mercoledì 30 settembre 2009

Bayern - Juventus: pagella istantanea


Buffon, voto 6
Per lui solo ordinaria amministrazione. Graziato in alcune circostanze dalla cattiva mira dei bavaresi.

Grygera, voto 6-
In enorme difficoltà nel primo tempo contro il genio Ribery. Ordinato ma poco propositivo, nel secondo tempo, quando il francese entra in debito d'ossigeno.

Legrottaglie, voto 6-
Primo tempo in apnea sulle percussioni del folletto Muller. Diligente nel secondo tempo.

Chiellini, voto 6,5
Fa gli straordinari sulle folate offensive dei tedeschi. Propositivo nel secondo tempo.

Fabio Grosso, voto 6
Buona prestazione, nel complesso, in fase difensiva. Non troppo preciso in fase offensiva dove si nota per un paio di tiri sparacchiati precipitosamente.

Camoranesi, voto 6,5
Ottimo in fase offensiva. Sua la più nitida occasione da gol su un tiro da fuori area che costringe il portiere bavarese ad un difficile intervento.

Felipe Melo, voto 7,5
Partita completamente votata al sacrificio. E' stato l'ancora che, nel primo tempo, ha evitato il naufragio al brigantino bianconero. Quando il Bayern esaurisce le energie riesce a proporsi anche in fase offensiva. Si notano due aperture di pregevole fattura e una percussione straripante nei minuti finali.

Marchisio, voto 6
Solita prestazione di sostanza. Ma nessuna perla in fase offensiva.

Diego, voto 7-
Partita di cuore e sostanza. Con le sue geometrie rende fluida la manovra. Si nota per uno straordinario ripiegamento in fase difensiva che nega il gol a Muller nel primo tempo.

Iaquinta, voto 6,5
Grandissimo impegno. Ruba un pallone d'oro a Trezeguet che poteva portare in vantaggio la Juve, ma si crea anche anche un'altra straordinaria palla gol che tira alta sopra la traversa.

Trezeguet, voto 6,5
Si sacrifica per la squadra, e questa è una novità per lui. Abbiamo rivisto il miglior David quando inventa una splendida girata dentro l'area di rigore.
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Poulsen, voto 6
Pressa e chiude gli spazi. In fase offensiva è spesso impreciso. Merita comunque la sufficienza.

Amauri, senza voto
Vorrebbe spaccare il mondo. Ma entra a partita sostanzialmente chiusa.

Tiago, senza voto
Non giudicabile.
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All. Ferrara, voto 6,5
In difficoltà nel primo tempo quando il Bayern poteva contare sull'apporto del duo Robben-Ribery. Comunque non ha impostato la squadra in maniera ultradifensiva, infatti, in più di una circostanza potevamo passare in vantaggio.

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Quasi, quasi mi faccio uno stadio

Bello, veramente bello il progetto del nuovo stadio della Roma, tanto bello che ieri la Sensi, presentandolo, non ha trattenuto le lacrime: bello perché il pubblico è come se fosse in campo, bello perché cambia colore in base alla posizione del sole, ancora più bello perché alla Roma non dovrebbe costare neppure un euro. Anzi, come nel miracolo dei pani e dei pesci, dovrebbe contribuire a moltiplicare i ricavi per pagare i 330 milioni di debiti con Unicredit.

E non è il solo; scrive Repubblica che di progetti del genere in circolazione ce ne sono 39, per un investimento di 6 miliardi e tutti con tanto di cubatura inclusa nel prezzo; cioè i progetti economicamente si reggono sul fatto che si costruiscono tanti cinema, centri commerciali, ville e case popolari che il costruttore lo stadio può anche permettersi di regalarlo.
Ci sono ancora dei dettagli da sistemare, tipo viabilità, infrastrutture, compatibilità ambientale e cose del genere, ma i 39 presidenti non si sono scoraggiati; a quanto pare negli ultimi anni si sono dedicati anima e corpo a farsi fare dei bei progetti. Il protagonista anonimo della vecchia canzone di Gaber, davanti ad una vita sprecata e a una brutta giornata quasi quasi si faceva uno shampoo, i tempi sono cambiati e i nostri presidenti davanti al pericolo che i creditori mandino l'ufficiale giudiziario quasi quasi si fanno uno stadio.
Quello che ci ha pensato più a lungo scrivono sia Claudio Lotito, ha assicurato che ci pensa dal 2004 e adesso vuole presentare anche lui un bellissimo progetto: costo di 800 milioni, 600 ettari di terreno accatastato come agricolo e di proprietà del suocero Mezzaroma, a progetto ultimato ci sarebbe una città di medie dimensioni e in mezzo anche un campo di calcio; ci vorrebbero, a proposito di dettagli, una nuova stazione, uno svincolo autostradale e un approdo in battello sul Tevere (ci permettiamo di suggerire che manca un aeroporto).
Sarebbe il nuovo Stadio delle Aquile, ma probabilmente neanche loro oserebbero progetti così arditi, perché pure Lotito, come la Sensi, conta di non metterci neppure un euro.
Belli, veramente belli i progetti dei nuovi stadi dove ci guadagnano tutti, le famiglie e gli ultras, i proprietari dei terreni e i costruttori, Totti e tutti quelli come Totti.
Un miracolo tutto italiano che, verrebbe da dire in conclusione, confermerebbe la tesi di Petrucci e Abete secondo la quale le nostre società quanto a bilancio stanno meglio di quelle inglesi, spagnole e tedesche; basterebbe appunto realizzare tutti questi progetti di stadi nuovi.
Intanto chissà che i 39 presidenti quasi quasi non si stiano facendo anche loro uno shampoo.

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Parole, parole, parole

Abbiamo capito perché Mourinho studia le lingue, ed anche perché inizia imparando come prima cosa le parolacce. Di certo non gli serve per comunicare con i suoi giocatori, visto che l'Inter sembra la torre di Babele, più plausibile, invece, che cerchi di impararle per comunicare con la terna arbitrale, soprattutto con il quarto uomo.
Nella migliore tradizione nerazzurra, Pianginho reclama, protesta e invoca ammonizioni, quando sarebbe stato molto più utile spiegare ai propri giocatori che l'Italia è sì in Europa, ma che gli arbitri vengono da altri paesi. Il risultato è che non possono scalciare come gnu ad un guado pensando di non venir sanzionati.
Mr. Balotelli è il primo a risentire di un arbitraggio europeo, e viene giustamente mandato in doccia prima del tempo. "Non l'ho toccato", "Non l'ho toccato" sosteneva Balotelli, forse in omaggio a Materazzi che si è specializzato a leggere i labiali, in realtà cercando di convincere l'arbitro con una bugia. Calcione a palla lontana, giallo sacrosanto. Per una strana coincidenza cromatica, giallo + giallo = Rosso.
Forse sarebbe ora che Pianginho pensasse a varare due Inter; una standard, da Torneo aziendale, dove può sbizzarrirsi schierando "el trivela" e Mancini, tanto cambia poco, e l'altra, più seria, per le competizioni internazionali, dove gli arbitri non parlano tutte le lingue, ma fischiano quando serve.
Non sarà certo colpa sua se l'Inter non vince da 50 anni in Europa, come ha dichiarato, però sta decisamente fornendo il suo contributo.

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martedì 29 settembre 2009

Come lupi famelici

Diamo la parola alla presidentessa del Bologna: "Gli arbitri continuano a essere in confusione e condizionati dalla squadra, dai tifosi, dallo stadio e dalla piazza di Torino".
La signora si riferisce ovviamente al rigore non concesso per fallo di "mano" (tricipite, veramente) di Molinaro in area di rigore. L'azione era alquanto confusa, per dire la verità, e il bianconero era piuttosto scoordinato. A nostro avviso, mancando la volontarietà, il rigore si poteva dare, stiracchiando il concetto di "danno procurato", come non dare. Ma non ci pare di certo nulla di scandaloso.
La cosa scandalosa è che la signora Menarini si guarda bene dal parlare dell'abbraccio, volontarissimo e prolungato, dei suoi difensori a Chiellini in area di rigore. Tanto meno parla della genesi del gol (meritato, nell'economia complessiva della partita) del suo Bologna: l'arbitro condizionato dall'impero del male sabaudo, cosa più unica che rara, passa la palla al Bologna sorprendendo una difesa bianconera ancora non schierata, e Mingazzini batte la punizione con palla in movimento. Mica male per un arbitro casalingo, nevvero signora Menarini?
Ma non è questo che dà fastidio al tifoso Juventino, certamente abituato a gente che spala letame sulla sua squadra. Ciò che dà fastidio è l'assoluta inerzia della società che accetta di essere presa a capro espiatorio da chiunque voglia nascondere le proprie magagne dietro un "Beh, ma la Juve ci ha scippato, altrimenti vincevamo lo scudetto!". Brutta piega questa. Come la storia sentita ieri sera in alcune trasmissioni sportive, dove si è addirittura parlato di un episodio che se vero, sarebbe allucinante, avvenuto dopo lo scempio di Genoa-Juventus: un guardalinee avrebbe risposto alle contestazioni di un dirigente bianconero con un bel: "Zitti voi che venite da Calciopoli".
Espiazione eterna, dunque, per la Juventus. E chi se ne frega se Calciopoli è un'emerita fesseria. La Juve ruvva e chiunque si sente in diritto di rivendicare mancati scudetti e chissà cos'altro. Ormai all'appello manca solo il Foggia di Casillo. Tutto questo grazie anche ad una società che non ha capito la lezione.
Menarini e Morattini d'Italia unitevi!
Fra un anno ci rimandate in B. Il sentimento popolare di sandulliana memoria lo pretende.

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lunedì 28 settembre 2009

L'articolo che non t'aspetti

Sei uno studente appassionato di calcio ma alle prese con la prima interrogazione di filosofia?
Sei un filosofo che si interroga sulle regioni ultime della regola del fuorigioco?
O se, più semplicemente, sei stufo dei soliti articoli sul calcio...
Ecco, per tutti voi cosa scrive il Foglio (che non è la Gazzetta dello Sport):

Dio, palla e famiglia. Perché il fuorigioco è la prova dell’esistenza di Dio.

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No comment... Anzi sì


Storari: "Non si vincono le partite senza tirare in porta".
Come no? L'Inter è riuscita a "vincere" uno scudetto mentre era alla Pinetina.

Leonardo: "La motivazione di fare c'era, ma non siamo riusciti a creare".
Se non riuscite a creare voi, discepoli dell'unto dal Signore, come avremmo potuto noi camminare sull'acqua a Perugia? Ora sì che ci sentiamo meglio.

Zeman su Ferrara e Leonardo: "Io ho fatto la gavetta, forse loro sanno già tutto..."
E forse l'hai fatta male, forse guardavi troppo i muscoli degli altri giocatori invece di allenare i tuoi.

Pazzini: "La Sampdoria non è prima per caso".
No, no, confermiamo, è proprio 'na botta de culo!

Tuttosport.com: "Inter esultanza sull'aereo in volo per la Russia".
"Il comandante annuncia che la Juventus ha pareggiato in casa con il Bologna: risultato finale 1 a 1".
"Il comandante ricorda che siete sempre dietro, se vi dovessero servire, trovate i sacchettini nello schienale davanti alla vostra poltrona".

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Uno scandalo vero

Il presidente dell'Akragas, squadra agrigentina militante nel campionato d'Eccellenza siciliano, dedica la vittoria di ieri della sua squadra "all'amico fraterno Nicola Ribisi", rampollo di una famiglia di antica tradizione mafiosa. Non solo, tale Nicola Ribisi si trova attualmente in carcere con l'accusa di associazione mafiosa per il tentativo di ricostruire una "famiglia". Tutto questo, a quanto raccontano le cronache, è certificato anche da alcuni pizzini del boss Provenzano.

Brutto messaggio quello del presidente dell'Akragas, che ha provocato l'indignazione anche del questore e del procuratore della repubblica di Agrigento.

Non è comunque la prima volta che il calcio italiano non prende adeguata posizione contro la mafia. Anni fa sconvolsero l'opinione pubblica alcune dichiarazioni di Zeman, mai smentite né, per quanto si sa, rettificate dal diretto interessato. Ma quella era un'altra epoca, precedente alla santificazione del boemo come profeta del nuovo calcio pulito (ma non antimafia, evidentemente).

Sarebbe bello se qualche giornalista dalla memoria meno corta della media di categoria, intervistasse il nostro profeta per capire se ha cambiato idea.

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domenica 27 settembre 2009

A.A.A. Giornalista cercasi


Ormai l'hanno capito tutti che la tattica che riesce meglio all'allenatore portoghese (ma il patentino ce l'avrà?) non è il 4-3-3 come scriveva, eccitandosi, Fabio Monti prima del suo sbarco alla Pinetina, ma lo svicolare davanti alle domande imbarazzanti. Anche a costo di offendere il gionalista che si azzarda a farle.

Era successo subito l'anno scorso con il collega di Tuttosport, bollato come frustrato, poi con Sconcerti che era amico di Mancini e poi, ad abundantiam, con la qualifica di prostituzione intellettuale riferita all'attività dell'intera categoria.

Quest'anno siamo punto e a capo. Non c'è Ibra, non si può giocare con l'1-9-1 e così domenica, dopo la sconfitta con la Samp, il giornalista Sorrentino (la Repubblica) gli ha chiesto se non si era pentito di aver tolto Balotelli e di aver rinunciato al 4-3-3 (che non è quello che faceva fremere in anticipo Fabio Monti, ma domenica sembrava girar bene). La risposta è stata, come il personaggio, a dir poco insolente: "Sei uno intelligente, perché mi fai delle domande stupide?".

L'abbiamo capito tutti di che pasta è fatta il personaggio, adesso aspettiamo un giornalista che abbia il coraggio di trattarlo come merita. Non in difesa della categoria (difficilmente difendibile), ma per un po' di dignità personale. Cerchiamo un giornalista che abbia il coraggio di replicare all'accusa rivolta a Sorrentino, dicendogli in faccia che c'è di peggio che essere intelligenti e fare domande stupide: si può essere stupidi e dare risposte assurde.

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Juventus - Bologna, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6.5
Un grave errore, con salvataggio di Chiellini, ma un paio di interventi notevoli

Jonathan Zebina: voto 7
Molto positivo. Non sbaglia nulla in difesa, e scende regolarmente sulla fascia, formando un binario efficace con Camoranesi. Splendida la percussione che porta al gol

Cristian Molinaro: voto 3
Un disastro. Sbaglia tutto in fase di impostazione e di cross, quasi procura due rigori, e perde l'uomo sul gol. Ma Ferrara che l'ha schierato è più colpevole di lui

Nicola Legrottaglie: voto 6.5
Buona prova, sicuramente molto più sicuro rispetto alle ultime uscite. Sempre molto pericoloso di testa sui calci piazzati

Giorgio Chiellini: voto 7
Salva un gol fatto dopo un errore di Buffon, e sbaglia davvero pochissimo. Sembra tornato al top, sempre aggressivo ma senza trascendere

Mauro Camoranesi: voto 6+
Non è brillante come in altre occasioni, ma il binario con Zebina funziona davvero bene. Molto pericoloso sui colpi di testa, prende anche un palo clamoroso

Felipe Melo: voto 5
90 minuti su ottimi livelli, sporca tutto con la solita follia da cui nasce l'azione del gol del pareggio. Rischia di diventare lo Zebina del centrocampo

Claudio Marchisio: voto 6.5
Parte piano, e cresce alla grande nel secondo tempo, anche se su livelli inferiori rispetto alle ultime strabilianti uscite. Una sicurezza

Diego: voto 5
Assolutamente fuori condizione, si limita all'ordinaria amministrazione, viaggiando a passo d'uomo. Il piede è vellutato, ma non basta a questo livello

Amauri: voto 4.5
Continua la sua preoccupante involuzione. Non fa nulla di buono, si arrabbia con tutti ma dovrebbe solo prendersela con se stesso

David Trezeguet: voto 7
Gol di rapina da vecchi tempi, un altro paio di azioni molto pericolose e, finalmente, molto movimento costruttivo
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Sebastian Giovinco: voto 5.5
Entra al posto di Diego, e prosegue sulla falsariga del titolare. Tanto fumo e niente arrosto, riesce persino a far infuriare Ferrara per l'eccesso di altruismo

Martin Caceres: senza voto
Entra al posto di Zebina senza lasciare il segno

Alex Del Piero: senza voto
Entra al posto di Amauri nel finale, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 4.5
Oggi non ci è piaciuto. Lascia in campo per 90 minuti un impresentabile Molinaro, ripresenta un Diego in evidente ritardo di condizione, e continua ad insistere su Amauri, quando è chiaro che il brasiliano è in crisi nera. Last but not least, non cambia nessuno a centrocampo, quando è chiaro che i vari Marchisio e Camoranesi sono alla frutta fisicamente

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sabato 26 settembre 2009

Tutti pazzi anche Materazzi

La decenza va ben oltre il gioco del pallone: se la decenza fosse qualcosa di tangibile, da pesare, quasi qualcosa di acquistabile, Materazzi potrebbe recarsi in una "decenzeria" e farne buona scorta.
I panchinari dell'Inter, visto che non riescono a giocare, parlano e straparlano, a cominciare dall'allenatore, passando per le riserve, senza contare i patteggiatori che, nonostante le parole, sono stati giudicati colpevoli. Mourinho oramai lo hanno capito tutti; parla del nero per distogliere l'attenzione dal neroazzurro, così come fa Moratti, che ha una poltrona in pelle, non una panchina, ma sempre seduto è. Parlano di sospensioni delle gare per razzismo, parlano di vivacità e personalità dei giocatori, da non scambiare per aggressività ed arroganza, parlano tutti i giorni e sempre più spesso. Ora parla anche Materazzi, e ne ha tutto il diritto, vista la latitanza dal calcio giocato, reclamando lo stesso metro per tutti! Boh, sarà entrato al Brico invece che entrare in "decenzeria", o forse ha solo dei vuoti di memoria; succede quando si dorme poco la notte, o anche quando si perde il contatto con la realtà, succede quando si pensa ad altro, succede quando si rosica.

