martedì 16 marzo 2010

Cercasi disegnatore

Le parole di Mario Sconcerti, sul Corriere, in seguito alla eliminazione dalla Champions di Fiorentina e Milan, hanno avuto una certa eco.
Sentir dire, da chi ha attivamente partecipato (assieme ad altri suoi colleghi) alla liquefazione della Juventus della Triade, che una delle cause dello scadimento del calcio italiano è senz'altro avere cancellato la stessa Juventus in quella maledetta estate del 2006, ha creato una certa sensazione.
Perché ne parliamo ora, a distanza di giorni? Perché l'analisi di Sconcerti, per quanto azzeccata, è incompleta.
E alla vigilia di una possibile ulteriore umiliazione del calcio italiano in quel di Londra (speriamo di no, per l'Italia calcistica e per i posti Champions, quindi sentiti e sinceri auguri all'Inter), ci sembrava giusto completare, dal nostro punto di vista, lo Sconcerti pensiero.
Perché se è vero che la cancellazione della Juve è stato un crimine sportivo, altrettanto imperdonabile, ci pare, è stato da parte della nuova proprietà (nella persona del nuovo presidente della società azionista di riferimento) non essersi attivati con tutti i mezzi per ridisegnare quello che era stato cancellato.
Dopo avere accettato la cancellazione per colpe non commesse, il minimo che i tifosi juventini potessero aspettarsi (e anche il calcio italiano, come ora ammette Sconcerti) era una ricostruzione veloce, profonda e competente, per riportare la Juventus ad essere quello che era stata per oltre 100 anni della sua storia: la squadra da battere, un riferimento e un obiettivo per tutti. Ecco, ci sembra che Sconcerti, con le sue parole, prenda atto che questa ricostruzione non sia mai avvenuta.
Chissà cosa ne pensa John Elkann...

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Men(des) of Honor

Venerdì scorso il fratello di Balotelli, Corrado, ha dichiarato che la procura di Mario è affidata a Raiola. Raiola, l'uomo che ha curato gli interessi di Nedved e guarito i mal di pancia di Ibrahimovic spostandolo dalla umida e nebbiosa Milano alla calda e solare Barcellona, è così sorprendentemente ritornato in orbita Inter.
Lo avevano escluso la scorsa estate, con la partenza, appunto, di Ibrahimovic e, di contorno, quella di Maxwell Scherrer Cabelino Andrade, al secolo conosciuto come Maxwell, esterno sinistro soppiantato nel ruolo da metà della scorsa stagione dal giovane Santon, destro naturale descritto come fenomeno dai media e schierato a sinistra nonostante le perplessità degli esperti. La parabola di "Personalità" Santon la conosciamo bene: con la nuova stagione è progressivamente rientrato nei ranghi senza entusiasmare e rivelandosi nulla più di un giovane di belle speranze. Ora, questa esaltazione del fenomeno-Santon, l'accantonamento di Maxwell e la cessione di Ibrahimovic (lui, determinante per la vittoria dello scudetto, non è mai stato accantonato, mica è scemo Mourinho...) sembrano tutti tasselli che fanno pensare a qualcosa di diverso dal semplice aspetto tecnico, ancora di più se nella rosa dell'Inter permangono mezze figure come Quaresma, che ha rifiutato prestiti e cessioni e resta comodamente ancorato alla panchina nerazzurra. Forse perché il suo procuratore non è Raiola? Per la cronaca, il suo procuratore è Jorge Mendes, lo stesso dell'allenatore portoghese.
Stupisce questa mossa di Mourinho, che alla vigilia della partita più importante del suo anno e mezzo in nerazzurro lascia a casa per "scelta tecnica" Mario Balotelli, personaggio caratterialmente discutibile e per molti aspetti irritante, ma tecnicamente fuori discussione, proprio tre giorni dopo la rivelazione pubblica dell'affidamento della sua procura al famigerato Raiola. A pensar male si fa peccato, ma se, a detta di chi ha osservato la rifinitura di ieri, Balotelli è apparso voglioso e in buona condizione; se Moratti, interpellato da Sky nel pomeriggio sotto gli uffici Saras, si dichiara sorpreso della cosa; e se il servizio della tv di Murdoch insinua che tra i motivi della scelta di non convocare l'attaccante di origine ghanese potrebbe aver pesato la scelta di affidarsi al discusso procuratore campano/olandese, beh, allora qualcosa non quadra.
Si è detto e scritto di tutto, si è gridato allo scandalo e addirittura è stato avviato un discutibile processo contro la Gea (e qualcuno a margine di questo procedimento si è beccato una bizzarra condanna in primo grado per violenza privata), ma sulle "coincidenze" fra Jorge Mendes e il suo più carismatico assistito (ci scuserà Cristiano Ronaldo) nessuno ha qualcosa da ridire?

