giovedì 31 luglio 2008

Il Moralizzatore

Interessante notizia scovata da amici juventini proprio oggi. Siamo scettici, non ci possiamo credere. Non possiamo credere che si tratti davvero del signor Gazzoni Frascara, lo stesso personaggio che ha esternato più volte il suo malumore per gli intrallazzi dei farabutti della Triade. Lo stesso Gazzoni Frascara che proprio poche settimane fa ha nuovamente esternato contestando la richiesta di rito abbreviato di Giraudo al processo di Napoli. Se fosse vero (ma noi non ci crediamo), sarebbe il caso di dire che il bue dava del cornuto all'asino.
Nonostante il nostro scetticismo, riportiamo la notizia così come è stata lanciata dal sito de l'Espresso:


Crac Bologna, Gazzoni verso il processo

"Operazioni dolose dei vertici del club per continuare a giocare in serie A"

La procura chiude l'indagine sul crac milionario del Bologna-Calcio, il procuratore Di Nicola viene apposta a Bologna per firmare il decreto prima di andare in pensione, e la Guardia di Finanza, quando si arriverà in aula, è pronta a dimostrare che il patron e i vertici della squadra "truccarono" le carte per poter continuare a giocare. E' il fallimento di Victoria 2000, la "cassa" del Bologna-Calcio, e l'indagine per bancarotta fraudolenta potrebbe portare alla richiesta di rinvio a giudizio per l´ex dominus Giuseppe Gazzoni Frascara, per il suo ex socio Mario Bandiera, il commercialista Matteo Tamburini e per uno dei tre componenti del collegio sindacale, Massimo Garuti. Altri quattro, di cui non si conoscono i nomi, sono indagati, ma escono dall'indagine gli altri due sindaci Mario Ravaccia e Mauro Venceslai. Bancarotta fraudolenta, dunque, per un "buco" da 35 milioni di euro creato da "Victoria", la finanziaria fallita nel marzo 2006 alla quale il Bologna faceva capo prima della vendita a Cazzola. I capitoli dell'indagine sono tre: la ricapitalizzazione della società, i diritti televisivi e la cessione del marchio.
Scrivono, i finanzieri, che gli indagati «posero in essere operazioni dolose, indotte dall'esigenza di occultare la grave crisi finanziaria della controllata Bologna football club 1909 Spa e consentirle l'iscrizione ai campionati nazionali di calcio, secondo i parametri di bilancio prescritti dalla Figc e vigilati dalla Commissione di vigilanza sulle società di calcio, ente che, già nel marzo 2002, aveva disposto verso il Bologna Fc la sospensione dell'erogazione dei contributi federali e la diffida a sanare il pesante indebitamento entro il termine perentorio di giorni 90». Intercettazioni e perquisizioni hanno permesso ai pm Cieri e Lazzarini di fare luce in primo luogo sul conferimento della partecipazione del Bfc nel Bologna football club 1909 Holding Spa (Bfch) e sulla cessione della licenza d'uso dei diritti televisivi e di immagine dall´una all'altra, operazioni che avrebbero permesso di sistemare il bilancio Bfc e i relativi indici funzionali all'iscrizione al campionato di calcio 2002-2003. Sotto la lente d'ingrandimento, poi, la cessione del marchio "Mondobologna" da Bfc a Bfch, collegata al rientro anticipato dei diritti televisivi e d'immagine da Bfch a Bfc, per aumentare i flussi di cassa e avere le carte in regola per l'iscrizione al campionato 2004-2005, e la copertura delle perdite e la ricostruzione del capitale di Victoria 2000 «con cessioni di partecipazioni interne al gruppo a valori sproporzionati».

P.S. Leggete con attenzione le accuse rivolte all'ex patron del Bologna. Sembrano identiche a quelle per cui è quasi finita sotto processo un'altra squadra del Nord Italia, con maglia a strisce. E guarda caso, Gazzoni ha sempre difeso il presidente di questa squadra dalle accuse di aver manipolato i bilanci. Solo coincidenze, ovviamente.

