sabato 31 ottobre 2009

Juventus - Napoli, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6
Una parata fenomenale su tiro di Aronica. Mezzo punto in meno per le stupidaggini sull'esplosione nucleare raccontate in settimana

Zdenek Grygera: voto 6-
Gioca benissimo per 70 minuti, sicuro dietro e incisivo in fase offensiva, è addirittura autore del cross che porta al gol di Trezeguet. Crolla nel finale quando entra Datolo

Fabio Grosso: voto 4.5
Un disastro in stile Molinaro. In difesa viene letteralmente umiliato da Hamsik, zero cross e molti appoggi approssimativi

Fabio Cannavaro: voto 5
La difesa scricchiola sin dall'inizio, e lui conferma di non essere in forma, sempre in difficoltà di fronte al mediocre Denis. Nel finale, non è tra i più colpevoli per la frana

Giorgio Chiellini: voto 6
L'unico a cavarsela per 90 minuti in un reparto allo sbando. Nel finale crolla come tutti

Felipe Melo: voto 5.5
Discreto primo tempo, diligente anche se poco propositivo. Scompare nel secondo, quando il Napoli straripa

Christian Poulsen: voto 5.5
Vedi Melo. Non male il primo tempo, non pervenuto nel secondo, con l'aggravante di qualche errore di disimpegno di troppo. Prova inutilmente a raddoppiare su Datolo per aiutare Grygera

Mauro Camoranesi: senza voto
Fatto fuori da Contini, viene sostituito da Tiago

Diego: voto 4.5
Il nulla. Nel primo tempo giochicchia senza mai incidere veramente, nel secondo non tocca palla per decine di minuti. Male anche sui calci piazzati e sui calci d'angolo

Sebastian Giovinco: voto 5.5
Si mangia un gol clamoroso all'inizio, per il resto solo fumo e pochissimo arrosto. L'ombra del giocatore che è sembrato un fenomeno mercoledì, non lo salva certo il gol su assist di Contini

David Trezeguet: voto 6-
Fa una sola cosa: il gol
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Tiago Mendes: voto 4
Irritante come pochi sanno esserlo. Entra al posto di Camoranesi, e passa l'intera partita muovendosi a ritmo lento, manco fosse un bradipo. Colpevole su almeno due dei tre gol del Napoli. Una calamità naturale

Amauri: voto 4
Entra nel finale al posto di Poulsen, e pensa bene di segnare prendendo a calci la testa del portiere. Espulsione eccessiva, ma lui il cervello dove l'ha lasciato?

Paolo De Ceglie: senza voto
Entra nel finale al posto di Giovinco, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 3
Siamo punto e a capo, questa Juventus è solo chiacchiere e distintivo. Dopo l'infortunio di Camoranesi conferma il 4-2-3-1 con Tiago al posto del Camo, ed il portoghese (fuori ruolo) fa più danni di uno tsunami. A un quarto d'ora dalla fine si accorge che Trezeguet da solo non basta, e completa l'opera con la specialità del Cantante: il cambio Giovinco - De Ceglie. Ranieri, esci dal corpo di quest'uomo!


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venerdì 30 ottobre 2009

No Comment... Anzi sì


Buffon: "Vivo un momento magico. La Juve? Esplosiva".
Dopo le dichiarazioni di Gigi, Secco si è subito mosso per cercare l'ennesimo brasiliano: Ordinho.

Zenga 1: "A un certo punto credevamo nell'impresa".
Poi Migliaccio si è messo in sciopero mentre Maicon lavorava la fascia... Assumiamo gli stranieri!!

Zenga 2: "Peccato potevamo riuscire nella rimonta".
Magari l'anno prossimo, quando incontrerete il Toro. Se è dietro è facile che vi rimonti lui!

Zenga 3: "Peccato aver preso 5 goal, comunque complimenti alla squadra".
Complimenti?? E se vincevate 3 a 0 li portavi tutti a fare il puttan tour sulla circonvallazione??

Moratti sulla Champions: "Poi, di abitudine, com’è capitato con il campionato che, una volta, c’era impedito vincere, quando hai imparato a vincerlo, dopo ti sembra meno difficile".
Dopo aver vinto lo scudetto arrivando terzi, non rimane che imparare come perdere la semifinale della Champions League e farsi assegnare la Coppa. Attenzione a non giocare il 5 maggio però, altrimenti ve lo impedite di nuovo da soli.

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Lettera dalla mia coscienza

Caro Juventino.
Ma chi te lo fa fare?

Se nella storia, che è fatta di tanti secoli, ci sono corsi e ricorsi per cui gli eventi si ripetono con sfumature diverse, nella vita di una persona ci sono anche tante cose che passano una volta sola, e non fanno a tempo a tornare che per pochi fortunati.
La tua Juventus ne è un chiaro esempio.
Diciamocelo chiaramente: un decennio come quello conclusosi nel 2006 non lo vedrai più.
Prima di Calciopoli essere juventino significava essere un vincente, uno che poteva permettersi di guardare tutti dall'alto in basso, zitto zitto col sorrisetto sotto il baffo. Uno che parla poco, ma... ci siamo capiti!
Essere juventino era qualcosa di cui andar fieri, nella buona e nella cattiva sorte, perché sapevi perfettamente che gli avversari non sapevano perdere come non sapevano vincere; mentre alla Juve si davano lezioni di vita sia nella vittoria che nella sconfitta. Altri cercavano all'estero campioni emergenti che anteponevano le discoteche agli allenamenti, la Juventus sceglieva gli uomini veri prima dei fenomeni. Altri sperperavano milioni per professionisti affermati, la Juventus coltivava nei suoi vivai giovani promesse nostrane. Altri gridavano improperi ai quattro venti, la Juventus agiva con misura e con stile.
Era una vera Signora, dinanzi alla quale ogni persona a modo avrebbe levato il cappello!

Ma oggi!

Oggi è una che giustifica il trucco mal fatto con l'acquazzone della settimana scorsa!
Oggi si riduce a pagare a prezzo pieno gli avanzi dei saldi stagionali!
Oggi si fa menare per il naso ed estorcere denaro dal primo che capita!
Oggi rinnega le sue glorie e adula i suoi nemici!
Oggi si fa molestare in piazza senza battere ciglio!
Oggi si rivolge al macellaio per farsi consigliare sui vestiti!

E allora chi te lo fa fare di stare ancora dietro alla tua Signora?
Oggi essere juventino significa essere da internare o da compatire. Significa non poter parlare di calcio - quello vero - con serenità, e non avere un campionato - vero - da seguire. Significa leggere insinuazioni maliziose in ogni articolo di giornale a tre anni di distanza. Significa essere orfano di due scudi, meritati come il pane del contadino, senza sapere perché. Significa stare ancora a sentir parlare del rigore su Ronaldo a 11 anni 11 di distanza. Significa essere mandato a quel paese impunemente da chiunque con la certezza di essere perseguito se si risponde a tono. Significa essere rappresentato da gente con cui non si ha nulla in comune. Significa essere cliente di serie B e tifoso di serie C.

Dai retta a me, l'età dell'oro non ritorna facilmente. Chi te lo fa fare?

Cavarabarbana

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Moratti e l'uva (della Champions)

Di fronte alle difficoltà che anche quest'anno l'Inter sta incontrando nella Champions, a Milano hanno fatto le ipotesi più strane: prima che Mourinho doveva conoscere meglio i giocatori nuovi, poi che nelle competizioni internazionali il gioco è diverso rispetto al campionato, poi ancora che nella Champions gli errori si pagano, e infine l'aspetto psicologico, una specie di complesso d'inferiorità.

Diciamo strane, perché l'ultimo dei nuovi giocatori, Sneijder, neanche aveva finito le visite mediche che già risultava il migliore in campo; quanto al gioco, Mourinho dice che è diverso, ma forse vuole dire che tutto è più difficile per la bravura degli altri; resterebbero il complesso d'inferiorità, che non è una bella cosa, e gli errori che si pagano, che è ancora peggio, perché potrebbe voler dire che nel campionato agli errori dell'Inter viene fatto lo sconto.

Qualcosa, insomma, non quadrava e così, a leggere il Corriere della Sera del 27 ottobre, a chiarire la faccenda è intervenuto Moratti, che un po' si è sbilanciato. Nell'assemblea che approvava il bilancio, alla richiesta di un azionista che invitava la squadra a vincere lo scudetto piuttosto che la Champions, Moratti ha risposto che è d'accordo, che anche lui sogna di vincere il quinto (?) scudetto consecutivo.

Di quello che si è detto di preciso nell'assemblea non siamo sicuri, dubitiamo che qualcuno abbia parlato di bilancio sostenibile, ma per l'argomento Champions ci fidiamo di Fabio Monti che, in genere, sembra sintonizzato non solo su quello che Moratti deve dire, ma anche su quello che può pensare. Nello specifico, il nostro corrierista ci ha ricavato un bell'articolo a sei colonne, il cui contenuto è ben riassunto nel titolo che è questo: Moratti si sbilancia: "Forse è meglio vincere il quinto scudetto. Ma se passiamo a Kiev, cambia tutto".

Senza la pretesa di fare i super-tecnici, a noi questa storia di Moratti e della Champions, per come la racconta il Corriere, fa venire in mente quella dei tempi del liceo, della volpe e dell'uva: la volpe cercava di acchiapparla ma, dato che non ci riusciva, alla fine si consolava dicendo che tanto l'uva era acerba. Perché è sicuro che anche Moratti muore dalla voglia di acchiapparla (la Coppa), che ha preso Mourinho proprio perché era uno specialista, l'ha preso anche a costo di dover pagare due allenatori; ma non c'è riuscito l'anno scorso, non ci riesce da una vita e potrebbe non riuscirci neanche quest'anno.

E allora il fido Fabio Monti è come se stesse preparando la via di fuga in attesa della partita di Kiev. Dovesse andare bene, Moratti proverà, come la volpe dei tempi del liceo, a saltare un'altra volta, sperando di acchiappare l'uva che tanto gli piace; se invece andrà male, ci penserà Fabio Monti a ricordare ai lettori del Corsera che Moratti l'aveva già detto agli azionisti: quell'uva è ancora acerba ed è meglio vincere un altro scudetto. Anche perché, aggiungiamo noi, nel campionato si gioca in un modo diverso e gli errori non si pagano.

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giovedì 29 ottobre 2009

La Settimana Interistica, serie 5 maggio - 5


E' dura da digerire e vale 3 punti 3 per la classifica!

Crittografia

Luis Figo
(5, 1, 3, 6 = 6, 9)

O - O

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mercoledì 28 ottobre 2009

Juventus - Sampdoria, pagella istantanea


Gigi Buffon: senza voto
Si gode da spettatore la migliore Juve della stagione

Zdenek Grygera: voto 6-
Ha due ferri da stiro al posto dei piedi, ma stasera non sbaglia niente in difesa

Fabio Grosso: voto 7
Finalmente un terzino con i fondamentali del gioco del calcio. E' praticamente un'ala aggiunta, va vicino al gol con un bel tiro, sontuoso il cross per il gol di Trezeguet

Fabio Cannavaro: voto 6-
Perde Pazzini in occasione del gol blucerchiato, conferma anche in altre occasioni di non essere al top

Giorgio Chiellini: voto 7
Prestazione perfetta in fase difensiva, contro un attacco ostico come quello blucerchiato. Segna anche il gol del 2-0, in questo periodo sembra più in palla rispetto al compagno di reparto

Felipe Melo: voto 7
Tolto dal rombo, ritorna su buoni livelli. La cazzata giornaliera c'è sempre, ma non esagera con i virtuosismi e dà un'impressione di strapotere fisico impressionante

Momo Sissoko: voto 7
Anche lui in grande crescita. Al solito, strepitoso in fase di recupero palloni, perde qualche palla di troppo ma forma insieme a Melo un vero e proprio muro. In rodaggio la condizione fisica

Mauro Camoranesi: voto 7
Quest'uomo sa crossare. Deliziosi i suoi traversoni da destra, da manuale il gol di piatto destro su cross di Giovinco

Diego: voto 7
Primo tempo eccellente, per quantità e qualità, in cui è il vero regista della squadra. come ai tempi del Werder. Cala un po' nelle ripresa, ma sembra tornato su livelli di forma più che buoni

Sebastian Giovinco: voto 7.5
La sua migliore partita in bianconero. Sforna assist e grandi giocate a getto continuo, questo 4-2-3-1 è tagliato su misura sulle sue caratteristiche. Da notare anche una certa cattiveria agonistica che non fa mai male

Amauri: voto 8
Dopo il ritorno al gol, si è sbloccato. Si sfianca con un duro lavoro di sponda, di testa e non, e segna due gol, di cui uno di testa davvero bellissimo
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Christian Poulsen: voto 6.5
La squadra è in serata di grazia e anche lui, entrato al posto di Sissoko, cerca di andare oltre al compitino, riuscendoci

David Trezeguet: voto 7
Entra nel finale e timbra il cartellino, incredulo dopo aver rivisto un cross da sinistra dopo anni

Paolo De Ceglie: senza voto
Entra quando la partita non ha più nulla da dire, non lascia traccia
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Ciro Ferrara: voto 7.5
Finalmente una bella Juve, oltre ai 3 punti. Rottamato il rombo, e epurato buona parte degli impresentabili (resiste solo Grygera), la squadra ricomincia a volare. Speriamo che abbia trovato l'assetto giusto, da consolidare nelle prossime partite

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Petrucci vs. Capello


Qualche giorno fa, Fabio Capello ha criticato il calcio italiano in maniera molto forte e inusuale.
Secondo il ct della Nazionale inglese, il nostro calcio sarebbe vittima e ostaggio degli ultras. Probabilmente Don Fabio ha ragione, anzi aggiungiamo che alcune volte abbiamo l'impressione che anche la stampa sia ostaggio di qualche "potere forte"; per esempio, le famose radio romane, in mano a persone vicine al mondo ultras, sembrano riuscire a influenzare persino i media ufficiali. La situazione, dunque, non sembra delle migliori.

Appare incomprensibile la levata di scudi, che sa tanto di sciovinismo, contro le parole del friulano.
Ci hanno colpito molto, in particolare, le parole di Petrucci: ''Il fenomeno di cultura sportiva certamente non ci può venire dagli inglesi. Anzitutto non ci può venire dagli inglesi perché Capello purtroppo è stato sfortunato perché ha parlato il giorno di una partita che è stata quella del Middlesbrough contro il Leeds in cui ci sono stati lanci di bottigliette, ci sono stati inneggiamenti ad Istanbul dove nel 2005 sostenitori del Leeds persero la vita....''
Parole sfortunate quelle di Petrucci. Sfortunatissime.
Ci riferiamo in particolare al riferimento ai cori (senza dubbio criminali e vergognosi) sulla tragedia di Istanbul. Un Presidente di Comitato Olimpico mai e poi mai dovrebbe scendere al livello di rinfacciare a qualcuno fatti e avvenimenti riguardanti una federazione straniera. Poi ci si lamenta se le nostre candidature per l'organizzazione di manifestazioni sportive internazionali vengono demolite.
Ma la cosa più grave è che Petrucci non ha nessun titolo, come rappresentante dello sport italiano, per bacchettare su fatti di questo genere.
Solo una decina di giorni fa, infatti, ricordiamo che i tifosi della Fiorentina (in ossequio al loro miserabile gemellaggio) sfoggiavano delle belle magliette del Liverpool con la scritta "MENO 39". Inutile spiegare ai signori del Coni a cosa inneggiavano i tifosi della Fiorentina.
Prima di rinfacciare comportamenti poco edificanti avvenuti all'estero, il signor Presidente dovrebbe agire in Italia. Punisca i responsabili. Per noi, come abbiamo già detto, un "buu" a Balotelli vale, giustamente, una giornata di squalifica del campo, ma pretendiamo trentanove giornate di squalifica per il campo della Fiorentina: una giornata per ogni morto dell'Heysel oltraggiato da questi signori.
Forza Presidente, anzichè attaccare Capello, ci faccia vedere di che pasta è fatto!

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martedì 27 ottobre 2009

Scoop sul processo di Napoli!

