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domenica 31 gennaio 2010

Juventus - Lazio, pagella istantanea


Alex Manninger: senza voto
Quasi inoperoso

Zdenek Grygera: voto 4.5
Uno dei giocatori più scarsi di sempre visti in bianconero. Sebbene sia poco impegnato, riesce a fare danni perdendo Mauri sul gol, e seminando insicurezza a piene mani

Paolo De Ceglie: voto 6+
Finalmente una discreta prova da parte sua. Per nulla impegnato in fase difensiva (suo punto debole), ci regala un paio di belle sgroppate con relativo cross

Giorgio Chiellini: voto 6-
La Lazio non fa nulla in attacco, ma non certo per merito dei bianconeri. Allucinante il gol preso, con lui e Cannavaro a spasso e Grygera abbracciato a Mauri

Fabio Cannavaro: voto 6-
Vedi Chiellini

Felipe Melo: voto 6
Senza infamia e senza lode. Cerca di contenersi e quindi non combina i soliti disastri, ma è evidentemente frenato, troppo preoccupato e quindi poco propositivo

Momo Sissoko: voto 5
Il peggiore a metà campo. Pochi palloni recuperati, quasi tutti persi subito dopo, poco dinamico, poco aggressivo. Una serataccia

Antonio Candreva: voto 6
Buona partenza dell'ex livornese, molto vivace partendo dall'esterno e accentrandosi spesso per tirare. Cala alla distanza, adattandosi allo squallore generale

Diego: voto 6+
Anche lui sente il cambio in panchina nella prima mezzora, in cui pressa, imposta, si rende pericoloso. Prende pure un palo, ma cala nel secondo tempo e viene anche lui risucchiato nel baratro

Alex Del Piero: voto 6-
Meglio rispetto alle ultime prestazioni, ma anni luce lontano dai suoi standard. Segna il rigore regalato dall'arbitro, qualche duetto con Diego, un paio addirittura con Amauri, e poco altro

Amauri: voto 5+
Meno peggio del solito, e quindi gli regaliamo un +. Almeno di sponda ha una sua utilità, ma l'impressione è che non segnerebbe nemmeno solo davanti alla porta, e senza nessuno intorno
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Martin Caceres: voto 6
Entra nello spezzone finale della partita, se la cava. Si spera di vederlo sempre al posto dell'ignobile ceko

Michele Paolucci: senza voto
Entra nel finale al posto di Del Piero, ingiudicabile
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Alberto Zaccheroni: senza voto
Ingiudicabile alla prima uscita. Si vede qualcosa di meglio rispetto al solito nel primo tempo, ma la Lazio è davvero scarsa. Nel secondo la confusione regna sovrana, si passa in vantaggio in modo casuale e si prende il solito gol ridicolo.
In bocca al lupo a Caronte. La sua espressione negli ultimi 10 minuti ricordava Ferrara e Ranieri dei tempi bui,
ed è solo alla prima partita


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Nevica, governo ladro!


Parma-Inter non si è giocata per la neve.
Verso le 11.30 lo ha ufficializzato il questore Gennaro Gallo, per la impraticabilità degli spalti del Tardini (!). Si è quindi trattato dell'ennesima partita di questo campionato rinviata non per impraticabilità del campo, ma per impraticabilità degi spalti (!!!) a causa della nevicata caduta nella notte. Dieci centimetri di neve fresca.
La risposta del questore al giornalista di Sky, che a mezzogiorno gli ha chiesto se si poteva giocare un'ora più tardi, è stata disarmante: "Attualmente gli spalti non sono ancora liberi dalla neve (erano le 12.00), stanno ancora lavorando e ne avranno, credo, ancora per un'oretta buona. Quindi, per le 15.00 non ce l'avremmo comunque fatta. In ogni caso, i tifosi non è che poi potessero entrare allo stadio alle 15.00, dovrebbero entrare almeno un'ora prima, tenendo conto che lo stadio era tutto esaurito. Nel momento in cui abbiamo fatto un sopralluogo, e ancora adesso, credo non ci siano le condizioni per la sicurezza degli spettatori, non parlo del terreno di gioco".
Fatto sta che alle 15.00 gli spalti del Tardini erano sgombri di neve. Si è diffusa allora la voce che non si è giocato per "pericolosità delle vie di fuga". Decisione presa dal questore con tanto di OK della Lega e delle società. Leonardi, direttore sportivo del Parma, ha ammesso che si sarebbe tranquillamente potuto giocare con un paio d’ore di ritardo, ma che sono emersi possibili problemi di ordine pubblico, come se si fosse trattato della prima volta che si aspetta due ore fuori dai cancelli per entrare a vedere una partita. L'aggravante è che il tutto si poteva annunciare a mezzogiorno, con congruo anticipo.
E' veramente strano notare che, di fronte a un calendario con pochi “buchi”, la Lega abbia preferito posticipare la partita anziché differirla di un paio d’ore. Dopo le polemiche sollevate da Via Durini riguardo alle date delle partite di Coppa Italia, è arrivata quindi subito l’occasione per la Lega di rabbonire Moratti e compagnia. Molto meglio posticipare la partita contro il Parma, specie considerando il fatto che l'Inter ha giocato solo giovedì sera contro la Juventus in Coppa Italia.
E intanto, 24 ore prima a Monaco di Baviera, il Bayern giocava la partita di Bundesliga sotto la tormenta di neve battendo il Mainz per 3-0. Chissà com’erano le vie di fuga lì?

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Blanc deve chiedere scusa?



Minuto 2.01: Cozzolino afferma che Blanc dovrebbe chiedere scusa a tifosi e azionisti per il rendimento disastroso della Juventus.
Paolo Rossi risponde testualmente: "Dimmi quando c'è stato nella storia del calcio un dirigente sportivo che alla fine della partita è andato dai tifosi a chiedere scusa".
La redazione di ju29ro.com ha fatto una veloce ricerca, nel video i risultati. Sorprendenti? secondo noi no.

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Leo e Ciro, trova le differenze

Leonardo e Ferrara, due debuttanti alla guida delle due società più importanti in Italia.
Ferrara parte con un filotto di 4 vittorie, Leonardo arranca, alimentando le voci che lo volevano esonerato entro Natale.
Leonardo nel "periodo buio" dichiara più volte che, qualora fosse stato esonerato, non sarebbe rimasto in seno al Milan come semplice dirigente.
Aveva deciso di fare l'allenatore, e quella ormai era la sua strada nel mondo del calcio.
Sappiamo chi tra i due è stato esonerato, e sappiamo anche che Ferrara rimarrà in seno alla Juve. "Rimarrà nella Juventus", ha dichiarato Blanc.
Lui il ridimensionamento sembra averlo accettato. Il fatto che Ciro accetti di rimanere come semplice dirigente è forse indice di una mancanza di cattiveria agonistica. Cattiveria agonistica che abbiamo visto difettare anche nella squadra, che invece fino a qualche anno prima era il carattere distintivo della Juventus.
Come se Ciro non avesse l'ambizione di diventare un allenatore in futuro. Assumendo come esatta questa interpretazione, ci chiediamo: con quale criterio venne fatta la scelta di affidare la panchina a Ferrara?
Non certo tecnici, visto che Ciro era un debuttante, in quanto non può ritenersi probante la guida della squadra nelle ultime due partite dello scorso campionato.
Gli unici motivi validi sono, forse, quelli di avere scelto un aziendalista, uno interno alla Juve, di cui già si conosceva a pieno l'adesione all'ormai famoso progetto di Blanc.
Una scelta senza alcun rischio, sotto certi aspetti, ma un azzardo sotto l'aspetto tecnico. Azzardo aggravato dalla pochezza tecnica, oltre che dalla mancanza di polso, della dirigenza.
Ci siamo ritrovati una società zeppa di debuttanti in tutti i ruoli chiave.
Le prime sconfitte hanno aperto una crepa nella solidità della squadra, i primi contrasti interni hanno allargato la crepa, è bastato il successivo refolo di vento e tutto è crollato, nell'impotenza generale.
Ma tutto ciò rimanda in ultima istanza a chi ha scelto la dirigenza: ovvero l'azionista di maggioranza.
Ciò detto, ad onor del vero, notiamo un tentativo, non tanto nascosto, di far passare Ferrara come il vero ed unico responsabile del tracollo, quando la vera colpa di Ferrara è quella di essere stato l'anello debole della catena.

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sabato 30 gennaio 2010

Cucù, la Mafia non c'è più

Ai tempi in cui si parlò di un approccio della Juventus della Triade nei confronti del giocatore del Bayern Sagnol le polemiche furono roventi. Addirittura il Presidente della società bavarese, l'ex interista Rummenigge, dichiarò al giornale scandalistico tedesco Bild che: "Non sono gentiluomini, questa è mafia".
Ovviamente i mafiosi erano i vecchi amministratori juventini.
Nonostante le pesanti accuse la cosa finì lì, in realtà non vi era alcuna prova di un comportamento scorretto della Juventus ma, nonostante questo, i giornali furono ben lieti di rilanciare l'accusa e di creare polemica. Del resto il sentimento popolare si crea anche così. Calunnia, calunnia qualcosa rimarrà.
Ora, invece, ad essere sotto accusa per comportamenti scorretti ai danni della Lazio è l'Inter. Pare che i contatti con Pandev siano cominciati in periodi non permessi dalle normative. Va ricordato che, sebbene tutti siano innocenti fino all'ultimo grado di giudizio, questa inchiesta non si basi su sensazioni e su dicerie anonime: lo stesso commissario tecnico della Macedonia ha dichiarato pubblicamente che i contatti illegali ci furono.
Nonostante tutto questo, nessuno in questo caso lancia accuse sanguinose o offensive.
Ora la Mafia nel calcio non c'è più. Ora non c'è un sentimento popolare da rinfocolare.
Gli articoli di giornale sono uguali per tutti, ma per alcuni sono ancora più uguali che per gli altri.

