venerdì 3 luglio 2009

A Kind Of Magic!

E’ una specie di magia.
No, guardate, davvero.
E’ proprio così, è una specie di magia.
Una specie di magia che ti travolge quando meno te lo aspetti.
Anche se te lo aspetti proprio in quel momento… ti colpisce nell’unico modo in cui non ti aspetti.
Un sogno, un’anima, un premio, uno scopo, un cenno dorato di ciò che dovrebbe essere il più grande di tutti i tempi.
E’ una specie di magia, rassegniamoci, non c’è niente da fare.
Un raggio di luce che mostra la via della grandezza.
Nessun mortale può vincere un uomo così.
E’ una specie di magia.
La campana che suona dentro, perché ti sia sempre ben chiaro che sei di fronte alla genialità che tu non avrai mai.
La tua mente sta sfidando le porte del tempo per capire se ce ne sarà mai un altro grande così.
No, non ci sarà senza un intervento del cielo.
E’ una specie di magia.
L’attesa sembra eternità ogni volta che vedi che sta per sparare un colpo dei suoi.
Il giorno darà la via alla normalità gigliata.
E questa è una specie di magia, non ci sono dubbi.
E’ una specie di magia che colpirà tutto e tutti.
Ne rimarrà uno solo, e di sicuro sarà lui.
Quest’odio che dura da tre anni, presto scomparirà.
Questa fiamma che mi brucia dentro brucerà anche dentro di voi molto presto.
Capto armonie segrete nell’aria intorno a noi.
E’ una specie di magia.
Se il President-ONE, very very very ONE, dice:

"Avrei piacere a essere confermato come presidente.
Ho avuto grandi soddisfazioni in questi tre anni.
Credo che questi tre anni mi abbiano insegnato delle cose che potrei anche mettere a buon frutto nei prossimi tre anni”. (Cobolli Gigli, talk show "Partita doppia" di Class Cnbc)

Chi è che ha ancora dei dubbi?
Tic-tac-tic-tac-tic-tac-tic-tac....
BOOOOOOOOOOOM!
It’s Magic-ONE!

CRAZEOLOGY

Etichette: , ,

Notizie agrodolci

Alcune notizie possono essere agrodolci.
Possono cioè essere contemporaneamente positive (ecco il dolce) e negative(ecco l'agro).
Tanto per chiarirci, se Giò&Van si dimettessero e fossero sostituiti da uno Stevens (grande o piccolo, non importa), la notizia sarebbe sia dolce (Giò&Van fuori dai coglioni) sia agra (uno Stevens al loro posto).
Una di queste notizie dal carattere ambivalente è l'aumento dal 5,5% al 6,5% della cosiddetta Robin Hood tax.
La Robin Hood tax è l'addizionale IRES (imposta sul reddito delle società), che si applica, tra gli altri, a petrolieri e produttori/distributori di energia (con ricavi dell'esercizio precedente superiori a 25 milioni di euro).
L'aumento dal 5,5% al 6,5% di questa addizionale è contenuto nel disegno di legge su sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia approvato in terza lettura dalla Camera dei Deputati ed ora in attesa del via libera definitivo dal Senato.
La notizia è dolce, perché la Saras è soggetta alla Robin Hood Tax.
Ma la notizia ha anche un lato agro, perché l'incremento della Robin Hood Tax serve a coprire il ripristino dei fondi per l'editoria (140 milioni per il periodo 2009/2010), previsto dal medesimo disegno di legge.

Etichette: , , , , , , , ,

Zamparini ha capito

Abbiamo l'impressione che il presidente del Palermo Zamparini abbia capito tutto su cosa è effettivamente successo nell'estate del 2006. E abbia anche capito dove sta tirando il vento, ora, al processo di Napoli.
In un'intervista a Radio Kiss Kiss dichiara di parlare con Moggi tutti i santi giorni. E non solo, dichiara di aver passato una bella giornata ad Ischia con lui la settimana scorsa.
Su questo punto Zamparini ha ragione: è libero di parlare di quello che gli pare, con chi gli pare. E se gli pare può anche passare una giornata ad Ischia con Moggi. Con buona pace di Palazzi, di Abete e della Gazzetta dello Sport. Questo perché ognuno di noi può parlare con chiunque, con l'unico limite che può essere posto dalla magistratura, unico organo deputato dalla Costituzione Italiana a limitare le libertà personali dell'individuo. La giustizia sportiva può solo squalificare soggetti reputati colpevoli di una trasgressione al codice interno dell'associazione sportiva di riferimento. Palazzi, Abete e il soviet della Gazzetta se ne facciano una ragione. Ma fino a quando la Costituzione è in vigore loro non ci possono fare nulla. Per fortuna.