La giornata di ieri al processo di Napoli contro Giraudo è stata molto importante; è intervenuto il suo avvocato, ed ha parlato anche Giraudo che poi, all'uscita, ha anche rilasciato delle dichiarazioni. Tuttosport è stato l'unico giornale che ha dato rilievo all'accaduto, annunciando in prima pagina (tra un articolo su Diego e un altro su Iaquinta) che "Giraudo va all'attacco e smonta il teorema di Calciopoli".

Leggendo la mezza pagina che il giornale dedica al processo risaltano questi punti: Giraudo s'è messo a disposizione della pubblica accusa, ma Narducci non gli ha posto nessuna domanda; il suo difensore ha osservato che tutto il processo si basa sulle schede svizzere, e che Giraudo con queste schede non c'entra niente, tant'è che nella requisitoria del pm Beatrice il suo nome non compare; a conclusione di un intervento di due ore l'avvocato ha sostenuto che, per come è impostata l'accusa, l'ipotesi dell'associazione a delinquere riferita a Giraudo non ha fondamento.

Si tratta di spunti molto importanti anche perché, dovesse cadere l'accusa di associazione a delinquere per Giraudo, potrebbe crollare anche l'intera impalcatura di Calciopoli, visto che (per citare il professor Sandulli) la stessa non era basata su illeciti o partite truccate, ma proprio sull'associazione con fini delinquenziali (e infatti nel nuovo Codice di Giustizia Sportiva è stato introdotto un articolo ad hoc).

A parte Tuttosport, gli altri giornali non si sono scervellati a scrivere per incuriosire i lettori; il Corriere della Sera, anzi, ha completamente bucato la notizia sull'udienza del rito abbreviato di Giraudo ma, in compenso, sul processo di Napoli ha fatto un altro scoop.

Il fido Fabio Monti, infatti, ci informa che Moratti è sul chi vive e che vuole capire meglio "al di là di qualche problema tecnico del Tribunale"; per spiegarsi meglio, Monti aggiunge che Calciopoli è un'esperienza che il presidente "non dimentica", e sulla quale, anzi, "mantiene alta la soglia di attenzione". E questo è appunto lo scoop: Palombo già lo scorso anno assicurava dalla Gazzetta che Calciopoli era da considerarsi felicemente chiusa, adesso invece scopriamo che Moratti (o meglio: Fabio Monti per conto di Moratti) sta in guardia.

Avendo il giornale bucato la notizia sul processo e su quanto accaduto ieri, i lettori del Corsera potrebbero non capire perché Moratti sia preoccupato; se poi dovesse trattarsi di lettori che al bar sport si bevono i titoli della Gazzetta, lo stupore sarebbe ancora più grande.

Nella nostra redazione, invece, non ci stupiamo affatto e non ci sorprende che a Milano mantengano alta la soglia di attenzione, specie Fabio Monti per conto di Moratti.

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lunedì 26 ottobre 2009

Gli opposti estremismi

Tra oggi e domani vengono approvati i bilanci di Juve e Inter, cioè le due società che stanno agli estremi di due campi diversi (come in matematica il + e il - infinito): la Juve in quello del bilancio sostenibile, perché da quando è quotata in Borsa non ha più chiesto soldi agli azionisti (se non nell'estate 2006, e sappiamo perché); l'Inter, invece, è il caso limite dei bilanci in perdita (nei 14 anni di gestione Moratti ha bruciato risorse per circa 1,1 miliardi di euro).

In tema di bilanci non c'è stato un prima e un dopo Calciopoli: quando nel 2003 fu approvata la legge salva-calcio, la Juve di Giraudo e Moggi non vi fece ricorso, mentre l'Inter svalutò il parco giocatori di oltre 300 milioni; anche dopo lo tsunami del 2006 l'Inter ha continuato ad accumulare perdite al ritmo di centinaia di milioni di euro all'anno. Rispetto ai 1100 milioni di perdite complessive, il nuovo capitale versato da Moratti nel corso degli anni è ammontato a circa 650 milioni, gli altri 400, come abbiamo scritto altre volte sul sito, se li sono inventati i suoi registi finanziari.

Anche in tema di magheggi finanziari siamo agli opposti estremismi: oltre ai 300 e passa milioni della salva-calcio l'Inter s'è inventata la vendita del marchio e la rivalutazione societaria (in tutto altri 350 milioni, proprio nel 2006); la Juve di Blanc non si è inventata niente, anzi, per rispettare il budget e i regolamenti della Figc due anni fa il CdA decise di comprare Poulsen e non Xabi Alonso.

Domani nessun giornale si chiederà come ha fatto l'Inter a iscriversi al campionato 2008-09 visto che aveva un patrimonio netto negativo, in compenso ci sarà la solita candida sviolinata sul mecenatismo di Moratti; a Vinovo, all'opposto, gli esponenti dello Ju29ro Team non faranno finte sviolinate, faranno invece presente che la Juve può vincere la sfida del bilancio sostenibile, ma a condizione che le altre società, con l'Inter in testa, rispettino le norme federali, cosa che non sta avvenendo da anni e che la Juve deve avere la forza di proporre e far discutere.

Abbiamo, tempo per tempo, segnalato sul sito le novità che ci sono state in tema di bilanci, da ultimo le intenzioni dell'Uefa di Platini di imporre il bilancio sostenibile, non con le chiacchiere, ma con un regolamento valido in tutta l'Europa; intanto, nel Consiglio Federale al posto di Cobolli Gigli arriverà Blanc, che ci auguriamo rompa il muro di omertà e faccia discorsi nuovi.

Forse le cose cominceranno a cambiare, e prima o poi ci sarà un campionato senza trucchi e prestigiatori finanziari.
Forse.

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Gasperini interista vero

Forti lamentele di Gasperini ieri a Cagliari, dopo la terza sconfitta rimediata dalla "squadra dei sogni" in una settimana. Oggi, addirittura, si mormora di "dossier arbitrali" pronti. Insomma, piano piano, sta tornando il peggio del peggio: ovvero ciò che avevamo visto ai tempi dell'Inter vittima sacrificale della cupola inesistente.
Ma gli arbitri ora non sbagliano in buona fede? Sembrerebbe di no, viste le minacce di dossier (Genoa), e le ricusazioni (Sensi), per non parlare di De Laurentiis che già mette le mani avanti e parla di "campionato truccato" (testuale), qualora il suo tecnico venisse squalificato dopo l'espulsione di ieri!

Però, in tutto questo caos il posto d'onore per l'antisportività lo merita Gasperini. Piazzamento meritato, visto che ieri ha perso il buonumore e l'allegria sfoggiata dopo la batosta in casa contro l'Inter, e si è lamentato degli arbitri non considerando, per esempio, che in altre circostanze è stato fortemente agevolato (involontariamente, s'intende), come per esempio contro la Juve, alla quale vennero annullati due gol (uno dei quali assolutamente regolare).

Per fortuna la Juventus non lo ha preso come allenatore. E chi se ne frega se è più esperto di Ciro, alla Juve di uno che ride e si sollazza con i giornalisti dopo una batosta per 5 a 0 in casa non sappiamo che farcene. Anche se fosse il nuovo Alex Ferguson.

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No comment... Anzi sì


Trezeguet: "Sono contento, sta tornando la vera Juve".
Bene, e dove la giocate la partita vecchie glorie contro la New Holland?

Chiellini: "Sta nascendo la nuova Juventus".
Veramente ha già tre anni e mezzo. Ha cominciato a parlare da subito, quando inizia anche a giocare ce lo fai sapere?

Ranieri: "Ci rialzeremo, l’ho sempre fatto nella mia vita e carriera, lo farò con la mia Roma"
Certo bisognerebbe che si rialzasse anche l'interesse. Prova a chiedere a Profumo: la Roma è sua, non è tua Ranie', gioisci.

De Laurentis: "Questo campionato è truccato".
Ha ragione! Un filo di eye liner e la parrucca, e per giocarci ci vogliono anche le palle, altrimenti Ronaldo sarebbe rimasto in Brasile, non trova?

Galliani: "Nesta? Servirebbe alla Nazionale".
Eh sì, c'è il fisioterapista che non sa che fare.


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domenica 25 ottobre 2009

La Casoria e i valori di Facchetti

Articolo pazzesco del Corriere della Sera, che appoggia le tesi dei due PM del processo di Napoli, sulla richiesta di ricusazione della presidentessa del collegio giudicante. Addirittura si ritiene normale e giusto che la giudice venga ricusata perché donna, e quindi non in grado di capire di cose di calcio. Robe da matti.
Ma la Casoria non è in grado di capire perché donna o perché inesperta di calcio? Se è vera la prima ipotesi, le donne giudice possono, per caso, giudicare solo su controversie legate al cucito e ai ricami? Se è vera la seconda i giudici, oltre a possedere una laurea in giurisprudenza, devono possederne un'altra sulla materia oggetto del contendere? Per esempio, se si tratta di un incidente aereo devono possedere anche una laurea in ingegneria aeronautica o, se si tratta di un fallimento aziendale, devono possederne una in economia?

Ma basta, abbiamo parlato ad nauseam di questa faccenda kafkiana della ricusazione della Casoria. Abbiamo deciso anche noi di rifarci ai valori di Facchetti.

Vorremmo una Juventus che offrisse un posto in CdA a Gabriele Galateri di Genola, così magari ci mette in contatto con l'attuale manager della security Telecom, e magari quest'ultimo, di sua spontanea iniziativa, metterà in piedi una "macchina spropositata" contro i nostri avversari.
Vorremmo una Juventus che acquistasse Cristiano Ronaldo, tanto poi ci pensa Genola a farci pagare il 30% dell'ingaggio dalla Telecom.
Vorremmo che Blanc diventasse amico di un arbitro di Torino, così magari prepara un dossier contro gli arbitri che ci fischiano contro.
Vorremmo che la Juventus ingaggiasse degli investigatori privati per sapere cosa fa di notte Poulsen, magari riusciremmo a capire perché gioca da fermo.
Vorremmo avere in squadra tutti stranieri, e se magari le regole non lo permettono, ci penserà qualcuno a trovarci qualche patente e passaporto farlocco.

Una volta fatto tutto questo, anche noi saremo simbolo di "onestà e giustizia". E sicuramente otterremo anche l'ammirazione del Corriere della Sera.

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Siena - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 7
Un intervento che vale un gol alla fine del primo tempo

Zdenek Grygera: voto 6
Dignitoso e nulla più, senza grossi problemi in difesa e al solito nullo in fase di impostazione

Christian Molinaro: voto 5.5
Sembra recuperato dal punto di vista fisico, ma il piede è sempre da serie B

Nicola Legrottaglie: voto 5
Continua la sua pericolosa involuzione. Sempre insicuro, falloso, nervoso, non dà sicurezza al reparto. Cannavaro, dove sei?

Giorgio Chiellini: voto 7.5
Prestazione sontuosa. Tiene in piedi quasi da solo la difesa, prova a scendere sulla fascia sinistra, e si rende pericoloso di testa sui calci piazzati

Christian Poulsen: voto 5.5
Gioca un tempo da ala destra, ce la mette tutta ma i risultati sono mediocri (non per colpa sua). Nel secondo tempo, il solito: passaggini, tocchetti, il minimo sindacale

Felipe Melo: voto 6-
Gli allenamenti con Maddaloni in settimana evitano la sua quotidiana cazzata, ma appare molto più timido e meno intraprendente rispetto al solito

Paolo De Ceglie: voto 6
Se la cava come esterno sinistro nel rombo, e anche come terzino dopo l'uscita di Molinaro. Qualche bella discesa in attacco, alternata però a errori macroscopici in fase di appoggio

Diego: voto 5.5
Ci si aspetta ben altro da lui. Tocca molti palloni, ma non accende mai la luce. Aldilà della bella rabona nel finale, prestazione mediocre, molta quantità e poca qualità

David Trezeguet: voto 6-
Ce la mette tutta per rendersi utile, giocando di sponda e arretrando fino alla linea di metà campo per cercare palloni. Servito male come al solito, ha poche occasioni per incidere

Amauri: voto 6.5
Finalmente segna un gol dei suoi! La partenza era stata pessima, come accade ultimamente, ma dopo il gol sembra rivitalizzato
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Martin Caceres: voto 6
Entra al posto di Grygera, se la cava senza grossi problemi, ed è una notizia

Mauro Camoranesi: voto 6-
Entra al posto di Molinaro, e la squadra sembra sistemarsi meglio in campo. Lui non fa nulla di eccezionale, e prova pure a farsi espellere

Momo Sissoko: senza voto
Entra nel finale al posto di Diego, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 5.5
Mette in campo nel primo tempo una formazione inguardabile, che registra oltre il 70% del possesso palla senza mai tirare in porta. Bastano un paio di cambi nel secondo tempo per avere ragione di una delle squadre più scarse del campionato, ma siamo ben lontani dalla Juve che abbiamo ammirato nelle due trasferte romane


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sabato 24 ottobre 2009

Stadi: tra grandeur e furbaggine

Abbiamo letto con stupore il pezzo di Fulvio Bianchi nella sua rubrica "Spy Calcio", questo perché il giornalista è molto addentro alle cose di politica sportiva.

Nel suo articolo ci racconta che ci sono problemi per quanto riguarda la legge, in fase di approvazione, sugli stadi. Bianchi se ne rammarica, e secondo noi fa male.
In realtà la legge sugli stadi (ma il medesimo discorso si può fare anche sulle candidature farsesche per ospitare le Olimpiadi) non sta incontrando problemi per la cattiveria dei politici: semplicemente stanno, piano piano, affiorando le contraddizioni.

L'organizzazione di una Olimpiade, per esempio, non deve essere portata avanti con l'unico scopo di impostare un'operazione di "Keynesismo sportivo", per dare dei contributi a pioggia ad una città e al suo territorio circostante. In realtà, in Italia si vorrebbe fare questo, e di conseguenza scoppia la guerra tra poveri.
Le Olimpiadi, generalmente, per il paese ospitante rappresentano il premio del mondo per il suo forte sviluppo economico e politico (non a caso l'Italia le ospitò nel '60 in pieno boom economico). Inutile fare gli esempi della Cina o del Brasile, tutti abbiamo capito che è così. Chi crede di risolvere i propri problemi economici con un'Olimpiade sbaglia di grosso e questo lo sa, presumiamo, anche il Cio.

Per gli stadi, in scala minore, il discorso non cambia: non si può pretendere di costruire uno stadio per risolvere i problemi di insolvenza delle società di calcio.
Se passa questa impostazione, allora, per costruirlo è necessario concedere cose che non stanno né in cielo né in terra. Infatti, la Lazio propone di costruire una città, al fine di rivendere appartamenti e locali commerciali, per ricavarci lo stadio gratis. Medesimo discorso vale per la Roma.
Senza contare il fatto che, secondo Legambiente e Wwf, si vanno ad intaccare spazi soggetti a vincoli ambientali o archeologici. Non si può sperare che, in onore al dio pallone, si sacrifichi tutto. Era ovvio che, presto o tardi, qualcuno si sarebbe opposto.
Abbiamo fatto l'esempio di Roma e Lazio ma, sia chiaro, il discorso vale per tutte le società.

Senza contare il fatto che, a nostro umile avviso, un supplemento di indagine è quanto mai necessario anche per valutare al meglio la sostenibilità economica delle proposte. Diciamo questo perché la situazione dell'immobiliare è critica in tutto il mondo, sia nel ramo commerciale che nel ramo residenziale. L'Italia non fa eccezione (sebbene il mercato italiano abbia alcune peculiarità). Vogliamo parlare, per esempio, del caso Zunino? Vogliamo parlare dell'Expo 2015 di Milano?
Siamo sicuri, insomma, che un mega investimento nell'immobiliare (a debito, per giunta!) sia la salvezza per le squadre di calcio ultraindebitate? Noi, senza un supplemento di indagine e di riflessione da parte del Parlamento e degli Enti Locali competenti, abbiamo paura che l'operazione rischi di diventare la pietra tombale del calcio italiano.

Lo ripetiamo da tempo: la strada maestra è quella del risanamento dei conti, con valorizzazione dei settori giovanili e ingaggi più bassi. Tutte le altre strade sono solo dei pericolosi salti in avanti. Siamo stati i primi a dirlo, per fortuna, ora, altri si stanno svegliando.

