domenica 28 febbraio 2010

Juventus - Palermo, pagella istantanea


Alex Manninger: voto 6.5
Una bella parata su Pastore, più sicuro rispetto alla partita con l'Ajax

Zdenek Grygera: voto 4
Da anni scriviamo peste e corna di questo personaggio, e regolarmente ce lo ritroviamo in campo. Oggi è il miglior fantasista del Palermo (insieme a Pastore), inventando dal nulla un gol

Fabio Cannavaro: voto 6-
Si nasconde dietro a Chiellini, e non fa troppi danni. Guarda Miccoli mentre il Romario del Salento la mette nel sette. L'ombra del giocatore visto a settembre e ottobre

Giorgio Chiellini: voto 7.5
Gioca alla grande in un contesto da naufragio catastrofico: una roccia in difesa, scende sulla fascia per crossare, tira, colpisce di testa. Questa squadra non lo merita

Paolo De Ceglie: voto 5.5
Tutti i suoi limiti emergono in una partita come questa: ha grande corsa, si impegna, ma alla fine il suo bilancio comprende due cross, tanti appoggi sbagliati, e pure un tunnel subito da Cassani. L'emblema di questa squadra: i limiti sono strutturali

Antonio Candreva: voto 5.5
Buona partenza defilato a destra, alternando qualche errore di troppo a delle discrete giocate. Quasi non tocca palla nel secondo tempo

Momo Sissoko: voto 6
Anche per lui, discreto primo tempo di lotta e di governo, quindi sparisce nel secondo. Troppo irruento nel finale, quando sembra perdere un po' la testa

Felipe Melo
: voto 6+
Nel prima prima frazione gioca bene, forse uno dei suoi migliori spezzoni quest'anno: preciso, controllato, nessuna "melata", insomma, un regista accorto. Sparisce pure lui nel secondo tempo, ma evita almeno il suo personale naufragio

Diego: voto 4
Che non sia un fuoriclasse lo abbiamo capito. Tuttavia, prestazioni irritanti come quella odierna mettono in serio dubbio la sua utilità per il futuro. Continui tiri di piatto, personalismi, aperture e lanci ad minchiam: un disastro

Alex Del Piero: voto 5
Serataccia anche per lui, che dovrebbe essere in buona forma. Non incide per nulla, e naviga su una coerente e sconcertante linea di mediocrità dall'inizio alla fine

David Trezeguet: senza voto
Ha tutta la nostra solidarietà, in una squadra del genere un attaccante d'area non può che fare lo spettatore. Lui prova pure ad arretrare cercando palloni, ma è tutto inutile
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Fabio Grosso: voto 5
Entra al posto di De Ceglie, e tocca un paio di palloni in modo semplicemente agghiacciante

Michele Paolucci: senza voto
Entra nel finale al posto di Del Piero, ingiudicabile

Jonathan Zebina: senza voto
Entra nel finale al posto di Diego (!!), ingiudicabile
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Alberto Zaccheroni: senza voto
Zac è ingiudicabile, bisogna piuttosto prendere atto della dura realtà: il Palermo attuale è una squadra tecnicamente superiore alla Juventus, e vince meritatamente la partita. Zac mette in campo gli unici undici giocatori che ha a disposizione (guardate che razza di cambi è stato costretto a fare), rinuncia al 3-4-3 dimostrando flessibilità, ma il risultato è disastroso.
Eravamo stati facili profeti scrivendo del doppio confronto con l'Ajax: appena l'avversario può mettere in campo un discreto livello tecnico, questa squadra si squaglia. Si veda il giudizio su De Ceglie: si tratta di limiti strutturali, più di così non si può ricavare da questa rosa


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Io Onesto

Per la serie "Si vede o no che ho giocato nell'Inter?", Gabriel Omar Batistuta si lascia andare a dichiarazioni per nulla interessate nell'ambito della sponsorizzazione della candidatura del Qatar per il mondiale 2022. Il centravanti argentino ha infatti abbracciato, insieme a gentiluomini del calibro di Pep Guardiola, il comitato per Qatar 2022, immaginiamo su base gratuita (giusto magari qualche rimborso spesa), e mosso solo dall'amore per queste terre così piene di poesia. Un po', spiega, come quando ci andò a giocare nel 2005. E nessuno si permetta di dire che era per i soldi: "Non è stato il mio caso, avevo già un sacco di soldi. Non è che metto la cosa da parte, voglio dire sì ho ricevuto soldi, ma per me personalmente la cosa importante era imparare una nuova cultura e fare esperienza in un posto che conoscevo poco".
E perché non una vacanza-lavoro nelle miniere dell'Angola?
Io onestone che son iooooo, interista che non sono altroooo...

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sabato 27 febbraio 2010

La gallina Saras fa uova di pietra

Il tempo è padre della verità. E nessuno lo potrà negare, su ju29ro.com abbiamo detto in tempi non sospetti che la crisi economica avrebbe sistemato tante cose. Vi ricordate i bei tempi in cui tutti sviolinavano sulla magnificenza di Moratti e del suo mecenatismo? Vi ricordate i soloni e i farisei che dicevano (e dicono) che il deficit cronico dell'Inter non è un problema "tanto c'è Moratti che copre?"
Cari signori, dovete cambiare disco e inventarvene un'altro. La gallina dalle uova d'oro Saras sta iniziando a produrre uova di pietra. I ricavi registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 mln, la posizione finanziaria netta a fine 2009 è negativa per 533 mln e l'utile adjusted (leggi perdita) è di -55 milioni di euro circa. Di conseguenza il dividendo (le uova d'oro), per quest'anno, sarà pari a zero.

Ecco che, magicamente, gli anni ruggenti delle campagne acquisti faraoniche diventeranno un ricordo dei bei tempi che furono. Non solo, ci vuole poco a capire che ora ben difficilmente si troveranno delle banche disposte a finanziare operazioni spericolate come la compravendita del marchio. La garanzia implicita di Moratti svanisce, così come sono svaniti gli utili e i dividendi.
Personalmente, certo, Moratti può attingere al suo personale patrimonio, che immaginiamo sia notevole, ma francamente non crediamo che sia disposto a mettere a repentaglio la sua fortuna personale e il suo benessere per coprire le perdite folli del suo giocattolo. Certo i complimenti dei corifei delle gazzette sportive fanno senza dubbio piacere. Ma di complimenti non si vive. Senza contare che i voltafaccia dei giornalisti quando la buona sorte viene meno sono una costante della categoria. Da Sindona ad Angelo Rizzoli, di potenti prima incensati e poi oltraggiati dalla stampa, se ne contano a decine.

Noi facciamo una previsione: Maicon, e magari anche Balotelli, andranno via. Poi, certo, la stampa ci racconterà che l'italiano è milanista, e il brasiliano da un paio d'anni non è più lui. Quando leggerete queste cose, noi raccomandiamo di andare a rivedervi i bilanci della Saras del 2009. Le cose saranno più chiare.

Un'ultima cosa. Le intemperanze e il nervosismo interista di questo periodo, alla luce del bilancio della gallina dalla uova (ex) d'oro, appaiono più chiari. Lo scudetto non è uno sfizio, ma una necessità. Peccato che per riuscire a rimettere in sesto il bilancio, in casa Inter, di scudetti dovrebbero vincerne una decina di fila, e senza la Champions forse non basterebbero.
Benedetta crisi economica, quante cose ci fai capire!

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Il sonno del curato

E' passato quasi un anno dall'elezione a presidente della Lega Calcio di Maurizio Beretta: se non è giusto fare un bilancio, ci pare comunque necessario ragguagliare sui risultati raggiunti e sui progetti impostati. Del resto, chi è stato osannato come grande manager, in grado di ridare slancio alla Lega Calcio non può non essere giudicato, anche in rapporto a quanto prodotto dai diretti concorrenti, come per esempio la FA inglese.

La prima cosa da valutare è se vi siano stati cambiamenti nel comportamento degli associati rispetto agli altri interlocutori istituzionali. In altri termini, la conflittualità delle società associate è diminuita in rapporto alla Figc o all'Aia?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I conflitti, soprattutto contro l'Aia, sono ai massimi livelli di sempre. E addirittura lo spettro di una nuova Calciopoli viene continuamente evocato da chi si ritiene vittima di torti arbitrali. E' questo, signor Beretta, il modo di valorizzare (anche commercialmente) il prodotto? Non ritiene che le continue recriminazioni, che hanno eco anche internazionale, danneggino l'immagine del nostro calcio e ne minino la credibilità? Lei queste cose le ha spiegate ai suoi associati?

Per quanto riguarda il fronte stadi non si vedono miglioramenti. La legge che dovrebbe consentire il credito agevolato per chi si vuole dotare di un nuovo impianto, è ancora impantanata in Parlamento. Inoltre le società non sono state finora in grado, esclusa la Juventus, di implementare progetti concreti. Spieghiamoci meglio: aldilà delle presentazioni in stile Walt Disney fatte ai tifosi e alla stampa, non si sono visti quest'anno progetti concreti e facilmente realizzabili. Per esempio, Roma e Lazio con la scusa del nuovo stadio hanno proposto di fatto enormi speculazioni immobiliari che hanno messo in imbarazzo anche l'amministrazione cittadina, che pure era ben disposta. Anche per quanto riguarda le altre società si è di fatto in alto mare. Ancora si tratta con costruttori, banche e con i Comuni. Signor Beretta, c'è stato un coordinamento della Lega Calcio? Si è spiegato agli associati che non si doveva tirare troppo la corda con le speculazioni così da evitare di impantanare i progetti degli stadi, fondamentali per tutto il movimento?

Non basta dunque, signor Beretta, aver condotto con astuzia le trattative legate alla cessione dei diritti televisivi, per quello bastava una vecchia volpe come Matarrese.
Il deficit strutturale (stadi e credibilità) con gli altri campionati si sta sempre più allargando, come dimostra anche la nuova iniziativa della FA inglese, che dall'anno prossimo lancerà un suo canale televisivo visibile in tutto il mondo sulla falsariga di quello della NBA.
Tutto questo senza considerare l'impoverimento tecnico del nostro campionato, che si riscontra anche nel rischio concreto di perdere la quarta squadra in Champions. Un'ipotesi che fino a quattro anni fa poteva essere considerata, nella migliore delle ipotesi, fantascientifica.

Per tutto questo, prima che sia troppo tardi, e da buona volpe democristiana, signor Beretta, dia le dimissioni. Eviti di affondare con una barca che non è in grado di governare. Magari dia le dimissioni il giorno dell'inaugurazione del nuovo stadio della Juve, naturalmente dichiarando vittoria. E se vuole fare un buon servizio al mondo del pallone (sempre che Le interessi), in quell'occasione convinca i presidenti che sarebbe il caso di fare una telefonata a Londra per convincere "il grande appestato" a rientrare in Italia.
Dia retta a noi, se vuole bene al calcio italiano, svolga questo semplice ma essenziale servizio. Il suo amico Montezemolo se ne farà una ragione!

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venerdì 26 febbraio 2010

Se la Cupola esiste...

... Bisogna capire però di che Cupola si parli. Le ipotesi sono due: o esiste la cupola di cui indirettamente parlano Mourinho e l'Inter, oppure ne esiste un'altra che agisce in direzione esattamente opposta.
Andiamo con ordine. Il giudice sportivo ha condannato a due giornate di squalifica Cambiasso per un'aggressione al sampdoriano Padalino. Dagli atti risulta che ad aver visto il fatto siano stati uno o più ispettori della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Dunque non siamo di fronte ad una situazione nella quale vengono riferiti fatti visti da terzi: i testimoni sono dei funzionari della Figc. Qualcosa di simile ad un arresto di rapinatori colti con le mani nel sacco direttamente dai Carabinieri.
E qui sorge il problema secondo la stampa: "La società blucerchiata, infatti, si sarebbe premurata di inviare una lettera ai giudici, nella quale sosteneva l’innocenza del centrocampista dell’Inter nel corso della rissa avvenuta nel sottopassaggio di San Siro, al termine della gara tra Inter e Sampdoria: secondo l’accusa mossa da Tosel, infatti, si faceva riferimento ad un pugno, con il quale l’argentino avrebbe cercato di colpire il doriano Padalino."
Ci pare ci sia poco da aggiungere, di fatto la Sampdoria dei petrolieri genovesi Garrone scagiona Cambiasso, perché il fatto non si è mai verificato.
Dunque, secondo la società dei Garrone e al di là di tutte le formule diplomatiche riportate nella lettera, i funzionari della Figc avrebbero dichiarato il falso.
Se fosse vero, secondo noi si sarebbe di fronte ad una situazione gravissima, in cui i funzionari della Federazione avrebbero falsamente accusato un giocatore di un club, distorcendo così la regolarità del campionato.
Oggi abbiamo avuto una prima risposta dagli organi giudiziari d'appello della Figc: la squalifica a Cambiasso è stata confermata. E allora secondo la corte la Samp ha spudoratamente mentito in relazione a quanto affermato nella lettera. Ma perché la Samp avrebbe mentito? forse per fare un favore all'Inter e a Cambiasso?
Secondo la Corte di Giustizia Federale, di fatto, siamo di fronte ad un caso di falsa testimonianza, visto che la lettera della Sampdoria sarebbe inattendibile. Appare evidente che in questo modo si sarebbe alterato il campionato a favore dell'Inter, non facendo scontare a Cambiasso la sacrosanta squalifica. Senza contare il fatto che, incidentalmente, si sarebbe attentato alla credibilità degli ispettori della Federazione e della giustizia sportiva.
Ripetiamo, non lo diciamo noi, lo dice la Corte d'Appello Federale che ha ritenuto non credibile la letterina della Sampdoria.

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Lotta di classe contro il potere!

