domenica 29 giugno 2008

Cobolli e Blanc santi subito

Tuttosport pubblica oggi un articolo che celebra il primo glorioso biennio della Nuova Juventus nata dalle ceneri della vecchia società gestita dai farabutti Moggi e Giraudo.
Il giornale torinese non si fa mancare nulla, compresa una foto di gruppo del nuovo staff dirigenziale che ci siamo permessi di "rubare" e pubblicare in questo post. Da sinistra, potete ammirare in tutto il loro splendore Aldo Mazzia, Riccardo Montanaro, Gian Paolo Montali, Giovanni Cobolli Gigli, Camillo Venesio, Carlo Sant'Albano, Jean Claude Blanc e Marzio Saà.
Guido Vaciago accompagna il tutto con un articolo di spalla dal titolo "Due anni come duecento", che si conclude con le testuali parole:
"Anche perché dopo due anni che pesano come due secoli, né Cobol­li né Blanc sono stufi della risalita e se in due anni sono passati da Rimini alla Champions, chissà dove si potran­no ritrovare il 29 giugno 2010".
Noi avremmo un'idea di dove vorremmo vederli al più presto, anche prima del 2010, ma pensiamo che non corrisponda al pensiero dell'articolista. Tra l'altro, vorremmo ricordare che questi signori hanno ereditato una squadra campione d'Italia e qualificata per il tabellone principale della Champions senza passare per i preliminari, la gita a Rimini l'hanno organizzata loro senza nemmeno consultarci.
Tuttosport ci regala la perla della giornata a fondo pagina, dove vengono riassunti i fatti principali che hanno caratterizzato queste due stagioni che sono "da ricordare", secondo il giornalista. Ecco l'elenco, fino all'esordio in serie B a Rimini:
  • 14 giugno 2006: vengono presentati di­rettamente da John Elkann i nomi dei consi­glieri e quindi il nuovo Cda della Juve.
  • 29 giugno 2006: si tengono l’assemblea dei soci e il primo Cda bianconero, presidente Giovanni Cobolli Gigli, amministratore de­legato Jean Claude Blanc.
  • 14 luglio 2006: le sentenze Caf, Juve in B con -30 di penalizzazione, revoca del titolo 2004-2005 e non assegnazione del titolo 2005-2006 (poi consegnato a tavolino all’In­ter). La Juve in seguito otterrà una penaliz­zazione di -17 e dopo l’arbitrato -9.
  • 9 settembre 2006: prima gara in B della Juve a Rimini, presenti i dirigenti e la pro­prietà. Finisce 1-1, gol di Paro e Ricchiuti.
Un quiz per i lettori del Blog: forse Tuttosport ha dimenticato di citare qualche fatto fondamentale avvenuto nel mese di agosto 2006? Si tratta di semplice dimenticanza o di tentativo di lavaggio del cervello?
Infine, un'intervista a Jean Claude Blanc che occupa buona parte della pagina e contiene un paio di spunti significativi. Riguardo al mercato, Blanc ha le idee chiare: "... noi stiamo completando il mercato in modo coerente con il piano iniziale: stiamo cercando un centrocampista di qualità e un portiere. Non vogliamo illude­re i tifosi e cerchiamo di tenere i piedi per terra: non arriveran­no altri giocatori". E' già un passo avanti rispetto alle strampalate promesse dell'anno scorso (vi ricordate i 3 campioni, uno per reparto?), tuttavia appare evidente come la rosa risultante da una campagna acquisti simile difficilmente potrà essere competitiva in Europa e lottare per lo scudetto in Italia. E riguardo al caso Stankovic, Blanc è lapidario: "Le grandi rivalità fra i club esistono ovunque. Questa è stata esacerbata dagli ultimi eventi, ma nei confronti della scorsa stagione c’è stata molta correttezza, sia in campo che sugli spalti. Poi, per me, si è chiuso un capitolo con la vitto­ria a San Siro".
Per te, monsieur Blanc, per te.

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venerdì 27 giugno 2008

C'era una volta la Dolce Euchessina.....

Oggi basta un lettore DVD...

Dal Blog di Trillo

"Con una banalissima scusa ho fatto sparire il lettore dvd portatile di mio figlio ("non piangere cucciolo, te l'ho detto: è venuto un signore dell'Intendenza di Finanza - era interista e guidava una Fiat, ricordatelo bene - e mi ha detto che, se non pagavo il canone Rai, si portava via la mamma o il lettore dvd: la mamma non era in casa, che dovevo fare?").
Poi, con una passata di vernice spray l'ho reso irriconoscibile, e ci ho caricato un cd con tutte le foto a colori dei condottieri della nuova Juventus 2006 FC S.p.A. (copyright Mago di Ios), più tutte quelle dei fenomenali successori - giovani e vecchi, parenti e presunti - di Gianni e Umberto Agnelli.
Con un lavoro da mastro artigiano l'ho fissato alla parete, senza incrinare nemmeno una piastrella; anziché entrare io a far parte della loro storia, ho fatto entrare direttamente loro nella mia. Purtroppo non ho una Sala Coppe, così l'ho appeso nel cesso"

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giovedì 26 giugno 2008

Arrivano i rinforzi!

Ascoltare dal minuto 1.35


Fonti: i principali giornali e siti italiani

Milano, 9/1/2004 - Il fascicolo-Stankovic è pronto. Per ora è vuoto, ma da lunedì inizierà a riempirsi. La Figc ha infatti annunciato di aver aperto un’inchiesta sulla vicenda del centrocampista serbo della Lazio, che secondo Luciano Moggi avrebbe firmato un precontratto con la Juve la scorsa estate e successivamente un altro accordo con l’Inter. L’ufficio indagini e la procura federale vogliono vederci chiaro e per questo, da lunedì, ascolteranno tutti i protagonisti della vicenda: Moggi, Stankovic e i rappresentanti di Lazio e Inter. Il fatto, anticipato da Repubblica lo scorso 24 dicembre, è deflagrato dopo alcune dichiarazioni di Moggi, il quale ha sostenuto che Stankovic, il cui accordo con la Lazio scade il prossimo 30 giugno, avrebbe firmato un precontratto con la Juventus lo scorso mese di agosto, addirittura con l’avallo di un dirigente della Lazio che ora non lavora più per la società biancoceleste; tre mesi dopo, sempre secondo Moggi, il giocatore si accordava invece con l’Inter.

San Siro, 12/2/2006
- Grande tensione negli spogliatoi alla fine di Inter-Juventus. Dopo alcuni momenti accesi a bordo campo, con Mancini che accusava Paparesta di aver abboccato a una presunta simulazione di Nedved, Stankovic ha chiuso la porta degli spogliatoi lasciando fuori alcuni giocatori, provocando urla, insulti e colpi alla porta. (…) Ancora più arrabbiato Luis Figo: "Quello che sta succedendo qui è vergognoso - esclama nel parcheggio, mentre si dirige verso la macchina - meglio andare tutti a casa, andiamo tutti in vacanza". Opinione simile quella di Dejan Stankovic: "La punizione su Nedved non c'era - commenta - Non era fallo violento. Si cade quando c'è la botta e l'episodio ci è costato tre punti".

Appiano Gentile, 8/02/2008 - Dejan Stankovic non ci gira intorno: "Diamo fastidio perché siamo troppo forti, non posso dire che sia una cosa normale, ma è così, siamo talmente forti che cominciamo a dare fastidio e ad essere odiati".

Parma, 18/05/2008 - Stankovic:" È stata dura per noi, non solo oggi. Parlo per tutti noi che nell'ultimo mese abbiamo dovuto subire gufate e critiche avverse: siamo i più forti di tutti e non a caso siamo in testa alla classifica da due anni".

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Marcello è tornato!

(Da corriere.it)

Roberto Donadoni non è più il ct della nazionale, al suo posto ci sarà Marcello Lippi. Lo ha comunciato la Federcalcio, al termine di un lungo incontro tra il presidente della Figc Giancarlo Abete e il tecnico che ha guidato gli azzuri eliminati dalla Spagna nei quarti di finale dell'Europeo 2008. «La Federcalcio - precisa un comunicato - ritiene esaurito il rapporto contrattuale alla naturale scadenza». La Figc subito dopo ha ufficializzato il nuovo commissario tecnico: Marcello Lippi, che sarà presentato ufficialmente martedì 1° luglio.
...
Lippi: «Sono molto, molto, molto felice. E sono molto motivato», è stato il primo commento del tecnico campione del mondo, che ha dato a tutti appuntamento «alla prossima settimana».