Scoccia un po' doversi sentire memoria storica, oltre che della Juventus, anche dell'Inter, scoccia un po' dover ricordare a Materazzi gli ultimi 3 anni ed il metro di giudizio applicato. Non ho ben capito cosa ci sia andato a fare Materazzi al Brico allora, se il metro lo aveva in mano già dal 2006. Sarà forse andato a comprare gli scatoloni per impacchettare i precedenti scudetti e metterli in soffitta insieme agli almanacchi? Ma poi, gli scatoloni, Materazzi non se li faceva portare da qualcun altro? Un modo un po' rudimentale per archiviare gli scudetti: il cartone nel cartone, un papiro di matrioske, come quelle bamboline russe. Verrebbe quasi da dire; "Hai vinto una bambolina", anzi 3. Non farebbe prima a tatuarsele sul corpo quelle tre regalie? Così nessuno potrebbe più reclamarle indietro.

E' arrivato Ferrara però, a cui non si può riconoscere esperienza da urlante condottiero di giocatori, ma senz'altro non difetta di esperienza da condottiero di uomini e di orgoglio, non tira indietro né la gamba, né tantomeno la lingua. E' finito il tempo delle tre scimmiette, non vedo, non sento e non parlo, non si limitano più solo a scrivere lettere, o ad ascoltare consigli da direttori di rotocalchi, ora devono tenere a bada anche Mister No. Eh sì, la nostra speranza è quella di aver rimosso completamente, con l'arrivo del nuovo tecnico, almeno uno yesman, cosicché qualcuno, davanti alle telecamere, e non solo, finalmente parli, e parli come si deve.

Felipe Melo dicevi? Alla Juventus non abbiamo bisogno di coprirci la bocca con la mano, lo ha capito anche il brasiliano, si gioca puliti e, se scappa un "hijo de puta", va bene così. Devono vederlo tutti, non deve rimanere nella vigliacca intimità di un gesto adolescenziale, quando si faceva la conchetta prima di baciare la ragazza. La Juventus è una Signora, una Vecchia Signora, e riconosce subito a chi puzza il fiato se ne ha ancora, che siano seduti in panchina o che entrino in campo frignando "Ma vi ho fatto vincere uno scudetto, vi ho fatto vincere uno scudetto".

Sì, caro Materazzi, il labiale lo sappiamo leggere tutti, purtroppo per te e per la tua dignità.
Se dovessi averne bisogno, non farti scrupoli e rivolgiti senza indugi alla Juventus; la decenza che abbiamo, sappiamo quella che abbiamo, è quella la cosa importante. Se non la trovi al Brico vieni pure a Vinovo con un paio di scatoloni, ci pensiamo noi a riempirli, se c'è ancora posto.

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La Settimana Interistica - 11


Anagramma
(8, 6)

REGALERAI OBLII

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venerdì 25 settembre 2009

Acca' nisciuno è fesso

Ha fatto bene Ferrara a polemizzare sul gol annullato a Iaquinta, aggiungendo "E adesso aspettiamo un errore per noi". Ha fatto bene perché, se non avesse detto niente, alla Ranieri dell'anno scorso, qualcuno avrebbe scritto che era un signore, ma tutti avrebbero pensato che fosse un fesso, ha fatto bene perché si è messo in sintonia con i tifosi bianconeri che di fare la figura dei fessi sono tutti arcistufi.

La palla adesso passa alla società, che sugli errori degli arbitri e il contemporaneo vomitevole comportamento dei media è abituata a non intervenire: i moviolisti fanno vedere da tutte le angolazioni gli episodi favorevoli (o presunti tali) alla Juve, i registi veri e occulti, invece, cercano di nascondere i replay su quelli che ci danneggiano. E la società, da signora, non si fa sentire.

Speriamo che adesso che c'è Ferrara, che le canta diversamente da Ranieri, Blanc e gli altri dirigenti si sveglino, ci pensino su e prendano qualche decisione, invece di rispondere acciughe a chi fa finta di parlare di calamari.

Sicuramente non è il caso di preparare una sceneggiata televisiva settimanale per minacciare e offendere, quella poteva farla solo una società al mondo: e infatti la fanno all'Inter. Ma probabilmente è il caso di attrezzarsi con un addetto stampa all'altezza dei tempi, che ogni tanto sappia fare un bel comunicato, magari con qualche congiuntivo e delle parole da laureato, che faccia capire a Roma e a Milano, ai grandi capi e ai moviolisti, che a Torino sono stufi di passare per fessi.

Ci pensi, Blanc, un bel comunicato ogni tanto, quando serve e scritto per bene. Poi magari ci penseremo noi dei forum e dei blog a tradurlo in linguaggio più semplice; e a dare, quando è il caso, del farabutto a chi se lo merita, a Roma e a Milano.

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Don Chisciotte vero

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
Francesco Guccini

Dopo la partita di ieri sera ci passa la voglia di parlar di calcio. Soprattutto per chi da tre anni dedica molto del suo tempo libero per smascherare una delle pagine più tristi e miserabili del calcio italiano, è veramente dura continuare a occuparsi di questo sport.

Aveva ragione Giraudo nel suo commiato al mondo del pallone italiano, di fronte a quella corte (si fa per dire!) presieduta da quel Ruperto che, secondo Cossiga, per prestarsi allo scempio era stato pagato bene: leviamo il disturbo ma vedrete che banditi verranno dopo di noi, disse.

Ieri a Genova si son viste cose invereconde. S'era capita fin dal pomeriggio l'aria che tirava; quando un arbitro o un guardalinee dà forfait per un problema di salute, in genere qualcosa succede.

Ma non è questo ciò che offende profondamente. La cosa peggiore è la pervicace volontà di nascondere la realtà da parte dei mass media: a Genova, bontà loro, non è successo nulla di grave. A Mediaset Premium, per esempio, sempre così prodighi nel far vedere replay da ogni angolazione delle azioni dubbie, ieri chissà perché la cosa non interessava.

Per la verità questa sorta di manipolazione (provata, ma non riuscita per Bacco!) ha già fatto capolino in altre partite di questo campionato, che evidentemente deve essere il quarto di cartone con destinazione Milano. Per esempio, nulla da obiettare da parte dei giornalisti sulla sonante vittoria degli eterni onesti a Cagliari.

Ci rimane tanta amarezza. Voglia di non guardare più uno sport ormai ridotto a wrestling. Gli juventini, che continuano a seguire questo pseudocalcio, dovrebbero porsi solo una domanda: giusto continuare ad essere juventini, soprattutto veri, con il risultato di trasformarsi in dei Don Chisciotte dell'era moderna?
Ma chi ce lo fa fare?

Drago di Cheb

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giovedì 24 settembre 2009

Genoa - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6.5
Chiamato in causa raramente, se la cava senza affanni

Zdenek Grygera: voto 6-
Meglio del solito. Si arrangia in difesa, non scende mai per cercare il cross, ma ha sulla coscienza una parte della responsabilità per il gol di Mesto

Giorgio Chiellini: voto 7
Il pilastro della difesa, sbaglia pochissimo e aiuta più volte Grosso sulla sinistra

Nicola Legrottaglie: voto 5.5
E' costantemente meno sicuro del compagno di reparto, e lascia colpire troppo facilmente Crespo sul secondo gol

Fabio Grosso: voto 5.5
Prestazione difficile da valutare. Male in fase difensiva: ha delle colpe su entrambi i gol, e non sempre chiude in modo impeccabile. In avanti si rende sempre pericoloso con il suo sinistro vellutato

Mauro Camoranesi: voto 7
Sembra davvero in gran forma. Svaria su tutto il fronte di attacco, deliziosa la finta sul gol di Iaquinta. Cala nel finale, ma non abbandona completamente la contesa, rendendosi sempre pericoloso

Christian Poulsen: voto 6-
Abbiamo capito da tempo che non è un fenomeno, ma almeno oggi corre e si impegna. Certo ci riesce difficile capire come sia stato possibile votarlo, 2 anni fa, migliore centrocampista della Liga

Claudio Marchisio: voto 7.5
ll migliore in campo. Quantità e qualità, sale nel secondo tempo sfoderando numeri da alta scuola, che ci fanno pensare a paragoni importanti

Felipe Melo: voto 6+
Fa il lavoro sporco davanti alla difesa, e lo fa bene. Qualche esagerazione delle sue c'è sempre, ma stavolta non si paga dazio

Vincenzo Iaquinta: voto 7
Encomiabile per l'impegno che ci mette, bellissimo il primo gol, purtroppo si addormenta solo davanti al portiere nel secondo tempo

Amauri: voto 5
Non ci siamo, è crisi conclamata. Corre e si impegna come il compagno, ma manca due gol che l'anno scorso avrebbe segnato
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Sebastian Giovinco: senza voto
Entra nel finale al posto di Marchisio senza lasciare il segno

David Trezeguet: voto 7
Segna un gol a porta vuota, ma esageriamo perché gli vogliamo bene
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Ciro Ferrara: voto 6
Un punto a Genova non si butta via, visto anche come è maturato. La squadra scende in campo con un nuovo modulo, che convince abbastanza, sebbene si soffra troppo a sinistra. Si tiene i cambi per il finale, e i suoi interventi hanno successo solo parzialmente: bene Trezeguet, impalpabile Giovinco. Amauri è un problema, forse puntare di più su Trezeguet, mettendolo in diretta concorrenza con Amauri, potrebbe stimolare il brasiliano

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Il Garantismo di Mensurati

Strepitoso articolo di Mensurati sul caso Briatore. Innanzitutto definisce il sistema giudiziario del Circus come "uno dei capisaldi dell'impero di potere di Max Mosley: e cioé un sistema di giustizia interno ridicolo e controllabile". Non è finita, infatti considera: "mostruosa la radiazione di un manager che da adesso in avanti non potrà più nemmeno fare il procuratore dei piloti".
Infine la perla: "Ma l'intenzione di Briatore, a quanto pare, è quella di vendicarsi anche degli altri traditori, Bernie Ecclestone su tutti. Con Bernie, l'amico Bernie, Briatore negli ultimi anni ha fatto molti affari (non solo l'acquisto del Queen's Park Rangers, squadra della seconda divisione inglese) e non è improbabile che nell'ambito di questa attività abbia avuto modo di conoscere qualche segreto dell'uomo d'affari inglese. Segreto che adesso potrebbe tornare comodo".
Fantastico!

Mensurati riscopre il garantismo, e si accorge che spesso la cosiddetta giustizia sportiva non è tanto giusta, ma inquinata da lobby di potere che si alleano tra loro per eliminare personaggi diventati scomodi o nocivi per il business. Da notare che il giornalista considera mostruoso il fatto che Briatore non possa manco esercitare il ruolo di procuratore. Bene, perché considera mostruoso che Briatore non possa fare il procuratore visto che era scandaloso che lo facesse il figlio di Moggi? La morale, per Mensurati, cambia a seconda del tipo di sport nel quale si verifichi questa situazione?

Abbiamo lasciato per ultimo quella che consideriamo la perla dell'articolo: Mensurati, che ci ha da sempre abituato a taglienti e sferzanti giudizi morali, ci dà l'informazione che Briatore medita vendetta, ripetiamo vendetta e non giustizia.
Infatti starebbe progettando di rivelare segreti e loschi affari sugli amici che lo hanno tradito. Come mai questo giornalista, nel presentarci questo scoop, non dà nessun giudizio di natura morale su un comportamento che, se verificato, è senza dubbio abbietto e moralmente sbagliato?
Non si è posto il problema che una persona ferita (a torto o ragione) può, per ira e spirito di rivalsa, rivelare mezze verità miscelate con astute bugie, allo scopo di danneggiare i "traditori"?
Come può un giornalista non dare una valutazione di merito su simili ipotizzati comportamenti?

Queste sono le domande che ci siamo posti leggendo questo pezzo del giornalista di Repubblica. Alla fine siamo arrivati alla conclusione che, forse, il garantismo si esercita con gli amici, mentre il giustizialismo si riserva ai nemici degli amici.
Ahi, serva Italia!

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mercoledì 23 settembre 2009

I tribunali che piacciono a Travaglio

A Marco Travaglio piaccioni i tribunali un po' così.
Perché se uno è colpevole, è colpevole. C'è poco da fare.
Lo si sa fin dal principio. A prescindere.
E allora non bisogna perdere tempo.
Bisogna condannare il colpevole a prescindere, senza tanti indugi.
Perché il popolo sovrano, abilmente indottrinato, è in trepidante attesa in Piazzale Loreto.
A Marco Travaglio piacciono i tribunali che non vanno tanto per il sottile.
Perché il tribunale deve semplicemente tradurre in termini (più o meno) giuridici una sentenza già stabilita ex ante.
I tribunali sportivi (si fa per dire) che hanno giudicato i colpevoli a prescindere di Farsopoli sono un ottimo esempio.
Condanne anticipate con largo anticipo sui giornali e dal Commissario Straordinario Guido Rossi.
Giudici scelti ad hoc dal Commissario Straordinario Guido Rossi.
Gradi di giudizio rivoluzionati e tagliati (sempre ad opera del Commissario Straordinario Guido Rossi).
Tempi rapidi. Pochi fronzoli. Difese messe all'angolo.
Ecco un esempio di giustizia rapida ed efficiente, secondo i canoni di Marco Travaglio e dei suoi laudatori.
Volete un altro esempio?
Il tribunale (si fa sempre molto per dire) che ha appena radiato Flavio Briatore, salvando la Renault e Nelsinho Piquet.
Non è neanche un tribunale, in realtà. E' il Consiglio mondiale della federazione che si riunisce sotto forma di collegio giudicante e condanna.
Che meraviglia, vero Marco Travaglio?
Alla larga da certi tribunali.
E da Marco Travaglio.

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È già mercoledì e io no

Eccoci finalmente alla madre di tutte le giornate!
Ancora deve iniziare ed è già scandalo, le premesse ci sono tutte.
Lo anticipiamo, perché avvisare è la nostra missione, e per avvisare bisogna prevedere e prevedendo, spesso, si previene.
La giornata, come tutti ben sappiamo, sarà orfana di uno degli attori principali, lo Specialone.
In molti, i più onestoni, in piena apologia di reato, hanno tentato, inutilmente, di fermare la mano del boia, negando l’evidenza o giustificando il comportamento come motivato da giusta causa, avallando la tesi dei Mr Magoo, i "moviolattori".
Niente da fare, il giudice ha sentenziato: fermo per un lunghissimo, decisivo turno.
Assurdo! Perché lui ha semplicemente scimmiottato tanti altri presenti al Sant’Elia, ha solo sbagliato l'oggetto, indirizzando le invettive all’uomo nero sbagliato, eppure è l’unico che ha pagato, ma tant'è.
La prossima volta, visto che lo stile è quello, impari da Cassano o Totti, usi la mano. Occhio non vede, prova non duole!
Ora sarà dura per la squadra più iellata del campionato, la meno tutelata dal calendario, riuscire a spuntarla contro un avversario che, grazie alle 21 ore 21 di riposo in più, sarà certamente molto, molto, più tonico.
Sarà durissima soprattutto perché, vi ricordiamo, non sarà permesso utilizzare lo strumento a loro più caro: il cellulare.

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Un tavolino indigesto

Ecco cosa dice Moratti sulla Juventus capolista: "Si era visto che era una squadra buona, e lo ha confermato con un inizio positivo. Questo è un bene per il campionato".
Per quale motivo il petroliere considera un bene "per il campionato" l'avvio positivo della Juve?
Che differenza avrebbe fatto se prima fosse stata la sua Inter, magari con sei punti di distacco su quella Juve simbolo di disonestà e ingiustizia?
Non è l'Inter una "corazzata", tra le migliori del calcio europeo?