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La Settimana Interistica - 15


Sciarada
(3, 1, 1, 4 = 9)

Non ho i soldi, ma compro la Rolls Royce
Sogna, poi segna.

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venerdì 23 ottobre 2009

E' caduto 'o Banco 'e Spagna!

Chi è appassionato di storia del calcio sicuramente lo sa: nel 1952 il Napoli acquistò, per la cifra all'epoca spropositata di 105 milioni di lire, Hasse Jeppson. La leggenda racconta che, durante una partita, all'ennesima caduta del giocatore, dalla tribuna si levò questa esclamazione di un tifoso napoletano: "E' caduto 'o Banco 'e Napule!". Una battuta fantastica!

Questo episodio, letto da qualche parte chissà dove, ci è ritornato in mente guardando la sintesi della partita Real-Milan. Tutto sommato si potrebbe dire: "E' caduto 'o Banco 'e Spagna"! vista la faraonica campagna acquisti (a debito) dei madridisti.
Se si considera, inoltre, il modo in cui è maturata, cioè nella più assoluta assenza di gioco, con una condizione atletica da dilettanti e con una difesa imbarazzante, si può immaginare che non sarà né la prima né l'ultima.
Ma al Real Pereziano evidentemente non importa: oggi infatti il Corriere dello Sport riporta di una guerra di mercato tra Barcellona e Real per l'acquisto di Ribery.
L'ennesima stella in organico, se la spuntasse il Real. Inutile dire che il giocatore, visti i problemi evidenziatisi, serve a poco. Molto più utile sistemare difesa e centrocampo con qualcuno che, magari incidentalmente, si ricordasse che in questo gioco è necessario rincorrere anche l'avversario.
Tant'è, a Perez evidentemente la cosa interessa poco: l'importante per lui è primeggiare nella graduatoria delle magliette vendute. Poi ci pensa la stampa a inculcare nei creduloni l'idea che la vendita delle magliette sia sufficiente a compensare tutto questo sperpero di risorse.
Tutto questo, almeno fino a quando "'o Banco 'e Spagna" terrà aperti i cordoni della borsa.

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Il Sesto Sensi

Ci prova da tutte le parti Rosella Sensi a dare una parvenza di dignità alla Roma, sia a livello manageriale sia a livello sportivo. Tra la smentita dell'operazione di Totti associata all'incertezza sulla data di rientro del pupo, e la ventilata offerta dell'Arsenal a De Rossi, si inseriscono altre due notizie, di certo non positive.
L'offerta, rifiutata da Boniek, di far parte dell'organico giallorosso in qualità di ambasciatore all'estero senza portafoglio, o forse, con solo il portamonete. Boniek, seppur ringraziando, ha declinato, senza nascondere che avrebbe preferito ricoprire un ruolo ufficiale e magari meglio remunerato. L'unica nota positiva è la riconferma che Zibì continuerà a fare l'assistente sociale di una lupa senza più latte, dichiarando che farà del suo meglio per sostenerla all'estero in vista della probabile prossima nomina di ambasciatore degli Europei polacchi del 2012. Dovesse andar male, continuerà sicuramente a tener bordone alla Sensi facendo il bello di notte in qualche trasmissione televisiva.

La seconda notizia sarebbe il tentativo di monetizzare al massimo vendendo i depositi di gas a Civitavecchia e Vibo Valentia. La Sensi vorrebbe racimolare 100 milioni, ma il prezzo di mercato sembrerebbe non superare i 30 milioni secondo le ultime offerte rifiutate.

Unicredit continua a fare il tifo per la Roma, almeno fino a quando non riuscirà a trovare il modo per rientrare dallo scoperto del debito di 400 milioni. Ad ogni buon conto, Unicredit ha fatto emettere decreto ingiuntivo e speriamo vivamente di non vedere in mezzo a qualche partita i Carabinieri che entrano in campo e sequestrano Totti per conto di Profumo.

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giovedì 22 ottobre 2009

TelecomInter

Nuova puntata del processo per lo spionaggio subito da Vieri. Innanzitutto, diciamo che il processo si è svolto a porte chiuse su istanza, dicono i giornali, di una delle parti (chissà quale?), dunque le informazioni che si hanno sull'andamento dell'udienza sono frammentarie. Due cose sono però filtrate:

1) Secondo l'avvocato di Vieri siamo di fronte ad un "fatto grave", che ha limitato illegittimamente la libertà dell'attaccante ex nerazzurro.

2) Inoltre, pare che Vieri abbia dichiarato in Tribunale che il 30% dell'ingaggio pattuito con l'Inter glielo pagava la Telecom "per pagare meno tasse".

Questo secondo punto ci ha colpito parecchio. Al di là delle questioni fiscali (eventualmente se ne occuperà la Guardia di Finanza), colpisce l'assoluta organicità tra l'Inter e la multinazionale delle telecomunicazioni.
Sono tanti i discorsi che si potrebbero fare. A partire dai sospetti sui mandanti dello spionaggio calcistico della banda Tavaroli, per finire con le considerazioni sulla moralità di un management che spende e spande per aiutare gli amici di via Durini, quando la Telecom aveva decine di miliardi di debiti. Gli azionisti ringraziano, ne siamo certi.

Ma il fatto che più ci ha impressionato è un altro. Moratti, ai tempi, si stracciava le vesti contro il conflitto di interessi (alla luce del sole) di Galliani presidente della Lega, e contemporaneamente si faceva pagare parte degli ingaggi dal main sponsor del campionato. Un evidente conflitto di interessi, sebbene occulto. A questo punto, ci chiediamo, quali erano i rapporti all'epoca tra Telecom e Figc? Sospettare è legittimo. Soprattutto nei confronti di chi si dà arie da vittima eterna della cattiveria altrui, e invece zitto zitto applica la classica tattica del "piagni e fotti".

Ormai la commistione tra Inter e Telecom ai tempi di Tronchetti è fatto sempre più accertato. Per certi versi grave, e al di sotto di ogni sospetto.
Gli unici che fanno finta di non accorgersene sono Palazzi e Abete. Un gravissimo rischio: infatti, se dal processo di Napoli (Calciopoli) o di Milano (spionaggio) usciranno altre sorprese, chi crederà più a questo calcio? Sempre che ci sia qualcuno, interisti esclusi, che ancora ci crede.

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L'insulto gratuito e quello a pagamento


Di allenatori che a fine partita si sfogano prendendosela con qualcuno sono piene le cronache di giornali e TV: questa settimana, per dire, i bersagli sono stati gli arbitraggi di Rosetti e Orsato, la settimana scorsa Lippi se l'era presa col pubblico di Parma, mentre Maradona, dopo il miracolo della qualificazione, aveva dato dei "cornuti" ai giornalisti (e non solo quello).

Sfoghi di fine partita, sfoghi che spesso diventano insulti, sfoghi che, in ogni caso, per la giustizia sportiva sono comportamenti non regolamentari e sanzionabili in base all'articolo 5 del nostro Codice, e agli articoli 57 e 58 della Fifa. Quello che è curioso notare è che ci sono insulti che, appunto, vengono sanzionati e altri che non lo sono; basta prendere i casi di Ranieri, Maradona e Mourinho.

Ranieri, dopo due anni alla Juve con un comportamento da gentleman (così dicevano Varriale e la Gazzetta), adesso che allena la "magggica" s'è dimenticato dell'Inghilterra e così ha detto che l'arbitraggio di Rosetti era stato vergognoso: e la Procura Federale l'ha sanzionato con multa e diffida. Maradona sappiamo tutti che ha esagerato dicendo una cosa che tanti pensano, ma non si può dire; adesso lui dichiara che si fida solo di sua mamma, che gli ha detto che tutto è ok, ma intanto la Fifa ha aperto un fascicolo e pare che rischi una squalifica, perché gli articoli 57 e 58 del Codice Regolamentare vietano di dire che certi giornalisti sono cornuti.

Ranieri ha pagato e Maradona forse pagherà: resta Mourinho che rappresenta un caso speciale; dati alla mano, lui s'è specializzato nell'insulto non punito, diciamo l'insulto gratuito. Basti pensare che lo scorso anno ha messo insieme allenatori come Ranieri e Spalletti, i giornalisti della carta stampata e quelli della televisione, ed ha parlato di prostituzione intellettuale. Non ha parlato di cornuti come Maradona, ma alla portoghese ha dato dei puttanieri a un bel po' di gente; diciamo alla portoghese, anche perché la Procura Federale non ha battuto ciglio e Mourinho non ha pagato nessuna multa.

Se ripensiamo bene alla prostituzione intellettuale di Mourinho, Blanc aveva protestato chiedendo all'Inter di dissociarsi; solo che Moratti non solo non si era dissociato, ma aveva fatto l'applauso al suo allenatore. Questa postilla è importante per concludere che l'insulto gratuito, quello con l'assenso di Palazzi, non è solo una specialità di Mourinho, ma una specie di privilegio dell'Inter come società.

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mercoledì 21 ottobre 2009

Juventus - Maccabi, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 8
Salva il risultato con un paio di parate che valgono come gol

Jonathan Zebina: voto 6
Discreta prova, prima di uscire per l'ennesimo infortunio. Purtroppo l'unico terzino destro affidabile ha i muscoli di cristallo

Fabio Grosso: voto 6+
Senza grossi problemi in difesa, è libero di spingersi avanti con continuità, piazzando un bel cross e un paio di incursioni pericolose. Cala nel secondo tempo

Fabio Cannavaro: voto 5.5
Attraversa pure lui un periodo di involuzione. Non è sicuro come a settembre, e l'intero reparto ne soffre

Giorgio Chiellini: voto 6
E' l'autore del gol vittoria, per il resto vedi Cannavaro

Momo Sissoko: voto 6
Gioca 90 minuti, e questa è la buona notizia. Alterna buone palle recuperate a palloni persi senza senso, pregi e difetti di Momo sono sempre lì

Felipe Melo: voto 5.5
Come tutti i nuovi acquisti, è in difficoltà. Condizionato dagli ultimi errori, appare molto timido e nervoso. Anche oggi si avventura in un paio di sconcertanti dribbling al limite della sua area

Mauro Camoranesi: voto 6.5
Discreta prestazione del Camo, che scorrazza abbastanza liberamente sulla fascia destra, e ripiega bene in fase difensiva. Prende pure un palo

Diego: voto 6
Partenza molto timida, sempre alla ricerca della giocata ad effetto che non gli riesce mai. Molto meglio nel secondo tempo, dopo l'assist per il gol di Chiellini. Sembra in ripresa

Sebastian Giovinco: voto 7
Finalmente tira fuori le palle, e chiamato a giocarsela da titolare sfodera una prestazione di livello, caricando di gialli gli avversari e sfiorando più volte il gol

David Trezeguet: voto 6
Servito poco e male, sfiora il gol in un paio di occasioni
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Martin Caceres: voto 5
Entra al posto di Zebina, e calano le tenebre su quella fascia. Assurdo il contropiede finale 11 contro 9 sventato da Buffon, con lui immobile che osserva

Christian Poulsen: voto 6
Entra al posto di Melo infortunato, e fa il solito compitino da sufficienza stiracchiata

Amauri: senza voto
Entra nel finale al posto di Trezeguet, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 6
La squadra prende un brodino. Passa al 4-2-3-1, che certo non convince più di tanto in questa prima uscita, soprattutto se si pensa alla prestazione dei due mediani bassi e alla difesa. Da rivedere in campionato.


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Sceneggiata napoletana

Fulvio Bianchi e Claudio Zunino ci informano su una novità clamorosa in relazione al processo di Napoli.
I Pubblici Ministeri chiedono infatti la ricusazione del presidente, la Dottoressa Casoria. Molto inusuale la cosa, per due ordini di motivi:

1) Non ci è mai capitato di sentire parlare di PM che chiedono la ricusazione del giudice. In genere sono gli avvocati difensori che compiono questa mossa, sia per guadagnar tempo sia perché vi è una cinghia di trasmissione (l'ordinamento prevede la carriera unica per giudici e PM) tra accusa e collegio giudicante, e come si può capire ciò favorisce generalmente i PM stessi.

2) La motivazione addotta per la ricusazione sarebbe il fatto che la dottoressa Casoria avrebbe fornito anticipazioni sulla sentenza. I PM, a detta dei due giornalisti di Repubblica, si attaccherebbero alla famosa frase "abbiamo cose più importanti da fare", pronunciata dalla Casoria.

Se così stanno le cose, possiamo dire che la richiesta oltre che inusuale è pretestuosa. Già abbiamo spiegato in un nostro articolo che, in realtà, la frase incriminata è falsa. Falsa per omissione, come può essere facilmente dimostrato dalle registrazioni di Radio Radicale (anzi, speriamo che la prossima mossa dei PM non sia la richiesta di espulsione dall'aula della benemerita fonte d'informazione). Falsa dicevamo, perché la continuazione della frase della Casoria chiariva immediatamente che erano da considerare più importanti i processi con detenuti in attesa di giudizio. Considerazione ineccepibile per chiunque abbia un minimo di raziocinio, e un minimo di buonafede. E' ovvio che un processo dove ci sono persone private della libertà, e ancora innocenti fino a prova contraria, è più importante. Non lo diciamo noi, non lo dice neanche la Casoria, lo dice innanzitutto la Costituzione della Repubblica Italiana. Poi, sarebbe da considerare anche l'incongruenza logica nel ragionamento dei PM, se fosse vero ciò che anticipano i giornalisti: un giudizio sull'importanza del processo non equivale ad un giudizio di innocenza degli imputati; è ovvio che, per esempio, un processo per "violenza privata" è meno importante di un processo per strage. Ciò non implica che, se il giudice del processo per violenza privata esternasse questo banale giudizio, successivamente questi assolverebbe gli imputati del suo processo!

Verrebbe quasi da pensare che i PM vogliano guadagnar tempo. Arrivare a prescrizione. E chi segue il processo può immaginare anche il perché (rileggetevi, per esempio, il nostro pezzo sulla deposizione di Nucini, viene da pensare che sul banco degli imputati vi siano le persone sbagliate).
Altrimenti, si può pensare che i PM vogliano premere sul collegio giudicante, che non pare composto da persone che considerano Ruggiero Palombo fonte di una dottrina abbastanza autorevole da esser presa in considerazione.

Altre spiegazioni noi non riusciamo a ipotizzarle. Sappiamo solo che i PM non stanno facendo una grande figura. Per rimanere molto, molto sul leggero.

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Meno siamo, peggio è


Nonostante gli appelli di Zanetti e Mourinho ieri a San Siro i paganti erano meno di 30.000, e qualcuno ha anche esposto uno striscione contro il caro-biglietti; se Moratti piange (non solo per il risultato, contava anche su un bell'incasso), Galliani non ride, perché domenica scorsa per Milan-Roma gli spettatori erano meno di 50.000, meno cioè di quanti il Milan faceva abitualmente con i soli abbonati.

Il messaggio che arriva dalla capitale economica sembra chiaro: i tifosi non apprezzano lo spettacolo che viene inscenato sul campo. Diranno che è colpa della crisi, ma noi continuiamo a dire che è anche colpa dello spettacolo che è scadente; c'entrerà pure la cassa integrazione, ma il fatto è che si chiedono più di 20 euro per ammirare le prodezze di Muntari e la velocità di Ronaldinho: e tanti tifosi preferiscono risparmiarseli.

Lo spettacolo è peggiorato, questo è il punto: e non riguarda solo l'Inter o il Milan, riguarda la media del nostro campionato, anche se la Federazione fa finta di non accorgersene. Dopo cinque giornate il Centro Studi della Lega ha fatto un comunicato per dire che gli spettatori erano in aumento rispetto al 2008, sottovalutando che c'erano state delle partite (il derby di Milano e Roma-Juve) che di solito arrivavano più avanti. Giocano peggio, e i tifosi sono di meno; ci sono delle eccezioni, ma in generale è così.

