lunedì 30 novembre 2009

Nessuno mette Bobbygol in un angolo

Avendo la Juve a suo tempo proposto il patteggiamento di una ammenda, nel corso del processo sul falso in bilancio e infedeltà patrimoniale, riteniamo che nell'ultimo bilancio, recentemente approvato, sia stata accantonata la relativa cifra (70000 euro); adesso che il processo s'è chiuso con la piena assoluzione di Giraudo, Moggi e Bettega perché il fatto non costituisce reato c'è un problema, anzi due.

C'è il problema contabile dei 70000 euro eventualmente da rimettere in circolo, e questo è il meno, perché non abbiamo mai dubitato sulla correttezza e completezza del bilancio della Juve, anche di quella attuale. Era un esempio di correttezza e completezza con Giraudo, Moggi e Bettega, e l'hanno accertato i giudici dopo che la Procura ha passato ai raggi X tutte le voci di bilancio dal 2001 in poi, e tale sarà sicuramente rimasto anche negli ultimi anni, mentre altre società facevano finta di vendere il marchio, oppure contabilizzavano fantasiose plusvalenze patrimoniali (sulle quali non è ancora scattata la prescrizione in termini di giustizia sportiva).

C'è, però, un problema molto più grande, ed è il trattamento riservato a Roberto Bettega che, ancora nel 2006, era un consulente della società e per i tifosi bianconeri è, da sempre, un esempio di juventinità. Nel 2007 la società, per bocca del presidente Cobolli Gigli, si era detta costretta ad accantonare Bettega in attesa degli sviluppi e delle decisioni finali di competenza del tribunale di Torino, ora la decisione c'è stata e quell'accantonamento non può più passare sotto silenzio.

Roberto Bettega è patrimonio della storia della Juve, un patrimonio che si potrebbe oggi mettere a frutto visti i tanti fronti sui quali la società è chiamata giornalmente a combattere, dando spesso a tutti gli osservatori l'impressione di non avere un'anima, di non essere presente proprio perché, aggiungiamo noi, ha completamente accantonato il suo passato e così abbiamo un bel bilancio, ma sotto non c'è niente.

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Troppo avanti!


In principio fu il capelliano 4-4-2 per terminare le ultime partite del campionato scorso, una breve parentesi di successo che sarebbe dovuta evolvere in dominio incontrastato adottando il 4-3-1-2, a sublimazione della faraonica campagna acquisti che ha consentito alla Juventus di ingaggiare il famoso trequartista Diego.

E fu così che il sommo vate Ciro da Ferrara (da Napoli, però faceva figo, suonava bene "da Ferrara"), insomma, il nostro mister, nella sua prima conferenza stampa annunciava al mondo intero l'adozione senza indugio del modulo 4-3-1-2 con il rombo, e la possibilità di utilizzare anche altri moduli, sempre con il trequartista.

Cotto e mangiato? No! Detto e fatto: dopo un avvio di campionato con il modulo 4-3-1-2, Ciro è stato costretto, a causa di squalifiche ed infortuni, a passare al geniale 4-2-3-1 (4-2-4 per gli amici di amore), ovvero un modulo ultra offensivo che ci ha permesso di bruciare Diego, Camoranesi, Marchisio, la fase difensiva e soprattutto l'attacco.

Con il Bordeaux l'artista Ciro, dopo aver iniziato con il 4-2-3-1, ad un certo punto della partita, comunica alla propria squadra di passare al 4-2-2-2 (le telecamere hanno ripreso tutto: il labiale ed i gesti sono inequivocabili), provocando forte sgomento tra i giocatori bianconeri.

Dopo la batosta rimediata in Champions ed il duro faccia a faccia avuto con i giocatori nell'accogliente Vinovo, il buon Ciro ha deciso di affrontare la compagine cagliaritana, schierata sapientemente con un 3-5-2, affidandosi al magico 4-2-3-1 recuperando in extremis Amauri, anche se in allenamento, come punta unica, era stato provato Del Piero.

Di fronte all'ennesimo scempio del nostro centrocampo, che in pratica è disegnato a modo di scolapasta, l'ottimo Ferrara decide di mischiare le carte e che fa uscire dal cilindro?!? Dopo il 4-2-2-2, il 4-1-3-1-1!!!

Ma non finisce qui!
Perché le mazzate continuano, e così con le sostituzioni effettuate la Juventus passa al modulo "ad minchiam canis", che prevede una totale confusione in campo ed un gioco basato sulla pura ignoranza.
E qui è palese la filosofia di gioco della vecchia guardia: "In tutto questo scombussolamento generale non faremo capire più nulla agli avversari!" (cit Oronzo Canà)

In conclusione, Ferrara si discosta dalla filosofia Lippiana, che prevede la duttilità dei giocatori e la modifica del loro ruolo originario a seguito di un'attenta analisi tattica e di gioco, per affacciarsi in un campo del tutto nuovo ed inesplorato che lo consacra pioniere di nuovo calcio giocato.

Da "smile system" a "cabaret" il confine è sempre più sottile, e molte volte si compenetra e si confonde.

Alla prossima novità!

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domenica 29 novembre 2009

Titanic in bianconero


Settimana impegnativa in casa Juventus.
Prima l'assoluzione con formula pienissima della Triade, in un assurdo processo imbastito dalla Procura di Torino anche grazie ad una provvidenziale querela di parte, contro i soliti ignoti, della Juventus Montelkaniana.
Poi il disastro tecnico-tattico che si sta delineando giorno dopo giorno.
Grandinano le sconfitte. Prima a Bordeaux, contro una squadra inferiore per blasone e caratura, ma dotata di straordinaria grinta e di un allenatore degno di questo nome.
Poi la bruciante sconfitta contro il Cagliari, che evidenzia ancora una volta il fallimento, alla radice, del mercato. Un Cannavaro ridicolizzato da Matri; Melo non pervenuto: Diego evanescente; Amauri impalpabile e irritante. La Juventus brasiliana evaporata come l'acqua in una salina: rimangono le statue di sale.
Statue di sale con le sembianze del presidente e del suo consiglio d'amministrazione, che hanno fatto scelte sbagliate sotto l'aspetto tecnico e che continuano a farsi irridere sotto l'aspetto della comunicazione (vedi caso Balotelli) dalle società avversarie.
La vergogna relativa all'assoluzione della Triade, invece, va fatta ricadere sui massimi esponenti della società maggiore azionista della Juve. Chi ha autorizzato Cobolli a firmare quella maledetta querela di parte che ridicolizza, delegittima e umilia l'attuale dirigenza? A cosa è dovuto il tentativo di patteggiamento per un reato mai commesso? Forse si intendeva infangare ancora la vecchia e preparatissima dirigenza?
Si ritorna sempre lì, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista giudiziario, ossia al linciaggio della più preparata dirigenza calcistica d'Europa. E di questo peccato originale si pagano ancora le conseguenze sotto tutti gli aspetti.

Dia retta a noi, ingegner Elkann. Rispetti quelli che furono i vecchi accordi tra i fratelli Agnelli. La gestione della Juventus sia affidata al ramo Umbertiano e ai suoi uomini.
Il calcio non fa per Lei: Suo nonno, che pure l'aveva incoronata come erede, lo sapeva benissimo.

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Cagliari - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 5
Prende un altro goal da 20 metri, come quello contro la Roma. Tiro forte e preciso, ma sembra sorpreso. Non impeccabile nell'uscita su Matri. Perde il confronto tra i pali con il futuro portiere della Nazionale

Martin Caceres: voto 6
Propositivo in attacco, ma spesso fuori posizione in fase difensiva, costretto quindi a rischiosi recuperi. L'intesa con Camoranesi non è delle migliori

Cristian Molinaro: voto 4
Parte benino, ma subito si spegne, gradualmente scomparendo. Giusta la sostituzione. Non è certo con lui che riusciremo, più che a recuperare punti, a non perderne ulteriori. Il mercato di gennaio si avvicina

Fabio Cannavaro: voto 5
Sta cominciando a sentire la stagione, e siamo solo a fine novembre. Prova incolore, due o tre sbavature importanti tra cui l'ultima, che permette il raddoppio del Cagliari. Stanco oltre misura.

Giorgio Chiellini: voto 6.5
Il più battagliero di tutti sia in difesa che in proiezione offensiva, sia col naso. Singolarmente fa una buona gara, ma viene trascinato in basso dalla prova mediocre della squadra

Christian Poulsen: voto 6
Prima mancava lui e c'era la squadra, ora che sta iniziando a "fare" centrocampo la squadra si affloscia. Difficile per un centrocampista dare più qualità in mezzo alla confusione più totale

Momo Sissoko: voto 5.5
Stesso discorso per Momo, tutti gli sforzi fatti per tamponare e recuperare palloni vengono vanificati da un attacco impalpabile. Comunque in flessione negativa

Mauro Camoranesi: voto 5.5
E' stanco e si vede, mai lucido e mai in partita, la confusa disposizione tattica lo aiuta a perdersi nel campo. Rimane comunque uno tra i più positivi, ed è tutto dire

Diego: voto 4
Spaesato, scoordinato e confusionario. L'unica nota positiva è la generosità e la voglia di emergere, al momento sono le uniche qualità per cui si fa notare. Speriamo non sia tutto qua, ma i dubbi aumentano partita dopo partita.

Claudio Marchisio: voto 5.5
Non spicca come in passato, ma è parzialmente giustificato dallo stop a causa del menisco. Deve ritrovare il ritmo partita, la grinta è sempre quella.

Amauri: voto 3
Inutile come una chitarra senza corde. Fa più danni che altro, perde tutti i contrasti, inciampa sulla palla e non fa nemmeno un tiro in porta, nemmeno quando Del Piero lo assiste perfettamente. Litigano i due piedi, uno brasiliano, l'altro italiano. No look, cioè, da non guardare!
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Tiago Mendes: senza voto
Ingiudicabile, e meno male

Sebastian Giovinco: voto 7
Vista la stanchezza di Camoranesi e la condizione di Del Piero rimane l'unico a saltare l'avversario e a creare superiorità numerica. Giustamente Ferrara lo lascia in panchina. Gli tocca pure convincere Diego a lasciargli almeno una punizione.

Alex Del Piero: voto
6.5
Pian piano sta cercando di rientrare in forma e di ritrovare il ritmo partita, difficile anche per lui entrare e risolvere partite come questa. La preparazione per i mondiali continua spedita, a maggio sarà in splendida forma
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Ciro Ferrara: voto 3
Il solito. Sbaglia formazione e ritarda i cambi. Oltre a sembrare sempre di meno un allenatore, abbiamo anche il dubbio che non sia bravo nemmeno come motivatore. Non si vince solo perché ci si chiama Juventus, ci vogliono organizzazione e capacità. Mancano entrambe, almeno da una ventina di partite.

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sabato 28 novembre 2009

Informazione di marca Telecom


Bella comparsata su La7 di quel testimone un po' così chiamato Zeman. Certo, la poltrona di uno studio televisivo è molto più comoda della sedia di un tribunale. In TV, se si trova il giornalista giusto, magari si possono concordare anche le domande. Certo, per carità, Piroso sarà anche interista, e quindi per motivi di passione interessato ad avvalorare la teoria dell'esistenza della cupola moggiana propinata ai quattro venti da quel genio di Zeman, però è anche un grande giornalista. Al di sopra di ogni sospetto. Un po' come la moglie di Cesare.

Certo che Zeman le ha sparate grosse. Per esempio, ha detto: "Io parlavo di farmacie, poi si è dimostrato che era proprio doping".
Eh già, certo. Magari nella sua testa. Siamo stufi di spiegare sempre le stesse cose ai quattro venti. Va bene così. Contento Piroso, contento Zeman, contenti tutti. Contento anch'io, però cambio canale.

Poi ho iniziato a pensare che più arriveranno assoluzioni per la Juventus e per la Triade, e più la mistificazione diventerà la norma. Un po' per cattiva coscienza dei giornalisti che tre anni fa l'hanno fatta sporca. Un po' perché molti hanno interesse affinché la storia rimanga uguale. E se la storia non potrà rimanere uguale, dovrà rimanere uguale almeno la vulgata. Il popolino va educato, lo sappiamo: "Moratti è un signore, Zeman è una vittima, Recoba è più forte di Zidane, Moggi è un criminale ecc.".

Però taluni giornalisti non mi fanno manco pena. Vogliono disinformare? Facciano pure. Fino a quando ci sarà qualcuno disposto a pagar loro uno stipendio va bene.
Però, quando finirà, speriamo non ci ammorbino con la retorica del "tengo famiglia" e del posto di lavoro.
Meritano solo la zappa.

Drago di Cheb

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venerdì 27 novembre 2009

Ci sono neri italiani

Balotelli è più italiano dei razzisti che lo negano


Balotelli è italiano.

Piaccia o no a quei signori che non perdono l'occasione per negarlo con assurde elucubrazioni di ordine razziale. Certa gente e certe idee sono un male per la società, e non solo per lo sport.

Tuttavia, diciamo no anche all'indignazione a corrente alternata. E' becero e vergognoso razzismo dire che "Balotelli non è italiano", certo. Ma cosa significa il grido "Milanisti ebrei" di parte della curva interista?
Inoltre, qualcuno ci dovrebbe spiegare come viene giudicata la maglia del Liverpool sfoggiata da un tifoso della Fiorentina, e inneggiante alla tragedia dell'Heysel.
E cosa dire delle continue offese alla città di Napoli che siamo costretti a sentire in tutti gli stadi d'Italia?
A proposito di violenza, parliamo di quella vera: cosa dire delle decine di inglesi accoltellati sul sedere, come assurda e folle rappresaglia per il famoso 7 a 1 subito a Manchester dalla Roma?

Cosa hanno da dire i farisei e i sepolcri imbiancati su questi episodi?