Lo avevamo lasciato al Circo Massimo, su un pullman scoperto in compagnia della Coppa del Mondo appena conquistata e con l'ingombrante presenza della ballerina di Malindi.
Dopo aver incassato per settimane insulti dai più beceri rappresentanti dell'Italia antijuventina, lui (insieme a Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Del Piero e Camoranesi) era riuscito in un'impresa che sembrava impossibile: vincere il Mondiale con una squadra non eccezionale, contro tutto e contro tutti. E quando dico tutti, intendo anche e soprattutto i loschi figuri che poi lo avrebbero esaltato. Ottenuto il risultato aveva tolto il disturbo, come aveva promesso già durante il ritiro: troppo grande l'amarezza per le campagne di delegittimazione subite, troppo grande il rammarico per il ridicolo processo basato sul nulla a cui sarebbe stato sottoposto di lì a poco il figlio Davide.
Il grande moralizzatore del calcio italiano, il caro avvocato Guido Rossi, assistito dall'altro genio del calcio che risponde al nome di Demetrio Albertini, aveva già pronta la soluzione: la Nazionale venne affidata a Roberto Donadoni, giovane tecnico di belle speranze con un curriculum vitae alquanto lacunoso, che aveva l'unico merito di essere amico ed ex compagno di squadra del buon Demetrio.
Sono passati 2 anni. La Nazionale di Donadoni si è qualificata a fatica per la fase finale dell'Europeo, dove ha perso nettamente con l'Olanda, ha pareggiato miracolosamente con la Romania e ha battuto una Francia in disarmo. Alla prova dell'eliminazione diretta, la squadra di Donadoni ha perso ai rigori dopo una delle peggiori partite che sia mai stata giocata dalla Nazionale di calcio.
Oggi si chiude l'era Donadoni (ammesso che sia mai cominciata), e ritorna Marcello.
Questa vicenda dimostra che si può manipolare la storia, costruire personaggi dal nulla, ma alla fine i veri valori vengono fuori, arriva sempre la resa dei conti. Basta avere pazienza, molta pazienza. E noi ne abbiamo in quantità industriale.

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lunedì 23 giugno 2008

E' l'ora di Jean Claude!

Jean Claude Blanc in questi giorni e' di buon umore.
Il CDA gli ha dato il permesso di comprarsi le palline nuove e di cambiare le corde alla racchetta.
Si sa che quando comincia Wimbledon Jean Claude va in brodo di giuggiole...

fonte: Repubblica 23 giugno 2008

Sfide, record e tanta eleganza. Parte Wimbledon, quante storie

ROMA - Il tabellone elettronico corre veloce, il conto alla rovescia segna poche ore al via, lunedì intorno alle dieci sui campi minori, alle tredici, ora di Londra, sul Centre court del All England club meglio noto come "centrale di Wimbledon". Il Rito - perché questo è il torneo di Wimbledon nel tennis - è già cominciato qualche giorno fa: il party con la sfilata di tennisti e tenniste (FOTO), il sorteggio dei tabelloni, le qualificazioni, l'arrivo dei 164 protagonisti del tabellone maschile e le corrispettive che animeranno quello femminile, la "febbre" nel sobborgo chic di Londra con le mitiche code alla caccia di un biglietto. Il tennis cominciò qui, anno di grazia 1877, centotrentuno anni fa, 22 giocatori iscritti, vince Spencer. W. Gore, duecento spettatori paganti uno scellino a testa. Ancora oggi il tennis è Wimbledon: chi vince qui entra nella storia. Oltre che portarsi a casa 750 mila sterline, il 7 per cento in più dell'anno scorso (montepremi 11 milioni e 812 mila sterline, il 4,7 per cento in più rispetto al 2007). Quindi fascino, tradizione, storia, molto glamour e tanto trendy. Ma l'edizione 2008 contiene, se possibile, un di più di magia che va oltre il nome del vincitore dell'edizione: le sfide scritte sui tabelloni degli incontri intrecciano record, sfide, primati e leggende. Storie scritte in controluce, dietro i nomi e i numeri dei risultati. Riuscirà Nadal a battere re Roger tornato a casa, cioè sull'erba? E re Roger supererà Borg e si avvicinerà a Sampras? Si consacra la favola bella della Serbia sul tetto del mondo del tennis? E Maria, intesa come Sharapova, tornerà a stringere il Venus Rosewater dish, il piatto del trofeo femminile? Le Williamsister tireranno fuori una delle loro inaspettate zampate per dire al mondo: scusate un attimo, ma ci siamo ancora noi? E' un po' come se un destino scritto da altri e deciso altrove avesse deciso che la storia del tennis dell'era moderna debba regolare i suoi conti, qui, quest'anno, a Wimbledon 2008.

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domenica 22 giugno 2008

Il cerchio si chiude

Il migliore commento alla partita Italia-Spagna arriva al solito da un forumista di J1897:

Finalmente il cerchio si chiude.
Quello che era stato insultato e accusato di essere un raccomandato ha vinto il mondiale e ha mandato tutti a quel paese.
Il vero raccomandato uscito dal calcio pulito invece torna a casa con tutti i suoi fenomeni da baraccone.


Inoltre, una piccola poesia dedicata al c.t.

ODE A DONA-ROSSI

Que viva Di Natale
che ci tira su il morale
e il suo maestro Donadoni...
che a Inzaghi preferisce Toni

Que viva Guido Rossi
che ci dona tanti doni
Meno male c'è Albertini
che fiancheggia Ambrosini

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Benvenuto Dejan!

I rumors relativi alla trattativa tra Juventus e Inter per il passaggio di Dejan Stankovic in bianconero hanno aperto un vivace dibattito sui forum juventini. In particolare, su J1897.com è stato aperto un topic in Juventus Forum che ha permesso agli utenti di esprimere la propria opinione. Riportiamo una selezione degli interventi più incisivi e divertenti (tralasciando le molte volgarità e gli insulti), che permettono di comprendere bene come questo affare sia assolutamente mal visto dai tifosi. Se in corso Galileo Ferraris ci leggono, spero che se ne traggano le dovute conseguenze.

