lunedì 22 febbraio 2010

Tre passi nel delirio

Lo sprofondo. Il calcio italiano ha perso quel poco di credibilità rimasta, precisiamo, non per colpa degli arbitri. Ma a causa della partigianeria dei suoi protagonisti, di giornalisti tromboni sempre pronti a rilanciare anche le peggiori stupidaggini, e di una Figc ormai suonata, bollita, sclerotizzata.

Primo passo nel delirio. Ecco Buscè che accusa Del Piero per un presunto tocco di mano in occasione dell'assist a Candreva: "Il rammarico è questo. Tra l'altro, la sconfitta è arrivata su un episodio dubbio: dal campo ho visto che Del Piero ha controllato il pallone con le mani prima di lanciarlo, e come me l'hanno visto un po' tutti; tra l'altro, arbitro e guardalinee erano anche vicini e lo stesso Del Piero ha lanciato un cenno a Portanova come per dire che avevamo ragione noi, ma se l'arbitro ha lasciato correre non poteva farci niente...", e ancora: "Secondo me era proprio lampante, plateale, praticamente Del Piero ha fatto un bagher pallavolistico, e a parti inverse l'arbitro avrebbe fermato l'azione".
Come definire se non delirante la dichiarazione di un signore che parla di evidente fallo, quando in realtà nessuna moviola, debitamente equipaggiata per l'occasione anche di lente d'ingrandimento, è riuscita a dimostrare l'irregolarità? Come può dire questo signore che hanno visto tutti, quando le immagini dimostrano che nessun giocatore del Bologna ha protestato per il fallo? Anzi, per la verità ha protestato uno solo, quello alle spalle di Del Piero e dunque proprio quello impossibilitato, per i naturali limiti fisici, a vedere. Eppure, come in una gabbia di matti, ognuno può dire quello che gli pare: ci sarà sempre qualcuno che per interesse sarà disposto a dar credito a qualsiasi cosa.

Secondo passo nel delirio. Apprendiamo che Sua Santità l'Onestissimo ha telefonato ad Abete per lagnarsi della prestazione dell'arbitro Tagliavento. E qui il fatto è grave. Se giocatori e tecnico dell'Inter possono essere umanamente giustificabili (o quantomeno compresi), visto che le loro reazioni sono comunque in parte da addebitare alla trance agonistica, il presidente no. Lui ha parlato a freddo, dopo aver visto e rivisto le cose, supponiamo, e dopo aver letto anche i buoni voti dati all'arbitro anche da giornalisti come Fabio Monti, che di certo nemici dell'Inter non sono.
Cosa vuole Moratti dalla Figc? Pretende che gli arbitri non facciano le cose secondo regolamento, ma secondo l'interesse della sua squadra? Pretende forse l'impunità per i suoi giocatori?
Eppure si dà ancora credito a questo personaggio, manco la sua parola fosse quella di una vittima. Forse in troppi hanno dimenticato che la sua società ha al suo interno un dirigente pregiudicato (per giunta per reati commessi nell'ambito dell'attività calcistica). E di tanto altro si potrebbe parlare, a partire dalle frequentazioni tra Facchetti e un arbitro in attività. Sia chiaro, non lo diciamo noi, lo ha ammesso Nucini medesimo di fronte ad un Tribunale della Repubblica Italiana. E scusateci se non ha la stessa autorevolezza della Gazzetta dello Sport. Ma forse proprio lì sta il punto: l'Inter vorrebbe arbitri come Nucini.

Terzo passo nel delirio. Apprendiamo che nel Processo che vede imputato Preziosi per frode sportiva, approdato ormai in Cassazione, l'avvocato difende il suo assistito dando un'altra interpretazione: Preziosi non si è comprato la partita, il suo era un "premio a perdere", e per giunta per legittima difesa, visto che al Genoa avevano capito che il Torino aveva promesso un premio a vincere. Una dichiarazione aberrante e pericolosissima. Le squadre dovrebbero sempre giocare per vincere, come la regola dello sport impone. Dunque, se passasse l'interpretazione che si può pagare una squadra affinché perda, sarebbe la fine dello sport. E la Figc che cosa fa? Ritira la sua costituzione come parte civile.

C'era una volta il campionato di Maradona, Platini e Zico. Ora c'è solo il teatrino di Moratti, Mourinho, Preziosi e Abete. Notate qualche differenza?

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domenica 24 gennaio 2010

Obiettivo: serie B sul campo

In società il progetto è chiarissimo, ed è condiviso con Lippi e gli stessi vertici della Figc.
La retrocessione sul campo è vista da tutti come l'obiettivo di quest'anno.
La Juve ci guadagna in termini di simpatia e di immagine, volete mettere una caduta in B sancita dal campo con una contestata retrocessione a tavolino? E stavolta nella serie cadetta ci si va col consenso dei tifosi. La stessa Sky vede di buon occhio la cosa, sia per la gioia dei suoi cronisti, che ne risulterebbero ben motivati professionalmente, sia per la felicità del cassiere, che si troverebbe con un prodotto nuovamente valorizzato, senza spese aggiuntive, dalla presenza dell'illustre competitrice.
La società avrebbe la possibilità di monetizzare i pezzi buoni della rosa e mettere a riposo quelli logori e costosi, ripartendo dal basso con i giovani del vivaio e con un bilancio di esempio per tutti.
Lippi dopo i Mondiali prenderebbe in consegna da Ferrara la squadra e guiderebbe la rinascita. Si dirà: cosa ci guadagnano Abete e Lippi da una Juve in serie B ?
Non vanno sottovalutate cabala e statistica: è scientificamente provato che con i bianconeri retrocessi la Nazionale di Lippi e di Abete vince i Mondiali nel cento per cento dei casi.

