martedì 30 giugno 2009

Juve, budget e patrimonio

Ieri alla Juve hanno discusso di budget e campagna acquisti, ma i giornali non sono riusciti a dare una sensazione precisa di quanto successo e deciso. Scrivono, infatti, che la Juve continuerà a puntare sul bilancio sostenibile (un "motivo d'orgoglio", dice Montali), ma anche che vuole comunque comprare un centrocampista di qualità. Sembra una contraddizione e ci si chiede se sarà possibile; in più proprio qui sul blog qualcuno sosteneva che sarebbe meglio spendere quanto accumulato a riserve patrimoniali.
L'argomento è complesso, fissiamo solo due punti avendo come riferimento la normativa Figc. Entro il 30 giugno le società devono documentare alla Covisoc com'è andata la stagione appena finita (garantendo che non ci sono buchi che resteranno scoperti) e prevedere il budget della stagione nuova facendo più ipotesi in base ai risultati sportivi (per la Juve molto dipenderà dalla Champions e dai relativi incassi).
E' allora assai probabile che ieri il CdA abbia previsto comunque di chiudere la campagna acquisti con un passivo anche rilevante (comprando un forte centrocampista); nella documentazione da mandare a Roma allora si dirà: se le cose vanno bene in campionato e Champions (tocchiamo ferro!) chiuderemo in pareggio; dovessimo chiudere in passivo abbiamo riserve per farvi fronte.
E questo è il primo punto: la Juve, quanto a bilancio, può affermare a voce alta che era sano, tale è rimasto a giugno 2009 e non sarà comunque malato neppure a giugno 2010. Il secondo punto riguarda i 120 milioni di riserve patrimoniali e la provocazione di dire: spendiamoli e facciamo lo squadrone.
Dal punto di vista della normativa questo sarebbe possibile, bisogna anche considerare, però, che il patrimonio, come succede nelle famiglie più assennate, serve per le difficoltà ed è rischioso "giocarselo" tutto in un colpo. Noi, come dicevano i latini, pensiamo che la virtù stia nel mezzo: va bene la solidità patrimoniale, ma senza restarne prigionieri; Juventus vuol dire voglia di vincere e di migliorarsi e per questo qualche rischio bisogna correrlo.
Forse ieri, questa è la nostra impressione, alla Juve qualche rischio hanno deciso di correrlo.

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Que viva la revòlucion!

Dopo Farsopoli, un po' in sordina, alla Juve c'è stata un'altra rivoluzione: quella dei giocatori.
Le cronache ci hanno raccontato dei boicottaggi di alcuni contro il tecnico (non entriamo nel merito, anche noi consideravamo Ranieri una sciagura), ma non basta, il bello viene l'estate in sede di campagna trasferimenti.
Ha iniziato il portoghese Tiago che ha rifiutato tutte le destinazioni propostegli, quest'anno sembra una moda dilagante: prima De Ceglie rifiuta Udine e Napoli, il procuratore di Paolucci intima alla Juve di non cedere il proprio assistito in prestito, Raiola ha detto che si farà sentire qualora Grygera venga spedito in Grecia, Poulsen rifiuta i ponti d'oro turchi e via discorrendo.
Un vero e proprio ammutinamento, o se preferite una rivoluzione in stile Pancho Villa. Solo che i rivoluzionari non sono dei proletari descamisados, ma dei giocatori che hanno fallito alla prova della Juve, e giustamente la società li vorrebbe cedere per monetizzare.
Ma a cosa è dovuto questo sconfinato amore per la Juventus?
Un po', ipotizziamo noi, è dovuto ad amor proprio: quando mai gente come Tiago vestirà di nuovo una maglia carica di gloria come quella della Juve? Noi pensiamo ben difficilmente. Ma il fenomeno probabilmente non è legato solo a ragioni romantiche, ma anche ad altre ben più prosaiche. Vestire la maglia della Juve vuol dire essere un calciatore riconoscibile e riconosciuto da milioni di tifosi del mondo, tifosi che sono anche consumatori, si dà il caso. Ecco quindi che per esempio un De Ceglie mai e poi mai, se va a Udine, verrà riutilizzato dalla Costa Crociere per uno spot televisivo.
Insomma, riteniamo che questa strana rivoluzione sia il frutto di un mix esplosivo. Solo che la vittima è la Juve, che di questo passo dovrà tenere in squadra gente che non si è dimostrata all'altezza, e ne tarpa le ambizioni.
Speriamo che questa rivoluzione dei brocchi serva alla dirigenza come lezione; quindi in futuro non ci "regalino" più giocatori che in caso di fallimento sono difficili da piazzare, insomma gli ingaggi alti si diano solo a chi li merita. Per quanto riguarda il presente, visto che i giocatori juventini (solo quelli) non possono essere minacciati di finire in tribuna, provi il Cobolli a denunciarli per violenza e ricatto. Ci sarà, forse, un giudice a Berlino?

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lunedì 29 giugno 2009

Un processo ai fantasmi

Abbiamo riletto le deposizioni dei primi testimoni dell'accusa al processo di Napoli, e ci sono rimasti in mente dei passaggi che vogliamo riportare estraendoli liberamente, ma in un modo che non dovrebbe alterarne il senso; chiunque è libero comunque di verificare negli originali.

Dalla deposizione in tribunale di Dal Cin:
"...vede, vede lei mi sta chiedendo delle cose che sono difficilissime da da illustrare e da affermare... perché lei può avere la sensazione... lei... il comportamento di un arbitro non è in grado neanche dalla registrazione di dimostrare che lei era in malafede, perché magari ti ha dato il rigore contro ma era coperto e quindi poteva non vederlo... eeeh il fuorigioco è stato un momento, aveva la posizione, non poteva vederlo... quindi questo che lei mi chiede io non sono mai stato in grado di affermarlo, perché nessuno di noi addetti ai lavori lo poteva fare... mi pare che sia stato dimostrato dopo, dalle intercettazioni telefoniche, dalle altre cose che ha di fatto ricostruito quello che noi pensavamo e dubitavamo con qualcosa di concreto. Io di concreto non avevo niente... neanche i miei colleghi non avevano niente in quel momento .... cioè il nostro pensiero era che il Messina calcio era una società amica di Luciano Moggi e della Juventus, e che quindi usufruiva di questi vantaggi. Ecco, questo era il nostro pensiero, il nostro convincimento, le nostre sensazioni come le ho detto prima, nessuno di noi era in grado di dimostrare che questo fosse vero... eravamo solo convinti che fosse così. Adesso è imbarazzante voler dire delle cose perché sono venuto conoscenza di altre cose dopo, no a seguire dei tempi ovvio ho letto tutte le cose che sono state intercettate, quindi quelle convinzioni, quei pensieri hanno trovato conforto su altri fatti, ma noi fatti veri li avevamo solo in campo che vedevamo un arbitro arbitrare in una certa maniera, e come le ho detto prima la valutazione del comportamento dell’arbitro è soggettiva e quindi quando le dico che il Messina faceva parte di un gruppo di amici era un nostro pensiero..."

E dalle risposte dell'arbitro Nucini:
Su Facchetti: "... io non gli ho mai accennato di quello che stavo facendo se non raccontargli di fronte ad un caffè in un bar pubblico le mie sensazioni e il mio dispiacere di quello che stava accadendo, e poi alla fine di quella stagione sportiva io l’ho incontrato nel suo ufficio in via Verdi a Bergamo... l’unica cosa che c’era da stabilire è di capire, di capire se tutto nasce per caso o se ci fosse dietro, se ci fosse stato qualcosa che determinava... io voglio essere molto chiaro, cerchiamo di distanziare le cose... quando io sono arrivato alla CAN i sospetti che avevo non sono di quelli che sono emersi tuttora ok? Però è evidente, capivo, capivo che c’era una situazione che se ti rendevi amico del gruppo forte o ti confacevi avevi la possibilità... in pratica, la possiamo racchiudere in un’affermazione totale... non c’era meritocrazia..."
A domanda dell'avvocato se lui nutrisse sfiducia verso tutte le persone dell'ufficio indagini risponde: "Non tutte... ehh diciamo io credo che... io credo, io credo che quello che è emerso in questa indagine che è stata fatta e per il motivo che ci troviamo qui credo che molte persone a chi ti rivolgevi forse non trovavi aiuto", e più avanti: "Ma tutto quello che è emerso, tutto quello che è emerso secondo Lei... soprattutto quello che è emerso, secondo Lei è credibile o non è credibile? Mi risponda Lei!"

Inoltre ecco altre parole di Gazzoni Frascara:
"... Infatti, la domenica successiva ci fu Bologna-Juventus, io avevo ospite da me, anche se la differenza di età è molto cospicua, il giovane Lapo, il quale venne a vedere la partita con me e... noi resistemmo, il Bologna senza la difesa titolare resistette quasi tutta la partita, poi l’arbitro Pieri, mi ricordo bene, su un fallo inesistente, il fallo lo fece uno juventino su un nostro difensore, ha dato una punizione contro di noi e Nedved tirò molto bene la punizione e fece gol. Una punizione che non c’era e Lapo, mi ricordo, si rivolse verso di me: guarda, mi dispiace vincere in questo modo. Questa è l’esperienza diretta che ho. Poi sa, rileggendo le cose, rileggendo quello che han pubblicato di qua, di sopra, di sotto…"

Infine vale la pena di citare le parole di Aliberti a proposito di Bergamo:
"Qualche volta gli ho telefonato. Gli ho telefonato anche... per lamentarmi degli arbitraggi... Se era una consuetudine, non lo so. Io so che... mi era stato detto che se c'era una lamentela da parte della Federazione, potevo telefonare, lamentarmi tranquillamente."

Ora, sarebbe il caso di far presente a questi signori che tutto quello che è "emerso", quello che è stato "pubblicato di qua, di sopra, di sotto" si basava su una informativa ricca di congetture, redatta dai carabinieri sulla base di poche telefonate interpretate ad arte ed estrapolate tra decine di migliaia ottenute in anni di intercettazioni, le quali sono state autorizzate sulla base delle deposizioni e dichiarazioni loro, oltre che di quel Carbone su cui stendiamo un velo pietoso, e di quel Baldini che non abbiamo ancora avuto il piacere di ascoltare.
Questo modo di giustificarsi l'uno con le parole dell'altro ha affinità con altri due atteggiamenti, il primo più noto a tutti è quello dei bambini che (sorpresi nell'atto di compiere una marachella) cercano di addossarsi le colpe l'un l'altro (per altro fenomeno ben diffuso anche tra gli adulti sorpresi nel compiere reati, ma tralasciamo) e l'altro fenomeno, sempre ben noto anche se forse non così frequente nell'esperienza dei singoli, è quello dell'autosuggestione collettiva, che porta le persone ad incoraggiarsi l'un l'altro fino ad autoconvincersi di qualcosa pur senza alcun fondamento. Vale la pena di ricordare che all'autosuggestione è dovuta la quasi totalità degli avvistamenti di fantasmi.
Viene da pensare che quelli ascoltati finora siano stati testimoni di secondo piano, e che i Pubblici Ministeri si preparino a presentare alla corte qualcuno di più incisivo, magari in grado di giustificare in modo credibile la nascita di ciò che tre anni fa la stampa ha battezzato Calciopoli. In caso contrario dovremo ritenere che anche i PM siano stati vittima di autosuggestione, e che in questi mesi si stia celebrando un processo ai fantasmi.

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domenica 28 giugno 2009

Il pane della Juve e i denti di Moratti


Spiegavamo l'altro giorno perché la Juve, volendo, potrebbe spendere molto di più; se proviamo a fare lo stesso tipo di ragionamento (basato sulle norme federali e i dati di bilancio) sull'Inter si arriva a risultati diametralmente opposti, perché la società di Moratti ha troppi debiti (più di 400 milioni) e non ha patrimonio (lo brucia tutti gli anni col passivo di gestione); l'Inter quindi non potrebbe comprare nessuno se prima il signor Moratti non mette dei nuovi soldi per coprire il passivo 2008-09 (dovrebbe essere di 150 milioni).

Prima che gli amici lettori si meraviglino come è successo per l'intervento sulla Juve, li invitiamo a riflettere sull'acquisto di Milito e Motta che a prima vista sembra dimostrare che Moratti può fare quello che vuole.

Gli acquisti non sono stati ancora formalizzati in Lega e ieri il Corsera diceva che lo saranno dopo il primo luglio (così, aggiungiamo noi, andranno sul prossimo bilancio) e nel frattempo è successo questo: quando Quaresma ha rifiutato di andare al Genoa (lui vuole i gran soldi di Moratti) l'Inter ha dato alla squadra di Preziosi quattro suoi giovani e tra questi la metà di Meggiorini che, giocando nel Cittadella, è stato quest'anno capocannoniere in B. Meggiorini era in comproprietà tra Inter e Cittadella, per cui ieri la società di Moratti ha dovuto forzatamente riscattarlo (pagando 2,5 milioni); oggi, però, il Corriere Mercantile di Genova svela che i 2,5 milioni li ha messi Preziosi, non Moratti, per cui alla fine della favola Meggiorini è tutto del Genoa (lui ed Acquafresca in un colpo solo).

Tutto questo è successo perché, come dicevamo, Moratti attualmente non può comprare nessuno se prima non sana il bilancio e i 150 milioni di deficit. Non considerando le cazzate delle gazzette, e ragionando con le nostre teste, dovremmo dire che Blanc potrebbe ma non vuole mentre Moratti smania dalla voglia ma non può.