Basta con i pregiudizi! Cos'è quell'aria di sufficienza, di ostentata distanza, come se a protestare possano essere solo operai e studenti? Ci vorrebbe un po' più di rispetto per la legittima protesta dei tifosi nerazzurri contro le manovre del palazzo per impedirgli di vincere tutti gli scudetti di qui alla fine del mondo, come ampiamente nelle corde della squadra guidata dal condottiero portoghese Josè Mourinho U Cuntabal de Setubal.
Una protesta vigorosa ma civile, nata sulla scia dei grandi movimenti civili comparsi sulla scena della storia mondiale nel ventesimo secolo, una manifestazione di pensiero che, condivisibile o meno, merita tutto il nostro rispetto.
La panolada di sabato scorso, ad esempio, affonda le sue origini nel celeberrimo movimento dei Bianchi, ai tempi del Sudafrica dell'apartheid. Per protestare contro le inumane condizioni in cui erano costretti a vivere per colpa dell'aggressiva maggioranza di colore, il movimento dei bianchi organizzò nel 1977 una clamorosa manifestazione allo stadio di Città del Capo (oggi Città di Mou) per il riconoscimento dei diritti incivili, invocando nell'occasione un uomo forte che potesse rappresentare la guida per il cambiamento alla tragica situazione di servaggio a cui erano ridotti. "Già che siamo allo stadio, magari cileno" si leggeva in uno striscione mostrato dall'ala più moderata del Movimento, i cui rappresentanti, presto imitati dal resto dello stadio, cominciarono a sventolare fazzoletti bianchi, come segno di riconoscimento della propria etnia, i cui diritti erano calpestati.
Spostandoci in ambito calcistico, possiamo riscontrare precedenti della clamorosa protesta nerazzurra che ha incendiato anche la partita di Champions League con il Chelsea (ennesimo arbitraggio scandaloso contro i nerazzurri), nelle iniziative dei tifosi della Steaua Bucarest, la squadra dell'esercito romeno, ai tempi di Ceausescu, che al grido di "Gli arbitri ci bersagliano, muovetevi bersaglieri!", esternò il proprio malcontento verso gli indecenti arbitraggi mandati dal Palazzo, poi riconosciuto in Buckingham Palace, essendo chiaramente ispirati da agenti al soldo della Regina.
Ancora più significativa fu la protesta dei tifosi della Dinamo Berlino, la squadra patrocinata dalla Stasi, protesta che ispirò anche il celebre film vincitore dell'Oscar "Das Leben Der Arbitren (La Vita degli arbitri)". Nel 1988, mentre la Dinamo si avviava a vincere con pieno merito il suo decimo scudetto consecutivo, un arbitro, poi scopertosi in un processo conclusosi la sera stessa un ex gerarca nazista al soldo della CIA, diede un rigore contro la Dinamo per avvelenamento in area del centravanti avversario. I tifosi svuotarono immediatamente lo stadio e si diressero verso Checkpoint Charlie per insultare il governo della Germania Occidentale, con slogan come "Meno male che c'è il muro, se no vi facevamo il culo", e lanciando monetine ai passanti del quartiere di Kreuzberg, poi convinti a cambiarle in marchi occidentali sotto forma di banconote.
Il più recente caso riguarda però l'Obilic di Belgrado che, nel 1998, mentre si apprestava a vincere il campionato serbo, sotto la presidenza del celeberrimo Arkan, si trovò davanti alla terz'ultima giornata per la prima volta una squadra avversaria al completo, seppure il terzino sinistro, un musulmano del Sangiaccato, avesse raggiunto la zona di competenza, solamente con l'aiuto dei compagni, essendo incaprettato con le manette dietro al collo, e recando sulla fronte vergata a sangue la scritta "Serbia To Tokyo".
Pare che i compagni volessero mostrare al mondo lo scempio compiuto dalle squadracce di Arkan (che rispose: "Squadraccia un cazzo, e l'Inter di Simoni cos'è allora?"), ma in seguito i media serbi, notoriamente indipendenti, la derubricarono ad incidente montato ad arte dai servizi segreti tedeschi.
I tifosi dell'Obilic, soliti portare con sè una pistola a scopo di autodifesa e puntarla giocosamente verso i calciatori avversari, nell'occasione riposero l'arma nella cintura, e, con grande senso civico, sventolarono tutti un paio di manette, per protestare contro l'arbitro che ancora non aveva espulso il terzino avversario recatosi in campo in condizioni irrispettose e gravemente lesive dell'onorabilità degli spettatori presenti.
Le battaglie di civiltà, le battaglie per il progresso, le battaglie contro tutte le forme di potere quindi, come dimostra ampiamente la storia, possono avere come teatro uno stadio di calcio, così come la piazza di una metropoli. Chi ha detto, dove sta scritto che San Siro non può essere un'altra Tien An Men?
Rispetto per i tifosi dell'Inter e per la loro battaglia.

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I migliori del mondo


Ringraziamo Andrea Della Valle per la sua appassionata difesa della Fiorentina, di Firenze e dell'area urbana limitrofa: non proprio un capolavoro di sincerità, ma in certi casi non è poi il caso di andar troppo per il sottile.
Nella sua ricusazione pubblica di Roberto Rosetti, aka L'Arbitro Più Bravo Del Mondo, Andreino rammenta il brutto passato del torinese con i viola: evidente il riferimento a quella partita con la Lazio del campionato 2004/2005 in cui Rosetti non vide il fallo di mano di Zauri, condannando la Forentina a giocarsi la salvezza all'ultima giornata. Si scorda però che nell'intercettazione tra Bergamo e Mazzini susseguente alla partita, Bergamo rivelò che l'arbitro di Torino l'anno prima fu "decisivo per il passaggio". Dei viola in A, nello spareggio dell'anno precedente contro il Perugia, hanno inteso i più. Insomma, ricordi brutti e ricordi belli. Ma non è il punto.
Il punto è che Della Valle ricorda che la Roma ha ricusato Rosetti e non lo vede più da 4 mesi, e i viola vorrebbero lo stesso. Anche qui crolla un caposaldo di Calciopoli.
Ma come? La Juve è stata accusata di aver ricusato Collina, e siccome questi era l'arbitro migliore del mondo, il motivo non poteva che essere la fraudolenta volontà di non avere arbitraggi imparziali.
Oggi ben due squadre ricusano l'arbitro che ha arbitrato la finale degli Europei, ritenuto il migliore al mondo da molti addetti ai lavori, ed è normale? E' normale non fidarsi dell'arbitro migliore al mondo?
Se lo è per Fiorentina e Roma, lo era anche per la Juve, che con Collina vantava un precedente come la piscina di Perugia. Lo stesso Collina che abbiamo poi scoperto chiaccherare amabilmente con Meani.
Anche l'arbitro migliore al mondo può essere infido, fidatevi.
Un altro argomento in meno per l'accusa di Calciopoli.

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giovedì 25 febbraio 2010

Juventus - Ajax, pagella istantanea


Alex Manninger: voto 5
Indeciso in almeno tre occasioni, da rivedere

Zdenek Grygera: voto 6.5
Partenza difficile, puntato sistematicamente dagli avversari. Si assesta bene, e alla distanza sbaglia davvero poco

Nicola Legrottaglie: voto 7
Impeccabile stasera in fase difensiva, molto pericoloso quando si proietta in avanti

Giorgio Chiellini: voto 7
Vedi Legrottaglie

Paolo De Ceglie: voto 6+
Parte alla grande, con un paio di discese con cross e si dimostra molto sicuro in fase di chiusura. Nel secondo tempo sparisce, e non è sempre impeccabile in fase difensiva

Momo Sissoko: voto 6-
Gode di migliore fama rispetto a Melo, ma pregi e difetti tecnici sono gli stessi: gran lottatore, ma è troppo impreciso per ricoprire quel ruolo. Fa una cosa buona, sbaglia quella successiva

Felipe Melo
: voto 6--
Gioca una partita decente, che macchia con la solita assurda ammonizione (era diffidato). Ride in faccia all'arbitro, esulta per una respinta: è completamente pazzo

Claudio Marchisio: voto 6-
Defilato a destra non gioca mai bene, e stasera conferma la tendenza. Tocca pochi palloni, raramente si inserisce, ma sbaglia poco o nulla

Diego: voto 6+
L'unico che provi a uscire dal grigiore, ma anche lui commette troppi errori. Purtroppo nessuno riesce a fargli capire che deve stare più vicino alle punte, troppo generoso

Alex Del Piero: voto 6
Prestazione senza infamia e senza lode. Si vede che ha la gamba buona, ma non piazza nessuno spunto dei suoi, e non solo per demeriti personali

Amauri: senza voto
Esce subito per infortunio
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David Trezeguet: voto 5
Gioca 70 minuti quasi senza toccare palla, è ancora indietro di condizione

Antonio Candreva: senza voto
Entra nel finale al posto di Del Piero, ingiudicabile

Mauro Camoranesi: senza voto
Entra nel finale al posto di Diego, sembra ancora molto indietro di condizione
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Alberto Zaccheroni: voto 6
Confermiamo le cose positive dette su di lui: ha trasformato un'Armata Brancaleone in una squadra di calcio, rinunciando di fatto all'assurdo 3-4-3 provato all'inizio della sua avventura. Detto questo, però, basta una squadra giovanissima ma molto tecnica come l'Ajax per far emergere i limiti evidenti di questa Juventus. Limiti strutturali, a nostro avviso, non superabili con il solo lavoro

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Interistavero

Lo svergognato di Setubal

Poteva mancare Calciopoli nelle recite settimanali di Mourinho? Chiaramente no, ieri lo SpaccOne di Setubal Calciopoli l'ha chiamata in causa: verosimilmente imbeccato dall'ufficio stampa, ha detto che lui per quello scandalo ha provato vergogna, s'è vergognato di guadagnare i soldi col calcio.

Qualche giornalista coraggioso gli ha già risposto ricordando lo scandalo dei "Fischietti d'oro" che, guarda caso, ha riguardato il Porto proprio l'anno in cui l'allenatore era Mourinho; quanto a noi, su quello scandalo eravamo già intervenuti, la vergognosa uscita dello spaccone ci consente ora di aggiungere qualche osservazione.

Data la precisione e la sofisticatezza delle recite di Mourinho, e visto che lui da sempre è maniaco dei dettagli dentro e fuori dal campo, non è pensabile che lui dei fischietti d'oro non abbia memoria; dobbiamo dedurre che di quello scandalo non se n'è vergognato, e non si vergogna. Ci auguriamo solo che non arrivi a vantarsi; vista la caratura del personaggio ne sarebbe anche capace.

In Portogallo la giustizia sportiva s'è mossa dopo che la giustizia ordinaria aveva ultimato le sue indagini, trovando testimoni e pistole fumanti (soldi e donne), e formulando le sue richieste di condanna. Forse i suoi collaboratori si sono dimenticati di dirglielo, ma in Italia le cose sono andate diversamente. Provi lo spaccone a farsi spiegare meglio la questione da Oriali; lui, dirigente e pregiudicato, è oltretutto esperto di come si possa trattare con la giustizia sportiva e poi patteggiare in Tribunale, riconoscendosi colpevole e finendo come premio in panchina.

La storia di Calciopoli è ancora lontana dalla conclusione, e quando sarà scritta la parola fine si vedrà più chiaramente chi deve vergognarsi e chi no. Quanto allo spaccone di Setubal, invece, lui va di corsa, magari pensa già al prossimo ingaggio multi milionario e non gliene frega di restare svergognato per quello che dice; verrebbe da dire, anzi, che più sbarella nelle sue recite e più l'ingaggio sarà milionario.

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mercoledì 24 febbraio 2010

Allucinazioni: mani di Del Piero?



"Secondo me era proprio lampante, plateale, praticamente Del Piero ha fatto un bagher pallavolistico, e a parti invertite l'arbitro avrebbe fermato l'azione".
Queste le dichiarazioni del giocatore bolognese Buscé, a proposito dello stop di Del Piero. Ora, con la gradita collaborazione dell'amico 10superfly, utente del forum bianconero J1897, vi forniamo volentieri le immagini che sbugiardano inconfutabilmente i lamenti felsinei... altro che bagher!

Un grazie dalla redazione a 10superfly e al forum j1897.com!

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Chi Sara(s) il colpevole?

Ritorniamo ancora sulla faccenda della quotazione della Saras in Borsa. Qualche giorno fa sono stati sentiti i fratelli Moratti, come persone informate sui fatti. Ora entra in campo Guido Rossi, una garanzia.
Il Professore patrocina la causa dei banchieri di JP Morgan, e assicura sulla loro dirittura morale. Non sono responsabili né di aggiottaggio né di falso in prospetto, perché il famoso prospetto informativo non lo avrebbero firmato loro.
Benone, dunque, i Moratti che hanno incassato i soldi non sono colpevoli perché loro non sapevano nulla, sapevano solo i banchieri. Ora, secondo Guido Rossi, non sono colpevoli manco i banchieri, nonostante ci siano anche alcune mail che confermerebbero le loro forti responsabilità (curiosa quella che dice che il prezzo deve "avere davanti un sei", anche perché qualcuno deve ripianare i debiti accumulati a causa di una squadra di calcio).
Ora, sarebbe curioso capire chi siano i colpevoli in questo giallo a sfondo finanziario, vista l'onestà acclarata dei fratelli Moratti e quella supposta dei banchieri.
Ci piacerebbe conoscere il parere in materia dell'illustrissimo ed autorevolissimo Professore. Chissà che l'assassino, anche in questo caso, non sia un ex ferroviere di Monticiano, o in alternativa le migliaia di risparmiatori che, in fondo, se si sono fatti truffare la colpa è loro che non sono attenti.

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Castagnini e i tromboni sfiatati

Nel viaggio di Castagnini in Brasile, a detta della stampa, non vi sarebbe solo l'interesse per alcuni giovani talenti, ma anche la cupidigia nei confronti di un cavallo di ritorno: Adriano.
Non sappiamo se credere alla notizia, certo c'è da sperare che si tratti di una bufala di organi d'informazione in cerca di notizie sensazionalistiche.
Il discorso è che il duo Secco - Castagnini ci ha abituato ad ogni sorta di orrore, avallato tra l'altro dal trino presidente savoiardo. Pertanto c'è da aspettarsi il peggio.
Continuerebbe la tradizione inaugurata nella scorsa campagna acquisti: l'ingaggio di tromboni sfiatati a fine carriera. Sebbene il brasiliano per motivi anagrafici non sia alla fine della sua carriera, in Italia per lungo tempo si è comportato da ex giocatore. Ostracizzato da un Mancini che non sapeva più che pesci pigliare, finì in un vortice fatto di notti brave, di escort, di paparazzi e di comportamenti non compatibili con quelli di un atleta. Da notare che da questa drammatica situazione non riuscì a salvarlo neanche Mourinho, che pure molto si adoperò per raggiungere l'obiettivo. Ed infatti, alla fine, fu rispedito in Brasile dopo aver rescisso il contratto con la sua squadra.
Ora, a quanto pare, nella missione impossibile si vuole cimentare la Newventus. Se l'operazione sarà coronata da successo chissà che anche per il mitico Gazza Gascoigne non ci sia una speranza di indossare la maglia bianconera e di liberarsi dai suoi problemi!
Newventus centro recupero ex atleti, fu (tanto tempo fa) Juventus FC.

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martedì 23 febbraio 2010

Un Candido abbraccio

S'interessa poco di calcio l'ingegner Elkann, e così le poche volte che ne parla verrebbe voglia di ragionare su quello che dice; certo è un esercizio difficile, ma in fondo è lui che che dà le direttive sulla Juve, con le parole e con i fatti è lui che ha preso il posto che fu di Gianni e Umberto Agnelli.