Ma nell'intervista di cui vi stiamo raccontando, Zamparini si è lasciato sfuggire una verità che secondo noi tutti hanno capito su Calciopoli. Verità che nessuno ha il coraggio di dire, forse per omertà, forse per paura: "Quando Moggi è stato condannato, se avesse avuto me come presidente non gli sarebbe mai successo nulla".

Bingo!

Esatto, se Moggi e Giraudo avessero avuto un presidente e una proprietà che li avesse difesi dalla fuffa farsopolara, non sarebbe accaduto nulla. Semplicemente perché Moggi, Giraudo e la Juve non hanno fatto nulla. Tutti lo sanno, nessuno lo dice e a Zamparini l'arcano è sfuggito.
Speriamo presto che gli sfugga, magari, qualche altra verità forse origliata nei capannelli tra i presidenti durante le noiose riunioni in Lega; per esempio, cosa pensa lo Zampa sulla proprietà della Juve che, anzichè difendere la sua società, aizza il fuoco antijuventino da Bar dello Sport, con i suoi giornali di proprietà o partecipati (La Stampa, Corriere, Gazzetta)?
Bella domanda.
Il fatto esilarante è che il povero Zamparini, accortosi che l'aveva sparata grossa (ma vera), dicendo che con lui a Moggi non sarebbe successo nulla, prova a correggere il tiro: "Io Moggi l'ho sempre combattuto", esclama. Noi diciamo, ma se l'ha combattuto come mai ora dice di sentirlo tutti i giorni e di andarci in gita assieme? Evidente, che questa frase è solo un miserrimo tentativo di depotenziare quanto detto un minuto prima. Ma a volte, si sa, le toppe sono peggio del buco.

Caro Zamparini, si faccia coraggio, dica tutto quello che sa, senza paura. Intanto ormai appare evidente che tutta la cricca che ha organizzato l'ignobile farsa sarà travolta dalla verità che sta venedo a galla! Rifletta, se anche un umile impiegato della Can ha avuto il coraggio di dire di fronte al giudice di sapere che l'Inter commissionava dossier sugli gli arbitri, vuol dire che la commedia è veramente agli sgoccioli!

Etichette: , , , , , , , , ,

giovedì 2 luglio 2009

It's a criminal world

Il mondo del calcio è vulnerabile alle infiltrazioni criminali e al riciclaggio di denaro sporco. Fondi neri, evasione fiscale e bilanci truccati sono, se non la regola, una abitudine diffusa. Per non parlare di altri reati come le scommesse clandestine, la corruzione, il doping, addirittura il traffico di esseri umani. La trasparenza è pressoché sconosciuta.
Beh, chiederete, dov’è la novità? E avete ragione, sono cose che più o meno sappiamo o sospettiamo tutti.
Fa effetto però che a dire queste cose, a metterci il timbro sopra, sia l’Ocse, l’organizzazione dei paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista economico.
Il rapporto del Fatf (il braccio operativo finanziario dell’Ocse) si intitola "Il riciclaggio di denaro attraverso il settore del Football". E' per la verità una ricognizione a volo d’uccello sui guasti più macroscopici del pianeta calcio mondiale. Anche l’Italia è citata, con una riconoscibilissima descrizione del tentativo della cordata Chinaglia di mettere le mani sulla Lazio attraverso minacce e capitali di provenienza criminale.
Un rapporto di questo tipo per forza di cose non può entrare nei dettagli di ogni singolo Paese. Non basterebbero certo una quarantina di pagine.
Interessanti sono però le cause indicate dall’Ocse: azionariato nebuloso, regole vaghe, mancanza di professionalità del management, somme "irrazionali" per finanziare maxi-acquisizioni di calciatori.
Non vi ricorda nulla? Non sentite odore di casa?
Intendiamoci, non è che il calcio italiano sia in mano alle mafie. Però anche da noi vale quello che scrive l’Ocse, ovvero che "Il football ha uno status a cui molte persone vorrebbero essere associate", e che si tratta di uno sport "con forti benefici non materiali per chi ci investe. I club sono profondamente radicati nella società".
Chiunque abbia un po’ di soldi, insomma, ha interesse a partecipare alla giostra, alla faccia del luogo comune secondo il quale "con il calcio non si guadagna". Ci si guadagna eccome, invece, solo che si guadagna altrove. Grazie al calcio e ai "benefici non materiali" che assicura, ma non dentro al calcio.
Non c’è da sorprendersi che gli imprenditori nostrani riescano a dare, quando entrano in contatto con il pallone, il peggio di sé. Seguendo criteri che tutto sono tranne che imprenditoriali. Perché tanto il football è solo una vetrina per incrementare i propri affari, e per di più è un mondo con scarsi controlli e con "regole vaghe". E poi vi meravigliate quando sentite parlare di bilanci truccati, di spionaggio, di valigette piene di soldi o di tifosi infuriati sotto la sede di una banca. Ma in che mondo vivete?