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Cliniche di riabilitazione

Le società di calcio italiano quest'anno non sono tanto prodighe di colpi ad effetto, ma in compenso sembra abbiano lanciato una nuova moda: riciclarsi come cliniche riabilitative per giocatori reduci da infortuni più o meno gravi.
Ha iniziato il Milan con il terzino Cissokho. Prima lo acquista per 15 milioni dal Porto, poi si rimangia la parola adducendo problemi alla dentatura del giocatore, infine si offre per prenderlo in prestito per valutarlo e semmai acquistarlo l'anno prossimo. Ovviamente il presidente dei Dragoni ha perso la pazienza (chissà perché?) e si è tirato fuori da questo giochino.
Però il Milan ha trovato subito proseliti; infatti l'Inter prima acquista Arnautovic dal Twente, poi causa infortunio al piede del giocatore chiede il solito sconto, ora invece dopo ulteriori visite si offre per prendere il giovane talento in prestito, e semmai lo acquisterà l'anno prossimo.
Anche la Juve pare ci abbia provato con il Real. Ha proposto, infatti, di prendere in prestito dal Real il centrocampista Diarra reduce da un devastante infortunio (rottura del perone, della tibia e del crociato).
Le cose son due: o le squadre italiane sono diventate delle cliniche riabilitative per lungodegenti, oppure puntano su giocatori con qualche acciacco ma di sicuro talento e sperano di recuperarli facendo, dunque, un affarone.

Comunque sia le società italiane, che un tempo facevano tremare il mondo con acquisti roboanti a suon di milioni ora, finite in bolletta, non hanno che da fare il gioco delle tre carte... pardon, delle tre cartelle (cliniche)!

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sabato 27 giugno 2009

Lavatrice AS Roma

"Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Il nodo evidenziato dal presidente della Lazio, Lotito, è alla fine giunto al pettine. Proprio sull'identità dei componenti la cordata dello svizzero Vinicio Fioranelli si è infatti bloccata la vicenda della vendita della AS Roma.

Eppure una settimana fa, ossia sabato 20 giugno, l'affare sembrava fatto, almeno a leggere i giornali. La sera prima sia Unicredit (la banca creditrice del gruppo Italpetroli) che Mediobanca (advisor delle Sensi) si erano premurate di informare le redazioni della solidità della cordata Fioranelli.

Da lunedì in poi, invece, uno psicodramma che si è prolungato fino al game over decretato giovedì sera da Geronzi e Italpetroli. Definitivo? Mah.

Per il momento una cosa è chiara: alla domanda posta da Mediobanca sulla provenienza dei capitali che avrebbero dovuto rilevare la quota della Roma in mano alla famiglia Sensi Fioranelli non ha voluto, né potuto, rispondere. Perché quei capitali, o almeno parte di essi, non sono "tracciabili", sono di provenienza off shore. Sono parcheggiati in qualche paradiso fiscale, insomma. E ovviamente i loro titolari non hanno alcuna voglia di venire allo scoperto.

Non è la prima volta probabilmente che un club calcistico viene trattato alla stregua di una lavatrice. Un luogo dove far confluire soldi dall’estero, da ripulire senza il fastidioso ingombro delle tasse, alla faccia di Tremonti e dello scudo fiscale. Non ci scandalizziamo più di tanto, perché di fondi neri ne sono circolati tanti tra le pieghe dei bilanci. Anche se stavolta il caso è un po' diverso, sia perché si tratta di una società quotata sia per l'entità dell'investimento (300 milioni per l'opa totalitaria). Certe volte la quantità fa la qualità.

Piuttosto, bisogna prendere atto di una conferma: ancora una volta il calcio si rivela uno strumento a disposizione di qualche finanziere per i propri affari ai confini del lecito, se non oltre. Lo spettacolo più amato dagli italiani, come al solito, è un mezzo mai un fine.

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All'Inferno!

Vi ricordate quando, qualche mese fa, i candidati alla poltrona di presidente della Lega Calcio promettevano agli elettori di portare a un miliardo di euro l'anno gli incassi dei diritti tv? Ora non ne parla più nessuno e in compenso l'elezione è andata a finire a torte in faccia con la scissione tra società di serie A e di serie B.
Chissà come mai del famoso miliardo non parla più nessuno? Forse, una risposta riusciamo ad ottenerla facendo il combinato disposto tra un paio di articoli apparsi sulla stampa in questi giorni.
Fulvio Bianchi nella sua rubrica Spy Calcio ha parlato di Juventus, Inter e Milan in trattava con Sky per cedere i diritti degli allenamenti e delle interviste. Inutile girarci attorno, la cosa dà l'idea di chi per raccattare risorse raschia, come si suol dire, il fondo del barile.
L'altro articolo è del Sole 24 Ore, a firma Giuliano Balestreri, e ci racconta della difficoltà a cedere all'estero i diritti della Serie A. Ormai il nostro calcio non interessa quasi nessuno in Europa a causa dei soliti mali: violenza, scandali, fuga dei migliori giocatori, stadi vecchi.
Noi, a dir la verità, sospettiamo che le cause individuate dal Sole siano un po' un'elencazione dei luoghi comuni. O quanto meno elencare i mali senza andare a vedere le cause profonde non aiuta a individuare le soluzioni. Tuttavia il dato riscontrato nell'articolo rimane: i diritti del calcio italiano all'estero si vendono con grande difficoltà.

Ecco che a questo punto appare chiaro come sia improba la sfida di riuscire a reperire quel famoso miliardo all'anno di cui si parlava in campagna elettorale. Ed ecco perché, ora, tutti stanno "allineati e coperti" e nessuno ne parla più.
La soluzione? I signori del pallone parlano di proprietà degli stadi e di modello inglese. Noi pensiamo che questa possa essere una soluzione pericolosa: in periodo di crisi economica non è semplicissimo trovare le risorse necessarie ed è arduo riuscire ad avere ritorni adeguati (la crisi del commercial real estate esiste ed è reale!). Ma queste cose secondo noi i presidenti le sanno bene, infatti vogliono sussidi dallo Stato o dagli enti locali di competenza. Paga Pantalone. Solo che il Governo ha brutte gatte da pelare e appare difficile che riesca a trovare risorse per accontentare i signori del pallone.

Non rimane che una soluzione, quella che noi predichiamo, ovvero pulizia dei bilanci delle società, diminuzione degli emolumenti dei calciatori rispetto al fatturato e infine applicazione del lodo Petrucci per le società zombie che non riusciranno a sopravvivere a questa cura da cavallo.
La nostra soluzione sarebbe una Quaresima. Ma siamo sicuri che, se applicata, il calcio italiano vedrà la Pasqua. Tutte le scorciatoie ci porteranno invece da una sola parte: all'Inferno!

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venerdì 26 giugno 2009

Piovano le querele

Si fa un gran parlare di puttane. Roba che ormai i quotidiani li leggiamo dalla prima pagina, senza più passare direttamente allo sport.
Va da sè che, specularmente al discorso sulle puttane, in base a qualche interesse di parte, si riesce ancora a trovare qualche notizia succosa anche nelle sezioni sportive.
Ieri, su Il Giornale, ad esempio, si speculava su un possibile divorzio tra Ibrahimovic e il suo procuratore Raiola, ritenuto dalla dirigenza interista il vero guastatore dei rapporti tra lo svedese e i nerazzurri. Si aggiungeva che lo stesso Mourinho avrebbe più volte consigliato all'asso di Malmoe di cambiare agente, suggerendogli, in totale buona fede, di far gestire i suoi affari, al suo di procuratore: Jorge Mendes.
Prostituctione intellettuale?
Se non è vero, li quereli.
La Gazzetta oggi invece riporta indiscrezioni sulla trattativa per portare in bianconero il centrocampista maliano del Madrid, Mahamadou Diarra.
E' con candore e innocenza, e senza adombrare alcun imbarazzo, che si riporta il nome del personaggio che starebbe conducendo la trattativa: Davide Lippi.
Ricapitolando: i Lippi sono in conflitto d'interesse solo se esistono i Moggi.
Se no fanno come gli pare, col placito della Gazzetta.
E se non è vero, che querelino.
Su La Repubblica, seguiamo gli sviluppi del caso, approdato in Tribunale, che oppone l'ex pilota della Ferrari Eddie Irvine e il giovane rampollo Moratti, il figlio del sindaco. Il pilota irlandese sostiene di essere stato aggredito con violenza alle spalle dal Morattino, per una questione di gelosia.
Quando il Moggino invitava a cena a Parigi Ilaria D'Amico (una cosa che in molti avremmo fatto) veniva additato come simbolo di corruzione morale e protervia. Adesso che è tempo di puttane, sono tutti pronti a usare la doppia morale.
Ma tra un fedifrago e un violento, noi prendiamo sempre il primo.

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Provaci ancora Giovà!

Ascoltate dal minuto 0.55

Io lo amo perdutamente.
Il più grande regalo che Calciopoli ha fatto al mondo intero è Giovanni Cobolli Gigli.
Ma che scherziamo?
Vogliamo davvero davvero davvero scherzare?
Qualcuno dice che il genio del calcio Italiano, per ciò che riguarda gli aspetti mediatici, è Mou, l'allenatore della squadra di Milano esperta in telefonia.
Quel qualcuno sbaglia.
Ieri, 25 giugno 2009, a Studio Sport delle ore 19.00, l'ennesima perla del president-ONE.
Cobolli Gigli intervistato sul calciomercato fa il nome di Eraudo.
In realtà intendeva Ariaudo.
Un genio in senso assoluto.
Per quello che riguarda le sparate, Mou da 0 a 100 vale 100.
Cobolli da 0 a 100 vale 100000000.
Credo sia l'incarnazione fisica di qualche essere celeste o trascendente.
Ormai non ci sono più dubbi.
E' il più grande di tutti i tempi.
E' un dono del cielo.
Ad ogni domanda risponde regalandoci un giglio.
Io sono già in attesa della prossima magia.

CRAZEOLOGY

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giovedì 25 giugno 2009

Volere e potere

Secondo tutti i giornali la Juve farà qualche altro acquisto importante, ma prima deve vendere, come se dovesse mettere da parte dei soldi altrimenti non potrebbe comprare nessuno. Ma è veramente così? Siamo sicuri che, regolamenti alla mano, Perez può comprare Kakà e Cristiano Ronaldo facendosi dare i soldi dalle banche, mentre Blanc per D'Agostino deve vendere sei giocatori come Mellberg?

In effetti non è così. Non sappiamo a quali magheggi abbia fatto ricorso Perez (avrà magari copiato da Moratti?), sappiamo però che la Juve, se vuole, può comprare quattro o cinque giocatori come D'Agostino senza cedere nessuno e rispettando le Norme Federali.

Se si guarda l'ultima trimestrale, infatti, si vede che la Juve non ha praticamente debiti e contabilizza un patrimonio netto di 120 milioni; questo vuol dire che la società può far fronte ad un bilancio in passivo senza chiedere il permesso alla Covisoc e neppure altri soldi agli azionisti, farebbe solo dei debiti per problemi di cassa (l'Inter ne ha per più di 400 milioni), mentre dal punto di vista patrimoniale il passivo sarebbe sanato con quei 120 milioni messi già da parte (l'Inter, per continuare il confronto, ha un patrimonio netto negativo e non potrebbe comprare proprio nessuno).

La Juve, quindi, se vuole può spendere di più e non avrebbero da ridire né la Covisoc né Platini; potrebbe spendere, esemplificando, fino a 120 milioni di più, certo sarebbe un rischio ma, se fossero spesi bene, si rischierebbe anche di vincere e di vincere subito. Se non lo fa è per scelta societaria, non perché obbligata; più correttamente i giornali dovrebbero allora scrivere che Blanc può spendere, ma non vuole.

Se questo sia giusto o sbagliato, se con questa scelta si potrebbe tornare a vincere in Italia e in Europa, se la Juve saprebbe spendersi questo comportamento in tema di bilancio e se lo stesso sarebbe apprezzato dalla stampa e dai tifosi, questo è tutto un altro discorso.

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El cobrador del frac

Sapete cos'è un Cobrador del Frac? E' un mestiere particolarmente in voga negli ultimi anni in Spagna. Una specie di persecutore a pagamento dei debitori morosi che viene assoldato dal creditore desideroso di riavere le somme prestate.
Il Cobrador segue dappertutto la sua vittima. E informa chiunque si avvicini al debitore che l'interlocutore è, appunto, un cattivo pagatore.

Notizia appresa da Panorama: un creditore del Real Madrid si è issato sulla cima di una gru, nei pressi del campo di allenamento, per protestare contro la società che non gli vuole pagare alcune forniture.
Ora siete informati. Se tra qualche mese dietro Don Florentino Perez verrà inquadrato un compunto signore vestito con un frac e con l'aria da impresario delle pompe funebri, capirete subito di cosa si tratta.

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mercoledì 24 giugno 2009

Cronache rosa sul CdA della Juve

Il 30 giugno scade il mandato del CdA della Juventus, ce lo ricorda pure il giornale rosa, precisando che qualora Cobolli non venisse confermato, è pronto Lapo.

Nella stessa pagina abbiamo un esilarante articolo che tesse l'elogio di Renzo Castagnini, di cui vengono esaltate le mirabili doti messe in evidenza nel Cosenza (fine anni 80): come difensore centrale era un gladiatore, dice la rosea, e questo potrebbe far venire dei sospetti sulla sua natura di schiavo.
Poi, continuiamo a leggere, quel genio di Di Marzio lo "inventò" centrocampista davanti alla difesa, alla Diarra (a questo punto staremmo lontani anche dal madridista); adesso, a 52 anni, è un "emergente" (sempre in grave ritardo sulle normali tabelle della Repubblica Gerontocratica Italiana); in merito al suo nuovo incarico dietro la scrivania, come responsabile del settore giovanile della Montelkaniana, dice che il suo "primo obiettivo è quello di non rovinare tutto"; temiamo che difficilmente riuscirà a raggiungerlo.
Dopo sciocchezze varie sulla sua ambizione di costruire alla Juve un nuovo Pato, dopo essersi sovvenuto che la Juve ha una grande storia, dice che la società con Blanc e Secco ha raggiunto risultati che sono davanti agli occhi di tutti. Infatti... diciamo noi!
Ora la Juve si consoliderà (ma non erano già solidi 'sti camaleonti'????) e ci divertiremo, dice.
Lui forse, noi probabilmente c'incazzeremo ancora di più! Eupalla ci aiuti!