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martedì 17 novembre 2009

Assedio a Lippi

La deontologia professionale, da che mondo è mondo, prevede di non contestare, almeno pubblicamente, le decisioni dei propri colleghi.
Mancini, l'allenatore più cartonato d'Italia, evidentemente determinate norme minime di educazione le conosce poco. Infatti si è lanciato nell'elencazione della "sua" Nazionale che, manco a farlo apposta, è una contestazione assoluta delle scelte di Lippi. Oltre che, naturalmente, la Nazionale dei sogni di tutti gli antijuventini.

Vediamo le scelte dell'ex allenatore interista. Chiellini e Cannavaro fuori, dentro Nesta (che ha rifiutato più volte la Nazionale) e Barzagli (indiscutibilmente più forte di Chiellini). A centrocampo si nota la riesumazione dello spompato Gattuso, che ha perso il posto da titolare anche al Milan (Marchisio, ad esempio, prima di aspirare a qualcosa deve invecchiare, ovviamente). Il meglio, il Mancio, lo dà però annunciando quale sarebbe il suo attacco. Naturalmente Totti, e chi se ne frega se ha rifiutato la Nazionale ben quattro anni fa. Poi, inutile dirlo, ecco l'ex gordito madridista Cassano, ora alla Samp. Come centravanti, "allegriiaaaa", si riesuma un attaccante che in Nazionale ha sempre segnato pochissimo, un Guivarc'h in pratica, solo un po' più alto. Avete capito a chi ci riferiamo? Naturalmente quel Luca Toni che ormai non segna neanche nella terza serie tedesca.

Ovvio che un (ex) allenatore che si presta a simili giochini, e per di più propone una simile Nazionale fatta apposta per solleticare i sentimenti antijuventini dei tifosi, lo fa probabilmente per dare una mano a chi sta organizzando per Lippi quella pubblica gogna che quattro anni fa non si è riusciti a mettere in campo.
Vogliamo sperare che Abete difenda il suo commissario tecnico, e stigmatizzi il comportamento di Mancini che, rendendo pubblica la sua (assurda) Nazionale, butta ad arte benzina sul fuoco della polemica sulle convocazioni.
In caso contrario, Lippi si trinceri dietro un silenzio stampa in stile bearzottiano. Prima del silenzio, però, dica chiaro e tondo all'allenatore cartonato che potrà fare le sue scelte solo quando sarà nominato c.t.
Scelte libere e indipendenti, ovvio. Anche in tema di fornitori ufficiali di stampelle e scatoloni per la Nazionale.

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mercoledì 11 novembre 2009

Da Mezzaroma a Tuttaroma

La situazione della Roma ci viene descritta come disperata. Meglio ancora, ad essere disperata dovrebbe essere la situazione della famiglia Sensi, oberata di oltre 330 milioni di euro di debiti nei confronti di Unicredit. Sia chiaro, molti di questi debiti hanno origine negli anni ruggenti della gestione allegra della Roma da parte di Sensi padre, evidentemente ben coadiuvato da Franco Baldini.
Poi, questi debiti sono stati spostati con apposite alchimie finanziarie alle società (Roma 2000 e Italpetroli) a monte di AS Roma. L'obiettivo apparve chiaro fin dal primo momento: consentire all'asset più prezioso del gruppo Sensi di iscriversi al campionato di calcio, iscrizione altrimenti preclusa viste le regole sui bilanci.
Tutto questo armeggiare è senz'altro stato utile per guadagnar tempo in attesa di tempi migliori. Sfortuna ha voluto che i tempi migliori non siano arrivati, nonostante la retrocessione della Juve abbia dato una bella mano grazie alle qualificazioni in Champions.
E ora tutte le contraddizioni della strategia escono a galla: Unicredit ha addirittura iniziato a requisire gli alberghi dei Sensi, e addirittura tratta con la famiglia per arrivare alla vendita della Roma. Evidentemente l'unico modo per abbattere il debito.

E qui però deve esserci qualche problema: secondo il Corriere dello Sport, Unicredit spingerebbe per la vendita all'imprenditore farmaceutico romano Angelini, coadiuvato dall'immobiliarista Mezzaroma.
Fosse vera questa ipotesi, la cosa sarebbe straordinaria: Mezzaroma è anche socio (oltre che cognato) di Lotito nella società S.S Lazio S.p.A. Sì, avete capito benissimo, rischieremmo di avere un soggetto socio di ambedue le squadre romane. Con buona pace dei paroloni sul conflitto di interessi (che evidentemente vale solo tra Moggi e suo figlio), e una pernacchia alle rivalità cittadine.

Un calcio sempre più sommerso da infinite contraddizioni. E Petrucci e Abete dormono il sonno del giusto, probabilmente in attesa delle grandi abbuffate dell'Olimpiade 2020 o dell'Europeo 2016.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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venerdì 2 ottobre 2009

Curve e sbandate


Trattandosi della Roma i giornali ci vanno giù con cautela, ma le ultime imprese dei curvaioli della "magggica" dovrebbero far riflettere, e pure tanto.

Nella partita con la Fiorentina hanno fatto lo sciopero di un tempo, non son potuti entrare neppure gli steward mentre, in compenso, sono state fatte scoppiare una decina di bombe carta; a fine partita Totti è andato a lanciare la maglia, ma qualcuno gliel'ha rimandata indietro (il sonoro è rimasto ignoto); ieri se la sono presa con Okaka che, prudentemente, dopo il gol ha sì festeggiato, ma fino alla curva non è arrivato.

Intanto, a Trigoria hanno fatto la loro comparsa striscioni contro l'aumento di stipendio di Rosella Sensi (a 1,1 milioni), e l'altro giorno è stato presentato il nuovo stadio che potrebbe fare tutti felici, ma ha il piccolo difetto che non si sa bene chi e come possa realizzarlo.