Anche i consumi collaterali non stanno andando per niente bene: secondo gli ultimi dati di Prima Comunicazione, la diffusione di Gazzetta e Corriere dello Sport in un anno è diminuita del 10%: e, intanto, nelle trasmissioni serali di approfondimento, come la DS e Controcampo, si è scesi ad uno share del 7%. Fare soldi con il calcio sta diventando sempre più difficile.

Se poi uno si chiede se la crisi è passeggera, la faccenda si complica, perché le indicazioni sono contrastanti. Per i diritti TV si incasserà di più, ma saranno distribuiti in maniera diversa e le grandi società verranno un po' penalizzate; sui nuovi stadi si presentano progetti faraonici, ma si vorrebbe realizzarli senza metterci un euro; vorremmo organizzare gli Europei del 2016 ma, mentre l'Uefa dice che negli stadi non devono esserci neppure i tornelli, da noi il Ministero degli Interni vuole che il tifoso vada a vedere la partita con la tessera di buona condotta.

Un bel guazzabuglio: intanto, di questo passo perderemo un posto nella Champions, ed è facile immaginare i casini che succederanno verso la fine del campionato, con le lamentele per i rigori che gli arbitri fischiano contro, e quelli che non fischiano a favore.

Speriamo che lo stellone ci dia, come è successo spesso, una mano; e intanto notiamo che oggi tanti siti dei giornali hanno messo in primo piano la notizia dello sfottò del tifoso juventino (dovremmo anzi dire tifoso ju29ro) a Moratti con la Coppa di carta. La situazione è seria, ma non drammatizziamo.

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martedì 20 ottobre 2009

Impazzimento generale

Come non scrivere di quei tifosi fiorentini che domenica sfoggiavano, in onore del loro fresco gemellaggio con i migliori tifosi del Liverpool, delle belle maglie rosse con un bel MENO 39.
Un fatto raccappricciante e osceno. Veramente indegno di una nazione civile.
Per chi non lo avesse capito, dietro quella innocente maglietta del Liverpool con il MENO 39 vi è l'irrisione e la beffa per i 39 morti dell'Heysel. Tutti lo abbiamo capito.
Come tutti avevano capito le ragioni del gemellaggio quando questo era stato annunciato. Era evidente che la motivazione raccontata dalla stampa era farlocca. Chi poteva credere veramente che quel gemellaggio fosse in funzione anti-Milan?
Era offensivo per la nostra intelligenza anche il solo pensare di bersi una simile giustificazione: eppure abbiamo fatto finta di crederci. Il tempo è padre della verità, e affinché la verità affiorasse l'attesa è stata breve.
Solo degli idioti, o persone in assoluta malafede, possono ignorare il significato di quelle magliette del Liverpool con il MENO 39 stampato a caratteri cubitali.
Infatti, tutti i giornalisti che solo due settimane fa strombazzavano dai tubi catodici la bellezza e la sportività del gemellaggio tra tifosi fiorentini e Reds, ora tacciono.
Eppure gli strombazzatori di regime hanno vista acuta e orecchio fino per sentire se a Balotelli viene rivolto qualche insulto razzista (cosa sbagliata, ricordiamo che noi appoggiammo la squalifica del campo alla Juve). In questo caso, infinitamente e oscenamente più grave, hanno però fatto calare un assordante silenzio.

Noi invitiamo chiunque avesse delle foto di quelle magliette ad inviarle alla nostra redazione. Provvederemo a girarle al Ministero dell'Interno, alla Figc e alla Uefa. Con una proposta chiara e semplice: se un bruttissimo "buh" razzista merita (giustamente) la squalifica del campo, in questo caso è giusto punire la Fiorentina con un intera stagione a porte chiuse.
Lo facciamo, oltre che per rispetto dei nostri morti, per amor di giustizia.

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Verso l'Assemblea

Nella lettera agli azionisti, inclusa nel progetto di bilancio al 30 giugno 2009 che l'assemblea è chiamata ad approvare il prossimo 27 ottobre, Cobolli e Blòn si compiacciono di come la Nuova Juventus 2006, nei tre anni del loro mandato, abbia "rispettato un’idea di calcio sostenibile che mette insieme competitività sportiva ed equilibrio economico".
Leggendo il testo, sembra che la Nuova Juventus 2006, dopo anni di spese folli e di gestione dissennata alla Moratti, abbia virato rotta a fine giugno 2006, imboccando la retta via del fair play finanziario.
Evidentemente, non è così. Il cambio di rotta c’è stato, ma nel 1994 quando, su felice intuizione di Umberto Agnelli, dopo nove anni di risultati sportivi insoddisfacenti (con la parziale eccezione del biennio di Dino Zoff) e di risultati economici pesantemente negativi, la Juventus fu affidata alle cure di Antonio Giraudo, Roberto Bettega e Luciano Moggi. In poco tempo, infatti, la società divenne un modello per il mondo del calcio dal punto di vista sportivo, economico ed organizzativo. Sono stati loro, non certo i dirigenti insediati nel 2006, ad introdurre e rispettare un concetto di calcio sostenibile, riportando in equilibrio i conti economici, raggiungendo risultati sportivi incredibili, e moltiplicando di conseguenza il valore della società.
Non a caso, l'UEFA, nel proprio magazine dedicato alla Champions, ha definito quella Juventus "rivoluzionaria in tutto e per tutto. Nelle scelte societarie, nei bilanci, nella mentalità e nel gioco. Un mix di innovazioni che ha fatto scuola in Italia, in Europa, nel mondo". E, in tutta sincerità, stupisce (anche se non più di tanto) e dispiace che questo riconoscimento non sia stato menzionato nel bilancio (così come non se ne è mai fatto cenno sul sito ufficiale).
Bisogna poi anche intendersi sul concetto di competitività sportiva. La gestione precedente aveva saputo coniugare equilibrio economico ed una competitività sportiva ai massimi livelli, vincendo l’impossibile (ad esclusione, lo ammettiamo, della Coppa Zaccone). La nuova gestione, invece, pur potendo ancora contare su una forte ossatura di squadra, nonostante le svendite dell’estate 2006, non ha conseguito alcun risultato sportivo degno di nota (seru tituli, ad eccezione sempre della famigerata Coppa Zaccone) e, cosa ancora più grave, non è stata in grado, nonostante investimenti per decine di milioni di euro, di rinforzare adeguatamente la prima squadra e di ridurre il gap dai collezionisti di cartoni.

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lunedì 19 ottobre 2009

La Settimana Interistica, serie 5 maggio - 4


E' dura da digerire e vale 3 punti 3 per la classifica!

Crittografia
(1, 2, 1, 1, 1 = 6)

ST SN

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No comment... Anzi sì!


Amauri: "Solo uno strano settembre".
Mentre con 1 goal a ottobre va tutto bene?

Stankovic: "Ho segnato il gol più pazzo di tutti, un giorno lo racconterò ai miei bambini".
Forse è meglio se conservi il filmato.

Marotta: "Noi vogliamo contendere lo scudetto all'Inter, ma chiediamo pari opportunità".
Giusto! Goal di mano, goal in fuorigioco e nessun rigore contro per tutti. Bravo Marotta.

Ranieri: "Vergogna! Tutti hanno visto".
Sì che abbiamo visto, avete perso 2 a 1 Quindi? Non vorrete mica contendere lo scudetto all'Inter anche voi?

Leonardo: "Vittoria frutto di tanto orgoglio".
Tanto orgoglio, un pizzico di Ranieri e quel che basta di Rosetti. Et voilà. Una vittoria che vale più di 3 punti.

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domenica 18 ottobre 2009

Candle in the wind


Io allo stadio ci sono sempre andato poco.
Non ho mai potuto permettermelo economicamente.
Qualche volta sì, ovvio, ma solo per singole partite.
Ma con il cuore ero sempre lì, e mi sono fidato sempre di tutti coloro che erano presenti.
Presenti sul campo, presenti in tribuna, presenti sugli spalti, presenti negli uffici del club.
Sapevo che mi avrebbero sempre ben rappresentato, in un modo o nell'altro.
La Juve è sempre stato un amore da vedere da lontano, e senza lamentarsi troppo.
Perché in fondo ognuno dava del suo meglio, e di certo non ero io a dover muovere critiche.
Nemmeno quando le cose andavano male.
Dal 2006 non è più così.
Ora non mi fido più di nessuno.
Quella sensazione di rispetto che avevo, dovuta anche al fatto di essere l’ultimo degli Juventini, è morta nel 2006.
Una sensazione morta insieme alla storia e all’onorabilità del club.
Qualche volta penso al passato centenario e a tutto quello che ha rappresentato il club per lo sport del calcio.
Ci penso e mi accorgo che non esiste più.
Il club c’è ancora, ci mancherebbe altro, ma non è più ciò che è sempre stato.
Ora c’è un’altra cosa.
Un’azienda, con dei proprietari che vedono la stessa solo come un complesso di 100 dipendenti circa e qualche decina di star.
Potrebbe anche essere un club di pallavolo o di cricket, sarebbe la stessa cosa.
Con tutto il rispetto per questi sport, s’intende.
La situazione attuale non mi sconvolge più di tanto, me l’aspettavo.
E non importa se la squadra vincerà ancora.
E’ il senso del tutto che è cambiato.
Addio Juventus.
Sebbene non abbia mai avuto modo di conoscerti meglio dall’interno.
Tu portavi la grazia, la forza e la storia con te.
Mentre quelli intorno a te annaspavano e spesso rosicavano.
Anche quelli che in teoria avrebbero dovuto essere tuoi amici...
Si affannavano fuori dalle pareti della tua bacheca.
E sussurravano nel tuo cervello.
Ti hanno condotto alla routine della squadra qualunque.
E ti hanno fatto cambiare la tua storia per dare soddisfazione ad altri.
E mi sembra comunque che tu abbia vissuto la tua vita come una candela nel vento.
E il vento è stato buono e amorevole, perché c’era gente che ti voleva bene.
Ora non sai più a chi attaccarti quando la pioggia ti cade addosso.
E io vorrei averti conosciuta meglio, più da vicino.
Anche se forse avrei sofferto molto di più.
Ma io ti ho spiato sempre dal buco della serratura, come fa un ragazzino innamorato.
La tua candela si è consumata molto prima che la tua leggenda potesse mai finire.
Questo lo so per certo.
Ci sono ancora tanti rosiconi, dunque...
La solitudine può essere molto dolorosa, e lo capisco.
Il ruolo più duro che tu abbia mai dovuto recitare è quello di oggi.
La proiezione di un passato che nessuno vuole davvero che si ripeta.
La storia del calcio ha creato una celebrità inarrivabile, e la sofferenza è stato il prezzo che tu hai pagato.
Persino quando sei morta, nel 2006, tutti i media e tutta la stampa hanno continuato a braccarti.
Tutto quello che i giornali avevano da dire era che la Juve aveva rubato e meritava la retrocessione e 2 scudetti in meno.
Clown rosiconi senza onore e senza vergogna.
Addio Juventus.
Addio dal ragazzo che ti vede come qualcosa di più che un’azienda.
Molto di più che la solita squadra di calcio qualunque.
Addio dal ragazzo che ti spiava dal buco della serratura.

CRAZEOLOGY

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Circolo Juventus Aniene

Interessante intervista di Amauri sul Corriere dello Sport.
Il nostro cannoniere con le polveri bagnate (siamo appena al secondo gol in partita ufficiale nel 2009) esterna tutta la sua felicità, e addirittura spera in una convocazione in Nazionale (anche se ha segnato molto meno di Di Vaio e di Pellissier). Incidentalmente, parla anche del momento difficile della Juventus, e dice che "Dobbiamo cercare di uscirne il prima possibi­le, siamo obbligati a farlo".

"Dobbiamo?", "Momento difficile?" Ma di cosa parla questo signore?
Noi, vecchi rancorosi tifosi di una Juve che fu, non siamo abituati a leggere interviste di nostri giocatori, felici per aver appena segnato il loro secondo gol in un anno (manco Matri arriva a questo!). Riteniamo sia una cosa da perdenti, nulla a che fare con la Juventus. Non parliamo poi di quelle frasi di circostanza sulla crisi della squadra, dette giusto per non sembrare egoista.

Rifletta Ferrara, se è il caso di dare la leadership a simili giocatori. Noi lo spediremmo in panchina a riflettere, senza la minima esitazione.
Trezeguet sarà anche un giocatore particolare, che ha bisogno della stima e dell'affetto di tutti per rendere al massimo. Ma per Bacco, i 160 (centosessanta) gol parlano per lui. Lo si faccia giocare da titolare. A lui di festeggiare, con interviste ai giornali, un gol (che vale un pareggio) a porta spalancata non passerebbe neanche per l'anticamera del cervello.
Sfruttiamo, finché siamo in tempo, i vecchi arnesi vincenti. Poi ci sarà tempo per goderci le glorie della funerea (per noi) e simpaticissima (per gli altri) Juventus montezemolata, con sede effettiva al Circolo Canottieri Aniene (viale Della Moschea 130, Roma).

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sabato 17 ottobre 2009

Juventus - Fiorentina, pagella istantanea


Gigi Buffon: senza voto
Incolpevole sul gol, per il resto assiste alla partita

Zdenek Grygera: voto 3.5
Come già detto in passato, è giocatore da torneo parrocchiale. Stasera dà il peggio di sè, certo non aiutato dal fatto che nessuno andasse mai a coprire le sue sciagurate discese

Fabio Grosso: voto 6
Sufficienza di stima. Un discreto primo tempo, in cui scende spesso e bene, fallendo però troppi cross. Secondo tempo timido, ma non cola a picco come altri

Fabio Cannavaro: voto 6
Molto meno sicuro che in altre occasioni, ma alla fine se la cava sempre

Giorgio Chiellini: voto 6
Qualche buon intervento, lui e il Canna, anche in serate difficili, si guadagnano sempre la pagnotta

Momo Sissoko: voto 5
Voto regalato per festeggiare il ritorno. Primo tempo disastroso, in cui sbaglia tutto. Nel secondo parte meglio, sfiora il gol con un bel tiro e viene sostituito. E' lontanissimo da una condizione decente

Felipe Melo: voto 4.5
Siamo alle solite, anzi peggio del solito. Ci regala un intero campionario di cazzate da Prima Categoria, in questo caso senza particolari acuti positivi. E', insieme a Jovetic, l'uomo più pericoloso dei viola

Christian Poulsen: voto 6+
Ebbene sì, è l'unico a salvarsi. Bello l'assist (volontario?) per il gol, svolge al solito solo il compitino, ma sbaglia poco

Diego: voto 4.5
Completamente fuori condizione, e in perenne ricerca della posizione in campo. Non fa letteralmente nulla di buono

Amauri: voto 5.5
Segna un gol a porta vuota, e passa il resto del tempo a litigare con Iaquinta e con il destino cinico e baro

Vincenzo Iaquinta: voto 5.5
Si impegna, va bene. Corre, va bene. Ma i piedi sono quelli che sono, alla lunga il ruolo da titolare nella Juventus sembra un po' troppo per lui
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Mauro Camoranesi: voto 5.5
Entra al posto di Sissoko, fa pochissimo pure lui

Paolo De Ceglie: senza voto
Entra al posto di Diego, tutto procede come se non fosse entrato

David Trezeguet: senza voto
Entra al posto di Diego nel finale, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 3
Ha completamente perso la bussola. Parte con un 4-3-1-2, in cui schiera un Sissoko impresentabile, quindi corregge lo schieramento passando a un 4-4-1-1 con De Ceglie, e quindi a un 4-4-2 con Trezeguet. Difficile dire quale tra questi moduli abbia funzionato peggio. Sta di fatto che la squadra è in continua involuzione, ed i nuovi acquisti Diego e Melo sono tra i peggiori in campo

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La primavera violata

E' proprio vero, non è tutto necessariamente bianco o nero, bisogna dirlo, ci sono le mezze tonalità, i grigi sfumati, e il nero Balotelli. Poi c'è il viola che, insieme al nero, si usava in passato per ornare le dimore di chi ci salutava per sempre. Si sta spegnendo, pian piano, una Vecchia Signora e, visto che il nero Balotelli non c'è ancora, ci accontentiamo di un paio di strisce nero casacca accostando il Viola Bruni. Sì, Bruni, il nuovo allenatore della Signorina, appena arrivato per far proseguire sul campo il progetto giovani Juventus dopo 8 anni di fedele militanza nella Fiorentina, la squadra che lo ha lanciato come giocatore all'esordio, e la stessa squadra che lo ha lanciato come allenatore delle giovanili.