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Giornalismo alla Piroso

Il Direttore del TG di La7, alla presentazione del palinsesto della prossima stagione televisiva ha dichiarato di essere interessato alla realizzazione di una "docu-fiction" su Calciopoli. Veramente interessante, se il Piroso lo vorrà siamo disponibili per una consulenza gratuita.
Però ci sorge un dubbio: che interesse può avere un canale televisivo che non informa sul processo relativo a Calciopoli, a fare un documentario su questo argomento?
Ci vien da sospettare che l'interesse non sia quello di informare, ma quello di orientare gli ascoltatori su tesi preconcette che, magari, non stanno avendo riscontro nel processo che si sta celebrando a Napoli "nel nome del Popolo Italiano".
Siamo troppo maliziosi? Forse sì, però ricordiamo che La7 è canale televisivo di proprietà di quella Telecom che aveva al suo interno una banda di malfattori, al servizio di non si sa chi, interessata a spiare anche i dirigenti di quella Juventus condannata sulle piazze e nei bar.
Non basta, Piroso ha fatto carriera a La7 proprio nell'epoca in cui comandava Tronchetti Provera, socio, sponsor e tifoso dell'Inter, società maggior beneficiaria del processo fatto nelle piazze e nei bar d'Italia.
Non basta ancora, Piroso pare sia interista.
Più che sufficiente tutto questo per avere dubbi sui reali intenti di questo documentario, ma noi non vogliamo alimentare la peggior cultura del sospetto di cui come tifosi juventini siamo stati vittime. Lo invitiamo dunque ad andare avanti nel suo intento confidando nella sua professionalità e bravura. Naturalmente la nostra autocandidatura per una consulenza, a titolo gratuito, rimane valida.

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martedì 23 giugno 2009

Lo scolaretto Baldini

Nell'ultima udienza del processo di Napoli Franco Baldini non si è presentato per testimoniare nonostante sia uno dei grandi accusatori, forse addirittura il grande accusatore.
Naturalmente abbiamo pensato che questa sua assenza fosse causata da un legittimo impedimento, visto che una volta che si assume la qualifica di testimone (o su istanza di parte o d'ufficio) vi è l'obbligo di presentarsi di fronte al giudice.
Tuttavia, Baldini è stato avvistato qualche giorno dopo con Capello in Sud Africa a godersi la Confederations Cup.
Quale sarà stato il reale motivo che lo ha spinto a rimandare l'interrogatorio del Pubblico Ministero e degli avvocati difensori?
Forse la mala parata al processo GEA ha lasciato il segno? Forse, come gli scolaretti non troppo preparati, ha necessità di alcuni giorni supplementari per riordinare le idee?
Ai posteri l'ardua sentenza!

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Crocifisso in sala mensa


La Nazionale è stata eliminata meritatamente dalla Confederations Cup, torneo organizzato dalla Fifa più che altro per testare le capacità organizzative del paese ospitante i Mondiali.
I difetti della nazionale ormai li conosciamo: reduci di Berlino in evidente parabola discendente, giovani non all'altezza o quanto meno con limiti dal punto di vista caratteriale. Le cose, del resto, erano già apparse chiare durante gli ultimi Europei in cui il c.t. era Roberto Donadoni.
Ma ciò che ci stupisce è che i giornalisti abbiano iniziato a criticare Lippi, come se la nostra eliminazione fosse un fulmine a ciel sereno. C'è addirittura chi è arrivato a sostenere che Donadoni, se avesse fatto una figura del genere, sarebbe stato "crocifisso in sala mensa". Beh, la figura di Donadoni e della sua nazionale agli Europei non è stata di certo migliore, anzi. Ma quel che è peggio è che i giornalisti hanno scarsa memoria: Lippi ai tempi del mondiale fu veramente crocifisso in sala mensa, fu messo alla pubblica gogna per fatti, non va dimenticato, che successivamente sono stati giudicati da dei tribunali dello Stato come non avvenuti o comunque non considerabili come reato.

La realtà è che Lippi è considerato, a torto o a ragione, come juventino. E' antipatico. Ed è ladro, naturalmente. Per cui molti giornalisti, pur di non vederlo alla guida della nazionale preferirebbero chiunque: dall'ottimo ma forse un po' demodé Carletto Mazzone fino all'acerbo e inesperto Giampaolo.
I giornalisti, certo, non possono parlar chiaro, Lippi ha pur sempre vinto un Mondiale, dunque è inattaccabile. Ma l'acredine e il rancore sono evidenti.
Noi, pur consci degli errori commessi da Lippi in questa sua seconda avventura con gli azzurri, facciamo il tifo per lui.

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lunedì 22 giugno 2009

La norma e i pagliacci

Fulvio Bianchi si chiede se Berlusconi potrà trovare un alleato in Platini nella battaglia contro gli acquisti megagalattici e le spese folli del calcio, però sembra dubitarne quando scrive "Non dimentichiamo, comunque, che al momento le norme di ammissione al campionato sono più rigide delle licenze Uefa".

A nostro avviso la riflessione di Bianchi va rivista e completata: la normativa sarebbe rigida se venisse fatta applicare. Il fatto è che le Norme Federali prevedono bilanci sani e corretti e soldi veri (non trucchi di bilancio) per sanare i passivi annuali; il Codice di Giustizia Sportiva arriva a ipotizzare anche la serie B per chi fa il furbo (articolo 8.2); ai trucchi, però, hanno fatto ricorso quasi tutti, e l'Inter li ha adoperati praticamente tutti, ma in B non è andato nessuno.

Questo perché è vero che c'è la norma ma, la stampa non lo dice ma è così, è anche vero che in giro ci sono tanti pagliacci.

Si spiegano così le finte compravendite del marchio (anche di padre in figlio), scorpori e rivalutazioni di rami d'azienda, lease-back immobiliari, holding sub-holding e finte fusioni; si spiega così perché i bilanci tutto sono tranne che sani e corretti, si spiega così perché un professore della Bocconi parla di illeciti tollerati e nessuno apre bocca.

Nessuno apre bocca perché il carrozzone del calcio è pieno di pagliacci. Non interviene il Coni che dovrebbe fare da garante supremo, non interviene la Federazione perché secondo Abete i problemi ce li hanno in Spagna e Inghilterra, non interviene la Covisoc che ha come presidente un dirigente del gruppo Unicredit che di gatte da pelare ne ha già abbastanza, non interviene il superprocuratore Palazzi perché è ancora impegnato con le sentenze su Moggi e il figlio di Moggi. Nessuno apre bocca e le gazzette e i corrieri non vedono, non sentono e non scrivono una parola.

Così la norma resta lì inapplicata e il carrozzone va avanti con le sue pagliacciate.

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domenica 21 giugno 2009

Da Nizza a Roma...

Ieri vi abbiamo riferito della dichiarazione di Lotito nella quale, sotto sotto, si insinua un dubbio sulla trasparenza della cordata che dovrebbe acquisire la Roma.
Senza voler fare moralismo d'accatto o le speculazioni che in passato tanto son piaciute ai tifosi romanisti sul caso Moggi, vogliamo proporvi un piccolo stralcio di un libro che racconta come spesso persone non esattamente al di sopra di ogni sospetto siano interessate, per intuibili motivi, alle società di calcio.

Da "Tutto il calcio miliardo per miliardo" di Gianfrancesco Turano, Edizioni Il Saggiatore, a pagina 209, si parla della cessione del Nizza da parte dei Sensi:

Nel 2001 Sensi iniziò ad avere troppi problemi con la Roma e con il Palermo (...) l'imprenditore trattò per uscire e all'inizio del 2002, dopo avere bruciato 25 milioni di euro in Riviera, cedette il club alla società Challenge Associès al prezzo stracciato di 800mila euro. Tra i nuovi proprietari venuti da Marsiglia figuravano alcuni rampolli di famiglie piuttosto note alla polizia locale; per esempio il giovane Robert Cassone, proprietario di una birreria e incensurato ma figlio di Roland Cassone, figura di primo piano del grande banditismo francese. Cassone senior è considerato il boss di Marsiglia dopo l'assassinio di Francis Vanverberghe, "il Belga", re delle slot machine della Riviera e della Capitale.
L'arrivo dei Cassone non è piaciuto al sindaco di Nizza, Jacques Peyrat, ex lepeniano passato al centrodestra rispettabile del Rpr; nel tentativo di bloccare la strada agli invasori, Peyrat ha chiesto un'indagine al procuratore della Repubblics Eric de Montgolfier, paventando le numerose possibilità di riciclaggio offerte da un club calcistico a un'organizzazione criminale. (...)

Ai nostri occhi appare sempre più necessaria una parola chiara su chi siano i soci dell'agente Fifa Fioranelli. Senza offesa e senza insinuazioni.

P.S. Ai tempi dello "scandalo" Gea non ci era stato spiegato come fosse inopportuno che un direttore generale di una società di calcio avesse un figlio che svolgesse attività di agente di calciatori? Se invece vengono a coincidere le figure di proprietario di società di calcio e di agente le cose sono normali? Dov'è, in questa nazione, la "libera stampa"?

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Mercenario?

Notizia bomba!
Secondo i giornali spagnoli Ibrahimovic è disposto a ridursi l'ingaggio di ben 3 milioni di euro pur di andar via dall'Inter e dal campionato di calcio italiano. Se fosse vera la cosa, verrebbero liquidate tutte le illazioni dei corifei e dei cantori delle glorie (sic) morattiane.
Ibrahimovic non è un mercenario, il suo procuratore non è un faccendiere assetato di danari. Molto più semplicemente lo svedese si è reso conto che il campionato italiano non ha più nulla da dargli. E' un campionato di seconda fascia. Punto.
Qualcuno dovrebbe chiedergli umilmente scusa, soprattutto dalle sacre colonne del Corriere della Sera.

A voler essere precisi molti dovrebbero chiedere scusa anche ai tifosi juventini che hanno visto affossare la propria squadra, per il solo motivo che si doveva far vincere qualcosa ad un gruppo di patrizi milanesi ricchissimi ma poco svegli negli affari del calcio. Missione compiuta, certo.
Danno collaterale: il calcio italiano ha perso ogni tipo di credibilità in Europa (e anche Ibra ha capito).
O qualcuno ritiene che in Europa, quando vedono i fuorigioco di massa di Siena-Inter, creda alle giustificazioni dei Tombolini, dei Casarin e dei Pistocchi?
In compenso, sulle colpe della famigerata Juventus dei ladri e farabutti molti hanno dei dubbi, se non ci credete leggete le dichiarazioni di Sir Alex Ferguson.

Tornando a noi, naturale che giocatori come Ibrahimovic preferiscano ridursi lo stipendio pur di non giocare un altro campionato dell'onestà. Meglio rischiar di perdere uno scudetto (e 3 milioni di euro) piuttosto che vincere il quarto titolo di cartone privo di una qualsiasi credibilità in Europa!

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La conversione di Berlusconi

Berlusconi, tutti sarete d'accordo, è l'uomo che ha portato il calcio nel terzo millennio: da sport a show business. Fu lui a far lievitare il costo dei cartellini, basti pensare all'acquisto di Gullit o di Lentini. Fu lui a vedere per primo la stretta correlazione tra televisione e calcio.
Ora sembrerebbe lui a suonare la campanella della fine della ricreazione. Prima ha venduto Kakà al Real Madrid, ed è la prima volta che il Milan vende un campione nel pieno della sua maturità tecnica e fisica. Ora ascoltate un po' cosa ha da dire circa gli acquisti folli del Real Madrid: "Non si può andare avanti così, bisogna avere un minimo di senso pratico, adesso ho anche intenzione di fare delle cose a riguardo perché è diventata una cosa inammissibile".
Ecco, noi speriamo che quel "fare qualcosa" sia un bel "fare la cosa giusta": ovvero far pagare le giuste tasse alle società di calcio spesso in debito con l'erario. E soprattutto costringere la Figc a controllare seriamente i bilanci (consolidati) delle società, come richiesto da Platini.
Chi ha fatto il furbo venda i giocatori (se trova qualcuno che li compra), altrimenti si portino i libri i tribunale.

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sabato 20 giugno 2009

Le allusioni di Lotito

Continua ad andare avanti la tarantella della vendita della Roma. Le novità sulla questione sono ormai diverse al giorno: la mattina sembra che l'affare sia concluso, la sera è tutto in alto mare, la notte sembrerebbe questione di ore. E' così ormai da giorni.
Inutile ricordare che le oscillazioni del titolo in Borsa sono ormai da vertigine; chi acquista azioni della società di fatto gioca al Lotto. Inutili anche le pressioni della Consob per fare chiarezza. Ormai, ci viene il sospetto che l'ente preposto alla vigilanza della Borsa faccia le domande sbagliate ai suoi interlocutori.

Invece, ci sembra di capire che la domanda giusta se la sia posta Lotito, il presidente della Lazio: "Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Già. Chi sono i soci della società di diritto svizzero che vuole acquistare la Roma? Secondo noi (e secondo Lotito) la domanda è di cruciale importanza. E visto che la Roma è società quotata in Borsa la risposta dovrebbe essere pubblica. Noi pensiamo che sia questa la giusta domanda che dovrebbe fare la Consob.
Ma qui viene il bello, Lotito non solo si fa questa domanda, aggiunge un'ulteriore considerazione: "Quando alcuni provarono la scalata alla Lazio, emettemmo un comunicato che diceva proprio questo, non vendo a chi non conosco fisicamente". Sacrosanta affermazione quella di Lotito. Noi siamo perfettamente d'accordo.