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 1 luglio 2009

Un signore e tanti pistola

Com'era prevedibile l'eventuale rientro di Moggi nel mondo del calcio ha fatto scandalo, scatenando sui giornali ipocrisia e moralismo a fiumi. Nessuno ha parlato di Preziosi che, da inibito, gestisce il Genoa, incontra chi vuole, va da Moratti per la cessione di Milito e Motta, partecipa a riunioni informali in Lega; tutti invece, a cominciare da Abete, a parlare a vanvera di giustizia sportiva da rispettare, tutti a fare i moralisti (a pagamento), tutti col pollice verso.
Ci piace allora segnalare Riccardo Signori che sul Giornale si schiera a favore. A favore intanto perché Moggi capisce di calcio, ma a favore anche perché il mondo del calcio è "turpe e deturpato" e allora, si chiede Signori, "perché mai tutti devono farla franca e Moggi restare il re degli sporcaccioni?" Da mosca bianca e voce fuori dal coro il giornalista ricorda gli altri casini del calcio: bilanci in rosso, passaporti taroccati, stipendi milionari, procuratori ingordi, doping, presidenti che spendono a vanvera.
Può essere condivisibile oppure no, ma almeno il punto di vista di Signori prende a pretesto Moggi per riferirsi, più in generale, al calcio e ai suoi problemi e questo, rispetto alla stupidità di quintali di inchiostro che si legge in giro, finisce per essere un ragionare da signore. Che fa risaltare ancora di più il finto perbenismo e l'ipocrisia di quelli che non sanno di Preziosi, non leggono i bilanci dell'Inter, dimenticano il passaporto di Recoba e si riempiono la bocca di giustizia sportiva solo quando parlano di Moggi.
Se, oltre a questo, scrivono anche dei pistolotti con l'intenzione di redimere il mondo del calcio turpe e deturpato, allora finiscono per fare la figura dei pistola e a leggere i giornali di oggi sono tanti a farla.
Prendiamo, per dire, il Corriere della Sera, che a Moggi dedica più di mezza pagina e fa fare il pistolotto a Daniele Dallera. Sapete cosa scrive Dallera per dimostrare che Moggi è un mostro? Scrive che Moggi ha cercato nientepopodimeno che di infangare la figura di Facchetti "attribuendogli vizi e comportamenti suoi ". Scrivendo robe del genere, a nostro avviso, qualunque giornalista la figura del pistola la fa doppia: fa finta di non sapere quello che sta succedendo al processo di Napoli: finisce così per scambiare Nucini e Gazzoni Frascara (sono loro che a Napoli hanno dovuto parlare dei vizi di Facchetti) con Moggi, due gentiluomini scambiati con un mostro.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Cronache aziendali - Tour aziendale


A Napoli sfilano i primi testimoni: molte chiacchiere e poca sostanza... testi di poco conto... insomma, testicoli.
La stampa tace, ma Gilioli non si dà pace e allora su L'Espresso punta l'indice contro Casoria.
Ma Noemi tace. E Papi fa acquisti a Bari.
Massimo il Raffinato non ci sta, rilancia e vuole arrivare alla quinta consecutiva.
A Torino cercano di accontentarlo: Lapo progetta la Fiat Pecora 5 marce e gliene fa trovare una bianca e nera in via Durini.
Gilioli ci fa un giro e si rasserena.
Tutto è bene quel che finisce bene.

Etichette: , , , , , , , ,

A cosa serve Sky?

Quando la televisione di Murdoch sbarcò in Italia, si udirono urla di giubilo. Era arrivata finalmente anche da noi l'informazione libera e indipendente.
Il fatto curioso è che in Italia a gridare al cielo la propria gioia per l'arrivo dell'editore di estrema destra della Fox - some people say - News, ben noto per le sue ingerenze nelle redazioni, era la sinistra. Ma di cosa ci si può stupire nell'Italia dove la moglie di un petroliere fa politica "alternativa" rosso-verde?
Scusate la divagazione e veniamo a noi.