"per me è un eresia. sia come uomo che come giocatore. sono sicuro che serve solo a convincere il liverpool ad abbassare le pretese per Xabi. alla juve comunque non ce lo voglio".
"Stia dov'è. Disse di no a Moggi e dimostrò più volte di detestarci. Ora che The special ONE non lo vuole nei nerazzurri vuole venire a spuntare qualche milione di euro prima di andare in pensione".
"lo schifo, sarebbe un grave insulto per noi tifosi se venisse alla juve".
"Cosa vuoi che ne pensi di uno che quando ha vinto il suo 2° scudetto di cartone con l'inter, negli spogliatoi per festeggiare cantava insieme agli altri: noi li scudetti li vinciamo senza rubare" Stankovic è uno dei tanti gaglioffi della banda degli onesti e spioni !!!".
"Tutto il male possibile.... mi chiedo con che faccia si presenterà ai tifosi?".
"se comprassero Stankovic sarebbe l'ennesimo insulto fatto dalla proprieta' nei nostri confronti, non vogliamo intertristi in squadra!!!!!!!!".
"Gli farei fare il parcheggiatore al campo di allenamento".
"Come uomo mi fa schifo. Come giocatore non è male ma nell'ultima stagione ha fatto pena".
"cosa ne penso? tutto il male possibile... un omocchiolo che per puro caso ha 2 palle".
"Per cortesia fate un sondaggio. E tra le opzioni metteteci pure cosa farebbero i tifosi in caso di arrivo. Per me sarebbe un'offesa troppo grande e non seguirei neanche più il campionato. E spero che in tanti boicottino anche lo stadio. Facciamolo capire chiaro e forte. Io non ho mai contestato la dirigenza ma questo sarebbe un colpo mortale".
"Sarebbe l'ennesimo rospo che ci tocca ingoiare. Il problema è che non ci si fa mai l'abitudine, e mandare giù certe cose è sempre uno schifo. Al di là del fattore umano, non mi sembra che sia uno per cui valga la pena di spendere del denaro".
"NON LO VOGLIO era in prima fila a cantare noi vinciamo senza rubare, quindi adesso che è ormai bollito, che non venga a rubare lo stipendio da noi. VADE RETRO".
"lo ritengo un grave insulto verso noi tifosi se la juve alla fine prendesse stankovic, mi sentirei amareggiatissimo, sicuramente un paio di mail o lettere di protesta in sede le spedirò, so che non serviranno a nulla, ma voglio che sappiano che sono dei Birigenti zerbini alla mercè di moratti".
"e che caso...ci vuole un pò di coerenza, siamo dei tifosi innamorati della nostra squadra o siamo delle puttane senza valori?? stankovic era un simbolo di quell'inter "onesta" ......e io per tutto quello che è successo non lo voglio vedere con la maglia bianconera. Birigenti maledetti".
"minestra riscaldata ... e pure andata a male ....."
"forse per fare il magazziniere,ma mi farebbe schifo pure li,quindi meglio di no".
"spero vivamente che nedved metta in filia il zozzoazzurro secco blanc e si diverta a prenderli a pallonate per un po di tempo e poi che qualcuno vada a strappare i contratti di questi signori che lo hanno portato a torino...."
"Il discorso Stankovic manco si porrebbe, in un mondo serio. Giocatore inutile, sopravvalutato, mai decisivo quando conta, forse una/due volte l'anno contro il Toro o il Lecce della situazione. Integrità fisica pari a quella di un 102enne, spessore morale e nervi d'acciaio tipicamente interista: grande predisposizione a cagarsi addosso. Pagare un individuo del genere le cifre che circolano sarebbe delittuoso e rivelerebbe malafede, oltre che incompetenza. Vederlo indossare la ns maglia sarebbe un insulto peggiore dell'anno trascorso in B. Lui, Materazzi, Figo, il capitano nerassùrro con due palle grosse come gli Zigulì, son tutta gente che deve stare il più lontano possibile da tutto ciò che è Juventus. Anche quando si parla di questa Juventus in tono ridimensionato".
"No,dai...Io non ci credo...E' impossibile che possa venire quel serbo che non sta più in piedi, e poi a quella cifra! Possibile che non ci sia qualcuno che smentisca sta cosa? Vuol dire che è tutto vero? Lo sanno vero che ovunque vada verrebbe solo fischiato ed offeso?".
"NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ho letto la notizia sulla gazzetta e sono venuto a registrarmi per dire con forza noooooooooooooo!. Fate qualcosa, ditemi che è una stupidaggine, quell'Intertriste non lo voglio. Vada a far compagnia a Mancini. Impossibile che tra i nostri dirigenti ci sia qualcuno che vuole prendere un i******** che saltava cantando che loro vincono senza rubare. Impossibile. Al mondo esiste la dignità!".

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Il Mago risponde a Montali

Montali a Sky: "Ogni grande club fa una lista per ogni ruolo. C' è un numero uno, via via fino al sei".

Il Mago di Ios a www.ju29ro.com: "Anche la Nuova Juventus 2006 FC di Franzo Grande Stevens, pur essendo un piccolo club con un presidente grande (di nome, non di fatto), fa una lista per ogni ruolo. Anche in Fermo Ferraris 32 c' è un numero 1, via via fino al 6. Poi, Franzo compra il numero 13".

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venerdì 20 giugno 2008

Eiaculazione precoce

Jean Claude Blanc,
tratto dal sito ufficiale della Juventus, 20 giugno 2008

«Cosa mi è piaciuto di più in questi due anni? La capacità che ha la Juve di rendere tanta gente felice con una vittoria, con un atteggiamento, con uno stile, con una dichiarazione del suo capitano Del Piero o di Gigi Buffon. Questa capacità di rendere la gente così felice in un tempo così rapido, secondo me solo una realtà come il calcio e una società come la Juventus possono farlo».

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mercoledì 18 giugno 2008

Per Grande Stevens Moggi è innocente

"Non è un'ammissione di colpa".
Così l'ex presidente della Juve commenta il patteggiamento odierno per Calciopoli 2.
"Diciamo che e' un atto di generosita' verso il settore giovanile e scolastico della Figc", ha aggiunto Stevens.
Secondo il quotidiano.net, infatti, La Juventus versera' 300.000 euro in tre rate annuali da 100.000 euro, che andranno al settore giovanile e scolastico della Figc.

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martedì 17 giugno 2008

Hanno la faccia come il culo!!!!

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 17 giu
''Il tema 'low cost' non coincide con il marchio Fiat, il cui posizionamento e' medio-alto''. Cosi' il responsabile marketing di Fiat, Luca De Meo, al convegno 'World Marketing & Sales Forum'. ''Fiat ha oggi un posizionamento che non ha mai avuto nella sua storia e perderlo sarebbe un peccato dopo il lavoro degli ultimi anni'', ha spiegato De Meo. Rispondendo alla domanda se Lapo Elkann sia stato un fattore importante per la ritrovata simpatia del marchio Fiat, DeMeo ha detto ''si', ha aiutato, assieme alle sconfitte della Juventus''.

(ANSA) - MILANO, 17 GIU - Fiat, almeno con il marchio 'storico', non puntera' al low cost piu' spinto per conquistare i mercati dei paesi in via di sviluppo. L'immagine recente non sempre vincente della Juventus e quella simpatica al grande pubblico di Lapo Elkann hanno contribuito a costruire la nuova immagine del gruppo automobilistico. Ci potrebbe essere anche un ritorno con maggior forza nel comparto della nautica, anche con marchi storici. E' quanto e' emerso da un intervento di Luca De Meo, chief marketing officer del gruppo Fiat e amministratore delegato di Alfa Romeo e Abarth.

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Che fine hanno fatto Geronzi e De Mita?

Ecco una sintesi delle dichiarazioni di Luciano Moggi che oggi ha deposto volontariamente nell'ambito del dibattimento al Processo GEA. Fonte: Corriere della sera


L'ex dg della Juve: «Ho ricevuto tanti pugni in faccia»

Moggi: «Io, vittima di una macchinazione messa in atto da Baldini e da un maggiore dei carabinieri: non ci sono prove ma solo chiacchiere»

Luciano Moggi (Lapresse) ROMA - «Ho ricevuto tanti pugni in faccia, e c'è l'amarezza di chi ha lavorato ed è stato costretto a lasciare i campi di calcio per frequentare le aule di tribunale con la mia famiglia e quella di mio figlio che si è disgregata». Luciano Moggi ha rilasciato dichiarazioni spontanee al tribunale di Roma dove si sta svolgendo il processo Gea (la società di procuratori che gestiva molti personaggi del calcio) che vede indagati l'ex direttore generale della Juve, il figlio e altre quattro persone.

«COLPA DI BALDINI E AURICCHIO» - Moggi ha parlato per oltre mezz'ora accusando tutti quelli che hanno testimoniato contro di lui, a cominciare dall'ex dg della Roma, Franco Baldini, e poi il maggiore del carabinieri Attilio Auricchio (che ha svolto le indagini per Gea e Calciopoli a Napoli). «La vicenda appare come una cosa macchinata e predisposta», ha detto Moggi. «Sono molto sconcertato: non ci sono prove ma solo chiacchiere contro di me». Moggi e le altre persone imputate sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con minaccia e violenze.

RIUNIONI SEGRETE - «Il maggiore Auricchio e Baldini si conoscevano benissimo», ha detto Moggi. «Per più di un mese i due si sono visti, facevano riunioni segrete, Auricchio gli disse di fare una denuncia contro di me». Poi, lamentandosi di alcune archiviazioni disposte dal gip su richiesta della procura di Roma nell'inchiesta Calciopoli, l'ex dg della Juventus ha aggiunto: «Ora mi ritrovo in questa aula e scopro che la Geronzi si è dileguata, De Mita si è dileguato. Ma come è possibile? La Geronzi era parte integrante della Gea, era la socia fondatrice. Siamo rimasti noi con il cerino in mano, e non va bene». Moggi, poi, è entrato nello specifico replicando a chi, in precedenti udienze, è venuto a testimoniare «cose non vere».