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domenica 27 luglio 2008

Mai dire giornalisti

L'amico Luca 78 ci ha segnalato un esilerante comunicato della Federazione Giornalisti Italiani, che qui riportiamo e a cui ha già risposto un membro del Team con una lettera aperta:

"Il nostro dovere di informare è la vostra libertà di sapere, è la possibilità che abbiamo di difendervi dalle truffe, dalle cliniche degli orrori, da imbrogli grandi e piccoli, dalla malapolitica fatta di interessi e clientele, da chi vi ruba persino le emozioni truccando o condizionando i risultati sportivi. Dovremo tacere anche su Calciopoli in futuro, se venisse approvato il disegno di legge del Ministro della Giustizia. La tutela della riservatezza è un valore anche per noi giornalisti, ma non può essere usata come pretesto per bloccare l'informazione giudiziaria. La Federazione nazionale della stampa giudica il disegno legge sulle intercettazioni un autentico bavaglio; le norme proposte affievoliscono il diritto-dovere di informare e travolgono il diritto dei cittadini a sapere. Ora facciamo sindacato insieme e diciamo no alla legge bavaglio."
(Federazione Nazionale Giornalisti Italiani)

Nel nostro piccolo, notiamo una certa somiglianza tra la formula di chiusura del comunicato e uno dei più grandi capolavori trash di tutti i tempi, che abbiamo scovato dopo anni su Youtube.
Enjoy!

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giovedì 24 luglio 2008

Parole in libertà (parte 2)

Copio da pagina 81 del PDF del verbale delle dichiarazioni rese da Marco Tronchetti Provera ai PM Napoleone e Piacente lo scorso 27 Giugno 2008:

"E' chiaro, è come la questione di mio cognato e tutte le indagini su cose in cui il signor Tavaroli non doveva assolutamente coinvolgersi: ha un input da Moratti sui calciatori, poi magari Facchetti lo chiama per dirgli "ho questo problema del giovane arbitro", e lui attiva tutta una macchina spropositata che si muove in maniere non assolutamente nell'interesse dell'azienda o richiesta dall'azienda, cioè lo fa con l'Inter come lo fa... perché rientrano nella sfera in cui lui lo fa."

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Piccoli Moratti crescono

Abbiamo ricevuto oggi una mail del giornalista Marco Liguori che ci segnala due articoli relativi ai bilanci del calcio pubblicati sul suo Blog:

Il Toro va in perdita? E Cairo diminuisce il capitale sociale

Ferretto (AN): evitiamo tagli con recupero debiti società calcistiche

E' proprio il caso di dire che Moratti fa scuola: soldi veri pochi, capitale sociale e riserve zero o quasi; debiti tanti, anche il Torino rinato dalle sue ceneri pochi anni fa è costretto a ricorrere ad alchimie contabili.
Che tristezza. I moralizzatori senza morale del calcio italiano hanno distrutto l'unica società con i conti in ordine.

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mercoledì 23 luglio 2008

Parole in libertà (purtroppo)

Marco Tronchetti Provera, davanti ai PM di Milano il 27 Giugno 2008
«Tavaroli non ha mai avuto nessuna indicazione, né da me né da Moratti penso, assolutamente, di occuparsi della società di Moggi. Ma neanche da Facchetti penso che abbia avuto indicazione in tal senso. Posso immaginare che sulla vicenda di quel giovane arbitro magari Facchetti, che aveva conosciuto per altri motivi, abbia fatto un cenno a Tavaroli e su questo come sempre la security si sia mossa di sua iniziativa facendo cose che non erano né richieste né soprattutto poi consegnate a nessuno, perché in tutte queste vicende il fatto chiaro e certo è che nessun foglio di carta, nessun rapporto, verbale o scritto, è stato fatto né a noi né all'Inter».

Massimo Moratti, intervista del 31 Agosto 2006
D. Tempo fa l’ex arbitro Nucini venne da voi e vi raccontò tutto il marcio che c’era nel calcio.
R. «Lo mandammo dai giudici ma non confermò il suo racconto. Ebbe paura delle conseguenze».
D. Poteva denunciare la cosa lei.
R. «Temevo che fosse una trappola per farci fare brutta figura. Però nacque la voglia di capire che cosa ci fosse di vero».
D. Metteste sotto sorveglianza l’arbitro De Santis.
R. «Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perché lavoravano al ministero dove aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla».

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Siamo dei bravi ragazzi...

Il presidente della FIAT Luca Cordero di Montezemolo esprime finalmente la sua opinione sul processo di ricostruzione della Juventus dopo il cataclisma Farsopoli. Aspettavamo con ansia il suo giudizio, che promuove senza riserve l'operato della nuova dirigenza:

"La Juventus mi sembra una squadra ben costruita, solida e che guarda avanti bene Mi sembra un gruppo di bravi ragazzi. Quindi, in bocca al lupo a loro".