Ieri nel telegiornale di Sky Sport manco una parola sul processo di Napoli ai criminali di Calciopoli. In compenso nel tg diretto dall'anchorman Sabatini (ex addetto stampa dell'Inter) parte la caccia alle streghe contro Ceravolo, neo assunto nello staff dirigenziale del Bologna.
Sebbene Ceravolo sia persona incensurata e senza carichi pendenti, sia dal punto di vista penale che della giustizia sportiva, è stato trattato come burattino di Moggi e quindi implicitamente come futuro trascinatore del Bologna in chissà quali loschi traffici. Roba da delirio giacobino.

In compenso, dicevamo, sul processo di Napoli niente. Eppure c'erano notizie interessanti. Per esempio vi ricordate le schede svizzere che inchioderebbero (sic) Moggi alle sue colpe? Beh, il famoso rivenditore De Cillis, chiamato a testimoniare, ha ammesso che anche il dirigente dell'Inter Marco Branca era suo cliente. Interessante vero? Ma non per Sky, la televisione che per alcuni sprovveduti avrebbe riportato la democrazia in Italia.
Chissà come mai tutti si riempiono la bocca di contumelie contro il mostro Moggi reo, però, di crimini talmente innominabili che è meglio non parlarne proprio.

Questa è la nostra Italia. Questa è la qualità dell'informazione. Ora, per favore, spegnete la televisione e il computer e andate a farvi una passeggiata.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

martedì 30 giugno 2009

Juve, budget e patrimonio

Ieri alla Juve hanno discusso di budget e campagna acquisti, ma i giornali non sono riusciti a dare una sensazione precisa di quanto successo e deciso. Scrivono, infatti, che la Juve continuerà a puntare sul bilancio sostenibile (un "motivo d'orgoglio", dice Montali), ma anche che vuole comunque comprare un centrocampista di qualità. Sembra una contraddizione e ci si chiede se sarà possibile; in più proprio qui sul blog qualcuno sosteneva che sarebbe meglio spendere quanto accumulato a riserve patrimoniali.
L'argomento è complesso, fissiamo solo due punti avendo come riferimento la normativa Figc. Entro il 30 giugno le società devono documentare alla Covisoc com'è andata la stagione appena finita (garantendo che non ci sono buchi che resteranno scoperti) e prevedere il budget della stagione nuova facendo più ipotesi in base ai risultati sportivi (per la Juve molto dipenderà dalla Champions e dai relativi incassi).
E' allora assai probabile che ieri il CdA abbia previsto comunque di chiudere la campagna acquisti con un passivo anche rilevante (comprando un forte centrocampista); nella documentazione da mandare a Roma allora si dirà: se le cose vanno bene in campionato e Champions (tocchiamo ferro!) chiuderemo in pareggio; dovessimo chiudere in passivo abbiamo riserve per farvi fronte.
E questo è il primo punto: la Juve, quanto a bilancio, può affermare a voce alta che era sano, tale è rimasto a giugno 2009 e non sarà comunque malato neppure a giugno 2010. Il secondo punto riguarda i 120 milioni di riserve patrimoniali e la provocazione di dire: spendiamoli e facciamo lo squadrone.
Dal punto di vista della normativa questo sarebbe possibile, bisogna anche considerare, però, che il patrimonio, come succede nelle famiglie più assennate, serve per le difficoltà ed è rischioso "giocarselo" tutto in un colpo. Noi, come dicevano i latini, pensiamo che la virtù stia nel mezzo: va bene la solidità patrimoniale, ma senza restarne prigionieri; Juventus vuol dire voglia di vincere e di migliorarsi e per questo qualche rischio bisogna correrlo.
Forse ieri, questa è la nostra impressione, alla Juve qualche rischio hanno deciso di correrlo.

Etichette: , , , , , , , ,

Que viva la revòlucion!