CHIELLINI - «Sul caso Chiellini, Baldini ha detto solo menzogne, dalla prima all'ultima parola. Non è vero che il calciatore gli disse che preferiva andare alla Juventus perché Marcello Lippi, padre del suo procuratore, allenava la nazionale. La realtà è che il terzino era in comproprietà tra la Roma e il Livorno e che in Lega Calcio al presidente livornese Aldo Spinelli fu detto che il club giallorosso non poteva fare acquisti. Così il calciatore fu proposto alla Juve, il ragazzo ci interessava, lo avevamo anche seguito ma avevamo preferito lasciare in pace la Roma. Quando ci dicemmo interessati, Chiellini ancora non sapeva che sarebbe venuto da noi e solo dopo apprendemmo che il suo procuratore era Davide Lippi».

MICCOLI - L'ex dirigente bianconero si è poi scagliato contro i calciatori ex Gea che gli hanno rivolto accuse: «Miccoli è venuto a dire che è rimasto in pullman quando la Juve festeggiò lo scudetto in Comune a Torino: era stato Franzo Grande Stevens a organizzare la festa e Miccoli non faceva parte della Juve che aveva vinto il campionato. E poi era pieno di orecchini, sulle orecchie, sul naso magari li metteva anche sulle gambe e questo alla Juve non va bene». Infine frecciate anche per Corrado Grabbi («non ha mai giocato bene da nessuna parte, stava in mezzo al campo a guardare gli altri giocare»). Per Nicola Amoruso («un buon giocatore per squadre come la Reggina e dovrebbe solo ringraziarci per aver guadagnato con noi 14 miliardi di lire». L'udienza è proseguita con la testimonianza di alcuni testi delle difese, tra cui ex dipendenti Gea.

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sabato 14 giugno 2008

Spioni e spiati, arriva il giudizio?

La Repubblica pubblica oggi un articolo di Giovanni Valentini nella rubrica "Il sabato del villaggio" in cui il giornalista fa intendere che l'inchiesta Telecom, condotta a Milano dal PM Napoleone, sta volgendo al termine e stanno per arrivare i rinvii a giudizio. Rinvii a giudizio che potrebbero essere eccellenti, da quanto si può capire. Chi vivrà vedrà.
Sembra di diverso avviso il giornalista di Libero Davide Giacalone, che ha pubblicato sul suo sito un pezzo in cui si evidenzia la lentezza esasperante dell'inchiesta, che ha favorito gli spioni e danneggiato ulteriormente le vittime. Riportiamo di seguito il pensiero di Giacalone riguardo all'indagine in corso a Milano:

Mentre impazza il dibattito sulle intercettazioni legali, disposte dalla magistratura, zitto zitto va a morire il mai nato processo sulle spiate illegali, di cui si resero protagonisti settori di Telecom Italia. Anzi, è già morto, perché, se si farà, servirà a giudicare un passato remoto, mentre sul fenomeno vivo hanno agito gli arresti cautelari e le notizie diffuse nel corso delle indagini, confermando la triste condizione di una giustizia che s’amministra usando tutto, tranne che le sentenze. I coinvolti nelle indagini sono liberi e tutti da considerarsi degli innocenti. I vertici di Telecom sono cambiati, senza che i vecchi siano stati sfiorati dalle indagini e i nuovi abbiano considerato utile tutelare in qualche modo la società. Coloro che avevano assunto gli indagati, e creato la struttura nella quale agirono, sostennero che dalla loro attività la società era stata lesa, che non solo i suoi amministratori non avevano nulla da rimproverarsi, ma, semmai, reclamavano giustizia. Hanno smesso di reclamare, e forse non sono neanche stati lesi. Non è successo nulla, insomma. Sì, è vero, ci sono montagne di dossier, spiate, pedinamenti, accumulo di materiale a scopo diffamatorio, tentativi di condizionare chi liberamente scriveva, ma le indagini sono ferme da più di un anno (essendo iniziate nel maggio del 2005), in attesa che la Corte Costituzionale faccia sapere come deve essere interpretata la legge che impone la distruzione di tutta quella roba. La Corte, dal canto suo, continua a rinviare, aspettando che sia il legislatore ad occuparsi di quel che segnalammo già all’epoca: se si distrugge tutto, su che si fanno i processi? Nel 2006 destra e sinistra votarono per la distruzione, in modo che degli innocenti non fossero calunniati. Peccato che fosse già tutto (o quasi) sui giornali. Il tempo passa, il processo non si vede e nemmeno il rinvio a giudizio, la prescrizione galoppa, la procura attende la Corte che attende il Parlamento. Noi attendiamo di sapere se, per caso, non sia uno scherzo, visto che così andando ci si scanna su come perseguire i reati, ma si rende non più perseguibile un gigantesco intreccio di politica, affari e spie private. Dritto a processo, però, si manda l’ex capo dei servizi segreti statali. Nel migliore dei casi, un ridicolo paradosso.

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giovedì 12 giugno 2008

Stangata! Inter e Milan multate per i bilanci

La choccante notizia arriva verso sera, e sconvolge i tifosi italiani in trepidante attesa della nuova emozionante performance della Rappresentativa FIGC. Dopo oltre un anno di attesa, arriva come un fulmine a ciel sereno la stangata su Inter e Milan per la vicenda delle presunte plusvalenze fittizie:

(da repubblica.it)
Si chiude con sanzioni pecuniarie il processo sportivo per il presunto falso in bilancio di Milan e Inter. La Commissione disciplinare, sulla base del deferimento disposto dal procuratore Palazzi lo scorso 4 febbraio, ha disposto 90mila euro di sanzione a carico delle due società milanesi. Multa di 60mila euro anche all'ad rossonero Adriano Galliani.

La gestione quanto meno controversa dei bilanci dell'Internazionale FC è stata oggetto di molti articoli pubblicati su questo sito, basti citare tra tutti il famoso "Quanto vale Moratti in mutande" e relativi articoli collegati, che illustrano in modo semplice ed immediato tutti i meccanismi di maquillage contabile utilizzati dagli ingegneri finanziari al servizio del petroliere ambientalista. Sappiamo tutti come l'inchiesta penale si sia conclusa con un proscioglimento dovuto alle modifiche apportate alla legge sul falso in bilancio. Oggi la vicenda si conclude con il processo davanti alla Disciplinare (giudice di primo grado, a cui era stato sottratto il giudizio su Farsopoli) con un'ammenda ridicola, inferiore ai 100.000 euro.
Questa sentenza scandalosa, figlia della (in)giustizia sportiva ad orologeria che ormai la fa da padrone in Italia, fa venire in mente le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell'Uefa Michel Platini proprio settimana scorsa:

"In Champions League vince chi bara sulle regole finanziarie... Guardate i loro deficit, sembra che l'obiettivo non sia più vincere titoli ma guadagnare soldi per ripianare i propri debiti. Fifa e Uefa devono battersi contro questa situazione, perchè oggi vince chi imbroglia. Non deve più succedere che le sconfitte si trasformino in drammi finanziari"

Platini parlava dei debiti di Manchester United e Chelsea ma, alla luce della sentenza di oggi, è evidente che il problema è più generale e riguarda tutto il sistema dei controlli. In fondo basta inventarsi una plusvalenza finta (e per noi italiani questo è un pozzo senza fondo) e il gioco è fatto: ci sono state prima quelle relative ai calciatori, poi quelle del marchio, per passare dalla rivalutazione dei rami d'azienda ed arrivare alla rivalutazione tout court della società.
Un gioco da ragazzi, pare, che costa al più una multa sostenibile. Certo non il gioco del calcio.

