mercoledì 4 novembre 2009

Lacrime spagnole

Il primo dei mille paradossi del calcio spagnolo sembra sia destinato ad aver vita breve: la famosa legge Beckham del 2003, che tassava i redditi dei cittadini stranieri al 24% come aliquota massima, al posto dell'usuale 43%, sembra destinata a futura abrogazione.
Sia chiaro, nessun impeto democratico. Solo il disperato bisogno di danari da parte dello Stato spagnolo, che vede crescere enormemente sia la disoccupazione che il deficit statale.
Naturalmente le autorità calcistiche già si stracciano le vesti. In particolare, ci ha colpito la presa di posizione del catalano Laporta, che dice: "Si è presa una decisione senza nessun tipo di consultazione, che va a colpire una lega che è la migliore del mondo e che già porta tantissimo al prodotto interno lordo del Paese. I risultati dei club e della nazionale dimostrano che la politica che si era seguita finora era giusta. Con questa riforma i giocatori stranieri di maggior talento ci penseranno due volte prima di venire a giocare nella Liga".
Interessante discorso quello di Laporta, oseremmo dire molto "italiano": infatti, per esempio, lamenta una mancata consultazione. Come se non fosse ovvio che chiunque venga colpito da un inasprimento fiscale sarà comunque contro il provvedimento, mica occorre consultarlo per saperlo. Senza considerare il fatto che un governo legittimamente e democraticamente eletto ha il sacrosanto diritto di portare avanti il proprio programma (salvo, naturalmente, farsi giudicare dagli elettori alle successive elezioni).
Ma la cosa curiosa e paradossale è che Laporta da un lato si preoccupa dell'infanzia povera del terzo mondo (infatti ha regalato la sponsorizzazione della maglia all'Unicef), però dall'altro lato dimostra di non avere alcuno scrupolo nei confronti del cittadino a basso reddito locale, visto che pretende un trattamento fiscale di favore per Ibra. Come vedete, roba da sepolcri imbiancati.
Che volete, quando le risorse iniziano a scarseggiare si diventa tutti un po' come i tanto vituperati italiani.
Stia tranquillo il signor Laporta, per riportare sulla terra la bolla del calcio spagnolo occorre ben altro che questa puntura di spillo fiscale, pertanto le sue lacrime (da "chiagni e fotti") se le risparmi per quando le banche iberiche, volenti o nolenti, chiuderanno il cordone della borsa.

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3 Commenti:

Blogger Ju29ro Team ha detto...

Cari lettori,
se si arrivasse all'abrogazione della legge Beckham sarebbero molti i problemi per Real e Barcellona.
Laporta si è espresso, Perez non ancora, ma pensiamo sia sulla stessa lunghezza d'onda.

04 novembre 2009 20:03  
Anonymous Papè ha detto...

non ha senso parlare di champions league e di supremazia europea quando c'è una tale disparità di trattamento nei confronti delle squadre. le regole devono essere uguali per tutti. che il barcellona abbia gli stessi costi per pagare messi dieci milioni che ha la juve per pagare buffon 5 non sembra molto corretto, per cui caro laporta non faccia l'italiano e cominci a pagare le tasse, forse si vedrebbe una minore superiorità del suo barcellona. anzi se magari si vietassero i debiti, come in germania, in tutta europa, si vedrebbero delle squdre molto più equilibrate e frutto delle reali capacità manageriali dei dirigenti e non dei soldoni dei dentegialli di turno. sarebbe la vittoria schiacciante dei moggi sui moratti

05 novembre 2009 07:20  
Anonymous Alberto ha detto...

Secondo me un problema concreto in realtà si pone: chi pagherà le tasse in più? Con un contratto in essere tra club e giocatore chi dei due dovrà rinunciare a quel 19% (che son dei bei soldi!) che ora l'erario esigerà?
Perchè tagliare gli introiti a tutti i giocatori è la soluzione probabilmente più giusta, ma con il peggiore impatto sulla appetibilità dei club iberici, anche come precedente.
Appesantire improvvisamente la spesa dei club invece potrebbe essere fatale.
Probabilmente la consultazione invocata sarebbe necessaria per stabilire i modi ed i tempi della transizione tra i due scalini fiscali.

05 novembre 2009 09:03  

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