Ricordiamo anche che tra le persone alle quali si riferisce Lotito vi era Giorgio Chinaglia, che ricevette un mandato di cattura da parte della magistratura italiana.
Secondo i giudici le persone che si facevano rappresentare dal mitico Long John erano in realtà interessate a riciclare soldi per conto del clan dei Casalesi.
Lotito vede analogie? O siamo noi che facciamo una malevola interpretazione?

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venerdì 19 giugno 2009

Delitto e castigo

Tanti tifosi juventini, sicuramente quelli juventini veri, pensano che il delitto di Calciopoli non sarebbe riuscito senza l'intervento decisivo di Montezemolo che, visti i successivi ringraziamenti di Blatter, si vede che ha evidentemente fatto delle pressioni sulla proprietà per far ritirare il ricorso al Tar della Juve, cioé ha messo del suo per farci andare in B.
Non abbiamo la controprova e non sappiamo come sarebbe finita col ricorso, di sicuro i grandi soloni dello sport ci dissero allora che non bisognava andare per Tribunali, che bisognava star dentro la Federazione, insomma che erano tutti grati a Luca Cordero di Montezemolo.
Ci viene da pensare al delitto, ai soloni e a Montezemolo vedendo quello che è successo nella Formula Uno che da Circus è diventata un manicomio: tra la Federazione (!!) e i Costruttori dopo le minacce si è arrivati alla rottura completa, anzi proprio la Federazione ha deciso oggi di portare le squadre ribelli (e Montezemolo su tutti) in Tribunale per chiedere i danni (già, i danni....)
A dir la verità il primo che si è rivolto ad un Giudice è stato proprio Montezemolo (!!) qualche mese fa, ma si vede che ha sbagliato i tempi perché il Tribunale gli ha dato torto, sentenziando che non c'erano motivi di urgenza, proprio quei motivi che invece dicevano tutti che c'erano nel 2006 per andare al Tar e chiedere la sospensiva sella sentenza Rossi-Sandulli.
E così mentre sulle piste di mezzo mondo la Ferrari arranca come una Duna in salita e sui rettilinei la Toro Rosso mette la freccia e le passa davanti, chissà quanti tifosi juventini (non solo gli Ju29ri) pensano che quel delitto non è rimasto alla fine impunito e il castigo è non solo quello che abbiamo visto e stiamo vedendo sulle piste di mezzo mondo, ma quello che adesso potrebbe succedere nei Tribunali.
Un'ultima annotazione sui soloni: Petrucci, il massimo esponente della specie, s'è schierato con Montezemolo (!); Blatter finora non si è pronunciato.

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Il mercato in tempo di crisi

Ricordate i fantastici tempi in cui il mercato per il trasferimento dei calciatori era fatto di aste per l'acquisto di campioni indimenticabili e altrettanto indimenticabili bidoni? Bei tempi ormai passati.
Abbiamo la sensazione che le società adesso abbiano ben altre priorità: vendere, vendere... e possibilmente vendere bene.

Pensate alla Juventus che non ha nessunissimo problema a convincere Pozzo per prendere D'Agostino o il Villareal per Giuseppe Rossi: basta pagare la cifra corretta e senza fare tanto i difficili sia da Udine che dalla Spagna sono dispostissimi a stendere i tappeti rossi per lasciar partire i due giocatori.
Il problema, semmai sta da un'altra parte, ed è tutto in casa. Ovvero riuscire a trovar dei compratori per piazzare i vari Tiago, Almiron e Poulsen.
Difficile per la Juventus trovare una società disposta ad acquisire le prestazioni dei tre ad un prezzo che permetta di non iscrivere a bilancio forti minusvalenze. Da tutto questo facile trarre una lezione: evitare di comprare giocatori che non siano una sicurezza e ancor di più evitare di concedere ingaggi troppo elevati.
Se si vogliono fare degli azzardi, molto meglio puntare su giovani che costano poco e che non chiedono ingaggi da Sultanato del Brunei.

Questo è il mercato del futuro: pagare bene giocatori affermati e dal rendimento certo e puntare sui giovani low cost. Parametri zero che pretendono super ingaggi perchèéil cartellino è gratis o giocatori con una sola buona stagione alle spalle sono da evitare come la peste.

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giovedì 18 giugno 2009

Orrori di stampa


Al caso Paparesta abbiamo già dedicato sul sito lo spazio che meritava; volevamo qui far notare che nella sentenza Sandulli ben due pagine (72-73) sono dedicate proprio a questo caso. In particolare segnaliamo che secondo la commissione Sandulli la ricostruzione dell'episodio fatta dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Roma (pagine 25-26 dell'informativa del 19 aprile 2005) è precisa e incontestabile.

Quanto è precisa ogni lettore lo può capire leggendo i nostri articoli, gli interventi degli avvocati difensori, le lagnanze del pm Narducci sulla loro aggressività. Quanto alla incontestabilità vale la pena rifletterci un po' a fondo.

Riflettere sul fatto che gli assunti della sentenza dell'estate 2006 (uno era, appunto, il caso Paparesta) non solo sono contestati, ma non reggono alla prova del contraddittorio tra accusa e difesa; è stato così per Nucini, lo è stato per Gazzoni Frascara, lo è per l'interrogatorio di Paparesta junior e la sua presunta chiusura a chiave nello spogliotaio a suo tempo spiata dalla Gazzetta dal buco della serratura.

In attesa che la pubblica accusa porti prove più attendibili sulla delinquenza di Moggi, in un paese normale i giornali dovrebbero chiedersi, prendendo spunto dalla farsa del caso Paparesta, se il processo sportivo dell'estate 2006 non si è basato su carte "truccate", non nel senso di prove artatamente false ma su ipotesi di accusa che in un normale dibattimento (quello che nel 2006 non c'è stato) stentano a reggere, anzi in qualche caso si ritorcono contro gli accusatori.

I giornali non se lo chiedono, venendo così meno al loro dovere: nel 2006 invece di informare hanno dato in pasto ai lettori il mostro Moggi; oggi, ed è un orrore ancora maggiore, dei dubbi suscitati dal processo non ne parlano proprio.

Vedremo i prossimi sviluppi e intanto ricordiamoci dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva (sulla revocazione di sentenze "irrevocabili") e della raccomandazione che il professor Caianiello aveva a suo tempo fatto alla Figc di essere prudente nei processi perché le sentenze potevano essere sconfessate in sede di giustizia ordinaria.

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La bolla dorata

Dal mondo del calcio continuano ad arrivare grida di dolore. Ecco cosa dice oggi il direttore sportivo della Fiorentina Pantaleo Corvino: "Il calcio è in crisi economica e finanziaria e bisogna aiutarlo, per esempio con delle agevolazioni dal punto di vista fiscale: la fiscalità italiana ci penalizza mentre negli altri paesi la situazione è molto migliore".
Ecco, il calcio è in crisi e lo Stato dovrebbe concedere una fiscalità di vantaggio. Sarà anche vero, ma questa richiesta attesta, senza dubbio alcuno, che i signori del pallone vivono in una bolla dorata e non si rendono minimamente conto della realtà generale. Oggi per esempio il centro studi di Confindustria ha rilasciato le sue previsioni per quest'anno: Pil -5%, disoccupazione al 9,3%, rapporto debito/Pil al 117,5%.
Lasciando perdere il fatto che non è minimamente da escludere che questi dati, seppur catastrofici, siano comunque ottimistici, appare subito chiaro che lo Stato non ha nessun margine di manovra per poter intervenire in favore del mondo del calcio.
Noi pensiamo inoltre che lo Stato tra decreti "spalmadebiti" e trattamenti di favore da parte dell'Agenzia delle Entrate alle società di calcio, abbia dato più che abbastanza. Ora è arrivato il momento di usare il bisturi e di incidere sul bubbone. Chi non ha le risorse per andare avanti deve vendere i suoi giocatori migliori, se ciò non basta le società in debito d'ossigeno devono essere pilotate verso il fallimento e fatte ripartire dalla vecchia serie C2, così come previsto dal "lodo Petrucci".
Questo è l'unico modo per riportare la macchina in carreggiata. E pazienza se guarderemo le cicale spagnole festeggiare (forse) per uno o due anni. Dopo godremo di un ottimo spettacolo.

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mercoledì 17 giugno 2009

Terno Secco

Alessio Secco è volato in Spagna per accapparrarsi un pezzo pregiato tra quelli che verranno dismessi dal Real Madrid di Florentino Perez.
L'interesse del giovane DS è per il maliano Mahamadou Diarra, gran bel giocatore, che quando militava nel Lione ha fatto faville, tanto da convincere il sempre prodigo Real a investire ventisei milioni di euro. Purtroppo in Castiglia le cose non sono andate per il verso giusto, causa un grave infortunio. Nell'ultimo anno ha disputato solo nove partite in campionato (di cui sette da titolare) e tre in Champions (di cui due da titolare).
Speriamo, qualora che arrivi alla Juve, le visite mediche si svolgano in maniera estremamente rigorosa. Evitiamo alla Juventus, dopo Andrade e Knezevic, di fare un poco onorevole terno... secco!

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martedì 16 giugno 2009

Milan campione!

Puntuale come una gaffe di Berlusconi ecco che arriva, anche quest'anno, la classifica riveduta e corretta del campionato di Serie A, redatta dall'Osservatorio sugli errori dei direttori di gara dell'Adiconsum. Primo sarebbe arrivato il Milan, seconda la Juventus, terza la Fiorentina, quarta l'Inter che "tremare il mondo fa".
Che dite? Le classifiche virtuali sono arbitrarie? Ne escono dieci all'anno, tutte con risultati diversi? Ma va?
Noi queste cose le sappiamo benissimo e da sempre pensiamo che il campo è giudice supremo.
Tuttavia, queste cose dovreste ricordarle a coloro che sfruttarono anche le cervellotiche classifiche e le denunce delle autoreferenziali associazioni dei consumatori per dare addosso alla Juventus nell'anno in cui morì il calcio in Italia.
Per quanto ci riguarda prima le aboliscono meglio è. Noi sappiamo benissimo che l'Inter ha meritato lo scudetto nel mediocrissimo campionato italiano. Nonostante gli enormi ed evidentissimi aiuti arbitrali.

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La Spectre dell'informazione

Vi ricordate il processo su Calciopoli alla Corte dei Conti?
I giornali diedero molto risalto ai tempi in cui si aprì il processo, in particolare alle richieste milionarie di risarcimento del danno, che sarebbero state inoltrate dalla pubblica accusa, rappresentata dal giudice Montella.
Ora, però silenzio. Chissà come mai?
Noi abbiamo trovato una piccola notiziola che ci ragguaglia sulla situazione: Ciro Venerato è stato assolto dall'accusa di aver distorto l'informazione per favorire la ormai sempre più labile "Cupola" moggiana. Ecco come hanno sentenziato i giudici: "le telefonate dalle quali il Pubblico Ministero Montella inserisce la violazione delle regole di obiettività, di corretta rappresentazione dei fatti, non riguardano comportamenti tenuti dal Venerato nel corso di telecronache o servizi relativi alle partite in contestazione, né contengono promesse di tenere tali comportamenti".
In parole povere, Venerato non ha fatto nulla. Eppure nessuno di noi ha dimenticato la gazzarra infame dell'estate del 2006, quando i gazzettari non hanno esitato ad inserire nella Cupola anche loro colleghi. Moggi aveva in mano anche l'informazione, secondo loro.
Ora che i giudici attestano che simili comportamenti non ci sono stati silenzio, black out totale, nonostante il processo alla Corte dei Conti alla sua apertura avesse avuto notevole risalto. Evidentemente ciò che conta è dare l'impressione che gli imputati siano colpevoli, dando spazio alla richieste delle pubbliche accuse e tralasciando i verdetti di assoluzione.
Speriamo che i signori giornalisti (almeno quelli che ci leggono, che vi assicuriamo non sono pochi) provino un salutare senso di vergogna.

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lunedì 15 giugno 2009

Più titoli dell’Inter e senza Telecom!

Lakers campioni!

Scusatemi in anticipo se approfitterò dello spazio calcistico Juventino di questa sede per parlarvi di Basket.
In realtà non voglio parlarvi di Basket, voglio solo mettere qui un piccolo promemoria.
I Los Angeles Lakers sono diventati campioni NBA e hanno messo in bacheca il 15° titolo.
Vorrei solo sottolineare che:

- I Lakers hanno più titoli dell’Inter; Lakers 15, Inter 13.
- I Lakers non hanno mai avuto a che fare con la Telecom Italia.
- I Lakers non hanno mai avuto a che fare con un consulente IFIL, ex- cda Inter, ex presidente Telecom.
- A Los Angeles nessuno conosce Tavaroli.
- Nella rosa dei Lakers degli anni passati non erano presenti né Centofanti, né Vampeta.
In compenso nella storia dei Lakers hanno indossato la canotta gialla e viola gente del calibro di Elgin Baylor, Jerry West, Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar, James Worthy, Shaquille O'Neal, Kobe Bryant.
- I Lakers non sono mai stati arbitrati da Nucini.
- I giocatori dei Lakers si spostano su tutto il territorio nazionale USA senza nessuna difficoltà, per tutta la stagione, utilizzando mezzi di vario genere, tra cui l’aereo, e quando fanno il check-in in aeroporto i passaporti risultano sempre tutti in ordine.
- Nel campionato americano di Basket si gioca solo a Basket, non a pallavolo, non a calcio, non ci sono fuorigiochi di gruppo, non sono permessi colpi di Karate, non sono permessi colpi di Kung-Fu, ecc
- Al contrario di ciò che accade con i rigori nel campionato Italiano di calcio di serie A TIM, nel campionato americano di Basket si battono i tiri liberi anche contro chi vincerà il titolo a fine stagione.
- Il campionato americano di Basket può essere taroccato solo se vengono taroccate anche le partite. Telefonare casa Sandulli ore pasti. Grazie.
- Gli americani le notizie sportive non le attingono né da Mediaset, né dalla Rai, né dalla Gazzetta dello Sport.

