venerdì 31 luglio 2009

Juventus - Real Madrid, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6
Un paio di buoni interventi, rischia di fare harakiri nel finale

Zdenek Grygera: voto 6-
Non riesce, suo malgrado, a far danni

Fabio Cannavaro: voto 7
Il migliore nel primo tempo: gol, e una grande sensazione di sicurezza da vecchi tempi

Giorgio Chiellini: voto 5.5
Molto indietro di condizione, goffo e irruento sul rigore

Hasan Salihamidzic: voto 6.5
Buona prova sia in fase difensiva su CR7 che in attacco, dove trova un bel gol

Mauro Camoranesi: voto 6.5
Sono cambiate le motivazioni rispetto all'anno scorso, e si vedono i risultati: buona prova di lotta e di governo

Felipe Melo: voto 5.5
Il tocco di palla è buono, l'aggressività anche, ma esagera nel possesso palla e nell'irruenza. Da rivedere, era di fatto il suo esordio

Tiago Mendes: voto 6+
Non va oltre il compitino nel primo tempo, cresce nella ripresa e centra un palo clamoroso

Sebastian Giovinco: voto 5.5
Non tocca palla nel primo tempo, esce proprio quando sembra in ripresa

Alex Del Piero: voto 6.5
Al solito tirato a lucido a inizio stagione, finchè sta in campo entra in tutte le azioni importanti

Amauri: voto 6+
Anche lui cresce alla distanza, lavorando molto per la squadra. Non è ancora lucidissimo sotto porta
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Nicola Legrottaglie: voto 6
Tiene bene il campo nel secondo tempo

Cristiano Zanetti: voto 6.5
Ottimo spezzone di partita, ispirato e combattivo

Vincenzo Iaquinta, Luca Marrone: senza voto
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Ciro Ferrara: voto 6.5
Si vede già una mano diversa rispetto all'anno scorso. Alcune cose sono da rivedere, ma siamo ad agosto

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L'ultimo presidente


Sei anni fa è scomparso l'ultimo presidente della Juventus, Vittorio Caissotti di Chiusano.
A noi tifosi appariva come un uomo mite e bonario. Solo in una circostanza lo abbiamo visto trattenere la rabbia, e dover utilizzare tutto il proprio autocontrollo (esercizio a cui fu, evidentemente, educato).
Fu quando andò come ospite ad un programma di Mediaset per complimentarsi con Cragnotti per la vittoria dello scudetto della Lazio. Vittoria che maturò in un campo irregolare, e fuori da ogni regolamento sportivo, grazie all'ineffabile Collina. Tutti sapevano anche che i passaporti di alcuni extracomunitari laziali erano falsi. Ovvio che per un giurista del suo calibro era veramente difficile accettare tutto ciò. Ma lo fece: stile Juventus. Stile di un'Italia che lavora e che si impegna, contro l'Italia dei cialtroni, dei corruttori e delle facili scorciatoie.

Ci piace però pensare che il Presidente mai e poi mai avrebbe messo la sua faccia, il suo onore, la sua dignità professionale e personale al servizio di quella Caporetto che è stata la (finta) presentazione del ricorso al Tar contro lo scempio del processo sportivo di Farsopoli. Avrebbe difeso la Juve e se stesso, con le unghie e con i denti, da grande avvocato quale era. Dopo essere stati spesso scippati (dagli scudetti "giubilari" delle romane, alle due finali di Coppa Campioni con il Borussia e il Real), passare addirittura per ladri sarebbe stato troppo.

Signore sì, fesso o in malafede no di certo!

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giovedì 30 luglio 2009

Gattopardo telefonico

Ogni tanto qualcuno se ne dimentica, ma l'Italia (da Rovereto a Ragusa) rimane il paese del Gattopardo: tutto deve cambiare affinché tutto rimanga uguale.

Due anni fa ci fu lo scandalo Telecom: ci dissero che alcuni spioni, senza nessun ordine dall'alto, passavano il tempo a dossierare mezza Italia, senza tralasciare il calcio, vera passione nazionale.
Ovviamente scoppiò uno scandalo, con i soliti vibranti cori di protesta. Tronchetti, allora proprietario, fu in un modo o nell'altro costretto a passare la mano, sebbene tutti (Repubblica esclusa) si sgolassero per dire che era vittima della banda dei lestofanti.

Ora su questi fatti si sta celebrando a Milano un processo che, agli occhi di persone inesperte come noi, appare un po' grottesco. Non ci sono mandanti, e le società Telecom e Pirelli siedono contemporaneamente sul banco degli imputati e su quello delle parti offese: misteri del diritto (e del rovescio).

Ma tutto è bene ciò che finisce bene. Ora con il cambio di proprietà alla Telecom certe cose non accadono più, giusto?
No, altrimenti che paese del Gattopardo sarebbe questo? Infatti, a Napoli due dipendenti della Telecom addetti al Sag, il servizio Telecom che risponde alle richieste di controlli telefonici da parte dell'autorità giudiziaria, sono stati arrestati perché pare che vendessero le intercettazioni direttamente al clan dei Casalesi.
Sarebbe utile che qualcuno ci spiegasse che attendibilità possano avere intercettazioni provenienti da una società come Telecom caratterizzata da un curriculum quanto meno discutibile.
Una spiegazione ci è dovuta, anche nel paese del Gattopardo, visto che è facile immaginare che, presto o tardi, pagheremo anche il conto economico di questa sciagurata gestione.

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Bye bye Matarrese... o no?

Da qualche giorno circolava la voce che il Bari era in vendita. Ieri è arrivata la conferma da parte di un possibile acquirente, che ha emesso un comunicato. Per dir la verità il comunicato è assai pittoresco, e balza agli occhi anche in Italia dove alla forma spesso non si dà una grande importanza. Andiamo a leggere:

"In merito alle trattative in atto per l'acquisizione di Bari Calcio precisiamo che Fernando Villa, in qualità di imprenditore (...)". Non si capisce questo rimando alla "qualità" di imprenditore, roba da ufficio del catasto anni '50. Chiunque può trattare l'acquisto di un qualcosa che è in vendita aldilà della professione svolta, che sia un imprenditore o anche un vincitore del Superenalotto: ciò che conta è che abbia il danaro, che paghi le tasse e che le risorse siano di provenienza lecita.

Ma ecco come continua il nostro: "(...) per conto di una cordata di imprenditori internazionali, di sondare il terreno per l'eventuale acquisizione del Bari (...)". Eccoci qua, tanto per cambiare, c'è una cordata di imprenditori "internazionali", per ora anonimi come spesso avviene nell'ultimo periodo. Gli auspici, visti i precedenti, non sono i migliori.

Infine il nostro imprenditore, che di professione si occupa di consulenza strategica, dice: "(...) lo start-up del progetto Bari Calcio nella sua fase iniziale (...)". Caspita, considera l'Associazione Sportiva Bari, fondata nell'anno del Signore 1908 (e rifondata dopo qualche vicissitudine nel 1928) come una "startup". Non immaginiamo come considererebbe una società informatica fondata nel 2009. Non male per un consulente strategico, meglio pensare che il comunicato l'abbia scritto la sua segretaria con la testa tra le nuvole.

Chissà perché, noi che siamo mal pensanti, abbiamo il vago sospetto che nei prossimi anni ne vedremo delle belle nel calcio italiano.
Don Tonino (e famiglia) li rimpiangeremo a lungo.

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mercoledì 29 luglio 2009

Il calcio specchio del Paese?

Come da noi ampiamente previsto, sono arrivate le richieste di ricusazione del collegio giudicante al processo di Napoli. A presentare la domanda sono stati i legali del Brescia e dell'Atalanta, secondo i quali la Casoria, che aveva escluso le due società come parti civili, con le sue esternazioni sulla serietà del processo avrebbe dimostrato di nutrire pregiudizio verso le tesi accusatorie.
Già vi abbiamo spiegato come la maggior parte dei giornali abbia manipolato il pensiero della giudice, tagliando un pezzo della frase incriminata. Una operazione sporca, l'ennesima di questa incredibile farsa.

L'impressione è che per qualcuno questo processo non s'ha da fare. Deve risolversi con una bella prescrizione. Così i gazzettari potranno urlare che "Moggi si è salvato grazie alla prescrizione", ovvero l'esatto contrario di ciò che si potrebbe verificare arrivando a sentenza.

Non ci stupiamo più di nulla. Questo perché, da quando abbiamo iniziato questa modesta impresa editoriale, abbiamo avuto modo di capire che lo scandalo di Calciopoli va ben aldilà del calcio. E' un qualcosa di molto più grande. Basti pensare che in quel periodo vi furono altre operazioni similari (nelle tecniche, ma anche nei beneficiari) di "character assassination". Il primo a subodorare qualcosa fu il grande Enzo Biagi in un'intervista al Tirreno. Noi, essendo dei dilettanti, ci arrivammo con un po' di ritardo.

Successivamente si è capito che si è mossa contro la Juve una banda (non possiamo dire su ordine di chi, sebbene lo abbiano capito anche i sassi), annidata all'interno della Telecom, che passava il tempo a spiare mezza Italia che conta.

Tutto questo, a nostro avviso, sta a dimostrare che qualcuno è preoccupato dallo svolgimento del processo di Calciopoli, perché da esso potrebbero emergere anche verità sconvenienti su tutto ciò che è accaduto nella torrida estate degli scandali italiani sul filo del telefono. Estate degli scandali che ha modificato gli assetti del potere in questa nazione.

Una ragione in più per andare avanti. Una ragione in più per combattere questa battaglia di civiltà. Combattere per la verità e la giustizia nello scandalo di Calciopoli vuol dire anche combattere per un paese migliore. Dove non sono dei ristretti inner circle (o salotti più o meno buoni) a decidere chi governa, chi controlla i giornali, chi amministra le banche e chi vince il campionato di calcio.

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La buonuscita

L'ultima trovata dal fronte del calcio mercato è la buonuscita. Insomma, un calciatore pagato fior di quattrini che cambia società vuole una somma una tantum dalla società di provenienza. Tutto questo per facilitare il trasferimento, e per avere ristoro dall'umiliazione di sentirsi trattato come un pacco postale. Non importa se poi, nella sua nuova società, l'onesto pedatore andrà a guadagnare uno stipendio superiore del 20/30% rispetto a quello vecchio.

Casi clamorosi sono quelli di Mancini, ex allenatore dell'Inter, che per rescindere il contratto vorrebbe la cifra monstre di circa dieci milioni di euro, o quello di Ranieri che rifiuta una squadra russa, e preferisce aspettare che la Juventus gli riconosca circa un milione di euro.
Anche per quanto riguarda i calciatori la situazione non è delle migliori: per esempio Eto'o, nonostante all'Inter vada a prendere uno stipendio sensibilmente superiore a quello percepito in Catalogna, pretendeva ben cinque milioni di buonuscita dalla sua vecchia società.

A nostro avviso è una situazione scandalosa alla quale bisogna mettere un freno. Aldilà degli aspetti morali, comunque importanti, se si concede ai calciatori questa ulteriore arma di ricatto, qualunque progetto di calcio finanziariamente sostenibile va a farsi benedire.
Come si può parlare di calcio sostenibile se qualunque taglio dei costi o aumento dei ricavi andrà frustrato dall'aumento delle pretese (già esosissime) dei calciatori?

Sarebbe importante che tutte le federazioni affiliate all'Uefa proibissero per regolamento qualsiasi richiesta di buonuscita o di prebenda una tantum, sulla scorta del ricatto di mandare all'aria affari per decine di milioni di euro in sede di calciomercato.
A maggior ragione si dica chiaramente che qualunque società scoperta a pagare in nero calciatori e procuratori verrà esclusa dalle coppe europee.

Senza queste elementari regole il calcio finanziariamente sostenibile sarà solo una chimera.

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martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

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Mela, melinda, melo

E' ora di dire basta.
Basta con la disinformazione sulla Ridentus FC.
Basta con le prese in giro dei cirigenti.
Basta con quelli che il tennista non capisce nulla di calcio.
Basta con quelli che i gemelli un giorno dicono una cosa ed il giorno dopo esattamente l'opposto.
Basta con quelli che Secco è meglio che vada a fare il motociclista.
Basta con quelli che Castagnini fa vendere i Fiorini.
La Ridentus FC è strutturata come una società di calcio organizzata bene (cit).
La Ridentus FC è organizzata come una società seria, fatta di professionisti a tutti i livelli (ri-cit).
La Ridentus FC sta portando avanti un Progetto.
Ed il Progetto c'è proprio, poche balle.
Non si fanno le cose ad minchiam in Fermo Ferraris.
C'è un filo logico che collega le singole decisioni prese dai dirigenti ridentini.
Prendete ad esempio l'ultimo acquisto, Felipe Melo.
Non è un'operazione nata per caso.
I dirigenti hanno infatti tessuto la trama dell'operazione Melo fin dallo scorso ottobre. E hanno poi raccolto il frutto (anzi, tutta la pianta) della loro lungimiranza.
Ad ottobre dell'anno scorso, Monsieur Blòn con l'accento sulla B ha stipulato un nuovo contratto di partnership con la Regione Trentino, volto tra le altre cose a valorizzare e promuovere i prodotti tipici del territorio attraverso i campioni ridentini (gli Andrade, i Tiago, gli Almiron, i Poulsen, i Knezevic, etc etc).
I più tipici dei prodotti tipici del Trentino sono le mele Melinda della Val di Non.
Pochi giorni dopo la firma dell'accordo, Buffon, Zebina e Pessotto hanno partecipato al Salone del Gusto di Torino ad una specie di prova del cuoco, preparando piatti a base di mele, con l'aiuto di uno chef.
Con questi due colpi da maestro (la stipula del contratto per la valorizzazione delle mele Melinda ed l'invio al Salone del Gusto di professionisti specializzati nella sbucciatura delle mele) Monsieur Blòn ha accumulato un patrimonio di conoscenze nel settore delle mele, che ha rappresentato un indubbio vantaggio competitivo sulla concorrenza.
Vantaggio competitivo che si è poi concretizzato pochi mesi dopo nell'acquisto di MELO, a condizioni decisamente vantaggiose.