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martedì 10 giugno 2008

Il fallimento dell'Italietta

Molti lettori del Blog si saranno chiesti cosa ne pensassero i sobillatori dello Ju29ro Team riguardo alla penosa figura rimediata dalla Nazionale al suo esordio all'Europeo. A titolo personale, non ho nessun problema a dire a chiare lettere che non mi dispiace assolutamente, ieri sera mi sono addormentato tranquillo e senza rimpianti anzi, con una punta di soddisfazione.
Non vedevo una partita della Rappresentativa FIGC (mi piace chiamarla così, per accentuare il distacco) dalla finale dei Mondiali contro la Francia, ed ero molto curioso di valutare a 2 anni di distanza il lavoro svolto da Donadoni. Ho assistito al penoso show dei campioni del mondo con totale indifferenza, apprezzando invece il carattere e l'elevato tasso tecnico degli uomini di Van Basten. Alcuni potranno pensare che sia un dovere morale sostenere una squadra che, in teoria, dovrebbe rappresentare l'intero Paese. Io non sono d'accordo, e ho notato con piacere che altri sono d'accordo con me.
Io non sostengo la rappresentativa della federazione (minuscolo) che ha permesso lo scempio chiamato Farsopoli.
Io non sostengo una squadra guidata da un uomo scelto direttamente da Guido Rossi su raccomandazione del suo braccio destro Albertini.
Io non sostengo una squadra che ha portato la Coppa del Mondo in trionfo a Roma sul pullman scoperto in compagnia della ballerina di Malindi.
Io non sostengo una squadra di cui Lippi e Cannavaro non erano degni di far parte (cit).
Io non sostengo la squadra che, se vincesse, vedrebbe portato in trionfo Giancarlo Abete.
Io non sostengo una squadra che schiera Smoking Bianco Materazzi e Mister Wolfsburg Barzagli in difesa, ignorando Giorgione Chiellini e San Nicola Legrottaglie.
Io non sostengo una squadra che fonda il centrocampo sul blocco Milan, proprio nell'anno in cui il Milan va a rotoli su tutti i fronti.
Io non sostengo una squadra in cui si preferisce Totò Di Natale ad Alessandro Del Piero.
Sono un pessimo italiano, come sicuramente dirà qualcuno? Pazienza, me ne farò una ragione...

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Birigenti allo sbaraglio

Grane Juve/ Dirigenti bianconeri in tribunale.

Una società di marketing chiede i danni per i diritti sui ritiri (da Repubblica)

"Ena for all", una società milanese di intermediazione marketing ha presentato una denuncia per truffa commerciale contro la Juventus. La querela risulterebbe depositata lo scorso 29 maggio presso il Tribunale di Torino, contro l'ad Jean Claude Blanc, il responsabile commerciale Marco Fassone, la responsabile del costumer service, Barbara Borio. 'Ena for all' lamenta di essere stata estromessa da un 'contratto a tre' che comprendeva la Juventus e il Trentino Spa, per la sponsorizzazione e gestione della logistica relative al soggiorno della squadra a Pinzolo, in Trentino, dove è fissato il suo ritiro, con un accordo quinquennale che legherà i bianconeri alla località montana fino al 2011.La società milanese avrebbe chiesto un risarcimento di quasi 500 mila euro, che sarebbero stati da lei pagati alla Juventus in termini di marketing pubblicitario fino a oggi. Ma la cifra potrebbe notevolmente salire se si calcolassero i danni derivanti dalla esclusione di Ena for all dai tre ritiri futuri, a partire dall'anno prossimo. Questa eventualità potrebbe mettere a rischio l'accordo stipulato tra il Trentino Spa e la Juventus per i soggiorni futuri e causare alla provincia di Trento un notevole danno economico (per il soggiorno a Pinzolo la Juventus percepisce 560 mila euro a stagione) e d'immagine. Il 'Trentino Spa' aveva saputo resistere nei primi tempi difficilissimi, quando il primo soggiorno della Juventus coincise con l'evento negativo della retrocessione in B e oggi sta raccogliendo ottimi frutti, perchè la squadra dopo due anni è approdata nuovamente in Champions League.

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lunedì 9 giugno 2008

Grande Fratello

Il Ministro della Giustizia Alfano ha rilasciato oggi una dichiarazione che riteniamo agghiacciante, toccando il tema delle intercettazioni telefoniche nelle indagini giudiziarie. Riportiamo testualmente quanto riportato da Repubblica:

"Finora non è sanzionato nulla anche se il codice è stato violato. Grandissima parte del nostro Paese risulta intercettata. Che in Italia ci sia stato un abuso di pubblicazioni sui giornali di atti giudiziari è un fatto acclarato e condiviso, il numero delle intercettazioni non può essere giustificato né in base al numero degli abitanti né dal nostro ordinamento."

Farsopoli rappresenta uno dei casi clamorosi in cui un'indagine giudiziaria è stata completamente basata su intercettazioni telefoniche durate mesi, se non addirittura anni, con spese elevatissime a carico dei contribuenti e risultati delle indagini a dir poco controversi. Per chi volesse approfondire l'utilizzo delle intercettazioni in Farsopoli, come caso di scuola sull'utilizzo delle intercettazioni in Italia consigliamo la lettura del nostro Dossier Intercettazioni. Troverete tutte le oscenità che hanno spinto oggi Alfano ad evocare uno scenario da Grande Fratello (parole del ministro poco fa al TG5).

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giovedì 5 giugno 2008

Chi è il pirla?

Simpatico articolo che abbiamo scovato su l'Opinione. Chi sarà il pirla di cui parla l'autore? chi ci aiuta a capire?

(di Orso Di Pietra)

Tutto normale, tutto regolare. Prima avevamo Tommaso Padoa Schioppa, che nei panni di Re Giovanni Senzaterra, toglieva ai poveri per dare ai ricchi (banchieri ed assicuratori). Adesso abbiamo Giulio Tremonti che, nelle vesti di Robin Hood, si è prefisso di dare ai poveri togliendo ai ricchi e prendendosela in particolare, con i banchieri ed i petrolieri. Tutto normale, tutto regolare. Tranne per una faccenda che potrebbe innescare una pericolosa polemica a cavallo tra politica e stadio. Il fatto è che tra i petrolieri penalizzati dalla “tassa Robin Hood” di Tremonti non potrà non figurare Massimo Moratti. Ed a quel punto chi impedirà ai tifosi della squadra milanese di immaginare che tutto è stato architettato per impedire al Presidente dell’Inter, che ha già tirato fuori centro milioni per liquidare Mancini e prendere Mourinho, di acquistare Lampard, Eto’o e Quaresma per togliere al Milan il primato cittadino? Di qui una modesta proposta per prevenire. Si faccia pure la “Robin Tax”. Ma con una deroga ad personam nei confronti di Moratti. D’altro canto il povero Presidente ha già dato. Alla sua prima uscita Mourinho ha precisato: “Io non sono un pirla!”. Come dire che all’Inter di pirla ce n’è un altro.

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Lettera aperta a John Elkann

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta per l'ingegnere gestionale John Elkann che ci ha inviato cortesemente un nostro assiduo lettore.