Tra le righe, secondo noi, nell'affermazione di Moratti vi è un bisogno di legittimazione.
Proviamo a spiegarci meglio. L'Inter ha iniziato la sua cavalcata dopo il famoso scandalo, questo è innegabile. Anche gli interisti sono d'accordo.
Il primo anno vinse uno scudetto dallo scarsissimo o nullo peso specifico: la Juve campione d'Italia in B, Fiorentina, Lazio e Milan fortemente penalizzate.
Non basta, la dea Eupalla di Gianni Brera si accanì ferocemente, infatti il Milan si laureò campione d'Europa. L'Inter, senza l'intervento sandullesco, in Europa fece la solita figura da case study da seminario per psicologi.
L'anno successivo, altro scudetto. La Juve, certo tornò in A: ma, visto il depauperamento della rosa, ormai era un felino sdentato. Nonostante tutto nessun riconoscimento di superiorità da parte degli avversari anzi, da Roma arrivarono infinite (e non infondate) lamentele sui favoritismi arbitrali per la sua corazzata. In Europa ennesimo boccone amaro.
E qui la rivoluzione: Moratti stesso dimostra di non credere agli osanna televisivi per la sua Inter, infatti licenzia Mancini e chiama il mago portoghese.
Ennesimo scudetto grazie, soprattutto, alle magie dell'uomo di Malmoe sottratto alla Juve ai tempi di Calciopoli. In Europa per l'ennesimo anno "nada de nada". Eliminato da quel sir Alex Ferguson che non perde mai occasione per cantare le lodi della Juve condannata.
Ecco che quest'anno lascia andare via Ibra. E fa arrivare un plotone intero della Legione Straniera: Moratti vuole vincere con una squadra costruita da lui? Il trascinatore dovrà essere un uomo scoperto dal suo staff? Possibile, anzi probabile, considerato che, addirittura, valuta positivamente il ritorno della Juve. Finalmente un'avversaria da battere sul campo.
L'ennesima dimostrazione che lui stesso non dà grande valore a quanto vinto negli ultimi anni.
Mai tavolino fu più indigesto.

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martedì 22 settembre 2009

Prove di sudditanza psicologica

Deve aver passato una domenica sera agrodolce, l'arbitro Orsato.
Il fischietto vicentino, reduce dalla direzione di Cagliari-Inter, avrà ripensato alla giornata che lo ha proiettato nella storia. Sì, perché trovare la forza di fischiare un rigore contro l'Inter, dopo 53 giornate di verginità del tabellino nerazzurro alla voce "rigori a sfavore", denota una grande dimostrazione di coraggio.
Chissà cosa avrà pensato, Orsato, nel momento in cui la sera, davanti alla tv rivedeva i filmati della partita e ascoltava i commenti di tesserati ed opinionisti, qualcosa del tipo: "Mamma mia, sono stato proprio bravo, ho dimostrato di avere le palle, io. Non ho ceduto alla tentazione di fare come tanti miei colleghi che in un campionato e mezzo in "certe situazioni" si facevano trovare "impallati" o "non ricevevano adeguato supporto dall'assistente", forse erano "lontani dall'azione", oppure sfuggiva loro di bocca il fischietto. Sono stato bravo, davvero bravo, io... Chissà cosa diranno di me, voglio sentire...
Ah! Ecco... mmh... sì, ma come possono accusarmi di questo, come possono pretendere che espellessi Maicon? Mica potevo lasciare l'Inter in 10 dopo così pochi minuti, eh! Gli ho fischiato rigore contro, non lo aveva più fatto nessuno da un anno e mezzo! Un anno e mezzo, eh! Cosa vogliono questi qui? Ehhh a tutto c'è un limite, come, come questo... dài, lo vedo anch'io che Cordoba mette un piede in bocca a Canini e il pallone va altrove. Ma ero lontano... il mio assistente non mi ha aiutato... non trovavo il fischietto... Ma poi Canini si sarà fatto male cadendo, su... e poi guardiamo cosa succede subito dopo... azione successiva... Eto'o su Conti, si appoggia e Conti cade, Milito ne approfitta e va in porta... Ma ero coperto, impallato... Sono stato bravo.
Qui invece ho sbagliato due volte, nel primo tempo ho ammonito il 13 rossoblù, ma lui non aveva fatto niente... non me la sentivo di cacciarlo dopo il solito tuffo di quello là con la testa tutta scarabocchiata. E poi, cavolo, quell'altro, e non è la prima volta... lui mi insulta e io lo caccio... ma cosa ci trovano di così speciale in questo qui? Per me è solo un gran maleducato e basta. Adesso cosa dicono? Ah, questa è bella! Dicono che non mi ha insultato e che mi sono inventato tutto... senti senti, l'ha detto anche il suo presidente! Oh mamma mia, forse non sono stato così bravo. Vorrà dire che la prossima volta in cui ci incontreremo chiariremo tutto.
Alt! Oddio, non son mica troppo convinto che lo incontrerò tanto presto... Mannaggia, che casino ho combinato!"

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Il fair play di Blanc

Piuttosto che star dietro a calamari e acciughe ieri Blanc (l'anti-Mou, per dirla come Tuttosport) ha parlato di rispetto e di fair play finanziario. Non mancherà occasione per tornare a confrontare lo stile Juve (che parla di rispetto) con le mourinate dell'Inter (Cellino sulla Gazzetta dice che si tratta di buffonate), vale intanto la pena di seguire il ragionamento di Blanc sul fair play finanziario.

Secondo Blanc, riprendendo Tuttosport, "la Lega potrebbe tutelare meglio le squadre italiane dedicando maggiore attenzione alle nuove regole del fair play finanziario. Considerando la direzione nella quale sta andando l'Uefa, sarebbe un buon modo di fare l'interesse dei club italiani".

Sarà un caso, ma in questi giorni la Football Association ha fatto proprio quello che dice Blanc, ha già fissato nuove regole e parametri che le società devono rispettare; così, quando andrà in vigore la normativa Uefa, le squadre inglesi saranno già sulla strada giusta, quella di bilanci più regolari e sostenibili (sostenibili ai loro livelli, che sono superiori ai nostri).

Sono due allora le considerazioni che si possono fare: la prima è che Blanc ha ragione, la seconda è che anche la Figc dovrebbe fare qualcosa prima che scoppino altri casini come quello della Roma, che non riesce a sdebitarsi con Unicredit.

Aver ragione, però, vuol dire tanto e potrebbe non significare niente, se non sarà proprio la Juve a smuovere l'attenzione sull'argomento; nelle parole di Blanc c'è troppo fair play, da Torino potrebbe, anzi dovrebbe partire una forte campagna di sensibilizzazione sul tema dei bilanci, con delle proposte da portare poi a Roma, in Figc. Sarebbe bello vedere se Abete è d'accordo, sarebbe bello vedere quali società sono contrarie.

Lasciando stare, come sta facendo, calamari e acciughe, sarebbe bello se Blanc e la Juve costringessero gli addetti ai lavori a ingoiare il rospo della regolarità dei bilanci. A suo tempo Carraro ha dichiarato che non erano regolari, ma che gli illeciti non venivano sanzionati per non urtare i tifosi; perché la Juve non chiede pubblicamente che si discuta oggi dell'argomento?

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Se la Juve fa gol: favorisca patente e libretto!

Non è facile il mestiere di telecronista e di moviolista.
A volte somiglia a quello della polizia stradale, anche se in questo caso il rigore è giustificato dal fine di impedire incidenti stradali.
Perché i nostri beniamini della tv lo facciano a volte ci sfugge, ma un motivo ci sarà senz'altro.
Se la Juve fa gol, la procedura è alquanto complessa:
1) verificare se l'autore del gol si trovasse in fuorigioco (l'ausilio del geometra elettronico è obbligatorio);
2) verificare se l'autore del gol abbia avuto qualche contatto sospetto con l'avversario (consigliata l'artroscopia);
3) verificare se un compagno di squadra dell'autore si trovasse in fuorigioco attivo (di routine l'uso del cono d'ombra);
4) se la fase terminale dell'azione dovesse risultare indenne, verificare se fuorigioco o contatti sospetti si siano verificati nello sviluppo dell'azione, risalendo fino al suo inizio;
5) se l'inizio dell'azione è un calcio piazzato o una rimessa laterale, verificare se siano stati legittimamente concessi dall'arbitro e se siano stati eseguiti correttamente (punto esatto del fallo, palla in movimento, eccessiva distanza della barriera, ecc.);
6) se, nonostante tutto questo, nulla dovesse emergere, in casi eccezionali si può risalire ancora indietro nelle azioni;
7) esaurite le verifiche di legittimità, allo scopo di consolare la squadra che ha subito il gol si procede (operazione facoltativa) all'analisi tecnica dell'azione per accertare se si sia trattato di gol casuale e fortunoso, o comunque attribuibile ad errore dell'avversario.

Come si vede il lavoro che aspetta i nostri cronisti è improbo. Se dovessero farlo per tutti i gol che le squadre di calcio realizzano in serie A e nelle coppe europee, non basterebbe una settimana.
Ed infatti non lo fanno.

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lunedì 21 settembre 2009

La Settimana Interistica - 10


Crittografia sinonimica

(3, 1, 2: 1, 4, 4 = 6, 2, 7)

DI ACIDO STULPIDO

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Quel ladro di Ferguson!


Ieri, molti di noi hanno rinunciato a vedere la serie A e a "controllare" le nostre nemiche, per godersi finalmente una partita di calcio vera e ben giocata: il derby di Manchester, che quest'anno vedeva opposto al solito fantastico United, il City dei milioni, finalmente competitivo e di livello, grazie agli acquisti estivi.
Una partita bellissima, giocata su ritmi alti, con belle giocate individuali, pochissimi errori nei passaggi, gran gioco di squadra da parte di entrambe.
E' finita 4-3, e come in tutte le partite davvero belle, il destino gioca la sua beffa: a far vincere la partita allo United è stato Owen, ovverosia l'ex idolo dei nemici del Liverpool, e per di più dopo 7 minuti di recupero, di cui l'ultimo addizionato dall'arbitro nel corso dell' extra-time.
Questo ha fatto arrabbiare Mark Hughes, il tecnico gallese dei Blue Moons, e divertire assai Alex Ferguson, assai seccato da mesi con i rivali cittadini per la loro gestione dell'acquisto di Tevez. Un Ferguson rabbioso, come un Lippi d'altri tempi.
Oggi sulla Gazzetta, tale Pisapia gli concede l'onore: la supremazia cittadina, dice, è sua perché ha vinto 33 titoli in 20 anni, ma "anche perché continua a esercitare quel fascino discreto a cui certi arbitri proprio non sanno resistere".
Benvenuto nel mondo dei ladri, Sir Alex. In Sua compagnia, da oggi, tutto sarà più bello e divertente.

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No comment... Anzi sì!


Gasperini: "Abbiamo pagato l'emozione".
Veramente vi hanno pagato Milito e Motta. E non è sempre Natale.

Branca su Mourinho: "Ha solo fatto notare una disparità di trattamento".
Già, lo sapevamo che potete fare goal di mano, segnare in fuorigioco, e falciare attaccanti nella vostra area. Perdonatelo se potete, Orsato non sapeva!

Del Neri: "La Sampdoria ha dei giocatori supersonici".
E se riesci a lanciargli i componenti potreste anche vincere lo scudetto!

Da calciomercato.com: "Reggina: difesa, fattore campo e bomber cercasi".
Il pallone ce l'avete?

Brasile, sondaggio agenzia TNS: "Il Milan è il più amato in Brasile, poi Barça e Real. Inter quinta".
Moratti si sta informando su come si fa a vincere un sondaggio a tavolino. Abbiate pazienza.

Palermo: "Dossier rosanero: troppi errori arbitrali a nostro sfavore".
Cortesemente, prendere il numerino e mettersi in coda. Dicevamo? Due etti di cotto magro e lo zola con le noci!

Bernard Rey, presidente Renault F1: "Accettiamo pienamente le decisione del Consiglio Mondiale dello Sport della Fia. Chiediamo scusa senza riserve a tutta la comunità della Formula Uno in relazione al nostro inaccettabile comportamento. Ci auguriamo che si possa presto mettere tutto ciò alle spalle e concentrarsi in modo costruttivo sul futuro".
Siamo vicini alla macchina ed al pilota. Ripartiremo dai box.

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domenica 20 settembre 2009

Ferrara, un signore

Ciro Ferrara potrà vincere o perdere, riuscire nel suo mestiere oppure fallire. Di sicuro ha conservato una certa onestà intellettuale, ed una buona dose di riconoscenza per chi ha avuto una parte importante nella sua carriera. Parliamo della precedente gestione della Juventus, quella con la quale Ferrara ha attraversato la seconda fase della sua parabola da calciatore, quella ancora più densa di trionfi rispetto alla già indimenticabile e irripetibile parentesi nella sua Napoli.
Sollecitato dal conduttore del post partita Sky, Alessandro Bonan, che (sbagliando grossolanamente) gli conferisce i meriti della scoperta dei ragazzi che ben si stanno comportando in prima squadra (Marchisio su tutti), definendoli "i suoi ragazzi, Ferrara, cresciuti negli anni in cui lei era responsabile del settore giovanile", Ciro risponde frenando immediatamente con un perentorio: "No, non scherziamo. Questi ragazzi me li sono trovati e sono frutto di un lavoro di dieci anni fa. Io sono stato al settore giovanile solo due anni".
Chapeau Ferrara, in un mondo pieno di gente che rivendica diritti e meriti inesistenti solo per ottenere visibilità e dare sfogo alle proprie manie egocentriche, è un piacere avere in panchina un allenatore di carattere, consapevole di quella che è la Juventus e rispettoso del lavoro altrui. Qualcuno, sia in società che altrove, avrebbe parecchio da imparare da un atteggiamento del genere.

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Le bugie su Dinho


Oggi l'asso del Milan, Ronaldinho, non è stato presente nella partita casalinga che ha visto opposti i rossoneri al Bologna. La versione ufficiale parla di una leggera febbre, ma c'è già chi maligna uno scarso impegno negli allenamenti.
E' stato a dir poco sorprendente, nei giorni scorsi, ascoltare noti opinionisti di fede rossonera, come Tiziano Crudeli, solitamente allineati con la società in stile bulgaro, raccontare della scarsa vena e dello scarso impegno che il brasiliano metterebbe negli allenamenti. Il Milan ha sempre fatto fortezza con i "suoi" giornalisti, e mai si è attaccato così apertamente un giocatore della rosa.
Perché? Non lo sappiamo. Ma abbiamo scoperto che, in realtà, Ronaldinho si allena con grande scrupolo: è anzi, un grande discepolo di una particolare filosofia di allenamento orientale, il cui guru può definirsi il motociclista nipponico Haga, che nel video sopra la spiega nel dettaglio.

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sabato 19 settembre 2009

Juventus - Livorno, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 8
Sembrerà paradossale, ma è il migliore in campo. Almeno quattro parate decisive, una sensazione quasi di onnipotenza

Zdenek Grygera: voto 6.5
Finalmente una prova positiva, sicuro in fase difensiva e anche propositivo in avanti

Giorgio Chiellini: voto 5.5
Grossi problemi stasera nel settore centrale della difesa, e anche Chiellini appare meno sicuro del solito

Nicola Legrottaglie: voto 5.5
Vedi Chiellini. Per fortuna Ruotolo ha schierato all'inizio gli inconcludenti Tavano e Lucarelli, invece del pericoloso Danilevicius

Fabio Grosso: voto 6.5
In crescita. Impeccabile in difesa, si spinge in avanti con continuità, trovando raramente il cross, ma fornendo sempre sovrapposizione al portatore di palla

Mauro Camoranesi: voto 7.5
Effettua i due assist per i gol, e crea gioco a getto continuo. Il vero trequartista della squadra, la sua partita va registrata su un DVD e inviata a casa Giovinco

Christian Poulsen: voto 6
Sufficiente, senza infamia e senza lode. Fa il compitino, senza sudare troppo. Si becca pure qualche fischio immeritato, ma certo non si può dire che si guadagni lo stipendio

Claudio Marchisio: voto 7.5
Altra prestazione di alto livello. Segna un gol bello e difficile, ed in generale dà prova di intraprendenza e personalità. Titolare fisso come esterno del rombo, gioca bene anche come esterno nel 4-4-2

Sebastian Giovinco: voto 5.5
Dovrebbe essere il trequartista di riserva, invece prende ripetizioni da Camoranesi. Troppo arruffone, tiene sempre palla e sbaglia moltissimo. Nè quantità, nè qualità

Vincenzo Iaquinta: voto 7
Sblocca il risultato con un bel colpo di testa, e va vicino più volte alla doppietta. Corre come un dannato per l'intera partita, che conclude poco lucido

David Trezeguet: voto 5
Ormai è un corpo estraneo in questa squadra. Prende un palo, ma sbaglia un gol quasi fatto. Prova a giocare di sponda, ma sbaglia l'appoggio quasi sempre
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Paolo De Ceglie: voto 5.5
Entra al posto di Giovinco, ed ha una buona mezz'ora per farsi vedere. Quasi non tocca palla, e quando la tocca la perde

Luca Marrone: senza voto
Entra al posto di Camoranesi nel finale, ingiudicabile

Amauri: senza voto
Entra al posto di Trezeguet nel finale, vorrebbe segnare a tutti i costi ma non ce la fa
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Ciro Ferrara: voto 6.5
Quattro vittorie consecutive non sono poche, non arrivavano dal 2005-2006. La partita è stata più sofferta di quanto dica il risultato, ma lui non sbaglia nulla, anche perché le scelte erano quasi obbligate. Da tenere d'occhio la tenuta della difesa senza Cannavaro

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Disorganizzati o scarsi?

