venerdì 26 febbraio 2010

I migliori del mondo


Ringraziamo Andrea Della Valle per la sua appassionata difesa della Fiorentina, di Firenze e dell'area urbana limitrofa: non proprio un capolavoro di sincerità, ma in certi casi non è poi il caso di andar troppo per il sottile.
Nella sua ricusazione pubblica di Roberto Rosetti, aka L'Arbitro Più Bravo Del Mondo, Andreino rammenta il brutto passato del torinese con i viola: evidente il riferimento a quella partita con la Lazio del campionato 2004/2005 in cui Rosetti non vide il fallo di mano di Zauri, condannando la Forentina a giocarsi la salvezza all'ultima giornata. Si scorda però che nell'intercettazione tra Bergamo e Mazzini susseguente alla partita, Bergamo rivelò che l'arbitro di Torino l'anno prima fu "decisivo per il passaggio". Dei viola in A, nello spareggio dell'anno precedente contro il Perugia, hanno inteso i più. Insomma, ricordi brutti e ricordi belli. Ma non è il punto.
Il punto è che Della Valle ricorda che la Roma ha ricusato Rosetti e non lo vede più da 4 mesi, e i viola vorrebbero lo stesso. Anche qui crolla un caposaldo di Calciopoli.
Ma come? La Juve è stata accusata di aver ricusato Collina, e siccome questi era l'arbitro migliore del mondo, il motivo non poteva che essere la fraudolenta volontà di non avere arbitraggi imparziali.
Oggi ben due squadre ricusano l'arbitro che ha arbitrato la finale degli Europei, ritenuto il migliore al mondo da molti addetti ai lavori, ed è normale? E' normale non fidarsi dell'arbitro migliore al mondo?
Se lo è per Fiorentina e Roma, lo era anche per la Juve, che con Collina vantava un precedente come la piscina di Perugia. Lo stesso Collina che abbiamo poi scoperto chiaccherare amabilmente con Meani.
Anche l'arbitro migliore al mondo può essere infido, fidatevi.
Un altro argomento in meno per l'accusa di Calciopoli.

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domenica 15 novembre 2009

Porcherie

Pareri autorevoli hanno definito una porcheria il disegno di legge sulla durata dei processi; è roba politica, nel merito non entriamo (lasciamo che ci sguazzino i politici), rileviamo solo che sull'argomento oggi scrive Marco Mensurati su Repubblica, quello che aveva fatto il presunto scoop sugli incroci delle schede svizzere segrete, e poi era scomparso dalla circolazione (evidentemente passato ad altri incarichi redazionali, non sappiamo se più o meno importanti).

Mensurati scrive che "la nuova legge cancella anche Calciopoli", e ci sembra un giudizio frettoloso, mentre a Roma si azzuffano; dice anche qualcosa sul processo, e poi dà spazio all'ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara. Sul processo, in particolare, scrive che "nel giro di tre anni, tra polemiche, indulti, ricusazioni, stralci e riforme si è trasformato in una sorta di zombie giudiziario", e su questa conclusione, guarda caso, siamo d'accordo anche noi.

Con una differenza. Con i nostri articoli, a fronte del silenzio di Repubblica da un anno a questa parte, noi abbiamo dimostrato che il processo di Napoli (dopo quello di Roma sulla Gea) mezzo zombie lo era fin dall'inizio, con Paparesta che doveva essere il pentito, e invece è stato prosciolto, poi s'è aggiunta la ricusazione del giudice da parte dei pm (particolare che Mensurati fa finta di dimenticare), s'è aggiunto anche Manfredi Martino che avrebbe ipotizzato (almeno secondo la Gazzetta) che i giornalisti potessero essere corrotti (e quindi, teoricamente, anche Mensurati), alla fine è arrivato il maresciallo a dire che gli specchietti delle celle (per le allodole?) sono solo "verosimili", perché sicuri non possono esserlo, e così lo zombie è fatto e finito.

Per Mensurati, invece, l'unica preoccupazione è il processo breve perché adesso, secondo lui, Calciopoli sarà cancellata, sarà sufficiente che Moggi, Bergamo e Pairetto "lavorino per smontare l'accusa di associazione a delinquere", a quel punto la durata del processo con la nuova legge sarebbe ridotta a due anni e andrebbe tutto in prescrizione. Una porcheria, per dirla come gli onorevoli che si stanno azzuffando, ma a noi sembra una porcata anche tutto il ragionamento di Mensurati, perché smontare l'accusa di associazione a delinquere vorrebbe dire che tutto il processo sportivo è stato costruito sul nulla. Se questo dovesse succedere, indipendentemente da quello che decideranno a Roma sulla durata dei processi, la conclusione sarebbe che il più grave scandalo della storia del calcio sarebbe esistito solo nella mente di quelli come Mensurati.