I tifosi bianconeri saranno sicuramente entusiasti di sapere che la rosa di quest'anno è formata da "bravi ragazzi", che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada e si dividono tra calcio giocato e beneficienza.
Per quanto riguarda la competenza di Montezemolo in campo calcistico, vorrei richiamare alla mente dei lettori del Blog una delle imprese leggendarie della Juve dell'era Montezemolo: la mitica finale di Supercoppa italiana giocata contro il Napoli, prima partita dell'era del calcio champagne di Maifredi.
Buon divertimento!


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martedì 22 luglio 2008

Io no spik juventino

Il manifesto della marcia del 30 agosto che abbiamo riportato nel post precedente ha subito una curiosa trasformazione, ieri pomeriggio, quando Ansa e Tutto Mercato Web ne hanno dato notizia, facendo sì che venisse ripreso anche dai maggiori quotidiani nazionali.


Dalle motivazioni che l'articolo di TMW tenta di riassumere, sparisce la questione Farsopoli, che pure era centrale, e si rappresenta la protesta come frutto di sentimento misto tra la delusione per una campagna acquisti deficitaria e un criptico risentimento verso dirigenza, palazzo e media. Per lo meno, si specifica correttamente che si tratta di tifoseria "non organizzata", peccato che la si associ esclusivamente al forum Vecchia Signora.

L'Ansa invece ci ricava un video in cui una glaciale voce femminile attribuisce il malcoltento unicamente alla campagna acquisti, attribuendo l'iniziativa a "parte dei supporter organizzati bianconeri".

Ansa, non così...

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domenica 20 luglio 2008

Marcia di protesta pacifica

Riportiamo il manifesto, scritto da Graziano Campi, che accompagnerà idealmente la marcia. Pensieri e parole che dovrebbero toccare il cuore e la mente di ogni tifoso bianconero.

Due anni. E' quanto è passato ormai dall'estate della vergogna.

Un'estate fatta di trucchi, inganni, sentenze populiste ed aberrazioni giuridiche che ad oggi non hanno ancora trovato riscontro in aule di tribunale serie.

Allora ci chiesero di aspettare. Ci dissero che "Zaccone fu talmente abile da scongiurare il quasi certo fallimento della Juve, poiché ciò che la Giustizia Sportiva voleva inizialmente era la retrocessione in Serie C e questo ci avrebbe inevitabilmente costretto a portare i libri in Tribunale in quanto la società sarebbe sicuramente fallita".
Allora il senso civico prevalse sulla rabbia.
Allora i tifosi rimasero spaccati, allibiti, sconcertati di fronte all'incalzante pressione mediatica che voleva la Juventus condannata e punita in nome di un rinnovamento e di riforme che avrebbero dovuto garantire la perfetta trasparenza del calcio italiano.
Allora nonostante il giudice supremo, ovvero il campo da gioco, avesse decretato anche nella finale della coppa del mondo disputata a Berlino una supremazia tecnica indiscussa a livello mondiale da parte della squadra bianconera, dovemmo abbassare il capo e spezzarci, mai piegarci, di fronte a una prepotenza e a una violenza mediatica e giuridica senza precedenti nel mondo moderno.

Quella fu l'estate della vergogna.
Una vergogna non per il popolo bianconero, ma per chi quel crimine sportivo ha compiuto, avallato e accettato.

Per tutti gli altri, sportivi e tifosi di ogni colore, si è trattato di una truffa senza precedenti nella storia, che ha visto il polverone alzato dagli sbandieratori del rinnovamento e delle riforme sopirsi di fronte alla volontà di restaurazione da parte dei "Signori del calcio" che hanno nuovamente sepolto il calcio italiano sotto un mare di fango.

A distanza di due anni, l'Osservatorio sugli Errori Arbitrali nel Calcio dichiara che nella scorsa stagione sono stati falsati da errori i risultati del 48% delle partite, indicando l’Inter come la principale favorita e come danneggiate principali le rivali Juventus, Milan e Roma.

Come se uno scudetto a tavolino ed uno di cartone non fossero stati sufficienti.

"La Juventus è stata danneggiata in modo irreversibile dalle decisioni dei direttori di gara. Il ripetersi di episodi così gravi impone di richiedere un intervento dei massimi organismi federali a garanzia della regolarità del campionato. Nei confronti della Juventus non è presente un atteggiamento sereno e adeguato. La società non può continuare a pagare colpe per le quali ha già scontato una pena estremamente severa e dalla quale si sta risollevando anche grazie alla passione dei propri tifosi, che legittimamente chiedono rispetto".

