sabato 29 dicembre 2007

La Talpa in FIGC parla per sei ore

Da Viola News

«Il presidente Zamparini è sempre buono con me, mi ha perdonato anche questa volta». Rino Foschi, direttore sportivo del Palermo, è agli imbarchi di Fiumicino, da poco ha finito un interrogatorio lungo poco meno di un´ora e vuole tornare a casa. «Non posso parlare», dice, «ma certo ho spiegato al procuratore Palazzi che io di Moggi sono stato e resto un nemico. Insieme a Rinaldo Sagramola, oggi al mio fianco nel Palermo, ventitré anni fa lo cacciammo dall´associazione dei direttori sportivi». Ma Sagramola, Foschi, non è quello che lei ha insultato al telefono? E del suo presidente, poi, non diceva a Moggi: «Quel poverino non sa quello che dice»? «L´ho detto, e l´ho spiegato anche a Palazzi. Quella telefonata è stata una sciocchezza, ma non mi rappresenta», assicura Foschi. «L´ho fatta per tutelare gli interessi del Palermo, l´anno scorso ci stavano togliendo il quarto posto per darlo al Milan, cosa poi avvenuta. Ho chiamato Moggi contro Galliani, ma di più non posso dire...». Il problema per il ds è quello di aver parlato di affari e calciatori, di Briatore in società e Nocerino da acquistare, con uno squalificato. E questo, probabilmente, alla fine regalerà a Foschi deferimento e inibizione.
Alla fine della giornata di ieri - tre interrogatori per Calciopoli 2 - si comprende come Palazzi abbia intenzione di riannodare tutti i fili dei nuovi rapporti tra Moggi e il calcio. Il procuratore ha chiesto di queste pericolose relazioni a Foschi, ma soprattutto ha cercato di approfondire quello che è successo in casa sua: in Federcalcio. E infatti con il secondo interrogato, il presidente della serie D William Punghellini, il procuratore è andato a scavare: sei ore di domande. Il responsabile dell´Interregionale si è presentato con due avvocati e ha ricostruito la storia dei rapporti in Figc ad ampio raggio: ha parlato di Abete e Tavecchio, di Macalli e Agnolin, di altri piccoli dirigenti federali. E ha parlato di Franco Carraro, l´uomo con cui è cresciuto e che al telefono ha accusato di pressioni sul processo sportivo. A Punghellini il procuratore ha letto le undici telefonate intercettate, cinque con l´ex presidente del Civitavecchia, Mario Auriemma, e sei fatte e ricevute da Moggi. Non è stato facile spiegare toni e contenuti, però. In una telefonata Punghellini dice ad Auriemma: «Negli arbitri abbiamo fatto appalti sulle assicurazioni da dieci miliardi, appalti truccati, e adesso è stato deferito il vice di Gussoni, quindi si devono dimettere tutti... ». Ma alla fine i suoi legali dichiarano: «Il presidente della serie D ha ribadito, con dovizia di particolari, che la sua azione è stata sempre rivolta a tutelare l´integrità e l´autonomia del Comitato interregionale dilettanti e l´osservanza rigorosa della legge».
Ieri la procura del calcio ha ascoltato anche il consigliere federale Gabriele Gravina, candidato bruciato alla direzione generale della Federcalcio. E si è scoperto che, sabato scorso, è stato interrogato il presidente del Livorno, Aldo Spinelli, già convocato per un´altra questione sportiva. Si ripartirà con le audizioni il 3 e 4 gennaio e in quell´occasione sarà ascoltato il vicepresidente Carlo Tavecchio. Entro metà gennaio Palazzi e il presidente Abete vogliono chiudere il ciclo Calciopoli 2.
Sempre ieri, la procura si è occupata del caso Foggia, il difensore del Cagliari che avrebbe fatto picchiare il compagno di squadra Marchini. Dopo due certificati medici, Marchini ha deposto. L´istruttoria è chiusa: a giorni le decisioni.

Repubblica


Commento: Su Foschi non voglio tornare, tanto è stato detto in questi giorni dal nostro team ed aggiungere qualcosa è solo farsi del male in più (i presunti amici che girano le spalle......Dio ci guardi sempre). La novità è lo scoprire che la talpa sarebbe Punghellini ed in sei ore ne avrebbe potuto dire di cose...bene!
L'ultima frase la conservo per colui che, quando si tratta di Moggi, stranamente parte in quinta con le indagini ovvero il super-procuratore Palazzi (che di super non ha proprio niente, anzi....) ma che con gli scandali delle altre squadre (cito per esempio le plusvalenze di inter e milan) è così lento, ma così lento che si potrebbe quasi ipotizzare che non abbia tanto a cuore il dover indagare in quelle direzioni..........

BUON ANNO


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venerdì 28 dicembre 2007

La pecora nera

Repubblica.it pubblica oggi un interessante articolo sui conti dell'Azienda calcio. Riporto uno stralcio del pezzo in cui si illustrano i tristi primati dell'Inter:

L'Inter dei grandi numeri conferma anche nella Serie A dei bilanci la sua incapacità di essere normale. Schiacciasassi sul campo - dove nel 2007 hanno raccolto una media di 2,48 punti a partita, il massimo degli ultimi tre quarti di secolo - i nerazzurri sono riusciti a polverizzare un record decisamente meno glorioso anche sul fronte finanziario: quello delle perdite. Il bilancio 2006-2007 della squadra di Massimo Moratti si è chiuso con un passivo monstre di 206 milioni, obbligando il presidente a staccare l'ennesimo assegno da 105 milioni per tenere in piedi il club e interrompendo dopo tre anni di progressi il virtuoso recupero di redditività dei big del nostro campionato. I conti dei top team (Inter, Milan, Juventus, Roma e Lazio) sono andati infatti in archivio nell'ultimo esercizio con un passivo di 192 milioni, quasi il triplo dell'anno precedente. Senza il buco dei nerazzurri - gonfiato dai 146 milioni di ammortamenti contabilizzati per l'addio allo spalma-perdite - quest'anno le grandi del calcio tricolore avrebbero potuto festeggiare il loro primo risultato positivo (14 milioni di utili al netto dell'Inter) dagli anni bui delle plusvalenze gonfiate.

Presto verrà pubblicata su questo sito un'analisi dettagliata del bilancio della società di Moratti, appena il documento sarà disponibile.

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giovedì 27 dicembre 2007

La scorta di Collina

L'editoriale odierno di Giancarlo Padovan su Tuttosport tratta il caso della scorta assegnata al designatore arbitrale Collina. Ecco i passaggi fondamentali dell'articolo di Padovan, quindi i miei commenti:

Guarda caso proprio alla vigilia di Na­tale, Pierluigi Collina si è augurato che la scorta assegnatagli da un mese per iniziativa del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Luc­ca, «faccia riflettere». Non si sa chi do­vrebbe riflettere, ma è ovvio che Collina, come al solito, vorrebbe che l’universo mondo si occupasse di lui e delle rifles­sioni su di lui.
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Riflessione numero 1: Collina. Trovo preoccupante per un Paese civile non che Collina abbia la scorta, ma che fos­se stata tolta al professor Marco Biagi, quando venne ammazzato a Bologna dalle Nuove Brigate Rosse, il 19 marzo 2002, accanto alla sua bicicletta.

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Riflessione numero 2: radio e tv. Ho trovato acritici, di pessimo gusto e di nessuna utilità i servizi ospitati nei tele­giornali e giornali radio del servizio pubblico nazionale. La tesi comune era
quella di rappresentare Collina quale vittima della degenerazione del calcio e non - come appare evidente e perfino prevedibile - di qualche sconsiderato.
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Riflessione numero 3: la strumentaliz­zazione. Il ruolo, la capacità, i risultati della gestione-Collina in qualità di desi­gnatore sono sotto gli occhi di tutti. Ren­dere nota una vicenda datata come quel­la della scorta (risale a più di un mese fa) odora di strumentalizzazione per inibire le (poche) voci critiche nei confronti del­lo stesso Collina.
...

Riflessione numero 4: Gussoni minac­cia. «Mi sembra opportuno lanciare un campanello d’allarme verso coloro che hanno l’abitudine di parlare e soprat­tutto di scrivere al di sopra delle righe, insinuando, prevedendo. Mi domando se questa gente non fomenti i male in­tenzionati a comportarsi come per un evento sportivo non ci si dovrebbe com­portare. Non vorrei domani essere co­stretto ad accusare pubblicamente chi esagera e fa della propria professione in­citamento al disordine». Di chi sta parlando, cavalier Gussoni? Chi sta apostrofando con la sua prosa vaniloquente? E, soprattutto, perché non fa nomi e cognomi, così ci divertia­mo a disquisire sul diritto di critica da lei pesantemente trascurato?

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Le riflessioni del direttore Padovan sono al solito pungenti e calzanti. Non dubito della capacità delle forze dell'ordine di distinguere minacce attendibili da deliri di pazzi, tuttavia appare grottesco che a un designatore arbitrale sia assegnata una scorta, pagata con i soldi dei cittadini, scorta che fu negata dal Viminale al professor Biagi proprio per motivi economici.
I commenti dei media sono stati al solito fuori luogo. Il signor Collina è stato immeritatamente nominato designatore arbitrale, con tanto di stipendio d'oro (circa 500.000 euro) nonostante il suo pesante coinvolgimento in Farsopoli. Ricordiamo tutti le sue telefonate con Meani, con cui l'arbitro più famoso del mondo concordava incontri riservati con l'amministratore delegato del Milan Galliani. Presentare Collina come uomo dall'indiscussa moralità, minacciato da dei pericolosi estremisti del tifo è semplicemente una falsificazione della realtà, fermo restando la condanna per ogni episodio di violenza verbale o fisica.
Il fatto che l'assegnazione della scorta sia storia vecchia fa crescere ancora di più i sospetti che si tratti di una trovata mediatica, al fine di coprire il disastroso rendimento della classe arbitrale nel campionato in corso. I fischietti italiani, ormai liberi dal giogo del pericoloso Capo della Cupola Luciano Moggi e guidati dall'ex miglior arbitro del mondo avrebbero dovuto dare il meglio proprio quest'anno. Pare invece che il campionato in corso si distingua per essere tra i più falsati della storia a causa di "errori" arbitrali. Che peccato, un'altra occasione mancata.
Non merita commento l'ultima parte dell'esternazione di Gussoni, in cui di fatto si accusano le voci critiche nei confronti di Collina di essere i mandanti di eventuali azioni nei confronti del designatore. Per ricordare ai lettori del Blog chi sia il signor Gussoni posto il link ad un'intervista rilasciata tempo fa da Corrado Ferlaino, in cui l'ex presidente del Napoli parla del campionato 1989-1990, vinto dai partenopei davanti al Milan. Penso non ci sia bisogno di commenti.
Link all'intervista

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mercoledì 26 dicembre 2007

Juventus-Siena 2-0: Pagelle

di Cirdan

Buffon: 6,0 Praticamente mai impegnato, pomeriggio tranquillo.

Salihadzimic: 7,5 Migliore in campo, propositivo, sempre pericoloso, sfiora il gol in avvio, ne segna uno alla Trezeguet.

Grygera: s.v. Sostituisce il “brazzo”.

Legrottaglie: 7,0 Mai una sbavatura, concentrato come il ruolo prevede. Una sicurezza.

Chiellini: 6,5 Segue il compagno di reparto, coppia difensiva solida.

Molinaro: 6,0 Solite sgroppate sulla sinistra, meno incisivo di altre volte.

Nocerino: 6,0 Corre sempre, e anche tanto, prestazione nel complesso positiva.

Tiago: 6,5 Ottima gara, impegnato, concentrato, gioca semplice e regala l’assist per il 2-0, una dolce sorpresa in positivo.

Almiron: s.v. Sostituisce Tiago.

Zanetti: 6,5 Bisognerebbe clonarlo, utile e intelligente, sempre e comunque.

Nedved: 6,0 Pomeriggio senza infamia e senza lode.

Del Piero: 6,0 Alcune buone cose, da lui ci si aspetta sempre il colpo di genio.

Trezeguet: 6,5 Entra nel primo gol, realizza il secondo, capocannoniere. Un killer.

Ranieri: 6,5 Crede in Tiago e ha ragione, conferma Del Piero e lo stadio gli tributa un’ovazione, conferma la squadra al terzo posto, magari con qualche acquisto mirato chissà. Bene.

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lunedì 24 dicembre 2007

Il DIrettore Moggi fa gli auguri al TEAM

Ho raccolto oggi telefonicamente gli auguri del nostro Direttore Luciano Moggi e tempestivamente li riporto sul sito, come da suo espresso desiderio.
Salvatore
Dominiobianconero



Cari ragazzi,

"quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare."

Questo e' un "vecchio adagio" che spesso nella vita ci viene riproposto nelle avversita' come esortazione a non mollare mai.

Ed io sono circa 18 mesi che sto cercando di fare tesoro di questo suggerimento, combattendo per difendere me stesso ed indirettamente la storia della Juventus.

Non immaginavo pero' di scoprire nel corso di questi mesi che tra i tifosi della Juventus ci fossero persone come Voi, che oltre ad amare i gloriosi colori che io ho avuto l'onore di difendere per 12 anni, sono stati in grado di effettuare una analisi precisa, puntuale e probabilmente inimitabile di tutto quello che e' accaduto.

In alcuni momenti la vostra caparbieta' e la vostra competenza mi hanno dato sostegno importantissimo per superare i momenti di sconforto che, e' normale, possono prendere il sopravvento quando la lotta e' impari e i nemici sono tanti ed organizzati.

Per questo motivo sento fortemente il bisogno di stringere idealmente la mano ad ognuno di Voi e augurarVi un sereno Natale e un prospero 2008.

Ve lo meritate di cuore.

Molti sono stati i tifosi che mi hanno espresso affetto e solidarieta'.

Ma quello che ha fatto e che ancora sta facendo il Team Ju29ro non lo dimentichero' mai.


Luciano Moggi.

Buon Natale dal Team!


Auguri di un felice Natale a tutti i lettori del sito e del Blog dello Ju29ro Team.
L'ultimo anno e mezzo è stato molto difficile per tutti i tifosi juventini, a causa delle ben note vicende di Farsopoli.
Questo sito, nato dall'impegno di persone sparse sull'intero territorio italiano e che si sono conosciute tramite il forum J1897, ha cercato di rimediare alla disinformazione dei media antijuventini tradizionali, salvaguardando oltre un secolo di onorata storia bianconera.
Tanti auguri quindi a tutti i membri del Team, a tutti i tifosi bianconeri, e ai giocatori della Juventus. che stanno disputando un buon campionato.
Continuate a leggere il sito durante le vacanze, l'attività di controinformazione continua anche quando il campionato è fermo!

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sabato 22 dicembre 2007

Blatter incastra Montezemolo


In un'intervista all'Ansa, Il presidente della Fifa Joseph Blatter rivela un particolare inedito su Calciopoli: "Credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare - ha spiegato Blatter - Quando scoppiò lo scandalo, nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. E' in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo". (22/12/2007) Spr

Penso che ogni commento sia superfluo. E' la conferma di quanto il Team afferma da tanto tempo, tra l'ilarità di molti. Spero di leggere molti commenti a questa news, che considero un passo decisivo per la completa comprensione della genesi di Farsopoli.
Per completare il quadro della situazione, è opportuno richiamare un articolo postato sul Blog un pò di tempo fa che riportava notizie di stampa relative agli "affettuosi" rapporti tra Montezemolo e Tronchetti Provera. Solo coincidenze?