Un'altra porcata è nello spazio concesso a Gazzoni Frascara, che sproloquia anche lui sui danni che farebbe l'eventuale legge su processi come quello di Napoli, a fronte della drammaticità della vicenda che lui ha vissuto col Bologna in termini, dice lui, non solo economici ma sentimentali. Mensurati trascura un dettaglio su Gazzoni Frascara, e cioè che è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel maggio 2009 dalla Procura di Bologna. Non ci interessa cosa succederà con una nuova legge a questo processo, prendendo però spunto da Mensurati e Gazzoni Frascara e ragionando su indulti vari, depenalizzazioni e durata dei processi, ci sarebbe da ricordare la frase di Ricucci sul "vogliono fare i froci col culo degli altri".

Ricucci, all'epoca, pensava a quelli del salotto buono; a noi vien da pensare a tutte le "maschere" che abbiamo incontrato nel mondo del calcio scrivendo di Farsopoli, ai tanti giornalisti e presidenti e alle loro porcate.

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martedì 10 novembre 2009

Sorteggio truccato: rivelazioni!


Nostre fonti confidenziali riferiscono importanti particolari sul sorteggio per Milan - Juventus.
Dopo il colpo di tosse di Bergamo, il giornalista non dava ancora segni di aver raccolto il criptico messaggio; allora si mise a tossire di rinforzo pure Pairetto, accompagnando la tossita con movimenti delle sopracciglie, ma niente... il cronista, chino sull'urna, non sembrava cogliere la situazione.
Il notaio, meravigliato, sollevò lo sguardo di sopra dagli occhiali triplo fondo di bottiglia, scatenando profondamente bronchi ed alveoli in direzione del sempre più ignaro giornalista, che non mostrava di recepire.
Allora anche il pubblico in sala prese a tossire rumorosamente e all'unisono, quando si accorse che la pallina col nome di Collina stava per essere inesorabilmente estratta.
A memoria non si ricordava un casino simile in occasione di nessuna lotteria o pesca paesana.
Cosa mai era successo?
Il rappresentante dell'USSI aveva dimenticato l'amplifon in redazione, e così Calciopoli venne portata alla luce.

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lunedì 9 novembre 2009

Viva Radio Radicale!

Ebbene sì, Viva Radio Radicale! No, non siamo impazziti, non ci siamo buttati in politica, lungi da noi questa idea.
Ma non possiamo non esaltare Radio Radicale dopo quanto è successo in questi giorni nell'informazione italiana. Il cittadino medio adesso sa che il sorteggio degli arbitri era truccato, l'hanno scritto tutti i quotidiani e l'han ripetuto i TG. Scrive Repubblica: "Sorteggio truccato palline riconoscibili", gli fa eco la Gazzetta: "Calciocaos, nuove rivelazioni, quei sorteggi con la tosse"; mio Dio, in un periodo in cui imperversa l'influenza A c'è da aver terrore, rinchiudete Bergamo!
Non manca mai il Corriere: "Ecco come funzionavano le palline", più che di calcio forse si parla di andrologia.
Naturalmente molte cose che il teste Martino ha detto, e che potrebbero mettere la pulce nell'orecchio dei lettori non vengono riportate, lo fanno per i poveri lettori, non li vogliono turbare.
Hanno risparmiato loro la noia di leggere che Bergamo e Pairetto, in alcune occasioni, hanno detto al Martino "di cambiare le palline perché troppo ammaccate". Ma come??? delle belle palline ammaccate, così facilmente riconoscibili, vengono cambiate, allora forse... e no, alt, sono pensieri impuri!
Così come hanno risparmiato di tediare il lettore con la notizia che, stranamente, i PM non hanno pensato di sentire i giornalisti stessi che partecipavano al sorteggio, e soprattutto i notai che erano lì per controllare giusto la regolarità dello stesso sorteggio!
Ma forse i giornalisti sportivi non hanno partecipato alla recente manifestazione per la libertà di stampa, piena di gente che lottava per permettere ai cittadini di conoscere la verità.
Ed allora Viva Radio Radicale, che non ci risparmia i turbamenti derivanti dall'ascolto delle registrazioni dal vivo del processo di Napoli!
Parafrasando una vecchia canzone: "Allora senti cosa fò, soddisfazione non gli dò, io ascolto Radio Radicale"!

Lanciamo quindi un appello: Radio Radicale è una delle poche voci libere del panorama informativo italiano. Da oltre trent'anni segue i lavori del Parlamento con unanime riconoscimento di correttezza e obiettività. Se nella prossima Finanziaria non verrà riconfermata la convenzione per seguire i lavori parlamentari, la radio rischia di chiudere.
Noi, sportivi e juventini, abbiamo imparato ad apprezzare la loro professionalità grazie all'eccellente lavoro sul processo Farsopoli. Senza di loro saremmo nelle mani dei mille Palombi della "libera" stampa di questo paese. Inutile dire quale sarebbero i risultati.