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Un posto al Sole per Christian Rocca

Apprendiamo che l'amico Christian Rocca andrà a lavorare al Sole 24 Ore. Auguriamo buon lavoro al bravissimo giornalista.

Siamo certi che ora l'altrettanto bravo Gianni Dragoni non sarà più il solo a parlare delle magagne del Nuovo Calcio Pulito.

E magari qualche articolo potrebbe scapparci anche sul processo di Napoli. Del resto gli argomenti non mancano, si pensi ad esempio all'inedita e strana telefonata Mazzini-Baldini.

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venerdì 29 gennaio 2010

I Don Abbondio e il topolino

La montagna ha partorito il topolino: Alberto Zaccheroni.
Oltre un mese di estenuanti trattative condotte in giro per mezzo mondo, e poi si è preso un allenatore di poche pretese che poteva arrivare già alla prima chiamata, risparmiando il periodo di vacatio e di autogestione.
Scelta discutibile questa, anche per altri motivi. Zaccheroni è un allenatore che propone un modulo difficilissimo e sofisticato come il 3-4-3. Non pare che la rosa della Juventus sia idonea per questo modulo (ma forse non è idonea per alcun modulo), i giocatori inoltre sono psicologicamente prostrati, come dimostrano le sconfitte in serie maturate spesso all'ultimo minuto.
Saprà Zaccheroni imporre il suo gioco, guadagnando la fiducia del gruppo? Oppure si limiterà a gestire la squadra ricalcando quanto proposto da Ferrara nel corso di quest'ultimo, drammatico, mese e mezzo?

Anche nella remota possibilità che il neotecnico riesca a fare il miracolo che tutti ci auguriamo, ci saranno problemi: a quel punto, scommettiamo, partiranno i soliti cori interessati: immaginiamo già Repubblica, Gazzetta, Corriere dello Sport e Rai, giusto per fare qualche nome, che si stracciano le vesti santificando l'autore del miracolo, e attaccando la Juventus cinica e bara che non lo riconferma.
Lo sappiamo bene, questa gente è assolutamente interessata ad avere una Juventus con una dirigenza dilettantesca, e con un tecnico magari anche bravo ma senza essere carismatico e vincente. Così da confinare, ancora per altri anni, la Juve nel limbo dell'anonimato.
Insomma, sia che vada bene sia che vada male, con l'ingaggio di Zaccheroni la dirigenza ha posto le basi per altri mesi di destabilizzazione e incertezza.

Ci voleva da subito un allenatore carismatico, in grado di programmare il futuro e salvare, nell'immediato, il salvabile. La scelta è stata invece priva di quel coraggio necessario.
Ma chi coraggio non ha, non se lo può dare.

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Cronaca di una triste serata annunciata

Ieri sera, trascinato a forza dai miei figli, specie dal più piccolo (14 anni), sono andato a vedere la partita... ospite (sic!) di un main sponsor della squadra di casa.
Una delle grandi consolazioni, il catering messo a disposizione (a spese dell'onest'uomo che fa soldi con gli aumenti sulla benzina e con i contributi del Cip6), ma soprattutto, la più grande, quella regalatami dal mio Gianluca che, incurante del prefetto Lombardi e dei divieti cervellotici (robba loro) del Casms, ha sfoggiato senza tema e senza paura la sua sciarpa bianconera in mezzo a tanti interisti.
A me che gli raccomandavo di essere un po' più prudente, ha risposto che, sempre e dovunque senza paura, griderà al mondo di essere tifoso della Nostra!
Almeno, lui che è ragazzino, avrà il tempo per godersi una grande Juve, quando questi dirigenti (?) e mezza proprietà saranno stati cacciati per sempre con divieto a vita di entrare in uno stadio dove gioca la Nostra.
Per il resto, fatemi dire che, effettivamente, quello che ho visto ieri sera era un'accozzaglia di giocatori messi in campo senza idee, senza schemi e, soprattutto, senza quella vis agonistica che deve avere in primis chi indossa l'armatura bianconera!
Distratti, molli, spauriti, scarichi, basti vedere la prova di Candreva. Non sembrava proprio l'ultimo arrivato, da poco più di una settimana: era talmente ben integrato nella "squadra" da non sapere dove stare e che cosa fare con la palla, perfettamente confuso nella mediocrità generale.
Visto che l'altra squadra corricchiava anch'essa, sarebbe bastato un po' di nerbo in più, un po' di attenzione sulle azioni dei due gol che, anche con culo e con poco merito, la partita la si portava a casa.
Durante il ritorno in macchina, abbiamo messo su una specie di prociesso critico, alla bbiscardi per intenderci, e che cosa è venuto fuori? Che, dopo aver visto tutte le partite della Juve quest'anno, quello che abbiamo visto ieri è esattamente la summa, poco mirabile, della pseudosquadra di quest'anno, con gli stessi errori ripetuti come in un preciso schema, gli stessi atteggiamenti mentali, gli stessi movimenti (pochi) sballati.
In verità, non poteva andare diversamente; sarebbe stata la vittoria una specie di nuovo "Miracolo a Milano" a distanza di 50 anni ma, senza Paolo Stoppa e la Masina, chi lo faceva il miracolo?
Ho dato ai miei figli una speranza, concreta e reale: avranno la fortuna di vedere in futuro una Juve sicuramente migliore, perché misera come quella di quest'anno, sono convinto, loro non la vedranno mai più per tutta la loro vita!
Ad majora!
Vittorio

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giovedì 28 gennaio 2010

Inter-Juventus, pagella istantanea

Gigi Buffon: voto 7
Non fa miracoli, ma sorride giulivo e para il parabile

Zdenek Grygera: voto 5
Risibile, nonostante la maschera da Eyes Wide Shut

Fabio Grosso: voto 5
Scocca un bel tiro da fuori

Giorgio Chiellini: voto 9
Riuscire a non prendere a calci in culo il giovane serial faller bresciano è il suo merito più grande e fa impennare il voto

Fabio Cannavaro: voto 5,5
A lui la maschera dona di più. Figo

Felipe Melo: voto 4,5
C'è da dire che oggi ha fatto solo 3 o 4 svarioni pericolosi

Momo Sissoko: voto 5
Gioca 3 minuti, poi si trascina per il campo con la spalla incriccata

Antonio Candreva: voto 5,5
Assolutamente non incisivo, ma è appena arrivato e spiace dargli addosso

Paolo De Ceglie: voto 5
Fa quel che può

Diego: voto 5,5
Si sbatte ma sbaglia troppi appoggi elementari. E' vero, lo fanno anche gli altri, ma almeno lui...

Amauri: voto 6
Stasera ha fatto ciò che doveva: (quasi) un gol. Nella porta sbagliata.
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Chi era in panchina, che sia entrato o no: voto 6
Stasera ha fatto ciò che poteva
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Ciro Ferrara: voto sv
Dead Coach Walking. Ma presto uscirà un CD d'incoraggiamento: "Mourinho for Ciro"

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Una nuova Inter per Mancini

Dopo 34 anni senza vittorie per il Manchester City, aspettavano tutti Mancini il Salvatore che aveva promesso di "fare" la storia del Club andando a vincere almeno la Carling Cup. Dopo aver vinto l'andata in casa 2 a 1, il Ciuffo d'Inghilterra si è sentito di sbilanciarsi promettendo fuoco e fiamme ai tifosi della seconda squadra di Manchester (Toh, un'altra seconda).
E invece, a tempo scaduto, il signor Rooney ha decretato l'eliminazione dalla competizione del promettente neo-allenatore segnando il 3 a 1 definitivo. Dopo essersi accaparrato l'appellativo di Mister Coppa Italia in patria, l'ex-tecnico nerazzurro avrà il suo bel da fare prima di diventare Mr. Carling Cup, di certo prima vincere e poi parlare non è mai stata una sua caratteristica, nemmeno quando anticipò che Moggi avrebbe dovuto rispondere nelle sedi competenti prima ancora che Calciopoli scoppiasse.
Chissà se i tavolini montati e vinti in Italia hanno ingannato gli inglesi, comunque il Mancio al di là della Manica è solo soletto in un luogo dove per vincere bisogna vincere, e non parlare o ascoltare. Prima lo capisce, prima si adatta, almeno non ritorna!

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Era meglio anche per l'Inter!