Questo vuol dire che è possibile costruire uno sport dove si può vincere anche senza strani miracoli a tavolino con opzione per i successivi tavolini, infatti il campionato non è il bar.
Domanda.
Ma se davvero Moratti decidesse di vendere Ibra, poi potrebbe tentare di comprare Kobe Bryant?
Speriamo di no.
Non per il bene dell’Inter, ma per il bene dei Lakers, mi sembra ovvio.
Io spero nell’illuminazione del Morattone nostro.
Lo ammetto, io spero di rivedere nuovamente con la maglia n. 9 dell’Inter il sig. Centofanti.
Qualunque sia il suo mestiere attuale.

CRAZEOLOGY

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Un modello IKEA per il calcio

Nel retrobottega del calcio business, fatto di superstar, di milioni di euro di ingaggi e di trasferimenti a cifre astronomiche spesso si nasconde una realtà non troppo edificante.
La Repubblica rilancia un servizio del quotidiano ultra popolare News of the World, edizione della domenica del Sun, nel quale si raccontano le condizioni di lavoro delle donne indonesiane che per conto della Umbro producono le magliette della nazionale inglese che chiunque di noi può comprare nei negozi scintillanti delle città occidentali.
Una realtà sconvolgente, al limite dello schiavismo. Duemila donne che lavorano dodici ore al giorno, senza nessun diritto, per l'equivalente, in valuta locale, di due euro. Non basta, per avere un'idea ancora più corretta della situazione nella quale si trovano, il servizio spiega che lo stabilimento è delimitato da filo spinato e controllato da guardie armate.

La federazione inglese ha immediatamente messo le mani avanti, dichiarando di "non avere alcun ruolo nel processo di produzione della divisa dell'Inghilterra".
Troppo semplice. Non funziona. La federazione, naturalmente, dalla Umbro ottiene lauti corrispettivi per lo sfruttamento del marchio della Nazionale. Ovvio che la società di produzione di articoli sportivi per rientrare dei costi e ottenere un profitto deve comprimere i costi di produzione. Nel caso specifico il costo del lavoro.
Crediamo che per evitare simili sconci urga fare qualcosa. Per esempio, le federazioni (e le squadre di club) all'atto della vendita dei diritti, potrebbero obbligare i concessionari del marchio ad attenersi a regole minime in materia di diritto e sicurezza del lavoro. E se le federazioni e i club per ottenere ciò devono rinunciare a parte dei proventi, pazienza. Nulla di grave. In fondo basta pagare un pochino di meno i calciatori.
Noi crediamo che se Ronaldo rinuncia a spendere ventimila dollari per una serata con Paris Hilton, non casca il mondo. "Meglio cambiare, no?!"

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domenica 14 giugno 2009

Stile Inter


Eravamo abituati allo stile Inter fin dai tempi in cui il pregiudicato Oriali, durante la presentazione di Vieira, fornì alla stampa un curriculum del giocatore nel quale si rammentava che aveva giocato nella Juventus, ottenendo come risultato la retrocessione in Serie B.
Ma se pensavamo che la scorpacciata di titoli di cartone avesse sopito i sentimenti di acredine e invidia covati per anni, dobbiamo ammetterci di esserci sbagliati. Ecco qui sopra la maglia celebrativa del loro diciassettesimo (sic) scudetto. Come potete vedere non basta gloriarsi, più o meno giustamente, dei risultati conseguiti. Bisogna trovare ulteriore ristoro sottolineando che gli avversari non hanno vinto nulla.
Questa è la signorilità dell'Inter e della famiglia Moratti.

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La guerra di Piero

Nell'estate di Calciopoli Piero Ostellino fu una delle pochissime voci fuori dal coro: mentre tutte le gazzette erano scatenate contro il mostro Moggi come un branco di iene su una zebra ferita, lui metteva in guardia sul fatto che le intercettazioni da sole potevano non significare niente.

Anche nell'intervista concessa al nostro sito aveva riaffermato il suo spirito liberale che risalta nel panorama del giornalismo italiano; combatteva e combatte, si potrebbe dire da solitario, la sua guerra personale a favore della stampa che deve informare, stare attenta nel dare giudizi, evitare di farsi carico di una presunta funzione etica (molto presunta, ci verrebbe da dire).

Ricordiamo la sua guerra perché adesso che stanno discutendo di modificare la legge sulle intercettazioni e gli editori di giornali e i giornalisti sono abbastanza incazzati lui, coerentemente, in una intervista sulla Stampa si schiera a favore.

Non entriamo nel merito delle polemiche che ci sono su tutti i giornali, volevamo solo segnalare queste sue parole: "Il problema è che per molti colleghi è subentrato un malinteso senso della funzione etica. Il nostro compito è quello di informare e non, per dirla con Kant, di raddrizzare il legno storto dell'umanità".

Potremmo parlare a lungo sulla funzione etica dei nostri giornali (e quante furberie può nascondere), ci limitiamo a dire che condividiamo le parole di Piero Ostellino e che ci fanno pensare al lavoro che portiamo avanti sul nostro sito.

In particolare noi diciamo spesso che facciamo contro-informazione ma ormai, con un pizzico di orgoglio e valutando a fondo le parole di Ostellino, possiamo dire che siamo a tutti gli effetti dei "giornalisti" e facciamo un "giornale" che come compito ha quello di informare. Faremo di tutto per essere all'altezza di questo compito.

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sabato 13 giugno 2009

Foligno capitale d'Italia

Finisce oggi la visita di Gheddafi in Italia. Visita che oggettivamente può essere considerata come storica e dai risvolti geopolitici ed economici non di secondaria importanza.
Ci ha colpito che tra le tante discussioni come l'approvvigionamento di idrocarburi o le complesse architetture finanziarie che hanno portato per esempio il fondo sovrano libico a diventare importante azionista di Unicredit, il ministro Scajola abbia trovato il tempo di perorare la causa della Roma nei confronti di Gheddafi. Chissà cosa avrà pensato il Leader libico nel vedersi in agenda una simile facezia (dal suo punto di vista)?
Non basta, un capo tifoso della Maggicca è riuscito addirittura a consegnare direttamente nelle mani del Colonnello una maglietta della squadra capitolina. Ovviamente, visto l'imponente servizio d'ordine, la cosa è stata organizzata e permessa da chi ha responsabilità politica.
Quello che vien da pensare è che se tutto ciò è stato permesso (a costo di far passare l'Italia come un paese di miseri questuanti e di persone interessate alle cose futili), i politici, evidentemente, considerano la questione Roma come di interesse nazionale, se non addirittura di ordine pubblico. Forse per paura di tumulti qualora i capitolini vadano incontro al sacrosanto e meritatissimo ridimensionamento.

Noi pensiamo che l'Italia meriti di più, anche dal punto di vista dell'immagine che si vuole trasmettere all'estero. Pertanto proponiamo una soluzione già collaudata: si sposti la capitale da Roma come si fece negli ultimi anni dell'Impero d'Occidente. Noi proponiamo Foligno, che oltre ad essere posizionata nel centro geografico della penisola non ha squadre di calcio in serie A o B.
Chissà che questo sia il modo per evitare che alla prossima visita italiana di un sultano petroliere, qualche tifoso laziale (per non essere da meno) si inginocchi e chieda qualche milione per la sua squadra.
Francamente, è un umiliazione che vorremmo risparmiarci.

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Ronaldo al Real: una cessione obbligata

Il Manchester ha accettato l'offerta di 80 milioni di sterline (circa 93 milioni di euro) da parte del Real Madrid per cedere il fuoriclasse portoghese, in seguito alle richieste di Cristiano Ronaldo, che ha ripetutamente espresso il desiderio di partire verso la Spagna.
La differenza in questa trattativa non l'ha certo fatta il fascino della camiseta blanca ma il Primo Ministro britannico Gordon Brown. Infatti a partire dal 2010, i sudditi di Sua Maestà applicheranno sui redditi percepiti superiori alle 150mila sterline (circa 175mila euro per capirci), un'aliquota fiscale che passa dal 40% al 50%, in pratica 10 punti percentuali in più. Proprio qualche giorno fa il Financial Times, forse non proprio casualmente, ha fatto i conti in tasca al giovane portoghese: guadagnando 125mila sterline, un po' meno di 150mila euro, ma alla settimana, Ronaldo avrebbe dovuto pagare da quest'anno il 19% in più di imposte su una valuta per di più svalutata. Il Real invece, può avvalersi della cosiddetta "legge Beckham", varata dal governo di Madrid nel 2005: per attrarre, si diceva, "cervelli stranieri" si è consentito di abbattere per 5 anni al 25% la loro aliquota. Un vantaggio competitivo non da poco, visto che così ogni club iberico paga il "costo del lavoro" il 30% in meno di un club italiano, e quindi ha un margine nettamente superiore per fare le sue offerte. Tra l'aliquota massima britannica al 50% e il 25% spagnolo si collocano i livelli di tassazione cui sono sottoposte le star della Bundesliga (45%), della serie A (43%) e della Ligue 1 francese(40%). Il che spiega perché altri talenti non possano essere considerati fuori pericolo.
Anche il Presidente dell'Uefa Michel Platini, nell'intervista rilasciata al nostro sito, auspica un'armonizzazione fiscale tra i vari paesi dell'UE. Allo stesso tempo, però, sottolinea le "importanti differenze tra i vari paesi che esistono in materia di strutture societarie, modelli di ownership, regole sulla proprietà degli stadi oppure ancora in materia di ridistribuzione degli introiti televisivi. Fair play finanziario non significa uguaglianza finanziaria, ma capacità di competere con il proprio reddito (vero finti mecenati milanesi? ndr) tramite una politica finanziaria sostenibile nel medio/lungo termine".
Se le star non ci sono, comunque, il giocattolo rischia di incrinarsi anche a Manchester o a Madrid. A maggior ragione in Italia, dove i grandi giocatori esteri scappano e il rapporto stipendi-ricavi è elevato. Quello della serie A è il maggiore delle «Big Four»: il 68% contro il 63% della Spagna, il 62% britannico e il 45% della Germania. Prima di pensare a sfidare Perez, o Abramovich, bisognerà forse sfornare tanti Marchisio.

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venerdì 12 giugno 2009

Gazzetta, non così


Riassumendo l'umore dei milanesi e tanto per animare le discussioni al bar sport oggi la Gazzetta dello Sport se n'è uscita con un "Cosi' non vale", sparato su tutta la prima pagina; oggetto del titolo era la campagna acquisti megagalattica di Perez, l'umore molto probabilmente quello di Moratti e Galliani.

Fin quando i rossonerazzurri si scambiavano quattro primavera per 50 milioni alla Gazzetta andava bene, nel 2005 hanno fatto il giochetto del marchio e la Gazzetta ha candidamente continuato a vantare il loro mecenatismo, nel 2006 i maghi di Moratti hanno tirato fuori dal cilindro altri 150 milioni di plusvalenze patrimoniali e Verdelli ha continuato con gli osanna al grande mecenate, adesso che a Madrid è arrivato un mecenate che è più grande di Moratti alla Gazzetta non sta bene.

Cosa sta combinando il presidente del Real Madrid sinceramente non lo sappiamo, sarà anche giusto scandalizzarsi ma a quello dovrebbero pensarci le gazzette spagnole; sappiamo bene, invece, cosa ha combinato il signor Moratti nell'assoluto silenzio della gazzette nostrane, ne abbiamo parlato a lungo nella nostra sezione Bilanciopoli e ricordiamo solo due cifre della sua presidenza: 700 milioni di aumenti di capitale e 800-900 di finte plusvalenze.

Antonio Giraudo, a suo tempo, di fronte al mecenatismo alla milanese aveva parlato di immoralità; da parte nostra aggiungiamo oggi che non si fa giornalismo come lo fanno alla Gazzetta. Se vogliamo affrontare il tema del calcio gonfiato, dei bilanci drogati e dei presidenti megalomani dovremmo cominciare da casa nostra, altrimenti si corre il rischio di fare la figura del bue che dà del cornuto all'asino.

E ci sarebbe tanto da scrivere. Per esempio, su cosa ha, a suo tempo, comportato nel calcio la discesa in campo di Berlusconi (anche se ormai sembra passato un secolo); oppure sui bilanci dell'Inter e sul fatto che hanno finito per condizionare il campionato già da parecchi anni. Ci sarebbe tanto da scrivere, ma la Gazzetta non ne ha mai scritto forse perché interessata solo al rosa della vita e quando c'è di mezzo del rosso-nero-azzurro si vede che agiscono i freni inibitori.

Certo è facile fare da megafono alle doglianze della grande Milano, e adesso nei bar sport saranno tutti scandalizzati perché Perez è un megalomane e non si sa dove può prendere tutti quei soldi; c'è però uno scandalo ancora maggiore e riguarda il fatto che il vero giornalismo sarebbe tutta un'altra cosa.

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giovedì 11 giugno 2009

Nuova Fiat. Vecchia Juve?