Ieri era a Milano (si ricordava Candido Cannavò in una sala gremita di bella gente, come ricorda il premuroso Monti sul Corsera), e i giornalisti gli hanno posto domande sull'attualità del calcio e della Juve. Sull'attualità del calcio, e le manette di Mourinho in particolare, niente da dire: giusto il suo invito a stemperare i toni e ad essere costruttivi. Sull'attualità della Juve, se ascoltate l'intervista, sentirete la frase: "La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo". La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo... e qui da dire ci sarebbe tanto: stemperare i toni va bene, ma ci aspettavamo un richiamo alle vittorie, quella frase sembra detta non dal presidente della Juventus vera, ma da quello di una società che lotta per non retrocedere.

Al di là delle parole, comunque, sono i fatti quelli che contano, specie in questo periodo in cui si gettano le fondamenta del prossimo campionato, e per la Juve ci sarebbe tanto da fare: il nuovo sponsor sulle maglie, nuovi acquisti per i ruoli dove la squadra, a detta di tutti, è debole, rosa da svecchiare, budget a disposizione degli operativi e chi più ne ha più ne metta.

Fatti, appunto, e non parole; ci vorrebbero dei fatti, come quelli che si vedevano ai vecchi tempi. Per esempio, sullo sponsor: la Fiat e i suoi amministratori hanno contatti con mezzo mondo, se non col mondo intero; è di pochi giorni fa la notizia che il Milan ha portato a casa un accordo importante: cosa si sta facendo alla Juve?

Oppure sul più che probabile deficit di bilancio: senza ispirarsi a quelle società che per anni hanno inventato plusvalenze e fatto debiti bruciando centinaia di milioni per ogni esercizio, si sta valutando come fronteggiare qualche anno di vacche magre? La Exor, per accennare la prima cosa che viene in mente, non potrebbe finanziare temporaneamente la Juve?

Da tifosi aspettiamo di veder quali fatti matureranno, però una cosa ci sembra chiara: se l'obiettivo che l'ingegnere ha in mente per la Juve fosse di non perdere, allora si può lasciare tutto com'è e interessarsi di pallone una volta ogni tanto (magari per farsi abbracciare da Moratti, si veda la foto); per vincere però, come dovrebbero aver insegnato Gianni e Umberto Agnelli, ci vuol ben altro.

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Quale meta per il traghettatore?

Lo ammettiamo, non eravamo per nulla convinti della scelta di Zaccheroni. Per vari ordini di motivi: il fatto che non allenasse già da qualche anno, il fatto che la sua ultima apparizione fosse stata negativa, il fatto che giocasse con uno schema totalmente diverso da quello usuale in casa Juve e, infine, perché ritenevamo (e riteniamo) tardiva la scelta della società, sarebbe stato meglio se fosse avvenuta durante la pausa natalizia.

Lo scetticismo dunque era tanto, e anche motivato in maniera variegata, oltre che condiviso da buona parte dei tifosi juventini.
Però bisogna dire che Zaccheroni si è approcciato all'ambiente juventino (sia verso l'esterno sia all'interno) con grande umiltà, con grande cultura del lavoro e con una buona dose di pragmatismo.
Si nota infatti che anche i giocatori hanno smesso di fare stupide dichiarazioni e stupidi proclami di vittoria. Era ora.
Inoltre, ci ha stupito la sua misura in occasione delle immancabili polemiche in cui qualche Furbinho voleva trascinarlo.
Sembra che la Juventus abbia trovato un allenatore navigato ed esperto capace di proteggere il gruppo. Crediamo che i buoni risultati di queste ultime giornate dipendano soprattutto da questa importante dote. Oltre che, naturalmente, da quello che è stato brillantemente definito "cul de Zac".
Buona cosa questo "cul de Zac", anche Napoleone amava scegliere i suoi generali tra coloro che si dimostravano baciati dalla dea bendata.
Quale futuro allora per il traghettatore? Alla fine dovrà scendere dalla nave una volta arrivati in porto?

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lunedì 22 febbraio 2010

Che equivoco!


Mourinho e manette. Tre giornate di squalifica.
Dura stangata della procura federale al portoghese: 40mila euro di ammenda per il gesto delle manette, e per aver utilizzato espressioni ingiuriose nei confronti di arbitro e collaboratori durante l'intervallo. Due giornate di squalifica anche a Cambiasso dopo l'aggressione a Pozzi nel tunnel di San Siro nella pausa di Inter-Sampdoria, e a Muntari per insulti al direttore di gara.
Mourinho si difende: "Avete capito male!"
Lui invece ha capito bene. La prossima volta si spieghi meglio.

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Chiudete le redazioni, parte II


Citiamo testualmente da un nostro articolo pubblicato settimana scorsa:
"Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.
A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono."

Oggi è arrivata la decisione del Giudice Sportivo:
Il Giudice Sportivo, sciogliendo la riserva contenuta nel comunicato ufficiale della settimana scorsa, "letta la relazione del Procuratore federale del 19 febbraio e le allegate note della Questura di Torni e dell'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni Sportive" ha deliberato come segue in merito agli incidenti occorsi in occasione della gara Juventus-Genoa: "Rilevato che sostenitori della Soc. Genoa, tra il 15' e il 30' del primo tempo. a) dal settore loro riservato, effettuavano un fitto lancio di petardi, nonché di pezzi di sedili divelti, nel contiguo settore denominato 'Curva Nord', occupato dai sostenitori della squadra avversaria; b) entrati nel settore denominato 'Intercinta', tentavano di abbattere i cancelli divisori con la 'Curva nord', scardinandone uno e non conseguendo l'intento per l'immmediato intervento delle Forze dell'ordine; c) in quest'ultimo contesto, colpivano con un artifizio pirotecnico (presumibilmente un 'fumogeno') un agente di Polizia, cagionandogli ustioni di II e III grado in zona toracica, giudicate guaribili in quaranta giorni; rilevato altresì che sostenitori della Soc. Juventus, nelle medesime circostanze, facevano esplodere alcuni petardi, lanciandone altri nel settore occupato dalla tifoseria avversaria", ha inflitto al Genoa un'ammenda di 40.000 euro con diffida e alla Juventus un'ammenda di 15.000 euro.

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Tre passi nel delirio

Lo sprofondo. Il calcio italiano ha perso quel poco di credibilità rimasta, precisiamo, non per colpa degli arbitri. Ma a causa della partigianeria dei suoi protagonisti, di giornalisti tromboni sempre pronti a rilanciare anche le peggiori stupidaggini, e di una Figc ormai suonata, bollita, sclerotizzata.

Primo passo nel delirio. Ecco Buscè che accusa Del Piero per un presunto tocco di mano in occasione dell'assist a Candreva: "Il rammarico è questo. Tra l'altro, la sconfitta è arrivata su un episodio dubbio: dal campo ho visto che Del Piero ha controllato il pallone con le mani prima di lanciarlo, e come me l'hanno visto un po' tutti; tra l'altro, arbitro e guardalinee erano anche vicini e lo stesso Del Piero ha lanciato un cenno a Portanova come per dire che avevamo ragione noi, ma se l'arbitro ha lasciato correre non poteva farci niente...", e ancora: "Secondo me era proprio lampante, plateale, praticamente Del Piero ha fatto un bagher pallavolistico, e a parti inverse l'arbitro avrebbe fermato l'azione".
Come definire se non delirante la dichiarazione di un signore che parla di evidente fallo, quando in realtà nessuna moviola, debitamente equipaggiata per l'occasione anche di lente d'ingrandimento, è riuscita a dimostrare l'irregolarità? Come può dire questo signore che hanno visto tutti, quando le immagini dimostrano che nessun giocatore del Bologna ha protestato per il fallo? Anzi, per la verità ha protestato uno solo, quello alle spalle di Del Piero e dunque proprio quello impossibilitato, per i naturali limiti fisici, a vedere. Eppure, come in una gabbia di matti, ognuno può dire quello che gli pare: ci sarà sempre qualcuno che per interesse sarà disposto a dar credito a qualsiasi cosa.

Secondo passo nel delirio. Apprendiamo che Sua Santità l'Onestissimo ha telefonato ad Abete per lagnarsi della prestazione dell'arbitro Tagliavento. E qui il fatto è grave. Se giocatori e tecnico dell'Inter possono essere umanamente giustificabili (o quantomeno compresi), visto che le loro reazioni sono comunque in parte da addebitare alla trance agonistica, il presidente no. Lui ha parlato a freddo, dopo aver visto e rivisto le cose, supponiamo, e dopo aver letto anche i buoni voti dati all'arbitro anche da giornalisti come Fabio Monti, che di certo nemici dell'Inter non sono.
Cosa vuole Moratti dalla Figc? Pretende che gli arbitri non facciano le cose secondo regolamento, ma secondo l'interesse della sua squadra? Pretende forse l'impunità per i suoi giocatori?
Eppure si dà ancora credito a questo personaggio, manco la sua parola fosse quella di una vittima. Forse in troppi hanno dimenticato che la sua società ha al suo interno un dirigente pregiudicato (per giunta per reati commessi nell'ambito dell'attività calcistica). E di tanto altro si potrebbe parlare, a partire dalle frequentazioni tra Facchetti e un arbitro in attività. Sia chiaro, non lo diciamo noi, lo ha ammesso Nucini medesimo di fronte ad un Tribunale della Repubblica Italiana. E scusateci se non ha la stessa autorevolezza della Gazzetta dello Sport. Ma forse proprio lì sta il punto: l'Inter vorrebbe arbitri come Nucini.

Terzo passo nel delirio. Apprendiamo che nel Processo che vede imputato Preziosi per frode sportiva, approdato ormai in Cassazione, l'avvocato difende il suo assistito dando un'altra interpretazione: Preziosi non si è comprato la partita, il suo era un "premio a perdere", e per giunta per legittima difesa, visto che al Genoa avevano capito che il Torino aveva promesso un premio a vincere. Una dichiarazione aberrante e pericolosissima. Le squadre dovrebbero sempre giocare per vincere, come la regola dello sport impone. Dunque, se passasse l'interpretazione che si può pagare una squadra affinché perda, sarebbe la fine dello sport. E la Figc che cosa fa? Ritira la sua costituzione come parte civile.

C'era una volta il campionato di Maradona, Platini e Zico. Ora c'è solo il teatrino di Moratti, Mourinho, Preziosi e Abete. Notate qualche differenza?

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domenica 21 febbraio 2010

Da Capanna al GPS?


Nel 1975 la Polar ha testato il primo cardiofrequenzimetro portatile su un atleta, nel 1982 ha messo in commercio il primo wireless. Da allora la tecnologia applicata come coadiuvante per la preparazione atletica è diventata un elemento imprescindibile per qualsiasi atleta di qualunque sport conosciuto.
Pare che anche gli atleti del curling si siano preparati seguendo rigide tabelle di allenamento sotto la guida di preparatori atletici.
Capirete il nostro stupore quando l'altro giorno abbiamo letto su la Stampa, in un articolo di Jacopo D'Orsi, che adesso alla Juve sono stati predisposti dei piani d'allenamento personalizzati con l'ausilio di GPS e telemetria. Ma finora come veniva curata la preparazione atletica?
Come si valutava il livello di forma di un calciatore? E soprattutto i preparatori atletici cosa utilizzavano, l'orologio da tasca ed il block notes?

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Bologna - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6
Lascia scorrere il pallone senza uscire sul gol, si salva per miracolo con l'aiuto del palo in un'altra occasione. Non è al top

Zdenek Grygera: voto 5-
Primo tempo imbarazzante, il Bologna sfonda sistematicamente dalla sua parte. Comincia il secondo tempo allo stesso modo, migliora un po' nel finale, ma a destra senza Caceres sono dolori

Nicola Legrottaglie: voto 6+
Il meno peggio nel reparto difensivo. Sbaglia poco, ma si limita al compitino: qualche chiusura, qualche lancio in fase di ripartenza, ma lascia a Chiellini il lavoro sporco

Giorgio Chiellini: voto 6
Grandi cose ed errori incredibili. Salva la baracca in un paio di occasioni, ma è autore di due topiche macroscopiche che sarebbero potute costare il gol

Hasan Salihamidzic: voto 5
Non ci siamo, non ha più la birra in corpo per ricoprire quel ruolo. Se deve coprire tutta la fascia, non dà nessun contributo in fase offensiva e non riesce a rientrare per aiutare la difesa

Felipe Melo
: voto 7
Una delle sue migliori prove recenti. Solo una sbavatura (il solito passaggio no look in orizzontale), per il resto fa tutto piuttosto bene, sbagliando poco e mettendoci la giusta cattiveria

Claudio Marchisio: voto 6
Soffre per la fatica dovuta all'impegno di Amsterdam, e appare meno in palla rispetto al solito. Limita quindi gli inserimenti offensivi, ma fa bene il suo dovere come spalla di Melo

Paolo De Ceglie: voto 5.5
Buon primo tempo, con un paio di belle discese e grande attenzione nelle diagonali. Decisamente male il secondo tempo, in cui la sua fase difensiva lascia molto a desiderare (si veda il gol, ma non solo)

Diego: voto 6+
Anche per lui, ottima partenza e notevole calo alla distanza. Il gol è fondamentale, e gli vale complessivamente un'ampia sufficienza

Alex Del Piero: voto 7.5
Un giocatore ritrovato. Gioca una partita di alto livello, garantendo quantità e qualità con notevole continuità. Un gioiello il suo assist per il secondo gol

Amauri: voto 6
E' protagonista sul primo gol, e all'inizio sembra ispirato come nelle ultime uscite. Nel secondo tempo sparisce, e si limita a lottare
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Momo Sissoko: voto 6
Entra al posto di Marchisio, prestazione senza infamia e senza lode

Antonio Candreva: voto 6
Bellissimo il secondo e decisivo gol, quindi sbaglia tutto quanto è possibile sbagliare, compreso un gol fatto

Mauro Camoranesi: voto 6+
Entra in campo nel finale per perdere tempo, e svolge al meglio il compito di guastatore
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Alberto Zaccheroni: voto 6.5
I miglioramenti della squadra sono evidenti, e sono merito suo. Nella prima fase del primo tempo si vede pure del buon calcio, quindi la fatica prevale, ma la testa tiene e si porta a casa il risultato. Non convince la difesa (a 3? a 4? a 5? difficile dirlo), più per gli interpreti che per lo schieramento
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Il pubblico di Bologna: voto 4
I degni amici dei gentiluomini di San Siro, sponda Inter. Un lamento continuo, su ogni azione, su ogni fallo, anche laterale. Belli anche i cori contro gli Agnelli, complimenti!

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sabato 20 febbraio 2010

Manette per chi?


Nella foto, Mourinho fa il gesto delle "manette" dopo l'espulsione di Samuel (a cui seguirà quella di Cordoba) durante la sfida con la Sampdoria.
Con chi ce l'ha lo Specialone? Pensiamo che a Palazzi spetti il compito di porre questa domanda all'allenatore dell'Inter.
C'è ancora del malaffare nel calcio, anche dopo Calciopoli?
E chi sarebbero questi malfattori?
Per chi lavorano, e perché danneggiano proprio l'Inter?
Vogliamo risposte!