I numeri sono davvero impietosi; a parte vittorie e sconfitte, nel turno di Champions le nostre quattro squadre hanno complessivamente registrato un possesso palla di 100 minuti rispetto a 136 delle inglesi e 166 delle spagnole; Tuttosport ha riportato i tocchi di palla di Inter-Barcellona, e il risultato è di 580 a 917. Adesso tutti si interrogano sulla scarsa qualità del nostro campionato, e sono tutti preoccupati.

Sacchi, in particolare, ce l'ha con la nostra cultura calcistica. Siamo quelli che pensano solo a vincere e non a giocare bene, non consentiamo ai giovani di maturare, sappiamo correre all'indietro per difenderci e non sappiamo fare pressing per impedire agli avversari di giocare e rubar loro palla. Tutti a dire che le squadre straniere sono meglio organizzate.

A parte il fatto che la cultura viene inculcata da giornali e televisioni (e Sacchi è uno che scrive e parla), quello che lascia perplessi è che i nostri allenatori sono sempre stati ritenuti bravi per la tattica, gli esperti hanno sempre detto che le nostre squadre sono mediamente quelle meglio organizzate e che il nostro campionato, proprio per questo, è più difficile degli altri.

Viene il dubbio, cioè, che il nostro calcio non sia all'altezza in Europa non perché manchino gli organizzatori, i direttori d'orchestra alla Guardiola, ma perché la qualità media dei calciatori è inferiore; verrebbe da dire che mancano i musicisti. Sui motivi si potrebbe scrivere un libro: di sicuro una squadra come la Fiorentina, con un allenatore tra i più considerati e un proprietario pieno di soldi, per rinforzarsi in vista della Champions ha preso Zanetti e Marchionni e ceduto Melo, la Juve si gioca il girone con Tiago e Caceres, grandi giocatori sembra averli l'Inter, che però come allenatore non ha Zenga o Gasperini, ma ha un portoghese che non si è ancora capito bene se è speciale oppure solo abusivo.

A proposito di Gasperini, l'organizzazione del Genoa funziona anche quest'anno, e tra i migliori in campo ci sono ogni domenica Sculli, Moretti e Rossi, col dubbio che se la qualità dei giocatori fosse più elevata (non diciamo come il Barcellona, magari come l'Inter), allora Sacchi dovrebbe cambiare il suo pistolotto.

Manca gente di qualità, i nuovi arrivi nel nostro campionato non sono in generale all'altezza di quelli arrivati nei campionati spagnolo, inglese e forse neppure tedesco. Questa potrebbe essere la causa principale dello scadimento del nostro calcio; corriamo avanti e indietro, facciamo il pressing e la diagonale, ma li facciamo con Muntari e Tiago, con Caceres e Oddo e non con Xavi e Alves.

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venerdì 18 settembre 2009

La memoria di Dino Baggio

Come tutte le settimane, almeno un paio di personaggi si sentono in dovere, dalla panchina dei giardinetti dove godono la meritata pensione, di rilasciare dichiarazioni per giustificare i fallimenti (inevitabili nella vita) della loro carriera.

Questa settimana, il premio per la dichiarazione più strampalata spetta a Dino Baggio: "Ricordo che annullarono un gol a Cannavaro che nessuno ancora oggi sa perché è stato annullato. Se vincevamo noi avevamo lo scudetto, poi ho visto che l’ha vinto la Juventus".
Ecco, ovviamente la causa dei propri insuccessi è la Juventus. Come dubitarne del resto. C'è solo un piccolo problema, il pensionato Dino Baggio ricorda male, infatti l'anno del gol di Cannavaro lo scudetto non lo vinse la Juventus. Se lo portò a casa, grazie allo tsunami perugino, la Lazio.
Povero Baggione, la memoria inizia a fargli difetto.

A noi no, invece. Noi ricordiamo benissimo anche chi era il presidentissimo, magnate del latte e supermecenate,che foraggiava il suo Parma. Trattasi di quel gran signore di Calisto Tanzi. Quello del crack Parmalat, che ha lasciato in brache di tela decine di migliaia di risparmiatori.
Una storia edificante, non manca nulla, dalle miliardate scomparse nel nulla, alle regalìe ai politici, fino al classico collaboratore caduto dall'immancabile cavalcavia.

E voi credete che il signor Tanzi si facesse fregare da Luciano Moggi?
Forse il problema proprio qui sta: l'Italia è destinata a fare una brutta fine, se le persone non la smetteranno di credere alla favola moderna, dove immancabilmente alla fine arriva la cattivissima Zebra che si mangia il Diavolo, il Biscione, il Grifone, la Lupa.
Meglio le favole antiche di Fedro.... anche gli animali stanno al proprio posto.

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giovedì 17 settembre 2009

The Mou is on the table!


Il Mou che non ti aspetti, il poliglotta che descrive dall'alto della panchina del Chelsea il dopopartita contro gli Spurs, quando ancora non faceva il pirla in Inghilterra, ma faceva il bauscia con il grano degli altri. Il Mou che non ti aspetti, forse al primo anno di Premier?
Chi ci aiuta a scoprirlo? Anche perché, quando parla inglese, ha la stessa inflessione di un dodicenne polacco che gioca al Nintendo. Dubitiamo fortemente che questo giovane Mourinho, appena brizzolato, possa essere lo stesso che sfogliava il dizionario Italiano per preparare le conferenze stampa tricolori.

Di certo abbiamo capito che chi nasce tondo non può morire quadrato e, proprio per questa coerenza, cambia l'idioma ma non cambiano la spocchia e la strafottenza verso l'avversario. Chi la fa l'aspetti, caro Mourinho, anche se oggi dovresti ringraziare un giovane tecnico gentiluomo come Guardiola, che è entrato a casa tua, si è pulito le scarpe sul tuo tappeto verde e se ne è andato con garbo.

Lui sì che lo sa l'Italiano, ma sapere una lingua straniera non significa poter dire quello che si vuole.
Rispetto caro Mourinho, rispetto e testa bassa, perché, quando parli così, a noi viene subito in mente la tua squadra, non certo il Tottenham.

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La Settimana Interistica, serie 5 maggio - 2


E' dura da digerire e vale 3 punti 3 per la classifica!

Sciarada
(3, 5, 3 = 11)

Mou ai suoi contro il Barcellona
Per favore, battiamoli ...
forza!

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L'ostinazione dei fatti

I fatti sono ostinati, c'è poco da fare. In un modo o in un altro, quando tutto sembra finito nel dimenticatoio, tornano a galla. Anche se tutti ("federali", giornalisti, tifosi antijuventini) vorrebbero che si dimenticassero.

In Argentina, infatti, pare tenga sempre banco lo scandalo passaporti: quello fatto scoppiare dal Console italiano a Buenos Aires per gravi irregolarità in merito alla concessione della cittadinanza italiana a circa settecento persone. L'Alta Corte argentina ha infatti convalidato gli arresti ordinati a partire da questa inchiesta.
Manco a farlo apposta, in tutta questa squallida storia c'è di mezzo quella Maria Elena Tedaldi condannata dal Tribunale di Roma per essersi inventata di sana pianta un antenato italiano di Veron. Antenato che, come si suol dire, cadeva proprio "a fagiolo", perché Veron, fornito di passaporto italiano, liberava un posto in squadra ad un altro extracomunitario.

E qui ci sono rivenuti in mente dubbi e domande che ormai sembravano caduti nel dimenticatoio.

Come può essere considerato legittimo lo scudetto "lagunare" vinto dalla Lazio, visto che schieravano, grazie a un passaporto falso, un extracomunitario in più?

Poi, una piccola considerazione in ordine a Calciopoli: ma come è possibile che la Juve di Moggi, Giraudo e Bettega, che in teoria condizionava i campionati, se li facesse poi fregare (con mezzi che bonariamente definiamo imbarazzanti) dalle cosiddette "vittime del sistema"?
C'è qualcosa che non torna. Se la cupola ipotizzata dai PM napoletani esisteva veramente, senza dubbio era la cupola più scalcinata della storia.

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mercoledì 16 settembre 2009

Onestà di cartone

E' tutto vero!
Una ragazza americana ha fatto un bel viaggio nel suo immenso paese accompagnata dalla sagoma, in cartone, del suo fidanzato, sergente dell'esercito in missione in Iraq.
Naturalmente, l'intraprendente fidanzata non ha dimenticato di scattare romantiche foto ricordo, aventi sullo sfondo panorami mozzafiato delle città e dei luoghi visitati.

La cosa vi fa sorridere? E' qui che vi sbagliate: questa ragazza è consapevole di essere in compagnia di una sagoma cartonata del fidanzato. E per giunta aveva, come forte motivazione, quella di strappare un sorriso al suo uomo che svolge un lavoro difficile e pericoloso. Che spirito di iniziativa! Che donna!

Il problema nasce, invece, quando qualcuno porta con sè qualcosa di cartonato, che nella realtà non è mai esistito, e si convince che sia vero.
Inutile ricordare, per esempio, che qualcuno si è appuntato sul petto uno scudetto cartonato e si è anche autoconvinto fosse originale. Senza contare il fatto che il simulacro (cartonato) è stato glorificato come "simbolo di onestà e giustizia".
Già, parlavano di giustizia, con una sentenza ancora fresca di inchiostro che condannava in via definitiva un loro dirigente per la falsificazione del passaporto di un atleta.

Tra i tanti (e inutili) consulenti pagati da Lega e Federazione, speriamo che a qualcuno venga in mente di assumere questa fantastica ragazza americana per un seminario.
Magari è la volta buona che gli interisti capiscono la differenza tra finzione e realtà!

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Cuori e Capanne

I tifosi juventini non hanno di certo dimenticato lo stillicidio di incidenti subiti la stagione scorsa dai bianconeri: oltre settanta infortuni, crediamo sia un record.
La colpa fu attribuita al preparatore atletico, il professor Capanna, collaboratore di Claudio Ranieri.
Il problema è che, sebbene Capanna abbia fatto le valigie da Vinovo assieme al suo principale, gli infortuni stanno continuando anche quest'anno: Diego contro la Lazio, e Tiago e Cannavaro contro il Bordeaux ieri sono solo gli ultimi esempi.
Sebbene le diagnosi abbiano evidenziato problemi di poco conto i tifosi, scottati dall'ecatombe dello scorso anno, stanno iniziando a dubitare, e a preoccuparsi.
Si presume che tutto dipenda da una preparazione atletica ancora incompleta; del resto, tutti sappiamo quanto siano "indemoniati" i ritmi del calcio moderno. Speriamo sia, dunque, un problema risolvibile mano mano che i giocatori entrano in forma.
In caso contrario i cuori dei tifosi questa volta rischieranno grosso, non avendo manco una Capanna da incolpare!

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martedì 15 settembre 2009

Juventus - Bordeaux, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 7.5
Anche stasera salva il risultato più volte, sembra ritornato al top

Martin Caceres: voto 4.5
Male a destra, malissimo come centrale, il suo ruolo naturale. Al momento non sembra presentabile, forse anche per problemi di condizione e affiatamento coi compagni

Fabio Cannavaro: voto 8
Un muro. Finchè c'è lui in campo si soffre pochissimo, e mai per colpa sua. Si inventa pure l'assist da cui nasce il gol, esce per infortunio e crolla tutto

Nicola Legrottaglie: voto 6
Partita senza infamia e senza lode, al traino del partner: bene con Cannavaro, in difficoltà al fianco di Caceres

Fabio Grosso: voto 6
Qualche errore di troppo, ma anche tanto impegno e qualità in entrambe le fasi. Il piede c'è, la condizione un po' meno

Tiago Mendes: voto 5.5
Gioca un primo tempo disastroso, si riprende e si fa notare per una ventina di minuti a buon livello, quindi ripiomba nell'anonimato. Quando gioca non dà mai l'impressione di fare nulla oltre la sufficienza

Felipe Melo: voto 6
Anche per lui un brutto primo tempo infarcito di errori, sale nella ripresa con grande personalità e si segnala per un buon numero di palloni recuperati e qualche buon lancio

Claudio Marchisio: voto 6-
Molto meno brillante rispetto a sabato, ma si mantiene su livelli decorosi, più quantità che qualità. Sfortunato nell'azione in cui colpisce la traversa

Sebastian Giovinco: voto 6-
Difficile dare un giudizio su Seba. Si impegna molto, azzecca qualche buona giocata, ma sbaglia anche molto e soffre il fisico degli avversari. Il paragone con Diego è impietoso

Vincenzo Iaquinta: voto 7
Segna il gol del momentaneo vantaggio, e come al solito corre come un indemoniato per 90 minuti. Sbaglia qualcosa per mancanza di lucidità, ma al momento è il nostro migliore attaccante

Amauri: voto 5.5
Tanto fumo e niente arrosto. Fa movimento come Iaquinta, ma senza particolare costrutto. Molti errori in fase di sponda, cosa che non è da lui
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Jonathan Zebina: voto 6+
Entra al posto di Cannavaro, gioca decisamente meglio rispetto a Caceres, sicuro dietro e intraprendente. Ribadiamo l'appello affinché sia lui il titolare nel ruolo

Mauro Camoranesi: senza voto
Entra al posto di Giovinco, non combina granché

Christian Poulsen: voto 6
Entra al posto di Tiago, se la cava
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Ciro Ferrara: voto 5.5
Contro la prima squadra vera che affrontiamo, emergono molti problemi. La difesa è Cannavaro dipendente, e a destra nessuno dà completo affidamento. A centrocampo Tiago delude, e Giovinco è lontano anni luce dai livelli di Diego

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La Settimana Interistica - 9


Sciarada
(3, 3, 3, 2 = 5, 2, 4)

E' William, il filantropo di Baltimora!
Il nero è tra i più chiusi,
ma, se vede il bene, il Bill compensa:
non distingue tra ricchi e poveri,
lo riconosco in prima persona!

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L'altro processo

Non c'è solo il processo di Napoli sulla presunta delinquenza di Giraudo e Moggi, c'è anche quello di Milano sulla spionaggio Telecom, e un filone di quest'altro processo è la causa civile intentata da Vieri a Telecom e Inter con una richiesta di risarcimento di 21 milioni (12 alla Telecom e 9 all'Inter, con la Telecom che si chiama fuori e addebita la responsabilità unicamente alla società di Moratti).

Di questo filone oggi è costretta a scrivere anche la Gazzetta, e lo fa con un "francobollo" di 20 righe che ricorda come dimensione e approfondimento quello a suo tempo dedicato al patteggiamento di Oriali per il passaporto falso di Recoba; in quelle 20 righe c'è scritto comunque che il giudice ha chiamato a testimoniare Moratti, Tronchetti Provera e Tavaroli.

Vedremo gli sviluppi, ci sembra molto interessante il fatto che Tavaroli dovrà chiarire chi, come e quando gli ha richiesto l'attività di pedinamento e spionaggio, anche perché è possibile che sia chiamato in causa proprio Moratti.

Parlavamo di approfondimento, perché sull'ipotesi di accusa dei legali di Vieri si è già pronunciata in maniera davvero sorprendente la giustizia sportiva; l'abbiamo già detto altre volte ma, visto che la Gazzetta non lo dice mai, lo ripetiamo una volta di più: il dottor Palazzi a suo tempo ha deciso di non decidere, ha scritto che sullo spionaggio, vero o presunto, dell'Inter di Moratti, la giustizia sportiva non poteva procedere, e questo perché uno dei tesserati chiamati in causa era Facchetti, nel frattempo deceduto.

Quella sentenza aveva lasciato incredulo qualche commentatore; questo processo (una specie di antipasto rispetto a quello dello spionaggio sul mondo del calcio in generale) potrebbe far risultare quella sentenza inaccettabile, e provocare qualche mal di pancia a più di uno, a Milano e a Roma.

