sabato 31 gennaio 2009

Juventus - Cagliari, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 5.5
Aspettando la telefonata di Obama, prende 3 gol (incolpevole). Mezzo punto in meno per tutte le dichiarazioni da Controfallo rilasciate in settimana

Olof Mellberg: voto 3
Un'autentica sciagura. Parte a destra, e viene ridicolizzato da chiunque passi da quelle parti. Sbaglia sistematicamente la tattica del fuorigioco, passa al centro e riesce a giocare persino peggio

Nicola Legrottaglie: voto 4
La peggiore prestazione da 3 anni a questa parte. Colpevole su tutti i gol, certo non aiutato dagli sciagurati compagni di reparto

Giorgio Chiellini: voto 4.5
Serata pessima pure per lui. Si vede che non sta ancora bene, porta la nave sul fondo senza nemmeno provare a reagire e si fa pure male. Il suo sostituto è Mellberg, abbiate paura...

Cristian Molinaro: voto 5
Il meno peggio della difesa. E' coinvolto nel naufragio del reparto nell'applicazione della tattica del fuorigioco, ma prova a farsi vedere in avanti, e nell'uno contro uno non frana totalmente

Marco Marchionni: voto 5.5
Il solito: tutto fumo e niente arrosto. Parte a destra, senza incidere. Viene accentrato, e sembra essere più vivo, ma per una cosa fatta bene ne sbaglia due. Mauro, dove sei?

Momo Sissoko: voto 6
Si merita la sufficienza per il bel gol, e per qualche buona palla recuperata. Per il resto, pare lontanissimo dalla migliore condizione

Cristiano Zanetti: voto 5.5
Parte male, decisamente sotto tono dal punto di vista fisico. Si fa male, non lo vedremo per molto tempo

Pavel Nedved: voto 6
Pessimo fino al gol, sfiora il secondo, quindi viene accentrato pure lui e sembra giocare meglio, ma è solo un fuoco fatuo. Molto agonismo, poca qualità. E De Ceglie sta in panca

Alex Del Piero: voto 5
E' in evidente calo di condizione. Non punge come dovrebbe, ed è pure troppo egoista e nervoso. Certo non è facile giocare in una squadra come la Juve di questa sera

Amauri: voto 6
Strappa la sufficienza con qualche giocata d'alta scuola, ma non è più il cecchino di qualche tempo fa
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Claudio Marchisio: voto 6
Il suo ingresso sembra rivitalizzare la squadra, grazie alle sue aperture precise e mai banali. Nel secondo tempo affonda insieme agli altri, ma salva la faccia

Vincenzo Iaquinta: senza voto
Entra al posto di Marchionni quando ormai la squadra è allo sbando. Ingiudicabile

Zdenek Grygera: voto 5
Entra al posto di Chiellini, e prosegue la sciagurata prova di Udine lasciando campo libero a chiunque attacchi dalla sua parte
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Claudio Ranieri: voto 3
Inutile commentare le scelte singole, è il complesso che è franato. Si sta ripetendo quanto successo a settembre, la condizione fisica è disastrosa e gli infortuni si ripetono in modo preoccupante. E' inutile vincere N partite di fila, e quindi ricominciare dopo la sosta in questo modo. Siamo sempre stati perplessi sulle sue capacità, purtroppo arrivano conferme già a gennaio

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La chiave per ritrovare gli scudetti

Abbiamo documentato sul sito come e perché le sentenze di Calciopoli, seppur passate in giudicato, possano o debbano essere riviste per effetto dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva che riguarda proprio la "revisione e revocazione" che è possibile quando, per esempio, ci sono "fatti nuovi". Paparesta che nega il sequestro e la chiusura a chiave nello spogliatoio è, nel suo piccolo, un fatto nuovo e spieghiamo perché.

Nella sentenza definitiva della Corte Federale, a pagina 60, vengono richiamate le accuse mosse da Ruperto (in primo grado) a Giraudo e Moggi e tra queste viene citata espressamente (al punto b) la condotta aggressiva nei confronti della terna arbitrale di Reggina-Juve "punitivamente chiusa a chiave nello spogliatoio".
Oggi tutti sanno che questo non è vero, solo che il professor Sandulli nella sua sentenza definitiva a pagina 73 scrive che la ricostruzione fatta da Ruperto è "precisa e incontestabile"; addirittura incontestabile e tutto questo perché era scritto nelle informative del maggiore Auricchio (le stesse sbugiardate al processo Gea), le famose informative che le stampa ha trascurato (ma noi no) e che informavano che c'era una "cupola" e Moggi ne era il "capo". Famose perché nell'estate 2006 "pistole fumanti" nessuno è riuscito a trovare, e così nel processo sportivo la prova principe per scipparci gli scudetti e mandarci in B è risultata il lavoro investigativo della squadra di Auricchio; quanto questo lavoro è stato accurato e attendibile cominciamo a capirlo dalla chiave di Paparesta.

Che resta, ripetiamo, un episodio marginale, ma deve farci riflettere sul fatto che se da Napoli venissero fuori altri fatti nuovi potrebbe risultare "falsa" proprio la prova principe che è servita a Rossi, Borrelli, Palazzi, Ruperto e Sandulli per revocare i nostri due scudetti, e a quel punto ci sarebbero le condizioni per far scattare l'articolo 39.
A prendere per buone le parole di Blanc anche alla Juve aspettano il processo di Napoli per vedere se ci sono elementi nuovi e decidere il da farsi, ma è più importante che stiamo bene attenti noi tifosi perché, se ci pensiamo bene, la richiesta di revisione di Calciopoli potrebbe partire proprio da noi.
Noi garantiamo che staremo attenti; tutti insieme dovremo capire come farci valere.

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La Leggenda del Sequestro Paparesta


L'Italia che legge il giornale rosa e segue i tiggì di mamma Rai e zio Mediaset l'ha saputo questa sera. L'ex arbitro Paparesta ha ammesso che giammai era stato chiuso nello spogliatoio da Luciano Moggi.
Succede al termine di un infausto arbitraggio, Reggina - Juventus del 6 novembre 2004. Paparesta e il fido guardalinee Copelli ne combinano di tutti i colori, tanto che Moggi e Giraudo scendono negli spogliatoi a fine partita a lamentarsi e non poco con lo sfortunato fischietto barese. Nel giugno 2006 scoppia la bomba: Moggi aveva rinchiuso nello spogliatoio Paparesta e aveva buttato via la chiave! Parte l'inchiesta e i giornali, tutti come quello rosa per l'occasione, e i tiggì, tutti come quello di mamma e zio, a dire che Moggi aveva sequestrato Paparesta! Oltre a dipingere Moggi come un delinquente, evidentemente ci voleva anche un profilo degno dell'anonima sarda, quelli che i sequestri li facevano davvero. Per chi voleva conoscere la verità senza divorarsi quella del giornale rosa, bastava aspettare quello che avrebbe detto Paparesta all'Ufficio Indagini della FIGC. Il 7 giugno del 2006 davanti al dottor De Feo e ai suoi collaboratori, Paparesta raccontò i momenti concitati di quel dopopartita con Moggi e Giraudo che entrarono nello spogliatoio, uscirono e poi rientrarono con il presidente della Reggina Lillo Foti per uscirne nuovamente tutti insieme. "Sono stato chiuso negli spogliatoi dopo la partita circa un'ora - disse Paparesta - Non ho avuto alcuna percezione di essere stato chiuso. Ho appreso questo fatto dai giornali".
Le chiavi, come accade in tutti i campi in cui si giocano partite del calcio, dalla serie A alla terza categoria, erano in possesso del dirigente assistente all'arbitro della squadra di casa. Il racconto fu confermato da Paparesta anche successivamente, il 12 giugno 2006 in una nuova audizione davanti all'Ufficio Indagini FIGC. Bastava fare i giornalisti e spiegare realmente, documenti alla mano, come erano andate le cose.
Invece viviamo evidentemente in un sistema talmente marcio che le accuse si inventano interpretando intercettazioni telefoniche. C'è anche l'aggravante! In tre intercettazioni in cui Moggi parla dell'episodio, solamente in uno dice di essere uscito "buttando via la chiave", versione non combaciante con quella delle altre due telefonate. Naturalmente cosa hanno fatto i nostri media? Hanno pompato la versione che faceva notizia ed era sinergica a un quadro accusatorio ai danni di Moggi che lo identificava come il maggiore responsabile di tutti i mali del calcio. Da qui la grande idea del giornale rosa di battezzare il presunto scandalo "Moggiopoli". Stasera è stata un'intervista di Paparesta a rivelare in TV la verità mediatica, mentre quella processuale si era chiusa da tempo con l'archiviazione. Solo un sistema malato e asservito come il nostro poteva accorgersi stasera della verità con un ritardo di due anni e mezzo. Bastava scaricarle da Internet certe dichiarazioni! Invece la stampa, sportiva e non, se ne accorge stasera. Nel sito di Tuttosport la notizia è in bella evidenza, come sul Corriere dello Sport, mentre sul giornale rosa, chissà come mai, per trovare la notizia devi scorrere giù giù giù con il mouse fino a quando trovi il titolo: "La verità di Paparesta: mai chiuso in spogliatoio". Sottile scrivere "la verità di Paparesta", perché sembra quasi voler dire che potrebbe anche non corrispondere alla verità dei fatti, perché evidentemente la verità può essere solo quella scritta da Candido Cannavò e colleghi. Il guaio, il grosso guaio, è che tanta gente ci ha creduto e magari ci crede ancora. Per rendersene conto basta leggere come viene commentata la notizia sempre nella versione on line della Gazzetta da chi sembra sconcertato dalla dichiarazione di Paparesta e si meraviglia che sia arrivata solo adesso. La verità è, come visto, che Paparesta certe cose le aveva già dette nelle sedi opportune. Si sgretola quindi stasera, di fatto, un altro mattoncino di quel processo mediatico che un po' alla volta sembra prendere le sembianze di un boomerang che tornerà indietro a chi l'ha lanciato, pubblicando intercettazioni che dovevano essere coperte da segreto istruttorio e pubblicando sentenze prima che certi tribunali emettessero le sentenze farsa del più sconcertante processo della storia del calcio.

NdR: leggete cosa scriveva a proposito di questo caso il nostro Dr. Zoidberg su questo sito, in data 14 maggio 2007 (Link). Speriamo che i giornalisti professionisti provino vergogna, ammesso che ne siano capaci.


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venerdì 30 gennaio 2009

In dubio pro Inter

Ripensando al gol annullato a Paolucci contro l'Inter ci è venuto in mente il gol di Ibrahimovic alla sesta giornata contro il Bologna. Andiamo a rivedere il gol di Ibra:


Come si può notare l'attaccante colpisce di tacco con la gamba molto alta, anticipando il difensore bolognese. Gol convalidato.

Andiamo ora a rivedere il gol annullato a Paolucci in Catania-Inter (minuto 0.40):


Si nota che il difendente interista si butta all'altezza del piede dell'attaccante catanese. Gol annullato per gioco pericoloso.

Se gli arbitri sono in buona fede, come tutti ci dicono, si avvisi l'International Board che in Italia è stata introdotta una nuova regola: in dubio pro Inter.

NdR: si ringrazia l'utente Pappaeciccia del forum J1897

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Cittadini e juventini

Da qualche giorno sulla stampa si parla molto di Fiat: notizie pessime. Pare che il mercato delle automobili subirà una forte contrazione e che anche la Fiat, quindi, subirà forti ripercussioni.
Tanto è vero che un banchiere ha dichiarato che si sta organizzando un grosso prestito perché "Fiat ha bisogno di contanti a breve per le attività operative". Sì, la Fiat ha bisogno di soldi per pagare gli stipendi, per comprare i "semilavorati" ecc.
Non è una bella situazione, tanto è vero che anche il governo ha deciso, sempre secondo la stampa, di dare degli aiuti all'industria automobilistica nazionale.

Come cittadini, ci pare corretto che venga aiutata dallo Stato un'industria nazionale che garantisce centinaia di migliaia di posti di lavoro, ma a condizione che anche gli azionisti mettano mano al portafoglio.
In caso contrario, che libero mercato sarebbe quello che negli anni di "vacche grasse" garantisce utili solo agli azionisti mentre negli anni di "vacche magre" accolla le perdite a tutta la comunità?

Gli azionisti di maggioranza della Fiat potrebbero, per esempio, fare cassa da immettere nella Fiat cedendo la Juventus.
Se si arrivasse a questa conclusione noi saremmo doppiamente contenti: come cittadini non saremmo costretti a pagare da soli la crisi del mercato automobilistico, e come Juventini, finalmente, non vedremmo più la Juventus in mano a persone che hanno operato in maniera molto discutibile.

Per una volta urliamo: forza Agnelli, un po' di coraggio!

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giovedì 29 gennaio 2009

Cronache aziendali - ventunesima giornata


La Juve boccheggia a Udine e torna a meno sei dalla solita Inter.
Il Catania domina la partita e riesce anche a pareggiare lo svantaggio iniziale... peccato l'annullamento per gioco pericoloso sull'eroico Burdisso, che va in tackle con la testa.
A Sky però nessuno si azzarda a usare la propria: solo l'arbitro può giudicare perchè sta in campo. Forse la battuta è inedita.
Zenga conosce l'azienda e ha la squadra in lotta per non retrocedere, ma li scorticherebbe.

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Secondo padre o ladro infedele?

Scrive Tuttosport che il 3 marzo si decide per il processo sui bilanci della Juve: il gup sentirà gli avvocati difensori e poi dovrà decidere se fissare il processo non tanto per finte plusvalenze (per questi "reati" ce ne sono stati altri, come quelli a Inter e Milan, finiti a "tarallucci e vino"), ma per la registrazione di pagamenti a intermediari e procuratori che per l'accusa non erano dovuti. Per i pm, ed è questa la sostanza dell'eventuale processo, gli accusati (Giraudo, Moggi e Bettega) mettevano quelle spese per farci loro "la cresta", l'accusa è di infedeltà patrimoniale per cui secondo i pm Antonio Giraudo, che era amministratore delegato, in parole povere rubava dei soldi alla Juve.

Un'ipotesi che lascia sbalorditi, specie se si pensa che la denuncia di Giraudo possibile "ladro infedele" l'ha fatta l'attuale dirigenza, cioè Cobolli Gigli. Lascia ancor più sbalorditi perché recentemente, in una intervista a Tuttosport, Andrea Agnelli nei confronti di Antonio Giraudo aveva ribadito parole di grande stima, l'aveva anzi definito "un secondo padre". Senza entrare nel merito del processo, che è roba da avvocati, non possiamo non notare che qualcosa non quadra, vengono fuori due immagini di Giraudo troppo distanti tra loro: una delle due è per forza di cose sballata e inattendibile.

Viene allora fuori il dubbio che Cobolli Gigli, visto come la proprietà si era comportata con Giraudo-Moggi-Bettega per Calciopoli, abbia fatto un calcolo da "ragioniere", per cui quella denuncia veniva bene per ingraziarsela, per prendersi gli applausi degli "eredi degli Agnelli" e meritarsi per questa via lo stipendio da presidente. Se è così si è trattato di un calcolo fatto male, intanto perché la storia di Calciopoli sembra lontana dall'essere tutta scritta e non è ancora facile da capire con la mentalità del ragioniere e poi perché almeno uno degli eredi non l'ha affatto applaudito, anzi l'avrà mandato a quel paese.

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mercoledì 28 gennaio 2009

Miracolo: la Juve resuscita l'Udinese!


A suo modo la Juventus anche questa sera ha fatto l'impresa. Resuscitare l'Udinese non sembrava essere cosa da poco visto che la squadra friulana non vinceva in campionato giusto da tre mesi. Da allora i derelitti furlani hanno messo insieme giusto 3 punti in 14 partite fino alla resurrezione di stasera: tre punti in un colpo solo! Una storia insomma da scrivere nel libro del Vangelo del calcio. Lasciati a riposo Del Piero e Zanetti, mastro Ranieri ha dato spazio a Giovinco come seconda punta accanto ad Amauri, coppia di centrali a centrocampo Marchisio e Sissoko e rientro di Molinaro sulla fascia sinistra, queste le differenze rispetto alla squadra che sabato aveva sconfitto la Fiorentina fra le polemiche. Dire che stasera l'undici bianconero è sceso molle in campo è un eufemismo. E' stata bissata la prima mezz'ora inguardabile vissuta nella trasferta di Roma contro la Lazio. Che si tratti di un particolare significativo? Noi diacimo di sì.
Nell'opera di resurrezione di Di Natale e la sua compagnia, la prima mezz'ora ha travolto la squadra di Ranieri in quello che è sembrato un delirio mistico come per creare le condizioni giuste che potessero dar vita al miracolo. Un avversario tutt'altro che irresistibile ha accesso il primo cero quando una Juventus che pareva ferma in preghiera ha spalancato la propria metà campo all'inserimento di Zapata, Di Natale, Quagliarella che come Re Magi ci hanno infilato il dono. Poi la sveglia, o qualcosa di simile, visto che la Juve è sembrata destarsi, ma si trattava di pia illusione. Non si è salvato praticamente nessuno nell'undici di partenza bianconero. Difesa sempre alta ma più lenta del solito con Legrottaglie insolitamente svagato e impreciso, Molinaro e Grygera avevano certamente invertito le scarpe per quanto fuori misura sono stati anche i passaggi più elementari. Sulle fasce di un 4-4-2 classico il nulla. I fantasmi di Nedved e Marchionni si sono aggirati sulle fasce laterali per tutta la serata ed anzi, quello di Marchionni nella ripresa ha svolazzato tutto solo chiuso nello spogliatoio. In campo Iaquinta, al rientro dopo infortuni vari e panchine a iosa. Sembrava un elefante in una cristalleria o forse un montone a cercare di farsi spazio in un pascolo troppo affollato. Con il suo ingresso in campo, Ranieri ha cambiato modulo scegliendo di schierare il rombo di centrocampo con Giovinco sul vertice alto e Sissoko sul vertice basso. Si è vista almeno un po' di buona volontà ma mai quest'anno così tanti errori e la totale mancanza di pericolosità in avanti. Handanovic non ha compiuto una sola parata in tutta la partita. Di Natale (!) manco a dirlo, si è incaricato del secondo dono a una Juve che stasera aveva veramente la mobilità di una vecchia signora.
Nel frattempo l'arbitro in preda a un trasalimento compassionevole grazia anche Nedved meritevole del secondo cartellino per un evitabile fallo da dietro nei confronti di un avversario. Ma non si poteva certo pretendere che Tagliavento sostituisse Ranieri nelle scelte (...) Il fischietto in tenuta color canarino non se l'è proprio sentita di umiliare l'ex pallone d'oro ceco in una serata in cui nemmeno un miracolo avrebbe resuscitato lui. La Juve poteva segnare solo su rigore e grazie a Pasquale (!) che affonda i tacchetti sulle caviglie di Grygera in piena area il rigore arriva. C'è quindi spazio per il consolatorio golletto dagli undici metri di Iaquinta che non mortifica però i credenti in attesa che il miracolo si compia. Si chiude il quarto minuto di recupero quando l'arbitro fischia tre volte e la Juventus riesce nel miracolo. Tre punti all'Udinese che resuscita. La Juve torna a casa. Il miracolo si è compiuto.