Tutti i giornali, giustamente, parlano della Fiat e dell'impresa difficilissima di risanare la Chrysler; dappertutto c'è Marchionne (che tra parentesi ha detto a suo tempo che s'era innamorato della Juve da ragazzo, ai tempi di Boniperti-Charles-Sivori!); sicuramente il mondo Fiat subirà dei cambiamenti importanti che per noi gente comune è difficile prevedere.

Una speranza, però, ci sentiamo di esternarla. Insieme con l'augurio a Marchionne di trovare i suoi Sivori e Charles (facciamo che lui sia il Boniperti della Fiat) la speranza è adesso che nei cambiamenti del mondo Fiat ci possa essere spazio anche per riconsiderare la Juventus.

Osserviamo, infatti, che è da un po' terminata la fase in cui l'ingegner Elkann era sotto tutela e tutto era congelato, c'è stata la consulenza di Guido Rossi per accorciare la catena di comando, adesso c'è la Chrysler e magari lo scorporo dell'auto. Tanta carne al fuoco, tanti impegni per tutti, in particolare per l'erede che fa da capo-famiglia. Bene, speriamo; allora perché non tornare a coinvolgere nella gestione della Juventus quelli della famiglia che più sono appassionati di sport, di calcio in particolare?

Marchionne pensa ad automobili nuove e competitive da vendere in tutto il mondo; hanno pensato bene a Torino cosa vorrebbe dire una Juventus competitiva a livello internazionale? Quanti telespettatori ha avuto nel mondo la finale di Champions? Come mai il Manchester ha subito trovato un nuovo sponsor da portare in giro per il mondo sulle sue magliette con un contratto ricchissimo? Come mai anche Obama ha parlato del calcio e del suo significato universale? Quale ritorno di immagine può dare il calcio, la Juventus in particolare?

Si tratta, allora, di coinvolgere quelli che in famiglia hanno avvertito negli anni passati le sensazioni che abbiamo avuto noi tifosi, quelli che si sono sempre riconosciuti nella passione per la Juve di Gianni e di Umberto Agnelli.

Noi siamo convinti che questo era già in programma, perché nella storia della Juve ci sono sempre stati i diversi cicli che hanno coinvolto i rappresentanti della famiglia Agnelli; la speranza è che possa avvenire fin da subito perché, come s'è visto per il mondo dell'auto, spesso anticipare le scelte coraggiose nei momenti di cambiamento vuol dire avvantaggiarsi. Si è visto con la Fiat e Marchionne; potrebbe ripetersi con la Juventus.

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Ronaldo + Kakà. Incomprensibile?

Il Real Madrid si conferma superpotenza finanziaria del calcio mondiale, visto che nel giro di una settimana ha sbaragliato la concorrenza acquistando prima Kakà e dopo nientemeno che sua maestà Ronaldo.
Costo complessivo dell'operazione circa 160 milioni di euro, esclusi gli ingaggi alle due star.
I corifei spagnoli immediatamente hanno iniziato a cantare le lodi di Florentino Perez e a rassicurare che, per esempio, si rientrerà dalle spese per l'acquisto di Kakà in un solo anno. Immaginiamo che entro un paio di giorni la stampa spagnola replicherà l'opera di (dis)informazione rassicurando che si rientrerà delle spese per l'acquisto di Ronaldo nel giro di pochi mesi.

In Italia sembra che qualcuno si ponga il problema che la cosa è poco o nulla credibile. Fabrizio Bocca de la Repubblica, per esempio si domanda: "Ma quanti miliardi di magliette bisognerà vendere dalla Cina al Sudafrica per recuperare cifre del genere, e soprattutto per pagare gli ingaggi folli di queste star?". Noi siamo d'accordo con lui e aggiungiamo che il calcio spagnolo è sull'orlo della catastrofe finanziaria con 3,4 miliardi di debito (di cui 562 proprio a carico del Real Madrid) a fronte di soli 1,4 miliardi di fatturato. Ovvio che la cosa non regge.

A questo punto, ci domandiamo, sarà mica l'economia spagnola quella meno colpita dalla terribile recessione tuttora in atto? Manco per idea, la disoccupazione supera il 18% della forza lavoro, il settore immobiliare (sul quale ha campato la Spagna negli ultimi dieci anni) è letteralmente al collasso tanto è vero che sta trascinando con sè le casse di risparmio spagnole, e infatti per evitare la catastrofe il governo ha in cantiere un piano di salvataggio da parecchi miliardi di euro.
Rimane una possibilità: Florentino Perez è il solito magnate appassionato di calcio e pieno di soldi che ha deciso di entrare nella storia del calcio. Falso anche questo, Florentino è un costruttore e come tutti i costruttori spagnoli è in crisi negli affari.

A questo punto per spiegare le spese folli del Real non ci rimane che appellarci al solito detto romano del "panem et circenses".
Sarà pure una congettura, ma la storia dello sport ci insegna, dall'Argentina dei generali al Milan berlusconiano, che spesso i potenti per distrarre le masse dalle angustie di tutti i giorni si affidano proprio agli eroi del circo. Insomma l'establishment ha deciso di sottoporre il popolo spagnolo ad una dose massiccia di morfina calcistica.

E se il Real non vince?
E se l'economia nel 2010 non riparte?

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mercoledì 10 giugno 2009

Buona la prima!

Come ha evidenziato Tuttosport, ieri dal Giudice di Pace di Lecce sono arrivate le motivazioni della prima sentenza di un Tribunale riguardo la presunta Cupola che avrebbe falsato il campionato 2005-06. Il Giudice s'è pronunciato su richiesta di undici abbonati di Lecce che chiedevano un risarcimento perché avevano assistito ad un campionato appunto irregolare, in particolare perché nelle indagini di Borrelli-Palazzi e nella sentenza Sandulli c'erano finite Lecce-Fiorentina e Lecce-Juventus.

Certo, rispetto alla complessità di Calciopoli si tratta di un episodio non molto rilevante, in ogni caso Alvaro Moretti su Tuttosport fa notare che nelle motivazioni il Giudice di Pace, nel rigettare la richiesta, dice cose importanti: che il procedimento sportivo non fa testo; che non ci sono prove della combine Moggi-De Santis; addirittura che le intercettazioni non sono utilizzabili.

A noi viene di nuovo da riflettere sul meccanismo perverso che c'è dietro tutta Calciopoli, e che anche questo episodio, per quanto circoscritto, conferma.

I tifosi che hanno denunciato Moggi hanno portato come prove la sentenza Sandulli e le intercettazioni; la sentenza, come sappiamo ed un giudice ha confermato, era stata ispirata non dalle prove raccolte ma dal sentimento popolare e non a caso era stata anticipata dalla Gazzetta dello Sport, che sulle intercettazioni e il materiale della Procura di Napoli aveva fatto lo scoop; quindi su Calciopoli non c'erano e non ci sono finora prove, non ci sono pentiti, non ci sono pistole fumanti, c'è solo il racconto che ne hanno fatto i giornali e segnatamente quelli del gruppo RCS (che ha tra i proprietari la Pirelli e la Fiat) che, a quanto pare, ogni tanto ritiene non di dover informare i lettori ma di fare il punto (il loro) sul sentimento popolare, come se noi lettori gli avessimo firmato una delega in bianco.

Calciopoli, cioé, è nata sui giornali e tanti pensano che è già finita perché così vorrebbero i giornali; la pensavano così anche i tifosi del Lecce che, nel loro piccolo, hanno presentato il conto (Moratti ha voluto uno scudetto, loro si accontentavano di 165,78 euro a testa).

Con le motivazioni di questa prima sentenza, allora, è come se il Giudice avesse detto che la Gazzetta da sola non basta per emettere una condanna; l'ha detto agli undici che hanno fatto causa, ma è come se l'avesse detto a tanti altri, a Lecce e Milano, a Roma e Torino e speriamo che l'abbiano sentito anche a Napoli.

Era il minimo che ci si potesse aspettare, ma è comunque confortante; anche perché in tanti erano e sono convinti del contrario.

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Salutami il pizzettaro!

Si susseguono le indiscrezioni sul passaggio di Ibrahimovic al Barcellona: ora si dice che Ibra e Maxwell andrebbero in Catalogna, in cambio si sposterebbero sotto la Madonnina Yaya Tourè e Samuel Eto'o. Da notare che Moratti potrebbe contare su dieci milioni di euro a suo favore a titolo di conguaglio.
Premesso che Ibra, a nostro modestissimo parere, è insostituibile, l'operazione ci pare ben congegnata. Questo perché se il "leone indomabile" del Camerun è meno forte del "figlio del vento", allo stesso tempo Yaya Tourè potrebbe consentire al centrocampo interista di fare quel salto di qualità che Muntari non potrà mai garantire.
Però, a voler essere maliziosi, nella mossa di Moratti si intravede un obiettivo che, sebbene nascosto, non è secondario: far sparire Mino Raiola dall'orbita della Pinetina. Infatti sia Maxwell che Ibra sono assistiti da questo professionista.

Niente da dire, l'operazione pare eccellente.
Per il futuro bisognerà capire se Calimero Moratti sia diventato un cigno... o se, come pensiamo noi, è finito in realtà nelle grinfie di un altro bucaniere dei sette mari: Jorge Mendes.

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martedì 9 giugno 2009

Giornali in appalto?


Le pagine del Corriere della Sera, agli occhi dei propri lettori più svegli, sembrano sempre di più date in appalto ai potentati che formano il patto di sindacato controllante il gruppo editoriale di cui fa parte.
Negli anni si son viste interviste con relativo giornalista azzerbinato a Bazoli, Montezemolo, Tronchetti e tutto il resto della compagnia. Ma non basta: sul caso dello spionaggio Telecom-Pirelli il giornale ha sempre avallato la linea difensiva del "pattista" Tronchetti, ovvero Tavaroli & C erano dei cattivoni che spiavano mezza Italia "motu proprio". I vertici aziendali naturalmente sono vittime di questo gruppo di criminali.
Tanti altri esempi si potrebbero fare, ma stendiamo un velo pietoso.
Ciò che ci preme far notare è che le pagine sportive del prestigioso (sic) giornale si differenziano su un punto. Sembrano in appalto non all'insieme dei pattisti che lo controllano, ma ad un pattista specifico: la Pirelli.
Pirelli, inutile ricordarlo, sponsor dell'Inter e di proprietà di quel Tronchetti socio e consigliere dell'Inter medesima.
Per esempio oggi abbiamo letto l'anatema del figlio di Facchetti contro Cannavaro, reo di aver rivendicato 29 scudetti per la Juventus e di non rispettare le sentenze della giustizia sportiva in quella immonda farsa verificatasi nel 2006.
Ipotizziamo che l'incomodo di vergare il pistolotto contro Cannavaro sia stato lasciato al figlio di Facchetti in quanto erede del massimo esempio di sportività targato Inter.
Noi, anche su questo punto abbiamo da che ridire. La storia di Facchetti va riscritta alla luce di ciò che le testimonianze del processo di Napoli su Calciopoli stanno facendo emergere. Nucini ha dovuto ammettere, incalzato dagli avvocati difensori degli imputati, di essere stato, anche quando era in attività, in ottimi rapporti con Facchetti, tanto da scrivere per lui dossier su eventuali abusi dei suoi colleghi arbitri.
Non basta, Gazzoni Frascara ha dovuto ammettere, a denti stretti, che secondo le informazioni in suo possesso Facchetti probabilmente era l'agente intermediario per la fidejussione falsa che ha permesso alla Reggina di iscriversi al campionato.

Inutile dire che i pistolotti del figlio di Facchetti, in nome della superiorità morale del padre, lasciano il tempo che trovano.
Con buona pace di quel Corriere che è sempre posizionato "dalla parte della ragione".

P.S. Il signor Gianfelice Facchetti potrebbe cortesemente spiegarci se dopo aver querelato Moggi (che è stato pure rinviato a giudizio!) intende ora perseguire anche Gazzoni che ha confermato, seppur a denti stretti, la circostanza di fronte ai giudici del tribunale di Napoli?

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lunedì 8 giugno 2009

Il bluff (?) di Secco

Secondo Alessio Secco, Palladino potrebbe tornare alla Juve ed essere il "sostituto di Trezeguet".

Avete smesso di ridere? Vi siete riseduti sulla vostra sedia?

Va bene, ora fate un bel respiro e provate a seguirci nel ragionamento.
Le cose sono due, o Secco bluffava, e in tal caso abbiamo la certezza che è un allievo degenere di Moggi, non avendo imparato la sottile arte della dissimulazione. In tal caso non può fare il direttore sportivo della Juventus, visto che in un mondo di "ladri di cavalli" bisogna saper bene come comportarsi.
Oppure, Secco è veramente convinto che Palladino può essere l'erede del più grande attaccante della Juventus degli ultimi trenta anni. In questo caso non può fare il direttore sportivo della Juve per il semplice fatto che di calcio non capisce un tubo.

Il cerchio si è chiuso. Ecco spiegato perché la Juve sta facendo di tutto per fregare il direttore generale ad una società amica in piena campagna acquisti, arrecando dunque agli (ex) amici un danno non da poco.
Ma quelli del CdA non potevano accorgersene prima?
Forse è necessario sostituire anche loro. Elementare Watson!

