Blanc è stato gabbato da Paolillo!

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lunedì 1 marzo 2010

Sorteggio integrale!

domenica 14 febbraio 2010

Ladri si nasce

Siamo tornati!
No, non è un'esaltazione per una vittoria immeritata quanto scarsamente significativa, e non è nemmeno un'apologia dell'operato di Blanc.
Anzi, è proprio il contrario!
Siamo tornati vergognosi ladri, nella maniera più congeniale, con un rigore inesistente, ma proprio inesistente, di Alex Del Piero!
Roba da far invidia persino a quel cattivone di Moggi!
Già sembra di vederli e di sentirli, i paladini del calcio pulito, uscire con i loro titoloni sui loro giornali e nei loro tg.
"Juve non così", forse è ora di rispolverarlo. Come tutte le grandi opere è sempre di attualità.
E aveva ragione Mourinho quando gridava al complotto. In fin dei conti è vero, il calcio è stato mondato da quei demoni di Moggi e Giraudo, ma la Juve c'è sempre, e questi sono ladri nel DNA, non c'è niente da fare.
Forse si comincerà a parlare di Blancopoli?
E pazienza se basterebbe solo ricordarsi la condotta arbitrale della partita d'andata per capire che ci troviamo di fronte ad un episodio tutto sommato trascurabile, nel complesso dei torti subiti in questi ultimi 4 anni.
Il titolone è già lì, bello e pronto, a che pro sforzare oltremodo la memoria? O chiamare in causa una fantomatica obiettività?
No, la realtà è molto più semplice, la Juventus è nata ladra e resta ladra, Moggi o non Moggi.
La Juve perde il pelo ma non il vizio.
D'altra parte lo si era detto che la B era anche poco, molto più appropriata sarebbe stata la radiazione, non fosse stato per quella vecchia volpe di Zaccone.
Che poi magari sentire parlare di Blancopoli potrebbe riportare indietro nel tempo molti rancorosi, regalando loro un attimo di effimera illusione in cui la figura di Blanc prende una fisionomia un po' più nota, una cadenza un po' meno francese, un po' più toscana.
Un sigaro in bocca.
Sembrava così corretto, quel signore d'oltralpe, così candidamente poco adatto a lavorare in un mondo di squali come quello del calcio italiano.
Ci eravamo tutti illusi, ora diranno che è un ladro pure lui. Magari userà schede francesi per non farsi intercettare.
Chissà, magari è davvero così... Magari no.
Nel frattempo, resta il fatto che i ladri della serie A son tornati!

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sabato 13 febbraio 2010

Blanc, ma 'ndubai?

Ieri deve essere stata l'ennesima giornata di passione per il nostro presidente - amministratore delegato - direttore generale, Jean Claude Blanc.
Infatti, il Milan ha presentato il suo nuovo sponsor per i prossimi cinque anni, la compagnia aerea di Dubai Emirates. Certo, certo, il Dubai è messo male per colpa della crisi finanziaria mondiale, però Galliani è riuscito a strappare un bel contratto di 5 anni per 60 milioni di euro complessivi più bonus. Mica male, no?

In corso Galileo Ferraris, invece, tutto tace sul fronte sponsor, e la situazione diventa a maggior ragione insostenibile se si fanno paragoni con la concorrenza. Con buona pace di chi continua a dire che il francese (uno e trino) è un grande manager. E qui i calciatori e il destino cinico e baro non c'entrano nulla. E' solo questione di programmazione e, lasciatecelo dire, di comunicazione.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Ju29ro.com sulle maglie della Juve

martedì 2 febbraio 2010

Dal nostro inviato

Nei corridoi di Palazzo Chigi si vocifera con forte preoccupazione di un possibile crollo degli abbonamenti alle pay tv per il prossimo campionato, dovuto alla sempre più grave crisi sportiva della Juventus e al disamoramento dei tifosi per le gesta della Vecchia Signora, oltre che al calo di interesse degli stessi antijuventini.
A Jean Claude Blanc sarebbero state già fatte pervenire ampie rassicurazioni circa il costante monitoraggio della situazione e la disponibilità per ogni tipo di aiuto.
Sarebbe Bertolaso in persona a dirigere l'unità di crisi e a coordinare le attività: un contratto di sponsorizzazione della Protezione Civile, con relativo scudetto sulle maglie della squadra, sarebbe in fase avanzata di studio. Prevista anche una sede distaccata a Torino in Largo Tafazzi.
La società ci sta pensando.

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mercoledì 27 gennaio 2010

La dignità, se uno non ce l'ha...


Mentre i responsabili di questo sfascio dimostrano di non avere neppure la dignità ed il coraggio di esporsi in prima persona in questo momento (nonostante i loro compensi milionari...), Ciro Ferrara è stato costretto a tenere un'umiliante conferenza stampa da allenatore esonerato de facto.

Le parole pronunciate da Ciro oggi pomeriggio a Vinovo dimostrano una dignità ed una signorilità del tutto sconosciute in certi lidi...

La Caporetto sportiva (e, a breve, anche economica) della Ridentus è sotto gli occhi di tutti e testimonia la capacità di coloro (dobbiamo fare i nomi? John Elkann, Jean Claude Blanc, et compagnie) che stanno gestendo la società da metà del 2006.
Ma il comportamento indegno tenuto nei confronti di Ciro Ferrara è qualcosa che va ben al di là di campagne acquisti sballate, bidoni acquistati a caro prezzo, buonuscite elargite a destra e a manca, o sponsor in fuga.
Questo comportamento denota una assoluta e vergognosa mancanza di rispetto per l'uomo Ciro. Nulla di nuovo sotto il sole ridente di Torino, comunque, visto che anche con Ranieri l'atteggiamento è stato molto simile.

D'altronde, è molto comodo avere un capro espiatorio su cui scaricare le proprie responsabilità. Ranieri l'anno scorso. Ferrara quest'anno. Bettega l'anno prossimo?

Dirigenti (si fa per dire) ed azionisti di riferimento non si stupiscano degli apprezzamenti che riceveranno allo stadio, e del disprezzo che la stragrande maggioranza dei tifosi bianconeri dimostra nei loro confronti. Stanno solo raccogliendo quello che hanno seminato.

Siamo comunque ottimisti, e confidiamo ancora che una mattina, guardandosi allo specchio, abbiano un soprassalto di orgoglio e di dignità. E decidano di dare finalmente le dimissioni, chiedendo scusa a tutti gli azionisti e tifosi bianconeri.

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martedì 26 gennaio 2010

Ridentus, idea Rafa

Alla Ridentus si susseguono riunioni su riunioni per risolvere la spinosa questione dell'allenatore.
Ferrara è stato ormai sfiduciato, ma non è ancora stata presa alcuna decisione in merito al suo successore.
Jean, Claude et Blanc hanno però deciso di prendere di petto la situazione e sono partiti, accompagnati da Secco e da un notaio, per Majorca.
Il dinamico trio ha deciso che Rafa... Nadal è l'uomo giusto per la Ridentus, ed ha intenzione di proporre allo spagnolo un ricco contratto da allenatore/giocatore.
Grande conoscitore di calcio, sano come Andrade: non c'è dubbio, con Rafa la Ridentus potrà aprire un nuovo ciclo vincente.

Il Mago di Ios

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Talleyrand o Napoleone?


Una strepitosa definizione del Ferrara attuale viene da Fabrizio Bocca de La Repubblica.
L'allenatore della Juventus sarebbe un "Dead Coach Walking". Scrive Bocca che mai nella storia del calcio italiano (e forse mondiale) si è verificata una situazione nella quale si tiene in panchina l'allenatore, di fatto, esonerato.
Lo stesso Ferrara, conscio della situazione, dopo la sconfitta contro la Roma aveva implorato "un processo breve". Non è stato ascoltato.

Da questa incresciosa situazione si deduce, a nostro avviso, il peggiore dei mali che dilania la società Juventus: l'assenza del buon senso.
Sì, è vero, abbiamo la Trinità di Monsieur Blanc, che incorpora in sé la carica di Presidente-Amministratore-Direttore. Ma è ormai chiaro che il francese è all'oscuro delle dinamiche interne a tutte le squadre di calcio. E' regola risaputa che un allenatore sfiduciato dalla società non viene più seguito dagli atleti, di conseguenza la squadra tira avanti, di fatto, senza guida tecnica. Ecco perché tutte le società sostituiscono immediatamente l'esonerato.
Il calcio moderno prevede partite concentrate in tempi strettissimi, pertanto le decisioni devono essere rapide, anzi rapidissime, se si vuole evitare l'anarchia nella squadra, e quindi sconfitte a catena.
Questa semplice verità non sembra essere compresa dal francese multicariche, che infatti temporeggia.
Ecco appunto che si capisce come il vero male della Juve sia l'assenza di un cervello. Cervello calcistico, sia chiaro. Nessuno dubita delle facoltà mentali di Monsieur Blanc, ma questa incredibile situazione pone seri dubbi sulle facoltà calcistiche del suddetto, sebbene ormai faccia apprendistato alla Juventus dal 2005.

Come se ne esce?
Ormai non si può indugiare, la ferita sta andando in cancrena. Ma non basta, bisogna ormai porre mano all'organigramma della società. Ci si passi l'allegoria: è necessario sostituire il medico che non ha saputo (o voluto) curare la ferita, e ha creato la cancrena.
Si scelgano tre persone (un presidente, un amministratore e un direttore), possibilmente diverse, che capiscano di calcio oltre che di azienda.
A Monsieur Blanc consigliamo di dare le dimissioni. Naturalmente sbandierando di aver vinto, magari grazie alla costruzione dello stadio, basta che se ne vada.
Quando le cose vanno male, meglio ispirarsi a Talleyrand piuttosto che a Napoleone.