Gli Juventini più indulgenti arrivano a pensare che vale tutto, basta saper fare bene il proprio lavoro; sono quasi d'accordo, in fondo dimostrazioni ne abbiamo avute parecchie nella storia della Juventus, Ferrara non è forse tifoso del Napoli? Anche Giraudo non era proprio bianconero nell'anima. Però, e ci tengo a sottolinearlo, queste persone si sono guadagnate colori e rispetto e hanno tutto il diritto, ancora oggi, di rivendicare tutti i risultati conseguiti e i trofei alzati al cielo con la Juventus.

La situazione odierna sembra leggermente differente. Dopo il bailamme scatenato da ju29ro.com con il filmato della sciarpa nerazzurra, un altro colore crea imbarazzo in casa Juventus. Le dichiarazioni di Luciano Bruni alla vigilia della partita con la Fiorentina rimbombano come una bestemmia sul sagrato di una chiesa: "Domani spero non perdano né Fiorentina, né Juventus". Certo c'è un bel po' di differenza tra queste dichiarazioni e le urla di Chiarenza alla squadra anche se si stava vincendo 3 a 0.

Dopo il tonfo del marketing bianconero con la storia delle rimanenze dei gadgets, ora anche il settore comunicazione della ricostituita Juventus segna il passo. Ma è possibile permettere ad un allenatore in organico di non auspicare la vittoria della prima squadra? E quando incontreremo la Fiorentina Primavera allora? Cosa succederà? Schiera i ragazzi bendati?

E' proprio vero, non ci sono più le mezze stagioni, e una addirittura manca del tutto. Continuiamo pure a dare fiducia a questa dirigenza, o sarebbe meglio dire, a questo dirigente, che ha accettato di ricoprire tutte le possibili cariche immaginabili, ma non sembra sia ben cosciente né di chi ha intorno, né di quello che lo staff dichiara.

Forse stanno, o sta ancora imparando, che per fare una buona squadra di calcio, non basta fare mercato, ci vuole organizzazione, a tutti i livelli: nei rapporti con la stampa, nei rapporti con i tifosi, con i Club, con gli ultras, con la federazione, con la Lega, con gli avversari, con le società "amiche", con la Uefa, con la Fifa, e si potrebbe andare avanti. Si saranno accorti che non è così semplice? Si saranno accorti che bisogna essere Juventini per piacere agli Juventini? L'alternativa è una sola, se non si è Juventini, bisogna almeno essere vincenti.

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venerdì 16 ottobre 2009

La Settimana Interistica - 14


Sciarada Tautologica
(4, 4 = 8)

Sotto la dittatura
E' liberale
e tu lo segui.
Vuoi perdere il lavoro pure tu?

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Farsa istituzionale

Il Corsera ha informato oggi i lettori che De Santis ha chiesto scusa ai Facchetti; aveva dichiarato a suo tempo che si sentivano al telefono e qualche volta "si è andato oltre il lecito", adesso ha rettificato e spiega che con Facchetti "aveva solo ed esclusivamente rapporti istituzionali ai quali eravamo tenuti dai rispettivi ruoli".

Questa dei rapporti istituzionali ci sembra una bella "via di fuga" per tanti protagonisti, grandi e piccoli, di Calciopoli, perché rimanda alle istituzioni e al loro funzionamento, ai centri di comando nel mondo del calcio (Federazione, Coni, Associazione Arbitri, Can) e allo loro trasparenza, agli interessi che li vincolavano e ai referenti a Milano, Torino, Roma.

Rapporti istituzionali ce li aveva De Santis, ma anche Nucini con Facchetti, ce li aveva Meani con Collina, ce li aveva Carraro con i designatori prima e dopo le partite; avevano tutti rapporti istituzionali, ce li avevano anche Moggi e Giraudo, fermo restando che le istituzioni non si sa bene come funzionavano. Funzionavano come funzionano in un paese civile, oppure erano teatro di una guerra tra bande con Carraro che, tra bilanci, arbitraggi, extracomunitari e passaporti, cercava di evitare che ci fossero morti e feriti gravi? In questo teatro c'erano anche telefonate tra dirigenti ed arbitri?

Su questi spunti ci sarebbe da scrivere un libro (e chissà che un giorno Carraro non lo scriva), ci limitiamo adesso a fare due osservazioni:
- come mai la Figc non si è costituita parte civile nel processo di Milano sullo spionaggio Telecom (eppure è stata spiata), e si è invece costituita a Torino nel processo contro Giraudo e Moggi che da falso in bilancio s'è allargato alla infedeltà patrimoniale (con la quale la Figc non c'entra un tubo)?
- e perché neanche la Juve s'è costituita parte civile nel processo di Milano e, invece, ha promosso la denuncia per l'allargamento del processo di Torino?

Su interrogativi come questi (ma non sono i soli) abbiamo ragionato a lungo come associazione Ju29ro Team, e in tutto quello che abbiamo scritto sul sito chi vuole può trovare spunti per ragionarci da solo.

Notiamo, intanto, che sul Corsera qualcuno che si sigla "f.mo." (e vuoi vedere che è Fabio Monti, il tifoso di Magath?) chiude l'articolo nascondendosi dietro le parole di Blatter, per cui Calciopoli è stato "il più grave scandalo della storia del calcio". A parte il fatto che prima di Blatter questa frase l'aveva detta qualcun'altro, e probabilmente Blatter l'ha letta su un giornale di Milano, noi chiudiamo queste righe con parole nostre e della nostra Associazione, continuiamo cioè a chiederci se Calciopoli non sia stata, comunque, una farsa scritta a più mani tra Milano, Torino e Roma, con dentro anche il Corriere della Sera (evidentemente non f.mo., ma chi nella RCS conta veramente).

Verrebbe a questo punto nuovamente da chiedersi, cioè, se non sia stata una farsa che ha coinvolto tante istituzioni (non solo quelle con la i maiuscola), una farsa istituzionale.

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giovedì 15 ottobre 2009

La memoria di Vocalelli

Già in altra sede vi abbiamo esposto la nostra opinione sulla sfuriata di Lippi nel post partita di ieri. Qui vogliamo parlare però di un articolo che commenta la cosa, e che non poco ci ha colpito. Ci riferiamo all'editoriale del Direttore del Corriere dello Sport, Vocalelli.

Il titolo chiarisce subito l'idea di quella che è la posizione del Direttore: "Piuttosto dica se a Luglio scappa di nuovo". "Scappa di nuovo". Già.

Vocalelli, evidentemente, non conosce la differenza tra chi assolve in maniera trionfale alla propria missione e va via, e chi scappa.
Scappano generalmente i ladri e gli sconfitti. Coloro che in maniera disonorevole, per grave negligenza, non assolvono al compito che è loro assegnato. Nel caso di Lippi, inutile ricordarlo, nulla di tutto questo. Ha vinto il campionato del mondo. Al di là delle più rosee aspettative del più incallito degli ottimisti.

Solo in Italia, ci consenta il Vocalelli, si possono scrivere impunemente simili editoriali. Tendenziosi al di là di ogni ragionevole dubbio. Anche perché, se non erriamo, nel Corriere dello Sport albergavano molte di quelle "jene dattilografe" (citazione di Iosif Vissarionovič Džugašvili) che chiedevano la testa di Lippi e degli juventini prima del mondiale tedesco. Allora, Lippi poteva scappare. Non lo ha fatto, e ha portato la Nazionale alla vittoria. Dopo, da vincitore, è andato via con onore ed è stato vicino al figlio durante il processo per quello che si è dimostrato il farlocco "scandalo Gea".
Il comportamento di Lippi è stato non solo corretto, ma addirittura encomiabile, visto che suo figlio è stato scagionato da ogni accusa, anche minima.
Nessuna jena dattilografa, di quelle che prima ne hanno chiesto la testa e poi si sono fiondate sul carro del vincitore, ha avuto l'ardire di chiedergli scusa. Nessuna.
In compenso, alla prima occasione, di nuovo pronti all'attacco.

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Il sapore del ricatto

Franco Bechis su Libero ci regala un bel pezzo sui retroscena della querelle Sensi-Unicredit. Ultima puntata della saga è, a detta di Bechis, il tentativo da parte di Rosella Sensi di convocare una nuova assemblea degli azionisti di Italpetroli, al fine di nominare un nuovo CdA che escluda il "mastino" di Unicredit: Roberto Cappelli.
Pare che alla banca milanese non abbiano per nulla gradito la manovra, e hanno risposto con la richiesta di pignoramento degli immobili di Italpetroli e di altra società collegata al gruppo.
Non c'è che dire, un bell'ambientino, dove la leale collaborazione tra soci viene prima di tutto.

Ma la cosa che più ci ha colpito dell'articolo non è la narrazione di queste scene di guerriglia societaria, bensì il racconto del Bechis relativo alla mancata vendita delle attività petrolifere del gruppo. Pare che sul tavolo ci fossero tre offerte rifiutate dalla famiglia Sensi. Alle rimostranze del socio-creditore per la mancata vendita, esponenti legati alla famiglia Sensi, secondo l'articolo, hanno così risposto: "Volete mettere in difficoltà la Roma? Bisogna andarci con i piedi di piombo, perché la piazza dei tifosi della capitale è molto sensibile".
L'affermazione, se vera, ha il sapore, indubbiamente, di un ricatto. Evocare e sottointendere a possibili scontri di bande di scalmanati non è una bella cosa (per tenerci sul moderato).

Appare sempre più evidente che Unicredit sia impelagata in un buco nero dove si intrecciano, in un groviglio inestricabile, (s)ragioni di ordine politico e di ordine pubblico, che impediscono il raggiungimento del sacrosanto fine del creditore: il recupero delle somme prestate.

Ci viene un po' da pensare al famoso sentimento popolare di Sandulliana memoria: cosa sarebbe successo qualora la Covisoc, negli anni passati, avesse bloccato Sensi padre impedendogli lo sperpero che ha originato il buco nero?
Cosa sarebbe successo se si fossero prese le giuste e previste (dal codice) decisioni sullo scandalo dei passaporti falsi che coinvolse anche la Roma?
Cosa sarebbe successo qualora la Juventus fosse stata assolta (come giusto, per Bacco!) nello scandalo di Calciopoli?
C'è qualcuno che soffia sul sentimento popolare?

Noi, nel dubbio sposteremmo la sede della FIGC via da Roma. Non è manco originale come cosa. Già gli imperatori, quando l'aria diventò mefitica, se ne andarono a Ravenna.

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mercoledì 14 ottobre 2009

L'equivoco dello scandalo Telecom

Hanno fatto molto rumore le dichiarazioni di Bergamo durante la trasmissione "La Juve è sempre la Juve". Secondo l'ex designatore, l'Inter sarebbe la committente di un fascicolo che conterrebbe anche intercettazioni o comunque l'evidenza dell'avvenuta intercettazione. Apriti cielo! La stampa ne ha parlato, e addirittura l'Inter ha minacciato querela, qualora Bergamo non avesse rettificato. Si noti che il mitico "Atalanta", in un'intervista concessa il giorno successivo a "il Tirreno", ha confermato le sue dichiarazioni e della querela interista però non vi è finora traccia.

Sia come sia, a me pare che tutto questo frastuono sulla possibile esistenza di intercettazioni vocali non aggiunga né tolga nulla all'enorme gravità dello scandalo Telecom.
Già il fatto che esistano dei dossier ("pratiche", nel linguaggio tavaroliano) indica che stiamo a parlare di gestione integrata di informazioni (reperite illegalmente, sottolineo).
La gestione integrata presuppone un'analisi comparativa dei dati, la possibilità di incrociare i medesimi, dando l'opportunità di conoscere in maniera molto approfondita la vita dei malcapitati finiti sotto la lente d'ingrandimento degli "attenzionatori".
Ricordiamo che De Santis (ma la cosa si evince anche da molteplici articoli della stampa), in un'intervista al Tg5 di circa due anni e mezzo fa, parlò del dossier a lui intestato come di un insieme di informazioni pescate dal casellario giudiziario, da fonti di Polizia, dall'Agenzia delle Entrate, da tabulati telefonici, da pedinamenti, dal catasto e dal suo c/c bancario.
Come potete notare, se così stanno le cose, stiamo parlando di uno screening molto approfondito, che permette una conoscenza dettagliata della vita dello spiato. Ci vuole poco a capire che con tutti questi mezzi di raccolta di informazioni si ha in mano, secondo me, una formidabile arma di pressione/ricatto nei confronti delle vittime, aldilà del fatto che vi siano o meno intercettazioni vocali.
Quindi mi pare molto riduttivo, come vorrebbe fare certa stampa, impostare la questione sulla mera presenza di intercettazioni vocali, e quindi nel caso ci siano, reato gravissimo, nel caso non se ne abbia evidenza, invece, piccola marachella di quel "birbante" di Tavaroli.

Prima di accusare qualcuno di essere il mandante di questa gravissima attività di spionaggio, aspettiamo però il processo di Milano. Sperando che giustizia venga fatta. Sarebbe comunque incredibile credere che "la scheggia impazzita della Telecom" abbia fatto tutto da sola, senza ordini superiori. Cosa se ne facevano di questi dossier gli imputati? Difficile credere che li volessero sbattere sul muso a qualche amico juventino nel corso di una disputa al Bar dello Sport, o no?

Drago di Cheb

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Un Sudafricano a Roma

Siamo alla vigilia della passerella premondiale dell'Italia contro Cipro, una partita disinnescata dal meritato pareggio contro l'Irlanda, ed in effetti si parla di tutto tranne che della partita.
Non abbiamo nemmeno cominciato a giocare il mondiale che già si pensa al sostituto di Lippi, chi sarà mai il Donadoni di turno questa volta? Risposta difficile, Ancelotti, Capello, oppure promuoveranno Casiraghi?
Gli altri argomenti sono i tre tormentoni che ci porteremo avanti a lungo: Cassano a furor di popolo in Nazionale, Lippi Direttore Tecnico della Juventus stagione 2010/2011, ed il più chiacchierato, il ritorno di Totti in Nazionale. Due pesi e due misure se non tra i media, almeno nella testa di Lippi, che rifiuta a prescindere ogni apertura a Cassano, giovane sano e talentuoso, mentre per il Pupone, acciaccato goleador nell'anno solare, nicchia e lascia socchiusa la porta.
Ma Antonio e Francesco sono ancora amici? Il "furor di popolo" sembra non aiutare Fantantonio mentre, si sa, quando una porta viene solo appoggiata, le correnti aiutano a spalancarla. Abete ha dichiarato "Francesco vorrebbe, Lippi potrebbe...", De Rossi spinge il capitano dal ritiro di Coverciano "Totti azzurro? Sarebbe bello", e Lippi stesso non esclude nessun nome. E i media? Beh tra sondaggi, dichiarazioni di stima e titoloni la volata a capitan presente la stanno tirando.

Sarebbe bello, sì, sarebbe bello per Totti prendere l'aereo per il Sudafrica, specialmente se il biglietto l'ha pagato qualcun altro, correndo e sudando.

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Donna, è arrivato l'arrotino!

E' recente la notizia, riportata anche su News Week, che la Juventus stia cercando un terzino destro abile nell'inserimento e nella spinta laterale. Gli attuali titolari del ruolo non sembrano garantire adattabilità a nuovi schemi, quindi i nomi ventilati dagli addetti ai lavori sono Rafinha, Sagna, Beck fino ad arrivare a Mesto, forse il preferito. Ancora una volta la convergenza economica legata alle comproprietà sembra prevalere rispetto alle reali esigenze tecnico/tattiche della squadra, così Criscito e Palladino rientrerebbero nel mesto affare.

Il buco lasciato da Blanc tra le cariche societarie (non ci risulta faccia anche mercato) induce altri DS ad elargire consigli gratuiti per gli acquisti. Corvino ha recentemente dichiarato: "Melo? Nel ruolo ha pochi eguali al mondo Ora è stanco, ma può decidere la corsa al titolo. Secco cerca un terzino? Con Boateng va sul sicuro. Consiglio pure Parshivlyuk". Fa praticamente follow up alla vendita, oltre a consigliare i rinforzi per una rivale. Epperò, che competenza!