Noi di ju29ro.com saremo pronti ad accettare e a condividere una condanna alla Juventus, anche durissima, se questo potesse servire a cacciare dallo stadio quella sparutissima minoranza che ammorba l'aria con i suoi slogan folli e criminali.

Ma la legge vale per tutti? Se non è cosi, continueremo comunque a batterci contro il razzismo, ma anche contro lo sdegno a senso unico della stampa.

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giovedì 26 novembre 2009

1.000.000 di volte GRAZIE!

Con le visite record al sito registrate in questi giorni abbiamo superato, tra sito e blog, la bella cifra di 1 milione di contatti nel corso dell'anno solare 2009 (oltre 350 mila solo da settembre a oggi), facendo registrare un incremento di quasi il 300% rispetto all'anno precedente.
Sempre in questi giorni c'è stata la piena assoluzione di Giraudo, Moggi e Bettega da accuse anche infamanti, un'assoluzione importante per tanti motivi (che voi avete capito benissimo, e certa stampa finge di non capire).
Ieri, poi, abbiamo registrato la nostra testata ju29ro.com in Tribunale e siamo diventati, a tutti gli effetti, un giornale, il giornale degli juventini veri.

Si usa dire che niente succede a caso, e così nelle nostre discussioni redazionali di giornata le tre notizie hanno finito per intrecciarsi: da un lato l'orgoglio di aver fatto in questi tre anni un bel lavoro, e la voglia di continuare a farlo sempre meglio; dall'altro la nostra facilità di star dietro alle notizie (Calciopoli, processo di Napoli, quello di Torino, il campionato, irregolarità nei bilanci) a fronte dello sconcerto (ad essere benevoli) della stampa tradizionale; dall'altro ancora la percezione di un impegno che, nato come hobby di appassionati di calcio e innamorati della Juventus, è cresciuto un giorno dopo l'altro, e da oggi diventa più importante anche sul piano formale.

Dalla virtuale riunione di redazione di ieri mattina non è venuta fuori l'indicazione precisa di uno spunto da proporre sul blog, quanto piuttosto quella di uno stato d'animo (un misto di orgoglio e voglia di battersi) che sa tanto di juventinità, e che quindi condividiamo volentieri con chi ci legge, ringraziando tutti per la simpatia che ci avete sempre dimostrato e che, un po' come il nostro impegno, cresce un giorno dopo l'altro.

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La Settimana Interistica, serie 5 maggio - 8


E' dura da digerire e vale 3 punti 3 per la classifica!

Crittografia

Barcellona-Inter
(1, 1, 1, 2, 8 = 5, 6, 2 ?)

B L

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Se saltelli...

Forse non tutti sanno che il coro "se saltelli muore Pinco Pallinelli" non è nato con e per Balotelli.
E neppure con e per Lucarelli.
E' nato con e per gli Agnelli.
La versione originale, infatti, era "se saltelli muore un altro Agnelli".
E John saltò.

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mercoledì 25 novembre 2009

Bordeaux - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 5.5
Due grandi parate, ma non è impeccabile su entrambi i gol

Martin Caceres: voto 5.5
Se la cavicchia in fase difensiva, prova a fare qualcosa anche in avanti, ma è colpevole sul secondo gol, e in generale si permette qualche sbavatura di troppo

Fabio Grosso: voto 5
Non fa nulla in avanti, si barcamena come può (male, soprattutto nel primo tempo) quando si tratta di difendere

Nicola Legrottaglie: voto 5.5
Anche per lui troppe sbavature: un fuorigioco sbagliato, troppa libertà ai saltatori sui calci piazzati, e l'impressione che abbia perso la sicurezza degli anni passati

Giorgio Chiellini: voto 6
In difesa, al solito, si salva solo lui. Difficile capire cosa avrebbe potuto fare con dei compagni meno sciagurati

Mauro Camoranesi: voto 3
Nessuno provi a difenderlo nei commenti. Infantile e non professionale, si salva dalla meritata espulsione solo per gentile concessione dell'arbitro. Quando gioca la palla è un fuoriclasse, ma questo si sa

Felipe Melo: voto 4.5
Se prova a giocare la palla, sbaglia troppo. Se prova ad essere più continuo, finisce per non fare nulla. In terribile ed inesorabile involuzione

Momo Sissoko: voto 5.5
Lontano dalla migliore condizione, ci mette grande impegno, ma non basta: è falloso e impreciso, certo non aiutato dallo sciagurato Melo al suo fianco

Diego: voto 6
Decente, il meno peggio tra tutti. Si segnala per qualche buono spunto, qualche assist, ma sbaglia un gol a 2 metri dalla porta

Alex Del Piero: voto 4.5
Confermiamo quanto scritto domenica: al momento non è presentabile a questo livello, è troppo lento e macchinoso. Bello l'assist da fermo per Diego, che sbaglia in modo clamoroso

Amauri: voto 4
Non una sola azione degna di nota in 90 minuti
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Ciro Immobile: senza voto
Entra al posto di Del Piero (!!!), ingiudicabile

Sebastian Giovinco: senza voto
Entra al posto di Amauri (!!!), ingiudicabile

Claudio Marchisio: senza voto
Entra al minuto 88 (!!!) al posto di Sissoko, ingiudicabile
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Laurent Blanc: voto 8
Preferiamo, per carità di patria, dare il voto a lui. Il Blanc vero, quello che capisce di pallone, impartisce a Ferrara una vera e propria lezione di calcio. Mette in campo una squadra solida, compatta, che gioca un calcio moderno pur senza avere a disposizione grandi campioni. Volete il giudizio su Ferrara? prendete tutto quanto detto su Blanc e volgetelo al negativo

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Non vi leggo più: addio!

Come tutte le mattine sono andato in edicola a comprare "la Repubblica". Una vecchia e mai abbandonata abitudine la mia, risalente ai tempi in cui sedevo nei banchi di scuola. In fondo è un omaggio alla benemerita e amatissima professoressa di italiano, che mi ha fatto conoscere questo giornale.
Non nego l'eccitazione, ero curioso di leggere come era stata commentata l'Assoluzione (con la A maiuscola!!) della Juventus della Triade per i fatti del bilancio dibattuti al Tribunale di Torino.
Certo gli spunti non mancavano: dall'assoluzione perché "il fatto non sussiste" dei "mostri" della triade, fino alla ignominiosa figura della Montelkaniana che voleva patteggiare un reato mai commesso, pur di continuare a spalar letame sulla vecchia Juve.

Apro il giornale, e con mia somma sorpresa scopro che la notizia era data a pagina 69, la penultima, su una sola mezza colonna. L'articolino, dalle dimensioni di tre necrologi, era a firma Sarah Martinenghi, giornalista a me sconosciuta, probabilmente una giovane assunta con uno di quegli odiosi contratti a cottimo che tutti, a parole, dicono di combattere.
I caporioni della redazione sportiva, da Gamba a Crosetti fino a Mensurati, avevano altro da fare, probabilmente.
Una cosa tristissima e miserabile, ma non sapevo che il peggio delle pagine sportive doveva ancora arrivare. Infatti, a pagina 67 ecco un grosso articolo di Fulvio Bianchi che dà conto di come Moratti sia "sempre più seccato" per i comportamenti della Figc. In particolare, all'onestissimo ex consigliere della Telecom dà fastidio la mancata squalifica del campo della Juventus per i cori a Balotelli, e la doppia giornata di squalifica a Maicon per i fatti di Bologna. Ovviamente a nessuno passa manco per la testa di dire chiaro e tondo che la squalifica del campo della Juve era una pretesa abnorme, visto che i deprecabili insulti a Balotelli non avevano nessuna connotazione razziale (come certificato anche da uno che il razzismo lo ha sempre combattuto, Clarence Seedorf).
Nessun commento neanche in relazione alla pretesa di uno sconto per la squalifica per Maicon. Perbacco, eppure il codice e le precedenti decisioni del Giudice Sportivo parlano chiaro: insulti a un componente arbitrale uguale due giornate di squalifica, MA-TE-MA-TI-CO!!
Pure Fulvio Bianchi mi ha deluso clamorosamente, la mia incavolatura non può che aumentare.
Decido, a questo punto, di leggere il pezzo di Emanuele Gamba. Caspita, almeno sul pezzo di presentazione alla partita ci sarà un po' di obiettività, o no? Sbagliato, lo schizzo di veleno non può mancare. E per di più, siamo di fronte ad un inedito. Infatti Emanuele Gamba, ricordando la partita di ritorno tra Bordeaux e Juve del 1985, riesce a scovare presunti aiuti arbitrali alla Juventus. Sì, è vero, il sottoscritto nel 1985 aveva i calzoni corti e quindi non ricorda questi presunti aiuti, però bisogna dire che non ne ho mai sentito parlare, sebbene sia circondato da antijuventini abituati a rastrellare qualunque cosa nelle fogne dell'invidia.

A questo punto non mi è rimasto che buttare il giornale nel cestino della spazzatura. Non vi comprerò mai più. Non vi leggerò mai più. Non mi mancherete. Di una cosa però sono sicuro: a voi, i miei soldi, mancheranno. Oh, se vi mancheranno.

Drago di Cheb

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Brindiamo con un buon Bordeaux?

La giornata di ieri, 24 novembre 2009, potrà essere ricordata per alcune buone nuove, o sarebbe meglio dire conferme, arrivate sia dal foro che dal campo.
Dal lato giuridico c’è stata la fine del processo per le plusvalenze, che visto assolvere la Triade perché il fatto non sussiste.
Il campo ha invece sentenziato che la squallida Inter vista ieri al Camp Nou sarà costretta a vincere a Milano contro il Rubin Kazan per avere la certezza del passaggio alla seconda fase della Champions League.
Intanto Moratti, se il 7 dicembre dovesse vedere la sua amata riuscire a superare la fase a gironi, dovrebbe pensare ad un bel cesto natalizio per il vero artefice dell’impresa: Bogush, portiere della Dinamo Kiev. Infatti, se oggi non abbiamo assistito all’ennesimo fiasco internazionale dell’Internazionale è soprattutto grazie alle sue due papere che hanno permesso alla squadra vincitrice degli ultimi tre tornei aziendali di ottenere gli insperati tre punti, e ai suoi due grandi interventi ieri che non hanno permesso al team di Kazan di scavalcare in classifica i milanesi.
Comunque la nota positiva che rileviamo non sta solo nella perfida soddisfazione per la sconfitta dei nostri rivali, ma anche nella possibile mancata qualificazione.
Manca sono una ciliegina. La vittoria di oggi.
Vincere oggi potrebbe essere fondamentale, non solo per il passaggio del turno con una giornata in anticipo, ma anche (e secondo Blanc soprattutto) per lo scudetto.
Proprio così, oggi bisogna vincere per lo scudetto!
Perché getterebbe le basi per arrivare al big match Juventus-Inter senza i patemi che avranno loro per la qualificazione ancora da conquistare, ci permetterebbe di affrontare la gara, a ridosso dell’ultima giornata del girone di qualificazione di Champions, con il morale e la concentrazione ideali per riuscire a prevalere e riaprire davvero il campionato.
Un pareggio non sarebbe drammatico, ma certamente inutile, praticamente equivalente ad una sconfitta (dando per scontata la vittoria del Bayern Monaco sul Maccabi), e rimanderebbe tutto alla gara dell’8 dicembre contro i tedeschi al Comunale, dove comunque avremo due risultati utili per superare il turno. Cogliamo quindi l'occasione per far vedere allo Specialone come si interpreta una partita quando non c'è niente da perdere.
I presupposti ci sono tutti, maggiore caratura tecnica e motivazioni per ottenere l’unico risultato utile nella partita di oggi contro il Bordeaux: la vittoria.
Allora, forza ragazzi! Fatelo per voi, fatelo per noi, juventini veri!

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martedì 24 novembre 2009

Il cielo è azzurro sopra (quasi tutta) Torino

Perdonate la pessima citazione, ma oggi è un grandissimo giorno.
Il Tribunale di Torino ha assolto Giraudo, Moggi e Bettega dalle accuse di falso in bilancio, infedeltà patrimoniale, ostacolo agli organi di controllo e truffa ai danni della FIGC.
L'assoluzione è con formula piena. Anzi, che dico piena? Pienissima.
Il fatto non sussiste.
E' stata assolta anche la società Juventus, che invece aveva richiesto di patteggiare una sanzione di 70.000 euro per le eventuali violazioni amministrative ex legge sulla responsabilità delle persone giuridiche.
Il cielo è quindi azzurro sopra Torino.
Beh, non proprio su tutta Torino.
E' azzurro quasi ovunque.
Ma è nero plumbeo su Fermo Ferraris, Corso Matteotti, Via del Carmine.
La denuncia contro ignoti si è rivelata un flop. Anzi, una cagata pazzesca. Peggio della corazzata Potemkin.
La richiesta di patteggiamento è stata respinta. E la società Juventus è stata anch'essa assolta.
Che Caporetto per gli indegni occupatori di scrivanie altrui, e per i loro numi tutelari.
Il comunicato ufficiale pubblicato sul sito che ride, a distanza di ore dalla notizia, rappresenta l'ennesima pagina vergognosa del regime ridentino che siamo costretti a subire da metà 2006.
La chiosa finale di quel comunicato ("la Ridentus precisa che non si è mai dissociata dall’attività difensiva comune a tutti gli imputati, ma si era limitata a definire con la Procura della Repubblica di Torino un congruo ammontare per le violazioni amministrative che fossero eventualmente state riconosciute a suo carico") rivela una coda di paglia lunga da Fermo Ferraris (Ridentonia) a Via Bigli (Onestonia).

Il Mago di Ios

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La colpevolezza degli accusatori

Eccoci qui, dopo tre anni, a commentare l'assoluzione della Triade per i "fatti" relativi al bilancio della Juve. Per la verità ,sarebbe giusto dire che siamo qui a commentare i "non fatti" del bilancio: la Triade si è comportata con specchiata correttezza. I bilanci della Juve erano (e sono) tutt'altra cosa rispetto ai bilanci di tante altre società della Serie A di calcio.
Tutto bene quel che finisce bene? No, manco per nulla.
Come ha detto, infatti, l'avvocato Andrea Galasso, si è chiuso non un normale episodio giudiziario, ma un episodio doloroso. Per noi tifosi una inutile, cattiva e sadica tribolazione.