Egregio ingegnere,
spero mi perdonerà l’ardire di rivolgermi a lei per darle qualche consiglio. Pure questo! dirà lei.
Non bastano certi barbosi soloni o pseudomanager rampanti arricchitisi alle spalle della FIAT e degli Agnelli, adesso ci si mette anche lui.
Io, innanzi tutto, ci tengo a precisarle che vivo di pensione e non mi sono arricchito con la FIAT.
Anzi, a ben guardare, sono uno dei tanti che hanno contribuito alle fortune della sua azienda avendo, in circa 40 anni, acquistato non so quante autovetture del suo gruppo.
Sono un semplice appassionato di calcio che, comunque, una certa gratitudine la deve ai suoi antenati perché è anche da loro e con loro che ha imparato ad amare la Juventus (e la FIAT), diventandone un tifoso viscerale.
È inutile che le descriva l’attuale stato d’animo con il quale sto vivendo il cataclisma abbattutosi sulla mia squadra del cuore.
Vorrei, invece, descriverle lo stato d’animo con il quale sto cercando di instaurare un feeling (del tutto platonico naturalmente) con lei, nella speranza di sostituire quello che avevo con suo nonno e suo zio.
Purtroppo lei mi delude moltissimo perché mi sembra si stia comportando come un pesce fuor d’acqua!
Non metto in discussione le sue doti manageriali e le sue capacità di dirigere il gruppo industriale e la Famiglia ad esso legata.
Quello che mi permetto di rimproverarle è semplicemente l’assoluta inadeguatezza con la quale sta cercando di porre rimedio alla attuale situazione nella quale è venuta a trovarsi, secondo molti tifosi anche per colpa sua, la Juventus.
In poche parole, lei di fatto non sta facendo nulla per soddisfare le aspettative di quei tifosi (fra i quali mi annovero) che stanno facendo di tutto per riallacciare con lei quel rapporto di incondizionata fiducia e riconoscenza messo dai veri juventini alla base del loro sentirsi nei confronti della sua illustre Famiglia.
Oggi, credo me ne darà atto, alla Juventus tutto è stato burocratizzato. Capisco le esigenze borsistiche, ma può essere che non le sia stato possibile scegliere un personaggio in grado di corrispondere alla nostra passionalità di tifosi e di proporcelo come punto di riferimento?
Nessuno le rimprovera di non capire niente di calcio e di non essere stato mai tanto vicino alla squadra.
Personalmente le rimprovero (e credo di non essere il solo) di non essere stato capace di scegliersi gli uomini giusti per gestire la Juventus e, probabilmente, di essersi fidato di chi già in passato non aveva dato grandi dimostrazioni di se nello stesso incarico o aveva qualche personale orticello da coltivare.
Non me ne voglia, ingegnere, ma lei sta sperperando tutto il patrimonio di simpatia e di prestigio ereditato da suo nonno.
Dal momento che lei non ha tempo e probabilmente voglia di dedicarsi alla Juventus, perché non ha delegato qualcuno a rappresentarla ed a far da tramite fra lei e la tifoseria smarrita e orfana?
Non mi dirà che l’ha fatto e i suoi alter ego debbono considerarsi a tutti gli effetti i signori Cobolli Gigli e Blanc.
Chi l’ha mai conosciuti, che c’entrano con la Juventus e, soprattutto, cosa ne capiscono di calcio?
Quindi, senza ulteriori indugi, li cambi, li sostituisca o, comunque, li faccia affiancare da qualcuno che, ogni tanto, sappia dire qualcosa di juventino se non vuol far ancora del male a quella da tutti considerata la creatura più amata dai suo nonno.

Inoltre io mi permetto di porla di fronte ad una amara realtà che lei certamente conosce ma che mi sembra continui ad ignorare aspettando non ho capito bene cosa per affrontarla.
Mi riferisco al fatto che, come lei sa, moltissimi tifosi (da un sondaggio sembra siano la maggioranza) accusano la proprietà, di cui lei è il massimo esponente, di essere la responsabile della resa incondizionata della società di fronte a chi ha cercato in tutti i modi di affossarci.
Questa macchia lei non la laverà neanche se in futuro, sotto la sua gestione, la Juve dovesse vincere 10 scudetti e dieci Champions di fila (cosa assolutamente impossibile perché, per ottenere certi risultati, l’IFIL dovrebbe investire nei prossimi anni almeno 500 milioni di €).
Lei ha una sola speranza di farsi perdonare. Lei dovrebbe dirci una volta per tutte come sono andate effettivamente le cose, spiegare, senza guardare in faccia nessuno, le singole colpe di chi avrebbe sbagliato e giustificare il suo conseguente comportamento nonché quello di chi, più o meno volutamente e consapevolmente, lo ha ispirato o assecondato.
Che la Juventus abbia corso il rischio di essere cancellata dal proscenio del calcio italiano è un fatto certo perché quella era l’intenzione di chi ha sollevato il polverone, cioè di chi era assolutamente incapace di fronteggiare altrimenti il suo strapotere organizzativo, economico e tecnico/sportivo.
Sono certo che qualcuno le abbia sventolato davanti questa drammatica prospettiva e che, valutati i personaggi con i quali avrebbe dovuto fronteggiarsi e soprattutto le armi spregiudicate di cui disponevano, ha ritenuto opportuno salvare il salvabile.
In poche parole, lei è stato certamente ricattato ed è per questo che ha operato nella convinzione di aver ottenuto il male minore.
Ma ormai è giunto il momento di smascherare questi pseudo onesti e di far pagare loro tutte le malefatte per le quali sono andati fin’ora impuniti Lei potrebbe obiettarmi che le cose sono ancora troppo “calde” perché possano essere chiarite.
Per esempio, ci sono i processi ancora in corso e calciopoli è tutta da decifrare. Mi permetta una considerazione. Se lei aspetta che i processi vengano portati a termine, pecca di ingenuità.
Se pensa che questa magistratura, il cui presidente è il magistrato attualmente impegnato come p.m. nel farsesco processo GEA, sia in grado di corrispondere alle esigenze di giustizia di coloro che risultano coinvolti, lei è completamente fuori strada.
Calciopoli finirà con qualche prescrizione che salverà gli imputati e permetterà ai p.m. di sostenere che il loro impianto accusatorio non è stato smentito (Guariniello insegna). E la verità non si conoscerà mai.
Quindi non può procrastinare ancora un chiarimento che metta un punto fermo sia nell’ambito del calcio che negli animi dei tifosi altrimenti costretti a vivere nel dubbio ed a contrapporsi arrecando altri danni alla Juventus e al suo prestigio.
Lei ha, in questo momento, la possibilità di restituire al calcio italiano quella credibilità che qualcuno vuol dar ad intendere sia stata minata proprio da una delle più amate creature di suo nonno.
Ci provi, dimostri che certi errori da lei commessi sono dovuti al suo troppo amore per la squadra e vedrà che i tifosi juventini capiranno e magari la perdoneranno.

Infine, carissimo ingegnere, qualora non intenda incidere in termini cosi profondi nella gestione del calcio e della Juventus perché non intravede le condizioni necessarie per intraprendere una simile azione o ritenga impresa troppo rischiosa iniziare una battaglia destinata a lasciare qualche cadavere (in senso metaforico) sul terreno, valuti l’opportunità di passare la mano.
Infatti dovrebbe avere l’onestà mentale di ammettere che il mondo del calcio non fa per lei (la qual cosa non sarebbe un demerito) ed è meglio lasciarlo a coloro che in esso sanno starci meglio e ci sguazzano come famelici squali.
Certo, noi tifosi, abituati a dire che gli pseudopresidenti, gli a.d., i d.g. gli allenatori, i giocatori ecc. ecc. passano ma la Juventus resta, abbiamo sempre identificato la squadra con qualche componente della sua Famiglia.
Quindi sarebbe un po’ dura non trovare più qualcuno di voi come nostro punto di riferimento e dover rinunciare anche all’illusione di poter fare affidamento su qualcuno disposto a difenderci.
Ma tant’è! se è necessario un sacrificio perché la Juve sopravviva, noi tifosi faremo anche questo. L’importante è che lo faccia anche lei, con coscienza e cognizione di causa e ammesso che anche per lei sia un sacrificio.

Mi scuso per la lungaggine e la saluto.

Il Martinello.

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mercoledì 4 giugno 2008

Non ci pensate neppure!

(Da Virgilio Sport)

"Se Trezeguet lascerà la Juventus? Chiedetelo al Barcellona". John Elkann, a margine della presentazione dell'Archivio Storico La Stampa online, lascia intendere che l'attaccante argentino potrebbe andar via presto. Prestissimo... Davanti ad un'offerta principesca del Barça difficilmente Secco e Blanc rifiuterebbero. David ha già 31 anni e questa potrebbe essere l'ultima occasione per venderlo ad un prezzo per far cassa. Dopo l'ottima stagione ed i gol che lo hanno portato al secondo posto nella classifica cannonieri le sue quotazioni sono ulteriormente cresciute, ora vale tra i 25 e i 30 milioni di euro.

Speriamo che John Elkann stia scherzando, o che il suo pensiero sia stato male interpretato, perchè l'"affare" così come viene presentato rasenta la follia. Pare che si voglia vendere uno dei più forti attaccanti d'area del mondo, sostituendolo con il neo acquisto Amauri, investendo la congrua (ma non eccezionale) cifra incassata per rinforzare altri reparti.
In questo modo, il reparto offensivo sarebbe formato da Del Piero, Amauri e Iaquinta, più il jolly Giovinco. Tra questi, solo il capitano può garantire un contributo di gol elevato, nell'ordine di 20 centri a stagione, ma l'età avanza anche per lui. Iaquinta è un buon giocatore, ma non un goleador. Amauri e Giovinco vanno testati ad alto livello, ma non hanno le doti di cinismo sotto porta che contraddistinguono il francese.
Vendendo Trezeguet a quelle cifre (che sembrano comunque gonfiate, l'età di David dovrebbe influire sulla valutazione) si indebolirebbe l'attacco rispetto all'anno scorso, e il denaro incassato non sarebbe probabilmente sufficiente per acquistare un crack dove servirebbe come il pane (al centro della difesa, ad esempio). Secco e Blanc pensano forse di acquistare un Carvalho per una cifra di circa 20 milioni di euro? Auguri.
A meno che non si voglia percorrere la strada che ha già portato fortuna nel recente passato: una bella cessione all'Inter, in modo da ricreare la coppia d'oro Ibra-Trezeguet a Milano. Mourinho sarebbe sicuramente contento, Moratti pure, le casse della società Juventus anche, Ranieri un po' meno, ma in fondo chissenefrega.