Firmate e fate firmare l'appello affinché il Parlamento faccia vivere Radio Radicale. Ne abbiamo maledettamente bisogno, come sportivi ma soprattutto come cittadini.

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domenica 8 novembre 2009

La legge è uguale per tutti... la Gazzetta no!


Ogni buon tribunale riporta questa dicitura per ricordare che la legge si applica per tutti allo stesso modo, indipendentemente da chi sia l’imputato.
Poi c’è il tribunale rosa. Quello che accetta che venga tolto un grado di giudizio (Guido Rossi docet). Quello che sa le sentenze in anticipo. Quello dei processi lampo.
Eh sì, perché pensate che, anche se il processo Calciopoli va avanti, tra testimonianze contraddittorie dei testimoni dell'accusa e tentativi di ricusazione, da poco meno di un anno, a giudicare da quanto riportato dal giornale rosa si sarebbe tenuta finora una sola udienza.
Infatti, per la prima volta sulle pagine della Gazzetta dello Sport compare la cronaca di quanto accade in quel di Napoli. E neanche a farlo apposta si parte subito forte, con la scomodissima testimonianza di Manfredi Martino, ex segretario della CAN, sui sorteggi arbitrali all'epoca di Bergamo e Pairetto.
Pensate che, secondo la Pravda rosa, il genio maligno di questi grandi corruttori era tale da consentir loro di falsare un sorteggio (effettuato, tra l’altro, da un giornalista sotto gli occhi di un notaio e di inviati dei vari giornali e tv) semplicemente con un colpo di tosse!
Ma, siccome si sa che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, l'eroico Manfredi ha finalmente potuto confessare il segreto che si è tenuto dentro da tanto tempo e che, per ragioni sconosciute, ma sicuramente terribilissime, non ha potuto mai rivelare prima!
Una mazzata dunque per Moggi e la sua setta, penserà il lettore medio della Gazzetta. Se questo è il primo resoconto, figuriamoci cosa ci riserverà il futuro.
Infatti, il lettore medio della Gazzetta non sa che il teste Manfredi è stato smentito nella stessa udienza da Bergamo stesso, né che la sua stessa deposizione, ascoltata in viva voce su Radio Radicale e non letta sulle pagine dei giornali, risulta quanto meno contraddittoria (a esser clementi!), come del resto quasi tutte le testimonianze fornite finora dai testimoni dell’accusa.
Il lettore medio non si chiede perché, anche ammettendo (e non concedendo!) una presunta irregolarità, il giornalista e il notaio responsabili del sorteggio non siano sotto accusa. E nemmeno si chiede perché, sempre in base a questa ipotesi, l'arbitro sorteggiato per Milan-Juve (è a questa partita che si riferisce la testimonianza) sia stato Collina, quello che desiderava incontrarsi in segreto con Galliani nel ristorante di Meani.
E non lo fa semplicemente perché la Gazzetta non glielo dice. E a lui sta bene, perché questa "verità" fabbricata su misura fa infinitamente comodo. Pensate che frustrazione, per un tifoso dell'Inter o del Milan, sapere che non solo la Juve vinceva regolarmente, ma addirittura forse erano le milanesi a fare cose poco chiare e (almeno per quanto riguarda l'Inter) a perdere sistematicamente!
Però qualcuno glielo dovrà pur dire, un giorno, che Moggi non ha sequestrato Paparesta, non chiamava gli arbitri, che i sorteggi erano regolari, e via dicendo.
E quando la Gazzetta e i giornali simili (perché non credano di salvarsi altre testate "imparziali" come Repubblica o il Corriere della Sera, tanto per fare due nomi) cercheranno qualche giustificazione astrusa, come quella che la giustizia sportiva fa il suo corso indipendentemente da quella ordinaria (altra "verità" falsa, basta leggere l’articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva), allora chi ha seguito davvero i fatti, chi ha pazientemente aspettato che la verità (senza virgolette stavolta!) venisse a galla, potrà finalmente bearsi di una Giustizia che speriamo possa prevalere senza tenere conto del sentimento popolare, ma soltanto della Legge che, come si legge in ogni aula di tribunale, è uguale per tutti.
Anche per Moggi e per la Juve.

