lunedì 31 agosto 2009

La Settimana Interistica - 6


Sciarada
(3, 5, 5, 2, 4, 2 = 5, 6, 10)

Assalto alla Cassa del Mezzogiorno!
Non te lo dico due volte: erano neri contro i padroni.
Il vero nome di un bond
è qualcosa di privato:
in meridione adesso
saltano sugli specchi
per l'ultima nota che dà credito.

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No comment... Anzi sì!


Spalletti/Tuttosport: "Colpa mia, manca spirito battagliero".
A parte che non ci saranno soldi nemmeno per il mercato di gennaio, quindi, acquisti nisba! E poi non avreste vinto nemmeno con Aquilani della Notte in campo e Capello d'argento in panchina!

Spalletti 2: "Errore Cassetti? Facile trovare il colpevole dopo un errore. Il ragazzo è mortificato, e io sono dispiaciuto per lui".
Siamo sinceri, non è colpa solo di Spalletti, il giocatore si è un po' montato da solo, e se sono avanzate delle viti, il problema va ricercato nelle istruzioni.

Foschi: "Dzemaili? Meglio se parte".
Cambiare dal Toro al Cavallino no? Hanno bisogno di qualcuno che lo dica a Badoer.

Cassano: "Abbiamo il terzo portiere più forte del campionato dopo Julio Cesar e Buffon ma è sottovalutato. Qualcuno non se ne accorge, ma è meglio che stia zitto...".
No Anto', parla, parla, così affossi la carriera in Nazionale anche a Castellazzi. Ehm, quando hai tempo, chiamaci, avremmo 2 o 3 nomi da suggerire!

Mourinho: "Non è giusto chiedere ulteriori sforzi a Moratti, ma Pandev mi piace".
Non è difficile immaginare Moratti fare un ultimo sforzo, ma a questo giro è probabile mandi Lei a cagare!

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domenica 30 agosto 2009

Roma - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6
Troppo fuori dai pali e non molto reattivo sul gol di De Rossi, salva il risultato alla fine del primo tempo

Zdenek Grygera: voto 6
Molto meglio del solito. Certo non fornisce alcun contributo in avanti, ma limita al minimo gli svarioni difensivi

Giorgio Chiellini: voto 7
Ottima spalla di Cannavaro, sbaglia pochissimo. Spostato a sinistra nel finale, si fa notare per un paio di belle discese

Fabio Cannavaro: voto 7.5
Ancora una volta il migliore del reparto. Non sbaglia nulla

Paolo De Ceglie: voto 4.5
Assolutamente inadeguato. Pessimo piede sui cross, sbaglia quasi tutto quando avanza. In difesa, riesce a farsi fare un tunnel da Perrotta

Tiago Mendes: voto 6-
Partita senza infamia e senza lode. Si impegna molto, prova più volte a rendersi pericoloso in attacco, ma non dà mai l'impressione di incidere come dovrebbe

Felipe Melo: voto 6
Difficile giudicarlo, bisogna mediare tra le splendide giocate rese possibili dalle sue grandi doti fisiche e tecniche, e le incredibili ingenuità che rischiano sempre di compromettere tutto. Complessivamente sufficiente, se disciplinato è un campione

Claudio Marchisio: voto 6-
Vedi Tiago. Fa il compitino, ma ci si aspetta molto di più da lui, oggi non ha mai provato la giocata difficile. Alla fine esce per infortunio.

Diego: voto 8
Spettacolo. Segna due gol splendidi, da attaccante di razza più che da centrocampista. Meno presente nel gioco rispetto alla prima di campionato, ma il match winner è lui

Amauri: voto 6.5
Lotta contro un avversario tosto come Mexes con risultati controversi: prende un palo, sfiora il gol un paio di volte, ma non sembra il cecchino d'area di rigore che forse ci servirebbe

Vincenzo Iaquinta: voto 6
Anche lui meno lucido che in altre occasioni. Corre molto, ma più che altro senza costrutto. Sufficienza di stima
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Nicola Legrottaglie: voto 6
Entra al posto di De Ceglie nel finale, nessun particolare problema

Mauro Camoranesi: voto 6+
Entra al posto di Marchisio, e prova sistematicamente il numero d'alta scuola, alternando ottime azioni a pericolose palle perse

Christian Poulsen: voto 5
Entra al posto di Diego, manda un tiro in tribuna e lancia un avversario verso la sua porta
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Ciro Ferrara: voto 7
Vincere a Roma non è mai facile, la sua Juve sembra altra cosa rispetto alla mediocre compagine allestita da Ranieri. Diego è un campione, Melo potrebbe diventarlo ma va disciplinato, Cannavaro ha innalzato notevolmente il tasso di classe della difesa. Unico buco nero, il gioco sulle fasce, praticamente inesistente

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sabato 29 agosto 2009

Cobolli, taccia per piacere!

Il presidente binario sembrava essersi scrollato di dosso quel timore reverenziale che dal suo insediamento aveva sempre manifestato nei confronti dell'Inter.
Lo ricordiamo tutti: dall'"ispiriamoci ai valori di Facchetti" alle foto in Gazzetta a braccetto con Moratti, passando attraverso gli elogi alla "corazzata" nerazzurra e la signorilità mostrata in ogni occasione in cui da Milano arrivavano, per dirla con un vecchio tormentone firmato Enzo Braschi ("il paninaro" di "Drive In"), "compilations di schiaffazzi", c'è sempre stato spazio per qualche gentile omaggio verbale (e non) al mondo-Inter.
In vista del derby Mourinho aveva lanciato l'amo come al solito, e Cobolli vi ha abboccato senza nemmeno lasciar stabilizzare il galleggiante.
Ebbene, una volta tanto l'ex signor Auchan si era schierato con il futuro avversario interista con sorprendente determinazione: "Ho la mia opinione e posso esprimerla liberamente: domenica sarei felice di un successo del Milan".
Complimenti Cobolli, se come comunicatore non è il massimo, dato che dobbiamo registrare regolarmente le sue dichiarazioni e le altrettanto repentine smentite, come veggente vale ancora meno.
Un consiglio spassionato a Cobolli: presidente si (e ci) faccia un favore; taccia!

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Sofisticherie fiorentine

Grida di dolore si levano da Firenze.
Pare che Mutu rischi il ritiro anticipato dal calcio, se non dovesse pagare entro il 31 Agosto la salatissima multa inflittagli dai tribunali in seguito alla causa intentata dal Chelsea di Abramovich.

Per la verità il giocatore è chiuso in un silenzio più che comprensibile. L'ipotesi però viene lanciata da La Nazione, storico quotidiano fiorentino. Viene un po' da sorridere a leggere il pezzo, intriso di retorica e supino sulle posizioni di Mutu e della Fiorentina.
Non è roba da fiorentini (a prima vista)! La città con l'opinione pubblica più polemica d'Italia, capace di creare un comitato anche a difesa di una panchina che il Comune vuole spostare, può mai azzerbinarsi a difesa di un calciatore che proprio un santo non è? Anzi, per dirla tutta, almeno nel suo periodo londinese, è stato quanto meno un irresponsabile. E sì, nessuno lo ha sottolineato, ma Mutu la cocaina l'ha presa veramente, e non risulta che qualcuno gli puntasse una pistola alla tempia. Tutto ciò non conta: quando c'è di mezzo il calcio, anche a Firenze, perdono il lume della ragione: la colpa deve essere sempre di qualcuno che non sia un giocatore viola.
E lì politici, giornalisti, associazioni a ricordare che un calciatore è un lavoratore subordinato (già, come un portiere d'albergo), pertanto, poverino, sta subendo un'ingiustizia!

Ma a Firenze sono sofisticati anche nelle teorie. Infatti, nella spasmodica ricerca di un qualcosa di utile per evitare un danno alla squadra locale, ne hanno tirata fuori una intrigante.
Ecco, a tal proposito, un passaggio dell'articolo de la Nazione: "C’è una novità: Mutu è il primo a rispondere della richiesta danni, ma potrebbe essere affiancato anche da Juventus e Livorno (i bianconeri rilevarono a costo zero il cartellino del giocatore, il Livorno è la società che lo ha tesserato per prima dopo la squalifica)".
Avete capito bene? La Juventus si è limitata ad assoldare un calciatore privo di contratto, non c'entra nulla nell'uso pregresso di sostanze stupefacenti del medesimo, però, secondo la Nazione, potrebbe dover pagare. Teoria bislacca, ma funzionale: in questo modo, magari il giocatore è in grado di pagare e non viene squalificato, dunque non ci mette un euro la Fiorentina, ma paga la Juventus.

Per fortuna, probabilmente in ossequio alla nuova strategia di "spegnimento dello stanco fuoco di Calciopoli" da parte dei media allineati, ci è stata risparmiata almeno la tirata su un complotto ordito da Moggi prima per fregare Abramovich, poi per rifilare il bidone alla Fiorentina.
Riteniamoci fortunati, Moggi, oltre ad essere juventino(vero), è anche senese. In pratica, la quintessenza della malvagità umana.

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venerdì 28 agosto 2009

Meglio i BOT o due terzini?

Ieri Platini ha fatto i complimenti alla Juve per il suo "bilancio esemplare" (la Repubblica). Ne abbiamo a lungo parlato anche noi, oggi torniamo sull'argomento per sottolineare che, in base all'ultima trimestrale, la Juve ha depositi bancari per più di 40 milioni e affidamenti per più di 140 praticamente inutilizzati. Rispetto alla piaga dei debiti e dei bilanci drogati una specie di mosca bianca, una società risparmiosa che magari, come racconta un vecchio aneddoto su qualche industriale genovese, investe nei Buoni del Tesoro piuttosto che nel rinnovo dello stabilimento.

Già, lo stabilimento, l'incompiuta, come sul nostro sito abbiamo definito la squadra messa a disposizione di Ferrara: una bella squadra, niente da dire, ma secondo il giudizio generalizzato ancora debole sulle fasce difensive. Se quella sui BOT voleva essere una battuta (sulla Juve, sia chiaro, perché sull'industriale genovese è la verità), la bassa qualità dei nostri terzini è una certezza, tutti bravi professionisti ma tecnicamente non da società di prima fascia.

La campagna acquisti dura fino al 31, e a leggere i giornali trattative sono ancora in corso e non ballano neppure cifre astronomiche, tanto che con dieci milioni sembra che la Juve di terzini potrebbe comprarne addirittura due, rinnovando così lo stabilimento per tutta la parte che non sembra competitiva. Dieci milioni che non intaccherebbero più di tanto l'esemplarità del bilancio bianconero; basterebbe arrivare ai quarti nella Champions e si rientrerebbe dall'investimento (con gli interessi), se non ci si arriva e il bilancio va in rosso ci sono le riserve patrimoniali per farvi fronte.

Tutto in regola come vorrebbe Platini, e come non fanno tante altre società, l'Inter ormai dalla notte dei tempi (a proposito, siamo curiosi di vedere come Paolillo ha sistemato il passivo di quest'anno; ne parleremo a tempo debito, ma non escludiamo qualche gioco di prestigio tipo quello che abbiamo raccontato facendo vedere quanto vale Moratti in mutande).

A proposito di Buoni del Tesoro e industriali genovesi, l'aneddoto si riferiva agli anni settanta, quando inflazione e tassi di rendimento erano a doppia cifra mentre oggi, neanche a farlo apposta, sono vicini allo zero. Un motivo in più, certo non il solo o il più importante, per dire che tutto sommato sarebbe meglio investire nello stabilimento, comprando i due terzini.

