
Cosa? Che cosa?
Non sento.
Che stai dicendo?
Il campionato lo vince la Juve? Ma vattene, tu non sei nessuno, sei chiacchiere e distintivo, non sei nessuno, chiacchiere e distintivo!
Ci riprova Mourinho, ci riprova l'Inter tutta, proprio attraverso il suo megafono portoghese, ad abbaiare alla luna, a cercare disperatamente una dichiarazione da confutare, una cipolla schiacciata su cui piangere. Il comunicatore inizia presto a fare baccano quest'anno, sfortunatamente è il suo secondo da strillone, quasi allenatore, ed i bisticci con Ranieri non sono più sufficienti: oggi c'è molto più da coprire, c'è molto di più da non far notare, bisogna alzare un gran polverone, un polverone nazionale!
Così ha passato tutto il precampionato con il muso, i capelli arruffati e senza rilasciare nemmeno una dichiarazione, perché gli hanno portato via il paravento; se n'è andato l'unico giocatore in grado di esaltare il suo gioco, palla avanti e ci pensa Ibra. Quest'anno il signor Mourinho deve iniziare a lavorare, e si è subito dato da fare, vuole far giocare l'Inter a pallone ed indica la via: palla a terra. Che rivoluzionario!
Però ha ragione, non ha alternative, mancano muscoli, centimetri e soldi e si deve adeguare. Dopo le sorridenti dichiarazioni fatte l'anno scorso dal capo, che intende far rientrare i conti della società in 3 anni, o magari anche prima, l'immensa plusvalenza ricavata dal sacrificio dello svedese non è servita a rimpolpare una squadra datata, che si appresta a sfruttare l'ultima occasione per vincere la Champions League, l'unico vero motivo per cui il portoghese ha sostituito Mancini.
E' vero, sono arrivati Milito, Lucio, e Thiago Motta, ma è altrettanto vero che i competitors europei hanno fatto i botti: Ibra va ad aggiungersi agli attuali campioni d'Europa, mentre Kakà, Benzema, Cristiano Ronaldo e frattaglie entrano al Bernabeu, il Manchester City ha fatto una campagna acquisti faraonica senza contare che Liverpool, Manchester United, e Chelsea rimangono super competitive; dulcis in fundo, la Juventus che ha rinforzato difesa e centrocampo. O magari, anche quest'anno, dovremo gioire per mano (o cazzotto) di un'altra outsider. Perché no?
E l'Inter che fa? Urla, piange e punta il dito verso il c.t. campione del mondo, quando invece ci sono cose più importanti da risolvere. Ci sarebbe da parlare delle difficoltà del mercato in uscita, con le società amiche che dovrebbero riuscire ad alleggerire l'Inter di qualche ingaggio sovradimensionato. Voci di corridoio sussurrano interesse della Lazio per Materazzi, interesse della Roma per Burdisso e Mancini, ma fanno per davvero? Ci sarebbe da parlare anche di quello in entrata: la Roma sarebbe pronta, dopo aver perso Aquilani e consegnato un vitalizio a Totti, a svendere anche Baptista, guarda un po', proprio all'Inter. Ed il rifinitore tanto ambito da Mourinho? Lo vogliamo comprare oppure serve un prestito? Che fine hanno fatto i soldi dell'affaire Ibrahimovic?
Non serve né sfogarsi con altri, né spostare l'attenzione dei titoli da prima pagina. Il nervoso portoghese ha paura, paura di fallire la missione imposta. Sai che soddisfazione sarebbe vincere la Champions senza Ibra, sì, perché, come dice lui, vincerla con il Barcellona è troppo facile; fallire personalmente per la seconda volta con l'Inter però, lo è molto di più.
Quindi, prima vinca la Champions League, e poi si ripresenti per essere ammesso a dialogare con un allenatore, italiano d'Italia, che ha già vinto Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e Coppa del Mondo!
Finita la lezione.
Etichette: CalcioMercato, Champions League, commissario tecnico, Ibrahimovic, Inter, Lippi, Mondiali, Mourinho, polemica