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La Caporetto dei giornali


Continua la crisi nera della carta stampata.
Sono stati infatti divulgati i dati relativi alle vendite dei giornali nel mese di Gennaio, dai quali si evince un netto calo, fino ad un picco negativo del -19,9% delle copie vendute rispetto alle vendite del 2009. Per la verità, non tutti i giornali perdono copie allo stesso modo; i più colpiti appaiono, appunto, il Sole 24 Ore (-19,9%), ma anche il Corriere della Sera (-19,1%) e la Gazzetta dello Sport (-7,3%). Un vero e proprio disastro, soprattutto se si considera che i dati sulla base dei quali vengono calcolate le percentuali sono riferiti al 2009, che è stato anch'esso un anno sanguinoso per le vendite.
Ciò che lascia stupiti è però il commento del gruppo RCS (Corriere e Gazzetta): il calo sarebbe compensato dall'aumento del prezzo del Corriere, e comunque è dovuto anche alla diminuzione delle copie distribuite gratuitamente.
Nessuna autocritica dunque, la colpa è evidentemente dei lettori che sono degli asini incalliti e non hanno voglia di leggere (e di pagare), le redazioni sono ritenute esenti, supponiamo, dalle partigianerie che distruggono l'autorevolezza dei giornali stessi e tolgono ai lettori la voglia di leggere.
Noi, ovviamente, non siamo d'accordo. Innanzitutto diciamo che dal nostro piccolo osservatorio sembrerebbe che la voglia dei cittadini di informarsi non manchi, infatti i nostri lettori sono in costante ed esponenziale crescita da due anni, e per di più solo grazie al semplice e umile passaparola, visto che il nostro sito non ha solidi gruppi finanziari e industriali alle spalle, e vive del lavoro gratuito e delle piccole donazioni dei suoi redattori.
Il problema del gruppo RCS sta, secondo noi e senza offesa, nella scarsa qualità del prodotto offerto, spesso troppo funzionale agli interessi degli azionisti (anche se, bisogna dirlo, Ferruccio De Bortoli si è dimostrato migliore rispetto al suo predecessore Paolo Mieli). Di questa scarsa qualità i lettori si sono accorti, e quindi attuano lo sciopero delle edicole, indipendentemente dall'aumento del prezzo di venti centesimi.
Ecco, per esempio, si provi a ragionare sulle pagine sportive del Corriere, e sul loro appiattimento sulle posizioni milanesi (mentre il Corriere dovrebbe essere il giornale di tutti gli italiani, almeno nelle intenzioni), e interiste in particolare. Se qualche giornalista del prestigioso giornale legge queste nostre umili righe e non crede alle cose che scriviamo lo invitiamo a rileggere l'intervista concessaci dal loro prestigioso collaboratore, Piero Ostellino. Le parole di critica contro l'uso strumentale delle intercettazioni e sul clima, creato ad arte, da rivoluzione culturale maoista sono rivolte anche al giornale per il quale scrive.
Così almeno ci è parso di capire.

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E' appena tornato!

venerdì 19 febbraio 2010

Intercettazioni, prove e sentenze


Se ci voleva la prova tv adesso l'abbiamo avuta: il direttore del TG 1, davanti a otto-nove milioni di telespettatori, ha detto che le intercettazioni non sono prove e che spesso gli intercettati vengono scagionati nei processi, ma intanto sono smerdati sui giornali.

Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.

La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.

La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).

La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.

L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".

Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.

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Sempre più Special

Nella conferenza stampa odierna, lo SpecialOne ha dato spettacolo, prendendosela un po' con tutti: la Roma, il Napoli, Bettega e la Juventus, la stampa spagnola e inglese, etc.

La Roma viene dipinta come una società che, quando deve acquistare un calciatore, tira al ribasso, piangendo per il proprio stato di crisi. Ovviamente, secondo Mou, a parti invertite, quando qualcuno cerca di acquisire le prestazioni di un giocatore giallorosso, la Roma chiederebbe l'impossibile.
La famiglia Sensi, che in questi anni ha ceduto all'Inter (tanto per fare qualche esempio) Chivu e Mancini ringrazia per la considerazione e, probabilmente, se ne ricorderà in caso di assalto a De Rossi.

Del Napoli, viene tirato in ballo il presidente, reo di aver dichiarato che non assumerebbe mai il portoghese. Mourinho risponde che è lui che non andrebbe mai a lavorare per De Laurentiis, ritenendo che questi non abbia abbastanza soldi per pagarlo.
Nella città partenopea pare che se ne faranno una ragione.

Bettega aveva detto di rifiutarsi di commentare gli episodi che riguardano altri, ritenendo evidentemente più produttivo (e più giusto) pensare agli affari propri. Manco a dirlo, Mou la pensa diversamente, ricordando come in questi giorni tutti parlino di Bayern-Fiorentina. E, per rafforzare la propria tesi, cita il fatto che ne abbiano parlato i giornali, le televisioni, i presidenti di Lega Calcio e Federcalcio, il presidente dell'Uefa, Rummenigge, Van Gaal, Della Valle e Prandelli. E si chiede quindi (non senza aver fatto appello alla coerenza) perché si debba fare come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia, e non si possa invece parlarne.
Ora, visto che quelli da lui citati come soggetti che hanno trattato l'argomento sono i media, le istituzioni e le parti in causa... ci chiediamo come Mourinho consideri se stesso: un giornalista, un'istituzione del calcio o un esponente di Bayern e/o Fiorentina?

Aggiunge poi, rivolgendosi al sig. Bettèga (sic!), che in Italia c'è una sola area di rigore di 25 metri.
Da Torino pare sia già partita la richiesta di ampliamento anche dell'area di rigore di San Siro: non sia mai che non fossero sufficienti i goal segnati su passaggio di braccio, o direttamente di mano, o con quattro-cinque giocatori in offside... meglio stare sicuri!

Per quanto riguarda la stampa spagnola e le voci, apparse su alcuni giornali, riferite ad un suo ipotetico passaggio a fine stagione al Real Madrid, lo SpecialOne si rifiuta di commentarle, limitandosi a definirla una stampa poco onesta. Stesso trattamento, o quasi, viene riservato alla stampa inglese, a proposito dell'intervista su Inter-Chelsea: lui non parla con certa gente. Loro lo cercano, vorrebbero... lui no.
Beh, in fondo, è sempre meglio dell'accusa di "prostituzione intellettuale" con la quale liquidò a suo tempo i media italiani.

Lasciamo al lettore il compito di valutare il ritratto che emerge da questa serie di dichiarazioni, giudizi lapidari e perle di saggezza.
E' sempre un piacere sentirlo, al punto che ci chiediamo come si sia riusciti a farne a meno fino a un paio d'anni fa... e stiamo cominciando a chiederci come potremo rinunciarvi in futuro. Un futuro che, anche alla luci dei toni usati in queste dichiarazioni, sembrerebbe essere più prossimo di quanto non si pensasse.

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giovedì 18 febbraio 2010

Ajax - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6-
Non impeccabile sul gol, si riprende e gioca una partita sufficiente, ma sembra aver subito l'erroraccio di domenica

Jonathan Zebina: voto 4
45 minuti raccapriccianti. E' il principale colpevole sul gol subito, e non ne azzecca davvero una che sia una. Sostituito per disperazione nell'intervallo

Nicola Legrottaglie: voto 5
Lento e approssimativo, soffre terribilmente Suarez e Sulejmani. Un po' meglio nel secondo tempo quando l'Ajax cala, ma fa rimpiangere Cannavaro

Giorgio Chiellini: voto 7
Quasi perfetto, tiene in piedi da solo l'unico reparto che fa acqua da tutte le parti

Momo Sissoko: voto 6
Defilato a destra, alterna ottimi recuperi a svarioni incomprensibili. Complessivamente, meglio averlo dalla propria parte

Felipe Melo
: voto 6
Vedi Sissoko. E' capace di tutto, un attimo prima perde l'uomo sul corner, e poco dopo recupera palla e fa un lancio no look perfetto

Claudio Marchisio: voto 6+
Non molto a suo agio in questo schieramento, ma al solito si guadagna la pagnotta. Lo si è visto al centro, a destra, a sinistra, un po' ovunque, magari meno incisivo del solito ma sempre utile

Paolo De Ceglie: voto 6.5
Mezzo punto in più per il fantastico cross per il primo gol. Purtroppo non si ripete, però stasera è disciplinato nelle chiusure e gli riesce pure qualche diagonale, cosa che accade davvero raramente

Diego: voto 6-
Prestazione senza infamia e senza lode. Tocca molti palloni ma senza mai accendere la luce, e sbaglia un gol davanti al portiere liberato da una magia di Del Piero. Si svegli!

Alex Del Piero: voto 7.5
La sua migliore partita della stagione. Sarà l'atmosfera dell'Amsterdam Arena, ma stasera sembra tornato ai suoi livelli: doppio assist per Amauri, alcune giocate di alta scuola, pochissime palle perse

Amauri: voto 8
Uscito dal tunnel, si scatena segnando due stupendi gol di testa, che saranno probabilmente decisivi per la qualificazione. Peccato che la stagione sia già ampiamente compromessa
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Zdenek Grygera: voto 6-
Sappiamo quanto vale (davvero poco), ma rispetto allo Zebina odierno la sua presenza è una sicurezza

David Trezeguet: senza voto
Entra nel finale ed è ingiudicabile, ma bentornato!

Hasan Salihamidzic: voto 5
Entra nel finale e si fa espellere per un assurdo intervento da macellaio
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Alberto Zaccheroni: voto 7
L'Ajax sembra una squadra del torneo di Viareggio, ma nonostante l'inconsistenza dell'avversario si può dire che il suo lavoro stia dando i primi frutti. La testa è cambiata, e alcuni giocatori sembrano recuperati (in particolare Del Piero e Amauri). Se vogliamo trovare il pelo nell'uovo, la prestazione della difesa nel primo tempo è stata davvero inquietante

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mercoledì 17 febbraio 2010

Il vizio dell'Avvocato


Cinque anni fa, non ancora settantenne, Enrique Omar Sivori ci ha lasciati.
Era tornato da qualche anno in Argentina, nella sua villa di San Nicolas, sul cui portone d'ingresso campeggiava lo stemma della sua Juventus.
Juventus per la quale Sivori, dopo il ritiro, era tornato (per qualche anno) a fare l'osservatore. Era stato anche commentatore tv per la Rai, invero assai poco diplomatico. Qualche fugace apparizione anche a Mediaset, ma era troppo gobbo e troppo incline a reagire con decisione all'antijuventinismo imperante, per poter resistere a lungo.
Di lui calciatore, l'Avvocato disse: "Per chi ama il calcio Sivori è un vizio".
"Speriamo che oggi Sivori abbia voglia di giocare". Era quanto si augurava il tifoso juventino che si recava allo stadio la domenica pomeriggio.
Già, perché quando aveva voglia di giocare, non esisteva avversario. Faceva con la palla cose impossibili per i comuni mortali: uno spettacolo unico, nonostante conducesse una vita non propriamente da atleta: fumo, whisky, poker...
Pagò quel suo stile di vita con l'allontanamento dalla Juve, in seguito ai contrasti col tecnico Heriberto Herrera.
Genio e sregolatezza: uno fra i talenti più limpidi nella storia del calcio. Imbarazzante e spesso irridente nel manifestare la propria superiorità nei confronti degli avversari e, a volte, perfino degli stessi compagni di squadra e dell'allenatore.
Con i calzettoni abbassati (in segno di sfida verso i difensori) e giocando con il solo piede sinistro, il Cabezon era tra i pochi in grado di superare in dribbling tutti gli avversari andando a segnare... e spesso lo faceva, peraltro senza rinunciare all'umiliazione dei rivali, a volte con uno o più tunnel, a volte aspettandoli per poterli dribblare nuovamente.
Non fu mai del tutto convinto del fatto che Maradona o Pelé fossero stati più grandi di lui... e, forse, non aveva tutti i torti.

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Frecce avvelenate

Interessante presa di posizione dell'Associazione dei piccoli azionisti della Telecom Italia (Asati).
Asati richiede una relazione al CdA della Telecom sulla brutta storia dello spionaggio perpetrato da alcuni settori deviati della società, relazione da presentare alla prossima Assemblea degli Azionisti. La motivazione è semplice, e crediamo condivisibile: secondo i piccoli azionisti, non potrà essere scritta la parola fine su questa pagina nera fino a quando non verrà fatta piena luce dalla società stessa.
Ma nel comunicato viene sussurrata un'ipotesi ancora più inquietante. Un'ipotesi che, se fossimo in un paese civile e in una democrazia con dei giornalisti liberi da ogni condizionamento, avrebbe fatto molto rumore. Ecco di cosa stiamo parlando: "... società che, tra l'altro, non ha nulla da temere da eventuali pubblicazioni di stralci di dossier eventualmente sfuggiti al sequestro della magistratura".
Pur tra mille cautele Asati pone un dubbio sul fatto che possano esistere dossier sconosciuti alla Magistratura. Ci vuole poco a capire che le vittime di questi eventuali dossier sarebbero sotto schiaffo da parte di eventuali malintenzionati che ne siano venuti in possesso.
Una vera emergenza democratica se la cosa corrispondesse al vero, anche perché tra i dossierati già identificati vi è l'intero Gotha politico ed economico nazionale.
Dal nostro punto di vista la cosa non è da meno interessante. Sappiamo che tra i dossierati vi erano altissimi esponenti della Figc, esponenti del mondo arbitrale e esponenti di alcune società di serie A.
In questi anni di veleni ne sono usciti parecchi, e alcuni sembrerebbero proprio quei tipici veleni che interessano agli spioni. Per esempio, qualche mese fa, il quotidiano Italia Oggi scrisse dell'esistenza a Prato di un Palazzo degli Affari degli arbitri. Chi ha passato l'informazione ai bravissimi redattori del quotidiano? Perché la questione non è stata mai veramente chiarita da chi di dovere? Perché su questo fatto è calato un silenzio assordante?
E proprio questo silenzio è la cosa più grave. E se avesse ragione Asati, e qualcuno avesse ancora frecce avvelenate nella propria faretra?

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martedì 16 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, non le curve!


La strategia è la stessa usata per i cori idioti contro Balotelli: se c'è di mezzo la Juve, tra Milano e Roma, in una specie di gioco concordato a tavolino, c'è la gara a chi fa il più moralista e a chi pretende le pene più esemplari. Con Balotelli il gioco è riuscito, domenica ci hanno riprovato con gli incidenti di Juve-Genoa e le bombe carta.