Noi la nostra parte l'abbiamo fatta. L'abbiamo fatta pagando a caro prezzo un peccato che ancora non abbiamo capito, che ancora nessuno è stato in grado di dimostrare.
Mentre Collina telefonava a chi non doveva, mentre le telefonate dei dirigenti nerazzurri sparivano misteriosamente, mentre i bilanci di alcune società romane venivano fatti con i soldi del monopoli, noi dovevamo espiare.

E civilmente espiavamo. Senza capire il motivo.

Ci è stato spiegato in maniera esauriente qualche mese fa.
" La tifoseria juventina conta solo in Italia 13 milioni di tifosi, i quali si ripartiscono poi in tifosi di serie A, B e C".
Per loro eravamo solo ed esclusivamente tifosi di serie C. Pinguini da tastiera, incapaci di alzare la testa e di dire no. Di far sentire la nostra ragione.

Civilmente dissentiamo. Perchè stavolta sono loro a non aver capito il motivo del nostro silenzio.

La Juventus si ama, non si discute. Così è sempre stato per il vero tifoso.
Così è sempre stato anche negli anni più bui, quando non si vinceva nulla.
Così è stato anche nell'anno oscuro di Montezemolo, l'uomo che Blatter ha ringraziato per aver lavorato affinchè la Juventus rinunciasse a difendersi nelle sedi opportune, lasciando nelle mani di un gruppo di tifosi volonterosi il tentativo di difendere l'onore perduto.

La Juventus si ama, perchè noi siamo la Juventus. Così è sempre stato per il vero tifoso.

Oggi tutto sta cambiando.
"Juventus è un'asset della Ifil". "Le sconfitte della Juventus hanno contribuito a rendere più simpatico il marchio Fiat".

Queste sono le cose che hanno cercato di insegnarci. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di dire basta.
Frasi che sviliscono il nome Juventus, non solo a livello affettivo, ma anche a livello di marketing. Frasi che non possiamo tollerare.
Il totale netto degli investimenti effettuati in tre anni nelle campagne acquisti da parte della proprietà non raggiunge i 60 milioni di euro e i progressi tecnici non appaiono evidenti, vista la scarsa incidenza da parte dei nuovi innesti. A fronte di un costante impegno da parte della squadra, le promesse disattese e gli atteggiamenti incerti in sede di mercato da parte della dirigenza hanno lasciato in molti l'amaro in bocca.

I giocatori della Juventus si sostengono sempre. Così è sempre stato per il vero tifoso.

I dirigenti no. Così abbiamo imparato dopo i disastri di Montezemolo, l'organizzatore dei mondiali di Italia 90, che non abbiamo mai ringraziato abbastanza per lo stadio Delle Alpi. In attesa di vedere realizzata la nostra vera e nuova casa.

Occorre una presa di posizione netta, che dimostri a tutto il mondo che il popolo bianconero c' è e vive.
Che il popolo bianconero è il vero proprietario della Juventus.
Che la simpatia è una qualità secondaria rispetto all'onore, all'orgoglio e al senso di giustizia.
Che certi atteggiamenti da parte del palazzo non saranno più tollerati.
Che alcuni media asserviti non sono in grado di manipolare il cuore bianconero.
Che la proprietà deve tornare finalmente a considerare la Juventus come il grande amore di 14 milioni di tifosi di serie A, non come una semplice appendice della galassia Ifil.
Che è tempo di tornare a lottare per ciò che è stato nostro sul campo per 29 volte. Che è tempo di tornare a lottare in Italia, in Europa e nel mondo per riprenderci l'onore e l'orgoglio che hanno tentato di portarci via con la prepotenza e l'inganno.

Noi siamo la Juventus. Facciamo sentire la nostra voce.

Graziano Campi.

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martedì 15 luglio 2008

Addio Spezia, ora tocca all'Inter?