Dopo Farsopoli, un po' in sordina, alla Juve c'è stata un'altra rivoluzione: quella dei giocatori.
Le cronache ci hanno raccontato dei boicottaggi di alcuni contro il tecnico (non entriamo nel merito, anche noi consideravamo Ranieri una sciagura), ma non basta, il bello viene l'estate in sede di campagna trasferimenti.
Ha iniziato il portoghese Tiago che ha rifiutato tutte le destinazioni propostegli, quest'anno sembra una moda dilagante: prima De Ceglie rifiuta Udine e Napoli, il procuratore di Paolucci intima alla Juve di non cedere il proprio assistito in prestito, Raiola ha detto che si farà sentire qualora Grygera venga spedito in Grecia, Poulsen rifiuta i ponti d'oro turchi e via discorrendo.
Un vero e proprio ammutinamento, o se preferite una rivoluzione in stile Pancho Villa. Solo che i rivoluzionari non sono dei proletari descamisados, ma dei giocatori che hanno fallito alla prova della Juve, e giustamente la società li vorrebbe cedere per monetizzare.
Ma a cosa è dovuto questo sconfinato amore per la Juventus?
Un po', ipotizziamo noi, è dovuto ad amor proprio: quando mai gente come Tiago vestirà di nuovo una maglia carica di gloria come quella della Juve? Noi pensiamo ben difficilmente. Ma il fenomeno probabilmente non è legato solo a ragioni romantiche, ma anche ad altre ben più prosaiche. Vestire la maglia della Juve vuol dire essere un calciatore riconoscibile e riconosciuto da milioni di tifosi del mondo, tifosi che sono anche consumatori, si dà il caso. Ecco quindi che per esempio un De Ceglie mai e poi mai, se va a Udine, verrà riutilizzato dalla Costa Crociere per uno spot televisivo.
Insomma, riteniamo che questa strana rivoluzione sia il frutto di un mix esplosivo. Solo che la vittima è la Juve, che di questo passo dovrà tenere in squadra gente che non si è dimostrata all'altezza, e ne tarpa le ambizioni.
Speriamo che questa rivoluzione dei brocchi serva alla dirigenza come lezione; quindi in futuro non ci "regalino" più giocatori che in caso di fallimento sono difficili da piazzare, insomma gli ingaggi alti si diano solo a chi li merita. Per quanto riguarda il presente, visto che i giocatori juventini (solo quelli) non possono essere minacciati di finire in tribuna, provi il Cobolli a denunciarli per violenza e ricatto. Ci sarà, forse, un giudice a Berlino?

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 29 giugno 2009

Un processo ai fantasmi

Abbiamo riletto le deposizioni dei primi testimoni dell'accusa al processo di Napoli, e ci sono rimasti in mente dei passaggi che vogliamo riportare estraendoli liberamente, ma in un modo che non dovrebbe alterarne il senso; chiunque è libero comunque di verificare negli originali.

Dalla deposizione in tribunale di Dal Cin:
"...vede, vede lei mi sta chiedendo delle cose che sono difficilissime da da illustrare e da affermare... perché lei può avere la sensazione... lei... il comportamento di un arbitro non è in grado neanche dalla registrazione di dimostrare che lei era in malafede, perché magari ti ha dato il rigore contro ma era coperto e quindi poteva non vederlo... eeeh il fuorigioco è stato un momento, aveva la posizione, non poteva vederlo... quindi questo che lei mi chiede io non sono mai stato in grado di affermarlo, perché nessuno di noi addetti ai lavori lo poteva fare... mi pare che sia stato dimostrato dopo, dalle intercettazioni telefoniche, dalle altre cose che ha di fatto ricostruito quello che noi pensavamo e dubitavamo con qualcosa di concreto. Io di concreto non avevo niente... neanche i miei colleghi non avevano niente in quel momento .... cioè il nostro pensiero era che il Messina calcio era una società amica di Luciano Moggi e della Juventus, e che quindi usufruiva di questi vantaggi. Ecco, questo era il nostro pensiero, il nostro convincimento, le nostre sensazioni come le ho detto prima, nessuno di noi era in grado di dimostrare che questo fosse vero... eravamo solo convinti che fosse così. Adesso è imbarazzante voler dire delle cose perché sono venuto conoscenza di altre cose dopo, no a seguire dei tempi ovvio ho letto tutte le cose che sono state intercettate, quindi quelle convinzioni, quei pensieri hanno trovato conforto su altri fatti, ma noi fatti veri li avevamo solo in campo che vedevamo un arbitro arbitrare in una certa maniera, e come le ho detto prima la valutazione del comportamento dell’arbitro è soggettiva e quindi quando le dico che il Messina faceva parte di un gruppo di amici era un nostro pensiero..."