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giovedì 27 agosto 2009

La Settimana Interistica - 5


Crittografia Sinonimica
(1, 1, 1: 4 = 7)

AV.ITA IL TAPPO ALLA DAMIGIA.A

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Il vero volto del Calcio Pulito

Vi siete stupiti del nostro silenzio in relazione all'elezione di Beretta alla Lega Calcio? Non vi preoccupate, in realtà ci siamo presi solo qualche giorno per riflettere.

Già più di una volta, in passato, ci siamo espressi in termini non troppo positivi nei confronti di Beretta. Ma sebbene la sua figura professionale non ci paia la più idonea a gestire la Lega in questo importante momento, riteniamo che la questione fondamentale non sia quella degli uomini, ma quella dei princìpi.

Sì, di princìpi vogliamo parlarvi, anche se ci rendiamo conto che forse in questa epoca la cosa può apparire stravagante.

Dopo l'assassinio della Juventus nel 2006, indubbiamente si è aperta una nuova era. L'era del Nuovo Calcio Pulito.
A suggello di questa rivoluzione furono introdotte nuove norme in relazione ai diritti televisivi. Si passò dalla vendita individuale alla vendita collettiva. Vendita collettiva che, lo abbiamo più volte rilevato, penalizza fortemente la Juventus. Ma non importa. La cosa fu presentata e nobilitata dall'ostentazione di un principio importantissimo: la solidarietà.
Solidarietà tra grandi e piccoli club, solidarietà tra società blasonate e popolarissime e piccole società di provincia.
Si può essere d'accordo o meno sulle modalità concrete con cui verranno ripartiti i ricavi dei diritti televisivi, ma il principio di solidarietà su cui si fonda la ratio della norma vede, senz'altro, buona parte degli appassionati favorevoli, anche in ossequio ai valori dello sport.

Ma con l'elezione di Beretta in Lega qualcosa è cambiato, evidentemente. Diciamo questo perché il mandato dell'ex direttore di Confindustria è chiaro e preciso, cioè quello di traghettare la Lega in questo periodo di transizione che sfocerà nella nascita di due entità separate: una Lega per la serie A e una Lega per la serie B.
A questo punto ci domandiamo: dove sono finiti i sacri principi di solidarietà dello sport tanto sbandierati all'epoca in cui si decise di tornare alla contrattazione collettiva? Perché si è deciso di creare, alla faccia della solidarietà, una Lega dei ricchi e famosi ed una dei poveri e derelitti?

Qualcosa non torna. A meno che non si decida di pensar male. L'utilizzo del sacro principio di solidarietà è stato, forse, solo la foglia di fico per nascondere un'altra operazione. Sottrarre alla Juve una grossa fetta di risorse che avrebbe incamerato in caso di vendita individuale. Insomma, la fase due di Farsopoli dietro il paravento, rispettabile, dei princìpi dello sport e della solidarietà. Ora, incamerati i risultati, si ritorna al solito andazzo: i ricchi di qua i poveri di là.

Ennesima dimostrazione che Farsopoli è stata un colpo di stato ben congegnato. Poi tutto uguale, se non peggio di prima: ecco il vero volto del Nuovo Calcio Pulito.

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mercoledì 26 agosto 2009

Chi comanda nel calcio

Ieri i presidenti della A dovevano scegliere i loro rappresentanti per il Consiglio di Lega; non si sono accordati, hanno litigato (probabilmente come i ladri di Pisa), uno dei consiglieri doveva essere Galliani che è stato invece eletto presidente di categoria per la serie A. Del Consiglio si parlerà nella prossima Assemblea, e la situazione è questa: per i due posti in palio ci sono quattro candidati e cioè Moratti, Zamparini, Lotito e Cellino; Rosella Sensi diventerà vicepresidente vicario della Lega.

Intanto, a capo della Commissione Finanza dell'Uefa è stato nominato Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, e con lui ci saranno Laporta del Barcellona, Aulas del Lione, Kenyon del Chelsea e Rummenigge del Bayern. La Commissione dovrebbe decidere sul fair-play finanziario.

Ci sono in vista appuntamenti importanti come la scissione tra A e B, l'assegnazione dei diritti Tv dal 2010, la revisione della normativa sui controlli dei bilanci: queste nomine lasciano capire chi avrà potere di orientare le decisioni, chi controlla i bottoni di comando, chi conta nel calcio e che sgomita perché vuole contare di più.

Lo stupore quindi è doppio. Da un lato sembra incredibile che la Sensi possa avere un incarico federale mentre la Roma è alla perpetua ricerca di un compratore, e Paolillo debba decidere sui bilanci dopo tutti i "mastrussi" che ha combinato con quello dell'Inter; dall'altro, è ancora più incredibile che non ricorrano rappresentanti della Juve, come se la società col maggiore seguito di tifosi e con un bilancio da prendere a modello (così si è sempre detto) non conti nulla in ambito federale.
Può darsi che le poltrone che contano davvero siano altre, e che il calcio sia dentro un ambaradan più grande e generale, ricordiamoci però che con i diritti Tv e i controlli sui bilanci sono possibili, e l'abbiamo documentato, pastrocchi e sorprese capaci di danneggiare pesantemente la Juve. Sarà anche vero che alla lunga il lavoro paga e che i comportamenti scorretti non possono essere nascosti in eterno, ma alcune nomine (e l'assenza di altre) appaiono davvero inquietanti.

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martedì 25 agosto 2009

La Settimana Interistica - 4


Sciarada
(2, 5, 5, 5 = 9, 8)

O' Golia
Prima del possibile
come conseguenza avanzi:
a Napoli avevano il loro forte maschio,
mostro più di ogni altro.
Per crescere deve David fiondare.

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Romacredit

L'imprenditore farmaceutico Angelini spiega oggi, sul Corriere dello Sport, quello che era il suo piano per acquistare la Roma.

In sostanza Angelini voleva acquistare il 100% della società romana a queste condizioni: 130 milioni di euro per la quota facente capo alla famiglia Sensi, 90 milioni per acquistare le azioni in capo ai piccoli azionisti.

Ovviamente ci vuole poco a capire che la famiglia Sensi a queste cifre non avrebbe mai accettato; avrebbe svenduto il suo più importante asset, e non avrebbe ripagato manco metà del debito verso le banche (Unicredit in particolare).

Ma il colpo di genio, continuando nella lettura, arriva subito dopo. Angelini, infatti, aveva in progetto di cedere successivamente un 40/50% della Roma a un socio. Possibilmente una banca. Possibilmente Unicredit.
Tutto nella miglior tradizione italiana del gioco delle tre carte; banca Unicredit sarebbe uscita (in parte) dalla porta, visto che i Sensi con i 130 milioni ottenuti avrebbero ripagato parte del debito nei confronti della banca.
Ma immediatamente Unicredit sarebbe rientrata dalla finestra nel capitale della Roma, riacquistandone un 50% messo in vendita dal nuovo proprietario Angelini.

Ci sarebbe piaciuto vedere l'espressione del dottor Profumo nel momento in cui il più sfortunato tra i suoi collaboratori gli spiegava la genialata di Angelini. Secondo noi, Unicredit non farà più credito alle società di calcio. Cascasse il mondo. E pure Profumo non dirà mai più di essere un appassionato, meglio darsi all'ippica!

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lunedì 24 agosto 2009

Più calcio per tutti

Il campionato è ripreso, moviole e moviolisti sono di nuovo all'opera. I romani nei tempi andati parlavano di panem et circenses e avevano i gladiatori; oggi con la crisi la pagnotta non è sicura, ma in compenso i giochi da circo non ce li toglie nessuno e gli stadi sono i nuovi colossei.

A luglio un'indagine campionaria ha evidenziato che gli italiani seguiranno la serie A di più rispetto all'anno scorso; si vede che non è possibile fare a meno del calcio, quasi fosse una droga (ci sarebbe da parlare anche degli spacciatori ma non è il caso).

Un calcio sempre più televisivo. Secondo un'inchiesta riportata sul Sole 24 Ore del 21 agosto, il 40% di quanti seguono il calcio lo fa tramite le telecronache di Sky; quelle di Mediaset in tre anni sono arrivate al 22%; sempre negli ultimi tre anni sono invece diminuiti dall'80 al 45% gli italiani interessati alle trasmissioni di calcio parlato.

Verrebbe quindi da dire più calcio per tutti, ma solo per le partite; i commenti e le moviole i tifosi se li vogliono fare da soli, sui forum o con i loro commenti sui siti dei giornali; si è sempre detto che siamo cinquanta milioni di commissari tecnici, oggi dovremmo aggiungere che siamo milioni di sosia di Biscardi.

A proposito, il Biscardi, quello autentico, festeggia i trent'anni di Processo. Faceva notare la Stampa che in America sulla CBS David Letterman ha fatto il suo show per 26 anni, da noi non c'è la CBS e non c'è la BBC ma, passando da un canale all'altro, sono addirittura trent'anni che ci propinano scoop e processi. Il guaio è che Biscardi sembra aver fatto scuola più di Letterman, col rischio che al bar sport facciamo anche noi gli scoop e i processi da lunedì a venerdì.

Speriamo che non accada. Sognare sotto l'ombrellone non costa niente, e allora ci auguriamo un bel campionato con meno polemiche e più gesti tecnici, meno moviole e più discorsi di tattica, meno furbate nelle interviste settimanali e più rispetto per gli avversari, meno risse agli autogrill e più tifosi allo stadio.

Rincorreremo quel sogno anche con i nostri commenti sul blog, criticando i furbi e gli "spacciatori"; e intanto urliamo "Vinca il migliore!".

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Attacco preventivo


Chi ben comincia è a metà dell'opera. Questo abbiamo pensato stamane, scorrendo le pagine sportive de la Repubblica. Voto all'arbitro di Inter-Bari, secondo Andrea Sorrentino, 6,5. Ecco la motivazione: "Vede bene quando serve". Ecco invece il voto all'arbitro di Juve-Chievo, secondo Emanuele Gamba: 5. La motivazione eccola qui: "C'era un rigore per il Chievo, doveva espellere Poulsen, ma non ammonire Marrone".

Notate qualcosa di strano? Noi senza dubbio notiamo un certo "doppiopesismo". Infatti, il giornalista che segue l'Inter non si accorge che c'era un'espulsione nettissima per Materazzi. E che il rigore "apriscatole" fischiato a favore dell'Inter era un rigore da microscopio elettronico. Di quelli che vengono fischiati solo alle squadre ricche e potenti. Quindi, senza dubbio, possiamo dire che l'arbitro "vede bene quando serve" ma, soprattutto, quando serve a Moratti.

Fiscalissimo e con la vista a corrente alternata, invece, Emanuele Gamba. Siamo d'accordo sull'espulsione di Poulsen, ma sul presunto rigore su Pellissier abbiamo qualche sospetto: guardate i piedi di Pellissier nel momento in cui cade: se notate li alza contemporaneamente, giusto come facciamo tutti noi quando ci tuffiamo in mare. Se invece veniamo spinti, in genere, i piedi sono scoordinati e non si sollevano a tempo. Infine, il buon Gamba non ha nulla da ridire sul braccio in area di Yepes.

Ci viene il sospetto che il sentimento popolar-giornalistico sia già indirizzato: occhi da falco sulla Juve, occhi bendati sulla squadra del petroliere amico degli operai. E chissà cosa avranno pensato nella redazione sportiva de la Repubblica quando hanno letto il lancio d'agenzia (tra l'altro riportato proprio da Repubblica Spy Calcio) nel quale Nicchi dice chiaro e tondo che Materazzi meritava l'espulsione. Forse si tratta di un presidente dell'AIA troppo vicono alla Juventus?