I giornali sono prudenti, ma secondo noi sono sbandate molto pericolose, perché potrebbero significare che la gente comune non solo ha capito la difficile situazione economica della proprietà (ormai la negano solo Petrucci e Abete), ma s'è resa pure conto che, se non viene venduta, la Roma rischia di finire in seconda fascia, definitivamente superata dalla Lazio di Lotito.

Una prospettiva che in altre città farebbe incazzare e basta, ma che a Roma non si sa bene dove porterebbe; per il momento i giornali stanno cauti, e gli ispettori di Palazzi hanno scritto nel referto che durante la partita con la Fiorentina sono stati fatti scoppiare un po' di petardi. Resta il fatto che gli sbandamenti in curva sono poi difficili da governare.

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mercoledì 30 settembre 2009

Quasi, quasi mi faccio uno stadio

Bello, veramente bello il progetto del nuovo stadio della Roma, tanto bello che ieri la Sensi, presentandolo, non ha trattenuto le lacrime: bello perché il pubblico è come se fosse in campo, bello perché cambia colore in base alla posizione del sole, ancora più bello perché alla Roma non dovrebbe costare neppure un euro. Anzi, come nel miracolo dei pani e dei pesci, dovrebbe contribuire a moltiplicare i ricavi per pagare i 330 milioni di debiti con Unicredit.

E non è il solo; scrive Repubblica che di progetti del genere in circolazione ce ne sono 39, per un investimento di 6 miliardi e tutti con tanto di cubatura inclusa nel prezzo; cioè i progetti economicamente si reggono sul fatto che si costruiscono tanti cinema, centri commerciali, ville e case popolari che il costruttore lo stadio può anche permettersi di regalarlo.
Ci sono ancora dei dettagli da sistemare, tipo viabilità, infrastrutture, compatibilità ambientale e cose del genere, ma i 39 presidenti non si sono scoraggiati; a quanto pare negli ultimi anni si sono dedicati anima e corpo a farsi fare dei bei progetti. Il protagonista anonimo della vecchia canzone di Gaber, davanti ad una vita sprecata e a una brutta giornata quasi quasi si faceva uno shampoo, i tempi sono cambiati e i nostri presidenti davanti al pericolo che i creditori mandino l'ufficiale giudiziario quasi quasi si fanno uno stadio.
Quello che ci ha pensato più a lungo scrivono sia Claudio Lotito, ha assicurato che ci pensa dal 2004 e adesso vuole presentare anche lui un bellissimo progetto: costo di 800 milioni, 600 ettari di terreno accatastato come agricolo e di proprietà del suocero Mezzaroma, a progetto ultimato ci sarebbe una città di medie dimensioni e in mezzo anche un campo di calcio; ci vorrebbero, a proposito di dettagli, una nuova stazione, uno svincolo autostradale e un approdo in battello sul Tevere (ci permettiamo di suggerire che manca un aeroporto).
Sarebbe il nuovo Stadio delle Aquile, ma probabilmente neanche loro oserebbero progetti così arditi, perché pure Lotito, come la Sensi, conta di non metterci neppure un euro.
Belli, veramente belli i progetti dei nuovi stadi dove ci guadagnano tutti, le famiglie e gli ultras, i proprietari dei terreni e i costruttori, Totti e tutti quelli come Totti.
Un miracolo tutto italiano che, verrebbe da dire in conclusione, confermerebbe la tesi di Petrucci e Abete secondo la quale le nostre società quanto a bilancio stanno meglio di quelle inglesi, spagnole e tedesche; basterebbe appunto realizzare tutti questi progetti di stadi nuovi.
Intanto chissà che i 39 presidenti quasi quasi non si stiano facendo anche loro uno shampoo.

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martedì 22 settembre 2009

Il fair play di Blanc

Piuttosto che star dietro a calamari e acciughe ieri Blanc (l'anti-Mou, per dirla come Tuttosport) ha parlato di rispetto e di fair play finanziario. Non mancherà occasione per tornare a confrontare lo stile Juve (che parla di rispetto) con le mourinate dell'Inter (Cellino sulla Gazzetta dice che si tratta di buffonate), vale intanto la pena di seguire il ragionamento di Blanc sul fair play finanziario.

Secondo Blanc, riprendendo Tuttosport, "la Lega potrebbe tutelare meglio le squadre italiane dedicando maggiore attenzione alle nuove regole del fair play finanziario. Considerando la direzione nella quale sta andando l'Uefa, sarebbe un buon modo di fare l'interesse dei club italiani".

Sarà un caso, ma in questi giorni la Football Association ha fatto proprio quello che dice Blanc, ha già fissato nuove regole e parametri che le società devono rispettare; così, quando andrà in vigore la normativa Uefa, le squadre inglesi saranno già sulla strada giusta, quella di bilanci più regolari e sostenibili (sostenibili ai loro livelli, che sono superiori ai nostri).

Sono due allora le considerazioni che si possono fare: la prima è che Blanc ha ragione, la seconda è che anche la Figc dovrebbe fare qualcosa prima che scoppino altri casini come quello della Roma, che non riesce a sdebitarsi con Unicredit.

Aver ragione, però, vuol dire tanto e potrebbe non significare niente, se non sarà proprio la Juve a smuovere l'attenzione sull'argomento; nelle parole di Blanc c'è troppo fair play, da Torino potrebbe, anzi dovrebbe partire una forte campagna di sensibilizzazione sul tema dei bilanci, con delle proposte da portare poi a Roma, in Figc. Sarebbe bello vedere se Abete è d'accordo, sarebbe bello vedere quali società sono contrarie.