Di bombe carta a Roma stanno facendo collezione dall'inizio del campionato: ci sono state quelle idealmente indirizzate alla Sensi, quando la Roma non vinceva, quelle indirizzate a Lotito quando perdeva le partite e anche ai giocatori, e nel mezzo quelle bipartisan del derby, con i tifosi che se le scambiavano tra di loro. Nessun giornalista ha osato fiatare, gli ispettori di Palazzi hanno approfittato per derubricare le bombe carta a petardi, e così ancora l'altra domenica i tifosi della Roma sono stati autorizzati ad andare in trasferta a Firenze, dove hanno logicamente inscenato la solita zuffa pre-partita.

Domenica, invece, c'era di mezzo la Juventus e così è scattato il moralismo a senso unico, il famoso fare il frocio col culo degli altri: a Novantesimo Minuto hanno fatto sentire l'arrabbiatura del capo della Polizia; Repubblica e Corsera hanno commissionato i soliti pistolotti sulle pene esemplari, per cui ieri i due giornali parlavano di prossima partita della Juve a porte chiuse, e di quella col Genoa che era da sospendere.

Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.

A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono.

Aspettiamo ora le decisoni della Giustizia Sportiva, e intanto ci sentiamo di dare un modesto suggerimento al Viminale: sperando di ridurre la violenza negli stadi, valutate di chiudere semmai le redazioni sportive, e non le curve; valutate bene se le bombe di carta sparate sui giornali e in televisione non siano le mamme di tutte quelle che poi scoppiano negli stadi.

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Saras, che giustizia è?


Sabato sera, un po' alla chetichella, i fratelli Moratti sono stati ascoltati, in qualità di persone informate dei fatti dalla Procura della Repubblica di Milano sullo scandalo della quotazione in Borsa gonfiata della Saras.
Per questo reato alcuni banchieri sono sotto inchiesta per aggiotaggio, falso in prospetto e chi più ne ha più ne metta.
Per la verità però, e su questo nessuno può avere dubbi, i maggiori beneficiari dell'eventuale condotta fraudolenta possono essere solo i maggiori azionisti della società: i fratelli Moratti.
Naturalmente, per carità, nessuno si permette di mettere in dubbio la loro condotta. Però, da cittadini nel nome dei quali viene amministrata la Giustizia, ci permettiamo di avere qualche riserva sulla condotta dei giudici.
Per alcuni vale il teorema del "non poteva non sapere", per altri invece questo teorema non vale più.
Alcuni vengono intercettati e vedono alcuni propri peccati (attenzione, non reati) sbattuti sulla prima pagina dei giornali, e proprio in questi giorni ne abbiamo un'ennesima mirabile prova. Altri, invece, seppur i maggiori beneficiari di una condotta ritenuta fraudolenta, vengono considerati assolutamente immacolati.
Ma la Legge (e la sua applicazione) non era uguale per tutti?

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lunedì 15 febbraio 2010

Ancora Moggiopoli?

Amarcord selettivo


Il calcio cambia, ma è sempre uguale a se stesso.
Ferlaino, intervistato da il Giornale, racconta un curioso episodio avvenuto nel 1971: "Io vado ancora più indietro. Eravamo in vantaggio a San Siro, nell'intervallo Mazzola entrò nello spogliatoio di Gonella, la partita nel secondo tempo cambiò. Chissà cosa disse il capitano dell'Inter all'arbitro, perdemmo la partita e lo scudetto, io vomitai per due giorni. Dalla rabbia andai un po' all'estero."
Per la cronaca, nel secondo tempo l'Inter riuscì a ribaltare il risultato grazie ad un rigore dubbio.
Ciò che deve stupire, però, non è il fatto in sé, che a nostro avviso è irrilevante e soprattutto privo di riscontri che ne attestino la veridicità.
La curiosità sta nel fatto che, nel mondo del calcio, tutti sono prodighi di ricordi quando questi servono a glorificare la propria onestà e a mettere in luce l'eventuale disonestà altrui. I fatti sfavorevoli, invece, sono dimenticati da tutti.
Anche Ferlaino cade nell'errore. Infatti, sull'arbitraggio di Lo Bello in Verona-Milan dell'anno del secondo scudetto napoletano non ha nulla da dichiarare. Siamo certi però che Van Basten, debitamente stuzzicato, magari qualcosa da dire la avrebbe!

Venendo ai giorni nostri, nulla è cambiato. Il presidente del Genoa si permette di infangare l'immagine di Del Piero, accusandolo di slealtà.
Accidenti, parla lui, che sulla lealtà ha poco da dare lezioni. E non ci riferiamo di certo a rigori, più o meno inventati, ma direttamente a valigette piene di denaro che secondo i giudici (sia penali che sportivi, 5 anni di squalifica con proposta di radiazione più 4 mesi di reclusione per frode sportiva) dovevano prendere vie proibite, o al fallimento di società come il Como (altri 23 mesi di reclusione patteggiati) ed il Saronno.
Ma anche Mourinho, immancabile, ha voluto dire la sua sul rigore dato alla Juve, argomento che, per la verità, non lo dovrebbe riguardare. Il Profeta, infatti, ha voluto sottolineare che certe cose accadono solo in Italia.
Forse la squadra implicata nello scandalo "Fischietti d'oro" era italiana? E magari il suo allenatore era anch'esso italiano?

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domenica 14 febbraio 2010

L'arte di ottenere ragione

E' il titolo di un trattatello di ispirazione machiavellica di Schopenhauer, in cui il filosofo tedesco elenca una serie di stratagemmi di dubbia correttezza per ottenere ragione per fas et nefas, con metodi leciti e illeciti. Tali suggerimenti, s'intende, sono validi soprattutto quando la ragione non la si ha.
Il buon Arthur, oggi la storia insegna, era con tutta evidenza poco più che un dilettante se misurato al cospetto del vero gigante della dialettica eristica, nato quasi due secoli dopo di lui: Josè Mourinho da Setubal, detto U Cuntabal, il cui sapere a riguardo è enciclopedico.
Prova ne ha dato, per l'ennesima volta, in occasione della rituale intervista prepartita prima dell'impegno contro un temibile Napoli, in cui, si dice, i più attenti tra i suoi esegeti hanno riscontrato l'utilizzo di ben cinque precetti della nuova sofistica contemporanea fondata dal maestro portoghese.
Per i posteri il discorso su Rosetti: "Per me non è un problema avere trentotto volte Rosetti e non lo dico perché con lui non abbiamo mai perso. C'era lui quando siamo stati sconfitti a Genova e l'anno scorso a Napoli, è stato lui a espellere Maicon a Bologna facendogli saltare la Juventus e anche a Bari, dove non è stato espulso Bonucci, c'era Rosetti, ma lui è tra i più bravi al mondo, forse il più bravo al mondo anche se non sempre fa bene".

Insomma Josè U Kunta allude con astuzia al fatto che Rosetti sia arbitro antinerassurro. Si serve, nel tentativo, in sequenza:
1) Della menzogna spudorata: era Rizzoli l'arbitro di Sampdoria-Inter 1-0.
2) Dell'omissione: ovvero che prima della possibile espulsione di Bonucci c'era il fuorigioco di Pandev non segnalato, che ha portato al rigore del pareggio per l'Inter. Che in tre scontri con il Napoli arbitrati da Rosetti, gli altri due li ha vinti l'Inter.
3) Dell'argomento ad minchiam. L'argomento Maicon non ha nessun senso, perché l'espulsione era strameritata.

I tre trucchi ne vanno a comporre uno più generale e comprensivo: Rispondi a un'accusa, sostenendo il suo esatto contrario, e se non hai gli argomenti per farlo, procedi con tutte le armi a tua disposizione: il falso, l'omissione, l'argomento ad minchiam, ecc.

C'è poi un argomento già sottoposto a critica da Schopenhauer: l'argomento ad auditores, ovvero una qualsiasi cazzata diventa vera se comprensibile solo agli esperti, che però non sono presenti. In questo caso gli esperti sono i giornalisti che fingono di non ricordare l'imbarazzante score di Rosetti con l'Inter manciniana e murignana. Fu l'arbitro di Torino, infatti, il protagonista assoluto dello scontro decisivo per lo scudetto 2008 tra Inter e Roma a San Siro, in cui i giallorossi stavano asfaltando l'Inter in casa sua e dominavano in 11 contro 10, perché Mancini aveva esaurito i cambi dopo pochi minuti del secondo tempo e Maxwell si infortunò. Tutto questo, fino a che Rosetti espulse con un'ingiustizia clamorosa Mexes, rimettendo tutto in pari, con l'Inter, che sino a quel momento non riusciva a superare la metà campo, che andò a pareggiare.
Da lì, Rosetti, anziché essere punito, è ritornato più volte ad arbitrare i match clou dell'Inter: l'anno scorso è stata la volta del decisivo derby in cui ha convalidato un goal di mano di Adriano, palesemente irregolare.
Insomma, da che parte pende la bilancia?
Mou U Kunta è un sofisticato genio della comunicazione, certo, ma se può prenderci in giro è anche perché gli auditores hanno una memoria terribilmente selettiva.

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Ladri si nasce

Siamo tornati!
No, non è un'esaltazione per una vittoria immeritata quanto scarsamente significativa, e non è nemmeno un'apologia dell'operato di Blanc.
Anzi, è proprio il contrario!
Siamo tornati vergognosi ladri, nella maniera più congeniale, con un rigore inesistente, ma proprio inesistente, di Alex Del Piero!
Roba da far invidia persino a quel cattivone di Moggi!
Già sembra di vederli e di sentirli, i paladini del calcio pulito, uscire con i loro titoloni sui loro giornali e nei loro tg.
"Juve non così", forse è ora di rispolverarlo. Come tutte le grandi opere è sempre di attualità.
E aveva ragione Mourinho quando gridava al complotto. In fin dei conti è vero, il calcio è stato mondato da quei demoni di Moggi e Giraudo, ma la Juve c'è sempre, e questi sono ladri nel DNA, non c'è niente da fare.
Forse si comincerà a parlare di Blancopoli?
E pazienza se basterebbe solo ricordarsi la condotta arbitrale della partita d'andata per capire che ci troviamo di fronte ad un episodio tutto sommato trascurabile, nel complesso dei torti subiti in questi ultimi 4 anni.
Il titolone è già lì, bello e pronto, a che pro sforzare oltremodo la memoria? O chiamare in causa una fantomatica obiettività?
No, la realtà è molto più semplice, la Juventus è nata ladra e resta ladra, Moggi o non Moggi.
La Juve perde il pelo ma non il vizio.
D'altra parte lo si era detto che la B era anche poco, molto più appropriata sarebbe stata la radiazione, non fosse stato per quella vecchia volpe di Zaccone.
Che poi magari sentire parlare di Blancopoli potrebbe riportare indietro nel tempo molti rancorosi, regalando loro un attimo di effimera illusione in cui la figura di Blanc prende una fisionomia un po' più nota, una cadenza un po' meno francese, un po' più toscana.
Un sigaro in bocca.
Sembrava così corretto, quel signore d'oltralpe, così candidamente poco adatto a lavorare in un mondo di squali come quello del calcio italiano.
Ci eravamo tutti illusi, ora diranno che è un ladro pure lui. Magari userà schede francesi per non farsi intercettare.
Chissà, magari è davvero così... Magari no.
Nel frattempo, resta il fatto che i ladri della serie A son tornati!

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Juventus - Genoa, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 4
Che giornataccia! approssimativo in ogni intervento, incredibile la papera sul gol del 2-2

Jonathan Zebina: voto 5.5
Qualche buono spunto quando si propone in avanti, piuttosto male in difesa, dove ricorre spesso (e a sproposito) alle maniere forti

Nicola Legrottaglie: voto 6+
E' il perno della difesa a tre, reparto che nel complesso non convince per nulla, ma almeno lui sembra a suo agio in questo schieramento. In crescita rispetto alle ultime uscite

Giorgio Chiellini: voto 6
Ancora da rodare i meccanismi difensivi della retroguardia a tre, che lui non sembra amare molto. Prova a spingersi in avanti sulla fascia come ai vecchi tempi, con qualche discreto risultato

Martin Caceres: voto 7
Una rivelazione, dove lo metti gioca. Fantastico il cross per il primo gol, grande grinta e fondamentali tecnici sorprendenti

Momo Sissoko
: voto 6
Gioca al piccolo trotto, forse limitato da problemi fisici, ma lui si guadagna sempre la pagnotta anche se menomato

Antonio Candreva: voto 5.5
Sempre poco convincente nel ruolo di centrocampista centrale, inventa poco e incide per nulla in fase di interdizione

Paolo De Ceglie: voto 5
Praticamente nullo in fase offensiva, dove non sfrutta una delle sue poche doti, la velocità. In difesa aiuta ben poco Chiellini, le migliori azioni del Genoa vengono proprio dalla loro destra

Diego: voto 6.5
Molto generoso, forse fin troppo. Tocca molti palloni, regala un bel colpo di tacco per il gol di Del Piero, ma gioca come al solito troppo lontano dalla porta

Alex Del Piero: 7
Pessimo primo tempo, si riscatta nel secondo: strepitoso il gol su sponda di Diego, segna il gol regalato dall'arbitro

Amauri: voto 7
Finalmente si rivede la luce. Molto bello lo stacco di testa per il primo gol, ma soprattutto si segnala per il continuo e costruttivo gioco di sponda per i compagni
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Claudio Marchisio: voto 6.5
Entra al posto di Candreva, e si vede la differenza. Il suo rientro sarà fondamentale

Hasan Salihamidzic: senza voto
Entra nel finale, ingiudicabile

Sebastian Giovinco: senza voto
Entra nel finale, ingiudicabile
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Alberto Zaccheroni: voto 6
Il primo tempo della sua Juve è forse il peggiore della stagione, almeno fino al gol di Amauri. Il suo 3-4-3 è brutto e pure fragile, con troppi giocatori fuori ruolo. Nel secondo tempo la squadra cresce parecchio, e mette il Genoa all'angolo. La vittoria arriva su un rigore assolutamente inventato dall'arbitro, ma qualche segnale di risveglio c'è. Speriamo che anche lui decida di essere più flessibile per quanto riguarda lo schieramento della squadra

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sabato 13 febbraio 2010

Blanc, ma 'ndubai?

Ieri deve essere stata l'ennesima giornata di passione per il nostro presidente - amministratore delegato - direttore generale, Jean Claude Blanc.
Infatti, il Milan ha presentato il suo nuovo sponsor per i prossimi cinque anni, la compagnia aerea di Dubai Emirates. Certo, certo, il Dubai è messo male per colpa della crisi finanziaria mondiale, però Galliani è riuscito a strappare un bel contratto di 5 anni per 60 milioni di euro complessivi più bonus. Mica male, no?