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martedì 19 gennaio 2010

La parola fatata (che ora vi dirò)

Che non è Oba ba luba, la parola fatata era "Guardiamo avanti"!
Quante volte i tifosi bianconeri l'hanno sentita?

Dapprima associata al finto scandalo di Calciopoli, successivamente usata per tornare in serie A, e soprattutto ripetuta appena approdati nuovamente nella massima serie. Usata subito dopo i proclami e le disastrose sessioni di mercato da Alessio Secco, usata fino alla nausea dal traghettatore Cobolli Gigli, ripetuta con la variabile della erre moscia da Jean Claude "Tricarico" Blanc, tra un sorriso e l'altro.
"Guardiamo avanti", ripresa da ogni addetto ai lavori, da giornalisti accasati e da presentatori periferici in cerca di un contratto migliore, da qualche giocatore miracolato che tirava acqua al proprio mulino, dai rappresentanti della Federazione e della Lega, talmente sdoganata da imperversare finanche sui forum bianconeri, ad uso e consumo di utenti convinti e convincenti. "Guardiamo avanti", pronunciata anche dalla bocca di Bettega, che ha fatto appena in tempo a rimangiarsi la parola "progetto", mentre l'altra forse gli è scappata.

E' sparita anche la parola fatata, abusata, oramai inflazionata e divenuta un tormentone fino alla presa in giro. Dopo aver terminato la Juventus, avete finito anche le parole, le avete bruciate tutte: lavoro, gruppo, squadra, unità, impegno, campo e così via. Son tre anni che NOI guardiamo avanti, sarebbe ora cominciaste anche voi. Noi guardiamo voi invece, e continueremo a farlo fino a quando vi allontanerete a testa bassa e chiedendo scusa. Non basterebbe, ma almeno ci darebbe speranza.

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giovedì 14 gennaio 2010

Come se la Juve fosse granata

Qualche volta mi è capitato di guardare dei programmi televisivi granata.
O meglio, mi è capitato di notare determinati programmi facendo zapping.
Il fatto è che, se riconosci un amico in televisione, ti viene spontaneo soffermarti un attimo su una rete, anche se del programma non te ne frega niente.
Ed è andata proprio così nel mio caso.
“Hey! Guarda chi c’è!”
Dopo dieci minuti di commenti e di lagnanze varie dei tifosi e degli opinionisti presenti in studio, prima di cambiare canale, ho avuto un attimo di disagio.
Quel senso di disagio che si ha quando ti accorgi di qualcosa che non avresti mai potuto nemmeno ipotizzare…
Le lamentele erano molto orientate verso un soggetto specifico: la proprietà.
E, nel giro di pochi secondi, dopo aver notato questo specifico aspetto, il mio cervello ha cominciato a lavorare per i fatti suoi.
E logicamente l’associazione di idee tra Juve e Toro mi è sembrata logica e graffiante.
Una spontanea, strana, spiazzante, acida, deprimente e umiliante sensazione che, oltre a graffiarmi, si è permessa il lusso di bere il sangue amaro uscito dalla ferita.
Brrrrrrr. Roba da matti.
Con tutto il rispetto per il Torino calcio, s’intende.
Spiazzato come un demente, davo pienamente ragione a tutti coloro (tifosi e opinionisti) che si lamentavano e apprezzavo la verve educatamente polemica del conduttore.
Brrrrrrr. Roba da pazzi.
Un Torino che è stato acquistato da Urbano Cairo, che poteva dare una solidità economica e, forse, poteva anche dare qualche soddisfazione ai granata.
Piccola soddisfazione, ovvio, stiamo pur sempre parlando del Toro mica…
La solidità economica bene o male è arrivata, ma di risultati decenti in questi anni neanche l’ombra.
In più si sono beccati anche la retrocessione senza l’aiuto di Guido Rossi, Giovanni Cobolli e l’avvocato Zaccone.
Dunque, esattamente come per la Juventus, la proprietà non è all’altezza di porre rimedio ai disastri messi in cantiere.
La differenza tra le due situazioni è che Cairo ci mette la faccia, ci prova, infatti è il presidente, John Elkann invece no.
O meglio, non lo fa nel modo giusto, e inoltre è spesso silente.
Leggo dal sito del Toro:

Presidente: Urbano Cairo
Vice Presidente: Giuseppe Cairo
Consiglieri: Maria Castelli Cairo, Ugo Carenini, ecc

Non sono a conoscenza delle eventuali parentele, e non mi interessa; però noto che il cognome Cairo nel Torino calcio è ben presente.
La faccia, decisionalmente parlando, il proprietario la mette eccome.
John forse anche, ma da distante.
Come diceva sempre la mia professoressa d’italiano ai colloqui coi genitori ai tempi della scuola, “Si deve applicare di più, perché è molto discontinuo”.
Ed è così per il presidente di Exor…
Quando c’è da fare la rimpatriata a Villar Perosa, oppure a Pinzolo, a firmare autografi, con la maglia della Juve col suo cognome piazzato sulla schiena, lui, John, c’è; se le cose invece vanno male e, dunque, sarebbe necessario far sentire la propria presenza (decisionale e non solo chiacchierifica), lui non c’è.
Ma dove è finito “Mr. Ripartiremo dal basso?”
Qualcuno lo ha visto da qualche parte?
O forse si è confuso ed è andato ad assistere alle partite e agli allenamenti della Juve Stabia?
Oppure la colpa è sempre e solo di Ferrara, o al massimo, ma proprio al massimo, ma proprio al massimo del massimo, di Blanc?
La nave viaggia senza una rotta, non si sa bene chi fa che cosa, regna la confusione, regna anche un po’ l’autogestione, e l’ingegnere non dice nulla?
No dai, non voglio pensare che uno come Cairo forse è molto meglio di Johnnino nostro.
No, non può essere.
Brrrrrrr. Roba da sfigati.
L’incubo continua.

Crazeology

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sabato 2 gennaio 2010

Riprende la fiera dei sogni

Con l'anno nuovo riparte il mercato dei sogni. La Juventus è senza dubbio la società che dovrebbe risolvere le forti contraddizioni di una campagna acquisti estiva senza capo né coda. Compito alquanto arduo quello di Bettega, visto che sarà necessario trovare la quadratura con gli investimenti estivi. Ulteriori errori potrebbero rivelarsi fatali, compromettendo sia la stagione sportiva che il prossimo mercato, visto che non crediamo che l'azionista di riferimento conferirà risorse fresche in caso di ulteriore depauperamento del valore dei propri atleti. Dunque bisognerà acquistare tentando di rivitalizzare i pezzi pregiati acquistati a luglio da Secco.
Si parla di un regista, Ledesma, del sempreverde D'Agostino e del galactico (sic) Gago. Poi, forse, anche di un terzino sinistro. A proposito di terzini sinistri: per fortuna si parla di cessione in prestito di Molinaro in Spagna, altrimenti con l'arrivo del possibile nuovo acquisto saremmo a quota quattro in organico, roba da Inter dei tempi d'oro. Infine, parte il giovane Ariaudo per Cagliari. In bocca al lupo.

Pare evidente, comunque, che dopo la catastrofe della gestione Secco-Castagnini, a Bettega siano rimaste poche risorse sia in termini di danaro che di atleti da vendere. Nessuno pare disposto a prendere Tiago, mentre il procuratore di Giovinco continua a pestare i piedi contro il prestito del suo assistito. Sembra che Pasqualin preferisca la cessione (con buonuscita?) o al limite far attendere a Sebastian tempi migliori in casa bianconera. Anche in questo caso, l'impressione è che a Torino sia lacunosa la gestione dei calciatori (e dei loro procuratori), sulla falsariga di quanto avveniva in casa neroazzurra fino a qualche anno fa. Troppi preferiscono rimanere alla Juve se non vengono soddisfatti nelle loro richieste, sia in termini di destinazione che in termini di "liquidazione", basti pensare ai vari Tiago e Poulsen.

In casa Inter solo movimenti minori, almeno fino ad ora: Suazo al Genoa. Però dal punto di vista delle alleanze sembra di capire che il Genoa sia diventato un feudo di Moratti. Infatti già si parla di un accordo con Preziosi per il giovane talento, in comproprietà con il Bari, Ranocchia.
La possibile bomba per questa estate proviene sempre da Milano: Maicon al Manchester City e rilancio di Moratti che reinveste quanto ottenuto dallo sceicco per portare a Milano il talentuosissimo spagnolo Fabregas. Ora, sicuramente la bomba è più un desiderio degli interisti che un affare intavolato e, se è probabile che lo sceicco non batta ciglio di fronte alle richieste di Moratti per Maicon, è tutto da dimostrare che a Londra siano disposti a cedere Fabregas. Senza contare poi la concorrenza delle spagnole, sempre munifiche economicamente e con un parco giocatori da inserire nella trattativa tale da far ingolosire i Gunners.
Sia come sia, due cose sembrano chiare:
1) L'Inter vuole finanziare le sue operazioni vendendo i migliori giocatori, così come fatto con Ibrahimovic. Le spese folli sembrano finite anche a Milano.
2) Moratti è entrato a pieno titolo nel "grande gioco" tra le migliori società europee. Finalmente può trattare da pari a pari (o quasi) con i migliori d'Europa. Vedremo se ha "il manico".