Lasciando stare, come sta facendo, calamari e acciughe, sarebbe bello se Blanc e la Juve costringessero gli addetti ai lavori a ingoiare il rospo della regolarità dei bilanci. A suo tempo Carraro ha dichiarato che non erano regolari, ma che gli illeciti non venivano sanzionati per non urtare i tifosi; perché la Juve non chiede pubblicamente che si discuta oggi dell'argomento?

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domenica 6 settembre 2009

Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

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sabato 5 settembre 2009

Il rumore dei nemici

L'espressione "il rumore dei nemici" l'ha adoperata Mourinho quando Cobolli Gigli ha dichiarato che sperava nella vittoria del Milan nel derby. Certo fa sorridere pensare che le parole di un presidente (!?) come Cobolli Gigli possano rappresentare il rumore di un nemico, e non sarebbe stato il caso di tornarci sopra, se non fosse che oggi sul Corsera Sconcerti scrive "Attento Mou, stai finendo tutti i nemici", rimproverando al portoghese l'arroganza delle risposte (l'ultima a Cannavaro), e notando che contengono "una forza quasi minacciosa, sproporzionata all'evento".

L'intervento di Sconcerti merita una riflessione, perché secondo noi è giusto parlare di arroganza e di forza minacciosa, ma queste accuse vanno rivolte all'Inter prima ancora che al suo allenatore. Quando lo scorso campionato l'arroganza era arrivata fino alla prostituzione intellettuale, Blanc aveva chiesto, invano, a Moratti di dissociarsi; la risposta era stata che l'Inter tutta si riconosceva nelle parole dell'allenatore. Di fronte alla barzelletta del rumore dei nemici il signor Moratti al TG1 ha avuto l'improntitudine di dire che si trattava di una definizione bellissima, e oggi Tuttosport titola "Josè, lo scudo di Moratti". Le risposte arroganti di Mourinho a Lippi, a Cobolli Gigli e a Cannavaro arrivano subitanee da Inter Channel e dal sito societario, come se a Milano ci fosse un reparto (comprenderà Scarpini? sarà capitanato da Oriali?) che controlla ventiquattr'ore su ventiquattro il "nemico", quasi spiandolo.

Il fatto è che la cultura del sospetto, con l'avversario più forte presentato come un nemico, ha preso man mano campo in via Durini, con l'obiettivo di nascondere fallimenti a ripetizione e centinaia di milioni buttati nel cesso comprando terzini sinistri in tutto il mondo, fino ad arrivare al dossier preparato da Nucini (arbitro all'epoca in attività), e infine allo spionaggio di Tavaroli che, misteriosamente, precede Calciopoli. Mourinho, che non è un pirla, ha capito che il sistema ha funzionato, tanto che erano arrivati tre scudetti in regalo prima del suo sbarco in Italia, e lo sta cavalcando alla sua maniera.

Sconcerti scrive anche di forza minacciosa nelle risposte nerazzurre, ed è singolare che il presidente Abete parli invece di battute, come quelle che i tifosi si scambiano al bar sport. Singolare ed inquietante, perché quello di Abete sembra un messaggio cifrato rispetto a tutti i dubbi lasciati in sospeso dall'attività di Tavaroli (in attesa dei pronunciamenti della Procura di Milano), e potrebbe essere interpretato come un invito a nozze per l'attività del reparto nerazzurro (quello che potrebbe comprendere Scarpini e Oriali) che sta ad ascoltare tutto il giorno il rumore dei nemici, facendo sfoggio di una forza "minacciosa, sproporzionata all'evento".

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martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

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domenica 12 luglio 2009

Beretta alla riscossa

Lo confessiamo, ci siamo illusi. Abbiamo sperato, in questi mesi, che il silenzio del neo Presidente della nascente Lega A fosse dovuto a qualche operazione di marca neodemocristiana (nel senso più alto e nobile del termine), che avesse l'obiettivo di insabbiare la folle e inutile idea di separare la Lega Calcio in due diverse entità, una per la Serie A e una per la Serie B.
Ottimisti. Ci siamo sbagliati, la scissione sta andando avanti.
Infatti oggi Beretta ha consegnato al Presidente della Figc Abete la bozza di statuto (con tanto di firme di tutti i presidenti della Serie A) dell'entità che andrà a presiedere.
Il nostro pessimismo, sia chiaro, non è dovuto né a "razzismo" né a motivi di antipatia personale verso il "curato di campagnia" (Dagospia dixit), infatti basta che questi apra bocca e abbiamo chiare le rotte che il mondo del pallone ha deciso di navigare. Per esempio, dopo la consegna della bozza il manager ha così dichiarato alla stampa: "Si è concordato sulla necessità di un progetto di sviluppo del calcio di interesse generale che il Governo è disponibile a sostenere". Frase ambigua (come si conviene a un curato) incentrata su tre paroline: "progetto di interesse generale".
Ecco, come potrà essere un progetto legato al calcio (noto per gli enormi sprechi) di interesse generale, in un paese che nella migliore delle ipotesi viaggia verso un -5% di Pil, la disoccupazione verso il 10%, il debito pubblico verso il 120% e vista l'urgenza assoluta e improcrastinabile di levare decine di migliaia di suoi cittadini dall'inferno delle tende?
Siamo proprio curiosi di vederlo, questo progetto. Nel frattempo, con rammarico, constatiamo che quello che la stampa mainstream ha definito come "grande manager" (manco fosse Jobs o Marchionne) non ha, per il calcio, nulla di meglio da proporre che provare ad attaccarsi alla mammella aggrinzita e inaridita dello Stato.