E dalle risposte dell'arbitro Nucini:
Su Facchetti: "... io non gli ho mai accennato di quello che stavo facendo se non raccontargli di fronte ad un caffè in un bar pubblico le mie sensazioni e il mio dispiacere di quello che stava accadendo, e poi alla fine di quella stagione sportiva io l’ho incontrato nel suo ufficio in via Verdi a Bergamo... l’unica cosa che c’era da stabilire è di capire, di capire se tutto nasce per caso o se ci fosse dietro, se ci fosse stato qualcosa che determinava... io voglio essere molto chiaro, cerchiamo di distanziare le cose... quando io sono arrivato alla CAN i sospetti che avevo non sono di quelli che sono emersi tuttora ok? Però è evidente, capivo, capivo che c’era una situazione che se ti rendevi amico del gruppo forte o ti confacevi avevi la possibilità... in pratica, la possiamo racchiudere in un’affermazione totale... non c’era meritocrazia..."
A domanda dell'avvocato se lui nutrisse sfiducia verso tutte le persone dell'ufficio indagini risponde: "Non tutte... ehh diciamo io credo che... io credo, io credo che quello che è emerso in questa indagine che è stata fatta e per il motivo che ci troviamo qui credo che molte persone a chi ti rivolgevi forse non trovavi aiuto", e più avanti: "Ma tutto quello che è emerso, tutto quello che è emerso secondo Lei... soprattutto quello che è emerso, secondo Lei è credibile o non è credibile? Mi risponda Lei!"

Inoltre ecco altre parole di Gazzoni Frascara:
"... Infatti, la domenica successiva ci fu Bologna-Juventus, io avevo ospite da me, anche se la differenza di età è molto cospicua, il giovane Lapo, il quale venne a vedere la partita con me e... noi resistemmo, il Bologna senza la difesa titolare resistette quasi tutta la partita, poi l’arbitro Pieri, mi ricordo bene, su un fallo inesistente, il fallo lo fece uno juventino su un nostro difensore, ha dato una punizione contro di noi e Nedved tirò molto bene la punizione e fece gol. Una punizione che non c’era e Lapo, mi ricordo, si rivolse verso di me: guarda, mi dispiace vincere in questo modo. Questa è l’esperienza diretta che ho. Poi sa, rileggendo le cose, rileggendo quello che han pubblicato di qua, di sopra, di sotto…"

Infine vale la pena di citare le parole di Aliberti a proposito di Bergamo:
"Qualche volta gli ho telefonato. Gli ho telefonato anche... per lamentarmi degli arbitraggi... Se era una consuetudine, non lo so. Io so che... mi era stato detto che se c'era una lamentela da parte della Federazione, potevo telefonare, lamentarmi tranquillamente."

Ora, sarebbe il caso di far presente a questi signori che tutto quello che è "emerso", quello che è stato "pubblicato di qua, di sopra, di sotto" si basava su una informativa ricca di congetture, redatta dai carabinieri sulla base di poche telefonate interpretate ad arte ed estrapolate tra decine di migliaia ottenute in anni di intercettazioni, le quali sono state autorizzate sulla base delle deposizioni e dichiarazioni loro, oltre che di quel Carbone su cui stendiamo un velo pietoso, e di quel Baldini che non abbiamo ancora avuto il piacere di ascoltare.
Questo modo di giustificarsi l'uno con le parole dell'altro ha affinità con altri due atteggiamenti, il primo più noto a tutti è quello dei bambini che (sorpresi nell'atto di compiere una marachella) cercano di addossarsi le colpe l'un l'altro (per altro fenomeno ben diffuso anche tra gli adulti sorpresi nel compiere reati, ma tralasciamo) e l'altro fenomeno, sempre ben noto anche se forse non così frequente nell'esperienza dei singoli, è quello dell'autosuggestione collettiva, che porta le persone ad incoraggiarsi l'un l'altro fino ad autoconvincersi di qualcosa pur senza alcun fondamento. Vale la pena di ricordare che all'autosuggestione è dovuta la quasi totalità degli avvistamenti di fantasmi.
Viene da pensare che quelli ascoltati finora siano stati testimoni di secondo piano, e che i Pubblici Ministeri si preparino a presentare alla corte qualcuno di più incisivo, magari in grado di giustificare in modo credibile la nascita di ciò che tre anni fa la stampa ha battezzato Calciopoli. In caso contrario dovremo ritenere che anche i PM siano stati vittima di autosuggestione, e che in questi mesi si stia celebrando un processo ai fantasmi.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

domenica 28 giugno 2009

Il pane della Juve e i denti di Moratti


Spiegavamo l'altro giorno perché la Juve, volendo, potrebbe spendere molto di più; se proviamo a fare lo stesso tipo di ragionamento (basato sulle norme federali e i dati di bilancio) sull'Inter si arriva a risultati diametralmente opposti, perché la società di Moratti ha troppi debiti (più di 400 milioni) e non ha patrimonio (lo brucia tutti gli anni col passivo di gestione); l'Inter quindi non potrebbe comprare nessuno se prima il signor Moratti non mette dei nuovi soldi per coprire il passivo 2008-09 (dovrebbe essere di 150 milioni).