Sotto questo aspetto, ritornando alla Juve, Bettega ha un altro duro compito: quello di riguadagnare posizioni nell'Olimpo del calcio europeo. Non abbiamo più giocatori da scambiare con le grandi società, e tanto meno abbiamo i soldi per competere con esse.
Un'altra delle mille sfaccettature del disastro del trio Blanc-Secco-Castagnini.

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domenica 27 dicembre 2009

Lippi? No, grazie!

Certo, dell'operato della strana coppia Blanc-Secco (vista all'opera in questi anni amari) c'è davvero poco da salvare.
Troppo facile fare l'elenco dei giocatori non da Juve arrivati a vestire la maglia bianconera.
In entrata: giocatori scarsi acquistati pagandoli per buoni, giocatori appena decenti spacciati per campioni e costati (e pagati) come tali.
In uscita: alcuni campioni svenduti inspiegabilmente come giocatori qualsiasi, diversi buoni giocatori praticamente regalati alle avversarie.
Un bilancio desolante, al quale non è difficile aggiungere la pessima gestione del patrimonio esistente: l'affare Nedved, le cessioni (fortunatamente evitate) di Trezeguet e Chiellini, la mortificazione di molti interessanti giovani del vivaio (Criscito, Giovinco, Palladino), solo per citare i casi più eclatanti.

Ma c'è qualcuno che, pur non essendo ancora ufficialmente tornato alla Juve, sta provando a fare di meglio.
C'è qualcuno che vorrebbe far diventare italiano Amauri per portarlo in Nazionale, quell'Amauri che nell'anno 2009 è rimasto a digiuno di goal in partite ufficiali per circa 9 mesi.
C'è qualcuno che ha salutato positivamente il ritorno del trentaseienne (senza contratto) Cannavaro alla Juventus, quella stessa Juve che il capitano della Nazionale aveva abbandonato nel momento più difficile della sua storia.
C'è qualcuno che ha sicuramente visto con favore l'arrivo alla Juve di Grosso, più che mai terzino sinistro della Nazionale: l'unica squadra nella quale si è sempre espresso a buoni livelli.
C'è qualcuno che ha gradito ed appoggiato la candidatura di Ciro Ferrara (secondo di Lippi in Nazionale) ad allenatore della Juventus... e, per un allenatore esordiente, non è certo poca cosa!
Lasciamo che siano i lettori ad esprimere le proprie valutazioni sull'opportunità e sui risultati delle ultime operazioni citate.
Ci limitiamo ad aggiungere che... alla Juve, di problemi ne abbiamo già tanti!

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mercoledì 23 dicembre 2009

Ridete, ridentini!

Bisognava tagliare con il proprio passato. Bisognava aprirsi ed essere simpatici. Dunque bisognava avere una società nuova da ottenere cacciando tutti gli juventini dalla Juventus.
Anzi, si è fatto di più e di meglio: si sono cacciati dalla società tutti coloro che capivano di calcio. Meglio avere pallavolisti, tennisti, esperti in fotocopie e presunti esperti di finanza, marketing, pubbliche relazioni, psicologia dello spogliatoio e psicologia dei tifosi avversari. Ecco a voi, è nata la Rinascentus.

Per quanto riguarda il reticolo di osservatori sparsi per i cinque continenti, si è deciso di abbandonare la vecchia strada tracciata da Giampiero Boniperti: affidarsi ai vecchi giocatori della Juventus, e che alla Juventus sono rimasti legati.
La Rinascentus ha preferito affidarsi ad un Carneade, tal Castagnini, oltre che alle pagelle della Gazzetta rosa di Milano. Risultato? La Rinascentus appare all'esterno come la Ridentus. Una sorta di scemo del villaggio che tutti si sentono in diritto di spennare e successivamente di dileggiare.
Ultimo esempio quello di Pantaleo Corvino, che prima dichiara seraficamente di non essere matto e per tanto non interessato al portoghese Tiago, e dopo inzuppa il pane nell'equivoco Melo.
Infatti, Corvino ha dichiarato che Melo a Firenze giocava nella stessa posizione che occupa a Torino.
Il massaggio è semplice e chiaro: alla Ridentus sono tutti incompetenti.
Sicuramente è giusto ciò che dice. Ma dichiarare una cosa del genere pubblicamente attesta che all'avversario non basta più rifilare il "bidone" (che poi bidone non è), bisogna anche infierire pubblicamente.
Una vera manna per chi, fino a pochi anni fa, poteva solo infamare a mezza bocca e invidiare la società bianconera nei sottoscala del mondo del calcio.

La soluzione è semplice: deridentinizzare questa Juventus totalmente allapata, elkanizzata e montezemolata. Tutti a casa, e immediato ritorno della Juve sotto la protezione del ramo Umbertiano della famiglia Agnelli.
I corvi, i petrolieri verdi e i giornalai rosa smetterebbero presto di ridere.

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martedì 22 dicembre 2009

La Juve è morta. Viva la Juve

Non fatevi illusioni. Abbandonate i sogni e i desideri. La Juventus è morta.
Il tempio è stato distrutto nel 2006. E noi ora come dei pii ebrei a piangere sulle vestigia del tempio: il muro del pianto.

Abbiamo perso una battaglia all'ultimo sangue. I nemici si sono impossessati del tempio e lo hanno razziato di parte dei suoi tesori. Non contenti, hanno devastato la legittimità di quelli che hanno dovuto lasciare nel sancta sanctorum.

Inutile rimestare per l'ennesima volta su chi siano i nemici. Inutile ripetere chi, per bieca e infame invidia, ha aperto, a tradimento, le mura di cinta della città sotto assedio. Sappiamo tutto. Tutti sono inchiodati alle loro storiche responsabilità. E stiano tranquilli tutti quanti, noi tramanderemo (siamo qui per questo) la memoria dell'infamia. Noi custodiremo la storia. Di ciò che diranno i media al servizio del padrone francamente non ci interessa un baffo.
In futuro saranno valutati per ciò che sono: pura propaganda di regime al servizio del soviet di competenza.

Ora è però inutile invocare il ritorno di uno dei vecchi architetti, o aspettare la venuta di un nuovo profeta. Nulla sarà come prima. Soprattutto perché noi abbiamo perso la nostra innocenza, e sappiamo che la nostra squadra del cuore è asset sacrificabile ad interessi superiori. Anzi, addirittura è asset da mettere nelle mani di famigli servizievoli e ossequiosi. Del resto dovevamo capirlo, il signor padrone voleva gente sorridente e che sapesse blaterare di progetti di fronte alle telecamere. Pazienza se poi la messa in pratica lascia a desiderare.
Poco male, vero, dottor Elkann? Un suo manager, non troppo sveglio, ha avuto addirittura la faccia di bronzo di dichiararlo ufficialmente: la Juventus in B aveva rilanciato l'immagine della Fiat. Per non parlare del più elegante tra i suoi lord protettori, che ieri ha dichiarato che Calciopoli è ormai lontana. Sbagliato, dottor Montezemolo. Calciopoli è tra noi, e ormai si chiama Italiopoli: una nazione alla sbando, massacrata da mercenari al soldo delle varie signorie.

Affinché ci sia uno sprazzo di luce, tra le tenebre di Italiopoli, cari amici, l'unica speranza non è l'arrivo di un nuovo giovin signore che restauri il tempio. Il tempio dobbiamo ricostruirlo noi. Ma per favore non chiamiamolo Juventus.
Almeno fino a quando non potremo chiamare la nostra nazione Italia, anziché Italiopoli.

Drago di Cheb

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domenica 13 dicembre 2009

La mela marcia


Le teorie di marketing applicato, la comunicazione tra sorrisi e tensioni, il calcio sostenibile, i progetti quinquennali, il modello simpatia alla Stanlio ed Ollio, il parco giocatori, il settore scouting, gli uomini mercato, o mercatino, che ci sembra più appropriato, la struttura societaria piramidale con in cima, in precario equilibrio, La Sfinge, ancora munita del proprio naso, lo sponsor e i suoi soldi, e lo stadio (fatevene uno vostro, ma dall'inizio). Avete tutto per ricominciare da un'altra parte.

Scegliete nel panorama calcistico italiano, magari in Lega Pro, un'altra squadra, qualsiasi. Vi aiutiamo anche a scegliere, il Benevento, l'Alessandria (che con l'Egitto quaglia), il Lumezzane, la Paganese o perchè no il Figline, sebbene il tecnico potrebbe non piacervi, oppure a Torricelli magari non piacete voi. Meglio ancora, compratevi il Bari, c'è una regione intera che sbandierava per un texano, figuriamoci se non saranno contenti di vedere voi, così la prossima volta che li incontriamo potremo batterli.

Spostatevi, in massa, baracca e burattini, tacchi dadi e datteri, fatevi il vostro piano per portare la squadra in serie A ed accedere alla zona Champions League in quindici anni, cercando la continuità, così potrete dire a ripetizione: "L'anno scorso eravamo in Lega Pro". Cambiate lo sponsor, cambiate anche il nome alla squadra, cambiate i colori societari, fate le maglie gialle e argento con 5 stelle lusso e tutti i comfort, fate quello che volete, ma non alla Juventus.

Siamo ancora in tempo, siete ancora in tempo, spostatevi, con le vostre smorfie, con i vostri metodi, portatevi via tutto e tutti, noi ce la caveremo, non vi preoccupate. Compratevela una squadra, anche perché distruggendo la Juventus, non avete ucciso solo un'anima, ma molte, molte di più.

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mercoledì 9 dicembre 2009

Blòn, perché non dai le dimissiòn?