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sabato 7 novembre 2009

Colpo di teatro? No, colpo di tosse

E venne il giorno della testimonianza di Manfredi Martino, segretario alla CAN ai tempi di Pairetto e Bergamo.
I padri nobili di Calciopoli erano ormai all'ultimo stadio della crisi di astinenza, quello che fa ripetere in coro "Il processo di Napoli è ininfluente sulle condanne della giustizia sportiva", quando la performance di Martino, non proprio stupefacente, ma pur sempre dotata di massiccio effetto placebo, li ringalluzziva come ai tempi belli del mitico anno 2006.
Non sappiamo quanto sia durato l'effetto benefico, ma certamente è stato intenso e inebriante, facendo rivivere sensazioni diffuse che sembravano ormai irrecuperabili.
Il teste Martino ha portato le sue, di sensazioni, e come per incanto i roseabondi cronisti hanno raccontato del colpo di teatro consumatosi dinanzi alla Casoria ricusata, che, con perfida e sicuramente incompresa ironia, ha ammesso la deposizione con un "Bene, ascoltiamo le sue sensazioni ...", frase che riecheggia i titoli dei compiti in classe di italiano, sui quali tutti in giovane età ci siamo chinati e spremuti: "Tema: Calciopoli è stato il più grande scandalo della Storia del Calcio, la Juventus e la sua Cupola i loro artefici. Esponi le sensazioni che hai provato".
E Martino, da bravo scolaretto, ce le ha raccontate tutte.
La partita era Milan-Juve, quella dell'Ibra azzoppato da prova pistocchia.
L'arbitro era Collina, conoscente culinario di Meani.
Non si sa se le bandierine andarono su e giù.
Si sa invece che l'estrazione del nome di Collina fu preceduto o forse seguito da un colpo di tosse di Bergamo, che la pallina col nome dell'arbitro venne dal giornalista estratta dopo, o forse prima, dell'estrazione della pallina con l'indicazione della partita da parte di Pairetto.
Resta il dubbio, anche nelle sensazioni di Martino, se il trucco dovesse servire per estrarre Collina o, più probabilmente, se il colpo di tosse esprimesse il rammarico di Bergamo per essere stato estratto l'arbitro indesiderato (dalla Juve soltanto, ovviamente).
Le palline giocano un ruolo fondamentale: si dice che fossero riconoscibili e, se così è stato, la conclusione dovrebbe essere che il giornalista le abbia riconosciute e che abbia preferito Collina ad altro arbitro. Trucco a fin di bene, si dirà, ma trucco comunque.
Saranno corrispondenti a verità le sensazioni di Martino?
L'unico elemento difficilmente smentibile da Bergamo è quel colpo di tosse. Come potrebbe ricordare se tossì per Milan-Juve? Sarebbe come confessare l'inghippo.
Si era verso la fine della stagione, fuori dai rigori invernali e dalle facili bronchiti, periodo fortemente sospetto per una tosse suscitatrice di sensazioni a dirigenti arbitrali.
A meno che non si trattasse di una maledetta primavera.
Si consiglia alla difesa di chiamare al banco dei testimoni Loretta Goggi.

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mercoledì 14 ottobre 2009

L'equivoco dello scandalo Telecom

Hanno fatto molto rumore le dichiarazioni di Bergamo durante la trasmissione "La Juve è sempre la Juve". Secondo l'ex designatore, l'Inter sarebbe la committente di un fascicolo che conterrebbe anche intercettazioni o comunque l'evidenza dell'avvenuta intercettazione. Apriti cielo! La stampa ne ha parlato, e addirittura l'Inter ha minacciato querela, qualora Bergamo non avesse rettificato. Si noti che il mitico "Atalanta", in un'intervista concessa il giorno successivo a "il Tirreno", ha confermato le sue dichiarazioni e della querela interista però non vi è finora traccia.

Sia come sia, a me pare che tutto questo frastuono sulla possibile esistenza di intercettazioni vocali non aggiunga né tolga nulla all'enorme gravità dello scandalo Telecom.
Già il fatto che esistano dei dossier ("pratiche", nel linguaggio tavaroliano) indica che stiamo a parlare di gestione integrata di informazioni (reperite illegalmente, sottolineo).
La gestione integrata presuppone un'analisi comparativa dei dati, la possibilità di incrociare i medesimi, dando l'opportunità di conoscere in maniera molto approfondita la vita dei malcapitati finiti sotto la lente d'ingrandimento degli "attenzionatori".
Ricordiamo che De Santis (ma la cosa si evince anche da molteplici articoli della stampa), in un'intervista al Tg5 di circa due anni e mezzo fa, parlò del dossier a lui intestato come di un insieme di informazioni pescate dal casellario giudiziario, da fonti di Polizia, dall'Agenzia delle Entrate, da tabulati telefonici, da pedinamenti, dal catasto e dal suo c/c bancario.
Come potete notare, se così stanno le cose, stiamo parlando di uno screening molto approfondito, che permette una conoscenza dettagliata della vita dello spiato. Ci vuole poco a capire che con tutti questi mezzi di raccolta di informazioni si ha in mano, secondo me, una formidabile arma di pressione/ricatto nei confronti delle vittime, aldilà del fatto che vi siano o meno intercettazioni vocali.
Quindi mi pare molto riduttivo, come vorrebbe fare certa stampa, impostare la questione sulla mera presenza di intercettazioni vocali, e quindi nel caso ci siano, reato gravissimo, nel caso non se ne abbia evidenza, invece, piccola marachella di quel "birbante" di Tavaroli.