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lunedì 15 marzo 2010

Dottor Zeman

E' sfuggita (?) a tutti in Italia una singolare dichiarazione fatta dal tecnico dell'Inter, José Mourinho, ai media inglesi, dopo la partita d'andata contro il Chelsea a San Siro. E' sfuggita anche a noi, che non facciamo i giornalisti, ma abbiamo potuto aggiornarci leggendo il Daily Mail.
Interrogato sulla possibile assenza di Cech al ritorno a Stamford Bridge, Mourinho così ha risposto: "Of course I think Cech could play, I don't listen to those reports that he's out for a month or more. Dr Needles can get him healthy enough to play — and play well."
Tradotto: "Certo che penso che Cech potrebbe giocare. Non ascolto queste notizie che sarà fuori per un mese o più. "Dottor Aghi" può guarirlo abbastanza da giocare, e giocare bene."
Un volgare riferimento alle iniezioni, la solita mezza accusa, un'accusa che noi chiameremmo à la Zeman: nessuna prova, e letame nel ventilatore.
E l'Italia magari ti celebra anche come coraggioso, fuori dagli schemi.
Ma almeno Zeman con il nostro dottor Agricola non ci aveva mai lavorato. Mentre il capo dello staff medico del Chelsea, Bryan English, è lo stesso di quando c'era Mourinho. Di più, scrive Martin Samuel del Daily Mail, lo ha proprio nominato lui.
Insomma, a dare ulteriore prova della credibilità di Mourinho quando discetta di prostituzione intellettuale: quando c'era lui tutto bene, oggi che c'è Carletto allude subdolo.
Leggendo l'articolo, non possiamo che trovarci d'accordo con la critica mossagli dai suoi detrattori britannici: vede il peggio negli altri, per quello che sa di se stesso.

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Piedi per terra, Jaki!


Il nostro Nicola Negro ha già avuto modo di sperimentare, e al suo apice, questo speciale sguardo di John Elkann, rivedibile ai minuti 00.04, 00.34, 1.28.
Una sorta di stato catatonico, quasi un coma vigile diremmo, un torpore da cui pare risvegliarsi qualche secondo dopo quando, con rinnovato piglio, pronuncia frasi dalla struttura grammaticale piuttosto semplice ma dal contenuto pregnante come: "Zaccheroni è l'allenatore della Juve".
C'è della lussuria in quel sorrisino? O forse c'è la consapevolezza di saperla lunga in quello sguardo un po' così, che ti fissa curioso, neanche avessi una macchia di cioccolato sul labbro? Oscure esperienze con droghe lisergiche, altrimenti? Yoga, magari, anziché droga?
I più attenti tra di noi hanno notato una particolare aderenza tra il morfinico annuire del rampollo di casa Agnelli e le espressioni del tonto del celebre sketch della panchina tra i comici Ale e Franz, non a caso due interisti.
Ci permetteremmo di suggerire una diversa ricostruzione. Le moderne tecnologie oramai tutto possono, e non è difficile nascondere un auricolare wireless in uno dei due padiglioni auricolari, poi nemmeno tanto piccini, dell'irreprensibile Jaki. Ecco che quei secondi di smarrimento dove Jaki sembra essere altrove, quella sorta di orgasmo silenzioso, sarebbero in realtà l'attento ascolto delle istruzioni dei suoi tutori su come rispondere a certe pericolosissime domande, servendosi di alcuni topoi particolarmente efficaci. Come quel "Piedi per terra!", che Jaki ripete gaio. "Della Juve non me ne frega un cazzo" viene tradotto in "Non ho tutte queste grandi dichiarazioni da fare sulla Juve". Quando gli parli di Sampdoria, nel suo sguardo balena il terrore ("Cos'è sta sandoria?"), ma qualche secondo dopo ecco che balena la risposta: "Tutti i momenti sono importanti". Quando uno ha il gusto della battuta.
Sì, secondo noi l'erede è guidato, come ebbe a notare l'amico Mago, esattamente come Ambra da Boncompagni, ai tempi di Non è La Rai: questo filmato sembra una testimonianza decisiva.
Diciamo Ambra e pensiamo al riciclo di questi interpreti della tv demenziale che (a dimostrare che in Italia una seconda chance, ma solo nel caso che tu non abbia niente ma proprio niente da dire, te la meriti sempre) oggi sono celebrati intellettuali di quell'agghiacciante subcultura alternativa ma generalista propinataci dalle reti Telecom. Pensiamo inoltre alla nobile discendenza del rampollo. E purtroppo ci convinciamo che, anche se, ancora oggi, quello sguardo di John potrebbe essere definito da sempliciotto, un domani molto vicino quello stesso sguardo e quelle stesse risposte un po' così, saranno quelle di un celebrato intellettuale, di un maitre a penser, di un venerabile maestro.
D'altronde per sembrare intelligenti non è mica necessario un corso universitario, basta circondarsi di chi ti fa domande stupide.

