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giovedì 31 dicembre 2009

La Juve e il Joker

"Why so serious?" Tifoso juventino, perché sei così serio?
C'è di che essere contenti, ora la tua squadra ha finalmente un'immagine simpatica, guarda i tuoi avversari: una volta la sola parola Juventus suscitava sentimenti peccaminosi quali ira o invidia, oggi finalmente lo stesso nome ispira allegria, simpatia e anche un po' di compassione.
C'è di che essere soddisfatti, la tua squadra è in mani salde, e per fartelo meglio apprezzare hanno pure richiamato il simbolo della Juve della tua infanzia, sia che questo simbolo tu l'associ alla figura di un giocatore o a quella di un dirigente.
C'è di che essere tranquilli, i soldi non mancano, le campagne acquisti sono di quelle faraoniche che fino a pochi anni fa si poteva permettere solo la grande Inter degli anni '90 di Moratti, che proprio in quegli anni ha vinto in lungo e in largo, non ricordi?
C'è di che essere orgogliosi, la Juventus sarà la prima squadra con uno stadio di proprietà, l'ha detto il tuo amministratore delegato, o era il direttore generale? No, no, l'ha detto il tuo presidente!
Ma soprattutto c'è di che essere fiduciosi, perché è vero che negli ultimi tempi i risultati non sono quelli che ti aspettavi, ma adesso "i jolly sono finiti"! Beh, a dire il vero erano già finiti col Catania... o forse col Bari... o con il Bayern... no, mi pareva di averla già sentita col Cagliari 'sta frase... No, no, macché, era dopo il Palermo! "Bisogna avere un asso nella manica". Ma tu hai di più, hai un presidente/amministratore delegato/direttore generale che invece ha sempre un jolly nella manica!
E allora c'è davvero di che essere felici, perché tanto l'importante è guardare avanti, perché il progetto continua (qualunque esso sia), perché abbiamo un allenatore esperto e navigato che saprà uscire da questo momento di crisi come ha sempre fatto, perché a salvarci dall'ennesima figuraccia, stavolta contro il temibile Al Ittihad, ci penserà lui, Jean Claude il Joker, tirando fuori dalla manica un altro dei suoi jolly.
Perciò, "mettiamo un bel sorriso su quel faccino".

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mercoledì 30 dicembre 2009

Bettega, il Corriere e noi


Il ritorno di Bettega potrebbe risultare indigesto al Corriere della Sera. Fino a quando a Torino dicevano peste e corna di Giraudo-Moggi-Bettega (a cominciare dal loro allontanamento del 2006, fino alla denuncia per infedeltà patrimoniale), per la redazione sportiva del Corsera Calciopoli era una goduria, bastava gettare in pasto ai lettori saccate di letame contro la Juve di Moggi e il redattore poteva immaginare di aver fatto contenti contemporaneamente due dei suoi più importanti "comproprietari" (Tronchetti Provera e John Elkann); il ritorno di un ex-appestato cambia le carte in tavola, dovrebbe sottintendere una situazione più ingarbugliata.
Verificheremo gli sviluppi, e intanto segnaliamo che ieri, accanto alla cronaca sulla conferenza stampa di Bobby Gol, è comparso un corsivo a firma Roberto De Ponti (fede granata e autore di un libro sul guerriero Materazzi, queste le referenze) in cui si stigmatizza il richiamo di Bettega ai campionati 2005 e 2006 "vinti sul campo". Il corrierista di turno sembra non avere dubbi: ci sono state le sentenze sportive e sono definitive, a Torino farebbero bene ad ammettere di aver sbagliato e di aver pagato, bisogna solo guardare avanti. Con il tono anche seccato di chi sembra dire: basta, non rompeteci più.
Al contrario del Corriere, noi pensiamo che Bettega abbia fatto bene a richiamare l'attenzione su quei campionati, abbia fatto bene a dire che non rinnega nulla del suo passato, abbia fatto bene a sottolineare che bisogna ancora aspettare per scrivere la parola fine sulla storia di Calciopoli. Queste, come sanno i nostri lettori, sono proprio le indicazioni che ci guidano nel lavoro di ricerca e informazione che portiamo avanti come Associazione e come Testata giornalistica: per questo noi diciamo che il ritorno di Bettega, verosimilmente indigesto per i collaboratori delle pagine sportive del Corriere, è per noi una piccola vittoria.
Non solo perché nei quadri dirigenziali c'è finalmente uno juventino dalla testa ai piedi (colpi di tacco compresi), ma anche perché quel ritorno può significare delle novità nei rapporti tra John Elkann e Andrea Agnelli; infine perché, da come si è presentato dando fastidio a De Ponti, Bettega sembra proprio uno che sullo scandalo del 2006 potrebbe aver ancora tanta voglia di "rompere".
Di sicuro questa voglia anima tutti noi nella prospettiva di un anno, il 2010, che sarà decisivo per le questioni ancora aperte di Calciopoli, a cominciare dalle sentenze su Moggi e la fantomatica cupola. Per questo continueremo a seguire con la dovuta attenzione il processo di Napoli, ed a fare contro-informazione rispetto ad un comportamento dei giornali che ha ormai superato ogni limite di decenza.
A cominciare proprio dal Corriere della Sera che il 15 dicembre, commentando la condanna di Giraudo, aveva avuto la spudoratezza di scrivere che in Udinese-Brescia l'arbitro Dattilo "tra ammonizioni di diffidati ed espulsioni decimò l'Udinese che la settimana successiva avrebbe ospitato la Juventus". Una volgare menzogna tra le tante con le quali al Corriere (e alla Gazzetta) fin dall'estate 2006 potevano pensare di far felici, come si diceva prima, non uno ma due padroni.
Prospettiva, questa, che ora potrebbe essere saltata: chissà che il ritorno di Bettega, con tutto quello che gli ha fatto da premessa e può fargli da contorno, non obblighi i redattori del gruppo RCS a pensarci due volte prima di scrivere i prossimi corsivi sulla Juve e su Calciopoli.

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martedì 29 dicembre 2009

Addio legge Beckham

In Spagna la vida loca del mondo del calcio sembra davvero finita. Il Parlamento infatti ha abrogato la legge che concedeva uno sconto sull'aliquota dell'imposta sul reddito per i lavoratori stranieri con un reddito superiore ai 600.000 euro. Non ci vuole molto per capire che questa legge era fatta su misura per gli sportivi professionisti, visti gli alti ingaggi di cui godono (beati loro!): infatti fu da subito definita dalla stampa "legge Beckham".
Finalmente si pone fine ad un'evidente sperequazione tra contribuenti. Ma non solo: si pone fine anche ad una delle più evidenti distorsioni della concorrenza tra club europei.
Non era accettabile una situazione nella quale i club di una nazione avessero un tale enorme vantaggio. Naturalmente dove non hanno potuto né l'Uefa né l'Unione Europea è riuscita la realtà dei fatti: la grave crisi economica ha reso politicamente intollerabile, in un paese con quasi il 20% di disoccupati, un simile favoritismo alla "casta gladiatoria".

Ora, grazie alla crisi economica, ci aspettiamo anche qualche provvedimento in relazione ai finanziamenti bancari e alle folli speculazioni edilizie dei club.
Forse abbiamo trovato uno dei pochi risvolti positivi della crisi economica: la possibilità di dare una bella lezione ai furboni del pallone iberico.

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lunedì 28 dicembre 2009

Il compito di Bettega

Sono ripresi oggi gli allenamenti della Juventus. A leggere i giornali l'aria dovrebbe essere, come si suol dire, pesante. Prima il Presidente Blanc rilascia dichiarazioni discutibili (siamo buoni, è Natale) al quotidiano Le Monde, poi Melo ringrazia Dunga e Prandelli per il fantastico 2008 dimenticando, presumiamo non casualmente, di includere Ferrara tra i ringraziati.
Infine arriva Maddaloni che, al Tirreno, dichiara: "Vorrei far notare che siamo a un solo punto dal Milan e Leonardo non viene criticato come succede a noi. L’Inter è senza dubbio più forte, però noi siamo in grado di dire la nostra. Sfido qualunque squadra a dover rinunciare a tanti elementi, inoltre Diego e Melo si devono ambientare".
Innanzitutto qualcuno dovrebbe spiegare a Maddaloni che il Milan è sì avanti di un solo punto, ma ha anche disputato una partita in meno, quindi il gap potrebbe aumentare.

La sostanza, comunque, non è questa, almeno a nostro avviso. Maddaloni infatti sembra non capire che la differenza tra Juventus e Milan la fanno le aspettative: la Juve è partita con squilli di tromba e con proclami di vittoria sia in Italia che in Europa mentre il Milan, vista la campagna acquisti low profile, è partito con minori ambizioni.
Ovvio e scontato, viste queste premesse, che ci sia una maggiore severità nel giudizio per Ferrara e la Juventus.
Sembra un discorso da nulla quello che abbiamo fatto. Invece è importante, perché pone il dubbio che coloro che hanno la guida tecnica non conoscano le regole del gioco, in particolare per quanto riguarda il rapporto con la stampa e i tifosi.
Ad essere sinceri, viene il dubbio che il duo Ferrara-Maddaloni non conosca neanche le regole dello spogliatoio. Infatti, accampare scuse basate sulla scarsa integrazione di Felipe Melo nel gruppo dopo la tragicomica sostituzione con il Catania appare ridicolo.