Per la fortunata serie "La Nemesi", ecco l'ennesima divertente puntata che mostra che quando stavano peggio (l'Inter, i cirigenti e tutti i proci del mondo) si stava decisamente meglio. I sassi lanciati dai nemici si rivelano infatti, per l'ennesima volta, portentosi boomerang.
Con attenzione, abbiamo dato un'occhiata alla più recente ricerca di mercato della tedesca Sport + Markt sulla riconoscibilità dei marchi all'interno del calcio. Una ricerca che intende misurare la popolarità dei brand all'interno del mondo del pallone, per verificare l'efficacia degli strumenti e dei canali utilizzati per promuovere il proprio marchio. La ricerca ha riguardato i cinque maggiori paesi europei, tenendo conto solamente di quei marchi che fossero riconosciuti nella maggioranza di questi paesi. Potete leggere i risultati come sempre nella nostra attenta rubrica News Week.
Ma veniamo alle cose divertenti. La stessa ricerca era stata fatta cinque anni fa. Era pre-Calciopoli.
Ai tempi, il main sponsor dell'Inter, Pirelli, che troviamo anche oggi sulla maglietta dei nerazzurri, si piazzava al dodicesimo posto. Oggi è uscito dalla classifica. Ma come? L'Inter, cinque anni fa, arrivava terza in campionato, lontana lontana dalla vetta ed era un buon veicolo pubblicitario e oggi che stravince i campionati il suo potenziale è tragicamente diminuito? E com'è possibile?
In Europa in fondo va allo stesso modo. Male, grazie.
Ma in Italia tutto è cambiato in meglio. E allora?
E allora la Serie A Tim, parliamoci chiaro, non interessa più a nessuno, nessuno la guarda, nessuno pensa sia importante. Mentre cinque anni fa stava nei pensieri di tutti, e anche la squadra che arrivava terza e in Europa falliva regolarmente, non riuscendo a battere neanche la più scarsa delle spagnole o delle inglesi, aveva un ottimo potenziale pubblicitario. Cinque anni fa la Serie A aveva credibilità, autorevolezza, valori sportivi riconosciuti in Europa, oggi il nulla.
Insomma, lo dice anche questa ricerca: prima c'era un campionato vero, oggi un torneo aziendale.

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mercoledì 27 gennaio 2010

La dignità, se uno non ce l'ha...


Mentre i responsabili di questo sfascio dimostrano di non avere neppure la dignità ed il coraggio di esporsi in prima persona in questo momento (nonostante i loro compensi milionari...), Ciro Ferrara è stato costretto a tenere un'umiliante conferenza stampa da allenatore esonerato de facto.

Le parole pronunciate da Ciro oggi pomeriggio a Vinovo dimostrano una dignità ed una signorilità del tutto sconosciute in certi lidi...

La Caporetto sportiva (e, a breve, anche economica) della Ridentus è sotto gli occhi di tutti e testimonia la capacità di coloro (dobbiamo fare i nomi? John Elkann, Jean Claude Blanc, et compagnie) che stanno gestendo la società da metà del 2006.
Ma il comportamento indegno tenuto nei confronti di Ciro Ferrara è qualcosa che va ben al di là di campagne acquisti sballate, bidoni acquistati a caro prezzo, buonuscite elargite a destra e a manca, o sponsor in fuga.
Questo comportamento denota una assoluta e vergognosa mancanza di rispetto per l'uomo Ciro. Nulla di nuovo sotto il sole ridente di Torino, comunque, visto che anche con Ranieri l'atteggiamento è stato molto simile.

D'altronde, è molto comodo avere un capro espiatorio su cui scaricare le proprie responsabilità. Ranieri l'anno scorso. Ferrara quest'anno. Bettega l'anno prossimo?

Dirigenti (si fa per dire) ed azionisti di riferimento non si stupiscano degli apprezzamenti che riceveranno allo stadio, e del disprezzo che la stragrande maggioranza dei tifosi bianconeri dimostra nei loro confronti. Stanno solo raccogliendo quello che hanno seminato.

Siamo comunque ottimisti, e confidiamo ancora che una mattina, guardandosi allo specchio, abbiano un soprassalto di orgoglio e di dignità. E decidano di dare finalmente le dimissioni, chiedendo scusa a tutti gli azionisti e tifosi bianconeri.

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Dite a Moggi che....

Moggi è una brava persona. Alle volte può apparire cinico, alle volte può apparire machiavellico, e altre volte ancora appare ingenuo. Sì, avete capito bene, abbiamo detto ingenuo.
Naturalmente quando parla da Direttore sportivo è tutt'altro che un ingenuo. Ha un intuito formidabile, e si accorge dei movimenti tellurici, anche minimi, del mondo del calcio.
Per esempio, ieri nel programma di Chiambretti ha difeso l'Inter e Mourinho dicendo che anche lui combatteva contro i poteri forti. Per poteri forti, naturalmente, si intende il potere politico del Milan di Galliani e Berlusconi.
Certo, è vero che la sua Juventus combatteva contro il Milan che ha senza dubbio un enorme potere sia mediatico che politico. Però è anche vero che la Juventus con quel Milan ha avuto in dialogo costruttivo. Poi, non dimentichiamolo, non risulta che il Milan abbia avuto a che fare con i pedinatori e i telefonisti che hanno contribuito a sbattere la Juventus in serie B, anzi, sebbene in misura minore, anche esso è stato coinvolto in quel pasticciaccio brutto di Farsopoli.
Sull'Inter, invece, non ci sentiamo di mettere la mano sul fuoco. E forse anche il collegio difensivo di Moggi la mano sul fuoco non la mette, infatti hanno richiesto la testimonianza di Moratti, Tronchetti e Tavaroli al processo napoletano. Chissà perché?
Certo, ci rendiamo conto che l'idea del Direttore (con la D maiuscola) sia quella di provare ad allargare la crepa formatasi tra Inter e Milan. Un modo di ragionare da perfetto politico dello sport. Peccato che Moggi non sia più il Direttore della Juventus. Purtroppo è un imputato per associazione a delinquere. Accuse risibili direte voi, ma di fronte ai Tribunali non si scherza. E di certo non si può sperare che Moratti, Tronchetti e Tavaroli, quando testimonieranno, scagionino Moggi grazie al suo intervento al Chiambretti Night. I signori interisti hanno tutto l'interesse che Moggi sia condannato, pena lo svilimento di questi anni di vittorie o presunte tali.
Dunque, diciamo a Moggi, con tutto l'affetto e la gratitudine che merita, di evitare dichiarazioni autolesioniste a favore di chi ha probabilmente un'ampia responsabilità nelle sue sfortune (lui stesso lo ha dichiarato in innumerevoli circostanze).
Caro Direttore, lei lo sa meglio di noi, chi tace campa cent'anni.

Drago di Cheb

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martedì 26 gennaio 2010

Ridentus, idea Rafa

Alla Ridentus si susseguono riunioni su riunioni per risolvere la spinosa questione dell'allenatore.
Ferrara è stato ormai sfiduciato, ma non è ancora stata presa alcuna decisione in merito al suo successore.
Jean, Claude et Blanc hanno però deciso di prendere di petto la situazione e sono partiti, accompagnati da Secco e da un notaio, per Majorca.
Il dinamico trio ha deciso che Rafa... Nadal è l'uomo giusto per la Ridentus, ed ha intenzione di proporre allo spagnolo un ricco contratto da allenatore/giocatore.
Grande conoscitore di calcio, sano come Andrade: non c'è dubbio, con Rafa la Ridentus potrà aprire un nuovo ciclo vincente.

Il Mago di Ios

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Cosa Loro

Saranno stati gli articoli del Corriere, o le rimostranze contro il razzismo di Moratti (quello che, ripreso in mondovisione, manda affanculo l'arbitro Rocchi e nel dopo-partita manco si scusa), fatto sta che il Prefetto di Milano (Gian Valerio Lombardi), interpretando da par suo le indicazioni arrivate dal Viminale, ha stabilito che giovedì alla partita di Coppa Italia a San Siro avranno accesso solo gli abbonati dell'Inter, i possessori di tessera del tifoso interista e i singoli iscritti agli Inter Club riconoscibili. Loro e solo loro: giovedì a San Siro l'ingresso è vietato agli juventini, la partita possono vederla solo quelli che hanno la faccia da interisti.

E' la prima volta che succede una roba del genere in una partita in Italia. Hanno distrutto treni e lanciato razzi da una curva all'altra, assaltato il Coni e lanciato bombe carta e tutto è passato più o meno in cavalleria; sul razzismo e i cori contro Balotelli si sono mossi in tanti, con in testa il Corriere e Moratti, e il Prefetto si vede che ha cercato di accontentarli tutti. Col risultato che adesso a Milano, sponda nerazzurra, possono dire che la Coppa Italia è giustamente Cosa Loro, magari in attesa di capire se nel campionato c'è qualche altra organizzazione forte come la loro in grado di opporsi.

I tifosi organizzati della Juve avranno ora su che riflettere. Si potrebbe discutere a lungo se la decisione sia giusta oppure esagerata, oppure ancora troppo ispirata al sentimento popolare e poco alla normativa, quanto a noi preferiamo guardare in casa nostra, e cioè all'atteggiamento della società.

Per ricordare che la Juve sull'argomento razzismo ha assunto una posizione netta e intransigente (fino all'autolesionismo, viste le misure di oggi, del razzismo anti-juventino), ma per ricordare anche che ci sono magagne ancora più grandi nel nostro calcio di cui nessuno parla, e sulle quali la società farebbe bene a richiedere che ci sia la stessa intransigenza nel rispetto di regole e normative.