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domenica 7 giugno 2009

Piagnistei, dediche e altre facezie



I meandri di internet ci riservano spesso numerose sorprese: deliziose per alcuni, sgradevoli per altri. Navigando su Youtube, ci siamo infatti imbattuti in questo filmato caricato dall'utente Aped52.
Non facciamo fatica a definire questo video un vero e proprio scoop giornalistico, un reperto mediatico finora disperso (?!) nelle videoteche di certe TV e, stranamente, mai riprodotto.
Il contenuto parla da solo: si tratta di due episodi arbitrali controversi avvenuti in Inter-Juventus del 4 gennaio 1998 (ebbene sì, il campionato dei piagnistei) vinto dai nerazzurri per 1 a 0, che vedono sfavorita la squadra dei malfattori.
Vorremmo dedicarlo a:
- quei tifosi juventini normalizzati per cui la Juve è cosa divina, ma, poi, Boniperti è stato il miglior presidente possibile;
- quei tifosi interisti per cui gli errori arbitrali contano solo quando sono a sfavore. In caso contrario avrebbero vinto lo stesso;
- Gigi Simoni, Ronaldo e Massimo Moratti, per i quali dietro ogni sconfitta si cela una banda di truffatori e Centofanti è meglio di Roberto Carlos;
- quei tifosi giallorossi "parte lesa" per i quali la sportività è tutto, in particolar modo quando si cambiano le regole in corsa oppure si fanno regali di cattivo gusto da 40 milioni di lire;
- noi ju29ri che, fiduciosi, aspettiamo che la storia faccia quadrare finalmente i conti.

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Vergogna inaudita a Roma

Apprendiamo che ieri a Roma Balotelli è stato vittima dell'ennesimo episodio razzista.
Citiamo testualmente dal Corriere dello Sport: "L'attaccante neroazzurro era in compagnia di altri giocatori della Nazionale Under 21, tra cui Domenico Criscito e Sebastian Giovinco per prendere parte ad un evento, quando è stato avvicinato da alcuni tifosi giallorossi che lo hanno preso di mira con cori e il lancio di due banane facendo poi perdere le loro tracce".
Secondo il Corriere il giovane calciatore ha preferito non sporgere denuncia contro gli autori di questa vergogna.
Ciò non toglie, che nella giungla romana debbano essere presi provvedimenti serissimi. A partire, a nostro umilissimo parere, dall'immediata chiusura delle radio colpevoli di fomentare odio ed inciviltà.

Diciamo questo perché ormai a Roma si è superato abbondantemente il livello di guardia. Il numero di accoltellati è abnorme, ma non basta, si è arrivati al punto di assaltare caserme della Polizia e dei Carabinieri.

Fermate i barbari!

P.S. Ricordiamo che questo Blog ha criticato ferocemente il ricorso presentato dalla Juventus Montelkaniana contro la squalifica del campo per i cori contro il giocatore interista.
Rispediamo al mittente eventuali illazioni sulla nostra presa di posizione dovuta, magari, al fatto che gli autori del gesto sono romanisti.

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L'assedio

I giornali raccontano che continua l'assedio juventino all'Udinese per riuscire a portare D'Agostino a Torino. Ecco cosa dichiara il presidente friulano a tale proposito "La sua valutazione? Sui 30 milioni di euro. Ma noi non vogliamo cash. Se dovessimo decidere di privarci di D'Agostino, infatti, dovremmo avere dalla Juventus in cambio adeguate contropartite tecniche per mantenere la squadra su grandi livelli. Abbiamo chiesto Giovinco, è vero, ma ci piacciono anche un esterno (De Ceglie) e un centrocampista centrale forte e giovane (Marchisio)".
Insomma volendo quantificare, Pozzo per cedere D'Agostino vorrebbe circa 8 milioni più le comproprietà di due a scelta tra Giovinco, De Ceglie e Marchisio.
Pare evidente che stando così le cose i giornalisti farebbero bene a parlare di assedio dell'Udinese alla Juventus e non viceversa.
Inutile dire che farebbe bene la Juve a rispedire al mittente l'insana proposta. Sempre che non si voglia emulare l'astuto Moratti, che cedette per un piatto di lenticchie Pirlo, Seedorf e Cannavaro.
Il Moratti, ricordiamo, poteva però giustificarsi accusando i suoi competitori di corrompere gli arbitri. Noi che dobbiamo espiare non avremmo neanche quello sfogo!

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sabato 6 giugno 2009

L'orchestrina del Titanic

I giornali sportivi raccontano di trattative milionarie delle società inglesi e spagnole per quanto riguarda il calciomercato.
Il Real ha preso Kakà, ormai quasi ufficiale. Ma non basta, Florentino Perez parrebbe interessato a pagare i 160 milioni di euro necessari per strappare il campione del Barcellona Lionel Messi. Solo per dispetto.
Intanto anche il Barcellona sembrerebbe intenzionato a pagare uno sproposito per accapparrarsi Ibrahimovic.
In Inghilterra a quanto pare il Chelsea non è da meno. Intanto hanno ingaggiato Ancelotti. Per i "colpi" bisognerà attendere un po', ma senz'altro gli amanti del genere non rimarranno delusi.
Infine anche l'austero Arsenal sembrerebbe preso da questa frenesia: pare vogliano prendere Chiellini e Buffon dalla Juventus.

Nel frattempo ecco l'ennesimo sinistro scricchiolìo: il blasonatissimo Liverpool deve trovare 350 milioni per rifinanziare il proprio debito. Non è una cifra da poco. Ma la notizia non interessa a nessuno.

Tutti a ballare sul ponte del Titanic. L'orchestrina non ha finito il repertorio.

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Il Gambero

"Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo, per me, mi accorgo di non avere più risorse senza di te, e allora io quasi quasi prendo il treno e vengo vengo da te. Ma il treno dei desideri nei miei pensieri all'incontrario va".

Così cantava Celentano tanti, tanti anni fa. E la dirigenza bianconera sembra amare molto questa canzonetta. Tanto da decidere di prenderla alla lettera.
Riflettete un attimo: prima hanno preso Diego e Cannavaro, dopo hanno preso il preparatore atletico Neri, ora stanno per annunciare Ferrara in panchina e infine partiranno alla caccia di un Direttore Generale in grado di guidare il mercato.
Insomma, proprio un bel treno dei desideri che all'incontrario va.

E il bello della situazione è che sbagliando tutto, forse riusciranno ad azzeccare tutte le mosse nonostante il metodo sia da principianti.
Se così sarà ricordatevi che ci hanno preso proprio per errore. Mica è il progetto che funziona!
Non mi credete? Bene, allora portatemi un ingegnere che progetta un palazzo partendo dal tetto!

"Ma il treno dei desideri nei miei pensieri all'incontrario va"... paraponzi, ponzi pò!

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venerdì 5 giugno 2009

La quarta scelta

Si ha un bel dire che Ciro Ferrara non è una seconda scelta sulla panchina della Juventus. Ne conveniamo anche noi ma solo perché si tratta per lo meno di una quarta scelta. Ciro sembra averla spuntata come quei ciclisti che partono dalle retrovie e tagliano lo striscione dell'arrivo per primi solo perché gli avversari sono caduti prima, ad uno ad uno, auto eliminandosi.
Un mese fa i candidati per sedersi sulla panchina della Juventus erano Gasperini, Conte e Spalletti con una remota opportunità per Ferrara. Poi è iniziato il processo di auto eliminazione, con Gasperini che ha ottenuto un sensibile ritocco al proprio ingaggio dal patron Preziosi, ed è rimasto a Genova. E' stato quindi il turno di Conte, che si è impuntato nella scelta dei propri collaboratori, ed ha rinnovato con il Bari. Da ultimo è stato Spalletti che non è riuscito a liberarsi dal contratto che lo lega alla Roma fino al 2011. A questo punto via libera per Ciro ma è certo che, per come è maturata questa scelta, traspare che per la società si tratta di una scelta di ripiego.

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Ferrara chi? Vol.3


Nuove indiscrezioni da casa Juve.

"Eccomi ingegnere! Dunque.
Si tratta di un ex-Juve. Difensore esperto e nazionale.
Pare che giocò anche con Maradona al Napoli..."

"No no no. Blòn, non ci siamo proprio.
Questo tipo di persone piene di amicizie pallonare non mi piacciono.
Bisogna ritornare simpatici, se lo ricordi."

"Certo ingegnere. Ha ragione.
Che mi consiglia?"

"Io non consiglio, io ordino.
Ho parlato con Lapo poco fa, mentre attendevo che lei mi desse notizie..."

"Eccomi pronto ingegnere.
Comandi."

"Visto che non riusciamo a prendere nessuno...
Puntiamo su uno a caso.
Uno simpatico e giovane.
Il resto devono farlo i giocatori.
Io pago, che si diano da fare.
Ho telefonato io personalmente a Riccardo Scamarcio e a Fabio Fazio.
Non possono.
Però uno libero c'è, quello della pubblicità del budino...
Ciro mi pare si chiami.
Lo contatti Blòn, lo contatti!
Lei ha naso per tutto, meno che per queste cose!
Sveglia!
Prima che ce lo soffiano da sotto il naso, il suo!
Ciro, troppo bbuòno, Pappapparappà!"

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giovedì 4 giugno 2009

Ferrara chi? Vol.2


Nuove indiscrezioni sulla vicenda "Allenatore Juve".
Dopo circa venti minuti dalla prima telefonata di John Elkann all'AD Blanc, con la quale aveva imposto il nome di Giuliano Ferrara, vi è stata una seconda telefonata.
Questa volta pare sia stato Blanc a telefonare a John Elkann.
Dopo una breve ma accurata ricerca, il dirigente della Juventus Jean Claude Blanc ha scoperto che Giuliano Ferrara non è un allenatore di calcio ma un giornalista.
Pare che dopo aver segnalato questo problema tecnico al giovane rampollissimo di casa Agnelli, sia calato il silenzio nella telefonata.
Dopo qualche decina di secondi pare che John Elkann abbia chiesto:
"Ma allora quello che ha allenato nelle ultime due giornate di campionato chi era? Il regista Italo-Americano?"
La risposta di Blanc pare sia stata:
"Non lo so ingegnere, adesso mi informo e le faccio sapere. A dopo."

CRAZEOLOGY

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Ferrara chi? Vol.1


Idea dell'ultimo minuto in casa Exor.
Secondo alcune indiscrezioni, pare che John Elkann abbia telefonato a Blanc per dare la nuova linea da seguire nelle prossime settimane, vista l'impossibilità di Spalletti di muoversi da Roma.
Per evitare di portare avanti una campagna acquisti/cessioni senza aver ancora deciso chi sarà l'allenatore, con tutti i rischi che ciò comporta, ha imposto egli stesso il nuovo allenatore.
Sarà Ferrara.
Giuliano, che dunque lascerà entro la settimana la direzione de IL FOGLIO, per approdare da lunedì mattina sulla panchina della Vecchia Signora.
Contattati nel giro di poche ore anche Maifredi, Lubrano e Predolin, che però hanno rifiutato.
Da lunedì dunque, verranno rinforzate le panchine con delle staffe di acciaio, giusto per stare sicuri...
Arriva Giuliano Ferrara!

CRAZEOLOGY

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I desiderata dello Specialone

Dopo aver ottenuto da Moratti l'agognato aumento d'ingaggio, lo Specialone ha consegnato all'Inter la lista della spesa. Non si fanno nomi ai giornalisti, ma sono considerati prioritari gli acquisti di un difensore, un centrocampista e di un altro attaccante, oltre naturalmente ai già ingaggiati Motta e Milito.
Alla fine, ne siamo certi, lo Specialone verrà accontentato dal suo Mecenate. Nulla di male in tutto questo.
Però continuiamo a segnalare le anomalie del bilancio dell'Inter.
Infatti non vorremmo che anche quest'anno la solita voragine venga parzialmente coperta con altre operazioni di finanza creativa come quella della vendita del marchio a se stessi (leggi Inter Brand). Tutto, come al solito, coperto dai complimenti degli scherani che scrivono per i giornali sportivi e che falsamente ci raccontano di Moratti mecenate come Lorenzo il Magnifico.
Scrivere la verità sui bilanci dell'Inter sarebbe un buon inizio per ritornare ad un campionato almeno parzialmente regolare. Certo, per arrivare a questo sarebbe necessario anche altro. Per esempio nel caso in cui il campionato prossimo fosse funestato da incredibili errori arbitrali come quello di quest'anno (e dell'anno precedente!), bisognerebbe iniziare a dire che il campionato è falsato e che Collina è quanto meno un incapace.
Certo, ci rendiamo conto, chiediamo un po' troppo ai giornalisti sportivi, sempre in prima fila a difendere il potente, ma presto o tardi, se non si vuole arrivare ad un campionato di livello africano ci si dovrà arrivare.

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mercoledì 3 giugno 2009

Ridateci un Direttore!

Prendendo spunto dalla trattativa che la Juve ha in corso per D'Agostino, Luciano Moggi ricorda oggi (Tuttosport) un episodio di parecchi anni fa, quando D'Agostino giocava ancora in Primavera: alla Roma che voleva Davids il nostro Direttore Generale rispose: "OK, 15 miliardi di lire più i ragazzini D'Agostino, Aquilani e De Rossi".

Non se ne fece niente di quella trattativa, e se la richiamiamo non è per star dietro ai rimpianti ma è per sottolineare l'importanza del ruolo di Direttore Generale in una società come la Juventus.

Posto che la gestione amministrativa è stata ed è sempre corretta e trasparente (la Juve è una delle pochissime società che a suo tempo non ebbe bisogno di far ricorso alla legge spalma-perdite), posto che anche sulla questione stadio si è mossa prima delle altre, fatti i dovuti complimenti per questo anche a Blanc (per quello che gli compete) resta il fatto che si sente l'assenza nei quadri dirigenziali di un "operativo", un esperto di calcio che faccia da collante tra squadra e società, che si interessi del campionato e pensi già anche a quello sueccessivo.

Ci vuole, cioé, un vero Direttore Generale come lo era Moggi, con Giraudo amministratore delegato, l'avvocato Chiusano presidente (il suo immediato successore non lo riteniamo degno di menzione) e Bettega vice-presidente operativo, nella Juventus di Umberto Agnelli.