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lunedì 14 settembre 2009

La caduta di Legrottaglie

Il titolo non allude ad una rievocazione storica in costume, nè ad una trasmissione di History Channel.
Più semplicemente è il tema della terza giornata di campionato che, stando alle cronache giornalistiche - una particolare menzione va al Corriere dello Sport, giornale di non vedenti - e televisive, è evento che sfida e contraddice inesorabilmente le leggi di Newton.
Non si conoscono le motivazioni per cui un corpo di circa ottanta chilogrammi con inusitata roteazione su se stesso sia finito per le terre in accelerazione, cadendo quindi come corpo morto cade.
La maggioranza degli osservatori non si è posta l'ostico problema, forse abbagliata dall'effetto cromatico della divisa indossata, e scoraggiata dalla difficoltà della materia.
I più acuti hanno ipotizzato che vi sia stato un contatto con altro grave, ma che il caduto, in un attimo di debolezza, si sia lasciato andare.
Trattasi, all'evidenza, di formula che lascia all'osservatore la discrezionalità di stabilire se il contatto sia o meno la causa, ma come tale appare priva di valore scientifico.
Dello stesso caso si potrebbe dire:
1) il contatto c'è e sarebbe idonea causa della caduta, ma il contattato non resiste in piedi e quindi si lascia cadere, per cui la causa preminente non è il contatto, ma la mancata resistenza in piedi;
2) il caduto si lascia cadere, ma il contatto indubbiamente c'è, per cui la causa preminente è il contatto stesso;
3) il contatto c'è e provoca la caduta, nonostante la strenua e inutile resistenza del caduto.
Si può tranquillamente usare una delle tre formulazioni per qualsiasi caso di caduta in terra; non cambierebbe nulla, se non il giudizio finale.
Nel primo caso saremmo di fronte ad una simulazione da sanzionare, nel secondo caso ad una rassegnazione della vittima, nel terzo caso ad un vero e proprio esempio di eroica onestà.
Ma, come anticipato, le leggi di Newton richiederebbero altre argomentazioni, peraltro possibili sulla scorta dei potenti mezzi tecnologici a disposizione: come è possibile calcolare la velocità di una palla, così è possibile calcolare la velocità di un corpo in caduta e la sua traiettoria per risalire alle cause.
Stupisce che i fini cervelli che animano le redazioni sportive di giornali e televisioni non si siano cimentati su questo terreno, troppo arduo per noi lettori e teleutenti, per fornire una spiegazione alla loro altezza e scientificamente inappuntabile.
Ma forse siamo troppo esigenti e ipercritici.
Del resto anche la caduta dell'Impero Romano d'Occidente avvenne perché ci furono ripetuti contatti con i Barbari, ma non c'è dubbio che, anche in quel caso, i Romani si lasciarono andare.

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Direzioni perverse

In una giornata mediaticamente indirizzata verso la nuova caccia alle streghe contro la Juventus (buono o cattivo segno, lo scopriremo solo vivendo) è interessante notare come il trionfo della difformità di giudizio sia ormai completo, e assomigli sempre più ad un gioco perverso.
Esempio semplicissimo: la Roma vince a Siena, complice l'espulsione (eccessiva) di Codrea, reo di essere intervenuto su un Totti che ormai vola ad ogni refolo di vento più di una libellula. A fine gara il tecnico dei toscani si lamenta dell'atteggiamento intimidatorio tenuto dai giocatori di Ranieri, i quali avrebbero insultato l'arbitro Damato per tutta la gara senza che il fischietto barlettano adottasse alcun provvedimento in merito. Abbiamo notato la reazione finale di De Rossi, lasciatosi pesantemente andare al turpiloquio (forse contro una frangia di tifosi giallorossi contestatori), e subito frenato dai compagni che ne hanno limitato la furia agonistica. Sintomo di un clima che in campo non era dei più sereni. Ma il bello arriva dalle dichiarazioni di un solitamente misurato Giampaolo, furioso come mai prima d'ora: "Certi grandi giocatori ci marciano: i Totti, i De Rossi. Da parte della Roma ci sono stati insulti all'arbitro per 90 minuti. Non meritavamo di perdere, abbiamo giocato al meglio delle nostre possibilità contro una squadra forte e che doveva vincere per forza oggi".
Insulti all'arbitro da parte dei giocatori romanisti? Ma perché, caro Giampaolo, dove sarebbe la novità? Totti è da sempre abituato a trattare gli arbitri come suoi subalterni, almeno all'interno dei confini dello Stivale (all'interno del G.R.A., poi, non parliamone neppure...), si ricordi per tutti l'episodio plateale di Udine di due stagioni fa, quando il capitano "daàmaggica" mandò reiteratamente affanculo uno dei fischietti di punta della combriccola colliniana, il severo Rizzoli.
Evidentemente a certi arbitri farsi insultare da certi giocatori piace, e parecchio. Ancora Giampaolo sull'espulsione di Codrea: "Il Siena è una squadra corretta, non cattiva. E' stata un'espulsione che non ci stava e ci ha penalizzati, anche se si può sbagliare. Però l'arbitro deve arbitrare senza condizionamenti, va lasciato in pace. È un malcostume, se lo fa un mio calciatore va buttato fuori, questo non va bene".
Eh sì, caro Giampaolo, le auguriamo solamente di essersi divertito con la famiglia stasera, perché se le fosse capitato di buttare un occhio a Genoa-Napoli, siamo certi che la salute del suo fegato ne avrebbe risentito vedendo l'espulsione di Criscito, colpevole di avere sfanculato Tagliavento con quel fisichino minuto e il visino da bambino, e come tale punito dall'arbitro per aver detto una parolaccia. Come all'asilo.
Grande il signor "fischio tre rigori contro la Juve così sembro figo" (Cagliari-Juve 2-3, settembre 2007, tre rigori accordati ai sardi di cui uno tramutato in calcio d'angolo su corretta segnalazione dell'assistente), addirittura straordinario poco più tardi nel compensare concedendo un dubbio rigore al Genoa che causa anche l'espulsione di Campagnaro. Non vedeva l'ora, Tagliavento, di ristabilire la parità numerica e farne di ogni per deturpare la partita. Evidentemente un sottile piacere lo pervade, non c'è altra spiegazione. A maggior ragione visti i precedenti.

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No comment... Anzi sì!


Del Neri: "Cassano ce lo teniamo stretto".
Anche perché se lo lasciate se ne tromba altre 2 o 3 cento!

Mexes: "La nuova Roma ha una grande grinta".
Oltre a una grande maleducazione. Una volta c'era solo Totti che mandava a fanculo gli arbitri.

Mourinho: "Non voglio ascoltare Cobolli".
E lo dice a noi???

Tuttosport: "Quella poker face di Mou".
Ecco, bravi! Parlavamo l'altro giorno delle facce di Mou, ci mancava proprio l'ultima. Grazie.

Donadoni: Il primo rigore non c'era, e ci rode".
Ma sì Robbè, che facimm?? A vulit canta' solo voi "O' surdat innamurat"? E canta che te pass...

Mourinho su Ibra: "Lo abbraccerò a inizio partita".
Sì, ma non lasciarlo prima del fischio finale, sai com'è, gli bastano 5 minuti.

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domenica 13 settembre 2009

Tre immagini e un gamba

Questa mattina, dopo aver concluso il riposo dei giusti, abbiamo gustosamente aperto la pagina dello sport de La Repubblica, consci del pericolo a cui andavamo incontro.
Malgrado il titolo "Juve di forza", il sospetto che la mazzata arrivasse nelle pagelle era più che fondato (la cronaca è stata volutamente saltata a pié pari, in quanto è stata sufficiente quella di Caressa e Bergomi). L'inviato Emanuele Gamba non ha tradito le attese ed ha assegnato un bel 5 all’arbitro Gervasoni, reo di "aver avuto un occhio di riguardo per la Juve, e non solo quando annulla il goal di Mauri".
Gli occhi, increduli, strabuzzano ulteriormente: una costellazione di imprecisioni e livore antijuventino concentrati in due righe: semplicemente incredibile. La prima domanda che sorge spontanea è: avrà visto la partita su Inter Channel o su Sky?
La seconda è: come può un navigato inviato non sapere che se l'arbitro fischia prima che la palla entri in rete non si può parlare di gol annullato?
La terza: di quale occhio di riguardo sta parlando? Delle ammonizioni non comminate a Dabo (entrata con piede a martello su Diego nei primi minuti) e a Baronio per ripetuti falli da tergo? oppure dei fuorigioco fischiati erroneamente ad Amauri?
Passiamo all'azione incriminata, quella della nuova Triade (Cobolli, Secco e Blanc), quella che dimostra come nulla sia cambiato, in primis il sentimento popolare, quello dell'alibi della sconfitta. Navigando per il web compaiono queste immagini:




Come potete vedere, al momento della punizione di Kolarov, Diakité si trova oltre la linea dei difensori, in offside netto. In questa immagini si può inoltre notare l'esistenza del contatto tra Legrottaglie e l’onestissimo Cruz: la spinta ad opera dell'ex nerazzurro e l'intreccio di gambe (la famosa ancata a proteggere il pallone) causano la caduta del bianconero.
Altresì apprezzabile è la posizione dell'arbitro, il quale ha la visuale completamente sgombra e può valutare come il difensore fosse in anticipo sulla palla, che avrebbe tranquillamente gestito se solo non avesse subito il fallo.
Siamo alle solite: le tv e i giornali omettono, mistificano e spargono veleno sulle vittorie bianconere, addirittura alterando la realtà. Questo, per certi versi, è rincuorante: forse i tempi della simpatia sono finiti.
Per quanto riguarda le nostre pagelle, Emanuele Gamba merita voto 4: ha entrambi gli occhi chiusi quando segue la partita su Sky dal divano di casa. In compenso li ha aperti molto bene quando segue la moviola sulle altre emittenti. Bastano tre immagini, però, per renderlo inerme.

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Furia repubblichina

Nell'immagine il fuorigioco netto di Diakité in occasione del gol annullato

Tra i commenti faziosi e fuorvianti della stampa e della tv italiana sulla vittoria della Juve a Roma merita il posto d'onore quello di repubblica.it: "la Juve va avanti a colpi di vittorie e spintarelle arbitrali, come ai vecchi tempi che qui ricordano con struggente malinconia".
Sorvoliamo sul fatto che l'arbitro ha sbagliato molto, ma sfavorendo tutte e due le squadre, basti pensare che Amauri lanciato a rete è stato fermato un paio di volte per fuorigioco inesistente, e che alla Lazio sono stati condonati almeno un paio di cartellini.
Quasi tutto si può fare come cronisti, accettiamo anche la disinformazione attraverso l'omissione dei fatti sfavorevoli alla tesi che si vuol portare avanti.
Ma il manganello della calunnia lo riteniamo inaccettabile: dire che la Juve vince con "le spintarelle" vuol dire ipotizzare che la Juve venga aiutata (sic) volontariamente dagli arbitri, e dunque adombrare l'esistenza di un illecito sportivo e di un reato penale.

Vogliamo sperare che la Juventus, società quotata in Borsa, prenda immediatamente tutti i provvedimenti necessari a tutela della propria immagine e della propria reputazione, così da evitare futuri danni patrimoniali agli azionisti, grandi o piccoli che essi siano.

A Repubblica, da parte nostra, solo lo sdegno da lettori e cittadini. E pensare che si vantano di essere uno dei pochi giornali liberi e democratici presenti in Italia, talmente libero e democratico da chiamarsi proprio "Repubblica".

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E' Ferrara, sarà Lippello?

Molti giornali stamattina scrivono che la Juve di Ferrara ieri sera ha ricordato quella di Capello. E' presto per i giudizi tecnici, ed è pericoloso farsi prendere dall'entusiasmo, un fatto però è certo: Ferrara fa pensare a due grandi allenatori vincenti della Juve, fa pensare a Capello e fa pensare a Lippi.

Il riferimento a Lippi è immediato, anche perché Ferrara l'ha avuto come allenatore e con lui ha collaborato nella nazionale mondiale; e sicuramente gli somiglia per l'importanza che anche lui dà al "gruppo". Sembra facile parlare di gruppo, e potrebbe sembrare che tutte le squadre facciano quadrato attorno al loro allenatore, ma la questione è molto più complicata: e da quello che s'è visto finora mister Ferrara il gruppo lo sta costruendo veramente.

C'è qualcosa di Lippi in Ferrara, ma c'è anche qualcosa di Capello. Sulla vicenda Del Piero, per esempio, il mister ha detto che deve decidere con la testa e non con il cuore, e qui si può vedere la filosofia di Capello, Capello il mascellone e il distaccato, così diceva la critica quando era allenatore della Juve, quel Capello che non sta perdendo un colpo con l'Inghilterra.

Così giornali e tv dicono che ieri s'è rivista la Juve di Capello. mentre noi guardando la felicità di gruppo dopo il gol di Trezeguet abbiamo ripensato anche alla Juve di Lippi, al fare gruppo per davvero.

Certo, per i giudizi tecnici è presto, lo ripetiamo, ma fa pensare Ciro Ferrara, napoletano verace, che in qualche modo si ispira ad un friulano razionale e gran conoscitore del calcio, e in qualche altro ad un viareggino passionale capace di esaltare lo spirito di gruppo.
E' presto, ma speriamo che possa prendere il meglio da tutti e due.

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Stadiopoli romana

Continua la saga delle società romane: in questi giorni verrà presentato il progetto per il nuovo stadio della Roma. Non si capisce come una società in grandi difficoltà economiche possa fare un investimento così importante. Dove prenderanno i soldi?
Alcune indiscrezioni non confermate ipotizzano una realizzazione in "project financing". Ovvero qualcuno ci mette i soldi, però per un numero congruo di anni avrà modo di sfruttare gli spazi commerciali dell'impianto, così da poter rientrare dell'investimento.
Da notare che la società che si accollerà le spese di realizzazione molto probabilmente dovrà ricorrere alle banche per reperire la liquidità necessaria. E qui forse vi è qualche problema, visto che Unicredit da un lato continua a trattare con l'imprenditore Angelini la cessione della società, e dall'altro non parrebbe intenzionata a concedere ai Sensi la ristrutturazione del debito necessaria per imbarcarsi in un progetto così impegnativo.
Forse, chissà, hanno paura di ritrovarsi esposti in maniera ancora più pesante verso la Roma, o forse ritengono, in questa epoca, troppo rischioso impegnarsi in un progetto nel settore commercial real estate.
Sul versante Lazio, la situazione appare addirittura ancora più ingarbugliata: Lotito vorrebbe costruire più che uno stadio una città satellite, per un costo complessivo di ottocento milioni di euro. Una cifra mostruosa. Pare, secondo la stampa, che il sindaco da un anno non dia risposta, forse spaventato da quella che sembrerebbe un'enorme speculazione edilizia.

Insomma, più che due stadi (a proposito, l'Olimpico che fine farà?) a Roma rischia di nascere un caso che forse verrà chiamato Stadiopoli.
Noi non diamo nessuna colpa all'imprenditore Sensi e all'imprenditore Lotito che, legittimamente, tentano di tirare l'acqua al loro mulino. Ma riteniamo che tutta questa storia non sarebbe mai nata qualora la Figc avesse fatto il suo lavoro: punire chi non rispetta le norme sui bilanci.
Una brutta storia dalle radici antiche, con troppi responsabili che ora fanno finta di nulla!

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sabato 12 settembre 2009

Lazio - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 7
Un paio di interventi alla vecchia maniera nel primo tempo

Martin Caceres: voto 6--
Sufficienza stiracchiata che si guadagna con il gol, ma la sua prova è piuttosto negativa, sempre in difficoltà di fronte a Foggia e Kolarov

Giorgio Chiellini: voto 6.5
Tiene in piedi la baracca con buona autorità, segnalandosi per un paio di chiusure decisive nel secondo tempo

Nicola Legrottaglie: voto 5.5
Appare in grossa difficoltà nel confronto con Cruz, soprattutto nel primo tempo. Meglio nel secondo, ma Cannavaro, al momento, dà maggiore affidamento

Fabio Grosso: voto 6
Partenza timida, si distende bene nel secondo tempo. Sbaglia troppo in fase di finalizzazione dei cross, ma il progresso rispetto ai suoi sciagurati predecessori è evidente

Mauro Camoranesi: voto 6-
Soffre la fatica del doppio impegno con la Nazionale, e gioca un po' a sprazzi, molta quantità e poca qualità

Felipe Melo: voto 7
Il vero baluardo del centrocampo. Commette un solo grave errore nel primo tempo, rispetto alle ultime uscite cerca di trattenere la sua esuberanza ma becca comunque il solito giallo

Claudio Marchisio: voto 6+
Buona prestazione per quantità di giocate e dedizione alla causa. In questa serata difetta di qualità, ma sente anche lui il peso della settimana con la Nazionale

Diego: voto 6-
Gioca un solo tempo, piuttosto anonimo, prima di uscire per infortunio

David Trezeguet: voto 6
Strappa la sufficienza per il gol dello 0-2, ma appare ben lontano dal giocatore che fu: sembra un pesce fuor d'acqua in questa squadra, che non riesce a rifornirlo a dovere

Amauri: voto 6.5
Gioca una partita "alla Iaquinta", sacrificandosi su tutto il fronte di attacco, correndo come un ossesso a scapito della lucidità sotto porta
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Sebastian Giovinco: voto 6.5
Entra al posto di Diego, e gioca un buon secondo tempo: senza fare nulla di straordinario, ha dato la scossa che serviva con qualche buona giocata

Tiago Mendes: voto 6
Entra nel finale al posto di Camoranesi, e trova il tempo di guadagnarsi la pagnotta

Cristian Molinaro: senza voto
Entra nel finale al posto di Grosso, ingiudicabile
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Ciro Ferrara: voto 6.5
Il risultato è bugiardo, e va oltre i meriti della squadra. Tuttavia, vincere a Roma è sempre impresa difficile, e ha portato a termine il turnover che aveva in programma. Insomma, finora non ha sbagliato nulla. E questa è la classica partita che un Ranieri non avrebbe vinto

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Largo ai giovani!