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Shpalman Ziliani



"Ed è arrivato Shpalman che spalma la merda in faccia/ aiuto arriva Shpalman che tutti spalmerà..."

Suonava così il ritornello di una memorabile canzoncina di qualche anno fa. Sfortunatamente il ritornello ci è ritornato alla mente. Del resto gli Shpalman a questo mondo non mancano, figuriamoci poi nel carrozzone del mondo del calcio.
Ieri, per esempio, nella trasmissione sportiva di Rete4 Controcampo ad una certa ora sono arrivate le classiche pagelle di Ziliani. Che per spalmare spalma. Però non tutti. Ha un bersaglio preferito: la Juventus.
Vi riportiamo testualmente ciò che ha detto ad un certo punto: "Malesani non è l'unico allenatore del Siena ad aver preso tre gol in otto minuti (...) in uno spassoso Juventus-Siena del 2006 De Canio, tecnico Gea, riuscì a prenderne tre in otto minuti schierando Molinaro e Legrottaglie."

L'allusione ad una combine pare evidente, lo spalmatore infatti sottolinea che De Canio era un tecnico Gea, ovvero la società di procuratori che, a detta di una visione della Procura romana smentita poi totalmente dai giudici, era di fatto un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza.
Aldilà del fatto che i giudici hanno considerata falsa come il passaporto di Recoba l'ipotesi d'accusa, fa specie l'assoluta scorrettezza nell'allusione a comportamenti scorretti di persone manco lontanamente sfiorate dal sospetto di illeciti. Ma soprattutto impressiona negativamente il modo allusivo con cui si insinua il sospetto al fine, ipotizziamo, di evitare querele.
Al mondo non esistono dunque solo gli Shpalman, esistono anche gli Shpalman subdoli.
A tutti gli Shpalman del calcio consigliamo però di fare attenzione, perché si può anche cadere nelle cisterne dove si prende la materia prima per poter svolgere il proprio lavoro. Auguri!

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domenica 14 marzo 2010

Juventus - Siena, pagella istantanea


Antonio Chimenti: senza voto
Gioca per l'infortunio di Manninger, la sua prova è un attentato alle coronarie. Non lo valutiamo per carità di patria

Zdenek Grygera: voto 1
Colpevole su tutti i gol, è il peggior difensore mai visto in maglia bianconera. Ma è più colpevole di lui chi non lo mette in condizioni di non nuocere

Nicola Legrottaglie: voto 6.5
Gioca mezzo stirato, e questo dovrebbe dare l'idea dello stato di disperazione in cui versa questa squadra. Se la cava senza problemi, ammirevole

Fabio Cannavaro: voto 6.5
Molto bene anche oggi, con particolare nota di merito per un secondo tempo gladiatorio in cui cerca di rimediare alla prestazione pornografica del ceko sulla fascia destra

Paolo De Ceglie: voto 6
Senza infamia e senza lode. Non si spinge quasi mai in avanti, ma dietro chiude bene e infatti dalla sua parte non si soffre

Claudio Marchisio: voto 6
Non è in uno dei suoi migliori momenti di forma, ma strappa sempre la sufficienza. E' troppo impreciso (cosa non da lui) ma ci mette sempre la gamba. Più quantità che qualità