Prima che gli amici lettori si meraviglino come è successo per l'intervento sulla Juve, li invitiamo a riflettere sull'acquisto di Milito e Motta che a prima vista sembra dimostrare che Moratti può fare quello che vuole.

Gli acquisti non sono stati ancora formalizzati in Lega e ieri il Corsera diceva che lo saranno dopo il primo luglio (così, aggiungiamo noi, andranno sul prossimo bilancio) e nel frattempo è successo questo: quando Quaresma ha rifiutato di andare al Genoa (lui vuole i gran soldi di Moratti) l'Inter ha dato alla squadra di Preziosi quattro suoi giovani e tra questi la metà di Meggiorini che, giocando nel Cittadella, è stato quest'anno capocannoniere in B. Meggiorini era in comproprietà tra Inter e Cittadella, per cui ieri la società di Moratti ha dovuto forzatamente riscattarlo (pagando 2,5 milioni); oggi, però, il Corriere Mercantile di Genova svela che i 2,5 milioni li ha messi Preziosi, non Moratti, per cui alla fine della favola Meggiorini è tutto del Genoa (lui ed Acquafresca in un colpo solo).

Tutto questo è successo perché, come dicevamo, Moratti attualmente non può comprare nessuno se prima non sana il bilancio e i 150 milioni di deficit. Non considerando le cazzate delle gazzette, e ragionando con le nostre teste, dovremmo dire che Blanc potrebbe ma non vuole mentre Moratti smania dalla voglia ma non può.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

Cliniche di riabilitazione

Le società di calcio italiano quest'anno non sono tanto prodighe di colpi ad effetto, ma in compenso sembra abbiano lanciato una nuova moda: riciclarsi come cliniche riabilitative per giocatori reduci da infortuni più o meno gravi.
Ha iniziato il Milan con il terzino Cissokho. Prima lo acquista per 15 milioni dal Porto, poi si rimangia la parola adducendo problemi alla dentatura del giocatore, infine si offre per prenderlo in prestito per valutarlo e semmai acquistarlo l'anno prossimo. Ovviamente il presidente dei Dragoni ha perso la pazienza (chissà perché?) e si è tirato fuori da questo giochino.
Però il Milan ha trovato subito proseliti; infatti l'Inter prima acquista Arnautovic dal Twente, poi causa infortunio al piede del giocatore chiede il solito sconto, ora invece dopo ulteriori visite si offre per prendere il giovane talento in prestito, e semmai lo acquisterà l'anno prossimo.
Anche la Juve pare ci abbia provato con il Real. Ha proposto, infatti, di prendere in prestito dal Real il centrocampista Diarra reduce da un devastante infortunio (rottura del perone, della tibia e del crociato).
Le cose son due: o le squadre italiane sono diventate delle cliniche riabilitative per lungodegenti, oppure puntano su giocatori con qualche acciacco ma di sicuro talento e sperano di recuperarli facendo, dunque, un affarone.

Comunque sia le società italiane, che un tempo facevano tremare il mondo con acquisti roboanti a suon di milioni ora, finite in bolletta, non hanno che da fare il gioco delle tre carte... pardon, delle tre cartelle (cliniche)!

Etichette: , , , , , , ,

sabato 27 giugno 2009

Lavatrice AS Roma

"Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Il nodo evidenziato dal presidente della Lazio, Lotito, è alla fine giunto al pettine. Proprio sull'identità dei componenti la cordata dello svizzero Vinicio Fioranelli si è infatti bloccata la vicenda della vendita della AS Roma.

Eppure una settimana fa, ossia sabato 20 giugno, l'affare sembrava fatto, almeno a leggere i giornali. La sera prima sia Unicredit (la banca creditrice del gruppo Italpetroli) che Mediobanca (advisor delle Sensi) si erano premurate di informare le redazioni della solidità della cordata Fioranelli.

Da lunedì in poi, invece, uno psicodramma che si è prolungato fino al game over decretato giovedì sera da Geronzi e Italpetroli. Definitivo? Mah.