Prima di accusare qualcuno di essere il mandante di questa gravissima attività di spionaggio, aspettiamo però il processo di Milano. Sperando che giustizia venga fatta. Sarebbe comunque incredibile credere che "la scheggia impazzita della Telecom" abbia fatto tutto da sola, senza ordini superiori. Cosa se ne facevano di questi dossier gli imputati? Difficile credere che li volessero sbattere sul muso a qualche amico juventino nel corso di una disputa al Bar dello Sport, o no?

Drago di Cheb

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lunedì 12 ottobre 2009

Revocazione e revisione

Contrariamente a quanto hanno scritto e continuano a scrivere in tanti, le decisioni della giustizia sportiva "inappellabili e divenute irrevocabili" possono essere modificate per revocazione o revisione, lo dice l'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, specificando che la revocazione viene chiesta da chi può dimostrare di essere stato condannato ingiustamente, mentre la revisione deve essere richiesta dalla Corte di Giustizia Federale in presenza, per esempio, di una "acclarata falsità" nel precedente procedimento.

Come esempio di revocazione abbiamo a suo tempo illustrato qui sul blog il caso Guardiola, condannato per doping: concluso l'iter della giustizia ordinaria che l'ha scagionato, Guardiola ha chiesto l'annullamento della sentenza sportiva, nominalmente inappellabile; la Federazione ha fatto resistenza, ma in secondo grado ha dovuto cedere e la sentenza è stata annullata.

Leggendo oggi la polemica tra Bergamo e l'Inter sullo spionaggio, viene da pensare all'altra possibilità di modificare una sentenza passata in giudicato, e cioè alla revisione. Bergamo ha accusato l'Inter di averlo spiato e intercettato, la società di Moratti ha minacciato querela, ma Bergamo non solo ha ribadito l'accusa, ma ha anche aggiunto che i committenti dello spionaggio sono stati Facchetti e Moratti.

Si dà il caso che sullo spionaggio dell'Inter la giustizia sportiva abbia emesso una sentenza di improcedibilità collegata al fatto che Facchetti nel frattempo era deceduto; gli atti di quel procedimento ce li ha Palazzi, e li conosce solo lui: di sicuro sullo spionaggio è stato sentito Moratti, di sicuro Moratti non è stato ritenuto da Palazzi colpevole, perché altrimenti il processo sarebbe andato avanti; evidentemente Moratti s'è chiamato fuori da quella attività illecita, evidentemente la stessa finiva per dover essere addebitata solo a Facchetti e di qui la decisione di improcedibilità.

Adesso c'è l'accusa di Bergamo, che sarà passata al vaglio nel processo di Milano sullo spionaggio di Tavaroli; secondo Bergamo committente dell'attività di spionaggio e intercettazione era proprio Moratti e questo siamo certi che non è quanto risulta nelle carte del procedimento portato a termine da Palazzi.

Domanda: se a Milano Tavaroli dovesse confermare che lo spionaggio nel calcio (non solo Bergamo, ma Moggi, la Juve, la Figc) è stato commissionato dal signor Moratti, secondo voi la Corte di Giustizia Federale chiederà la revisione della sentenza di improcedibilità?

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sabato 10 ottobre 2009

Ritardi e omissioni

In una trasmissione televisiva l'ex-designatore Paolo Bergamo ha detto di essere stato spiato e intercettato dall'Inter, e che si è costituito parte civile nel processo di Milano sull'attività di dossieraggio della security Telecom (Tavaroli e compagnia cantante). Qualche giornale oggi dà rilievo alla notizia, lo fa anche il Corriere della Sera che nel titolo, tanto per dare una dritta ai lettori, scrive "Bergamo accusa con tre anni di ritardo", e nel commento aggiunge che si tratta di un ritardo sospetto.

Possiamo capire l'imbarazzo del Corsera a trattare lo spionaggio di Tavaroli, non ci saremmo sorpresi se l'accusa di Bergamo non avesse trovato spazio sul giornale, ci sembra però che pubblicarla per sottolineare il ritardo sia un'offesa a tanti lettori.

Lo è per tanti motivi e principalmente, visto che il nostro è un sito di informazione sportiva, perché sullo spionaggio dell'Inter nel mondo del calcio è stata emessa dalla Procura Federale una sentenza di improcedibilità che grida ancora vendetta, e che adesso sarà messa a dura prova dai processi di Milano (non solo quello Telecom, ma anche la causa intentata da Vieri).

Il Corsera su quella improcedibilità non si è mai pronunciato, ed oggi omette di ricordarla, proprio oggi che sullo stesso giornale Piero Ostellino ricorda il conflitto d'interessi dei giornali "di proprietà dei poteri economico, industriale e finanziario".