Felipe Melo: voto 3
Ignoranza calcistica, mancanza di professionalità e maleducazione concentrate in un solo giocatore. Primo tempo da schiaffi, supponente e impreciso. Secondo tempo sulla falsariga del primo, in cui cerca tra l'altro di farsi espellere per una gomitata e contesta il pubblico che (giustamente) non ne può più di lui. Da mettere a riposo a tempo indeterminato

Momo Sissoko
: voto 6-
Parte defilato a destra, e ci sono luci e ombre anche nella sua prova. Entra nell'azione del primo gol, fa sentire il peso del suo fisico a centrocampo, ma è troppo impreciso e frenetico, come spesso gli accade

Antonio Candreva: voto 7
Una delle poche note lieti. Ispira l'azione del primo gol, segna un gol strepitoso e cerca continuamente la giocata difficile. Sbaglia molto nel secondo tempo, ma anche nei momenti difficili in termini di intelligenza calcistica sembra uno scienziato della Nasa rispetto a Melo

Alex Del Piero: voto 7
Una bella doppietta: primo gol facile facile, molto bello il tiro per il raddoppio. Sfiora la tripletta, ma nel secondo tempo non incide come nella prima frazione

David Trezeguet: voto 6
Buon gioco di sponda, in particolare nel primo tempo. Nel marasma generale del secondo tempo sparisce pure lui
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Mauro Camoranesi: voto 6+
Entra al posto di Marchisio, e da destra mette un paio di palloni davvero pregevoli. Il suo recupero sarà fondamentale per centrare il quarto posto

Hasan Salihamidzic: voto 5
Entra al posto di Legrottaglie e si piazza a destra, ma evidentemente non capisce che deve fare il terzino: lo troviamo sempre in attacco a fianco di Camoranesi, lasciando la fascia destra sempre sguarnita in fase difensiva

Diego: senza voto
Entra nel finale, ingiudicabile
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Alberto Zaccheroni: voto 4.5
Stavolta Zac sbaglia tutto. Schiera Grygera dall'inizio, e il poco tempo passato a Vinovo dovrebbe essergli stato sufficiente per capire di che pasta è fatto il ceko. Cerca un po' di turnover in vista della maledetta Europa League, e il risultato è indigeribile: la squadra va avanti 3-0 grazie ai colpi dei singoli quindi smette di giocare, insomma, mentalità da Inter vecchi tempi. Si può accusare per non aver tolto Grygera alla fine del primo tempo, e per aver lasciato in campo un Melo irritante, ma il male profondo che divora questa squadra non sta in panchina, ormai si è capito


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sabato 13 marzo 2010

Repubblica tra interismo e giustizialismo

Repubblica tra interismo e giustizialismo
Crediamo che ieri Repubblica abbia toccato il punto più basso della sua storia. Ci riferiamo alla perla di articolo di Emilio Randacio sulla prossima distruzione dei dossier illegali prodotti dalla security di Telecom Italia.

Ecco a voi uno stralcio del pezzo che a noi interessa particolarmente: "Non verranno così mai resi pubblici i dossier illegali sulla presunta «cricca» che legava la «Gea» di Luciano Moggi e i vertici arbitrali. Tra le carte processuali «cestinate», anche i report sull'ex direttore generale della Juventus, sul figlio Alessandro, sul capo dei designatori Paolo Bergamo, sull'ex giacchetta nera Massimo De Santis. Sospettati di ordire trame illecite per garantire successi al clan bianconero, questi signori sono stati pedinati e controllati dalla struttura Telecom per capire quale fossero i rapporti e i ruoli precisi di questa congiura. Vittima delle angherie del clan Moggi, ovviamente l'Inter, di cui la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico."

Come potete vedere, i dossieratori non sono dei signori (?) che hanno patteggiato la pena, ma dei cavalieri della giustizia, dei Charles Bronson che si industriano a vendicare le indifese vittime di non si sa quale angheria. Una roba da non credere. Un evidente ribaltamento della realtà: i boia diventano vittime, e le vittime diventano boia.
Innanzitutto va detto che non esiste nessuna cupola e nessuna cricca che legava la Gea ai vertici arbitrali. Questo non lo diciamo noi, questo lo dice un tribunale della Repubblica Italiana, che ha assolto la Gea da tutti gli addebiti contestati dai PM. La Gea era una società onesta, che come tante altre aziende contribuiva anche al benessere nazionale producendo ricchezza e pagando i dovuti tributi. Questa società dunque è due volte vittima. Una prima volta, come vittima di spionaggio illegale e una seconda, come vittima di un procedimento giudiziario che ha portato alla cessata attività. Questa è la situazione allo stato degli atti (processuali).

