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giovedì 2 settembre 2010

Profumo di Borriello

Tra le tante anomalie presenti nel nostro campionato di serie A, nel campionato 2010/2011 ne dovremo aggiungere un'altra: una banca (Unicredit) che è di fatto proprietaria di una squadra di calcio (la AS Roma).
Si tratta di un'anomalia non solo calcistica ma generale, infatti i vecchi banchieri avevano come regola aurea quella di evitare commistioni con le imprese commerciali onde evitare conflitti d'interesse.
Regola ormai in disuso in Italia, e da parecchi anni vi sono numerose squadre di calcio che di fatto sono in mano a istituti bancari, presentando debiti verso le banche ben oltre il limite fisiologico.
In alcuni casi l'unica fonte di finanziamento è stata il ricorso al debito bancario, ma ricorrere al debito in presenza di scarse entrate, che in molti casi non coprono nemmeno i costi, è il preambolo per il fallimento. E se molte squadre non hanno dovuto portare i libri in tribunale lo si deve solo a fattori esterni (leggasi appoggi politici).
Il caso Unicredit/Roma è un'evoluzione di questo sistema. La famiglia Sensi ha dovuto cedere la Roma per gli ingenti debiti accumulati dalle aziende di famiglia. Unicredit è di fatto proprietaria della Roma, ha lasciato la gestione a Rosella Sensi, ma ha previsto la cessione della società entro due anni. Nel frattempo, Unicredit ha pensato bene di intervenire direttamente nella campagna acquisti della società giallorossa. Senza le garanzie fornite da Unicredit la Roma non sarebbe stata in grado di comprare né Burdisso né tanto meno Borriello.
I mugugni per l'operato di Unicredit non sono arrivati dal mondo del calcio, ma dalla politica. Il sindaco di Verona ha tuonato contro la stretta al credito verso le PMI venete, politica che stride alla luce della generosità verso la Roma calcio.
Ovvio che Unicredit operi tutelando il proprio asset, con la specifica finalità di valorizzarlo per la cessione già programmata. Investire adesso, per incrementare l'incasso futuro. Si tratta di un'operazione corretta dal punto di vista economico. Semmai l'errore è stato commesso negli anni precedenti, quando l'esposizione dei Sensi è cresciuta a dismisura anche quando era ormai evidente che non ci sarebbe stata possibilità alcuna di rientro.
Ma la messa in mora della famiglia Sensi avrebbe comportato la conseguente liquidazione della AS Roma: liquidazione impensabile, visti gli enormi interessi politici che gravitano intorno alle squadre capitoline.
Ma il caso Roma potrebbe riproporsi in altre città. Squadre con bilanci dissestati, politici che premono per una soluzione soft, e Federazione e Lega che non vedono, non sentono, e soprattutto non parlano.

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Scacco matto a Marotta

Analizzando la campagna acquisti della Juventus ci siamo chiesti: Marotta sa giocare a scacchi?
Cosa c'entrano gli scacchi con Marotta e con la Juve, vi chiederete. C'entrano, eccome se c'entrano. Immaginate una scacchiera: 64 caselle, 32 bianche e 32 nere alternate tra loro, 8 caselle per lato. Pensate che la scacchiera sia un campo da calcio. Le squadre che si affrontano sono i bianchi ed i neri, con 8 pedoni, 2 torri, 2 cavalli, 2 alfieri, una Regina ed un Re per ogni squadra.
I pedoni sono i pezzi meno importanti, ma necessari, senza di loro non si vince. Ma una squadra composta di soli pedoni non vincerà mai nessuna partita.
Forse cominciate a capire cosa c'entrano gli scacchi con Marotta, vero? E' necessario avere tutti gli altri pezzi per competere con l'avversario. Un pedone è troppo limitato per contrastare una Regina. Può capitare che la Regina venga messa fuori gioco da un pedone, ma è davvero raro.
Così non troverete mai un giocatore di scacchi che giochi sfruttando solo i pedoni, sarebbe sconfitto in partenza. Sono necessarie le torri, che vanno avanti ed indietro come due potenti terzini fluidificanti, così come i cavalli presidiano il centro della scacchiera come dei mediani tignosi, i due alfieri tagliano in diagonale il campo di battaglia come due mezzali veloci e ficcanti, ed infine la Regina guida il gioco in cabina di regia.
Ed allora perché la Juventus ha comprato solo pedoni e qualche cavallo? Come sarà possibile contrastare le torri e gli alfieri altrui? Per non parlare delle regine... Ma Marotta conosce gli scacchi?
E soprattutto, Rinaudo come riuscirà a fermare Ibra?