Quando la matassa verrà sbrogliata capiremo chi fa davvero il mercato della Juventus; Lippi è chiacchierato sin dai tempi di Iaquinta, si mormora di Marotta come possibile nuovo arrivo, mentre il Direttore Sportivo della Fiorentina dà indicazioni. E Secco? Sarà andato a controllare perché si è spento il fax?

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martedì 13 ottobre 2009

Ma quanto gode Gauderique?!

Jean-Claude Roger Gauderique Blanc da Chambéry (in arte, Monsieur Blòn) ride e gode dal 29 giugno 2006.
In quel (fausto per lui, infausto per noi) giorno, fu nominato amministratore delegato e direttore generale della Ridentus.
E grazie a questo accumulo di cariche ha iniziato ad accumulare una piccola fortuna personale.
Basta leggere i bilanci della Ridentus.
Guaderique ha concluso il primo triennio alla guida della Ridentus con il compenso record di 2,67 milioni lordi complessivi (cfr. progetto di bilancio al 30 giugno 2009). Questa somma è comprensiva di 1,2 milioni lordi, corrispondenti al "valore maturato dell'additional compensation, che - precisa una nota nel bilancio - sarà erogato al termine del piano di sviluppo a medio termine approvato dal consiglio di amministrazione del 14 marzo 2007, al lordo degli effetti dell'attualizzazione finanziaria".
Ma anche nei due anni precedenti i compensi di Gauderique, sempre comprensivi dell'"additional compensation", sono stati più che congrui: 2,21 milioni e 2,37 milioni.
E dal prossimo 27 ottobre Gauderique godrà ancor di più. Da trinità ridentina, infatti, non potrà che veder incrementare i suoi già lauti compensi.

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Scampato pericolo

Ieri sono state presentate le liste per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Ridentus.
L'Exor, azionista di maggioranza assoluta della società di Fermo Ferraris, ha indicato sei consiglieri (tutti già attualmente in carica): Marzio Saà, Carlo Barel di Sant’Albano, Jean-Claude Blanc, Aldo Mazzia, Riccardo Montanaro e Camillo Venesio.
I libici della Lafico hanno presentato la documentazione relativa al proprio candidato per il rinnovo del CDA: trattasi di tale Khaled Fareg Zentuti, che entrerà in consiglio, il prossimo 27 ottobre (giorno dell'assemblea degli azionisti), in qualità di amministratore indipendente.
Scampato pericolo, quindi.
Nessun figlio di papà in CDA.
Nessun piccolo Stevens (basta già, e avanza ampiamente, quello grande come presidente onorario).
Nessuna (ex) favorita di corte.

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Lo smemorato di Firenze

Ecco cosa dice il portiere della Fiorentina Frey sulla Juventus dei farabutti: "Ai tempi di Parma ci furono degli episodi sfavorevoli talmente evidenti che ti chiedi: ma come è possibile? Non a caso poi c'è stata Calciopoli".
E noi che pensavamo che le stralunate dichiarazioni di Dino Baggio fossero dovute al precoce pensionamento. Sbagliato.
A questo punto non rimane che un'altra ipotesi: il latte che forniva al Parma quel galantuomo di un presidente chiamato Calisto Tanzi era, per forza di cose, un latte particolare. Un latte che fa dimenticare il passato per quello che è stato realmente, e aiuta a plasmare i ricordi come meglio conviene. Chiamiamolo latte antifrustrazione.

Infatti il signor Frey dimentica una cosa fondamentale: la sua Fiorentina fu coinvolta in Calciopoli, e anche in maniera pesantissima, tanto è vero che ebbe una bella penalizzazione.

Dunque, se Cupola fu e Calciopoli non è venuta a caso, bene, tra i beneficiari dell'associazione per delinquere vi era anche il signor Frey che gioca, appunto, nella Fiorentina.
Il latte di Tanzi, oltre ad essere a lunga conservazione, evidentemente ha effetti sulla memoria anche a scoppio ritardato.

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lunedì 12 ottobre 2009

Revocazione e revisione

Contrariamente a quanto hanno scritto e continuano a scrivere in tanti, le decisioni della giustizia sportiva "inappellabili e divenute irrevocabili" possono essere modificate per revocazione o revisione, lo dice l'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, specificando che la revocazione viene chiesta da chi può dimostrare di essere stato condannato ingiustamente, mentre la revisione deve essere richiesta dalla Corte di Giustizia Federale in presenza, per esempio, di una "acclarata falsità" nel precedente procedimento.

Come esempio di revocazione abbiamo a suo tempo illustrato qui sul blog il caso Guardiola, condannato per doping: concluso l'iter della giustizia ordinaria che l'ha scagionato, Guardiola ha chiesto l'annullamento della sentenza sportiva, nominalmente inappellabile; la Federazione ha fatto resistenza, ma in secondo grado ha dovuto cedere e la sentenza è stata annullata.

Leggendo oggi la polemica tra Bergamo e l'Inter sullo spionaggio, viene da pensare all'altra possibilità di modificare una sentenza passata in giudicato, e cioè alla revisione. Bergamo ha accusato l'Inter di averlo spiato e intercettato, la società di Moratti ha minacciato querela, ma Bergamo non solo ha ribadito l'accusa, ma ha anche aggiunto che i committenti dello spionaggio sono stati Facchetti e Moratti.

Si dà il caso che sullo spionaggio dell'Inter la giustizia sportiva abbia emesso una sentenza di improcedibilità collegata al fatto che Facchetti nel frattempo era deceduto; gli atti di quel procedimento ce li ha Palazzi, e li conosce solo lui: di sicuro sullo spionaggio è stato sentito Moratti, di sicuro Moratti non è stato ritenuto da Palazzi colpevole, perché altrimenti il processo sarebbe andato avanti; evidentemente Moratti s'è chiamato fuori da quella attività illecita, evidentemente la stessa finiva per dover essere addebitata solo a Facchetti e di qui la decisione di improcedibilità.

Adesso c'è l'accusa di Bergamo, che sarà passata al vaglio nel processo di Milano sullo spionaggio di Tavaroli; secondo Bergamo committente dell'attività di spionaggio e intercettazione era proprio Moratti e questo siamo certi che non è quanto risulta nelle carte del procedimento portato a termine da Palazzi.

Domanda: se a Milano Tavaroli dovesse confermare che lo spionaggio nel calcio (non solo Bergamo, ma Moggi, la Juve, la Figc) è stato commissionato dal signor Moratti, secondo voi la Corte di Giustizia Federale chiederà la revisione della sentenza di improcedibilità?

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Gli spari sopra


Non ci giro molto attorno: sono contento.
Sono contento che i nuovi dirigenti, tanto bravi, 3 anni fa, a giocare di sponda con i livorosi diffamatori anti-juve, provino sulla loro pelle lo stesso trattamento.
Oddio, più che sulla loro pelle, su quella di Cannavaro, il quale ora rilascia in giro interviste in cui, nemmeno troppo velatamente, manifesta la propria incazzatura per le castronerie societarie sulla documentazione relativa al caso. Bene, bravi, bis.
Sorridete, nuovi manager simpatici a interisti e romanisti, gli spari sopra sono per voi. E mi raccomando: se qualche magistrato in vena di sperimentazioni giuridico-sportive dovesse aprire un'inchiesta sul caso, magari per frode sportiva per abuso di pungiglioni, chiamate Zaccone e patteggiate senza esitazione una puntura congrua.

Pubblichiamo lo sfogo di Mario Incandenza sul caso Cannavaro, a giorni troverete su www.ju29ro.com l'articolo dove sono riportate le opinioni dei nostri redattori. Ne leggerete delle belle!


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domenica 11 ottobre 2009

La Settimana Interistica - 13


Sciarada
(6, 4, 4, 2 = 8, 8)

Carabinieri
"Nell'entroterra friulano
ci sarà un blocco, Appuntato!"
Partenza trionfale
verso il luogo conosciuto.

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Il paradosso del fax

Quante volte vi è capitato, sul lavoro, di ricevere una telefonata (di un cliente, un fornitore o un dipendente) che immancabilmente si concludeva con questa frase: "Va bene, tra dieci minuti ti mando un fax"? Se non vi è mai capitato alzate la mano.

In relazione all'affaire Cannavaro, ci dicono le cronache che le cose, tra Coni e Juventus, non funzionano esattamente in questo modo: pare che a Roma si siano molto lamentati del fatto che a Torino tengano i fax spenti, fatto che impedisce la trasmissione di documenti tra le due parti in causa.
Eppure la cosa si sarebbe potuta risolvere in modo piuttosto semplice, sarebbe bastato fare una telefonata per avvertire la Juventus che dal Coni avevano l'urgenza di inviare la documentazione per risolvere la vexata quaestio.

Per noi juventini poco male, il fatto che tra Corso Galfer e il Coni non vi siano comunicazioni telefoniche ci dà la certezza che non vi siano orecchi indiscreti (legali o meno) all'ascolto. E se vi sono, esse non potranno imbastire gogne a mezzo stampa ricamando su presunti favoritismi del Coni.
Bene per noi. E il Coni non si arrabbi, pazienza se la Juventus non apre le raccomandate, non chiama al telefono e spegne il fax.

Forse Cobolli si avvale di un sistema di piccioni viaggiatori, peccato che Gigli si sia dimenticato di comunicarlo. Ma come doveva avvenire la comunicazione?

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sabato 10 ottobre 2009

Ritardi e omissioni

In una trasmissione televisiva l'ex-designatore Paolo Bergamo ha detto di essere stato spiato e intercettato dall'Inter, e che si è costituito parte civile nel processo di Milano sull'attività di dossieraggio della security Telecom (Tavaroli e compagnia cantante). Qualche giornale oggi dà rilievo alla notizia, lo fa anche il Corriere della Sera che nel titolo, tanto per dare una dritta ai lettori, scrive "Bergamo accusa con tre anni di ritardo", e nel commento aggiunge che si tratta di un ritardo sospetto.

Possiamo capire l'imbarazzo del Corsera a trattare lo spionaggio di Tavaroli, non ci saremmo sorpresi se l'accusa di Bergamo non avesse trovato spazio sul giornale, ci sembra però che pubblicarla per sottolineare il ritardo sia un'offesa a tanti lettori.

Lo è per tanti motivi e principalmente, visto che il nostro è un sito di informazione sportiva, perché sullo spionaggio dell'Inter nel mondo del calcio è stata emessa dalla Procura Federale una sentenza di improcedibilità che grida ancora vendetta, e che adesso sarà messa a dura prova dai processi di Milano (non solo quello Telecom, ma anche la causa intentata da Vieri).

Il Corsera su quella improcedibilità non si è mai pronunciato, ed oggi omette di ricordarla, proprio oggi che sullo stesso giornale Piero Ostellino ricorda il conflitto d'interessi dei giornali "di proprietà dei poteri economico, industriale e finanziario".

Il buon Ostellino ribadisce oggi nel suo articolo un'accusa che da sempre muove ai giornali, "compreso il mio giornale", compreso il Corsera; l'accusa di "non offrire all'opinione pubblica un quadro esauriente dell'ordine socio-politico-economico e di non fornirle gli strumenti concettuali per reagirvi e, se necessario, cambiarlo".

Qui parliamo di pallone, di Bergamo, di Calciopoli, dello spionaggio di Tavaroli, dei committenti e di Palazzi che non procede, mentre Piero Ostellino ragiona in grande sui problemi generali dell'informazione e del paese: ma la sua amara conclusione sulle omissioni della carta stampata, che non offre all'opinione pubblica una corretta informazione, vale in generale e vale anche per il piccolo mondo del pallone.

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Italia: Il diavolo e l'acqua santa

Non bastano volontà e polmoni alla giovine Italia per superare il turno ai Mondiali Under 20. Non siamo decisamente fortunati con gli arbitri sudamericani; dopo le strane decisioni dell'ecuadoriano Moreno nel 2002, ora le tre espulsioni del colombiano Ruiz contro l'Ungheria, rossi confinanti. Tutti a casa quindi i ragazzi di Rocca, a raggiungere i giovani juventini, allenati oggi da Luciano Bruni, cresciuto nel vivaio viola fino al debutto con la Fiorentina in serie A. Sempre più bianconeri a Vinovo, complimentoni!

A disposizione di Bruni, tutto il tempo necessario per allenare i nostri ragazzi, rimasti tutti in patria durante i mondiali egiziani, forse a celebrare il nuovo corso promosso dalla dirigenza: "Ripartiremo dai giovani", infatti son partiti tutti tranne loro!!

La nazionale maggiore, invece, si appoggia ancora sullo zoccolo duro della zebra, attingendo abbondantemente dal reparto difensivo (Buffon, Grosso, Chiellini, Cannavaro e Legrottaglie), liberando solo all'ultimo respiro l'ormai convalescente Marchisio, in stampelle per un mese, e forzando su un già logoro Camoranesi. Chiudiamo con la convocazione di Iaquinta tra gli avanti, nonostante la non brillante prova nell'ultima vetrina di campionato contro il Palermo.

Attendiamo fiduciosi i commenti dei media nostrani in caso di sconfitta dell'Ital-Juve quindi, nel dubbio, mettiamo le mani avanti provocando appositamente. Così come ha brillato la giovine Italia sconfitta senza bianconeri, lasciamo brillare, indipendentemente da questi, anche quella maggiore e rendiamo contenti tutti i denigratori della Juventus, ritirando i nostri calciatori. Sfatta l'Italia, facciamo gli italiani, a Lippi non resterebbe che scendere a patti col diavolo o, in alternativa, chiedere al Trap un po' di acqua santa.

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venerdì 9 ottobre 2009

Mascherano e mascariate

"Sogno o son desto?".
Chissà quanti juventini lo hanno pensato leggendo la notizia che la Juventus avrebbe posato i propri occhi sul centrocampista del Liverpool Mascherano. Pensate un po' che centrocampo: Sissoko, Melo, Mascherano, Marchisio. Roba da far rizzare i capelli in testa agli amanti della "Old Lady" torinese: crediamo, senza dubbio, che in Italia un centrocampo del genere non avrebbe nessun rivale.

Poi, certo, scorrendo le pagine dei giornali (in particolare la Repubblica, con un articolo a firma E. Capodacqua), si torna al solito vecchio tran tran: Cannavaro pizzicato positivo all'antidoping.
Contrordine! Niente doping, solo una cura per un possibile choc anafilattico, con annesso equivoco causato dalla negligenza di un impiegato che non si è degnato di aprire una raccomandata proveniente dal Coni.
Ovvio che la cosa abbia dato la stura al peggiore antijuventinismo, ben rappresentato dall'articolo di Capodacqua, che naturalmente ha visto anomalie e stranezze. Il giornalista si domanda, per esempio, come mai dalla data della somministrazione del farmaco all'arrivo dei risultati dell'antidoping siano passati 40 giorni. Però immediatamente si dà la risposta: "Ma, ovviamente, c'è da fare i conti con gli impegni (spesso onerosi) del laboratorio antidoping". Eh già Capodacqua, ci facciamo le domande e ci diamo le risposte: l'importante è instillare il dubbio che ci sia qualcosa che non va. Del resto parliamo della Juve!
Non basta, c'è anche la perla delle perle; "Secondo quanto trapelato, la data del test sarebbe quella del 30 agosto, quando si è giocato il match fra Roma e Juve". Ovvio, se la Roma è stata umiliata, qualcosa di male deve esserci per forza, vero Capodacqua?

Però noi non ce la prendiamo con i giornalisti. La colpa è della società Juventus, che evidentemente ha al proprio interno dei dilettanti allo sbaraglio. Peggio, degli irresponsabili. Ovvio che chi ci odia, e passa la vita con la bava alla bocca appena sente la parola Juventus, approfitti della situazione per montare la solita "mascariata" antijuventina.
In questa situazione, cara dirigenza, a che serve costruire il miglior centrocampo d'Italia, acquistando magari Mascherano, quando poi non si è in grado di difendere, anzi, tutelare, i propri calciatori?