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“Ritorno al futuro"

"Abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d´onda"
Chi di noi non ricorda questa frase.
Mario Serio faceva parte della Corte federale che ha partorito quel popò di sentenza d'appello sullo scandalo calcio. E a distanza di mesi eccone una riproposizione. Stavolta è Giancarlo Abete a dichiarare: «l'opinione pubblica vuole comportamenti diversi».
Se siamo nuovamente arrivati a queste dichiarazioni, allora siamo messi maluccio.
Aveva ragione il compianto Enzo Biagi a parlare di “Santa inquisizione”, quando al termine dei processi sportivi si lesse: “Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo".
Una Corte che interpreta, badare bene, interpreta un “sentimento collettivo”.
Ma i processi, di giustizia sportiva, civile e penale, non avrebbero bisogno di prove certe, o perlomeno inconfutabile per dare alla Corte la possibilità di esporre la propria sentenza?
Dottor Abete, ci dispiace contraddirla, ma l’opinione pubblica in tutto questo conta come il due di picche quando la briscola è a cuori. L’opinione pubblica si deve attenere alle indagini svolte dagli inquirenti e alla buona fede del lavoro svolto da magistrati e giudici, non può e non deve avere voce in capitolo sulle decisioni che si esprimono in un’aula di tribunale.
Sarebbe come andare dal macellaio sotto casa e chiedere che pena si dovrebbe infliggere a questo o a quello, e con lo stesso metodo chiedere ad un giudice di stabilire il prezzo dell’agnello sotto le festività natalizie o pasquali.
Viviamo e lavoriamo in un Paese già di suo “grottesco”, dove tutto è usato secondo le circostanze o degli interessi, cerchiamo almeno nelle occasioni in cui la parola “giustizia” deve fare il proprio corso, di non intralciare con frasi fuori luogo, l’andamento trasparente del lavoro di persone pagate dai contribuenti, e di non portarle a scegliere i metodi usati nel XV secolo.
Si torna a parlare di celerità, a me onestamente questi due argomenti toccati, “opinione pubblica” e “celerità” fanno decisamente paura.
E non per questioni personali, ci mancherebbe, mi è stato insegnato, per fortuna, di fare sempre e comunque le cose bene e che la fretta è solo portatrice di cattivi consigli, e che il giudizio della gente debba sempre e comunque essere preso per quello che è.
Invece mi sembra di essere salito sulla macchina del tempo di “Ritorno al futuro”, che in questo caso fa un viaggio a ritroso.
Ci siamo vergognati in molti, non solo il Senatore Cossiga, al tempo di quelle sentenze, risultate contrarie ad ogni codice etico che possa rispettare prima di tutto l’uomo che l’imputato, per poi sentirci dire, come se fosse un articolo di un codice, che la gente comune aveva la necessità di trovare un colpevole.
Ma noi siamo testoni, e da allora ci continuiamo a chiedere di quale giustizia, se poi giustizia non è stata, se non una sommarietà totale di quello che è stato.
Quindi Dottor Abete, lasciamo che il procuratore federale abbia il tempo di valutare questo nuovo filone di intercettazioni, con la dovuta calma e soprattutto con gli atti completi in mano, di danni, a suo tempo, ne sono stati gia fatti, e anche molti.
Non ci rincorre nessuno, questa volta non c’è l’Uefa che ha bisogno di liste o di un campionato che ha bisogno di stilare calendari, ma anche ci fosse la necessità di tutto questo, si ricordi che è più importante la dignità di un uomo, dei propri famigliari, del proprio figlio che tutti i giorni va a scuola, che di una partita di pallone.
E’ facile, in questa sorta di Paese democratico e civile, etichettare una persona, e renderla visibile sotto certe vesti per tutta la vita, per una sorta di sciacallaggine espressa da giornali e televisioni da dare in pasto al macellaio sotto casa.

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Juventus - Siena, formazioni

JUVENTUS(4-4-2): 1 Buffon, 5 Zebina, 33 Legrottaglie, 3 Chiellini, 28 Molinaro, 7 Salihamidzic, 6 Zanetti, 30 Tiago, 11 Nedved, 10 Del Piero, 17 Trezeguet. A disposizione: 12 Belardi, 2 Birindelli, 19 Criscito, 23 Nocerino, 32 Marchionni, 9 Iaquinta, 20 Palladino. All.: Ranieri.

SIENA: (4-3-1-2): 1 Manninger, 73 Bertotto, 15 Loria, 90 Portanova, 11 De Ceglie, 8 Vergassola, 5 Codrea, 14 Galloppa, 20 Locatelli, 7 Frick, 32 Maccarone. A disposizione: 31 Eleftheropoulos, 13 Rossettini, 33 Ficagna, 21 Rossi, 23 Jarolim, 30 Forestieri, 9 Corvia. All.: Beretta.

ARBITRO: Damato di Barletta


Assenti Camoranesi e Andrade, Ranieri recupera Iaquinta dopo la tonsillite. Qualche dubbio da verificare sulla presenza di Chiellini (fastidio muscolare) e Zanetti (influenza). Se dovessero recuperare, Ranieri avrà a disposizione la difesa titolare, mentre a centrocampo Brazzo sostituirà Camoranesi e Tiago dovrebbe avere finalmente un'opportunità per giocare dal primo minuto, presumibilmente al posto di Nocerino. In attacco Del Piero e Trezeguet, con Iaquinta pronto a subentrare.

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Comunicato stampa

In risposta a Moratti per la sua richiesta dello scudetto del 5 maggio, festa internazionale della Juventus, i tifosi emettono volentieri il seguente comunicato stampa:

Che il sig. Moratti ci chieda pure tutti gli altri scudetti ma quello no! Per la Juventus è un piacevole ricordo, attesta la stima che abbiamo per la sua competenza in ambito calcistico, ci ricorda un momento veramente straordinario del calcio. Amiamo questo calcio e per questo quel 5 maggio come non lo dimentica lui non lo dimenticheremo mai neanche noi!
Con simpatia, non finiremo mai di ringraziarlo per una giornata di gioia e di allegria che abbiamo passato in sua compagnia.
Grazie ancora signor Moratti per avercelo ricordato, non dimenticheremo mai i volti sbigottiti dei suoi giocatori, degli avversari, dell'arbitro e persino del pubblico laziale.
No signor Moratti per gli scudetti vinti a tavolino ci sono i saggi, per i passaporti c'è Oriali, quel 5 maggio non ha prezzo!

A parte che il sig. Moratti avrebbe un piccolo problema che neanche il prof. Rossi in persona riuscirebbe a risolvere. Dimentica che arrivò terzo, dovrebbe aprire un processo di revisione per i Rolex e deferire anche la Roma, cominci da lì perchè sennò, pur con tutta la buona volontà sempre dimostrata dalla dirigenza bianconera nel ricomporre bonariamente i dissidi con la sua persona, non sapremmo neanche come fare per esaudire questo suo ormai non più recondito desiderio natalizio.

Al Caro sig. Moratti brucia ancora molto, lo capiamo e per questo (ci perdoni) siamo molto, molto, ma molto felici, perchè è riuscito laddove nessun'altro stava riuscendo: ha concesso con questa esternazione uno dei più belli e inaspettati regali a tutta la comunità juventina in questo Natale.
Per questo ci sentiamo più buoni anche noi. Buon Natale anche a lei Mr. Moratti. Vedremo di farle recapitare la videocassetta di quella giornata in edizione speciale, con le feste di piazza, i cori e una selezione delle più belle giocate di Poborsky nella sua carriera che ebbe l'apoteosi proprio quel 5 maggio. E non è mai stato un giocatore bianconero! (peccato, lo meritava almeno AD HONOREM)
Ci dica come possiamo scusarci, semmai, per tanta irrispettosa felicità che ancora oggi proviamo al ricordo di quella data.
venerdì 21 dicembre 2007

Ma in questo Paese chi comanda?

Stiamo assistendo inermi a tutto quello che sta accadendo intorno a noi , dallo spostamento di DeMagistris dal caso Why Not, alla pm Clementina Forleo sotto il grande occhio del Consiglio Superiore della Magistratura, addirittura si è arrivati a sospettare che un Generale deturpasse in proprio favore la miseria (passateci il termine, naturalmente è riferito allo stipendio di un Generale) di duemila euro al mese.
E ora? E ora si fa passare, al popolino beota, l’informazione distorta di un’informativa, popolino che avrebbe invece diritto di sapere ben altre notizie a riguardo.
In questi giorni si è trattato nuovamente l’argomento di “Calciopoli”, con l’apertura a Napoli del processo penale, con 37 indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, a riguardo è giunta un’informativa nuova, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Roma-2^ Sezione.
Da tale informativa, tutti i quotidiani si sono sbizzarriti con lo sport nazionale per eccellenza: deviare l’opinione pubblica su ciò che più fa comodo.
E allora giù pagine contro l’orco che ha monopolizzato il calcio nostrano nel nuovo secolo. Luciano Moggi.
Intercettazioni che riguardano conversazioni amabili con questo, chiacchere con quell’altro, dialoghi più o meno privati sulla vita di tutti i giorni, spiattellati all’opinione pubblica come il più grave dei reati.
E dietro a tutto questo possibile che non ci sia nulla?
E invece c’è, eccome se c’è.
A pagina 130 e 134 di 409, del programma numero 1937 del 11/01/2007 alle ore 16:19, ci sarebbe materiale scottante per aprire inchieste, prime pagine dei telegiornali, titoli sui giornali, e invece? Il silenzio, l’omertà più totale.
Sisde, Cipriani, Tavaroli, Mancini, Arcangioli, Auricchio, Mori, insomma nomi e cognomi e servizi segreti.
Eppure tutto viene messo in secondo piano, anzi, sarebbe più corretto dire, non si scrive nemmeno.
Si parla di una rete di spioni che veniva regolarmente pagata per dossierare, si fa il nome di Cipriani (Polis D’Istinto), che fece un dossier denominato “Ladroni”, (l’altro ha nome “Pratica Como”) tutto ricollegato a Telecom e al famoso Tiger Team.
Ma allora come mai Moggi e il suo addetto stampa Penta, fanno riferimento a Telecom parlando di calcio, cosa c’è dietro, chi si cela dietro a questo accostamento?
Nessuno si interroga, o meglio, a Milano c’è un gruppo di procuratori con a capo Fabio Napoleone che stanno portando avanti l’inchiesta sullo scandalo delle intercettazioni Telecom, ma caso vuole l’informazione nazionale non tocca questi tasti, e scrive a chiare lettere: Ecco come lo squalificato Moggi continuava a guidare il calcio-Repubblica; Le telefonate di Moggi a Mazzei: «Devi dire che chiamano tutti»-Il Messaggero; "Tre biglietti della Roma. E gratis"-Il Romanista; Juventus e Figc. Moggi manovrava così-La Gazzetta dello Sport; Calciopoli. Le nuove intercettazioni mostrano come l'ex d.g. della Juventus continuasse a esercitare potere nel mondo del pallone. Ordini e consigli, così funzionava il Moggi 2. Da squalificato suggeriva gli allenatori a Spinelli e cercava di screditare Petrucci-Il Corriere della Sera.
E noi ci continuiamo a chiedere, perché vengono riportate “solamente” le chiacchere con Roberto Bettega, le questioni catastali su certi immobili siti in Via Tintoretto a Roma con tale Nello DeNicola, e gli scambi di vedute con il Presidente del Torino Calcio, Urbano Cairo?
Non sarebbe stato il caso di informare il popolino (citazione di Enzo Biagi), su quello che realmente può avere valenza di indagine?
Onestamente non sappiamo più chi comandi in Italia, perché a questo punto siamo sempre più convinti che qualcuno o qualcosa ci sia davvero che comanda a nostra insaputa, e lasciamo perdere la storia della democrazia, questa non è democrazia, la democrazia di uno stato civile, di un governo eletto dal popolo, di una magistratura pagata dai contribuenti e di un’editoria finanziata con i soldi pubblici, dovrebbe (condizionale) per dovere rispettare il sapere del popolo, quel popolo che suda e fatica, che paga e a volte si toglie qualche soddisfazione, ma che vuole essere informato sui fatti reali e non su gossip da quattro soldi, utili solamente, a chi comanda, di direzionare l’opinione pubblica sul pensiero di comodo.

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Oui, je suis Montesquieu, baby

Sì, sono lo spirito di Montesquieu, lo spirito delle leggi, l'esprit des lois.
E son risentito forte con la Melandri.
'Mi viene a dire:"Per il governo Calciopoli non è una montatura".
Le risposte possibili sono due, la premiere (no, non c'entra il cinema, baby) è "Moi, je m'en fout", non conta niente l'opinione del governo. La seconda è: ma rileggiti il mio libro.
L'ho scritto duecentocinquanta anni fa e solo in Italia non l'avete ancora capito, eppure mi pare l'abbiano tradotto. Mò non è per dire "les italiens...", io son mica De Gaulle o Chirac. Io sono uno che praticamente ha codificato le regole democratiche. Il fondamento: la separazione dei poteri. I poteri sono tre: legislativo, esecutivo, giudiziario. Vanno tenuti rigidamente separati per garantire la libertà del cittadino. T'è capì? Mica fare caos. Te sei nell'esecutivo? E allora non parlare a nome dell'esecutivo di quello che fa il giudiziario. Ne va della libertè e dei diritti degli imputati. Capisc?
Da quello che ho capito, non è che lì dalle vostre parti conosciate bene me e i miei amici pensatori democratici francesi. Il mio erede Tocqueville, ad esempio, non è una popolare discoteca milanese, come siete portati a pensare, ma tra i più illustri pensatori in materia di dottrine politiche. Mi dice sempre che vorrebbe una seconda possibilità sulla Terra come scrittore satirico. Avrebbe in serbo (no, lo scrive in francese, non faccia confusione) quattro tomi che chiamerebbe: "De la democratie en Italie". Spassosissimo glielo assicuro, quasi meglio di quattro salti in villa da Briatore.
Come faccio a saperlo? Quel matto di Rousseau! No, non Russò Spenà. Era un filosofo ginevrino, un donnaiolo ... L'ha notata ai Mondiali che tirava le gomitate a Gattuso per stare davanti nelle foto ... e si è mezzo invaghito. E allora mi ha fatto vedere quelle foto in Kenya.
Dicono si sia molto indignata per la pubblicazione di quegli scatti. Ma in francese non abbiamo una parola per "doppiopesismo", quindi non ho potuto spiegare a Rousseau di lasciar perdere.
Perchè vede, Ministro, il compito dell'esecutivo sarebbe proprio quello di implementare leggi che impediscano che un comune cittadino venga messo alla gogna e spogliato della propria privacy, solo perchè indagato dalla magistratura.
E non quello di farsi i fatti dei magistrati.
Au revoir mademoiselle...

E che cavolo, Robespierre, la pianti di ghignare?