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venerdì 3 luglio 2009

Zamparini ha capito

Abbiamo l'impressione che il presidente del Palermo Zamparini abbia capito tutto su cosa è effettivamente successo nell'estate del 2006. E abbia anche capito dove sta tirando il vento, ora, al processo di Napoli.
In un'intervista a Radio Kiss Kiss dichiara di parlare con Moggi tutti i santi giorni. E non solo, dichiara di aver passato una bella giornata ad Ischia con lui la settimana scorsa.
Su questo punto Zamparini ha ragione: è libero di parlare di quello che gli pare, con chi gli pare. E se gli pare può anche passare una giornata ad Ischia con Moggi. Con buona pace di Palazzi, di Abete e della Gazzetta dello Sport. Questo perché ognuno di noi può parlare con chiunque, con l'unico limite che può essere posto dalla magistratura, unico organo deputato dalla Costituzione Italiana a limitare le libertà personali dell'individuo. La giustizia sportiva può solo squalificare soggetti reputati colpevoli di una trasgressione al codice interno dell'associazione sportiva di riferimento. Palazzi, Abete e il soviet della Gazzetta se ne facciano una ragione. Ma fino a quando la Costituzione è in vigore loro non ci possono fare nulla. Per fortuna.

Ma nell'intervista di cui vi stiamo raccontando, Zamparini si è lasciato sfuggire una verità che secondo noi tutti hanno capito su Calciopoli. Verità che nessuno ha il coraggio di dire, forse per omertà, forse per paura: "Quando Moggi è stato condannato, se avesse avuto me come presidente non gli sarebbe mai successo nulla".

Bingo!

Esatto, se Moggi e Giraudo avessero avuto un presidente e una proprietà che li avesse difesi dalla fuffa farsopolara, non sarebbe accaduto nulla. Semplicemente perché Moggi, Giraudo e la Juve non hanno fatto nulla. Tutti lo sanno, nessuno lo dice e a Zamparini l'arcano è sfuggito.
Speriamo presto che gli sfugga, magari, qualche altra verità forse origliata nei capannelli tra i presidenti durante le noiose riunioni in Lega; per esempio, cosa pensa lo Zampa sulla proprietà della Juve che, anzichè difendere la sua società, aizza il fuoco antijuventino da Bar dello Sport, con i suoi giornali di proprietà o partecipati (La Stampa, Corriere, Gazzetta)?
Bella domanda.
Il fatto esilarante è che il povero Zamparini, accortosi che l'aveva sparata grossa (ma vera), dicendo che con lui a Moggi non sarebbe successo nulla, prova a correggere il tiro: "Io Moggi l'ho sempre combattuto", esclama. Noi diciamo, ma se l'ha combattuto come mai ora dice di sentirlo tutti i giorni e di andarci in gita assieme? Evidente, che questa frase è solo un miserrimo tentativo di depotenziare quanto detto un minuto prima. Ma a volte, si sa, le toppe sono peggio del buco.

Caro Zamparini, si faccia coraggio, dica tutto quello che sa, senza paura. Intanto ormai appare evidente che tutta la cricca che ha organizzato l'ignobile farsa sarà travolta dalla verità che sta venedo a galla! Rifletta, se anche un umile impiegato della Can ha avuto il coraggio di dire di fronte al giudice di sapere che l'Inter commissionava dossier sugli gli arbitri, vuol dire che la commedia è veramente agli sgoccioli!

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giovedì 16 aprile 2009

Lobbycontinua

In più di una circostanza abbiamo ripreso da Dagospia l'idea che esista una cosiddetta "lobbycontinua" romana molto interessata allo sport.
Oggi vogliamo provare a chiarire il concetto. Secondo Dagospia esiste un network di persone amiche di vecchia data che si aiutano tra loro per occupare posizioni di potere, anche nello sport. Della lobby farebbero parte, per esempio, uomini come Montezemolo, Luigi Abete (presidente BNL e guarda caso fratello del Presidente della Figc), Della Valle (presidente della Fiorentina) e Giovanni Malagò. Quest'ultimo si è appena candidato ad un ruolo dirigenziale al Coni, ed attualmente è impegnato come presidente del comitato organizzatore dei mondiali di nuoto a Roma.
Mondiali di nuoto che, a leggere la Repubblica di oggi, sono avviati ad essere il solito disastro fatto di opere incompiute e di sprechi di danaro pubblico.

Se consideriamo che si ventila l'arrivo del montezemoliano Beretta alla presidenza di quella Lega Calcio che dovrà spartirsi la torta (più o meno grossa) dei diritti televisivi del calcio, notiamo che questo gruppo di persone in effetti nello sport conta moltissimo e vorrebbe contare ancora di più. Sia chiaro, nulla di illegale, tutto legittimo e ci mancherebbe altro. Però se si guardano per esempio gli insuccessi di Montezemolo nell'organizzazione di Italia 90, l'organizzazione (al momento) deficitaria dei mondiali di nuoto da parte Malagò, e il periodo non brillante (eufemismo) che vive il calcio dall'avvento di Abete jr, non è difficile immaginare che il calcio e lo sport in generale rischiano un periodo di grande decadimento.
Ci vorrebbero idee nuove e persone nuove, possibilmente estranee a lobby e giochi di potere.

Infine, ritornando al calcio si nota che in Lega la Juventus Montelkaniana con la Fiorentina di Della Valle e con l'Inter di Moratti-Tronchetti appoggia l'idea di Beretta alla presidenza della Lega. Sarà un caso, ma tutti questi personaggi sono in qualche modo legati proprio a "lobbycontinua". Invece la vecchia Juve aveva un patto d'acciaio con quel Galliani che oggi contrasta proprio Beretta.

Certo che Farsopoli ne ha cambiato di cose. Per caso?

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mercoledì 25 marzo 2009

Tra il dire e il fare...


Rieletto presidente della Figc con una votazione bulgara (unico candidato, votato dal 98,4% dei presenti) Giancarlo Abete ha presentato un bel programma elettorale che i giornali hanno sintetizzato in tre punti: più stadi, meno violenza, bilanci sani. Più o meno come succede nelle elezioni politiche quando ci promettono più occupazione, meno tasse e lotta all'evasione fiscale.