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Era solo dossieraggio?


26 settembre 2006, Marco Tronchetti Provera, presidente uscente Telecom Italia, afferma:
"Telecom Italia non fa intercettazioni: in 344 pagine dell'ordinanza non esiste una riga che parli di intercettazioni; Telecom Italia collega le procure attraverso le linee, i tavoli sono gestiti dalle procure". L'indagine sulle intercettazioni illegali, chiarisce ancora Tronchetti, non ha per oggetto Telecom.
Si noti che Tronchetti in questa intervista del 2006 non ha "chiarito" proprio nulla, visto che la Telecom è attualmente sul banco degli imputati. Non da sola, ma con la Pirelli a fargli compagnia (nota del Team).

2 ottobre 2006, Guido Rossi, nuovo presidente di Telecom Italia, sentenzia: "Le intercettazioni non c'entrano con Telecom Italia perché Telecom non può intercettare, legalmente o illegalmente".

9 ottobre 2009, a chi si riferirà Bergamo nel video che riportiamo sopra?

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giovedì 8 ottobre 2009

L'affare si ingrossa!

A distanza di 24 ore siamo costretti a ritornare sulla faccenda della candidatura romana alle Olimpiadi che si intreccia, stando alle cronache, con la questione degli stadi da noi seguita costantemente.

La Gazzetta ci informa, infatti, che ieri è passata al Senato la famosa legge sugli stadi di proprietà. Questa legge consentirà, oltre ai tassi agevolati, anche procedure più snelle in relazione all'ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie da parte degli enti locali. E già qui la cosa si fa allarmante: prendiamo per esempio il progetto della Roma, che non solo riguarda la costruzione di uno stadio, ma anche la costruzione di edifici ad uso commerciale e addirittura residenziale. Ecco, potete immaginare, procedure più snelle significano, gioco forza, meno controlli e, di conseguenza, aumento del rischio di abusi. Già uomini del WWF, certo non gli ultimi arrivati, sul progetto di stadio romanista hanno espresso forti timori.

Ma il bello non è questo: secondo l'autore del pezzo apparso sul "giornale" milanese, questa legge favorirà la candidatura dell'Italia agli Europei di calcio e anche alle prossime Olimpiadi. Lasciamo stare per un giorno le obiezioni di ordine economico, politico e morale avanzate, da noi, ieri. Concentriamoci su un altro aspetto: la tutela del paesaggio.
Procedure più snelle implicano minori tutele: quante di queste garanzie verrebbero sacrificate in nome di un'Olimpiade e in nome di un Europeo di calcio?
Siamo dei malpensanti? Diciamo che siamo dei sospettosi a buon diritto, visto che altra notizia interessante di oggi è l'indagine inerente a presunti abusi edilizi effettuati in occasione dei Mondiali di Nuoto, svoltosi la scorsa estate a Roma.

Insomma, dietro a tutto questo trambusto di leggi per la realizzazioni di stadi, candidature a Europei di calcio e a Olimpiadi potrebbe verificarsi, oltre a un immenso spreco di danaro pubblico, anche un enorme saccheggio del territorio.

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La Settimana Interistica - 12


Sciarada
(2, 6, 2, 2 = 6, 6)

Il contratto del secolo
All'opera è la penna coraggiosa:
sigla un piccolo illecito
e unisce gli opposti indecisi.

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mercoledì 7 ottobre 2009

Cosa vuol capire Verdelli?


Il direttore della Gazzetta dello Sport, Carlo Verdelli, scrive oggi che non ha capito come mai Cobolli Gigli non sia stato confermato alla presidenza della Juve, e lo scrive in prima pagina con la dicitura colorata "editoriale": così tutti, non solo gli avventori del bar sport, si rendono conto che è una cosa molto importante.

Il fatto strano è che John Elkann, che non ha confermato Cobolli, è uno dei proprietari della Gazzetta: e allora verrebbe da dire che Verdelli faceva prima a prendere il telefono e a chiederglielo di persona.

Ancora più strano è che nel giornale c'è l'intervista ad Elkann che spiega: "Non è una novità, è un progresso", col giornalista che specifica che la parola giusta è progression (in francese), che vuol dire "volontà di fare un passo avanti".

A questo punto, visto che la Juve l'anno scorso è arrivata seconda, anche il direttore della Gazzetta di Roccella Jonica capirebbe che a Torino stanno dicendo che vogliono vincere il campionato, e che contano di farlo con un presidente diverso da Cobolli Gigli. Intendiamoci: dire che si vuol vincere è facile, vincere per davvero è molto difficile, di sicuro a Torino lo stanno dicendo.

L'imbarazzo di Verdelli che chiede altre spiegazioni è quindi davvero singolare, a meno che uno non pensi che tra gli altri comproprietari della Gazzetta c'è anche Tronchetti Provera, che magari nel giornale conta più di John Elkann, e di sicuro sta con l'Inter e col suo amico Moratti. Ecco, se uno pensa questo e si mette nei panni di Verdelli, allora il suo editoriale di oggi, che non a caso è titolato "Fateci capire", diventa più comprensibile.

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L'etica dell'appalto

Dopo la vittoria della candidatura di Rio de Janeiro per l'organizzazione delle Olimpiadi del 2016, secondo i conoscitori delle cose del Comitato Olimpico, si apre la via per una candidatura europea, con ottime possibilità di vittoria.
Naturalmente noi italiani non ci facciamo mancare nulla. Immediatamente l'eterno Petrucci ventila la possibilità di una candidatura italiana.

A ruota fanno eco alcune amministrazioni locali, che candidano le loro città: Alemanno candida Roma (sai che novità, esiste qualcosa a cui la città eterna non si sia candidata?), Cacciari candida Venezia (e la fragilità del territorio che si sbandiera per ottenere finanziamenti per opere faraoniche come il Mose?), i sindaci della Romagna si sono già uniti in comitato per sponsorizzare la candidatura collettiva della Romagna (con buona pace dello statuto Cio, che pretende la candidatura di una città e non di un territorio!).

In sostanza, sembra quasi di essere di fronte ad un "assalto alla diligenza" da parte degli enti locali che, ingolositi dalla gran massa di appalti e progetti legati ad un evento come un'Olimpiade, vorrebbero acquisire risorse per risollevare i territori da essi amministrati. Una sorta di Keynesismo sportivo.
Non importa se, per tutta una serie di ragioni, di equità o politiche o ambientali, il territorio candidato è inidoneo.
Magari non importa nulla neanche del fatto che in Italia i soldi potrebbero essere spesi in modo migliore.
Senza voler fare moralismo d'accatto, è etico spendere decine di miliardi per un'Olimpiade quando, parola di Bertolaso, la gran parte dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico?
E' etico spendere per un'Olimpiade quando lo Stato non riesce a garantire luoghi decenti per impartire un'istruzione alle giovani generazioni?
E' etico spendere per una paraolimpiade quando i propri cittadini portatori di handicap soffrono continuamente a causa delle barriere architettoniche?

Domande che ai nostri rappresentanti sportivi, che hanno immediatamente proposto le candidature, probabilmente non interessano: finché c'è "Grande Evento" c'è speranza!

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martedì 6 ottobre 2009

Grazie, Giovanni!


Arriva la conferma, addirittura parla John Elkann: Blanc sarà il dittatore della Juventus, infatti assommerà le cariche di presidente esecutivo, amministratore delegato e direttore generale. Crediamo che una simile investitura, nel gruppo Fiat, non l'abbia avuta manco il mitico professor Valletta. Ma c'è sempre una prima volta. Che Dio ci aiuti.

Parole non di circostanza, da parte di Yaki, per l'ormai ex presidente Cobolli Gigli: "Voglio ringraziare Cobolli Gigli per questi tre anni molto difficili, in cui ha dato tanto. Grazie al suo lavoro, potrà assumere altri incarichi in futuro".
Ovvi ringraziamenti, e una impegnativa promessa di nuovi incarichi: già si segnala panico tra gli operai e gli impiegati del gruppo.

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Addio Marek. Grazie di tutto!

Solo per caso, gironzolando nel blog di Gad Lerner, abbiamo appreso la triste notizia della scomparsa di uno dei più grandi eroi del secolo scorso: Marek Edelman, vice comandante dei rivoltosi del Ghetto di Varsavia.

Il sistema informativo evidentemente non ritiene la notizia importante: la testimonianza di vita di Marek, ci rendiamo conto, stride con il modello che la TV e i giornali ci propinano.

Noi, nel nostro piccolo, riteniamo giusto rilanciare la notizia.

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lunedì 5 ottobre 2009

Il tifoso è mobile!

Il tifoso, si sa, "è mobile qual piuma al vento. Muta d'accento e di pensiero". Senza dubbio, però, i giornalisti sportivi sono ancora più volubili dei tifosi che dovrebbero informare.
Avete presente i titoloni e gli articoli ossequiosi sulla Juventus di Ferrara pubblicati da Tuttosport? Contrordine Signori!
Ecco cosa scrive il suo Direttore, Paolo De Paola: "Melo è un genio del male (perché Ferrara non lo ha so­stituito?). Idem Camoranesi. Diego è un'ombra rispetto al campione che dovrebbe illuminare la squadra. E stendiamo un velo pietoso sulla difesa. Grosso capofila di un altro settore di­sastroso."

A noi pare un'esagerazione. Proviamo infatti a mettere dei paletti:

- La Juventus ha cinque punti in più rispetto all'anno scorso.
- La Juventus ha cambiato modulo tattico, con tutte le controindicazioni del caso.
- La Juventus ha un allenatore al primo anno di attività, e l'inesperienza bisognava metterla in conto.
- La Juventus aveva Sissoko, Cannavaro, Del Piero e Marchisio fuori, e scusate se è poco.
- La Juventus ha giocato tre giorni fa una partita molto impegnativa a Monaco di Baviera.

Detto tutto questo, secondo noi la squadra ha bisogno di un riassetto a livello tattico: il rombo di centrocampo lascia scoperte e vulnerabili le fasce laterali, e noi come esterni bassi non abbiamo Maicon e Maldini. Un ritorno al 4-4-2, o il passaggio al 4-2-3-1, potrebbero essere le soluzioni più appropriate per garantire copertura ai due terzini.
Naturalmente, come i nostri affezionati lettori sanno, queste cose le abbiamo scritte prima della batosta palermitana.
Ora, però, parlare di Felipe Melo come di un "genio del male" ci pare quantomeno azzardato. Stesso discorso per Diego, passato da erede di Pelè dopo il "sacco di Roma" a ombra di giocatore.
Va bene criticare (anche per pungolare), ma evitiamo di buttar via il bambino con l'acqua sporca!

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La mancata chance

Mi ha colpito molto la vicenda di Berlusconi che deve risarcire De Benedetti per la vecchia storia che, ai tempi, venne definita "guerra di Segrate".
Mi ha incuriosito molto sia l'enormità della cifra in ballo (quasi 750 milioni di euro), sia la motivazione della sentenza: la cifra è dovuta per la "mancata chance" subita da De Benedetti, che non ha potuto creare il maggior gruppo editoriale italiano.
Lungi da me l'idea di affrontare questo argomento dal punto di vista giuridico; ho ormai sbiaditi ricordi anche del mio caro vecchio libro di Diritto Privato (il mitico Torrente-Schlesinger, ah cari bei tempi andati) per azzardare commenti.

Però, da uomo della strada, un pensiero mi è venuto in mente: a quanto ammonterebbe il risarcimento per la "mancata chance" che la Juventus ha dovuto subire per lo scandalo di Calciopoli?

Proviamo a fare un giochino, le cifre le lascio a voi:

- Mancata chance di partecipare alla Champions League per due anni di fila.
- Mancata chance di partecipare alla serie A per un anno.
- Mancata possibilità di competere per vincere causa distruzione della squadra.
- Mancata possibilità di acquisire nuovi sponsor visto il danno d'immagine.
- Mancata possibilità di usufruire della competenza tecnica dei migliori manager del calcio italiano (Moggi-Giraudo-Bettega).
- Mancata possibilità di usufruire della competenza del miglior allenatore del calcio italiano (Capello).
- Congelamento per tre anni della costruzione dello stadio di proprietà, con annessa mancata chance di avere un vantaggio ancora maggiore rispetto alla concorrenza.

Naturalmente, oltre a questa "mancata chance", che a rivedere di sfuggita il mio vecchio libro sembra assomigliare al "lucro cessante" (almeno "roughly", per dirla all'inglese), vi è tutta la questione legata al "danno emergente".

Fate un po' voi i conti sul "danno emergente", visto che a me la domanda che assilla è un'altra: nel caso in cui Giraudo fosse assolto per il reato di associazione a delinquere, chi dovrebbe ripagare la Juventus, i suoi azionisti e i suoi tifosi per tutti i danni morali, da "danno emergente" e da "lucro cessante"?

Quasi quasi scrivo una lettera all'avvocato Franzo Grande Stevens!

Drago di Cheb

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No Comment... Anzi sì!


Ferrara: "Adesso c'è la pausa per le Nazionali e non avrò a disposizione molti giocatori. Con chi resta dovremo capire, analizzare il momento".
Oh Ciro, ma se rimanete in quattro a Vinovo, che cosa vuoi analizzare?? Al massimo puoi fare una partita a scopa, e nemmeno d'assi!

Ferrara/2 su Melo: "Quella è la sua posizione e non credo voglia giocare più avanti. Ha giocato tantissimo, ha speso tantissimo e un po’ di stanchezza e chiaro che ci può essere".
Due domande due. Chi decide la posizione di Melo in campo? E' già stanco alla settima di campionato a 25 anni? Rispondi pure con calma.

Zamparini: "Cara Juve, vinci tu il campionato".
'Na forchettata di cazzi suoi no eh?

Calciomercato.com: "Da segnalare una traversa di Diego e un palo di Miccoli".
Da aggiungere 2 goal del Palermo e altre 4 o 5 limpide occasioni. Non ci facciamo mancare nulla.

Cobolli Gigli: "Sono convinto che avremo la possibilità di fare bene in campionato, in Champions e non mi dimentico la Coppa Italia".
Una memoria di ferro. Gli anticipiamo una nuova parola: Europa League. Se non si sveglia dovrà imparare presto a pronunciarla, e soprattutto a ricordarla.

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domenica 4 ottobre 2009

Palermo - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6+
Si guadagna la pagnotta. Per il resto, assiste incolpevole allo scempio

Jonathan Zebina: voto 4
Disastroso in entrambe le fasi, finisce stravolto dopo 60 minuti. Queste sono le partite che dimostrano la sua assoluta inaffidabilità

Nicola Legrottaglie: voto 4
Sembra tornato Infradito. Ridicolizzato a ripetizione da Cavani e Miccoli, Cannavaro dove sei?

Giorgio Chiellini: voto 5
Il meno peggio del reparto difensivo. Paga il folle schieramento iniziale, e la forma disastrosa dei compagni, ma ci aggiunge anche del suo

Fabio Grosso: voto 4.5
Vedi Zebina, con qualche follia in meno

Mauro Camoranesi: voto 5
Parte benino, poi si perde come gli altri. Meriterebbe l'espulsione per doppia ammonizione per il solito fallo di frustrazione, quando si deciderà a crescere?