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giovedì 20 dicembre 2007

"Torna nelle fogne"

Il messaggio della stampa italiana nei mesi estivi del 2006 era stato chiaro ed inequivocabile: Luciano MOGGI doveva scomparire perchè rappresentava il marcio dell'intera società italiana. Ricordo ancora l'invito della Ministra Melandri a non ospitare in Tv l'ex direttore della JUVENTUS in quanto immorale. E non dimentico neppure l'intervista dell'esimio socio di Massimo Moratti, nonchè commissario straordinario della FIGC, signor Guido ROSSI, il quale pregava Moggi di ritornare nelle fogne. Il signor LUCIANO MOGGI, però, convinto di vivere in un paese civile,ha continuato a frequentare trasmissioni televisive e radiofoniche. Ha parlato con la gente in incontri pubblici organizzati da gente che non ha mai creduto nella farsa estiva targata RCS. Nella sostanza, orbene, Luciano MOGGI ha continuato ad esprimere il proprio punto di vista ed a dichiararsi innocente.
Un grande giornalista come Vittorio Feltri, da anni paladino del garantismo, ha concesso la possibilità allo stesso Moggi di tenere una rubrica sul quotidiano LIBERO. Il ministro Melandri, la stampa italiana capeggiata dall'RCS ed i petrolieri ambientalisti non sono, dunque, riusciti ad eliminare fisicamente dalla faccia della terra il ferroviere che faceva vincere la JUVE. Con il passare del tempo, al contrario, la gente ha iniziato a comprendere che il processo celebrato nell'estate 2006 era tutta una pagliacciata. Alcuni hanno scritto libri che evidenziavano in modo diamantino la nullità del processo stesso. Il tempo, da galantuomo quale è, stava facendo emergere la verità e l'arma migliore per Luciano MOGGI era rappresentato dal metodo utilizzato dai suoi carnefici. L'aver pubblicato, infatti, le intercettazioni coperte dal segreto istruttorio, ha permesso alla gente di capire e ragionare. Leggere sentenze di questo tenore: "E' concettualmente ammissibile ottenere un vantaggio in classifica senza alterare il risultato delle partite" ha fatto capire che i processi celebrati nelle hall di albergo erano una immane pagliacciata. Il tutto, dunque, iniziava a deporre a favore di Luciano MOGGI ed anche i bambini delle scuole elementari iniziavano a sapere che i processi devono svolgersi innanzi a giudici terzi e disinteressati. I vari Palombo, Cannavò, Monti, Travaglio, Bernardini , Mensurati hanno visto sgretolarsi il loro tanto amato castello di sabbia.
E' stato sufficiente, però, il deposito di ulteriori intercettazioni durante una banalissima e modestissima udienza preliminare per ridare fiato alle trombe degli sconfitti. I petrolieri ambientalisti hanno ripreso a piangere ed hanno chiesto altri scudetti. I candidi hanno scritto i loro articoli inutili e moralisti. Repubblica ha pubblicato i numeri di telefono di comuni cittadini italiani in barba alle elementari regole democratiche. Il giornale rosa ha enfatizzato la scelta dell'aula bunker(paragonando Moggi ai mafiosi).
Tutto questo casino per ribadire il solo concetto tanto caro alla Melandri e Guido Rossi: Luciano MOGGI deve tornare nelle fogne; Luciano MOGGI non deve essere ospitato in TV ed in Radio; Luciano non deve scrivere sui giornali.
Nessuno, ripeto nessuno, che abbia scritto che tutte le intercettazioni depositate non contengono alcun elemento caratterizzante la fattispecie criminosa dell'associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.
Scrivere su un giornale era reato solo nel ventennio, in Italia, ed in tutti i paesi del nazismo e del socialismo reale. Nei paesi democratici è, al contrario, un diritto costituzionalmente garantito e protetto.
Il giorno in cui qualche Travaglio o Cannavò mi spiegheranno quale disposizione normativa italiana impedisce a Luciano Moggi di telefonare o parlare in Tv cercherò umilmente un posto nelle fogne anche io.
Prima di allora spero vivamente che il signor Luciano MOGGI continui a parlare ed a difendersi.

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L'accattone


Infimo (prima era minimo, ora è sprofondato ancora più giù) moratti pretende lo scudetto 2002.

Si, proprio lo scudetto del 5 maggio 2002.

Proprio lo scudetto dell'anno in cui sono finiti terzi (non mi giunge nuova 'sta cosa...) per aver perso la partita decisiva con la Lazio, nonostante la pastetta con la squadra avversaria e tutta la curva laziale a proprio favore.

Proprio lo scudetto che infimo moratti ha cercato di vincere offrendo a Cragnotti (allora presidente della Lazio) il 4 maggio (il giorno prima della partita) una cifra spropositata per Nesta (dal 5 maggio pomeriggio, infimo moratti non si è più fatto sentire con Cragnotti).

Proprio lo scudetto che macellazzi sperava di conquistare implorando i giocatori della Lazio.

Ricapitolando:
1. sono arrivati terzi
2. hanno cercato di influenzare (diciamo così) la Lazio con la storia di Nesta
3. gran parte dei giocatori della Lazio era favorevole (diciamo così) ad una vittoria dei perdenti (vi ricordate le farfalle di Peruzzi?)
4. la curva laziale tifava per i perdenti
5. macellazzi implorava i giocatori della Lazio (quei pochi che si impegnavano) di lasciarlo vincere (povero ciccino...).
Non solo l'ufficio indagini non ha indagato su questa partita.

Ma infimo moratti ora si permette addirittura, di fronte al solito stuolo di pennivendoli scodinzolanti e leccaculo, di chiedere lo scudetto.

Ma c'è ben di peggio.
A Torino (zona Fermo Ferraris e Catacombe Matteotti) di tutto questo se ne fottono.


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La moratoria

L'altro giorno chiaccheravo con Vortix e The Best.
Me ne esco, da incosciente:"Sapete però chi potrebbe stare dalla nostra? I radicali! Capezzone e compagnia..."
The Best, bonariamente e paternamente, mi manda a quel paese.
Ma è Vortix a centrare il problema, con una battuta memorabile: "Beh, effettivamente hai ragione. E' grazie al loro impegno contro la pena di morte che Moggi è ancora vivo".

Noi dello Ju29ro Team combattiamo questo clima insensatamente giustizialista anche con del sano umorismo. Non sarà una risata a seppellire le parole di tanta stampa che sta pontificando sul sempre più presunto sistema Moggi, dimenticandosi dei ben più gravi sviluppi in altro senso che emergono dalla nuova ondata di intercettazioni, ma noi ci manteniamo di buon umore. E in buona fede.
Con il sorriso sulle labbra ci chiediamo se le parole di Meani, Punghellini e Foschi, in nessun modo suggerite loro da Moggi, siano da considerarsi frutto di una stessa malattia mentale, o invece indicatore di un'altra verità, rispetto a quella emersa dal processo sportivo. Voi giornalisti invece vi scandalizzate perchè parlavano con Moggi. Noi ci scandalizziamo perchè non sono stati ascoltati dai pm.
Calciopoli non è l'Olocausto nè il ventennio fascista. L'imputazione per apologia di reato, pertanto, non si applica. Si può negarne le fondamenta, ognuno ha il diritto di pensarla diversamente, senza dovere per questo dare le dimissioni dalla Figc. Se poi a pensarla diversamente sono in parecchi, la magistratura avrebbe il dovere di accertarle tali dichiarazioni.
Ma chissà se la giustizia sportiva aderisce alla moratoria...

Una giustizia a due velocità

MILANO - L'Inter nei guai per i bilanci. La Commissione per la vigilanza sulle società calcistiche (Covisoc) ha concluso che la società di Massimo Moratti non aveva i requisiti per l'iscrizione al campionato 2005-2006, quello dello scudetto vinto "a tavolino" dopo la retrocessione della Juve in B per "calciopoli". Un parere, quello dell'organo di vigilanza, trasmesso al pm milanese Carlo Nocerino che ha approntato l'avviso di chiusura indagini (che di norma prelude alla richiesta di rinvio a giudizio) per Moratti, il vice presidente dell'Inter Rinaldo Ghelfi e l'ex manager nerazzurro Mauro Gambaro, accusati di falso in bilancio.

Un'accusa che la società milanese smentisce: "Non siamo preoccupati nella maniera più assoluta per questa inchiesta sui bilanci. Pago miliardi tutti i giorni, proprio questo no..", dice Moratti.
(20 Giugno 2007) www.Repubblica.it

www.corriere.it 24 set 18:42
Falso in bilancio, Palazzi chiede nuovi atti a Procura
MILANO - L'inchiesta sportiva sui presunti falsi in bilancio di Milan e Inter continua. Il procuratore della Figc, Stefano Palazzi, chiedera' infatti domani al pm di Milano Carlo Nocerino i nuovi atti con la richiesta di processo per Adriano Galliani e per il dirigente nerazzurro Ghelfi. Materiale che andra' a rinforzare il fascicolo che il capo della Superprocura aveva ereditato dall'ex numero uno dell'ufficio indagini Francesco Saverio Borrelli: un'inchiesta rimasta in sospeso in attesa di sviluppi da parte della magistratura ordinaria.

Milano, 15 dicembre 2007 - E' iniziata al tribunale di Napoli ed e' stata aggiornata all'8 febbraio l'udienza preliminare per il troncone principale dell'inchiesta su Calciopoli, per la quale i pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto il rinvio a giudizio per 37 persone, tra le quali Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Franco Carraro, Massimo De Santis, Innocenzo Mazzini, Tullio Lanese, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto.

(15/12/2007)qn.quotidiano.net
Beatrice e Narducci hanno presentato al gup Eduardo De Gregorio numerosi documenti, un'altra informativa dei Carabinieri, il verbale con le ammissioni dell'arbitro Gianluca Paparesta sulle schede telefoniche dategli da Moggi (ma Paparesta non e' parte di questo processo essendo stata stralciata la sua posizione); ci sarebbero nuove intercettazioni dell'ex dg della Juve, che dimostrerebbero il fatto che Moggi continuerebbe a tenere viva la sua rete di relazioni.

Calciopoli 2, ancora sotto la cupola di Moggi: ecco i verbali. Proc. Palazzi chiede copia atti
Mer 19 Dic, 01:30 PM
Il procuratore federale, Stefano Palazzi, dopo aver parlato con i pm napoletani, ha chiesto copia degli atti. La stessa FIGC ha emesso un comunicato ufficiale nel quale si precisa che "La Procura federale ha formalizzato oggi all’Autorità giudiziaria di Napoli la richiesta di copia degli atti depositati nelle ultime ore e relativi all’inchiesta sul mondo del calcio: la richiesta è stata firmata dal procuratore federale Stefano Palazzi che in mattinata ha avuto un colloquio con i pubblici ministeri Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci. Esaminate le carte, il procuratore federale deciderà se aprire un procedimento autonomo relativo all’ulteriore deposito di atti di indagine o far confluire la nuova documentazione nel procedimento aperto a suo tempo dall’Ufficio indagini della FIGC dopo l’avvio dell’inchiesta da parte dei magistrati napoletani". Ecco cosa c'è nelle 409 pagine dell'ultimo dossier dei carabinieri.
Calciomercato.com

Il Sig. Palazzi sarebbe così cortese da spiegarmi come mai per l'inchiesta sulle plusvalenze meneghine ha impiegato oltre tre mesi per richiedere gli atti al pm Nocerino, mentre per i nuovi atti riguardanti Luciano Moggi & co. sono stati sufficienti quattro giorni?

Che la cinquecento aziendale dell'ufficio indagini si sia rotta e il solerte ed imparziale procuratore abbia momentaneamente tirato fuori dal garage la stessa ferrari utilizzata nel 2006?

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L'ipocrisia e l'arroganza

Stamani è stato pubblicato questo commento del presidente dell'onesta(?) società meneghina :

"Una persona è libera di telefonare, ma quel 5 maggio del 2002 (il riferimento è alla stagione in cui l'Inter perse lo scudetto all'ultima giornata a beneficio della Juventus) siamo stati notevolmente danneggiati. Comunque, facciamo finta di niente. Se mi manca uno scudetto? Me ne manca più di uno".

Gazzetta.it

Per cortesia, qualcuno sarebbe così gentile da ricordare al sig. Moratti che quell'anno la sua squadra non arrivò nemmeno seconda?

Si profila forse uno scudetto a quattro gambe anche per la Roma?
mercoledì 19 dicembre 2007

Una domandina per il Garante

Ho una domandina (ina ina) da fare al garante per la protezione dei dati personali.
Questo Garante, che sono sicuri frequenti abitualmente i blog e i forum, non dovrebbe magari occuparsi di cose più serie?
Ad esempio, sul sito http://www.repubblica.it/ sono stati pubblicati i verbali delle nuove INTERcettazioni disposte da quei due gran pezzi di P.M. che rispondono ai nomi di Beatrice e Narducci.
Ebbene questi verbali contengono numerosi dati sensibili.
Il numero di cellulare di Moggi, ad esempio.
Oppure il codice del citofono della casa di Moggi a Torino.
O anche l'indirizzo della casa di Moggi al mare.
Ed ancora, il numero di cellulare di Punghellini (con relativo codice IMEI E IMSI).
Per non farsi mancare nulla, il domicilio di Mazzei, Gambelli e Penta.
Ed infine, il numero di cellulare di Abete.
Repubblica ha poi pubblicato una nuova versione dei verbali, ripulendoli probabilmente da alcuni dati sensibili.
Ma io ho la versione originale.
Per cui, caro Garante, se ti servono questi originali, fammi un fischio. Oppure, lascia un commento a questo post.

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Si riapre la sala dei trofei bianconeri?

Massimo Moratti, ingolosito dagli inviati adoranti che lo accompagnano costantemente, non resiste alla tentazione di far sapere che le nuovi intercettazioni rafforzano la convinzione che anche il campionato perso al 5 Maggio 2002 sia frutto dei maneggi della cupola moggiana. I reggitori di microfono, anzichè approfondirne il pensiero alla ricerca del nesso tra gli svarioni di Gresko e le conversazioni private di Moggi, chiosano magistralmente: "e non manca solo quello scudetto".

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Si sta forse per riaprire la Sala dei Trofei bianconeri per un nuovo prelievo?

La gente sta aprendo gli occhi

A seguito delle choccanti dichiarazioni di Silvio Berlusconi riguardo a Calciopoli «L'avete capito o no che è stata tutta una montatura?», il Corriere della Sera online ha aperto un sondaggio per verificare gli umori della gente. Nonostante la parziale e poco convincente rettifica del leader di Forza Italia, l'esito del sondaggio appare piuttosto sorprendente, almeno per chi ha sempre creduto negli assiomi propagandati dalla Pravda Rosa e dagli altri mezzi di disinformazione.

Alla domanda Calciopoli è stata una montatura come sostiene Berlusconi? hanno risposto fino ad oggi più di 20.000 navigatori, con i seguenti risultati:
NO 54.2%
SI 45.8%

Si può notare come non ci sia il previsto plebiscito per il NO, anzi il risultato del sondaggio sia piuttosto equilibrato tra chi sostiene che effettivamente Calciopoli sia stata una farsa e chi crede ancora che l'indagine nata dalle intercettazioni telefoniche ordinate dalla Procura di Napoli abbia estirpato davvero il marcio dal mondo del calcio.