Abbiamo evitato di commentare le dichiarazioni di Blanc a Le Monde (con relativa grottesca smentita odierna), perché riteniamo ormai il Presidente irrecuperabile, come il predecessore. Meglio dunque concentrarsi su certe dichiarazioni di personaggi minori. Forse certi errori possono essere corretti.
Un grande in bocca al lupo a Roberto Bettega, che ha di fronte a sé un compito così difficile.

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Scudetti che abbiamo vinto...


Chissà perché, leggendo le news del sito della Juventus, ci è tornata in mente la celebre e inconsapevole battuta rilasciataci da John Elkann la scorsa estate, in risposta a chi gli chiedeva lumi riguardo al numero degli scudetti della Juventus. Ma questa è un'altra storia.

Il sito della Juventus ricorda il 27 dicembre 1959, giorno in cui si disputò l'ultima gara dell'anno, in cui la Juventus rifilò un 4-0 alla Roma grazie a una doppietta di Sivori e alle reti di Stacchini e Boniperti. Fin qui tutto bene, ma perché mai aggiungere due righe come "L’ennesimo momento da ricordare di un anno, quel 1959, caratterizzato dalla vittoria dello Scudetto della prima stella..."

Peccato che nel 1959 la Juventus non vinse alcuno scudetto, ma si classificò quarta alle spalle di Milan, Fiorentina e Inter. E' vero invece che la stella arrivò nel 1959, e fu istituita sotto la presidenza FIGC di Umberto Agnelli, ma il decimo scudetto era arrivato l'anno prima, nel 1957-58, al primo campionato italiano di John Charles e Omar Sivori. Quest'ultimo, raffigurato nella foto nel sito della società, alza il Pallone d'oro assegnatogli solo nel 1961!

Ahi, ahi, ahi, siamo sempre più simpatici in Corso Galfer, ma pure le basi della storia della società stiamo perdendo!

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domenica 27 dicembre 2009

Lippi? No, grazie!

Certo, dell'operato della strana coppia Blanc-Secco (vista all'opera in questi anni amari) c'è davvero poco da salvare.
Troppo facile fare l'elenco dei giocatori non da Juve arrivati a vestire la maglia bianconera.
In entrata: giocatori scarsi acquistati pagandoli per buoni, giocatori appena decenti spacciati per campioni e costati (e pagati) come tali.
In uscita: alcuni campioni svenduti inspiegabilmente come giocatori qualsiasi, diversi buoni giocatori praticamente regalati alle avversarie.
Un bilancio desolante, al quale non è difficile aggiungere la pessima gestione del patrimonio esistente: l'affare Nedved, le cessioni (fortunatamente evitate) di Trezeguet e Chiellini, la mortificazione di molti interessanti giovani del vivaio (Criscito, Giovinco, Palladino), solo per citare i casi più eclatanti.

Ma c'è qualcuno che, pur non essendo ancora ufficialmente tornato alla Juve, sta provando a fare di meglio.
C'è qualcuno che vorrebbe far diventare italiano Amauri per portarlo in Nazionale, quell'Amauri che nell'anno 2009 è rimasto a digiuno di goal in partite ufficiali per circa 9 mesi.
C'è qualcuno che ha salutato positivamente il ritorno del trentaseienne (senza contratto) Cannavaro alla Juventus, quella stessa Juve che il capitano della Nazionale aveva abbandonato nel momento più difficile della sua storia.
C'è qualcuno che ha sicuramente visto con favore l'arrivo alla Juve di Grosso, più che mai terzino sinistro della Nazionale: l'unica squadra nella quale si è sempre espresso a buoni livelli.
C'è qualcuno che ha gradito ed appoggiato la candidatura di Ciro Ferrara (secondo di Lippi in Nazionale) ad allenatore della Juventus... e, per un allenatore esordiente, non è certo poca cosa!
Lasciamo che siano i lettori ad esprimere le proprie valutazioni sull'opportunità e sui risultati delle ultime operazioni citate.
Ci limitiamo ad aggiungere che... alla Juve, di problemi ne abbiamo già tanti!

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John William Charles


Il 27 dicembre dev'essere proprio un giorno destinato alla nascita di campioni bianconeri. Se Roberto Bettega festeggia i suoi 59 anni, in questo giorno ricorre anche l'anniversario della nascita di un altro grande, indimenticato campione bianconero: John William Charles, 150 presenze e 93 reti con la maglia della Juventus, messe insieme fra il 1957 e il 1962.
Charles nei cinque anni con la Juventus vinse tre Scudetti e due Coppe Italia. Un campione veramente di altri tempi, un gigante del calcio di nome e di fatto, con il suo metro e novanta di altezza; mai ammonito, mai espulso. Come per Bobby Gol il suo pezzo forte era il colpo di testa, nonostante saltasse con le braccia unite al corpo per non far male agli avversari. Boniperti racconta, nel suo "Una vita a testa alta", come durante certe partite, fra il primo e il secondo tempo, lo invitasse a saltare con le braccia larghe per aver ragione più facilmente degli avversari nei contrasti aerei. "Il gigante buono" faceva di sì con il capo, mai poi rientrava in campo e non si azzardava ad allargare quelle braccia, non ne aveva bisogno. Anzi, Charles durante i suoi cinque anni in maglia bianconera si rese protagonista di gesti passati alla storia, iniziando dal suo primo derby contro il Toro dopo poche giornate di campionato: era il 13 ottobre del 1957, la Juventus vinse 1-0 proprio con un suo gol, ma Charles si rese protagonista di un'altra vera prodezza che iniziò a farlo conoscere per il campione di umanità che è stato. Saltò insieme al difensore granata Brancaleoni per contendergli un pallone: lo scontro fu tremendo, mentre l'azione continuava i due rimasero a terra; si rialzò prima il bianconero, che andò a sorreggere il granata che si ritrovò con il viso imbrattato di sangue per la frattura del setto nasale. Charles lo sollevò e lo sorresse fino all'arrivo dei soccorritori, riuscendo ad unire i tifosi della Juventus e del Torino in un unico grande applauso.
Questo era John Charles, un campione a tutto tondo, proclamato nel 2005 il miglior giocatore gallese di tutti i tempi, un fuoriclasse assoluto di un calcio che non c'è più. John ci ha lasciato il 21 febbraio 2004. Vederlo adesso ritratto nelle foto in bianconero insieme a Sivori e Boniperti sembra quasi si tratti di una leggenda. Invece è storia vera. Charles in Italia arrivò nel 1957 insieme a Sivori, primi acquisti del giovanissimo presidente Umberto Agnelli, allora ventiduenne. I due fuoriclasse al primo anno segnarono 50 gol in due (Charles 28, Sivori 22) risollevando una squadra che l'anno precedente era arrivata a un soffio dalla retrocessione. Fu subito scudetto, quello della prima stella. "John Charles fu un Re - scrive il duo Bernardi - Novelli in "Tre Re per la Signora" - lo chiamarono King John perché aveva la regalità e la monumentalità degne della statura di un sovrano. John fu il Re dell'Aria, del gioco aereo".
Quella scritta da Charles è stata una delle più belle pagine della storia bianconera, una pagina che ancora adesso è sempre piacevole ed emozionante da sfogliare.

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sabato 26 dicembre 2009

Operazione Simpatia



Jean Claude Blanc a Le Monde, 23/12/2009:

"Pour nous, la serie B a été une extraordinaire aventure. Cette aventure victorieuse nous a rendus en une saison le capital de sympathie que nous avions perdu. Nous en sommes ressortis avec plus d'humanité."

"Per noi la serie B è stata un’avventura straordinaria. Quest’avventura vittoriosa ci ha restituito in una stagione il capitale di simpatia che avevamo perso. Siamo resuscitati più umani".

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Natale bianconero

In ogni viaggio l'attesa è inevitabile, attesa di un treno, attesa di un aereo, attesa in coda in autostrada. Ma noi juventini ormai ci stiamo abituando all'attesa, è dalla primavera 2006 che attendiamo. Abbiamo atteso che la società si difendesse nei processi sportivi, abbiamo poi atteso un ricorso al TAR, sventuratamente ritirato. Poi l'attesa, durata un anno, di ritornare in serie A, dopo un anno di purgatorio per scontare non si sa quali peccati e commessi da chi. Poi l'attesa di una squadra, che non si è mai dimostrata all'altezza del nome che porta.
E di attesa in attesa, siamo diventati come quelli che aspettano un Godot, che non arriva mai. Ma non siamo nemmeno sicuri che Godot sia mai partito. La società all'alba del 2007 disse che in tre anni la Juve sarebbe ritornata competitiva, i tre anni sono passati, e ancora siamo lontani dall'essere competitivi. Non ci resta che aspettare, stiamo invecchiando a forza d'aspettare, la pazienza non ci è mai mancata, come non ci manca l'amore per la Juve. Forse in società sono degli appassionati di Leopardi, vivono l'attesa con quell'ansia di chi spera che qualcosa di importante arriverà, "dimani è il dì di festa", ma poi il domani arriva e scopriamo che altri fanno festa, altri gioiscono, e noi ancora ad attendere.
Adesso è arrivato Bobby gol ed aspetteremo le sue mosse, senza molte speranze in verità, non per sfiducia nelle capacità dell'uomo, ma per una semplice analisi oggettiva delle condizioni in cui si troverà ad operare. Un'altra attesa, altro tempo perso, un altro tentativo per rimediare agli errori accumulati in tre anni di scelte scellerate. E noi ad aspettare, ma a forza d'aspettare, non vorremmo passare per idioti, non vorremmo sembrare dei semplici polli da spennare. Noi amiamo la Juve e per suo amore abbiamo sopportato molte angherie, abbiamo sopportato i cori e gli insulti in tutti gli stadi d'Italia, ma anche la nostra pazienza è limitata, soprattutto verso una società che ormai ci considera solo dei clienti e non il pilastro fondamentale della Juventus.
Questo è nostro augurio per il prossimo anno: che la Juve ritorni ad avere rispetto per i suoi tifosi. Buon Natale e buon 2010 a tutti!

