Le ragioni di Platini e quelle dell'Inter
In fondo, se un simpatizzante della Germania nazista ci spiegasse che la seconda guerra mondiale fu scatenata a causa dell'attacco anglo-francese alla Germania, non potremmo dargli tutti i torti: formalmente, il nostro interlocutore avrebbe ragione.Infatti furono la Francia e l'Impero Britannico a dichiarare guerra alla Germania.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.
Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.
Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.
Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.
Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.
Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.
Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.
Etichette: Bilanciopoli, debiti, Inter, Inter Brand, Interbanca, Moratti, Palazzi, Paolillo, Platini, vendita del marchio
7 Commenti:
Cari lettori,
finalmente Platini si è esposto facendo nomi e cognomi.
Nomi e cognomi che su ju29ro.com potete leggere da anni, mentre siti e giornali più prestigiosi parlavano di mecenatismo e cose che non stanno nè in cielo nè in terra.
Speriamo sia solo l'inizio, ma soprattutto vediamo come reagiscono i media.
oggi appena ho letto di Platini mi sono detto: vuoi vedere che esce fuori che fa così perchè giocava nella Juve? e vuoi vedere che l'Inter se ne uscirà con una delle sue incredibili stronzate?
Ovviamente, non sono stato smentito.
Per favore teneteci informati domani sugli scribacchini di Moratti che su Repubblica, Corriere, Gazzetta e forse La Stampa, attaccheranno LE ROI
Gia oggi ci ha pensato perdazzurro Crippa sul suo blog
tra l'altro paolillo ha risposto picche ad una uscita a quadri. Le banche infatti non c'entrano col discorso di platini che parla di pareggio di bilancio, tanto ho e tanto spendo, senza fare assegni a copertura alla chiusura del bilancio(fittizi o no). Cioè quello che l'inter ha fatto una settimana fa.
Sono certo che domani il corriere della sera contribuirà a ingarbugliare l'equivoco, tanto il popolo bue mica sta a guardare questi distinguo. Alla fine della fiera platini è gobbo
Scusate la mia ignoranza(vera) qualuno è in grado di chiarire se i bilanci delle società debbano essere in ordine all'atto dell'iscrizione al campionato o se basta una promessa di ripianamento degli eventuali debiti eccessivi ed in questo caso chi decide sulla loro eventuale solvibilità? Grazie
Intanto oggi la Cassetta riprende l'argomento anche nell'angolo delle lettere, ribadendo che l'Inter non ha debiti con le banche e voltando la frittata sui regimi fiscali iberici!
Vi ricordate come, a quanto pare, Moratti ha ripianato i debiti fatti con Unicredit per le famose "iniezioni di liquidità" all'Inter ???
Ha artamente sopravvalutato il valore di SARAS in occasione dell'entrata in borsa creando delle plusvalenze che gli hanno permesso di chiudere il buco presso Unicredit.
Se l'avesse fatto Berlusconi !!!
Quanti processi !!! La magistratura indaga ma l'Avv. Rossi farà insabbiare tutto.
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