Tribolazione, va detto, dovuta allo zelo della nuova Juventus (quella Montelkaniana), che per consentire alla Procura di procedere ha presentato una bella querela contro ignoti per infedeltà patrimoniale. Suona beffardo, oggi, il comunicato stampa con il quale si rallegrano per l'assoluzione, quando tutti i giornali avevano già scritto che erano pronti a patteggiare per un reato inesistente. Cosa non si fa per un'altra vagonata di letame alla Triade!
Che credibilità hanno, dopo questa assoluzione, questi signori? Secondo noi nessuna, visto che già in occasione del processo sportivo vi fu l'incredibile e invereconda (per chi non conosce i retroscena) calata di braghe zacconiana di fronte a Ruperto.
E' evidente che qualcosa non torna, è evidente che i primi a voler la condanna della Juventus, di quella Juventus, sono i signori di Corso Galileo Ferraris e i loro azionisti principali.

Ma non basta. Tra i colpevoli impliciti indicati da questa assoluzione vi è buona parte del circuito della stampa mainstream. Chi ha dimenticato l'appiattimento sulle debolissime tesi accusatorie di Stampa, Corriere, Repubblica e Gazzetta? Pur di dare man forte ai PM arrivarono anche a dar voce a persone domiciliate nelle galere svizzere, che accusarono Moggi (senza uno straccio di prova) di aver intascato soldi sul trasferimento di Zidane. Questo è informare il lettore, o spargere letame?
Suona ridicolo, oggi, il sito della Repubblica che ricorda come il PM avesse chiesto tre anni per Moggi. Fatevene una ragione, il PM poteva chiederne anche trentamila di anni, ma il risultato non cambia: assolti perché il fatto non sussiste; in altri termini, assolti perché qualcuno si è inventato un sacco di balle!

Ma i colpevoli impliciti non finiscono mica qui. Che dire di una Figc che si premura (dopo che per anni ha consegnato alla Juve della Triade l'Oscar sul bilancio) di costituirsi parte civile? Sì, quella Figc che continua a non vedere situazioni fallimentari vere, conclamate, evidenti a tutti. Certo, ci rendiamo conto di quanto sia vitale una condannina, purché sia alla Triade. Anche loro hanno partecipato alla gogna di tre anni fa, poter dire "li hanno condannati", per qualsiasi cosa, serve a scacciare i fantasmi che si addensano sul loro operato.

Ecco perché con la sentenza di oggi sul banco degli imputati finiscono i Torquemada, che fino a ieri sedevano sul banco degli accusatori.

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No Comment... Anzi sì!


Blanc: "Io in Italia? Vengo solo per vincere".
Perché? Il Super Enalotto non lo fanno anche in Francia?

Del Piero: "E' iniziata la mia stagione".
Dai Alex che fra un po' è Natale e ci si riposa. Auguri!

Calciopoli Potenza. Per truccare la partite il presidente avrebbe dichiarato: "I migliori in panchina".
Zeman appena uscito dall'udienza di Napoli avrebbe replicato: "Visto? Ora che non c'è più Moggi mi rivogliono tutti."

Zenga: "Non commento l'esonero, lo farò tra qualche giorno".
Prima dovrà chiamare Moggi ed assicurarsi che non sia stato lui a fargli guadagnare 800.000 euro in qualche mese.

Gazzetta dello Sport: "Mou punge la Juve".
Non ha mandato l'ape, è venuto direttamente lui, mi sa che questa volta il cortisone non basta.

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lunedì 23 novembre 2009

Fuck you!


A Bologna Moratti non c'era, e quindi sulla espulsione di Maicon riferisce oggi sui giornali quello che gli hanno raccontato; e così dal Corsera apprendiamo che Branca ha portato Maicon a giustificarsi da Rosetti nel dopo-partita, mentre Repubblica spiega in dettaglio quello che secondo Moratti è stato un "misunderstanding".

Non è vero, dice Moratti (perché glielo ha detto Branca) che Maicon ha detto delle parolacce, lui ha detto solo "vai tu, vai tu", è il segnalinee Ayroldi che ha capito male, ci ha messo della malizia ed ha sentito "fuck you, fuck you". Versione dei fatti riportata, tra le risate generali, a 7 Gold sabato sera dal giornalista Tramontana, che era a Livorno, verosimilmente con Scarpini, e riproposta oggi da Repubblica, messa in bocca a Moratti.

Ci è capitato spesso, sul sito e sul blog, di raccontare le tragicomiche arrampicate sugli specchi messe in piedi nell'ambiente interista, ma un affare del genere ci sembra superi l'immaginazione, e dà seriamente da pensare su Branca e l'ufficio stampa, su Moratti e sull'Inter.

Preferiamo, per evitare le accuse di essere tifosi, segnalare che Fabio Monti (proprio lui!) sul Corsera scrive oggi che è una "ricostruzione fuorviante", che "il labiale di Maicon non si presta ad equivoci", e che "una società come l'Inter avrebbe fatto meglio a scegliere la via del silenzio invece di difendere l'indifendibile".

Non sappiamo i motivi di questa "conversione" di Monti (vorrà prendere il posto di Scarpini?), siamo invece certi che solo una società come l'Inter, e i personaggi che ci girano attorno, alla Branca e alla Oriali, potevano arrivare a proporre una roba del genere, e solo un presidente come Moratti poteva avere lo stomaco di riproporla ufficialmente in tv e sui giornali.

Adesso aspettiamo il Giudice Sportivo; se dalle sue decisioni dovessimo capire che l'intervento di Moratti, nella sua tragicomicità, è risultato una specie di ordine, ci sarebbe da gridare tutti insieme (dalla Valle d'Aosta, fino a Roccella Jonica) un bel "fuck you", forte e senza possibilità di equivoci, a tutto il carrozzone del calcio, partendo da Abete, proseguendo con Branca e poi andando in ordine alfabetico fino a quando se ne trova ancora uno.

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La politica impazzita

Cosa deve fare la Politica? Perché eleggiamo un Parlamento?
Banale domanda, con una risposta altrettanto banale: combattere la criminalità, governare l'economia, integrare gli immigrati, evitare la corruzione, migliorare i servizi scolastici, sanitari e chi più ne ha più ne metta.
Con quali risultati i signori politici svolgono i compiti assegnati non ve lo diciamo noi. In questa sede non ci interessa.

Notiamo però che i signori politici continuano ad occuparsi di cose che non competono loro. Gli ultimi della lista sono i redattori della rivista della Fondazione Farefuturo. E' di oggi, infatti, la notizia che si sono schierati per la convocazione in Nazionale di Balotelli. Motivazione? Semplice, Balotelli sarebbe discriminato con insulti razzisti, dunque merita la convocazione a prescindere, non importa se non ha dato buona prova di sè con la maglia della Nazionale Under 21.
Riteniamo che sarebbe meglio che i politici si occupassero di cose più serie, compreso il razzismo autentico che dilaga nella società italiana. Ci riferiamo naturalmente al razzismo politico, per non parlare del razzismo nel mondo del lavoro che vede gli extracomunitari sottopagati e spesso assunti "in nero".

Questo è il razzismo che non vogliamo vedere. Di politici che intendono farsi pubblicità non sappiamo cosa farcene. Tanto meno se sfruttano la grancassa legata al pallone.

Drago di Cheb

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Giustizia rivoluzionaria

Una rivoluzione consiste nell'abbattimento violento (o comunque non seguendo i modi, i termini e le procedure previste) delle istituzioni dello Stato. Le rivoluzioni hanno spesso uno strascico sanguinoso: così fu, per esempio, nella rivoluzione francese o nella rivoluzione bolscevica, basti pensare all'esecuzione di Luigi XIV in Francia e quella ancora più drammatica dei Romanov in Russia, dove addirittura furono assassinati anche i figli dello Zar che avevano l'unica colpa di avere un padre così ingombrante.
Fatti estremamente drammatici, "giustificati" dalla nascita del nuovo Stato. Almeno in una logica belluina e profondamente barbara, che vuole il sacrificio di quelli che vengono chiamati capri espiatori.

Pur con le dovute cautele, possiamo dire che anche Calciopoli e i suoi processi si possono inserire in quella brutta tradizione della giustizia rivoluzionaria, che prevede il sacrificio dei capri espiatori: vittime da sacrificare sull'altare della nascita del nuovo regime.
Pensate alle parole di Sandulli, "non vi fu nessun illecito"; e ancora, altri componenti il collegio giudicante parlarono (con ingenuità o con malizia?) di sentenze in ossequio al sentimento popolare, che pretendeva condanne comunque.

Ecco, oggi abbiamo la certezza che in Italia non vi è comunque nessuna giustizia rivoluzionaria (deprecabile quanto si vuole, ma almeno spinta da un grande ideale per quanto folle), ma solo un inarrivabile cinismo che, come Tomasi di Lampedusa diceva, porta a cambiare tutto affinché tutto rimanga uguale.
Ci riferiamo alle notizie che provengono da Potenza sul nuovo "scandalo scommesse" che, secondo gli inquirenti, vedrebbe coinvolte anche il Lecce e il Ravenna, partecipanti al campionato di B del 2007.
Calciopoli: uno scandalo costruito ad arte per coprire una realtà fatta di un continuum di illeciti tollerati, da "mondare" poi con il sangue della vittima sacrificale di turno.
Questa è la triste, e a quanto pare immutabile, realtà italiana.

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domenica 22 novembre 2009

Juventus - Udinese, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6+
Un solo grande intervento, per il resto fa il turista

Martin Caceres: voto 6.5
Decisivo nell'azione del gol, qualche bella chiusura in scivolata ma anche un paio di sbavature

Fabio Grosso: voto 6+
Segna il gol della vittoria, ma si fa vedere pochissimo in attacco. Nessun problema dietro

Fabio Cannavaro: voto 6
Sembra in condizioni precarie, si limita all'ordinaria amministrazione

Giorgio Chiellini: voto 7
Il vero baluardo della difesa, si arrangia con mezzi leciti e anche al limite del regolamento, sopperendo anche alla condizione non ottimale di Cannavaro

Felipe Melo: voto 4.5
La sua peggiore prova in bianconero. Irritante, superficiale, impreciso, costituisce nel primo tempo una vera e propria spina nel fianco per la squadra. Sostituito per disperazione nella ripresa

Christian Poulsen: voto 7
Migliora di partita in partita. Molto utile ,al solito, come rubapalloni, si segnala anche per più di un lancio davvero pregevole. Ad oggi, è più affidabile di Melo

Mauro Camoranesi: voto 6+
Non una delle sue migliori serate, ma qualche spunto con relativo cross al bacio gli riesce anche stasera. Ripiega spesso in difesa a coprire, è in ottime condizioni fisiche

Diego: voto 6
Ci si aspetta molto di più da lui. Non si può dire che giochi male, ma non prende in mano la squadra come faceva a Brema, e non è cattivo negli ultimi 16 metri come potrebbe

Sebastian Giovinco: voto 5
Come spesso accade, solo fumo e niente arrosto. Giustamente sostituito nella ripresa

Amauri: voto 6-
Sufficienza stiracchiata di stima. Si mangia un gol incredibile nel primo tempo, si impegna alla grande, ma è servito male e poco lucido
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Momo Sissoko: voto 7
Rientra alla grande, recuperando molti palloni e sfiorando pure il gol. Un po' troppo frenetico, ma è fatto così

Alex Del Piero: senza voto
Lontanissimo dalla migliore condizione, forse non sarebbe dovuto entrare

Paolo De Ceglie: senza voto
Entra nel finale al posto di Diego, ingiudicabile anche se mette un bel cross
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Ciro Ferrara: voto 6
La formazione del primo tempo è davvero poco convincente, con Amauri abbandonato da solo in avanti, ed i tre trequartisti tutt'altro che in palla, assistiti da un Melo disastroso. Buona idea quella di inserire Sissoko, non eccelso invece l'impatto di Del Piero sulla partita. Stasera lo ha aiutato più che altro la buona sorte, ma non basterà sempre


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sabato 21 novembre 2009

Zeman o Zelig?

La straordinaria vignetta dipinta nel nostro pezzo "Invito in panchina con delitto" fa capire ai nostri lettori che ieri a Napoli più che una udienza del processo "per il più grave scandalo della storia del calcio nostrano" (copyright Ruggiero Palombo della Gazzetta dello Sport) c'è stata una recita da cabaret. Non Zeman, come dicevano ieri i siti dei giornali che fanno opinione, ma Zelig.

Invitiamo i lettori a gustarsi a fondo la nostra vignetta e intanto per chi volesse, scherzando seriamente, ragionare sul processo-cabaret suggeriamo due spunti.

Ieri Zeman-Zelig ha detto che i suoi non erano esoneri, ma illeciti; e l'ha anche ripetuto più volte: illeciti. Noi farsopoliani ci siamo spesso interrogati in questi tre anni su dove fossero gli illeciti da serie C, dove fossero le pistole fumanti, e finalmente il pm Narducci le ha fatte vedere. Zeman, infatti, come anche Varriale di Studio Sprint, non era al processo così per caso, era al processo (cabaret) come teste dell'accusa, la sua deposizione doveva servire al collegio giudicante per verificare la veridicità, "oltre ogni ragionevole dubbio", dell'accusa secondo la quale Moggi e Giraudo avevano messo in piedi un'associazione a delinquere. Ieri abbiamo capito che per il pm Narducci, che non ha ancora trovato illeciti nelle partite, sarebbero atti delinquenziali gli esoneri di Zeman, voluti da chi? Appunto da quei delinquenti di Moggi e Giraudo.