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giovedì 24 dicembre 2009

E' Natale anche per noi

E' festa quasi in tutto il mondo e dalle parti di Barcellona, dopo i 6 trofei, si festeggia il Natale con il cordero, dalle parti di Torino, invece, si passa un bianco Natale in bianco. Forse attratto dalle luminarie, un timido agnello ha finalmente deciso di far capolino a Vinovo, ma anche da noi continua ad imperversare il Cordero, quello senza trofei, almeno per ora.

Gli argentini hanno messo una pulce nell'orecchio di Maradona, offesi dalla "pettata" (Bergomi docet) di Messi che festeggia contro i suoi compaesani dell'Estudiantes la ciliegina sulla torta blaugrana. Profeta all'estero e desaparecido in patria, sarà colpa della "mano de Dios" che non riesce a plasmarlo in Nazionale? Mah, noi sappiamo solo che in Piemonte "a man 'e budin" plasma eccome Felipe Melo, stella cometa che illumina il presepe di Dunga e Orso Maggiore sotto la Mole, uno Yogi senza Bubu ma più pasticcione! Quando avremo finito di rovinare lui, saremo pronti per Diego; secondo Carlos li stiamo rovinando entrambi, senza contare che, per comprarli, prima ci siamo già rovinati noi.

Il problema sta allora negli allenatori?? Ma no, è colpa della crisi, e quest'anno il Natale sarà più povero: "Un capitone, c'è solo un capitone", questa è la verita, ma uno solo non basta, e allora quest'anno si cucinerà la renna, e l'ultimo bambino che vedrà arrivare uno stanco ed appiedato Babbo Natale rimarrà deluso dal numero di pettorale dell'anziano podista. Un 27 asteriscato non giustifica di certo il ritardo, son tre anni che aspettiamo, e nonostante i numerosi pacchi, nemmeno un regalino.

Anzi sì, sotto l'albero di Natale, colorato solo dalle palle della Juventus che fu, ci ritroviamo un goal, un Bobby Goal che inizierà il nuovo anno con noi, ma purtroppo anche con loro. Un Natale incompleto, come può essere incompleto un presepe con un solo Re Magio, senza oro e senza mirra, e speriamo anche senza incenso, c'è veramente poco da incensare. Perciò auguri Roberto, e ricordati che, se anche stai iniziando il nuovo anno, le vecchie abitudini non sono da buttare dalla finestra, c'è tanta altra roba da gettare, basta entrare in campo, sentire il profumo dell'erba bagnata ed alzare gli occhi e, se senti qualcuno che usa la parola compro...messi, tu rispondi di sì e poi ci mettiamo a guardare se Secco ce la fa a comprarne finalmente uno buono!

Tanti auguri Roberto, ne hai davvero bisogno!

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mercoledì 23 dicembre 2009

Ridete, ridentini!

Bisognava tagliare con il proprio passato. Bisognava aprirsi ed essere simpatici. Dunque bisognava avere una società nuova da ottenere cacciando tutti gli juventini dalla Juventus.
Anzi, si è fatto di più e di meglio: si sono cacciati dalla società tutti coloro che capivano di calcio. Meglio avere pallavolisti, tennisti, esperti in fotocopie e presunti esperti di finanza, marketing, pubbliche relazioni, psicologia dello spogliatoio e psicologia dei tifosi avversari. Ecco a voi, è nata la Rinascentus.

Per quanto riguarda il reticolo di osservatori sparsi per i cinque continenti, si è deciso di abbandonare la vecchia strada tracciata da Giampiero Boniperti: affidarsi ai vecchi giocatori della Juventus, e che alla Juventus sono rimasti legati.
La Rinascentus ha preferito affidarsi ad un Carneade, tal Castagnini, oltre che alle pagelle della Gazzetta rosa di Milano. Risultato? La Rinascentus appare all'esterno come la Ridentus. Una sorta di scemo del villaggio che tutti si sentono in diritto di spennare e successivamente di dileggiare.
Ultimo esempio quello di Pantaleo Corvino, che prima dichiara seraficamente di non essere matto e per tanto non interessato al portoghese Tiago, e dopo inzuppa il pane nell'equivoco Melo.
Infatti, Corvino ha dichiarato che Melo a Firenze giocava nella stessa posizione che occupa a Torino.
Il massaggio è semplice e chiaro: alla Ridentus sono tutti incompetenti.
Sicuramente è giusto ciò che dice. Ma dichiarare una cosa del genere pubblicamente attesta che all'avversario non basta più rifilare il "bidone" (che poi bidone non è), bisogna anche infierire pubblicamente.
Una vera manna per chi, fino a pochi anni fa, poteva solo infamare a mezza bocca e invidiare la società bianconera nei sottoscala del mondo del calcio.

La soluzione è semplice: deridentinizzare questa Juventus totalmente allapata, elkanizzata e montezemolata. Tutti a casa, e immediato ritorno della Juve sotto la protezione del ramo Umbertiano della famiglia Agnelli.
I corvi, i petrolieri verdi e i giornalai rosa smetterebbero presto di ridere.

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martedì 22 dicembre 2009

La Juve è morta. Viva la Juve

Non fatevi illusioni. Abbandonate i sogni e i desideri. La Juventus è morta.
Il tempio è stato distrutto nel 2006. E noi ora come dei pii ebrei a piangere sulle vestigia del tempio: il muro del pianto.

Abbiamo perso una battaglia all'ultimo sangue. I nemici si sono impossessati del tempio e lo hanno razziato di parte dei suoi tesori. Non contenti, hanno devastato la legittimità di quelli che hanno dovuto lasciare nel sancta sanctorum.

Inutile rimestare per l'ennesima volta su chi siano i nemici. Inutile ripetere chi, per bieca e infame invidia, ha aperto, a tradimento, le mura di cinta della città sotto assedio. Sappiamo tutto. Tutti sono inchiodati alle loro storiche responsabilità. E stiano tranquilli tutti quanti, noi tramanderemo (siamo qui per questo) la memoria dell'infamia. Noi custodiremo la storia. Di ciò che diranno i media al servizio del padrone francamente non ci interessa un baffo.
In futuro saranno valutati per ciò che sono: pura propaganda di regime al servizio del soviet di competenza.

Ora è però inutile invocare il ritorno di uno dei vecchi architetti, o aspettare la venuta di un nuovo profeta. Nulla sarà come prima. Soprattutto perché noi abbiamo perso la nostra innocenza, e sappiamo che la nostra squadra del cuore è asset sacrificabile ad interessi superiori. Anzi, addirittura è asset da mettere nelle mani di famigli servizievoli e ossequiosi. Del resto dovevamo capirlo, il signor padrone voleva gente sorridente e che sapesse blaterare di progetti di fronte alle telecamere. Pazienza se poi la messa in pratica lascia a desiderare.
Poco male, vero, dottor Elkann? Un suo manager, non troppo sveglio, ha avuto addirittura la faccia di bronzo di dichiararlo ufficialmente: la Juventus in B aveva rilanciato l'immagine della Fiat. Per non parlare del più elegante tra i suoi lord protettori, che ieri ha dichiarato che Calciopoli è ormai lontana. Sbagliato, dottor Montezemolo. Calciopoli è tra noi, e ormai si chiama Italiopoli: una nazione alla sbando, massacrata da mercenari al soldo delle varie signorie.

Affinché ci sia uno sprazzo di luce, tra le tenebre di Italiopoli, cari amici, l'unica speranza non è l'arrivo di un nuovo giovin signore che restauri il tempio. Il tempio dobbiamo ricostruirlo noi. Ma per favore non chiamiamolo Juventus.
Almeno fino a quando non potremo chiamare la nostra nazione Italia, anziché Italiopoli.

Drago di Cheb

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lunedì 21 dicembre 2009

Carraro: teoremi e corollari


I giornali si sono ben guardati dal sottolinearlo, ma la testimonianza di Carraro contiene spunti di estrema importanza riguardo i condizionamenti degli arbitri, i desiderata della Federazione ed eventuali teoremi e cupole. Li svilupperemo con calma sul sito, qui intanto invitiamo a ragionare in particolare su un passaggio, quello dove Carraro richiama il comune sentire del 2004 in nome del quale lui spiega perchè era meno pericoloso sbagliare a favore dell'Inter piuttosto che della Juventus (il primo passaggio del nostro audio-video, tutto da ascoltare).

Stiamo parlando di Carraro, cioè del capo riconosciuto del sistema calcio, e non solo quello; basti ricordare che era anche presidente del Mediocredito Centrale, cioè del braccio operativo di Capitalia, ex Banca di Roma. Stiamo quindi parlando di un vero capo in tutti i sensi, e la sua testimonianza a Napoli non riguarda teoremi da dimostrare, ma comportamenti effettivamente tenuti sul campo: infatti le verità esposte da Carraro non hanno suscitato perplessità, quasi il suo teorema fosse da tutti accettato come dimostrato. Proprio per questo sono importanti i corollari che ne derivano, ne segnaliamo quello più significativo.