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Trova le differenze...

Corriere della Sera, 4 giugno 2008
Link alla Notizia

http://www.ju29ro.com/4 giugno 2008

Cancellati dal sito i manager che vincevano troppo
Ma il taglio digitale è riuscito male: alcuni scudetti e coppe sono rimaste in bacheca. Proteste di Merdatti

TORINO — Le vecchie abitudini sono dure a morire. In un famoso libro, «Il commissario svanisce», sono state raccolte centinaia di fotografie che durante l’epoca staliniana venivano ritoccate per correggere il passato e adeguarlo all’ortodossia del momento, come nella fantasia faceva con i giornali il protagonista di «1984» di George Orwell. Cancellato Trotskij, caduto in disgrazia e fuggito all’estero; cancellato Ezhov, capo della polizia segreta fucilato a sua volta. Oggi la Juventus di john elkann si limiterebbe il più delle volte a raccomandare di non dare il minimo spazio in televisione ai personaggi sgraditi in Corso Galileo Ferraris ma, ogni tanto, va oltre, forse per il solito eccessivo zelo dei «volenterosi esecutori» degli ordini che arrivano dall'alto. Così è successo che due ex dirigenti «sgraditi», protagonisti di oltre due lustri di indimenticabili vittorie, sono stati veramente cancellati dalla base elettronica che è sul web. Come facevano gli esperti ritoccatori di Stalin con le foto: via la sua voce, via le domande che gli erano state rivolte, via la sua immagine dalla poltrona che rimane vuota. Solo che i tecnici hanno commesso un errore e le coppe e gli scudetti dei poveri manager spariti hanno continuato a vivere di vita propria, rimanendo nella bacheca e nella storia della Juventus e dei tifosi. L’episodio è di qualche tempo fa e ha coinvolto Luciano Moggi e Antonio Giraudo, due grandi manager che da tempo erano finiti all’indice di tutto il mondo del calcio per illeciti mai provati e semplicemente perchè troppo bravi. La storia non avrebbe fatto troppo scalpore se non fosse stato per il grottesco particolare dei trofei rimasti in bella vista nella bacheca della Sede e del sito Internet. Ma che sulla rete televisiva e sui media controllati da Corso Matteotti non appaiano personaggi troppo vicini al ramo di Umberto Agnelli viene visto come cosa normale. E nessuno tenta di nascondere il fatto che dall’alto (se non da Gabetti o da Montezemolo, dagli attuali dirigenti della Juventus) arriverebbero disposizioni precise. Gigi Moncalvo, conduttore di un talk show “Confronti” in cui recentemente aveva partecipato uno dei “fantasmi”, si è detto imbarazzato e avrebbe confessato che «oggi è difficile lavorare in tv: i capi esagerano sempre perché hanno paura di perdere il posto». Così su tutti i canali sono spariti personaggi che prima ogni tanto parlavano. Emilio Cambiaghi, autore del libro “Manuale di autodifesa del tifoso Juventino” che iniziò a far aprire gli occhi alla gente, è apparso 5 volte nel 2006, 2 nel 2007 e zero nel 2008. Salvatore Cozzolino, lo squadrista sobillatore che chiese a Moratti di intercettarlo ha avuto stessa sorte. Ostracismo completo. Di fronte alle critiche sui media «schierati», il nuovo presidente Cobolli Gigli si è tolto d'impaccio affermando recentemente che i media italiani ed in particolare un certo giornale rosa «sono tra i migliori del mondo per quanto riguarda la qualità e la tecnologia usata». Il direttore del canale Juve Channel, Giuseppe Gattino, che ospita «Il popolo vuole sapere», avrebbe ammesso candidamente che lui esegue semplicemente gli ordini: «Se il proprietario della compagnia dice che non dobbiamo mostrare una persona, io non posso che adeguarmi». Gattino sembra dimenticare che la sua rete sarebbe, formalmente, di proprietà della società Juventus e quindi di tutti gli azionisti. Ma così vanno le cose, se non si vuole perdere il posto. Nessuna meraviglia dunque che Giampiero Boniperti e Cesare Zaccone abbiano rilasciato certe dichiarazioni nel corso delle Assemblee degli azionisti a cui “probabilmente senza averne titolo” hanno partecipato recentemente, allorchè si resero conto che le domande dei piccoli azionisti sull’inspiegabile atteggiamento dell’estate 2006 erano sgradite a Cobolli Gigli e ai suoi sostenitori.

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domenica 1 giugno 2008

Riflessioni di un Signore al finir della stagione

Piccolo poemetto regalatoci da Dr. Telekom & Mr. Knag
di Felice di Lapido

Son Signore di Milano,
con il segno di una mano
al Tronchetto e a Guidorossi
pria la Triade rimossi.

Poscia il primo scudettino
ritrovai sul tavolino;
il secondo fu di volo,
anche se giocai da solo.

Dopo tanta contentezza
sopraggiunse la stanchezza:
scelsi l’aria di collina
e così fu la terzina.

Ma il mio cuore è nello strazio,
in quel modo non mi sazio
perché tanti ormai lo sanno …
nacque tutto da un inganno.

E quel briciolo di gloria
negli annali e nella storia
andò a quell’omino buffo
che si vede sotto al ciuffo.

Questo è troppo, non ci sto!
Al mercato corro e vo,
prendo quel caratteraccio
e l’omino – sì! – lo caccio.

Non è giusto, non è bello,
così faccio uno zimbello?
Sono onesto, suvvia …andiamo …,
il Signore di Milano!

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"Siamo noi, i modelli dell'Italia siamo noi"

"Gli Agnelli vogliono che il club impari a camminare sulle proprie gambe: magari con Xabi e Aquilani...E poi noi siamo italiani, non come i nerazzurri".

E' il titolo dell'intervista a Giampaolo Montali, autorevole membro del cda bianconero, pubblicata da "Tuttosport".
Era ora che qualcuno del cda bianconero riconoscesse che, almeno in fatto di italianità, la Juve non è l'Inter.
D'altronde non è che ci volesse un genio a capirlo, bastava controllare le rispettive rose delle ultime 15 stagioni.
Piuttosto erano altre le questioni che potevano farci confondere le due società, vista l'eccellenza (senza precedenti) a livello di rapporti.
In alcuni casi sembrava persino che entrambe le società perseguissero lo stesso obiettivo: far vincere i nerazzurri.
Ad esclusione di alcune ambigue ma sempre timide rivendicazioni fatte da Blanc e Cobolli più per compiacere e tener buoni i tifosi che per reale convinzione, agli schiaffi lanciati da Milano, a Torino rispondevano porgendo l'altra guancia.

Ma Montali è uno che non si piega, non accetta compromessi.
E ci spiega che dobbiamo essere un modello da seguire, di "italian style".

Uno che è stato consigliato a John Elkann nientemeno che da un altro modello di italianità, uno juventino doc: Luca Cordero di Montezemolo.
E che ha vinto un ballottaggio con altri due candidati al ruolo di consigliere, gente dello spessore di Roberto Baggio e Yuri Chechi, noti juventini prima ancora che italiani.

