Noi eravamo la Juve. E ora?
Spesso si dibatte sull’utilità e i pericoli dei social network, Facebook su tutti: c’è chi li vede come un interessante strumento di socializzazione "virtuale", e chi invece li considera una minaccia per la privacy. A me, da juventino, Facebook ha regalato un bel momento di nostalgia. Tempo fa notai tra le conoscenze comuni un nome, Michele Padovano, che a me e a tutti voi evoca dolci ricordi. Pensai allora di chiedergli cortesemente l’amicizia, dicendogli che ero un tifoso della Juventus e che sarei stato onorato di fare due chiacchere ogni tanto con uno dei miei idoli da bambino. Lui ha gentilmente accettato. Ma che ha fatto alla Juve Michele Padovano? Dice Wikipedia:"… Al termine di questa stagione tornò al Genoa ma fu richiamato a Reggio Emilia nel corso dei trasferimenti di novembre, segnando 7 gol in 19 partite che non bastarono a salvare la squadra dalla retrocessione in serie B, ma che gli valsero la chiamata della Juventus. Padovano raggiunse l'apice della carriera nelle due stagioni disputate con la Juventus dal 1995 al 1997, con cui vinse 1 Scudetto, una [Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Europea. In particolare, contribuì al successo del club torinese nella Champions League, mettendo a segno il gol del 2-0 nei quarti di finale contro il Real Madrid, che consentì il passaggio alle semifinali, e battendo uno dei rigori nella finale di Roma contro l'Ajax."
Insomma, un pezzo di quella Juve fortissima a livelli mondiali per 4 anni. Tornando a Facebook, in questi giorni ho avuto l’onore di scambiare delle opinioni con Michele, su questa triste Juve-non Juve dei giorni nostri. E allora il discorso da lì è volato subito ai bei tempi che furono e, tra un gol al Real Madrid ed uno al Borussia, c’è stata una sua affermazione che mi ha colpito molto: "Noi eravamo la Juve".
In questa frase c'è tutta l’unità di intenti, la fame di vittorie, la serietà di quella squadra e di quella società. Era la Juve dei Padovano, i Carrera, i Porrini, i Torricelli, i Birindelli, i Conte, i Di Livio, i Lombardo, i Vierchowod, i Montero, sicuramente non tutti campioni, ma gente con assoluta abnegazione e voglia di sacrificarsi l’uno per l’altro. Era una Juve che doveva "fare con quello che aveva" (come dice il Direttore Moggi), e perciò non comprava i campioni strapagandoli, ma comprava gregari di sicura affidabilità (e dal prezzo contenuto), a cui affiancava i grandi campioni che quella squadra aveva. Come Padovano appunto, acquisto canzonato dagli amici tifosi di altre squadre, ma che poi ha ripagato il suo ingaggio con gol pesanti come macigni. Era una Juve dove bisognava sudare per avere il posto, era una Juve che per far quadrare i conti (assolutamente trasparenti, al contrario di quelli di qualcun altro) non esitava a vendere campioni. Il bene della società su tutto e su tutti. A questo mi hanno fatto pensare quelle parole di Padovano.
E oggi? Meglio stendere un velo pietoso. Tutto ciò è finito, scomparso ed in più nessuno dell’attuale dirigenza sembra voler imparare dalla vincente gestione precedente. Al contrario, solo fango, denunce per infedeltà patrimoniale e patteggiamenti in tutte le sedi. La proprietà assiste silente (e indifferente) al naufragio del "progetto blanchiano", i mercati continuano ad essere sbagliati, ci si dimentica perfino di aprire le raccomandate e da due anni a questa parte la squadra è regolarmente dimezzata dagli infortuni. Il caos più totale. Questo non è sicuramente l’unico periodo buio della storia della Juventus, ma in passato c’era sempre uno tra l’Avvocato o il Dottor Agnelli a metterci la faccia quando le cose non andavano bene, ribadendo la passione e la vicinanza della famiglia Agnelli ai colori bianconeri. E ora, di fronte a questo disastro sportivo e non (non dimentichiamo Farsopoli), dov’è John Elkann? Il vero problema della Juventus non sono l’allenatore o i giocatori, il vero problema è una proprietà distaccata, che tratta la Juventus come un asset qualsiasi, contenendo i costi e lasciando tutto in mano ad un gruppo di dirigenti assolutamente non all’altezza. Ecco perché, di fronte a tutto ciò, sentirsi dire: "Noi eravamo la Juve" provoca un agrodolce e nostalgico ricordo.
Gigi Papa
Etichette: crisi Juve, Dirigenza, Elkann, Facebook, Juventus, Lippi, Padovano, proprietà, Triade
5 Commenti:
Cari lettori,
chiudiamo la settimana riportando il racconto di Gigi Papa, che ha fatto quattro chiacchiere su Facebook con Michele Padovano.
Per Padovano, "noi eravamo la Juve". Difficile dire cosa siamo oggi.
e direi che ha nettamente ragione...vorrei tanto si potesse ritornare a quei tempo, ma per molti, mi sà, che non sarà così...di questo passo, a meno di rivoluzioni al momento improbabili, due sono le possibilità: fallimento della società o provinciale che lotta per non retrocedere..purtroppo i del piero/buffon e simili non sono eterni, e ce ne stiamo accorgendo ora più che mai.
spero davvero che la juve non sia finita...
Il piano di John Elkann è chiaro: andare avanti con Ferrara, non raggiungere il quarto posto e dunque con la scusa della mancata qualificazione in coppa campioni e la mancanza di guadagno, vendere i pochi campioni per far quadrare fintamente i conti e ridimensionarci del tutto. Ma ha fatto i conti senza l'oste: odiato da tutti potrà sfruttare i media fin quanto vuole, ma non siamo tutti fessi... Come pensa di riempire lo stadio che sta costruendo? Con le famiglie? Provenienti da dove? Elkann, prima o poi la ruota gira...
Rimaniamo sempre la JUVE.
Passerà anche questo periodo di vacche magre. Prima o poi Elkan John capirà che nullità come Secco, Ferrara e Castagnini non sono da Juve. Blanc come amministratore può anche rimanere, ma solo come amministratore.
Mettendo un ottimo allenatore, Capello per me sarebbe il massimo, un buon DS da affiancare al Direttore generale Bettega, Sartori per esempio, e un'altrettanto valido capo osservatore, la società sarebbe ottimamante organizzata.
Non è che gli altri hanno dei geni a livello dirigenziale. Guardate lo sfinter e ve ne accorgerete.
E' insopportabile vedere gente fra le nostre fila che ci tiene a rovinare la storia di una squadra fra le più importanti al mondo,inoltre da quattro anni ci troviamo dietro a qualcuno che si è preso gioco di noi cucendosi orgogliosamente qualcosa di nostro sul petto e mostrandolo altrettanto orgogliosamente in giro per l'europa nelle loro continue figure da cioccolatai...spero solo che prima o poi qualcuno tiri fuori a tutti quella che è la pura verità e che qualcun'altro che non ama i nostri colori abbia il buon senso di farsi da parte...
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