Profumo di Borriello
Tra le tante anomalie presenti nel nostro campionato di serie A, nel campionato 2010/2011 ne dovremo aggiungere un'altra: una banca (Unicredit) che è di fatto proprietaria di una squadra di calcio (la AS Roma).Regola ormai in disuso in Italia, e da parecchi anni vi sono numerose squadre di calcio che di fatto sono in mano a istituti bancari, presentando debiti verso le banche ben oltre il limite fisiologico.
In alcuni casi l'unica fonte di finanziamento è stata il ricorso al debito bancario, ma ricorrere al debito in presenza di scarse entrate, che in molti casi non coprono nemmeno i costi, è il preambolo per il fallimento. E se molte squadre non hanno dovuto portare i libri in tribunale lo si deve solo a fattori esterni (leggasi appoggi politici).
Il caso Unicredit/Roma è un'evoluzione di questo sistema. La famiglia Sensi ha dovuto cedere la Roma per gli ingenti debiti accumulati dalle aziende di famiglia. Unicredit è di fatto proprietaria della Roma, ha lasciato la gestione a Rosella Sensi, ma ha previsto la cessione della società entro due anni. Nel frattempo, Unicredit ha pensato bene di intervenire direttamente nella campagna acquisti della società giallorossa. Senza le garanzie fornite da Unicredit la Roma non sarebbe stata in grado di comprare né Burdisso né tanto meno Borriello.
I mugugni per l'operato di Unicredit non sono arrivati dal mondo del calcio, ma dalla politica. Il sindaco di Verona ha tuonato contro la stretta al credito verso le PMI venete, politica che stride alla luce della generosità verso la Roma calcio.
Ovvio che Unicredit operi tutelando il proprio asset, con la specifica finalità di valorizzarlo per la cessione già programmata. Investire adesso, per incrementare l'incasso futuro. Si tratta di un'operazione corretta dal punto di vista economico. Semmai l'errore è stato commesso negli anni precedenti, quando l'esposizione dei Sensi è cresciuta a dismisura anche quando era ormai evidente che non ci sarebbe stata possibilità alcuna di rientro.
Ma la messa in mora della famiglia Sensi avrebbe comportato la conseguente liquidazione della AS Roma: liquidazione impensabile, visti gli enormi interessi politici che gravitano intorno alle squadre capitoline.
Ma il caso Roma potrebbe riproporsi in altre città. Squadre con bilanci dissestati, politici che premono per una soluzione soft, e Federazione e Lega che non vedono, non sentono, e soprattutto non parlano.
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