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domenica 23 agosto 2009

Juventus - Chievo, pagella istantanea


Gigi Buffon: senza voto
Turista

Zdenek Grygera: voto 4
Imbarazzante. Tutte le azioni del Chievo partono dal suo lato, sbaglia tutti i cross, approssimativo in ogni intervento

Giorgio Chiellini: voto 7
Impeccabile, non sbaglia praticamente nulla. Grande affiatamento con Cannavaro

Fabio Cannavaro: voto 8
Prova da Mondiale 2006. Risponde in questo modo alla contestazione, zittendo sul campo i contestatori e guadagnandosi la maglia da titolare

Hasan Salihamidzic: voto 5.5
Si barcamena sulla fascia sinistra prima dell'infortunio. E' fuori ruolo in quella posizione, e si vede, ma nonostante tutto appare il migliore in organico nel ruolo

Tiago Mendes: voto 6-
Buon primo tempo, di grande sostanza soprattutto in fase offensiva. Imbarazzante il crollo fisico nel secondo tempo, non ha più di 55-60 minuti nelle gambe

Christian Poulsen: voto 6
Anche nel suo caso buon primo tempo, il migliore da quando è a Torino. Nel secondo cala vistosamente, scampa ad una meritata espulsione e commette troppi errori in fase di disimpegno

Claudio Marchisio: voto 7
90 minuti senza particolari acuti, ma pieni di quantità e dedizione alla causa sia in fase di interdizione che in impostazione. Titolare inamovibile anche quando rientreranno tutti

Diego: voto 7
Nonostante sia a corto di preparazione, sfodera una gran bella prova: dal suo piede parte la punizione per il gol di Iaquinta, e regala giocate di qualità a getto continuo

Amauri: voto 7
E' già in ottima forma fisica, in assoluto l'attaccante più pericoloso. Parla la stessa lingua calcistica di Diego, l'intesa tra i due appare naturale

Vincenzo Iaquinta: voto 6.5
Gran gol di testa, e poco altro: molto movimento nel primo tempo, crolla anche lui fisicamente nel secondo
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Paolo De Ceglie: voto 5
Non si salva un solo terzino stasera: sbaglia tutti i cross, e rischia di provocare un rigore. Entrato lui, il Chievo comincia a sfondare anche a destra. Non se ne può più

Luca Marrone: senza voto
Entra al posto di Tiago, poca roba

Mauro Camoranesi: senza voto
Entra al posto di Diego giocando giusto un paio di minuti
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Ciro Ferrara: voto 6.5
Porta a casa i 3 punti, e la squadra gioca un buon primo tempo. Un po' stupefacente la flessione nel secondo, considerato che si giocava in notturna. Note positive: Diego, e un Cannavaro mondiale. Appare però necessario il ritorno sul mercato per colmare le voragini sugli esterni difensivi

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Sicurezza

Solita intervista prepartita del Mecenate meneghino. Naturalmente gli chiedono chi abbia ragione tra Mourinho e Lippi. Scontata la risposta del Nostro stimatissimo: "Non è che ha dato fastidio, però era un po’ secco, un po’ troppo sicuro".
Naturalmente non ha dato fastidio, figuriamoci, signori si nasce. Però allo stesso tempo si dà ragione a Mourinho perché Lippi ha espresso il suo innocuo giudizio con troppa sicurezza. Sicurezza che non si sa bene come venga misurata dal lider maximo interista. Forse con la misura dei decibel del tono della voce? Altro che processo alle intenzioni: siamo ormai al processo alle intonazioni.

Pronti via, inizia la partita. E qui l'Inter ritrova le sue di sicurezze: Materazzi graziato di una espulsione sacrosanta (sempre che non si indossi casacca nerassura marchiata Pirelli). Poi, solito rigore di circostanza.
Ognuno ha le sue sicurezze. L'Inter sembra aver ritrovato le sue.

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Diamanti

Bellissimo pezzo di Ilvo Diamanti su la Repubblica di ieri. Ci spiega perché il calcio non è più il calcio, ma lo specchio fedele di una società deformata.
Nessun moralismo un tanto al chilo, ma l'analisi spietata di una realtà che anche noi, nel nostro piccolo, tentiamo di analizzare.

Però, alla fine, ha ragione il giornalista: tutti saremo lì, di fronte allo schermo o sugli spalti, a gioire per le vittorie della nostra squadra del cuore (qualunque essa sia). Tutti saremo lì a gufare contro gli odiatissimi "nemici" (chiunque essi siano).
In fondo è una magia, il calcio. Nonostante tutto e tutti. Un'alchimia irripetibile, e forse per questo indistruttibile.

E' raro trovare un diamante in una miniera di carbone. Ma non è impossibile. Per questo vi abbiamo segnalato il pezzo di Diamanti: buona lettura!

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sabato 22 agosto 2009

La Settimana Interistica - 3


Sciarada
(5, 3, 4, 4 = 8, 8)

Un'aulica preda
Te ne cibi giornalmente
Tu che ostenti crudeltà
Ma l'assiuolo pascoliano
Malattie non ne ha

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venerdì 21 agosto 2009

Satira preventiva

Divertente pezzo di Michele Serra sulla lotta di successione in casa Agnelli, e sulla presunta evasione fiscale dell'Avvocato.
Ci siamo veramente fatti quattro risate. Da notare che l'autore, da buon interista, non ha resistito alla tentazione di sfottere la tanto odiata Juventus, infatti scrive: "Gli esponenti dei rami minori (come gli Agnelli-Esposito e gli Agnelli-Pautasso) devono accontentarsi di cartoline postali di dubbia autenticità, come quella di nonno Giovanni, datata 1923, indirizzata a Sergio Agnelli detto il Geometra, nella quale lo nomina presidente della Juventus, raccomandandogli di comperare un certo Balotelli".
Ah, se il buon Serra sapesse che la prima vittima della guerra in casa Agnelli è stata proprio la Juve! Ma tant'è, verrà il tempo in cui anch'egli dovrà prenderne atto.

Però, come sarebbe bello se, ogni tanto, il fine polemista bolognese usasse la sua arguzia per scrivere anche dei propri beniamini. Per esempio, non sarebbe male un articolo sulla famiglia Moratti, beneficiaria del tanto discusso Cip6. Oppure sulle strane contorsioni social-politiche della famiglia: un fratello con moglie berlusconiana e sindachessa di Milano, l'altro addirittura con moglie nel partito dei Verdi (se permettete, per un petroliere è il massimo).

Oppure ancora si potrebbe esercitare, sulla sua "amaca", discettando delle condizioni nelle quali lavorano i dipendenti (diretti e indiretti) del mecenate milanese. Spieghiamoci meglio: non vorremmo che Serra, qualora leggesse queste quattro umili righe, pensasse che siamo preoccupati delle condizioni di lavoro di Samuel Eto'o: ci preoccupano molto le condizioni di lavoro degli operai della Saras.

Anche se la grande stampa non ne parla, forse anche alla Saras c'è qualcosa che non va. In una nazione normale, con una stampa normale, un po' meno impegnata ad incensare continuamente i vari patrizi che siedono nei salotti buoni ed esclusivi, qualcosa si sarebbe senz'altro scritto.

Ma forse ai tanti intellettuali engagé di quel che accade agli operai interessa poco. Troppo passatista e per nulla glamour parlare di queste cose.

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Calcio flop?

L'inchiesta di copertina dell'Espresso di oggi è dedicata al calcio; sei pagine sul "calcio flop", sui debiti, sui campioni che se ne vanno all'estero, sugli stadi che allontanano le famiglie e chi più ne ha più ne metta.

Ma è davvero così? La crisi del nostro calcio è di oggi?

A nostro avviso non è così, il nostro calcio era più in crisi gli scorsi anni, quando i furbetti finti-mecenati drogavano i bilanci e pensavano di tenere in piedi con lo sputo situazioni contabili disastrose. La situazione era critica ma veniva sottaciuta, grazie alle connivenza di gazzette ed espressi; la novità di oggi è che questo disastro, mai ammesso da nessuno e sul quale pochi visionari della nostra Associazione hanno cercato di far luce, stava per arrivare al punto di non ritorno e qualcosa sta cominciando a cambiare.
A Milano i finti super-mecenati hanno cambiato registro, uno in maniera definitiva per amore (dei figli), l'altro, non si capisce ancora bene, ma probabilmente dovrà adattarsi anche lui, magari per forza (la forza dei numeri). Ma questo non è il flop del calcio, semmai è il flop del finto mecenatismo. Di sicuro i comportamenti stanno cambiando, e non è detto che non diventino in generale più virtuosi.

Intanto prendiamo atto che ci sono società con bilanci in ordine e in attivo, come Udinese e Chievo; società con presidenti che vogliono investire nel calcio spettacolo, come il Napoli di De Laurentiis; società come il Genoa, con modelli di business da studiare attentamente; in più dovrebbe arrivare la legge sugli stadi. Come se il sistema stesse digerendo e smaltendo tutte le porcherie del passato, e nel frattempo si preparasse ad una nuova stagione.

In questo ragionamento l'esempio della Juventus ci sta come il cacio sui maccheroni. La Juve oggi, per i problemi cui accennavamo, sta davanti a tutti per il semplice motivo che, quando gli altri si ingrassavano di porcate, la gestione Giraudo, invidiata da tutta l'Europa, si ispirava alla correttezza e alla trasparenza. Non c'erano sostanze tossiche da smaltire e, nonostante abbiano fatto di tutto per abbatterla, non ci sono riusciti.

Non c'è nessun calcio flop; sta semplicemente venendo fuori la verità, che fa piazza pulita dei finti mecenati, prepara una fase nuova tutta da scoprire e premia i dirigenti più in gamba. Che tra questi quello probabilmente più in gamba sia stato costretto ad abbandonare il calcio è la constatazione più amara.

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giovedì 20 agosto 2009

La Settimana Interistica - 2


Sciarada
(2, 5, 2, 2 = 5, 6)

Un dio
Unisce il tu con l'io,
è più grande del maggiore.
Simbolo di trionfo,
una rosa crea.