Dal 2011 partirà la Champions League dedicata alle squadre Primavera, così ha deciso l'Associazione Europea dei club. Un'ottima iniziativa veramente, che spingerà le società a tenere sempre in maggior considerazione il calcio giovanile. Anche perché, ne siamo certi, il gradimento da parte degli appassionati sarà veramente alto. L'unica controindicazione sarà quella che le grosse società saranno tentate dall'idea di rafforzare le loro squadre Primavera in ogni modo, prelevando e razziando i piccoli club dei loro migliori talenti, ma siamo certi che Platini troverà il modo per evitare che questa piaga sia ancora più virulenta di quanto non sia già oggi.

In generale, possiamo dire che, da quando Platini ha preso il timone del calcio europeo, si nota una maggior dinamicità dell'Uefa rispetto al passato: nuove regole per i bilanci, nuova formula per la Champions, e ora questa "Coppa Europea della Gioventù".
Eh già, gioventù come Juventus... e Michel sembra proprio non aver dimenticato il significato del nome della società che lo portò al successo!

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Il complotto argentino

E noi che credevamo che Moratti e famigli avessero il dente avvelenato solo con Marcello Lippi, reo di essere juventino e di non convocare abbastanza interisti come vorrebbero.
Vi è, a quanto pare, un capitolo argentino del delirio di onnipotenza interista. Infatti pare che i morattiani accusino Maradona di non convocare alcuni esponenti della Beneamata, per esempio Samuel e Cambiasso. Secondo quanto riportato dalla stampa argentina, inoltre, sarebbe a rischio anche il posto di Zanetti, che evidentemente non sta offrendo prestazioni soddisfacenti.

Vedremo come andrà a finire, ma avvertiamo El Pibe che le macchine spropositate di telecomiana memoria potrebbero essere in agguato anche in Argentina. Per insinuare il sospetto dell'ennesimo complotto contro l'Inter ci vuole poco, basta che qualcuno si ricordi che Maradona in Italia è stato alle dipendenze di Luciano Moggi.

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venerdì 11 settembre 2009

La Settimana Interistica - 8


Sciarada
(5, 4, 5, 1 = 7, 2, 6)

Palle ad effetto
Rotolano irrefrenabili,
passeggere e volubili,
con loro non scherzare:
immagine di curve pericolose,
un fischio che si spegne.

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Un po' di allenamento non guasta!

"A Lippi non perdono il fatto di essere arrivato all’Inter con una mentalità da juventino, gli abbiamo comprato i giocatori che voleva, ma non è servito".

Dopo l'ennesima boutade di Moratti chissà come si sono incazzati Orrico, Bagnoli, Bianchi, Simoni, Castellini, Hodgson, Cuper e Zaccheroni, cacciati senza sapere quale fosse il loro difetto che, senz'altro, non era quello di avere la mentalità juventina. E chissà come è incazzato Mancini, altro personaggio che di juventino non ha proprio nulla, l'unico che, con la Juventus sulla luna, sia riuscito a raschiare un paio di scudetti ammalati dal fondo del barile della TIM, eppure cacciato anche lui. E chissà come si incazzerà Mourinho a fine stagione...

E Lippi? Non ha fatto eccezione, anzi sì, all'epoca della "separazione consensuale" (si sente ancora l'eco della porta che sbatte), le dichiarazioni di Lippi fecero rumore, rumore amico: "Mi vergogno di questa squadra". "Fossi il presidente, anzitutto manderei via l'allenatore. Poi metterei in fila i giocatori, li attaccherei al muro e li prenderei tutti a calci nel culo". Eccole le dichiarazioni di un allenatore che ha praticamente vinto tutto e, se avesse avuto davvero la mentalità juventina, avrebbe potuto vincere molto, molto di più.

Noi che, non solo abbiamo mentalità juventina, ma che conosciamo un po' meglio Lippi, traduciamo volentieri dal viareggino (tra le righe) all'italiano scontato: "Io voglio andarmene, ma dimenticati le dimissioni, i soldi me li dai tutti, come d'abitudine. Poi, visto che ci sei, manda via 'sta manica di ricchi svogliati che non sanno nemmeno cosa voglia dire sudare ed impegnarsi per una maglia e per vincere".

Moratti l'occasione per far grande l'Inter l'ha avuta, ma ha preferito perseverare con la mentalità da interista, la mentalità del vittimismo, quella del sospetto, dei pedinamenti, delle sinergie investigative, quella dei milioni di euro scialaquati, quella che prevede di indicare colpevoli invece di ricercare cause e problemi all'interno di una società che non è mai stata in grado di vincere, se non grazie all'inerzia di un'ingiustizia, di un immenso, grossolano e patetico errore.

Un po' di allenamento non guasta mai, signor Moratti, ma un allenatore di scorta non le sembra troppo?

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giovedì 10 settembre 2009

Cencelli in Nazionale

I più giovani forse non hanno mai sentito parlare dell'onorevole Cencelli, ma costui ha scritto una pagina (non tra le più edificanti) della cosiddetta Prima Repubblica. Infatti è l'autore del mitico Manuale, che da lui prende il nome, e che illustrava i criteri per la lottizzazione di Ministeri, Enti Parastatali, Assessorati, fino addirittura alle Asl.

Ieri, seguendo la partita della Nazionale, abbiamo avuto la sgradevole sensazione che questa teoria della spartizione sia approdata nel mondo del calcio. Alcuni, per esempio l'interista Tardelli, si lamentavano del fatto che "sette juventini sono troppi". Altri, per esempo il romanista Caressa, invocavano l'esclusione di Marchisio a vantaggio di Perrotta, con buona pace della meritocrazia, visto che il romanista è meno forte (eufemismo) dello juventino.

Oggi la perla finale: il presidente dell'Inter invoca la convocazione di Motta. Uno dei suoi pochissimi giocatori papabili, visto che l'Inter è oggettivamente una squadra straniera. Il problema è che Motta è brasiliano, anche se con passaporto italiano.
Ma per Moratti, e i suoi famigli, evidentemente non è un problema: se sta per essere convocato Amauri deve essere convocato anche l'interista.
Chi se ne frega se Amauri gioca in Italia da dieci anni e serve come il pane per rinforzare l'attacco, mentre Motta gioca in Italia da solo un anno, e il centrocampo italiano con Marchisio, De Rossi, Pirlo e Gattuso ed altri pare essere copertissimo.

Insomma, fa capolino il manuale Cencelli applicato al calcio: per ogni juventino in Nazionale ci deve essere un interista.

Lippi vada avanti per la sua strada, nel caso la Nazionale fallisse interisti e gazzettari non gli faranno comunque sconti.
Anzi, abbia il coraggio di espellere dalla Nazionale le poche scorie cencelliane presenti: si lasci a casa il fenomeno (forse dal parrucchiere) Santon e si convochi Motta (il romanista), o De Silvestri (il neofiorentino), che sono titolari fissi nelle loro squadre, mentre Santon frequenta solo la panchina ormai da mesi.

E Moratti si goda la sua ArgentInter (sempre che ai mondiali ci arrivi!)

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mercoledì 9 settembre 2009

Pòrtali a Roma

L'anno scorso gli ultras bianconeri hanno cantato per qualche mese "portaci, portaci, portaci a Roma, o Ranieri, portaci a Roma".
Ma come scriveva quel tale, l'ultrà è mobile, qual piuma al vento.
Ed ecco che pochi mesi dopo, quel "Ranieri portaci a Roma" è diventato un "Ranieri vattene", condito con insulti vari (e con dito medio inequivocabile)
Alla fine della fiera, Ranieri se n'è davvero andato, per nostra fortuna (con i fidi scudieri, Capanna e Damiano con l'accento sulla "o").
Ed è poi andato proprio a Roma, anche se non certo per giocare la finale di Champions e senza la compagnia degli ultras bianconeri.
L'approdo finale del Camaleonte Canterino nella città eterna ci consente di riproporre anche quest'anno il coro della scorsa stagione, seppur con qualche piccola modifica.
"Portali, portali, portali a Roma, i bidoni, portali a Roma".
Ed in effetti sembra che Tiago, uno dei bidoni di Ranieri, sia nuovamente nel mirino del proprio pigmalione. Secondo il sito tedesco 4-4-2.com, infatti, la Lavatrice potrebbe traslocare a Roma nel prossimo mercato di gennaio.
Non sarebbe certamente carino da parte di Ranieri, comunque, dimenticarsi di Poulsen ed Almiron.
"Portali, portali, portali a Roma, i bidoni, portali a Roma".

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Uber Alles

Di certo non ci siamo mai tirati indietro nel criticare il folle sistema spagnolo. Credevamo di essere i soli, ma chi ha ragione (perdonateci l'immodestia) da solo non rimane in eterno.
Ecco cosa dice Hoeness del Bayern Monaco, in relazione all'eticamente discutibile sistema fiscale iberico: "Ci sarà certamente una riforma. In Spagna un lavoratore che guadagna 50mila euro all'anno paga il 30% di tasse e non potrà sopportare ancora per molto che un giocatore che prende 10 milioni sborsi solo il 25%".
Si può dire soltanto che ognuno ha quello che si merita: i tedeschi, infatti, hanno dirigenti che comprendono l'importanza dell'equità sociale, mentre noi italiani abbiamo solo Galliani che invoca l'aiuto del governo per ottenere anche da noi benefici fiscali sulla falsariga di quelli spagnoli.
Su chi abbia ragione tra il tedesco e l'italiano non vale la pena manco di spendere una parola. La cosa è evidente.
Però va sottolineato che, mentre il Bayern ha una società sana, con campioni del calibro di Ribéry e con stadio di proprietà avveniristico, il Milan ha una squadra logora e vecchia, gioca in uno stadio non suo ed ha un bilancio perennemente in rosso.
Si può dedurre facilmente che i dirigenti delle società disastrate premono per gli aiuti governativi, mentre i manager delle società sane pretendono regole che tengano conto anche dell'equità sociale.
A voi comprendere se sia meglio seguire il modello tedesco o invocare chimere spagnole.

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Gipsy Gigolò

In occasione della sagra del gollonzo con la Nazionale, Ibra, dopo aver rivendicato in passato i 2 scudetti bianconeri scippati, spedisce qualche parola alla sua ex squadra ed anticipa il ritorno a Milano. Per nulla preoccupato degli eventuali insulti lombardi, coerente, ricorda all'Inter tutta che, per farla vincere dopo 17 anni in Italia, c'è voluto lui. Con la solita spocchia, intrisa però da fatti incontrovertibili, ha portato via con sé i meriti per i 3 scudetti milanesi contaminati da Farsopoli.

Non contento, rincara la dose.

Dopo aver già evidenziato in passato le differenze tra Inter e Juventus subito dopo aver annusato la Pinetina, suggerì dopo 5 minuti di prendere spunto dalla società bianconera per migliorare organizzazione, struttura e metodi. Oggi, dopo aver già baciato la maglia blaugrana, sentenzia che il Barcellona è meglio dell'Inter, levando dall'indecisione gli 80.000 che lo aspettano a San Siro.

Insomma, se non fosse stato per i 3 risicati trofei TIM, l'Inter sarebbe stata un'amara esperienza.

Ora ritorna a giocare per uno dei più grandi e blasonati Club del mondo, e potrà finalmente dimostrare se è pronto per vincere in Europa. Lo aspettiamo a Milano dove, conoscendo la curva interista, riceverà grassi fischi, per un amore finito, incondizionato ed a senso unico.

Per Ibra, invece, era solo sesso.

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martedì 8 settembre 2009

La Settimana Interistica - 7


Sciarada
(2, 3, 2, 6 = 6, 7)

Un Principe fotoamatore
Il successore del Re: "Bello, questo album!
Come lo sono i sudamericani.
Lo rivedrei mille volte".

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La Vergogna dello Sport


Scrive la Gazzetta dello Sport che in Consiglio Federale ieri si è parlato del nuovo regolamento degli Agenti dei calciatori che, incredibilmente, esclude incompatibilità a motivo di parentela; l'Agente che ha un parente che fa il dirigente o l'allenatore basta solo che lo dica al suo assistito. Sembra incredibile ma è così.

Incredibile perché all'epoca dello scandalo Gea i moralisti a comando e gli sparacazzate per vocazione dicevano che era immorale che Alessandro Moggi facesse l'Agente, mentre suo padre era il Direttore Generale della Juve; durante il processo Gea il PM Palamara aveva sostenuto che la Gea era stata addirittura concepita come cupola, era una creatura di Moggi padre e figlio che, da delinquenti, progettavano di sfruttare la parentela e il lavoro che facevano per sgominare illecitamente la concorrenza.

Oggi, mentre la Figc autorizza i figli dei padri dirigenti/allenatori a fare da procuratori, moralisti e sparacazzate stanno muti come i pesci, Palombo non fa pistolotti e la Gazzetta dà la notizia con dieci righe morte dal sonno. Non solo ma, vergogna nella vergogna, prendendo spunto dal fatto che l'Agente deve avvisare il possibile assistito se ha un parente nel calcio (tipo "Ciao Diego, sono il figlio di Marcello volevo parlarti"), il piccolo giornale rosa ha il coraggio di titolare l'articoletto "Regolamento agenti, resta il rischio incompatibilità". Quasi che, per il finto perbenismo della Gazzetta e di Palombo, a quell'ipotetico approccio di prima, Diego fosse in dovere di rispondere "Mi dispiace, ma se sei il figlio di Marcello, io da te non mi faccio assistere".

Roba che dovrebbe far vergognare la Federazione e i moralisti a comando, i giornali e tutti i loro sparapalle per vocazione. Roba che se ci fosse un Garante a proteggere i lettori inermi, non diciamo che la Gazzetta la farebbe chiudere (ci costa fatica, ma restiamo liberali fini in fondo), ma dovrebbe obbligarla a cambiare il nome della testata (liberali sì ma, prim'ancora, rispettosi della verità).

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Zacconare

Oggi è l'otto Settembre. Data funesta nella storia italiana. Sono d'accordo tutti, storici, politici, filosofi e chi più ne ha più ne metta. Nel 1943 il Maresciallo Badoglio annunciò l'armistizio, il gran ribaltone: passammo armi (poche) e bagagli (tanti, quelli di lor signori) dalla parte del nemico. Quello che fino al giorno prima era il nemico, precisiamo.
Ovviamente Badoglio e il suo codazzo non ritennero opportuno avvisare preventivamente il nostro esercito che fu preso, tragicamente, tra due fuochi. Una vergogna (la loro) nazionale.

Addirittura gli Inglesi, come forma di massimo disprezzo, coniarono un neologismo che stava ad indicare l'atto del tradimento: to badogliate (vocabolario Webster).

Anche la Juve ha vissuto tre anni fa il suo terribile otto Settembre, quando fu ritirato il ricorso al Tar contro le sentenze pazzesche dei processi sportivi di Farsopoli. Ora, grosso modo, sappiamo anche il perché: infatti non ci stupiamo per nulla nel vedere a braccetto John Elkann e Marco Tronchetti Provera, Guido Rossi che difende la memoria dell'Avvocato e Cobolli in lieta compagnia di Moratti.
Va notato che nessuno, su questa triste storia, ha coniato neologismi, né in inglese né in italiano, forse perché c'è l'imbarazzo della scelta.
Si potrebbe usare un bel "Zacconare" per indicare un avvocato che accusa anziché difendere, un "Cobollare" per indicare uno che si arrende di fronte al nemico, oppure un bel "Elkanare" per indicare... beh... lasciamo l'interpretazione del verbo alla vostra fantasia.