Ci era stato raccontato, visto che era stato prosciolto, che le sue telefonate non condizionavano gli arbitri, che lui non era dentro il sistema Moggi, ma adesso sappiamo qualcosa in più, sappiamo che era contro quel sistema, nel dubbio lui raccomandava di non favorire la Juve. Non solo, quindi, la telefonata di Giraudo dopo Udinese-Brescia è sintomatica di frode e quella di Carraro prima della partita della Lazio non lo è, come ha sentenziato il giudice De Gregorio; adesso possiamo anche concludere che Bergamo e Pairetto non si limitavano a prendere ordini da Moggi, ma addirittura disubbidivano a Carraro.

Come a dire che Moggi aveva messo su un'associazione (con chi non è ancora chiaro) più potente della stessa Federazione e dei suoi apparati; un ex-capo stazione sarebbe diventato, secondo il teorema della Procura di Napoli, più potente del capo riconosciuto del sistema calcio.

E' importante ribadire che Carraro era stato indagato, e la pubblica accusa ne aveva chiesto il rinvio a giudizio, cioè secondo l'accoppiata Auricchio-Narducci anche lui s'era dato da fare in maniera fraudolenta. Se era difficile mettere insieme la frode sportiva ipotizzata per Carraro con il teorema dell'associazione di Moggi, dopo il suo proscioglimento e dopo che a Napoli ha esposto il suo di teorema, la faccenda sembra farsi ancora più complicata, interessante e da approfondire.

Forse è per questo che i giornali continuano a guardarsi bene dal ragionare sulla sua testimonianza.

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Ridentus Gift, il tuo regalo ridentino


Presso il Ticket Office di Galleria San Federico a Torino è in vendita il Ridentus Gift, il biglietto che ti consente di regalare alla tua squadra del cuore (o a quella dei tuoi amici) una comoda vittoria contro la Ridentus nel girone di ritorno.
Basta acquistare il biglietto (che in occasione delle festività verrà presentato nella speciale confezione natalizia a strisce nerazzurre), scegliere la partita che vuoi far vincere consultando il calendario presente all'interno, prenotare comunicando il numero tipografico riportato, ritirare il tagliando direttamente allo stadio il giorno della gara.
Passa a trovarci in Galleria San Federico, acquista o regala ai tuoi amici il Ridentus Gift.
Per un grande Natale ridentino!

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Blòn, portati via anche la sedia

Carissimo Jean Claude,
ti scrivo pubblicamente per invitarti a mollare.
Sei entrato l’11 maggio 2005, non sei stato toccato da Calciopoli (pura casualità?), non sei stato toccato dall'epurazione dirigenziale bianconera 2006, eppure sono stati tre anni deliranti.
Siamo alla frutta caro.
Non c’è più niente da fare.
9 gradi sotto zero temperatura odierna, 9 punti dalla prima posizione della Juventus in classifica.
In Francia, a casa tua, ti aspettano tutti.
I tuoi migliori amici chiedono di te, i tuoi parenti chiedono di te, i tuoi conoscenti e i tuoi concittadini chiedono di te…
Appena ti sarai dimesso, a casa tua organizzeranno qualcosa di grande per il tuo ritorno.
C’è una festa che ti aspetta.
Le campane suoneranno festanti (blòn-blòn-blòn), e la tua città sarà adornata di striscioni appesi ovunque:

“Non facciamo scherzi…”
“Chiudiamo le frontiere”
“Se provi a tornare, non rispondo di me stesso”
“Ma chi ti conosce…”
“Hey John, lo hai voluto? Ora te lo tieni!”
“Porca pupazza, mica ce lo rimandate indietro?!?!”
“Jean Claude, abbiamo anche noi un progetto: non tornare.”
“Toc-toc… Occupato!”
“No grazie. Preferisco un forte purgante.”

Dunque, tutti ti aspettano a braccia aperte.
Babbo Natale ci farà questo regalo?
Vai vai, non preoccuparti, lo stadio lo finiamo noi.
Caro Jean Claude, quando hai preso questo impegno, il buon John ha cosparso la tua seggiola con della super resina adesiva.
Tu ti ci sei seduto sopra, ed ora non riesci più a staccarti.
Noi importa, vai pure, e portati via anche la poltroncina.
Non prenderla male se ti invito a dare le dimissioni, il progetto ci piace, sia ben chiaro, è solo che noi abbiamo finito la vasellina…
Ciao Blòn.
Quando vai via chiudi bene la porta, perché qui a Torino fa un freddo bestia!

Crazeology

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domenica 20 dicembre 2009

Marinai o semplici mozzi?

..."Ogni sciocco potrebbe fare il giro del mondo a vela, ma ci vuole un marinaio con gli attributi per riuscire a farlo da sbronzi."

Crediamo che questa frase, indovinate da chi enunciata, racchiuda tutto il cuore del problema Juve di oggi!
Non l'ha pronunciata a Sky quel marinaio di Ciruzzo (ma sarà vero marinaio o semplice mozzo?).
Dopo una vita (una vita intera!) a questa conclusione vi era arrivato un vero marinaio, competente e pieno di esperienza, non maturata né in una bagnarola, né in una piscinetta per bambini, né in qualche finto bacino di carenaggio.
Era arrivato a pronunciarla dopo una vita per mare, con barca spartana, ma tecnica, attrezzata e soprattutto studiata per andare per oceani perigliosi, non per il mare modaiolo di Capri o Ischia!
Quelli sono specchi d'acqua, non sono Oceani!
... quindi perfino un marinaio sbronzo può attraversare l'oceano... basta, però, che abbia gli attributi!
Qui, al di là delle battute e delle acrobazie dialettiche, non ci sono marinai, con o senza attributi... qui ci sono solo mozzi e per di più solo sbronzi!
... e i mozzi, sulle barche, servono solo a pulire, rassettare e fare i facchini!
Oggi, alla Juve, ci sono solo mozzi e con i mozzi non attraversi gli oceani, vincendo le solitarie, ma con quei mozzi ci puoi solo pulire le scarpe degli altri, quelli delle altre... barche (squadre).

Povera Juve Titanic, partita per solcare gli oceani e invece affondata appena a qualche centinaia di metri dalla spiaggia!

... solo una parola: VERGOGNA!

"Ogni sciocco potrebbe fare il giro del mondo a vela, ma ci vuole un marinaio con gli attributi per riuscire a farlo da sbronzi" (Sir Francis Chichester)

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Juventus - Catania, pagella istantanea


Alex Manninger: voto 6
Incolpevole sui gol, se la cava anche perché poco impegnato

Martin Caceres: voto 6-
E' tra i meno peggio, perlomeno ci mette grande impegno. Non impeccabile in fase difensiva

Fabio Grosso: voto 5.5
Ottima partenza, vengono dal suo lato le poche buone azioni. Si spegne alla distanza

Fabio Cannavaro: voto 5.5
La difesa frana, e lui non è più quello di una volta, ma ci mette sempre la faccia, nel bene e nel male. Nel secondo tempo un paio di suoi interventi limitano i danni

Nicola Legrottaglie: voto 5
A differenza di Cannavaro, tende un po' troppo a nascondersi quando le cose vanno male. Alla deriva da tempo, sembra tornato Infradito

Tiago Mendes: voto 4
Il solito, inqualificabile, Tiago Cardoso Mendes. Il rigore del Catania è provocato da un suo intervento in cui tira la maglia di un avversario per la manica, quando questi è ancora lontanissimo dall'area piccola. Per il resto, contributo inutile come al solito

Felipe Melo: voto 3
Ormai ridotto a una macchietta, esce dopo mezz'ora tra bordate di fischi. Non avrebbe dovuto giocare, ha bisogno di una lunga pausa di riflessione

Claudio Marchisio: voto 5.5
E' tra i pochi che ci provano sempre, non tira mai indietro la gamba e costruisce qualcosa di buono. Tuttavia, sbaglia molto, e meriterebbe il rosso per un intervento a forbice

Diego: voto 5
Sforna l'assist per il gol del pareggio, e qualche buono spunto. Tuttavia sbaglia troppo, e appare sempre anni luce lontano dal giocatore che fu. Ridicolo il suo impiego finale sulla fascia

Amauri: voto 4.5
Si impegna più del solito, ma è ormai la parodia di se stesso. Non ne azzecca una

David Trezeguet: voto 6.5
Prova a giocare di sponda, certo non aiutato dagli sciagurati compagni. Finisce con la testa spaccata, e senza cambi a disposizione si immola alla causa
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Hasan Salihamidzic: voto 6.5
Il migliore: segna il gol del pareggio, e mette la firma su un paio di belle discese sulla destra

Alex Del Piero: senza voto
Entra nel finale, ingiudicabile

Sebastian Giovinco: senza voto
Entra nel finale, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: senza voto
Non è più l'allenatore di questa squadra da almeno due settimane. Salvi la faccia ponendo lui fine a questa agonia, prima di essere cacciato



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Italia o Groenlandia?