Il curriculum di Montali è di tutto rispetto.
Grande motivatore, grande stratega, competente e vincente per natura, ha vinto scudetti e coppe ovunque, da Parma a Treviso, da Roma al Pireo e persino con la Nazionale.
Peccato che si occupasse di volley, come Velasco, in passato assunto all'Inter (guarda caso) e alla Lazio.
Ma come direttore sanitario.
Si dirà, ma per far parte del cda juventino non occorre essere competenti in fatto di calcio, a giudicare dall'esperienza degli altri componenti.
Non occorre nemmeno essere tifosi della Juve, e nemmeno è necessario essere italiani.
Ed è (purtroppo) tutto vero.
Anche se ci pensa Montali stesso a sgombrare il campo da possibili dubbi sulle sue capacità, rivelando come in passato sia sempre stato (nel suo settore): "un allenatore atipico. Già a Parma, al tempo del grande slam, mi occupavo della logistica, della distribuzione dei ruoli, degli acquisti. Mentre a Roma il dottor Becchetti mi volle al contempo tecnico e membro del CdA, spingendosi forse troppo avanti con l'innovazione. Mica potevo licenziarmi da solo...».

E ce ne siamo accorti in questi due anni di esperienza juventina quanto l'ex uomo copertina del volley italiano sia bravo ad operare a 360°, nonostante l'esperienza insegni che a chi si occupa di troppe cose, non ne riesca bene nessuna.

Ma in quanto a chiacchiere e retorica spicciola Montali è un fuoriclasse.
Ricordiamo quando, tutto tronfio, nell'estate più nera della storia juventina, sbandierava ai quattro venti il fantomatico codice etico, la moralizzazione, tutti concetti che persino un bambino potrebbe concepire ma che aggiungono poco in termini concreti alla causa.

E ancora, rammentiamo una recente intervista a Fuori Zona, su Sky, dove, oltre a chiamare la Juventus come "Juventus" evitando l'articolo, trattandola da perfetto "asset" (in linea con le direttive della proprietà) esattamente come si potrebbe dire "Fiat auto", "New Holland" o "Iveco Trucks", si esibì in ardite acrobazie dialettiche per non rispondere a Sconcerti che lo incalzava su quali fossero concretamente le intenzioni della dirigenza, pregandolo di lasciare per un momento da parte ciò che si era capito e che Montali continuava a ripetere come un disco, ovvero l'intento di tagliare i ponti col passato, Calciopoli, e la solita stucchevole retorica sull'etica e la trasparenza.

Etica e trasparenza che portarono Montali a criticare duramente (con relativo documento televisivo) l'atteggiamento del direttore sportivo Alessio Secco, reo di essere stato intercettato ad interloquire dei fatti suoi con il mefistofelico Moggi nell'ambito di quella che venne definita, con un coraggio che supera la vergogna, da parte dei soliti media, "Calciopoli 2".

Per il resto, continuiamo a leggere ciò che dice Montali, chiamato a commentare da ex-allenatore la vicenda Mancini-Mourinho:

«Premesso che ho grande rispetto per chi mette i soldi nello sport per pura passione, quindi per i Moratti della situazione, è ovvio che mi risulta difficile, da ex allenatore, capire come si possa esonerare un tecnico che ha vinto gli ultimi due campionati. Alla Juve cercheremo di dare a ognuno il tempo per realizzare il proprio progetto».

Bene, soprattutto la parte che riguarda i due scudetti (non tre).
E il terzo? Cosa ne facciamo del terzo?
Montali non ce lo spiega, noi attendiamo fiduciosi.
Sul "metterci i soldi per pura passione" da parte del Lord nerazzurro, beh... ci permettiamo di dubitare che sia solo una questione di cuore, visto quello che sta mettendo in scena per non riconoscere il dovuto al suo ormai ex-allenatore.
Che tutti i giornalisti stanno avallando supportando le ridicole tesi prese a pretesto per giustificare il licenziamento dell'allenatore Jesino.
Quanto alla Juve, speriamo solo che il "tempo concesso per realizzare progetti" alla Juve non significhi volontà di vivacchiare nel limbo.
Anche qui, aria fritta, quindi.

Poi inizia la fase più confusa...

Modelli differenti, quelli di Inter e Juve: «Sicuramente sì. In passato la famiglia Agnelli si è fatta interprete anche di un ruolo mecenatesco, mentre di recente ha responsabilizzato il proprio management, chiedendo alla società di camminare con le proprie gambe da quel momento in poi».

Cosa intende per "di recente", signor Montali? Sa quel che sta dicendo?
La società Juve cammina con le proprie gambe dal 1994, quando Umberto Agnelli disse chiaro e tondo che di soldi non ce n'erano più, e anzi, bisognava colmare la voragine che "qualcuno" aveva creato in precedenza.
Forse Montali questo non lo sa e preferisce pensare alla storia della Juve come l'ha sentita raccontare qualche tempo fa da John Elkann (un altro che la conosce sicuramente) al "Corriere della Sera", dove si leggeva quanto i costi dell'era-Triade fossero divenuti insostenibili.
Roba da avanspettacolo puro, soprattutto se consideriamo quanto la gestione di Giraudo non arrivò mai a chiedere denari alla proprietà, al contrario distribuendo dividendi ai soci.

Per chiudere, il paragone con l'Inter con annesso richiamo all'italianità che suona come motivo di vanto per i tifosi bianconeri, ma che risulta quantomeno inesatto.

Si può competere con chi copre passivi di centinaia di milioni attingendo al proprio patrimonio personale? «Si può, perché in campo non vanno i soldi e la Juve ha il diritto e il dovere di puntare sempre al massimo. L'attuale mercato lo sta dimostrando. Amauri è un attaccante di altissima qualità. E lo stesso di può dire di Xabi Alonso e Aquilani. Però vorrei dire di un'altra cosa che ci differenzia dall'Inter».

Prego... «Penso all'italianità che è il tratto distintivo di questa Juve. D'altronde con la Ferrari siamo il marchio più noto del made in Italy. Questa italianità per noi è un grande motivo di orgoglio. La Juve vuole essere grande nell'immediato e per questo cerca campioni ovunque possa trovarli. Ma punta a rimanerlo nel medio-lungo periodo e questo mantenendo un conto economico sano».

La prima risposta sarebbe piaciuta molto ad Esopo, lo storico autore de "La volpe e l'uva", la seconda sa molto di frase presa a prestito dal suo "raccomandante" Montezemolo, ovviamente citato ad esempio con la Ferrari quale "simbolo del made in Italy"(prestigiosa quanto effimera missione della quale Luchino è stato investito di recente dal Presidente del Consiglio), dimenticando che gli unici acquisti effettuati dalla Nuova Juve sono stati in successione i signori Boumsong, Tiago, Almiròn, Andrade, Salihamidzic, Grygera, Sissoko, Amauri, Mellberg, Ekdal, tutti italiani.
Se non fosse per Iaquinta, che bel popò di italianità ha portato la Nuova Dirigenza.
E comunque, competere con chi investe grandi capitali si può, è dimostrato.
Ma vorremmo sapere come può essere Montali ad insegnarcelo, visto che lui è un po' il Capello del volley, avendo lavorato e vinto per realtà dominanti sul piano sportivo ed economico.
Come al solito, in questa intervista il buon Giampaolo dice tutto e niente, come ribadito nell'ultima parte della frase, dove Montali afferma che la Juve "vuol essere grande nell'immediato" che "cerca campioni ovunque", ma che punta a "rimanerlo nel medio-lungo periodo mantenendo un conto economico sano".
Allora che senso hanno i parametri zero (tutti stranieri, già citati) intorno ai 30 anni, i contratti rinnovati ai cardini ultratrentenni, l'acquisto onerosissimo e laborioso di un 28enne (bravo per carità) e contemporaneamente il sacrificio dei giovani che dovrebbero garantire la grandezza nel medio-lungo periodo?
Questo sarebbe il modello da seguire?
Quale?

Tutto questo avrebbe risposta se nel cda ci fosse qualcuno che di calcio ne capisce, ma avendo in società un ex-membro del comitato organizzatore del Roland Garros e delle Olimpiadi invernali, e un ex-allenatore di volley, avere risposte soddisfacenti è quantomeno complicato.

Non ci resta che indicare un nome per il futuro del cda, quello che può dare la svolta.
Si chiama Kobe Bryant ed è altrettanto vincente quanto Montali, gioca a basket nei Los Angeles Lakers ed è cresciuto in Italia dove il padre ha giocato diversi anni.
E' tifoso del Milan e parla l'italiano molto meglio di Blanc e sportivamente parlando è certamente un modello al quale ispirarsi.
Fossimo in John Elkann lo chiameremmo subito.

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