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Udinese - Juventus, pagella istantanea

Gigi Buffon: voto 6
Una bella parata su una incursione di Isla in area. Incolpevole sul gol

Zdenek Grygera: voto 5
Ha il merito di guadagnarsi il rigore e trova il tempo giusto in area per insidiare Andanovic con due colpi di testa. Dimostra tutti i limiti in fase difensiva in occasione del gol di Di Natale

Nicola Legrottaglie: voto 5
Responsabile sul gol. E una serie di palle sparacchiate in area Udinese dal cerchio di centrocampo

Olof Mellberg: voto 5
Non si intende con Legrottaglie

Cristian Molinaro voto 6
Dignitoso in fase difensiva. Ma non gli si chieda di più

Marco Marchionni: voto 5
Indisponente, una partita non all'altezza dell'ultimo periodo. Ranieri lo manda sotto la doccia alla fine del primo tempo

Momo Sissoko voto 5,5
Il maliano è un formidabile cacciatore di palloni. Oggi ha dovuto impostare, mancando un regista Risultato pessimo.

Claudio Marchisio: voto 6
Alterna giocate da fuoriclasse assoluto a errori in fase di impostazione degni di un giocatore da Dilettanti

Pavel Nedved: voto 5.5
L'impegno è stato all'altezza del suo nome. Ma non riesce ad essere incisivo come una volta in fase d'attacco.

Sebastian Giovinco: voto 6
Gli diamo la sufficienza per l'impegno ma non incide in fase d'attacco. Fermato fallosamente in un paio di circostanze in cui poteva far male

Amauri: voto 6+
Grande impegno, ma pare in difficoltà visto che la squadra non lo sostiene. Non riesce ad incidere
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Vincenzo Iaquinta: voto 6.5
Segna il gol su rigore. Grandissimo impegno e nelle poche volte in cui gioca sulle fasce mette in crisi la difesa friulana. Da prendere in considerazione per le prossime gare

Christian Poulsen: senza voto
Non giudicabile, ma si fa notare per aver sprecato una buona occasione nei minuti finali con un colpo di testa insulso

David Trezeguet: senza voto
Bentornato a David. Non faticherà a riprendere il posto in squadra
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Claudio Ranieri: voto 4
La squadra è in evidente apnea dal punto di vista atletico. A maggior ragione aver lasciato il Capitano a Torino appare un errore gravissimo


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Euforia all'Inter


Lo stato di euforia che ciclicamente coglie tesserati dell'Inter questa volta ha colpito addirittura Mourinho, che finora ne era stato immune.

Durante la partita con la Sampdoria accusa l'arbitro di "avere paura", e per risposta viene giustamente espulso. Non pago, dopo la partita accusa l'arbitro di aver danneggiato la sua squadra, facendo imbufalire il povero Mazzarri che ha visto la Samp danneggiata dalla mancata espulsione di Adriano e dalla non concessione di un paio di rigori.

Poi, dulcis in fundo, lascia a casa nella trasferta contro il Catania il giovane Balotelli portando in Sicilia lo squalificato Adriano. Chissà forse qualcuno, in società, gli ha promesso l'annullamento della squalifica o forse addirittura si sta preparando un passaporto "italiano" per il brasiliano.

Comunque sia, strano ma vero, l'unico che ancora non è stato colto dall'euforia è il presidente Moratti. O forse Paolillo e Ghelfi lo hanno debitamente sedato per evitare di veder a libro paga il terzo staff tecnico in meno di un anno.

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Voto Antonio! Voto Antonio!


Fino a ieri non lo sapeva nessuno, ma tra una settimana in Lega Calcio ci saranno le elezioni; volute e deliberate ieri su tempi strettissimi non per evitare che si formassero partiti e partitini (come ha scritto qualcuno)m ma per "dare tranquillità e solidità al sistema calcio", come assicura Matarrese su Tuttosport; tempi tanto stretti che pare che il candidato a presidente sarà solo uno e cioè lui solo, Antonio Matarrese.

Sincero, modesto e altruista com'è ha riassunto su Tuttosport quello che potremmo dire è il suo programma elettorale con pochi punti ma di quelli che sono, appunto, tutto un programma. Il primo è "Questa è una Lega aperta, democratica e disponibile; non voglio elezioni ravvicinate per escludere altre candidature" e qui la sua sincerità c'è tutta; ha poi aggiunto, a conferma della sua modestia, "Il presidente non si ricandida, caso mai viene ricandidato"; per finire con il richiamo (sottinteso) alla passione disinteressata e all'altruismo per cui "Se l'assemblea lo riterrà opportuno io, nonostante i disagi, mi renderò disponibile".

La sua rielezione, da quello che si legge, viene data per sicura, anzi Tuttosport non esclude che avvenga per acclamazione, come se i 42 presidenti di A e B dicessero all'unisono "Voto Antonio! Voto Antonio!". Se poi qualcuno pensa di poter scherzare sul suo programma elettorale vorremmo invitarlo a riflettere "seriamente" su un'altra battuta detta a Tuttosport, una specie di slogan elettorale che, come si sa, spesso è la chiave dei grandi successi di popolo; la battuta è questa: "Penso che Matarrese non sia un problema, ma semmai la soluzione del problema".

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martedì 27 gennaio 2009

Inter, il tavolino dei campioni

Hostato su Megaportal.it
Clicca sull'immagine per ingrandirla


Grande iniziativa editoriale - in edicola il primo fascicolo.
Una delle prossime uscite potrebbe contenere:
- la ricetta internazionale della settimana: pasta del Capitan Sanetti ripassata in padella con pappine bergamasche e amarone portoghese;
- il cartone animato: Il Commissario Morattoni e la Banda Moggiotti;
- l'intervista: la Premiata Falegnameria Temistocle Cannavò e lo storico Tavolino;
- il film in DVD: Il piatto piange.
Allegata al fascicolo la prima gamba del tavolino dello storico scudetto.

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Pugni e pugnette



Com'era prevedibile al Processo è andata in scena la recita sul pugno di Adriano: quindici minuti di teatrino con gli interisti a dire che allora era meglio l'allontanamento dal campo, i romanisti a ricordare che in quel caso l'Inter poteva anche non vincere la partita, Corno e Scarpini che allora ripiegavano sul pugno dell'anno scorso di Totti a Manninger sanzionato col giallo, e Martino e Taormina a dire che c'è pugno e pugno. Quindici minuti di masturbazione mentale che alla fine hanno chiamato in causa gli addominali (più OK quelli di Manninger rimasto in piedi rispetto a quelli di Gastaldello che è andato KO).

Per veder come si erano trastullati nelle altre redazioni abbiamo stamattina controllato i due più importanti giornali di Milano, quello che fa opinione e la "sorella" che vede rosa e fa le sentenze per conto della Figc. Questa scrive che "se l'Inter dimostra che atto violento non è, la prova tv sarebbe inapplicabile"; Verdelli e Cannavò, quindi, provano a mandare in estasi i loro lettori, per la maggior parte "veri" interisti come loro, mettendogli davanti il rosa dell'annullamento della squalifica.

Il Corsera, invece, da fratello maggiore e più assennato, intervista Francesco Damiani, ex-olimpionico pesi massimi che, dopo aver disquisito sul montante ("è un colpo da KO se ti prende al fegato o alla punta del mento"), osserva che Adriano l'ha mollato sulla parte sbagliata ("zona bassa della cassa toracica") per cui si è trattato sì di un "bel colpo", ma Gastaldello ha fatto anche della scena. Pare quindi di capire che Fabio Monti e i suoi colleghi godrebbero anche per una riduzione della squalifica, visto che Gastaldello non ha avuto bisogno dei sali.

A questo punto aspettiamo le decisioni della Disciplinare: se annulla la squalifica vorrebbe dire che un montante nella parte bassa della cassa toracica, anche se ben dato, non è un atto violento; pensiamo che a quel punto ne terranno conto gli allenatori nell'insegnare i trucchi del mestiere ai loro giocatori.

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Il ritorno dei Piangina


Ha ragione Mourinho. L'Inter è prima in classifica, è qualificata agli ottavi della Champions, ai quarti di Coppa Italia. Meglio di così? Eppure... piangono, si lamentano. E' nel loro dna, più resistente del cartone del loro scudetto da indossatori, più unico del loro scudetto senza avversari, più prezioso dei tanti regali arbitrali (pardon, sviste...) che hanno decretato l'assegnazione del loro ultimo sudetto.
Succede che l'Inter non vince una partita di campionato decentemente dal 14 dicembre 2009
. C'era addirittura da battere il Chievo in quell'occasione e l'Inter ce la fece per 4-2 segnando due gol negli ultimi dieci minuti della partita con (guarda un po'!) Ibrahimovic. Poi c'è stato il gol di Maicon a sette minuti dalla fine segnato con mezza squadra in fuorigioco almeno di un paio di metri che le ha consentito di espugnare Siena. Si ricordano "gol fantasma", gol segnati in posizione di fuorigioco, rigori inventati o regalati, ma segnare un gol con mezza squadra in fuorigioco non si era mai visto su un campo di calcio.
Ma se tutto questo è servito a tenere alto il morale di quelli che una volta chiamavamo piangina, beh che Natale sarebbe stato per loro senza un bel regalo? Dopo l'Epifania sono tornati a giocare e hanno rischiato grosso contro il Cagliari in casa e anche in quell'occasione ci ha pensato Ibrahimovic a strappare un punticino, poi a Bergamo le hanno buscate di brutto, prendendo tre gol in una ventina di minuti.
Break in Coppa Italia con regalino
giusto per passare il turno e poi la Sampdoria. Prima, durante e dopo la partita è ripreso l'utilizzo dei lacrimatoi. Ha esordito Moratti lamentandosi dei titoli di qualche giornale che li aveva accostati alla Juventus per via dei continui omaggi arbitrali (ad offendersi dell'ardito paragone doveva essere semmai la Juventus!). Il presidente degli Onesti se l'è presa anche con la telecronaca RAI di Inter-Roma e ha difeso il suo Mourinho additato dalla curva bianconera come nuovo idolo per via di certe presunte dichiarazioni sulla "bontà" degli scudetti vinti in segreteria, senza avversari, o all'ultimo minuto dopo una sequela di omaggi arbitrali.
Lui, Mourinho, sembra poi essere andato via di testa. Punta il dito contro un arbitro innocuo, si fa espellere, si lamenta dell'arbitraggio, dell'eccessivo recupero di una partita vinta 1-0 con una Sampdoria derelitta senza mezza squadra titolare in campo. Il gol lo ha segnato "l'Imperatore" che segna ed esulta invece di essere a farsi la doccia per via di un cazzotto alla Rocky Balboa (in Rocky 2, quando diventa campione del mondo) ammollato all'addome di Gastaldello. Nel finale di partita ci sarebbe anche Cordoba che si aggrappa a Pazzini in piena area per quello che tutte le moviole giudicano come un fallo da rigore. Che fa Mourinho? Si lamenta dei 6 minuti di recupero e se la prende con l'arbitro, con Ancelotti, con la Juventus, con Teo Teocoli, con Massimo Mauro in un crescendo rossiniano che manifesta chiaramente come oggi "il Re è Nudo" (chiediamo scusa a tutti i Re della storia per l'accostamento, ma qui si intende come capolista).
La Juventus e il Milan sono dietro l'angolo. E' finita la bubbana manciniana, sono tornati piangina perché certe cose sono proprie evidentemente di quell'ambiente. E' paradossale che oggi non c'è nemmeno un Moggi con cui prendersela, oggi ci si può solo fare del male da soli e piangersi addosso. Loro in questo sono i migliori, da sempre.

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lunedì 26 gennaio 2009

Le coincidenze


Tragicomico articolo de la Stampa di Torino su una diatriba familiare riguardante Gazzoni Frascara.

La parte comica sta nel fatto che a Gazzoni è stato venduto un tavolino pieghevole con l'assicurazione che fosse risalente al 1600. La cifra sborsata, ai tempi dell'acquisto, è stata di circa 60 mila euro. Ora invece i periti attestano che vale dieci volte di meno. Moggi deve ritenersi fortunato, che Gazzoni non l'abbia accusato anche di avergli venduto questa autentica "sola".

La parte tragica sta invece nella scoperta che Gazzoni era azionista e consigliere d'amministrazione delle società Pirelli e Camfin di Tronchetti Provera. Sì, avete capito bene, non solo Gazzoni ha interessi economici (vedi Vittoria 2000) che lo spingono a accusare Moggi e la Juventus. Era anche socio di quel Tronchetti che aveva, nelle sue società, soggetti impegnati nello spionaggio illegale della Juventus e della sua dirigenza. Senza dimenticare naturalmente il fatto che la Pirelli è azionista e sponsor della squadra maggiore beneficiaria dello scandalo di Calciopoli.

Ma Gazzoni è senza dubbio un galantuomo, dunque queste circostanze sono solo tragiche coincidenze che in nessun modo possono metterne in dubbio l'onestà intellettuale.

E vada al diavolo anche Einstein che, per confutare l'esistenza delle coincidenze, diceva che "Dio non gioca a dadi"!

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In video veritas

La tragi-commedia delle proteste televisive sugli errori arbitrali ha ormai raggiunto livelli che Pirandello se li sognava anche nella fase di maturità: domenica sera mentre Marotta e Mazzarri erano incazzati neri per i torti subiti dalla Samp (e così si prenotavano per un risarcimento in qualcuna delle prossime partite) Mourinho si faceva incredibilmente vedere incazzato pure lui perché, così diceva, il fuorigioco di Mexes a Napoli era di parecchi centimetri più fuorigioco di quello di Samuel in Coppa Italia e il rigore di Mellberg a Torino era più rigore di quello di Cordoba con la Samp (volendo far capire che non era disposto a pagare dazio nelle prossime partite nè con la Juve nè con la Roma che in settimana, dopo la partita di San Siro, aveva preannunciato un dossier).

A parte Montali che, forse a nome della Juve, aveva mandato a dire che un pareggio con la Fiorentina poteva andare bene (e meno male che l'arbitro Saccani ha fatto di testa sua), si lamentano tutti, chi perde ma anche chi vince e tutti vogliono spiegazioni da Collina. Lui si starà grattando la testa, ma intanto dovremmo tutti domandarci: quando, come nel 2004-05, i rapporti personali con i designatori non erano vietati come oggi, anzi erano raccomandati per evitare incasinamenti pubblici come quelli che stiamo vedendo adesso, siamo sicuri che Inter e Roma non si lamentavano con Bergamo e Pairetto? Le intercettazioni e le informative del maggiore Auricchio hanno detto di no ma quello che è oggi sotto gli occhi (e le orecchie) di tutti farebbe pensare il contrario.

Se a quello che abbiamo visto e sentito nell'ultima settimana diamo il significato di una specie di prova (TV) di vizi antichi, anche perché sappiamo tutti che "il lupo perde il pelo ma non il vizio", allora si può dire che anche con Bergamo e Pairetto Inter e Roma facevano sentire le loro lamentele e i loro messaggi trasversali, gli stessi che oggi fanno in televisione perché adesso è vietato intrattenere rapporti con i designatori; si saranno fatte sicuramente sentire e sono riuscite pure a non farsi registrare.

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domenica 25 gennaio 2009

No comment... anzi sì! post 20sima giornata


Foti: "Siamo stati danneggiati dall'arbitro, comunque accetto con sportività la sconfitta".
Della Valle: "Troppo penalizzati, Collina ci spieghi perché".
Ranieri: "Gli errori arbitrali fanno parte del gioco".
Reja: "Gli arbitri non sono in grande forma, meglio non criticarli altrimenti non sono sereni".
Come cambia la vita eh? Prima Collina fischiava con la bocca, ora gli fischiano solo le orecchie. Stai tranquillo Pierluigi, stai facendo un ottimo lavoro, a settimane alterne sei riuscito a farli incazzare tutti, diremmo quasi tutti. Abbi fede, anzi abbi buona fede!