Su ju29ro.com di quelle magagne parliamo tutti i giorni. Quelli che la Coppa Italia e il campionato è Cosa Loro magari ci leggono, ma non ci considerano neppure e quindi non se ne preoccupano; forse a Torino farebbero bene a riflettere sui cori a Balotelli e su quello che è successo, a preoccuparsi e a considerarci un po' di più.

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Talleyrand o Napoleone?


Una strepitosa definizione del Ferrara attuale viene da Fabrizio Bocca de La Repubblica.
L'allenatore della Juventus sarebbe un "Dead Coach Walking". Scrive Bocca che mai nella storia del calcio italiano (e forse mondiale) si è verificata una situazione nella quale si tiene in panchina l'allenatore, di fatto, esonerato.
Lo stesso Ferrara, conscio della situazione, dopo la sconfitta contro la Roma aveva implorato "un processo breve". Non è stato ascoltato.

Da questa incresciosa situazione si deduce, a nostro avviso, il peggiore dei mali che dilania la società Juventus: l'assenza del buon senso.
Sì, è vero, abbiamo la Trinità di Monsieur Blanc, che incorpora in sé la carica di Presidente-Amministratore-Direttore. Ma è ormai chiaro che il francese è all'oscuro delle dinamiche interne a tutte le squadre di calcio. E' regola risaputa che un allenatore sfiduciato dalla società non viene più seguito dagli atleti, di conseguenza la squadra tira avanti, di fatto, senza guida tecnica. Ecco perché tutte le società sostituiscono immediatamente l'esonerato.
Il calcio moderno prevede partite concentrate in tempi strettissimi, pertanto le decisioni devono essere rapide, anzi rapidissime, se si vuole evitare l'anarchia nella squadra, e quindi sconfitte a catena.
Questa semplice verità non sembra essere compresa dal francese multicariche, che infatti temporeggia.
Ecco appunto che si capisce come il vero male della Juve sia l'assenza di un cervello. Cervello calcistico, sia chiaro. Nessuno dubita delle facoltà mentali di Monsieur Blanc, ma questa incredibile situazione pone seri dubbi sulle facoltà calcistiche del suddetto, sebbene ormai faccia apprendistato alla Juventus dal 2005.

Come se ne esce?
Ormai non si può indugiare, la ferita sta andando in cancrena. Ma non basta, bisogna ormai porre mano all'organigramma della società. Ci si passi l'allegoria: è necessario sostituire il medico che non ha saputo (o voluto) curare la ferita, e ha creato la cancrena.
Si scelgano tre persone (un presidente, un amministratore e un direttore), possibilmente diverse, che capiscano di calcio oltre che di azienda.
A Monsieur Blanc consigliamo di dare le dimissioni. Naturalmente sbandierando di aver vinto, magari grazie alla costruzione dello stadio, basta che se ne vada.
Quando le cose vanno male, meglio ispirarsi a Talleyrand piuttosto che a Napoleone.

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lunedì 25 gennaio 2010

Prima e dopo Calciopoli


Prima di Calciopoli Moratti si lamentava perché non gli facevano vincere gli scudetti nelle ultime giornate del girone di ritorno.
Poi arrivarono lo scudetto a tavolino festeggiato con la colf filippina, ed altri titoli senza lamentele da parte sua: le lamentele altrui venivano zittite al grido di "se sbagliano (in suo favore ), ora lo fanno in buona fede".
Ieri si è lamentato che non gli fanno vincere lo scudetto alla fine del girone di andata.
Le seghe della falegnameria di Corso Vittorio Emanuele (ex Via Durini) hanno ripreso l'attività a pieno regime.

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Il Mou furioso!

Ieri sera non abbiamo visto il derby e abbiamo saputo, solo a tarda serata, che l'Inter ha vinto pur finendo la partita in nove.
Campionato che sembra ormai chiuso, sigillato con la ceralacca, come le bolle papali. Anche se lo special-uno lancia delle accuse pesanti, molto pesanti.
Il cui significato non è stato compreso appieno. O non si è voluto comprendere. Ha infatti dichiarato nel post-partita: "Abbiamo capito tutto, abbiamo capito che non è stato un caso che Rocchi ha dato il cartellino rosso a Sneijder..."; ed ancora: "Non ce lo faranno chiudere. Lo penso dalla partita con il Bari, quando non è stato dato quel cartellino rosso a Bonucci... Le difficoltà continueranno, ma credo che riusciremo a vincere questo scudetto". Ricordiamo, innanzitutto, che l'arbitro Rocchi lo scorso dicembre è stato assolto al processo di Napoli, e che non è mai stato indagato dalla giustizia sportiva!
Ma la domanda principale è: a chi si riferisce Mourinho quando dice "Non ce lo faranno vincere"? Chi sono costoro? E soprattutto, perché non vorrebbero far vincere l'Inter? A quale scopo?
Appare evidente che se non vince l'Inter vince qualcun altro (non certamente la Juve!), quindi, se c'è qualcuno che rema contro l'Inter, rema pro-avversaria dell'Inter (Milan? Roma?). Ma allora continua ed esistere nel mondo del calcio un sottobosco che trama nell'ombra. O forse (come crediamo fermamente) il vero sistema non è mai saltato, lo scalpo di Moggi è stato esibito su tutte le piazze (mediatiche e non) d'Italia, additato come il Sioux cattivo che incendiava i raccolti (dell'Inter) ed attaccava le fattorie indifese (squadre romane e milanesi). Adesso mister-Mou dice di no, c'è ancora del marcio, qualcuno che ancora trama contro l'"Invencible Armada".
Mister Mou abbia coraggio (cosa di cui non dubitiamo), faccia i nomi, ci dica chi non vuole che l'Inter vinca lo scudetto!

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Da trino a quat(t)rino


Alla Ridentus regnano confusione ed incertezza.
Il destino di Ferrara sembra ormai segnato, ma non c'è ancora chiarezza su chi possa essere il suo erede.
Un caronte alla Trapattoni? Un uomo da progetto come Hiddink?
Ci permettiamo di dare un suggerimento.
Incarico di allenatore a Jean Claude Gauderique Blòn.
Da uno e trino a uno e quat(t)rino.
Molto meglio, ça va sans dire.

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domenica 24 gennaio 2010

Obiettivo: serie B sul campo

In società il progetto è chiarissimo, ed è condiviso con Lippi e gli stessi vertici della Figc.
La retrocessione sul campo è vista da tutti come l'obiettivo di quest'anno.
La Juve ci guadagna in termini di simpatia e di immagine, volete mettere una caduta in B sancita dal campo con una contestata retrocessione a tavolino? E stavolta nella serie cadetta ci si va col consenso dei tifosi. La stessa Sky vede di buon occhio la cosa, sia per la gioia dei suoi cronisti, che ne risulterebbero ben motivati professionalmente, sia per la felicità del cassiere, che si troverebbe con un prodotto nuovamente valorizzato, senza spese aggiuntive, dalla presenza dell'illustre competitrice.
La società avrebbe la possibilità di monetizzare i pezzi buoni della rosa e mettere a riposo quelli logori e costosi, ripartendo dal basso con i giovani del vivaio e con un bilancio di esempio per tutti.
Lippi dopo i Mondiali prenderebbe in consegna da Ferrara la squadra e guiderebbe la rinascita. Si dirà: cosa ci guadagnano Abete e Lippi da una Juve in serie B ?
Non vanno sottovalutate cabala e statistica: è scientificamente provato che con i bianconeri retrocessi la Nazionale di Lippi e di Abete vince i Mondiali nel cento per cento dei casi.

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sabato 23 gennaio 2010

Juventus - Roma, pagella istantanea


Gigi Buffon: senza voto
Inoperoso, finisce espulso per colpa degli sciagurati compagni

Zdenek Grygera: voto 5.5
Mediocre terzino, che non ha particolari colpe stasera, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato

Fabio Grosso: voto 4.5
Immobile come una mummia del museo egizio in occasione del rigore, mette un cross decente in 90 minuti ma sembra davvero impresentabile dal punto di vista fisico

Giorgio Chiellini: voto 4.5
Un disastro pure lui, ormai non si salva più nessuno. Approssimativo, e soprattutto decisivo (in negativo) nei due gol della Roma

Nicola Legrottaglie: voto 4.5
Vedi Chiellini. Ma nel suo caso è da mesi che gioca così

Claudio Marchisio: voto 6+
Decentrato a sinistra, se la cava in modo decente. Non brilla particolarmente, ma sbaglia davvero poco

Momo Sissoko: voto 7
Il migliore in campo. Prova a ridare solidità al reparto, e ci riesce fornendo un grande contributo in termini di fisicità. Un paio passaggi troppo avventurosi nel primo tempo

Hasan Salihamidzic: voto 5
Un macellaio che non ha nulla a che vedere con il calcio. Distribuisce calcioni per 90 minuti, senza nessun costrutto

Diego: voto 6
Decente, ci accontentiamo di poco. Tuttavia non riesce mai a incidere davvero, e sbaglia tutti, ma proprio tutti, i calci piazzati che si ostina a tirare

Alex Del Piero: voto 6+
Salva una prestazione assolutamente deficitaria con un gol da grande campione. Per il resto, notte fonda