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La pagnotta di Mourinho

I fatti sono noti: il c.t. della Nazionale, Marcello Lippi, da anni fuori della mischia, dal suo osservatorio, da lui ritenuto oramai super partes, rilascia ad un giornalista che lo intervista il suo pronostico sul prossimo campionato. Quest’anno vede la Juve e non più l’Inter come l’anno precedente.
Scatta immediatamente il riflesso condizionato dei mobilieri di Via Durini: mancanza di rispetto, campionato condizionato.
Anche quello dell’anno precedente? Cosa c’entra, quello l’ha vinto l’Inter!
Dal che si desume che la discriminante non è, come sostenuto, l’opportunità di un pronostico da parte del c.t. della Nazionale, ma la squadra pronosticata.
Quello che è lecito e opportuno in un caso, non lo è nell’altro.
Si fa portavoce di questa insulsa polemica Mourinho nostro, che i giornalisti osannano anche quando lo criticano, seppure sfidiamo a trovarne uno che lo vorrebbe avere come condomino o vicino di casa.
Dire, come è stato detto, che il c.t. inglese Capello sarebbe più intelligente di Lippi perché un pronostico simile non lo avrebbe mai rilasciato, nemmeno se richiesto, da un lato rivela una notevole presunzione profetica, dall’altro rimarca che oramai Mourinho nostro si sente immerso in un’aura di intoccabilità e di affidabilità a prescindere, dall’alto della quale pontifica come un oracolo.
Tra l’altro in passato ci pare che Capello abbia dato giudizi prognostici simili a quelli dati da Lippi, indicando l’Inter come favorita.
Sinceramente a noi non interessano granché i pronostici sullo scudetto di Lippi, di Capello o di altri c.t. stranieri, interesserebbe semmai sapere i pronostici sugli arbitraggi italiani del prossimo campionato, cui la sfuriata del Furbetto di Via Durini era diretta: condizionare gli arbitri ancora in favore dell’Inter, accusando come tentativo di condizionamento un innocuo pronostico del c.t..
Al di là del carattere strumentale della sortita, evidentemente approvata dalla società nerazzurra, non va sottovalutata la modalità della stessa: ogni persona si manifesta utilizzando la sua cultura e le sue attitudini.
Se per lui fare un pronostico può in qualche modo condizionare gli arbitraggi, oppure più semplicemente ritiene che la cosa possa essere spendibile con l’opinione pubblica, evidentemente ritiene che qualsiasi evidenza mediatica, anche più pesante di un pronostico, possa raggiungere quel risultato.
Non avendo giornate di campionato pregresse su cui piangere, un bella lacrimata preventiva non può che essere beneaugurante già per la prima giornata.
Non c’è niente di nuovo sotto il sole, caro il nostro Mourinho, il pianto antico di Via Durini ha già dato frutti a sufficienza, ma prima o poi la pagnotta ve la dovrete guadagnare come in Europa.

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mercoledì 19 agosto 2009

Chiacchiere e distintivo


Cosa? Che cosa?
Non sento.
Che stai dicendo?
Il campionato lo vince la Juve? Ma vattene, tu non sei nessuno, sei chiacchiere e distintivo, non sei nessuno, chiacchiere e distintivo!

Ci riprova Mourinho, ci riprova l'Inter tutta, proprio attraverso il suo megafono portoghese, ad abbaiare alla luna, a cercare disperatamente una dichiarazione da confutare, una cipolla schiacciata su cui piangere. Il comunicatore inizia presto a fare baccano quest'anno, sfortunatamente è il suo secondo da strillone, quasi allenatore, ed i bisticci con Ranieri non sono più sufficienti: oggi c'è molto più da coprire, c'è molto di più da non far notare, bisogna alzare un gran polverone, un polverone nazionale!

Così ha passato tutto il precampionato con il muso, i capelli arruffati e senza rilasciare nemmeno una dichiarazione, perché gli hanno portato via il paravento; se n'è andato l'unico giocatore in grado di esaltare il suo gioco, palla avanti e ci pensa Ibra. Quest'anno il signor Mourinho deve iniziare a lavorare, e si è subito dato da fare, vuole far giocare l'Inter a pallone ed indica la via: palla a terra. Che rivoluzionario!

Però ha ragione, non ha alternative, mancano muscoli, centimetri e soldi e si deve adeguare. Dopo le sorridenti dichiarazioni fatte l'anno scorso dal capo, che intende far rientrare i conti della società in 3 anni, o magari anche prima, l'immensa plusvalenza ricavata dal sacrificio dello svedese non è servita a rimpolpare una squadra datata, che si appresta a sfruttare l'ultima occasione per vincere la Champions League, l'unico vero motivo per cui il portoghese ha sostituito Mancini.

E' vero, sono arrivati Milito, Lucio, e Thiago Motta, ma è altrettanto vero che i competitors europei hanno fatto i botti: Ibra va ad aggiungersi agli attuali campioni d'Europa, mentre Kakà, Benzema, Cristiano Ronaldo e frattaglie entrano al Bernabeu, il Manchester City ha fatto una campagna acquisti faraonica senza contare che Liverpool, Manchester United, e Chelsea rimangono super competitive; dulcis in fundo, la Juventus che ha rinforzato difesa e centrocampo. O magari, anche quest'anno, dovremo gioire per mano (o cazzotto) di un'altra outsider. Perché no?

E l'Inter che fa? Urla, piange e punta il dito verso il c.t. campione del mondo, quando invece ci sono cose più importanti da risolvere. Ci sarebbe da parlare delle difficoltà del mercato in uscita, con le società amiche che dovrebbero riuscire ad alleggerire l'Inter di qualche ingaggio sovradimensionato. Voci di corridoio sussurrano interesse della Lazio per Materazzi, interesse della Roma per Burdisso e Mancini, ma fanno per davvero? Ci sarebbe da parlare anche di quello in entrata: la Roma sarebbe pronta, dopo aver perso Aquilani e consegnato un vitalizio a Totti, a svendere anche Baptista, guarda un po', proprio all'Inter. Ed il rifinitore tanto ambito da Mourinho? Lo vogliamo comprare oppure serve un prestito? Che fine hanno fatto i soldi dell'affaire Ibrahimovic?

Non serve né sfogarsi con altri, né spostare l'attenzione dei titoli da prima pagina. Il nervoso portoghese ha paura, paura di fallire la missione imposta. Sai che soddisfazione sarebbe vincere la Champions senza Ibra, sì, perché, come dice lui, vincerla con il Barcellona è troppo facile; fallire personalmente per la seconda volta con l'Inter però, lo è molto di più.

Quindi, prima vinca la Champions League, e poi si ripresenti per essere ammesso a dialogare con un allenatore, italiano d'Italia, che ha già vinto Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e Coppa del Mondo!

Finita la lezione.

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Il compagno Silvio

Nel dopo partita del torneo di famiglia, Silvio Berlusconi ci delizia con una dichiarazione sul tetto agli ingaggi dei calciatori: "Credo si debba fare come negli Stati Uniti, arrivare a una decisione per legge per cui sia adottato in tutta Europa un tetto salariale". Sì, avete capito bene, colui che fino a ieri era il campione del liberismo in economia, colui che per primo in Italia e in Europa offrì compensi spropositati ai calciatori, a volte suscitando anche l'interesse della magistratura (si veda il caso Lentini), ora vuole intervenire con un provvedimento legislativo su aspetti da sempre regolati dall'economia di mercato. Alla faccia del liberismo. Questo è statalismo, anzi economia pianificata vera e propria, roba da soviet.

Viene quasi il sospetto che dietro questa uscita ci sia un altro intento. Siccome, ora, Berlusconi (forse anche per motivi familiari) non può competere, allora sic et simpliciter si abolisce la libera concorrenza. Un vero capolavoro degno di una favola di Esopo.

Sarebbe molto più corretto se, seguendo le regole di mercato, solo chi ha il bilancio veramente a posto potesse spendere. Mentre chi non ha il bilancio a posto da almeno un decennio fosse tranquillamente retrocesso. Troppo semplice cercare la via parlamentare per abbattere il gap tra chi ha ben amministrato e chi per anni è stato proprio la causa di un mercato drogato e falsato. Si favorirebbero un'altra volta i furbi, nelle cui fila si annovera proprio, guarda caso, il Milan.

La cosa imbarazzante è che il proprietario del Milan ha trovato proseliti immediatamente. Un nome a caso: Claudio Lotito. Casualmente presidente di quella società, la Lazio, in buona sostanza impossibilitata a spendere proprio perché costretta a risanare la sciagurata gestione di Cragnotti. Ovvero colui che spendeva e spandeva (spesso in combutta con il suo amico Calisto Tanzi) e faceva concorrenza alla Juve e alle altre grandi. Naturalmente, senza pagare le tasse e gli oneri previdenziali. Alla faccia della legalità.
Ovvio che Lotito sia favorevole a una mossa del genere, colmerebbe in un attimo il gap con le società più sane. Che, ripetiamo, sarebbero doppiamente gabbate: prima perché subivano la concorrenza corsara di chi non poteva spendere, ed invece spendeva alla faccia delle leggi, ora perché potrebbero spendere solo ai livelli delle società non sane, vista l'ipotetica imposizione legislativa.

Bella l'Italia, nazione di furbi e ipocriti, che a seconda della convenienza alternano Marx e Von Hayek.
Speriamo almeno che la crisi economica non venga per nuocere. Lo sapevano anche Marx e Von Hayek e su questo, miracolosamente, erano pure d'accordo: in questi momenti si tira, generalmente, lo sciacquone.

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martedì 18 agosto 2009

Cosa può fare Platini

Tutti si aspettano che l'Uefa di Platini faccia qualcosa per "moralizzare" il calcio, e ognuno propone la sua ricetta; oggi lo fa anche Berlusconi che (senti chi parla...) gli chiede di fissare in tutta Europa un tetto agli ingaggi dei calciatori, che attualmente sarebbero appunto immorali.

Non sappiamo quanto sia praticabile un'idea del genere, ed è difficile immaginare un modo per impedire ad uno che voglia spendere nel calcio di poterlo fare; noi continuiamo a pensare che i soldi debbano essere veri, e non finti o presi a prestito. Sembra l'uovo di Colombo, eppure tutti dicono che ci sono troppi debiti (qui da noi come in Spagna e in Inghilterra), ma nessuno ricorda che la normativa pone dei vincoli alle società di calcio in tema di indebitamento e patrimonio e che, quindi, quei debiti non dovrebbero esserci.

Lo dice l'Uefa e lo ribadiscono le normative nazionali: solo che poi succede che ognuno si inventa il trucco che fa al caso suo e la normativa non viene rispettata. Col risultato che il Chelsea ha debiti con Abramovich, tante società inglesi hanno debiti per la costruzione dello stadio, da noi hanno fatto il mutuo per la finta compravendita del marchio, a Madrid s'indebitano sfruttando le proprietà immobiliari della società. Gli organismi di controllo nazionali chiudono un occhio (da noi tutti e due, tanto Palazzi ha da fare con i fascicoli su Moggi e suo figlio) e buonanotte ai suonatori.

Platini l'ha già detto: l'Uefa si doterà di un panel di esperti e i controlli saranno centralizzati; chi non rispetta i parametri sui debiti e sul patrimonio non potrà partecipare alle competizioni internazionali; magari si iscriverà al campionato, dovesse continuare il finto controllo che c'è adesso, ma non potrà disputare la Champions.

Piuttosto che chiedere il varo di misure straordinarie come quella sugli ingaggi, da parte nostra ci sentiamo allora di chiedere all'Uefa di Platini di rendere operativi i nuovi controlli al più presto possibile. Le gazzette nostrane hanno fatto finta di non vederlo, ma un articolo del Sole 24 Ore qualche giorno fa sottolineava che parecchie società di serie A (Inter in testa) in base ai dati dell'ultimo bilancio non avrebbero potuto iscriversi neanche al campionato di Lega Pro.

Ecco perché diciamo che sembra l'uovo di Colombo, ma sarebbe una misura veramente "rivoluzionaria": fissare a livello europeo dei parametri riferiti ai debiti e al patrimonio, mettendo tutti i distinguo del caso, perché un conto sono i debiti col proprietario e un altro il mutuo per lo stadio, un conto l'aumento vero di capitale e un altro la rivalutazione di un ramo d'azienda; fare dei controlli rigorosi in sede europea, fuori dai casini degli organismi nazionali e senza guardare in faccia nessuno.