L'unica cosa che ci piace aggiungere è che noi non abbiamo nessuna voglia di dimenticare. "Siamo vicini (solo) alla squadra e al suo allenatore".

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lunedì 7 settembre 2009

Sant'Albano, pensaci tu!

L'articolo pubblicato sul sito relativo al fair play finanziario accenna ad un possibile scenario del 2012-2013, con una ristretta élite del calcio europeo nettamente staccata, conteggiando squadra, organizzazione societaria e fatturato, rispetto alle altre. In quella élite ci saranno sicuramente parecchie squadre inglesi, ci saranno il Real Madrid e il Barcellona, chiediamoci: ci sarà la Juventus?

In questa fase sarebbe facile per la società imbrodarsi negli elogi che arrivano da tutte le parti, facile e pericoloso. Tornare ai vertici del calcio nazionale non era una sfida ciclopica, visto anche come sono ridotti tanti concorrenti, la vera sfida da vincere è l'altra, è quella europea. La Juve di Giraudo-Bettega- Moggi se la stava giocando, verrebbe da dire che stava per vincerla, e col nuovo stadio l'avrebbe vinta sicuramente; la Juve di oggi ha la grinta per completare l'opera (e non solo lo stadio)?

Come juventini veri non solo siamo impegnati in difesa della nostra storia, ma guardiamo a testa alta anche a quella sfida; e siamo convinti che la Juve possa e anzi debba vincerla, perché la prima grande risorsa di una società di calcio è la passione dei suoi tifosi, e quella dei tifosi bianconeri è tanta (dicono le indagini campionarie che milanisti e interisti non riuscirebbero a pareggiarla neppure mettendosi insieme).

La richiesta che ci sentiamo di fare alla proprietà, anche a nome dei tanti amici che condividono il nostro impegno, è allora quella di non crogiolarsi negli elogi, ma di programmare nel medio periodo un piano aggressivo per vincere quella partita.

Ci sono risorse di bilancio per fare altri investimenti importanti. Manca un direttore generale? Occorre prendere sul mercato il migliore in circolazione. In Lega e Figc bisogna pretendere il rispetto delle regole in tema di bilancio e di giustizia sportiva, e fare anche del casino quando il caso lo richiede. C'è stato un tempo in cui dicevano che la Juve era arrogante, mentre adesso saremmo diventati simpatici: ma è una polemica sterile e senza senso; dovesse la Juve tornare a vincere, i battuti ci daranno di nuovo degli arroganti, tanto che Mourinho s'è già portato avanti, a modo suo, forse perché quest'anno un po' di paura ce l'ha pure lui.

Il Real Madrid annuncia intanto altri piani faraonici, il Barça viaggia a vele spiegate, in Inghilterra e in Germania le squadre più importanti hanno lo stadio pieno tutte le domeniche. Sono quelli i termini di raffronto in vista del 2012: speriamo che la proprietà, e segnatamente Sant'Albano che la rappresenta nel CdA della Juve, ci pensi in vista della prossima Assemblea.

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Jamayria pallonara

Le voci su una possibile cessione del Milan si rincorrono da tempo. Nella scorsa primavera si parlò di un interessamento da parte dell'emiro del Dubai, tramite il suo fondo sovrano, ora si rincorrono le voci di un possibile interessamento da parte di un fondo libico. Ma non un fondo come un altro, bensì un fondo statale.
I dubbi che ci poniamo sono molteplici, fatto salvo il benvenuto a qualsiasi investitore privato nel nostro mondo del calcio, ormai finanziariamente asfittico.
Quello che ci chiediamo è se sia etico che una squadra di calcio venga acquistata da uno stato estero attraverso uno dei suoi strumenti d'investimento.
L'altro aspetto che ci lascia qualche dubbio è la presenza (in posizione minoritaria) del fondo statale libico Lafico nella Juventus. Sarebbe quanto meno opportuno che venisse ceduto il pacchetto azionario nella squadra sabauda se si volesse acquistare il Milan: questo per evitare evitare voci velenose al primo pareggio tra le due squadre. Ci mancherebbe solo questo per completare un quadro già preoccupante.

Un'ultima considerazione: in tutta questa ridda di voci che ipotizzano lo sbarco di emiri, fondi sovrani, petrolieri albanesi e chi più ne ha più ne metta fa rumore il silenzio di chi questo processo dovrebbe governare: la Figc.
E' troppo impegnativo varare un regolamento che governi fenomeni di questo tipo?

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domenica 6 settembre 2009

Il Mourinismo è contagioso

Sono piovute copiose, dalla stampa spagnola, le critiche su Platini, il quale ha osato dire che il Real Madrid ha letteralmente drogato il mercato calciatori europeo. Perfidamente e sottilmente, Michel ha anche messo il dito nella piaga, affermando che non basta fare collezione di figurine a suon di centinaia di milioni di euro: il calcio è una strana alchimia dove non basta la sommatoria della bravura dei singoli per rendere una squadra invincibile.
Come potete vedere, le parole sono sottoscrivibili da chiunque capisca un minimo di calcio. Concetti vecchi come il cucco, ma sempre validi.

Ma alla stampa spagnola, particolarmente a quella castigliana, queste dichiarazioni non sono piaciute. Apriti cielo: ecco, per esempio, come commenta Marca "L'atteggiamento di Platini è strano, lui è a capo del calcio europeo e dovrebbe essere più imparziale nei confronti delle sue squadre".

A noi questo modo di ragionare ricorda quanto dichiarato da Mourinho quando Lippi osò vaticinare che la Juventus, a suo avviso, avrebbe vinto il campionato. Anche in quel caso, ricorderete, il portoghese accusò Lippi di "fare il tifo", di "non essere imparziale" e via discorrendo.

Secondo noi, a questo punto, è necessario chiarire che non bisogna confondere l'imparzialità (doverosa da parte di chi ha una carica pubblica) con quello che comunemente viene chiamato "terzismo", o anche spregiativamente "cerchiobottismo". Essere imparziale significa guardare i fatti senza pregiudizi, e poi serenamente giudicare secondo coscienza. Attuare una tattica "terzista", ovvero dare un giudizio che si pone sulla mediana tra le due tesi contrapposte, significa l'esatto contrario: negare il principio di imparzialità con l'unico fine ipocrita di non scontentare nessuno.
Immaginate cosa sarebbe l'amministrazione della giustizia se un giudice decidesse di accontentare un po' l'accusa e un po' la difesa, in modo da far contenti tutti.

Dunque, Platini si è limitato a dare dei giudizi (anche abbastanza ovvi) analizzando i fatti secondo la propria coscienza. Come è giusto che sia. Mentre Lippi si è limitato a esprimere una propria opinione, come tutti hanno il diritto di fare.

Noi siamo però convinti di un fatto: la confusione tra imparzialità e terzismo, che d'ora in poi chiameremo "Mourinismo", è frutto solo della "coda di paglia" di chi si lamenta degli altrui giudizi.

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Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

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sabato 5 settembre 2009

Il rumore dei nemici

L'espressione "il rumore dei nemici" l'ha adoperata Mourinho quando Cobolli Gigli ha dichiarato che sperava nella vittoria del Milan nel derby. Certo fa sorridere pensare che le parole di un presidente (!?) come Cobolli Gigli possano rappresentare il rumore di un nemico, e non sarebbe stato il caso di tornarci sopra, se non fosse che oggi sul Corsera Sconcerti scrive "Attento Mou, stai finendo tutti i nemici", rimproverando al portoghese l'arroganza delle risposte (l'ultima a Cannavaro), e notando che contengono "una forza quasi minacciosa, sproporzionata all'evento".

L'intervento di Sconcerti merita una riflessione, perché secondo noi è giusto parlare di arroganza e di forza minacciosa, ma queste accuse vanno rivolte all'Inter prima ancora che al suo allenatore. Quando lo scorso campionato l'arroganza era arrivata fino alla prostituzione intellettuale, Blanc aveva chiesto, invano, a Moratti di dissociarsi; la risposta era stata che l'Inter tutta si riconosceva nelle parole dell'allenatore. Di fronte alla barzelletta del rumore dei nemici il signor Moratti al TG1 ha avuto l'improntitudine di dire che si trattava di una definizione bellissima, e oggi Tuttosport titola "Josè, lo scudo di Moratti". Le risposte arroganti di Mourinho a Lippi, a Cobolli Gigli e a Cannavaro arrivano subitanee da Inter Channel e dal sito societario, come se a Milano ci fosse un reparto (comprenderà Scarpini? sarà capitanato da Oriali?) che controlla ventiquattr'ore su ventiquattro il "nemico", quasi spiandolo.

Il fatto è che la cultura del sospetto, con l'avversario più forte presentato come un nemico, ha preso man mano campo in via Durini, con l'obiettivo di nascondere fallimenti a ripetizione e centinaia di milioni buttati nel cesso comprando terzini sinistri in tutto il mondo, fino ad arrivare al dossier preparato da Nucini (arbitro all'epoca in attività), e infine allo spionaggio di Tavaroli che, misteriosamente, precede Calciopoli. Mourinho, che non è un pirla, ha capito che il sistema ha funzionato, tanto che erano arrivati tre scudetti in regalo prima del suo sbarco in Italia, e lo sta cavalcando alla sua maniera.

Sconcerti scrive anche di forza minacciosa nelle risposte nerazzurre, ed è singolare che il presidente Abete parli invece di battute, come quelle che i tifosi si scambiano al bar sport. Singolare ed inquietante, perché quello di Abete sembra un messaggio cifrato rispetto a tutti i dubbi lasciati in sospeso dall'attività di Tavaroli (in attesa dei pronunciamenti della Procura di Milano), e potrebbe essere interpretato come un invito a nozze per l'attività del reparto nerazzurro (quello che potrebbe comprendere Scarpini e Oriali) che sta ad ascoltare tutto il giorno il rumore dei nemici, facendo sfoggio di una forza "minacciosa, sproporzionata all'evento".

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Parla il Maestro

Signori, tutti in piedi. Parla il Maestro.

Ecco cosa dice sir Alex Ferguson sul nostro Ciro Ferrara: "Per me non è una scoperta. E neppure una novità. Conosco Ciro per averlo incontrato tante volte da avversario e vi posso garantire che è uno tosto. Farà bene, molto bene. Per due motivi: il primo è che un campione come lui sa come prendere i giocatori. Il secondo è che guida una grande squadra come la Juve che lui conosce benissimo. Non ci sono segreti, può percepire anche le più piccole sfumature. In questo meeting ha ascoltato molto e le poche volte che ha parlato ha dimostrato di avere le idee chiare. Mi è piaciuto, mi piace, prevedo per lui un futuro ricco di soddisfazioni".

Non è la prima volta che il tecnico scozzese è prodigo di complimenti verso la Juventus: già in passato ha dichiarato di essersi ispirato alla Juventus di Marcello Lippi, con la quale il suo Manchester ebbe epici scontri in Europa.
Per fortuna esistono ancora persone che capiscono di calcio: qui in Italia, cosa del resto tipica della nostra storia, c'è chi vorrebbe far credere che quella Juve fosse il simbolo del male; ma, evidentemente, in Europa la barzelletta farsopolara ha il credito che merita. Zero.

Per chi capisce di calcio è il campo che parla. Con buona pace delle gazzette, di Sandulli e di Guido Rossi.
Loro ancora non lo sanno, ma uno sbadiglio li ha già seppelliti.

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venerdì 4 settembre 2009

La Settimana Interistica, serie 5 maggio - 1


E' dura da digerire e vale 3 punti 3 per la classifica!

Sciarada
(2, 5, 4, 3 = 7, 7)

In Romagna non si scherza
A Rimini conviene riprodursi con frequenza,
come tra Anversa e Lilla le rane.

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Uso improprio dello sport?


La teoria di Gigi Moncalvo sul motivo per cui la Juventus sia stata abbandonata al proprio destino (nella migliore delle ipotesi) dagli Elkann la conoscete: gli Elkann avevano bisogno di rientrare in possesso della Juventus per evitare che Andrea Agnelli, grazie alla Triade, potesse superare in popolarità John e ambire, di conseguenza, ad alti incarichi nella galassia Fiat-Exor.

Naturalmente non si hanno prove di questo, si sa solo che gli Elkann non alzarono un dito per difendere la Juve e, anzi, i giornali di famiglia furono i primi e peggiori inquisitori.

Noi però abbiamo la sensazione che alla teoria di Moncalvo manchi qualcosa. Per carità, nessuno dice che sia sbagliata, ma forse è incompleta. Non fosse altro perché comunque John e i Lord Protettori, controllando la società Dicembre, si assicurano un indiscusso predominio nell'accomandita Giovanni Agnelli & C, che a cascata controlla tutta la galassia. Andrea, secondo noi, a John poteva fargli solo il solletico, almeno in circostanze ordinarie. Questo sia nel caso che la Juventus avesse vinto, sia che la Juventus avesse perso.

Oggi però il vice direttore di Repubblica, Massimo Giannini, ci aiuta ad incastonare un ulteriore tassello nel puzzle. Infatti ci racconta che si sta provando a costituire un "grande centro" in grado di vincere le elezioni. Uno degli architetti di questo nuovo partito, secondo Giannini, dovrebbe essere, udite udite, Luca Cordero di Montezemolo.

E allora, ci si potrebbe domandare, e se il vero motivo del colpo di stato in casa Juve fosse stato quello di consegnare uno straordinario mezzo comunicativo a Montezemolo? Mica male, per ottenere popolarità, poter usare come veicolo promozionale la Juventus (oltre alla solita Ferrari di cui è presidente).

Che questa ipotesi possa essere fondata, o che comunque ci siano voci ricorrenti nei corridoi dei palazzi romani, lo si intuisce non solo da questo articolo di Repubblica, ma anche dal fatto che i giornali legati a Berlusconi (Il Giornale), o suoi sostenitori (Libero) affondino spesso il colpo (non senza ragione) sulla faccenda dei conti svizzeri dell'Avvocato, denunciati indirettamente da Margherita Agnelli.

Insomma, se i motivi veri che hanno spinto ad accettare la distruzione della Juventus fossero realmente questi sarà necessario, a nostro avviso, recidere il cordone ombelicale tra calcio e ricchi mecenati (spesso molto interessati). Una volta per tutte.
Meglio l'azionariato popolare. Meglio la passione vera e genuina dei tifosi.

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giovedì 3 settembre 2009

GiggiSaltaConNOI

Goal, e partivano le danze, Tacchinardi, Del Piero e l'invisibile radiolina, musica per le nostre orecchie. Efficaci, lievemente strafottenti in campo, poco loquaci ed equilibrati davanti alle telecamere. Parole misurate e soppesate, rispetto per tutti gli avversari, ma mai un passo indietro, mai una frase fuori posto. Niente corazzate, nessun incrociatore, men che meno portaerei. Al primo minuto tutti alla pari, con gli avversari un po' intimoriti dalle maglie bianconere sfiorate nel tunnel, a fine primo tempo con due bordate nella fiancata e al novantesimo, un natante qualsiasi, affondato nella prima baia che passava! Ecco chi erano i nostri avversari, prima e dopo la cura.

I giocatori, tutto quello che ci rimane dopo il golpe nella stanza dei bottoni scuciti, oggi, si divertono a citare refrains coniati dal Presidente metaforico. Ma quali corazzate Buffon? Quali scudetti levati Buffon? Quale speranza tolta... BUFFON? Siamo rassegnati a sorbirci la battaglia navale di Cobolli Gigli, ci siamo rassegnati anche a sentir dire: "Scudetti che abbiamo vinto noi sappiamo quelli che abbiamo vinto, è quella che è la cosa importante". I giocatori, tutto quello che ci rimane. Fa' il giocatore, anzi, fa' lo juventino.

I giocatori juventini, tutto ciò che resta, li vogliamo rivedere correre sotto la curva ricordandoci quante palle abbiamo e quanto sono grosse. I giocatori bianconeri, tutto ciò che resta, insieme ad un manipolo di tifosi, raccolti in un fortino, o sparpagliati, indecisi e confusi su come guardare davanti ed indietro contemporaneamente.

Troppe parole, troppi sorrisi, alla ricerca dell'orgoglio dimenticato sui campi dal 2006 ad oggi, sempre un po' di meno, sempre meno incazzato. Aiutateci anche Voi a ricordare come eravamo, ritornando ad esserlo, sul campo e con le intenzioni. I gol si possono prendere, ci mancherebbe altro, non ti preoccupare più del necessario, ma se arriva una palla da 30 metri, perché qualcuno, distratto, o sorridente, e senza radiolina perde l'avversario, ci sei tu, ci devi essere tu.

Salta un po' con chi vuoi Gigi, ma parla con noi e per noi!