Amauri: voto 4.5
E' ormai ridotto alla parodia di un centravanti, mai vista un'involuzione del genere. Due colpi di testa e poi il nulla
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Antonio Candreva: senza voto
Entra nel finale, ingiudicabile

Michele Paolucci: senza voto
Entra al 90° minuto (!!) per Amauri, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 2
Il cambio Paolucci - Amauri al novantesimo minuto è lo specchio della sua fallimentare gestione tecnica. Per il resto, elencare le sconcerie commesse dalla sua squadra nel corso della partita è compito di Clau71

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Il gallo cedrone

Al Riformista ha cantato il Gallo (Stefano): "Convocazioni ad personam o, meglio, ad societatem direbbe Marco Travaglio se lavorasse alla "Gazzetta dello Sport" invece che al "Fatto". Lippi è il padrone dell'Italia e fa quel che vuole".
E poi ancora: "Decide di andare a far visita ai club di serie A, comincia dal Milan, poi va dalla sua amata Juve, ma salta l'Inter, la squadra che vince lo scudetto da tre anni. «Non ha giocatori italiani», ha sentenziato. E Balotelli e Santon che cosa sono? E perché Amauri è italiano? La verità è che lui è juventino e l'Inter non la prende nemmeno in considerazione, così come non ha mai degnato di attenzione Cassano. Del resto Lippi sa di essere padrone e di conseguenza spadroneggia".
E infine: "Può consentirsi il lusso in estate di pronosticare la sua Juve come favorita per lo scudetto; può consentirsi di andare a cena coi dirigenti della società bianconera; di consigliare a Blanc di ingaggiare il suo vice Ferrara come allenatore, di richiamare Cannavaro, acquistare Grosso e ora prendere il suo ultimo pupillo, Candreva."

Ci fermiamo qui, del resto c'è scritto anche sul Vangelo che bastano tre canti del Gallo per capire l'aria che tira. Insomma, la solita aria. La Juve ruvva e, non vincendo più un tubo, ruvva le convocazioni in Nazionale.
Certo che di simili giornalisti (e giornali) se ne farebbe volentieri a meno: prima di lamentarsi della mancata convocazione di Cassano, guardassero come sta giocando a Genova, e soprattutto come si comporta con il suo allenatore. Che dire poi delle contumelie per la mancata convocazione di Santon, ormai stabilmente in panchina o in tribuna anche all'Inter? E Balotelli poi? Gli arbitri al mondiale non li sceglie Collina e certe intemperanze, perdonate in Italia, ai Mondiali portano all'espulsione diretta, anche se l'arbitro è di colore e da giovane faceva parte delle Black Panthers!
Guardate voi cosa ci tocca fare. Difendere quel Lippi che ci ha consigliato gente come Grosso e Cannavaro. Eppure pensavamo che almeno questa volta saremmo stati noi le parti lese. Ma nel pollaio romettaro del Riformista la vedono diversamente.
Naturalmente in attesa di covar l'uovo sul pullman decappottabile della Figc, se le cose andranno bene.
Chicchirichi!

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venerdì 22 gennaio 2010

Quando si esagera...

Quando si esagera, beh, da che mondo è mondo, si esagera.
Ieri, ancora, c'era chi scriveva di fantomatici piani dell'Inter per un nuovo stadio, di progetti dell'architetto Boeri per un impianto modernissimo e specialissimo, di grande futuro, radioso e luminoso, per la Beneamata.
Già, con quali soldi? Chi finanzia lo stadio?
Chi è il pazzo che anticipa il denaro a una società che da 20 anni non ha un attivo di bilancio, che chiude regolarmente con un passivo spaventoso, e che ha un rapporto tra costo del lavoro e introiti tra i peggiori, e ancora strapaga trentenni? Come spera di rivederli mai?
Ora, un conto è comprare un Quaresma, un conto è farsi uno stadio. Senza finanziamenti, non si muove niente. E l'Inter non ha né gli introiti, né gli asset, per attrarli. Chiaro come il sole, a chiunque mastichi un po' di calcio, e di economia.
Non è, tanto per citare gli esempi più recenti di nuovi stadi, l'Arsenal che aveva un'intera area, quella del precedente stadio, da poter valorizzare o vendere, non è la Juve che veniva da dodici anni di bilanci a posto e grandi prospettive di sviluppo davanti.
Non basta mettere in pegno Maicon, per vedere muoversi le gru.
E oggi, infatti, come da noi ampiamente previsto, di corsa Boeri (fratello dell'economista Tito, che forse gli avrà datto una dritta) e Paolillo si affannano a smentire. Si tratta del restyling della sede di Corso Vittorio Emanuele, dice il primo. Il progetto è accantonato, ma non abbandonato, dice il secondo.
E noi gli crediamo: sia mai che i soldi infatti escano fuori dai finanziamenti all'Expo 2015 provenienti dalla giunta della cognata del proprietario... sia mai che lo stadio glielo paghiamo noi!

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La fattura


Sì, sì, sì. Tutto vero.
Ci hanno mandato in B senza prove e con il supporto della colonna infame. Ci hanno spiato illegalmente, anche se non sappiamo su ordine di chi. La società è gestita da gente con pochissima esperienza, e i risultati si vedono. Poi ci sono anche gli infortuni a dozzine. Il massimo è stato quando quel giocatore del Chievo in mezza partita ne ha fatto fuori tre (diconsi t-r-e) con varie rotture da riassestare in sala operatoria.
Ma tutto ciò non basta. Ormai abbiamo le prove.
Prima Criscito che, spedito a Genova, fa il fenomeno. Poi Palladino. Poi Lanzafame. Poi Almiron. Non dimentichiamo poi Ranieri, esonerato da noi e, ora, salvatore della Roma.
Ieri poi è successo qualcosa che ha del paranormale, e oseremmo dire dell'inaudito. Tiago Cardoso Mendes, portoghese triste e strapagato della Juventus, al suo esordio in coppa del Re con l'Atletico Madrid segna un gol dopo undici (diconsi un-di-ci) minuti. A noi non ha dato simile soddisfazione in due anni e mezzo, né in campionato né in Coppa Italia, sebbene le squadre materasso non siano mancate.
Sembra quindi che chiunque vada via dalla Juventus veda spalancarsi di fronte a sè un destino, se non da fuoriclasse, almeno da ottimo giocatore.
Viene da pensare che ci abbiano fatto una fattura. Non è che Ruperto, Sandulli e Rossi siano, oltre che insigni giuristi, anche gran sacerdoti di qualche setta esoterica?

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giovedì 21 gennaio 2010

Giraudo il profeta

Sette, il settimanale del Corsera, dedica oggi un'intervista di quattro pagine a Fabio Caressa. Lo spessore delle risposte è, come immaginerete, forse più degno di un Cioè o di un Tv Sorrisi e Canzoni, una serie di amenità del genere di quelle che si sentono dal barbiere.
Un esempio? La Roma ha un brand sottovalutato perché la Capitale è Caput Mundi. Strano che il brand più forte del mondo, quello del Man U, sia espressione di una città che, senza il calcio, il 99% della popolazione mondiale non conoscerebbe. Amenità, cose dette così, per riempire 4 pagine.
Poi, puntuale, arriva la domanda su Calciopoli. E Caressa dice che non era Moggi il dominatore, bensì Giraudo. E perché? Perché, dice, una volta chiamò Tom Mockridge, AD di Sky Italia, per chiedergli di togliere lui e Bergomi dalle partite della Juve. Mockridge, secondo Caressa, rispose che, siccome era Sky a pagare la Juve, al massimo sceglievano loro il nostro allenatore, e non viceversa.
Risposta talmente demenziale che avremmo qualche dubbio non provenga direttamente da Caressa, anziché dal più scaltro Mockridge, che sa cosa significa un contratto: che quello che si compra viene retribuito il giusto ammontare di denaro, secondo ambo le parti.
Cosa vogliamo dire? In tantissimi ci avete scritto perché si facesse pressione sulla Newventus per chiedere ufficialmente a Sky che la smettesse di abbinare alla Juve Caressa e Bergomi, ritenuti faziosi antijuventini.
Giraudo lo aveva già fatto. E cosa dimostra questo?
Per Caressa, che si voleva mettere il bagaglio alla stampa libera (cioè lui: quanti giornalisti hanno come concezione di stampa libera il proprio tornaconto personale?) per mascherare le magagne di Calciopoli.
Per noi, che continuiamo a sorbirci le loro telecronache, che probabilmente si volevano delle telecronache veramente imparziali.
Insomma, ancora una volta un personaggio che pretende che il teorema Calciopoli si dimostri attraverso una tautologia.
Noi, invece, ci affidiamo all'infallibile senno di poi.

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mercoledì 20 gennaio 2010

Nelle mani giuste

Nella nostra ricerca della Lehman Brothers del calcio siamo costretti a scrivere un pezzo che mai avremmo voluto scrivere. Il Manchester Utd è in serie difficoltà finanziarie.
Ma mettiamo in chiaro le cose. La società di Sir Alex Ferguson è una tra le meglio gestite del mondo, produce utili da una decina d'anni e ha un patrimonio tecnico (leggi giocatori) di primissimo livello, anche grazie alla incessante attività di scouting che porta a Manchester i migliori giovani d'Europa.
Infine, la società è proprietaria del mitico stadio dell'Old Trafford e di un eccellente centro sportivo.