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martedì 18 dicembre 2007

Il Grande Fratello vs. Josef K. Moggi


La sceneggiata napoletana ha finalmente avuto inizio e, come era facile prevedere, ci sta dando grandi soddisfazioni: fughe di notizie da cui si evince che c'è chi possiede dei telefoni e, non contento, addirittura li usa; frammenti di intercettazione che escono al solito non si sa come, sia in scaglie di informativa che sciolte; montature denunciate dai presidenti sbagliati; ma soprattutto, sui media, fiumi di menzogne, stupidaggini, castronerie e deliri anti-juventini che chiedono solo di essere smascherati.
Ma iniziamo col mercato immobiliare. In effetti, con la crisi mondiale dei mutui, è un argomento scottante. Nel supplemento d'indagine presentato all'udienza dell'altro giorno, secondo il Corriere dello Sport, si leggerebbe:
"Assume particolare interesse la vicenda dell'acquisto di alcuni immobili siti in via del Tintoretto di Roma di proprietà della Cassa di Risparmio di previdenza per il personale del Monte dei Paschi di Siena che De Nicola ha curato per suo contro e per Moggi."
Mentre ci si chiede che rilevanza penale possa avere tale passaggio, viene in mente un programma televisivo andato in onda il 5 dicembre scorso, su Canale Italia, in cui uno dei più quotati mâitre à penser di Farsopoli, chiedeva conto al Direttore del possesso di un numero non indifferente di fantomatici immobili romani. Allora sembrò una domanda bizzarra, incomprensibile. Ma ecco che finalmente, grazie al Corriere dello Sport, trova una spiegazione. Cliccare qua sotto per credere.



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Ancora una volta, il povero Luna dimostra che il solo imbattersi nella parola "Moggi" gli fa perdere il lume della ragione. Gli sarebbe stato sufficiente proseguire nella lettura dell'informativa per scoprire che probabilmente la questione, ammesso che ci sia qualcosa d'illecito, riguarderebbe non tanto e non solo l'ex direttore juventino, ma coinvolgerebbe niente po' po' di meno che l'attuale presidente della Federcalcio, uno dei principali rappresentanti del nuovo calcio pulito:

"Nell'ambito di tale compravendita si inseriscono alcuni contatti intercorsi tra De Nicola e Giancarlo Abete, attuale presidente federale che, come si ricorderà, in passato è stato anche vice presidente vicario della Figc sotto la direzione di Franco Carraro e capo delegazione della nazionale italiana ai campionati mondiali di Germania 2006, in sostituzione di Innocenzo Mazzini, quest'ultimo indagato nella presente vicenda giudiziaria". In particolare "dalle conversazioni intercettate, emerge un interessamento di Abete in relazione all'acquisto degli immobili".
Insomma, chi ha comprato casa in via Tintoretto: Lucianone o l'albero di Natale dei nuovi poteri del calcio? Ma soprattutto: perché solo i giornalisti del Romanista e pochi altri privilegiati possono seguire giorno per giorno le indagini su Lucianone? Perché non possiamo farlo anche noi?
E poi, scusate, se l'informativa da cui ha attinto il Corriere dello Sport comprende intercettazioni effettuate fino a fine febbraio 2007, come mai sono già in giro telefonate effettuate nei mesi successivi?

Proposta per tutti, ma in particolare per chi si occupa di produzione televisiva: un bel reality, Lucianone 24 ore su 24, in cui sia possibile ascoltare le sue telefonate in presa diretta. Un "Grande Fratello" come si deve, senza filtri e manipolazioni.
Perché no?
Forse perché così facendo il grande pubblico ascolterebbe finalmente le parole di Moggi per quello che sono, senza mistificazioni e titoli scandalistici, dovendo prendere atto della spudorata montatura messa in atto a partire dell'estate 2006?

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lunedì 17 dicembre 2007

Berlusconi: "Calciopoli? una montatura"

(repubblica.it)
Calciopoli è stata "tutta una montatura, l'avete capito o no?", colpa di "qualche club che aveva influenza e l'ha fatta valere, e noi abbiamo perso qualche scudetto". Silvio Berlusconi attacca lo scandalo che ha investito il mondo del pallone mentre, all'aeroporto di Malpensa, accoglie il Milan reduce dalla vittoria di Tokyo.

In serata, al Processo di Biscardi Berlusconi avrebbe ulteriormente rincarato la dose, affermando che non c'è mai stata corruzione, il tutto è stato ingigantito più del dovuto, ed i fatti emersi non erano così diffusi e rilevanti.
Premesso che sarei stato lieto di sentire queste parole un anno fa, è comunque interessante vedere che anche il presidente del Milan ha capito come sono andate le cose, e si esprime chiaramente in proposito.
Deve però essere chiaro che ai tifosi juventini non bastano le parole. Se è convinto che si tratti di montatura, Berlusconi dovrebbe operare concretamente per portare a galla la verità. Ha mezzi e uomini per farlo, attendiamo fiduciosi che alle parole seguano i fatti.

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Sabato sera

Sabato sera, un sabato come tanti, uno di quei sabati passati con qualche lavoretto da completare per il lunedì che verrà, uno di quei sabati prossimi alle vacanza natalizie con davanti un foglio di carta e una penna in mano, a scrivere a chi regalare un panettone e a chi una buona bottiglia di vino.
Uno di quei sabati in cui gioca la Juventus, serata fredda, ma con il cuore sempre caldo, perché quando scendono in campo quelle maglie, un brivido, inutile nasconderlo, sale sempre.
Ho appena finito di leggere l’articolo scritto da Dr. Zoideberg e un po’ di malinconia è venuta anche a me.
Ho letto i nomi di Strippoli, di Castellotti, e ricordo ancora quelli di Carino, di Maffei, di Galeazzi, di Nesti, e molti altri.
Bei tempi, quando come dice il Doc, il calcio era una passione, non c’era poi tutto questo business, questa politica, i diritti tv, ci si ritrovava, ragazzini, a colorare gli ometti del subbuteo e a giocare partite infinite, ci si ritrovava in cortile con l’album delle figurine panini, quello che usciva regolarmente ad inizio stagione perché erano quelli che avrebbero poi giocato per tutto l’anno, a battere le punizioni come Zico, come Platini, come Falcao, come Maradona e in porta c’era chi si immedesimava in Martina, in Castellini, in Zoff.
Sabato sera guardando la partita ho pensato a quei ragazzi che in campo hanno ulteriormente dimostrato, per chi ancora avesse dei dubbi, che cosa significa avere sempre lottato per il primato.
Ho rivisto il DelPiero dei momenti magici, quel secondo gol è una meraviglia calcistica, non tanto per la cavalcata di quaranta metri e di sinistro pallone ad incrociare alto sulla sinistra del portiere, quanto per quello stop a seguire di tacco, ecco, come avrebbe detto qualcuno che al calcio ha giocato per davvero, dove nasce il gol, nel controllo di palla.
Una squadra che ha vinto consecutivamente gli ultimi tre campionati, con una supremazia sui rivali schiacciante.
E nonostante tutto, nonostante lo smembramento di due estati fa, nonostante il netto cambio dirigenziale, nonostante avere ucciso nel morale chi ha sudato per conquistare un primato, una vittoria, eccoli lì, veementi nel loro agonismo, felici e gioiosi per la vittoria.
Chi avrebbe potuto sostenere un linciaggio mediatico al quale sono stati sottoposti, dal doping in avanti, se non uomini come sono quelli che scendono in campo ogni domenica con quella maglia?
Onestamente credo nessuno, o perlomeno in pochi, i nostri sicuramente si.
Ha ragione il Doc. quando dice che in questo sport abbiamo investito passione, abbiamo vissuto gioie e dolori, ci abbiamo messo il cuore, forse saremo di parte, anzi sicuramente lo siamo, ma questo ci è stato tramandato da una maglia, quella della Juventus.
Quella maglia che continua e continuerà per sempre nella sua magia, nel suo percorso, contro tutti e tutto, perché quella maglia riesce sempre a trasmettere umiltà, voglia di vincere, rispetto dell’avversario.
Ecco perché quella squadra che oggi avrebbe tre stelle sul petto, qualche coppa in più in bacheca e sicuramente qualche altro grande campione scoperto chissà dove e fatto diventare tale proprio perchè inserito in un ambiente sano e vincente, continua ad essere lì, terza in classifica, con lo stupore di molti addetti ai lavori.
Forse pensavano, in molti, che veramente la Juventus avesse vinto quello che ha vinto grazie ad una cena di Natale tra uomini di sport e rispettive consorti, forse davvero qualcuno, in molti, pensavano che settantasei giornate consecutive in vetta al campionato che era definito il più bello del mondo, erano frutto della squalifica di Nastase prima dell’incontro Bologna-Juventus.
Siamo orgogliosi, noi juventini, di avere sostenuto fin dall’inizio che non era così, che quel gol di Trezeguet su rovesciata di DelPiero, come dice il Doc non era fasullo, come al contrario invece vorrebbero farci credere dei processi che sarebbero stati da cancellare.
E proprio grazie ad un sabato sera come un altro, prossimo al Natale, che una squadra di uomini, scesi in campo con quella maglia, ci ha confermato ancora una volta che i migliori, sul campo, eravamo noi.

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domenica 16 dicembre 2007

Lazio - Juventus, commento tecnico

La formazione bianconera esce dall'Olimpico con i 3 punti, dopo una partita sofferta ma conclusa con una meritata vittoria su una Lazio che è parsa davvero essere poca cosa.
In porta un Buffon in versione muro di gomma, capace di salvare il risultato con un paio di parate miracolose, ma questa non è una novità. La difesa mostra pericolose crepe: la coppia centrale Legrottaglie - Chiellini soffre più del dovuto due attaccanti veloci come Rocchi e Pandev, e Molinaro sulla sinistra non dà al solito garanzie in fase difensiva, mentre Zebina a destra è autore di una discreta prova anche in fase di spinta.
A centrocampo maestosa prova di Zanetti, che garantisce il solito contributo in fase di interdizione e innesca le azioni dei gol di Del Piero con due lanci da regista di livello mondiale. Nocerino parte al centro, e viene spostato a destra nel secondo tempo. Il napoletano ci mette il solito grande impegno ma non entusiasma, soprattutto nel ruolo di esterno che oggettivamente non si adatta alle sue caratteristiche. Salihamidzic gioca a destra il primo tempo, e viene spostato a sinistra nel secondo. Il bosniaco è giocatore esperto e grintoso, ma quando si tratta di toccare di fino (vedi alla voce cross) Mauro Camoranesi è decisamente un'altra cosa. A sinistra Nedved parte bene, e mette spesso in difficoltà la difesa della Lazio con le sue incursioni, tuttavia si fa male verso la fine del primo tempo e viene sostituito da Tiago. Secondo tempo quindi con Tiago e Zanetti centrali, Brazzo a sinistra, Nocerino a destra. Il portoghese non fa nulla di eccezionale, ma fa capire che potrebbe essere molto utile a questa squadra: non è velocissimo, ma è un buon cacciatore di palloni, ha tocco di palla e visione di gioco da grande giocatore, e lo dimostra in un paio di occasioni. Penso che Ranieri dovrebbe riflettere sull'impiego di Tiago al fianco di Zanetti al posto di Nocerino, prima che sia troppo tardi.
In attacco, Trezeguet segna un gol di rapina ma ne mangia uno quasi fatto solo davanti a Ballotta. Del Piero gioca una partita stupenda. Segna due gol in contropiede su lanci di Zanetti, ed in generale appare grintoso, voglioso, in qualche caso regala numeri di alta scuola.
Ranieri porta a casa il risultato su un campo difficile, missione compiuta quindi. Lo schieramento iniziale sembra troppo difensivo, con due incontristi e Brazzo a destra, ed in effetti il gioco latita. Nel secondo tempo è costretto a cambiare, e le cose vanno meglio, complici anche gli svarioni della Lazio, che permette a Del Piero di segnare due gol percorrendo metà campo da solo. Unico grosso neo, la difesa. Si conferma che i centrali sono vulnerabili contro questa tipologia di attaccanti, e rimangono grosse perplessità sull'impiego di Molinaro ad alto livello.

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Sfogo

Sinceramente non so più cosa pensare. Non mi è rimasto più nemmeno lo sdegno. Siamo arrivati ad un punto che nulla ha più senso. Intercettare Moggi anche nel 2006 e 2007 è pura e semplice follia. Milioni di euro spesi ad inseguire il nulla, indagini che nemmeno il più pericoloso dei boss mafiosi avrebbe "meritato".

Oggi hanno assestato il definitivo colpo di grazia alla credibilità non solo del calcio ma del sistema-giustizia tout court. Non che ci avessi mai creduto ma, si sa com'è, si tenta di non farci troppo caso e ogni tanto ci si illude che, in fondo, le cose non sono poi così brutte. Invece no, è tutto uno schifo senza fine.
Anche se Moggi, o chi per lui, avesse corrotto veramente degli arbitri non ci sarebbe stato comunque bisogno di un tale spreco di forze. E' tutto davvero così assurdo, irreale.

A questo punto non bastano più il Milan in B, l'Inter in C, la Roma in D. Non basterebbero nemmeno più tutti i "risarcimenti" che noi tifosi juventini sogniamo. Oggi sono davvero triste, ho come un dolore dentro, profondo, che non se ne va. E' la consapevolezza di vivere in un mondo al contrario, dove le realtà vengono preconfezionate e servite all'ora di cena tra un paio di chiappe e uno spot sui telefonini.

Da tempo ho praticamente smesso di vedere la televisione. Non solo il calcio, ma la televisione tutta. Do solo un'occhiata ai telegiornali mentre mangio e guardo le partite della Juve. Poi stop, nient'altro. Se devo vedere un film vado al cinema o lo noleggio. Programmi non ne guardo più perché siamo arrivati al punto che anche i varietà, i quiz e i prodotti di intrattenimento nascondono comunque un secondo fine, una sottile propaganda di qualcosa che, con maggiore o minore evidenza, tende a condizionarci, a farci comprare una cosa piuttosto che un'altra, ad imporci una certa visione delle cose.

Forse esagero, ma oggi sono davvero depresso. Che senso ha appassionarsi a quella pagliacciata che è il calcio di oggi? Non lo so. Eppure è più forte di me e della Juve non posso, non riesco a fare a meno. Potrei anche piantar lì, pensare che in fondo non mi cambia nulla, che non è certo per quattro scemi in calzoncini che devo rovinarmi la vita e masticare amaro.
Ma cacchio, avevo il poster di Platini in camera, ho passato l'infanzia a disegnare i gol di Michel, di Bettega, le parate di Zoff, a giocare in cortile pensando di essere Paolo Rossi che fa tre gol al Brasile. Ho investito emozioni in questo sport, ho vissuto delusioni e grandi gioie, ci ho messo il cuore.
E oggi mi ritrovo con i Palombo, i Cannavò, i Riccardo Luna che vomitano la loro frustrazione sulle altre persone, che sputano sentenze, che si fanno beffe di ogni deontologia. Mi ritrovo con un processo ridicolo che pretende di farci credere che la rovesciata di Del Piero e il gol di Trezeguet erano fasulli, mentre avevano ragione l'Inter dei passaporti e dei bilanci, il Milan dei fondi neri, delle televisioni e di Meani, la Rometta delle fidejussioni e di Capitalia, la Lazio delle plusvalenze e del pantano di Perugia.