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Addio bandiera

Ho qui davanti la copertina del Guerin Sportivo di allora: Addio bandiera, è il titolo.
Mi sovvengono tanti ricordi.
Mi rivedo dentro l'Heysel, quando il nostro Capitano lesse un messaggio ai tifosi, con la sua pacatezza invitò tutti i presenti a stare calmi: "giochiamo per voi"...
Rivivo la mia commozione quando feci 800 km in giornata per portare un fiore nel piccolo cimitero di Morsasco, dove è sepolto.

Sarebbe doveroso che i tifosi che occupano la curva a lui intitolata, e i divi viziati che di fronte ad essa si esibiscono, ne onorassero sempre la memoria. Con i fatti, non con veloci commemorazioni.
Gaetano era il vero emblema dello stile Juve.

Tarantini, durissimo difensore campione del mondo con l'Argentina di Menotti, disse: "Per nessun avversario mi sarebbe dispiaciuto così tanto. Era un vero signore, il giocatore più leale che abbia conosciuto."

Ricordo Perugia, stadio Curi, 4 ottobre 1995: si disputa, per beneficenza, una partita fra vecchie glorie juventine e una selezione all stars, è l'addio al calcio di Stefano Tacconi. Dalla tribuna guardavo soprattutto un protagonista: il giovane Riccardo Scirea, con la maglia numero 6 e la fascia di capitano. Intensa è la mia emozione al momento della sua sostituzione, perché Dino Zoff (allenatore nella circostanza) si alzò dalla panchina e andò ad abbracciarlo. Brividi.

C'è un'audiocassetta che si chiama "Un Campione del Mondo racconta", nella quale Gaetano, con la sua mitezza, con il suo buon senso di persona perbene, rievoca la sua inimitabile carriera. Ad un certo punto, parlando del suo primo campionato vinto nel 1975, dice: "Vincemmo lo scudetto e dopo l’ultima partita festeggiammo fino all'alba in un locale. Quando uscii era ormai mattina, passeggiando per arrivare a casa incontravo alle fermate dei tram gli operai che andavano al lavoro. Non so perché, ma provai un senso di vergogna. Mi sembrava di aver avuto troppo dalla vita, io semplice ragazzino scudettato!"

C'è la testimonianza di uno scrittore che vale la pena citare. Roberto Mussapi, nel suo "La polvere e il fuoco", riserva un paragrafo ai mondiali vinti dall’Italia, e queste parole a Scirea:
"...Ma lui, che anticipava come non avendo avversario, che combatteva col tempo e non coll'uomo.... E non fu necessario alcuno scontro, sempre agì di previsione, sempre determinò il lancio in solitudine, nel cuore della partita ed estraneo al suo strepito, al tumulto di Gentile e Tardelli, alla rapida corsa di Bruno Conti, alle frecce di Rossi. Giocò la partita d’anticipo, contro un avversario invisibile: lineare, apollineo nel correre, silenzioso. Lui, più di tutti, ricordo...."

Voglio infine trascrivere la dolcissima poesia che gli dedicò un giornalista romano, Lino Cascioli.

"Quel silenzio che nasce dal fragore delle passioni,
adesso ti appartiene notte e giorno,
per tutto l'infinito eterno intreccio che aggroviglia il tempo.
Noi passiamo e tu resti. Resta il vago tuo sorriso da sfinge a raccontarci
che il segreto s'addice ad un campione come dentro una favola
l'Enigma, come ad un nudo il velo che l’intorbida.
Nella discorde Babele di volti stralunati che affollano la vita
tu resti come il profilo di un bimbo che dorme,
e ride sulla traccia di un sogno."

Sarebbe bello che nel calcio di oggi, fatto di isterismi ed esagerazioni abnormi, di soldi e superbia, qualcuno seguisse i suoi insegnamenti, ne emulasse il garbo e l'educazione, gli somigliasse per pulizia morale. Ma è un'illusione, perché il calcio di Scirea non esiste più.

Andrea da Castiglione della Pescaia

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mercoledì 2 settembre 2009

L'ira di Yaki e quella dei tifosi


Lo confessiamo, quasi sempre a cena teniamo la televisione spenta. Ieri, però, il destino ci ha giocato un brutto scherzo: abbiamo guardato il TG1 di Minzolini.
Tutto come al solito, il telegiornale scorreva come sempre e ci informava di come tutti lavorino per il nostro bene. Le magnifiche sorti e progressive ci attendono.

Però ad un certo punto ci è venuto un colpo al cuore. John Elkann in prima serata spiegava, indignato, come persone malvagie infanghino la memoria di suo nonno, l'Avvocato Agnelli, e su come qualcuno ordisca complotti ai suoi danni. Crediamo che si riferisse alla diatriba inerente l'eredità dell'Avvocato, che lo vede contestato nel ruolo di "capofamiglia". Francamente non ci interessa più di tanto, la storia giudicherà e la cronaca presto o tardi ci dirà chi, tra lui e la mamma, abbia ragione.

Poi però non abbiamo avuto nessun dubbio. Il montatore del servizio ci ha svelato la verità in tutte le sue sfaccettature: accanto a Franzo Grande Stevens sedeva (alquanto spaparanzato, che classe!) Marco Tronchetti Provera. Sì, proprio quel signore che candidamente confermò al Giudice Napoleone come, nell'epoca buia in cui dirigeva Telecom Italia, Tavaroli avesse messo in moto una "macchina spropositata" contro "la squadra di Moggi". La squadra, si dà il caso, non era esattamente di Moggi, ma della Exor (all'epoca Ifil). Ovvero degli Agnelli, di cui proprio John Elkann vorrebbe essere l'erede designato.
Non finiremo mai di ringraziare questo oscuro montatore (chissà, forse uno juventinovero) che, con un sapiente gioco di sovrapposizione delle immagini, ci ha svelato chi è amico di chi. Nulla meglio di questo servizio, infatti, ha reso chiaro ed evidente come tra gli Elkann e Tronchetti Provera vi sia un bel patto di amicizia. Se così non fosse, John chieda al dottor Tronchetti perché Tavoroli, suo dipendente, pose in opera una "macchina spropositata" contro una società del suo gruppo. Lo deve a tutti i tifosi della Juventus, e a tutti i suoi piccoli azionisti.

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Le 10 risposte di John Elkann

Come molti sanno, e chi non lo sa ora avrà modo di saperlo, ieri il sito Dagospia ha costruito ad hoc 10 domande scomode per l’erede della dinastia Agnelli.
Qualcuno non ci crederà, ma sono arrivate le risposte.
Sono arrivate al mio barista di fiducia.
Ieri sera, mentre mi scassavo un gelato (Bacio/Tiramisù, giusto per tenermi leggero), il barista mi fa:
“Uè! E’ passato uno e ha lasciato questa busta per te…”
Ed io:
“Uno chi?”
E lui:
“Un giovanotto… un ragazzotto alto… non ricordo bene...
Ricordo solo che aveva la maglia di Zanetti…”
“Vabbè, dai qua”.
Così ho acchiappato la busta, e con mia grande sorpresa:
Booooooom! Le risposte.

1. Quali fratelli?

2. Scettro? …
Non so, stasera guardo bene a casa… Semmai controllo.
Forse ho qualcosa del genere nello sgabuzzino o sotto il letto.
Però non mi sembra… Nel caso ci risentiamo comunque.
Curiosità: come è fatto 'sto scettro che dovrei cercare?

3. Ah sì. Mi ricordo… Mi ha fatto entrare il portinaio.
Chi doveva farmi entrare secondo voi?
Noi ripartiamo dal basso e di solito siamo vicini alla squadra, all’allenatore e al portinaio…

4. Beh… in effetti la stanza era molto piena quel giorno e non c’erano posti liberi…
Così ho fatto una puzzetta e la gente si è dileguata… la poltrona era vuota e mi sono seduto…
Cosa avreste voi fatto al mio posto? Eh?!?
Ve ne restavate in piedi?
Ma va va… E poi ero anche stanco!

5. Boh… no… cioè… io sono sposato. Dunque la sera non esco mai.

6. Boh… no… cioè… io sono sposato. Dunque la sera non esco mai.

7. Scudetti che abbiamo vinto, noi sappiamo quelli che abbiamo vinto... E quella è quella la cosa importante. Però… quanti ne abbiamo vinti già? Siete dei rompiballe, comunque questa la lasciamo in sospeso, domani telefono a Cobolli e poi ci risentiamo.

8. Siete molto scorretti, Luca non è uno che racconta palle! Fate attenzione…

9. Mi sembra che stiate, voi, davvero esagerando…
E credo anche di essere sottovalutato.
Son piccolino lo so, ma mi intrufolo dappertutto, non ho paura però… un po’ me la faccio sotto, sono una peste, dei grandi me ne infischio, e un terremoto farò se non lo trovo giusto!
Che confusione laggiù… spostatevi che mi impiccio, io mi diverto di più se termina in un pasticcio…
E poi mi hanno aiutato molto… Mi ricorderò sempre quello che mi dissero al Campo de' Miracoli:
“Noi non vogliamo regali. A noi ci basta di averti insegnato il modo di arricchire senza durar fatica, e siamo contenti come pasque”.

10. Boh… l’ho già detto migliaia di volte.
Perché Margherita è il vento, e non sa che può far male, perché Margherita è tutto, ed è lei la mia pazzia.
Margherita, Margherita, Margherita adesso... è via!.


Appena ho finito di leggere le risposte, ho capito al volo di quale maglia di Zanetti si trattava.
Eeeeeeeeh.... Se ve raccontassi.... !!!

CRAZEOLOGY

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Politici o politicanti?

Alt! Innanzitutto, una precisazione: non è il blog di ju29ro.com che vuole continuamente parlare di politica, sono i politici (o politicanti) che continuano a parlare, quasi sempre a sproposito e per miserabili interessi di bottega, di calcio.

Ecco cosa ha dichiarato, ieri, il neo sindaco di Firenze in relazione al caso Mutu: "Mi pare una vicenda paradossale. Si sta giocando sulla pelle di Mutu una battaglia più grande di lui. Il giocatore ha già pagato i suoi errori, forse sarebbe stato giusto far pagare a chi ha prelevato Mutu a costo zero al termine di quel periodo. E i tempi non sono così stretti come si pensava". Insomma, ci risiamo. A Firenze ormai vogliono a tutti i costi che paghi la Juve, come se in questi ultimi anni non abbia pagato abbastanza, in ossequio a quel triste sentimento popolare che deve trovare un capro espiatorio per i mali del mondo.

La Juventus si è limitata a ingaggiare un giocatore privo di contratto, dopo che la sua vecchia società lo ha licenziato in tronco per uso di sostanze stupefacenti. Successivamente, i torinesi lo hanno ceduto alla Fiorentina, ma quello che conta è che i viola sapevano benissimo quella che era la condizione del romeno; conoscendo la maestrìa di Pantaleo Corvino non abbiamo dubbi che proprio facendo leva sulle "pendenze" con Abramovich sia riuscito ad acquistare il giocatore a prezzo di saldo. Stiamo parlando di 8 miseri milioni di euro per un fuoriclasse di livello internazionale.

Ora, i fiorentini con quale faccia di bronzo pretendono che sia la Juve a pagare per Mutu? Con quale coraggio un sindaco, che è un rappresentante del popolo (di Firenze, juventini compresi) si permette di dire simili bestialità, che fanno a pugni con le regole dell'Uefa, con le leggi svizzere (dove l'Uefa ha sede), e con le leggi vigenti in Italia e nell'Unione Europea?

Semplice, ormai pur di arraffare qualche voto si è pronti a dire qualunque cosa: se poi c'è da fare un danno alla Juve bene, ancora meglio. Alla faccia del diritto, e anche del buonsenso.

Che delusione, da un giovane sindaco, speranza di cambiamento per tanti (non solo a Firenze) ci saremmo aspettati molto di più.
Povero La Pira, ormai nella tomba fa i salti mortali!

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martedì 1 settembre 2009

In Porto veritas

Abbiamo ricordato sul sito il ritiro del ricorso al Tar (era il 31 agosto 2006) per ribadire le ragioni del nostro impegno. In quella occasione molti commentatori della domenica ragliarono sulle specificità della giustizia sportiva, che deve essere veloce e non guardare in faccia a nessuno, che può cambiare i giudici in corsa e ridurre i gradi di giudizio. Una giustizia sportiva, a loro dire, che impone alle società di fermarsi alle sentenze alla Sandulli.

Prendiamo spunto da quei ragli per ricordare il caso del Porto, rimasto coinvolto nello scandalo dei "fischietti d'oro" del 2003-2004. La Federazione portoghese nel 2008 penalizzò il Porto di 6 punti per tentata corruzione e a quel punto l'Uefa, regolamenti alla mano, escluse il Porto dalla Champions; la squadra portoghese però, si è rivolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna (si vede che lì non c'erano liti tra eredi, e montezemoli a intervenire come garanti), che il 15 luglio 2008 ha invalidato l'esclusione e rimandato la pratica all'Uefa per gli approfondimenti del caso. Nel luglio 2009 l'Uefa, dopo averci ragionato a lungo, ha deciso di depennare il procedimento prendendo atto di "non essere in diritto di decidere"; e così anche quest'anno il Porto disputa la Champions.

Nessun Guido Rossi e nessun Sandulli, ma un richiamo al diritto da parte della stessa Uefa, questa è la verità che si ricava dalla vicenda del Porto; vicenda che sarà certo diversa da quella di Calciopoli, fermo restando, però, che alla fine è appunto una questione di diritto, di regole da applicare, ma anche di diritti da rispettare, di leggi e norme di carattere generale che non possono essere offese dalla specificità del calcio; la giustizia sportiva, questo si ricava, non può essere una specie di terra di nessuno dove si emettono sentenze senza capo né coda, e poi arrivano gli esperti della domenica a dire "chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato".

La vicenda del Porto è quindi la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che nell'estate 2006 sono state dette (e fatte) un sacco di cazzate. Certo è una amara consolazione, ma ricordiamoci che la scorsa estate il professor Sandulli ha dovuto ammettere pubblicamente che nello scandalo del 2006 non c'erano illeciti, e si è punito il reato associativo e che di tutte le cazzate di quella estate questa potrebbe essere la più grande di tutte, e di sicuro è la più importante. Perché il reato associativo all'epoca non era previsto dal Codice di Giustizia Sportiva; perché il reato associativo è lo stesso contestato nel processo di Napoli.

E' per questo che abbiamo sempre detto, e ribadiamo, che sarà fondamentale la sentenza definitiva sulle accuse dibattute a Napoli. In dipendenza di quella sentenza dovremo noi, tifosi e azionisti, dire legalmente la nostra: ci sarà tempo e modo per studiare come difendere i nostri interessi, ricordando che i due scudetti revocati hanno, tra l'altro, a che fare con la ripartizione del ricavato dei diritti TV. A parte, cioé, tutti i danni patrimoniali provocati a suo tempo dalla sentenza Sandulli, ce ne sono altri che potrebbero arrivare nei prossimi anni; quand'anche sui primi la rinuncia al Tar avesse chiuso la porta a ogni tipo di ricorso, sui danni a venire sono aperte porte e finestre.

Sarà di sicuro una storia ancora lunga, ma la verità venuta fuori nel caso del Porto è lì a dirci che è possibile che alla fine a deciderla non siano Guido Rossi e Montezemolo. Loro ci hanno provato nell'estate 2006 (con quella specie di processo, e con l'inaccettabile rinuncia al ricorso al Tar), e potrebbero aver commesso qualche errore; a deciderla a tempo debito potremmo essere noi: diecimila, ventimila o magari, perché no, cinquantamila juventini veri che difendono i loro diritti.

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L'errore de Cassetti


Quante cose si possono fare in due secondi nello sport? Nello sport due secondi sono un eternità. L'anno scorso Massa, nell'ultimo Gran Premio, tagliò il traguardo da campione del mondo, poco dopo Hamilton superò Glock e Massa dovette abbandonare incredulo i suoi sogni di gloria. Usain Bolt in due secondi è in grado di correre più di venti metri e di strabiliare il mondo.

Domenica Diego in un paio di secondi è riuscito a pressare il povero Cassetti, costringerlo all'errore e quindi soffiargli la palla. Eh già, andate a rivedere l'azione: Diego pressa Cassetti, che nella concitazione stoppa male la palla (tipico errore da difensore) e quindi la perde a vantaggio del brasiliano.

Il gol di Diego, dunque, è un piccolo capolavoro, infatti va a pressare il portatore di palla avversario manco fosse Edgar Davids, poi trafigge il portiere con un tocco di esterno destro alla Roberto Baggio. Roba che nel nostro calcio non si vede molto spesso.

Eppure i giornalisti, e soprattutto i tifosi romani, non si sono resi conto di ciò che è realmente successo. Infatti dopo "Er go' de Turone", "Er controfallo de Cicinho", ora ci deliziano con un nuovo tormentone: "l'errore de Cassetti".
E poi ci vengono a dire che capiscono di calcio.

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