Il buon Ostellino ribadisce oggi nel suo articolo un'accusa che da sempre muove ai giornali, "compreso il mio giornale", compreso il Corsera; l'accusa di "non offrire all'opinione pubblica un quadro esauriente dell'ordine socio-politico-economico e di non fornirle gli strumenti concettuali per reagirvi e, se necessario, cambiarlo".

Qui parliamo di pallone, di Bergamo, di Calciopoli, dello spionaggio di Tavaroli, dei committenti e di Palazzi che non procede, mentre Piero Ostellino ragiona in grande sui problemi generali dell'informazione e del paese: ma la sua amara conclusione sulle omissioni della carta stampata, che non offre all'opinione pubblica una corretta informazione, vale in generale e vale anche per il piccolo mondo del pallone.

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venerdì 9 ottobre 2009

Era solo dossieraggio?


26 settembre 2006, Marco Tronchetti Provera, presidente uscente Telecom Italia, afferma:
"Telecom Italia non fa intercettazioni: in 344 pagine dell'ordinanza non esiste una riga che parli di intercettazioni; Telecom Italia collega le procure attraverso le linee, i tavoli sono gestiti dalle procure". L'indagine sulle intercettazioni illegali, chiarisce ancora Tronchetti, non ha per oggetto Telecom.
Si noti che Tronchetti in questa intervista del 2006 non ha "chiarito" proprio nulla, visto che la Telecom è attualmente sul banco degli imputati. Non da sola, ma con la Pirelli a fargli compagnia (nota del Team).

2 ottobre 2006, Guido Rossi, nuovo presidente di Telecom Italia, sentenzia: "Le intercettazioni non c'entrano con Telecom Italia perché Telecom non può intercettare, legalmente o illegalmente".

9 ottobre 2009, a chi si riferirà Bergamo nel video che riportiamo sopra?

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lunedì 29 giugno 2009

Un processo ai fantasmi

Abbiamo riletto le deposizioni dei primi testimoni dell'accusa al processo di Napoli, e ci sono rimasti in mente dei passaggi che vogliamo riportare estraendoli liberamente, ma in un modo che non dovrebbe alterarne il senso; chiunque è libero comunque di verificare negli originali.

Dalla deposizione in tribunale di Dal Cin:
"...vede, vede lei mi sta chiedendo delle cose che sono difficilissime da da illustrare e da affermare... perché lei può avere la sensazione... lei... il comportamento di un arbitro non è in grado neanche dalla registrazione di dimostrare che lei era in malafede, perché magari ti ha dato il rigore contro ma era coperto e quindi poteva non vederlo... eeeh il fuorigioco è stato un momento, aveva la posizione, non poteva vederlo... quindi questo che lei mi chiede io non sono mai stato in grado di affermarlo, perché nessuno di noi addetti ai lavori lo poteva fare... mi pare che sia stato dimostrato dopo, dalle intercettazioni telefoniche, dalle altre cose che ha di fatto ricostruito quello che noi pensavamo e dubitavamo con qualcosa di concreto. Io di concreto non avevo niente... neanche i miei colleghi non avevano niente in quel momento .... cioè il nostro pensiero era che il Messina calcio era una società amica di Luciano Moggi e della Juventus, e che quindi usufruiva di questi vantaggi. Ecco, questo era il nostro pensiero, il nostro convincimento, le nostre sensazioni come le ho detto prima, nessuno di noi era in grado di dimostrare che questo fosse vero... eravamo solo convinti che fosse così. Adesso è imbarazzante voler dire delle cose perché sono venuto conoscenza di altre cose dopo, no a seguire dei tempi ovvio ho letto tutte le cose che sono state intercettate, quindi quelle convinzioni, quei pensieri hanno trovato conforto su altri fatti, ma noi fatti veri li avevamo solo in campo che vedevamo un arbitro arbitrare in una certa maniera, e come le ho detto prima la valutazione del comportamento dell’arbitro è soggettiva e quindi quando le dico che il Messina faceva parte di un gruppo di amici era un nostro pensiero..."

E dalle risposte dell'arbitro Nucini:
Su Facchetti: "... io non gli ho mai accennato di quello che stavo facendo se non raccontargli di fronte ad un caffè in un bar pubblico le mie sensazioni e il mio dispiacere di quello che stava accadendo, e poi alla fine di quella stagione sportiva io l’ho incontrato nel suo ufficio in via Verdi a Bergamo... l’unica cosa che c’era da stabilire è di capire, di capire se tutto nasce per caso o se ci fosse dietro, se ci fosse stato qualcosa che determinava... io voglio essere molto chiaro, cerchiamo di distanziare le cose... quando io sono arrivato alla CAN i sospetti che avevo non sono di quelli che sono emersi tuttora ok? Però è evidente, capivo, capivo che c’era una situazione che se ti rendevi amico del gruppo forte o ti confacevi avevi la possibilità... in pratica, la possiamo racchiudere in un’affermazione totale... non c’era meritocrazia..."
A domanda dell'avvocato se lui nutrisse sfiducia verso tutte le persone dell'ufficio indagini risponde: "Non tutte... ehh diciamo io credo che... io credo, io credo che quello che è emerso in questa indagine che è stata fatta e per il motivo che ci troviamo qui credo che molte persone a chi ti rivolgevi forse non trovavi aiuto", e più avanti: "Ma tutto quello che è emerso, tutto quello che è emerso secondo Lei... soprattutto quello che è emerso, secondo Lei è credibile o non è credibile? Mi risponda Lei!"