Non ci credo, non può essere vero. Non c'è una spiegazione logica a questa porcheria. L'unica motivazione che mi do e che stiamo arrivando ad un punto in cui la corda è davvero troppo tesa. Un punto in cui, finalmente, accade davvero qualcosa. Non riesco davvero a pensare ad altra soluzione, perché diversamente è solo un incubo, una beffarda presa in giro. Perché se devo scegliere tra il calcio dei mille replay di Sky e delle sciabolate classiche e quello dei riporti di Strippoli e dei baffi di Cesare Castellotti preferisco di gran lunga quest'ultimo. Più semplice, più casereccio, ma meno business, meno politica. Forse, come diceva mia nonna, semplicemente un pallone e ventidue persone in mutande che lo rincorrono.
sabato 15 dicembre 2007

Lazio - Juventus, pagella istantanea


Buffon 8 salva il risultato con una parata al limite dell'incredibile
Zebina 6.5 il migliore del pacchetto arretrato, brutto e cattivo
Legrottaglie 5.5 meno sicuro del solito, soffre le coppie d'attacco veloci che danno pochi punti di riferimento
Chiellini 5.5 vedi Legrottaglie
Molinaro 5.5 inizio disastroso in fase difensiva, migliora progressivamente, sufficiente il secondo tempo
Salihamidzic 6 non ha la qualità di Camoranesi, si impegna molto ma non è la stessa cosa. Meglio a destra che a sinistra
Zanetti 8 due lanci degni del Veron dei tempi migliori, e la solita quantità
Nocerino 5.5 troppo farraginoso e frenetico al centro, a destra non è il suo ruolo
Nedved 6.5 gioca una discreta partita fino all'infortunio
Trezeguet 6 segna un gol di rapina, ne mangia uno davanti al portiere
Del Piero 8 due gol in contropiede da manuale del calcio
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Tiago 6 si vede che gli manca il ritmo partita, il tocco di palla è comunque da giocatore di gran classe
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Ranieri 6.5 stavolta ha ragione lui. Imposta una squadra molto coperta nel primo tempo, e il gioco ne risente. Nel secondo tempo, complice anche uno schieramento suicida della Lazio, la Juve dilaga. Da rivedere il comportamento della difesa di fronte ad avversari rapidi come Pandev e Rocchi

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Colpevoli prima di cominciare

Non siamo mica degli sprovveduti. Non perchè nelle ultime settimane, smaltita in parte l'ubriacatura giustizialista, qualche timido rigurgito garantista si sia manifestato, invitando a considerare con terzietà il processo di Napoli, abbiamo pensato che i media nazionali potessero esulare dal tifo incondizionato per i Pm. Non lo abbiamo creduto, no. Nonostante il processo vero e proprio non sia ancora cominciato, e nonostante il Gup possa decidere di respingere il rinvio a giudizio, la presunzione di innocenza non è data affatto per scontata dai giornali.

Le testate online, nel commentare il primo giorno di udienze, dedicata in gran parte alle richieste di costituirsi parte civile, si soffermano anzitutto sull'assenza di Moggi. Assenza chiaramente giustificata e non degna di fare notizia. Spiega il suo legale Trofino: "Nella prossima udienza sara' qui oggi non e' necessaria la sua presenza perche' si tratta di una questione tecnica". Chiarisce meglio il contenuto della giornata odierna il legale di Racalbuto:"Stamattina cominceremo il procedimento e vedremo tutte le notifiche e le parti civili, che mi risultano essere molte." Insomma, che vi frega di Moggi, amici? Non c'è motivo per cui oggi si dovesse presentare: patetico per cui intitolargli tutti gli articoli come se si volesse sottrarre ai suoi doveri. E, postilla, qualcuno di voi si è chiesto se oggi fosse presente, ad esempio, Carraro?

Si scrive anche che Paparesta, interrogato ieri - la sua posizione come imputato nel processo è stata stralciata -, avrebbe confessato di avere ricevuto le famose Sim da Moggi. Alla notizia viene dato grande risalto. Eppure parrebbe falsa. Dichiara oggi Paparesta: "Non ho mai ricevuto schede telefoniche da Luciano Moggi, ed è quindi falso che io abbia confessato una cosa del genere. La conferma di quanto dico ora la si potrà facilmente avere al momento in cui emergerà il contenuto reale delle mie dichiarazioni".

Si agita persino lo spettro della prescrizione dei reati, che interverrà, miei cari, nel 2012. Strano che in una giornata si sia speso più inchiostro per la prescrizione di questi reati così lontana, che in un anno per gli inspiegabili ritardi del Procuratore Palazzi nel deferire per illecito amministrativo le squadre milanesi.

Insomma, sì, questo genere di scorrettezze non ci ha sorpreso. Ce le aspettavamo, è giusto dirlo. Ma quello che non avremmo pensato è che si potesse giungere all'eccesso per cui, comunque vada il processo, gli imputati debbano essere considerati colpevoli. A sorprenderci è un'altra volta Il Romanista per penna del direttore Luna.

Non è una semplice invettiva anti-Moggi quella del direttore del Romanista. E' un'invettiva contro lo stato stragista, la mafia, i poteri forti e quindi, naturalmente, Moggi. Da novello tribuno della plebe, Luna si scaglia in un'offensiva dai toni populisti e un pò anarcoidi che colpisce i Misteri di Italia, dalla strage di Ustica ai processi di mafia. Giunge naturale la conclusione: non si riconosce l'autorità dei Tribunali dello Stato. Manca solo: mi dichiaro prigioniero politico. Non provenissero da Il Romanista, sarebbe quasi da spaventarsi.
L'autorità dei tribunali non è riconosciuta perchè innanzitutto vi è l'odiosa prescrizione, e poi eccezioni procedurali, rinvii tecnici, perizie di parte...tutte cose che allontanano dalla verità. Pastoie democratiche che impediscono la giustizia popolare.
Insomma non è che Moggi, cittadino con gli stessi diritti di qualsiasi altro, non meriti un giusto processo, non merita proprio un processo...colpevole e basta.
Curioso che l'istituto della prescrizione non abbia turbato più di tanto Luna quando intervenì per evitare la pena al presidente della Roma Sensi, poco più di un mese fa, ritenuto colpevole di irregolari iscrizioni a bilancio di operazioni riguardanti giovani calciatori della Primavera.
Ma d'altra parte Luna mica è un estremista politico, questo gli va riconosciuto, piuttosto, in materia di giustizia, ondeggia tra garantismo e giustizialismo, a seconda delle vicissitudini della sua squadra del cuore. O almeno così vogliamo sperare.
Anche quando parla di passerella mediatica per gli imputati, non si può che sorridere, rammentando la gogna dell'estate 2006. Ma va così: tutto e il contrario di tutto.
Anche la sua ricostruzione del processo doping pecca un pò di qualunquismo, gli consiglio quella un pò più articolata del nostro Dr.Zoidberg.
Ma al qualunquismo, al populismo, finanche allo spregio della giustizia dei tribunali, noi ormai siamo abituati. Ci facciamo una risata, spieghiamo, non ci scaldiamo.
Un pò più fastidiosa è la maleducazione e l'insulto gratuito. Ladroni d'Italia e Cialtroni del Mondo sono epiteti da querela e offensivi non solo per i presunti innocenti imputati, ma anche per noi che nella legittimità di quelle vittorie crediamo.
La battuta è facile: i Cialtroni del Mondo hanno alzato la coppa a Tokyo dopo uno splendido goal di Del Piero, i Mejo Fichi Der Bigonzo mai niente fuori dal raccordo anulare.
Ci provi a spiegare perchè.

Lazio - Juventus, formazioni

LAZIO (4-3-1-2): 32 Ballotta, 6 Scaloni, 2 Stendardo, 13 Siviglia, 3 Kolarov, 26 Mudingayi, 24 Ledesma, 5 Mutarelli, 11 Mauri, 19 Pandev, 18 Rocchi. A disposizione: 1 Muslera, 4 Firmani, 10 Baronio, 20 Makinwa, 23 Meghni, 25 Cribari, 29 De Silvestri. All.: Rossi.

JUVENTUS (4-4-2): 1 Buffon, 5 Zebina, 33 Legrottaglie, 3 Chiellini, 28 Molinaro, 7 Salihamidzic, 23 Nocerino, 6 Zanetti, 11 Nedved, 10 Del Piero, 17 Trezeguet. A disposizione: 12 Belardi, 2 Birindelli, 19 Criscito, 20 Palladino, 21 Grygera, 30 Tiago, 32 Marchionni. All.: Ranieri.

ARBITRO: Brighi di Cesena.


La formazione di Ranieri si presenta alla fondamentale sfida di Roma con la pesante assenza di Camoranesi, che è infortunato e mancherà per parecchio tempo. Il suo sostituto dovrebbe essere Hasan Salihamidzic. Per il resto, 4-4-2 classico e formazione tipo in tutti i reparti.

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giovedì 13 dicembre 2007

Mercato da hard discount

Cobolli Gigli ha parlato oggi del mercato di gennaio, atteso con ansia dai tifosi bianconeri. Negli ultimi tempi molti nomi prestigiosi sono infatti stati accostati alla Juventus (Diego, Van der Vaart e Lampard su tutti), e appare evidente la necessità di rinforzare l'organico in modo da garantirsi quanto meno una comoda qualificazione alla prossima Champions League.

(da La Stampa)
«Tiago e Almiron restano alla Juventus, categoricamente. Non credo che ci saranno grandi novità nel mercato di gennaio, abbiamo una rosa che va bene a noi e al nostro allenatore. Evidentemente stiamo lavorando per giugno - ha spiegato il presidente bianconero, Giovanni Cobolli Gigli -. Nedved smette? Ha 34 anni deciderà lui a fine campionato. Se io fossi in lui, sapendo di essere un diesel sarei convinto di poter giocare un altro anno ma sono decisioni che spettano a lui. Potrebbe esserci qualche piccolo movimento in uscita».
All’uscita degli uffici di via Rosellini, il presidente bianconero ha parlato anche dei possibili arrivi dal mercato. «Van der Vaart non vuole rinnovare con l’Amburgo? Non ci interessa, di certo non per gennaio. Non faccio nomi ma stiamo guardando in giro, quelli a parametro zero sono sicuramente giocatori che guardiamo con più interesse. Mellberg? Lo stiamo guardando», ha concluso.

Personalmente, ritengo sbagliato puntare solo sui giocatori acquistati a parametro zero, che si rivelano nella maggior parte dei casi discreti, al massimo buoni elementi (si vedano Grygera e Salihamidzic). La squadra avrebbe bisogno di rinforzi di qualità, non piccoli affari al mercatino dell'usato. Che dite, sono troppo esigente? Ricollegandoci al post precedente, pensate che l'Avvocato Agnelli sarebbe fiero di questa politica societaria di basso profilo?

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martedì 11 dicembre 2007

Torna la Juve dell'Avvocato?

Da Tuttosport di oggi:
« Io credo che al­l’Avvocato sarebbe piaciuta questa Fiat, questa Ferrari e questa Juventus. Per i risul­tati e per il comportamento » . Quando gli è stato chiesto di infilarsi nel labirinto di ri­cordi che lo legano a Giovan­ni Agnelli a quasi cinque an­ni dalla morte, Luca Cordero di Montezemolo non ha avu­to esitazioni: ha fatto una smorfia, si è sistemato i ca­pelli, ha preso fiato e si è ri­fugiato poco alla volta nel territorio sconfinato delle passioni sportive che hanno scadenzato l’esistenza del Pa­triarca. E tra queste, prim’ancora della Rossa, c’è stata la squadra bianconera, un amore ereditato dal nonno e portato avanti fino agli ul­timi giorni di vita: « Ormai vi­cino alla cecità, fingeva di guardare le partite in televi­sione per non preoccupare la moglie Marella... » , la rivela­zione. Non è una novità che adorasse la Juventus, certo, ma rimane una notizia che al centro della presentazione del libro Gianni Agnelli, rac­colta fotografica per illustra­re la vita speciale del più grande imprenditore della storia italiana, con la prefa­zione di Henry Kissinger, la società di corso Galileo Fer­raris abbia assunto una posi­zione non trascurabile. La Juventus, già. « E’ una forma­zione giovane, che sta facen­do bene, che con serietà è tor­nata al vertice, che è simpa­tica, che possiede grandi pun­ti di riferimento, proprio co­me gradiva lui, tipo Boni­perti e Platini. Le bandiere, no? » , la sottolineatura del presidente della Confindu­stria, che ha tranciato di net­to le relazioni pericolose con l’altra Juventus, appartenu­ta dal 1994 al 2006 alla Tria­de, a Giraudo-Moggi-Bette­ga.


Aldilà del giudizio su Luca Cordero di Montezemolo ed il ricordo del compianto Avvocato, mi piacerebbe capire cosa pensano del titolo i lettori del Blog: è davvero tornata la Juve dell'Avvocato, come titola Tuttosport, oppure l'Avvocato si sta rivoltando nella tomba vedendo come è stata ridotta la sua creatura?

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Cobolli, non ci siamo proprio!

Alcuni passi presi dall'intervista di Cobolli Gigli, al Corriere dello Sport, il 7 dicembre:

Si guardi alle spalle, presidente, e ripercorra i diciotto mesi di presidenza Juve. Cosa pensa?
«Penso che ce l'abbiamo fatta. A posteriori ab­biamo tutti analizzato che non era affatto sempli­ce accettare la B - e il direttore Vocalelli ricor­derà quanto ne abbiamo parlato anche con lui ­e risalire subito da quel campionato alla serie A. Abbiamo ricoagulato una squadra e mantenuto i nostri grandi campioni - quelli che io chiamo i grandi fedeli - innestando su questi altri gioca­tori importanti e i giovani, che saranno sempre più il nostro futuro».

Il popolo bianconero è molto esteso: avete ereditato anche questo grande patrimonio pren­dendo il timone societario della Juventus. Come avete visto cambiare la gente durante questo anno e mezzo? Quanti vi hanno seguito, quanti si sono rivelati critici o addirittura nostalgici?
«Quando con Blanc ereditai la Juve ci siamo subito resi conto che prendevamo in mano una struttura forte. Alcuni dipendenti non avevano neanche metabolizzato la B. Abbiamo superato tante difficoltà, non solo a livello sportivo, ci so­no state situazioni che ci hanno colpito molto an­che a livello umano. Il 29 giugno dell'anno scor­so sono diventato presidente e il primo luglio so­no sceso nel mezzo di una manifestazione spon­tanea di tifosi che finiva sotto la sede: erano de­cine di migliaia di persone che non avevano ca­pito cosa stesse accadendo. C'era una sete di colpevolismo forte nei nostri confronti. Anche il commissario straordinario Rossi aveva quasi espresso sentenze prima che cominciasse il pro­cesso sportivo. Abbiamo deciso di prendere la B, ricordo bene le molte telefonate, anche con il di­rettore Vocalelli: insomma abbiamo capito, an­che grazie a chi ci è stato vicino, che ogni tanto bisogna mandare giù un calice. Ci hanno tolto due scudetti. Eravamo titubanti noi, figuriamo­ci i tifosi: resta il fatto che per tutto il popolo ju­ventino, noi compresi, nel cuore gli scudetti so­no 29, legalmente sono due di meno».