L'ultima speranza è sfumata in prossimità del traguardo e ora per lo Spezia resta solo la strada dei libri contabili in tribunale. L'accordo in extremis tra il petroliere Romeo Paini (un altro ecologista?) e l'Inter per l'acquisto delle quote di maggioranza non si è potuto concretizzare per questioni di tempo, legate alle garanzie bancarie. Del resto i tempi erano risicatissimi, le cifre importanti: servivano oltre 3 milioni di euro (metà ingaggio di Mourinho, in pratica). Non c'era il tempo materiale per inventarsi plusvalenze fasulle, sperare in uno spalma-debiti d'urgenza dal governo, augurarsi un mega-sconto della Co.Vi.Soc.
Ora lo Spezia scomparirà dal panorama professionistico del calcio e dovrà ripartire da un campionato dilettantistico. Nei prossimi giorni verrà convocata l'assemblea dei soci, nel corso della quale appare inevitabile la decisione della messa in liquidazione del club.
Se fosse andata in porto, la trattativa con Paini avrebbe comportato il passaggio del pacchetto azionario di maggioranza posseduto da ''Lo Spezia Siamo Noi'', la società ad azionariato popolare, e il nuovo proprietario. L'Inter, che attualmente detiene il 10% del capitale dello Spezia, ma in passato pare avesse avuto anche una quota maggioritaria del club per un breve periodo, sarebbe rimasta come azionista di minoranza. L'idea della nuova compagine sociale era nata dalla scorsa primavera quando la società dei tifosi aveva rilevato il 70% dall'ex presidente Giuseppe Ruggieri, che aveva portato lo Spezia in Serie B dopo 55 anni di assenza. La situazione era davvero molto difficile: perdita di 3,7 milioni di euro, circa la metà (6,25 milioni) di quella complessiva del 2006/07. Essa aveva portato il patrimonio netto al valore negativo di 3,2 milioni (-2,9 milioni a fine giugno scorso).

Possibile che il buon Moratti non sia riuscito a salvare la società satellite Spezia?

Eppure illustri giornalisti come Palombo, Cannavò, Verdelli & gazzetta-boys tutti, hanno sempre garantito sul Massimo dirigente nerazzurro. Tanto per ricordare agli smemorati di via Solferino, dall'ultimo bilancio nerazzurro emerge il forte squilibrio tra debiti e crediti dell’Inter, pari a 348,46 milioni. La società nerazzurra presenta al 30 giugno scorso un patrimonio netto negativo di 70,2 milioni. Ma non ci sono problemi, grazie alle consistenti disponibilità finanziarie dell'ecologista petroliere (così ci continuano a ripetere).

Poi arriva il caso La Spezia, e per 3,7 milioni di euro una gloriosa società abbandona il calcio professionistico.

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A proposito di qualità

Il concetto di "qualità" sembra essere motivo di divisioni all'interno della Juventus. L'acquisto di Poulsen, aspramente contestato da una parte della tifoseria, sembra non avere soddisfatto le richieste di innesti di grande qualità che provenivano anche dall'interno della squadra.

Settimana scorsa il dibattito si è aperto con le dichiarazioni di David Trezeguet:
«Se vogliamo puntare a scudetto e Champions League abbiamo bisogno di giocatori importanti- ha detto- E manca ancora qualcosa, ci vuole più qualità. Se siamo arrivati terzi vuol dire che gli altri hanno qualcosa in più... Quest'anno però vogliamo tornare a vincere qualcosa e occorre ancora qualche acquisto. La società comunque sta lavorando per questo obiettivo e noi siamo tutti fiduciosi».

A Trezeguet ha risposto piuttosto seccato Claudio Ranieri qualche giorno dopo:
Ranieri, come risponde a Tre­zeguet, il quale si è augurato che alla Juve attuale venga aggiunta altra qualità? «Ne abbiamo già a sufficienza. David, in compenso, ha ragione quando dice che dobbiamo puntare al massimo: sa però anche che non si può ricostruire dall'oggi al domani una squadra che aveva tredici campioni immensi».

Ascoltate quest'intervista a Cristiano Zanetti, direttamente da Pinzolo, e provate ad immaginare se l'identikit del possibile rinforzo tracciato da Cristiano corrisponda ai vari Poulsen, Mellberg e Knezevic:



Proprio ieri Ranieri ha messo la parola fine su questa diatriba, dichiarando chiuso il mercato e difendendo la scelta di Poulsen:
"Poulsen è stata una scelta tecnica e chi mette in dubbio le sue qualità dice una bestemmia", sostiene Ranieri nel ritiro di Pinzolo. "Forse Xabi poteva sembrare migliore nella gestione della palla - aggiunge - ma Poulsen è più pronto nei recuperi. Se ai tifosi è piaciuto Sissoko, tra un po' ammireranno anche lui".