Felipe Melo: voto 5.5
Uno dei pochi che provi a giocare al calcio, ma ha sulla coscienza il primo gol. Viaggia alla media di una cazzata a partita, non ci siamo

Christian Poulsen: voto 5.5
Non si può dire che abbia giocato malissimo, ma al solito si limita all'ordinaria amministrazione, gestita con il minimo sforzo e senza un acuto

Diego: voto 5.5
Insieme a Melo, tra i pochi che provino a giocarsela, sebbene sia ancora lontano dalla migliore condizione. Incomprensibile la sua sostituzione

Vincenzo Iaquinta: voto 5
Impegno, corsa, dedizione, ma anche tantissimi errori e pochissima lucidità. Unica attenuante: è davvero servito male

Amauri: voto 4.5
In caduta libera. Non segna da febbraio, e l'astinenza lo condiziona pesantemente. Anche lui è servito male, ma non si muove più come qualche settimana fa
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Paolo De Ceglie: voto 6
Entra al posto di Diego (!), prova a sfondare da sinistra e ci riesce un paio di volte

David Trezeguet: voto 6
Entra al posto di Camoranesi, dà qualche segno di vita

Zdenek Grygera: senza voto
Entra al posto di Zebina, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 3
Chi ha capito cosa volesse fare con l'assurdo schieramento iniziale lo suggerisca pure nei commenti. I primi 10 minuti del secondo tempo sono da partita dell'oratorio, tutti avanti e nessuno in difesa. Prova a correggere la formazione e passa al 4-4-2, quindi al 4-3-3. Non ci ha capito davvero nulla, speriamo che la sosta gli rinfreschi le idee

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I calamari di Mourinho

A proposito della partita della Juventus di questa sera, lo Specialone dice: "Prima ci sarà Chelsea-Liverpool, alle 17.00, poi il campionato portoghese. Forse sarò un po' stanco di calcio".
Siamo certi che Mourinho spegnerà la televisone e sarà stanco se la Juve segnerà un gol con qualche attaccante in fuorigioco, come è capitato in occasione del gol del due a uno, ieri, all'Inter.
Vogliamo scommettere che, in quel caso, Mourinho si precipiterà al ristorante a ordinare un bel piatto di calamari?

Naturalmente i rappresentanti della società Juventus, in questa guerra mediatica fatta di battute e doppi sensi, non risponderanno in nessun modo all'interista. Loro le partite non le guardano comunque. Troppo impegnati con le acciughe.

E' già troppo che non abbiano multato Ferrara, che ieri ha fatto outing dichiarando ai quattro venti di non essere un fesso, anziché fare un bello smile a favore di telecamere, e trasgredendo quindi allo statuto della nuova Ridentus FC.

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sabato 3 ottobre 2009

Fatevi un Ciro!


Che bella novità, la Juventus si batte, o almeno il suo allenatore ci prova.

Dopo le notti romane, non è stato certo aiutato dalla buona sorte e, aldilà di alcune scelte discutibili sulle formazioni iniziali e sui cambi in corsa, gli infortuni hanno pesantemente influito sulla possibilità di schierare il centrocampo titolare. Questo va detto.

Mentre tutti quanti aspettiamo Sissoko, reduce da un Ramadam calcistico di 7 mesi, non rimane dunque che dare tempo a Ferrara per diventare un allenatore vincente, così come abbiamo atteso che Secco imparasse a fare un mercato decente, e con la stessa pazienza, abbiamo teso le orecchie fino a che abbiamo sentito le prime parole in italiano di Blanc.

Ora, Blanc finalmente parla la nostra lingua, mentre Cobolli già lo sapeva fare, purtroppo: eppure abbiamo dovuto aspettare tre anni per sentire qualcuno in conferenza stampa rispondere per le rime agli avversari top, all'allenatore top, alla società top.

Abbiamo aspettato così tanto l'avvento della lingua di Dante che alla fine non è servita, è bastato invece rifarsi all'accento di Pulcinella.

Acca' nisciun e' fess!! In poche parole, fatevi un Ciro!

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Momo, il ritorno

Finalmente una vera buona notizia per la Juventus: Momo Sissoko è abile e arruolato. Anche il professor Ferret pare aver dato parere favorevole al suo ritorno in campo.
Finito il calvario, iniziato circa sette mesi fa, tra infermerie, fisoterapisti e sale operatorie. In questi mesi, per la disperazione dei tifosi bianconeri, si è detto di tutto (ennesima riprova della qualità del giornalismo italiano): si è andati dall'illazione secondo la quale Momo si sarebbe dovuto rioperare, fino all'infortunio simulato per favorire un eventuale passaggio al Barcellona.

Dal punto di vista tecnico il maliano non si discute: corsa, capacità di proiettarsi efficacemente in zona gol, buon colpo di testa.
Ma la vera novità, grazie al suo rientro, potrebbe essere di natura tattica: Ciro Ferrara potrebbe optare per un più prudente 4-2-3-1, rispetto all'attuale "lussuoso" 4-3-1-2.
Con la nuova impostazione si eviterebbero quei rischi eccessivi sulle fasce evidenziatisi nella partita contro il Bayern: Zebina e Grygera potrebbero dormire sonni più tranquilli con un portento come Sissoko pronto al raddoppio sul centro-destra, medesimo discorso vale sul centro-sinistra per Grosso coperto da Felipe Melo.

Curiosamente, con questa soluzione diventerebbe imprescindibile la presenza in campo di quel Trezeguet che questa estate era dato per sicuro partente. Il franco-argentino è, senza l'ombra del minimo dubbio, l'unico killer da area di rigore presente nella rosa bianconera. Naturale che, giocando con una sola punta, questa debba assolutamente "vedere la porta". A quel punto, al poliedrico Iaquinta non rimarrebbe che il ballottaggio con Camoranesi per un posto in squadra.

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venerdì 2 ottobre 2009

La Settimana Interistica, serie 5 maggio - 3


E' dura da digerire e vale 3 punti 3 per la classifica!

Crittografia mnemonica

Giovanni Moratti Gigli
(5, 7, 7)
Orsù abiurate donne impure!

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Curve e sbandate


Trattandosi della Roma i giornali ci vanno giù con cautela, ma le ultime imprese dei curvaioli della "magggica" dovrebbero far riflettere, e pure tanto.

Nella partita con la Fiorentina hanno fatto lo sciopero di un tempo, non son potuti entrare neppure gli steward mentre, in compenso, sono state fatte scoppiare una decina di bombe carta; a fine partita Totti è andato a lanciare la maglia, ma qualcuno gliel'ha rimandata indietro (il sonoro è rimasto ignoto); ieri se la sono presa con Okaka che, prudentemente, dopo il gol ha sì festeggiato, ma fino alla curva non è arrivato.

Intanto, a Trigoria hanno fatto la loro comparsa striscioni contro l'aumento di stipendio di Rosella Sensi (a 1,1 milioni), e l'altro giorno è stato presentato il nuovo stadio che potrebbe fare tutti felici, ma ha il piccolo difetto che non si sa bene chi e come possa realizzarlo.

I giornali sono prudenti, ma secondo noi sono sbandate molto pericolose, perché potrebbero significare che la gente comune non solo ha capito la difficile situazione economica della proprietà (ormai la negano solo Petrucci e Abete), ma s'è resa pure conto che, se non viene venduta, la Roma rischia di finire in seconda fascia, definitivamente superata dalla Lazio di Lotito.

Una prospettiva che in altre città farebbe incazzare e basta, ma che a Roma non si sa bene dove porterebbe; per il momento i giornali stanno cauti, e gli ispettori di Palazzi hanno scritto nel referto che durante la partita con la Fiorentina sono stati fatti scoppiare un po' di petardi. Resta il fatto che gli sbandamenti in curva sono poi difficili da governare.

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giovedì 1 ottobre 2009

La libera stampa dello Stato di Bananas

Solo il Corriere della Sera, con un articolo di Ferrarella, ci informa che, in relazione allo scandalo dello spianaggio Telecom, l'imputato Giuliano Tavaroli ha patteggiato. Ammirevole il Corriere, non v'è dubbio.

Ferrarella spiega che il Tavaroli esce di scena come imputato, avendo patteggiato una pena di quattro anni e sei mesi. Mica poco, se si pensa che le nostre leggi concedono due terzi di sconto sulla pena prevista, qualora l'imputato, appunto, patteggi. Evidentemente, per il nostro codice penale i reati commessi in questa storia sono molto gravi.
Interessante il fatto che nel processo che dovrebbe celebrarsi a breve, e che vede sul banco degli imputati anche le persone giuridiche Pirelli e Telecom, il Tavaroli sarà ascoltato in qualità di testimone e non di imputato, dunque privato della facoltà di non rispondere a domande scomode. Tavaroli dovrà dire la verità, senza possibilità di rifugiarsi nel classico "non ricordo".
E già, perché qui sta il punto: che interesse aveva l'anonimo Tavaroli a dossierare politici, banchieri, uomini dello spettacolo, fino ad arrivare addirittura alla Juventus? A che fine e per conto di chi, il buon Tavaroli e il suo staff ,hanno messo su quella che qualcuno ha definito una "macchina spropositata"?

Queste domande, secondo noi, un po' ingenuamente, il Ferrarella non se le è poste. Infatti specifica (poi chissà perché, visto che non sono indagati) che Tronchetti Provera e Buora non sono coinvolti nell'indagine: loro, secondo l'articolo, erano "al corrente delle vicende più rilevanti ma non delle modalità con le quali acquisiva le notizie". Insomma, leggevano i dossier più importanti, ma non sapevano le modalità con cui erano stati raccolti i dati.
Già, se noi assoldiamo un investigatore privato per reperire informazioni sul nostro vicino di casa, e in un dossier ci fa leggere la sua fedina penale, non siamo in grado di capire che sono informazioni riservate reperite, in qualunque modo, illegalmente.
Così, allo stesso modo, se Tronchetti è sponsor e azionista dell'Inter, e Buora ne è il vicepresidente, non dovrebbe venire neanche un sospetto (solo il sospetto, eh!) su chi e perché avesse interesse a spiare la Juve?

Tutte conclusioni che Ferrarella non trae. Chissà come mai? Forse per comprendere non è necessario nessun investigatore privato. Basta guardare chi siede nel CdA del gruppo Rizzoli Corriere della Sera.

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Colpa tua!

Ci risiamo!
Il biscione perde la pelle ma non il vizio, sono bastate due delusioni di fila per far riaffiorare il vecchio, sano stile.
Non più tardi di un mese fa, Roger Morabbit che, da quando rigira fra i suoi dentoni il gustoso Mou Mou, sembra magicamente diventato il più grande mago della pelota del bel paese, diceva di avere una squadra molto più forte della stagione passata: la dipartita della zavorra Zlatan e l’arrivo di due fuoriclasse come Milito ed Eto’o sono garanzia di completezza e maggiore compattezza.
Invece oggi si scopre che l’Ibracadabra di ieri è il Principe di oggi, sono bastate una pessima prestazione ed un’assenza per far affiorare i limiti dell'eccelso squadrone, anzi, molto peggio, si scopre che molto dipende strettamente dalla prestazione di due ragazzini.
I dirigenti di calcio tendono, generalmente, ad imputare ad agenti esterni (condotta degli avversari, malafede, giudici di gara) le cause di imprevisti insuccessi.
Ma, in assenza di tutto ciò, come giustificano un brutto risultato contro avversari più deboli?
Se dotati di “onestà intellectuale”, ammettono le loro colpe e, talvolta, si addossano anche responsabilità non loro; se invece sono ottusi, si nascondono dietro il singolo elemento od episodio.
Questa settimana l’armata Brancaleonica, per deviare il tiro della critica dai demeriti societari, tecnici e tattici, pensa bene di consegnare alla gogna mediatica due ragazzini, Santon e Balotelli, i quali, all'occhio, come colpevoli vanno meglio di un maggiordomo.
Dalle dichiarazioni sembra che in campo ci siano andati per cause di forza maggiore, che il loro impiego sia stato dettato da qualche legge divina.
Su Santon: “Non darò mai la colpa di una sconfitta a un mio giocatore, ma tutti hanno visto ciò che è accaduto: Santon ha sbagliato una palla e abbiamo preso gol".
Un tecnico “intellectualmente onesto” avrebbe più o meno detto: Santon a Genova era uno dei pochi che non aveva già la testa a Kazan, uno dei pochi che ha provato a lottare e correre, uno dei pochi che "ha cercato di fare e solo chi non fa non sbaglia mai.”
Invece lo stile è: Chi sbaglia, paga! E se sbaglio io, non è certo colpa mia o delle mie scelte!
Nessuna parola sulle belle statuine, i compagni di reparto: dopo l'errore del bimbetto, sono rimasti immobili e non sono pertanto perseguibili.
Su Balotelli: “E' stato un errore di inesperienza? Non fatemi rispondere, su. Altrimenti fra cinque anni ancora parliamo dell'inesperienza di Balotelli. E' immaturo? Ma ancora con questi discorsi?"
Un tecnico “intellectualmente onesto”, più o meno, avrebbe dovuto dire: Balotelli a Kazan è stato schierato in un ruolo non suo, con consegne pesanti per le sue condizioni, gli è stato chiesto di strafare ed ha strafatto, alla faccia delle primedonne che indossavano la sua stessa maglia.
Invece lo stile è: scarico il fardello su un espertissimo calciatore di 19 anni, mandato in campo non si sa ancora da chi, che ha rovinato una partita che ci apprestavamo a dominare.
E non c’è scusa che tenga, immaturità o inesperienza: sottigliezze. Questi sono professionisti, e se sbagliano vanno giustiziati, perché al popolo nerazzurro, esperto di calcio come uno svizzero può esserlo di arte bellica, serve sempre un capro espiatorio non riconducibile all’immacolata dirigenza.
Gli errori sono innegabili, ma questo dovrebbero sottolinearlo tifosi e giornalisti, non coloro che invece dovrebbero difenderli.
Un consiglio ai due ragazzi: “State buoni! Restate in silenzio a scaldare la panchina per un po'. Evitate ribellioni ed adeguatevi!”
Se ancora non sapete come il sedicente Specialone, secondo solo a Dio, tratta i casi di ragazzi difficili, provate a chiedere a Mutu ed Adriano.
I casi di talenti spezzati nella storia di questa società sono davvero tanti, troppi. Ma questa volta si tratta di due risorse nazionali. I media dismettano per una volta le solite vesti dei difensori di ufficio, non si prestino al bluff, anzi provino a difenderli da spudorati ed ingiustificati attacchi, altrimenti ci sarà il rischio di non vedere domani in azzurro con i Santacroce, i Criscito ed i Giovinco anche Davide Santon e Mario Balotelli.

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Parti incivili

Al processo in corso a Torino contro Giraudo-Moggi-Bettega con l'accusa di falso in bilancio, infedeltà patrimoniale, ostacolo agli organismi di controllo e truffa ai danni della Figc risultano costituite parti civili la stessa Figc e il Coni.

E' un processo strano, in origine riguardante eventuali plusvalenze finte e poi, evidentemente per gli scarsi risultati d'indagine, tracimato nel filone dell'infedeltà patrimoniale: l'attuale dirigenza ha fatto denuncia di possibili "ruberie" a danno della società, e così la pubblica accusa ha potuto passare ai raggi X tutte le fatture in uscita della gestione precedente, per vedere se erano spese vere e giustificate oppure finte, per portare via dei soldi.

Seguiremo nei prossimi giorni gli interventi delle difese, ma intanto fa inorridire il comportamento dell'attuale dirigenza con l'accusa infamante che dicevamo, specie se si ricorda che presidente nella precedente gestione era l'avvocato Grande Stevens per cui adesso, a leggere le richieste di oggi dell'accusa, dovremmo pensare che Bettega rubasse i soldi alla Juve e Grande Stevens, che firmava il bilancio, non se ne accorgesse. Difficilmente credibile, anzi doppiamente incredibile.
Fa ancora più specie leggere che Figc e Coni si sono costituite parti civili. Per riconoscimento unanime la Juve aveva il bilancio più regolare tra tutte le società, non ha fatto ricorso alla legge spalma-perdite, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto nessuna delle belinate che leggiamo nei bilanci delle altre società, e adesso come ringraziamento Figc e Coni (che sono quelli che dovrebbero garantire che i bilanci delle società sono sani e corretti) pare che vogliano chiedere anche i danni. Pazzesco.

Noi di Ju29ro Team abbiamo sempre considerato quello dei bilanci come come uno dei filoni d'indagine utili per capire a fondo Calciopoli, perché c'erano società praticamente sull'orlo del fallimento che, grazie a Calciopoli, hanno avuto una boccata d'ossigeno (vedi la Roma), e altre super-indebitate e bisognose di vincere ad ogni costo per non cadere nel ridicolo (vedi l'Inter).
Il processo in corso a Torino, con i riferimenti che abbiamo sintetizzato, ricorda una volta di più quale parte hanno recitato e stanno recitando nella rappresentazione di Calciopoli l'attuale dirigenza della Juve, la Figc e il Coni.
Altro che parti civili!

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