Mourinho dopo gli spifferi di spogliatoio: "Porto tutti in tribunale".
Oh Josè, non esagerare. Abbiamo apprezzato il tuo sfogo del dopo Atalanta, basta e avanza per diventare membro onorario dello Ju29ro Team. Non è necessario portarli tutti in tribunale. Basta iniziare con Oriali, poi pian piano vedrai che riusciremo ad ottenere giustizia.

Della Valle sugli arbitri: "Ci teniamo allo stile, ma da questa sera sono disgustato".
Ma chi lo ha fatto fare ai fratelli Espadrillas di tentare l'avventura nel calcio? Non accontentandosi di far camminare comoda mezza Italia, han voluto fare le scarpe anche a Cecchi Gori. Nemmeno rilevando la Geox si riuscirà a mitigare questo odore nauseabondo!!

Milito: "Inter? Non lo so, ora penso solo al Genoa".
L'Inter, vista la carenza in attacco, pensa a Milito. Questa volta gli Onesti mettono le mani in avanti. Qualora l'argentino non rendesse come da aspettative, come frequentemente succede a tutti i giocatori che vanno a Milano 2, potranno sempre schierarlo nel coro dei "Noi binsciamo sensa ruvvare". La pronuncia sarebbe perfetta!

Massimo Mauro: "Penso che l'Inter abbia meritatamente vinto ai punti".
All'angolo nerazzurro, al peso di 87 Kg, altezza 1.89 cm, l'Imperatore delle favelas, l'Hulk di Milano 2, il Pipoca della nonna, Adrianoooooooooooooooooooooooo!! Pur non essendo riuscito a sferrare il colpo del K.O. Adriano lavorava al corpo, sferrando un bel destro al difensore blucerchiato. I tifosi del Madison Square Garden, per nulla intimoriti dalla possibile prova televisiva, lo acclamano!

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Cronache aziendali - ventesima giornata


Giallo alla ventesima giornata, nell'anticipo l'arbitro Saccani consegna due punti nella segreteria sbagliata!
E così la Primavera della Juve raggiunge l'Inter in testa alla classifica provvisoria.
Insorge Giornalopoli: boicottaggio aziendale o semplice disguido? Vediamo come è andata. Il direttore di gara in buona fede non vede un fallo su Zanetti e, nel prosieguo dell'azione, non vede un rigore per la Fiorentina; più avanti in buona fede non vede un fallo su De Ceglie e, nel prosieguo dell'azione, annulla un gol della Fiorentina per fuorigioco di Gilardino, che invece era tenuto in gioco dal calcagno di Marchionni.
Mala fede? No, insufficiente fede per questa volta.
Mentre Roma e Milan non hanno di che lamentarsi contro Napoli e Bologna, nel posticipo un'Inter di lotta e di governo strappa la vittoria alla Sampdoria: gol di Adriano Gambadilegno poco dopo aver mollato un cazzotto a Gastaldello. Il neoju29ro Mourinho espulso. Non c'è Ibra, gli altri non sbruffoneggiano.
Misteriosa caduta di Stankevicious in area, ma Sky non ha inquadrature ravvicinate; un braccio di Cordoba in area su Pazzini e un placcaggio dello stesso Pazzini sempre in area non visti in buona fede dall'arbitro.
Inter penosa, ma ancora a +3 dalla Juve.

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Il Nuovo Calcio Pulito


Stamane il Corriere dello Sport titolava sullo "scandalo" dell'arbitraggio di Juventus-Fiorentina. Ma anche nel pomeriggio le direzioni di gara sono state senza l'ombra del minimo dubbio sconcertanti. Rigori pazzeschi a Bologna e a Roma, gol in fuorigioco a Napoli, insomma partite falsate a iosa.
Il Corriere non ha che l'imbarazzo della scelta per stigmatizzare il disastro arbitrale del "Nuovo Calcio Pulito", anche se stavolta dovrà dispiacere i suoi lettori romani (Roma favorita a Napoli e Lazio beneficiata da due rigori inesistenti) e magari proverà un certo imbarazzo visto che, fino all'altro ieri, continuava a far passare l'idea che ora, dopo la grande farsa, il calcio è pulito e gli arbitri sbagliano in buona fede.

Noi, nel nostro piccolo, qualunque cosa accada nelle prossime giornate, non proveremo nessun imbarazzo. Da sempre definiamo il "Nuovo Calcio Pulito" figlio di una immensa farsa. Il problema è tutto di quei Profeti che, pontificando dalle colonne dei "grandi" giornali, indicavano in Moggi e nella Juventus la fonte di tutti i mali dimenticandosi, per esempio, che l'attuale Designatore intratteneva rapporti poco commendevoli con il Milan, oppure che la società premiata con "lo scudetto dell'onestà" aveva rapporti pericolosi con soggetti che spiavano (per conto di chi non si sa!!) Figc, Juventus e Moggi.

Ormai il Re è nudo, non è coperto manco dalle pagine dei giornali.
Buona visione a tutti.

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Giustizia è sfatta



Avevamo segnalato la comica della doppia punizione inflitta all'Avellino per non aver pagato gli stipendi e per non aver pagato "neppure" l'Irpef sugli stipendi; aggiungiamo ora che la Corte di Giustizia Federale (Tuttosport del 24/1) ha dimezzato i punti di penalità (da 4 a 2) e più che dimezzato l'inibizione al presidente (da 12 a 5 mesi). Verrebbe da dire che giustizia è stata fatta se non fosse che l'episodio, come tanti altri e per ultimo il deferimento di Baraldi per le plusvalenze del Parma nel mentre lui era un dirigente della Lazio, conferma che il "sistema" della giustizia sportiva è in mano a degli incapaci.

Non che prima di Calciopoli le cose andassero meglio, ma adesso lo sfascio è sotto gli occhi di tutti e la cosa risalta di più perché stanno aumentando pistolotti ed editoriali che giurano e spergiurano che la giustizia sportiva è e deve restare indipendente da quella ordinaria, con la conseguenza che quegli incapaci dovrebbero essere come liberi di fare qualunque cosa senza rispondere a nessuno (se non a chi li ha scelti e messi lì).

Sul sito avremo modo di parlare a fondo di questo argomento di riflesso al processo di Napoli, per intanto vediamo amaramente che un tratto in comune le due giustizie ce l'hanno, ed è lo sfascio e la disfatta più totali. Se poi si guarda alle prospettive, per la giustizia ordinaria si potrebbe anche con un po' di ottimismo immaginare una riforma in qualche modo condivisa dai diversi partiti mentre, purtroppo, per quella sportiva di riforma non parla nessuno.

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sabato 24 gennaio 2009

Juventus - Fiorentina, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 7
Almeno tre parate decisive che salvano il risultato, grave l'indecisione sul gol della Fiorentina

Zdenek Grygera: voto 5
Tutte le azioni pericolose dei viola partono dalla sua zona, dove Jovetic e Pasqual imperversano indisturbati. Prende pure un giallo, serataccia

Nicola Legrottaglie: voto 5.5
Tutto il reparto difensivo soffre le pene dell'inferno, in particolare viene applicata spesso male la tattica del fuorigioco. Per fortuna non c'era Mutu...

Olof Mellberg: voto 5.5
Vedi Legrottaglie

Paolo De Ceglie: voto 5
Non si fa vedere mai in attacco, e come Grygera offre il fianco agli attacchi dei viola. Non è un terzino e si vede, fa rimpiangere Molinaro

Marco Marchionni: voto 6.5
Più quantità che qualità, ma la sua prestazione è discreta, svariando da destra a sinistra in attacco e ripiegando in difesa. Si mangia due volte un gol clamoroso

Cristiano Zanetti: voto 6-
Primo tempo negativo, in cui dimostra di non essere ancora pronto, molto impreciso soprattutto in fase di impostazione. Nel secondo sale di tono e finisce in grande spolvero

Claudio Marchisio: voto 7
Il migliore della Juve. Gioca un gran primo tempo di sostanza e qualità, segna un gol bellissimo e si fa notare per le giocate mai banali. Meno bene come tutta la squadra nel secondo tempo

Pavel Nedved: voto 5
Non ci siamo, lo diciamo ormai da tempo: la furia ceca non riesce ad incidere come potrebbe e vorrebbe, e sembra aver smarrito anche il furore agonistico dei bei tempi

Alex Del Piero: voto 6.5
Manda in gol Marchisio, delizia con un paio di assist fantastici, per il resto non è una delle sue serate migliori, e sbaglia pure un gol solo davanti a Frey

Amauri: voto 6+
Gran lavoro da centravanti boa usando il fisico, anche svariando sulle fasce, ma sembra aver perso un po' di lucidità in zona gol
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Sebastian Giovinco: voto 6
Entra al posto di Del Piero e gioca 15 minuti in cui si mangia un gol, ma tiene abbastanza bene palla

Christian Poulsen: senza voto
Entra al posto di Zanetti nel finale, ingiudicabile
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Claudio Ranieri: voto 6
Oggi è andata di lusso, bisogna incartare i tre punti e portarli a casa. Una delle peggiori prestazioni interne della Juve, aiutata anche da un arbitraggio scellerato (va detto, quando succede), permette comunque di agganciare l'Inter. La partita ha evidenziato in particolare come Sissoko e Molinaro (!) siano insostituibili, al momento

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Dimissioni!


Ecco quanto dichiara oggi Montali alla Nazione di Firenze: "La Juventus è il mio lavoro, ma la Fiorentina è da sempre nel mio cuore. Antognoni, poi, è stato uno dei miei idoli. Diciamo che un pareggio sarebbe il risultato migliore".
Non pago, il nostro consigliere fa il PR ad un progetto dei "mecenati" Della Valle sul quale sta indagando la magistratura. Sembra quasi che lo stipendio glielo paghi la Fiorentina.

Inutile continuare a ironizzare su questo personaggio come altre volte abbiamo fatto in questo Blog. Se ne vada a Firenze, o in alternativa mandi il suo prezioso curriculum vitae a Via Durini, dove ad avere dipendenti che danno spettacolo sono abituati.

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Ma l'avrà detto per davvero?

O Mourinho ha in pochi mesi imparato perfettamente non solo la lingua italiana, ma anche le sottigliezze semantiche che si nascondono dentro le parole, oppure ha tradotto qualche modo di dire portoghese, oppure ancora qualcun altro ha elaborato il concetto e ci ha infilato qualche infiorettamento maligno.
Lo scudetto dato in segreteria è infatti un capolavoro di cattiveria.
In un ente o società la segreteria è l'equivalente di una portineria per un edificio adibito ad abitazione.
Insomma un recettore comodo, dove lasciare un pacchetto senza sobbarcarsi il fastidio di aspettare l'arrivo del destinatario per consegnarglielo di persona, oppure la fatica di affrontare parecchie rampe di scala per farlo.
Cosa di più conveniente che lasciarlo al primo che si incontra, affinché ci pensi lui a farlo avere a chi spetta quando passerà di lì?
Perché la cosa non appaia irriguardosa o imprudente è ovvio però che dentro il pacchetto non ci debba essere cosa di pregio o di una qualche importanza.
Ed infatti normalmente si lasciano in segreteria o in portineria solo oggetti comuni o campioni senza valore.

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Moggi assolto, Inter sbugiardata

La notizia ha a suo modo del clamoroso. Luciano Moggi, accusato di essere a capo di un'associazione per delinquere nel processo "Calciopoli", è stato assolto dall'accusa di diffamazione ai danni dell'Inter, società di "onesti" per definizione.
A deciderlo è stato il giudice per le udienze preliminari di Milano, Marco Maria Alma. Moggi, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano “Libero” del 30 luglio del 2006, ebbe l'ardire di nominare "gli innominabili" come esempio di squadra non punita in relazione alla vicenda del falso passaporto di Alvaro Recoba affermando che l’Inter aveva patteggiato senza ulteriori conseguenze.
La società neroazzurra, manco a dirlo, lo querelò per diffamazione, ricordando che il dirigente Lele Oriali e l'Alvaro detto "il Chino" avevano patteggiato davanti al Tribunale di Udine e l’Inter poi venne condannata per responsabilità oggettiva per l’irregolarità sportiva dei suoi dipendenti. (leggi il dossier del Team) Il giudice ha assolto Moggi “perché il fatto non sussiste" in quanto avrebbe solo fornito particolari imprecisi, ma esercitando il diritto di critica rispondendo a una domanda del giornalista.
A Moggi va riconosciuto inoltre il legittimo diritto di spernacchiamento degli Onesti.

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Cambiare la regola del fuorigioco?

Dopo i gol segnati da Maicon in campionato contro il Siena e quello di Ibrahimovic contro la Roma in Coppa Italia la società di Via Durini sembra essersi decisa. In seguito a un vertice dei perdazzurri a cui hanno partecipato il presidente Moratti, Suarez, Altobelli, Elio Corno, il figlio di Facchetti e Bernazzani, la decisione è stata quella di interessare la FIGC, nella persona del presidente Abete, al fine di cambiare una volta per tutte la regola del fuorigioco. Sembra che nella nuova norma si preveda l'assenza di fuorigioco in caso di fuorigioco nella stessa azione di almeno quattro giocatori.
Dell'iniziativa è stato subito informato Collina, che ha dichiarato di studiare già con molta attenzione la possibile svolta regolamentare. Dell'innovativa proposta è stato informato anche il presidente della FIFA Joseph Blatter, che si è dichiarato entusiasta della nuova idea e si è detto pronto a sperimentare la nuova regola nel corso del prossimo campionato mondiale per under 12 e a interessare l'International Board.
Moratti stamattina, davanti al proprio ufficio, incontrando il solito stuolo di giornalisti di radio e tv private, ha spiegato che l'innovazione regolamentare si è resa necessaria per poter vincere onestamente le partite secondo un regolamento che tenga conto di quanto sta emergendo sui campi di gioco in queste ultime giornate, in cui gli arbitri possono anche sbagliare ma in buona fede. Il patron perdazzurrro si è quindi violentemente scagliato contro la vecchia regola, colpevole di aver agevolato le vittorie della Juve di Luciano Moggi e di avere innescato la vergogna di Calciopoli.

Fin qui lo scherzo, la notizia che riportiamo sotto è invece vera ed è del 12 gennaio (Link)

Il presidente dell'Aia (Associazione italiana arbitri) Cesare Gussoni non è d'accordo con l'attuale regola del fuorigioco. "Il problema di base è uno solo: l'evoluzione della regola del fuorigioco ha creato una difficoltà non risolvibile in maniera agevole nemmeno con il ricorso ai mezzi meccanici. Tutto questo crea problemi al sistema, prima o poi l'International Board della Fifa dovrà prendere una decisione. Il ruolo dei guardalinee è estremamente difficile e a questo si aggiunge l'analisi effettuata con le immagini riprese da 8 telecamere. Oggi si va alla ricerca del mezzo braccio avanti e della scarpa che resta indietro, in passato il pubblico allo stadio non percepiva queste situazioni", dice Gussoni soffermandosi sul compito assolto dagli assistenti. "Anche il miglior calciatore sbaglia e non riusciamo a capire come faccia", aggiunge. Gli errori dei guardalinee vanno accettati, dice Gussoni. "Ma l'arbitro è sempre il capo della terna. Il guardalinee è un assistente, le decisioni spettano al direttore di gara che può intervenire" per correggere una segnalazione sbagliata. Nella stagione attuale, invece, talvolta si è assistito a errori arbitrali provocati dall'intervento 'invadente' di qualche collaboratore.
"Siamo andati un po' oltre", ammette Gussoni.

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venerdì 23 gennaio 2009

Il paradosso del bugiardo



Lunedì sera il Processo di Biscardi non ha fatto solo uno scoop ma due e in diretta: prima l'annuncio ufficiale che Kakà aveva firmato e non era più del Milan (alle 21.31; applausi; Tiziano Crudeli che batte i pugni sul tavolo), più tardi la telefonata di Berlusconi che annunciava ufficialmente che aveva vinto il cuore e non i soldi, che Kakà non aveva firmato e restava al Milan (applausi, ringraziamenti, mezze lacrime di Tiziano Crudeli). A ragionarci sopra, il combinato disposto dei due annunci "ufficiali" è davvero singolare: se ripensiamo al primo (sapendo però che c'è anche il secondo) dobbiamo concludere che il Processo è "bugiardo"; solo che a questo punto comprendere il secondo non è facile proprio come può succedere se un bugiardo vi riporta quello che ha detto un'altra persona. Possiamo credergli?

E' una specie di "paradosso del bugiardo" per cui le parole di Berlusconi essendo state riportate da chi non è attendibile perdono esse stesse di credibilità; secondo questo paradosso Berlusconi lunedì sera potrebbe aver detto tutto e il contrario di tutto: che Kakà resta quattro anni o se ne va a giugno; che non ha chiesto aumenti di stipendio o che li ha ottenuti.

Le imprecazioni e poi le mezze lacrime di Tiziano Crudeli sono lì a riassumere la serata; troppo plateali le prime e un po' stentate le seconde: se lo guardava uno spettatore per caso (fosse stato un appassionato di logica non ne parliamo) che non sapeva che è un ospite fisso nella recita del Processo poteva pensare che era lui la prima "vittima" del paradosso del bugiardo.

