Tre passi nel delirio
Lo sprofondo. Il calcio italiano ha perso quel poco di credibilità rimasta, precisiamo, non per colpa degli arbitri. Ma a causa della partigianeria dei suoi protagonisti, di giornalisti tromboni sempre pronti a rilanciare anche le peggiori stupidaggini, e di una Figc ormai suonata, bollita, sclerotizzata.Primo passo nel delirio. Ecco Buscè che accusa Del Piero per un presunto tocco di mano in occasione dell'assist a Candreva: "Il rammarico è questo. Tra l'altro, la sconfitta è arrivata su un episodio dubbio: dal campo ho visto che Del Piero ha controllato il pallone con le mani prima di lanciarlo, e come me l'hanno visto un po' tutti; tra l'altro, arbitro e guardalinee erano anche vicini e lo stesso Del Piero ha lanciato un cenno a Portanova come per dire che avevamo ragione noi, ma se l'arbitro ha lasciato correre non poteva farci niente...", e ancora: "Secondo me era proprio lampante, plateale, praticamente Del Piero ha fatto un bagher pallavolistico, e a parti inverse l'arbitro avrebbe fermato l'azione".
Come definire se non delirante la dichiarazione di un signore che parla di evidente fallo, quando in realtà nessuna moviola, debitamente equipaggiata per l'occasione anche di lente d'ingrandimento, è riuscita a dimostrare l'irregolarità? Come può dire questo signore che hanno visto tutti, quando le immagini dimostrano che nessun giocatore del Bologna ha protestato per il fallo? Anzi, per la verità ha protestato uno solo, quello alle spalle di Del Piero e dunque proprio quello impossibilitato, per i naturali limiti fisici, a vedere. Eppure, come in una gabbia di matti, ognuno può dire quello che gli pare: ci sarà sempre qualcuno che per interesse sarà disposto a dar credito a qualsiasi cosa.
Secondo passo nel delirio. Apprendiamo che Sua Santità l'Onestissimo ha telefonato ad Abete per lagnarsi della prestazione dell'arbitro Tagliavento. E qui il fatto è grave. Se giocatori e tecnico dell'Inter possono essere umanamente giustificabili (o quantomeno compresi), visto che le loro reazioni sono comunque in parte da addebitare alla trance agonistica, il presidente no. Lui ha parlato a freddo, dopo aver visto e rivisto le cose, supponiamo, e dopo aver letto anche i buoni voti dati all'arbitro anche da giornalisti come Fabio Monti, che di certo nemici dell'Inter non sono.
Cosa vuole Moratti dalla Figc? Pretende che gli arbitri non facciano le cose secondo regolamento, ma secondo l'interesse della sua squadra? Pretende forse l'impunità per i suoi giocatori?
Eppure si dà ancora credito a questo personaggio, manco la sua parola fosse quella di una vittima. Forse in troppi hanno dimenticato che la sua società ha al suo interno un dirigente pregiudicato (per giunta per reati commessi nell'ambito dell'attività calcistica). E di tanto altro si potrebbe parlare, a partire dalle frequentazioni tra Facchetti e un arbitro in attività. Sia chiaro, non lo diciamo noi, lo ha ammesso Nucini medesimo di fronte ad un Tribunale della Repubblica Italiana. E scusateci se non ha la stessa autorevolezza della Gazzetta dello Sport. Ma forse proprio lì sta il punto: l'Inter vorrebbe arbitri come Nucini.
Terzo passo nel delirio. Apprendiamo che nel Processo che vede imputato Preziosi per frode sportiva, approdato ormai in Cassazione, l'avvocato difende il suo assistito dando un'altra interpretazione: Preziosi non si è comprato la partita, il suo era un "premio a perdere", e per giunta per legittima difesa, visto che al Genoa avevano capito che il Torino aveva promesso un premio a vincere. Una dichiarazione aberrante e pericolosissima. Le squadre dovrebbero sempre giocare per vincere, come la regola dello sport impone. Dunque, se passasse l'interpretazione che si può pagare una squadra affinché perda, sarebbe la fine dello sport. E la Figc che cosa fa? Ritira la sua costituzione come parte civile.
C'era una volta il campionato di Maradona, Platini e Zico. Ora c'è solo il teatrino di Moratti, Mourinho, Preziosi e Abete. Notate qualche differenza?
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