sabato 25 aprile 2009

Più rosso che nero

Il bilancio del Milan presentato ieri da Galliani è in rosso, addirittura la situazione è peggiorata rispetto all'anno scorso quando le perdite ammontavano a circa 31 milioni di euro. Infatti quest'anno siamo a quota -66,8.
Ecco come l'AD spiega questa debacle: "Mancano i ricavi della Champions League e abbiamo mantenuto lo stesso organico che avrebbe potuto giocare la grande coppa: 170,9 milioni in stipendi contro i 160,4 dell'anno prima. Nel 2007 abbiamo perso 31,7 milioni pur con 44,8 di ricavi dalla Champions. Dall'Uefa ora abbiamo preso solo 7,4 milioni ed ecco che la perdita è schizzata a 66,8".
Insomma la colpa è della mancata partecipazione alla competizione europea più importante. Forse è anche vero ma essendo, pur sempre, il calcio una competizione sportiva dovrebbe essere normale che a ottenere le posizioni più "profittevoli" siano i migliori, aldilà del blasone e aldilà del conto in banca.
Altra chicca regalataci dall'amministratore delegato è che il Milan, in realtà, nonostante la mancata partecipazione alla Champions ha comunque deciso di mantenere un organico all'altezza della competizione, dunque facendo lievitare i costi degli stipendi rispetto ai ricavi.
Sul punto nutriamo qualche dubbio, ma la cosa riguarda un po' tutte le società italiane, infatti secondo noi il livello del calcio italiano si è notevolmente abbassato sia dal punto di vista tecnico che atletico. Non è difficile immaginare che anche il Milan avrebbe subito la stessa sorte delle altre italiane partecipanti: meritata eliminazione agli ottavi di finale.

La cosa che però ci lascia interdetti è la soluzione prospettata per uscire dalle secche. Al solito stadio di proprietà viene aggiunta una cosa non da poco: l'eliminazione dell'Irap per le squadre di calcio.
E' vero che le società italiane hanno una pressione fiscale superiore ai competitors stranieri, ma anche gli artigiani, i commercianti e gli industriali vivono lo stesso problema. Non capiamo per quale motivo si dovrebbe partire ad abbassare la pressione fiscale partendo dal calcio.
Forse per consentire acquisti del calibro di Senderos o Poulsen?

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