Il secondo spunto su Zeman-Zelig va riferito ai giornali. Ieri pomeriggio i siti di Corsera e Repubblica (i due più prestigiosi) hanno messo in primo piano fino a sera le accuse di Zeman con le sue pistole (ad acqua) fumanti; sono arrivate le smentite di Ferlaino e Zamparini, ci saranno stati centinaia di migliaia di visitatori, c'è la Carta dei Doveri del Giornalista (che all'apparenza non ha niente di comico) ma non è successo niente, la recita di Zeman era talmente ben riuscita che Repubblica ha lasciato le sue battute senza contraddittorio. Abbiamo oggi voluto verificare sul cartaceo: il Corsera nasconde la notizia dentro lo scandalo internazionale del calcio scoppiato in Germania con 17 arresti e 200 partite truccate (l'effetto comico è all'altezza di una vignetta del miglior Forattini e delle pennellate del nostro Clodoveo), Repubblica dedica alla notizia 5 (cinque!) righe.

Come se anche i giornali più prestigiosi sull'udienza da cabaret di ieri e su Zeman-Zelig avessero, tragicomicamente, scherzato.

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Invito in panchina con delitto

Il piano era ben congegnato.
D'accordo col Presidente del Napoli, che mette due miliardi e mezzo al lordo delle multe, Moggi procura a Zeman la panchina dei partenopei. Lo scopo, come riferisce anni dopo Ferlaino a Zeman, è di rovinare l'odiato allenatore. Il Napoli non può dire di no a Moggi, pena chissà quali ritorsioni arbitrali, e l'affare va in porto.
La cattiveria della volpe di Monticiano aveva pianificato tutto: aveva previsto che il boemo, nonostante fosse il miglior allenatore d'Europa, non sarebbe stato adatto per quella piazza e per quella squadra. Un punto in sette-otto partite fu, come previsto, il bottino raccolto da Zeman, e quindi l'esonero programmato non trovò alcuna opposizione nella tifoseria napoletana. Che, anzi, così ben raggirata, fu felice di mostrare la sua gioia con spettacoli pirotecnici.
E tutti avremmo continuato a pensare essersi trattato di un esonero per scarso rendimento, se il processo a Calciopoli non ci avesse rivelato, dalla stessa voce della vittima, illuminata dalle confidenze avute da Ferlaino, la trama del sottile complotto ai suoi danni. Non fu un esonero, ma un licenziamento preventivo a mezzo assunzione.
Nessuno in Tribunale ha chiesto a Zeman "Ma lei che ci è andato a fare in quella piazza e in quella squadra?".
Sicuramente avrebbe risposto: "Come avrei potuto immaginare che sarebbero stati capaci di buttare due miliardi e mezzo di lire e danneggiare la propria squadra per fare un favore a Moggi?"
Non se lo sarebbe immaginato nessuno. Te possino, Lucià ...

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venerdì 20 novembre 2009

La mano di chi?


In Spagna hanno tirato in ballo Platini; dietro il gol palesemente da annullare della Francia hanno visto la mano del presidente dell'Uefa, probabilmente perché francese. Si sono dimenticati, però, di ricordare che nell'Europa League proprio Platini ha introdotto a titolo sperimentale i due arbitri che stanno sulla linea di fondocampo, proprio per evitare errori clamorosi come quello di Francia-Eire.

Sulla Stampa, più intelligentemente, Beccantini titola su "La mano della Fifa", e dà risalto alle dichiarazioni di Trapattoni che dice che un Paese con quattro milioni di abitanti conta meno di altri; Trapattoni ce l'ha con Blatter per la strana storia delle teste di serie negli spareggi, per il fatto che la Francia ha fatto la prima partita in trasferta, per la scelta di un arbitro non di primissima fascia come lo svedese Hansson.

Certo che di quel gol si parlerà a lungo e, secondo noi, l'idea dei due arbitri in più verrà discussa nelle sedi opportune perché, una volta fissato il principio di non ricorrere a moviole in quanto l'errore umano fa parte del gioco, è ormai indifferibile cercare quanto meno di limitare errori scandalosi come quello dell'altra sera.

In ogni caso fa pensare il Trap amareggiato, e però lucido con la sua analisi: tra la Francia e l'Eire conta di più la Francia; ha anche aggiunto: "Fidatevi, ho girato il mondo, sono stato anche in Austria, e so come vanno certe cose".

Sono andate e andranno sempre così? Ci sarà sempre un Blatter a metterci la mano (e a nascondere il braccio)?

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Qui è tutto buio...

Dopo la notizia dell'infame gemellaggio tra Fiorentina e Liverpool, la memoria di molti di noi è tornata a quel giorno di Maggio del 1985.
A quegli angeli che hanno pagato con la vita l'amore per la maglia bianconera, e alla stupidità umana.
Tra loro ce n'è uno, in particolare, che mi ha suscitato particolare commozione.
Si chiama Andrea Casula ed aveva solo 11 anni.

Da qualche mese sono diventato padre, e pensare che un bambino possa esser caduto vittima di quello schifo mi ha fatto commuovere, pensare.
E sull'onda di questi sentimenti ho voluto scrivere queste due righe:


Cavolo che fortuna,
Papà ha trovato i biglietti per la finale di Coppa dei Campioni….
e me ne ha regalato uno per il mio undicesimo compleanno…..

Non vedo l’ora che si parta, già mi immagino lo stadio pieno, i cori
e le maglie bianconere che scendono in campo….

Finalmente vedrò Tacconi, Cabrini, il Capitano Scirea e poi lui…..
le Roi, il Re….. Michel Platini…..che emozione.

Papà mi ha raccontato che l’ultima volta non è andata bene…. che quelli
dell’Amburgo erano entrati più volitivi e alla fine la coppa l’hanno presa loro…..

Spero non sia così anche stavolta…. anzi no…. non sarà così stavolta, me lo sento…..
anche se sono un bambino, se ho solo 11 anni, certe cose non hanno età.

Finalmente si parte,
il viaggio è lungo ma non ci si annoia mai tra scherzi, barzellette, e i cori per la nostra Juventus….. che spasso.

Eccoci !!! Siamo arrivati….
stanchi ma senza essere stanchi davvero, perché l’emozione mi tiene sveglio….. saranno 15 ore che non dormo….

Mamma mia che brutto lo stadio…. sembra una rovina dell’antica Roma….
e quanti poliziotti a cavallo…. dicono che il nostro settore, lo zeta, è vicino agli inglesi…
dicono che questi hooligans sono pericolosi che bevono….

Ma io non ho paura, no…. ho con me il mio Papà…. non può succedermi niente….

…. e poi io e il mio papà, per fortuna, siamo dall’ altra parte….

Evvai…. da qui vedo benissimo il campo…. ma quando inizia?
Sono già stufo di aspettare…. dai che ormai manca poco…

E ora che succede????
Perché quegli inglesi stanno prendendo a calci le reti??
E perché ci tirano addosso di tutto???
Che non vedono che qui ci sono solo famiglie e gente tranquilla????

Oh…. ma che spingete???
Fermi, fermi… qua c’è il muro… non posso andare più in là….

Papà, ti prego fa qualcosa....

Papà mi stringe a sè…. cerca di proteggermi….
di farmi da scudo col suo corpo ….. uff, non riesco a respirare….

Basta!!! Smettetela di spingere…. fate piano…
SONO UN BAMBINO IO!!!

…………….

Finalmente…….. è finito tutto….. sembrano tutti calmi, ora…..

C’è silenzio….. tanto…. e intorno a me è rimasta solo poca gente…..
…. saremo una quarantina….. compresi me e papà…..

1, 2, 3…… 39….. ma tutti gli altri dove sono????

E la confusione di prima???

E lo stadio???

Ora sto meglio….. ma non vedo piu’ niente…

qui è tutto buio………


Dedicata ad Andrea Casula che nel 1985 aveva solo 11 anni.
E a tutti gli altri 38 Angeli.

NOI NON VI DIMENTICHEREMO MAI !!!

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giovedì 19 novembre 2009

La seconda stella

Attenzione, attenzione. Lor signori gli onestissimi pretendono la seconda stella. Rivendicano pure lo scudo del cinque maggio, e quello del presunto fallo di Iuliano su Ronaldo.
Non staremo a ripercorrere le cronache di quegli anni per spiegare quanto sia pretestuosa e impudente la richiesta. Basta ricordare che il loro miglior fuoriclasse (prrrrr! Cit. Totò) giocava con un passaporto falso, e guidava con una patente rubata alla motorizzazione di Latina.
Ciò che fa specie è che a veicolare simili richieste sia stato il canale tematico dell'Inter stessa. Dunque la cosa sa tanto di minaccia alla Federcalcio, che è invitata a non lasciar passare le pretese di Blanc, se non si vuole rischiare una "guerra delle stelle" tra Juve e Inter.

Bene. In fondo l'Inter ha ragione. Nessun juventino deve pretendere arbitrariamente nulla (altrimenti saremmo interisti). Molto meglio aspettare le risultanze dei processi su Calciopoli a Napoli, e sullo spionaggio Telecom a Milano. La verità allora sarà evidente a tutti.
Loro non possono di certo sperare in nessuna sentenza. Possono solo sperare in un nuovo intervento di un Guido Rossi.

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La Settimana Interistica - 18


Sciarada
(5, 3, 4, 6 = 10, 8)

Misantropo conclamato
Sei un po' sordo,
rintanato,
agghiacciante!
Lo dicon tutti.

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mercoledì 18 novembre 2009

La stella promessa

Accusato di non voler rispettare le sentenze della giustizia sportiva perché qualche giorno fa aveva parlato della possibile terza stella, il presidente Blanc ha scelto la Gazzetta per precisare che "sì, vogliamo la terza stella", aggiungendo che lui rispetta le sentenze (di Calciopoli) ma non le condivide, che i giocatori sentono come loro gli scudetti vinti sul campo, e che il prossimo scudetto vorrà dire appunto la terza stella.

Aspettando di leggere cosa risponderanno adesso i moralisti della domenica, a noi sembra importante sottolineare che il presidente Blanc non condivide le sentenze dell'estate 2006. Può sembrare acqua fresca, ma forse non lo è, se ricordiamo che una delle sue prime interviste (Repubblica del 17 gennaio 2009) era stata riassunta da Maurizio Crosetti col titolo a tutta pagina "ma quei due scudetti sono della Juve", precisato con questo sottotitolo: "li abbiamo vinti sul campo. Ne riparleremo dopo il processo"; insomma, una specie di manifesto elettorale.

Anche noi di Ju29ro Team non condividiamo le sentenze del 2006, e sul sito abbiamo avuto modo di spiegare il perché e il per come, anche noi aspettiamo le sentenze del processo di Napoli, e abbiamo già avanzato al riguardo un’ipotesi operativa: se al processo cade l'accusa di associazione a delinquere, ci sarebbero i presupposti per richiedere alla Figc la revisione delle sentenze del processo sportivo. Non solo, quindi, ci troviamo d'accordo col presidente Blanc, ma abbiamo indicato la strada lungo la quale la promessa della terza stella non è più acqua fresca, ma diventa un percorso preciso, certo difficile e per ora solo ipotetico, ma praticabile.

Domani pubblicheremo sul sito un'intervista all'avvocato Paco D'Onofrio, il primo che ha parlato di articolo 39 del Codice di Giustizia Sportivo e di possibile revisione delle sentenze, il primo che ha ricordato il parere del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, professor Caianiello, per cui le sentenze della giustizia sportiva si sarebbero dovute ispirare a prudenza, perché passibili di essere successivamente smentite nelle aule dei Tribunali. E' l'intervista ad un tecnico e riguarda aspetti tecnici ma, ancora prima, sarà fondamentale non solo quello che verrà fuori dalle sentenze di Napoli, ma lo spirito che animerà gli organi amministrativi della società, in particolare il Consiglio di Amministrazione, presieduto non più da Cobolli Gigli, ma da Blanc.

E Blanc, al contrario di Cobolli Gigli, non ha cambiato idea né a distanza di pochi giorni, né dopo parecchi mesi, ma ha ripetuto la stessa promessa: quella della terza stella.

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Tradizione di famiglia

A voler fare gli zemaniani, si potrebbe dire che in un calcio marcio è del tutto normale che i figli facciano lo stesso lavoro del papà, sfruttando rapporti e conoscenze. Ma noi, che non conosciamo le persone, non ci azzardiamo a lanciare un'accusa del genere.
No, non stiamo parlando del figlio di Moggi.
Stiamo invece parlando del figlio di Zeman che, a quanto pare, fa l'allenatore.
Ciò che incuriosisce è che il mestiere lo fa proprio come il suo papà: esonerato dalla panchina del Toma Maglie (Eccellenza pugliese) dopo una sconfitta per cinque gol a zero contro il Terlizzi.
Ad essere delle male lingue, certo, si potrebbe dire che Karel sfrutta il nome del padre; invece, a voler sfottere, potremmo dire che, come il padre, ha una certa propensione all'esonero. Se invece non ci importasse nulla di una possibile querela, potremmo ipotizzare che il papà, grazie alle sue conoscenze, aiuta il figlio nel mondo del calcio.

Non potendo dire nulla di tutto questo, diciamo allora che è Moggi a perseguitare il povero, talentuoso rampollo. Purtroppo noi italiani facciamo proprio schifo: infingardi e pure mezzi mori. Per fortuna ci sono degli angeli biondi provenienti dalla Boemia a ricordarcelo.

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martedì 17 novembre 2009

Assedio a Lippi

La deontologia professionale, da che mondo è mondo, prevede di non contestare, almeno pubblicamente, le decisioni dei propri colleghi.
Mancini, l'allenatore più cartonato d'Italia, evidentemente determinate norme minime di educazione le conosce poco. Infatti si è lanciato nell'elencazione della "sua" Nazionale che, manco a farlo apposta, è una contestazione assoluta delle scelte di Lippi. Oltre che, naturalmente, la Nazionale dei sogni di tutti gli antijuventini.