Per quanto riguarda il resto, vi è un processo in corso che valuterà se vi era un "clan Moggi", e una "combriccola degli arbitri". L'unica cosa certa è che nessuno aveva il diritto di istruire dossier su chicchessia. Fino a quando in Italia vi sarà democrazia, solo lo Stato può avere il "monopolio della forza", e il diritto di "amministrare la Giustizia" conducendo indagini.
Nessuno, neanche la Telecom, può arrogarsi un simile diritto. Senza contare il fatto, non di poco conto, che nessuno ha la benché minima garanzia che gli uomini della struttura deviata (?) che operava in Telecom conducessero le indagini ricercando la verità. Essendo i dossierati nemici loro, o dei loro capi, nessuno può avere la certezza che in realtà questi signori non mischiassero vero, verosimile e falso al fine di devastare l'immagine dei dossierati.
La differenza tra un'indagine condotta da organi dello Stato secondo la Legge, e un'indagine fatta da privati, e con metodi illegali, è che la seconda non dà alcuna certezza di terzietà e quindi di veridicità. Randacio questo non lo capisce, forse per mancanza di garantismo... o forse per eccesso di interismo?

Già. L'interismo.
Non si capisce perché questo giornalista, che confonde vittime e carnefici, parli dell'Inter come vittima della cricca di Moggi e ricordi che la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico dell'Inter. Forse l'inconscio di Randacio gli fa scrivere una verità che in tutti i modi si vuole nascondere? Ovvero Randacio, senza accorgersene, ci ha indicato quelli che forse, secondo lui, sono i mandanti di questi dossier?
A volte, a voler far passare qualcuno come vittima quando non lo è, si rischia di svelare verità sconvenienti.

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venerdì 12 marzo 2010

Dissenteria alla Pinetina

Raiola nuovo procuratore di BalotelliA leggere le polemiche che hanno fatto da contorno alla dissenteria che ha colpito Balotelli sabato sera si direbbe che i mal di pancia alla Pinetina sono più di uno. C'è stata infatti la polemica dell'allenatore, che ci ha tenuto a far capire che smentiva Branca, e poi c'è stata quella del fratello del calciatore, che ha chiesto che Balotelli sia lasciato fuori da beghe di condominio (!); sarà un caso, ma ieri alla Pinetina c'era Moratti in persona che, evidentemente, ha voluto rendersi conto di persona di chi, per dirla terra terra, l'aveva fatta fuori dal vaso.
I soliti casini da Inter, beghe di condominio potrebbe persino risultare un complimento, se non fosse che nel frattempo s'è saputo che il procuratore di Balotelli è Raiola (quello dell'affarone Ibra), e che il calciatore ha una clausola rescissoria di 70 milioni; non solo, come abbiamo tempestivamente segnalato il Corsera già da tempo ha suggerito a Balotelli di trasferirsi in Inghilterra, guarda caso lì c'è Mancini con la squadra dello sceicco (ricco), e gli inglesi non sono razzisti come i tifosi juventini.

A prima vista possono sembrare tessere che non si incastrano (Raiola con lo sceicco, Moratti con la dissenteria, il Corsera con l'Inter), non dimentichiamoci però che il bilancio dell'Inter anche quest'anno andrà risanato, che ci vorranno un centinaio di milioni e che la Saras quest'anno non ha dato dividendo. Ecco, se consideriamo tutto si ricava che questa estate Moratti potrebbe essere costretto a fare un'altra cessione tipo quella di Ibra, e che l'indiziato è proprio Balotelli (l'altro è Maicon, ma si sa che i difensori quotano meno degli attaccanti).

C'è di mezzo l'allenatore portoghese, che a furia di incazzarsi con tutti rischia di far saltare il progetto, e forse è proprio per questo che Moratti è andato a verificare di persona. Perché se il progetto, a furia di farla fuori dal vaso, dovesse davvero saltare allora il mal di pancia potrebbe averlo proprio lui, che deve in qualche modo coprire il buco di bilancio.