Non ha spiegato, Abete, come raggiungere quegli obiettivi, chi dovrebbe mettere i soldi per gli stadi, come si combatte la violenza, chi controlla i bilanci, ma pare che in assemblea nessuno glielo abbia chiesto; i giornali hanno scritto che è stata un'assemblea sonnolenta, applausi, baci e abbracci e tutti l'hanno votato.

Non è questa la sede giusta per dubbi e giudizi su quel programma, lo faremo sul sito con le nostre inchieste e i nostri articoli; faremo, nel nostro piccolo, i cani da guardia che poi sarebbe il vero mestiere del giornalista, ormai dimenticato dai giornali che troviamo in edicola, grandi e piccoli; qui ci limitiamo a far riflettere i nostri lettori sul fatto che la Figc è controllata dal Coni ed ha come fiore all'occhiello la Lega, per cui quel bel programma chiama in causa Abete insieme col futuro presidente del Coni (si vota a giugno), e col prossimo capo della Lega (votazione a fine mese).

Dicevamo di riflettere perché al Coni danno per scontata la rielezione di Petrucci e quanto alla Lega, quasi fosse un fiore appassito, si parla di un possibile commissariamento affidato a Carraro.

Tra il dire e il fare, quindi, tra quel programma e la sua realizzazione potrebbe esserci di mezzo un terzetto di vecchie conoscenze (Petrucci-Carraro e Abete è da una vita che si "dedicano" anima e corpo allo sport) che solo a pensarci fa venire i brividi lungo la schiena. Proviamo comunque a non essere catastrofisti, di sicuro ci ripromettiamo di tenere gli occhi ben aperti.

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lunedì 9 marzo 2009

Dilettanti allo sbaraglio


Anche il presidente della Figc Abete ha voluto dire la sua a riguardo delle future scelte di Amauri.
Naturalmente come spesso capita al fratello del presidente della BNL le sue dichiarazioni sono nella sostanza banali: sarà Amauri a decidere il suo futuro (ovvio), aspetteremo di capire anche quelle che saranno le scelte del c.t. brasiliano Dunga (banale).
Nella fiera dell'ovvio si è dimenticato di dire che bisognerà rispettare anche le scelte del c.t. della nazionale campione del mondo che, vai a sapere, magari non intende convocare Amauri anche se fosse possibile farlo.

Insomma, le dichiarazioni di Abete sono inutili nella sostanza ma a voler cercare il pelo nell'uovo rischiano di essere dannose per la coesione del gruppo di atleti che compone il "Club Italia".
Basta andarsi a rileggere le dichiarazioni non affettuose del senatore Gattuso sul possibile nuovo acquisto.

Il calcio italiano aveva proprio bisogno di un uomo come questo! Non è che, per caso, Abete ha antenati brasiliani?


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giovedì 5 febbraio 2009

Mutatis mutandis

Sulla squalifica di Mannini e Possanzini il presidente Abete, che di solito si muove poco come se avesse timore di sbagliare mossa, s'è dato da fare come un matto e dopo essersi assicurato l'appoggio di Blatter (quello che aveva ringraziato Montezemolo!) ieri, insieme con Matarrese e Campana, è stato al Coni da Petrucci e insieme hanno deciso come andare avanti. C'era da superare l'ostacolo che la sentenza del Tas di Losanna è inappellabile (come quella di Moggi-Giraudo, per capirci), ma Petrucci e Abete non si sono scoraggiati (e neanche noi ci scoraggiamo per Calciopoli) e andranno avanti così: Petrucci farà presente che la sentenza del Tas non va bene perché, tra le altre cose, "deve attenersi al diritto comunitario" (ma guarda un po', dicevamo la stessa cosa anche noi riguardo la pena inflitta alla Juve) mentre Abete dirà alla Wada che ci sono dei "fatti nuovi" (strano, perché anche noi diciamo che col proceso Gea c'è stato un fatto nuovo e altri potrebbero esserci a Napoli); e così Petrucci, Abete e Blatter vogliono che la Wada chieda la revisione delle sentenze.

In attesa degli sviluppi ci fermiamo qua; adesso è roba da avvocati e superconsulenti che parleranno di cose tecniche, quelle dove ci mettono spesso qualche parola in latino che fa sempre il suo effetto, noi ci fermiamo qua per sottolineare con la matita blu che una sentenza sportiva inappellabile può essere rivista, ci vogliono dei fatti nuovi ma può essere oggetto di revisione. E non lo dice la redazione di ju29ro.com, lo dicono Matarrese e Blatter, Petrucci e Abete che hanno fatto scrivere ai giornali che sono anche pronti a ricorrere alla giustizia ordinaria se la Wada dovesse dire di no.

Ma allora, aggiungiamo noi e ci mettiamo due parole in latino, se loro possono chiedere la revisione per le sentenze di Mannini e Possanzini abbiamo anche noi diritto a chiederla, mutatis mutandis, per quelle di Moggi e Giraudo, e se ci diranno di no potremmo anche noi andare per tribunali.

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domenica 18 gennaio 2009

Dilettanti allo sbaraglio

L'altro giorno la Figc ha tenuto a farci sapere che Palazzi aveva deferito Tanzi e Baraldi per aver gonfiato le cifre di alcune cessioni fatte dal Parma nel 2003. Luca Baraldi ha risposto con un comunicato (Tuttosport del 17/1) col quale precisa che "i contratti sono stati sottoscritti nel 2003, periodo nel quale mi trovavo a svolgere altri incarichi nella Lazio, in qualità di direttore generale e amministratore delegato e dunque non nella società Parma".