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mercoledì 1 settembre 2010

Calciopoli, per non dimenticare vol. 2

Poco meno di una settimana fa ho scritto, riguardo alle vicende legate all’incredibile estate del 2006 che mi sarei aspettato, prima che iniziasse il campionato, che il nostro Presidente facesse seguire all’esposto in Figc per la revoca dello scudetto di cartone un altro chiaro ed inequivocabile messaggio, dove si pretendesse una risposta della Federazione nel giro di breve tempo.
Con inaspettata puntualità il Presidente Andrea Agnelli ha fatto capire, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la verità su Calciopoli è ancora tutta da scoprire.
Pare inoltre che, in risposta alle difficoltà della Figc nell’acquisizione delle telefonate, la stessa società stia valutando come far pervenire in Federazione tutto il materiale necessario per lo svolgimento del procedimento.
Andrea Agnelli ha aggiunto anche che "se sarà dimostrata la correttezza della società, valuteremo la richiesta di riassegnazione degli scudetti". La posizione del massimo rappresentante del club sembra essere avallata dalla proprietà, sempre insensibile fino ad oggi su questo argomento.
Questo percorso ora necessita anche del supporto di tutti i tifosi bianconeri.
Ritengo indispensabile che chi ama la Juventus, e condivide questo obiettivo, si adoperi perché da oggi in avanti non cada mai il silenzio su questa incredibile vicenda sportiva.
Come farlo sta ad ognuno di noi deciderlo, basta navigare un po’ in rete per individuare la modalità più consona, nel rispetto dello stile che da sempre ci contraddistingue.
I tifosi possono dividersi su tanti argomenti, ma non sull'amore per la Juve, ed è per questo che voglio chiudere questo scritto con l’indimenticata frase del primo Presidente bianconero della storia, Enrico Canfari:
"L'anima juventina è un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohemien, di allegria, di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare".

Passione Bianconera

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A volte anche i ricchi piangono

Vi ricordate del tesoretto? I famosi 160 milioni di euro incassati dall'Inter del triplete, e che dovevano essere reinvestiti nel calciomercato?
Ebbene, alla fine l'Inter non ha acquistato praticamente nessuno. Eppure quante volte durante l'estate la Gazzetta ci ha assicurato che "era fatta" per tizio o per caio: Mascherano, Kuyt, Cassano, Forlan, Gerrard, Fabregas, Sculli e alla fine pure Inler, questi sono solo alcuni dei giocatori che erano pronti per traslocare a Milano.
Non s'è visto nessuno! Praticamente zero acquisti, a parte qualche movimento minore (Coutinho, Castellazzi e Biabiany).
Moratti dice che l'Inter è forte così, ed è vero per carità.
Ma forse è anche vero quanto andiamo scrivendo da qualche tempo in merito allo stato di salute dei conti dell'Inter in vista dell'attuazione del fair play finanziario (scoperto negli ultimi giorni pure dal giornale rosa).
E Moratti avrà pensato bene di impiegare il presunto tesoretto per mettere a posto, anche se solo in parte, il bilancio.
A volte anche i ricchi piangono...

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A cosa somiglia la Juve?