Inoltre ecco altre parole di Gazzoni Frascara:
"... Infatti, la domenica successiva ci fu Bologna-Juventus, io avevo ospite da me, anche se la differenza di età è molto cospicua, il giovane Lapo, il quale venne a vedere la partita con me e... noi resistemmo, il Bologna senza la difesa titolare resistette quasi tutta la partita, poi l’arbitro Pieri, mi ricordo bene, su un fallo inesistente, il fallo lo fece uno juventino su un nostro difensore, ha dato una punizione contro di noi e Nedved tirò molto bene la punizione e fece gol. Una punizione che non c’era e Lapo, mi ricordo, si rivolse verso di me: guarda, mi dispiace vincere in questo modo. Questa è l’esperienza diretta che ho. Poi sa, rileggendo le cose, rileggendo quello che han pubblicato di qua, di sopra, di sotto…"

Infine vale la pena di citare le parole di Aliberti a proposito di Bergamo:
"Qualche volta gli ho telefonato. Gli ho telefonato anche... per lamentarmi degli arbitraggi... Se era una consuetudine, non lo so. Io so che... mi era stato detto che se c'era una lamentela da parte della Federazione, potevo telefonare, lamentarmi tranquillamente."

Ora, sarebbe il caso di far presente a questi signori che tutto quello che è "emerso", quello che è stato "pubblicato di qua, di sopra, di sotto" si basava su una informativa ricca di congetture, redatta dai carabinieri sulla base di poche telefonate interpretate ad arte ed estrapolate tra decine di migliaia ottenute in anni di intercettazioni, le quali sono state autorizzate sulla base delle deposizioni e dichiarazioni loro, oltre che di quel Carbone su cui stendiamo un velo pietoso, e di quel Baldini che non abbiamo ancora avuto il piacere di ascoltare.
Questo modo di giustificarsi l'uno con le parole dell'altro ha affinità con altri due atteggiamenti, il primo più noto a tutti è quello dei bambini che (sorpresi nell'atto di compiere una marachella) cercano di addossarsi le colpe l'un l'altro (per altro fenomeno ben diffuso anche tra gli adulti sorpresi nel compiere reati, ma tralasciamo) e l'altro fenomeno, sempre ben noto anche se forse non così frequente nell'esperienza dei singoli, è quello dell'autosuggestione collettiva, che porta le persone ad incoraggiarsi l'un l'altro fino ad autoconvincersi di qualcosa pur senza alcun fondamento. Vale la pena di ricordare che all'autosuggestione è dovuta la quasi totalità degli avvistamenti di fantasmi.
Viene da pensare che quelli ascoltati finora siano stati testimoni di secondo piano, e che i Pubblici Ministeri si preparino a presentare alla corte qualcuno di più incisivo, magari in grado di giustificare in modo credibile la nascita di ciò che tre anni fa la stampa ha battezzato Calciopoli. In caso contrario dovremo ritenere che anche i PM siano stati vittima di autosuggestione, e che in questi mesi si stia celebrando un processo ai fantasmi.

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martedì 2 giugno 2009

Assoluzioni di una notte di mezza estate

Le cronache giudiziarie ci informano che la III sezione penale della Cassazione ha prosciolto a "titolo definitivo" Carraro e Ghirelli dalle accuse mosse loro dai solerti pm Beatrice e Narducci.
In attesa di leggere la motivazione, sorge spontaneo domandarsi se non stiamo assistendo ad un film già proiettato a Roma in occasione del processo Gea: una cupola sempre più decadente e con sempre meno sodali.
Insomma una cupola autoreferenziale che vede in Moggi l'unica testa, peraltro, sfornita di mordente ossia di quei poteri di coercizione necessari affinché le pedine si adeguino ai voleri del "grande manovratore".