Il dottor Palazzi è il "superprocuratore della Figc", lo sceriffo che dovrebbe assicurare alla giustizia (sportiva) ladri di cavalli e grandi delinquenti, il garante del nuovo calcio pulito che è il vanto di Petrucci, Abete e Matarrese; nel 2006 era il vice di Borrelli e poi è stato promosso perché, come si dice in questi casi, nello svolgimento del suo "dovere" avrà dimostrato dedizione alla "causa" e grande professionalità.

Quanto alla dedizione, pochi dubbi; circa la professionalità basta leggere il comunicato di Baraldi.

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sabato 17 gennaio 2009

Abete si indigna?

Abete dichiara alla solita Gazzetta dello Sport di essere "Indignato da Moggi in TV". Come se non bastasse rassicura l'house organ nerazzurro sul fatto che "Non si possono correlare i processi penali con quelli sportivi. Non ci saranno revisioni delle sentenze che sono basate su fatti incontrovertibili che si sono verificati".

La cosa che più infastidisce è il fatto che Abete si dica indignato per una comparsata sulla Rai. A che titolo parla? Egli è forse anche presidente della Commissione di Vigilanza Rai? Egli non sa che Moggi è un libero cittadino tutt'ora innocente?
Non si è, per caso, accorto che tra gli ospiti vi era il solo Mughini dalla parte del "Grande Satana", senza voler contare il fatto che ha potuto esprimere il suo parere anche il grande accusatore, a sua volta accusato di bancarotta, Gazzoni?
Certo, ci rendiamo conto, la trasmissione nonostante la quantità di accusatori presente in studio e nonostante l'incapacità di Moggi a comunicare, è andata male, dal punto di vista di chi da anni ci assilla con una Moggiopoli che non esiste. Ma questo è successo solo perchè la forza dei fatti va dalla parte degli accusati.

Per quanto riguarda le sentenze sportive che sarebbero immodificabili, invece, lasciamo la risposta nel merito all'articolo pubblicato ieri sul nostro sito. In ogni caso, se Moggi e gli altri imputati verranno assolti chi pagherà gli enormi risarcimenti nei confronti degli indagati ingiustamente condannati in sede sportiva?
Ne valeva la pena, signor Abete, solo per dare il contentino a due (Tronchetti e Moratti) augusti patrizi milanesi, un po' in disgrazia?

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mercoledì 30 aprile 2008

Diritti TV collettivi... si parte?


Notizia passata sotto silenzio:
Il 21 aprile si sono aperte le buste con le offerte dei dodici potenziali advisor della Lega Calcio.

Mediobanca
Innova et Bella
Rai Trade
Sportfive
Lehmann Brothers e Kmpg
Infront
Img Media
Octagon
Unipol merchant
Rothschild
Value Partners
Dla Piper

Il comitato di presidenza della Lega (comprendente il presidente Antonio Matarrese, i vice Cellino e Lugaresi oltre ai rappresentanti di A e B Lotito e Riccardi e a Galliani e Cairo) effettuerà una prima scelta.

Poi la palla passa al consiglio di Lega e quindi in Assemblea.

L’advisor, quindi, affiancherà la Lega calcio nella fase di vendita collettiva dei diritti televisivi a partire dalla stagione 2010/11.

Segnalo Mediobanca (Abete) e Sportfive, che ha appena stretto forti rapporti commerciali con la Juventus (sponsorizzazione nuovo stadio).

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domenica 6 gennaio 2008

Abete parla, anzi straparla

Riporto alcuni stralci dell'intervista rilasciata dal presidente della FIGC Giancarlo Abete al Corriere della Sera. Abete parla dei temi caldi del calcio italiano, dalle plusvalenze, a Farsopoli, fino ad arrivare a Collina.

D. Dalle carte di Napoli sono emersi elementi inquietanti legati anche a Tavecchio, Punghelllini, e Gravina. Non sarebbe il caso di autosospendersi?
R. Non viviamo in un Paese perfetto e nemmeno il mondo del calcio lo è. Esiste un'etica comportamentale che va rispettata, e tantissimi lo fanno. Nello specifico, penso che una cosa sia la lettura politica degli atti e un'altra la titolarità dei ruoli. C'è una giustizia sportiva che deve accertare le responsabilità e c'è una logica politica che vorrebbe arrivare a forzature, che non posso essere io a fare.
Commento: la parola etica dalla bocca di un personaggio simile suona come una bestemmia. Giusto per far capire che si tratta di tutto meno che di un uomo nuovo, posto il link ad un suo breve curriculum vitae.

D. Il procuratore Palazzi non è un fulmine di guerra. E' venuto il momento di mettergli fretta?
R. Al lavoro, che è già molto, si è aggiunto il carico delle 409 pagine di Napoli, che sono una priorità. Il settore è stato riformato, la Procura andrà a regime entro febbraio e la situazione verrà governata con la tempestività necessaria. Nel rispetto dell'autonomia mi auguro che la giustizia sportiva continui ad avere la sua caratteristica fondamentale: strumenti più limitati rispetto all'ordinaria, ma maggiore celerità.
Commento: sconcertante è il termine che mi viene in mente. E' stato ampiamente dimostrato che le 409 pagine di Napoli sono piene di puro cazzeggio e chiacchiere da bar, tanto che il Team ha già ampiamente sviscerato in più articoli il contenuto dell'informativa. Basti citare gli articoli relativi alle telefonate Moggi-Foschi, Moggi-Punghellini, Moggi-Rovati, Moggi-Mazzei, o la vicenda del supertestimone ignorato. Abete si augura inoltre che la giustizia sportiva continui ad essere celere. Direi che questa assurda affermazione è in totale contraddizione con il sistematico insabbiamento delle indagini nell'ultimo anno e mezzo.