Vediamo le scelte dell'ex allenatore interista. Chiellini e Cannavaro fuori, dentro Nesta (che ha rifiutato più volte la Nazionale) e Barzagli (indiscutibilmente più forte di Chiellini). A centrocampo si nota la riesumazione dello spompato Gattuso, che ha perso il posto da titolare anche al Milan (Marchisio, ad esempio, prima di aspirare a qualcosa deve invecchiare, ovviamente). Il meglio, il Mancio, lo dà però annunciando quale sarebbe il suo attacco. Naturalmente Totti, e chi se ne frega se ha rifiutato la Nazionale ben quattro anni fa. Poi, inutile dirlo, ecco l'ex gordito madridista Cassano, ora alla Samp. Come centravanti, "allegriiaaaa", si riesuma un attaccante che in Nazionale ha sempre segnato pochissimo, un Guivarc'h in pratica, solo un po' più alto. Avete capito a chi ci riferiamo? Naturalmente quel Luca Toni che ormai non segna neanche nella terza serie tedesca.

Ovvio che un (ex) allenatore che si presta a simili giochini, e per di più propone una simile Nazionale fatta apposta per solleticare i sentimenti antijuventini dei tifosi, lo fa probabilmente per dare una mano a chi sta organizzando per Lippi quella pubblica gogna che quattro anni fa non si è riusciti a mettere in campo.
Vogliamo sperare che Abete difenda il suo commissario tecnico, e stigmatizzi il comportamento di Mancini che, rendendo pubblica la sua (assurda) Nazionale, butta ad arte benzina sul fuoco della polemica sulle convocazioni.
In caso contrario, Lippi si trinceri dietro un silenzio stampa in stile bearzottiano. Prima del silenzio, però, dica chiaro e tondo all'allenatore cartonato che potrà fare le sue scelte solo quando sarà nominato c.t.
Scelte libere e indipendenti, ovvio. Anche in tema di fornitori ufficiali di stampelle e scatoloni per la Nazionale.

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lunedì 16 novembre 2009

Modello Triade per gli stadi italiani

Piano piano le nebbie della disinformazione e della confusione si stanno diradando sull'annosa questione degli stadi di calcio. Il modello che sempre di più appare vincente è quello ideato dalla Triade juventina e dal Comune di Torino: l'acquisto dello stadio comunale da parte della società di calcio cittadina.
La relativa ristrutturazione è a carico della società di calcio, che però usufruisce della possibilità di costruire alcune strutture commerciali tali da garantire la sostenibilità dell'investimento.

Diciamo questo perché anche a Napoli e a Cagliari si sta scegliendo questa strada, che senza dubbio è la più efficace, oltre che la migliore dal punto di vista sociale.
Infatti si evita un danno al Comune (e a tutti noi), che così evita l'azzeramento (o quasi) del valore di uno dei suoi asset. Azzeramento che sarebbe quasi certo nel caso in cui venisse concessa l'autorizzazione per la costruzione di uno stadio ex novo.
Dall'altro lato, evitando la concessione edilizia per un nuovo stadio si tutelano le città anche sotto l'aspetto paesaggistico: le aree dove può essere costruito uno stadio (con annessa e inevitabile colata di cemento) non sono infinite, e sono per di più preziosissime se si tratta di zone verdi.

Ora, non rimane che attendere che queste semplici considerazioni vengano fatte anche a Roma. E che, di conseguenza, vengano bloccati i progetti che prevedono la costruzione del terzo e quarto stadio della città (con annesse mega colate di cemento per cubature pari a quelle di piccole città di provincia).
Se il Coni (proprietario dell'Olimpico) e il Comune di Roma hanno paura di copiare un progetto architettato dalla Triade bianconera, possono sempre dire di essersi ispirati al sindaco Chiamparino. Ciò che conta è il risultato.

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domenica 15 novembre 2009

Porcherie

Pareri autorevoli hanno definito una porcheria il disegno di legge sulla durata dei processi; è roba politica, nel merito non entriamo (lasciamo che ci sguazzino i politici), rileviamo solo che sull'argomento oggi scrive Marco Mensurati su Repubblica, quello che aveva fatto il presunto scoop sugli incroci delle schede svizzere segrete, e poi era scomparso dalla circolazione (evidentemente passato ad altri incarichi redazionali, non sappiamo se più o meno importanti).

Mensurati scrive che "la nuova legge cancella anche Calciopoli", e ci sembra un giudizio frettoloso, mentre a Roma si azzuffano; dice anche qualcosa sul processo, e poi dà spazio all'ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara. Sul processo, in particolare, scrive che "nel giro di tre anni, tra polemiche, indulti, ricusazioni, stralci e riforme si è trasformato in una sorta di zombie giudiziario", e su questa conclusione, guarda caso, siamo d'accordo anche noi.

Con una differenza. Con i nostri articoli, a fronte del silenzio di Repubblica da un anno a questa parte, noi abbiamo dimostrato che il processo di Napoli (dopo quello di Roma sulla Gea) mezzo zombie lo era fin dall'inizio, con Paparesta che doveva essere il pentito, e invece è stato prosciolto, poi s'è aggiunta la ricusazione del giudice da parte dei pm (particolare che Mensurati fa finta di dimenticare), s'è aggiunto anche Manfredi Martino che avrebbe ipotizzato (almeno secondo la Gazzetta) che i giornalisti potessero essere corrotti (e quindi, teoricamente, anche Mensurati), alla fine è arrivato il maresciallo a dire che gli specchietti delle celle (per le allodole?) sono solo "verosimili", perché sicuri non possono esserlo, e così lo zombie è fatto e finito.

Per Mensurati, invece, l'unica preoccupazione è il processo breve perché adesso, secondo lui, Calciopoli sarà cancellata, sarà sufficiente che Moggi, Bergamo e Pairetto "lavorino per smontare l'accusa di associazione a delinquere", a quel punto la durata del processo con la nuova legge sarebbe ridotta a due anni e andrebbe tutto in prescrizione. Una porcheria, per dirla come gli onorevoli che si stanno azzuffando, ma a noi sembra una porcata anche tutto il ragionamento di Mensurati, perché smontare l'accusa di associazione a delinquere vorrebbe dire che tutto il processo sportivo è stato costruito sul nulla. Se questo dovesse succedere, indipendentemente da quello che decideranno a Roma sulla durata dei processi, la conclusione sarebbe che il più grave scandalo della storia del calcio sarebbe esistito solo nella mente di quelli come Mensurati.

Un'altra porcata è nello spazio concesso a Gazzoni Frascara, che sproloquia anche lui sui danni che farebbe l'eventuale legge su processi come quello di Napoli, a fronte della drammaticità della vicenda che lui ha vissuto col Bologna in termini, dice lui, non solo economici ma sentimentali. Mensurati trascura un dettaglio su Gazzoni Frascara, e cioè che è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel maggio 2009 dalla Procura di Bologna. Non ci interessa cosa succederà con una nuova legge a questo processo, prendendo però spunto da Mensurati e Gazzoni Frascara e ragionando su indulti vari, depenalizzazioni e durata dei processi, ci sarebbe da ricordare la frase di Ricucci sul "vogliono fare i froci col culo degli altri".

Ricucci, all'epoca, pensava a quelli del salotto buono; a noi vien da pensare a tutte le "maschere" che abbiamo incontrato nel mondo del calcio scrivendo di Farsopoli, ai tanti giornalisti e presidenti e alle loro porcate.

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sabato 14 novembre 2009

Il garantismo della Exor


A pochi giorni dal "discorsone" di presentazione della sua fondazione (ormai in Italia o ne hai una o non sei un c...), dove descriveva l'Italia dei suoi desideri, fatta di giustizia, libertà, equità e bla bla bla, ecco che il nostro Montezemolo cade sulla solita buccia di banana. Gli hanno infatti sequestrato la villa a Capri (o parte di essa, le cronache non chiariscono). Per di più i fatti contestati, ci perdonerà il Montezemolo per la franchezza, sanno tanto di plebe. Roba da ex ferrovieri arricchiti: una storiaccia di abusivismo e presunti favori da parte di vigili urbani compiacenti.

Si capisce, Montezemolo non ne sapeva nulla. Se non abbiamo capito male non è manco garantito da un avviso della Procura competente.
Però, anche se ci fosse il minimo dubbio sulla sua personale condotta (parliamo per ipotesi, sia chiaro) siamo certi che la Exor non avrebbe nulla da obiettare. Così come non ha avuto da ridire per l'operazione equity swap di Gabetti & C.

Si sa, certe condotte sono tipiche di chi non è stato dotato da madre natura di charme, oltre che di doppio cognome. Roba da ex ferrovieri arricchiti, per l'appunto!

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La Settimana Interistica, serie 5 maggio - 7


E' dura da digerire e vale 5 punti 5 per la classifica!

Crittografia
(1, 1, 1, 2, 2? = 7)

L

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venerdì 13 novembre 2009

Ridateci Gentile!

Ancora oggi le scorie radioattive di Farsopoli fanno sentire il loro effetto sull'atmosfera già irrespirabile del calcio italiano.
Ci riferiamo in questo momento all'ennesima sconfitta della Under 21. Squadra che, fino all'arrivo di Casiraghi, era il vero fiore all'occhiello delle nazionali della Figc.
Le vittorie non si contavano, i giocatori transitati nella Nazionale A erano innumerevoli.
Ecco, per interrompere quanto di buono costruito nei decenni da Vicini, Maldini e Gentile è bastato imporre Pierluigi Casiraghi.
Scelta questa di cui è responsabile Demetrio Albertini, con l'avallo del commissario Guido Rossi.

Ora, inutile stare a discutere. Visto che nessuno ha mai spiegato quale fu il motivo che spinse a sostituire il vincente e preparatissimo Claudio Gentile con un allenatore privo di esperienza e forse di capacità come Casiraghi, si ponga fine a questo supplizio mandando a casa quest'ultimo. E magari riportando in panca il suo predecessore.

Ci domandiamo infine come mai questa Nazionale si sia ridotta a ricettacolo di presunti fenomeni come il quindicenne dell'Inter convocato qualche mese fa, non si sa bene per quali meriti.
Per carità di patria poi, preferiamo glissare sulle prestazioni di quelli che qualcuno vestito di rosanerazzurro vuole far passar per fenomeni di livello mondiale. Una pernacchia ha seppellito tutti.
Ora si levino di torno e facciano ritornare chi di calcio capisce.

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giovedì 12 novembre 2009

Juve: un bilancio da Champions

Qualche giorno fa il Sole 24 Ore aveva illustrato la grave situazione del bilancio dell'Inter (sul sito abbiamo titolato su "Moratti in mutande"), ieri è arrivato il comunicato del CdA della Juve sul rendiconto trimestrale (luglio-settembre 2009), ed è come passare dalla notte al giorno. Intanto perché i conti sono in miglioramento rispetto a quelli già buoni dell'anno prima, nonostante gli investimenti di questa estate, e segnano un utile netto di 5,6 milioni, ma soprattutto per una indicazione di fondo.

L'articolo del Sole metteva in guardia dicendo che un'azienda "si considera solida se i debiti finanziari netti non eccedono il patrimonio", e sottolineando che l'Inter aveva un totale di debiti netti vicino ai 400 milioni e un patrimonio netto negativo (per questo abbiamo parlato di Moratti in mutande); dal comunicato sulla trimestrale della Juve, invece, si ricava che la posizione finanziaria netta è positiva (più crediti che debiti), e il patrimonio netto è aumentato arrivando a 107 milioni (senza stadio di proprietà pensiamo che sia un piccolo record). Una società quindi, la Juve, più che solida, un bilancio davvero da campioni.

A proposito di campioni, il CdA della Juve stima che l'intero esercizio 2009-10 possa chiudere in pareggio (e questo sarebbe già un successo), e che dipenderà dal cammino che la società riuscirà a fare nella Champions dove, come sappiamo, girano milionate di euro per ogni turno superato.

E così si arriva al punto centrale della gestione della Juve, che i redattori di questo blog hanno sottolineato tante volte: il bilancio è così a posto che la società potrebbe fare altri investimenti, li potrebbe fare anche a gennaio; con la conseguenza, non da poco, che se fossero investimenti azzeccati avrebbero subito un ritorno, magari un turno in più superato nella Champions e quindi i milioni di euro che ne deriverebbero.

Stando ai giornali, il presidente Blanc dice che la Juve è a posto con questa rosa, e noi siamo d'accordo con questa dichiarazione anche perché, come ha insegnato la gestione precedente, gli acquisti si fanno senza preannunciarli sui giornali o dibattendoli in comitati societari. Speriamo però che, nel frattempo, in casa Juve si ragioni a fondo sulla questione; si ragioni sì di bilancio, com'è giusto, ma si ragioni anche di rosa e di risultati.

Nel campionato dei bilanci siamo anni luce davanti a tutti, adesso tutti i tifosi bianconeri vogliono giustamente non solo un bilancio, ma una Juventus da Champions.

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mercoledì 11 novembre 2009

La Settimana Interistica - 17


Sciarada
(3, 5, 5 = 6, 7)

Bagno notturno in Scandinavia
Giornata nera, in breve:
nuota col gatto, mai con il cane
la bionda danese,
lungo il crine in una fascia.