Chi vivrà vedrà. Sicuramente la cronaca del calciomercato ci racconta dell'acquisto di Ronaldinho da parte del Milan, che va a fare compagnia a Zambrotta, Flamini e Borriello. L'Inter si è già assicurata Mancini e punta dritta a Lampard. Persino la Fiorentina, nel suo piccolo, si è assicurata Gilardino e Vargas, oltre ad essere riuscita a trattenere Mutu e frey. A mio avviso, tra i nuovi arrivati solo l'acquisto di Amauri è in grado di garantire un incremento della qualità della rosa della Juventus. Sarà sufficiente un "camaleonte solido" per competere ad alto livello in Italia e in Europa?

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domenica 13 luglio 2008

Non ci facciamo mancare nulla

Dopo l'ingaggio di Olof Mellberg la Juventus ha perfezionato anche l'acquisto di Christian Poulsen. Occhio a cosa scrive oggi Tuttosport:

POULSEN-BISCOTTO L’altro argo­mento forte si chiama Christian Poulsen, prossimo compagno di squadra. «Lo cono­sco solo un po’, ci siamo incrociati con le ri­spettive nazionali. Abbiamo un amico in comune che me ne parla molto bene. E’ una persona piacevole, un bravo ragazzo, un buon giocatore. Penso che fra un paio di giorni ne saprò di più sul suo approdo qui». Torna fuori la storia del biscotto scan­dinavo in Portogallo. «Il 2-2 fu un risulta­to perfetto per Svezia e Danimarca. Noi e loro eravamo felici, ma immagino che in Italia non fossero contenti. Capita, il pal­lone è rotondo…». Con postilla. «In Inghil­terra amano il fair play e la gente ti becca se ti butti, se simuli. L’Italia non è peggio di altri posti».

In pratica la NuovaJuventusFC2006 che tanto si riempie la bocca con il fantomatico codice etico, che ha espiato a Crotone e a Caltagirone, che ha cancellato dal proprio sito i nomi dei più grandi dirigenti della sua storia, Luciano Moggi e Antonio Giraudo, ha ingaggiato due tra i protagonisti della piu' grande partita biscottata degli ultimi anni, Svezia-Danimarca all'Europeo del 2004.

Evidentemente i Cirigenti sanno bene quando devono chiudere un occhio e quando devono chiuderli tutti e due.

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Il bello e il brutto di Poulsen

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giovedì 10 luglio 2008

I camaleonti solidi


L'allenatore della Juventus Claudio Ranieri usa una metafora suggestiva per descrivere la squadra che vorrebbe creare. A chi gli chiede se la Juve sia camaleontica o solida, risponde con un eloquente «un camaleonte solido».
A proposito delle richieste di Trezeguet, che proprio ieri ha fatto capire che si attende ulteriori innesti di qualità, la risposta di Ranieri non è rassicurante:
«Trezeguet ha detto che c’è bisogno di più qualità? Io dico che la squadra di quantità ne ha a sufficienza. David ha ragione quando dice che dobbiamo puntare al massimo. Sa che non si può ricostruire dall’oggi al domani una squadra che aveva 13 campioni immensi. Bisogna costruirla pezzo per pezzo un anno dopo l’altro. Vogliamo tornare in alto, ci sono voglia, determinazione e umiltà farlo. L’anno scorso abbiamo fatto il primo passo conquistando un posto in Champions. Ora ci tocca fare un altro passo, superare i preliminari».
Anche il modulo di gioco resta un'incognita:
«Deciderà il campionato. Io cerco di far rendere la mia squadra al massimo, punto. Tutti sanno cambiare sistema di gioco, squadre e giocatori. Noi siamo abituati a fare il 4-4-2, però in alcuni momenti abbiamo fatto altro e sempre bene. Il rombo? Ho giocatori duttili anche per quello».
Decisamente camaleontico. Pure troppo, per i miei gusti.

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martedì 8 luglio 2008

Il presidente nel pallone

Dichiarazione del presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, direttamente da Pinzolo:

"Abbiamo un attacco stratosferico. Da tifoso mi piacerebbe vedere il "quadridente", anche se so che sarà di difficile realizzazione. Amauri con Del Piero, Trezeguet e Iaquinta, spalancano la porta dei sogni: Legrottaglie crede alla finale Champions a Roma? Sono disposto a portarlo lì in spalla".

In esclusiva per il Blog del Team, vi mostriamo il filmato che riprende Cobolli mentre illustra alla squadra il modulo che verrà adottato dalla Juventus nella prossima stagione. Condivido le perplessità manifestate dalla "bandiera" (Del Piero o Nedved?).