Dunque, vi domanderete, dov'è il problema?
Semplice, il Manchester Utd è finito nelle mani "giuste". Infatti è stato acquistato da uno spregiudicato imprenditore americano, Glazer, che ne ha affossato i conti (lo stato patrimoniale, per la precisione).
Costui, non avendo a disposizione le risorse finanziarie per impadronirsi di un prelibato boccone come il Manchester, lo ha acquistato a debito. Successivamente ha fuso la società-veicolo, oberata dei debiti per l'acquisizione con il Manchester medesimo, et voilà: la società di calcio si è ritrovata con 500 milioni di sterline di debito.
Non basta: Glazer, avendo altri 150 milioni di debito (tasso 15%, roba da usura) con due Hedge Fund, pretende costanti e alti utili, visto che deve "servire" questo debito a tassi infernali.
La cosa non poteva durare in eterno. I morsi della crisi potrebbero costringere la società a rinegoziare il suo debito di 500 milioni a tassi più alti, e dunque non garantendo più gli ingenti utili necessari al padre-padrone Glazer.
Per uscire da questa disperata situazione si sono fatte le più disparate, e talvolta stravaganti, ipotesi: dal lease-back del patrimonio immobiliare al prestito da parte dei giocatori.
Unica soluzione possibile per salvaguardare l'immenso patrimonio tecnico del Manchester è quello di costringere il robber-baron Glazer a cedere la società.
Urge, tra l'altro, una norma Uefa che vieti in futuro a simili personaggi di acquistare a debito una società.
Il calcio deve rimanere uno sport. Dunque deve uscire dalle sacrestie delle banche d'affari sempre pronte, in cambio di laute commissioni, ad architettare le più spericolate manovre finanziarie per i tanti baroni-ladri che infestano il mondo degli affari.

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martedì 19 gennaio 2010

I saltelli di Granoche

A proposito di saltelli, domenica a Verona ce ne sono stati di due tipi: quelli invocati da qualche spettatore prima dell'inizio della partita, pensando ancora a Balotelli, e quelli dell'uruguaiano Granoche, la punta del Chievo, che saltellando saltellando durante la partita ha procurato la frattura al setto nasale a Grygera e Cannavaro, e una ferita in testa a Zebina.

Dei primi non è più il caso di parlare, sui saltelli di Granoche, invece, qualcosa va detto, quantomeno sul comportamento dell'arbitro e dei commentatori di fronte a quello che pensiamo sia una specie di record mondiale in tema di danno procurato da un solo giocatore in una partita.

L'arbitro non ha sanzionato la prima alzata di gomiti su Grygera (naso fratturato e trauma cranico), e non ha fiatato neanche sulla seconda quando, anzi, ha imposto a Zebina di cambiare la maglietta perché quella indossata era troppo insanguinata; dopo la scarpata in faccia a Cannavaro, probabilmente perché tre indizi fanno una prova, Granoche è stato ammonito e a quel punto Di Carlo l'ha sostituito, quasi a significare che la pagnotta se l'era guadagnata.

Viene in mente l'espulsione di De Rossi ai mondiali 2006, anche quella per una alzata di gomiti, con Lippi che s'era augurato che gli servisse da lezione; a Verona è stato tutto il contrario, a conferma che il nostro campionato è roba diversa rispetto a quanto si vede all'estero, saltelli compresi, e di lezioni nessuno qui ha bisogno, semmai ognuno pretende di darne.

E infatti nei commenti del lunedì nessuno s'è scandalizzato per il comportamento del centravanti uruguaiano; per i nostri commentatori sportivi Grygera e Cannavaro si sono semplicemente infortunati, hanno cioé avuto la sfiga di andare a sbattere contro i gomiti e le scarpette di Granoche. Dovremmo, anzi, aggiungere che anche Camoranesi è stato sfigato quando, tempo fa, è andato a sbattere contro il ginocchio di un giocatore del Napoli, ed essere contenti che non si sia infortunato Del Piero quando Contini, in Coppa Italia, ha cercato a modo suo di aiutarlo passandogli sulla testa con un piede.

Saltelli e rotture di naso, arbitri e giornalisti; con la Juventus di una volta praticamente scomparsa: come se qualcuno fosse riuscito, nel frattempo, a far infortunare non solo Grygera e Cannavaro, ma tutta intera la società.

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La parola fatata (che ora vi dirò)

Che non è Oba ba luba, la parola fatata era "Guardiamo avanti"!
Quante volte i tifosi bianconeri l'hanno sentita?

Dapprima associata al finto scandalo di Calciopoli, successivamente usata per tornare in serie A, e soprattutto ripetuta appena approdati nuovamente nella massima serie. Usata subito dopo i proclami e le disastrose sessioni di mercato da Alessio Secco, usata fino alla nausea dal traghettatore Cobolli Gigli, ripetuta con la variabile della erre moscia da Jean Claude "Tricarico" Blanc, tra un sorriso e l'altro.
"Guardiamo avanti", ripresa da ogni addetto ai lavori, da giornalisti accasati e da presentatori periferici in cerca di un contratto migliore, da qualche giocatore miracolato che tirava acqua al proprio mulino, dai rappresentanti della Federazione e della Lega, talmente sdoganata da imperversare finanche sui forum bianconeri, ad uso e consumo di utenti convinti e convincenti. "Guardiamo avanti", pronunciata anche dalla bocca di Bettega, che ha fatto appena in tempo a rimangiarsi la parola "progetto", mentre l'altra forse gli è scappata.

E' sparita anche la parola fatata, abusata, oramai inflazionata e divenuta un tormentone fino alla presa in giro. Dopo aver terminato la Juventus, avete finito anche le parole, le avete bruciate tutte: lavoro, gruppo, squadra, unità, impegno, campo e così via. Son tre anni che NOI guardiamo avanti, sarebbe ora cominciaste anche voi. Noi guardiamo voi invece, e continueremo a farlo fino a quando vi allontanerete a testa bassa e chiedendo scusa. Non basterebbe, ma almeno ci darebbe speranza.

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lunedì 18 gennaio 2010

La Juve è un mobile

Nell'ascesa al Golgota del tifoso juventino mancava la voce di Lapo Elkann, per fortuna qualche buon giornalista ha pensato bene di porgli una domanda. Ecco la sua opinione sulla crisi della Juventus: "Non sono io a prendere decisioni e non me ne occupo. Sto invece preparando interessanti novità per il prossimo Salone del Mobile".
Anche da simili dichiarazioni si nota la triste situazione della Juventus, finita nelle mani sbagliate. Il rampollo (un po' in disgrazia in verità) non si occupa della Juventus (per fortuna, aggiungiamo noi), e quindi non gliene frega niente, infatti non si degna di dire manco una frase di circostanza. Ma la cosa più triste è l'accostamento con le sue idee per un non meglio specificato Salone del Mobile.
Il rampollo si occupa di mobili, ma non di Juventus. Alla faccia delle dichiarazioni di amore eterno, e alla faccia di quello stemma tatuato sull'avambraccio. Forse l'amore per la Juventus andava dichiarato e sbandierato nella speranza di riuscire, grazie alla popolarità che può regalare, a riconquistare un posto al sole nell'universo Exor?
Ma la cosa che dà l'idea della caratura dell'uomo è anche la capacità di essere sferzante o indifferente senza cadere nel ridicolo. Non a caso, il rampollo ha sbagliato l'accostamento.
I tifosi lo sanno bene che la Juve è accostabile ad un mobile, e precisamente ad un tavolino da consegnare ai Moratti.
Premiato Mobilificio Elkann, solo pezzi artigianali. E' come se vedessimo i falegnami all'opera: hanno tutti la faccia di Zaccone.

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domenica 17 gennaio 2010

Incazzati neri


Sono incazzati di brutto, e ne hanno tutte le ragioni, i tifosi bianconeri abbonati della Curva Sud che non erano sugli spalti nella partita di Coppa Italia col Napoli, e adesso si ritrovano puniti con la Curva chiusa nella partita di campionato con la Roma.

In tanti ci hanno scritto per segnalare il danno (loro il biglietto della partita con la Roma l'avevano praticamente già pagato) dopo la beffa dell'accusa di razzismo che ha marchiato l'intero settore, per colpa di qualche centinaio di spettatori tra le poche migliaia presenti giovedì scorso. Ci hanno scritto anche per chiedere un nostro parere, e ci sentiamo di riassumerlo in poche righe.

Intanto va detto che la giustizia sportiva s'è resa responsabile dell'ennesima farsa, perché le sanzioni in Coppa Italia viaggiano su un binario a parte, e non dovrebbero sommarsi a quelle del campionato; quando il Giudice Sportivo dice che la Juve è recidiva, e i giornali ricordano i cori contro Balotelli nella partita col Milan, è chiaro che siamo davanti ad una forzatura del regolamento, se non ad un abuso vero e proprio.