La chiave di tutto il calciomercato si può riassumere nell'acquisto di Martinez, giocatore bravino pagato 12 milioni, la metà del costo di Ibrahimovic (se lo svedese è stato pagato sul serio solo 24 milioni).
Ci mancavano due top players. Uno a centrocampo, e ci siamo buttati su una scommessa, Aquilani. Scommessa che si articola innanzi tutto sulla tenuta fisica dell'ex romanista e, vinta questa, sulla speranza che si consacri ad un livello tecnico maturo, tale da consentirgli di prendere per mano la squadra. Potevamo avere risolto il problema in passato con Mascherano o Xabi Alonso, ma è inutile ricordare come è andata.
L'altro in attacco, una prima punta da 20 gol a stagione da solo. C'era sul mercato Ibra, ma non ce ne siamo accorti. C'era Dzeko, ma costava troppo. Troppo? Qualche acquisto in meno e si sarebbe potuto fare, probabilmente senza esborsi superiori. Ci ritroviamo con una sola prima punta, Amauri, da 10 gol o poco più se va bene, con la classe e gli anni di Del Piero, 10 gol anche lui, con Quagliarella (10 gol?) che, al pari di Diego, non dovrebbe essere compatibile con Del Piero, e Iaquinta (10 gol?), che prima punta non è e forse nemmeno seconda, ma una via di mezzo tra una punta e un tornante. Ogni combinazione di attacco manca di qualcosa e non dà valore aggiunto al reparto. A questo punto meglio Huntelaar, che si era liberato nell'affare Ibra.
Per il resto Marotta ha ringiovanito la squadra con elementi non di prima fascia, quantomeno per un livello di eccellenza, e al più si può sperare che, per la legge dei grandi numeri, magari uno di essi raggiunga tale livello. Insomma, una filosofia da squadra di seconda linea, che combatterà per la zona Europa League e, se tutti gli astri si allineeranno, per un posto in Champions.
Tipo la Sampdoria. Senza Cassano e Pazzini (non che risolvessero granchè), perché non ce li hanno dati.

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martedì 31 agosto 2010

Le emozioni che non ti aspetti


E’ successo dieci giorni fa, ma mi è tornato tutto in mente solo oggi, mentre riguardavo alcune foto.
Metti che uno decide, in un giorno di agosto, di uscire dalla città per farsi un giro.
Metti che uno decide di spegnere il pc, di mandare a stendere il datore di lavoro, di mandare a stendere l’amante, e di andarsene libero e bello da qualche parte.
Metti che egli, essendo di Torino, decide di andare verso la zona di Cuneo e dintorni con qualche buon amico.
Metti che arriva fino a Boves, dove durante la guerra i nazisti per rappresaglia di un loro soldato ucciso dai partigiani, si vendicarono sulla popolazione civile, incendiando il paese e massacrando 32 persone civili; fra di esse c’erano anche il parroco e il commissario della prefettura, che sono stati entrambi bruciati vivi.
Metti che ‘sto Tizio gira per i paesini di quelle parti: Peveragno, Terme di Lurisia, ecc
Metti che il soggetto in questione è tifoso della Juventus, e che in quella determinata occasione di svago non sa nemmeno più che la Juventus esiste.
Metti che, essendo a digiuno, si sta esclusivamente preoccupando di trovare un’osteria dove si possa mangiare e bere alla grande.
Metti che ad un certo punto arriva a Chiusa di Pesio e, per puro caso, vede un campo sportivo con una grande scritta: “Benvenuta Juventus”.


E così, di colpo, l’ultimo dei nomi che si aspetta di leggere in un giorno di libera uscita gli arriva addosso come un tir.
E metti che ferma l’auto, giusto per fare qualche piccola verifica.
E metti che, verificato che sul campo si stanno allenando dei giovani con la maglia bianca e con lo stemma bianconero sul petto, viene colpito da una piccola emozione.
Una piccola emozione inutile, perché basta andare a Vinovo se si vogliono vedere dei ragazzi giovani che corrono con quella storica maglia addosso…
La settimana prima, l’11 agosto, aveva giocato la Juventus di Del Neri in quella struttura.
Era solo un allenamento con tantissimi spettatori, circa 4000, e Trezeguet aveva fatto una tripletta. E, se ci pensiamo bene, nella Juventus Trezeguet di gol non ne farà mai più…
Da alcuni anni, nel periodo estivo, da quelle parti si allenano: Primavera, Allievi Nazionali e Regionali e Giovanissimi Nazionali e Regionali.
Metti che però, il girovago proprio nemmeno ci pensa, e che quella piccola emozione provata d’improvviso quasi lo intimidisca.
Ma è proprio perché è inaspettata che quella emozione è preziosa.
Uno legge un nome che comincia con la J e nel suo cervello si può aprire un mondo di ricordi.
E’ come incontrare un compagno di scuola nel deserto.
“Ciao! E tu che ci fai qui!?!?!”
Forse aveva ragione Oscar Wilde quando diceva che “un sentimentale è semplicemente colui che desidera avere il piacere di un'emozione senza pagarla”.

Crazeology

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