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Che la Pace sia con voi

Per quelli di voi che ancora si stanno chiedendo come mai la Peace Cup, la competizione amichevole che la Juve sta affrontando in questi giorni, si chiami in questo modo, abbiamo una risposta.
Abbiamo cercato avidamente nelle corsie dei supermercati per trovare una marca di biscotti Peace, effettivamente scettici che una competizione calcistica estiva, quindi money money money, venisse nominata in siffatta ecumenica maniera.
Ebbene ad organizzare la manifestazione è la Chiesa dell'Unificazione, facente capo al celeberrimo Reverendo Moon, assurto a grande celebrità negli anni '70.
No, non stiamo scherzando e sì, è quello dei matrimoni negli stadi, di Milingo, e di altre amenità.
Ora non ne discutiamo le capacità comunicative che, seppur sui generis, si sono dimostrate indubitatamente efficaci negli anni, ma forse l'evento ha bisogno di una registratina.
Forse non è stata una buona idea, ad esempio, mettere di fronte Liga De Quito e Al Ittihad nel girone: 300 persone ad assistere. In 2000 per vedere il Siviglia (a casa propria!) contro una squadra sudcoreana. Bernabeu mezzo vuoto per vedere la prima del Real in casa, un aberrante pareggio con i sauditi dell'Al-Ittihad.
Pubblico sugli spalti scarso, copertura televisiva incompleta (che la chiami a fare la Juve se non la fai vedere in Italia?), lungo calendario in una nazione che a luglio fa registrare temperature impossibili per il calcio. E introiti inferiori a competizioni, come la Wembley Cup, con 4 squadre, tra cui solo il Barcellona di grido.
Insomma, ci rimane un dubbio: che abbiamo fatto una stupidata ad andarci. Che se d'estate bisogna fare i soldi è meglio farli come il Manchester che con il Reverendo Moon. Che sia inutile abbandonare Pinzolo (scelta tecnica) per l'Andalusia per una competizione non certo così lucrosa.
Insomma: o il denaro o la preparazione atletica.
Questa scelta di compromesso, e gli originali partners, ci sembrano l'ennesimo balbettìo gestionale di questa dirigenza.
Sostenitori del calcio sostenibile lo siamo anche noi: bisogna però dimostrarsi capaci di massimizzare introiti e risultati per tenere il bilancio in regola. Le dichiarazioni d'intenti non sono sufficienti.
Vedremo.

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lunedì 27 luglio 2009

Errori Sconcertanti

Interessante articolo di Sconcerti sul Corriere della Sera. In buona sostanza l'editorialista principe della sezione sportiva del quotidiano milanese canta il de profundis su quello che noi da sempre definiamo "mecenatismo alla milanese": il calcio in cui un mecenate ripiana le perdite della gestione è finito, bisogna andare verso un calcio finanziariamente sostenibile. Parole sante, ma sarebbe più corretto parlare di finto mecenatismo. Finto perché in realtà, tra vendite fittizie del marchio ed altre diavolerie, il mecenate ripiana molto meno di quanto è dovuto. Però riconosciamo a Sconcerti il merito di avvicinarsi alla verità. Pertanto, fra dieci anni (o al prossimo scandalo) forse sarà d'accordo con noi.

Il fatto che suona strano è che l'articolo continui spiegando che la Juve è l'unica società che non fa affidamento da parecchi anni al "mecenatismo". Pertanto va ritenuta un esempio. Va notato che il giornalista non esclude dai meriti la vituperata gestione della Triade; sembrerebbe quasi un cambiamento di rotta del quotidiano milanese, che tanto si è distinto nella caccia alle streghe del 2006. Però, analizzando bene il pezzo, balzano agli occhi un paio di errori (ad essere buoni) che ci fanno cambiare idea sulle intenzioni dell'articolo.

Innazitutto quando si dice che "I soldi che vanno nella Juve sono di una finan­ziaria che fa capo alla Fiat, non de­gli Agnelli". No, caro Sconcerti, semmai è la Fiat che fa capo alla Exor, come la Juventus, pertanto l'unico legame tra Fiat e Juve è che hanno lo stesso padrone (Exor). Quindi la verità è esattamente il contrario di quella illustrata nell'articolo: alla Juve non va manco un euro proveniente dalla Fiat.
Semmai potrebbero andare soldi della Fiat proprio al gruppo RCS per il quale lavora Sconcerti, visto che la casa automobilistica ne è uno dei grandi azionisti.
Preferiamo chiarire la questione, non sia mai che fra un anno, se la Juve vincesse qualcosa, qualcuno dalle colonne del Corriere (o della Gazzetta) abbia l'alzata di ingegno di scrivere che "Fiat con i soldi che ha speso per la Juve poteva tenere aperta la fabbrica di Termini Imerese". Ripetiamo e specifichiamo ancora meglio: Juventus e Fiat viaggiano su due linee parallele e non vi è nessun travaso di denaro tra le due entità, fatto salvo l'attuale contratto di sponsorizzazione che comunque è altra cosa, e se proprio la si deve dir tutta, probabilmente è più quello che dà la Juve (in termini di immagine) che non ciò che restituisce la Fiat (in termini economici).

Infine, ecco lo schizzo di veleno. Secondo l'articolo la Juve non potendo contare sul mecenatismo e quindi "Avendo meno forza, compensava cercando in ogni modo più potere". Chiara l'allusione a Farsopoli. Falso, signor Sconcerti. Tutti cercavano più potere, compresi i mecenati (finti) alla milanese, come è ampiamente dimostrato dalle telefonate di Meani, dal passaporto di Recoba e dai rapporti di Nucini con Facchetti.
Anche qui Sconcerti ha padellato, ma ci rendiamo conto questa è la condizione di chi deve difendere la linea di un giornale, a costo di scrivere inesattezze.

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domenica 26 luglio 2009

Ahh paragulooo!

Strepitosa prima intervista stagionale del miglior giocatore al mondo (solo all'interno del raccordo anulare).

Parte spiegando che se avesse cambiato squadra avrebbe senza dubbio vinto il Pallone d'Oro. Passi questa sua personalissima opinione, vorrà dire che quando smetterà di giocare farà il coro con Roberto Mancini, anche lui specializzato nel piagnisteo. Del resto di Gigi Riva ce n'è uno: mai una lamentela, nonostante abbia giocato veramente in un piccolo club e non si sia mosso nonostante Agnelli e Moratti fossero disposti a coprirlo d'oro.

In un crescendo rossiniano, "Er Pupone" spiega che lui a Roma è rimasto per amore, e che comunque il rinnovo del contratto (ma sarebbe più giusto chiamarlo vitalizio), a ben cinque milioni di euro annui se l'è meritato. Manco fino ad ora avesse giocato gratis.

Infine l'apoteosi sugli aiuti alla Roma dalla politica: "Se ci danno una mano ben venga, fa piacere a giocatori, tifosi e alla società. Speriamo non lo facciano solo a parole ma con i fatti". Non si capisce perché questi aiuti dovrebbero essere appannaggio della Roma e non, per esempio, del povero derelitto Avellino che è appena fallito.
Del resto, diciamo noi, i soldi pubblici sono di tutti gli italiani; dunque perché i romanisti ritengono dovuti degli aiuti che ad altri non spettano? Senza voler considerare il fatto che, per esempio, il governo ha appena commissariato i servizi sanitari in Campania e Molise. Che vuol dire, brutalmente, tagli alla sanità in queste regioni. Se proprio lo Stato ha soldi da buttare, meglio la sanità dei cittadini che le prebende a vita a quattro calciatori che non hanno pudore a fare certe proposte meschine.

Ma la cosa grave è che a Roma questo atteggiamento è considerato normale, se non addirittura giusto. Infatti, il nostro verrà celebrato in pompa magna al Campidoglio dal sindaco Alemanno che, pare, lo incontrerà anche privatamente.
A noi ritornano in mente le parole di un romano dissidente: l'avvocato Irti, legale di Fioranelli: "La rovina della Roma è Totti". Ci ha quasi azzeccato. La vera rovina della Roma (e soprattutto di Roma) sono quella pletora di media servili che ne hanno fatto un mito. E quei politici, di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, che per biechi motivi elettorali lo trattano come un capo di stato. Quando, invece, si è capito bene che, romanamente, è solo un "Ahh Paragulooooo"!

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Ridategli la Champions


E' uno scandalo. Oggi si viene a sapere, lo dice un pubblico magistrato, quindi è vero, che il Villareal nelle stagioni 2004 e 2005 avrebbe commesso frodi fiscali, irregolarità amministrative e falso in bilancio.
La squadra, costruita su queste basi, ha poi eliminato l'Inter dalla Champions League.
Banda di maledetti truffatori!
D'altronde con quel gobbo di Tacchinardi in mediana, cosa ti potevi aspettare?
Ridate la Champions League all'Inter, squadra specchiata e che si può pregiare di non aver mai commesso nulla di neanche lontanamente simile a tutto questo!
Passati i quarti, l'avrebbe sicuramente vinta!
O almeno quest'anno hanno detto così.

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sabato 25 luglio 2009

Noi gente di serie C

Il mondo del calcio italiano potrebbe vedere nei prossimi giorni l'entrata di un terzetto, certo molto atipico per l'ambiente, di personaggi molto noti al pubblico: Marcello Dell'Utri, da sempre braccio destro del premier Silvio Berlusconi, Vittorio Feltri, fondatore e direttore di Libero, e Daniela Santanchè, leader del Movimento Per L'Italia.
Il progetto dei tre è quello di rilevare il Calcio Como, oggi nella Lega Pro, per farne in breve tempo una squadra di serie A, fondata sul settore giovanile, come spiega il senatore di Forza Italia a Il Giornale.
Ora: due di loro, per certo, sono buoni amici di Luciano Moggi.
Vittorio Feltri non ha fatto mistero di aver parlato con l'ex DG della Juve del progetto Como.
Questa volta la battuta sul deferimento ve la risparmiamo: si tratta di due non tesserati.
Semmai Feltri potrebbe battere, se l'affare andrà in porto, il record del deferimento più veloce di sempre. Se un po' lo conosciamo, però, se ne fregherà, e continuerà a chiedere buoni consigli a Moggi.
Attendiamo che la stampa nazionale reagisca alla notizia, anche se, prevediamo, questo gossip verrà accolto con sorrisi e pacche sulle spalle nelle redazioni milanesi, anziché col solito piglio scandalizzato: Moggi ridotto a fare il consulente di una squadra di serie C, che goduria.
Potrà però contare sul nostro, di appoggio: noi, che siamo tifosi di serie C (cit. Cobolli), lo invitiamo a continuare a non vergognarsi di niente. Dia buoni consigli al suo amico Feltri, e, se serve, lo critichi dalle colonne di Libero. Se lo potrà permettere: in fondo è uno dei pochi giornali che, anche con Calciopoli, ha dimostrato di avere a cuore la libertà di opinione.

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I wish it was here

Ieri le notizie interessanti sono arrivate quasi tutte da Liverpool.
La prima è che Steven Gerrard, l'idolo della Kop, è stato dichiarato innocente dal tribunale che lo ha giudicato in merito alla rissa al pub che lo ha coinvolto nello scorso Dicembre: la tesi della legittima difesa è stata accettata. Gerrard ha ammesso di aver rifilato tre cazzottoni a Marcus McGee, il dj del locale, ma nella convinzione che questi lo stesse per colpire. Ha poi ammesso lo stato di ubriachezza: richiesto nei dettagli dalla Corte ha dichiarato che su una scala di 10, il suo stato alcolico valeva un bel 7. Sempre meno delle sue prestazioni sul campo, dunque, a differenza di certi beoni italici.
Uscito dal Tribunale, i tifosi del Liverpool hanno festeggiato il loro Stevie G che, parole del giudice, "può andarsene con la sua reputazione intatta". Sorridiamo: anche noi aspettiamo un giorno del genere.

La seconda però è decisamente più importante. Nel giorno in cui i proprietari americani, Hicks e Gillett, si apprestavano a discutere il prolungamento del prestito che Royal Bank Of Scotland e Wachovia gli hanno garantito per comprare i Reds, i due gruppi chiave della tifoseria civile, Spirit of Shankly e ShareLiverpoolFC hanno svelato un piano per l'acquisto del Liverpool da parte degli stessi tifosi, da sottoporre alle banche e ai proprietari. Piano che potete leggere nei dettagli qui.
Spirit of Shankly aveva già fatto parlare di sè il mese scorso quando aveva chiesto esplicitamente a RBS di non prolungare il prestito ai proprietari, costringendo la banca scozzese a rispondere con una lettera aperta ai tifosi, in cui si ribadiva la solidità del rapporto tra la banca e la squadra di calcio, e la convenienza reciproca a continuare il rapporto nella stessa maniera.
Il prestito concesso agli investitori americani ammonta a 350 milioni di sterline, di cui 200 sono stati usati per comprare il Liverpool. I tifosi sono preoccupati dal fatto che gli americani, che hanno sottoscritto il prestito a un tasso di interesse del 7,2%, ovvero un 1,5% in più dell'usuale standard della banca, contino di ripagare gli interessi attingendo dalle casse sociali, per poi rivendere la società a un prezzo più alto, generando una plusvalenza enorme.
Insomma: non vogliono che il loro club sia visto come un asset, un investimento finanziario che potrebbe andare bene o male, e in quest'ultimo caso essere abbandonato con debiti e problemi di vario genere.
Vi ricorda qualcuno? Sì, noi.
Inoltre, i tifosi non faticano a credere che sia nella piena convenienza delle banche (tra cui RBS, nazionalizzata) finanziare i due yankees, visto il tasso di interesse applicato, e le grandi entrate che il Liverpool registra ogni anno. Temono per l'appunto la depauperizzazione di tale patrimonio, in funzione di interessi personali.
Hicks e Gillett hanno inoltre promesso uno stadio da 70.000 posti nello storico sito di Stanley Park, questa la ragione con cui hanno messo sotto grande pressione i precedenti proprietari, incapaci di poter garantire ai tifosi un progetto di tale portata.
Un nuovo stadio di proprietà: a noi fa un po' ridere che Arsenal (già fatto) e Liverpool siano al secondo stadio di proprietà, mentre nel nostro calcio si sta lavorando per il primo in assoluto, il nostro, se si fa eccezione per lo Stadio Giglio, costruito dalla Reggiana, secondo una brillante idea dell'allora presidente Dal Cin e dello sponsor Tanzi. Idea realizzata con tali competenze e lungimiranza che fece finire in breve tempo la Reggiana in C.
Hicks e Gillett comunque non sembrano farcela: lo stadio promesso è ancora lontano dal realizzarsi, e i tifosi tracciano un bilancio pessimo della loro gestione, al di là dei risultati sportivi.
Grande sconvolgimento aveva destato anche la notizia del giugno scorso per cui i due proprietari avevano pagato le proprie spese di viaggio, legali e "varie e personali", certo connesse alle attività del club, con i soldi della società.
"Paghiamo anche perché ci vengano a trovare" si erano ritrovati a dire i tifosi, nella spiacevole sensazione di rappresentare la mucca da mungere.
Chissà se ce la faranno ora a comprare il club. Certo è molto difficile, ma hanno trovato un alleato in Supporters Direct, agenzia che si occupa di facilitare e promuovere l'acquisto delle società di calcio dalle comunità di tifosi, in grande crescita.
Un modello anche per noi, storicamente legati alla Famiglia Agnelli?
Siamo realisti: l'ambiente in Italia è del tutto diverso, e certo non si troverebbe alcuno sponsor per un'iniziativa del genere.
Il messaggio però è lo stesso: la Juventus, come il Liverpool, non deve essere un asset.