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Il lavoro di Diego

Diego dopo Juve-Fulham

Cari lettori, vi consigliamo di leggere l'articolo su ju29ro.com che raccoglie due commenti, uno innocentista e l'altro colpevolista, sul rendimento del fantasista brasiliano.
Ricordatevi inoltre di votare il relativo sondaggio in home page!

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giovedì 11 marzo 2010

Juventus - Fulham, pagella istantanea


Alex Manninger: voto 6.5
Quasi mai chiamato in causa, se non su un colpo di testa di Hangeland, se la cava sempre senza problemi

Jonathan Zebina: voto 7
Segna un gol strepitoso, gioca per 90 minuti senza cali di concentrazione. Da non crederci

Nicola Legrottaglie: voto 7
Un gran gol anche per lui, e una sicurezza ritrovata. Perfetto nelle chiusure, ruvido quanto basta

Fabio Cannavaro: voto 6.5
Partenza in sofferenza, quindi una veloce risalita che lo porta a completare la sua migliore prova da mesi a questa parte. Anche per (de)merito degli avversari, Zamora in testa

Fabio Grosso: voto 6-
Strappa una stiracchiata sufficienza solo perché non combina disastri in difesa. Ma se non riesce ad incidere neppure contro questo Fulham sono dolori...

Hasan Salihamidzic: voto 5.5
Aldilà del fatto che il gol sia suo o meno, non ha convinto. Troppo frenetico ed impreciso, sembra ormai inadatto al ruolo di esterno di centrocampo

Claudio Marchisio: voto 6+
Meglio rispetto alle ultime uscite, ma non ancora al top, alterna giocate pregevoli ad imprecisioni. Apprezzabile la sua continua ricerca della giocata difficile

Christian Poulsen
: voto 6
Si gestisce tutto sommato bene, essendo praticamente al rientro. Usa la spada più che il fioretto, finisce alla canna del gas ma nasconde bene le difficoltà

Diego: voto 4
Una delle sue peggiori prove stagionali. Sbaglia tutto, e quando scriviamo tutto intendiamo proprio una percentuale di giocate con esito negativo vicina al 100%. Fa la prima cosa buona a tempo scaduto, ed è tutto dire

Antonio Candreva: voto 6+
Parte alla grande, e sembra davvero lui il brasiliano bianco: dinamico, sempre presente nel cuore dell'azione, preciso negli appoggi. Si perde un po' nel secondo tempo, ma se oggi dovessimo scegliere il titolare per il ruolo di trequartista non avremmo dubbi

David Trezeguet: voto 6.5
Il gol del 3-1 è suo, o forse no. Ma aldilà di questo, va premiata una prova di grande sacrificio, schierato come unica punta e spesso lasciato solo a pressare. Cerca pure di fare il centravanti boa, con alterne fortune
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Mauro Camoranesi: voto 6
Entra al posto del Brazzo, e si vede la differenza. Tuttavia, viene cercato poco dai compagni e si intestardisce nella ricerca del ricamo a tutti i costi

Momo Sissoko: senza voto
Entra al posto di un esausto Poulsen, si vede poco

Vincenzo Iaquinta: senza voto
Entra al posto di Trezeguet per il soporifero spezzone finale di partita
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Alberto Zaccheroni: voto 6.5
Vince un'altra partita e ipoteca il passaggio del turno. Intendiamoci, il Fulham è persino più scarso dell'Ajax, che era una squadra troppo giovane ma con grandi qualità, mentre gli uomini di Hodgson sembrano più che altro una compagine del Sei Nazioni di rugby. Tuttavia, Zac conferma le buone cose intraviste nelle ultime partite, sta facendo un buon lavoro che andrà ulteriormente testato in campionato

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mercoledì 10 marzo 2010

Sorpasso tedesco?

