domenica 8 novembre 2009

I Doni della fata Morganta

Una volta si interpretava la regola dell'espulsione per gioco violento in maniera molto rigorosa, forse anche troppo: bastava un entrata "da tergo", in una qualsiasi parte del campo, per decretare l'espulsione del giocatore autore del fallo.
Negli ultimi anni la regola è stata giustamente disattesa. Non si può essere troppo fiscali, rischiando di rovinare la partita per un fallo, magari non eccessivamente cattivo.
Proprio la cattiveria (indice di rischiosità per chi subisce il fallo) e la posizione in cui avviene il fallo (indice di pericolosità dell'azione) dovrebbero essere, infatti, i criteri principali sui quali basare una espulsione per gioco violento.
Per Morganti, invece, non dovrebbe essere così. Verso la fine del primo tempo, nella fascia centrale del campo a una decina di metri dal limite dell'area di rigore, Diego ha subito un fallo da dietro da parte di Doni.
L'indice di pericolosità dell'azione, secondo noi, era medio alto: Diego da quella posizione può sempre inventare qualche assist.
L'indice di rischiosità per Diego, poi, era altissimo. Doni ha colpito ad altezza ginocchio il brasiliano. Inutile dire che il ginocchio è una parte del corpo del calciatore non protetta, oltre che una delle parti più delicate.
Volendo, si potrebbe aggiungere anche che nel fallo di Doni vi è un indice altissimo di cattiveria: il bergamasco non aveva nessuna possibilità di agganciare la palla, visto che era protetta dal corpo di Diego.
Nonostante tutto questo, Morganti non ha estratto un sacrosanto cartellino rosso.
Eppure, a parti invertite l'arbitro è stato fiscalissimo nel comminare un giallo a Cannavaro per un fallo innocuo e assolutamente non cattivo. Come mai questa discrepanza di giudizio?
Non vorremmo che Morganti si trasformasse nella famosa fata anche quando a sfoggiare la casacca neroazzurra non è la nota squadra di Milano.

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mercoledì 29 luglio 2009

Il calcio specchio del Paese?

Come da noi ampiamente previsto, sono arrivate le richieste di ricusazione del collegio giudicante al processo di Napoli. A presentare la domanda sono stati i legali del Brescia e dell'Atalanta, secondo i quali la Casoria, che aveva escluso le due società come parti civili, con le sue esternazioni sulla serietà del processo avrebbe dimostrato di nutrire pregiudizio verso le tesi accusatorie.
Già vi abbiamo spiegato come la maggior parte dei giornali abbia manipolato il pensiero della giudice, tagliando un pezzo della frase incriminata. Una operazione sporca, l'ennesima di questa incredibile farsa.

L'impressione è che per qualcuno questo processo non s'ha da fare. Deve risolversi con una bella prescrizione. Così i gazzettari potranno urlare che "Moggi si è salvato grazie alla prescrizione", ovvero l'esatto contrario di ciò che si potrebbe verificare arrivando a sentenza.

Non ci stupiamo più di nulla. Questo perché, da quando abbiamo iniziato questa modesta impresa editoriale, abbiamo avuto modo di capire che lo scandalo di Calciopoli va ben aldilà del calcio. E' un qualcosa di molto più grande. Basti pensare che in quel periodo vi furono altre operazioni similari (nelle tecniche, ma anche nei beneficiari) di "character assassination". Il primo a subodorare qualcosa fu il grande Enzo Biagi in un'intervista al Tirreno. Noi, essendo dei dilettanti, ci arrivammo con un po' di ritardo.

Successivamente si è capito che si è mossa contro la Juve una banda (non possiamo dire su ordine di chi, sebbene lo abbiano capito anche i sassi), annidata all'interno della Telecom, che passava il tempo a spiare mezza Italia che conta.

Tutto questo, a nostro avviso, sta a dimostrare che qualcuno è preoccupato dallo svolgimento del processo di Calciopoli, perché da esso potrebbero emergere anche verità sconvenienti su tutto ciò che è accaduto nella torrida estate degli scandali italiani sul filo del telefono. Estate degli scandali che ha modificato gli assetti del potere in questa nazione.

Una ragione in più per andare avanti. Una ragione in più per combattere questa battaglia di civiltà. Combattere per la verità e la giustizia nello scandalo di Calciopoli vuol dire anche combattere per un paese migliore. Dove non sono dei ristretti inner circle (o salotti più o meno buoni) a decidere chi governa, chi controlla i giornali, chi amministra le banche e chi vince il campionato di calcio.