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venerdì 24 luglio 2009

La Settimana Interistica


Un impresario taccagno
( 3, 5, 5, 5 = 2, 4, 5, 7)

Né voi né loro,
presi dall’opera:
nulla pago,
supero il budget!
Ma senza primadonna è stupido.

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Giornalopoli?

Nuove feroci dichiarazioni di De Laurentiis sul "fuoriclasse" Lavezzi. Già alla fine del campionato, quando l'argentino scappò in fretta e furia nell'emisfero sud, il presidente del Napoli dichiarò che Lavezzi non si comportava da professionista, che frequentava "donnacce" e amava alzare il gomito la sera. Ora, De Laurentiis dimostra di non voler in nessun modo fare marcia indietro, dichiarando che il Pocho ha segnato solo sette gol, anche se si atteggia come un nuovo Maradona.
Veramente dichiarazioni d'altri tempi, sembra quasi di essere tornati all'epoca gloriosa dei Rozzi e degli Anconetani, quando i giocatori si comportavano da tali e non avevano la forza ricattatrice di oggi contro le società.
C'è però una frase di De Laurentiis che ci ha fatto particolarmente riflettere, una vera perla: "E' un giocatore discontinuo: abbiamo creato noi il mito del Pocho... L'ha creato il Professore affianco a me (Marino, ndr)". Cosa intende dire De Laurentiis quando dice che il mito del Pocho è stato creato dal Professore a tavolino? A noi non risulta che Pierpaolo Marino scriva sui maggiori giornali dotti articoli sulla tecnica e sulla tattica. Forse De Laurentiis intendeva dire che Marino svolge funzioni di press agent per convincere i giornalisti a scrivere bene di Lavezzi anche quando non merita? E se è così, visto che la creazione del "mito" influisce sulle valutazioni di mercato del calciatore, la "cortesia" del giornalista è a titolo gratuito?
Comunque sia, per chi ha letto e riflettuto sulle dichiarazioni di De Laurentiis sarà ancora più difficile credere a ciò che scrivono i giornali... E magari ripenserà a quelle articolesse che per anni tentarono di spiegarci come Recoba fosse più forte di Zidane, o che tuttora cercano di inculcarci come Cambiasso sia il più forte centrocampista del mondo (salvo vederlo asfaltato contro il Manchester).
E poi c'è chi ancora si domanda quale sia il motivo per cui la gente vada sempre meno in edicola.

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giovedì 23 luglio 2009

Mou(to)

Non s'è più fatto sentire il Mou; la penultima volta che ha parlato aveva detto che la società non l'aveva accontentato; il giorno dopo ha precisato che lui non aveva criticato la società, da allora più niente. Quando hanno presentato le nuove maglie il Corsera ha scritto che era in un palco a godersi lo spettacolo dall'alto, mentre Repubblica l'ha visto nell'ultima fila e incazzato; adesso scrivono tutti che sarà in ritardo con gli schemi a causa del viavai di giocatori di questi giorni, ma si dimenticano che lo scorso anno Quaresma (che doveva essere il cacio sui maccheroni per il 4-3-3) è arrivato l'ultimo giorno di mercato.

Ci dev'essere quindi dell'altro se il grande comunicatore non comunica, e ci manda prima il vice e poi gli aiutanti, non saluta Ancelotti e litiga con l'arbitro che ha fatto ripetere il rigore di una partita amichevole. Verrebbe da dire che non ha gradito al cento per cento la campagna acquisti-cessioni: fa pensare il fatto che lui preferisca quasi esclusivamente giocatori della scuderia del suo stesso procuratore (si chiama Mendes, e ci sarebbe da aprire un fascicolo, in tutti i sensi, sulla sua attività), e l'Inter non gliene ha comprato neppure uno; forse ci sarà rimasto male per il fatto che il pallino in mano lo tiene Moratti che, a quanto pare, si fida più di Branca e Oriali (non solo per i passaporti, ma anche per i giocatori) che di lui e di Mendes.

Qualcosa ci dev'essere, e magari si capirà nei prossimi giorni quando alla comitiva si aggiungerà Eto'o che, a leggere Pastorella su Tuttosport, ha già avuto modo di mandare Mourinho a quel paese quando allenava il Chelsea. Per capirlo sarà il caso di non dare retta al Corriere della Sera perché, stranamente, problemi nell'Inter il Corriere non ne vede mai: anzi, adesso ha lanciato la campagna secondo cui l'Inter è più forte senza Ibra (ha cominciato Severgnini, ma siamo certi che ci proveranno altri "intellettuali" come lui).

Intanto fa pensare il fatto che Mou aveva detto di invidiare il futuro allenatore del Real Madrid prima ancora che Perez aprisse la campagna acquisti megagalattica, così come c'è da riflettere sul fatto che l'Inter abbia ancora a libro-paga Mancini, nonostante i numerosi annunci di composizione amichevole della vertenza ormai prossima.

Insomma, un mutismo che potrebbe diventare molto espressivo nelle prossime conferenze stampa, specie se i giornalisti (non certo quelli del Corsera) avessero voglia di fare domande impertinenti.

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Pinzolo o Kuala Lumpur?

Il tour asiatico del Manchester United sta andando a gonfie vele: stadi pieni, fans in delirio, merchandising a ruba. In Malesia i locali tifosi dei Red Devils si sono spinti fino a fischiare la propria Nazionale, opposta ai loro idoli. Addirittura in casa United si è pensato di giocare la partita finale del campionato in Asia.
Soldi, soldi, soldi, ma un impegno prestagionale del genere non rischia di influenzare in modo negativo la preparazione?
Il clima tropicale di Malesia e Indonesia non è certo l'ideale per svolgere una preparazione atletica di livello, tanto più se tutto l'anno sei impegnato nella piovosa Inghilterra.
Lo stesso discorso è applicabile alle tournées americane di Inter, Milan e Chelsea, certo lucrose economicamente, ma che dovranno dimostrarsi adatte anche dal punto di vista della preparazione atletica.
Il Trentino certo non è un mercato delle dimensioni degli Stati Uniti, ma l'aria è indubbiamente buona. Parleranno i risultati, per definire quale sia il miglior compromesso tra attenzione ai temi calcistici e attenzione ai temi economici.
Juve a Pinzolo o a Kuala Lumpur? Diteci la vostra.
Qual è il modello di sostenibilità giusto: abbattere i costi o aumentare i ricavi, come pensava Giraudo?
Ora, intanto, il Manchester è in Corea del Sud per un altro bagno di folla. E poco importa che non ci sia Ronaldo. C'è Park Ji Sung: centrocampista di sbattimento e idolo nazionale, motore instancabile del centrocampo e veicolo commerciale eccezionale per il Manchester nello stato asiatico.
Uno che costa relativamente poco e rende tanto, in ogni senso.
Un gregario che una settimana all'anno diventa re: un bell'esempio di calcio sostenibile in carne ed ossa.

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mercoledì 22 luglio 2009

Aritmetica alla spagnola

Esilarante teoria del quotidiano spagnolo AS: i club italiani sarebbero quelli più spendaccioni, con un esborso di 338 milioni di euro complessivi spesi, seguiti dai club spagnoli con 283 milioni, terzi in classifica gli inglesi con 264 milioni.
Sarebbe veramente curioso comprendere la metodologia di calcolo usata che, così ad occhio, non parrebbe rigorosissima. Infatti solo la campagna acquisti del Real è costata finora uno sproposito, poco sopra i 200 milioni di euro in contanti, e ancora non è finita. Senza considerare che il Barcellona si appresta a spendere 50 milioni di euro più il prestito gratuito di Hleb (con stipendio a carico dei catalani) e il cartellino di Eto'o per poter strappare Ibrahimovic all'Inter. Come vedete solo le operazioni finora poste in essere dai due top club spagnoli equivalgono alla cifra ipotizzata da AS come spesa complessiva di tutte le società spagnole.
In Italia invece di soldi veri ne girano pochissimi, le uniche società che hanno speso veramente sono Genoa, Napoli e Juventus, tutte le altre hanno dato vita ai soliti caroselli di giocatori a prezzi più o meno gonfiati. Una situazione manco paragonabile a quella spagnola.
A pensarci bene, le statistiche degli spagnoli sembrano simili a quelle di Mark Twain, che diceva: "La gente di solito usa le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione". In parole povere, gli spagnoli, che hanno dato vita al mercato meno trasparente degli ultimi anni, sembrano alla ricerca di qualcuno che abbia speso come loro e più di loro. Per arrivare a questi risultati stravolgono tutto, confondendo scambi di calciatori con trasferimenti avvenuti a fronte di pagamenti in danaro. Il vecchio italianissimo (ma buono in tutto il mondo) "mal comune mezzo gaudio". Tutto questo per evitare, magari, le regole che l'Uefa vorrebbe imporre.

Ambra senza tette

A soli 16 anni, Ambra Angiolini conduceva la trasmissione televisiva Non è la Rai.
Munita di auricolare, veniva teleguidata da Boncompagni, che le suggeriva cosa dire.
A soli 33 anni, John Elkann conduce l'Exor, holding che controlla Fiat e Juventus.
Munito di tutore, viene teleguidato da Gabetti, che gli suggerisce cosa dire.
Un Ambra Angiolini, in pratica. Senza tette.
E con Gabetti al posto di Boncompagni.

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martedì 21 luglio 2009

Juve regina del mercato?

L'altro giorno la Gazzetta ha provato a solleticare i tifosi scrivendo di voglia di Juve, oggi ci riprova con i dirigenti scrivendo di Juve regina del mercato, e facendo i complimenti per il bilancio sostenibile. Forse i dirigenti non ne hanno bisogno, noi comunque ripetiamo l'invito a diffidare dei complimenti della Gazzetta (il famoso "Timeo Danaos et dona ferentes"), intanto perché sappiamo che ha un preciso interesse a fare il tifo per una squadra che non è la Juve, e poi perché nell'estate 2006 fu proprio la Gazzetta l'organo ufficiale del golpe che in meno di due mesi cercò di distruggere definitivamente la nostra società.

Se quel tentativo non è perfettamente riuscito, nonostante l'impegno di tanti pezzi grossi (e ormai se n'è accorto anche il piccolo giornale di Milano), certo è per merito di chi nel 2006 fu chiamato a gestire la società; ma un merito ancora maggiore va riconosciuto a chi l'ha gestita prima, per il semplice motivo che ne aveva fatto una delle società più forti e sane d'Europa.

E' appena il caso di ricordare che durante la gestione Giraudo-Moggi-Bettega la Juve non ha mai chiesto un euro alla proprietà, non ha fatto ricorso alla legge salvacalcio, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto niente di quanto ogni anno faceva e fa la squadra per cui tifa la Gazzetta. Era sana quella Juve ed anche forte, non solo nel campionato, ma anche quanto a settore giovanile; quella Juve s'era anche già portata avanti col progetto dello stadio di proprietà.

Nel diffidare dei complimenti non disinteressati, aggiungiamo che non è vero che la Juve è oggi regina del mercato; la Juve è una società sana, questa è la verità e i meriti li abbiamo succintamente richiamati. Al contrario della Gazzetta, però, noi la vogliamo anche forte e per questo ci batteremo criticando, se del caso, la società.

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Un calcio alla borsa?

Cari lettori, oggi mi tocca aggiornare il museo degli orrori sul mondo del calcio. Infatti sono state rese pubbliche le motivazioni che hanno portato alla condanna (due anni di carcere) del presidente della Lazio per "aggiotaggio informativo e manipolativo e ostacolo agli organi di vigilanza". Secondo i giudici Lotito, grazie alla collaborazione del cognato Mezzaroma, avrebbe fatto carte false per evitare che le azioni della Lazio, detenute da Capitalia, andassero a soggetti non controllati da lui. Tutto questo senza avere la disponibilità economica, e quindi ponendo in essere tutta una serie di comportamenti illegali.
Molti grazie a questa sentenza riprenderanno a suonare la grancassa contro la quotazione in Borsa delle società di calcio. Secondo me a torto, e vi spiego il perché.
Innanzitutto simili comportamenti nei mercati finanziari possono accadere a prescindere dal settore di attività della società quotata. Non importa che lavoro fai, in sostanza, ciò che conta è la tua onestà.
In secondo luogo, certi comportamenti vengono alla luce proprio grazie al maggior grado di controlli previsti per chi è quotato. Pertanto l'uscita dalla Borsa non risolverebbe i problemi relativi alla trasparenza delle società, ma probabilmente li aggraverebbe, grazie proprio ai minori controlli previsti dal legislatore per chi non è quotato.
Certo, mi rendo conto che coloro che sono contrari al calcio in Borsa si appelleranno al sacrosanto diritto di una maggior tutela dei risparmiatori. Ma io sommessamente ricordo che la bancarotta fraudolenta di una società non quotata è evento altrettanto socialmente pericoloso di quella di una società quotata, cambiano solo le vittime: non più i piccoli risparmiatori che si affidano ai mercati finanziari ma, per esempio, i creditori che apportano comunque capitale alla società.

Dunque la sostanza, a pensarci bene, è sempre la stessa. Bisogna evitare che persone disoneste entrino nel circuito del calcio, aldilà del fatto che la società sia quotata o meno. Ecco perché servono una Covisoc forte, e una regola che vieti a chi si è macchiato di reati specifici di acquistare (anche per interposta persona) una società.
Infine un inciso: naturalmente ho approfittato della condanna in primo grado di Lotito per esporre la mia posizione, senza voler alludere al fatto che il presidente della Lazio sia un delinquente. Tutti (eccetto Moggi e Giraudo, ovviamente) sono innocenti fino a condanna passata in giudicato.

Drago di Cheb

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lunedì 20 luglio 2009

John Elkann e i 6 secondi



Nel video postato in queste ore nei forum bianconeri, ma soprattutto su questo sito, è apparso un John Elkann decisamente a disagio nel dare una risposta sul numero degli scudetti.
Sarà l'aria buona e ubriacante di Pinzolo che rende le persone un po' meno lucide?
Non si sa.
Ma in realtà la domanda era più complicata dal punto di vista della sostanza.
La domanda, piovuta dal cielo, era basata sulla possibilità che un giorno la Juventus si riprenda gli scudetti che le sono stati scippati.
L’ingegnere è andato in difficoltà, ci ha messo quasi 6 secondi per rispondere, ma alla fine ci è riuscito:
"Noi sappiamo quanti ne abbiamo vinti…"
Le critiche piovute su tutti i forum bianconeri, riguardo a questo tempo troppo lungo per dare una risposta così semplice, non mi trovano affatto d’accordo.
E’ stato troppo lento?
No.
E' stato molto veloce e preciso secondo me.
Lui è un ingegnere.