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La legge è legge



Il presidente del Genoa patteggia quattro mesi di inibizione e 100 mila euro di multa (da devolvere alla lotta contro la SLA) con la giustizia sportiva per il fallimento del Como Calcio.
E siamo a due. Il Preziosi infatti fu già squalificato per aver comprato una partita in Serie B. Eppure continuerà a far parte del luccicante e splendente mondo del pallone. La Giustizia Sportiva anche stavolta ha ritenuto giusto dargli un semplice buffetto come ai bimbi un po' vivaci.

Evidentemente, dopo Farsopoli, il motto "dura lex, sed lex" è stato dimenticato dai giureconsulti della FIGC.
Magari è colpa di Guido Rossi, che dimessosi dalla FIGC s'è portato a casa il vocabolario di latino.

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giovedì 22 gennaio 2009

Specialissimo Aziendal Cup


Arriva la Cesarona per i quarti.
Specialone cambia la difesa, Toldo cambia pettinatura, ma non cambia l'arbitraggio: Vucinic, atterrato in area, tocca con la mano, gol annullato: doveva cadere di faccia. Gol dell'Inter sul cambio di fronte. Poi, dopo il momentaneo pareggio dei giallorossi, arriva il fuorigioco della vittoria.
Nel complesso l'Inter appare in ripresa: ha ripreso a ruvvare.

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Gigi Riva puntualizza

Molti hanno paragonato il "gran rifiuto" di Gigi Riva alla Juventus al mancato trasferimento di Kakà al Manchester City. Rombo di Tuono interviene così sulla questione: "Io sarei passato dal Cagliari alla Juventus - spiega al Corriere dello Sport - ovvero da una squadra di provincia in cui guadagnavo quattro soldi a una grande società italiana, pronta ad assicurarmi un in­gaggio importante. Lui invece sarebbe anda­to dal Milan a una formazione che certo non ha la storia dei rossoneri".
Infine Riva aggiunge che "Se vuole mantenere questa bella im­magine che si è costruito non deve neppure pensare al Chelsea o Real Madrid".
E pensare che qualcuno voleva buttare nel tritacarne di Calciopoli anche quest'uomo. Uno dei pochi che, in un mondo di ipocriti, lacchè e farisei, considera la verità un valore irrinunciabile.

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mercoledì 21 gennaio 2009

La verità rivelata (ad Appiano)

Laura Alari rivela che Mourinho, nella sfuriata post Bergamo, avrebbe detto "Il primo scudetto ve lo hanno dato in segreteria, il secondo lo avete vinto perché non c'era nessuno. Il terzo all'ultimo minuto. Siete una squadra...".

Insomma il Mourinho ha detto alla truppa una prima parte della Verità sull'andamento reale della serie A di questi anni post Calciopoli.

Siamo sicuri che, se Mourinho non verrà esonerato da Moratti, spiegherà anche che è meglio non cantare più il famoso motivetto per i "festeggiamenti" interisti ("vinciamo sensa rruvvare")

Chapeau!

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martedì 20 gennaio 2009

Urla belluine da Roma

Ci scuseranno i lettori, ma anche oggi siamo costretti a commentare l'annoso problema relativo alla possibile revisione di Calciopoli.
Sul Corriere dello Sport è apparso un incredibile articolo a firma Luigi Ferrajolo. Giusto per non dare adito a dubbi, l'editorialista romano è partito definendo "cialtronesco" anche il solo poter pensare che possano uscire chissà quali novità dal processo napoletano. Come potete vedere, un modo di ragionare da far invidia a Platone e a Kant, tanto è vero che il brillante giornalista non è manco sfiorato dal dubbio che se si ragionasse così tanto vale abolire i processi e lasciare l'onere del giudizio alle redazioni dei giornali.

Non pago, il Ferrajolo (nomen omen), continua con questa elucubrazione "Tutti sappiamo già che Moggi e i suoi amici per anni hanno taroccato il campionato, contattando gli arbitri, pilotando il presidente dell’AIA e i due designatori. Hanno fatto pressioni su organi della giustizia sportiva per «addobbare» le sentenze, sono arrivati al cuore dell’organizzazione calcistica, mettendo piedi e gomiti sui tavoli di via Allegri, hanno corrotto dirigenti e classe arbitrale, hanno coinvolto pesantemente nei loro affari un vice presidente federale, hanno tentato, spesso riuscendovi, di mettere l’intera organizzazione calcistica al servizio della Juve e dei loro interessi privati. Non vediamo, sinceramente, cosa possa aggiungere a questo scenario imbarazzante il processo che si apre stamane".

Manco i PM arrivano a teorizzare tanto, infatti non si ipotizza che l'eventuale associazione a delinquere servisse a favorire la Juventus, ma a favorire, eventualmente, più di una società. Ma non basta. Parla, il fabbro del Corriere dello Sport, di corruzione di dirigenti e classe arbitrale. Invitiamo i lettori a rivedere gli atti dell'inchiesta, così scopriranno che non vi è nessuna ipotesi di corruzione da parte di chicchessià tanto è vero che non si rilevano nè ipotesi di pagamenti in danaro nè con altra utilità.

Che dire? Più si avvicina il "giorno del giudizio" più i farisei e forcaioli (a comando) perdono la calma e si lanciano in ipotesi ardite e in insulti.
Li avvertiamo che questo comportamento non servirà a nulla. I tifosi juventini non hanno nè intenzione di abbandonarsi a reazioni violente (come spesso è capitato a tifosi, per esempio di società romane) nè hanno intenzione di cedere di un centimetro dalle proprie posizioni.
Fabbri di Roma e (finte) anime candide di Milano se ne facciano una ragione.

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Sandulli a Collodi

Ormai il professor Sandulli esterna le sue verità sul processo sportivo dell'estate del 2006 a chiunque gli metta un microfono davanti.
Ieri ha dichiarato all'Agenzia Radiofonica GRT che "Anche se dovessero emergere assoluzioni perché il fatto non sussiste, ciò non avrebbe comunque conseguenze dal punto di vista della giustizia sportiva, che non può ignorare la circostanza che alcune intercettazioni e alcuni comportamenti, come quello di dare ad alcuni schede telefoniche straniere, sono tutti fatti incontestabili, contrari all'articolo uno del codice di giustizia sportiva, che ha altre regole rispetto alla giustizia penale".

Il Professore ormai esterna senza tener conto della logica, non considera, per esempio, il fatto che non può esistere una "verità penale" e una "verità sportiva". O l'associazione per delinquere tesa a inquinare il regolare svolgimento del campionato di calcio esisteva o non esisteva. Tertium non datur. Se non esisteva (leggi anche, assoluzione "per non aver commesso il fatto") occorrerà tenerne conto.

Povero professor Sandulli, vista la sua continua voglia di esternare, di precisare, di spiegare l'inspiegabile, fra poco concederà un intervista alla "Radio Pinocchio" di Collodi. Forse al paese dei Balocchi gli crederanno.

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lunedì 19 gennaio 2009

L'odore dei soldi

Cercando di capire qualcosa sul possibile trasferimento di Kakà oggi Cannavò, da anima candida qual'è, è costretto a parlare di soldi e così ci fa la morale da "un tanto al chilo": scrive che la vicenda è una "storiaccia di denaro", nel titolo ci mette un bel "vile denaro" e concludendo la sua paternale da strapazzo dice che se Kakà andrà al City l'unico a vincere sarà il "bieco, inutile, irresistibile denaro".

Sull'inutilità ci sarebbe da discutere a lungo, in particolare con i tempi che corrono, ma non è su questo che invitiamo a riflettere, lo facciamo sul tema della coerenza perché ci sembra che nel rispetto dei lettori Cannavò, e tutti i giornalisti candidi come lui, su un argomento come quello del vil denaro (che è diverso dal parlare di tattiche e centravanti) debbano essere coerenti. Vale a dire che se puzza di viltà quello dello sceicco bisogna stare molto attenti anche all'odore dei soldi che Moratti e Berlusconi ci mettono nell'Inter e nel Milan altrimenti si tratta, appunto, di una morale da un tanto al chilo e di una paternale da strapazzo.

Ci soffermiamo in particolare su Moratti anche perché, come lo sceicco, ha a che fare col petrolio (quello lo vende e lui lo raffina), quindi i soldi di tutte e due sanno di oro "nero" e potrebbero, letteralmente, avere la stessa puzza; Moratti di cui Cannavò si è sempre dichiarato amico ed estimatore; Moratti che grazie alla stima di quelli come Cannavò ci viene presentato da tutti i giornali come un "mecenate" per quello che fa nell'Inter. Già, cosa ha fatto e fa nell'Inter? Ci ha messo quasi un miliardo di euro in aumenti di capitale e, per completare l'opera, ci ha aggiunto più di mezzo miliardo di pluvalenze finte; quest'anno paga due allenatori per decine di milioni e ventinove giocatori per qualche centinaio; nel bilancio dell'Inter risultano più di 400 milioni di debiti e intanto Branca tratta altri 29 calciatori tanto è sicuro che Moratti, come scrive in fondo ai bilanci tutti gli anni, in qualche modo pagherà; Moratti, cioè, ha già fatto nell'Inter sotto lo sguardo attento e amorevole di Cannavò quello che lo sceicco pare abbia in mente di fare nel Manchester City.

Tutto questo grazie all'oro "nero", proprio come lo sceicco, anzi utilizzando ancor di più il "bieco, inutile, inarrestabile denaro" ma con una grande differenza: che lo sceicco ci viene presentato come un puzzone mentre Moratti sarebbe un benefattore. E allora diciamo che qui non c'è coerenza e non c'è rispetto per l'intelligenza dei lettori, anzi c'è molto di peggio; c'è, riprendendo un tema che era tanto caro ad Indro Montanelli, che in un certo tipo di moralismo si sente lontano un miglio una gran puzza; che non sa di petrolio ma di falsità e di tornaconto.

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No comment... anzi sì! post 19sima giornata


Ilaria D'Amico: "Lo diciamo dall'inizio, questo è un campionato diverso da tutti gli altri, non ci sono grandi squadre e squadre provinciali, la posizione del Genoa lo dimostra".
Leggiamo la classifica e non capiamo. Inter 43, Juventus 40, Milan 37, Genoa 35, Napoli 33, Fiorentina 32, Lazio 31 e Roma 30. Più normale di così, si muore. Nemmeno da piccoli abbiamo mai sentito Pinocchio parlare con la voce della Jervolino.

Via Crucis Mourinho: "Colpa mia. Non sono stato capace di spiegare al mio difensore centrale come non lasciare spazio a Floccari, con le spalle alla porta, per girarsi, calciare e fare goal".
Non sappiamo come si dica pirla in Portoghese, però Mourinho ha imparato benissimo come dare del pirla in Italiano.

Sconcerti a Del Neri: "Non capisco, è un limite mio? L'Atalanta gioca con un oceano di mezze ali, ma come giocate?".
Nasce in noi una tenue speranza che l'anno prossimo il VJ Sconcerti possa tornare a fare il Suo lavoro. Improvvisato da Sky come "Uomo dei numeri" ha ascoltato in religioso silenzio Del Neri snocciolare 4-4-2, 4-2-4 terminando con un secco 3-1!

Via Crucis Mourinho 2: "Devo stare zitto" "La colpa è mia" "Non me lo spiego".
Mentre la curva della polenta taragna sbraitava "Chi non salta interista è", la barriera nerazzurra obbedisce e Doni la castiga. Ad onor del vero la castiga il pigro Ibracadabra, che invece di saltare alza la mano per andare in bagno.
Non buttarti giù Josè, hai capito che non è colpa Tua ora?

Grafica Sky: "Lazio-Juventus trappola all'Olimpico".
Ringraziamo Sky per la gufata, attendiamo volentieri le prossime.
Ricordiamo alla redazione di salvare la grafica, la potranno riproporre per gufare la Lazio quando verrà a Torino.

Spalletti sul pronostico Lazio-Juventus: "La partita è da tripla, alla Juve mancano un paio di elementi importanti".
Non siamo riusciti a capire se Luciano (quello non inquisito) non sia riuscito a finire la frase aggiungendo "per reparto" o se, pure Lui, ha dei problemi con i numeri.

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Cronache aziendali - diciannovesima giornata


Il ritorno di Moggi in TV e le voci di scudetti da restituire deprimono la psiche nerassura, i difensori allentano le pedinature e l'Atalanta passeggia su un'Inter inaiutabile.
Uno Specialone ingrugnito si avvale della facoltà di non rispondere a Sconcerti.
La Juve, in trasferta sulla collina di Piovarolo contro i campioni locali, porta a casa un punto soltanto, ma sale a -3 dalla vetta.

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domenica 18 gennaio 2009

Lazio - Juventus, pagella istantanea


Alex Manninger: voto 4.5
Favorisce il gol della Lazio con una papera clamorosa, si rifa in parte nel corso della partita con dei discreti interventi di ordinaria amministrazione

Olof Mellberg: voto 6
Pessima partenza, attaccato a ripetizione da Zarate. Quando il dribblomane argentino si placa, il barbuto svedese si attesta su livelli decorosi e non sfigura

Nicola Legrottaglie: voto 7
Il migliore in campo. Tiene in piedi con sicurezza una difesa improvvisata, e prende un palo clamoroso con un tiro da lontano

Lorenzo Ariaudo: voto 6
L'affiatamento coi compagni è quello che è, soprattutto nell'applicazione della tattica del fuorigioco, ma non compie errori clamorosi

Cristian Molinaro: voto 6+
All'inizio soffre Lichtsteiner in fase difensiva, quindi pure lui si assesta e riesce a farsi vedere anche in attacco. Salva il risultato nel finale su Foggia

Marco Marchionni: voto 5
Tocca decine di palloni, commettendo altrettanti errori, arrivando quasi mai al cross. L'assenza di Camoranesi si sente tanto proprio in partite come questa

Cristiano Zanetti: voto 5
Brutta serata anche per lui, che aveva giocato così bene in coppa Italia. Non incide in fase di interdizione e sbaglia molti passaggi, cose che non sono da lui

Momo Sissoko: voto 5
Queste sono le partite in cui dimostra di non essere ancora un top player. Corre molto, è ovunque ma fa più che altro confusione, e rimedia nel finale la solita, assurda ammonizione per fallo a metà campo

Pavel Nedved: voto 5
Da tempo è ormai l'ombra del giocatore che fu. Il furore agonistico è quello dei tempi d'oro, ma la qualità è un lontano ricordo

Alex Del Piero: voto 5
Anche per il Capitano serata negativa. Tocca pochi palloni, cerca di arretrare ma non trova spazi. Si fa pure ammonire per un calcione. Capita anche ai migliori

Amauri: voto 5
Evanescente. Riceve pochissimi palloni giocabili, a dire il vero non fa molto per farsi vedere, quindi è concorso di colpa con i centrocampisti
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Claudio Marchisio: senza voto
Gioca un quarto d'ora al posto di Zanetti, ingiudicabile

Sebastian Giovinco: senza voto
Gioca 10 minuti al posto di Del Piero. Ingiudicabile
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Claudio Ranieri: voto 5.5
La prestazione della Juve non può che essere considerata negativa. Il gioco latita, e nel primo tempo si segna sull'unico tiro in porta. Nel secondo ci si aspetterebbe più intraprendenza, ma la partita si trascina stancamente al novantesimo. I cambi del tecnico sono tardivi, e non sortiscono nessun effetto. Peccato.


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Manna from heaven

(Thanks to Nick Pisa, www.telegraph.co.uk, Link all'articolo)

Anche se il Milan è considerato come il club più ricco in Italia e il sesto più ricco del mondo, con un patrimonio di 275 milioni di euro, l’ultimo bilancio certifica una perdita di 31,7 milioni di euro.

Così, con i 105 milioni derivanti dalla cessione di Kakà si rimetterebbero in equilibrio i conti permettendo al Milan di lanciarsi nella caccia a 3 obbiettivi primari di mercato, tra i quali Didier Drogba del Chelsea e Emmanuel Adebayor dell’Arsenal.

La reazione dei media italiani alla notizia, giovedì, è stata quella di sottolineare che grazie al trasferimento del giocatore il Milan risparmierebbe 36 milioni di euro dovuti per il rispetto del contratto in essere fino al 2013.

Fonti interne informano che Marina Berlusconi, figlia di Silvio, e presidentessa della Holding finanziaria “familiare” Fininvest, è restia a coprire ulteriori eventuali perdite del club attraverso la Holding di famiglia. Ricordiamo che Fininvest ha un patrimonio di oltre 5 miliardi di euro ed è la Holding di controllo del Milan.

Una fonte anonima del club ha dichiarato: "Fininvest ha chiarito che non intende spendere danaro per sostenere il Milan visto che l’attuale clima di austerità e tagli riguarda tutto il mondo. Vendere Kakà permetterà di risparmiare i dovuti 36 milioni di euro per il rispetto del contratto. Questo spiega perché la Fininvest è decisa, sebbene Kakà non lo sia ancora".

Nel 2006 il Milan ha firmato un contratto di sponsorizzazione, quadriennale, con la società di scommesse Win, del valore di 60 milioni di euro, valore doppio rispetto a quello precedente con la società automobilistica Opel. Inoltre vi è un contratto di sponsorizzazione tecnica con la Adidas ed altri contratti minori con una banca e con la Pepsi. Ma tutto ciò appare pallido e insignificante rispetto a quanto offerto dal proprietario del City, lo sceicco miliardario Mansour bin Zayed Al Nahyan, e che potrebbe portare all’approdo di Kakà in Premier League.