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Da Mezzaroma a Tuttaroma

La situazione della Roma ci viene descritta come disperata. Meglio ancora, ad essere disperata dovrebbe essere la situazione della famiglia Sensi, oberata di oltre 330 milioni di euro di debiti nei confronti di Unicredit. Sia chiaro, molti di questi debiti hanno origine negli anni ruggenti della gestione allegra della Roma da parte di Sensi padre, evidentemente ben coadiuvato da Franco Baldini.
Poi, questi debiti sono stati spostati con apposite alchimie finanziarie alle società (Roma 2000 e Italpetroli) a monte di AS Roma. L'obiettivo apparve chiaro fin dal primo momento: consentire all'asset più prezioso del gruppo Sensi di iscriversi al campionato di calcio, iscrizione altrimenti preclusa viste le regole sui bilanci.
Tutto questo armeggiare è senz'altro stato utile per guadagnar tempo in attesa di tempi migliori. Sfortuna ha voluto che i tempi migliori non siano arrivati, nonostante la retrocessione della Juve abbia dato una bella mano grazie alle qualificazioni in Champions.
E ora tutte le contraddizioni della strategia escono a galla: Unicredit ha addirittura iniziato a requisire gli alberghi dei Sensi, e addirittura tratta con la famiglia per arrivare alla vendita della Roma. Evidentemente l'unico modo per abbattere il debito.

E qui però deve esserci qualche problema: secondo il Corriere dello Sport, Unicredit spingerebbe per la vendita all'imprenditore farmaceutico romano Angelini, coadiuvato dall'immobiliarista Mezzaroma.
Fosse vera questa ipotesi, la cosa sarebbe straordinaria: Mezzaroma è anche socio (oltre che cognato) di Lotito nella società S.S Lazio S.p.A. Sì, avete capito benissimo, rischieremmo di avere un soggetto socio di ambedue le squadre romane. Con buona pace dei paroloni sul conflitto di interessi (che evidentemente vale solo tra Moggi e suo figlio), e una pernacchia alle rivalità cittadine.

Un calcio sempre più sommerso da infinite contraddizioni. E Petrucci e Abete dormono il sonno del giusto, probabilmente in attesa delle grandi abbuffate dell'Olimpiade 2020 o dell'Europeo 2016.

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martedì 10 novembre 2009

I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!

Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.

Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.

Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.

La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.

Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.

Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.

In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.

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Sorteggio truccato: rivelazioni!


Nostre fonti confidenziali riferiscono importanti particolari sul sorteggio per Milan - Juventus.
Dopo il colpo di tosse di Bergamo, il giornalista non dava ancora segni di aver raccolto il criptico messaggio; allora si mise a tossire di rinforzo pure Pairetto, accompagnando la tossita con movimenti delle sopracciglie, ma niente... il cronista, chino sull'urna, non sembrava cogliere la situazione.
Il notaio, meravigliato, sollevò lo sguardo di sopra dagli occhiali triplo fondo di bottiglia, scatenando profondamente bronchi ed alveoli in direzione del sempre più ignaro giornalista, che non mostrava di recepire.
Allora anche il pubblico in sala prese a tossire rumorosamente e all'unisono, quando si accorse che la pallina col nome di Collina stava per essere inesorabilmente estratta.
A memoria non si ricordava un casino simile in occasione di nessuna lotteria o pesca paesana.
Cosa mai era successo?
Il rappresentante dell'USSI aveva dimenticato l'amplifon in redazione, e così Calciopoli venne portata alla luce.

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lunedì 9 novembre 2009

Auguri, Capitano... e fregatene!

Cosa rappresenti Alessandro Del Piero per la Juve e per gli Juventini è inutile ricordarlo: è il giocatore che ha giocato più partite, è quello che ha segnato più gol... è il più amato, quello (si dice) destinato a diventarne il presidente, prima o poi.
Per lui alla Juve, comunque, non sono state sempre solo rose e fiori: all'inizio si è dovuto conquistare il posto a spese di Roberto Baggio.
C'è stato Zeman, con le sue assurde accuse e poi tanti, troppi infortuni, ma ogni volta è riuscito a tornare.
C'è stato il biennio con Capello, che gli preferiva Ibrahimovic: mai una protesta, mai una parola fuori posto.
C'è stata Calciopoli, con la conseguente retrocessione. La sua risposta? Sul campo: capocannoniere per due campionati consecutivi, in serie B e al ritorno in serie A.
Un solo appunto: l'aver accettato che un piccolo tifoso napoletano, nello spot di una nota acqua minerale, nell'elencare i suoi titoli parli di cinque (e non sette) scudetti vinti... Alex, forse lì ti saresti potuto e dovuto ribellare!
Troppo facile oggi, anche per i media, celebrare il trentacinquesimo compleanno del giocatore che più di tutti ha dato alla Juve. Hanno cominciato a farlo già da sabato a Raidue, nella trasmissione Dribbling: lo fanno gli stessi che per anni l'hanno criticato e mediaticamente massacrato, mettendo in dubbio la sua utilità alla causa della Nazionale.
Già, la Nazionale. Del Piero è il giocatore in attività ad aver segnato di più in maglia azzurra, eppure il suo posto in squadra non è mai stato al sicuro.
All'Europeo del 1996 ha appena vinto la Coppa dei Campioni, ma gli viene preferito Zola.
Al Mondiale del 1998 è semi-infortunato (vedi finale persa col Real): l'Italia anti-juventina chiede che giochi Baggio.
All'Europeo del 2000, gli vengono preferiti prima Totti, poi addirittura Fiore: lui accetta di fare, in pratica, il terzino nella semifinale contro l'Olanda, dopo l'espulsione di Zambrotta... e chiude prendendosi tutte le colpe per un paio di errori in finale.
Nel 2002, in Estremo Oriente, per i media italiani, perfino Doni merita più di lui: accetta la panca, entra quando richiesto, e ci regala la qualificazione al turno successivo, segnando il gol decisivo... ci penseranno altri a rimandarci a casa.
Europei del 2004: gioca poco e male, ma l'Italia ha scelto Cassano come suo nuovo profeta.
Mondiale 2006: gli viene preferito un Totti inguardabile, l'uomo in meno in quasi tutte le partite... lui non protesta, entra quando può, segna contro la Germania e ai rigori nella finale.
All'Europeo del 2008, è addirittura Di Natale l'icona degli anti-delpieristi: sappiamo com'è finita.
Ora, a 35 anni, Del Piero è ancora lì, con la voglia di giocarsi le sue carte per tornare in una Nazionale che non lo ha mai voluto, non lo ha mai capito, e forse non lo ha mai meritato.
Auguri, Capitano!

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Viva Radio Radicale!

Ebbene sì, Viva Radio Radicale! No, non siamo impazziti, non ci siamo buttati in politica, lungi da noi questa idea.
Ma non possiamo non esaltare Radio Radicale dopo quanto è successo in questi giorni nell'informazione italiana. Il cittadino medio adesso sa che il sorteggio degli arbitri era truccato, l'hanno scritto tutti i quotidiani e l'han ripetuto i TG. Scrive Repubblica: "Sorteggio truccato palline riconoscibili", gli fa eco la Gazzetta: "Calciocaos, nuove rivelazioni, quei sorteggi con la tosse"; mio Dio, in un periodo in cui imperversa l'influenza A c'è da aver terrore, rinchiudete Bergamo!
Non manca mai il Corriere: "Ecco come funzionavano le palline", più che di calcio forse si parla di andrologia.
Naturalmente molte cose che il teste Martino ha detto, e che potrebbero mettere la pulce nell'orecchio dei lettori non vengono riportate, lo fanno per i poveri lettori, non li vogliono turbare.
Hanno risparmiato loro la noia di leggere che Bergamo e Pairetto, in alcune occasioni, hanno detto al Martino "di cambiare le palline perché troppo ammaccate". Ma come??? delle belle palline ammaccate, così facilmente riconoscibili, vengono cambiate, allora forse... e no, alt, sono pensieri impuri!
Così come hanno risparmiato di tediare il lettore con la notizia che, stranamente, i PM non hanno pensato di sentire i giornalisti stessi che partecipavano al sorteggio, e soprattutto i notai che erano lì per controllare giusto la regolarità dello stesso sorteggio!
Ma forse i giornalisti sportivi non hanno partecipato alla recente manifestazione per la libertà di stampa, piena di gente che lottava per permettere ai cittadini di conoscere la verità.
Ed allora Viva Radio Radicale, che non ci risparmia i turbamenti derivanti dall'ascolto delle registrazioni dal vivo del processo di Napoli!
Parafrasando una vecchia canzone: "Allora senti cosa fò, soddisfazione non gli dò, io ascolto Radio Radicale"!

Lanciamo quindi un appello: Radio Radicale è una delle poche voci libere del panorama informativo italiano. Da oltre trent'anni segue i lavori del Parlamento con unanime riconoscimento di correttezza e obiettività. Se nella prossima Finanziaria non verrà riconfermata la convenzione per seguire i lavori parlamentari, la radio rischia di chiudere.
Noi, sportivi e juventini, abbiamo imparato ad apprezzare la loro professionalità grazie all'eccellente lavoro sul processo Farsopoli. Senza di loro saremmo nelle mani dei mille Palombi della "libera" stampa di questo paese. Inutile dire quale sarebbero i risultati.

Firmate e fate firmare l'appello affinché il Parlamento faccia vivere Radio Radicale. Ne abbiamo maledettamente bisogno, come sportivi ma soprattutto come cittadini.

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No Comment... Anzi sì!


Ranieri su Mourinho: "Io e Mou mai d'accordo davanti ai microfoni".
Praticamente il portoghese con le mani bucate canta, il romano invece, microfono o non microfono, porta solo la croce.

Leonardo urla: "Milan da scudetto".
L'ultima volta un cartellone sfoggiato dai milanisti suggeriva all'Inter dove mettersi lo scudetto. Leonardo, sei sicuro di andartelo a riprendere?

Ranieri sul tifo bianconero: "Ci sono tifosi juventini che mi salutano con affetto".
Più che affetto era entusiasmo, appena hanno saputo che ti mandavano via.

Ranieri sulla dirigenza bianconera: "I dirigenti? Non abbiamo niente da spartire".
In effetti che ci sarebbe da spartire? Non hai vinto nulla. Comunque, a parte i soldi che hai voluto per andare ad allenare la Roma, vorresti ancora qualcosa??

Ranieri sul mercato Roma: "Vediamo cosa si può fare: se possiamo scegliere, cercheremo di sbagliare il meno possibile".
Consigli per gli acquisti: Ariston Tiago Mendes, Christian Bager Poulsen. Due gladiatori devono stare a Roma.

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domenica 8 novembre 2009

La legge è uguale per tutti... la Gazzetta no!


Ogni buon tribunale riporta questa dicitura per ricordare che la legge si applica per tutti allo stesso modo, indipendentemente da chi sia l’imputato.
Poi c’è il tribunale rosa. Quello che accetta che venga tolto un grado di giudizio (Guido Rossi docet). Quello che sa le sentenze in anticipo. Quello dei processi lampo.
Eh sì, perché pensate che, anche se il processo Calciopoli va avanti, tra testimonianze contraddittorie dei testimoni dell'accusa e tentativi di ricusazione, da poco meno di un anno, a giudicare da quanto riportato dal giornale rosa si sarebbe tenuta finora una sola udienza.
Infatti, per la prima volta sulle pagine della Gazzetta dello Sport compare la cronaca di quanto accade in quel di Napoli. E neanche a farlo apposta si parte subito forte, con la scomodissima testimonianza di Manfredi Martino, ex segretario della CAN, sui sorteggi arbitrali all'epoca di Bergamo e Pairetto.
Pensate che, secondo la Pravda rosa, il genio maligno di questi grandi corruttori era tale da consentir loro di falsare un sorteggio (effettuato, tra l’altro, da un giornalista sotto gli occhi di un notaio e di inviati dei vari giornali e tv) semplicemente con un colpo di tosse!
Ma, siccome si sa che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, l'eroico Manfredi ha finalmente potuto confessare il segreto che si è tenuto dentro da tanto tempo e che, per ragioni sconosciute, ma sicuramente terribilissime, non ha potuto mai rivelare prima!
Una mazzata dunque per Moggi e la sua setta, penserà il lettore medio della Gazzetta. Se questo è il primo resoconto, figuriamoci cosa ci riserverà il futuro.
Infatti, il lettore medio della Gazzetta non sa che il teste Manfredi è stato smentito nella stessa udienza da Bergamo stesso, né che la sua stessa deposizione, ascoltata in viva voce su Radio Radicale e non letta sulle pagine dei giornali, risulta quanto meno contraddittoria (a esser clementi!), come del resto quasi tutte le testimonianze fornite finora dai testimoni dell’accusa.
Il lettore medio non si chiede perché, anche ammettendo (e non concedendo!) una presunta irregolarità, il giornalista e il notaio responsabili del sorteggio non siano sotto accusa. E nemmeno si chiede perché, sempre in base a questa ipotesi, l'arbitro sorteggiato per Milan-Juve (è a questa partita che si riferisce la testimonianza) sia stato Collina, quello che desiderava incontrarsi in segreto con Galliani nel ristorante di Meani.
E non lo fa semplicemente perché la Gazzetta non glielo dice. E a lui sta bene, perché questa "verità" fabbricata su misura fa infinitamente comodo. Pensate che frustrazione, per un tifoso dell'Inter o del Milan, sapere che non solo la Juve vinceva regolarmente, ma addirittura forse erano le milanesi a fare cose poco chiare e (almeno per quanto riguarda l'Inter) a perdere sistematicamente!
Però qualcuno glielo dovrà pur dire, un giorno, che Moggi non ha sequestrato Paparesta, non chiamava gli arbitri, che i sorteggi erano regolari, e via dicendo.
E quando la Gazzetta e i giornali simili (perché non credano di salvarsi altre testate "imparziali" come Repubblica o il Corriere della Sera, tanto per fare due nomi) cercheranno qualche giustificazione astrusa, come quella che la giustizia sportiva fa il suo corso indipendentemente da quella ordinaria (altra "verità" falsa, basta leggere l’articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva), allora chi ha seguito davvero i fatti, chi ha pazientemente aspettato che la verità (senza virgolette stavolta!) venisse a galla, potrà finalmente bearsi di una Giustizia che speriamo possa prevalere senza tenere conto del sentimento popolare, ma soltanto della Legge che, come si legge in ogni aula di tribunale, è uguale per tutti.
Anche per Moggi e per la Juve.