Domanda sciocca.
Perché in Italia nevica e si rinviano le partite?
E' di ieri il rinvio di tre partite di serie A, di quattro di serie B e di 3 di Lega Pro, di cui una di A (Udinese-Cagliari) e quelle di Lega Pro rinviate con almeno 24 ore di anticipo.
E non è detto che siano le uniche.
Perché in Francia, Scozia, Germania, Inghilterra, Olanda e Spagna si sospendono o rinviano meno partite che da noi?
Tra tutti i campionati di queste Nazioni, anche loro colpite dal maltempo in questi giorni, sono state rinviate molte meno partite:
- in Francia, una di Ligue 1 (Boulogne Sur Mer-Sochaux), due di Ligue 2, mentre è stata posticipata l'intera terza serie, la National.
- in Scozia, e stiamo parlando di un campionato minore, rinviata una partita di Premier League (Hamilton-Dundee Utd), due di Division One (la nostra B), cinque di Division Two (la nostra Lega Pro);
- in Germania, posticipate due partite di "3 Liga", la corrispondente della nostra Lega Pro. E neve e palloni rossi si sono visti un po' su tutti i campi, ma Bundesliga e Bundesliga 2 hanno pienamente rispettato il programma.
- in Inghilterra, posticipate tre partite di Championship (la serie B d'Oltremanica) e una di League One (la Lega Pro dei sudditi di Elisabetta II). Premier League regolarmente in campo, neve e gelo ovunque (o quasi) ma svolgimento senza intoppi.
- in Olanda, Eredivisie ok, in seconda divisione cinque rinvii.
- in Spagna, dove per definizione certe situazioni climatiche non si verificano, e quindi sono culturalmente impreparati a fronteggiare certi rovesci, ci sono state sospensioni di tre partite in Segunda Division (la serie B iberica).

Al di là degli eventi climatici straordinari che possono toccare una zona del Continente piuttosto che un'altra, il clima delle Nazioni sopracitate ci pare decisamente più rigido rispetto al nostro, eccezione spagnola a parte.
Dimostrazione che abbiamo veramente un campionato ridicolo, figlio di questa povera Italietta, dove tutto è improvvisato, compresa la gestione e la manutenzione degli impianti, un piccolo Mondo nel quale circolano centinaia di milioni di euro, ma nessuno si prende la responsabilità di adottare decisioni ferme per non rischiare di urtare la suscettibilità dei vari interessi in gioco.
Un campionato che dovrebbe impallidire di fronte ad esempi storici quali la nevicata eccezionale del 1985, che il 16 gennaio diede ai tifosi bianconeri l'occasione di darsi da fare a colpi di pala affiancando gli addetti allo stadio che oggi si chiama "Olimpico", riuscendo nell'impresa di far disputare la partita che consegnò alla Juventus la prima Supercoppa Europea della sua storia.
Ma se proprio vogliamo umiliare la già triste realtà pallonara tricolore, ci basta semplicemente cambiare sport e guardare a cos'è successo a Treviso, dove era in programma una partita della Champions League di rugby, l'Heineken Cup, giocatasi regolarmente grazie all'impegno di tutti, giocatori compresi, nel creare le condizioni di praticabilità e agibilità. Contemporaneamente, 50 chilometri più a ovest, più precisamente a Padova, veniva rinviata una partita di serie B, mentre 130 km più ad est (Udine) veniva decretato il rinvio di una partita di serie A con ben 24 ore d'anticipo. Certo, il rugby è una cosa seria, mica come questo pallone gestito da dilettanti allo sbaraglio e figli di papà.

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sabato 19 dicembre 2009

L'Italia sottosopra

Tutti noi siamo abituati a considerare il nord Italia come il cuore produttivo della nazione e in molti pensano, addirittura, che Milano sia la "capitale morale".
Allo stesso tempo, chi non ha sentito parlare della presunta indolenza napoletana e, più in generale, della disorganizzazione meridionale?

A volte però ci si rende conto che certe affermazioni sono solo dei banalissimi luoghi comuni.
Stupisce, per esempio, l'efficienza teutonico-napoletana con cui l'integerrima dottoressa Casoria affronta il processo su Calciopoli: udienze serrate per arrivare a sentenza il prima possibile, e nessun privilegio per imputati e testimoni multimilionari e un po' viziati (chiedete a Cellino, per esempio).

Dall'altro lato, a Milano, accadono cose turche (napoletane, direbbero i vecchi cumenda lombardi).
Ci riferiamo al processo per lo spionaggio della Telecom. Dopo lo strano rinvio a giudizio che ha messo sul banco degli imputati le società Pirelli e Telecom, ma non chi materialmente ne reggeva le sorti (come se le due società potessero avere una propria volontà), assistiamo ad uno svolgimento del processo a ritmi "napoletani". Ora è slittato pure il patteggiamento del signor Tavaroli. Gli eccellentissimi giudici milanesi ne riparleranno, con comodo, il 29 di Marzo. Altro che ritmi napoletani, i cumenda milanesi, in questo caso, parlerebbero di ritmi sudamericani.

Aldilà delle facili battute da cittadini, viene da pensare che forse l'efficienza dei tribunali è inversamente proporzionale al potere e al prestigio degli imputati (siano essi reali o morali): a Napoli della Juventus non frega nulla a nessuno (e forse tutti la vorrebbero vedere condannata) e quindi, miracolosamente, il Tribunale funziona con efficienza teutonica, mentre a Milano la Pirelli e la Telecom contano tantissimo, e quindi il tribunale sonnecchia un po'.

Forse queste sono considerazioni amare di cittadini un po' delusi dal funzionamento della Giustizia. Però, converrete, il dubbio è quantomeno legittimo.

Ci permettiamo di fare una proposta per migliorare il nostro sistema giudiziario: passare dal giudice naturale a quello occasionale. Ovvero estraiamo a sorte la città e i giudici che devono giudicare gli imputati. In questo modo il processo agli spioni milanesi potrebbe svolgersi, per esempio, a Lecce.
Sebbene la nostra proposta appaia provocatoria, siamo certi che la Giustizia in Italia ne trarrebbe giovamento.

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Tutti pazzi per Tiago?

Tiago alla Fiorentina? "Non sono mica pazzo", è la risposta istintiva sibilata dal direttore generale della squadra viola, Pantaleo Corvino, durante la conferenza stampa del prepartita contro il Milan.
Infatti i pazzi sono altri, lui è un drittone che da qualche estate fa i colpi grazie alle pazzie altrui. Nell'estate di Calciopoli acquistò Mutu al prezzo di saldo di 7,5 milioni di euro, sbolognando in prestito alla Juventus Bojinov (!) con diritto di riscatto per la metà (!). Un affare da grande squadra per la Fiorentina, che riuscì a trattare la Juventus come una qualsiasi società satellite.
La scorsa estate Corvino si è ritrovato sull'uscio di casa Felipe Melo, scovato solo un anno prima e pagato circa 8 milioni di euro agli spagnoli dell'Almeria. Corvino, che non è un pazzo, né un incapace, per farlo andare via gli ha fatto firmare un nuovo contratto con clausola rescissoria fissata a 25 milioni di euro. "Se lo vuole qualcuno deve pagare l'intera clausola" tuonò ipnotico il dirigente viola, quasi come fosse una concessione. Sappiamo tutti com'è andata. La concessione, quella vera, la fecero gli altri cedendogli a prezzi da outlet sia Marchionni che Zanetti.
E adesso radio calciomercato vorrebbe far passare da pazzo Corvino, rifilandogli Tiago seppur a prezzo di saldo? Suvvia, casomai fosse pazzia, quella alberga altrove.

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Moratti & Moratti

No, non è una nuova sit-com, e nemmeno una docu-fiction, molto di moda in questi giorni.
È solo l'ultima piccola divergenza in seno alla famiglia Moratti, famiglia intesa in senso allargato, stiamo infatti parlando del sindaco di Milano e del presidente dell'Inter, i cognati più famosi di Milano.

La prima in una recentissima esternazione sostiene l'italianità nel mondo dello spettacolo: "In radio il 50% della musica italiana".
Il secondo, invece, ritiene che lotte del genere siano strumentali. Quando La Padania (quotidiano leghista) denunciò la presenza in campo per l'Inter di undici calciatori stranieri, rispose piccato: "Lo trovo un discorso strumentale e politicizzato. Ma non ci sono rimasto male, perché è un qualcosa che non ha niente di vero. C' è un modo di vedere lo straniero, cioé come manovalanza in sostituzione dei lavori più umili che gli italiani non vogliono più fare; oppure lo si può vedere con la parità di diritti che vuole la globalizzazione: per le merci è sicuramente così, per gli uomini si fa più fatica a pensarla in questo modo. Io comunque non riesco a vedere questa differenza tra italiani e stranieri, verso cui ho molto rispetto. Io penso che siamo tutti uguali, quindi non sento questa vergogna. I tifosi nerazzurri sono intelligenti, sanno benissimo che un fatto come quello degli undici stranieri non offusca assolutamente nulla."

Divergenze legittime per carità, non c'è nessuna norma che vieti all'Inter di giocare con undici stranieri, né tanto meno alle radio di suonare solo canzoni straniere. La cosa strana è che Moratti sindaco si faccia promotore di un'iniziativa finalizzata ad incrementare i prodotti italiani nel mondo dello spettacolo, e si dimentichi di avvisare il cognato che il ramo politico della famiglia non vede di buon occhio i troppi artisti stranieri. Forse durante il prossimo pranzo di Natale i Moratti dovrebbero parlarsi, e stabilire una linea comune per dirci chi dobbiamo scegliere: Pausini e Santon, oppure Springsteen e Zidane?