Forzatura e abuso che la società ha accettato, verrebbe da dire volentieri, rinunciando al ricorso e che, come dicevamo, finisce per penalizzare quegli abbonati che vanno allo stadio per vedersi in santa pace la partita e magari cantare il bianco che abbraccia il nero. Noi siamo con loro e contro quanti, per motivi più o meno chiari, sparano cazzate contro Balotelli anche quando lui non c'è perché, magari, non hanno il coraggio di prendersela con i dirigenti e con quanti hanno distrutto la Juve. Cazzate che ormai hanno superato ogni limite e che devono, lo diciamo chiaramente un volta per tutte, essere punite, ma nel rispetto dei regolamenti.

Ci dispiace quindi per quanti ci hanno scritto, giustamente, per esprimerci amarezza e incazzatura. A loro possiamo solo aggiungere che, fino a quando nello stadio ci saranno cori stupidi o vergognosi, dovremmo tutti sentirci coinvolti e reagire: forse riusciremmo ad isolare chi li canta, e magari si capirebbe meglio perché li cantano.

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Chievo - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: senza voto
Inoperoso, incolpevole sul gol

Zdenek Grygera: senza voto
Gioca un tempo con il naso rotto, complimenti al medico

Fabio Grosso: voto 4.5
Disastroso in fase difensiva, inutile quando si tratterebbe di avanzare verso l'area avversaria

Giorgio Chiellini: voto 7
Anche oggi è tra i pochi a salvarsi nel disastro, è in stato di grazia ma serve a poco

Fabio Cannavaro: voto 6.5
Almeno lui sembra in ripresa, è tornato alle condizioni di inizio campionato

Claudio Marchisio: voto 5
Coinvolto pure lui nel naufragio: stranamente impreciso, mai incisivo, e neppure troppo grintoso

Felipe Melo: voto 5
Discreto primo tempo, quindi rispolvera i pezzi forti del suo repertorio: l'ammonizione ad minchiam (tra l'altro era diffidato), ed il passaggio no look a servire gli avversari

Paolo De Ceglie: voto 4.5
Incredibile che un giocatore del genere giochi nella Juventus: la sua goffaggine in occasione del gol è roba da cabaret, si sveglia solo nel finale con un cross decente

Diego: voto 5
Tra i meno peggio, ma è troppo nervoso ed eccede nella ricerca di giocate personali che non vanno quasi mai a buon fine

Alex Del Piero: voto 3
L'ombra del giocatore che fu, e ci fermiamo qui per carità di patria

Michele Paolucci: senza voto
Era a Siena fino a qualche giorno fa, cosa aspettarsi da lui? il suo impiego dal primo minuto dice tutto sulla qualità dell'organico e sulla disperazione tecnico-tattica di Ferrara
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Jonathan Zebina: voto 6
Se la cava decentemente, senza zebinate, e giocando uno spezzone di partita con la testa spaccata

Hasan Salihamidzic: voto 5
Entra al posto di Gyrgera, molta grinta senza costrutto

Ciro Immobile: senza voto
Entra nel finale, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 2
Pensa di essere il Rocky Balboa italiano, in realtà sembra più che altro un mediocre picchiatore di fight club un po' suonato. Zero tiri in porta in 90 minuti, serve altro?

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Anno nuovo, solita Inter

7 punti su 9 per l'Inter dalla ripresa del campionato, il 2010 si tinge fin da subito di nerazzurro.

Bari-Inter 2-2 è una partita che accontenta quasi tutti, il Bari potrà infatti essere una delle poche squadre di questo campionato a vantare l'imbattibilità contro la capolista, mentre l'Inter raddrizza una partita che aveva preso una piega pericolosa, e un risultato che anch'esso sembrava compromesso dopo i primi 20 minuti della ripresa. Certo, il Milan ha la possibilità di accorciare di due punti, ma sicuramente per come si era messa questo può essere considerato un punto guadagnato per l'Inter.

Ad ogni modo è un buon Bari quello che mette paura all'Inter, ma che deve riflettere per essersi fatto sfuggire una vittoria tanto insperata a priori, quanto alla sua portata a posteriori.

Ed è un'Inter che anch'essa, aldilà del pareggio, dovrà focalizzare la propria attenzione sulle due ingenuità commesse in pochissimi minuti in difesa e che hanno causato i due penalty per i pugliesi.

Chi invece da questa partita non esce troppo contento è l'arbitro Rosetti, nonostante la bontà delle decisioni in quasi tutti gli episodi chiave, tra cui i 3 rigori (di cui, strano ma vero, ben 2 fischiati contro i campioni in carica) e l'espulsione di Oriali non possono non lasciare strascichi polemici. Il rigore concesso all'Inter, infatti, avrebbe dovuto comportare l'espulsione del difensore del Bari Bonucci per fallo da ultimo uomo, e la cosa ovviamente scatena le recriminazioni a caldo di Mourinho. Che però farebbe bene quantomeno a riflettere un attimo sulla sospetta posizione di fuorigioco di Pandev nell'azione del rigore che porta al pareggio. Perché sentire l'allenatore primo in classifica lamentarsi ogni domenica, quando è invece la sua squadra a giovarsi spesso di episodi arbitrali dubbi, è qualcosa di assurdo oltre che fastidioso.

Come si diceva, infatti, questo 2010 si è già tinto di nerazzurro. Dalla mano di Quaresma, alla punizione di Sneijder, al fuorigioco di Pandev...

Com'era quella dell'anno nuovo vita nuova?

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sabato 16 gennaio 2010

L'ultima frontiera (della stupidità)

Voi credete che gli insulti razzisti nei confronti dei giocatori di colore siano l'ultima frontiera della stupidità?
Preparatevi, al peggio non c'è mai fine e l'Italia, essendo un paese di immigrazione da soli venti anni, di strada ne dovrà fare parecchia.
Vi segnaliamo a questo proposito che il sindaco di Marsiglia protesta contro i tifosi musulmani algerini, perché festeggiano la vittoria della loro nazionale d'origine con lo sventolio di bandiere con la mezza luna.
Bene, essendo la Francia una nazione di immigrazione più antica rispetto all'Italia possiamo capire come fenomeni sociali come questi vi avvengano in anticipo. Del resto, ormai vi sono milioni di francesi che hanno le proprie radici in paesi extracomunitari, e che festeggiano anche le vittorie della loro nazionale d'origine.
Questo, statene certi, avverrà anche in Italia. Ci piaccia o no.
E, consentiteci di dirlo, è anche bello e giusto che sia così. La diversità è un patrimonio da tutelare.
Riflettiamo sulla questione, e prepariamoci a vedere italiani che festeggiano per la vittoria dell'Algeria o del Ghana.
Così non ci saranno strumentalizzazioni di natura politica (da qualunque parte esse vengano!), ed eviteremo che il calcio finisca ancora di più vittima di una spirale di incomprensione, odio e rancore.
Non sarebbe male che, per una volta, Figc e Coni ponessero in essere una campagna preventiva, in modo da evitare situazioni incresciose come quella di Marsiglia.
Prevenire è meglio che curare. Squalifiche e chiusura delle curve servono a poco quando l'intolleranza ha attecchito nelle anime.

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Forza Marchionne!


In settimana abbiamo riportato uno stralcio dell'articolo di Repubblica in cui Federico Rampini, parlando dell'avventura americana della Fiat, scrive: "La Fabbrica Italiana Automobili Torino, una sigla di cui Gianni Agnelli difese fino all'ultimo ogni singola parola, ha imboccato una strada diversa".
Questione grossa quella del rilancio della Chrysler, con la Fiat chiamata a competere a livello mondiale, roba che col calcio ha poco a che fare se non fosse che Rampini arriva a ipotizzare che John Elkann possa essere tentato dall'andare a vivere in America. Uno scenario questo, aggiungiamo noi, che magari qualche risvolto sulla Juve potrebbe anche averlo.

A dire il vero s'è letto altre volte che l'ingegner Elkann è innamorato anche della Francia, quello che è certo è che non è innamorato del calcio, non ha per la Juve la grande passione che avevano Gianni e Umberto Agnelli, e allora ben venga la Fiat che rilancia la Chrysler e cambia pelle: vorrebbe dire che Marchionne (che tra parentesi è tifoso bianconero, innamorato della Juve dai tempi di Boniperti-Charles-Sivori) ha fatto un altro miracolo e l'ingegner Elkann, chissà, sarà effettivamente tentato di andare a vivere in America, lasciando magari la gestione della Juve.

Un motivo in più per fare il tifo per Marchionne, sia per i successi della Fiat americana che per la possibilità che John vada a vivere in America. Chissà che per effetto dei successi di un gruppo Fiat tutto nuovo e americanizzato non si torni alla vecchia gestione della Juve, quella che è durata fino all'estate 2006.

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venerdì 15 gennaio 2010

La Settimana Interistica - 19 Reloaded


Sciarada
(6, 3, 4, 4, 3 = 9, 2, 3, 6)

Podisti nella campagna inglese
Non si fermavan mai
- tu invece stavi -
quegli acclamati eroi.
La corsa fluisce per il Sussex
e così finisce: Michel primo e Josè secondo.

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Noi eravamo la Juve. E ora?