No, no, no, mica per fare polemiche…
E’ solo che, caro Jean Claude, i colpevoli non saranno mica sempre e solo gli allenatori…
Anche proprietari e dirigenti ogni tanto dovrebbero pagare lo scotto degli errori commessi.
Gli allenatori cambiano ogni anno, ma le sconfitte nei momenti clou della stagione continuano.
Un motivo ci sarà.
Arruolare Ferrara come allenatore (e non più come uomo spogliatoio) mi sembra che, come io ironizzavo già molto tempo fa , sia stata una scelta affrettata.
Inoltre mi preme dire che è stata una scelta fatta in malafede.
Mi spiego.
Volevate risparmiare, motivo per cui non vi siete accordati con Spalletti, e allora avete chiesto ad un combattente di combattere una battaglia che per lui avrebbe potuto rappresentare una grande occasione, e gli avete dato la possibilità di mettersi in gioco.
Sapevate che non avrebbe detto di no e che si sarebbe messo a disposizione…
Però non si capisce perché uno che non ha mai allenato neanche all’oratorio dovrebbe fare esperienza proprio con la nostra prima squadra.
Manco nei dilettanti si dà in mano la prima squadra chi deve ancora farsi le ossa.
State bruciando un futuro allenatore…
Sia ben chiaro, Ciro si farà, ma è un po’ presto forse.
Certo, Leonardo e Guardiola sono un esempio di come persone giovani possano comunque far bene come allenatori, ma va anche detto che quando si vogliono subito dei risultati non ci si può permettere di fare esperimenti.
La Juventus non vince un trofeo da troppo tempo ormai, e non ci è andata nemmeno troppo vicino…
Quanto dovremmo ancora aspettare?
Mi rivolgo a tutti e tre, sia a Jean, sia a Claude, sia a Blanc.
Caro Triado, perché invece di tormentarci non te ne ritorni al tennis?

Crazeology

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lunedì 30 novembre 2009

Nessuno mette Bobbygol in un angolo

Avendo la Juve a suo tempo proposto il patteggiamento di una ammenda, nel corso del processo sul falso in bilancio e infedeltà patrimoniale, riteniamo che nell'ultimo bilancio, recentemente approvato, sia stata accantonata la relativa cifra (70000 euro); adesso che il processo s'è chiuso con la piena assoluzione di Giraudo, Moggi e Bettega perché il fatto non costituisce reato c'è un problema, anzi due.

C'è il problema contabile dei 70000 euro eventualmente da rimettere in circolo, e questo è il meno, perché non abbiamo mai dubitato sulla correttezza e completezza del bilancio della Juve, anche di quella attuale. Era un esempio di correttezza e completezza con Giraudo, Moggi e Bettega, e l'hanno accertato i giudici dopo che la Procura ha passato ai raggi X tutte le voci di bilancio dal 2001 in poi, e tale sarà sicuramente rimasto anche negli ultimi anni, mentre altre società facevano finta di vendere il marchio, oppure contabilizzavano fantasiose plusvalenze patrimoniali (sulle quali non è ancora scattata la prescrizione in termini di giustizia sportiva).

C'è, però, un problema molto più grande, ed è il trattamento riservato a Roberto Bettega che, ancora nel 2006, era un consulente della società e per i tifosi bianconeri è, da sempre, un esempio di juventinità. Nel 2007 la società, per bocca del presidente Cobolli Gigli, si era detta costretta ad accantonare Bettega in attesa degli sviluppi e delle decisioni finali di competenza del tribunale di Torino, ora la decisione c'è stata e quell'accantonamento non può più passare sotto silenzio.

Roberto Bettega è patrimonio della storia della Juve, un patrimonio che si potrebbe oggi mettere a frutto visti i tanti fronti sui quali la società è chiamata giornalmente a combattere, dando spesso a tutti gli osservatori l'impressione di non avere un'anima, di non essere presente proprio perché, aggiungiamo noi, ha completamente accantonato il suo passato e così abbiamo un bel bilancio, ma sotto non c'è niente.

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domenica 29 novembre 2009

Titanic in bianconero


Settimana impegnativa in casa Juventus.
Prima l'assoluzione con formula pienissima della Triade, in un assurdo processo imbastito dalla Procura di Torino anche grazie ad una provvidenziale querela di parte, contro i soliti ignoti, della Juventus Montelkaniana.
Poi il disastro tecnico-tattico che si sta delineando giorno dopo giorno.
Grandinano le sconfitte. Prima a Bordeaux, contro una squadra inferiore per blasone e caratura, ma dotata di straordinaria grinta e di un allenatore degno di questo nome.
Poi la bruciante sconfitta contro il Cagliari, che evidenzia ancora una volta il fallimento, alla radice, del mercato. Un Cannavaro ridicolizzato da Matri; Melo non pervenuto: Diego evanescente; Amauri impalpabile e irritante. La Juventus brasiliana evaporata come l'acqua in una salina: rimangono le statue di sale.
Statue di sale con le sembianze del presidente e del suo consiglio d'amministrazione, che hanno fatto scelte sbagliate sotto l'aspetto tecnico e che continuano a farsi irridere sotto l'aspetto della comunicazione (vedi caso Balotelli) dalle società avversarie.
La vergogna relativa all'assoluzione della Triade, invece, va fatta ricadere sui massimi esponenti della società maggiore azionista della Juve. Chi ha autorizzato Cobolli a firmare quella maledetta querela di parte che ridicolizza, delegittima e umilia l'attuale dirigenza? A cosa è dovuto il tentativo di patteggiamento per un reato mai commesso? Forse si intendeva infangare ancora la vecchia e preparatissima dirigenza?
Si ritorna sempre lì, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista giudiziario, ossia al linciaggio della più preparata dirigenza calcistica d'Europa. E di questo peccato originale si pagano ancora le conseguenze sotto tutti gli aspetti.

Dia retta a noi, ingegner Elkann. Rispetti quelli che furono i vecchi accordi tra i fratelli Agnelli. La gestione della Juventus sia affidata al ramo Umbertiano e ai suoi uomini.
Il calcio non fa per Lei: Suo nonno, che pure l'aveva incoronata come erede, lo sapeva benissimo.

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giovedì 12 novembre 2009

Juve: un bilancio da Champions

Qualche giorno fa il Sole 24 Ore aveva illustrato la grave situazione del bilancio dell'Inter (sul sito abbiamo titolato su "Moratti in mutande"), ieri è arrivato il comunicato del CdA della Juve sul rendiconto trimestrale (luglio-settembre 2009), ed è come passare dalla notte al giorno. Intanto perché i conti sono in miglioramento rispetto a quelli già buoni dell'anno prima, nonostante gli investimenti di questa estate, e segnano un utile netto di 5,6 milioni, ma soprattutto per una indicazione di fondo.

L'articolo del Sole metteva in guardia dicendo che un'azienda "si considera solida se i debiti finanziari netti non eccedono il patrimonio", e sottolineando che l'Inter aveva un totale di debiti netti vicino ai 400 milioni e un patrimonio netto negativo (per questo abbiamo parlato di Moratti in mutande); dal comunicato sulla trimestrale della Juve, invece, si ricava che la posizione finanziaria netta è positiva (più crediti che debiti), e il patrimonio netto è aumentato arrivando a 107 milioni (senza stadio di proprietà pensiamo che sia un piccolo record). Una società quindi, la Juve, più che solida, un bilancio davvero da campioni.

A proposito di campioni, il CdA della Juve stima che l'intero esercizio 2009-10 possa chiudere in pareggio (e questo sarebbe già un successo), e che dipenderà dal cammino che la società riuscirà a fare nella Champions dove, come sappiamo, girano milionate di euro per ogni turno superato.

E così si arriva al punto centrale della gestione della Juve, che i redattori di questo blog hanno sottolineato tante volte: il bilancio è così a posto che la società potrebbe fare altri investimenti, li potrebbe fare anche a gennaio; con la conseguenza, non da poco, che se fossero investimenti azzeccati avrebbero subito un ritorno, magari un turno in più superato nella Champions e quindi i milioni di euro che ne deriverebbero.

Stando ai giornali, il presidente Blanc dice che la Juve è a posto con questa rosa, e noi siamo d'accordo con questa dichiarazione anche perché, come ha insegnato la gestione precedente, gli acquisti si fanno senza preannunciarli sui giornali o dibattendoli in comitati societari. Speriamo però che, nel frattempo, in casa Juve si ragioni a fondo sulla questione; si ragioni sì di bilancio, com'è giusto, ma si ragioni anche di rosa e di risultati.

Nel campionato dei bilanci siamo anni luce davanti a tutti, adesso tutti i tifosi bianconeri vogliono giustamente non solo un bilancio, ma una Juventus da Champions.

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domenica 1 novembre 2009

Parlare e comunicare


Nel corso dell'ultima Assemblea degli Azionisti, tenutasi il 27 ottobre 2009, uno degli appunti più frequenti che i piccoli azionisti hanno mosso nei confronti del neo presidente Blanc e della società è stato quello di essere strutturalmente inadeguati nel settore della comunicazione e cronicamente incapaci di rispondere alle calunnie.

Un esempio, a nostro avviso, è costituito dall'atteggiamento che i giornalisti, e in particolare Maurizio Pistocchi, hanno nel video che riportiamo sopra (dal minuto 1.35).
Come si vede, il presidente rimane spiazzato dalla considerazione proposta da Pistocchi, il quale, tra il disinformato e l'aziendalista, gli propone una obiezione cui Blanc non è preparato a rispondere e che lo costringe, imbarazzato, a deviare sul discorso stadio.