- Prima li ha ricontati mentalmente.
- Poi ha sottratto quelli che sono stati sottratti anche nella realtà.
- Poi, capito che il risultato era 27, si è chiesto se avrebbe potuto rispondere che sono 29.
- Poi si è ricordato che è stato proprio lui a buttarli nel cesso.
- Poi si è reso conto che non avrebbe mai potuto rispondere 29, per non dare disturbo al sistema calcio.
- Poi si è reso conto che, vacca boia, non poteva nemmeno dire che sono 27, perché la gente poi s'incazza.
- Poi ha fatto una piccola analisi su altre eventuali risposte: 28? 17? 13? 44gattiinfilaper6colrestodi2?
- E poi l'illuminazione:
"Quasi quasi confesso di essere tifoso dell'Inter e non se ne parla più. Massì, che cacchio! Sono sempre sotto tiro, non ce la faccio più... sono stanco... almeno se le cose stanno alla luce del sole... che poi il sole sono io dunque..."
- Poi la controilluminazione:
"Anzi no. Sennò poi la gente chi la sente... Vabbè, dico una delle sciocchezze che dice Cobolli di solito, e non se ne parla più!"

Fateli voi, cari lettori criticoni, tutti 'sti ragionamenti in 6 secondi scarsi.
Non è mica facile.
Cobolli avrebbe risposto prima della fine della domanda, ma Cobolli è un dono del cielo.
Cobolli It's magic-One!
Johnny invece è solo un B-Good qualunque.
Capito gobbacci?


CRAZEOLOGY

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Ju29ro vs. Severgnini, parte 2 (Link alla prima parte). In corsivo trovate i commenti di Clau71 al piagnisteo del popolare giornalista del Corriere.

Diciassette motivi — tanti quanti gli scudetti dell'Inter — per cui Zlatan Ibrahimovic può andarsene a Barcellona (Eto'o permettendo). Già parte male...
1) Perché vuole andarci. Ve lo spiega da 6 mesi, lo avevano capito tutti. Finalmente ci siete arrivati anche voi?
2) Perché «vuole provare qualcosa di nuovo» (anche noi: per esempio, vincere la Champions). Guardi, Severgnini, che è proprio il motivo per il quale lo svedese se ne va, eh... E lei non faccia troppo il furbo, visto che quando la sua Inter portava a casa quel "vaso da cimitero" indossava ancora la blusetta col fiocco...
3) Perché c'è chi si cura il mal di pancia coi fermenti lattici, e chi deve fare una passeggiata sulle «ramblas». Mai pensato che il mal di pancia di Ibra fosse causato dalle brutte facce che gli toccava vedere in tribuna?
4) Perché adesso vediamo cosa sa fare Mourinho (vincere lo scudetto con Ibra? Ci riusciamo anche voi, io e Zaccheroni). Proprio adesso che se ne sta andando, ammettete che quella che ha vinto gli ultimi tornei aziendali non era la F.C. Internazionale Spa, bensì l'Impresa Individuale Ibrahimovic?
5) Perché Zlatan, finché è rimasto, è rimasto per passione e per soldi. Mica perché «gliel'aveva ordinato Dio». Dio non c'entra niente, a voi basta Guido Rossi. E' stato capace di certi miracoli...
6) Perché non potevamo lasciare al Milan l'esclusiva della partenze drammatiche. Già, la volpe e l'uva, eh? Ce lo confessi, su, che se la sarebbe risparmiata volentieri questa partenza... Rosicone!
7) Perché l'Inter non è un carcere. Le strisce bianconere verticali le indossa qualcun altro. L'Inter non è un carcere? Aspetti, dia tempo al tempo... Ricordando però che, dalle parti di corso Vittorio Emanuele, qualcuno il carcere lo ha patteggiato. Pratica che quelli con "le strisce verticali bianconere" non hanno mai dovuto adottare.
8) Perché una squadra di calcio è un «reality», e Zlatan s'è fatto la «nomination» da solo. Voi siete un reality da sempre. Dal 1908, tra lattine tedesche, passaporti fasulli, patenti false, acquisti surreali, scudetti di cartone, tecnici buoni più per le pagine di "Vanity Fair" che per il prato di San Siro, etc. Con tutto questo circo, vi meravigliate che Ibrahimovic vi voglia mollare?
9) Perché, comunque, aveva esaurito lo spazio per il tatuaggio del prossimo scudetto. Ne ha vinti 5 e mezzo. 1 con l'Ajax, 2 con la Juve e 2 e mezzo con voi. E' alto, grande e grosso, di spazio ne ha ancora a iosa. Vediamo piuttosto se a qualcun altro ne avanzerà l'anno prossimo, di spazio. Dove potersi nascondere.
10) Perché noi piccoli tifosi abbiamo il dovere di essere riconoscenti, e i grandi calciatori hanno il diritto di mostrarsi ingrati. Perchè voi grandi tifosi come ritenete di essere, in fin dei conti non siete altro che piccoli ingrati.
11) Perché, partiti Ibra e Maxwell, per un po' non sentiremo parlare dell'agente Raiola. Vi basta Jorge Mendes che, all'ufficializzazione di Ibra al Barça, riempirà una piscina olimpionica di champagne millesimato e gnocca a volontà?
12) Perché Zlatan, per punizione, dovrà imparare il nome del direttore tecnico del Barcellona: Aitor Txiki Begiristain. Marco Branca era più facile. Se conoscesse la storia del calcio (quindi se non fosse interista), saprebbe benissimo che tra la carriera di Beguiristain e quella di Branca passa la stessa differenza che c'è tra la bellezza di Megan Fox e quella di Gioia Moratti.
13) Perché adesso Balotelli, per litigare con un giocatore dell'Inter, deve procurarsi uno specchio. Mica detto: se arriva Eto'o, e magari pure Cassano, mi sa che la risposta la aggiorniamo da qui a qualche mese...
14) Perché il centravanti appena acquistato dal Genoa non rischia di diventare il Milito Ignoto. Talmente noto e famoso che a 30 anni giocherà la prima partita di Champions League della sua carriera.
15) Perché diamo qualche possibilità ai rivali: vincere facile non ci dà più gusto. Eravate rimasti solo voi a ritenere credibili i vostri successi. Ci credevate così tanto che sembrava quasi ci credeste per davvero. Ora ci conferma che non ci eravamo sbagliati.
16) Perché Moratti, da oggi, è un miliardario meno povero. Aspetti la fine del calciomercato e si armi di calcolatrice.
17) Perché va bene così. Per forza, che vuol fare? Richiamare Ronaldo?

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domenica 19 luglio 2009

La luna nel Pozzo

Questa volta il mercante friulano sembra aver sbagliato i suoi conti.
Prima ha tentato di cedere il pur bravissimo D'Agostino alla Juventus per la cifra spropositata di 25 milioni di euro. Si noti bene, la cifra era a geometria variabile, nel senso che una parte doveva essere corrisposta in danaro, e un'altra con la comproprietà di Giovinco e Marchisio. Chiunque è in grado di comprendere che nel caso i due giovani (o anche solo uno) si fossero definitivamente consacrati, la Juventus si sarebbe dovuta svenare per riacquistare la totalità dei cartellini. Se i torinesi avessero abboccato sarebbe stato un capolavoro di cui si sarebbe parlato per decenni. Per fortuna Secco quest'anno pare in ottima forma.

Ma l'Udinese non si è arresa, ha infatti proposto il suo centrocampista al Real Madrid per la modica cifra di 25 milioni in contanti. Pare che anche a Madrid abbiano subodorato qualcosa. Infatti della trattativa non si parla più.
Ora ai friulani non rimane che ricostruire psicologicamente il calciatore, che dopo aver sognato Torino e Madrid rimarrà ancora a Udine.
Mentre al cassiere, che già sognava di vedere un bel pacco di milioni con un'enorme plusvalenza, non rimane che riflettere sull'eccessiva avidità del presidente. Avidità che ha trasformato un affare certo in una illusione.
Già, un illusione come la luna nel Pozzo.

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L'affaire Cannavaro

Secondo il nostro inviato a Pinzolo, ieri vi sarebbe stato un incontro chiarificatore tra i capi ultras e Fabio Cannavaro. Incontro che, ovviamente, doveva portare alla fine della contestazione che sta subendo il calciatore.
I "capi d'imputazione" dei quali è stato accusato Cannavaro sarebbero, in primis, l'aver dichiarato l'anno scorso la sua preferenza verso Napoli come squadra nella quale chiudere la propria carriera, e in secundis, l'abbandono della Juventus ai tempi di Farsopoli. Francamente, le accuse contro Fabio ci sembrano abbastanza ridicole.
Primo perché Cannavaro aveva il sacrosanto diritto di dichiarare dove aveva piacere di giocare, e se poi le cose sono andate diversamente aveva il diritto, da professionista, di accasarsi presso chi era disposto a offrirgli un ingaggio. In questo caso, è evidente come dovrebbe essere al limite contestato Blanc, che quel contratto ha offerto al giocatore.
Secondo perché Cannavaro è stato ceduto da una Juventus che voleva far cassa dopo la retrocessione, e anche qui se c'era qualcuno da contestare quello era Blanc.
Detto tutto questo, sarebbe il caso di lasciar lavorare il professionista Cannavaro in santa pace.
Coloro che passano il tempo a contestare farebbero meglio a stare zitti. Non sarà difficile per loro, si sono esercitati per bene nell'estate del 2006.

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sabato 18 luglio 2009

Hollywood e l'officina


Avete fatto caso alla presentazione delle divise per la nuova stagione? La Juve l'ha fatta nei locali delle Officine Grandi Riparazioni, mentre l'Inter ha scelto come location un teatro ad Hollywood; può darsi che la scelta cinematografica sia opera della Nike, fatto sta che la presentazione dei bianconeri dava l'idea del rimettersi al lavoro di una squadra operaia, mentre con riferimento agli uomini di Mourinho l'idea che si è ricavata è quella dello spettacolo e della recita.

Neanche a farlo apposta la cerimonia hollywoodiana s'è incrociata con la trattativa di Laporta con Moratti, con la conseguenza che Ibrahimovic ha dovuto recitare, nel senso vero della parola, di indossare la maglia dell'Inter, perché contemporaneamente si stava convincendo del fatto che il prossimo campionato lo giocherà nel Barcellona. Non sappiamo come l'abbia presa Mourinho, fatto sta che il Corsera di oggi lo descrive in un palco a godersi lo spettacolo, mentre l'inviato di Repubblica scrive di averlo visto incazzato nell'ultima fila (così, a naso, pensiamo che ci abbia preso l'inviato di Repubblica).

Due mondi, due squadre, due società proprio agli antipodi, e non solo per aver scelto la Juve un'officina e l'Inter un teatro. Prendete le seconde maglie: a Torino hanno deciso per una maglia color acciaio, e chissà che non c'entri il fatto che c'è la Fiat che fa automobili ed è impegnata in una specie di lotta per la sopravvivenza a livello mondiale; a Milano con la seconda maglia hanno voluto ricordare il centenario del primo scudetto, quello del 1910 dopo lo spareggio con la Pro Vercelli che, secondo le cronache dell'epoca e le ripetute di questi giorni, fu un autentico furto.

Tra un mese riprende il campionato e all'officina e al teatro non ci penseremo più, anzi gli esperti della nostra redazione prevedono che, Ibra o Eto'o, l'Inter sulla carta sia ancora superiore alla Juve. Il calcio, comunque, mantiene ancora un po' di mistero e non è detto che alla fine vinca la squadra che sulla carta ha più campioni, o comunque giocatori pagati meglio; per ora diciamo che la Juve ha cominciato da Juve, con i dirigenti e i tecnici che fanno affidamento sull'etica del lavoro per costruire in officina una squadra resistente come l'acciaio, mentre nell'Inter hanno recitato la prima sceneggiata, Ibra e Materazzi, Mourinho e Moratti, e quanto all'etica sperano con la seconda maglia di festeggiare nel 2010 il centenario di un "furto".

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Parola di Marchionni

Negli ultimi anni c'è stata indubbiamente una mutazione antropologica del calciatore. Uno dei primi fu Pasquale Bruno, che andò sotto la curva del Torino a strappare la maglia della sua ex squadra. Poi, in un crescendo rossiniano, ne abbiamo viste un po' di tutti i colori, da quello che era "interista fin da bambino", nonostante non fosse nato quando l'Inter giocò la sua ultima finale di Coppa dei Campioni, fino a chi si spaccia per bandiera però pretende contratti da sultanato del Brunei fino a quarant'anni. Un brutto spettacolo che è riuscito ad indignare anche Pelè nella sua ultima intervista all'Osservatore Romano.

Per questo, leggendo l'intervista concessa oggi da Marco Marchionni abbiamo provato una bella sensazione e anche un po' di nostalgia per il calcio che non c'è più. Ecco cosa ha detto: "Non esulterò se segnerò a Empoli, Parma o Juve ma sarò un nemico in campo dal primo minuto anche se con grande rispetto del passato".

Già, grande rispetto per il passato e, aggiungiamo noi, anche per se stessi. Caro Marco, da juventini ti diciamo che se segnerai contro di noi puoi fare tutte le capriole che vuoi. Nessuno se la prenderà a male. Le tue parole bastano e avanzano per chiarire a tutti che persona sei. Chapeau.

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venerdì 17 luglio 2009

Voglia di Juve


Se n'è accorta anche la Gazzetta, che apre la prima pagina titolando "Voglia di Juve".
Prima Diego, poi a sorpresa Felipe Melo, poi i tanti tifosi a Pinzolo, mettiamoci Ferrara che fa discorsi molto diversi rispetto a Ranieri ed ecco la voglia di Juve, ecco i tifosi juventini (in Italia siamo circa un terzo di tutti quelli che seguono il calcio) che fanno sentire la loro voce e la loro voglia arriva anche nelle redazioni più vicine agli uffici stampa milanesi che alle valli del Trentino.

Questa voglia di Juve coinvolge anche la redazione di ju29ro.com?

Certo che ci coinvolge. Abbiamo sempre pensato e scritto che non c'è contraddizione tra essere vicini alla squadra e prendere le distanze da chi nell'estate 2006 non l'ha difesa; siamo sempre più convinti che un vero juventino possa (e debba!) battersi per difendere la storia della Juve (tutta la sua storia) da ladri e sciacalli e, contemporaneamente, urlare allo stadio il suo "Forza Juve" rivolto a Del Piero e Molinaro, Marchisio e Iaquinta.