Quando entreranno in vigore misure del genere il monte ingaggi dei calciatori piano piano scenderà; oppure i presidenti dovranno mettere ogni anno tanti soldi veri; tanti da mettere in difficoltà anche i berlusconi, i moratti e tutti quelli che prima hanno dissestato i bilanci e adesso arrivano a fare anche moralisti.

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La Settimana Interistica - 1


Sciarada
(5, 4, 3 = 7, 5)

Un ferroviere bizzarro
Si esprime sul binario
per quelli che lo seguono alla lettera,
ma articola sproloqui:
oggi dice, domani disdice.

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lunedì 17 agosto 2009

Milan - Juventus, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6.5
Molto preciso nei pochi interventi a cui è chiamato

Zdenek Grygera: voto 4
Lo scriviamo da anni su questo blog: giocatore da torneo parrocchiale. Questa sera dà il peggio di sè, alternando oscenità difensive di vario genere

Nicola Legrottaglie: voto 5
Crocifisso da Pato prima, e Dinho poi. Il suo stato di forma è davvero inquietante in ottica campionato

Fabio Cannavaro: voto 7
L'unico che si salvi nel reparto difensivo, sfoderando una prestazione di livello, e viene sommerso di insulti dal popolino che conta

Paolo De Ceglie: voto 5.5
Non si fa vedere in avanti, al solito non impeccabile dietro, sebbene Huntelaar appaia tutt'altro che irresistibile

Hasan Salihamidzic: voto 6
Non è a suo agio come esterno nel rombo, se la cava senza infamia e senza lode

Felipe Melo: voto 4
Inaccettabile la sufficienza con cui interpreta il ruolo di vertice basso del rombo. Ferrara deve parlargli con chiarezza, prima che sia troppo tardi

Claudio Marchisio: voto 6.5
Parte da sinistra nel rombo, e fa il suo dovere molto bene, pur senza sfoderare numeri eccezionali

Diego: voto 7.5
Parte camminando, e conclude con numeri da calcio spettacolo. Una delle poche note positive della serata. Uscito lui, si spegne la luce

David Trezeguet: voto 5.5
Si muove molto, ma è lontanissimo dalla forma ideale. Servito male, non sembra molto adatto al modulo schierato

Vincenzo Iaquinta: voto 6
Tanto movimento e generosità, ma è meno lucido del solito. Incide pochissimo
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Cristian Molinaro: voto 6
Entrato al posto di De Ceglie, se la cava senza particolari problemi

Amauri: voto 6
Entra al posto di Iaquinta, e sembra volere spaccare il mondo, ma dura 10 minuti

Jonathan Zebina: voto 6
Dopo aver visto Grygera, chiunque prenderebbe la sufficienza

Iago Falquè: senza voto
Ingiudicabile, entra a partita finita
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Ciro Ferrara: senza voto
Continuiamo a tenere sospeso il giudizio, ma la prestazione è tutt'altro che esaltante. La difesa ha ballato in modo inquietante, e Melo sembra davvero in difficoltà nel calarsi nei panni del regista basso del rombo. Nota positiva: Diego, un campione con la C maiuscola


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Figuraccia cinese

Il carrozzone del calcio italiano ha riaperto i battenti. Naturalmente con una brutta figura. Ci stiamo riferendo alla Supercoppa Italiana giocatasi, qualche giorno fa, a Pechino.
Obbiettivo della trasferta asiatica, neanche tanto velato, doveva essere quello di creare nuovo interesse all'estero per il nostro calcio. Fuor di metafora, trovare nuovi clienti.
Come qualsiasi esperto di marketing sa, ma per la verità lo sapevano anche le nostre nonne, per attrarre nuovi clienti è necessario trattare con gentilezza e simpatia i possibili acquirenti. Usando lo slang degli esperti del settore, bisogna creare empatia.

Queste elementari norme commerciali (ma anche di buona educazione) evidentemente non hanno trovato applicazione nella trasferta cinese. Nessuna lotteria o similia con ricavato da devolvere a qualche opera benefica, nessuna visita a ospedali o orfanotrofi cinesi, neanche una visita ad un museo, così almeno per far finta di essere interessati alla cultura del luogo. Niente di niente.

In compenso, Mourinho prende a male parole i giornalisti locali, rei di non aver apprezzato affatto il gioco dell'Inter.
Non basta, i giocatori sono stati accusati dalla stampa locale di spendere cifre inaudite come dei volgari turisti del lusso. Per esempio, pare che a pranzo gli atleti si scolassero del buon vinello per la modica cifra di settemila euro in valuta locale. Stendiamo oltretutto, per carità di patria, un velo pietoso sul fatto che degli atleti degni di questo nome il vinello non dovrebbero neanche vederlo con il binocolo.

Una vera catastrofe dal punto di vista dell'immagine. Situazione di cui, naturalmente, non accusiamo né i giocatori né gli allenatori, del resto si sa che nella maggior parte dei casi si tratta di miracolati dal punto di vista sociale.

Però non abbiamo dubbi che i geni del marketing che hanno messo in scena questa figuraccia internazionale possano, al massimo, organizzare una sagra paesana. E neanche di quelle importanti.

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domenica 16 agosto 2009

Gresko santo subito

Da segnalare, in settimana, una strepitosa intervista della Gazzetta (come dubitarne) ad uno dei massimi idoli della tifoseria juventina: Vratislav Gresko.
Il mitico interista del 5 Maggio spiega che si sente ancora in gran forma, e che addirittura ha ricevuto un'offerta dall'Italia. Della cosa non siamo per nulla stupiti, è logico che un calcio in assoluto decadimento sia dal punto di vista tecnico che finanziario punti solo su mediocrissimi giocatori dalla carriera non certo brillante.

Immancabile il riferimento a Calciopoli, la Gazzetta non poteva certo perdere l'occasione. Ecco qui cosa dice lo slovacco: "Sì, lo ricordo con tanta amarezza, perdemmo tutto in una partita, venimmo criticati, io più degli altri, ma voglio ricordare che 4 anni più tardi si capì perché l'Inter non vinse quel campionato, lo scandalo del 2006 ha fatto luce su molte cose...". Ogni commento appare superfluo, almeno per chi ricorda il livello di broccaggine del soggetto. Spiace però che giovani appassionati di calcio possano anche lontanamente sospettare che Gresko fosse un fuoriclasse al quale la mefistofelica Juventus abbia tarpato le ali (ma se fosse stato così, perché negli anni successivi a quelli interisti se n'è persa ogni traccia?).

Per fortuna esistono le videoteche, che testimoniano meglio di qualunque parola il livello dei numerosi bidoni che vestirono in quegli anni la maglia interista. Purtroppo gli unici che non se ne accorgono (o fanno finta) sono i giornalisti della Gazzetta: aspettiamoci a breve analoga intervista a Pistone, Centofanti e Vampeta.
Invece, per provare a convincere le masse che Recoba (pupillo di quel grande intenditore di calcio che è Moratti) era più forte di Zidane, alla Gazzetta dovranno aspettare un'invasione degli alieni. Nella speranza che questi ultimi, al loro passaggio, decidano di distruggere tutti gli archivi audiovisivi del mondo.

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L'irrinunciabile Trofeo Tim

Una settimana fa, a Pechino, si è svolta la Supercoppa Tim.
Nei giorni scorsi è iniziata, con la disputa dei primi turni eliminatori, la Coppa Italia Tim.
Tra poco più di una settimana, avranno inizio il Campionato di Serie A Tim e quello di Serie B Tim.
Nelle prossime settimane, avremo modo di vedere anche il Campionato Primavera, intitolato a Facchetti, ai cui valori (secondo l'attuale presidente della Juventus) tutti dovremmo ispirarci.
Venerdì sera abbiamo assistito all'importante Trofeo Tim, con la Juve opposta alla squadra del Presidente del Consiglio e dell'ex presidente della Lega Calcio, e all'altra squadra milanese, quella che annoverava fino a poco tempo fa tra i suoi proprietari l'azionista di maggioranza di Telecom e Tim.

A proposito di Lega Calcio, fortunatamente, il nuovo corso (intrapreso dopo lo scandalo Calciopoli brillantemente condotto da un ex consigliere d'amministrazione di Inter e Telecom/Tim) vede a capo del movimento pallonaro nostrano dei nomi nuovi e al di sopra delle parti: Matarrese alla Lega, Abete alla Figc e Collina a scegliere gli arbitri.

Pur con in campo dei Tim (oops, scusate: era team, ma è l'abitudine) importanti, quello di venerdì sera era ancora calcio d'estate, naturalmente.
Calcio d'agosto, dove ad esempio capita addirittura di vedere con la maglia dell'Inter i giocatori più deludenti delle passate stagioni: Suazo, Quaresma, Mancini...
Quelli il cui arrivo era stato salutato da entusiastici squilli di tromba, e che hanno poi ampiamente deluso...
Sarebbe un po' come se nella Juventus ci fossero ancora Poulsen, Tiago, Almiron: inconcepibile!
In compenso, dopo anni nei quali il suo arrivo era stato auspicato da più parti, finalmente i tifosi bianconeri hanno l'opportunità di vedere in campo Huntelaar... con la maglia del Milan.

Forza Juve... che ce n'è bisogno!

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venerdì 14 agosto 2009

Juventus - Milan, pagella istantanea


Alex Manninger: senza voto
Inoperoso

Martin Caceres: voto 6.5
Il titolare del ruolo. Una spanna superiore a Grygera, e nessuna zebinata

Nicola Legrottaglie: voto 6.5
Molto meglio nel secondo minimatch con Chiellini al suo fianco

Giorgio Chiellini: voto 7
Prova di grande sostanza, sicuro e aggressivo. Lui e Legrottaglie formano la coppia migliore vista finora

Hasan Salihamidzic: voto 5.5
Non è un terzino e si vede, infatti soffre terribilmente Pato. La copertura del ruolo di terzino sinistro ci preoccupa molto

Yago Falquè: voto 6.5
Ottima prova del giovane spagnolo, che inventa calcio a getto continuo. E' il nuovo Camoranesi?