Oggi che clima si respira tra i tifosi?
«Tutto quello che abbiamo da allora ce lo sia­mo meritato e i tifosi sono più concentrati sulla squadra. A Torino giro spesso, non sapete che piacere mi danno i giovani che sono solidali e mi dicono: andate avanti così. Tra quelli di mezza età c'è comprensione ma magari non sempre condivisione completa. Sono i vecchi juventini quelli più rancorosi: ti dicono di andare al Tar, al Tas e non so dove. Per me quello della B è un capitolo archiviato in 110 anni di gloria».

Ci parli di Ranieri.
«Siamo molto contenti. E siamo stati fortuna­ti a trovare uno così dopo Deschamps. Lui si de­finiva già in Inghilterra il pensatore: perché mo­dellava la sua squadra sulle caratteristiche del­le avversarie. Per esempio il tridente con la Ro­ma per noi fu una sorpresa: una graditissima sorpresa».

Lippi e la Juve potranno rincontrarsi?
«Non è un più un mistero che lo cercammo una volta perso Deschamps. Non era il momen­to giusto. Lippi è un grandissimo tecnico, ma è ormai chiaro che abbiamo preso strade diverse. Ranieri è nel nostro progetto e Ranieri vuol di­re tutto un suo staff qualificato».

Andiamo al campionato. Gli arbitri non sono stati teneri con la Juve...
«Sono successi fatti oggettivi. E io, che per carattere non sono un mite ma amo i rapporti sereni, dopo Napoli ho dovuto par­lare. L’ho fatto avendo trovato un presiden­te signore, De Laurentiis , che davanti a tut­ti mi ha dato la mano e si è scusato, quan­do lui di cosa doveva scusarsi? Non credo ad una volontà precisa. Credo che dovendo de­cidere velocemente negli arbitri sia passa­to l’involontario pregiudizio di decidere contro la Juve che in passato era stato spes­so agevolata. E poi io questo neanche so se è vero. Comunque andiamo avanti. Perché è giusto dire le cose, ma è inutile lamentar­si a lungo».

A proposito di Inter, ci dice cosa rappre­senta per lei oggi Ibrahimovic. Magari un rimpianto su cui un giorno provare a tor­nare?
«Ibrahimovic ho fatto di tutto per non farlo andare via e questo lo ricordo in ma­niera molto distinta. Ricordo una notte con me, Blanc, il ds Secco, il giocatore e il suo procuratore, abbiamo fatto tutto il possibi­le ma lui voleva andare via. Può esserci un rimpianto sportivo, ma il capitolo è chiu­so».

Nelle fortune nerazzurre Zlatan sembra molto decisivo. Avete provato, siete stati tentati dall'idea di darlo all'estero per non rivederlo da avversario in Italia?
«Non sono un tifoso dell'Inter, ma a ma­lincuore devo dire che Ibrahimovic gioca molto bene e per loro è davvero importan­te. Posso dire che la società nerazzurra è in assoluto quella che ci ha fatto l'offerta mi­gliore. E lo abbiamo dato a loro, perché avevamo capito che Ibra voleva andarse­ne, era molto determinato in questo senso».

Prima abbiamo affrontato il discorso de­gli arbitri. A capo della struttura arbitrale c'è Pierluigi Collina che per i tifosi juven­tini non evoca proprio dolci pensieri...
«Da tifoso juventino quando penso a Col­lina penso ad una giornata in cui pioveva talmente tanto che probabilmente non si sarebbe dovuto giocare. Da presidente di­co che era giusto mettere un professionista a capo di una classe arbitrale giovane: Col­lina merita fiducia e gli arbitri vanno la­sciati tranquilli».

Ogni tanto si insinua il dubbio che la fa­miglia Agnelli possa staccarsi dalle vicen­de della Juve. È verità o c’è un po’ di favo­la dentro questa ipotesi?
«Rispondo che nulla è impossibile, ma mi pare altamente improbabile. John Elkann è venuto di recente, abbiamo chiacchierato della Juve, partecipava con entusiasmo a discorsi e progetti. La Juve è un investi­mento importante per la famiglia Agnelli. Certo, deve funzionare: e questo dipende da Blanc e da me».

Passiamo al mercato. A giugno è lecito aspettarsi un grandde colpo? Un Ronaldinho, tanto per individuare il target?
«I super campioni non sono esattamente i giocatori che cerca la Juve: quel che conta è inserirsi nel progetto. Noi rinforziamo la struttura della squadra facendo un discorso di ragnatela, di maglia. Non è detto che tutti i top player sappiano inserirsi».

Ma lei ricorda quando l'Avvocato chiamava e diceva...ho comprato Platini?
«Come no. Ma di Avvocato ce ne è stato uno, come c'è stato anche un solo Dottore. I tempi sono cambiati».


CONSIDERAZIONI. Non ci siamo. La gente l'1 luglio non aveva capito cosa stesse succedendo? Lo aveva capito bene, certo non pensava di trovarsi di fronte una proprietà/dirigenza tanto disposta a sottomettersi, per la prima volta nella sua storia.
"Abbiamo deciso di prendere la B, insomma abbiamo capito, an­che grazie a chi ci è stato vicino, che ogni tanto bisogna mandare giù un calice" ... e questo è imperdonabile, per ogni tifoso juventino vero. Chi dobbiamo ringrazire per "esservi stato vicino"? Un'idea ben precisa l'abbiamo!
Che dire della divisione dei tifosi e della loro comprensione in base alla fascia di età: conosciamo giovani che sono più incavolati dei "vecchi rancorosi" che, poveri illusi, speravano ci si difendesse almeno al TAS, che lo stesso Blatter aveva indicato via possibile e inserita nell'iter sportivo. Invece, nulla! Ancora oggi giovani, tifosi di mezza età e vecchietti, caro Cobolli, aspettano una risposta logica. L'unica che hanno avuto non può che favorire il dissenso e la disistima verso proprietà e dirigenti. Lei trovò come scusa un penoso: "Non possiamo andare al TAS perchè lo scudetto non lo abbiamo chiesto in sede di Arbitrato" ... già piccolissima ed irrilevante dimenticanza. Già, per essere "più smile" dovevamo ingurgitare il calice d'olio di ricino fino all'ultima goccia.
Lasciamo perdere il resto, il Collina che merita fiducia o che i campioni non sono quello che cerchiamo: lo abbiamo capito bene da sempre!
"Rinforziamo la struttura della squadra facendo un discroso di ragnatela, di maglia", poi, sembra rubata al repertorio del mitico Oronzo Canà.
Se la squadra si regge ancora su uno "zoccolo duro", altrove vediamo del tenero.
Una sola frase sottoscriviamo incondizionatamente, questa: "Di Avvocato ce ne è stato uno, come c'è stato anche un solo Dottore. I tempi sono cambiati". Ce ne siamo accorti. Purtroppo.

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lunedì 10 dicembre 2007

Flip Flap

A chiunque abbia ascoltato, non più di una settimana fa nel programma Temporale condotto da Diaco su Canale Italia, Riccardo Luna, direttore de Il Romanista, confrontarsi con Luciano Moggi, l'edizione odierna del giornale per romanisti deve essere sembrata uno scherzo.
Fa infatti ritorno nella linea editoriale del quotidiano una pratica di invenzione francese ma che deve essenzialmente il suo successo al calcio italiano, ancor prima che alla Rivoluzione Francese: i cahiers de doleances. Tu chiamala se vuoi sudditanza, titolano. E parte una lunga lista di lamentele. Il concetto illuminante: nulla è cambiato. Solo il colore delle maglie: prima erano bianconere, ora nerazzurre. Ma gli arbitri sbagliano unicamente a favore di una squadra.
Eppure Riccardo Luna, neanche una settimana fa, l'avevamo visto diverso. Inquisitore e moralista di fuoco, in bilico tra Savonarola e Travaglio, non solo incalzava senza successo Moggi con presunte rivelazioni a cui seguivano fiammanti accuse, ma si stizziva anche con il collega Renga che rivelava il suo disprezzo per il calcio odierno, in cui nulla, davvero nulla, sembrava cambiato. Luna diceva che no, come si può dire questo, i campionati, adesso, sono regolari, il calcio è cambiato, i cattivi non ci sono più. Inter e Roma hanno scampato l'inferno di Calciopoli perchè effettivamente innocenti, nessun complotto. Insomma aderenza completa alla Pravda, parola-verità, Luna crede alla verità ufficiale di Calciopoli.
E ora, di colpo, quando i punti di distacco dall'Inter da 3 diventano 5, grazie alla solita opaca prova della Roma da trasferta, Riccardo Luna ha cambiato idea. Esiste la sudditanza, è altrettanto odiosa, e serve al solito scopo. Il calcio, descritto dall'articolo de Il Romanista, fa schifo.
Noi non facciamo così: stiamo a 8 punti dalla vetta, a 3 soli dalla Roma, e abbiamo subito ben più di qualche torto arbitrale. Lo documentiamo, ne scriviamo, ma il nostro catalogo non rientra nella categoria dei cahiers de doleances, bensì nella categoria Memento.
Ossia: ricordatevi che cosa di diceva ai tempi di Moggi, ricordatevi quelle astruse teorie, mai dimostrate da nessun processo, mai suffragate da alcuna prova. E che adesso alcuni confusionari dietrologi vorrebbero far passare per vere. Gli stessi analfabeti che popolano le trasmissioni domenicali, robotizzati nella cantilena: "oggi gli errori sono in buonafede, prima no".
Noi chiediamo - le domande saranno giusto un paio a titolo esemplificativo - ai colleghi di Luna:
E se, ai tempi di Moggi, avessero fischiato due rigori alla Juve come quelli fischiati nelle ultime due giornate all'Inter, che cosa avreste scritto? E se Capello (o Lippi), anzichè Mancini, avesse dichiarato che erano nettissimi, cosa avreste scritto della sua integrità morale?
E se, ai tempi di Moggi, un tesserato della Juventus in prestito avesse assunto un atteggiamento non molto professionale e rilasciato dichiarazioni così poco combattive, per altro ricambiate da inviti alla poca combattività, appena prima di una partita contro la sua squadra, cosa avreste scritto? Ricordo i dubbi e le insinuazioni su Amoruso, che si comportò in maniera più che degna, prima di un famoso Perugia-Juventus.
E se, ai tempi di Moggi, la Juventus avesse comprato il difensore più forte della squadra arrivata seconda l'anno prima, cosa avreste scritto? E qui solleviamo dall'impaccio Luna che giustamente sull'affare Chivu si era indignato. Per poi andare a dire che oggi il calcio è fantastico. Anzi no, c'è la sudditanza.
Noi non diciamo sudditanza, noi non diciamo complotto.
Noi sappiamo vincere. Noi sappiamo perdere.
Da uomini.
domenica 9 dicembre 2007

Juventus - Atalanta, commento tecnico

La formazione di Ranieri porta a casa tre punti d'oro contro un'Atalanta grintosa e messa bene in campo. Risolve un gran tiro di Nedved quasi a tempo scaduto, ma la prestazione dei bianconeri è tutt'altro che entusiasmante, e sancisce forse una rottura definitiva tra Tiago e la Juventus.
In difesa, buona prova dei centrali Legrottaglie e Chiellini, anche se il primo non è sempre impeccabile nelle chiusure su Floccari. A destra mediocre la prova di Zebina, che non spinge come dovrebbe e appare nervoso come nelle giornate peggiori. Molinaro a sinistra offre una buona prova, soprattutto nel primo tempo, arrivando più volte al cross.
A centrocampo, disastroso il primo tempo di Palladino a destra, che si intestardisce nella ricerca del colpo ad effetto, con il risultato di sbagliare anche le cose più semplici. Viene sostituito nell'intervallo da Marchionni, che non fa molto meglio. A sinistra Nedved è autore di un buon primo tempo, grintoso e sempre pericoloso su quella fascia, cala nel secondo tempo ma trova un gran gol con un tiro dei suoi dalla distanza. Al centro, Zanetti e Nocerino sono convincenti in fase di distruzione del gioco avversario, e questo basta per giudicare buona la loro prova. Tuttavia, la mancanza di fosforo al centro del campo quando si tratta di impostare l'azione è sempre più evidente , in particolare giocando in casa contro un avversario chiuso. Ridicolo l'ingresso di Tiago nel recupero, un'umiliazione senza giustificazioni per il pezzo pregiato del disastrato mercato bianconero. A questo punto la cessione a gennaio sembra essere un bene sia per la squadra che per il giocatore.
In attacco, le punte soffrono la mancanza di gioco della squadra. Iaquinta fa poco o nulla, e lo stesso Trezeguet tocca pochissimi palloni. Nell'intervallo entra Del Piero per Iaquinta, e si comincia a giocare a calcio. Il capitano non offre una prova memorabile, ma perlomeno cerca di tenere la palla a terra, evitando l'inutile e continuo ricorso al lancio lungo.
Negativo il giudizio su Ranieri. La formazione iniziale è di nuovo sbagliata, con uno stralunato Palladino sulla destra, il solito centrocampo di muscolari incapace di creare gioco e uno Iaquinta in giornata no. L'ingresso di Del Piero migliora la situazione, mentre quello di Marchionni non sortisce l'effetto voluto. Sull'ingresso di Tiago mi sono già espresso in precedenza. In conclusione, bisogna veramente sperare che la società si decida ad operare finalmente in modo serio sul mercato a gennaio, vendendo i giocatori che non rientrano nei piani del mister e acquistando un paio di pedine che possano dare un gioco alla squadra, in caso contrario un onorevole quarto posto è il massimo risultato a cui si possa ambire.

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Juventus - Atalanta, pagella istantanea

1 - 0

Buffon 6.5 poco impegnato, fa sempre il suo dovere
Zebina 5.5 nessun problema in difesa, non spinge come dovrebbe, troppo nervoso
Legrottaglie 6.5 qualche problema a tenere Floccari, ma non commette errori fatali
Chiellini 7 sempre molto sicuro, il pilastro su cui si fonda la difesa
Molinaro 6 gioca un buon primo tempo, cala vistosamente nel secondo, in crescita
Palladino 4 gioca un primo tempo indisponente, sbaglia quasi tutto
Zanetti 6.5 ad oggi è il miglior interditore italiano, da Nazionale
Nocerino 6.5 discreta prestazione, meno frenetico e quindi più preciso
Nedved 6.5 buon primo tempo, cala nel secondo, segna il gol della vittoria
Trezeguet 6 servito poco e male, appare comunque sempre in grado di decidere il risultato
Iaquinta 5 non dà nessun contributo alla causa, sostituito giustamente
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Del Piero 6.5 dopo il suo ingresso si comincia a giocare a calcio
Marchionni 5 sbaglia molto, ma appare più vivo rispetto a Palladino
Tiago s.v. un'inutile provocazione il suo ingresso al 91° minuto
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Ranieri 5 sbaglia completamente la formazione iniziale, con Palladino a destra, Iaquinta davanti, i soliti muscolari in mezzo. Azzecca il cambio giusto con l'ingresso di Del Piero e arriva la vittoria. In generale, la squadra non ha gioco, e l'ingresso di Tiago a tempo scaduto appare una presa per i fondelli nei confronti del portoghese di cui non si sentiva il bisogno.