Il fatto che adesso arrivi il giornaletto rosa a cercare di fare il solletico ci insospettisce e ci fa stare in guardia. Diciamo allora ai nostri lettori: teniamoci stretta la nostra voglia di Juve, anzi di vera Juve, e condividiamola insieme sul nostro sito senza farci ingannare dai "Greci che portano doni". Uno dei nostri redattori è stato accreditato come inviato a Pinzolo, e ci sta raccontando i momenti importanti del ritiro; abbiamo anche noi un bell'archivio e redattori svegli per scrivere di calcio internazionale; giornali importanti ci leggono e tengono conto di quello che scriviamo; vi racconteremo le partite della Juve con la stessa passione e competenza che ci avete riconosciuto durante lo scorso campionato; continueremo a rompere le palle a chi pretenderebbe di fare opinione, senza che nessuno lo abbia delegato, seguendo i processi, parlando delle magagne dei bilanci e della giustizia sportiva; troveremo anche momenti per gli articoli "leggeri" e per l'ironia.

Sì, la sentiamo anche noi la voglia di Juve, la voglia di Juve vera; è molto diversa da quella delle gazzette grandi e piccole e la porteremo non solo allo stadio e al bar sport, ma anche sul nostro sito e sul blog.

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Speak the truth

Una notizia che ci ha molto divertito questa settimana viene dal calcio francese, dove si stanno spendendo parecchi soldi quest'estate. Protagonisti del mercato il solito Lione, ma anche il Marsiglia del nostro amato Didier Deschamps.
L'OM ha puntato il difensore del Lilla, tale Adil Rami, 23enne difensore di origini marocchine, di cui si dice un gran bene Oltralpe.
Il Lille però ha sparato altissimo, un po' come l'Udinese di Pozzo con D'Agostino, e ha rifiutato una mega-offerta di 11 milioni di euro per questo gigante nato in Corsica.
Beh, sentite che ha detto Rami: "Il Marsiglia offre 11 milioni di euro per un difensore, è eccezionale. Tutti sanno che io non li valgo!".
Il giocatore, rilevato a 10.000 euro dal Lille, insomma, ritiene che il presidente si possa accontentare di questa maxiplusvalenza, senza nicchiare troppo.
E per una volta, senza giri di parole, senza farsi imbeccare dal procuratore, un giocatore ha detto le cose come stanno.
Non sono mica Beckenbauer.
Per una volta il nostro Trillo non deve sfottere la solita dichiarazione da calciatore.
Ci ha pensato Rami a farci fare una risata, alla faccia del calcio degli uffici stampa.

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giovedì 16 luglio 2009

Meno Leone, più Branca

L'ex armata Brancaleone si sta dando una sistemata, e per come sta conducendo il mercato sembra più vicina ai metodi di Moggi di quanto lo sia Secco, che pur ci ha lavorato al fianco per parecchi anni.

L'ultimo colpo di Branca, rapido e silenzioso, dovrebbe aggiungere Lucio alla difesa nerazzurra che si è privata dell'esterno sinistro Maxwell e, da quando c'è Mourinho in regia, mancava di un'ombra lunga nell'area, visto che Materazzi è sdraiato in panchina o sul divano di casa.

Cinque milioni al Bayern Monaco e, nonostante le caute dichiarazioni di Oriali e Moratti, l'allenatore portoghese incasserebbe un centrale di livello, veloce e con una spiccata propensione ad accompagnare l'azione, oltre a far valere i centimetri in area avversaria.

E' evidente l'azione dell'Inter nel reclutare giocatori con esperienza da Champions League, quanto è evidente la voglia dei maturi tifosi dell'inter di vincerla, d'altronde la desiderano sin dall'adolescenza. Purtroppo, non essendo mai arrivati terzi in Europa e non potendo vincerla in nessun tribunale sportivo, non rimane che giocarsela sul campo, sportivamente.
Se quest'anno riescono a superare gli ottavi di finale, rimangono solo 5 partite alla meta. Tanti, ma tanti auguri all'Inter.

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Trasparenza e conflitto di interessi

E' notizia di ieri che la FA introdurrà una nuova regolamentazione per l'attività degli agenti in relazione alla vendita dei calciatori.
L'accordo tra la FA e la Premier League è stato raggiunto dopo lunghe mediazioni e le principali novità sono due.
La prima, molto positiva, a nostro modo di vedere, riguarda la trasparenza degli affari: i club saranno obbligati a rendere pubblico l'ammontare delle commissioni pagate agli agenti. Per la prima volta, quindi, le cifre legate alle commissioni, oggetto di grandi speculazioni da parte della stampa, soprattutto in Inghilterra, dovranno essere pubblicizzate, e i personaggi che gravitano attorno a questo mondo saranno sotto la lente di ingrandimento dei mezzi di informazione.
Well done. Anche se forse non piacerà a tanta gente che fino ad oggi ha lavorato nell'ombra, senza dover rendere conto a nessuno.
Un buon esempio è Kia Joorabchian, l'uomo che rappresenta la società che deteneva fino a ieri il cartellino di Tevez, singolare (ma mica poi tanto in Sud America) caso di giocatore non appartenente a società di calcio.
The Guardian si chiedeva a chi fossero finiti in realtà quei 25 milioni di sterline pagate dal Manchester City.
La curiosità forse non verrà soddisfatta per intero, ma qualcosa in più si potrà sapere, dato che il regolamento si applicherà, molto probabilmente, a tutti i trasferimenti operati sin dalla sessione in corso.

Una vittoria dell'FA quindi, che probabilmente piacerà a Platini.
Ma, data la forza della Premier League, il patto non ha certo potuto essere unilaterale.
La FA ha infatti dovuto cedere su un punto focale, che aveva rigettato più volte.
Gli agenti infatti potranno ora rappresentare più di una parte in causa, nei trasferimenti. Potranno curare gli interessi del giocatore e anche di una delle due società coinvolte nel trasferimento, a patto ovviamente che il giocatore acconsenta.

Il calcio inglese quindi guadagna trasparenza, ma perde sul piano del conflitto di interessi.
Un conflitto di interesse, quello tra procuratori e dirigenti, che è stata la base del processo Gea, e delle accuse ai Moggi.
Niente di illegale, ha statuito un Tribunale della Repubblica.
Oggi, da Oltremanica, addirittura ottiene legittimazione, a sottolineare che il vero problema nel calciomercato sono i soldi in nero e il riciclaggio di denaro sporco. Non certo il Moggi di turno.

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mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

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martedì 14 luglio 2009

Incrocio pericoloso

Mentre a Napoli il giudice e lo svolgimento del processo stanno deludendo le attese dei colpevolisti a prescindere, a Milano va avanti l'impianto del processo per il dossieraggio della "banda Tavaroli", e Luciano Moggi è stato ammesso tra i danneggiati dello spionaggio sul calcio (la famosa "Pratica Como").
Già nell'autunno del 2006 c'era stato qualcuno che aveva colto dei collegamenti tra Calciopoli e lo spionaggio di Tavaroli, ma s'era beccato le accuse più svariate (visionario, squadrista, rancoroso per ricordarne alcune); sono passati tre anni, ma sembrano tre secoli: quelle accuse, come dei boomerang, hanno finito per squalificare chi le aveva fatte e adesso i due processi potrebbero procedere in parallelo, e magari finire per incrociarsi.
A Milano, infatti, potrebbe venir fuori chi ha ordinato a Tavaroli il dossieraggio sul mondo del calcio che, non dimentichiamolo, ha riguardato gli stessi personaggi (da Moggi al segnalinee Ceniccola, passando per Giraudo e De Santis) che poi Dal Cin ha messo dentro la sua "deposizione spontanea" del giugno 2004 da cui è nata l'indagine della procura di Napoli.
La Telecom si è chiamata fuori da alcuni dossieraggi, e quello sul calcio è uno di questi; anzi, ha dichiarato ufficialmente che dovrà risponderne chi li ha commissionati. Già, chi ha commissionato a Tavaroli la Pratica Como, e perché?
Potremmo saperlo se, appunto i due processi, come dice la logica e ipotizzava qualche visionario-squadrista-rancoroso, dovessero incrociarsi, se a Milano Tavaroli farà luce su quella pratica che finora ha chiamato in causa solo il defunto Adamo Bove che, comunque, non poteva essere di certo l'utilizzatore finale.

Per qualcuno questo eventuale incrocio potrebbe allora risultare molto, molto pericoloso.

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Cogli la prima Mela

Ecco le prime dichiarazioni della signora Melo: "... E' contentissimo della Juve. Era il suo sogno? Credo proprio di sì...". Parole di circostanza, si dirà.
Però, secondo noi bisogna abituarsi al fatto che le parole delle consorti dei calciatori sono importantissime. Soprattutto quello che non dicono in pubblico può influenzare pesantemente il destino delle società.
Pertanto, se come tutti noi ci auguriamo, Felipe farà una grandissima stagione, non è da escludere che la signora si stufi di vivere a Torino, e pretenda che il marito vada a giocare a Madrid, così lei potrà ammirarne lo splendido mare. La signora Zidane, ricorderete, lo trovava splendido.
Se invece le cose andranno male (facciamo i debiti scongiuri), sarà sempre lei a sconsigliare al marito di andare a giocare da qualche altra parte. Così come ha fatto quest'anno la signora Poulsen.
Questo è il calcio (ed anche il mondo!) moderno. Facciamocene una ragione.

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lunedì 13 luglio 2009

L'Eterno ritorno dell'eguale

E noi che a scuola non abbiamo mai dato troppa importanza alla filosofia, sbagliando!
"L'eterno ritorno dell'eguale", teoria filosofica che asserisce come "in un sistema finito, con un tempo infinito, ogni combinazione può ripetersi infinite volte" è qui dimostrata senza la minima ombra di dubbio. Fulvio Bianchi ci informa, infatti, che domani sarà presentato il comitato per il giubileo delle Olimpiadi romane del 1960. A presiederlo sarà, e chi poteva dubitarlo, Franco Carraro.
Vi risparmiamo il curriculum del personaggio, tanto lo conoscete tutti. E conoscete soprattutto la sua dote di passare sui carboni ardenti, senza manco un'ustione. Una salamandra.
Cosa volete di più per dimostrare la teoria dell'eterno ritorno dell'eguale? I Carraro restano, incrollabili, impermeabili e indistruttibili.
Allo stesso tempo, rimangono sul tavolo anche tutti i problemi del calcio e dello sport italiano.

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Il Padrino parte IV

Alzi la mano chi non ha visto la saga del Padrino!
Bene... è arrivata la quarta parte della serie: protagonista, al posto della famiglia Corleone, il Real Madrid.
Spieghiamoci meglio: il più grande rivenditore di magliette spagnolo, in questa fase del calciomercato, pare abbia cambiato strategia. Prima se un giocatore aveva un prezzo loro, per accaparrarselo, offrivano esattamente il doppio alla società di provenienza e il triplo al giocatore. Evidentemente hanno fatto un po' di conti e si sono accorti che non quadrano. Non basta vendere magliette, per recuperare le spese.
Ora, per riuscire a convincere il Liverpool a cedere Xabi Alonso hanno abbassato la cifra della loro seconda offerta.
Un po' come Don Vito Corleone che, per liberare il suo figlioccio, Johnny Fontane, dal "malvagio" direttore d'orchestra ad una prima offerta ne fece seguire una seconda più bassa. La terza, ovvio era "quella che non si può rifiutare"...
Chissà se a Liverpool hanno pensato a Don Vito.

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domenica 12 luglio 2009

Beretta alla riscossa

Lo confessiamo, ci siamo illusi. Abbiamo sperato, in questi mesi, che il silenzio del neo Presidente della nascente Lega A fosse dovuto a qualche operazione di marca neodemocristiana (nel senso più alto e nobile del termine), che avesse l'obiettivo di insabbiare la folle e inutile idea di separare la Lega Calcio in due diverse entità, una per la Serie A e una per la Serie B.
Ottimisti. Ci siamo sbagliati, la scissione sta andando avanti.
Infatti oggi Beretta ha consegnato al Presidente della Figc Abete la bozza di statuto (con tanto di firme di tutti i presidenti della Serie A) dell'entità che andrà a presiedere.
Il nostro pessimismo, sia chiaro, non è dovuto né a "razzismo" né a motivi di antipatia personale verso il "curato di campagnia" (Dagospia dixit), infatti basta che questi apra bocca e abbiamo chiare le rotte che il mondo del pallone ha deciso di navigare. Per esempio, dopo la consegna della bozza il manager ha così dichiarato alla stampa: "Si è concordato sulla necessità di un progetto di sviluppo del calcio di interesse generale che il Governo è disponibile a sostenere". Frase ambigua (come si conviene a un curato) incentrata su tre paroline: "progetto di interesse generale".
Ecco, come potrà essere un progetto legato al calcio (noto per gli enormi sprechi) di interesse generale, in un paese che nella migliore delle ipotesi viaggia verso un -5% di Pil, la disoccupazione verso il 10%, il debito pubblico verso il 120% e vista l'urgenza assoluta e improcrastinabile di levare decine di migliaia di suoi cittadini dall'inferno delle tende?
Siamo proprio curiosi di vederlo, questo progetto. Nel frattempo, con rammarico, constatiamo che quello che la stampa mainstream ha definito come "grande manager" (manco fosse Jobs o Marchionne) non ha, per il calcio, nulla di meglio da proporre che provare ad attaccarsi alla mammella aggrinzita e inaridita dello Stato.

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Regolamento di conti


Avevamo spiegato, regolamento alla mano, perché la Juve poteva ancora comprare e fare una campagna acquisti in passivo anche consistente, vale la pena riflettere sulla situazione dell'Inter nell'ipotesi che i regolamenti debbano essere rispettati anche da Moratti.
L'Inter ha chiuso la stagione 2008-09 con un passivo che somiglierà a quello dell'anno scorso (circa 150 milioni) e in più partiva da un bilancio precedente già malmesso con patrimonio netto negativo; secondo le norme federali l'Inter doveva entro il 30 giugno comunicare alla Covisoc come avrebbe coperto il disavanzo; addirittura con un passivo di gestione da coprire e un patrimonio netto negativo una società non può comprare nessuno, se prima non vende oppure i suoi azionisti non versano nuove risorse.
In effetti la squadra di Moratti si è già impegnata a spendere (per Milito e Motta, oltre a diversi giocatori, è stato anche stabilito il pagamento di contanti per 11 milioni) e quindi la sua situazione è irregolare, ma questo non è la prima volta che succede. Piuttosto è importante notare che dentro il solito casino estivo dell'Inter (non potrebbe, ma compra lo stesso), quest'anno è finito Ibrahimovic.
I gornali di Milano lo davano partente sicuro già a fine maggio, verosimilmente perché Moratti non può versare 200 milioni (veri), sembrava così ma così finora non è stato.
Adesso siamo al regolamento dei conti: se Moratti vende Ibra ha un grosso ricavo e un grosso utile, e quindi di soldi deve mettercene sempre tanti (un centinaio di milioni), ma non una cifra scandalosa; se non lo vende, deve deliberare subito un aumento di capitale attorno ai 200 milioni (a meno che a Milano non si inventino anche quest'anno qualche gioco di prestigio finanziario che per regolamento comporterebbe la serie B).
Un regolamento di conti che andrà ad impattare anche nei rapporti tra Moratti e il suo allenatore: l'eventuale cessione di Ibra farà bene al bilancio dell'Inter ma, interviste a parte, farà sicuramente incazzare Mourinho.