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sabato 5 luglio 2008

Elogio dell'Antipatia

Lo scrittore Sandro Veronesi spiega in questo meraviglioso pezzo cosa significa essere juventini. Condividiamo parola per parola il suo pensiero: la famosa operazione simpatia, con smiles ed annessi e connessi, è una cagata pazzesca.

Che dire, alla Juventus che si raduna per cominciare la preparazione? Che auguri farle, da tifoso? Perché qui c'è da mettere in chiaro una prima, importantissima cosa: dopo la retrocessione, e dopo il campionato dell'anno scorso, nel quale non ha dato noia a nessuno, ora la Juve non sta più antipatica a nessuno, e gli auguri glieli fanno tutti. Niente più odio per i «gobbi». Ecco, da tifoso il mio primo augurio è che l'anno prossimo, al raduno per la stagione 2009-10, gli auguri alla Juventus tornino a farli soltanto i tifosi della Juventus, e tutti gli altri a gufare. É una questione d'identità. Io non mi riconosco se non nell'odio del mio avversario, perché per quarant'anni con quest'odio ho dovuto convivere, e ho imparato a nutrirmene: non sono più nulla se gli avversari mi fanno gli auguri, o i complimenti. E questo vorrei dire a Ranieri, a Blanc, e agli altri nuovi compagni d'avventura: fatevi odiare, quest'anno. Non preoccupatevi di dare una nuova immagine della Juventus, recuperate piuttosto quella che ha sempre avuto: la storia dice che è quella giusta. Si può essere gentiluomini anche immersi nell'odio sportivo di mezza Italia, come hanno ben dimostrato Boniperti o l'avvocato Agnelli, e le Fiat le hanno sempre comprate anche i tifosi dell'Inter o della Fiorentina. Nulla viene a mancare, nell'integrità di un galantuomo, se i tifosi avversari ti fischiano e ti insultano. Anzi, questo è diventato nel tempo l'alimento principe della dieta bianconera: l'odio degli avversari, il livore, il rancore, gli insulti.
Chiedete a Del Piero, quanto bene gli ha fatto, in tutta la carriera, questo muro di ostilità che si trovava davanti su ogni campo per il solo fatto d'indossare la casacca a strisce; chiedetegli quanto è più bello vincere quando nessuno lo sopporta. Ecco, ci siamo arrivati: vincere.
Rendetevi conto, voi che avete preso in mano la società nel momento peggiore della sua storia, che la Juve non è stata odiata per più di un secolo a causa dell'antipatia dei suoi dirigenti o giocatori; che non è mai stata una questione personale; che la Juve è stata semplicemente un incubo infinito per qualunque avversario, perché vinceva, o lottava fino all'ultimo per vincere, ogni anno, e questo deve tornare a essere. Dunque, all'inizio di una nuova stagione, gli auguri da fare sono gli stessi che si sono perpetuati ogni anno, per cent'anni, eccetto l'anno scorso: vincete, o magari perdete, d'accordo, ma all'ultima giornata, e dopo aver fatto paura, aver distribuito dispiaceri, ed esservi fatti odiare. In altre parole, non ripetete la stagione scorsa.

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venerdì 4 luglio 2008

Sic transit...


Boniperti, una vita in bianconero.

Il Presidente con la P maiuscola, per tanti anni.

Il Presidente cui inviare gli auguri di Natale e da cui ricevere, puntualmente, un biglietto di ringraziamento.

Il Presidente con cui trascorrere tanti anni fa quasi due ore, in Sardegna, a parlare di Juve e di arbitri (bastardi già all'epoca).

Gioie immense per un ragazzino innamorato pazzo della Juve, che costringeva sua madre a comprare quei bidoni dei frigoriferi Ariston (dei Tiago, ma un po' più caldi, se mi consentite).

Passano gli anni e le cose cambiano.

Quel ragazzino cresce e diventa un Mago (di Ios, per giunta).

E la P di Boniperti inizia a rimpicciolirsi.

"Merito" di acquisti del calibro di Zavarov, Rush, Aleinikov.

"Merito" di nove anni senza vincere alcunché o quasi.

Passano gli anni e le cose cambiano ancora (decisamente in meglio).

Arriva la Triade. Arrivano 12 anni indimenticabili. Trionfi e campioni.

E la P di Boniperti diventa sempre più piccola.