In corso Galileo Ferraris, invece, tutto tace sul fronte sponsor, e la situazione diventa a maggior ragione insostenibile se si fanno paragoni con la concorrenza. Con buona pace di chi continua a dire che il francese (uno e trino) è un grande manager. E qui i calciatori e il destino cinico e baro non c'entrano nulla. E' solo questione di programmazione e, lasciatecelo dire, di comunicazione.

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Ah beh, se lo dice Laporta...


Un'altra tappa della nostra indagine sull'evoluzione della forma mentis interista-buonista-politicamente-correttissima dall'era Moggi ai giorni nostri. Oggi per voi "Come uno strumento di estorsione mafiosa diventa ad un tratto un'opinione più che legittima".
I diritti tv. Fino a ieri, il modello individuale era una sordida imposizione di Milan e Juve, che ricattavano le società minori, privandole del giusto riconoscimento economico, distribuendo selettivamente prebende attraverso i contratti Mediaset i primi, e il favore degli arbitri, quei mafiosi della Juve. Altro che Inghilterra, dove c'è il modello collettivo.
A parte il fatto che a sopravvivere grazie ai contratti individuali sono state soprattutto Inter e Roma, altrimenti conciate da sbatter via, l'argomento, che non era un'opinione discutibile ma l'indiscussa verità, non teneva conto della struttura del tifo inglese, così diversa da quella spagnola e italiana, assai più, anche se storicamente è un colmo, campanilista.
Degli scorsi giorni è l'uscita di Laporta sui diritti tv in Spagna. Il Barca, squadra bella onesta bailada bonita terzomondista amica dei bambini dei panda e dei profughi, non ci pensa neanche ad abbandonare il modello individuale. "Il nostro mercato interno è la metà di quello inglese" si traduce con "se lo lasciamo Real e Barca vedono la Champions con il binocolo, altrochè doble e triple". Opinione legittima. La struttura del tifo spagnolo è più simile a quella italiana, infatti. Ma Real e Barca non sono un duopolio mafioso, per nessuno.

Il sorteggio integrale degli arbitri, parte seconda. La Lega lo ripropone. Prima era la via luminosa alla verità divina. E Milan e Juve lo osteggiavano per poter controllare bla bla bla.
Ora la risolutissima opposizione arriva da Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, squadra dalla maglia a strisce nerassurre che qualche favoruccio arbitrale nell'ultimo quadriennio l'ha pur avuto con certa frequenza. Avete sentito qualcuno che protestasse contro un sistema Inter che impedisce il progresso buono e giusto? No, oggi è una legittima opinione.

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Se lo dicono loro...


Articolo intravisto su la Repubblica cartacea di oggi, titolo: "Quei fascicoli sul fratello di Afef e sull'Inter, così vicini agli interessi del presidente".
Riportiamo le prime righe: "L'Inter subiva maltrattamenti ingiustificati dagli arbitri? La security di Giuliano Tavaroli muoveva le sue pedine a caccia dei presunti illeciti".

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venerdì 12 febbraio 2010

Clamoroso al processo Telecom!

Al processo per i dossieraggi illegali, dopo il patteggiamento delle società Telecom e Pirelli, continuano le sorprese.
L'investigatore privato Cipriani, titolare della Polis d'Istinto, ha accusato apertamente Tronchetti di essere non solo l'inconsapevole utilizzatore finale dei dossier, ma di essere il mandante di queste attività illegali. Per esempio, Cipriani spiega che tutto il monitoraggio sulle frequentazioni della signora Afef, moglie di Tronchetti, non poteva essere ordinato dalla Telecom, non avendo questa un interesse in merito, ma era invece di personale interesse del marito.

Insomma, dal nostro punto di vista, la ricerca della verità su chi avesse interesse a dossierare Moggi e altri esponenti del mondo del calcio continua, visto che la Telecom come società telefonica non aveva alcun interesse calcistico diretto.
Domanda che al momento non ha avuto risposte convincenti da quanto appurato dalla Procura di Milano.
Ma Cipriani in Tribunale dà la sua interpretazione anche sul mistero di un'indagine, certo difficilissima, ma certo non esaustiva e chiarificatrice. Infatti sostiene che la Procura milanese avrebbe coperto Tronchetti, salvandolo da un'incriminazione doverosa.
Una vera e propria bomba nucleare; ben difficilmente in un Tribunale si ascoltano parole così pesanti sull'operato dei giudici inquirenti.
Il Giudice per l'Udienza Preliminare Panasiti, infatti, pare volerci vedere chiaro, non lasciando cadere le accuse come se nulla fosse successo; Tronchetti è stato convocato in Tribunale, e dovrà testimoniare il 26 Febbraio. Inoltre, sempre il Gup ha passato le carte alla Procura affinché proceda per calunnia contro Cipriani, che ha così pesantemente accusato i PM.
Da notare che se si aprirà un'indagine per calunnia non saranno i giudici milanesi ad occuparsene. Per legge sarà compito della Procura di Brescia. Dunque altri giudici, non milanesi, potrebbero ficcare il naso nelle carte, e magari eccepire sulle conclusioni della Procura meneghina.
Il caso si ingarbuglia sempre più. E forse qualcuno inizia a tremare.

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giovedì 11 febbraio 2010

Moggi vs. Auricchio

Politica laziale


Lo scrivevamo giusto pochi giorni fa: le squadre romane godono di un trattamento speciale rispetto a tutte le altre. Trattamento politico, verrebbe da dire. Del resto Roma non è "a' Capitale"?

La traballante posizione in classifica della Lazio e i mugugni degli elettori-tifosi hanno immediatamente fatto scattare il campanello di allarme nei palazzi romani. Si sprecano le grida di dolore da destra (Gianni Alemanno, sindaco di Roma) e da sinistra (Montini, vice presidente della Regione Lazio).
Il fatto curioso è che da entrambe le parti si fa la premessa che la politica non deve occuparsi di calcio, premessa che ricorda il famoso proverbio della gallina che ha fatto l'uovo per prima.
Poi i politici si lanciano nei soliti peana su Roma che non merita "una squadra in tilt", e le solite promesse di aiuto.
Come se fino ad ora di aiuto le squadre romane ne abbiano avuto poco. Nessuno si è dimenticato dei contributi previdenziali evasi dalla Lazio (gestione Cragnotti), che lo Stato ha accettato di ricevere in comode rate ventennali. Nessuno si è dimenticato dei debiti della Roma con Unicredit, e dei costanti interessamenti di illustri tifosi da destra e manca per il salvataggio della società.
Verrebbe da pensare che qualche pressione politica sia arrivata anche quando qualcuno fu colto con i regali per gli arbitri tra le mani (leggi Rolex in oro). In quel caso tutti d'accordo: semplici cadeaux, solo romano buon cuore.
Certo poi ci sarebbero altri, brutti, sporchi e cattivi, sotto processo per aver fondato una associazione a delinquere simile alla mafia e alla P2, che regalava all'arbitro la maglietta di Kapò (vedi vignetta). Ma si sa, se a Torino regalano una maglietta si tratta di tentativo di corruzione, se a Roma regalano Rolex in oro si tratta di buon cuore. E poi Roma, Caput Mundi, è come la moglie di Cesare; senza passato, e al di sopra di ogni sospetto.

Una situazione grottesca e tristissima, tanto più in questo periodo storico dove l'Italia è piena di fabbriche occupate da operai in rivolta per un posto di lavoro (e una vita) che sfugge via.
Ma i politici (di destra, centro e sinistra) hanno altro a cui pensare. Forse perché nella Capitale le fabbriche non esistono. Loro sono "a' Capitale", e hanno i Ministeri.
Chissà che per svegliare questi politici non sia necessario arrivare al default dello Stato. A quel punto i ministeriali senza stipendio saliranno sui tetti dei ministeri. Naturalmente armati di sciarpetta della Maggica o del Piovarolo al collo. Auguri.

Drago di Cheb

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mercoledì 10 febbraio 2010

Le regole sono fatte per...


... essere in qualche misura aggirate. Si sa come vanno queste cose.
Ruggero Palombo, 3 febbraio 2010, Radio Radio.

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Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

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Ju29ro.com sulle maglie della Juve

Tutti sul carro!


Ammetto il mio morboso interesse per la rubrica Italians di Severgnini sul Corriere, ma solo il lunedì, quando parla di calcio.
Il resto della settimana è piatto, più piatto del Mar dei Sargassi in bonaccia.
Ma il lunedì dà il suo meglio, frizzante e pungente come solo un interista convinto della superiorità genetica degli interista sa essere!
Ovviamente il bersaglio favorito è la Juve prima del 2006, la genesi di tutti i mali.
Lunedì 8 febbraio Severgnini ironizza sul fatto che la nazionale degli juventini vinse nel 2006 con uno scatto d'orgoglio, e che difficilmente ce ne sarà un altro (di moto d'orgoglio). Mai dire mai, caro Severgnini, potrebbe sempre venir fuori una nuova ondata di intercettazioni (provi a sentire gli azionisti RCS), poi per far montare il sentimento popolare basta incaricare i suoi dirimpettai della rosea. Nel 2006 son bastati un paio di mesi, c'è ancora tempo!
E poi a vittoria conquistata, tutti a saltare sul carro dei vincitori, tanto non c'è nessun rischio di perdere la faccia.

Pinobici

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martedì 9 febbraio 2010

Blanc? no grazie!


Tuttosport racconta oggi le indiscrezioni sulla ipotizzata (e auspicata) rivoluzione societaria in casa Juve. Colpisce, a leggere quanto scrive il direttore De Paola, il giudizio sulla Trimurti francese: "La carica di amministratore delegato rimarrebbe nelle mani di Blanc. Indipendentemente dallo sci­volone di questa stagione, al manager francese vie­ne riconosciuta competenza nella gestione econo­mica e capacità nel portare avanti il progetto del fu­turo: lo stadio".
Francamente non siamo d'accordo con il giudizio su Blanc. Non basta implementare il progetto dello stadio per ottenere un salvacondotto che lo immunizzi dalle enormi responsabilità sull'attuale gravissima situazione.
De Paola, per descrivere la situazione, parla di scivolone. Niente di più sbagliato: la mancata qualificazione alla Champions League equivarrebbe ad una nuova retrocessione. Un enorme danno finanziario, d'immagine e sportivo.
Il danno finanziario sarebbe classificabile sotto almeno tre differenti voci: mancati introiti dalla competizione, svalutazione del parco giocatori, e minor appeal nei confronti degli sponsor.
E quest'anno, lo diciamo chiaro, la questione sponsor ha un'importanza cruciale, infatti scade il contratto di sponsorizzazione con la New Holland. Compito di Blanc trovarne uno nuovo, possibilmente munifico e all'altezza della tradizione bianconera.
Impresa ardua, se la Juve non si qualificherà per la competizione più importante.
Ma la risposta arriverà a breve. Se la Juventus non comunicherà allo sponsor tecnico il nome del nuovo sponsor entro il 31 Marzo (al fine di preparare le maglie per la nuova stagione), dovrà pagare a quest'ultima una penale.
Dunque le possibilità sono due: o Blanc si accontenta di uno sponsor in tono minore così da comunicarlo alla Nike in tempo e senza penali, oppure azzarda e aspetta che la squadra riagguanti una posizione da Champions per poter contrattare con le aziende candidate da una posizione di forza.
A noi pare che questo risvolto della situazione chiarisca più di tutto le responsabilità di Blanc. Responsabilità a cui non si può sfuggire.

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Assalto a Lotito?

Vi risparmiamo i predicozzi. L'assalto di oggi al centro sportivo della Lazio da parte di un migliaio di tifosi non può essere considerato una sorpresa. Forse lo sarà solo per chi si abbevera dai mezzi di informazione tradizionali, soprattutto se romani.
Dal punto di vista calcistico Roma è una polveriera in perenne rischio di esplosione. Radio locali sempre pronte a fomentare il vittimismo, un tifo caldo e appassionato, una organizzazione capillare degli ultras e inoltre personaggi equivoci che questo tifo vorrebbero incanalare per fini poco chiari.
Una miscela esplosiva che ha causato negli anni episodi inquietanti: assalti a caserme e commissariati, accoltellamenti selvaggi ai glutei dei tifosi inglesi, pressioni alle proprietà (spontanee o ordite da qualcuno?) affinché cedessero le quote di controllo dei due club.
Un po' di tutto. E l'episodio dell'assalto a Formello potrebbe nascondere, come già avvenuto in passato, una pressione a Lotito affinché ceda la società, cosa che tra l'altro non sarebbe una novità.

Il punto è che questa situazione folle non viene descritta come meriterebbe dai giornali e dalle TV.
Tutti pronti però a chiedere condanne e chiusure dello stadio per dei semplici cori, seppur idioti e deprecabili, contro un giocatore di colore. Si guarda la pagliuzza nell'occhio di qualcuno, e non si vede la trave nell'occhio di qualcun'altro.
Perché questo doppiopesismo? Perché questa doppia morale? Sembra normale che la Questura di Roma distolga dai servizi a tutela del cittadino centinaia di poliziotti per proteggere da un assalto folle il centro sportivo di una squadra di calcio?
Eppure, vedrete, anche questa volta su ciò che accade a Roma cadrà la solita coltre di omertà e silenzio.
La cosa migliore sarebbe stata lasciar fallire chi meritava di fallire. Qualche anno di riposo avrebbe fatto bene anche ai tifosi troppo esagitati, manovrati o meno che siano.

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Leggende mediatiche

Quanti soloni gridano che adesso, dopo la cernita di Calciopoli, gli arbitri sono al di sopra di ogni sospetto. Ed invece ad ogni errore si assiste al solito squallido teatrino, alle solite accuse, nemmeno tanto velate, di favorire questa o quella squadra.
Ma adesso molti presidenti hanno sfoderato l'arma finale: il sorteggio integrale degli arbitri. Come se il sorteggio integrale "purificasse" gli arbitri da un'eventuale sudditanza, li mondasse da ogni sospetto.
"Con il sorteggio integrale vinse il Verona", si è sentito su Sky Sport 24, affermazione che oltre ad essere un falso clamoroso, come già documentato su ju29ro.com, è ingenerosa verso una squadra fortissima. Quel Verona si era classificato al sesto ed al quarto posto nei due anni precedenti (82/83 e 83/84), quando le avversarie erano il Napoli di Maradona, la Juve di Platini, e l'Udinese di Zico, aveva tra le sue fila gente come Fanna, Galderisi, Di Gennaro, e soprattutto Briegel e Elkjaer che disputarono un campionato d'eccellenza. Il merito maggiore va però ascritto senza dubbio a Bagnoli, l'allenatore di quella squadra.
Purtroppo, pensiamo che ci sia un subdolo sottinteso nella richiesta dei presidenti: vogliono far credere ai propri tifosi che con il sorteggio integrale si spalanca la strada verso l'agognata e meritata (?) vittoria.