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sabato 11 luglio 2009

Il Vaticano contro il calcio degli eccessi

Credevamo di essere i soli interessati alla sostenibilità finanziaria della gestione delle società di calcio. Ci sbagliavamo, prima l'Ocse ha avvertito che il calcio rischia di trasformarsi, anche in Italia, in una lavanderia di danaro sporco, successivamente anche il procuratore Antimafia Grasso fa propria questa preoccupazione. Ora anche il Vaticano decide di intervenire. Infatti l'Osservatore Romano in un articolo di oggi, a proposito della faraonica campagna acquisti del Real Madrid, scrive: "Il pericolo è di dar vita ad una spirale di crescita dei prezzi, che aumenti i rischi di fallimento per le squadre, e di organizzazioni criminali pronte a investire i loro proventi illegali proprio nel calcio".
Noi abbiamo detto la nostra riguardo al Real: pensiamo che la facilità con cui Florentino Perez ha accesso al credito sia dovuta alla sicurezza, come già avvenuto in passato con l'operazione immobiliare "Ciudad Deportiva", di riuscire a concludere operazioni, magari con lo Stato spagnolo, che rimettano in sesto i conti.
E qui ha ragione l'Osservatore: chi non ha dietro le spalle uno Stato pur di competere potrebbe rivolgersi alle organizzazioni criminali sparse per il mondo e desiderose di riciclare del danaro sporco.
Ma la cosa strana è che, in questo crescendo di allarmi, solo il presidente della Uefa si sia esposto per porre un freno a questa spirale che potrebbe distruggere il calcio. Tutti gli altri, dalla Figc di Petrucci, alla Procura federale di Palazzi, fino ai giornali, specialmente quelli sportivi, continuano a brillare per il loro assordante silenzio. Tutti ancora a dare la caccia al fantasma di Moggi, qualcuno addirittura a chiedere la ricusazione della giudice Casoria rea di non accettare Palombo nelle veste di giureconsulto supremo e di non confondere la Gazzetta Ufficiale con quella dello sport.
Una situazione ridicola e penosa.

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venerdì 10 luglio 2009

Matrioske alla romana

Ennesimo pretendente per la Roma. Non chiedeteci chi è, come al solito nessuno lo sa. L'unico dato certo (si fa per dire!) è che la sua nazionalità è russa. Ce lo spiega il Messaggero in un articolo in cui si narra di questo interessamento come se si trattasse di una spy story. Con tanto di "abboccamenti" e di intermediazioni con altrettanto oscuri rappresentanti della Unicredit. Come al solito siamo nell'indefinito (e forse anche all'indefinibile, almeno in una nazione seria); intermediari oscuri, abboccamenti, strani avvocati, soci inesistenti, soldi che non ci sono e se ci sono non si può dire da dove vengono.

Noi siamo poco inclini a credere che i russi possano essere interessati alla Roma, o perlomeno quei russi che possono chiarire la provenienza del loro denaro. Basti pensare che, causa crisi, il magnate dell'alluminio Daripaska ha visto assottigliarsi per miliardi di euro il proprio patrimonio, ha licenziato e chiuso fabbriche un po' in tutto il mondo (anche in Italia). Non è andata meglio, per quanto ci risulta, a tutti gli altri "oligarchi" nati dalle ceneri dell'economia sovietica. Tanto è vero che l'economia russa boccheggia con almeno un bel -10% di Pil. Quindi, chi potrebbe essere questo imprenditore russo interessato alla Roma in una difficile congiuntura come quella attuale?
Vedremo. Forse.

L'unica cosa certa è che tutti gli enti regolatori della nostra economia di mercato non stanno facendo una bella figura. Come, allo stesso tempo, ne stanno facendo una pessima i nostri giornali (quarto potere? Non scherziamo!), che non si pongono domande e scrivono di "abboccamenti" e di "intermediari russi" come fossero dei novelli Le Carré (con la differenza che quest'ultimo scrive romanzi, mica informa la collettività).

A questo ci siamo ridotti. Per fortuna, al G8 non si è presentato nessun ultrà romanista per regalare una maglia della "maggica" a qualche leader straniero, come accadde meno di un mese fa a Gheddafi durante la sua visita di Stato a Roma.
Questo scempio, almeno, ci è stato risparmiato.

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giovedì 9 luglio 2009

Il fondo del barile

Per raggiungere l'ormai mitologica cifra del miliardo di euro dai diritti tv, la Lega pare stia pensando di far accedere agli spogliatoi gli operatori che acquistano i diritti. Secondo Antonello Capone de la Gazzetta, la Infront e la Lega considerano questo ulteriore passo come l'aggiunta di un "prodotto di qualità" che consentirebbe di superare la cifra minima garantita di novecento milioni di euro.
Noi per prodotto di qualità intendiamo un'altra cosa, infatti non sentiamo il bisogno di vedere i giocatori in mutande. Sarebbe meglio puntare su commenti tecnici di alto livello e su conduttori e opinionisti meno faziosi.
Tutto questo rimarrà nei nostri sogni, crediamo. Prepariamoci dunque, fra qualche anno, al prossimo salto che, forse, ci verrà dipinto come "televisione d'eccellenza", in questo caso sinonimo di "raschiare il fondo del barile per disperato bisogno di soldi": la telecamera nelle docce.

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Melo al G8


Divertente siparietto al G8 dell'Aquila; il presidente brasiliano, Luiz Ignacio Lula, regala al presidente americano, Barack Obama, una maglia del Brasile neo vincitore della Confederations Cup. Il fatto straordinario è che la maglia prescelta è la numero cinque, quella del... quasi neo juventino Felipe Melo. Ecco, appunto, "quasi" neo juventino.

A Torino sono mementi di ansia, lo scoop pubblicitario potrebbe rivelarsi un boomerang. Si ha, infatti, paura di una controfferta faraonica del più grande rivenditore di magliette spagnolo, ingolosito dallo spot pubblicitario dell'Aquila; pare ci sia, infatti, il rischio che il Real offra alla Fiorentina 50 milioni di euro più "Las Meninas" di Velasquez, per ottenere il calciatore e sopratutto, il diritto di vendere le sue magliette.

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mercoledì 8 luglio 2009

MELO sentivo che li avrebbero spennati

MELO sentivo che anche quest'anno si sarebbero fatti spennare.
Due anni fa, si sono fatti spennare dal Presidente del Lione, quando hanno comprato quel pippone di Tiago.
Due anni fa, si sono fatti spennare dal Presidente del Deportivo, quando hanno comprato quel marcione di Andrade.
Due anni fa, si sono fatti spennare dal Presidente dell'Empoli, quando hanno comprato quel pippone di Almiron.
L'anno scorso, si sono fatti spennare dal Presidente del Siviglia, quando hanno comprato quel pippone di Poulsen.
Ma MELO sentivo che gli spennamenti sarebbero continuati.
Ed infatti sembra che si siano fatti spennare anche da Pantaleo Corvino, direttore sportivo della Fiorentina.
Sembra che abbiano comprato Felipe Melo per 25 milioni di euro (per un importo cioè pari all'intera clausola rescissoria prevista da Corvino, senza un centesimo di sconto).
Sembra che abbiano venduto alla Fiorentina metà Marchionni per 2,3 milioni di euro o, forse, tutto Marchionni per 5 milioni.
Sembra quindi che Felipe Melo sia stato valutato cinque volte Marchionni (e che Marchionni sia stato valutato un quinto di Felipe Melo).
Sembra quindi che si siano fatti spennare sia sulla vendita di Marchionni sia sull'acquisto di Felipe Melo.
Complimenti vivissimi.
E a proposito di Felipe Melo, ecco quel che dichiarava il brasiliano sei mesi fa alla vigilia della partita con la Ridentus: "Se l'arbitro farà bene il suo lavoro, possiamo vincere. Al mio arrivo mi hanno detto che ci sono due campionati. Quello con la Juve e uno a parte, e lo so io come lo sanno i miei compagni".
Uno Stankovic, in pratica, solo un po' più "abbronzato" (cit).

Il Mago di Ios

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Inchiodali alla tribuna, Claudio!

Claudio Lotito questa volta non le ha mandate a dire. Pandev e Ledesma vogliono lasciare la Lazio? Qualcuno li vuole comprare? "Vanno portate alla Lazio le somme concordate, altrimenti restano alla Lazio. Ho già preparato i chiodi per inchiodarli alla panchina della tribuna. Vanno rispettate le regole, non accetto coercizioni o pressioni da parte di procuratori e da parte di nessun altro". Aggiunge poi un'altra frase, altrettanto pesante: "Le estorsioni le andassero a fare altrove".

Guai della Lazio a parte, Lotito sottolinea le patologie di un sistema che, nel corso degli anni, ha progressivamente spostato verso i giocatori (e i loro procuratori) i rapporti di forza nel mondo del calcio. E che ha aperto la strada a prevaricazioni e eccessi.

I contratti non valgono più. Basta che un terzino infili quattro o cinque partite buone di fila per vedere il suo procuratore (che ovviamente lavora a percentuale) presentarsi in società e richiedere un "ritocco" del contratto, altrimenti il suo protetto si guarderà intorno perché "non avverte più gli stimoli giusti", "non si sente valorizzato", "pensa di essere vittima di un’ingiustizia".

Naturalmente il ritocco del contratto è sempre e soltanto in una direzione sola, al rialzo. Non c’è mai nessuno che va dal suo presidente a dire: "Siccome quest’anno ho fatto schifo dimezzatemi l’ingaggio". Oppure: "Visto che non ho reso secondo le attese, cedetemi a chi volete". Nemmeno questo è possibile, perché la frase generalmente è: "Cedetemi alla squadra di una città di gradimento di mia moglie".

I club naturalmente sono terrorizzati, perché in genere questi comportamenti preludono a una perdita economica. Sia che lo stipendio venga "ritoccato", sia che l’eventuale cessione del giocatore si trasformi in una svendita. Sia che, infine, un patrimonio della società (come in effetti i calciatori sono) rimanga inutilizzato e veda il proprio valore precipitare a zero in due o tre anni.

Però forse l’unica strada per spezzare questa spirale folle è proprio quest'ultima: fermare quei giocatori che si rendono colpevoli di comportamenti scorretti. Non farli giocare.

Certo, un'azione coordinata tra presidenti sarebbe l’ideale. Un patto che li impegni a non avvalersi delle prestazioni dei calciatori "ribelli". Ma un accordo del genere è un'utopia in un mondo in cui c'è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo di tutti gli altri messi insieme.

E allora forse c'è bisogno di qualcuno che dia il buon esempio e che dica: o la piantate o perdete un anno di carriera e vediamo se vi conviene. Lotito è il tipo di presidente capace di farlo.

E allora forza Claudio, inchiodali alla tribuna. E vediamo chi vince.

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martedì 7 luglio 2009

Dimensioni parallele

Nel marasma della disinformazione sembra utile tirare le somme su alcuni fatti.
Esiste, evidentemente, in una dimensione parallela di qualche genere, un Luciano Moggi che chiuse a chiave un arbitro nel suo spogliatoio. Che esista lo sappiamo sulla parola di tanti stimati giornalisti, che si trovi in un'altra dimensione lo sappiamo perché è stato appurato che il Luciano Moggi che noi conosciamo, quello che vive nel mondo reale, non ha commesso nulla di tutto ciò.
Esiste in una dimensione parallela un Luciano Moggi che pilotava i sorteggi arbitrali; non nella realtà perché questa tesi è stata smentita ad ogni livello, da quello logico, a quello statistico, a quello giuridico, compresa la giustizia sportiva.
Esiste in una dimensione parallela un Luciano Moggi che diffama altre persone attribuendo loro atteggiamenti disonesti; non è quello che conosciamo, il quale pur querelato è stato assolto perché il fatto non sussiste.
Esiste un Luciano Moggi che esercitava il suo potere corrompendo la classe arbitrale per ottenere arbitraggi di favore ed ammonizioni mirate, ed al processo di Napoli i testimoni lo stanno portando alla luce; tutto ciò accade in una dimensione parallela, non nella realtà, e le registrazioni del processo sono a disposizione se volete verificare.
Esiste in una qualche dimensione parallela un campionato perfettamente regolare, non inficiato da errori arbitrali, in cui tutte le società possono competere alla pari, in cui per tutti valgono le stesse regole; non è certamente quello che abbiamo visto ogni domenica nella realtà, in cui (tralasciando la questione arbitraggi) il semplice uso di cosmesi finanziarie consente alle società più disinibite di mettere in campo risorse dieci volte superiori a quelle delle concorrenti.
Esiste in una dimensione parallela una giustizia sportiva affidabile, che applica serenamente i propri regolamenti per giudicare i tesserati: di certo non nel mondo reale, in cui Luciano Moggi è stato processato pur non essendo più tesserato, ed in cui lui e la Juventus sono stati condannati in base a regole scritte durante e dopo il processo stesso.
Ora, quando compreremo un giornale, sarà sempre bene chiedersi se le notizie che ci racconterà riguardino il mondo reale, o piuttosto qualche fantasiosa dimensione parallela.

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Mutande all'uruguayana

Tante volte vi abbiamo parlato sia del collasso sistemico del calcio spagnolo, oberato da debiti per oltre tre miliardi di euro, sia della situazione del Valencia ormai in stato prefallimentare, con oltre 500 milioni di euro di debiti e un nuovo stadio che doveva essere completato grazie alla vendita degli spazi commerciali adiacenti. Vendita che, vi abbiamo spiegato, si era inceppata causa crollo, in Spagna, del settore Commercial Real Estate.