Felipe Melo: voto 6+
In risalita rispetto alla brutta prova del primo match, senza strafare vince il duello con tutti i centrocampisti rossoneri

Luca Marrone: senza voto
Molto emozionato, a differenza di Yago non sembra ancora pronto per il grande salto

Christian Poulsen: voto 5
Vedi pagella precedente

Amauri: voto 7
Segna un bel gol, ed umilia a ripetizione i difensori (?) milanisti. E' già in forma campionato

Vincenzo Iaquinta: voto 6.5
Meno tonico rispetto a Amauri, ma segna pure lui e fa il solito utilissimo movimento. Tempi duri per Del Piero e Trezeguet
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I giovani: voto 7
Oltre a Yago e Marrone entrano anche De Ceglie e Immobile, ed entrambi danno un buon contributo
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Ciro Ferrara: senza voto
Finalmente una buona Juve! Va detto però che il Milan è stato talmente brutto da giustificare qualche dubbio sulla consistenza del banco di prova. Aspettiamo

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Juventus - Inter, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6.5
Inoperoso durante la partita, finalmente para qualche rigore

Zdenek Grygera: voto 5.5
Riesce quasi a resuscitare Quaresma, è detto tutto. Nullo in fase offensiva

Nicola Legrottaglie: voto 5.5
Troppi errori nell'applicazione della tattica del fuorigioco

Fabio Cannavaro: voto 5.5
Vedi Legrottaglie

Cristian Molinaro: voto 5.5
Vedi Grygera

Hasan Salihamidzic: voto 6
Volenteroso e diligente, ma mai veramente efficace. Appare ormai presentabile solo come esterno difensivo

Felipe Melo: voto 5
Alterna buone cose a oscenità ingiustificabili (lancia un avversario verso Buffon, e rischia il cartellino rosso). Da disciplinare

Tiago Mendes: voto 6.5
Buona prova del portoghese, che mostra alcune delle doti intraviste a Lione. Censurabili i suoi cross su calcio d'angolo

Christian Poulsen: voto 5
Prosegue sulla falsariga dell'anno scorso: passaggini, tocchettini, nulla che giustifichi la sua presenza

Amauri: voto 6.5
Pochissime palle giocabili, segna su assist di Rivas

Vincenzo Iaquinta: voto 6-
Praticamente ignorato da tutti a sinistra, assiste da spettatore alla partita, nonostante il consueto impegno
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Nelson Rivas: voto 8
Il migliore juventino in campo. Cambio decisivo per il risultato, Mourinho mica si chiama Special One per caso
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Ciro Ferrara: senza voto
C'è davvero MOLTO da rivedere, la prestazione non è stata davvero positiva. Continuiamo a dargli fiducia incondizionata, per ora


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giovedì 13 agosto 2009

Il Portaraglio

Quando venne ceduto Kakà appoggiammo la mossa del Milan: scoprimmo, in quelle convulse giornate, che il brasiliano aveva un portavoce. Un mondo alla rovescia, pensammo. A cosa può servire un portavoce ad un calciatore? Non ci risulta che abbia dichiarazioni di tale importanza, per le quali sia giustificabile la presenza di questa figura professionale. Oltre all'evidente comicità della cosa, pensammo che un calciatore, quando inizia a circondarsi di una corte dei miracoli fatta di nani, ballerine e portavoce, evidentemente, il meglio di sé dal punto di vista sportivo lo abbia dato. Dunque giusto cedere Kakà.

Dobbiamo però ritornare sulla faccenda. E questa volta, per noi juventini la cosa si fa preoccupante: pare che anche Diego abbia un portavoce. Tale Leo Scheinkman.

Non ci resta che sperare che la società vigili sulla corte del brasiliano, appena sbarcato a Torino. La Juve, quella vera, è diventata un mito attraverso un secolo di gloria e di tragedie. E' stata, ed è, amata, detestata e addirittura odiata. Mai derisa e spernacchiata.

Pertanto, evitare di cadere nel ridicolo è imperativo inderogabile. A sentire certe dichiarazioni di Cobolli, sembra che ora non ci sia coscienza di questa semplice realtà. Dunque per mettere al suo posto Diego, non potendo contare sulla Triade, dobbiamo sperare in un intervento di Boniperti.
Non vorremmo che si iniziasse con i portavoce, e si finisse con qualcuno che pretende corazzieri e stendardo come il Presidente della Repubblica. A quel punto, tanto varrebbe tifare Inter.

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mercoledì 12 agosto 2009

Juve su eBay

Dopo aver battuto, senza fortuna, le tradizionali strade delle trattative a tu per tu, i cirigenti della Ridentus, sempre più all'avanguardia sotto tutti i profili, hanno deciso di provare nuove strade per completare le operazioni in uscita del calciomercato di quest'anno.
Da domani, e fino al 31 agosto, sul nuovo sito web juve.ebay.it verranno messi in vendita i modelli Tiago, Almiron e Poulsen.
Il nuovo sito permetterà ai potenziali acquirenti di confrontare i prezzi dei modelli, di trattare sul prezzo e di mettersi d'accordo su finanziamenti e pagamenti.
Saranno disponibili due modalità, le due tipiche del sito d'aste: "Buy it Now", con cui gli acquirenti compreranno i modelli al prezzo di listino stabilito dai cirigenti, e "Best Offer", dove invece si svolgeranno delle aste e i modelli andranno al miglior offerente.

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Beni di famiglia

Forse è un caso o forse no, fatto sta che in una società su quattro della serie A essere proprietari del club vuol dire anche piazzarci dentro qualche famigliare in posti di responsabilità e ben retribuiti; quasi a proteggere un bene di famiglia.
Nel Genoa il figlio di Preziosi, Fabrizio, fa il direttore generale e quando c'è da chiudere una trattativa in giro per il mondo, in particolare in Sud America, si muove solo lui; a Firenze proprietario è Diego Della Valle, ma il presidente lo fa il fratello Andrea; quando lo scorso anno l'industrale Menarini rilevò il Bologna, ci mise come presidente la figlia Francesca, "imitando la Roma" come scrissero i giornali.

La Roma è un caso speciale, perché qui i famigliari sono le tre sorelle Sensi (Rosella, Maria Cristina e Silvia), e tutte e tre siedono su poltrone presidenziali: Rosella su quella della Roma (con un compenso di un milione di euro), Maria Cristina su quella della controllata che ha fatto finta di comprare il marchio, e Silvia su quella di un'altra controllata che gestisce il patrimonio immobiliare della Roma. Così per colpa della Roma la Italpetroli s'è ridotta in braghe di tela e non sa come pagare i debiti a Unicredit; ma, grazie alla Roma, le sorelle Sensi portano a casa uno stipendio annuale non inferiore ai due milioni (grazie Roma!).

A proposito di marchio, Massimo Moratti ha fatto da pioniere, e già a fine 2005 ha costituito la Inter Brand, che ha fatto finta di comprare quello dell'Inter: e a capo chi ci ha messo? Ci ha messo il figlio Angelo Mario (detto Mao) che, secondo alcune voci (e gli articoli di Fabio Monti sul Corsera), sarebbe l'erede designato a succedergli; in questo caso, quindi, ci sarebbe una poltrona di passaggio tanto per fare esperienza, in attesa di quella più importante.

Fino a quando le società di calcio erano senza fini di lucro chi metteva i soldi faceva anche, in generale, il presidente; e la cosa era normale, tant'è che succede anche nei dilettanti. Oggi dovrebbe essere diverso, perché le società sportive possono lucrare, cioè distribuire l'eventuale profitto, e quindi nei ruoli chiave dovrebbero mettere dei manager del settore; utili, invece, non se ne vedono (tranne rarissime eccezioni), ma in compenso si vedono i famigliari, anche tre in un colpo solo, a proteggere i beni di famiglia e magari, nel frattempo, portando a casa un bello stipendio.

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martedì 11 agosto 2009

The truth times


Bella storia estiva (vagamente consolatoria) che ci viene raccontata dai giornali: il Seattle Times riesce a ritornare in utile, puntando sul giornalismo investigativo e sulle cronache locali.
Sembra quasi che i giornalisti, visti gli orrendi conti delle società editoriali, vogliano farsi coraggio dicendo: "il nostro lavoro può, ancora oggi, essere economicamente sostenibile, nonostante Internet".

Noi veramente questo lo pensiamo da tempo. Certamente le società contemporanee hanno bisogno di informazione di qualità. Anzi, ora più che mai.

Certo, non bisogna fermarsi ai racconti consolatori, un po' per farsi coraggio. I giornalisti, se vogliono continuare a fare il loro lavoro, devono pretendere che i giornali non siano un collage di veline favorevoli ai propri editori, oppure armi di distruzione di massa da usare contro i nemici dei propri editori. Semplice.

Fermandoci al giornalismo sportivo, proviamo a dare una mano noi, suggerendo alcune possibili tracce di giornalismo investigativo.

Per esempio, la Repubblica potrebbe chiedere al suo prestigioso collaboratore, il professor Penati, di analizzare i bilanci dell'Inter (tutto l'ambaradan, Inter brand compresa). Siamo certi che, una volta letta l'analisi del professore, difficilmente continueranno a sostenere l'idea che Moratti sia un mecenate. Oppure, il Corriere della Sera potrebbe scatenare i suoi cronisti giudiziari per capire per quale motivo Moggi fosse spiato dai tigrotti Telecom di Tavaroli, magari domandandosi se sia un caso che Tronchetti, Buora e Moratti fossero legati sia all'Inter che alla Telecom.

Insomma, se si stamperanno giornali dove si tenti di dare risposte a domande scomode, i lettori saranno ben felici di spendere qualche euro nelle edicole. Altrimenti, ai giornalisti italiani non rimarrà che raccontare (a parole) quanto erano bravi i giornalisti di Seattle. Non rendendosi conto che, in fondo, hanno scoperto l'acqua calda.

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lunedì 10 agosto 2009

Caceres & Cannavaro

Vi confessiamo che siamo rimasti estremamente stupiti vedendo che Ciro Ferrara ha fatto esordire il neo acquisto Caceres dopo un solo allenamento con la squadra, e quindi con il rischio di esporlo ad una figuraccia, considerato che rischiava di essere avulso dai meccanismi difensivi. Pare ovvio che Ciro in questo uruguagio capellone abbia visto qualcosa di importante, altrimenti tutta questa fiducia sarebbe difficile da spiegare.
Infatti, sul campo, contro una squadra vera che ci ha messo in difficoltà, il giovane difensore ha fatto vedere rapidità (ad occhio ci pare uno dei difensori più veloci dell'organico), un tackle pulito e ottima personalità. L'unica sbavatura c'è stata quando si è lasciato scappare il suo uomo nell'azione del quarto gol. Ma la cosa andava messa in conto, in quanto Caceres non conosce i meccanismi della nostra difesa, ed i compagni non conoscono le sue caratteristiche.
Insomma, potenzialmente si tratta di un buon acquisto, che potrebbe essere una grande sorpresa della Juve e del campionato italiano. A patto che riesca ad apprendere le complicate alchimie tattiche del calcio italiano, ma sotto questo aspetto ci affidiamo al grande Ciro.
Invece, sempre per quanto visto nella partita contro il Villarreal, appare preoccupante lo stato di forma di Fabio Cannavaro: lento e impacciato. Non ci rimane che sperare che ciò dipenda da uno stato di forma ancora scadente.
In caso contrario sarà un grosso guaio per la Juve, a meno che Caceres...

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domenica 9 agosto 2009

Il Re è nudo

Da subito abbiamo pensato che, con la dipartita di Ibra, l'Inter si sarebbe indebolita notevolmente. Comodo avere un giocatore che prende palla a trequarti campo, fa a sportellate con il mediano avversario e magari, arrivato al limite dell'area, fulmina il portiere con un pallonetto sopraffino, prima che il difensore centrale riesca ad intervenire.
In sostanza due giocatori in uno, e forse anche tre. Ora, con l'arrivo del bravissimo Eto'o, le cose sono cambiate: all'Inter serve un giocatore che inneschi le due punte le quali, va detto, sono senza dubbio di ottimo livello, come dimostrato dalla partita di Supercoppa.
Questo giocatore non c'è, almeno per il momento. Con buona pace dei cantori di Moratti e delle sue stratosferiche capacità di fare affari.
Altro piccolo problema, a nostro modesto avviso, è che se arriva questo genere di calciatore qualcuno dovrà fargli posto. Almeno fino a quando la Fifa non concederà ai neocrociati milanesi di giocare in dodici (la cosa è difficile, ma per chi vince uno scudetto arrivando terzo in graduatoria non impossibile).
Ad avvalorare questa nostra idea, è intervenuto nientepopodimeno che lo Specialone, che infatti ha dichiarato: "A noi adesso serve un play vero, perchè Stankovic l'anno scorso si è adattato ma non è il suo ruolo".
Vedremo se nei prossimi giorni una pensosa articolessa di qualche penna della Gazzetta lo taccerà di vigliaccheria, catastrofismo e disfattismo. A quel punto il passo per arrivare all'accusa di "alto tradimento" sarà breve, in particolare dopo aver fallito il primo obiettivo stagionale.
Non per nulla lo Specialone già ha dichiarato di rimpiangere l'Inghilterra.