Le cronache di ieri sera, in Italia, spiegavano che se si concretizzerà l’affare, il Milan potrebbe usare il danaro incamerato per l’acquisto del difensore francese della Roma Philippe Mexes, oltre a Drogba e Adebayor.

Giovedì i media italiani annunciavano l’offerta come il "trasferimento del secolo", ma comunque sottolineavano come il giocatore voglia rimanere al Milan, sebbene quest'ultimo abbia anche dichiarato che "Molte cose però possono accadere in futuro".

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Berlusconi tifoso e papà

Come tifoso e "papà'" del Milan è probabile che la cessione di Kakà un po' dispiaccia a Berlusconi, ma come papà di Marina e Piersilvio sicuramente gli fa un gran piacere, come quando si vince uno scudetto o una Coppa importante. Il fatto è che 100 milioni di plusvalenza vera (non finta come quella del marchio) è gran grasso che potrebbe colare sul bilancio della casa-madre Fininvest, dove Marina fa da presidente, e consentire a Piersilvio di attraversare senza stress la crisi che dovrà affrontare con Mediaset, che della casa-madre è la gallina dalle uova d'oro ma quest'anno di uova ne farà poche.

E così quando arriverà giugno e si faranno i consuntivi del calcio e le semestrali delle società non sappiamo se il Milan finirà in copertina ma certo potrebbe finirci la Marina, che è già consigliera in Mediobanca e sta nella classifica delle donne al top della finanza internazionale; potrebbe finirci perché la semestrale della Fininvest, con cento milioni di guadagno dalla cessione di Kakà sarebbe migliore di tante altre e magari la migliore di tutte.

Certo non si tratterebbe della prima pagina della Gazzetta, più probabilmente si tratterà del 24 Ore, di Milano Finanza o di Business Week; in quel caso potrebbe essere un po' dispiaciuto il Berlusconi papà e tifoso del Milan, ma sicuramente sarà felice come se avesse vinto la Champions il Berlusconi papà e basta.

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Dilettanti allo sbaraglio

L'altro giorno la Figc ha tenuto a farci sapere che Palazzi aveva deferito Tanzi e Baraldi per aver gonfiato le cifre di alcune cessioni fatte dal Parma nel 2003. Luca Baraldi ha risposto con un comunicato (Tuttosport del 17/1) col quale precisa che "i contratti sono stati sottoscritti nel 2003, periodo nel quale mi trovavo a svolgere altri incarichi nella Lazio, in qualità di direttore generale e amministratore delegato e dunque non nella società Parma".

Il dottor Palazzi è il "superprocuratore della Figc", lo sceriffo che dovrebbe assicurare alla giustizia (sportiva) ladri di cavalli e grandi delinquenti, il garante del nuovo calcio pulito che è il vanto di Petrucci, Abete e Matarrese; nel 2006 era il vice di Borrelli e poi è stato promosso perché, come si dice in questi casi, nello svolgimento del suo "dovere" avrà dimostrato dedizione alla "causa" e grande professionalità.

Quanto alla dedizione, pochi dubbi; circa la professionalità basta leggere il comunicato di Baraldi.

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sabato 17 gennaio 2009

No comment... anzi sì!


Inauguriamo oggi una nuova rubrica, che speriamo incontrerà il favore dei lettori del Blog. I nostri valorosi redattori hanno passato il sabato pomeriggio scandagliando la Rete in cerca delle più strampalate dichiarazioni dei protagonisti del mondo del calcio. Ecco cosa ne hanno ricavato.

Montezemolo: "La F1, oggi, ha bisogno di 4 S: Stabilità, Serietà, Spettacolo, Sostenibilità".
Il Sig. Luca Cordero sembra essere fissatissimo con queste 4 "S". Dopo quelle sulla Juventus, Serie B, Scudetti revocati, Svendere Ibrahimovic, Vieira e Mutu, Scordarsi il ricorso al TAR, ne trova altre 4 per la Ferrari. Avessimo la possibilità di rispondere, risparmieremmo sulle consonanti e useremmo solo una grande, immensa "V".

Ranieri sulla prossima di campionato: "Scelte? Le farò stanotte".
Tempista lo è di sicuro. Qualora schierasse Ariaudo, per la prima in Serie A, l'ex Primavera si troverà davanti Rocchi, Pandev e Zarate!! Per mettere il ragazzo più a suo agio potrebbe anche farlo scendere in campo nudo.

Adriano su Vallettopoli: "Corona mi disse che poteva far sì che il sale sembrasse cocaina".
Il Re Mida che trasforma il sale in cocaina, contro l'Imperatore dell'Hollywood. Non bastava il codice "Brescia" (il sarto della Pinetina) che partiva dallo scatolone di Materazzi fino ad arrivare alla stampella di Mancini. Stampella?? Ma quando stanno male, non serve la barella??

Mourinho: "Non posso convocare 9 attaccanti. Mi spiace per Balotelli... Ma mi è piaciuto".
Se "Io non sono un pirla" manda in tribuna Special Mario quando è soddisfatto di lui, speriamo non lo costringa a rimanere sull'autobus quando ne resterà deluso. In Italia non crediamo si possa fare. E intanto Balotelli sogna di rinascere brasiliano. Ma non erano gli indiani che tiravano frecciatine?

Abete su Moggi a "Porta a Porta": "Indignazione, tantissima indignazione" e "Non capisco quale possa essere l'elemento innovativo che potrebbe determinare la revisione delle sentenze sportive".
I tifosi Juventini, molto più indignati, hanno invece capito l'elemento innovativo usato dalla Giustizia Sportiva per condannare Moggi e la Juventus, "L'illecito strutturato". A breve verranno introdotti "Illecito sparpagliato", "Ammonizioni retro datate", "Doping Piemontese" e spogliatoi con la porta a soffietto.

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Abete si indigna?

Abete dichiara alla solita Gazzetta dello Sport di essere "Indignato da Moggi in TV". Come se non bastasse rassicura l'house organ nerazzurro sul fatto che "Non si possono correlare i processi penali con quelli sportivi. Non ci saranno revisioni delle sentenze che sono basate su fatti incontrovertibili che si sono verificati".

La cosa che più infastidisce è il fatto che Abete si dica indignato per una comparsata sulla Rai. A che titolo parla? Egli è forse anche presidente della Commissione di Vigilanza Rai? Egli non sa che Moggi è un libero cittadino tutt'ora innocente?
Non si è, per caso, accorto che tra gli ospiti vi era il solo Mughini dalla parte del "Grande Satana", senza voler contare il fatto che ha potuto esprimere il suo parere anche il grande accusatore, a sua volta accusato di bancarotta, Gazzoni?
Certo, ci rendiamo conto, la trasmissione nonostante la quantità di accusatori presente in studio e nonostante l'incapacità di Moggi a comunicare, è andata male, dal punto di vista di chi da anni ci assilla con una Moggiopoli che non esiste. Ma questo è successo solo perchè la forza dei fatti va dalla parte degli accusati.

Per quanto riguarda le sentenze sportive che sarebbero immodificabili, invece, lasciamo la risposta nel merito all'articolo pubblicato ieri sul nostro sito. In ogni caso, se Moggi e gli altri imputati verranno assolti chi pagherà gli enormi risarcimenti nei confronti degli indagati ingiustamente condannati in sede sportiva?
Ne valeva la pena, signor Abete, solo per dare il contentino a due (Tronchetti e Moratti) augusti patrizi milanesi, un po' in disgrazia?

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120 milioni in mano a Secco e Cobolli

Quando mai Cobolli Gigli è arrivato in fondo a un intervista senza dire la sua "cobollata"?. "Quelli vendono Kakà per 120 milioni??? E noi NOOOO che non lo venderemmo Del Piero per quella somma!!!".
Più o meno recita così l'unico presidente di serie B della storia juventina nell'ultima delle 2721 interviste rilasciate in questi ultimi mesi. Ora, che Del Piero sia un simbolo e sia il più grande della storia bianconera sono i numeri a dirlo. Però un'opportunità del genere per un giocatore di 34 anni, per quanto grande, ci darebbe la possibilità di acquistare mezza squadra di fuoriclasse e vincere a mani basse per i prossimi anni.
Basterebbe spenderli bene questi soldi. Ma il problema è proprio qui. Ve lo immaginate Cobolli con Secco a pensare come spenderli 120 milioni di euro e passare dal comitato sportivo ad ogni acquisto di uno Knezevic? Spendendo oltre la metà di quella somma la nostra balda e simpatica dirigenza è riuscita a comprare fuoriclasse del calibro di Boumsong, mezzo Criscito, Almiron, Tiago, Andrade, Poulsen. E' andata meglio con Iaquinta, Sissoko e Amauri, ma pensandoci bene noi 120 milioni in mano a quei due non li daremmo.
Sarebbe un po' come dare una Ferrari in mano a un neo patentato e sapete l'altro guaio qual'è?
Che Ponzio Pilato Elkann l'ha fattoooooo!!!!

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venerdì 16 gennaio 2009

Mazzette e tre carte

C'e' un ingarbugliamento nella situazione di Di Pietro padre e figlio che lasciamo volentieri ai notisti politici e agli esperti di cronaca giudiziaria; prendiamo solo atto del fatto che il figlio è indagato per corruzione, turbativa d'asta e abuso d'ufficio (la Stampa a pagina 2). Con l'obiettivo di sbrogliare la matassa e far capire ai lettori La Stampa intervista, tra gli altri, Marco Travaglio, che premette di non conoscere bene gli atti (uno direbbe: che strano), ma anche non conoscendoli una cosa la fa capire "io non confondo chi prende mazzette, che è un reato, con una semplice raccomandazione" e così La Stampa titola a nome di Travaglio "Ma non confondiamo mazzette e favori".

Cioè: di fronte ad una indagine con accuse molto gravi il signor Marco Travaglio puntualizza e fa i distinguo ed è come se dicesse "ci sono soldi di mezzo?"; lui, il giustizialista senza macchia e senza paura (ma con parecchie querele) adesso parla di mazzette che non ci sono?

Ma nell'estate 2006, quando Travaglio faceva il giustizialista nei confronti di Moggi, le mazzette dov'erano?

Non è forse il caso di dire che anche con la vicenda di Calciopoli Travaglio, e non solo lui, ha provato a spacciarsi per moralista e invece faceva il gioco delle tre carte?

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I tramezzini del Coni

Apprendiamo (link) che è in corso un'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara sull'organizzazione dei Giochi del Mediterraneo nella città abruzzese.
La solita storia italiana. Se c'è stata corruzione lo stabiliranno i processi (eventuali), ma sicuramente si può parlare di mala gestio.

Una cosa ci ha colpito. Il COL (Comitato Organizzatore Locale) dei giochi (Presidente Aracu e vice Petrucci) aveva ben 82 persone nel suo CdA. Pensiamo sia un'anomalia anche per i CdA delle aziende statali della Repubblica Popolare Cinese.

Buttiamola sul ridere, viste le usanze del Coni di Petrucci, chissà quanto si spendeva in tramezzini e succhi d'arancia per rifocillare i consiglieri!

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Gazzoni Frascara in bonis

Siamo costretti a ritornare su Gazzoni Frascara dopo la sua performance nel "Porta a Porta" dell'altro giorno.
Lo confessiamo, ci siamo presi qualche giorno di tempo per rifletterci su. Ci pareva un po' come sparare sulla Croce Rossa, commentare questa apparizione.

Però c'è un punto che ci piace raccontare, e se possibile, dare una nostra spiegazione. Verso la fine della trasmissione, Gazzoni ha costretto il sempre ossequioso Vespa a ricordare che "Lei è indagato per bancarotta", con "distrazione" aggiungiamo noi.
Al punto, l'ex patron felsineo lascia intendere che se Moggi venisse condannato la sua società in bancarotta (la Vittoria 2000) "ritornerebbe in bonis".

Benissimo, almeno è chiaro che gli accusatori di Moggi non sono dei novelli Don Chisciotte assetati di giustizia, ma uomini che hanno interessi molto concreti da difendere.

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giovedì 15 gennaio 2009

Subdola come solo lei sa esserlo

Oggi la Pravda Rosa le canta a quel mostro di Moggi.
Infatti i legali di Lucianone hanno convocato come teste a Napoli il presidente dell'Atalanta Ivan Ruggeri, che è in coma.
E gli va anche bene, dicono, che se Ruggeri stava bene lo diceva lui, che ha sempre combattuto per un calcio pulito, che razza di mostro era Moggi.
I legali di Moggi hanno convocato tutti i presidenti delle squadre di serie A di quella stagione. Una svista può ben capitare, e non pensiamo sia una notizia.
Facciamo gli auguri di pronta guarigione ad Ivan Ruggeri, speranzosi che possa dire la sua verità al processo, qualsiasi essa sia.
Va da sè che non è affatto detto che un testimone che voglia attaccare Moggi non finisca poi con lo scagionarlo con le sue dichiarazioni. Anzi spesso va così. Vallo a dire a quelli della Pravda.

Nelle letterine al direttore, Antonio Di Rosa invita a smetterla col parlare di errori arbitrali (quelli a favore dell'Inter, ovvio). Che sennò non se ne esce più.
Sottoscriviamo. Avete cominciato voi e, adesso, di fronte a fatti contrari, non sapete come uscirne.
Se non dandogli all'untore.

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Viuuleeenza privata


Appunti per Cobolli, dopo Juve-Catania:

- Il giovane Esposito va costretto a rasarsi i capelli a zero. Oppure lo si manda in prestito in C2, in Barbagia.
- Il giovane Paolucci non deve rientrare dal prestito a Catania. A meno che le sue inquietanti meches scompaiano prima di giugno.

Come Moggi con Miccoli? Sì. O come Boniperti con Haessler.
Lo stile Juve magari esiste magari non esiste, ma, un po' come la scommessa di Pascal, conviene sempre agire come se esistesse.
Lasciate che i tamarri vadano all'Inter.

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E' la Juventus

Oggi la Repubblica intervista nell'edizione nazionale Gasperini, un allenatore "che piace"; al giornalista che gli chiede chi l'ha maggiormente influenzato Giampiero Gasperini risponde così: "Lippi e Ancelotti, che guidavano la prima squadra quando io allenavo il settore giovanile, o Trapattoni che era il mister quando io giocavo in Primavera e Boniperti ci mandava le lettera di convocazione con scritto di presentarsi con "i capelli corti e ordinati". Alla Juventus ho capito cosa vuol dire mentalità vincente: il talento non basta, servono anche umiltà e determinazione".

Boniperti e Trapattoni; Lippi e Ancelotti; Gasperini e i ragazzi cresciuti con lui nelle giovanili e che ora, in tanti, si stanno affacciando alla ribalta; la mentalità vincente insieme con l'umiltà e la determinazione.

Dimenticando, solo per un attimo, Calciopoli e lasciando che la mente corra solo dietro i ricordi e i sogni della passione di tifosi, a noi viene da dire, come fosse un coro da stadio, "E' la Juventus!".
E a voi, amici lettori?

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mercoledì 14 gennaio 2009

Juventus - Catania, pagella istantanea


Gigi Buffon: voto 6
L'inizio è piuttosto incerto, soprattutto nelle uscite, si riscalda con il passare dei minuti e finisce dribblando gli attaccanti del Catania

Zdenek Grygera: voto 6
Quasi mai impegnato dagli attaccanti catanesi, non si fa vedere in avanti

Nicola Legrottaglie: voto 6.5
Partita sicura e senza nessun problema, aiutato da avversari totalmente rinunciatari

Lorenzo Ariaudo: voto 6.5
Ottimo esordio da titolare in prima squadra al fianco di Legrottaglie: meglio lui piuttosto che modesti rincalzi acquistati a parametro zero

Paolo De Ceglie: voto 6+
Piazza il cross giusto sul primo gol, sembra sempre più a suo agio quando deve offendere piuttosto che in fase difensiva

Marco Marchionni: voto 7
Partita di quantità e qualità, svariando da destra a sinistra: segna il primo gol, piazza l'assist per il terzo

Cristiano Zanetti: voto 7.5
Il grande ritorno ai livelli dell'anno scorso, e la squadra comincia a giocare a calcio. Il vero playmaker basso della squadra: recupera palloni, e imposta l'azione con lanci sempre molto precisi

Momo Sissoko: voto 7
Il maliano è aggressivo come al solito, ma commette meno errori e appare più lucido. La presenza di Zanetti al suo fianco lo aiuta ad esprimersi al top

Sebastian Giovinco: voto 7
Prestazione di qualità, arricchita da molti spunti interessanti e da un gol da cineteca

Alex Del Piero: voto 8
Segna un gol dei suoi, prende due pali, entra nell'azione del primo e del terzo gol, rimane in campo 90 minuti nonostante un taglio al labbro. Un guerriero

Amauri: voto 6
Non è serata per il brasiliano, che prova a segnare da tutte le posizioni ma sembra troppo alla ricerca della gloria personale
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Simone Esposito: senza voto
Entra al posto di Giovinco a partita decisa

Olof Mellberg: senza voto
Entra nel finale al posto di Legrottaglie e non fa in tempo a vedere il pallone

Christian Poulsen: senza voto
Entra al posto di Sissoko senza lasciare traccia
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Claudio Ranieri: voto 7
Partita vinta 3-0, ma il risultato è bugiardo, perchè il passivo sarebbe dovuto essere almeno doppio. La Juve sembra arrivare nel periodo clou della stagione al top della condizione, sia a livello mentale che fisico, ora sta a lui gestire al meglio la rosa quando tutti gli infortunati saranno rientrati.