Si sente dire che è il ruolo che la dirigenza vorrebbe affidare a Lippi dopo i mondiali del 2010 e sui giornali girano anche altri nomi già per quest'anno (qualcuno a dire il vero improponibile perché offensivo, come quello di Baldini); comunque sia bisogna fare di tutto per essere in grado di capire la bravura di uno come D'Agostino quando ha diciotto - vent'anni e magari sogna di giocare nella Juve, e non comprarlo a ventisette col rischio che costi troppo (adesso è Pozzo che sogna!), si rischi di sforare il budget e il CdA alla terza riunione bocci la trattativa.

Insomma cari dirigenti: ridateci un Direttore Generale!!!

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Eppur si muove


Dalle colonne virtuali di questo sito, abbiamo sempre condannato la "reticenza" dei media a fornirci una informazione non addomesticata. In questo desolante panorama, una eccezione è costituita da Oliviero Beha.
Pur non condividendo appieno le sue idee e il suo accanimento nell'estate del 2006, non possiamo fare a meno di apprezzare le considerazioni espresse durante l'edizione serale del TG3 del 31 maggio. In sintesi:

1) Tuttora sui campi di gioco avvengono stranezze.
2) I beneficiari di tali episodi sono Milan e Inter, che tra l'altro se ne vantano.
3) La serie di "trionfi" nerazzurri trova origine nello scudetto a tavolino del 2006.
4) Nessun organo di informazione si sta occupando del processo di Napoli e questo è molto triste.
5) Le testimonianze rese illustrano una realtà diversa da quella che "ci hanno raccontato".

Dopo tante battaglie, dopo tante disillusioni, qualcosa comincia a muoversi, qualcuno torna a porsi delle domande, a disquisire sui fatti e non solo sulle sensazioni o sulla base del sentimento popolare
Chi lo spiega, ora, agli amanti "del rosa della vita"?

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Il portavoce

Galliani è atterrato ieri a Madrid per vendere Kaka al galactico Real targato Florentino Perez. L'offerta dei madridisti si mormora sia una di quelle che non si possono rifiutare: Robben, Sneijder e 50 milioni di euro, per un totale di oltre 65 milioni di euro.
Secondo molti di noi l'affare lo fa il Milan. Sapete cosa ci ha convinto della cosa? Semplice, sembra che il brasiliano abbia un portavoce (tale Diego Kotscho). Manco fosse Barack Obama. Giusto, a questo punto, lasciarlo andare a Madrid a fare le sue galactiche figure, non v'è dubbio. Del resto ci penserà il suo "portavoce" a spiegare i motivi delle sconfitte che lo attendono.

Volendo cercare una morale a tutta questa faccenda, noi pensiamo che il mondo del calcio presto dovrà ridimensionarsi. Se un calciatore affida il nulla che generalmente ha da dire ad un portavoce vuol dire che la bolla sta per esplodere. Speriamo presto, a tutto c'è un limite.

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martedì 2 giugno 2009

Assoluzioni di una notte di mezza estate

Le cronache giudiziarie ci informano che la III sezione penale della Cassazione ha prosciolto a "titolo definitivo" Carraro e Ghirelli dalle accuse mosse loro dai solerti pm Beatrice e Narducci.
In attesa di leggere la motivazione, sorge spontaneo domandarsi se non stiamo assistendo ad un film già proiettato a Roma in occasione del processo Gea: una cupola sempre più decadente e con sempre meno sodali.
Insomma una cupola autoreferenziale che vede in Moggi l'unica testa, peraltro, sfornita di mordente ossia di quei poteri di coercizione necessari affinché le pedine si adeguino ai voleri del "grande manovratore".

Speranzosi che i due pm napoletani ci spieghino, con testimonianze oggettivamente inattaccabili, come si svolsero i fatti, vorremmo ricordare ai lettori un estratto della sentenza rupertiana (pagina 102, gara Fiorentina-Bologna, "ammonizioni mirate"): "Occorrerebbe, cioé, dimostrare che anche il secondo segmento della condotta integrante gli estremi dell’illecito sportivo si sia realizzato, vale a dire che, in ipotesi, le richieste di Moggi siano (quanto meno) effettivamente pervenute a De Santis".
E, ora, confrontiamola con il contenuto di questa intercettazione telefonica (6 marzo u.s. alle ore 14,29 vds prog. 327 2 7 utenza 335/64... – BERGAMO Paolo), in cui il Bergamo viene chiamato dal presidente federale Carraro, il quale con tono di voce adirato immediatamente redarguisce il suo interlocutore, sottolineando i favoritismi arbitrali fatti alla Juventus nell’incontro disputatosi con la Roma e vinto dalla squadra bianconera: "…ehh ma lei.. io... pe... penso non so cosa devo dire... Bergamo!... io... io veramente non so cosa devo dire… io la vedo... lei mi chiede di vedere io la vedo... le dico mi raccomando... se c’è un dubbio per carità che che che che il dubbio non sia a co... a favore della Juventus dopo di che succede.. .gli dà quel rigore lì!?".

Lasciamo ogni ulteriore considerazione a voi lettori e vi invitiamo, con un po' di malizia, a ripensare a certe esternazioni di alcuni esponenti della cosiddetta "parte lesa". (vento del nord, sistema etc etc).
Nel contempo ci domandiamo: "per quanto ancora si farà finta di non capire?"

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No Comment... Anzi sì!



Calciomercato.com: "Spalletti e Ferrara: duello per la panchina della Juve".
Sarebbe bene che Ciro facesse scorta di munizioni, non era famosissimo per la mira!

Tuttosport: "D'Agostino-Juventus, siamo alla stretta decisiva".
Le stiamo stringendo anche noi le palle! Decisamente.

Calciomercato.com: "Ibra non si arrende e torna a batter cassa: 2 milioni in più".
Non è mai stato interista, ma è rimasto bambino, vuole la Champions come nuovo giocattolino.
Moratti fuori i soldi e accontenti il ragazzino!

Sky.it: "Primavera: Il Palermo di Hernandez elimina la Juventus".
Come da tradizione i ragazzini stanno seguendo le orme della prima squadra, ora sono più simpatici anche loro.

Cobolli (vedi video): "Motocicletta, 10 HP, tutta cromata, è tua se dici sì..."
E su questo pezzo, il No Comment ci sta non bene, benissimo! Sembra lo faccia apposta...

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La New Holland sbaglia ancora strada

Il nostro Pucciogoal87 ci ha inviato dall'Australia la sua analisi sulla situazione attuale della Juventus: dal ritiro di Nedved alla scelta del nuovo allenatore, passando per il probabile addio di David Trezeguet.

"Maltrattato", titola Tuttosport, e per una volta siamo d’accordo con il giornale torinese. Son riusciti persino a rovinare il rapporto con Pavel, uno che voleva finire la carriera alla Juve e che solo perché è un uomo vero ha messo da parte l'orgoglio di dimostrare l’incompetenza dei dilettanti alla guida della New Holland, e non indosserà nessun'altra maglia dopo la numero 11 bianconera.
Quale sarà il criterio di scelta dell’allenatore? Purtroppo credo che sceglieranno un altro allenatore che si accontenta e che obbedisce.
Ciro Ferrara sembra averlo capito, si è già dato assai da fare per dimostrarlo e avere più chances di rimanere.
Domenica ha umiliato una volta di più Trezeguet, preferendogli Amauri e negandogli la passerella che avrebbe meritato per la sua probabile ultima partita nella Juventus. Si è comportato con Trezeguet esattamente come il tanto criticato Ranieri, e ha fatto a David quello che Ranieri fece a Birindelli l’anno scorso.
Dopo Moggi, Giraudo, Bettega, Gai, Ceravolo, Chiarenza, tutti nomi legati alla Juventus vincente, si sono liberati di Nedved e del dottor Agricola e hanno di fatto scaricato Trezeguet, altri tre esponenti storici della vera Juventus che fu.
Il ballottaggio per il posto di nuovo allenatore sembrerebbe essere tra Conte e Ferrara, due che non si son lasciati benissimo con la Triade e che quindi non dovrebbero creare eccessivi problemi di comunicazione rispetto alla sciagurata strategia dello smile adottata da proprietà e dirigenza simpatiche e perdenti e propagandata dagli organi ufficiali: Gazzetta dello Sport, Juventus Channel, Hurra Juventus.
Le parole di Zebina la scorsa settimana mi avevano fatto sperare in un rigurgito di juventinità da parte di Ferrara. Evidentemente anche Ciro tiene famiglia e sogna di fare come Guardiola. Sogni d’oro Ciro. Addio Pavel, Addio David, la vera Juventus non c’è più, adesso al Comunale di Torino gioca la New Holland.

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lunedì 1 giugno 2009

Santo o delinquente?


Davvero singolare la figura di Enrico Preziosi: come presidente del Genoa ieri notte ventimila tifosi lo hanno beatificato in piazza (della Vittoria), mentre per la giustizia sportiva è delinquente e recidivo (non solo la valigetta ma anche il fallimento del Como e altri reati minori).

All'epoca del processo per la valigetta è venuto fuori che la sentenza era stata scritta dal Sandulli di turno al mare, prima ancora che deponessero i testimoni; lui, in compenso, ad una cena alla quale aveva invitato Galliani si è presentato con un registratore nascosto addosso sperando di fare scoperte importanti (una specie di Tavaroli in sedicesimo).

Questo per dare un'idea del mondo del calcio; da allora, in ogni caso, è stata una serie di mosse azzeccate sia nel calcio che nel suo lavoro: il Genoa l'anno prossimo gioca in Europa e i suoi giocattoli vanno forte anche in America; lo scorso anno il bilancio del Genoa ha chiuso in attivo ed anche quest'anno con l'operazione realizzata con l'Inter ha portato a casa un grosso utile (vero, non per finta), oltre al fatto che il Genoa di Gasperini, per riconoscimento generale, ha espresso il calcio più spettacolare.

Resta il dubbio iniziale che rimanda, più in generale, al funzionamento e alla valenza della giustizia sportiva. Abbiamo segnalato sul nostro blog, tanto per dire, che per effetto dei colloqui che ha avuto direttamente con Moratti per parlare di Milito e Motta (e magari anche di qualcos'altro...) Palazzi doveva aprire un fascicolo sul presidente dell'Inter, ma non si è saputo niente; in compenso oggi il Giudice Sportivo ha inibito Preziosi per altri venti giorni perché ieri è andato in campo a salutare pubblico e giocatori (da inibito non poteva farlo).

Abbiamo, cioè, la conferma che la giustizia sportiva fa e non fa in base ad una logica che con i regolamenti e il Codice non c'azzecca proprio niente, come se Palazzi fosse una specie di variabile impazzita (oppure estremamente lucida, di qui non si scappa) nel mondo del calcio già incasinato di suo; così i tifosi del Genoa festeggiano e beatificano Preziosi, e di Palazzi e dei suoi fascicoli a loro non frega un cazzo.

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Pavel ju29ro



Non pensavamo sinceramente di commuoverci, ma l'ultima di Nedved con la maglia bianconera ha regalato emozioni difficili da nascondere. E' la fine di otto anni di simbiosi fra un campione che ha fatto grande la Juve e che alla Juve è diventato il migliore di tutti fino a vincere il Pallone d'Oro 2003.
Gli scudetti con Lippi, quella finale di Champions sfilatagli da un cartellino maligno, gli scudetti con Capello revocati da un processo farsesco. Lui ha continuato a correre indomito, a dare il massimo per la maglia conquistando definitivamente il cuore di chi ama la Juve. Ci sono stati Sivori, Platini, Zidane, ci sarà Del Piero, ma le sensazioni che ha trasmesso il campione ceko ai suoi tifosi sono uniche. Mai una parola fuori posto, sempre esemplare nel tirare il gruppo, al suo spirito ci siamo aggrappati per uscire da Calciopoli.
Ogni anno a dire che era l'ultimo fino a ripensarci sempre e comunque. Sembrava che anche questa volta si ripetesse la stessa storia. Ma c'è una fine a tutto, e "i Grandi" devono lasciare il campo "da Grandi". Pavel lo ha fatto. Al passo d'addio non si può chiedere di più che farlo acclamato da uno stadio intero che scandisce il tuo nome senza sosta prima, durante e dopo la partita. La Tua famiglia vicino, con i figli Pavel e Ivana ad indossare la maglia della squadra del cuore. Una maglia celebrativa con gli autografi dei Tuoi compagni che Ti tributano la "standing ovation" indossando la tua maglia "NEDVED 11".
E' la fine di una favola terrena, il passo di addio di un gladiatore di questi tempi come la musica in sottofondo allo stadio evoca durante la Tua festa. Grazie Pavel, hai regalato emozioni forti a chi ama questa maglia, hai dato tutto quello che c'era da dare. Se i campi da calcio sono un po' le arene del nostro tempo, Tu meglio di ogni altro hai veramente indossato i panni del gladiatore. Un combattente mai domo, mai vinto, che oggi è già mito prima di diventare storia. Grazie Pavel!

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Il vero blasone

"Dietro ad ogni grande fortuna c'è un crimine", diceva Balzac.
Nel caso dell'Inter, per il momento, non sappiamo se sia vero. Di sicuro, sappiamo per certo che come i borghesi arrivati nell'alta società, aspirano ad ottenere quel blasone che evidentemente si sentono di non avere.
Chissà poi perché. Forse neanche loro credono fino in fondo alla correttezza dei loro successi, e quindi tentanto di comprare pezzi di gloria vera dai nobili in disgrazia.
Ecco spiegato perché, a leggere la Gazzetta, l'Inter sarebbe partita alla caccia di Pavel Nedved. Se qualcuno non è d'accordo con questa interpretazione, prego, ci faccia conoscere uno Juventino che sogni di vedere l'onesto capitan Sanetti in maglia bianconera.

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