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sabato 8 agosto 2009

Cronache aziendali - Speciale Supertoppa


Specialone l'aveva detto, attenti al Piovarolo!
L'Inter gioca il suo solito calcio zampettante, ma le partenze di Maxwell e Adriano si fanno sentire, nonostante le buone prove di Eto'ovic e Militovic.
Non bastano neppure le sgroppate sulla fascia di Vigorone Maicon e la perfetta pettinatura di Capitan Sanetti.
Lotito alla fine può dire aulicamente: "Il titulo l'emo vinto noi !".

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venerdì 7 agosto 2009

Juventus - Villarreal, pagella istantanea


Alex Manninger: voto 6
Fa discretamente il suo lavoro quando è chiamato in causa, incolpevole sui gol

Jonathan Zebina: voto 5
Alterna zebinate in fase difensiva a buone discese sulla fascia

Nicola Legrottaglie: voto 5
Coinvolto, non da protagonista, nel naufragio del reparto difensivo. La coppia con Cannavaro non sembra affiatata

Fabio Cannavaro: voto 4.5
Tra i peggiori in campo: non sembra per nulla sicuro, si sdraia con incredibile facilità sul terzo gol

Cristian Molinaro: voto 5
Non scende mai sulla fascia, qualche errore di troppo in difesa, sembra molto indietro nella preparazione

Mauro Camoranesi: voto 5
Classica prestazione irritante del Camoranesi svogliato o fuori forma. Non la vede mai

Felipe Melo: voto 4.5
Dopo l'ottima prova contro l'Aston Villa ritorna sulla Terra, sbagliando moltissimi appoggi e perdendo un paio di palloni pericolosissimi

Claudio Marchisio: voto 5
Prova scialba anche per lui, finisce nervoso e sostituito

Sebastian Giovinco: voto 6.5
L'unica nota positiva della serata: prova a creare gioco, si segnala per un paio di spunti interessanti, in netta crescita rispetto alla Peace Cup

David Trezeguet: voto 5
Non tocca palla

Alex Del Piero: voto 5-
Vedi Trezeguet, con l'aggravante della perdita di molti palloni
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Amauri: voto 6.5
Uno dei pochi che si impegna, segna il gol e appare in buona condizione fisica

Le altre riserve: senza voto
Un sacco di cambi nel secondo tempo, ma a parte Amauri nessuno lascia un ricordo memorabile. Da notare l'esordio di Caceres
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Ciro Ferrara: senza voto
Vogliamo credere che la squadra stia lavorando molto in questi giorni, e questa sia la causa della sconfitta. Rimandato al trofeo TIM

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La Juve non muore mai

Siamo rimasti sorpresi dal titolo di Tuttosport di oggi: "Calciopoli cancellata", addirittura. Tutto questo in virtù della presentazione di un bilancio in attivo che vede la crescita dei ricavi fin quasi ai livelli di quelli pre-calciopoli. Sinceramente il titolo ci pare esagerato e fuori luogo. L'onore non si misura con il fatturato, l'amore tradito dei tifosi non si paragona all'utile d'esercizio.
Potremmo fare alcune osservazioni sul bilancio presentato da monsieur Blanc e dal presidente Cobolli, per esempio ricordando che il bilancio ha beneficiato di circa 10 milioni di revenues relative alla stagione 2005/2006, e che si riferivano all'opzione Mediaset sui diritti TV che è stata esercitata successivamente. Un'opzione pagata e incassata a fine 2005, e quindi materialmente merito di Giraudo, ma i cui effetti economici sono stati trasferiti sugli esercizi successivi in applicazione dei criteri IAS.
Ma chi se ne frega. Mere questioni contabili: noi diciamo bravi a Blanc e a Cobolli per aver comunque mantenuto la rotta della vecchia gestione, ed essere riusciti a riportare la Juventus a buoni livelli dopo la sciagura di Farsopoli.

I tifosi della Juventus possono, da sempre, andare fieri del bilancio della loro squadra: la Juve ha sempre vinto nel più rigoroso rispetto delle norme scritte nel Codice Civile e nelle norme federali, tant'è vero che la Juve è una delle poche società (forse l'unica) che non ha fatto ricorso alla legge spalmadebiti, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha scorporato e rivalutato nessun ramo d'azienda, ha sempre avuto un patrimonio netto positivo, non ha debiti col fisco e l'unica pendenza con l'erario è stata risolta il 17 luglio con l'Agenzia delle Entrate, che ha riconosciuto alla Juve il diritto ad un rimborso di 1,4 milioni per somme pagate e non dovute.

Visto tutto questo possiamo dire, a ragione, che la Juve ha vinto correttamente sia avanti ieri (gestione Boniperti), sia ieri (gestione Giraudo), e speriamo domani (gestione Cobolli-Blanc).
Ciò che andrebbe specificato è che con il ritorno ai livelli che alla Juve competono non è stata cancellata Calciopoli, bensì si è sancito il principio per cui la Juventus non muore mai, nonostante le ingiustizie, nonostante sporchi complotti, nonostante le ingiurie continue da quasi un secolo.
La Juventus è un simbolo di onestà, probità e serietà. Altri casi appaiono di diverso spessore. Se non ci credete, andate a leggere il bilancio che ha presentato la Telecom, in passato diretta da quel Tronchetti che, anche dalle colonne del Financial Times, parlava come un capo di stato (scimmiottando l'Avvocato) di tutto lo scibile umano, e che richiedeva all'allora suo amico Guido Rossi l'assegnazione dello scudetto a tavolino (o a tavaroli?) in ossequio ad un non bene identificato "spirito olimpico". Volendo potremmo ripagare, restituendo con gli interessi quello che ci è stato fatto.

Ma ciò che conta è sapere che la Juventus rappresenta al meglio l'Italia migliore. La Juventus siamo noi, e nessuno si senta offeso. E per il resto c'è la riva del fiume: basta avere pazienza e sulla riva di presunti "onesti" ne passeranno tanti.

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giovedì 6 agosto 2009

La crisi strisciante

Dietro i luccichii del mirabolante calciomercato di poche società che hanno possibilità di indebitarsi (Real), o di spendere grazie ad un bilancio sano (Juventus e Bayern), continua la lenta agonia di un movimento. Crisi occultata dai giornalisti che fanno parte a pieno titolo del carrozzone, e che ne traggono sostentamento.
Nessuno vi ha spiegato, infatti, la grave situazione che mina il calcio mondiale alle sue fondamenta: si pensi all'interruzione, causa debiti, del campionato argentino.
La cosa è stata presentata dalla maggior parte della stampa come una notizia "di colore". Noi obbiettiamo: la notizia è grave.
Il movimento argentino è fondamentale a livello mondiale, inutile ricordare le vittorie degli "albicelesti" ai mondiali o gli immensi campioni che sono nati in quella terra bella e sfortunata, o ancora l'immensa passione popolare che il calcio riscuote a quelle latitudini.
Ma tutto ciò non è bastato. Il campionato non parte, le società devono pagare cinquanta milioni di dollari di debiti, soprattutto al fisco. Nel frattempo, non risulta che la Fifa del colonnello Blatter abbia posto in essere alcun tipo di aiuto. Con il rischio che un patrimonio calcistico di inestimabile valore (per chi ama questo sport, ma non per chi con questo sport ingrassa, evidentemente) venga irrimediabilmente compromesso.

Intanto in Europa l'orchestrina del Titanic continua a suonare (soprattutto musiche spagnole): tutti parlano della fantasmagorica campagna acquisti del Real o di Ibra al Barcellona. Gli oltre tre miliardi (sì, miliardi) di debiti che schiacciano il calcio spagnolo sono stati depennati dall'agenda. Fino a quando i creditori non si faranno avanti: statene certi, presto o tardi, la cosa avverrà.
In Italia, assistiamo ad uno spettacolo un po' grottesco, dove alcuni ci pare studino le opportune exit strategies per quando la musica dell'orchestrina finirà: Unicredit vuole vendere la Roma (ma chi la compra?), un petroliere albanese sembrava in procinto di acquistare il Bologna, ma al momento della firma qualcosa dev'essere successo e tutto è stato rimandato, Matarrese vuole vendere il Bari e anche Cairo si è detto disponibile a farsi da parte.
Anche i tanto decantati mecenati meneghini hanno stretto i cordoni della borsa, sebbene la stampa (sempre prona) continui a spacciare mercati da evidente ridimensionamento come campagne acquisti straordinarie.
Sarebbe ora che Federcalcio e Uefa organizzassero gli stati generali. Meglio gestire una crisi strisciante, piuttosto che far finta di nulla e rischiare di essere travolti da uno tsunami: l'Argentina, in fondo, non è tanto lontana.

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mercoledì 5 agosto 2009

Derby a parole

In attesa del prossimo derby giocato, Milan e Inter hanno, intanto, disputato quello a parole. In un'intervista al Corsera Fedele Confalonieri ha accusato Moratti di essere uno spendaccione, visto che ha sotto contratto i due allenatori più pagati al mondo, ed ha ricordato che dei quattro scudetti vinti dall'Inter due sono stati regalati. Non sembravano battute al vetriolo, ma Moratti ha voluto rispondergli, dicendosi meravigliato per il tono un po' arrogante (?) e dicendosi sicuro che "lo stesso Berlusconi sappia rispettare di più chi rischia personalmente per passione o per dovere".

Non si tratta, a ben vedere, di un derby a parole che passerà alla storia, piuttosto la risposta di Moratti fa venire un grosso dubbio. Ammesso che abbia detto veramente qualcosa che voleva dire, il dubbio riguarda il fatto che Moratti rischierebbe personalmente; è vero, e l'abbiamo fatto notare nei nostri articoli sul sito che, mentre il Milan è dentro la Fininvest e la Juve è un asset della Exor, l'Inter fa capo direttamente a Moratti, ma è il discorso del rischio che non quadra. Da come ce l'hanno sempre raccontata Fabio Monti sul Corsera e la buon'anima di Cannavò sulla Gazzetta, infatti, Moratti doveva essere un benefattore che a fine anno chiedeva quanto c'era da pagare e staccava l'assegno, cioè faceva beneficenza per il godimento dei tifosi dell'Inter (Monti e Cannavò compresi), i soldi li regalava, il bilancio era a posto e chi s'è visto s'è visto. Se si parla di rischi, la faccenda allora è diversa: o ci sono dei gran debiti perché l'assegno non bastava (ma questo Corriere e Gazzetta l'hanno sempre negato), oppure Moratti era un finto benefattore che sperava di riavere indietro quei soldi e adesso pensa che sia difficile.

Non è un dubbio da poco, e diventa ancora più pesante se riflettiamo sul fatto che il benefattore Moratti dice di rischiare "per passione o per dovere". Per passione si capisce cosa vuol dire, anche perché il nostro calcio, secondo Corriere e Gazzetta, è pieno di presidenti (anche loro mecenati come Moratti) che rischiano appunto per passione. Non si capisce, invece, perché Moratti dica di rischiare "per dovere"; non solo non si capisce, ma non vorremmo che alla fine lui voglia dire che, essendo stato obbligato a rischiare, allora il rischio non riguarda solo lui e dobbiamo farcene carico tutti (se ci pensiamo bene è quanto sta avvenendo con i debiti della Roma per i quali si stanno dando da fare Alemanno e D'Alema, Carraro e Petrucci).