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venerdì 18 dicembre 2009

Le favole di Wesley

E' un'intervista che profuma di fiabe quella concessa dal centrocampista interista Wesley Sneijder alla rivista olandese "Elf Voetbal", all'indomani del (contestato) gol realizzato dal numero 10 nerazzurro contro il Livorno che è valso all'Inter la qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia.
L'olandese, prelevato dal club di Corso Vittorio Emanuele II negli ultimi giorni della sessione estiva di mercato dal Real Madrid, elogia il sodalizio morattiano ("Mai stato così bene"), e ha parole al veleno per la sua ex squadra, a proposito della quale dice: "Quello che è successo a Madrid è opera di due mafiosi. Non tornerò mai più." Il riferimento, nemmeno troppo velato, è al direttore generale Valdano e al presidentissimo Florentino Perez, riferimento che l'ex ajacide aveva già fatto a caldo, nelle ore decisive per il suo trasferimento in Italia. Quanto a quel "Non tornerò mai più", richiama fortemente la favola di Esopo, quella nella quale si narra di una volpe affamata che, non riuscendo a raggiungere l'uva, la disprezzò definendola "robaccia acerba".
La sensazione che si tratti di rosicamento allo stato puro è confermata dalla frase riportata di seguito: "Quello che sta facendo Xabi Alonso a Madrid potevo farlo anch'io, lo pensano in tanti. Se odio il Real? No, sono rimasto in contatto con tanti compagni». Viceversa, dubitiamo che dal "Bernabeu" si strapperanno i capelli, né sospettiamo scene di disperazione alla luce delle dichiarazioni del pur bravo olandese, convinto dai "due mafiosi" (che magari potrebbero pure arrabbiarsi per la definizione) Perez e Valdano ad accettare il trasferimento all'Inter in modo energico, come si usa fare con chi non rientra più nei piani tecnici di una società, malgrado l'interessato non avesse alcuna intenzione di trasferirsi a Milano. Intenzione documentata dal lungo braccio di ferro fra le parti che caratterizzò la trattativa.
Sneijder, di fatto scaricato dalle merengues, non voleva lasciare Madrid (si disse) anche per questioni sentimentali, essendo la compagna del Nazionale "orange" (la modella Yolanthe Cabau van Kasbergen: modella/attrice/presentatrice spagnola di chiare origini olandesi) restìa a trasferirsi in un Paese cui nemmeno il più celebre fidanzato guardava con entusiasmo, come si evince dalle frasi successivamente raccolte da "Elf Voetbal": "Non trovavo l'Italia interessante - dichiara testualmente Sneijder -, il livello del campionato mi sembrava inferiore e pensavo che si giocasse sempre in stadi mezzi vuoti...".
Entrambe le considerazioni sul nostro campionato fatte a suo tempo dall'ex merengue restano tuttora impeccabili, perché a proposito del livello tecnico parlano i risultati delle nostre squadre in Europa e, in relazione alla carenza di pubblico, proprio ieri sera contro il Livorno a San Siro a vedere la "portaerei Inter" c'erano la "bellezza" di 8.000 persone.
Evidentemente calatosi alla perfezione nella parte, Sneijder, a meno di quattro mesi dal suo arrivo, ha già assimilato il concetto basilare di casa Inter: raccontare, ma soprattutto raccontarsi un sacco di balle. Perché, ricapitoliamo: il Real Madrid mette alla porta Sneijder, lui si oppone strenuamente, dell'Italia non gliene può fregar di meno, ma il concreto rischio di rimanere ai margini nell'anno che porterà ai Mondiali sudafricani deve aver convinto il Wesley innamorato che forse, da buon olandese, era meglio accettare i soldi offerti dal petroliere-ecologista.
Restava il problema della bella Yolanthe, ma all'Inter devono aver pensato a tutto, e il legame di grande simpatia col giornale rosa (che detiene i diritti sulle celebrazioni degli eventuali successi nerazzurri fino al 2011) ha sicuramente suggerito un'idea meravigliosa allo staff nerazzurro. Casualmente (???) il prossimo Giro d'Italia partirà dall'Olanda e, per la prima volta nella storia la partenza della corsa rosa dall'estero (eventualità già verificatasi in passato in concomitanza di particolari eventi significativi; ad esempio nel 1996, quando la carovana partì dalla Grecia in occasione del centenario delle Olimpiadi moderne) è figlia di una scelta meramente economica. Quale miglior occasione per fare della splendida "Iolanda" la madrina della corsa ciclistica che si svilupperà tra i tulipani e le Alpi? Detto e fatto: ecco che una sconosciuta attrice ispano-olandese trasferitasi in Italia dai primi di settembre diventa, poco meno di un mese dopo, testimonial della manifestazione extra-calcistica più popolare del Paese.
E allora leggiamo come si esprime oggi lo "Sneijder ricreduto" sull'Italia: "Ho completamente cambiato idea. Mi sento molto bene qui, penso di non essere mai stato meglio".
Un'altra favola, insomma, il cui titolo non può che essere "Tutto il rosa della vita".

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Sorteggio sgradevole

La squadra di Moratti non è sicuramente fortunata con i sorteggi, questo va ammesso. Però, come rispondere ai suoi tifosi che sul principale forum dedicato alla beneamata avanzano pesanti dubbi sulla regolarità delle estrazioni, leggendo l'accoppiamento con il Chelsea come l'ennesimo colpo di mano del sistema che li tiene lontani dalla vittoria europea tanto cercata?

La redazione di ju29ro.com, calandosi nei panni del tifoso interista, ha provato a fornire una risposta analizzando il filmato del sorteggio di Nyon.

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giovedì 17 dicembre 2009

L'astio di Cobolli


Evidenziamo una perla tratta dall'intervista rilasciata da Giovanni Cobolli Gigli a Fabio Ravezzani (minuto 1.54):
Si era scatenato nei confronti della Juventus (...) un astio che probabilmente covava nel cuore e nell'animo di tutte le persone che non erano state juventine.
Siamo stati anche in parte salvati dal fatto che la Nazionale ha vinto i Mondiali (...) perché sennò veramente l'astio nei confronti della Juventus era veramente molto forte.

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mercoledì 16 dicembre 2009

E lo chiamano ordine pubblico

Ieri, chiamato a testimoniare nel processo su Calciopoli, l'ex presidente della Figc Carraro ha, tra l'altro, spiegato perché fosse a suo tempo intervenuto con i designatori a favore della Lazio: non l'aveva fatto da tifoso, ma per la carica istituzionale che ricopriva (?); spiegandosi ancora meglio, ha aggiunto di essere intervenuto per ragioni di ordine pubblico (??).

Finora la testimonianza più istruttiva di Carraro a noi era parsa una sua intervista alla Gazzetta (nel 2004), nella quale diceva che i bilanci di molte società erano irregolari, ma che la Figc non le penalizzava, come da regolamento, per non far incazzare i tifosi: ieri però ci sembra che si sia superato. Premesso che stiamo parlando del più autorevole personaggio del calcio italiano, premesso anche che dallo scandalo di Calciopoli è uscito immacolato sia per la giustizia sportiva che per quella ordinaria, a noi sembra davvero inquietante che un tale personaggio, in un'aula di Tribunale abbia detto, in parole povere, che la Figc non opera per far rispettare i regolamenti, ma si muove per evitare il rischio di incazzature e movimenti di piazza.

A parte l'amara considerazione che se nell'estate 2006 ci fossimo ritrovati in diecimila a Roma a bruciare i cassonetti della spazzatura davanti alla Figc la recita di Calciopoli avrebbe preso un'altra piega, l'autorevole parere di Carraro dimostra in maniera incontrovertibile che le tifoserie più violente e i comportamenti più minacciosi sono quelli che meglio tutelano le società. Ci chiedevamo, per fare un esempio, come mai le bombe carta che fanno spesso da sfondo sonoro alle partite dell'Olimpico di Roma diventino petardi nelle sanzioni della giustizia sportiva, ci chiedevamo anche come mai non vengano aperti fascicoli sulle irregolarità dei bilanci dell'Inter: adesso Carraro ci ha risposto.

Non ha risposto solo a noi, perché da oggi tutti i tifosi sanno ufficialmente (si sapeva anche prima, ma non stava bene dirlo) che basta bruciare un po' di cassonetti e si ottiene un rigore, e bloccando i traghetti si può evitare la serie C; se tanto mi dà tanto è facile immaginare, poi, cosa si può ottenere preparando magari dei dossier di spionaggio su giocatori, società, dirigenti e la stessa Federazione.

Al Tribunale di Napoli ieri nessuno si è scandalizzato, su lastampa.it Beccantini esprime delle riserve di ordine etico; noi ci limitiamo a osservare che, in nome di un fantomatico ordine pubblico, ieri si è dato un autorevole riconoscimento alle minacce e ai comportamenti violenti nel mondo del calcio.

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martedì 15 dicembre 2009

La Macelleria

C'è un giornale che dovrebbe cambiare nome, vista l'immensa carica di violenza verbale che emana dalle sue righe. Non più La Repubblica, ma La Macelleria.
Dopo che il destino ha riservato loro un immensa figuraccia in relazione ai fatti che hanno riguardato il Presidente del Consiglio, hanno deciso di rifarsi contro Giraudo e Moggi.