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Tutti per uno

Il controllo delle società di calcio fa quasi sempre capo ad una finanziaria di partecipazioni dove ci sono più azionisti, spesso gruppi familiari; la Juventus, per dire, fa capo alla Exor che è la finanziaria degli eredi degli Agnelli, come il Milan fa capo alla Fininvest della famiglia Berlusconi; l'Inter di Massimo Moratti fa capo alla Internazionale Holding di Massimo Moratti che controlla solo l'Inter di Massimo Moratti.

Leggendo così l'ultimo bilancio di Internazionale Holding vengono fuori due-tre cosette "simpatiche": all'Assemblea, per esempio, erano presenti solo cinque persone: quattro Amministratori/Sindaci e il delegato della proprietà; tutti per uno come dicevano i tre Moschettieri, qui erano quattro ma vale lo stesso.

Avendo una sola partecipazione (una sola) il bilancio di Internazionale Holding dovrebbe essere semplice semplice e invece ogni anno ci sono operazioni "strane" per centinaia di milioni di euro; plusvalenze patrimoniali, svalutazioni, prestiti infruttiferi, aumenti di capitale che si rincorrono e si scontrano con perdite della controllata; tutta roba da salotti buoni e raffinati; nel 2008 una svalutazione di 148 milioni come se Moratti, non noi, mettesse per iscritto che l'Inter di Moratti (la sola partecipazione di Internazionale Holding) valesse 148 milioni in meno rispetto all'anno prima. Magari nel 2007 sarà successo il contrario, roba comunque sempre da intenditori finanziari e fiscali, sempre riferita ad una sola partecipazione, una sola.

Una girandola di milioni di euro alla presenza ogni anno del 100% del capitale sociale e cioè di un solo delegato, una girandola da far paura. E forse anche per questo l'amministratore unico, come l'anno prima, s'è fatto approvare dall'Assemblea (cioè dal delegato di Massimo Moratti) una delibera in cui si dice che lui è manlevato da eventuali belinate contabili /amministrative; d'accordo che Internazionale Holding di partecipazioni ne ha una sola, ma si vede che l'amministratore vuol dormire sonni tranquilli.

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Due stili, due libri

In libreria abbiamo trovato un paio di novità interessanti.

La prima è un libro su Massimo Moratti, Il Massimo - Moratti, il sogno possibile. Libro che vorrebbe narrare, "senza stereotipi", l'uomo e la sua "eccentricità" che lo spinge a "sognare un mondo dove sia possibile vincere senza trucchi o sotterfugi e credere nelle passioni travolgenti e nella bellezza delle idee".
Naturalmente nessun accenno, a proposito di "trucchi e sotterfugi", al passaporto falso di Recoba o all'incarico, a Tavaroli e alla Polis d'Istinto, di pedinare e spiare "nemici" e dipendenti.

L'altra novità è un Noir, Ricatto Perfetto, dove non si parla di sport ne tantomeno si fa la solita agiografia dai "campetti polverosi di periferia" alla serie A, alla ricchezza, alla notorietà. Eppure l'autore è un calciatore: Antonio Cabrini. Veramente spiazzante, come il sinistro al fulmicotone del suo autore.

Due libri, due stili. Ognuno scelga il suo.

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martedì 13 gennaio 2009

Il conto del conte

Informano le cronache che il vice Procuratore della Corte dei Conti, Montella, ha chiesto 120 milioni di euro di danno erariale ai coinvolti, in qualità di "pubblico ufficiale", nell'affaire "Calciopoli".

Oggi, il giudice è stato smentito non dagli avvocati difensori degli imputati (in giuridichese, convenuti), ma dalla Guardia di Finanza che ha valutato come inesistenti i danni per lo Stato. Questo perché il calo degli spettatori in A è stato ampiamente compensato dall'esplosione degli spettatori in B dove militava la Juventus. La GdF considera anche inesistenti i danni al Totocalcio che da anni, infatti, non dà entrate degne di nota allo Stato. Inoltre gli occhiuti finanzieri hanno considerato completamente compensate le spese di svolgimento del processo sportivo (tra le quali ben 30.000 euro di vettovagliamento per la truppa, Link) dalle multe comminate alle società nelle sentenze sportive.

Aggiungiamo noi che il presunto danno a causa della mancata assegnazione dell'Europeo appare doppiamente ridicolo. Primo perché l'organizzazione è stata assegnata a nazioni che hanno avuto scandali calcistici ben più gravi. Secondo perché, considerati gli sperperi di Italia 90, la mancata assegnazione ha provocato un beneficio per lo Stato piuttosto che un danno.

Insomma, siamo alla solita commedia degli equivoci in un'aula di Giustizia, con una Pubblica Accusa prontamente smentita dai suoi investigatori e un processo dove gli imputati sono chiamati (dall'accusa) a pagare un risarcimento, nonostante il processo penale non sia manco inziato e dunque, Costituzione alla mano, potrebbero essere innocenti.
Questi sì che sarebbero motivi validi, giudice Montella, per "provare vergogna di essere italiano". Altro che Farsopoli!

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Galeone affonda il Mou

Visto che, almeno finora, nessun addetto ai lavori aveva "osato" criticare Mourinho ci piace segnalare che Giovanni Galeone, fuori dalla mischia ma sempre battagliero, va controcorrente e picchia duro definendo oggi l'Inter, sulla Gazzetta,"una squadra che è piena di campioni ma non si sa da che parte comincia e da che parte finisce". Niente male , si direbbe, visto che ad allenarla c'è uno che guadagna 9 milioni all'anno, che al suo arrivo in Italia si è presentato dicendo "non sono un pirla, io sono il numero uno" e che solo dopo le prime partite, in una specie di soprassalto di umiltà, si era sì autoridimensionato ma solo per dire "Non mi sento secondo a nessuno".

Domenica Galeone era a San Siro perché voleva vedere come se la cavava il suo pupillo Massimiliano Allegri sulla panchina del Cagliari ("tatticamente Max ha distrutto Mourinho", questo il suo commento) ma se n'è andato quando il Mou ha messo in campo i cinque attaccanti. "quello è anticalcio" ha detto al giornalista Galeone e lo deve aver detto davvero ai suoi vicini in tribuna perché ne fa cenno anche Gianni Mura su Repubblica.

Vista l'aria che tirava oggi alla Gazzetta, abbiamo voluto controllare cosa diceva il fratello maggiore (che se la porta dietro a gratis). In effetti sul Corsera il giorno prima Fabio Monti, dimenticandosi che dopo la partita con la Juve la sua redazione aveva osannato "l'orchestra Mourinho" con una sviolinata degna della Scala, si era fatto scappare un "Inter, soffia il vento freddo della crisi", specificando che "i giocatori sono tanti ma gli equivoci di più" che pensiamo non sia piaciuto poi tanto al patron Moratti. Anzi potrebbe non essergli piaciuto proprio per niente anche perché i giocatori dell'Inter sono una trentina e a questo punto per capirci qualcosa potrebbero non bastargli neppure le spiegazioni del suo amico Cannavò.

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Confessioni in crisi

Oggi alla funzione pomeridiana i vecchi officianti Palombo, Sconcerti, Ferrajolo e Zazza, costretti alla penitenza dopo la sentenza profanatrice sull'accolita Gea, han deciso di anticipare il Verbo che illuminerà il cammino sino al giorno del giudizio:

"La Verità è già emersa, un'assoluzione a Napoli non intaccherebbe minimamente le sentenze della giustizia sportiva".

A preannunciarlo la consacrata liturgia del "l'assoluzione Gea non c'entra con Calciopoli", dopo pochi giorni ormai precetto fondamentale del culto, accompagnata dagli osanna alle sacre tessere svizzere.

Sorprendente concessione all'eresia arriva dal pastore Zazza che invita il Signore a riconsegnare la reliquia dello scudetto per placare gli animi pagani. Assieme al nervosismo degli altri sacerdoti ed alle apparizioni miracolose di San Dulli è l'ennesimo segnale del declino di una fede ormai incapace di arrestare l'avanzata del sacrilego.

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lunedì 12 gennaio 2009

Bye bye Luca


Apprendiamo che il Manager Fiat Luca De Meo ha dato le dimissioni e non lavora più, dunque, per il gruppo Fiat. Da juventini abbiamo ancora nitido, in mente, il discorso con il quale spiegava la rinascita del gruppo Fiat anche grazie alle sconfitte della Juventus.

Visto il comportamento del suo (ex) presidente, l'altro Luca, siamo certi di una cosa: le sue dimissioni non sono imputabili alla vendetta di "Montezuma".

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SuperPalazzi

In tanti, noi per primi, abbiamo rinfacciato alla Covisoc e a Palazzi di essere troppo "liberal" sul tema dei controlli e delle relative sanzioni; non hanno mai fatto niente, per esempio, per le plusvalenze che gli amministratori dell'Inter si inventano tutti gli anni; la pratica dei falsi in bilancio dell'Inter con l'ipotesi d'accusa di aver "buggerato" la normativa Figc è rimasta chiusa nei cassetti della Superprocura federale per due anni; tutte le società italiane meno una, ha scritto un giornale francese, sono piene di debiti e non si capisce come mai.

La Covisoc e Palazzi complici dei presidenti per i bilanci traballanti e magari Moratti che gode di una specie di immunità? No, non è così, dobbiamo ricrederci, basta vedere cosa è successo all'Avellino e al suo presidente.

E' successo questo e ne hanno parlato Tuttosport e la Gazzetta: anche per colpa della crisi generale l'Avellino non ce l'ha fatta a pagare gli stipendi ai giocatori, la Covisoc ha dovuto "dirlo" a Palazzi e Palazzi, da superprocuratore qual'è, ha deferito l'Avellino e il suo presidente; non solo, per far vedere che non è connivente con le malefatte dei presidenti, e a dispetto della grave crisi generale, di deferimenti ne ha fatti due: uno per non aver pagato gli stipendi e un altro per non aver pagato i contributi sugli stipendi. E così la Disciplinare ha inflitto all'Avellino non due punti di penalità ma quattro e al Presidente non sei mesi di inibizione ma dieci.

Dagli articoli che citavamo si capisce che il presidente dell'Avellino s'è arrabbiato di brutto e ha reagito alle due sentenze dicendo più o meno: "E come cazzo facevo a pagare i contributi se non ho pagato gli stipendi?".
Così adesso farà ricorso; contro il superPalazzi che ha voluto farci vedere che lui i regolamenti li applica alla lettera e non guarda in faccia ai presidenti. Almeno a quello dell'Avellino.

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Cronache aziendali - diciottesima giornata


La squadra dei pedinatori strappa un punto importante contro il Cagliari e allunga sulla Juve a +7.
Specialone gioca lo schema 1-0-9, pareggia, rischia per tre volte di cadere e alla fine segna il gol della vittoria con Mansini... ma lo spettro di Moggi tornava ad aleggiare su San Siro e il giovane arbitro trovava il coraggio di annullarlo per fuorigioco di appena un metro.
A Torino la curva espone i due scudetti trafugati e Del Piero porta la Juve a -4.
Il Milan in defilèe all'Olimpico di Roma presenta la collezione Inverno.

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29


Curva Filadelfia: voto 8
Prima della partita espongono uno striscione con la scritta: "E adesso riprendiamoceli!" e due enormi teloni: 28 e 29.
Partono i cori "Noi vogliamo i nostri scudetti", "I Campioni dell'Italia siamo noi" e cori anti Inter.
La dirigenza seduta in tribuna d'onore avrà capito l'antifona?

(Ringraziamo l'utente Darko che ha postato questo commento)

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domenica 11 gennaio 2009

Juventus - Siena, pagella istantanea


Alex Manninger: voto 6.5
Ormai è una sicurezza, peccato che sia destinato presto alla panchina. Nessuna parata sensazionale, ma fa il suo dovere senza sbavature

Zdenek Grygera: voto 5.5
Il suo primo tempo è disastroso, il Siena offende sempre partendo dal suo lato. Nel secondo si assesta un po', e si fa vedere anche in attacco con un paio di cross

Nicola Legrottaglie: voto 6+
L'assenza di Chiellini si fa sentire, e Nicola sembra meno sicuro del solito, tuttavia si disimpegna senza troppi problemi

Olof Mellberg: voto 6
Lo svedese si fa notare per un paio di sicuri interventi in scivolata. Chiellini è un'altra cosa, ma lui se la cava senza infamia e senza lode

Cristian Molinaro: voto 6+
In fase difensiva non soffre più di tanto, quindi prova a incidere in attacco trovando nulla più che un buon cross

Marco Marchionni: voto 6
Si impegna tantissimo, svariando da destra a sinistra, con risultati contradditori: un paio di bei cross, ma anche molte palle perse. Troppo arruffone

Claudio Marchisio: voto 6+
L'abbiamo visto meglio in altre occasioni: tocca molti palloni ma incide raramente, se si eccettuano un paio di giocate di gran pregio

Momo Sissoko: voto 6-
Sembra rimasto in letargo dopo la sosta. Non è aggressivo come al solito anzi, perde un paio di palloni decisamente pericolosi

Pavel Nedved: voto 6.5
E' il migliore nel primo tempo, infatti le migliori azioni partono sempre dalla sua fascia, e si procura la punizione per il gol del Capitano. Cala vistosamente alla distanza

Alex Del Piero: voto 7
Il solito gran gol su punizione e un paio di giocate di classe sono più che sufficienti

Amauri: voto 6
Ci ha abituato troppo bene; oggi non è devastante come al solito e non trova il gol, ma svolge la sua funzione di centravanti boa in modo discreto
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Cristiano Zanetti: voto 6.5
Entra al posto di Sissoko, e gioca un ottimo spezzone di partita. Si riprende la maglia da titolare

Paolo De Ceglie: senza voto
Entra al posto di Marchionni nel finale, ingiudicabile

Christian Poulsen: senza voto
Entra al posto di Marchisio nel finale, ingiudicabile
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Claudio Ranieri: voto 6
Partita di grande sofferenza, conclusa con 3 punti d'oro conquistati. Probabilmente il Siena avrebbe meritato il pareggio, ma gli scudetti si vincono anche portando a casa il risultato in partite del genere. Speriamo che l'opaca prestazione complessiva sia dovuta alla pausa invernale.

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Un cannolo per Candido

Rispondendo ad un lettore che chiede come interpretare la sentenza Gea e l'euforia di quelli che rimpiangono la Triade, Cannavò stamattina sostiene che processo Gea e scandalo del calcio sono cose diverse e sull'onda dell'euforia scrive "abbiamo visto di peggio. Si ricordi dei famosi cannoli dopo la condanna a 5 anni del Presidente della Regione Siciliana Cuffaro, oggi beatamente senatore".

Dato che il giornale dal piccolo formato sul quale scrive Cannavò si può dire che venga ormai venduto in allegato ai DVD dei comici di Zelig, prendiamo atto della candida battuta sull'interpretazione del processo Gea e passiamo, anche noi ironicamente, ai cannoli per un modesto suggerimento.
Caro Cannavò, non stia a preoccuparsi e non cerchi di capire, si infili in bocca un bel cannolo e non stia a pensare al calcio, a Moratti e Mourinho; e se per problemi di colesterolo o di diabete l'operazione fosse pericolosa non si preoccupi lo stesso, non stia a guardare le partite dell'Inter altrimenti potrebbero essere guai ma pensi a tutto il rosa della vita; pensi al cannolo che è meglio e vedrà che così troverà la forza, comunque, di infilarselo (in bocca, ovviamente).
E le piacerà anche!

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Voglio un presidente vero!

Il Team ha raccolto il grido di dolore di un tifoso juventino, e ha deciso di proporlo ai lettori del Blog. Come tutti sanno, il contratto del presidente della Juventus Cobolli Gigli è in scadenza a giugno, l'articolo che pubblichiamo esprime al meglio i sentimenti di buona parte della tifoseria juventina nei confronti di Cobolli.

Mi è venuto in mente quel passaggio de "Il Padrino" quando Michael Corleone (alias Al Pacino) invita il fratellastro avvocato Tom Hagen a farsi da parte spiegandogli, in sintesi, che c'è un uomo per ogni stagione, quella di pace e quella di guerra. Alla Juventus negli ultimi due anni e mezzo ne abbiamo conosciuta un altra: quella della deflorazione.
E' successo al verginello Cobolli Gigli che, ligio ai doveri di buon impiegato, si è fatto trovare pronto alla chiamata di John Elkann Pilato (quello che si sciacquato le mani di Calciopoli) ed ha accettato la massima carica societaria: quella di presidente!
Da quel giorno è stata un'umiliazione continua per la Juventus con le immonde sentenze di Calciopoli, con la gogna mediatica ai danni della società, ma soprattutto con quel Cobolli Gigli un giorno Doctor Jekyll e l'altro Mister Hyde, stordito protagonista della farsa relativa al minacciato ricorso al TAR.

Una delle prime perle di quest'uomo la ricordate? Alla fine del primo tempo di Rimini-Juventus, prima giornata in serie B, manifestò tutto il suo entusiasmo per il primo ed unico acqusito della sua prima estate di calcio: Boumsong. Se le è sempre chiamate Cobolli, come in quella occasione. Ritornano in campo le squadre e "Bum Bum" buca la palla clamorosamente agevolando il gol di tale Ricchiuti per il Rimini.