Questo è il dubbio che ci fa concludere che sarebbe stato meglio se Moratti non avesse aperto bocca; magari adesso Fabio Monti dirà che è stato un bel derby a parole finito in parità, ma a noi è sembrata una partita noiosa, finita uno a zero perché decisa da un'autorete.

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martedì 4 agosto 2009

Vittorie di Pirro

Curiosa situazione quella di Roberto Mancini: ha vinto tre (così dice la Gazzetta) scudetti consecutivi ma, nonostante tutto, non riesce a trovare una società che lo prenda come allenatore. Pertanto continua a godersi la sua forzata inattività grazie al contratto che lo blinda all'Inter fino al 2012.
Ieri, comunque, il tecnico jesino ha rilasciato un'intervista nella quale lascia trasparire un certo nervosismo, e forse un certo scoramento: lui, nonostante i soldi del petroliere, vorrebbe ritornare ad allenare. Però racconta sconfortato, che al Milan non può andare perché Galliani non lo apprezza, alla Roma non ci sono speranze perché è un simbolo della Lazio, e vade retro Juve perché ti "ho sempre combattuta".
Non rimane che l'estero, chiosa il pluriscudettato.

Mentre leggevamo queste parole, pensavamo che qualcosa comunque non torna: come può non trovare uno straccio di squadra un così grande allenatore, che prima dell'avvento di Calciopoli, in fondo, perdeva solo per la crudeltà e la slealtà della Triade juventina?
Se proprio vuole allenare, riflettevamo, basta che dia un taglio all'ingaggio che pretende dalle società potenzialmente interessate a lui (ammesso che esistano).

Continuando la nostra rassegna stampa, però, abbiamo trovato una versione alternativa dei fatti. Per di più proveniente da una persona particolarmente autorevole. Infatti, sempre ieri, sul Corriere della Sera è apparsa un'intervista a Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset che, in relazione all'Inter, dice testualmente "Il nostro dirimpettaio di soldi ne ha molti di più di noi e ha voglia di spendere, però, dei 4 scudetti vinti dall'Inter, 2 sono regalati...".
Ecco, quali sono i due scudetti regalati?
Posto che lo scudetto a tavolino è regalato aldilà di ogni dubbio (tanto è vero che non furono i famosi tre saggi a consigliare a Guido Rossi di assegnarlo alla sua Inter), le ipotesi sono due: o Confalonieri considera regalato anche il primo scudetto vinto sul campo (quello con il Milan penalizzato e la Juve in B), oppure considera regalato l'ultimo vinto sul campo da Mancini (ossia quello contestatissimo dai romanisti).
Comunque sia, se si vuole dar fede alle parole di Confalonieri, l'Inter negli anni manciniani ha vinto un solo scudetto. O quello vinto senza avversarie, e quindi uno scudetto di scarso valore sportivo, oppure l'ultimo manciniano, ed in tal caso si tratta di scudetto a dir poco contestato.

Dunque, con buona pace della Gazzetta e di tutti i laudatori di Mancini, prendendo per buona la teoria del presidente di Mediaset, è facile capire quale sia il motivo per cui lo jesino non allena: semplicemente non è un allenatore vincente.

Ma Mancini non si disperi, Zeman ha dimostrato che si può costruire una bella carriera anche da profeta e vittima del sistema.

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lunedì 3 agosto 2009

Il Corriere interista


Quando apri il Corriere della Sera alle pagine sportive hai la certezza che almeno la metà degli articoli riguarda l'Inter. A volte è come se il Moratti pensiero si materializzasse come per incanto in quelle pagine, altre volte, quando si parla magari di calcio internazionale, c'è sempre tanta Inter lo stesso da rischiare di farne un'indigestione.
Oggi per esempio tale Luca Valdiserri mette a confronto i tornei europei dando pure le istruzioni per l'uso: "è un gioco, nessuno si senta offeso se non c'è." Vai a vedere la squadra che ti ha costruito sul campionato italiano, e chi ci mette? 6 giocatori su 11 interisti. Nemmeno per il Barcellona pluridecorato arriva a tanto: per la Spagna di giocatori del Barça ce ne sono 3 su 11. Naturalmente la stella della serie A è Eto'o, ci mancherebbe con lo stipendio che gli assicura Moratti, qualcuno sta iniziando già a fare confusione e dire che è meglio di Ibra! Ma vediamola la formazione della serie A schierata per gioco: Julio Cesar in porta, linea difensiva con Maicon, Lucio, Mexès, Chivu; in mediana De Rossi e Cambiasso; sulla tre quarti Hamsik, Diego e Pato; unica punta Eto'o. Per fortuna che la Juventus è riuscita ad assicurarsi Diego, perché altrimenti nel Dream Team del Corriere non ce ne sarebbe uno di bianconero. O forse sì, qualche panchinaro magari: perché c'è pure la panchina, dove Valdiserri fa sedere Buffon, Chiellini, Felipe Melo, Pirlo, Cassano, Zarate, Milito. Basta così? Macchè, perchéi l buon giornalista aggiunge che "la panchina non è esattamente da sogno". E va bene, il Corriere della Sera e il Valdiserri saranno anche liberi di vedere il calcio come vogliono, ma ci vuole un po' di equilibrio anche nei giochi quando si fanno sulle pagine di un giornale come il Corriere della Sera. Preferire Mexés a Chiellini è molto più di opinabile, tralasciando altri protagonisti di una panchina "scarsa". Parliamo giusto della scelta di Mexés, gli interisti non ve li tocchiamo, per carità!

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Il Paradosso di Florentino

Il calcio è la più inesatta delle scienze (dopo l'economia). Se ne ha riprova leggendo Tuttosport di oggi.
Secondo il giornale, il Real starebbe preparando una proposta monstre per acquistare Maicon dall'Inter: quindici milioni di euro più il cartellino di Sneijder, pagato ventotto milioni solo un anno fa.
Pare che a convincere Perez della necessità di questa nuova avventura sia stata, oltre la necessità di aumentare il numero di magliette da vendere (sic), la figura barbina fatta dai galacticos nella coppa organizzata dalla setta del reverendo Moon.
Chi ha visto la partita con la Juve non ha notato particolari problemi del Real sulla fascia destra, bensì una totale assenza di gioco, anzi, una totale incapacità di dimostrarsi squadra.
Ma il Real risponde nell'unico modo che conosce: acquistando (o provando ad acquistare) una nuova figurina.
Così i tifosi del Manchester, del Chelsea, della Juve e del Barcellona si godono un fenomeno tipico del calcio: un acquisto insensato può portare all'indebolimento della squadra che vende il calciatore, ma anche di quella che lo acquista.
Forse,un giorno, oltre che della "zona Cesarini" si parlerà comunemente anche di questo fenomeno, che potremmo definire "Il paradosso di Florentino".

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Inversione di rotta

Non è tempo di fare bilanci, naturalmente. Però si possono fare alcune considerazioni sulle tendenze in atto nel calcio italiano, e sulla Juve in particolare.
Ci sembra che il calcio italiano si sia impoverito, soprattutto di piedi buoni (la scoperta dell'acqua calda, lo sappiamo); via Ibra e Kakà, e si parla insistentemente di un addio di Pirlo e di Aquilani. Ciò che colpisce non è solo che esportiamo stelle all'estero, ma soprattutto che perdiamo giocatori di personalità e dai piedi buoni. Il lato forse peggiore è che il campionato italiano è ingolfato di 30/35enni che non hanno alcuna intenzione di farsi da parte, e che per questioni di ingaggio e di gerarchie tarperanno le ali a possibili nuovi talenti. Pertanto, ahinoi, il gap con le inglesi e le spagnole rischia di allargarsi.
Questo è il fenomeno che rischia di essere più drammatico, ancora peggiore dell'asfissia finanziaria che attanaglia i club.

In questo clima di decadenza da basso impero, si segnalano un paio di eccezioni. Da un lato la Juventus di Ferrara, non solo per gli innesti di Diego e Melo, ma anche per il tentativo di invertire la rotta che sta seguendo il calcio italiano, valorizzando i giocatori dai piedi buoni (vedi Tiago e Camoranesi).
L'altra eccezione ci sembra il Genoa di Gasperini, che continua a puntare su giocatori stranieri da valorizzare e su giovani italiani da coltivare.

Non ci resta che sperare in un calcio italiano che prenda esempio da questi due tecnici e da queste due società. Se non si hanno soldi, la fantasia (non quella contabile) al potere è l'unica arma contro la decadenza.

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domenica 2 agosto 2009

Juventus - Aston Villa, pagella istantanea

Gigi Buffon: voto 6.5
Un paio di buoni interventi nel primo tempo, inoperoso per il resto della partita

Jonathan Zebina: voto 7
Pienamente recuperato da Ferrara, sembra tornato quello del primo anno di Capello

Nicola Legrottaglie: voto 6
Gli avversari non sono trascendentali in attacco, se la cava con qualche sbavatura

Giorgio Chiellini: voto 6
Vedi Legrottaglie. In ripresa rispetto al Real, ancora qualche imprecisione di troppo

Cristian Molinaro: voto 5.5
Prestazione negativa, forse condizionata da un infortunio. Da rivedere

Mauro Camoranesi: voto 6.5
Conferma che quest'anno ha voglia di giocare e di sacrificarsi. Cala alla distanza, ma c'è, è questo che conta

Felipe Melo: voto 7
Primo tempo fantastico, dove recupera molti palloni facendosi vedere anche in attacco. Cala alla distanza, ma l'impressione che lascia è davvero ottima

Claudio Marchisio: voto 6
Gioca molti palloni, sbaglia pochissimo ma non incide granché. Senza infamia e senza lode

Sebastian Giovinco: voto 6
In crescita rispetto a venerdì, qualche buon numero ma è ancora molto discontinuo. Dà il meglio quando parte larghissimo da sinistra

David Trezeguet: voto 5
Male, decisamente male. Unica cosa buona, una rovesciata nei supplementari. Per il resto, è molto statico e anche impreciso sotto porta

Vincenzo Iaquinta: voto 5
Non fa nulla di buono in 120 minuti. 5 di stima per lui
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Zdenek Grygera: voto 6
Entra al posto di Molinaro a sinistra, se la cava anche stavolta senza acuti e senza fare disastri

Cristiano Zanetti: voto 7
Gioca uno spezzone di secondo tempo spettacolare: lanci a volontà, palle recuperate, inserimenti in attacco. Cala anche lui negli inutili supplementari

Alex Del Piero: voto 6.5
La gamba è quella dei tempi migliori, purtroppo entra a partita terminata

Amauri: senza voto
Entra verso la fine, quando la partita non ha più senso
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Ciro Ferrara: voto 6
La squadra è meno brillante rispetto al match contro il Real, ciò che conta sono i recuperi di Zanetti e Zebina, e la crescita di Melo. Nota stonata, la perdurante abulia di Trezeguet

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sabato 1 agosto 2009

La Corazzata Potëmkin


In conferenza stampa, qualche giorno fa un giornalista ha riportato a Chiellini quanto detto da Sacchi, ovvero che lui e Cannavaro marcano a zona come se giocassero ad uomo. In sostanza, l'ex Meraviglioso ha affermato che i due centrali della Nazionale non sono capaci di giocare a zona.
Risposta testuale di Chiellini: "Secondo me son tutte cagate!".

Straordinerio Chiellini, era ora che qualcuno glielo dicesse!

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