Ecco come attacca Fabrizio Bocca: "Avevano trasformato il calcio in un'associazione a delinquere. Delinquenti, dunque. E anche truffatori, visto che la frode sportiva era la loro specialità. Delinquenti e truffatori, allora: possiamo dirlo tranquillamente dopo una sentenza così."
Naturalmente al valente redattore dell'integerrimo giornale non è manco passato per la mente che l'articolo 27 della Costituzione proclami che "L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva."
Eppure si tratta della medesima Costituzione che la premiata Macelleria vorrebbe difendere dalle mire del nuovo Dittatore.
Ma evidentemente le geometrie della Repubblica sono variabili. Gli articoli della Costituzione si difendono, si applicano, si dimenticano a seconda di chi ne sia il beneficiario.
Non ci pare infatti che nessuno in questo giornale si sia mai permesso di chiamare delinquente e truffatore il dottor Carlo De Benedetti che per la gravissima storia (quella sì) relativa al crack del Banco Ambrosiano è stato condannato sia in primo grado che in appello (scusateci, ma non ci siamo presi la briga di andare a verificare cosa abbia deciso la Cassazione: non ce ne frega nulla).
I giudizi variano a seconda di chi commette il reato, evidentemente.
La Costituzione si difende quando conviene.
Così come è senza ritegno la pubblicità concessa alla docufiction (traducibile anche con "messa in scena") su Calciopoli. Ecco cosa dice la Repubblica: "Mai come in questa ricostruzione la trama criminale di Calciopoli è stata così chiara, definitiva, dimostrata": roba da non perdere, a detta loro.
Poi certo si sono dimenticati di dire che la società proprietaria di La7 è alla sbarra per gravi reati a Milano, dove vi è tra le parti lese proprio quel Moggi che con la docufiction si vorrebbe inchiodare.
Un inno a quel conflitto di interesse che i giornalisti di Repubblica vorrebbero combattere, però in un solo caso.

Fatto curioso è che solo tre anni fa la Repubblica fu in prima fila nel denunciare le strane vicende legate a Telecom Italia. Ora evidentemente i rapporti sono migliorati, o forse in nome dell'antijuventinismo si mette un pietrone sopra a tutte le inimicizie. Ci viene inoltre in mente una strana coincidenza in relazione all'interesse di Repubblica sullo scandalo Telecom-Tavaroli: ad un certo punto arrivarono sul giornale paginate di pubblicità sia di Pirelli che di Telecom, e proprio nello stesso periodo l'interesse di D'Avanzo per il caso si affievolì notevolmente.

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Ale e Ricky sempre nel cuore


"Ale e Ricky sempre nel cuore" è la scritta che accompagna il mosaico riprodotto nella foto, realizzato da Leonardo Pivi e posto nello Juventus Sport Center di Vinovo, davanti al campo di gioco intitolato ai due ragazzi scomparsi nel tragico incidente di tre anni fa.
In quel maledetto tardo pomeriggio di dicembre, Alessio Fieramosca e Riccardo Neri hanno rincorso per un'ultima volta quel pallone che rappresentava il loro grande sogno, finito purtroppo nell'acqua gelida di quel laghetto artificiale.
Abbiamo scelto di ricordarli attraverso una struggente poesia, composta (nei giorni successivi alla tragedia) dall'amico utente di J1897 Juvemassi, che ne ha autorizzato la riproduzione.

Il calcio, due cuori e... il pallone

Alessio, Riccardo,
correre, sognare, vivere,
questo era il vostro calcio,
questo deve essere il calcio,
vero, genuino, come voi.
Correre,
correre dietro un pallone,
per poi calciarlo
o averlo ben stretto tra le mani,
sognare,
sognare una finale,
dove proprio quel tuo tiro
o quella tua parata
sarebbero stati decisivi,
vivere,
vivere anche di questi sogni,
vivere per il pallone.
Già, il pallone, rotondo come il mondo,
come la vita e la morte,
come la pienezza dei vostri cuori,
così colmi d’amore,
che quel pallone, nel piccolo specchio d’acqua,
avete pensato che non potesse restare lì,
solo, al freddo di una lunga notte.
Al pensiero, avreste sentito voi freddo, lo stesso freddo,
così avete deciso di rincorrerlo ancora,
lì, dove nessun campione acclamato sarebbe andato.
Voi, invece, campioni di cuore,
maestri di calcio, vero,
quello dove il pallone è tutto,
lo sentivate come parte di voi, della vostra vita.
E così, il vostro amore vi ha spinti...
... e la fredda serata di Vinovo
diventa gelo per tutti noi,
il gelo di chi piange e non ha parole,
di chi pensa e non trova un perché.
Il dolore è duro, rimarrà vivo per sempre,
ma una speranza ci avete donato.
Il vostro amore,
la vostra passione genuina,
sapranno sciogliere il gelo che ora ci avvolge,
perché voi,
Alessio e Riccardo,
avete insegnato,
a tutti noi,
cos'è, davvero, il calcio:
un gioco,
con il pallone.
Grazie, Campioni.

di Juvemassi

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lunedì 14 dicembre 2009

Champagne per tutti!

Champagne per tutti!
E' arrivata la condanna, anzi, è arrivata la condannona per Giraudo. Ma non una condanna come un'altra, visto che è stata confermata l'ipotesi di associazione a delinquere.
Sia dato fiato alle trombe: i soloni e i farisei del pallone sparino pure le loro contumelie.
Hanno ragione su tutto, e hanno stravinto.
Questa è la sensazione, a leggere sommariamente il dispositivo, e senza avere modo di leggere la motivazione della condanna.
Però qualcosa ci lascia pensare che il sapientissimo giudice De Gregorio dovrà ricorrere a tutta la sua arguzia, perspicacia e arte giuridica per dare una parvenza logica a questa decisione, che si regge come un elefante sul filo di una ragnatela.

Per esempio, dando retta alle prime indiscrezioni, come si può condannare Giraudo per le presunte ammonizioni mirate in un Udinese-Brescia del 2004? Ci poniamo questa domanda perchè ad essere incriminata è l'espulsione di Jankulovski, che subì la sanzione disciplinare perché coinvolto in una rissa. Ora, la cosa può essere una e una sola: se l'espulsione era mirata, ovvio che coloro che scatenarono la rissa lo fecero volontariamente al fine di arrivare ai cartellini. Altre ipotesi plausibili non ve ne sono. Dite voi se tutto ciò è credibile.

Ma ci sarà modo, sul sito, di scandagliare i fondali logici di una sentenza che ci pare si regga sul ciglio di un baratro.
Quello di cui ci interessa parlare è però un altro aspetto: la strategia processuale e comunicativa tenuta da Giraudo e dal suo difensore.

Senza voler apparire presuntuosi ci pare che, processualmente, l'idea di affidarsi ad un giudizio breve sia stata catastrofica. Non sono state messe in luce le assurde contraddizioni dell'accusa in un pubblico dibattimento. Il giudice ha dovuto giudicare basandosi sui documenti presentati dall'accusa. Non ha pagato né per Giraudo, né per la Juventus (per la nuova gestione è stato un trionfo invece, complimenti), né per chiunque intenda il processo come quel procedimento necessario alla ricostruzione della Verità.

Dal punto di vista comunicativo poi, il cocciuto silenzio di Giraudo è stato semplicemente mortale. Viviamo nell'epoca della comunicazione, nell'epoca dell'apparire. Tutti noi, giudici compresi, siamo bombardati da informazioni. Non l'informazione dell'epoca industriale, che può essere vista come la narrazione dei fatti, ma quella dell'epoca post industriale, dove l'informazione viene usata come arma (soft power) da scagliare come arma contro il nemico.
Come si può lasciare campo libero a chi ha interesse a veder comminata una condanna?
Un suicidio. Soprattutto se si pensa che coloro che hanno un interesse alla condanna sono spesso proprietari di televisioni o di giornali.
Protestare la propria innocenza è sacrosanto, sempre e comunque. Nella società attuale diventa strategico, se si vuole avere qualche speranza di vittoria.
Spiace che un manager del livello di Giraudo non lo abbia capito, e in questi tre anni abbia accettato di farsi suonare (mediaticamente) come un sacco da boxe, confidando in un sistema giudiziario che si immagina ancora uguale a quello dell'epoca sabauda. Dottor Giraudo, quell'epoca è finita. Se vuole avere qualche speranza di ottenere giustizia deve far conoscere la sua verità.
In caso contrario eviti anche di fare appello, sarebbe una perdita di tempo e denaro. Denaro che può essere meglio impiegato, ad esempio per opere di bene. Almeno se non avrà giustizia in questo mondo riuscirà ad ottenere un occhio di riguardo nell'altro.

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domenica 13 dicembre 2009

Tanto peggio, tanto meglio?


Non è da oggi che in redazione viviamo un interrogativo grande e grosso: se i risultati sportivi fossero sempre più deludenti, la proprietà della Juve valuterebbe un cambiamento radicale nella gestione? Come succedeva ai tempi dei fratelli Agnelli, potrebbe succedere che John Elkann passi la gestione ad Andrea Agnelli?

Un grande interrogativo, perché erano indecifrabili, a suo tempo, i rapporti tra Gianni e Umberto Agnelli e lo sono oggi, a maggior ragione, quelli tra gli eredi, visti i problemi di tutti i i tipi che stanno affrontando, per cui si potrebbe anche ipotizzare che la Juventus sia l'ultima delle loro preoccupazioni, che si vinca o che si perda.

Un interrogativo lacerante per noi tifosi. Razionalmente, arriviamo a pensare che il fallimento del progetto (?) varato nel 2006 possa significare il ritorno della Juventus vera al posto dell'asset che è oggi; tuttavia restiamo dei tifosi, vorremmo vedere la squadra battersi alla pari con chiunque e invece si perde, e di brutto, anche a Bari, Cagliari e Palermo e l'amarezza è troppa.

Sullo sfondo, non dimentichiamolo, resta lo scenario delle nuova normativa sui bilanci voluta dall'Uefa (spendere solo quello che si incassa), per cui se entro il 2012 non ritroviamo la nostra Juventus, quella vera, rischiamo un purgatorio sportivo lungo chissà quanto.