Ecco cosa avrebbe risposto uno qualunque dei membri del Team, se fosse stato al cospetto del moviolista dei puffi:

Caro Pistocchi,
innanzitutto non era un CdA, ma una Assemblea degli Azionisti.
Detto questo, Lei ha perfettamente ragione.
Infatti l'avvocato Zaccone durante quell'Assemblea, in merito ai quattro illeciti, si riferiva alle accuse sostenute dal Procuratore Federale Palazzi.
Sulla base di quelle accuse furono richieste le pene inizialmente.
Quello che invece riportano le sentenze, soprattutto quella emessa dalla Corte Federale presieduta dal dottor Sandulli, è che non vi furono illeciti ascrivibili alla Juventus.
Probabilmente sono passati tre anni e Lei ha i ricordi un po' appannati.
Noi della Juventus, invece, i ricordi ce li abbiamo ben chiari.

Come si vede, comunicare non è come parlare.
Per parlare basta dare fiato alle corde vocali.
Per comunicare ci vogliono le palle, e ci vogliono le informazioni.
Tutte cose che al momento mancano dalle parti di Corso Galileo Ferraris.

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lunedì 26 ottobre 2009

Gli opposti estremismi

Tra oggi e domani vengono approvati i bilanci di Juve e Inter, cioè le due società che stanno agli estremi di due campi diversi (come in matematica il + e il - infinito): la Juve in quello del bilancio sostenibile, perché da quando è quotata in Borsa non ha più chiesto soldi agli azionisti (se non nell'estate 2006, e sappiamo perché); l'Inter, invece, è il caso limite dei bilanci in perdita (nei 14 anni di gestione Moratti ha bruciato risorse per circa 1,1 miliardi di euro).

In tema di bilanci non c'è stato un prima e un dopo Calciopoli: quando nel 2003 fu approvata la legge salva-calcio, la Juve di Giraudo e Moggi non vi fece ricorso, mentre l'Inter svalutò il parco giocatori di oltre 300 milioni; anche dopo lo tsunami del 2006 l'Inter ha continuato ad accumulare perdite al ritmo di centinaia di milioni di euro all'anno. Rispetto ai 1100 milioni di perdite complessive, il nuovo capitale versato da Moratti nel corso degli anni è ammontato a circa 650 milioni, gli altri 400, come abbiamo scritto altre volte sul sito, se li sono inventati i suoi registi finanziari.

Anche in tema di magheggi finanziari siamo agli opposti estremismi: oltre ai 300 e passa milioni della salva-calcio l'Inter s'è inventata la vendita del marchio e la rivalutazione societaria (in tutto altri 350 milioni, proprio nel 2006); la Juve di Blanc non si è inventata niente, anzi, per rispettare il budget e i regolamenti della Figc due anni fa il CdA decise di comprare Poulsen e non Xabi Alonso.

Domani nessun giornale si chiederà come ha fatto l'Inter a iscriversi al campionato 2008-09 visto che aveva un patrimonio netto negativo, in compenso ci sarà la solita candida sviolinata sul mecenatismo di Moratti; a Vinovo, all'opposto, gli esponenti dello Ju29ro Team non faranno finte sviolinate, faranno invece presente che la Juve può vincere la sfida del bilancio sostenibile, ma a condizione che le altre società, con l'Inter in testa, rispettino le norme federali, cosa che non sta avvenendo da anni e che la Juve deve avere la forza di proporre e far discutere.

Abbiamo, tempo per tempo, segnalato sul sito le novità che ci sono state in tema di bilanci, da ultimo le intenzioni dell'Uefa di Platini di imporre il bilancio sostenibile, non con le chiacchiere, ma con un regolamento valido in tutta l'Europa; intanto, nel Consiglio Federale al posto di Cobolli Gigli arriverà Blanc, che ci auguriamo rompa il muro di omertà e faccia discorsi nuovi.

Forse le cose cominceranno a cambiare, e prima o poi ci sarà un campionato senza trucchi e prestigiatori finanziari.
Forse.

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martedì 20 ottobre 2009

Verso l'Assemblea

Nella lettera agli azionisti, inclusa nel progetto di bilancio al 30 giugno 2009 che l'assemblea è chiamata ad approvare il prossimo 27 ottobre, Cobolli e Blòn si compiacciono di come la Nuova Juventus 2006, nei tre anni del loro mandato, abbia "rispettato un’idea di calcio sostenibile che mette insieme competitività sportiva ed equilibrio economico".
Leggendo il testo, sembra che la Nuova Juventus 2006, dopo anni di spese folli e di gestione dissennata alla Moratti, abbia virato rotta a fine giugno 2006, imboccando la retta via del fair play finanziario.
Evidentemente, non è così. Il cambio di rotta c’è stato, ma nel 1994 quando, su felice intuizione di Umberto Agnelli, dopo nove anni di risultati sportivi insoddisfacenti (con la parziale eccezione del biennio di Dino Zoff) e di risultati economici pesantemente negativi, la Juventus fu affidata alle cure di Antonio Giraudo, Roberto Bettega e Luciano Moggi. In poco tempo, infatti, la società divenne un modello per il mondo del calcio dal punto di vista sportivo, economico ed organizzativo. Sono stati loro, non certo i dirigenti insediati nel 2006, ad introdurre e rispettare un concetto di calcio sostenibile, riportando in equilibrio i conti economici, raggiungendo risultati sportivi incredibili, e moltiplicando di conseguenza il valore della società.
Non a caso, l'UEFA, nel proprio magazine dedicato alla Champions, ha definito quella Juventus "rivoluzionaria in tutto e per tutto. Nelle scelte societarie, nei bilanci, nella mentalità e nel gioco. Un mix di innovazioni che ha fatto scuola in Italia, in Europa, nel mondo". E, in tutta sincerità, stupisce (anche se non più di tanto) e dispiace che questo riconoscimento non sia stato menzionato nel bilancio (così come non se ne è mai fatto cenno sul sito ufficiale).
Bisogna poi anche intendersi sul concetto di competitività sportiva. La gestione precedente aveva saputo coniugare equilibrio economico ed una competitività sportiva ai massimi livelli, vincendo l’impossibile (ad esclusione, lo ammettiamo, della Coppa Zaccone). La nuova gestione, invece, pur potendo ancora contare su una forte ossatura di squadra, nonostante le svendite dell’estate 2006, non ha conseguito alcun risultato sportivo degno di nota (seru tituli, ad eccezione sempre della famigerata Coppa Zaccone) e, cosa ancora più grave, non è stata in grado, nonostante investimenti per decine di milioni di euro, di rinforzare adeguatamente la prima squadra e di ridurre il gap dai collezionisti di cartoni.

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sabato 17 ottobre 2009

La primavera violata

E' proprio vero, non è tutto necessariamente bianco o nero, bisogna dirlo, ci sono le mezze tonalità, i grigi sfumati, e il nero Balotelli. Poi c'è il viola che, insieme al nero, si usava in passato per ornare le dimore di chi ci salutava per sempre. Si sta spegnendo, pian piano, una Vecchia Signora e, visto che il nero Balotelli non c'è ancora, ci accontentiamo di un paio di strisce nero casacca accostando il Viola Bruni. Sì, Bruni, il nuovo allenatore della Signorina, appena arrivato per far proseguire sul campo il progetto giovani Juventus dopo 8 anni di fedele militanza nella Fiorentina, la squadra che lo ha lanciato come giocatore all'esordio, e la stessa squadra che lo ha lanciato come allenatore delle giovanili.

Gli Juventini più indulgenti arrivano a pensare che vale tutto, basta saper fare bene il proprio lavoro; sono quasi d'accordo, in fondo dimostrazioni ne abbiamo avute parecchie nella storia della Juventus, Ferrara non è forse tifoso del Napoli? Anche Giraudo non era proprio bianconero nell'anima. Però, e ci tengo a sottolinearlo, queste persone si sono guadagnate colori e rispetto e hanno tutto il diritto, ancora oggi, di rivendicare tutti i risultati conseguiti e i trofei alzati al cielo con la Juventus.

La situazione odierna sembra leggermente differente. Dopo il bailamme scatenato da ju29ro.com con il filmato della sciarpa nerazzurra, un altro colore crea imbarazzo in casa Juventus. Le dichiarazioni di Luciano Bruni alla vigilia della partita con la Fiorentina rimbombano come una bestemmia sul sagrato di una chiesa: "Domani spero non perdano né Fiorentina, né Juventus". Certo c'è un bel po' di differenza tra queste dichiarazioni e le urla di Chiarenza alla squadra anche se si stava vincendo 3 a 0.

Dopo il tonfo del marketing bianconero con la storia delle rimanenze dei gadgets, ora anche il settore comunicazione della ricostituita Juventus segna il passo. Ma è possibile permettere ad un allenatore in organico di non auspicare la vittoria della prima squadra? E quando incontreremo la Fiorentina Primavera allora? Cosa succederà? Schiera i ragazzi bendati?

E' proprio vero, non ci sono più le mezze stagioni, e una addirittura manca del tutto. Continuiamo pure a dare fiducia a questa dirigenza, o sarebbe meglio dire, a questo dirigente, che ha accettato di ricoprire tutte le possibili cariche immaginabili, ma non sembra sia ben cosciente né di chi ha intorno, né di quello che lo staff dichiara.

Forse stanno, o sta ancora imparando, che per fare una buona squadra di calcio, non basta fare mercato, ci vuole organizzazione, a tutti i livelli: nei rapporti con la stampa, nei rapporti con i tifosi, con i Club, con gli ultras, con la federazione, con la Lega, con gli avversari, con le società "amiche", con la Uefa, con la Fifa, e si potrebbe andare avanti. Si saranno accorti che non è così semplice? Si saranno accorti che bisogna essere Juventini per piacere agli Juventini? L'alternativa è una sola, se non si è Juventini, bisogna almeno essere vincenti.