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I Doni della fata Morganta

Una volta si interpretava la regola dell'espulsione per gioco violento in maniera molto rigorosa, forse anche troppo: bastava un entrata "da tergo", in una qualsiasi parte del campo, per decretare l'espulsione del giocatore autore del fallo.
Negli ultimi anni la regola è stata giustamente disattesa. Non si può essere troppo fiscali, rischiando di rovinare la partita per un fallo, magari non eccessivamente cattivo.
Proprio la cattiveria (indice di rischiosità per chi subisce il fallo) e la posizione in cui avviene il fallo (indice di pericolosità dell'azione) dovrebbero essere, infatti, i criteri principali sui quali basare una espulsione per gioco violento.
Per Morganti, invece, non dovrebbe essere così. Verso la fine del primo tempo, nella fascia centrale del campo a una decina di metri dal limite dell'area di rigore, Diego ha subito un fallo da dietro da parte di Doni.
L'indice di pericolosità dell'azione, secondo noi, era medio alto: Diego da quella posizione può sempre inventare qualche assist.
L'indice di rischiosità per Diego, poi, era altissimo. Doni ha colpito ad altezza ginocchio il brasiliano. Inutile dire che il ginocchio è una parte del corpo del calciatore non protetta, oltre che una delle parti più delicate.
Volendo, si potrebbe aggiungere anche che nel fallo di Doni vi è un indice altissimo di cattiveria: il bergamasco non aveva nessuna possibilità di agganciare la palla, visto che era protetta dal corpo di Diego.
Nonostante tutto questo, Morganti non ha estratto un sacrosanto cartellino rosso.
Eppure, a parti invertite l'arbitro è stato fiscalissimo nel comminare un giallo a Cannavaro per un fallo innocuo e assolutamente non cattivo. Come mai questa discrepanza di giudizio?
Non vorremmo che Morganti si trasformasse nella famosa fata anche quando a sfoggiare la casacca neroazzurra non è la nota squadra di Milano.

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sabato 7 novembre 2009

Atalanta - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6-
Prende un gol sotto le gambe, non è da lui. Per il resto ordinaria amministrazione

Martin Caceres: voto 5
Buon primo tempo, che faceva sperare di aver trovato il titolare nel ruolo. Un disastro la ripresa: colpevole sul gol, e svarioni a ripetizione sugli assalti di Valdes

Fabio Grosso: voto 5.5
Sempre in grande difficoltà sulle incursioni di Ceravolo, poca roba in fase di impostazione (il cross per il primo gol)

Fabio Cannavaro: voto 6.5
Al centro si dormono sonni tranquilli, Fabio sembra in risalita rispetto alle ultime mediocri prestazioni

Giorgio Chiellini: voto 7
Anche meglio rispetto al compagno di reparto, prova pure a spingersi in avanti per offendere. Non sbaglia nulla

Felipe Melo: voto 7
Aldilà del gran bel gol, è la prima volta che si ha l'impressione di averlo visto giocare 90 minuti con il cervello connesso. Le doti fisiche e l'ottima base tecnica erano già ben noti

Christian Poulsen: voto 6.5
Una delle sue migliori prove negli ultimi 2 anni. Recupera molti palloni, e finalmente anche in fase di impostazione va oltre il compitino

Mauro Camoranesi: voto 8
Fantastico. Un gol di testa, uno di piede, giocate di qualità a getto continuo e una condizione fisica eccellente come mai in passato

Diego: voto 6+
Partita complessivamente mediocre, impreziosita da un gol molto bello. Meglio nel primo tempo, sbaglia molto nel secondo

Sebastian Giovinco: voto 6
Molto fumo e poco arrosto. Qualche discreta giocata, ma sia lui che Diego sono chiamati a fare ben altro per giustificare un 4-2-3-1

David Trezeguet: voto 7
Tocca due palloni, segna due gol, di cui uno annullato. Insomma, il solito
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Paolo De Ceglie: senza voto
Entra al posto di Giovinco, tocca pochissimi palloni

Ciro Immobile: voto 6+
Entra al posto di Diego, e dimostra grande personalità (pur non essendo Santon)
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Ciro Ferrara: voto 6.5
I 3 punti erano fondamentali prima della sosta, e sono stati portati a casa. Più luci che ombre in questa serata, in cui la sua Juve mantiene sempre l'Atalanta a debita distanza. Tra 15 giorni cominceremo a verificare se ha trovato davvero la quadratura. Le note liete arrivano dal centrocampo mentre i problemi, al solito, sono sulle fasce difensive

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Colpo di teatro? No, colpo di tosse

E venne il giorno della testimonianza di Manfredi Martino, segretario alla CAN ai tempi di Pairetto e Bergamo.
I padri nobili di Calciopoli erano ormai all'ultimo stadio della crisi di astinenza, quello che fa ripetere in coro "Il processo di Napoli è ininfluente sulle condanne della giustizia sportiva", quando la performance di Martino, non proprio stupefacente, ma pur sempre dotata di massiccio effetto placebo, li ringalluzziva come ai tempi belli del mitico anno 2006.
Non sappiamo quanto sia durato l'effetto benefico, ma certamente è stato intenso e inebriante, facendo rivivere sensazioni diffuse che sembravano ormai irrecuperabili.
Il teste Martino ha portato le sue, di sensazioni, e come per incanto i roseabondi cronisti hanno raccontato del colpo di teatro consumatosi dinanzi alla Casoria ricusata, che, con perfida e sicuramente incompresa ironia, ha ammesso la deposizione con un "Bene, ascoltiamo le sue sensazioni ...", frase che riecheggia i titoli dei compiti in classe di italiano, sui quali tutti in giovane età ci siamo chinati e spremuti: "Tema: Calciopoli è stato il più grande scandalo della Storia del Calcio, la Juventus e la sua Cupola i loro artefici. Esponi le sensazioni che hai provato".
E Martino, da bravo scolaretto, ce le ha raccontate tutte.
La partita era Milan-Juve, quella dell'Ibra azzoppato da prova pistocchia.
L'arbitro era Collina, conoscente culinario di Meani.
Non si sa se le bandierine andarono su e giù.
Si sa invece che l'estrazione del nome di Collina fu preceduto o forse seguito da un colpo di tosse di Bergamo, che la pallina col nome dell'arbitro venne dal giornalista estratta dopo, o forse prima, dell'estrazione della pallina con l'indicazione della partita da parte di Pairetto.
Resta il dubbio, anche nelle sensazioni di Martino, se il trucco dovesse servire per estrarre Collina o, più probabilmente, se il colpo di tosse esprimesse il rammarico di Bergamo per essere stato estratto l'arbitro indesiderato (dalla Juve soltanto, ovviamente).
Le palline giocano un ruolo fondamentale: si dice che fossero riconoscibili e, se così è stato, la conclusione dovrebbe essere che il giornalista le abbia riconosciute e che abbia preferito Collina ad altro arbitro. Trucco a fin di bene, si dirà, ma trucco comunque.
Saranno corrispondenti a verità le sensazioni di Martino?
L'unico elemento difficilmente smentibile da Bergamo è quel colpo di tosse. Come potrebbe ricordare se tossì per Milan-Juve? Sarebbe come confessare l'inghippo.
Si era verso la fine della stagione, fuori dai rigori invernali e dalle facili bronchiti, periodo fortemente sospetto per una tosse suscitatrice di sensazioni a dirigenti arbitrali.
A meno che non si trattasse di una maledetta primavera.
Si consiglia alla difesa di chiamare al banco dei testimoni Loretta Goggi.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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Le forche di Guido Rossi

Guido Rossi oggi sdottoreggia sul Corriere della Sera. Al centro dei pensieri del Professore vi è, manco a dirlo, la crisi finanziaria.
Naturalmente non tutto ciò che dice è sbagliato. Anzi, molte delle sue idee sono condivisibili.
Per esempio, ritiene che sia stato un suicidio quello di abrogare la Glass Steagall Act, legge che separava nettamente le banche d'investimento dalle banche commerciali.
Sono soprattutto d'accordo con lui quando punta il dito contro grande equivoco, ovvero la confusione tra democrazia e il cosiddetto libero mercato. Bravo professore, lei non manca di sagacia!

Rimango un po' stupito, invece, quando spiega che nessuno, tranne Richard Posner, si è accorto della follia dell'attuale sistema capitalistico. Rimanendo nell'ortodossia, posso consigliare al Chiarissimo autori quali Sylos Labini o Susan Strange, o anche il premio Nobel George Akerlof.
Comunque pazienza se il professor Rossi non è molto aggiornato, ciò che conta è l'impegno.

L'avvocato filosofo è invece imbattibile, noi lo sappiamo benissimo, in teoria e pratica dell'innalzamento di patiboli su pubblica piazza.
Ecco cosa dice a proposito dell'argomento: "Quando arriva Roosevelt nel 1933, di gente in galera ne era fini­ta parecchia. Qui si rischia che a paga­re sia solo Madoff. Lo stesso che peral­tro ha costretto la Sec a confessare di aver seguito con assoluta incompeten­za il caso e ad ammettere di non esse­re stata in grado di intercettare il ma­­laffare".
Come vedete, più forche per tutti.
Non importa se i banchieri americani non hanno trasgredito alla Glass Steagall Act, precedentemente abolita. Alla forca!
Non importa se le agenzie di rating non hanno trasgredito a nessuna legge sul conflitto di interessi, visto che la materia non è sostanzialmente regolata. Alla forca!

Ciò che conta per il professore, legge o non legge, è dare una dura lezione. Giustamente, mica possono pagare solo coloro che come Madoff hanno trasgredito la legge. Deve pagare anche chi ha tenuto comportamenti sbagliati, sebbene non sanzionati dalla legge.
Visto il disastro, presumibilmente, Guido Rossi ritiene sia giusto fare un eccezione allo stato di diritto. Un perfetto discepolo di Carl Schmitt.

Ma per comprendere pienamente il personaggio, a fine intervista ecco la perla: "Anche se mi preme dire che sulle autorità interna­zionali sono ben lontano dalle tesi di Benedetto XVI che mi pare riprenda invece le convinzioni del giurista tede­sco Carl Schmitt e quindi di un Impe­ro cristiano dei re Germanici".
Insomma, lui che poche righe prima chiede più forche e manette per tutti, in eccezione allo stato di diritto, accusa Sua Santità di essere un allievo di Carl Schmitt!

Verrebbe da pensare che l'Argonauta Guido Rossi abbia rielaborato un idea di Leo Strauss: dalla scrittura reticente all'intervista reticente.

Drago di Cheb

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giovedì 5 novembre 2009

La Settimana Interistica, serie 5 maggio - 6


E' dura da digerire e vale 3 punti 3 per la classifica!

Crittografia sinonimica

Orsato, non lo fare!
(3, 8 = 6, 5)

SOLO ROBA FRESCA

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In difesa della Juventus

Negli ultimi giorni hanno tenuto banco due argomenti più o meno indirettamente collegati con l'Inter. Da un lato, con la recente approvazione dei bilanci delle società e con le dichiarazioni di Platini abbiamo parlato del cosiddetto fair play finanziario. Dall'altro, il processo Telecom con il dossieraggio illecito che coinvolge anche Vieri, in quanto spiato, e l'Inter in quanto presunto committente.
Tra gli articoli postati sul sito ed i commenti dei lettori non vorremmo che sfuggisse un fatto molto importante.

Non ci sta simpatica la squadra che si è appropriata di uno degli scudetti strappati alla Juventus.
Non ci sta simpatica la squadra il cui ex consigliere ha giudicato tre anni fa la Juventus, togliendole due scudetti e spedendola in serie B sulla base del sentimento popolare.
Non ci sta simpatica la squadra che gode dei favori di tutta la stampa, e di un occhio di riguardo negli arbitraggi.
Non ci sta simpatico il presidente che continua a professarsi onesto, nonostante le condanne patteggiate in passato da suoi dipendenti ed i reati caduti in prescrizione.
Non ci sta simpatico il presidente che non perde occasione per rivendicare altri scudetti che avrebbe perso solo per colpa della nostra "banda di truffatori".
Non ci sta simpatico il presidente che ha fatto pedinare e raccogliere informazioni su calciatori, e forse anche arbitri e dirigenti.
Non ci sta simpatico il tifoso interista medio, che "se la giuve vince è perché ruba".

Tuttavia...

Non ci interessa particolarmente vedere l'Inter in B, e Moratti in galera.

Quello che vorremmo è soltanto che tutti la smettessero di pontificare, e di sentirsi in diritto di insultare la Juventus, la sua storia ed i suoi uomini. Perché non tutti sanno perdere, e quando l'avversario ti sconfigge è umano prendersela a male, ed anche sospettare che abbia barato. Però certi pensieri una volta c'era la decenza di tenerli per sè, ed oggi invece sulla Juve più spari e più sei bello. Ed evidentemente c'è chi di livore negli anni ne aveva accumulato proprio tanto; tanto che ormai sulla Juventus si spara a prescindere, quando vince e quando perde, e pure quando non gioca. E non è questione di stile, è questione di meschinità.