Speranzosi che i due pm napoletani ci spieghino, con testimonianze oggettivamente inattaccabili, come si svolsero i fatti, vorremmo ricordare ai lettori un estratto della sentenza rupertiana (pagina 102, gara Fiorentina-Bologna, "ammonizioni mirate"): "Occorrerebbe, cioé, dimostrare che anche il secondo segmento della condotta integrante gli estremi dell’illecito sportivo si sia realizzato, vale a dire che, in ipotesi, le richieste di Moggi siano (quanto meno) effettivamente pervenute a De Santis".
E, ora, confrontiamola con il contenuto di questa intercettazione telefonica (6 marzo u.s. alle ore 14,29 vds prog. 327 2 7 utenza 335/64... – BERGAMO Paolo), in cui il Bergamo viene chiamato dal presidente federale Carraro, il quale con tono di voce adirato immediatamente redarguisce il suo interlocutore, sottolineando i favoritismi arbitrali fatti alla Juventus nell’incontro disputatosi con la Roma e vinto dalla squadra bianconera: "…ehh ma lei.. io... pe... penso non so cosa devo dire... Bergamo!... io... io veramente non so cosa devo dire… io la vedo... lei mi chiede di vedere io la vedo... le dico mi raccomando... se c’è un dubbio per carità che che che che il dubbio non sia a co... a favore della Juventus dopo di che succede.. .gli dà quel rigore lì!?".

Lasciamo ogni ulteriore considerazione a voi lettori e vi invitiamo, con un po' di malizia, a ripensare a certe esternazioni di alcuni esponenti della cosiddetta "parte lesa". (vento del nord, sistema etc etc).
Nel contempo ci domandiamo: "per quanto ancora si farà finta di non capire?"

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sabato 7 marzo 2009

Dietro


Pericolo scampato: dietro ad Apricena pareva nascondersi Lanese. Uno rinviato a giudizio per Calciopoli. Uno, che a fare di tutta l'erba un fascio, ti fa venire in mente Moggi. Ma se leggi le intercettazioni ne capisci qualcosa di diverso.
Ha vinto Nicchi. Ma oggi a Franco Ordine, su Il Giornale, viene in mente che dietro Nicchi ci potrebbe essere Pairetto. E tutti a pensare a Moggi col telefonino e il sigaro.
Tu buttala lì, che una coalizione intellettuale contro Moggi la imbastisci in un attimo.
In realtà Pairetto piaceva a tutti, tranne forse a Moggi che lo chiamava Pinochet: non che fosse un fanatico di destra, ma un bugiardello, uno che la faceva annusare a tutti. E chissà a chi la dava.
I pionieri del calcio pulito, raccontano le intercettazioni, pensavano a un ticket Collina-Pairetto, e volevano fare fuori il solo Bergamo.
Pairetto era il mentore di Rosetti e Dondarini, tanto per citarne due, che sono anche tra i favoriti di Collina.
Pairetto, secondo Bergamo, sosteneva l'Inter, la Sampdoria, il Palermo e "tutti quelli dove ci sono i grandi magazzini e lui ha bisogno di lavorare".
Insomma: chi ha il coraggio di schifare Pairetto, alzi la mano.
Raccontebbe meglio l'amico Trillo di quello che è rimasto dietro di noi.

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lunedì 26 gennaio 2009

In video veritas

La tragi-commedia delle proteste televisive sugli errori arbitrali ha ormai raggiunto livelli che Pirandello se li sognava anche nella fase di maturità: domenica sera mentre Marotta e Mazzarri erano incazzati neri per i torti subiti dalla Samp (e così si prenotavano per un risarcimento in qualcuna delle prossime partite) Mourinho si faceva incredibilmente vedere incazzato pure lui perché, così diceva, il fuorigioco di Mexes a Napoli era di parecchi centimetri più fuorigioco di quello di Samuel in Coppa Italia e il rigore di Mellberg a Torino era più rigore di quello di Cordoba con la Samp (volendo far capire che non era disposto a pagare dazio nelle prossime partite nè con la Juve nè con la Roma che in settimana, dopo la partita di San Siro, aveva preannunciato un dossier).

A parte Montali che, forse a nome della Juve, aveva mandato a dire che un pareggio con la Fiorentina poteva andare bene (e meno male che l'arbitro Saccani ha fatto di testa sua), si lamentano tutti, chi perde ma anche chi vince e tutti vogliono spiegazioni da Collina. Lui si starà grattando la testa, ma intanto dovremmo tutti domandarci: quando, come nel 2004-05, i rapporti personali con i designatori non erano vietati come oggi, anzi erano raccomandati per evitare incasinamenti pubblici come quelli che stiamo vedendo adesso, siamo sicuri che Inter e Roma non si lamentavano con Bergamo e Pairetto? Le intercettazioni e le informative del maggiore Auricchio hanno detto di no ma quello che è oggi sotto gli occhi (e le orecchie) di tutti farebbe pensare il contrario.

Se a quello che abbiamo visto e sentito nell'ultima settimana diamo il significato di una specie di prova (TV) di vizi antichi, anche perché sappiamo tutti che "il lupo perde il pelo ma non il vizio", allora si può dire che anche con Bergamo e Pairetto Inter e Roma facevano sentire le loro lamentele e i loro messaggi trasversali, gli stessi che oggi fanno in televisione perché adesso è vietato intrattenere rapporti con i designatori; si saranno fatte sicuramente sentire e sono riuscite pure a non farsi registrare.

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