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martedì 13 ottobre 2009

Ma quanto gode Gauderique?!

Jean-Claude Roger Gauderique Blanc da Chambéry (in arte, Monsieur Blòn) ride e gode dal 29 giugno 2006.
In quel (fausto per lui, infausto per noi) giorno, fu nominato amministratore delegato e direttore generale della Ridentus.
E grazie a questo accumulo di cariche ha iniziato ad accumulare una piccola fortuna personale.
Basta leggere i bilanci della Ridentus.
Guaderique ha concluso il primo triennio alla guida della Ridentus con il compenso record di 2,67 milioni lordi complessivi (cfr. progetto di bilancio al 30 giugno 2009). Questa somma è comprensiva di 1,2 milioni lordi, corrispondenti al "valore maturato dell'additional compensation, che - precisa una nota nel bilancio - sarà erogato al termine del piano di sviluppo a medio termine approvato dal consiglio di amministrazione del 14 marzo 2007, al lordo degli effetti dell'attualizzazione finanziaria".
Ma anche nei due anni precedenti i compensi di Gauderique, sempre comprensivi dell'"additional compensation", sono stati più che congrui: 2,21 milioni e 2,37 milioni.
E dal prossimo 27 ottobre Gauderique godrà ancor di più. Da trinità ridentina, infatti, non potrà che veder incrementare i suoi già lauti compensi.

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Scampato pericolo

Ieri sono state presentate le liste per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Ridentus.
L'Exor, azionista di maggioranza assoluta della società di Fermo Ferraris, ha indicato sei consiglieri (tutti già attualmente in carica): Marzio Saà, Carlo Barel di Sant’Albano, Jean-Claude Blanc, Aldo Mazzia, Riccardo Montanaro e Camillo Venesio.
I libici della Lafico hanno presentato la documentazione relativa al proprio candidato per il rinnovo del CDA: trattasi di tale Khaled Fareg Zentuti, che entrerà in consiglio, il prossimo 27 ottobre (giorno dell'assemblea degli azionisti), in qualità di amministratore indipendente.
Scampato pericolo, quindi.
Nessun figlio di papà in CDA.
Nessun piccolo Stevens (basta già, e avanza ampiamente, quello grande come presidente onorario).
Nessuna (ex) favorita di corte.

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venerdì 25 settembre 2009

Acca' nisciuno è fesso

Ha fatto bene Ferrara a polemizzare sul gol annullato a Iaquinta, aggiungendo "E adesso aspettiamo un errore per noi". Ha fatto bene perché, se non avesse detto niente, alla Ranieri dell'anno scorso, qualcuno avrebbe scritto che era un signore, ma tutti avrebbero pensato che fosse un fesso, ha fatto bene perché si è messo in sintonia con i tifosi bianconeri che di fare la figura dei fessi sono tutti arcistufi.

La palla adesso passa alla società, che sugli errori degli arbitri e il contemporaneo vomitevole comportamento dei media è abituata a non intervenire: i moviolisti fanno vedere da tutte le angolazioni gli episodi favorevoli (o presunti tali) alla Juve, i registi veri e occulti, invece, cercano di nascondere i replay su quelli che ci danneggiano. E la società, da signora, non si fa sentire.

Speriamo che adesso che c'è Ferrara, che le canta diversamente da Ranieri, Blanc e gli altri dirigenti si sveglino, ci pensino su e prendano qualche decisione, invece di rispondere acciughe a chi fa finta di parlare di calamari.

Sicuramente non è il caso di preparare una sceneggiata televisiva settimanale per minacciare e offendere, quella poteva farla solo una società al mondo: e infatti la fanno all'Inter. Ma probabilmente è il caso di attrezzarsi con un addetto stampa all'altezza dei tempi, che ogni tanto sappia fare un bel comunicato, magari con qualche congiuntivo e delle parole da laureato, che faccia capire a Roma e a Milano, ai grandi capi e ai moviolisti, che a Torino sono stufi di passare per fessi.

Ci pensi, Blanc, un bel comunicato ogni tanto, quando serve e scritto per bene. Poi magari ci penseremo noi dei forum e dei blog a tradurlo in linguaggio più semplice; e a dare, quando è il caso, del farabutto a chi se lo merita, a Roma e a Milano.

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sabato 5 settembre 2009

Il rumore dei nemici

L'espressione "il rumore dei nemici" l'ha adoperata Mourinho quando Cobolli Gigli ha dichiarato che sperava nella vittoria del Milan nel derby. Certo fa sorridere pensare che le parole di un presidente (!?) come Cobolli Gigli possano rappresentare il rumore di un nemico, e non sarebbe stato il caso di tornarci sopra, se non fosse che oggi sul Corsera Sconcerti scrive "Attento Mou, stai finendo tutti i nemici", rimproverando al portoghese l'arroganza delle risposte (l'ultima a Cannavaro), e notando che contengono "una forza quasi minacciosa, sproporzionata all'evento".

L'intervento di Sconcerti merita una riflessione, perché secondo noi è giusto parlare di arroganza e di forza minacciosa, ma queste accuse vanno rivolte all'Inter prima ancora che al suo allenatore. Quando lo scorso campionato l'arroganza era arrivata fino alla prostituzione intellettuale, Blanc aveva chiesto, invano, a Moratti di dissociarsi; la risposta era stata che l'Inter tutta si riconosceva nelle parole dell'allenatore. Di fronte alla barzelletta del rumore dei nemici il signor Moratti al TG1 ha avuto l'improntitudine di dire che si trattava di una definizione bellissima, e oggi Tuttosport titola "Josè, lo scudo di Moratti". Le risposte arroganti di Mourinho a Lippi, a Cobolli Gigli e a Cannavaro arrivano subitanee da Inter Channel e dal sito societario, come se a Milano ci fosse un reparto (comprenderà Scarpini? sarà capitanato da Oriali?) che controlla ventiquattr'ore su ventiquattro il "nemico", quasi spiandolo.

Il fatto è che la cultura del sospetto, con l'avversario più forte presentato come un nemico, ha preso man mano campo in via Durini, con l'obiettivo di nascondere fallimenti a ripetizione e centinaia di milioni buttati nel cesso comprando terzini sinistri in tutto il mondo, fino ad arrivare al dossier preparato da Nucini (arbitro all'epoca in attività), e infine allo spionaggio di Tavaroli che, misteriosamente, precede Calciopoli. Mourinho, che non è un pirla, ha capito che il sistema ha funzionato, tanto che erano arrivati tre scudetti in regalo prima del suo sbarco in Italia, e lo sta cavalcando alla sua maniera.

Sconcerti scrive anche di forza minacciosa nelle risposte nerazzurre, ed è singolare che il presidente Abete parli invece di battute, come quelle che i tifosi si scambiano al bar sport. Singolare ed inquietante, perché quello di Abete sembra un messaggio cifrato rispetto a tutti i dubbi lasciati in sospeso dall'attività di Tavaroli (in attesa dei pronunciamenti della Procura di Milano), e potrebbe essere interpretato come un invito a nozze per l'attività del reparto nerazzurro (quello che potrebbe comprendere Scarpini e Oriali) che sta ad ascoltare tutto il giorno il rumore dei nemici, facendo sfoggio di una forza "minacciosa, sproporzionata all'evento".

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venerdì 7 agosto 2009

La Juve non muore mai

Siamo rimasti sorpresi dal titolo di Tuttosport di oggi: "Calciopoli cancellata", addirittura. Tutto questo in virtù della presentazione di un bilancio in attivo che vede la crescita dei ricavi fin quasi ai livelli di quelli pre-calciopoli. Sinceramente il titolo ci pare esagerato e fuori luogo. L'onore non si misura con il fatturato, l'amore tradito dei tifosi non si paragona all'utile d'esercizio.
Potremmo fare alcune osservazioni sul bilancio presentato da monsieur Blanc e dal presidente Cobolli, per esempio ricordando che il bilancio ha beneficiato di circa 10 milioni di revenues relative alla stagione 2005/2006, e che si riferivano all'opzione Mediaset sui diritti TV che è stata esercitata successivamente. Un'opzione pagata e incassata a fine 2005, e quindi materialmente merito di Giraudo, ma i cui effetti economici sono stati trasferiti sugli esercizi successivi in applicazione dei criteri IAS.
Ma chi se ne frega. Mere questioni contabili: noi diciamo bravi a Blanc e a Cobolli per aver comunque mantenuto la rotta della vecchia gestione, ed essere riusciti a riportare la Juventus a buoni livelli dopo la sciagura di Farsopoli.

I tifosi della Juventus possono, da sempre, andare fieri del bilancio della loro squadra: la Juve ha sempre vinto nel più rigoroso rispetto delle norme scritte nel Codice Civile e nelle norme federali, tant'è vero che la Juve è una delle poche società (forse l'unica) che non ha fatto ricorso alla legge spalmadebiti, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha scorporato e rivalutato nessun ramo d'azienda, ha sempre avuto un patrimonio netto positivo, non ha debiti col fisco e l'unica pendenza con l'erario è stata risolta il 17 luglio con l'Agenzia delle Entrate, che ha riconosciuto alla Juve il diritto ad un rimborso di 1,4 milioni per somme pagate e non dovute.