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lunedì 8 febbraio 2010

Parlo solo di calcio


In tv capita di sentire Paolo Rossi, un bravo giornalista di Juventus Channel, che quando il discorso scivola su Calciopoli, sul significato delle intercettazioni, sulle scelte difensive della società, sul processo di Napoli e sulle possibilità di riavere i due scudetti, vorrebbe chiudere la discussione con un "io mi interesso di calcio, non di queste cose", invitando gli altri a fare lo stesso.
Capita però che altri ne parlino ugualmente e, indispettito, si lasci sfuggire che "la Juve del 2005 e 2006 non aveva bisogno di telefonare ai designatori". Come si può ben capire da questa frase, Rossi non si interessa solo di calcio. Solo che, per quel che riguarda Calciopoli, per lui vanno bene la versione della Gazzetta e la sentenza di Sandulli.
Potevi dirlo subito, Paolo!

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L'osservatorio osserva davvero?

Il 20 gennaio l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive presso il Ministero degli Interni aveva indicato Inter-Juve come una gara a rischio: immediato è scattato il divieto all'acquisto di biglietti per i tifosi juventini.
Il 27 gennaio sempre lo stesso Osservatorio ha identificato Fiorentina-Roma come gara a rischio: non è stato preso nessun provvedimento particolare.
Infine, per l'Osservatorio la partita Udinese-Napoli non rivestiva particolare interesse, non era una gara a rischio.

7 Febbraio 2010 - Ansa ore 22:18:
Prima di Fiorentina-Roma 200 tifosi viola hanno lanciato sassi e oggetti a un gruppo di ultrà romanisti prima d'esser fermati dalla polizia.
Questa ha evitato il contatto tra i due gruppi. Le forze dell'ordine hanno poi proceduto al fermo di alcuni tifosi della Fiorentina, ora in questura con alcuni tifosi romanisti che tentavano di entrare allo stadio senza biglietto. Poi, appena iniziata la gara dal settore degli ultrà romanisti è partito un fumogeno verso i sostenitori viola.

Ansa ore 23:27:
Otto tifosi napoletani, dei 10 fermati dopo gli scontri allo stadio Friuli prima della partita Udinese-Napoli, sono stati arrestati.
Si tratta di giovani di età compresa tra i 20 e i 25 anni. Le ipotesi di reato vanno dal possesso di droga, di bastoni e spranghe, alle lesioni aggravate.

Visti i risultati, cominciamo a nutrire dei dubbi sulle valutazioni dell'Osservatorio e sulle conseguenti decisioni del CASMS.

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Aspettando Godot


Le cronache europarlamentari ci informano come, a seguito dell’interrogazione scritta della signora Iva Zanicchi alla Commissione Europea sulla SLA, il dottor Raffaele Guariniello, impegnato con alterne fortune nella lotta alla sicurezza dei lavoratori, abbia accusato il mondo pallonaro di non produrre altrettanti pentiti quanti quelli provenienti dal mondo della mafia.
Un’immagine forte e tagliente che, a causa della “mala pianta” che affligge il nostro Bel Paese, attecchisce con facilità alle nostre predisposte e sensibilizzate coscienze. Ci sentiamo, però, di ritenere l’atteggiamento di cui sopra un attendismo surreale rispetto alla gravità del morbo di Gehrig. Alla luce di certune stravaganti teorie accusatorie (frode sportiva per abuso di farmaci leciti), ipotesi scientifiche (la SLA sarebbe da mettersi in relazione ai pesticidi usati sui campi da calcio) e ai mille punti interrogativi che affollano la ricerca (la correlazione tra farmaci dopanti SLA è ben lungi dall’essere dimostrata) viene spontaneo domandarsi se la ricerca di un pentito (la cui testimonianza non sarebbe, comunque, probante) non sia un modo come un altro per giustificare i propri fallimenti.
Aspettiamolo pure il nostro Godot: sappiamo già che non accadrà nulla, per due volte (Vivian Mercier 1955).

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domenica 7 febbraio 2010

Ci sono tre italiani...

Un friulano, un emiliano e un marchigiano. Insomma, ci siamo capiti: Capello, Ancelotti e Mancini. Il primo ha gestito il caso Terry-Bridge, degradando il centrale del Chelsea. Il secondo ha dato pieno supporto al suo capitano. In Inghilterra i tabloid scandalisti-moralisti, insomma quelli che assomigliano alle gazzette, si sono schierati duri al fianco di Capello, ergendolo a difensore della morale. In Italia, abbiamo letto che gli italiani avrebbero una doppia morale, quella sempre perdonista di Ancelotti e quella quasi luterana di Capello. Balle.
Noi, che conosciamo il metodo di lavoro dei nostri due ex mister, sappiamo bene che si sono comportati allo stesso modo, senza l'ausilio della morale. Si sono comportati da professionisti. Proteggere il gruppo. Bridge gioca nell'Inghilterra, ma non nel Chelsea. Capello ha affermato il valore del gruppo, perché in un gruppo, se si rema tutti nella stessa direzione, se si vuole unità, il capitano non può portarsi a letto la fidanzata nemmeno dell'ultima delle riserve, quale Bridge in pratica è. Perché Bridge lavora e i compagni lo stimano, non può essere scaricato in nome del valore tecnico. E' una regola di gruppo e Capello, al solito intelligente, l'ha capito. D'altronde per Ancelotti Bridge è un giocatore del City, una volta del Chelsea (dove pare la fidanzata gradisse anche la compagnia di Gudjohnsen e qualcun altro) ma ora non più, mentre Terry è un giocatore importante della sua squadra, da difendere dall'attacco incrociato dei moralisti e degli scandalisti.
Professionalità, protezione del gruppo. Altro che moralismi da quattro soldi.
Moralismi da The Sun, moralismi da Gazzetta.
Infine il marchigiano, che al solito si è messo a frignare isterico perché, nell'ultima partita (persa), i tifosi dell'Hull City hanno bersagliato, schernendolo, il "cornuto" Wayne Bridge. Subito Mancini ha gridato allo scandalo, si è messo a pontificare di "rispetto", lui sì con la doppia morale tipica di certi italiani, dai tempi dei guelfi e dei ghibellini. Non ci pare che ai tempi del connubio Pessotto/cruscotto cantato dai tifosi dell'Inter, il nostro Perdicchio di Jesi (aka L'Uomo Che Vince Sempre) fosse così sensibile a queste situazioni.
Anche in Inghilterra, insomma, noi italiani facciamo sempre la solita figura.
Grandi professionisti, che tutti stimano, in un caso.
Piagnoni e furbetti, nell'altro.

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Commissione d'inchiesta?

Una volta si diceva: "Se vuoi insabbiare un caso scottante, fai una bella commissione parlamentare d'inchiesta". Naturalmente noi non la pensiamo così, e appoggiamo la proposta del parlamentare democratico Beltrandi, formulata nel corso della trasmissione "La Juve è sempre la Juve".
Ecco come il parlamentare giustifica la sua proposta: "Su una vicenda di questo rilievo, anche la politica, non sovrapponendosi ai processi, deve chiarire cosa è successo". Perfettamente d'accordo, senza sovrapporsi al processo in corso, bisogna rendersi conto che vi sono troppi punti oscuri e incomprensibili, a partire dal motivo per cui il Governo allora in carica scelse Guido Rossi come commissario, per finire sulle reali motivazioni della folle rinuncia al Tar da parte di quel simulacro di Juventus presieduta da Cobolli Gigli.
Troppi misteri, troppi comportamenti che, sebbene non siano penalmente rilevanti, sono da considerare non cristallini.
Ecco perché appoggiamo la proposta di Beltrandi. Bisogna fare piena luce. E forse, vista la polemica in corso tra il Governo attuale e la Fiat, "qualcuno" avrà anche poca forza per intervenire e fare pressioni.
Noi juventiniveri, se la commissione vedrà la luce, ci faremo sentire, eccome se ci faremo sentire. Potete giurarci!

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Finiamola qui!


Facciamo così: finiamola qui.
Anzi... Finiamola tre anni e mezzo fa.
Non ne possiamo più di vedere la Juventus presa a stracci in ogni parte d'Italia.
"Ridateci la Juventus", recitano i forum bianconeri.
Illusi. Anche noi ci eravamo illusi tre anni fa che, scontate pene mai commesse, si potesse tornare, magari piano piano, magari in cinque anni (il fantomatico projettò di monsieur Baguette) ad un livello di eccellenza, se non vincente. Ma sarebbe stato un miracolo, con questi personaggi che dirigono la squadra più amata dagli Italiani. E i miracoli non esistono. Esistono solo la voglia di lavorare, la passione, la competenza, la professionalità, la personalità e la voglia di vincere.
Tutte qualità che mancano vistosamente ai proprietari e ai dirigenti della Juventus.
E allora?
E allora finiamola qui. Facciamo così: voi ci ridate i due scudetti sottratti tre anni fa, e noi togliamo il disturbo.
Chiudiamo. Come ha sempre desiderato mezza Italia antijuventina.
Riponiamo le bandiere, i gagliardetti nel cassetto, con il 29 bello in vista, e non ci pensiamo più. Cancelliamo questi ultimi, umilianti tre anni, e conserviamo il ricordo di una cosa bella che però non esiste più. Vivremo tutti più felici.

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sabato 6 febbraio 2010

Livorno - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6
Forse potrebbe uscire sul gol subito, un bell'intervento nel finale. Fa tenerezza la sua espressione desolata negli ultimi 10 minuti

Nicola Legrottaglie: voto 6+
Il migliore del pacchetto arretrato. E' il meno colpevole sul gol subito, segna il gol del pareggio, pochissime sbavature

Fabio Cannavaro: voto 5.5
In grossa difficoltà come esterno destro della difesa a tre, si segnala per qualche svarione di troppo e per una condizione fisica lontana da quella di inizio stagione

Giorgio Chiellini: voto 5.5
Ha grosse colpe sul gol di Filippini, in generale sembra aver alzato bandiera bianca pure lui, davanti allo sfascio della squadra

Martin Caceres: voto 5
Paradossalmente fa meglio in fase offensiva, dove comunque è molto impreciso, piuttosto che in quella difensiva, che lo vede autore di un paio di svarioni inaccettabili

Felipe Melo
: voto 6-
Non gioca malaccio, ma è comunque troppo irruento e impreciso nei passaggi. Stavolta viene espulso senza aver fatto nulla

Antonio Candreva: voto 5
Un pesce fuor d'acqua nel ruolo di centrale di centrocampo: non riesce a fare valere le sue doti tecniche, e fa troppi falli inutili senza recuperare palloni

Fabio Grosso: voto 5
Ha un gran piede, si vede ogni volta che tocca la palla, ma il fisico non lo regge più. Improponibile

Diego: voto 6+
L'unico che prova a uscire dalla mediocrità, giocando molti palloni con persino troppa generosità. Questo lo spinge troppo lontano dalla porta, riducendo il suo apporto alla manovra

Alex Del Piero: 5.5
Gli arrivano poche palle giocabili, ma non salta un uomo che sia uno. Qualche colpo di astuzia, ma davvero troppo poco per uno con il suo nome

Amauri: voto 5
Ci mette l'anima, ma proprio non ce la fa. Fa un decente gioco di sponda, è davvero poco servito, ma chi si ricorda il suo ultimo tiro in porta? (non parliamo di gol, eh?)
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Jonathan Zebina: voto 6
Entra al posto dell'infortunato Cannavaro, se la cava senza problemi

Paolo De Ceglie: voto 5.5
Entra al posto di Grosso, non si vedono grandi differenze

Manuel Giandonato: senza voto
Entra nel finale al posto di Del Piero, il che rende bene l'idea dello stato attuale della nostra rosa
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Alberto Zaccheroni: voto 4.5
E' la sua prima uscita vera, e il risultato (non solo il tabellino) è davvero desolante. Vuole assolutamente proporre il suo amato 3-4-3, e per questo posiziona fuori ruolo troppi giocatori (Candreva, Caceres, Grosso). La difesa fatica ad assestarsi, e si prende il solito gol ridicolo.
E' proprio il caso che nella situazione attuale il traghettatore pensi più ad imporre i propri dogmi piuttosto che alla classifica? a voi la sentenza


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Juve non così!

Scommettiamo che...

Una decina di giorni fa avevamo messo in guardia i nostri lettori: si parlava di razzismo e di cori contro Balotelli, e segnalavamo che Fabio Monti sul Corsera suggeriva a Balotelli di andare a giocare in Inghilterra. Un suggerimento a nostro avviso poco disinteressato, visto che Fabio Monti è solito muoversi in perfetta sintonia con le attese societarie, e la scorsa estate era stato proprio il Corriere a fare, diciamo, da sponda per il trasferimento di Ibrahimovic, preparando adeguatamente (e per tempo) i lettori.

Al Corriere si è aggiunto il blog di repubblica.it con lo stesso suggerimento; ieri su tuttosport.com si arriva a leggere di possibile, futuro divorzio con tanto di avviso di prezzo: tra 40 e 50 milioni. Intanto, sul Corriere di nuovo Fabio Monti spara una mezza paginata su "Balotelli, adesso si che è (quasi) super".

Tanti indizi, quasi una prova; noi siamo pronti a scommettere che l'Inter è entrata nell'ordine di idee di cedere Balotelli, così come la scorsa primavera era maturata la stessa idea per Ibra e con la stessa motivazione: fare una grossa plusvalenza vera, adesso che quella false son più difficili da realizzare, e il bilancio è incasinato come gli anni scorsi anzi, ci fosse l'eliminazione in Champions lo sarebbe ancora di più. Scommettiamo che stanno pensando di cedere Balotelli, ma col "sostegno" di giornali e giornalisti, quelli che stiamo vedendo all'opera in questi giorni, magari imbeccati proprio dall'ufficio stampa dell'Inter.

La scorsa estate la prova regina che Ibra "doveva" andare via (e pagato profumatamente) fu un articolo di Roberto Vecchioni sul Corsera, nel quale il cantautore proponeva di accompagnarlo alla stazione cantando "Addio bocca di rosa"; dovessimo leggere, da qui ad aprile-maggio, un intervento di Beppe Severgnini o Gad Lerner sul "razzismo" che potrebbe costringere Balotelli ad emigrare allora la scommessa sarebbe sicuramente vinta.