Per il momento una cosa è chiara: alla domanda posta da Mediobanca sulla provenienza dei capitali che avrebbero dovuto rilevare la quota della Roma in mano alla famiglia Sensi Fioranelli non ha voluto, né potuto, rispondere. Perché quei capitali, o almeno parte di essi, non sono "tracciabili", sono di provenienza off shore. Sono parcheggiati in qualche paradiso fiscale, insomma. E ovviamente i loro titolari non hanno alcuna voglia di venire allo scoperto.

Non è la prima volta probabilmente che un club calcistico viene trattato alla stregua di una lavatrice. Un luogo dove far confluire soldi dall’estero, da ripulire senza il fastidioso ingombro delle tasse, alla faccia di Tremonti e dello scudo fiscale. Non ci scandalizziamo più di tanto, perché di fondi neri ne sono circolati tanti tra le pieghe dei bilanci. Anche se stavolta il caso è un po' diverso, sia perché si tratta di una società quotata sia per l'entità dell'investimento (300 milioni per l'opa totalitaria). Certe volte la quantità fa la qualità.

Piuttosto, bisogna prendere atto di una conferma: ancora una volta il calcio si rivela uno strumento a disposizione di qualche finanziere per i propri affari ai confini del lecito, se non oltre. Lo spettacolo più amato dagli italiani, come al solito, è un mezzo mai un fine.

Etichette: , , , , , , , , , ,

All'Inferno!

Vi ricordate quando, qualche mese fa, i candidati alla poltrona di presidente della Lega Calcio promettevano agli elettori di portare a un miliardo di euro l'anno gli incassi dei diritti tv? Ora non ne parla più nessuno e in compenso l'elezione è andata a finire a torte in faccia con la scissione tra società di serie A e di serie B.
Chissà come mai del famoso miliardo non parla più nessuno? Forse, una risposta riusciamo ad ottenerla facendo il combinato disposto tra un paio di articoli apparsi sulla stampa in questi giorni.
Fulvio Bianchi nella sua rubrica Spy Calcio ha parlato di Juventus, Inter e Milan in trattava con Sky per cedere i diritti degli allenamenti e delle interviste. Inutile girarci attorno, la cosa dà l'idea di chi per raccattare risorse raschia, come si suol dire, il fondo del barile.
L'altro articolo è del Sole 24 Ore, a firma Giuliano Balestreri, e ci racconta della difficoltà a cedere all'estero i diritti della Serie A. Ormai il nostro calcio non interessa quasi nessuno in Europa a causa dei soliti mali: violenza, scandali, fuga dei migliori giocatori, stadi vecchi.
Noi, a dir la verità, sospettiamo che le cause individuate dal Sole siano un po' un'elencazione dei luoghi comuni. O quanto meno elencare i mali senza andare a vedere le cause profonde non aiuta a individuare le soluzioni. Tuttavia il dato riscontrato nell'articolo rimane: i diritti del calcio italiano all'estero si vendono con grande difficoltà.

Ecco che a questo punto appare chiaro come sia improba la sfida di riuscire a reperire quel famoso miliardo all'anno di cui si parlava in campagna elettorale. Ed ecco perché, ora, tutti stanno "allineati e coperti" e nessuno ne parla più.
La soluzione? I signori del pallone parlano di proprietà degli stadi e di modello inglese. Noi pensiamo che questa possa essere una soluzione pericolosa: in periodo di crisi economica non è semplicissimo trovare le risorse necessarie ed è arduo riuscire ad avere ritorni adeguati (la crisi del commercial real estate esiste ed è reale!). Ma queste cose secondo noi i presidenti le sanno bene, infatti vogliono sussidi dallo Stato o dagli enti locali di competenza. Paga Pantalone. Solo che il Governo ha brutte gatte da pelare e appare difficile che riesca a trovare risorse per accontentare i signori del pallone.

Non rimane che una soluzione, quella che noi predichiamo, ovvero pulizia dei bilanci delle società, diminuzione degli emolumenti dei calciatori rispetto al fatturato e infine applicazione del lodo Petrucci per le società zombie che non riusciranno a sopravvivere a questa cura da cavallo.
La nostra soluzione sarebbe una Quaresima. Ma siamo sicuri che, se applicata, il calcio italiano vedrà la Pasqua. Tutte le scorciatoie ci porteranno invece da una sola parte: all'Inferno!

Etichette: , , , , , , , ,