I Doni della fata Morganta
Una volta si interpretava la regola dell'espulsione per gioco violento in maniera molto rigorosa, forse anche troppo: bastava un entrata "da tergo", in una qualsiasi parte del campo, per decretare l'espulsione del giocatore autore del fallo.Proprio la cattiveria (indice di rischiosità per chi subisce il fallo) e la posizione in cui avviene il fallo (indice di pericolosità dell'azione) dovrebbero essere, infatti, i criteri principali sui quali basare una espulsione per gioco violento.
Per Morganti, invece, non dovrebbe essere così. Verso la fine del primo tempo, nella fascia centrale del campo a una decina di metri dal limite dell'area di rigore, Diego ha subito un fallo da dietro da parte di Doni.
L'indice di pericolosità dell'azione, secondo noi, era medio alto: Diego da quella posizione può sempre inventare qualche assist.
L'indice di rischiosità per Diego, poi, era altissimo. Doni ha colpito ad altezza ginocchio il brasiliano. Inutile dire che il ginocchio è una parte del corpo del calciatore non protetta, oltre che una delle parti più delicate.
Volendo, si potrebbe aggiungere anche che nel fallo di Doni vi è un indice altissimo di cattiveria: il bergamasco non aveva nessuna possibilità di agganciare la palla, visto che era protetta dal corpo di Diego.
Nonostante tutto questo, Morganti non ha estratto un sacrosanto cartellino rosso.
Eppure, a parti invertite l'arbitro è stato fiscalissimo nel comminare un giallo a Cannavaro per un fallo innocuo e assolutamente non cattivo. Come mai questa discrepanza di giudizio?
Non vorremmo che Morganti si trasformasse nella famosa fata anche quando a sfoggiare la casacca neroazzurra non è la nota squadra di Milano.
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