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domenica 15 marzo 2009

Equini e belloni, nostalgie bovine

Reduce da un pomeriggio fuori porta, ero in macchina e stavo ascoltando un’emittente rock, finchè, guardando l’orologio, mi accorgo che stavano terminando le partite. Il viziaccio brutto di farmi gli affari altrui, in una giornata che non rivestiva particolare interesse e, tutto sommato, abbastanza scontata, mi ha portato a scovare una stazione di nome “Radio Nostalgia”, un nome che più adeguato non si può, e di seguito capirete perché.
Non mi fermo per caso, ma perché invece di chitarre e batterie, ad assordarmi è una voce umana. E’ la voce di un inviato a Bergamo per Atalanta-Torino, un inviato furente per l’ennesima sconfitta del Toro, un lamento disperato e continuo. Il personaggio in questione si chiama Roberto Cavallo, tifoso del Toro (affinità zootecniche?), e il suo bersaglio preferito è la sterilità offensiva della squadra di Novellino. Leggete: “Questa squadra non fa gol, il Bologna ha Di Vaio che è capocannoniere, persino la Reggina ha Corradi che ha fatto 10 gol, ma nessuna di queste gioca meglio del Toro”. Applausi. E continua: “Abbiamo un solo attaccante degno della serie A, Stellone (wow!), e dobbiamo aggrapparci alla qualità di Rosina e Corini…”. Aiuto, portatelo via!
In collegamento c’è pure l’altro inviato, tale Fabrizio Bellone, che, assistendo alla conferenza stampa di Del Neri, gonfia il petto riempiendosi di proverbiale orgoglio granata alle dichiarazioni del tecnico orobico: “Ho chiesto ai miei attenzione perché il Torino è avversario temibile..”. “Ecco, ci temeva, e noi gli abbiamo regalato il vantaggio al trentesimo secondo della ripresa!”, la replica orgogliosa ma amara del tremendista.
Chiusura col botto: intervista a Rivalta, ex di turno, da gennaio in maglia granata dopo una prima parte di stagione passata in nerazzurro. Domanda: “Che campionato sta facendo l’Atalanta?” Risposta: ”Un campionato straordinario”. “E il Toro?” “(Pausa)… un campionato duro e difficile”. Molto marzulliano: si faccia una domanda, si dia una risposta.
"Radio Nostalgia", nome che calza a pennello per una radio a tinte granata.

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venerdì 2 gennaio 2009

Lo scudetto del bilancio

(Link) Va all'Atalanta della famiglia Ruggeri lo scudetto della buona gestione del bilancio, ossia di chi spende meglio rispetto ai punti conquistati in campionato. Seguono l'Udinese di Pozzo e il Catania di Pulvirenti. In fondo le quattro grandi della serie A: Roma, Inter, Juventus e Milan. E' la speciale classifica elaborata dal settimanale ''Il Mondo''.
Relativamente al 2008-2009, per ogni punto messo in cascina i neroazzurri bergamaschi spendono 231.000 euro, 286.000 i bianconeri friulani e 357.000 gli etnei. Di segno opposto l'andamento dei club maggiori: i rossoneri di Silvio Berlusconi spendono un milione e 622.000 euro a punto, la ''Vecchia Signora'' un milione e 420.000, gli uomini del patron Massimo Moratti un milione e 276.000, Totti e compagni un milione e 203.000 euro.

(Link) ...Per compilare la classifica di chi spende meglio, il settimanale economico ha diviso il monte-ingaggi di ogni squadra per i punti conquistati nello scorso campionato; o, per la stagione in corso, per la proiezione sulla media-punti prima della sosta natalizia, alla 17esima giornata, l'ultima del girone di andata. Nel 2007-2008, l'Atalanta ha vinto il mica tanto platonico titolo di club più avveduto: ogni punto conquistato è "costato" 239 mila euro, contro i 252 mila spesi dall'Udinese, seconda in classifica nei libri contabili e settima - con tanto di posto Uefa - sul campo.

Prime due posizioni confermate in questa prima metà stagione, anzi l'Atalanta sta addirittura migliorando: 231 mila euro a punto. Anche le grandi si stanno superando, in peggio però. L'Inter scudettata ha pagato 1,294 milioni di euro ciascuno degli 85 punti ottenuti nello scorso campionato.

La Roma, seconda dietro l'Inter sul campo un anno fa, è passata da 719 mila euro a 1,2 milioni per ogni punto conquistato. E con un monte-ingaggi che alla famiglia Sensi costerà 65 milioni, 6 in più rispetto all'ultima gestione. Un indice assai diffuso, a giudicare dai dati pubblicati dalla Gazzetta dello Sport: in Serie A il costo dei calciatori è aumentato dai 666 milioni di un anno fa agli attuali 768: 102 milioni in più, +115%.

Il Milan tutte stelle, quinto un anno fa e fuori dalla Champions League, nella gestione puramente contabile sarebbe da zona-retrocessione: per un piazzamento Uefa ha sborsato quasi 2 milioni a punto, 8 volte quanto speso da Pozzo a Udine per lo stesso obiettivo. Va meglio il Milan 2008-09, ma è ancora lontano dalle più avvedute gestioni firmate De Laurentiis a Napoli (in zona-Champions, il club che spende meno), Della Valle a Firenze, Preziosi al Genoa. Niente a che vedere con quella di Moratti: 180.5 milioni in stipendi nel 2007-08, l'88,7% dei ricavi.
Salary cap, questo sconosciuto.

Leggete il dossier Bilanciopoli sul sito del Team!

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