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sabato 8 dicembre 2007

Juventus - Atalanta, formazioni

JUVENTUS (4-3-1-2): 1 Buffon, 5 Zebina, 33 Legrottaglie, 3 Chiellini, 28 Molinaro, 23 Nocerino, 6 Zanetti, 11 Nedved, 10 Del Piero, 9 Iaquinta, 17 Trezeguet. A disposizione: 12 Belardi, 19 Criscito, 2 Birindelli, 30 Tiago, 7 Salihamidzic, 32 Marchionni, 20 Palladino. All.: Ranieri.

ATALANTA (4-4-1-1): 30 Coppola, 3 Belleri, 80 Carrozzieri, 27 Capelli, 6 Bellini, 7 Ferreira Pinto, 15 De Ascentis, 21 Tissone, 23 Langella, 72 Doni, 33 Floccari. A disposizione: 1 Forsyth, 5 Manfredini, 16 Rivalta, 26 Pellegrino, 17 Guarente, 22 Padoin, 10 S.Inzaghi. All.: Delneri.

ARBITRO: Orsato di Schio
Assenti Camoranesi e Grygera infortunati, Ranieri potebbe ritornare ad uno schema che preveda tre punte, magari con Del Piero in posizione più arretrata.
Difesa titolare con Zebina e Molinaro sugli esterni, Chiellini e Legrottaglie al centro. A centrocampo Zanetti al centro, Nocerino sul centro-destra e Nedved sul centro-sinistra, in attacco Del Piero dietro a Iaquinta e Trezeguet.

Altre di A

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L'Ambrogino di cartone

Tuttosport riporta oggi le motivazioni con cui il Comune di Milano ha assegnato l'Ambrogino d'oro all'Inter Brand s.r.l. Riporto fedelmente dal giornale:

"Ancora una volta celebrata da Milano e nel mondo per la sua gloriosa storia e i suoi straordinari successi. Solidamente legata alla citta', ma internazionale nel modo di vivere il calcio, ha portato onore e fama alla comunita' ambrosiana, attraverso i prestigiosi risultati agonistici e la costante trasmissione dei principi etici di lealta', correttezza,trasparenza e sportivita'in particolare alle nuove generazioni.
Ha portato l'immagine e l'anima di Milano nel mondo: prima squadra ad aprirsi a culture e professionalita' all'estero, ha avuto la capacita' di mettersi al servizio di societa' povere in molti paesi del pianeta con la costruzione degli Inter campus.
Unica squadra ad aver sempre militato nella massima categoria, e' stata la prima a vincere il campionato a girone unico ( 1909-1910), la prima a vincere il campionato di serie A (1929-1930) e la prima squadra a vincere la coppa intercontinentale (1964). Nei campionati 1988-89 e 2006-2007 ha stabilito quasi tutti i record".

Sarei lieto di sapere se il sindaco Moratti sia a conoscenza del fatto che, parlando di correttezza, un dirigente dell'Inter Brand s.r.l ha ricevuto una condanna penale per ricettazione e falsificazione di documenti.
Sarebbe interessante capire se la signora Moratti ignori che la società Inter è sotto richiesta di rinvio a giudizio per falso in bilancio e false comunicazioni sociali.
Sarebbe gustoso indagare sulla trasparenza dell'operazione di vendita del marchio Inter, giudicata in modo negativo da tutti gli esperti del settore.
Sarebbe opportuno anche prendere in considerazione il livello di lealtà della suddetta società, in merito ai pedinamenti nei confronti di Vieri e De Santis, che sono stati ammessi da Moratti stesso nel suo interrogatorio davanti a Borrelli.
Ed infine, a riguardo della sportività, si dovrebbe valutare l'indecente rissa di Valencia che è costata una serie di maxisqualifiche a diversi giocatori nerazzurri.
Parlando infine di nuove generazioni, come non ricordare gli scambi tra squadre milanesi di giocatori della Primavera con relative plusvalenze?
Tenendo conto di tutto questo, e delle ridicole motivazioni, penso si possa dire che quello assegnato all'Inter sia un Ambrogino di cartone, che fa coppia con lo scudetto di cartone vinto a tavolino.

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mercoledì 5 dicembre 2007

Ricchi premi e cotillons

Questi i fatti di questi giorni.
Scopriamo che un giornalista delle inchieste di calciopoli ha vinto un premio per il buon lavoro fatto nel 2006.
Leggo Pierluigi Vigna che critica aspramente il modo tutto italiano e morboso di fare i processi senza contraddittorio in tv e sui giornali, una sorta di reality ancor più presenti di quelli palesemente finti che orientano e deformano le verità non dette e ancora da scoprire (per chi ci vuol leggere un parallelo con il premio, faccia pure).
Leggo dei politici e dei costituzionalisti che criticano l'uso delle intercettazioni al di fuori del processo (per chi ancora continua a fare paralleli faccia pure).
Si è parlato a tutto tondo di calciopoli senza mai menzionarla, perchè le deformazioni sono le stesse.
Nessuno ci ha fatto caso a quante analogie esistano, ma si continua a far finta che per il calcio, così come c'è la cessazione della punibilità per i fatti di violenza ed esso collegati, ci possa essere la cessazione del diritto per i fatti di calciopoli.
Scopriamo anche che, dopo Bergamo, De Santis e Moggi, anche Mazzini dice la sua.
Coincide con l'opinione degli altri in buona sostanza.
Ma è scomodo, come per gli altri, dargli considerzazione. Rovina l'idillio dell'Inter padrona del calcio, della faccia pulita di questo nuovo corso.
Considero Calciopoli l'operazione perfetta. Un pò di notizie vere, un mare di menzogne, shekerate con tanto giornalismo fazioso e si è costruito il mostro o i mostri definitivamentte inattendibili che anche quando parlano non sono più in condizione di essere ascoltati.
Che c'è di più perfetto che togliere credibilità alla verità scomoda più che dover provare la menzogna? Nulla, lo sanno bene gli impiegati a tempo pieno in quest'attività.
Dell'intera storia non si è fatto caso neppure alle parole di ex prouratori federali che hanno definito l'intera vicenda una vergogna per come è stata trattata. Li hanno liquidati con semplicità, non dando seguito alle loro parole, accostandoli velatamente ad un vecchio sistema marcio e quindi poco credibili a prescindere, rispetto ai nuovi... Palazzi.
Leggendo l'intervista al Guerin Sportivo di Mazzini, noto che il giornalista non fa domande, anticipa e delegittima i pensieri di lui, lo guida con vari "mi sta per dire che..." "ora no mi dirà che..." "e magari persino Moggi...". Questo è il capolavoro di calciopoli.
Era un sistema marcio, lo si diceva da tempo. Ma non essendo club no profit, non credo proprio che ogni partecipante non sapesse e non facesse come gli altri. Questo non è emerso, non c'è giornalista che abbia approfondito e allargato le inchieste sugli altri. Nessuno di loro in nessun momento si è chiesto come mai non un designatore, ma un arbitro in attività, andava alla sede Inter e se questo, non confermando quanto diceva ai dirigenti nerazzurri anche agli organi preposti non stesse in realtà diffamando e cercando casa come facevan tutti. Perchè non fu illecito questo episodio che tutti evitano come la peste non ce lo ha spiegato nessuno.
Queste cose non vengono in mente quando si intervista Mazzini o Bergamo.
Oggi si dice che sia un sistema altrettanto marcio, ma ci si fa meno caso. Oggi con la delicatezza del caso Palazzi attende prove, riscontri e perfino la chiusura dei processi per essere sicuro; a conferma di quanto disse qualcuno che nulla poteva essere fatto così spudoratamente senza il consenso della Juventus, nel 2006.
Oggi è evidente che non c'è il consenso dell'Inter e degli altri per cercare di fare chiarezza, Palazzi non può permettersi di prendere gli atti della Procura di Milano e ipotizzare la radiazione di qualcuno. I premiati per l'onestà e per il giornalismo hanno già anticipato il loro pensiero e la loro linea: l'inter non si tocca e venderà cara la propria pelle.
Fa bene l'Inter, aggiungo io, peccato che questo sottintenda quanto dubito della linea tenuta dalla Juve nel 2006.
Li ricordo ancora i nomi dei giornalisti che affermavano che la Juve padrona incontrastata era il male del calcio (sport lo chiamavano loro... ma il calcio sta allo sport come una vanga sta a un computer) ,mentre ora che è tornato a essere sport (si dice...) nessuno si scandalizza dell'assoluta e incontrastata superiorità nerazzurra. Il calcio che sognavano i giornaletti cittadini di Roma, tanto avvelenati con la Juve vincente di allora, non esiste. Di tre padroni ne è rimasto uno, la storia non finirà mai per loro. Dicono da due anni che la Roma ora ci può provare, non vogliono neanche ammettere che ora che ha mani libere il presidente nerazzurro gli lascerà solo le briciole (la coppa Italia così come allora questa toccava proprio all'Inter...) Li vorrò sentire a maggio se saranno come lo scorso anno a 20 punti di differenza, da loro vorrei capire perchè il problema di una Juve senza debiti e piena di campioni fosse maggiore di un'Inter altrettanto piena di campioni ma con bilanci terribili (ho il sospetto di sapere già anche questa risposta...). Come fanno a stare calmi oggi che la superiorità è nelle mani di una squadra fra le meno trasparenti economicamente, tanto da far pensare che chiunque osi tanto possa prevalere sportivamente, senza alcun merito neppure apparente quindi che non sia quello di poter comprare i migliori avversari in blocco, pur non sapendo mai con quale solidità economica.
Se oggi è vero sport, è perchè lo si vuole dipingere così, ma ci vuole l'estro di un pittore geniale. Travaglio come i giornalisti sportivi non sono sprovveduti nè mancanti d'intelletto. Sanno che una calciopoli è irripetibile, che un conto è toccare un ferroviere che giocava coi soldi degli altri (sparito lui i soldi restano), un conto è toccare direttamente chi i soldi ce li mette (sparito lui, sparisce tutto, soldi, sponsor e giocattolo per molti). Tutti sanno che non era solo Moggi il problema, che hanno sbagliato, che forse era sul tetto del palazzo la cupola che cercavano. Quel palazzo da cui si tiravano i fili di tutti burattini partecipanti, non solo della Juve del milan della Lazio e della Fiorentina. Si è arrivati a toccare Reggina, Messina e qualche altra squadra minore. Ancora si crede che chi stava tra il massimo e il minimo stesse lì in attesa di giustizia a sperperare inutilmente denaro per 17 anni se così stavano le cose. Ancora qualcuno mi deve spiegare come decenni di passivi, ricapitalizzazioni e spese pazze, senza progetti e prospettive di guadagni possa essere possibile. Non credo a Babbo Natale da molti anni, non vorrei essere io a dovermi ricredere, preferisco pensare che la magagna sotto ci sia e una grande verità non detta continui a esistere per giustificare l'operato di certi "mecenati" dello sport. Un sistema economicamente insostenibile, una mangiasoldi enorme: non si può credere nel 2007 che tutto possa essere giustificato dalla passione di un nababbo.
Il mecenatismo nell'arte è giustificato dalla nascita di opere di livello assoluto. Nel calcio il mecenatismo per decenni di terzi posti che a dire di qualcuno sembrano essere giustificati con l'antisport di altri, sono in antitesi con gli altrettanti anni di sconfitte internazionali a cui pure si è assistito.
Per considerare credibile l'intera vicenda, lo dico ai vari Palombo, Luna, Travaglio ecc... io avrei voluto vedere almeno una Champions per l'Inter o per la Roma; sarebbe bastata per dar loro ragione. Quella sarebbe stata l'unica prova che qualcuno in Italia danneggiava l'Inter. Ma tranne due coppe uefa e qualche coppa di contorno in oltre 30 anni c'è il nulla.. E guarda caso, a onor del vero, con un anno di massimo sforzo economico (tanto da averci rischiato il tracollo) la Roma dimostrò che lo scudetto a Juve e Milan si poteva togliere, come dire che questa è la prova che va in senso opposto per definire Massimo Moratti, i soldi che ci ha speso e la sua competenza sportiva.
Torno in tema, visto che queste sono tutte riflessioni, seppure supportate da fatti.
I fatti per calciopoli che io ricordo furono altri. Impossibilità e addirittura rinuncia alle difese, scudetti giudicati da saggi con motivazioni insostenibili che però furono prese con premura inconsueta per l'Italia, quel diritto alla difesa in altri ambiti negato e impedito dalla pubblicazione di intercettazioni ancora oggetto d'indagini che non ha fatto scandalizzare nessuno, quelle sentenze sportive anticipate con "professionalità" seppure nel giorno della divulgazione sembrassero tanto sofferte, le prove dei comportamenti illeciti fondate su partite di cui i magistrati addirittura non dimostrarono di conoscere neppure il risultato, quel grande episodio di sequestro di persona che fece sembrare il caso tanto, troppo più serio rispetto a quello che era in realtà.
Fossero elezioni si chiamerebbero brogli, nel calcio non so come definirli, peccato che menti eccelse del giornalismo e della critica alla luce dell'attualità non ci stiano facendo una grande figura.
Mi chiedo se fu più pilotata calciopoli nel 2006 oppure se l'affare bilanci riuscirà a far sembrare quell'episodio uno scherzo. Ho paura di essere diventato come loro e di saper anticipare la risposta fin da adesso.
Tanto pensare a come non rovinare questo calcio che ora piace, cercando però di mascherare il possibile scandalo sulla enorme differenza di trattamento, non è che poi sia tanto difficile da interpretare.
A questo punto spero (per loro) che non si provi nulla dei bilanci tarocchi, anzi che se ne provi l'infondatezza, perchè altrimenti il mio ragionamento e quello molto più autorevole di altre voci fuori dal coro (le cui fila piano e timidamente si stanno ingrossando) sarebbero suffragati dal costatare che i tanti premi dati dal 2006 a oggi a tutti gli inquisitori e agli onesti non sono altro che i premi al delitto perfetto.
martedì 4 dicembre 2007

Ed io dovrei fidarmi della Procura di Napoli????