Ora, ecco qui che il presidente del Valencia ha trovato una soluzione che sinceramente non ci lascia per niente stupiti, soprattutto alla luce dell'allarme lanciato dall'Ocse sull'utilizzo del calcio come "lavanderia" del danaro sporco. La società Dalsport acquisterà il terreno dello stadio Mestalla per la cifra di 500 milioni di euro consentendo quindi al Valencia di rientrare dei debiti. A noi pare che la somma, ad onor del vero, sia spropositata visto il devastante crollo del settore immobiliare spagnolo. Non basta, il punto è anche un altro: nessuno sa di cosa si occupi questa società, nè chi siano i soci, nè, tanto meno, da dove tirino fuori i soldi.
La ciliegina sulla torta è però questa: la società in questione ha sede a Montevideo, Uruguay. Un paradiso fiscale, ma non un paradiso fiscale qualsiasi, bensì un paradiso fiscale "specialissimo", che ha costretto i capi di stato del G20, riunitisi a Londra, ad inserirlo nella famigerata "black list". Lista nera che comprende solo altri tre paesi: Costa Rica, Malesia, Filippine.
Una constatazione amara, ce la scuserete, anche se fuori tema: oggi il Guardian adombra la possibilità che l'Italia venga esclusa dal gruppo dei paesi appartenenti al G8, causa le frequentazioni non da frate francescano del nostro capo di governo. Dovrebbe sostituirci la Spagna.
Auguri a tutti. Noi abbiamo scoperto, visto quello che c'è in giro, di dover andare molto orgogliosi di essere italiani. E pazienza se qualcuno ha da che sindacare sulle nostre mutande. Noi, siamo certi di averle pulite.

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lunedì 6 luglio 2009

Fantasmi svizzeri e spettri in Figc

Più di una volta, sia sul blog che sul sito, abbiamo parlato del poco chiaro tentativo di acquisto della Roma da parte dell'agente Fifa Fioranelli. Senza dimenticare il potenziale conflitto di interessi che si verrebbe a creare nel momento in cui un agente acquistasse (da solo o in società) una squadra di calcio, ci siamo chiesti, a più riprese, chi fossero i soci del Fioranelli e non solo se avessero effettivamente i soldi, ma anche da dove questi provenissero. Oggi una nota firma del Sole 24 ore, in un'intervista, oltre a rilanciare ciò che noi diciamo, adombra la seguente, inquietante ipotesi:

"Per quanto riguarda Flick, credo sia stato usato un cognome molto generico per non rendere raggiungibile il suo portatore. Se Volker Flick esiste, chi sia e che lavoro faccia, a noi è ignoto e ho il dubbio quasi sia un nome di fantasia. Si è anche detto che la famiglia Flick siano quelle persone che abbiano venduto la Mercedes ma non mi sembra sia stato dimostrato che si tratti di queste persone. E' come se dicessi che c'è un italiano che si chiama Signor Rossi o Signor Bianchi. E' la stessa cosa. Mi sembra fatto tutto quanto ad arte per lasciare nell'indeterminatezza l'operazione"

Insomma, per Dragoni, questo avvocato Volker Flick potrebbe essere addirittura un nome di fantasia, paravento di chissachì e chissacosa. Un fantasma. Rilanciamo dunque quanto proposto nel pezzo "Quer pasticciaccio brutto de via di Trigoria": la Figc si deve occupare della questione e possibilmente deve adottare un regolamento con delle disposizioni sulla trasparenza di coloro che acquistano società di calcio in Italia. Facendo proprio anche l'allarme lanciato dall'Ocse sul riciclaggio di danaro sporco nel settore. Se tutto questo non sarà fatto, saremmo autorizzati a pensare che nel calcio italiano oltre a rischiare di avere fantasmi svizzeri, si hanno di certo degli spettri a guidare la Figc.

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Sic transit gloria mundi

Il raduno del Milan oggi è stato rovinato da una violenta contestazione da parte dei tifosi. Le doglianze, come è facile immaginare, vertono sulla scadente campagna acquisti del Milan, oltre che, naturalmente, sulla cessione di Kakà.
Certo, ci vien da pensare quanto debba essere stato traumatizzante per i tifosi tornare con i piedi per terra, dopo i venti anni di gestione Berlusconi in cui spesso si spendevano miliardi per l'acquisto di giocatori, al solo scopo di levarli alla concorrenza (ci vengono in mente De Napoli e Borghi, per esempio).
Ora le cose son cambiate, forse perché Berlusconi ha raggiunto i suoi scopi, o forse per il pressing della famiglia poco interessata al calcio. Ma una cosa ci sentiamo di dire: altre società e altri tifosi, in Italia e all'estero, passeranno guai ben peggiori. In fondo, il Milan dovrà solo imparare a fare con le proprie forze, come la Juve fa da più di quindici anni, ma difficilmente rischierà il baratro del fallimento.
Forse la soluzione migliore, anche in questo caso, sarà quella di affiancare a Galliani un manager che capisca di calcio. Ma Berlusconi, basta pensare al famoso incontro con Moggi di tre anni fa, questo probabilmente lo pensa da parecchio. Chissà se ogni volta che in questi anni ripianava i deficit della gestione Galliani pensava ad alcuni noti aforismi del mitico palazzinaro Ricucci. Troppo facile fare il grande manager (o anche il grande tifoso) con il portafoglio degli altri!

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domenica 5 luglio 2009

Farsopoli 1964

Raccontiamo una vicenda che fa parte della storia del calcio ma che, nel suo piccolo, richiama per alcuni aspetti Calciopoli.
Il 4 marzo del 1964 la Federcalcio diramò un comunicato in cui si affermava che 5 giocatori del Bologna erano risultati positivi nei test antidoping effettuati il 2 febbraio dopo la gara con il Torino (vinta dal Bologna per 4 a 1).
La sostanza dopante rilevata fu anfetamina.
La sentenza della giustizia sportiva fu perentoria: Bologna -3 punti (2 per la vittoria ed 1 di penalizzazione).
Dall'Ara, presidente del Bologna, invece di chiedere le controanalisi agli organi federali, cioè di far esaminare il secondo campione delle urine dei calciatori incriminati, andò oltre, non si fidava più dell'ambiente sportivo e si rivolse immediatamente alla giustizia ordinaria.
A seguito della denuncia, il giorno dopo il procuratore di Bologna ordinò il sequestro dei campioni incriminati.
In breve, i Carabinieri si recarono a Coverciano per sequestrare i flaconi delle urine destinati alle controanalisi, ma i medici rifiutarono la consegna adducendo che durante il trasporto sarebbero potuti deperire. Allora andarono a prendere i campioni dopati conservati al centro di medicina legale, qui scoprirono che le provette erano state conservate in un frigorifero privo di serratura e contenente oltre ai flaconi (non sigillati) anche alcuni tubetti aperti di anfetamine; le nuove analisi rilevarono che effettivamente le urine erano dopate ma contenevano una quantità di stimolante tale da stroncare un uomo di normale costituzione. Allora i Carabinieri tornarono a Coverciano per farsi consegnare i flaconi riservati alle controanalisi e qui li trovarono regolarmente sigillati e conservati in un frigorifero con doppia serratura: i medici legali questa volta non rilevarono alcuna traccia di sostanze dopanti.
La sentenza della giustizia ordinaria fu quindi di assoluzione completa per il Bologna, purtroppo non si poté verificare chi aveva alterato i campioni di urina.
A questo punto la Federazione dovette riassegnare alla squadra di Dall'Ara i 3 punti ingiustamente tolti.
Riottenuto il maltolto, il Bologna riagganciò in vetta al campionato la capolista Inter, che era stata (suo malgrado) favorita dell'ingiustizia perpetrata ai danni della concorrente al titolo. L'almanacco racconta che quell'anno i felsinei vinsero il loro settimo scudetto in un memorabile spareggio a Roma.
Per dovere di cronaca c'è da dire che il presidente Dall'Ara, già sofferente, morì a Milano, tre giorni prima della partita spareggio, a causa di un infarto dopo un forte diverbio avvenuto con Moratti padre, proprio riguardo questa storia.
Considerazioni.
La storia insegna!
1. Non esiste solo il caso Guardiola, possiamo affermare che questo è un altro caso in cui la giustizia sportiva ha dovuto rimangiarsi il verdetto dopo la sentenza opposta alla sua di un processo ordinario.
2. A differenza di certi nostri conoscenti, Dall'Ara riuscì ad ottenere giustizia grazie alla sua intraprendenza: invece di accettare incondizionatamente e di aspettare il corso della giustizia sportiva, si rivolse immediatamente a quella ordinaria.
3. Anche in questo caso, per puro caso, la sfortuna ha voluto che la seconda squadra di Milano potesse essere la beneficiaria della tresca organizzata da (i soliti) ignoti ai danni del Bologna.

Così è (se vi pare).

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Interismi (in bianconero)

Indimenticabile Taribo West, giocatore che vestì la maglia dell'Inter e che si fece notare, più che per le gesta in campo, per essere un pastore Pentecostale fondatore a Milano della Chiesa "Shelter in the Storm". Vi ricordate quando disse a Lippi: "Mister, Dio mi ha detto che oggi devo giocare!", a cui il Marcello rispose "Strano, a me Dio non mi ha detto niente!"?
Tutto questo ci è ritornato in mente ascoltando questa dichiarazione di Nicola Legrottaglie: "Se pregare Dio è sbagliato, vorrei capire quali sono i gesti condivisibili. La Fifa si preoccupi di comportamenti più violenti. Anche gli egiziani hanno ringraziato Allah, ma non sono stati ammoniti: questo mi fa riflettere". Tutto questo in risposta alle rimostranze della Fifa contro l'abitudine di pregare in campo (solo dopo le vittorie, tra l'altro).
Che belli i tempi in cui sghignazzavamo per i comportamenti naïf alla Taribo West. Ora in ossequio ai valori di Facchetti (Cobolli dixit) gli interismi ce li godiamo in casa. Così va la vita.

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sabato 4 luglio 2009

Silenzio, o faccio sgomberare l'aula!

Il dibattimento a Napoli è cominciato con l'audizione dei primi testimoni e non si può dire che abbiano portato fieno alla cascina dell'accusa.
E' però presto per festeggiare. Per ora basta registrare che questi testimoni non erano un granchè, probabilmente avevano una valenza marginale ed oltretutto non pare che abbiano fatto una grande figura.
Forse pensavano che davanti ad un tribunale penale le loro parole avrebbero suscitato lo stesso interesse e lo stesso rilievo riservati loro dalla stampa e dalla giustizia sportiva qualche anno fa e così la loro importanza marginale ha finito per influenzare anche la loro performance, riducendoli in almeno un caso a parodia del testimone.
Questo primo spezzone del processo è però interessante per riscontrare l'impatto che ha avuto nella platea dei giornalisti sportivi.
Alcuni hanno da queste testimonianze elaborato una proiezione sui successivi testimoni, prevedendo che saranno della stessa qualità dei primi e conseguentemente hanno scelto di non parlarne, almeno per ora, unendosi ai colleghi divenuti dubbiosi, oppure (vedi il caso Beha) ipotizzare fin d'ora che Calciopoli è stata una grande farsa e che alla fine le vittime dovranno ricevere delle scuse.
Tra tanti silenzi brillano invece quei giornalisti, ai quali la pochezza processuale del narrato di quei testi è totalmente sfuggita, chè anzi, ritenendoli importanti e rilevanti per la propria impostazione accusatoria, finiscono per male interpretare l'ironia o l'insofferenza del presidente del tribunale, la dottoressa Casoria.
Forse il punto è proprio qui, non riescono a sorridere o a spazientirsi anch'essi perché quello che sentono testimoniare ora a Napoli ricorda quello che riempì le colonne dei loro giornali negli anni passati e che all'epoca sembrò loro così scandalosamente importante.
Alla dottoressa Casoria, invece, probabilmente avrà qua e là richiamato alla mente qualche scena dei famosi processi in cui si cimentarono Totò e Peppino De Filippo, suoi concittadini illustri.

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Giù le mani dar Pupone

Lo scandalo arriva a metà mattinata, quando i romani già pensano a cosa mangiare per pranzo e scommettono sull’orario dell’ormai consueto monsone pomeridiano, che da qualche giorno spazza le strade della capitale manco fosse Manila.

Nicola Irti, legale della Fio Sports di quel Vinicio Fioranelli che non ha ancora rinunciato a mettere le mani sulla As Roma, dichiara senza mezzi termini: "E’ Totti la rovina della Roma. Via, aria, vi sta rovinando. E’ chiaro il concetto?".

Immediata la risposta delle istituzioni. Prima Nicola Zingaretti (presidente della Provincia), poi il sindaco Gianni Alemanno e il governatore Piero Marrazzo. "Totti è una risorsa per la città e per la squadra", "offeso il calcio italiano", "ci vuole rispetto".

Fanno sentire la propria voce anche Walter Veltroni, cui il tempo libero non difetta, il Roma club del Senato, Maurizio Gasparri, consiglieri comunali vari. E financo il presidente della Federazione nazionale Imprenditori impianti sportivi Cesare Pambianchi (non si sa a quale titolo).

Chiude la povera Rosella Sensi, cui non pare vero di riguadagnare un po' di popolarità agli occhi dei tifosi: "Caro Francesco, sei e continuerai ad essere la storia della Roma".

Un’alzata di scudi impressionante contro il povero avvocato Irti. Il quale, sia pure in modo un po' brutale, una questione l’ha posta. Totti infatti sta contrattando un prolungamento del suo rapporto con la Roma che prevede un compenso di 5 milioni l'anno per i prossimi cinque anni (quando ne avrà 38). A conti fatti, tasse comprese, una spesa che equivale a un sesto del valore stimato della società. Un po' tanto viste le condizioni dell'Italpetroli, no?

No. O almeno, chissenefrega. Giù le mani dar Pupone sempre e comunque.

E' la conseguenza di una operazione di santificazione del giocatore iniziata diversi anni fa, studiata a tavolino con il contributo di un consulente come Maurizio Costanzo e portata avanti in modo molto intelligente. Se, ad esempio, oggi i librai espongono senza vergognarsi libri dal titolo "Francesco Totti: vita, parole e imprese dell'ultimo gladiatore" è perché a suo tempo furono pubblicate le "Barzellette di Totti", puntando a rendere simpatico il coatto, a esaltarne l’umanità ("fa beneficenza ma non vuole che si sappia", è stato fatto filtrare tante volte).

I suoi comportamenti più censurabili vengono resi più digeribili, minimizzati: sputa? è stato provocato; sfotte giocatori e tifosi avversari? simpatica goliardia.

Naturalmente, se Totti non fosse bravo con il pallone il marketing asfissiante non basterebbe. La diretta tv del suo matrimonio, le foto dei figli Christian e Chanel e della bella Ilary non servirebbero a nulla. E Totti è bravo, per carità, bravissimo. Ma essere bravi non basta ancora. Un normale passaggio a un compagno diventa, nelle telecronache, una "geniale apertura di Francesco Totti" (rigorosamente per nome e cognome, come Charlie Brown). Sui giornali "guida la Roma al successo" anche se ha trasformato un rigore all’84°. E quando si perde, si perde "nonostante un magnifico Francesco Totti". L’importante è essere superlativi. E guai a parlarne male.