Visto tutto questo possiamo dire, a ragione, che la Juve ha vinto correttamente sia avanti ieri (gestione Boniperti), sia ieri (gestione Giraudo), e speriamo domani (gestione Cobolli-Blanc).
Ciò che andrebbe specificato è che con il ritorno ai livelli che alla Juve competono non è stata cancellata Calciopoli, bensì si è sancito il principio per cui la Juventus non muore mai, nonostante le ingiustizie, nonostante sporchi complotti, nonostante le ingiurie continue da quasi un secolo.
La Juventus è un simbolo di onestà, probità e serietà. Altri casi appaiono di diverso spessore. Se non ci credete, andate a leggere il bilancio che ha presentato la Telecom, in passato diretta da quel Tronchetti che, anche dalle colonne del Financial Times, parlava come un capo di stato (scimmiottando l'Avvocato) di tutto lo scibile umano, e che richiedeva all'allora suo amico Guido Rossi l'assegnazione dello scudetto a tavolino (o a tavaroli?) in ossequio ad un non bene identificato "spirito olimpico". Volendo potremmo ripagare, restituendo con gli interessi quello che ci è stato fatto.

Ma ciò che conta è sapere che la Juventus rappresenta al meglio l'Italia migliore. La Juventus siamo noi, e nessuno si senta offeso. E per il resto c'è la riva del fiume: basta avere pazienza e sulla riva di presunti "onesti" ne passeranno tanti.

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martedì 28 luglio 2009

Mela, melinda, melo

E' ora di dire basta.
Basta con la disinformazione sulla Ridentus FC.
Basta con le prese in giro dei cirigenti.
Basta con quelli che il tennista non capisce nulla di calcio.
Basta con quelli che i gemelli un giorno dicono una cosa ed il giorno dopo esattamente l'opposto.
Basta con quelli che Secco è meglio che vada a fare il motociclista.
Basta con quelli che Castagnini fa vendere i Fiorini.
La Ridentus FC è strutturata come una società di calcio organizzata bene (cit).
La Ridentus FC è organizzata come una società seria, fatta di professionisti a tutti i livelli (ri-cit).
La Ridentus FC sta portando avanti un Progetto.
Ed il Progetto c'è proprio, poche balle.
Non si fanno le cose ad minchiam in Fermo Ferraris.
C'è un filo logico che collega le singole decisioni prese dai dirigenti ridentini.
Prendete ad esempio l'ultimo acquisto, Felipe Melo.
Non è un'operazione nata per caso.
I dirigenti hanno infatti tessuto la trama dell'operazione Melo fin dallo scorso ottobre. E hanno poi raccolto il frutto (anzi, tutta la pianta) della loro lungimiranza.
Ad ottobre dell'anno scorso, Monsieur Blòn con l'accento sulla B ha stipulato un nuovo contratto di partnership con la Regione Trentino, volto tra le altre cose a valorizzare e promuovere i prodotti tipici del territorio attraverso i campioni ridentini (gli Andrade, i Tiago, gli Almiron, i Poulsen, i Knezevic, etc etc).
I più tipici dei prodotti tipici del Trentino sono le mele Melinda della Val di Non.
Pochi giorni dopo la firma dell'accordo, Buffon, Zebina e Pessotto hanno partecipato al Salone del Gusto di Torino ad una specie di prova del cuoco, preparando piatti a base di mele, con l'aiuto di uno chef.
Con questi due colpi da maestro (la stipula del contratto per la valorizzazione delle mele Melinda ed l'invio al Salone del Gusto di professionisti specializzati nella sbucciatura delle mele) Monsieur Blòn ha accumulato un patrimonio di conoscenze nel settore delle mele, che ha rappresentato un indubbio vantaggio competitivo sulla concorrenza.
Vantaggio competitivo che si è poi concretizzato pochi mesi dopo nell'acquisto di MELO, a condizioni decisamente vantaggiose.

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martedì 21 luglio 2009

Juve regina del mercato?

L'altro giorno la Gazzetta ha provato a solleticare i tifosi scrivendo di voglia di Juve, oggi ci riprova con i dirigenti scrivendo di Juve regina del mercato, e facendo i complimenti per il bilancio sostenibile. Forse i dirigenti non ne hanno bisogno, noi comunque ripetiamo l'invito a diffidare dei complimenti della Gazzetta (il famoso "Timeo Danaos et dona ferentes"), intanto perché sappiamo che ha un preciso interesse a fare il tifo per una squadra che non è la Juve, e poi perché nell'estate 2006 fu proprio la Gazzetta l'organo ufficiale del golpe che in meno di due mesi cercò di distruggere definitivamente la nostra società.

Se quel tentativo non è perfettamente riuscito, nonostante l'impegno di tanti pezzi grossi (e ormai se n'è accorto anche il piccolo giornale di Milano), certo è per merito di chi nel 2006 fu chiamato a gestire la società; ma un merito ancora maggiore va riconosciuto a chi l'ha gestita prima, per il semplice motivo che ne aveva fatto una delle società più forti e sane d'Europa.

E' appena il caso di ricordare che durante la gestione Giraudo-Moggi-Bettega la Juve non ha mai chiesto un euro alla proprietà, non ha fatto ricorso alla legge salvacalcio, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto niente di quanto ogni anno faceva e fa la squadra per cui tifa la Gazzetta. Era sana quella Juve ed anche forte, non solo nel campionato, ma anche quanto a settore giovanile; quella Juve s'era anche già portata avanti col progetto dello stadio di proprietà.

Nel diffidare dei complimenti non disinteressati, aggiungiamo che non è vero che la Juve è oggi regina del mercato; la Juve è una società sana, questa è la verità e i meriti li abbiamo succintamente richiamati. Al contrario della Gazzetta, però, noi la vogliamo anche forte e per questo ci batteremo criticando, se del caso, la società.

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domenica 19 luglio 2009

L'affaire Cannavaro

Secondo il nostro inviato a Pinzolo, ieri vi sarebbe stato un incontro chiarificatore tra i capi ultras e Fabio Cannavaro. Incontro che, ovviamente, doveva portare alla fine della contestazione che sta subendo il calciatore.
I "capi d'imputazione" dei quali è stato accusato Cannavaro sarebbero, in primis, l'aver dichiarato l'anno scorso la sua preferenza verso Napoli come squadra nella quale chiudere la propria carriera, e in secundis, l'abbandono della Juventus ai tempi di Farsopoli. Francamente, le accuse contro Fabio ci sembrano abbastanza ridicole.
Primo perché Cannavaro aveva il sacrosanto diritto di dichiarare dove aveva piacere di giocare, e se poi le cose sono andate diversamente aveva il diritto, da professionista, di accasarsi presso chi era disposto a offrirgli un ingaggio. In questo caso, è evidente come dovrebbe essere al limite contestato Blanc, che quel contratto ha offerto al giocatore.
Secondo perché Cannavaro è stato ceduto da una Juventus che voleva far cassa dopo la retrocessione, e anche qui se c'era qualcuno da contestare quello era Blanc.
Detto tutto questo, sarebbe il caso di lasciar lavorare il professionista Cannavaro in santa pace.
Coloro che passano il tempo a contestare farebbero meglio a stare zitti. Non sarà difficile per loro, si sono esercitati per bene nell'estate del 2006.

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martedì 30 giugno 2009

Juve, budget e patrimonio

Ieri alla Juve hanno discusso di budget e campagna acquisti, ma i giornali non sono riusciti a dare una sensazione precisa di quanto successo e deciso. Scrivono, infatti, che la Juve continuerà a puntare sul bilancio sostenibile (un "motivo d'orgoglio", dice Montali), ma anche che vuole comunque comprare un centrocampista di qualità. Sembra una contraddizione e ci si chiede se sarà possibile; in più proprio qui sul blog qualcuno sosteneva che sarebbe meglio spendere quanto accumulato a riserve patrimoniali.
L'argomento è complesso, fissiamo solo due punti avendo come riferimento la normativa Figc. Entro il 30 giugno le società devono documentare alla Covisoc com'è andata la stagione appena finita (garantendo che non ci sono buchi che resteranno scoperti) e prevedere il budget della stagione nuova facendo più ipotesi in base ai risultati sportivi (per la Juve molto dipenderà dalla Champions e dai relativi incassi).
E' allora assai probabile che ieri il CdA abbia previsto comunque di chiudere la campagna acquisti con un passivo anche rilevante (comprando un forte centrocampista); nella documentazione da mandare a Roma allora si dirà: se le cose vanno bene in campionato e Champions (tocchiamo ferro!) chiuderemo in pareggio; dovessimo chiudere in passivo abbiamo riserve per farvi fronte.
E questo è il primo punto: la Juve, quanto a bilancio, può affermare a voce alta che era sano, tale è rimasto a giugno 2009 e non sarà comunque malato neppure a giugno 2010. Il secondo punto riguarda i 120 milioni di riserve patrimoniali e la provocazione di dire: spendiamoli e facciamo lo squadrone.
Dal punto di vista della normativa questo sarebbe possibile, bisogna anche considerare, però, che il patrimonio, come succede nelle famiglie più assennate, serve per le difficoltà ed è rischioso "giocarselo" tutto in un colpo. Noi, come dicevano i latini, pensiamo che la virtù stia nel mezzo: va bene la solidità patrimoniale, ma senza restarne prigionieri; Juventus vuol dire voglia di vincere e di migliorarsi e per questo qualche rischio bisogna correrlo.
Forse ieri, questa è la nostra impressione, alla Juve qualche rischio hanno deciso di correrlo.

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Que viva la revòlucion!