Ci sono stati nella storia della società cicli anche prolungati con campionati più o meno anonimi, ma una fase negativa come questa non se la ricordano neanche i tifosi più anziani: sono tanti gli interrogativi che hanno praticamente stravolto il nostro modo di essere tifosi, e dobbiamo confrontarci anche con questo, il più lacerante di tutti: se un fallimento completo di chi sta gestendo non possa risultare alla fine una vittoria.

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La mela marcia


Le teorie di marketing applicato, la comunicazione tra sorrisi e tensioni, il calcio sostenibile, i progetti quinquennali, il modello simpatia alla Stanlio ed Ollio, il parco giocatori, il settore scouting, gli uomini mercato, o mercatino, che ci sembra più appropriato, la struttura societaria piramidale con in cima, in precario equilibrio, La Sfinge, ancora munita del proprio naso, lo sponsor e i suoi soldi, e lo stadio (fatevene uno vostro, ma dall'inizio). Avete tutto per ricominciare da un'altra parte.

Scegliete nel panorama calcistico italiano, magari in Lega Pro, un'altra squadra, qualsiasi. Vi aiutiamo anche a scegliere, il Benevento, l'Alessandria (che con l'Egitto quaglia), il Lumezzane, la Paganese o perchè no il Figline, sebbene il tecnico potrebbe non piacervi, oppure a Torricelli magari non piacete voi. Meglio ancora, compratevi il Bari, c'è una regione intera che sbandierava per un texano, figuriamoci se non saranno contenti di vedere voi, così la prossima volta che li incontriamo potremo batterli.

Spostatevi, in massa, baracca e burattini, tacchi dadi e datteri, fatevi il vostro piano per portare la squadra in serie A ed accedere alla zona Champions League in quindici anni, cercando la continuità, così potrete dire a ripetizione: "L'anno scorso eravamo in Lega Pro". Cambiate lo sponsor, cambiate anche il nome alla squadra, cambiate i colori societari, fate le maglie gialle e argento con 5 stelle lusso e tutti i comfort, fate quello che volete, ma non alla Juventus.

Siamo ancora in tempo, siete ancora in tempo, spostatevi, con le vostre smorfie, con i vostri metodi, portatevi via tutto e tutti, noi ce la caveremo, non vi preoccupate. Compratevela una squadra, anche perché distruggendo la Juventus, non avete ucciso solo un'anima, ma molte, molte di più.

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sabato 12 dicembre 2009

Bari - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: senza voto
Gigi, pensa alla salute, alla moglie e ai figli. Non vale la pena di sacrificarsi

Martin Caceres: voto 5.5
Gioca una partita alla Maicon, provando decine di cross con discrete percentuali di realizzazione, ma si dimentica totalmente della fase difensiva

Cristian Molinaro: voto 5.5
Dalla sua parte è difficile passare, prova qualche discesa, ma l'apporto è quello che è, condizionato dai limiti tecnici spaventosi che ben conosciamo

Fabio Cannavaro: voto 4.5
I due centrali giocano continuamente esposti a figuracce a causa dello scriteriato schieramento, ma velocità e precisione negli interventi sono ormai un ricordo

Nicola Legrottaglie: voto 4.5
Vedi Cannavaro, sfortunato sul primo gol

Tiago Mendes: voto 6-
Meno peggio del solito. Dinamismo poco o nulla, però svolge in modo diligente il suo compito, e sfiora due volte il gol

Christian Poulsen: voto 7
La sua migliore partita in bianconero. Il primo tempo è addirittura da 8, con decine di palloni recuperati, grinta, e pure qualche buon lancio. Cala nel secondo, ma complessivamente gioca molto meglio del Melo attuale

Claudio Marchisio: voto 5.5
In questa serataccia si perde pure lui: ha sulla coscienza il primo gol, prova a fare gioco ma la lucidità non è quella dei tempi migliori

Diego: voto 4
Un disastro. La partenza è incoraggiante, ed è protagonista nell'azione del pareggio, ma cala in modo vistoso alla distanza, fino al ridicolo rigore alle stelle con cui affonda la squadra

Amauri: voto 4.5
La solita palla al piede. Non fa nulla per 85 minuti e si sveglia nel finale, con un bel colpo di testa e l'espressione un po' così di chi pensa che la serata è sfortunata. Non è sfortuna, caro mio: sei un grande bluff

David Trezeguet: voto 7
Fa tutto quello che deve fare: segna un gol di rapina, sfiora il gol in un'altra occasione, e regala una palla d'oro di testa
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Fabio Grosso: voto 7
Entra al posto di Molinaro, e si comincia a giocare: si procura il rigore, e mette un paio di bellissimi cross. Purtroppo quando gioca dall'inizio non rende allo stesso modo

Mauro Camoranesi: senza voto
Entra e si infortuna subito

Sebastian Giovinco: voto 7
Entra al posto del subentrante Camoranesi infortunato, e gioca benissimo gli ultimi 10 minuti, costruendo più di quanto abbiano fatto Diego e Amauri messi insieme in 90 minuti.
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Ciro Ferrara: senza voto
Game over. Non spariamo sulla Croce Rossa. Una sola considerazione: se al posto del Bari ci fosse stata una squadra di medio livello tecnico, avremmo preso 5 o 6 gol: sono infatti almeno 5 o 6 le occasioni in cui il Bari si è presentato nella nostra metà campo in superiorità numerica


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Smascherati!

Abbiamo atteso qualche giorno prima di parlarvi di quello che è accaduto a Liverpool prima della partita tra i rossi di casa e la Fiorentina. Abbiamo atteso con ansia che qualche giornalista ne parlasse: attesa vana. Continua un silenzio assordante, che fa sospettare serva a nascondere la coda di paglia dei giornalisti.

Andiamo ai fatti.

Il Liverpool, sotto la pressione della stampa inglese e di molti tifosi, ha annullato la coreografia prevista per celebrare il gemellaggio con i viola.
Questo perché il club è stato informato del vergognoso comportamento dei tifosi fiorentini, che per anni hanno oltraggiato e deriso le vittime della strage dell'Heysel.
E' bastato questo, in Inghilterra, per annullare qualsiasi festeggiamento. Nessuno è stato lì ad appigliarsi a cavilli o ad arrampicarsi sugli specchi, nonostante sia stato difficilissimo portare fotografie chiare delle infami magliette sfoggiate da tifosi fiorentini nell'occasione dell'ultima trasferta a Torino.
In Italia, invece, nessuno ha ripreso la notizia, sebbene i fatti siano stati rilanciati anche da prestigiosi giornali inglesi quali il Telegraph.
Eppure, in genere la stampa italiana è pronta a rimbalzare qualsiasi opinione proveniente da Oltremanica, anche se si tratta di argomenti controversi, anche se si tratta di opinioni discutibili, anche se si va contro l'interesse nazionale.
In questo caso niente. Inspiegabile, se si pensa alla grancassa con la quale fu accolta la notizia del gemellaggio. Non si capisce per quale motivo il gemellaggio interessa alla stampa italiana, mentre le motivazioni gravissime che hanno portato all'annullamento della celebrazione non interessano a nessuno. Come mai?
Francamente, ciò che scrivono i giornali ci interessa poco, e ci interessa poco anche quello che dicono i giornalisti delle tv private, siano esse gratuite (Mediaset) o a pagamento (Sky).
Ma tutto ciò non è tollerabile quando a tenere un simile comportamento è la televisione di Stato. Pagata da tutti gli italiani direttamente con una tassa (quindi obbligatoria), e indirettamente con i contributi statali giustificati da un cosiddetto "contratto di servizio".
E non si venga a dire che questo tipo di notizia alla Rai non interessa: ricordiamo benissimo il giornalista Failla spiegare quanto "facciano bene al calcio queste cose". Ora la scoperta delle reali e turpi motivazioni di "queste cose" non interessa?
Dalla Rai ci si attende un comportamento all'altezza dei compiti assegnati.

Dirigenti e giornalisti del servizio pubblico dovrebbero provare un po' di vergogna quando spendono i soldi del loro sospirato stipendio: quei soldi non solo sono frutto anche del canone dei tifosi juventini ma anche, e soprattutto, dei familiari delle vittime dell'Heysel.

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venerdì 11 dicembre 2009

Il libro nero di Ferrara

Ciro Ferrara oggi ha perso una buona occasione per tacere. Quella occasione che alla Juventus, in passato, si coglieva al volo, soprattutto quando c'era da lavorare per recuperare una stagione.

Ecco cosa ha detto il nostro allenatore in conferenza stampa: "Anche quando andavamo bene, però, si parlava dei lati negativi. Tutto questo non mi torna, questo gioco non mi piace. Il libro nero è aperto già da un po'..."
A noi non pare proprio che i giornali e le tv siano state eccessivamente critici, mettendo solo in luce i (molti) lati negativi della Juve. Anzi, c'è stata un'accondiscendenza pure eccessiva, visto che i campanelli d'allarme erano stati più d'uno in questi ultimi due mesi. Per esempio, lasciava particolarmente perplessi la confusione in merito al modulo di gioco: col fantasista, senza fantasista, con tre fantasisti, con una punta, con due punte. Insomma, chi più ne ha ne metta.

Detto tutto questo, la cosa più triste della conferenza stampa è stata l'accenno a un presunto libro nero, presumibilmente dove si intendono scrivere i nomi dei criticoni.
Se Ferrara vuole imparare velocemente come si sta sulla panchina della Juve, farebbe bene a usarlo per scriverci i nomi dei collaboratori dannosi e dei giocatori fannulloni.
Alla Juve per i giornalisti è sempre bastato un bel silenzio stampa.

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