Karl Heinz RummeniggeDopo essere stati surclassati da Inghilterra e Spagna, nella classifica Uefa si fa sotto anche la Germania. Così dal 2012 si rischia di avere tre sole squadre in Champions. Un vero disastro economico e finanziario, oltre che sportivo. Sarebbe, in sostanza, la canonizzazione di un fatto evidente: il declassamento di quello che fu il campionato più bello al mondo.
Sono lontani i tempi in cui i nostri club avevano la prima scelta in ambito europeo, e semmai sbolognavano all'estero i giocatori che non riuscivano a mantenere le promesse. I risultati di ciò si vedono, infatti i migliori talenti giocano ormai in Spagna e in Inghilterra.
Ad ulteriore riprova del declino in atto, in Italia vengono considerati campionissimi giocatori che hanno fatto benino ma non benissimo nei campionati esteri, solo a titolo di esempio facciamo i nomi di Cambiasso e Milito. Oppure sono ancora trattati come campioni uomini considerati, nei campionati di provenienza, come bolliti o invecchiati. Sempre a titolo esemplificativo citiamo Thiago Motta, Beckham e Ronaldinho.
Sia chiaro, abbiamo fatto questi esempi per un motivo ben preciso, ossia nell'intento di dare una differente chiave interpretativa della decadenza del nostro campionato di calcio.
Fate memoria: chi sono gli ultimi due fuoriclasse di livello internazionale importati nel nostro campionato?
Non è difficile, se ci pensate: Ibrahimovic e Vieira.
A questo punto, è facile ipotizzare come parte del decadimento del nostro calcio sia dovuto alla distruzione di quella società, che aveva ancora capacità e forza economica per competere nel calcio internazionale.
L'aver distrutto l'unica società competitiva (e ridimensionato l'unica sua concorrente, il Milan) ha quindi avuto le sue pesanti controindicazioni: decadimento tecnico, scarso peso politico internazionale, impoverimento economico. E alla fine, sommando le varia cause, si ha il declassamento sostanziale (e presto anche formale) del nostro campionato.
Non vi abbiamo convinto?
Proviamo a cambiare prospettiva allora. All'evidente dominio dell'Inter post Calciopoli nel campionato italiano è corrisposto un miglioramento di risultati a livello europeo?
No, nessun miglioramento. Fino ad ora l'Inter ha continuato ad uscire dalla Champions negli ottavi di finale. A rigor di logica, se ad un miglioramento evidentissimo in Italia non è corrisposto un passo avanti a livello europeo, questo significa che vi è stata una svalutazione del campionato nazionale.
Non vi è nulla da fare, le classifiche dell'Uefa rispecchiano fedelmente ciò che i fatti storici legati al calciomercato e i risultati europei della (ex) migliore squadra italiana suggeriscono.
Valeva la pena, alla luce anche dei risultati europei, organizzare o assecondare Farsopoli?

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A beautiful mind



"Da italiano speravo che vincessero i Raptors visto che in squadra hanno due miei connazionali, ho visto la palla venire verso di me e mi sono alzato per toccarla"
(Lapo Elkann, intervista a ESPN)

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Non solo business alla Fifa

La mascotte ZakumiPer fortuna arriva una buona notizia. Considerato soprattutto che arriva da chi meno te la aspetti: la ricchissima Fifa, che pensavamo del business avesse fatto una ragione superiore ai valori universali dello sport.
Infatti la Gbg, azienda che gestisce il branding della Fifa, ha imposto il fermo della produzione all'azienda cinese incaricata della produzione del pupazzo-mascotte dei mondiali di calcio sudafricani.
La motivazione è diplomatica ma comprensibile: le condizioni di lavoro degli operai cinesi sono "inadeguate".
Facile comprendere che con questo eufemismo diplomatico si intendano condizioni di lavoro degradanti e inaccettabili. A maggior ragione tutto questo è giusto se si produce per conto di una organizzazione che dovrebbe favorire la fratellanza tra i popoli grazie ai valori dello sport.
Per una volta facciamo i complimenti al Colonnello Blatter e ai suoi uomini, per aver messo da parte le ragioni del business.
Ma, visto che non ci accontentiamo mai, lanciamo una proposta: perché la Fifa non patrocina una campagna per il rispetto della dignità dell'uomo sul luogo di lavoro?
Per esempio, sarebbe un passo avanti notevole se la Fifa imponesse a tutti i club di controllare dove e come gli sponsor tecnici producono. E soprattutto, se obbligasse i club ad imporre una clausola rescissoria del contratto qualora la produzione avvenga in assenza di standard minimi in materia di diritti dei lavoratori.
Forza Colonnello, ci faccia vedere che la Fifa non ha dimenticato i valori su cui è stata fondata!

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