Spesso si dibatte sull’utilità e i pericoli dei social network, Facebook su tutti: c’è chi li vede come un interessante strumento di socializzazione "virtuale", e chi invece li considera una minaccia per la privacy. A me, da juventino, Facebook ha regalato un bel momento di nostalgia. Tempo fa notai tra le conoscenze comuni un nome, Michele Padovano, che a me e a tutti voi evoca dolci ricordi. Pensai allora di chiedergli cortesemente l’amicizia, dicendogli che ero un tifoso della Juventus e che sarei stato onorato di fare due chiacchere ogni tanto con uno dei miei idoli da bambino. Lui ha gentilmente accettato. Ma che ha fatto alla Juve Michele Padovano? Dice Wikipedia:

"… Al termine di questa stagione tornò al Genoa ma fu richiamato a Reggio Emilia nel corso dei trasferimenti di novembre, segnando 7 gol in 19 partite che non bastarono a salvare la squadra dalla retrocessione in serie B, ma che gli valsero la chiamata della Juventus. Padovano raggiunse l'apice della carriera nelle due stagioni disputate con la Juventus dal 1995 al 1997, con cui vinse 1 Scudetto, una [Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Europea. In particolare, contribuì al successo del club torinese nella Champions League, mettendo a segno il gol del 2-0 nei quarti di finale contro il Real Madrid, che consentì il passaggio alle semifinali, e battendo uno dei rigori nella finale di Roma contro l'Ajax."

Insomma, un pezzo di quella Juve fortissima a livelli mondiali per 4 anni. Tornando a Facebook, in questi giorni ho avuto l’onore di scambiare delle opinioni con Michele, su questa triste Juve-non Juve dei giorni nostri. E allora il discorso da lì è volato subito ai bei tempi che furono e, tra un gol al Real Madrid ed uno al Borussia, c’è stata una sua affermazione che mi ha colpito molto: "Noi eravamo la Juve".
In questa frase c'è tutta l’unità di intenti, la fame di vittorie, la serietà di quella squadra e di quella società. Era la Juve dei Padovano, i Carrera, i Porrini, i Torricelli, i Birindelli, i Conte, i Di Livio, i Lombardo, i Vierchowod, i Montero, sicuramente non tutti campioni, ma gente con assoluta abnegazione e voglia di sacrificarsi l’uno per l’altro. Era una Juve che doveva "fare con quello che aveva" (come dice il Direttore Moggi), e perciò non comprava i campioni strapagandoli, ma comprava gregari di sicura affidabilità (e dal prezzo contenuto), a cui affiancava i grandi campioni che quella squadra aveva. Come Padovano appunto, acquisto canzonato dagli amici tifosi di altre squadre, ma che poi ha ripagato il suo ingaggio con gol pesanti come macigni. Era una Juve dove bisognava sudare per avere il posto, era una Juve che per far quadrare i conti (assolutamente trasparenti, al contrario di quelli di qualcun altro) non esitava a vendere campioni. Il bene della società su tutto e su tutti. A questo mi hanno fatto pensare quelle parole di Padovano.
E oggi? Meglio stendere un velo pietoso. Tutto ciò è finito, scomparso ed in più nessuno dell’attuale dirigenza sembra voler imparare dalla vincente gestione precedente. Al contrario, solo fango, denunce per infedeltà patrimoniale e patteggiamenti in tutte le sedi. La proprietà assiste silente (e indifferente) al naufragio del "progetto blanchiano", i mercati continuano ad essere sbagliati, ci si dimentica perfino di aprire le raccomandate e da due anni a questa parte la squadra è regolarmente dimezzata dagli infortuni. Il caos più totale. Questo non è sicuramente l’unico periodo buio della storia della Juventus, ma in passato c’era sempre uno tra l’Avvocato o il Dottor Agnelli a metterci la faccia quando le cose non andavano bene, ribadendo la passione e la vicinanza della famiglia Agnelli ai colori bianconeri. E ora, di fronte a questo disastro sportivo e non (non dimentichiamo Farsopoli), dov’è John Elkann? Il vero problema della Juventus non sono l’allenatore o i giocatori, il vero problema è una proprietà distaccata, che tratta la Juventus come un asset qualsiasi, contenendo i costi e lasciando tutto in mano ad un gruppo di dirigenti assolutamente non all’altezza. Ecco perché, di fronte a tutto ciò, sentirsi dire: "Noi eravamo la Juve" provoca un agrodolce e nostalgico ricordo.

Gigi Papa

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giovedì 14 gennaio 2010

Come se la Juve fosse granata

Qualche volta mi è capitato di guardare dei programmi televisivi granata.
O meglio, mi è capitato di notare determinati programmi facendo zapping.
Il fatto è che, se riconosci un amico in televisione, ti viene spontaneo soffermarti un attimo su una rete, anche se del programma non te ne frega niente.
Ed è andata proprio così nel mio caso.
“Hey! Guarda chi c’è!”
Dopo dieci minuti di commenti e di lagnanze varie dei tifosi e degli opinionisti presenti in studio, prima di cambiare canale, ho avuto un attimo di disagio.
Quel senso di disagio che si ha quando ti accorgi di qualcosa che non avresti mai potuto nemmeno ipotizzare…
Le lamentele erano molto orientate verso un soggetto specifico: la proprietà.
E, nel giro di pochi secondi, dopo aver notato questo specifico aspetto, il mio cervello ha cominciato a lavorare per i fatti suoi.
E logicamente l’associazione di idee tra Juve e Toro mi è sembrata logica e graffiante.
Una spontanea, strana, spiazzante, acida, deprimente e umiliante sensazione che, oltre a graffiarmi, si è permessa il lusso di bere il sangue amaro uscito dalla ferita.
Brrrrrrr. Roba da matti.
Con tutto il rispetto per il Torino calcio, s’intende.
Spiazzato come un demente, davo pienamente ragione a tutti coloro (tifosi e opinionisti) che si lamentavano e apprezzavo la verve educatamente polemica del conduttore.
Brrrrrrr. Roba da pazzi.
Un Torino che è stato acquistato da Urbano Cairo, che poteva dare una solidità economica e, forse, poteva anche dare qualche soddisfazione ai granata.
Piccola soddisfazione, ovvio, stiamo pur sempre parlando del Toro mica…
La solidità economica bene o male è arrivata, ma di risultati decenti in questi anni neanche l’ombra.
In più si sono beccati anche la retrocessione senza l’aiuto di Guido Rossi, Giovanni Cobolli e l’avvocato Zaccone.
Dunque, esattamente come per la Juventus, la proprietà non è all’altezza di porre rimedio ai disastri messi in cantiere.
La differenza tra le due situazioni è che Cairo ci mette la faccia, ci prova, infatti è il presidente, John Elkann invece no.
O meglio, non lo fa nel modo giusto, e inoltre è spesso silente.
Leggo dal sito del Toro:

Presidente: Urbano Cairo
Vice Presidente: Giuseppe Cairo
Consiglieri: Maria Castelli Cairo, Ugo Carenini, ecc

Non sono a conoscenza delle eventuali parentele, e non mi interessa; però noto che il cognome Cairo nel Torino calcio è ben presente.
La faccia, decisionalmente parlando, il proprietario la mette eccome.
John forse anche, ma da distante.
Come diceva sempre la mia professoressa d’italiano ai colloqui coi genitori ai tempi della scuola, “Si deve applicare di più, perché è molto discontinuo”.
Ed è così per il presidente di Exor…
Quando c’è da fare la rimpatriata a Villar Perosa, oppure a Pinzolo, a firmare autografi, con la maglia della Juve col suo cognome piazzato sulla schiena, lui, John, c’è; se le cose invece vanno male e, dunque, sarebbe necessario far sentire la propria presenza (decisionale e non solo chiacchierifica), lui non c’è.
Ma dove è finito “Mr. Ripartiremo dal basso?”
Qualcuno lo ha visto da qualche parte?
O forse si è confuso ed è andato ad assistere alle partite e agli allenamenti della Juve Stabia?
Oppure la colpa è sempre e solo di Ferrara, o al massimo, ma proprio al massimo, ma proprio al massimo del massimo, di Blanc?
La nave viaggia senza una rotta, non si sa bene chi fa che cosa, regna la confusione, regna anche un po’ l’autogestione, e l’ingegnere non dice nulla?
No dai, non voglio pensare che uno come Cairo forse è molto meglio di Johnnino nostro.
No, non può essere.
Brrrrrrr. Roba da sfigati.
L’incubo continua.

Crazeology

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Juve delenda est!

Pare che il senatore romano Catone, ambasciatore a Cartagine nel 153 a.c., ogni volta che pronunciava un suo discorso in Senato, qualunque fosse l'argomento trattato, concludeva il suo intervento pronunciando una frase passata alla storia: “ceterum censeo Carthaginem esse delendam”, ovvero “del resto penso che sia necessario distruggere Cartagine”.
L'aneddoto è adattabile a molti giornalisti sportivi italiani, qualunque sia l'argomento affrontato trovano sempre il modo di affermare: "del resto la Juve ha fatto quello che ha fatto". Solo negli ultimi giorni abbiamo letto numerosi articoli che dipingevano la Juve "come il nulla", o "come il male assoluto", o "truffatrice perché invece di finire in C è stata spedita in B".
Ci sono cori razzisti negli stadi? "E ma la Juve ha fatto quel che ha fatto". Gli arbitri sbagliano tutto lo sbagliabile: "E ma del resto la Juve, etc...". Forse al pari di Catone, che alla fine vide realizzarsi il suo sogno, molti giornalisti sportivi vorrebbero vedere realizzato il loro, di sogno: "Juventus delenda est!".

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