Tanto che alla fine anche Fioranelli si arrende: "Totti è più importante della Roma stessa". Dopo di lui, il delirio.

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venerdì 3 luglio 2009

A Kind Of Magic!

E’ una specie di magia.
No, guardate, davvero.
E’ proprio così, è una specie di magia.
Una specie di magia che ti travolge quando meno te lo aspetti.
Anche se te lo aspetti proprio in quel momento… ti colpisce nell’unico modo in cui non ti aspetti.
Un sogno, un’anima, un premio, uno scopo, un cenno dorato di ciò che dovrebbe essere il più grande di tutti i tempi.
E’ una specie di magia, rassegniamoci, non c’è niente da fare.
Un raggio di luce che mostra la via della grandezza.
Nessun mortale può vincere un uomo così.
E’ una specie di magia.
La campana che suona dentro, perché ti sia sempre ben chiaro che sei di fronte alla genialità che tu non avrai mai.
La tua mente sta sfidando le porte del tempo per capire se ce ne sarà mai un altro grande così.
No, non ci sarà senza un intervento del cielo.
E’ una specie di magia.
L’attesa sembra eternità ogni volta che vedi che sta per sparare un colpo dei suoi.
Il giorno darà la via alla normalità gigliata.
E questa è una specie di magia, non ci sono dubbi.
E’ una specie di magia che colpirà tutto e tutti.
Ne rimarrà uno solo, e di sicuro sarà lui.
Quest’odio che dura da tre anni, presto scomparirà.
Questa fiamma che mi brucia dentro brucerà anche dentro di voi molto presto.
Capto armonie segrete nell’aria intorno a noi.
E’ una specie di magia.
Se il President-ONE, very very very ONE, dice:

"Avrei piacere a essere confermato come presidente.
Ho avuto grandi soddisfazioni in questi tre anni.
Credo che questi tre anni mi abbiano insegnato delle cose che potrei anche mettere a buon frutto nei prossimi tre anni”. (Cobolli Gigli, talk show "Partita doppia" di Class Cnbc)

Chi è che ha ancora dei dubbi?
Tic-tac-tic-tac-tic-tac-tic-tac....
BOOOOOOOOOOOM!
It’s Magic-ONE!

CRAZEOLOGY

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Notizie agrodolci

Alcune notizie possono essere agrodolci.
Possono cioè essere contemporaneamente positive (ecco il dolce) e negative(ecco l'agro).
Tanto per chiarirci, se Giò&Van si dimettessero e fossero sostituiti da uno Stevens (grande o piccolo, non importa), la notizia sarebbe sia dolce (Giò&Van fuori dai coglioni) sia agra (uno Stevens al loro posto).
Una di queste notizie dal carattere ambivalente è l'aumento dal 5,5% al 6,5% della cosiddetta Robin Hood tax.
La Robin Hood tax è l'addizionale IRES (imposta sul reddito delle società), che si applica, tra gli altri, a petrolieri e produttori/distributori di energia (con ricavi dell'esercizio precedente superiori a 25 milioni di euro).
L'aumento dal 5,5% al 6,5% di questa addizionale è contenuto nel disegno di legge su sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia approvato in terza lettura dalla Camera dei Deputati ed ora in attesa del via libera definitivo dal Senato.
La notizia è dolce, perché la Saras è soggetta alla Robin Hood Tax.
Ma la notizia ha anche un lato agro, perché l'incremento della Robin Hood Tax serve a coprire il ripristino dei fondi per l'editoria (140 milioni per il periodo 2009/2010), previsto dal medesimo disegno di legge.

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Zamparini ha capito

Abbiamo l'impressione che il presidente del Palermo Zamparini abbia capito tutto su cosa è effettivamente successo nell'estate del 2006. E abbia anche capito dove sta tirando il vento, ora, al processo di Napoli.
In un'intervista a Radio Kiss Kiss dichiara di parlare con Moggi tutti i santi giorni. E non solo, dichiara di aver passato una bella giornata ad Ischia con lui la settimana scorsa.
Su questo punto Zamparini ha ragione: è libero di parlare di quello che gli pare, con chi gli pare. E se gli pare può anche passare una giornata ad Ischia con Moggi. Con buona pace di Palazzi, di Abete e della Gazzetta dello Sport. Questo perché ognuno di noi può parlare con chiunque, con l'unico limite che può essere posto dalla magistratura, unico organo deputato dalla Costituzione Italiana a limitare le libertà personali dell'individuo. La giustizia sportiva può solo squalificare soggetti reputati colpevoli di una trasgressione al codice interno dell'associazione sportiva di riferimento. Palazzi, Abete e il soviet della Gazzetta se ne facciano una ragione. Ma fino a quando la Costituzione è in vigore loro non ci possono fare nulla. Per fortuna.

Ma nell'intervista di cui vi stiamo raccontando, Zamparini si è lasciato sfuggire una verità che secondo noi tutti hanno capito su Calciopoli. Verità che nessuno ha il coraggio di dire, forse per omertà, forse per paura: "Quando Moggi è stato condannato, se avesse avuto me come presidente non gli sarebbe mai successo nulla".

Bingo!

Esatto, se Moggi e Giraudo avessero avuto un presidente e una proprietà che li avesse difesi dalla fuffa farsopolara, non sarebbe accaduto nulla. Semplicemente perché Moggi, Giraudo e la Juve non hanno fatto nulla. Tutti lo sanno, nessuno lo dice e a Zamparini l'arcano è sfuggito.
Speriamo presto che gli sfugga, magari, qualche altra verità forse origliata nei capannelli tra i presidenti durante le noiose riunioni in Lega; per esempio, cosa pensa lo Zampa sulla proprietà della Juve che, anzichè difendere la sua società, aizza il fuoco antijuventino da Bar dello Sport, con i suoi giornali di proprietà o partecipati (La Stampa, Corriere, Gazzetta)?
Bella domanda.
Il fatto esilarante è che il povero Zamparini, accortosi che l'aveva sparata grossa (ma vera), dicendo che con lui a Moggi non sarebbe successo nulla, prova a correggere il tiro: "Io Moggi l'ho sempre combattuto", esclama. Noi diciamo, ma se l'ha combattuto come mai ora dice di sentirlo tutti i giorni e di andarci in gita assieme? Evidente, che questa frase è solo un miserrimo tentativo di depotenziare quanto detto un minuto prima. Ma a volte, si sa, le toppe sono peggio del buco.

Caro Zamparini, si faccia coraggio, dica tutto quello che sa, senza paura. Intanto ormai appare evidente che tutta la cricca che ha organizzato l'ignobile farsa sarà travolta dalla verità che sta venedo a galla! Rifletta, se anche un umile impiegato della Can ha avuto il coraggio di dire di fronte al giudice di sapere che l'Inter commissionava dossier sugli gli arbitri, vuol dire che la commedia è veramente agli sgoccioli!

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giovedì 2 luglio 2009

It's a criminal world

Il mondo del calcio è vulnerabile alle infiltrazioni criminali e al riciclaggio di denaro sporco. Fondi neri, evasione fiscale e bilanci truccati sono, se non la regola, una abitudine diffusa. Per non parlare di altri reati come le scommesse clandestine, la corruzione, il doping, addirittura il traffico di esseri umani. La trasparenza è pressoché sconosciuta.
Beh, chiederete, dov’è la novità? E avete ragione, sono cose che più o meno sappiamo o sospettiamo tutti.
Fa effetto però che a dire queste cose, a metterci il timbro sopra, sia l’Ocse, l’organizzazione dei paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista economico.
Il rapporto del Fatf (il braccio operativo finanziario dell’Ocse) si intitola "Il riciclaggio di denaro attraverso il settore del Football". E' per la verità una ricognizione a volo d’uccello sui guasti più macroscopici del pianeta calcio mondiale. Anche l’Italia è citata, con una riconoscibilissima descrizione del tentativo della cordata Chinaglia di mettere le mani sulla Lazio attraverso minacce e capitali di provenienza criminale.
Un rapporto di questo tipo per forza di cose non può entrare nei dettagli di ogni singolo Paese. Non basterebbero certo una quarantina di pagine.
Interessanti sono però le cause indicate dall’Ocse: azionariato nebuloso, regole vaghe, mancanza di professionalità del management, somme "irrazionali" per finanziare maxi-acquisizioni di calciatori.
Non vi ricorda nulla? Non sentite odore di casa?
Intendiamoci, non è che il calcio italiano sia in mano alle mafie. Però anche da noi vale quello che scrive l’Ocse, ovvero che "Il football ha uno status a cui molte persone vorrebbero essere associate", e che si tratta di uno sport "con forti benefici non materiali per chi ci investe. I club sono profondamente radicati nella società".
Chiunque abbia un po’ di soldi, insomma, ha interesse a partecipare alla giostra, alla faccia del luogo comune secondo il quale "con il calcio non si guadagna". Ci si guadagna eccome, invece, solo che si guadagna altrove. Grazie al calcio e ai "benefici non materiali" che assicura, ma non dentro al calcio.
Non c’è da sorprendersi che gli imprenditori nostrani riescano a dare, quando entrano in contatto con il pallone, il peggio di sé. Seguendo criteri che tutto sono tranne che imprenditoriali. Perché tanto il football è solo una vetrina per incrementare i propri affari, e per di più è un mondo con scarsi controlli e con "regole vaghe". E poi vi meravigliate quando sentite parlare di bilanci truccati, di spionaggio, di valigette piene di soldi o di tifosi infuriati sotto la sede di una banca. Ma in che mondo vivete?

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mercoledì 1 luglio 2009

Un signore e tanti pistola

Com'era prevedibile l'eventuale rientro di Moggi nel mondo del calcio ha fatto scandalo, scatenando sui giornali ipocrisia e moralismo a fiumi. Nessuno ha parlato di Preziosi che, da inibito, gestisce il Genoa, incontra chi vuole, va da Moratti per la cessione di Milito e Motta, partecipa a riunioni informali in Lega; tutti invece, a cominciare da Abete, a parlare a vanvera di giustizia sportiva da rispettare, tutti a fare i moralisti (a pagamento), tutti col pollice verso.
Ci piace allora segnalare Riccardo Signori che sul Giornale si schiera a favore. A favore intanto perché Moggi capisce di calcio, ma a favore anche perché il mondo del calcio è "turpe e deturpato" e allora, si chiede Signori, "perché mai tutti devono farla franca e Moggi restare il re degli sporcaccioni?" Da mosca bianca e voce fuori dal coro il giornalista ricorda gli altri casini del calcio: bilanci in rosso, passaporti taroccati, stipendi milionari, procuratori ingordi, doping, presidenti che spendono a vanvera.
Può essere condivisibile oppure no, ma almeno il punto di vista di Signori prende a pretesto Moggi per riferirsi, più in generale, al calcio e ai suoi problemi e questo, rispetto alla stupidità di quintali di inchiostro che si legge in giro, finisce per essere un ragionare da signore. Che fa risaltare ancora di più il finto perbenismo e l'ipocrisia di quelli che non sanno di Preziosi, non leggono i bilanci dell'Inter, dimenticano il passaporto di Recoba e si riempiono la bocca di giustizia sportiva solo quando parlano di Moggi.
Se, oltre a questo, scrivono anche dei pistolotti con l'intenzione di redimere il mondo del calcio turpe e deturpato, allora finiscono per fare la figura dei pistola e a leggere i giornali di oggi sono tanti a farla.
Prendiamo, per dire, il Corriere della Sera, che a Moggi dedica più di mezza pagina e fa fare il pistolotto a Daniele Dallera. Sapete cosa scrive Dallera per dimostrare che Moggi è un mostro? Scrive che Moggi ha cercato nientepopodimeno che di infangare la figura di Facchetti "attribuendogli vizi e comportamenti suoi ". Scrivendo robe del genere, a nostro avviso, qualunque giornalista la figura del pistola la fa doppia: fa finta di non sapere quello che sta succedendo al processo di Napoli: finisce così per scambiare Nucini e Gazzoni Frascara (sono loro che a Napoli hanno dovuto parlare dei vizi di Facchetti) con Moggi, due gentiluomini scambiati con un mostro.

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Cronache aziendali - Tour aziendale


A Napoli sfilano i primi testimoni: molte chiacchiere e poca sostanza... testi di poco conto... insomma, testicoli.
La stampa tace, ma Gilioli non si dà pace e allora su L'Espresso punta l'indice contro Casoria.
Ma Noemi tace. E Papi fa acquisti a Bari.
Massimo il Raffinato non ci sta, rilancia e vuole arrivare alla quinta consecutiva.
A Torino cercano di accontentarlo: Lapo progetta la Fiat Pecora 5 marce e gliene fa trovare una bianca e nera in via Durini.
Gilioli ci fa un giro e si rasserena.
Tutto è bene quel che finisce bene.

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A cosa serve Sky?

Quando la televisione di Murdoch sbarcò in Italia, si udirono urla di giubilo. Era arrivata finalmente anche da noi l'informazione libera e indipendente.
Il fatto curioso è che in Italia a gridare al cielo la propria gioia per l'arrivo dell'editore di estrema destra della Fox - some people say - News, ben noto per le sue ingerenze nelle redazioni, era la sinistra. Ma di cosa ci si può stupire nell'Italia dove la moglie di un petroliere fa politica "alternativa" rosso-verde?
Scusate la divagazione e veniamo a noi.

Ieri nel telegiornale di Sky Sport manco una parola sul processo di Napoli ai criminali di Calciopoli. In compenso nel tg diretto dall'anchorman Sabatini (ex addetto stampa dell'Inter) parte la caccia alle streghe contro Ceravolo, neo assunto nello staff dirigenziale del Bologna.
Sebbene Ceravolo sia persona incensurata e senza carichi pendenti, sia dal punto di vista penale che della giustizia sportiva, è stato trattato come burattino di Moggi e quindi implicitamente come futuro trascinatore del Bologna in chissà quali loschi traffici. Roba da delirio giacobino.

In compenso, dicevamo, sul processo di Napoli niente. Eppure c'erano notizie interessanti. Per esempio vi ricordate le schede svizzere che inchioderebbero (sic) Moggi alle sue colpe? Beh, il famoso rivenditore De Cillis, chiamato a testimoniare, ha ammesso che anche il dirigente dell'Inter Marco Branca era suo cliente. Interessante vero? Ma non per Sky, la televisione che per alcuni sprovveduti avrebbe riportato la democrazia in Italia.
Chissà come mai tutti si riempiono la bocca di contumelie contro il mostro Moggi reo, però, di crimini talmente innominabili che è meglio non parlarne proprio.

Questa è la nostra Italia. Questa è la qualità dell'informazione. Ora, per favore, spegnete la televisione e il computer e andate a farvi una passeggiata.

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