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mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

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Lacrime spagnole

Il primo dei mille paradossi del calcio spagnolo sembra sia destinato ad aver vita breve: la famosa legge Beckham del 2003, che tassava i redditi dei cittadini stranieri al 24% come aliquota massima, al posto dell'usuale 43%, sembra destinata a futura abrogazione.
Sia chiaro, nessun impeto democratico. Solo il disperato bisogno di danari da parte dello Stato spagnolo, che vede crescere enormemente sia la disoccupazione che il deficit statale.
Naturalmente le autorità calcistiche già si stracciano le vesti. In particolare, ci ha colpito la presa di posizione del catalano Laporta, che dice: "Si è presa una decisione senza nessun tipo di consultazione, che va a colpire una lega che è la migliore del mondo e che già porta tantissimo al prodotto interno lordo del Paese. I risultati dei club e della nazionale dimostrano che la politica che si era seguita finora era giusta. Con questa riforma i giocatori stranieri di maggior talento ci penseranno due volte prima di venire a giocare nella Liga".
Interessante discorso quello di Laporta, oseremmo dire molto "italiano": infatti, per esempio, lamenta una mancata consultazione. Come se non fosse ovvio che chiunque venga colpito da un inasprimento fiscale sarà comunque contro il provvedimento, mica occorre consultarlo per saperlo. Senza considerare il fatto che un governo legittimamente e democraticamente eletto ha il sacrosanto diritto di portare avanti il proprio programma (salvo, naturalmente, farsi giudicare dagli elettori alle successive elezioni).
Ma la cosa curiosa e paradossale è che Laporta da un lato si preoccupa dell'infanzia povera del terzo mondo (infatti ha regalato la sponsorizzazione della maglia all'Unicef), però dall'altro lato dimostra di non avere alcuno scrupolo nei confronti del cittadino a basso reddito locale, visto che pretende un trattamento fiscale di favore per Ibra. Come vedete, roba da sepolcri imbiancati.
Che volete, quando le risorse iniziano a scarseggiare si diventa tutti un po' come i tanto vituperati italiani.
Stia tranquillo il signor Laporta, per riportare sulla terra la bolla del calcio spagnolo occorre ben altro che questa puntura di spillo fiscale, pertanto le sue lacrime (da "chiagni e fotti") se le risparmi per quando le banche iberiche, volenti o nolenti, chiuderanno il cordone della borsa.

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martedì 3 novembre 2009

Maccabi - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 7
La sua parata sullo 0-0 vale come un gol

Martin Caceres: voto 6.5
Ottimo primo tempo: protagonista nell'azione del gol, e incisivo in fase di chiusura. Meno bene nel secondo, quando il Maccabi scende un paio di volte dalle sue parti

Fabio Grosso: voto 5
Brutto momento: nullo in fase offensiva, qualche svarione di troppo in difesa

Nicola Legrottaglie: voto 6.5
Gli avversari sono scarsi, ma lui è attento e non si concede distrazioni

Giorgio Chiellini: voto 6.5
Vedi Legrottaglie

Felipe Melo: voto 6
Solita prestazione controversa. Alterna ottime palle recuperate ad amnesie ingiustificabili, buoni tocchi di palla a raptus di follia senza senso. Da disciplinare

Christian Poulsen: voto 6+
Meglio del solito, anche se si tratta sempre di ordinaria amministrazione, ma svolta oggi con un minimo di qualità

Tiago Mendes: voto 4.5
Primo tempo da vergognarsi, sempre anticipato dagli israeliani che correvano il doppio, contribuendo in modo determinante allo sfacelo della fascia sinistra. Parte meglio nel secondo, ma viene sostituito

Diego: voto 7+
Finalmente si rivede a livelli più consoni alla sua fama. Gioca un'infinità di palloni, sbaglia qualcosa di troppo ma crea gioco a getto continuo. In ripresa

Mauro Camoranesi: voto 7
Più qualità e meno quantità rispetto a Diego, spettacolare e decisivo il gol nel recupero del primo tempo

Amauri: voto 5
Abbandonato dalla squadra al suo destino, sembra sempre troppo nervoso (e senza un motivo). Combina poco o nulla, e si arrabbia per il cambio nel finale
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Paolo De Ceglie: voto 5
Entra al posto di Tiago, e continua sulla sciagurata rotta tracciata dal portoghese. Non ha la più pallida idea di come si interpreti il ruolo di esterno, e fa disperare Ferrara

David Trezeguet: senza voto
Entra nel finale al posto di Amauri, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 6
Missione compiuta, ma che fatica! San Buffon salva il risultato nel primo tempo, quindi Camoranesi rompe il ghiaccio e la squadra porta a casa il risultato, controllando la partita. C'è molto da lavorare, giudizio sospeso in attesa di avversari più temibili (vedi Atalanta)



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Le ragioni di Platini e quelle dell'Inter

In fondo, se un simpatizzante della Germania nazista ci spiegasse che la seconda guerra mondiale fu scatenata a causa dell'attacco anglo-francese alla Germania, non potremmo dargli tutti i torti: formalmente, il nostro interlocutore avrebbe ragione.
Infatti furono la Francia e l'Impero Britannico a dichiarare guerra alla Germania.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.

Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.

Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.

Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.

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lunedì 2 novembre 2009

La Settimana Interistica - 16


Crittografia
(1, 1, 1, 5 = 8)

P
S

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La Juve e Caceres. Quali obiettivi?

La botta con il Napoli, inutile negarlo, è stata devastante per l'animo sfibrato del tifoso juventino. Forse perché era inaspettata, dopo la squillante vittoria con la Sampdoria.
Quando si deve ricostruire una squadra (e una società) nella speranza di aprire un ciclo, poi difficilmente viene perdonato qualcosa. A maggior ragione se il ciclo precedente non è finito per morte naturale, ma è stato prematuramente ucciso per mano "telefonica".

A maggior ragione, vista la cupezza delle aspettative, ci pare giusto dare risalto a questa notizia: secondo ilsussidiario.net la Juventus starebbe pensando di confermare il centrale uruguagio Martin Caceres, in prestito dal Barcellona. Io sono contento, il ragazzo ha dimostrato di avere potenzialità: scatto, colpo di testa, ottime doti da marcatore.
Naturalmente nel ruolo posticcio di terzino destro lascia a desiderare, non conosce il mestiere e si vede. Ma come centrale potrebbe riservarci grandi soddisfazioni.
Giusto prenderlo a titolo definitivo, anche perché i centrali giovani sono merce rarissima nel calcio mondiale.
Se, come spero, verrà fatto il grande passo di acquistarlo c'è da augurarsi che diventi la prima alternativa ai due centrali titolari. Il meglio dagli uomini si ottiene anche dando loro fiducia, e ponendo loro degli obiettivi da raggiungere. Lippi insegna.

Drago di Cheb

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No Comment... Anzi sì!


Leonardo: "Dinho? Più amore che odio".
Sebbene il periodo non sia adattissimo per amare i brasiliani con i capelli lunghi...

Albertosi: "Dietro a Buffon, il deserto".
Sempre meglio che guardare avanti e vedere nient'altro che miraggi.

Francesco Giro (sottosegretario ai Beni Culturali): "Il progetto stadio Roma è in alto mare".
E quindi? Da dove si accede per andare in tribuna? Dal pontile di Ostia?

Calciomercato.com: "Sagna o Miguel a Gennaio per guarire la Juve".
Consigliamo al dottor Goitre anche uno sciamano africano ed uno stregone Sioux, magari ce la facciamo a giocare in formazione tipo un paio di partite!

Amauri: "Juve, niente è perduto".
Aspettare a fare la dichiarazione dopo Maccabi-Juventus no eh?

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domenica 1 novembre 2009

Parlare e comunicare


Nel corso dell'ultima Assemblea degli Azionisti, tenutasi il 27 ottobre 2009, uno degli appunti più frequenti che i piccoli azionisti hanno mosso nei confronti del neo presidente Blanc e della società è stato quello di essere strutturalmente inadeguati nel settore della comunicazione e cronicamente incapaci di rispondere alle calunnie.

Un esempio, a nostro avviso, è costituito dall'atteggiamento che i giornalisti, e in particolare Maurizio Pistocchi, hanno nel video che riportiamo sopra (dal minuto 1.35).
Come si vede, il presidente rimane spiazzato dalla considerazione proposta da Pistocchi, il quale, tra il disinformato e l'aziendalista, gli propone una obiezione cui Blanc non è preparato a rispondere e che lo costringe, imbarazzato, a deviare sul discorso stadio.

Ecco cosa avrebbe risposto uno qualunque dei membri del Team, se fosse stato al cospetto del moviolista dei puffi:

Caro Pistocchi,
innanzitutto non era un CdA, ma una Assemblea degli Azionisti.
Detto questo, Lei ha perfettamente ragione.
Infatti l'avvocato Zaccone durante quell'Assemblea, in merito ai quattro illeciti, si riferiva alle accuse sostenute dal Procuratore Federale Palazzi.
Sulla base di quelle accuse furono richieste le pene inizialmente.
Quello che invece riportano le sentenze, soprattutto quella emessa dalla Corte Federale presieduta dal dottor Sandulli, è che non vi furono illeciti ascrivibili alla Juventus.
Probabilmente sono passati tre anni e Lei ha i ricordi un po' appannati.
Noi della Juventus, invece, i ricordi ce li abbiamo ben chiari.

Come si vede, comunicare non è come parlare.
Per parlare basta dare fiato alle corde vocali.
Per comunicare ci vogliono le palle, e ci vogliono le informazioni.
Tutte cose che al momento mancano dalle parti di Corso Galileo Ferraris.

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Apprendisti in bianconero

Non è solo colpa sua, ma dell'incredibile sconfitta maturata contro il Napoli è lui il principale responsabile: Ciro Ferrara.
Solo un miope poteva non accorgersi dell'autostrada che sulla fascia destra bianconera si era aperta con l'ingresso di Datolo al 13' della ripresa. Un minuto dopo, il Napoli accorcia le distanze e ci sta, ma poi un allenatore degno di chiamarsi tale vara le contromosse per non farsi uccellare ancora. Invece Ferrara lascia passare colpevolmente minuti preziosi senza trovare rimedi per una squadra che in campo si dimostra sulle gambe, e incapace di arginare la veemenza delle avanzate avversarie. E' proprio Datolo a pareggiare.
Il Napoli in campo sovrasta la Juventus lunga e sfilacciata, ma che fa Ferrara? Le toglie ancora più equilibrio lanciando Amauri e togliendo Poulsen. Come si fa a vincere così la partita, se già la squadra soffre? Passano cinque minuti e si concretizza infatti la disfatta, che nasce sempre sulla fascia destra, continua con uno svarione dell'impalpabile Tiago e si consuma con il tiro secco di Hamsik. Juve 2, Napoli 3.
Spiace molto, ma Ciro dimostra di essere un apprendista come allenatore. E' un lusso che la Juventus che vuole vincere non si potrebbe concedere, ma questa nuova Juve si sta specializzando nel far fare pratica agli apprendisti in ruoli strategici: Secco, Montali, Cobolli Gigli e adesso Ferrara!
Ma, intendiamoci, non è tutta colpa di Ciro Ferrara. Se sulla fascia destra l'unico giocatore disponibile è Grygera, è perché ci sono fuori infortunati, Salihamidzic, Zebina e Caceres, ma soprattutto perché comunque nessuno dei quattro sarebbe all'altezza di giocare oggi in quel ruolo in una grande squadra. Limiti quindi di organico piuttosto definiti, perché troppo spesso i gol che incassa la Juventus nascono dalla fascia destra, ma anche una catena di infortuni incredibile che solo in parte può essere spiegata con la sfortuna.
Una squadra che entusiasma e vince 5-1, ma poi cade così rovinosamente ha ancora tanta strada da fare. Speriamo che nessuno, alla prossima vittoria, parli più di scudetto o di esplosioni nucleari... sarebbero cose da interisti, quelli di una volta però. Questa Juve assomiglia a quell'Inter da ridere e da bere, anche per le tante inutili parole in libertà dei suoi tesserati.
Fortunatamente ci si è liberati degli sproloqui del parafulmine messo sciaguratamente per tre anni alla presidenza, sarebbe ora che gli altri facessero un silenzio alla Zoff! Che parlino i fatti, ma ci si faccia rispettare, senza farci deridere, come ormai succede da quell'estate in cui qualche smidollato mal consigliato ha permesso che ci macellassero.

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Rivoluzione falce e barile

E' passata un po' sottotraccia, ma nel giorno dell'Assemblea degli azionisti dell'Inter, il Presidente Moratti ha annunciato una piccola grande rivoluzione: evidentemente i sanguinosi conti dell'Inter fanno riflettere, ormai, anche un benefattore (dei milionari) come lui.
Ecco cosa ha dichiarato: "Nell'Inter abbiamo deciso una rivoluzione. Che parte da una riorganizzazione. Anche trasferendoci nella nuova sede di Corso Vittorio Emanuele abbiamo ottimizzato le risorse umane. Ma chiaramente bisogna incidere sui costi di calciatori e tecnici. Abbiamo scelto che d'ora in poi tutti i contratti, sia quelli nuovi sia quelli che saranno rinnovati (il primo Julio Cesar ndr), avranno una struttura molto diversa. Ci sarà una parte con un minimo garantito di livello per la qualità degli straordinari campioni che abbiamo, in campo e in panchina. Ma di livello considerevolmente inferiore rispetto ai contratti attuali. E ci saranno sostanziosi premi già definiti a seconda dei titoli che mi auguro conquisteremo. In questa maniera miglioreremo la salute dell'Inter e offriremo nuovi incentivi ai tesserati".

Il modello è, ovviamente, interessante e tra l'altro molto simile a quello che provarono ad applicare in casa Juve ai tempi della Triade. Sfortunatamente crediamo che, almeno nel breve periodo, la "rivoluzione" indebolirà la squadra. Lo diciamo perché saranno ancora più allettanti per le star le sirene del campionato spagnolo e del campionato inglese, dove gli ingaggi risultano più alti e meno legati ad un evento aleatorio, come per esempio una vittoria in coppa. Questo è ciò che abbiamo pensato quando abbiamo letto la notizia.
Però, dopo ventiquattr'ore abbiamo appreso che Mancini, per rescindere il suo contratto, è stato letteralmente ricoperto d'oro (nero?) dal nostro petroliere preferito.
Le rivoluzioni non si fanno in pizzeria. Tanto meno nelle assemblee degli azionisti di una delle ditte di un petroliere. E questo, a leggere Marx (ma anche la Thatcher), sarà per l'Inter un grosso problema.

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