Supercoppa in Cina
Il fatto è che l'Inter Brand (quella del figlio di Moratti che tre anni fa ha fatto finta di comprare il marchio dal padre) in Cina c'è già: nel 2007 ha costituito la Inter Brand Cina Co. Ltd. ed ha aperto l'anno scorso uno store a Shanghai e quest'anno uno proprio a Pechino. Per qualcuno, quindi, la Cina è veramente vicina e una partita dell'Inter a Pechino sarebbe proprio l'occasione giusta per smerciare un po' di magliette e di mercanzia varia, magari avanzata dalle celebrazioni del centenario.
Che l'Inter (Brand) punti sulla Cina l'ha scritto di suo pugno il figlio del mecenate nella Relazione al Bilancio al 30 giugno 2008 dove (a pagina 4) si parla non solo di negozi e di magliette da vendere ma anche di scuole calcio da aprire su tempi brevi; tutto questo perché, così assicura il mecenate junior, i cinesi che fanno il tifo per Cambiasso e Burdisso sarebbero addirittura 50 milioni, un record da mettere a frutto.
Con queste premesse la scelta di Pechino non sembra casuale, necessita solo che una delle due finaliste sia l'Inter ma su questo Matarrese e la Lega pare che si sentano tranquilli; non casuale ma semmai attentamente studiata e perfettamente allineata col corso del nuovo calcio pulito di Matarrese dove, senza che nessuno si scandalizzi, l'indagine sui bilanci pacchianamente irregolari dell'Inter sta chiusa per due anni nei tiretti della scrivania di Palazzi e poi si conclude con un bel patteggiamento, gli arbitri possono convalidare i gol dell'Inter in fuorigioco tanto tutti dicono (anche Cobolli Gigli) che lo fanno involontariamente, il mecenate può essere accusato in un'aula di tribunale di aver dichiarato il falso alla giustizia sportiva sui pedinamenti e lo spionaggio e nessuno ha niente da obiettare.
Di questo nuovo corso Antonio Matarrese ha recentemente "tratteggiato" i presidenti delle varie società e sul mecenate è stato chiaro e sintetico: "un gran signore che c'è ma non si vede". La scelta di Pechino, a pensarci bene, potrebbe significare che non si vede ma si fa sentire: proprio come deve fare "il signore" del nuovo calcio del dopo-Moggi.
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