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venerdì 5 febbraio 2010

Tri-cachet alle grandi manovre


Monsieur Trinité con l'accento sulla "e" (Tri-cachet, per gli amici) è impegnatissimo in questi giorni.
A dirla tutta, è sempre molto impegnato. Lui non sta certo a pettinare le bambole. Lui lavora, produce, ottiene e pretende (i tri-cachet, appunto).
Comunque, in questi giorni è ancora più impegnato del solito.
Dopo aver risolto con tempestivité, rapidité et incisivité l'affaire allenatore, ingaggiando nientepopodimenoche Zaccheronì (con la "z" sibilata e l'accento sulla "i"), Tri-cachet si è buttato a capofitto in una nuova avventura.
La ricerca del new sponsor per rimpiazzare la New Holland, la cui sponsorizzazione, in scadenza al termine di questa stagione, molto probabilmente (ed altrettanto inspiegabilmente) non sarà rinnovata.
L'attivismo di Tri-cachet sta dando buoni frutti in tempi rapidi. D'altronde, con lui presto e bene sempre avviene.
QUATTRO prestigiosissime aziende hanno già presentato offerte più che congrue a Tri-cachet.
Due italiane e due francesi. Così, la parconciccio geografica è rispettata.
La Maison du Croque Monsieur, dinamica ed ambiziosa rivendita ambulante della gustosa specialità francese.
La Baguetterie de Chambéry, boutique di grande tradizione, frequentata dalla crème de la crème della cittadina savoiarda.
Il Pastificio Mosciarelli, già munifico sponsor della Longobarda di Oronzo Canà.
Pollo Ruspante, sponsor della Marchigiana all'epoca della trionfale cavalcata in Mitropa Cup (una Super Coppa Zaccone, in pratica).
Viste queste premesse, possiamo sbilanciarci.
Dopo le Pommes du Trentin, un altro grande sponsor affiancherà la Ridentus di Tri-cachet.
Less is more.

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Baldini e il ribaltone

In attesa di notizie da Livorno

Domani sera alle 20,45 si giocherà Livorno-Juventus.
Dov'è la notizia? Semplice: non c'è, almeno fino a domani sera.
La storia dei confronti fra Livorno e Juve dice che l'ultima volta che i toscani hanno battuto i nostri è stato il 9 marzo del 1941 (1-0, rete di Cattaneo). Niente meno che 69 anni fa.
Vista l'impressionante serie di record negativi battuti dall'avvento dei ridenti fino ad oggi, argomento già trattato su ju29ro.com circa un mese e mezzo fa, dobbiamo cominciare a preoccuparci?
Il quinto allenatore dell'era Newventus potrebbe schierare per l'occasione un'inconsueta difesa a tre. Scelta quanto meno curiosa, oltre che ardita, per uno che dovrebbe essere un traghettatore.
Visto che non ci sono (tra i mister di grido) altri avvezzi a quel tipo di modulo, il suo successore dovrà cambiare di nuovo l'intero assetto della squadra, oppure sarà il tecnico di Cesenatico ad essere chiamato a succedere a se stesso?
In attesa di avere la risposta, auguriamoci di non battere troppi record.

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giovedì 4 febbraio 2010

Calcio a due velocità

David Stern, commissioner dell'NBA, ha concesso un intervista a Tuttosport. Ha dichiarato tra l'altro: "Qui s’è capito che occorre una struttura a parte per controllare un affare ed espanderlo. Una delle questioni interessanti del calcio è la totale assenza di regole economiche. I team spendono quanto vogliono, ma solo uno può diventare campione. Poi alcuni club hanno l’obiettivo Champions, un livello superiore. Si crea un sistema di autoprotezione: spendi di più, compri i migliori, guadagni di più. E presto hai una Lega a due velocità. Inter, Milan e Juventus da voi giocano un campionato a parte".
Stern ragiona da manager, lui ha portato la NBA ad essere uno dei prodotti sportivi più visti del pianeta.
Il sito dell'NBA, che ingloba tutte le informazioni sul basket professionistico made in USA, registra una media di 3.800.000 visite giornaliere!
La somma delle visite dei siti di Fifa, Uefa, Figc, Lega Calcio arriva a stento ad un terzo di quelle di nba.com.
Eppure è molto strano, lo stesso Stern ammette che il calcio è lo sport più seguito al mondo: come si spiega questa differente visibilità?
La chiave di lettura la fornisce lo stesso Stern: l'NBA è governata da una struttura assolutamente terza rispetto alle squadre, fa l'interesse esclusivo della NBA senza privilegiare gli interessi particolari.
Cosa del tutto sconosciuta in Italia e nel calcio in genere, dove gli interessi di parte hanno il sopravvento sull'interesse collettivo: il consiglio di Lega, ad esempio, viene eletto dalle società, ed i consiglieri sono quasi sempre dei presidenti delle società di calcio. Pensare che una Lega così costituita possa realizzare una rivoluzione stile NBA è pura fantasia.

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Ubriachi di Juve

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Buone notizie... ogni tanto

Difficile in questo periodo trovare notizie anche solo parzialmente positive sulla Juventus. Facciamo dunque un regalo al depresso tifoso bianconero: pare che qualcosa di buono ci sia.
Roberto Bettega sembra aver dato un impulso positivo e di prospettiva al mercato bianconero.
Non è poco, dopo anni di bidoni acquistati a peso d'oro.
Pare che Bobby sia in partenza per Barcellona, con l'obiettivo di intavolare una trattativa per l'acquisto a titolo definitivo di Martin Caceres. Una delle poche note liete della stagione.

Il fatto curioso è che Bettega ha intenzione di limare la cifra di dodici milioni già pattuita quest'estate per il riscatto.
Secondo fonti giornalistiche, addirittura Bettega sarebbe intenzionato a riscattare il gagliardissimo Martin per otto milioni di euro.
Sembra passato un secolo da quando qualcuno sborsò la cifra pretesa da Corvino per Melo senza battere ciglio. Sembra che qualcosa stia cambiando in meglio.

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mercoledì 3 febbraio 2010

Azionariato popolare a Roma?


E' di oggi un articolo del Sole 24 Ore che illustra (in modo un po' confusionario, a dire il vero) un presunto progetto di azionariato popolare per la AS Roma in forte crisi finanziaria.
Pare che degli studi professionali stiano selezionando 83 (come gli anni della società) tifosi Vip disposti ad entrare nella compagine azionaria. Questi azionisti, non si sa bene come, sarebbero una specie di testa di ponte in attesa delle sottoscrizioni dei tifosi. Quegli stessi tifosi che, fino a qualche mese fa, invitavano rumorosamente, con massiccio (e non sanzionato) utilizzo di bombe carta, la Sensi ad andarsene e adesso dovrebbero mettere dei soldi per consentirle di pagare i debiti e prendersi lo "stipendio" di più di un milione all'anno.
Non pare chiarissimo come la cosa si coniughi con gli interessi della famiglia Sensi, con quelli del creditore Unicredit e con le ambizioni dell'imprenditore Angelini, che vorrebbe rilevare la società.
La famiglia Sensi darà mai il proprio nulla osta ad un eventuale aumento di capitale per far entrare gli ingombranti 83 tifosi Vip?
Oppure questi devono acquistare le azioni sul mercato e fare successivamente pressione sui Sensi per arrivare a quell'aumento di capitale che, sottoscritto dai tifosi, trasformerebbe la Roma in una public company? Insomma, grazie al loro potere porrebbero in essere l'eterna regola italiana per la quale "le azioni si pesano e non si contano"?
Ci auguriamo che non sia così.
Anche perché tra i tifosi Vip in questione l'occhio ci è caduto su un tifoso veramente particolare. Non un industriale, un cantante o un ricchissimo ex dirigente aziendale in pensione, ma un politico.
Ma mica un peone del Parlamento. Si tratta di un nome eccellentissimo. Ex Presidente del Consiglio, ed ex Ministro degli Esteri, nonché leader maximo di uno dei partiti numericamente più importanti in Parlamento. Sì, proprio quel Massimo D'Alema eccellentissimo Ministro del Governo in carica all'epoca di Farsopoli. Governo che, ricorderete, scelse come Commissario della Figc quel Guido Rossi in palese conflitto d'interesse visti i suoi trascorsi interisti.
Caro D'Alema, usi il potere conferitole dal popolo che l'ha votata per cercare di risolvere i problemi degli italiani. Non si occupi di calcio, e non prenda le parti di una squadra, magari a discapito di altri.
E' molto meglio, si fidi.

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martedì 2 febbraio 2010

Dal nostro inviato

Nei corridoi di Palazzo Chigi si vocifera con forte preoccupazione di un possibile crollo degli abbonamenti alle pay tv per il prossimo campionato, dovuto alla sempre più grave crisi sportiva della Juventus e al disamoramento dei tifosi per le gesta della Vecchia Signora, oltre che al calo di interesse degli stessi antijuventini.
A Jean Claude Blanc sarebbero state già fatte pervenire ampie rassicurazioni circa il costante monitoraggio della situazione e la disponibilità per ogni tipo di aiuto.
Sarebbe Bertolaso in persona a dirigere l'unità di crisi e a coordinare le attività: un contratto di sponsorizzazione della Protezione Civile, con relativo scudetto sulle maglie della squadra, sarebbe in fase avanzata di studio. Prevista anche una sede distaccata a Torino in Largo Tafazzi.
La società ci sta pensando.

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La mano di Zaccheroni

I poeti e gli industriali


Clamorosa protesta di Casapound contro la Fiat. Un po' in tutta Italia sono stati esposti striscioni contro la casa automobilistica, che vivrebbe solo "di aiuti pubblici e, nonostante ciò, ha tradito il nostro Paese e la nostra gente, licenziando e chiudendo le fabbriche per produrre all’estero."
Non c'è che dire, una bella botta all'immagine della casa automobilistica. Hai voglia a studiare campagne pubblicitarie glamourfashiontrendy. Le lapate lasciano il tempo che trovano, e il controllo incrociato di giornali e tv conta poco se il "sentimento popolare" è questo.
Eh già, il sentimento popolare. Proprio quello che ha condannato la Juventus, e che la Fiat ha accettato benevolmente (parola dell'allora manager Fiat Luca De Meo) perché faceva simpatia e si sarebbero vendute più macchine. Smile! Ora sorridete nei vostri consigli d'amministrazione: chi di sentimento popolare ferisce, di sentimento popolare perisce.
Provate a spiegare che in Polonia 9000 operai producono quanto in Italia producono quasi 30000 persone. Provate a spiegare che è solo una questione di break even point, e che queste sono le fredde regole di mercato usate in tutto il mondo da tutte le multinazionali. Vi hanno dato dei parassiti e dei traditori, e il popolo ha bisogno di un capro espiatorio!
Regole belluine? Certo che sì. Ma proprio voi avete accettato queste regole, non difendendo la Juventus da accuse infamanti e assolutamente false. Forse lo avete fatto per convenienza. Ma ora avete imparato una regola che nei vostri master di cartone di Harvard non vi hanno insegnato: chi cavalca il sentimento popolare presto o tardi ne viene cavalcato. Lo dice la storia.
Ora, mentre studiate una campagna per porre una pezza al danno d'immagine, sorridete. Smile per tutti voi.
E non provate ad immaginare il sorriso sadico dei tifosi juventini mentre leggono gli striscioni: potrebbe venirvi un colpo!

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lunedì 1 febbraio 2010

Di chi parla l'Uefa?

Fair-play finanziario: un tema rivoluzionario, perché rivoluzionario è il concetto etico-sportivo che introduce. Fare debiti equivale a barare. Pagare forse domani quello che si deve pagare oggi è una distorsione della competizione inconcepibile per un mondo come quello sportivo, dove tutti devono partire dalla stessa posizione e giocare con le stesse regole. Se vinci uno scudetto coi debiti, nessuno te lo può chiedere indietro, scriveva qualche giorno fa Sconcerti. Ebbene: non sarà più così.
Ma sulla nostra stampa non si capisce. Quando si parla di fair-play i nostri giornalisti parlano del Real o delle "inglesi". Ma le fab four inglesi non hanno gestioni caratteristiche in perdita, ma solo debiti derivanti dalla loro acquisizione e che i loro proprietari vogliono ripagare con gli utili dei club (Liverpool e Man U), o derivanti da ingenti investimenti in infrastrutture (Arsenal). Non hanno debiti che servano per portare le loro squadre a un livello superiore. Ricavano più di quanto spendono. L'eccezione è il Chelsea, che però, così come il Manchester City, ha trasformato in capitale i finanziamenti che aveva ricevuto dai soci e che determinavano un livello elevato di indebitamento. Ora si tratta di ridurre il monte stipendi.
Si ha il dubbio che l'Uefa abbia invece nel mirino proprio l'Inter, ma per la stampa italiana sembra che il problema del fair-play non riguardi affatto l'Inter, che ne sarà toccata di striscio, che sì, in fondo magari, ma vuoi mettere Moratti?

E allora. Durante la scorsa settimana Gianni Infantino, Segretario Generale Uefa, ha anticipato al Daily Telegraph i risultati di una ricerca Uefa sui bilanci. E ha detto testualmente:
"Siamo preoccupati, e molti dirigenti e proprietari sono preoccupati come noi, riguardo la sostenibilità del calcio oggi. Abbiamo fatto un'indagine riguardante più di 650 club in Europa e abbiamo scoperto che il 50% di questi club registra perdite ogni anno, e il 20% di questi registra perdite enormi, spendendo il 120% dei loro introiti ogni anno".

In quale categoria sta l'Inter? Nella generica "registra perdite ogni anno", o nel 20% che "registra perdite enormi" con un rapporto 120% costi/ricavi? L'Inter, sommando i dati degli ultimi 10 esercizi, ha un rapporto costi/ricavi del 140%. Ma ultimamente si sarà messa a posto? E' sulla strada giusta? Più vince più il bilancio migliora? No, l'ultimo bilancio evidenzia un rapporto del 160%.
Perdite. Perdite enormi. Stratosfera delle perdite.

Si chiedono a Infantino le ragioni e lui risponde:
"Circa un terzo dei club spende almeno il 70% delle loro entrate in stipendi."

E l'Inter? Sempre dai dati degli ultimi 11 anni, il rapporto tra stipendi e ricavi è ben oltre la soglia ritenuta abnorme dall'Uefa, si arriva infatti ad un dato medio del 79,69%, circa il 10% in più, il tutto, a differenza dei bilanci inglesi, considerando i ricavi al lordo delle plusvalenze da cessioni giocatori. Parecchio, insomma. Anche qui: ultimamente starà andando meglio? No, nell'ultimo bilancio il rapporto è dell'88%.

Insomma: di chi parla l'Uefa? Ovvio, delle inglesi.

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I patteggioni

C'è un famosissimo stornello romano, cantato in "romanesco" ovviamente, che si intitola "la società dei magnaccioni".
Ci è stranamente (ma non tanto) ritornato in mente leggendo la notizia odierna proveniente dal tribunale di Milano. La notizia è questa: "Inchiesta sui dossier illegali, Telecom e Pirelli patteggiano".
Si sa che le nostre sinapsi fanno delle associazioni, a volte strane. Ad esempio, la parola patteggiamento ci fa venire in mente Oriali e Recoba.
Oriali, Recoba, Telecom, Pirelli, tutti soggetti in qualche modo legati all'Inter. Tutti soggetti che hanno patteggiato.
Riprendendo lo stornello iniziale, verrebbe da definire l'Inter come "la società dei patteggioni"!

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