Da quel giorno è stato un susseguirsi di dichiarazioni e contro-dichiarazioni, smentite e contro-smentite. E' piaciuto a tutti Cobolli Gigli, soprattutto agli altri. Moratti lo ha definito "simpatico" e lui ha ricambiato prendendolo sottobraccio per la foto di copertina di un recente numero de "La Gazzetta dello Sport". Alzi la mano chi non è saltato sulla sedia e scosso la testa davanti a uno degli atteggiamenti più ruffiani di tutti i tempi. E' stato tenero anche Matarrese che nelle pagelle date ai presidenti a fine anno ha detto che Cobolli aveva imparato il mestiere rispetto a quando era entrato. "Ora è preparato!" sentenziò Matarrese. Bel modo per farci realizzare che un apprendista era stato messo a capo della società di calcio più titolata d'Italia, fondata nel 1897, con 14 milioni di tifosi in Italia.

Quale il motivo di una scelta tanto tafazziana da parte della proprietà se non quella di farci bastonare inopinatamente ma da buoni cristiani, porgendo sempre l'altra guancia? Diciamolo chiaramente: avere un impiegato come presidente della Juventus è stato umiliante e sgradevole per chi nella storia ha avuto presidenti come Edoardo Agnelli, Giovanni Agnelli, Umberto Agnelli, Giampiero Boniperti. Gente abituata a non chinare mai la testa ma a farla chinare agli altri.

Il 30 giugno scade il contratto di questa brava persona che comunque è Cobolli Gigli, diciamogli anche un "Grazie!" per averci messo la faccia, per aver preso pedate, schiaffi, sberleffi. Ma adesso è ora di cambiare marcia, è ora di un presidente autorevole che si possa muovere in piena autonomia senza paura che non ci possa essere riconosciuto quello che ci spetta.

Nei prossimi anni saremo chiamati a riappropriarci con forza di quello che ci è stato sottratto da sentenze di improvvisati tribunali sportivi, da gogne mediatiche governate da giornalisti accecati dal proprio tifo sportivo, quando non dal desiderio di ossequiare il padrone o il potente di turno.

E' finito il tempo degli invertebrati, deve arrivare il tempo dell'autorevolezza, della forza, del poter rappresentare con dignità ma anche orgoglio 111 anni di storia bianconera.
E' arrivato il momento di un Presidente Vero!

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sabato 10 gennaio 2009

Avanti. C'è posto!

Oggi a leggere La Stampa e Tuttosport si avvertiva come un senso di aria pulita: tanti articoli dopo la sentenza Gea, due pagine addirittura sulla Stampa che finora, per tanti motivi (più uno), si era tenuta alla larga e più di due su Tuttosport; ci hanno presentato il parere di D'Onofrio contrapposto all'intervista a Sandulli; hanno scritto di "spiraglio aperto in Figc"; hanno titolato "giusto provare a riavere i due scudetti". Niente di sensazionale, sia chiaro, solo che il lettore ha avuto modo di informarsi, pensare, maturare una sua idea; ci son voluti due anni e più, quasi mille giorni in cui la stampa, tutta la stampa, non ha informato e aiutato a pensare ma ha "risparmiato la fatica" al lettore inculcando la sua "verità", ma alla fine l'aria si vede che è cambiata.

Sulla Stampa, in particolare, Marco Ansaldo ha richiamato anche il nostro sito, scrivendo "La prima cupola è stata smantellata, adesso si distruggerano le altre" si legge sul sito bianconero Ju29ro, il più attento alle questioni legali. Nell'articolo che ha per titolo "Juve ferita riaperta". Senso di aria pulita e il nostro sito preso ad esempio in un importante articolo della Stampa; senza falsa modestia pensiamo che l'accostamento ha un fondamento di verità e non possiamo che rallegrarcene.

A proposito, su Corsera, Repubblica e Gazzetta tira, invece, sempre la stessa aria. La prima notizia della prima pagina del piccolo giornale di Milano è dedicata al DVD di GazZelig mentre sul dopo sentenza non c'è niente; nessun "fatemi capire", col dubbio che Cannavò abbia capito tutto o forse niente; nessun intervento di Palombo come se debba ancora riaversi dall'ultima capriola giuridica (sul giornale di ieri) . Niente neppure sul Corsera come se Fabio Monti abbia radunato la redazione e alla fine sia venuto fuori solo un "e adesso cosa diciamo?".

Repubblica, infine, per far ragionare il lettore sul dopo-Gea ha pensato bene di sguinzagliare Marco Mensurati (!) che ha pensato ancora meglio di intervistare Sandulli (!!). Con un effetto davvero comico: Sandulli ha dovuto dire che l'illecito strutturato non era previsto dal vecchio Codice di Giustizia Sportiva (è riportato su Tuttosport e chiunque può constatare che è vero confrontando il vecchio e il nuovo Codice riportati sul nostro sito)), ma questo Mensurati s'è dimenticato di chiederlo o, peggio, di scriverlo; in compenso ha riportato le lagnanze di Sandulli su un "sacco di pressione mediatica" e sul fatto che "dentro faceva un caldo da morire". Con la conferma, quindi, che la Juve è stata mandata in B perché così voleva il piccolo giornale di Milano (all'epoca ancora nel formato lenzuolo) che oggi non dice niente e Sandulli non l'ha intervistato e col rimpianto che se ci fosse stata l'aria condizionata la Juve restava in A, si teneva Ibra e disputava la Champions.

A proposito di caldo e di aria malsana, di pressione mediatica e di voglia di ragionare con la propria testa preferiamo tornare al nostro sito e all'aria pulita che dicevamo all'inizio; ci stiamo bene con i nostri affezionati lettori e con i nuovi ospiti che si vanno aggiungendo. Anzi, ci permettiamo di invitare i colleghi romano-milanesi a venire anche loro a prendersi una boccata d'aria nuova e pulita: avanti, c'è posto!

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venerdì 9 gennaio 2009

Gazzoni e i pescatori

Strabiliante commento dell'ex presidente del Bologna e amico di vecchia data di Moratti, sulle sentenze del Processo GEA: "La vera 'pesca' deve ancora essere fatta. E saranno i giudici di Napoli a vestire i panni dei pescatori in occasione del processo che parte il prossimo 20 gennaio. Ho conosciuto i PM di Napoli e, se fossi in un pesce, non mi sentirei per nulla tranquillo. Non c'è nessun pesce grosso trascurato dalla vicenda giudiziaria che ha riguardato la Gea. Certo, resta un po' l'amaro in bocca per una sentenza così edulcorata, ma c'era d'aspettarselo, considerato che tutti i testi coinvolti erano persone appartenenti al mondo del calcio, e, per dirla tutta, credo che nessuno volesse precludersi un posto di lavoro per il futuro: da allenatore, massaggiatore, arbitro".

L'intimo amico di Massimo Moratti si astiene dallo spiegare al giornalista a cosa possano essere paragonati i PM della Procura della Repubblica di Bologna che lo hanno indagato per un reato particolarmente odioso: bancarotta fraudolenta per distrazione.
L'infortunio giudiziario di Gazzoni è relativo al crack di Victoria 2000, società che controllava il Bologna qualche anno fa. Il crack non è manco questione di bruscolini, circa 50 milioni di euro di debiti complessivi.

Ovviamente Gazzoni ai tempi della chiusura delle indagini dichiarava che sarebbe stato in grado di dimostrare la sua innocenza e la sua buona fede. Noi gli crediamo, tutti i cittadini sono innocenti fino a sentenza definitiva ed hanno soprattutto il diritto di difendersi.

Ciò che a noi fa specie è che il Gazzoni usi questo metro solo nel suo caso. Gli altri sono colpevoli "a prescindere". Galantuomo!

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Niente cupola, le redazioni rosicano

La sentenza di primo grado del processo Gea ha provocato un intenso stridio di denti in molte redazioni. Ne sono traccia molti articoli comparsi oggi sui quotidiani italiani. La palma del miglior rosicone va assegnata ex aequo ai due maggiori, la giallorossa Repubblica e il nerazzurro Corriere della Sera.

A Roma, nel covo di Lupacchiotti scalfariano, Fabrizio Bocca dimostra di aver capito esattamente il significato della sentenza di ieri e chiede, quasi supplica, che non lo si faccia sapere in giro, nel suo "Non suonate la grancassa".

Invece, in via Solferino, sede dei Bauscia di Mieli, Marco Imarisio (Fabio Monti è ancora in settimana bianca?) si rifiuta di prendere atto della realtà, ricordando un po' Marco Materazzi che implorava i difensori laziali il 5 maggio. Nel suo Il pm: "Quanti silenzi, i calciatori fanno i loro interessi", interpreta alla grande la macchietta del piangina nerazzurro.

A differenza loro, molto professionale Stefano Pacifici, dato che lavora per il Romanista.

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Minacce latenti

I Moggi condannati.
Questo è il verdetto mediatico della sentenza di ieri. In un paese superficiale di gente che legge a malapena i titoli dei giornali, questa è l'amara constatazione. Si tratta di un verdetto pazzesco per chi ha cercato di seguire con un minimo di equilibrio il processo. Non abbiamo seguito la serie televisiva di Perry Mason ma pensiamo che nemmeno nella finzione cinematografica si possa arrivare a concepire un filotto di testimoni dell'accusa che invece testimoniano a favore della difesa come è effettivamente successo per il processo Gea.
Incredibile l'atto di accusa del PM con l'architettura di un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con la richiesta quasi del massimo della pena. Incredibile perché di minacce il PM non fa un solo esempio ma in 6 ore di atto d'accusa nel corso della requisitoria riesce solo a dire che tali minacce possono anche non essere esplicitate ma "latenti". Davanti a un'insussistenza delle prove così clamorosa ti aspetteresti l'assoluzione con formula piena per tutti. E invece no. Ovviamente l'associazione per delinquere è un'invenzione del PM, vengono prosciolti tutti gli accusati con l'eccezione dei Moggi. Violenza privata, art. 610 del codice penale, l'articolo che stando ai fatti stabilirà un precedente molto pericoloso per gli addetti ai lavori. Se qualche dirigente dovesse trattare la cessione di uno dei propri giocatori con un'altra società, questi potrebbe forse intenderla come una "minaccia latente" di cederlo e di non farlo sentire a proprio agio all'interno della propria squadra?
Ma no, non cambierà nulla. La verità è che Luciano e Alessandro Moggi dovevano uscire dal processo con la "condanna" per l'utilizzo dei media che non aspettavano altro. Pazienza se non è associazione per delinquere perché in fondo la farsa, perchè di farsa si tratta, così può continuare.
Prossima tappa Napoli.

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giovedì 8 gennaio 2009

Cobolli, una girandola di emozioni

In questo preciso istante la mia anima juventina è letteralmente lacerata tra l'euforia per il crollo del primo castello e la depressione più totale che il nostro amato presiperdente mi fa venire quando parla così.
Lo so (o almeno lo spero) che avesse voluto dire "Avessimo avuto più tempo per prepararci avremmo potuto fare di più" ma poi aggiunge sempre la gag finale, gli piace l'uscita 'cor fischio' di vitaliana memoria.
"Sarà difficile tornare indietro", e qui ci siamo, bravo presidente! Nessuno ha la macchina del tempo- "e farci ridare quello che la giustizia ti ha tolto", qui parla con tono rassegnato, sa che nessuno lo autorizzerà a chiedere nulla a nessun altro o che le possibilità che le richieste trovino accoglimento sono pressoché pari allo zero. E allora ti aspetteresti la ribellione verso i poteri occulti, lo sguardo feroce di quando, col pugno alzato ed il cipiglio del grande condottiero, disse
alle radio e alle tv di tutto il mondo "andremo avanti in ogni sede giudiziaria!". Oggi, dopo due anni passati a mangiar fango, a sentirsi chiamare comunque ladro alla prima occasione dai tifosi avversari, sentirsi definire "quello che non ha difeso la Juventus" dai propri di tifosi, oggi, hai la grande occasione per riabilitarti agli occhi dei tifosi. Oggi.
E mi chiudi la scena con "ma lo diremo ad alta voce"?
Ma che significa? Che fai?
Vai sotto casa di Abete a strillare tutto il tuo dissenso?
Ma magara, direbbe Mazzone, ma non fai neanche questo.
O sta a significare che nel momento in cui ci rendiamo conto che ce lo hanno messo in quel posto (ce n'è voluto di tempo eh?) possiamo iniziare a emettere gridolini?
Dì qualcosa di sinistra, implorava Moretti in un suo film.
Ecco presidente: io, ti prego, dì qualcosa di juventino !!!!!

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Cronache aziendali - speciale processo Gea


I tegami di Cannavò

La Gazzetta Web titola: per la GEA condannati i Moggi.
Solo nel testo si dice che è caduta l'associazione per delinquere e che le condanne sono state inflitte per un paio di violenze private.
Prova d'orchestra in attesa dell'edizione cartacea ?
Il Direttore d'orchestra Cannavò sostituirà grancassa, tamburi, piatti e gong e farà suonare ai percussionisti i coperchi dei tegami?


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Tonno al tartufo


Eccoci qua, è arrivata la sentenza di primo grado per lo "scandalo" GEA. Tutti assolti esclusi i due Moggi condannati per violenza privata.
La cosa più importante è che comunque sono crollate le accuse di "illecita concorrenza" e di "associazione per delinquere".
I giornali di regime, non dubitiamo, per quanto possibile metteranno la sordina a questa verità. Porranno invece l'accento sulla parte, a nostro umilissimo avviso, tartufesca della sentenza. Ovvero quella parte che condanna Moggi padre e figlio per aver, in qualche modo, "minacciato" alcuni giocatori. Noi crediamo che questa condanna abbia la sola funzione di consentire al presidente della ANM, Palamara, di non uscire totalmente screditato dal processo.

Dicevamo, tartufesca, ma aggiungiamo tragica e farsesca. Vengono condannate due persone che hanno forse usato le maniere "forti" nel mondo del calcio. Un mondo dove ragazzini viziati ultra milionari, aldilà di ogni qualsiasi merito, spesso fanno la vita che gli pare, senza la benché minima disciplina e spirito di sacrificio che dovrebbero essere proprie degli atleti.
E per di più nel paese dei mille morti sul lavoro, dei milioni di precari per mille euro al mese, del caporalato e del lavoro nero.

Oggi, come juventini abbiamo vinto, è stata dimostrata l'inesistenza della cupola e del sistema Moggi tanto caro alla Gazzetta.
Ma come cittadini, nel nome dei quali vengono emesse le sentenze, siamo stati umiliati e offesi, non ci credete?
Andate a leggere cosa avrebbero fatto quei cattivoni dei Moggi, per esempio ad Amoruso (retribuito a suon di milioni di euro). Chi di voi non accetterebbe queste terribili violenze?

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mercoledì 7 gennaio 2009

Facchetti scagiona Moggi

Così risponde Facchetti jr. a precisa domanda se anche suo padre facesse telefonate gli arbitri: "Penso che ne facesse, come tutti i dirigenti, ma è importante vedere cosa di­cesse lui e cosa gli altri. Nè mio padre né l'Inter hanno tramato contro qualcuno, calciopoli è nata per caso, da un'indagine su scommesse clandestine".

Bene, il figlio dell'ex presidente dell'Inter dice che anche suo padre chiamava gli arbitri, come tutti i dirigenti.
Dice, ovviamente, che ciò che conta è che cosa si dice, lasciando intendere che qualcuno faceva telefonate compromettenti, mentre qualcun altro (per esempio suo padre) faceva telefonate innocenti di pura cortesia.
Visto che nessuno conosce il contenuto delle possibili telefonate di Moggi agli arbitri, come nessuno conosce il contenuto delle ormai quasi certe (lo ammette il figlio!) telefonate di Facchetti, nessuno può dire quali erano le telefonate "innocenti" e quali quelle "truffaldine".

A questo punto, se la logica esiste, Facchetti jr. ci spieghi perchè la Juventus è stata mandata in B, derubata di due scudetti, con una squadra smembrata e con immense perdite economiche e di immagine.

Una volta che Facchetti jr. avrà finito di rispondere a questa domanda, ci dica anche perché l'Inter invece è stata beneficiata di uno "scudetto dell'onestà" e ha potuto attingere dall'organico della squadra "disonesta" per poter vincere qualcosa (tra incredibili ed onestissime sviste arbitrali).

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Farisei e schede svizzere

Più di una volta l'onorevole Antonio Di Pietro ha espresso la sua opinione sulle faccende di Calciopoli. Nonostante si confessi juventino non ha mai fatto mancare la solidarietà ai suoi ex colleghi che indagano su questo (presunto) scandalo.
Ora scopriamo leggendo il Giornale che, secondo il Gico della Guardia di Finanza, ai tempi in cui faceva ancora il PM, usava schede svizzere, per giunta date da un suo indagato. Sì, avete capito bene, un giudice, ovvero un uomo che decide della libertà e della vita delle persone, per dialogare più "comodamente" con i suoi conoscenti, pare che usasse schede svizzere.
Sconcertante.

Qualcuno ha ancora dubbi che Moggi sia stato usato come capro espiatorio?