Il ricordo inizia a dissolversi, ma non si cancella del tutto.

Boniperti è ancora il presidente, anche se la p ha ormai perso la sua maiuscolinità.

Passano gli anni e le cose cambiano ancora (decisamente in peggio).

Arriva Farsopoli. Arrivano due anni (per ora) "indimenticabili". Sconfitte e bidoni.

E in un'infuocata assemblea della Nuova Juventus 2006 FC Boniperti prende la parola.

Difende la Cirigenza e l'operato di Zaccone.

Da quel momento, Boniperti non è più il presidente, neppure con la p minuscola.

Anche se...

Dopo il suo intervento, Boniperti torna al proprio posto per qualche minuto. E poi si alza e se ne va.

Ma un attimo prima di andarsene, si volta. E stringe la mano a quel ragazzino, oramai vecchio e rancoroso, invitandolo a difendere sempre la Juventus.

A prescindere, buon compleanno.

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giovedì 3 luglio 2008

La bandiera sgualcita

Giampiero Boniperti compie domani 80 anni, e per l'occasione la Stampa gli dedica oggi una lunga intervista ad opera di Roberto Beccantini.
Boniperti ripercorre molti episodi significativi della lunga storia che lo lega e lo ha legato alla Juventus, e ritorna a parlare di Farsopoli, anche se in modo piuttosto sfumato. Ecco i passaggi dell'intervista che più mi hanno colpito, aldilà dell'affascinante racconto della sua vita in bianconero:

...
Rimpianti? Rimorsi?
«Non sono un santo. Se ho peccato, l’ho fatto esclusivamente per difendere la mia società. Più in generale, il mio grande rimpianto resta lo stadio».
...
B come Boniperti, ma anche B come serie B.
«Una ferita che non si rimarginerà più».
...
C’è chi pensa a un complotto.
«Liberissimo. Io no, non ci ho mai creduto».

La prima risposta che ho riportato assomiglia in modo inquietante ad uno dei cavalli di battaglia del noto criminale Lucky Luciano Moggi. Moggi si è sempre considerato nè santo nè diavolo, e ha sempre affermato che le sue azioni da lobbista sono sempre state portate avanti per difendere l'interesse della società per cui lavorava. Trovate voi le differenze, a me sembra la stessa filosofia. Boniperti ha sempre detestato Moggi, ma personalmente ho sempre ritenuto i due personaggi molto più simili di quanto si possa pensare.
Condivido in pieno la seconda risposta. Boniperti, che è uomo intelligente, si è reso conto del fatto che la ferita di Farsopoli non è rimarginabile. Forse Giampiero potrebbe fare una chiacchierata con il presidente Cobolli Gigli, che anche in questi giorni parla di risultati sportivi che potrebbero cancellare Farsopoli nel prossimo futuro. Cobolli dimostra di non aver capito ancora nulla, chissà che ascolti perlomeno Boniperti.
Il gran finale è dedicato al presunto complotto che sarebbe all'origine di Farsopoli. Boniperti non crede alla tesi del complotto, e si era capito da tempo. Tutti ricordano il suo intervento all'Assemblea degli azionisti in cui ha esaltato onestà e capacità della nuova dirigenza, e ha proposto sostanzialmente la beatificazione dell'avvocato Zaccone che ci avrebbe evitato la serie C. E pensare che mi illudevo che Boniperti qualche dubbio lo avesse maturato, magari ascoltando le dichiarazioni rese da Zaccone proprio l'altro giorno in qualità di avvocato difensore dei dirigenti della Thyssen Krupp:

Prima di entrare in aula, l’avvocato Cesare Zaccone, del pool difensivo, rispondendo ai giornalisti ha detto di essere preoccupato per «l’attenzione mediatica, in quanto potrebbe impedire un sereno accertamento dei fatti». Quanto alla somma versata dalla multinazionale ai famigliari delle vittime (12 milioni e 970 mila euro) il penalista ha detto che il risarcimento «costituirà un’attenuante, ma è stato devoluto per solidarietà e non deve essere interpretato come un’ammissione di colpa da parte dell’azienda».

Anche in questo caso, trovate voi lettori le differenze rispetto a comportamenti tenuti in passato, nel contesto di processi con accuse molto meno gravi (almeno questo penso sia assodato, non vi pare?).
Boniperti non crede al complotto, liberissimo di non crederci. Ma liberissimi noi di nutrire qualche dubbio.

Sinceri auguri, Presidente!

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