FONTE: CORRIERE DELLA SERA.
I legali Disney e Warner Bros ricevono l'atto. Il Tribunale convoca Topolino e Paperino. Il caso nato da un processo per contraffazione di gadget. Il lapsus di un cancelliere produce effetti a catena Paperino e Topolino (da Disney.com)

MILANO - Il testimone Topolino? «È pregato di comparire innanzi al Tribunale il 7 dicembre». E non da solo: perché anche «i signori Titti, Paperino, Paperina» sono attesi «davanti al giudice monocratico» per deporre «quali testi nel procedimento penale 6342/05». Il timbro parla chiaro: «Io ufficiale giudiziario, richiesto come in atti, ho per ogni legale effetto notificato l'atto che precede a: Titti, Paperina, Paperino, Topolino». La «relazione di notifica», che la cartolina dell'Ufficio notifiche atti giudiziari di Milano attesta appunto essere stata fatta pervenire al supposto domicilio legale dei fumetti, conferma: non è uno scherzo della giustizia. Ma la bizzarra esecuzione di un teorico adempimento, richiesto effettivamente dalla Procura di Napoli: la citazione proprio di questi quattro testimoni da parte del pm all'udienza in programma venerdì, in un processo partenopeo a un cinese accusato di aver contraffatto gadget con le immagini dei personaggi dei cartoni. Ovvio che si sia trattato di un paradossale lapsus di cancelleria. Che, una volta vergato, non è stato più fermato, anzi ha via via risalito tutti i livelli di una burocrazia ormai talmente paraocchiata da diventare cieca anche rispetto al ridicolo. L'imputato cinese è accusato a Napoli di aver contraffatto giochi e adesivi con le immagini di Topolino & Co. E in questi casi è il legale rappresentante dell'azienda danneggiata a essere chiamato dal pm per riferire al giudice che quello contraffatto era davvero un proprio marchio. Ma non è un caso che ogni giorno in Italia un processo su tre «salti» per un qualche difetto di notifica. Nella montagna di adempimenti pratici nei quali si dibattono le cancellerie dei tribunali, in perenne affanno da carenza d'organici e assenza di risorse materiali, deve essere accaduto che il tapino cancelliere di turno abbia automaticamente trasposto nell'atto di citazione dei testi i nomi rimastigli impressi in una affrettata lettura del capo d'imputazione. Il resto è implacabile burocrazia che si autoperpetua. Che sia a mano (come la citazione della Procura napoletana) o dattiloscritto (come sulla cartolina dell'Ufficio notifiche milanese), il risultato non cambia: e «mediante consegna di copia a mani dell'ufficiale giudiziario», la notifica plana (come e anche meglio che in un cartone animato) nello studio legale di Milano che di solito patrocina Warner Bros e Walt Disney nei processi per contraffazione. Improbabile, però, che Paperino e Topolino si presentino a testimoniare. Pare siano già impegnati con i bambini di mezzo mondo sotto Natale. «Legittimo impedimento».
Luigi Ferrarella - 04 dicembre 2007

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domenica 2 dicembre 2007

Quando alla "scala del calcio" lui c'era

Una serata come tante, nella periferia a nord di Milano. Umidità che l’ha fatta da padrona in un clima ormai tipicamente invernale, che giorno dopo giorno si avvicina ad abbracciare l’ennesimo Natale. In campo le società che hanno costruito la fama del calcio italiano nel mondo, con un Milan pronto a volare in terra di Giappone per affrontare l’ennesima sfida intercontinentale della sua gloriosa storia. In tribuna il presidente Berlusconi e il suo braccio destro Galliani. Dall’altra parte una squadra fatta ormai di uomini “soli”, quasi mai seguiti dall'ingegner John e seguita da Lapo solo nelle ultime 2 partite. Evidentemente questi uomini, in calzoncini corti e nemmeno più le stelle che ne dovrebbero contraddistinguere la storia ultracentenaria sulla maglietta da gioco, non meritano la passione e la presenza continua di chi ne è proprietario. Cose da ricchi, noi non possiamo capire. Eppure in quegli uomini qualcosa di grande deve essere rimasto. Scendono in campo come se fossero i campioni d’Italia, mettono grinta e determinazione, anche perché a volte non serve essere titolati per mettere determinazione e grinta, basta solamente avere la mentalità, visto che alcuni di loro lo sono nell’anima e non in tre colori appiccicati su di una maglietta. Partono a tutta birra, mettono in crisi i campioni d’Europa, li soffocano con il pressing, rimangono corti, anzi cortissimi, a tal punto da rubare palla nella trequarti avversaria. E così dopo solo sette minuti ecco un’occasione, palla rubata ai 25 metri, lancio a scavalcare la difesa rossonera, e Trezeguet, uno dei campioni d’Italia, scocca il suo solito, micidiale tiro da dentro l’area.Palo pieno a Dida battuto. In tribuna, sulle gradinate, molti sul divano di casa, visto che dopo molti anni è stata impedita la solita trasferta del tifo bianconero all’interno di San Siro, hanno un sussulto. C’è la Juventus, la solita Juventus che parte a tutta per intimidire gli avversari, per soggiogarli dalla sua immensa voglia di vincere, per costringerli dopo pochi minuti alla difensiva. In panchina c’è un uomo, che mastica una gomma americana, ma ha il viso di chi, queste sfide, le ha vinte, le ha perse, le ha pareggiate, ma sempre e comunque con la consapevolezza di essere, dentro e fuori, un campione d’Italia. Un altro campione d’Italia ha una maglietta blu e indossa una fascia da capitano, e guida il reparto difensivo. Pochi uomini, compreso uno biondo platino che non smetterà mai di correre, nemmeno quando al calcio non giocherà più, perché lui è fatto così, lui corre da quando si sveglia a quando va a dormire, perché lui, per essere campione d’Italia ha sempre lavorato come un mulo, senza risparmiarsi mai. E gli altri? Quelli che campioni d’Italia non lo sono mai stati, e probabilmente mai lo saranno? Gli altri hanno imparato. Hanno voluto imparare. Hanno capito da chi campione d’Italia lo è veramente stato, cosa significa essere umili, cosa significa il lavoro, ma soprattutto cosa significa indossare la maglia della Juventus. Ed ecco che allora, da chi siede in tribuna a chi sta sorseggiando una birra davanti alla televisione, riappare lui. Quella figura che ha creato tutto questo. Quell’uomo, che prima di scegliere un calciatore, sceglieva l’uomo , cercava la serenità che albergava all’interno della sua vita privata. Riappare chi non è mai mancato ad una partita, che ci fosse il sole, la nebbia, il caldo, il freddo, nemmeno quando per giocare sarebbe servita la Canottieri di Recco invece che la Juventus. Lui che ha dato un’impronta di stile, di coraggio, di fame del successo, anteponendo a tutto questo la figura dell’uomo, con le sue debolezze, le sue imperfezioni, ma sempre con l’umiltà di rispettare tutto e tutti, pur consapevole di essere il più bravo. Ma ora lui non c’è più, non siede più in tribuna a difendere come fosse un figlio la sua creatura, ad essere presente e a mettersi davanti ad ogni difficoltà, ad ogni illazione, ad ogni frase fuori posto, ad ogni errore arbitrale commesso contro la sua creatura. Eppure questi uomini giocano al calcio come se lui fosse ancora lì, e quelli nuovi corrono, si battono, prendono botte come se dovessero fare vedere a lui che loro sono stati scelti perché sono uomini e non solo calciatori. Quando l’arbitro fischia la fine, e l’umidità ha raggiunto livelli da freddo tagliente dentro le ossa, tutto finisce. Il risultato tutto sommato è buono, un pareggio con i campioni d’Europa e possibili campioni del mondo per squadre di club in casa loro, è buono, lui diceva che non si butta mai via nulla, che tutto serve quando alla fine si fanno i conti. L’uomo con la maglietta blu e la fascia da capitano dice che per una neo promossa, tornare in serie A e disputare un inizio di stagione come questo non è cosa da pochi. Lui lo sa, lui è un uomo, lui è umile, lui è stato campione d’Italia e campione del mondo. Forse bleffa pure, ma con lo stile di chi gli ha insegnato a stare all’interno del mondo del calcio. E allora un brivido percorre i nostri corpi. Con gli occhi lo cerchiamo, vorremmo vederlo, vorremmo sentirlo, vorremmo che fosse ancora una volta lì, alla “scala del calcio”, perché lui alla “scala del calcio” non sarebbe mancato nemmeno con la febbre a 40. Vorremmo che fosse lì a stuzzicare il giornalista di turno, a replicare, magari in maniera sarcastica e polemica a chi gli avrebbe fatto notare la trattenuta lieve di Legrottaglie ai danni di Gilardino. Invece il silenzio del dopo partita ha un rumore assordante. Le immagini scorrono veloci, lo stadio si svuota, gli uomini che hanno indossato ancora una volta quella maglia storica sono soli, accompagnati dal loro destino, da un destino che ha voluto togliergli un padre calcistico che avrebbe ancora voluto dare tanto. Oggi li guardiamo indifesi, pronti a lottare come gli è stato insegnato, su quel rettangolo verde, perché qualcuno diceva che le parole finiscono quando gli uomini scendono in campo e l’unico giudice che decide chi è più bravo è il pallone. Questo pomeriggio, a Firenze, nella giornata dedicata a Manuela e a Cesare, è riapparso ancora lui. E’ sceso in campo come un’ombra e dopo soli pochi minuti ecco che fa uscire dal cilindro una magia. Un assist, come solo lui sapeva fare, ed è gol. E quando l’arbitro sta per mandare le squadre a bere un the caldo per la pausa tra il primo e il secondo tempo, riappare. Stavolta è in mezzo a tre giocatori, un tocco di prima e altro assist che mette davanti al portiere un suo compagno. Altro gol. Con molta probabilità, come lui scrive su di un quotidiano da mesi, perché lui del calcio ne capisce, e anche tanto, quel calciatore che con lui è stato per ben due volte consecutive campione d’Italia, oggi pomeriggio ha spianato la strada definitivamente alla conquista del suo, probabile, quarto scudetto consecutivo in Italia. Perché quando lui lo prese, nessuno si sarebbe mai immaginato cosa sarebbe diventato quel calciatore, che magari proprio uomo all’inizio non lo era, ma lui di calcio e di uomini ne ha sempre capito e ancora una volta ci aveva visto giusto. Domani sicuramente ci sarà un altro stadio, un altro palcoscenico, un’altra storia, altri uomini e altri calciatori, e probabilmente un altro calcio, ma Luciano Moggi, alla “scala del calcio”, sarebbe stato presente.

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Milan - Juventus, commento tecnico

Si conclude con un giusto pareggio la classica sfida tra Milan e Juve. Si tratta probabilmente di due punti persi per entrambe le formazioni, in quanto il Milan continua a non vincere in casa, mentre la Juve non ha ancora vinto uno scontro diretto. In particolare, la partita sembra chiarire definitivamente come queste due squadre non possano, allo stato attuale, essere competitive per lo scudetto.
Juventus schierata con un 4-4-2 classico. In difesa, ottima prova di Buffon, che salva il risultato in più occasioni. Zebina a destra offre una discreta prova, ma non spinge come dovrebbe in presenza di un Serginho impresentabile. A sinistra, Molinaro sforna una prestazione con luci e ombre: grandi capacità atletiche, qualche bell'intervento difensivo, ma anche una tecnica di base non adatta alla serie A e disattenzioni difensive imperdonabili. Al centro, ormai è una sicurezza la coppia Chiellini - Legrottaglie. Il Chiello è sempre più padrone del ruolo, e si evidenzia anche per alcune chiusure pulite su Kakà, mentre Legrottaglie soffre più del solito, si fa ammonire, ma se la cava bene di fronte ad avversari quotati.
A centrocampo, Salihamidzic a destra gioca bene, spinge discretamente e crea una delle migliori occasioni nel secondo tempo. Tuttavia, sarebbe stato necessario sfruttare sin dall'inizio le condizioni disastrose di Serginho, facendo giocare dall'inizio Marchionni, che invece è subentrato nel finale. A sinistra, sufficiente la prestazione di Nedved, che non sembra comunque la Furia Ceka dei tempi migliori. Il suo sostituto Palladino entra nel finale e non ha tempo di farsi vedere. Al centro, al solito, grossi problemi. Zanetti gioca discretamente, anche se Ambrosini lo mette in difficoltà, mentre Nocerino appare più tonico rispetto alle ultime uscite. Tuttavia, il quadro d'insieme offre una drammatica carenza di qualità, che si ripercuote sul livello di gioco espresso. Ormai dispersi Tiago e Almiron, non si può mancare di sottolinearlo ogni volta.
In attacco, Trezeguet tocca pochi palloni, e prende un palo clamoroso. Iaquinta fa quello che può, ma Nesta e Kaladze sono in gran forma. E' difficile per entrambi giocare in una squadra che sin dal primo minuto rinuncia a creare calcio, per affidarsi solo a lanci lunghi e contropiede. Nel finale entra Del Piero, ma non può incidere a partita ormai conclusa.
Giudizio pesantemente negativo su Ranieri. La formazione schierata è una delle peggiori mai viste nella storia bianconera dal punto di vista del tasso tecnico. Dopo aver sbandierato propositi di tridente, ci si ritrova con il solito 4-4-2, con un centrocampo solo muscolare, con Marchionni, Tiago, Almiron, e Palladino in panchina. Rinuncia pure a Del Piero in attacco, ed imposta una partita da provinciale di lusso, affidandosi a lanci lunghi e contropiede. Non ci siamo. Mister, se lo ricordi, la maglia è bianconera, ma questa non è l'Udinese.

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sabato 1 dicembre 2007

Milan - Juventus, pagella istantanea

0 - 0

Buffon 8 santo subito. Salva il risultato in almeno tre occasioni
Zebina 6 pochi problemi in fase difensiva, non spinge come dovrebbe e sa fare
Legrottaglie 6.5 prestazione di sostanza, contro avversari di livello
Chiellini 7 molto bene, stupisce per autorevolezza ogni partita che passa
Molinaro 6 alterna cose belle ad altre inguardabili. Tecnica di base inadeguata a questo livello, sufficienza di incoraggiamento
Salihamidzic 6.5 si fa valere in copertura, e finalmente offende come faceva al Bayern
Zanetti 6 meno quantità del solito, ma sempre una roccia in mezzo
Nocerino 6 grande agonismo, qualche buon spunto, ma niente di eccezionale
Nedved 6 molta quantità, poca qualità. Lontano dalla forma migliore
Trezeguet 6 servito male per tutta la partita, prende il palo sull'unica occasione vera
Iaquinta 5.5 non fa praticamente nulla, Nesta e Kaladze dominano
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Del Piero s.v. ingiudicabile
Marchionni s.v. ingiudicabile
Palladino s.v. ingiudicabile
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Ranieri 5 assolutamente sbagliata la rinunciataria formazione iniziale, che non approfitta nel primo tempo di un Milan bollito. I cambi non hanno l'effetto desiderato, anche perchè non interviene dove dovrebbe, al centro del centrocampo. Deve capire che allena la Juventus, non l'Udinese.

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Milan - Juventus, formazioni


MILAN (4-3-2-1): 1 Dida, 44 Oddo, 13 Nesta, 4 Kaladze, 3 Maldini, 8 Gattuso, 21 Pirlo, 23 Ambrosini, 10 Seedorf, 22 Kaka`, 11 Gilardino. A disposizione: 16 Kalac, 2 Cafu, 25 Bonera, 19 Favalli, 32 Brocchi, 20 Gourcuff, 9 F.Inzaghi. All.: Ancelotti.

JUVENTUS (4-3-3): 1 Buffon, 5 Zebina, 33 Legrottaglie, 3 Chiellini, 28 Molinaro, 23 Nocerino, 6 Zanetti, 11 Nedved, 9 Iaquinta, 17 Trezeguet, 10 Del Piero. A disposizione: 12 Belardi, 2 Birindelli, 19 Criscito, 7 Salihamidzic, 30 Tiago, 32 Marchionni, 20 Palladino.

ARBITRO: Morganti di Ascoli Piceno.

Ranieri dovrebbe puntare su uno spregiudicato 4-3-3 per ottenere la prima vittoria stagionale in uno scontro diretto.
In difesa schieramento titolare, con Zebina a destra ed il ritorno di Chiellini al centro. A centrocampo Nocerino a destra (il suo ruolo preferito in uno schieramento a 3), Zanetti al centro e Nedved a sinistra, in attacco tridente Trezeguet - Del Piero - Iaquinta. Pesante l'assenza di Camoranesi a centrocampo.

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