D. Palazzi deve decidere sulla questione plusvalenze.
R. Lo farà in tempi rapidi. Per il futuro ho avuto la disponibilità della Covisoc a trovare i modi per bloccare operazioni di trasferimento anomale. Una commissione mista che stabilisca fasce di valutazione per i giocatori più aderenti alla realtà. Nessuna interferenza, ma l'esigenza di un rispetto dignitoso della logica.
Commento: Abete, sempre peggio. Alla domanda precedente risponde parlando della giustizia sportiva, che dovrebbe essere celere. Qui parla di tempi rapidi per le plusvalenze. Al fine di ricordare a questo signore la situazione dell'indagine sui bilanci, posto il link ad un articolo de La Stampa del 19 Gennaio 2007 (avete capito bene, 2007 non 2008), dal titolo più che eloquente: Borrelli: "Su Inter e Milan carte a Palazzi da 5 mesi". Penso non serva ulteriore commento.

D. Dal gruppo Collina si aspettava di più?
R. A Collina si chiedeva come prima cosa di dare riconoscibilità a un ruolo difficile. Lui e Gussoni, uomo di qualità che sta ridando stabilità all'AIA, stanno lavorando bene. Il secondo obiettivo è legato ad un'attività formativa, che va avanti. Nessuno pensava che con Collina sarebbero spariti gli errori: curioso che fin qui si siano trovati in difficoltà più i vecchi dei giovani arbitri. Ed è stata ripristinata una trasparenza di percorso all'interno del mondo arbitrale.
Commento: Abete, male, anzi malissimo. Il bilancio del lavoro svolto finora da Collina è semplicemente fallimentare, come ben evidenziato nell'articolo "L'Alibi" scritto da Cirdan e nell'editoriale di Giancarlo Padovan "Esonerate Collina". Per quanto riguarda "l'uomo di qualità Gussoni", posto il solito link ad un'intervista di Corrado Ferlaino (mai smentita) che rende bene l'idea di quante ombre ci siano intorno a questo personaggio.

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sabato 22 dicembre 2007

“Ritorno al futuro"

"Abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d´onda"
Chi di noi non ricorda questa frase.
Mario Serio faceva parte della Corte federale che ha partorito quel popò di sentenza d'appello sullo scandalo calcio. E a distanza di mesi eccone una riproposizione. Stavolta è Giancarlo Abete a dichiarare: «l'opinione pubblica vuole comportamenti diversi».
Se siamo nuovamente arrivati a queste dichiarazioni, allora siamo messi maluccio.
Aveva ragione il compianto Enzo Biagi a parlare di “Santa inquisizione”, quando al termine dei processi sportivi si lesse: “Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo".
Una Corte che interpreta, badare bene, interpreta un “sentimento collettivo”.
Ma i processi, di giustizia sportiva, civile e penale, non avrebbero bisogno di prove certe, o perlomeno inconfutabile per dare alla Corte la possibilità di esporre la propria sentenza?
Dottor Abete, ci dispiace contraddirla, ma l’opinione pubblica in tutto questo conta come il due di picche quando la briscola è a cuori. L’opinione pubblica si deve attenere alle indagini svolte dagli inquirenti e alla buona fede del lavoro svolto da magistrati e giudici, non può e non deve avere voce in capitolo sulle decisioni che si esprimono in un’aula di tribunale.
Sarebbe come andare dal macellaio sotto casa e chiedere che pena si dovrebbe infliggere a questo o a quello, e con lo stesso metodo chiedere ad un giudice di stabilire il prezzo dell’agnello sotto le festività natalizie o pasquali.
Viviamo e lavoriamo in un Paese già di suo “grottesco”, dove tutto è usato secondo le circostanze o degli interessi, cerchiamo almeno nelle occasioni in cui la parola “giustizia” deve fare il proprio corso, di non intralciare con frasi fuori luogo, l’andamento trasparente del lavoro di persone pagate dai contribuenti, e di non portarle a scegliere i metodi usati nel XV secolo.
Si torna a parlare di celerità, a me onestamente questi due argomenti toccati, “opinione pubblica” e “celerità” fanno decisamente paura.
E non per questioni personali, ci mancherebbe, mi è stato insegnato, per fortuna, di fare sempre e comunque le cose bene e che la fretta è solo portatrice di cattivi consigli, e che il giudizio della gente debba sempre e comunque essere preso per quello che è.
Invece mi sembra di essere salito sulla macchina del tempo di “Ritorno al futuro”, che in questo caso fa un viaggio a ritroso.
Ci siamo vergognati in molti, non solo il Senatore Cossiga, al tempo di quelle sentenze, risultate contrarie ad ogni codice etico che possa rispettare prima di tutto l’uomo che l’imputato, per poi sentirci dire, come se fosse un articolo di un codice, che la gente comune aveva la necessità di trovare un colpevole.
Ma noi siamo testoni, e da allora ci continuiamo a chiedere di quale giustizia, se poi giustizia non è stata, se non una sommarietà totale di quello che è stato.
Quindi Dottor Abete, lasciamo che il procuratore federale abbia il tempo di valutare questo nuovo filone di intercettazioni, con la dovuta calma e soprattutto con gli atti completi in mano, di danni, a suo tempo, ne sono stati gia fatti, e anche molti.
Non ci rincorre nessuno, questa volta non c’è l’Uefa che ha bisogno di liste o di un campionato che ha bisogno di stilare calendari, ma anche ci fosse la necessità di tutto questo, si ricordi che è più importante la dignità di un uomo, dei propri famigliari, del proprio figlio che tutti i giorni va a scuola, che di una partita di pallone.
E’ facile, in questa sorta di Paese democratico e civile, etichettare una persona, e renderla visibile sotto certe vesti per tutta la vita, per una sorta di sciacallaggine espressa da giornali e televisioni da dare in pasto al macellaio sotto casa.

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