Dopo Farsopoli, un po' in sordina, alla Juve c'è stata un'altra rivoluzione: quella dei giocatori.
Le cronache ci hanno raccontato dei boicottaggi di alcuni contro il tecnico (non entriamo nel merito, anche noi consideravamo Ranieri una sciagura), ma non basta, il bello viene l'estate in sede di campagna trasferimenti.
Ha iniziato il portoghese Tiago che ha rifiutato tutte le destinazioni propostegli, quest'anno sembra una moda dilagante: prima De Ceglie rifiuta Udine e Napoli, il procuratore di Paolucci intima alla Juve di non cedere il proprio assistito in prestito, Raiola ha detto che si farà sentire qualora Grygera venga spedito in Grecia, Poulsen rifiuta i ponti d'oro turchi e via discorrendo.
Un vero e proprio ammutinamento, o se preferite una rivoluzione in stile Pancho Villa. Solo che i rivoluzionari non sono dei proletari descamisados, ma dei giocatori che hanno fallito alla prova della Juve, e giustamente la società li vorrebbe cedere per monetizzare.
Ma a cosa è dovuto questo sconfinato amore per la Juventus?
Un po', ipotizziamo noi, è dovuto ad amor proprio: quando mai gente come Tiago vestirà di nuovo una maglia carica di gloria come quella della Juve? Noi pensiamo ben difficilmente. Ma il fenomeno probabilmente non è legato solo a ragioni romantiche, ma anche ad altre ben più prosaiche. Vestire la maglia della Juve vuol dire essere un calciatore riconoscibile e riconosciuto da milioni di tifosi del mondo, tifosi che sono anche consumatori, si dà il caso. Ecco quindi che per esempio un De Ceglie mai e poi mai, se va a Udine, verrà riutilizzato dalla Costa Crociere per uno spot televisivo.
Insomma, riteniamo che questa strana rivoluzione sia il frutto di un mix esplosivo. Solo che la vittima è la Juve, che di questo passo dovrà tenere in squadra gente che non si è dimostrata all'altezza, e ne tarpa le ambizioni.
Speriamo che questa rivoluzione dei brocchi serva alla dirigenza come lezione; quindi in futuro non ci "regalino" più giocatori che in caso di fallimento sono difficili da piazzare, insomma gli ingaggi alti si diano solo a chi li merita. Per quanto riguarda il presente, visto che i giocatori juventini (solo quelli) non possono essere minacciati di finire in tribuna, provi il Cobolli a denunciarli per violenza e ricatto. Ci sarà, forse, un giudice a Berlino?

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giovedì 25 giugno 2009

Volere e potere

Secondo tutti i giornali la Juve farà qualche altro acquisto importante, ma prima deve vendere, come se dovesse mettere da parte dei soldi altrimenti non potrebbe comprare nessuno. Ma è veramente così? Siamo sicuri che, regolamenti alla mano, Perez può comprare Kakà e Cristiano Ronaldo facendosi dare i soldi dalle banche, mentre Blanc per D'Agostino deve vendere sei giocatori come Mellberg?

In effetti non è così. Non sappiamo a quali magheggi abbia fatto ricorso Perez (avrà magari copiato da Moratti?), sappiamo però che la Juve, se vuole, può comprare quattro o cinque giocatori come D'Agostino senza cedere nessuno e rispettando le Norme Federali.

Se si guarda l'ultima trimestrale, infatti, si vede che la Juve non ha praticamente debiti e contabilizza un patrimonio netto di 120 milioni; questo vuol dire che la società può far fronte ad un bilancio in passivo senza chiedere il permesso alla Covisoc e neppure altri soldi agli azionisti, farebbe solo dei debiti per problemi di cassa (l'Inter ne ha per più di 400 milioni), mentre dal punto di vista patrimoniale il passivo sarebbe sanato con quei 120 milioni messi già da parte (l'Inter, per continuare il confronto, ha un patrimonio netto negativo e non potrebbe comprare proprio nessuno).

La Juve, quindi, se vuole può spendere di più e non avrebbero da ridire né la Covisoc né Platini; potrebbe spendere, esemplificando, fino a 120 milioni di più, certo sarebbe un rischio ma, se fossero spesi bene, si rischierebbe anche di vincere e di vincere subito. Se non lo fa è per scelta societaria, non perché obbligata; più correttamente i giornali dovrebbero allora scrivere che Blanc può spendere, ma non vuole.

Se questo sia giusto o sbagliato, se con questa scelta si potrebbe tornare a vincere in Italia e in Europa, se la Juve saprebbe spendersi questo comportamento in tema di bilancio e se lo stesso sarebbe apprezzato dalla stampa e dai tifosi, questo è tutto un altro discorso.

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mercoledì 24 giugno 2009

Cronache rosa sul CdA della Juve

Il 30 giugno scade il mandato del CdA della Juventus, ce lo ricorda pure il giornale rosa, precisando che qualora Cobolli non venisse confermato, è pronto Lapo.

Nella stessa pagina abbiamo un esilarante articolo che tesse l'elogio di Renzo Castagnini, di cui vengono esaltate le mirabili doti messe in evidenza nel Cosenza (fine anni 80): come difensore centrale era un gladiatore, dice la rosea, e questo potrebbe far venire dei sospetti sulla sua natura di schiavo.
Poi, continuiamo a leggere, quel genio di Di Marzio lo "inventò" centrocampista davanti alla difesa, alla Diarra (a questo punto staremmo lontani anche dal madridista); adesso, a 52 anni, è un "emergente" (sempre in grave ritardo sulle normali tabelle della Repubblica Gerontocratica Italiana); in merito al suo nuovo incarico dietro la scrivania, come responsabile del settore giovanile della Montelkaniana, dice che il suo "primo obiettivo è quello di non rovinare tutto"; temiamo che difficilmente riuscirà a raggiungerlo.
Dopo sciocchezze varie sulla sua ambizione di costruire alla Juve un nuovo Pato, dopo essersi sovvenuto che la Juve ha una grande storia, dice che la società con Blanc e Secco ha raggiunto risultati che sono davanti agli occhi di tutti. Infatti... diciamo noi!
Ora la Juve si consoliderà (ma non erano già solidi 'sti camaleonti'????) e ci divertiremo, dice.
Lui forse, noi probabilmente c'incazzeremo ancora di più! Eupalla ci aiuti!

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venerdì 5 giugno 2009

Ferrara chi? Vol.3


Nuove indiscrezioni da casa Juve.

"Eccomi ingegnere! Dunque.
Si tratta di un ex-Juve. Difensore esperto e nazionale.
Pare che giocò anche con Maradona al Napoli..."

"No no no. Blòn, non ci siamo proprio.
Questo tipo di persone piene di amicizie pallonare non mi piacciono.
Bisogna ritornare simpatici, se lo ricordi."

"Certo ingegnere. Ha ragione.
Che mi consiglia?"

"Io non consiglio, io ordino.
Ho parlato con Lapo poco fa, mentre attendevo che lei mi desse notizie..."

"Eccomi pronto ingegnere.
Comandi."

"Visto che non riusciamo a prendere nessuno...
Puntiamo su uno a caso.
Uno simpatico e giovane.
Il resto devono farlo i giocatori.
Io pago, che si diano da fare.
Ho telefonato io personalmente a Riccardo Scamarcio e a Fabio Fazio.
Non possono.
Però uno libero c'è, quello della pubblicità del budino...
Ciro mi pare si chiami.
Lo contatti Blòn, lo contatti!
Lei ha naso per tutto, meno che per queste cose!
Sveglia!
Prima che ce lo soffiano da sotto il naso, il suo!
Ciro, troppo bbuòno, Pappapparappà!"

CRAZEOLOGY

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mercoledì 3 giugno 2009

Ridateci un Direttore!

Prendendo spunto dalla trattativa che la Juve ha in corso per D'Agostino, Luciano Moggi ricorda oggi (Tuttosport) un episodio di parecchi anni fa, quando D'Agostino giocava ancora in Primavera: alla Roma che voleva Davids il nostro Direttore Generale rispose: "OK, 15 miliardi di lire più i ragazzini D'Agostino, Aquilani e De Rossi".

Non se ne fece niente di quella trattativa, e se la richiamiamo non è per star dietro ai rimpianti ma è per sottolineare l'importanza del ruolo di Direttore Generale in una società come la Juventus.

Posto che la gestione amministrativa è stata ed è sempre corretta e trasparente (la Juve è una delle pochissime società che a suo tempo non ebbe bisogno di far ricorso alla legge spalma-perdite), posto che anche sulla questione stadio si è mossa prima delle altre, fatti i dovuti complimenti per questo anche a Blanc (per quello che gli compete) resta il fatto che si sente l'assenza nei quadri dirigenziali di un "operativo", un esperto di calcio che faccia da collante tra squadra e società, che si interessi del campionato e pensi già anche a quello sueccessivo.

Ci vuole, cioé, un vero Direttore Generale come lo era Moggi, con Giraudo amministratore delegato, l'avvocato Chiusano presidente (il suo immediato successore non lo riteniamo degno di menzione) e Bettega vice-presidente operativo, nella Juventus di Umberto Agnelli.

Si sente dire che è il ruolo che la dirigenza vorrebbe affidare a Lippi dopo i mondiali del 2010 e sui giornali girano anche altri nomi già per quest'anno (qualcuno a dire il vero improponibile perché offensivo, come quello di Baldini); comunque sia bisogna fare di tutto per essere in grado di capire la bravura di uno come D'Agostino quando ha diciotto - vent'anni e magari sogna di giocare nella Juve, e non comprarlo a ventisette col rischio che costi troppo (adesso è Pozzo che sogna!), si rischi di sforare il budget e il CdA alla terza riunione bocci la trattativa.

Insomma cari dirigenti: ridateci un Direttore Generale!!!

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