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Voli pindarici

Ritorniamo ad occuparci di un affezionato cliente, ma lo faremo, udite udite, senza nominarlo: non che si tema la sua confidenza (a doppio senso) con la querela per diffamazione, semplicemente non abbiamo bisogno del suo nome, non ci serve né per vendere più copie di un libro o di un DVD né per aumentare le visite sul nostro sito.

Invece al presunto giornalista (appellativo riservatogli da Luca Sofri), farcire i suoi interventi di continui richiami a Luciano Moggi serve. Ed a giudicare dalla frequenza con cui questi si ripetono pare più che redditizio, piacevole persino.

Non basta il livore personale dovuto alla revoca dell'accredito per l'accesso al Delle Alpi del 1996: il "tartufo" (cit. D'Avanzo) sa che il nome dell'ex dg della Juventus è un investimento redditizio: ormai "Luciano Moggi" è un nome che costa poco, talmente poco che lo si può infilare in qualsiasi monologo, il contraddittorio si sa è poco gradito.

Rievocare la vicenda di Moggi è una tentazione troppo golosa: condannato in un processo (sportivo) che non è un processo, per mano di magistrati che han potuto decidere liberi da un codice, in base ad un "sentimento popolare" orientato dalla stampa sulla base dei documenti dell'accusa diffusi illegalmente. Praticamente il paese dei balocchi del megafono delle procure (cit. Filippo Facci)

Minuto 27:40


Ecco perché, quello che a prima vista sembra un salto di palo in frasca è in realtà un volo pindarico verso il mondo fiabesco di chi "non ha mai capito che gli argomenti della difesa di indagati ed imputati dovrebbero essere trattati con lo stesso rispetto e la stessa considerazione riservati agli argomenti dell’accusa" (Angelo Panebianco)

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martedì 6 gennaio 2009

Astice, champagne e Calciopoli

Quale può essere il filo rosso che lega gli astici e lo champagne ai fatti di Calciopoli?
Il collegamento lo abbiamo scoperto oggi leggendo i giornali. Un povero ristoratore è stato inquisito dalla solerte e integerrima magistratura italiana per il gravissimo reato di sevizie. In pratica il ristoratore metteva in mostra nel suo ristorante gli astici vivi nel ghiaccio, presumiamo, per invogliare i clienti alla consumazione. Tutto ciò secondo un GIP milanese è fatto meritevole di processo penale.
Un po' come nel processo GEA o nel processo Calciopoli che si aprirà tra poco a Napoli. Processi basati sul nulla. Ma per la magistratura italiana va bene così.
Come va bene ai componenti delle bande criminali, ai politici corrotti, a banchieri truffatori
e agli imprenditori ladri (e a volte spioni), che sicuramente festeggiano, tutti, con lo champagne.

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Gazzelig


Nella nostra redazione in tanti lo dicevano da tempo, per essere più precisi dall'estate 2006: il campionato di calcio non è più una cosa seria ma un baraccone da circo. Adesso è arrivata, per così dire, una conferma "autorevole" perché in allegato alla Gazzetta dello Sport, che a quel baraccone fa da megafono e ufficio stampa, vengono offerti i DVD con "Il meglio del meglio dei comici di Zelig", come recita la pubblicità sul Corsera.

Pensateci: la Gazzetta che ha tra i proprietari John Elkann (la nuova Juventus), Tronchetti Provera (la solita Inter) e Della Valle (la Fiorentina) per completare l'informazione del lettore che già si è "gustato" Verdelli e Cannavò e magari anche Palombo e Severgnini gli offre lo spettacolo di Checco Zalone, di Bertolino e compagnia bella; così uno prima si legge le battute di Petrucci e Matarrese sul nuovo calcio pulito, si fa due risate a mò di allenamento e poi si gode le altre battute, quelle dei Fichi d'India o di Ale e Franz.

Un'idea veramente geniale rivolta, evidentemente, non ai lettori frettolosi e distratti, quelli che si accontentano dei titoli sbirciati mentre si beve un caffè al bar, ma a quelli che il marketing classifica come "fidelizzati"; verificato, in parole povere, che c'erano dei lettori che continuavano a restare fedeli e a divertirsi con le recite del baraccone del calcio, i proprietari del piccolo giornale di Milano hanno pensato bene di completare l'opera col meglio del meglio della comicità.

A proposito, sapete come l'hanno chiamata la collana dei DVD? L'hanno chiamata "Gazzelig - I comici dalla A allo Zelig". Appunto: "dalla A" del vecchio campionato di calcio della nostra Juventus, la solita Inter e la Fiorentina, "allo Zelig" del baraccone di oggi con Petrucci e Checco Zalone, Matarrese e i Fichi d'India.

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lunedì 5 gennaio 2009

Clamoroso al TG3


Gli spettatori del TG3 saranno sobbalzati sulla sedia ieri sera, sentendo l'intervento di Oliviero Beha che vi riportiamo da YouTube. Il popolare giornalista, nel suo consueto commento settimanale sulle principali notizie provenienti dal mondo dello sport, ha trattato il tema (a noi molto caro) del Processo GEA, la cui sentenza è attesa per l'8 gennaio.
Il pensiero di Beha può essere riassunto in tre punti:
1) L'archiviazione delle posizioni dei figli d'arte Geronzi e De Mita junior appare incomprensibile.
2) Nessun mezzo di informazione ha seguito lo svolgimento del processo, a differenza di quanto è accaduto, ad esempio, nel caso del processo per la strage di Erba.
3) Entrando nel merito, Beha ha ricordato come praticamente tutti i testimoni dell'accusa abbiano ritrattato, o comunque non abbiano confermato in aula le accuse nei confronti di Moggi.
In conclusione, Beha ha avallato la tesi di un Moggi utilizzato come capro espiatorio, e ha dichiarato di avere paura di una giustizia (g volutamente minuscola) gestita in questo modo.

Noi dello Ju29ro Team possiamo smentire Beha per quanto riguarda il secondo punto. Sul nostro sito, il prode Mario Incandenza ha appuntato con certosina pazienza lo svolgimento di ogni singola udienza, raccogliendo tutto il materiale in un corposo dossier che vi invitiamo a leggere con attenzione prima della sentenza.
Possiamo invece confermare quanto affermato da Beha riguardo alle testimonianze portate dall'accusa: contro Moggi e la Gea non c'è nulla di concreto anzi, molti testimoni dell'accusa si sono rivelati testi a discolpa. Se non ci credete, leggete il nostro dossier GEA, e visitate i link che arricchiscono l'articolo.
E' davvero messo male un paese (anche qui p minuscola) in cui un sito gestito da appassionati di calcio fa informazione migliore rispetto a TV e giornali che possono contare su centinaia di dipendenti a tempo pieno, ma così va l'Italia. E pare che pochi si scandalizzino. Ben venga quindi la riflessione di Oliviero Beha, che ricordiamo come uno dei più accaniti fustigatori di Luciano Moggi, ma che probabilmente ha capito, finalmente, che Calciopoli è sinonimo di Farsopoli.

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domenica 4 gennaio 2009

Caro lettore ti scrivo...


Cari amici che avete la bontà di leggerci, noi del Team abbiamo deciso di rinforzare un servizio già esistente nel Blog del nostro sito.
Con il Nuovo Anno dialogheremo con voi più assiduamente nella sezione riservata ai "commenti" dei post. Pertanto se volete lasciare commenti, lamentele, suggerimenti, domande, etc. lasciate pure un messaggio cliccando sul link "N commenti" (N numero dei commenti già presenti) in basso. Il vostro commento verrà pubblicato dopo essere stato moderato dallo staff del Team e riceverete pronta risposta nella sezione stessa.
Siamo convinti che il dialogo sarà veramente proficuo e fecondo per tutti.
Forza Juventus!

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Trauma

Così parlò Moratti in relazione al passaggio di consegne tra Mancini e Mourinho: "Il cambio di allenatore resta legato ad un fatto traumatico, poi ci fu la volontà di garantirci la continuità".
Sibillina dichiarazione, come potete vedere. Ma a quale "fatto traumatico" si riferisce?
Forse Mancini non è un allenatore vincente (ha vinto tre scudetti di fila, almeno secondo la Gazzetta)?
Oppure il Mecenate si è reso conto che quegli scudetti sono frutto di un fatto traumatico e ingiusto (retrocessione della Juventus), pertanto non hanno nessun valore?
Oppure ancora, Moratti si riferiva alla storia degli scatoloni e delle stampelle (della quale, infatti vi era accenno nel comunicato del licenziamento), pertanto il trauma sta in quella storia?
Sinceramente, noi non sappiamo a cosa si riferiva Moratti, ma se vi è un trauma che porta al licenziamento dell'allenatore del terzo scudetto di fila, questo trauma deve essere bello grosso.
Aspetteremo le memorie di qualche giocatore dell'Inter, stile Ferruccio Mazzola, per capire di che si tratta.

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sabato 3 gennaio 2009

Nella vecchia fattoria?



Seconda stagione alla Juventus per Claudio Ranieri. Il tecnico fa un bilancio del suo cammino in bianconero a Juventus Channel: "Io ero sicuro di arrivare in Champions, l'anno scorso. Un allenatore deve guardare sempre avanti. Abbiamo visto che la squadra continuava a crescere, si ritrovava. Non ho avuto il sentore o la percezione di fallire l'obiettivo. La pianticella sta crescendo quest'anno. C'è stato un momento in cui ci siamo persi, ma siamo corsi ai ripari. Continuiamo a fortificarci".

Ormai, è evidente la vocazione flora-faunistica (camaleonti, scoiattoli, tacchini, pianticelle, etc.) che pervade un po' tutti i rappresentanti della nostra Juve.
Quindi, al mister risponderemmo che, a leggere e sentire quanto dice... Abbiamo deciso di sputare il rospo: quando arrivò, lei per noi era un brutto anatroccolo, che però ha saputo prendere in mano la patata bollente.
Ma noi l'abbiamo trattata a pesci in faccia, anche perché lei ogni tanto va fuori dal seminato... a volte sembra voler cavalcare la tigre e avere troppi grilli per la testa, altre volte parla come un cane bastonato e appare un po' fuori di melone.
Ma è inutile menare il can per l'aia, oggi le sue dichiarazioni cascano a fagiolo, sono da pelle d'oca, e solo a sentirle abbiamo le farfalle nello stomaco.
Tuttavia, non rischieremmo di cadere dal pero: prima di far vedere i sorci verdi ai nostri avversari, campa cavallo, e non vorremmo che la vittoria finale rimanesse un frutto proibito... l'importante è non mettere radici ai piazzamenti.
Lei vuole vincere e dimostrare che non siamo una tigre di carta? Noi, idem con patate!
Sa com'è, conosciamo i nostri polli: fra i tifosi, ognuno coltiva il proprio orticello, ma è pronto a mangiare la foglia, appena qualcuno cerca di fargli ingoiare il rospo.
Il suo, non vorrei fosse un canto del cigno: speriamo proprio che Lei sia un cavallo di razza e non la pecora nera che non ci fa portare fieno in cascina.
Vede mister, qui casca l'asino: prima di rischiare di essere alla frutta e magari far ridere i polli, smettiamola di dir cagate e salviamo capra e cavoli, non vorremmo doverla vedere uccel di bosco...

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Messi? No, grazie!

Tuttosport, partendo da una battuta di Andrea Agnelli con la quale si definiva Messi "un sogno", ha riempito due pagine di giornale per spiegarci che questo giocatore può finire alla Juve e che un accordo con il Barcellona si può sempre trovare, perché "se la Famiglia vuole quasi sempre può".

Insomma, Tuttosport dà credito al trito e ritrito stereotipo del mecenate (o della famiglia di mecenati) che si svena per costruire una squadra stellare. Tutto questo ovviamente appartiene al passato, sempre che sia mai esistito questo passato, ma sicuramente è impensabile nei tempi moderni. Soprattutto alla Juventus, perché è una società per azioni quotata in Borsa, e dunque non si capisce per quale motivo l'azionista di maggioranza dovrebbe aumentare "gratuitamente" il valore della società, con beneficio anche degli azionisti di minoranza.
Ma ci sarebbero anche altri motivi da citare:

1) La dirigenza ha sempre sostenuto che i campioni vanno costruiti in casa (concordiamo);

2) La Juventus sta già investendo grosse risorse per dotarsi di uno stadio di proprietà (siamo d'accordo);

3) La famiglia Agnelli si è sempre dimostrata sensibile ad una "questione morale" legata a sprechi in momenti di difficoltà economica per l'industria dell'auto e dell'Italia in generale. Ricordiamo che il compianto Avvocato rinunciò ad acquistare un giovanissimo Maradona in un momento di difficoltà per la Fiat. E anche su questo punto concordiamo.

Tuttavia la Juventus ha un altro modo per ridare il giusto lustro al blasone. Può iniziare a lottare per riottenere quanto ingiustamente sottratto grazie al finto scandalo di Calciopoli. Un modo, per esempio, sarebbe quello di mandare un messaggio al Palazzo richiamando Roberto Bettega. Magari in CdA.

In questo caso non abbiamo dubbi: se la Famiglia vuole, certamente può!

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venerdì 2 gennaio 2009

Lo scudetto del bilancio

(Link) Va all'Atalanta della famiglia Ruggeri lo scudetto della buona gestione del bilancio, ossia di chi spende meglio rispetto ai punti conquistati in campionato. Seguono l'Udinese di Pozzo e il Catania di Pulvirenti. In fondo le quattro grandi della serie A: Roma, Inter, Juventus e Milan. E' la speciale classifica elaborata dal settimanale ''Il Mondo''.
Relativamente al 2008-2009, per ogni punto messo in cascina i neroazzurri bergamaschi spendono 231.000 euro, 286.000 i bianconeri friulani e 357.000 gli etnei. Di segno opposto l'andamento dei club maggiori: i rossoneri di Silvio Berlusconi spendono un milione e 622.000 euro a punto, la ''Vecchia Signora'' un milione e 420.000, gli uomini del patron Massimo Moratti un milione e 276.000, Totti e compagni un milione e 203.000 euro.

(Link) ...Per compilare la classifica di chi spende meglio, il settimanale economico ha diviso il monte-ingaggi di ogni squadra per i punti conquistati nello scorso campionato; o, per la stagione in corso, per la proiezione sulla media-punti prima della sosta natalizia, alla 17esima giornata, l'ultima del girone di andata. Nel 2007-2008, l'Atalanta ha vinto il mica tanto platonico titolo di club più avveduto: ogni punto conquistato è "costato" 239 mila euro, contro i 252 mila spesi dall'Udinese, seconda in classifica nei libri contabili e settima - con tanto di posto Uefa - sul campo.

Prime due posizioni confermate in questa prima metà stagione, anzi l'Atalanta sta addirittura migliorando: 231 mila euro a punto. Anche le grandi si stanno superando, in peggio però. L'Inter scudettata ha pagato 1,294 milioni di euro ciascuno degli 85 punti ottenuti nello scorso campionato.

La Roma, seconda dietro l'Inter sul campo un anno fa, è passata da 719 mila euro a 1,2 milioni per ogni punto conquistato. E con un monte-ingaggi che alla famiglia Sensi costerà 65 milioni, 6 in più rispetto all'ultima gestione. Un indice assai diffuso, a giudicare dai dati pubblicati dalla Gazzetta dello Sport: in Serie A il costo dei calciatori è aumentato dai 666 milioni di un anno fa agli attuali 768: 102 milioni in più, +115%.

Il Milan tutte stelle, quinto un anno fa e fuori dalla Champions League, nella gestione puramente contabile sarebbe da zona-retrocessione: per un piazzamento Uefa ha sborsato quasi 2 milioni a punto, 8 volte quanto speso da Pozzo a Udine per lo stesso obiettivo. Va meglio il Milan 2008-09, ma è ancora lontano dalle più avvedute gestioni firmate De Laurentiis a Napoli (in zona-Champions, il club che spende meno), Della Valle a Firenze, Preziosi al Genoa. Niente a che vedere con quella di Moratti: 180.5 milioni in stipendi nel 2007-08, l'88,7% dei ricavi.
Salary cap, questo sconosciuto.

Leggete il dossier Bilanciopoli sul sito del Team!

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I ladri di Pisa

La signora Maria Sensi ha rilasciato la seguente dichiarazione a una emittente radiofonica romana: "La Roma meritava lo scudetto. Il 2008 non è stato positivo, né per la famiglia e neppure per la squadra. La Roma meritava lo scudetto, un regalo anche per il suo presidente Franco Sensi. Ma c'era un centenario da onorare e da rispettare, però. Così è stato".

E' del tutto evidente che l'allusione è all'Inter di Massimo Moratti. Dunque, la polemica è tra le due maggiori beneficiarie dello scandaletto denominato "Calciopoli", per noi Farsopoli.

A noi dello Ju29ro Team questa dichiarazione della signora Sensi fa venire in mente un vecchio detto delle sue parti, in cui due pisani sono complici di un furto ma dopo si scannano per la divisione del bottino.
Ma è solo un cattivo pensiero. Senza dubbio.

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Incubi di Capodanno

Nel sito de "la Repubblica" c'è un bannerino che pubblicizza il mensile "Le Scienze" del mese di gennaio.
Questo mese, leggiamo, c'è un articolo nel quale si dà conto al lettore che "il sogno di fondere cervello umano e computer può diventare realtà".
Saremo un po' all'antica, ma l'idea che qualcuno, come per esempio (qualcuno a caso!) il Tiger Team della Pirelli/Telecom, possa "hackerarci" il cervello, più che un sogno ci pare un incubo.

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